BIOGRAFIE

1948 ELEZIONI

LA CHIESA, GEDDA E LA DC VINCE

Dopoguerra - Vaticano anni 1946-1948 e successivi
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Più avanti: GEDDA - e la DC vince !
"18 aprile 1948. Memorie inedite 
dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare"

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 "Voti e decorazioni, guardie nobili in uniformi e gentiluomini in marsina continuano a colorire le cerimonie vaticane nell'immediato dopoguerra. Ma la storia del pontificato di Pio XII inizia a non essere più scritta dall'"aristocrazia nera" romana. Le grandi masse popolari hanno un peso e un ruolo prima sconosciuti. E' il tempo dell'Azione Cattolica e della lunga manus politica: i Comitati Civici creati e diretti da LUIGI GEDDA. E, a questi organismi, papa Pacelli attribuisce un'enorme importanza" (*)  (poi nel '53-'54 l' "Amara scoperta" - vedi più avanti))

Luigi Gedda nel '47 ha 45 anni, e ne ha già 25 di militanza nell'ambiente dell' AC. Al suo attivo ha novanta udienze concesse  dai due Papi:  ventisei da Pio XI e sessantaquattro da Pio XII, che hanno naturalmente come soggetto principale l’AC, cui Gedda ha dedicato tanta parte della vita.
Presidente centrale della GIAC, la Gioventù Italiana di Azione Cattolica, dal 1934 al 1946, Presidente degli Uomini di Azione Cattolica dal 1946 al 1949. Fondatore a Roma nel 1942 di una Società Operaia, un’associazione laicale con lo scopo di "raccogliere quanti "laici come laici" che volevano "consacrare la vita a diffondere nel mondo il messaggio di Cristo".
Gedda si muove con disinvoltura, domina le masse cattoliche, le riunisce, le guida e le muove quando e dove vuole. Si affida inoltre ad una propaganda capillare attraverso 282 Diocesi, 25.647 Parrocchie, 66.351 Chiese, 3.172 Case Religiose Maschili, 16.248 Case Religiose Femminili, 4.456 Istituti di Assistenza e di Beneficenza con 232.571 assistiti, e 249.042 ecclesiastici, fra cui 71.072 preti, 27.107 religiosi professi e 150.843 professe. Diventano tutti ambasciatori di una direttiva esplicita ben chiara. Demonizzare il Comunismo e i suoi rappresentanti.



Affiancate in una altrettanta penetrazione nell'ambito del nucleo familiare, ci sono tutte quelle associazioni giovanili, professionali, sportive, o di lavoratori e coltivatori, che prima (ancora dall'Opera dei Congressi con Rumor-padre tra i fondatori) o durante il  fascismo (sciolte poi da Mussolini) si presentano nel dopoguerra con altri nomi.
Sono tutte associazioni usate per rinfocolare con ogni mezzo "la paura del comunismo" che é presentato come l'"impero del male",  "una sventura per l'Italia qualora si insinuasse nella vita civile italiana questo cancro, una disgrazia incalcolabile, un salto dentro un abisso dove non esiste Dio".

Il 7 settembre 1947, all'imponente adunata dell'AC di Gedda a Roma, il papa lancia il suo messaggio: "Il tempo della riflessione e dei progetti è passato. E' l'ora dell'azione. La dura gara è in corso. Siete pronti? Anche pochi istanti possono decidere la vittoria. Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell'Azione cattolica: egli ha più volte guadagnato l'ambita maglia gialla. Correte anche voi in questo campionato ideale.....".(Gedda, Memorie)
Il traguardo, le elezioni politiche del 18 aprile 1948, è vicino. Deve scattare il "[...] piano di azione per la prossima consultazione elettorale della Repubblica italiana" (Gedda, Memorie) e come superare gli oltre quattro milioni di voti raccolti dai comunisti alle elezioni per l’Assemblea Costituente.
Già nel discorso natalizio del 22 dicembre 1946, il messaggio di Pacelli fu esplicito: lo termina con una invocazione che sembra una dichiarazione di guerra "O con Cristo o contro Cristo".

Famosi
poi saranno gli irruenti discorsi nelle piazze di tutte le città o alla radio di  PADRE LOMBARDI detto "il microfono di Dio" o "la Voce di Dio".  E famosi gli "eserciti della fede" di Gedda (" questa fede che abbiamo radicata in noi é fino al punto di dare per essa se necessario il sangue" ) Gedda infatti giustifica questa lotta appellandosi agli antichi martiri della Chiesa contro "i senza Dio"..

E, infatti, proprio nel settembre 1947, è lui a organizzare il corpo dei Comitati civici, che nella mente del papa non nascono come semplici unioni elettorali a supporto della Democrazia Cristiana. Pio XII non ha fiducia nei partiti (aspri furono i dissidi con De Gasperi che temendo di perdere gli dissero che non si doveva preoccupare  "per l'elettorato ci pensera' Gedda con le sue Crociate del Grande Ritorno")  nè crede Pio XII nella DC come "partito cristiano". Le sue speranze sono riposte nel "popolo" come depositario autentico della libertà. I Comitati civici dovrebbero risvegliare nel popolo questo sentimento e renderlo capace di condizionare le vicende politiche.


Accadrà invece il contrario. Non saranno i Comitati civici a condizionare la DC. Sarà la potente DC "partitocratica" a fagocitarli.

Leggeremo le accorate parole di Pacelli e la sua delusione nelle Memorie di Gedda. 

[...] si tratta di una lotta decisiva... è il momento di impegnare tutte le nostre forze" ... e ribadisce la propria amarezza "[...] per gli errori che stanno commettendo i democristiani, per le beghe interne al partito, per la leggerezza con la quale essi affrontano i problemi": 
e ancora: " [...]  non è sufficiente l’esistenza di uno o più partiti di ispirazione cristiana, ma è necessario che esista una struttura politica non partitica in ogni diocesi, cioè che esistano un Comitato nazionale e dei Comitati diocesani composti da cattolici autentici e non interessati a una candidatura personale" .


Ed osserva Gedda " [...] vige un clima di benestantismo, cioè di quietismo, e Pio XII commenta che "manca lo spirito di conquista.... che mancano le scelte di politica nazionale"
Gedda trova il Papa "molto triste",
" [...] osserva che l’Azione Cattolica collabora non più con la Chiesa ma con la Democrazia Cristiana", gli parla di "amare scoperte", arrivando ad affermare che "l’Azione Cattolica, per la quale sono stati fatti tanti sacrifici, non è più nostra" .

Nonostante la vittoria del '48 le delusioni successive saranno tante (De Gasperi, Don Sturzo, Dossetti, i Dorotei, ecc), e già nel 1953 il pontificato di Papa Pacelli sta degradando in stanca penombra. Pio XII è l'ultimo custode in risposta alla sfida delle rivoluzioni borghesi dell'Ottocento. E' però un mondo chiuso, nato solo con il proposito della rivincita.

"La rivincita negli anni Cinquanta non c'è stata. E il mondo cattolico voluto dalla Chiesa di Papa Pacelli è di fatto accerchiato. Perciò gli uomini di palazzo vaticani s'arrovellano, cercando di rendere realtà la loro volontà di potenza. Ma è proprio la conoscenza della realtà del mondo esterno che manca agli esponenti della Curia che non accettano chi invece comprende bene quanto avviene sull'altra sponda del Tevere e reagiscono con forza. Per esempio, esiliando a Milano Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI" (*).
 (Ancora il 18 maggio 1960 l'Osservatore Romano preoccupato dai politici democristiani che stanno inventandosi un centrosinistra, intima a "sottomettersi al giudizio dell'autorita' ecclesiastica".)

Ma, fuori delle mura vaticane, il nuovo potere cattolico si muove diversamente e, anziché rinchiudersi in se stesso, conquista (con vari mezzi, il "clientelismo" al primo posto) i centri nevralgici della società. Mentre il papato di Pacelli tramonta, c'è un nuovo "pontefice massimo": è Amintore Fanfani.
(Siamo quasi all'inizio del "miracolo economico" italiano, di Celentano e Mina che fanno i ribelli a San Remo, delle Kessler in Tv, della Cassa del Mezzogiorno, della '600, di Canzonissima di Dario Fo e Franca Rame, dei comunisti che per la prima volta appaiono in Tv in Tribuna Politica con Togliatti, della prima obiezione di coscienza, della "nuova Frontiera di Kennedy, e della "lucidità" di Fanfani che stava evitando l'"errore" del "Muro" di Berlino e perfino l'"errore" del Vietnam (Ma non fu ascoltato). E come non ricordare quando in Concilio (nella seconda assise con Paolo VI) il cardinale Spellmann, arcivescovo di New York , capitanò con energia la corrente antipacifista; e che era perfino contrario alla condanna delle armi nucleari).

"Ma dopo Pacelli, ecco GIOVANNI XXIII. Viene eletto papa sul finire del 1958. Determinante per la sua elezione è, ancora una volta, l'appoggio dei cardinali della Curia. E, almeno all'inizio, il papato di Giovanni XXIII non promette grandi cambiamenti. Papa Roncalli indice il concilio Vaticano II, ma in questo non fa che riprendere un progetto lasciato incompiuto dal suo predecessore e, celebrando un sinodo della diocesi di Roma, dà prova di arretratezza e autoritarismo.
Emette una nuova scomunica del comunismo che supera in asprezza la bolla di Pio XII del 1949. Liquida DON MILANI come "un pazzerello scappato dal manicomio". (*)

"Eppure (e fu poi una sorpresa!) nel breve pontificato di Giovanni XXIII la grande svolta avviene. Riuniti in concilio, duemila vescovi provenienti dai cinque continenti sgretolano il potere dei cardinali di Curia: e papa Roncalli accetta questo rovesciamento di fronte. Alla guerra fredda segue la distensione internazionale: e il pontefice benedice la nuova primavera. La DC apre al centro-sinistra: e Giovanni XXIII s'allinea al fatto compiuto" (*)

La Chiesa, dunque smette di essere un corpo separato dal resto del mondo. E, alla morte di Giovanni XXIII, il conclave del 1963 elegge papa l'uomo che aveva sempre sostenuto la necessità di questo rinnovamento: Giovanni Battista Montini.  (in effetti tutti i documenti conciliari recano la sua firma e l'impronta è sua, papa Giovanni ha governato solo due mesi l'assise).

Paolo VI è il padre della nuova Chiesa che non vuole più rivincite impossibili, ma cerca un rapporto diverso con la realtà del mondo. Per questo molti non lo amano: (Paolo VI viene soprannominato "Paolo il Mesto" per quella sua immagine sempre afflitta, quasi dolorosa)  perchè la Chiesa, quando abbandona lo sfarzo dei suoi cortei e si rivolge agli aspetti essenziali della fede, fa scandalo.

Paolo VI è il papa che presiede a questa transizione con la pazienza di chi vuole condurre "tutta" la Chiesa, anche quella più legata al passato, in questa nuova direzione. Ma è fragile e debole.  La moderna società laica è ancora lontana.
DON MAZZI all'isolotto di Firenze fu un vero e proprio infortunio e l'inizio di un grande scisma;  al "ribelle" che aveva osato scrivere "ubbidire alla gerarchia cattolica significa quasi sempre disubbidire alle esigenze più profonde, vere ed evangeliche del popolo",  Paolo VI gli rispose sospendendolo a divinis e aggiungendo " che far dipendere dalle decisioni della comunità un provvedimento episcopale riguardante il parroco non corrisponde all'interpretazione cattolica del concetto di chiesa, ma è marxismo" dunque di ""piegarsi al dovere dell'obbedienza".

 Paolo VI la nuova società (con una smorfia di palese dolore) la intuisce solo nelle tragiche giornate che l'Italia vive nel 1978 (tragedia Moro). Quello stesso anno, Paolo VI muore. 
Gli succede, dopo l'effimera cometa di Luciani, il papa polacco KAROL WOJTYLA 

"Di cultura ruvidamente antiborghese, deciso a fustigare le degenerazioni della civiltà occidentale....Karol Wojtyla dai mass media è, in qualche modo, censurato. Un'indifferenza ostentata domina sulle scelte fondamentali del suo pontificato. Unici soprassalti: i riflettori puntati su episodi marginali della sua attività sommariamente consegnati al grottesco, al plateale o al regressivo....Oggi il Vaticano è cambiato. E L'Espresso si sforza di descrivere quelle che sono le sue vere mutazioni" (da "i 25 anni dell'Espresso", 1981).

Con il 1980
inizia un'altra epoca? Non lo sappiamo ancora. Forse, chissà.

Bibliografia
(*) Varie citazioni da:  I Libri dell'Espresso, 25 anni, 1981, da pag.129 a 142
* L . Gedda, 18 aprile 1948, Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare,
* L.Gedda, Democrazia Cristiana e mondo cattolico nell’epoca del centrismo (1947-1953), in Cristianità, anno XXVI, n. 277, maggio 1998
* Manualeoperaio, Ed. operaie, Roma 1973


GEDDA - e la DC vince !

"18 aprile 1948. Memorie inedite 
dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare"

Articolo (qui concessoci - e ringraziamo ) apparso sul n. 281 di Cristianità 

Nato a Venezia nel 1902, Luigi Gedda ha attraversato la storia di tutto il secolo XX militando fin dalla giovinezza nel movimento cattolico italiano. Membro dapprima della Società della Gioventù Cattolica italiana, a Torino, dove ha vissuto fino al 1917 con la famiglia, dopo il trasferimento a Milano in seguito alla morte della madre, scomparsa l’anno precedente, ha partecipato alla vita della Gioventù Cattolica Ambrosiana. Da allora la vita di Gedda sarà soprattutto caratterizzata — oltre che dalla professione di medico esperto di genetica, che lo porterà a diventare un’autorità di fama internazionale nel campo della gemellologia, culminata nella fondazione dell’Istituto Gregorio Mendel, da lui diretto a Roma — dall’appartenenza all’Azione Cattolica Italiana, della quale sarà Presidente centrale della GIAC, la Gioventù Italiana di Azione Cattolica, dal 1934 al 1946, Presidente degli Uomini di Azione Cattolica dal 1946 al 1949 e quindi Presidente Generale di tutta l’associazione dal 1952 al 1959.

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Due mesi prima delle elezioni del 18 aprile 1948 fonderà i Comitati Civici, dopo aver ricevuto un suggerimento in tal senso da Papa Pio XII, al fine di costituire uno strumento capace di mobilitare i cattolici e gli italiani con un’efficace propaganda, in grado di opporsi al Partito Comunista Italiano e di superare l’astensionismo. Conosciuto soprattutto come l’uomo dei CC e della lotta contro il comunismo, in realtà esiste un’altra dimensione di Gedda, silenziosa e costante, manifestatasi nella costituzione della Società Operaia, un’associazione laicale fondata da Gedda a Roma nel 1942 e tuttora operante, allo scopo di "raccogliere quanti "laici come laici" volevano consacrare la vita a diffondere nel mondo presente il messaggio di Gesù" (1), seguendo una spiritualità incentrata nel Mistero dell’agonia di Cristo nel Getsemani.

Alle caratteristiche di questa spiritualità, Luigi Gedda ha dedicato due opere (2). La Società Operaia è stata eretta in associazione di diritto pontificio dal Pontificium Consilium pro laicis nel 1981; una descrizione delle sue finalità è stata scritta nella biografia di Gino Pistoni, un giovane appartenente sia all’ACI e che alla Società Operaia, caduto ventenne durante la guerra civile in Italia nel 1944: 

"In sostanza, un modo di intendere la vita come consacrazione, come volontà di vivere non solo i precetti ma ancora i consigli evangelici, nel matrimonio o fuori del matrimonio, nel laicato o nel sacerdozio. Una coalizione di tutte le energie della Chiesa ai fini dell’apostolato, che non può essere inteso come il peso o il privilegio di pochi, ma come la responsabilità e la nobiltà di tutti, qualunque ne sia lo stato o l’età. Un’operosa nostalgia delle prime età cristiane che si vorrebbero far rivivere nell’ardore di vita e nell’amore fraterno che li contraddistingue. Un impalpabile e pur concreto vincolo fra anime che continuando la loro vita nelle loro case, e conservando la propria spiritualità si ritrovano unite in un comune riferimento al momento mistico del Getsemani, il momento della solitudine e del sacrificio della propria volontà a quella del Padre. Infine un comune proposito di vivere la propria fede in una costante realizzazione di "opere", che rendano gloria al Padre. Operai evangelici, operai di Cristo, consacrati per la vasta messe dell’apostolato dell’oggi e del domani" (3).

Finalmente, Luigi Gedda ha voluto mettere per iscritto alcuni aspetti della sua ormai quasi secolare militanza (Gedda mentre scriviamo (anno 1998 Ndr.) è ancora in piena salute con in suoi 96 anni)  in particolare prendendo spunto dalle udienze concessegli dai Pontefici Pio XI e Pio XII. Ne è nato un libro di memorie (4), di grande importanza per poter ricostruire correttamente la storia recente della nostra nazione. L’opera, uscita in Italia a ridosso del cinquantennale del 18 aprile 1948, ha sollevato un interesse notevole anche se quasi esclusivamente limitato alle elezioni del 1948, e Luigi Gedda è così ritornato per un momento al centro dell’attenzione dei mass media. Tuttavia, facendo un bilancio degli effetti visibili prodotti dall’edizione di queste memorie, si può ragionevolmente sostenere che esse abbiano sostanzialmente contribuito a riportare in auge la tesi secondo cui nel 1948 vi è stata una vittoria della Democrazia Cristiana, e di Alcide De Gasperi in particolare, contro il PCI di Palmiro Togliatti, con il contributo certamente importante, ma sostanzialmente episodico, dei CC di Luigi Gedda.

In realtà, la lettura delle memorie e una riflessione un poco più meditata — peraltro presente nella storiografia sull’episodio, ma mai passata nel comune sentire (5) — portano oltre questa interpretazione, fornendo elementi per cogliere nella storia del cattolicesimo italiano elementi di un malessere del quale i Papi erano a conoscenza, malessere precedente e successivo all’episodio del 18 aprile.

Infatti, le novanta udienze concesse a Luigi Gedda, ventisei da Pio XI e sessantaquattro da Pio XII, hanno naturalmente come soggetto principale l’ACI, cui Gedda ha dedicato tanta parte della vita (6). Il resoconto di tali udienze permette così al lettore di entrare all’interno, e al vertice in qualche modo, della stessa ACI, attraverso il resoconto dei colloqui avvenuti fra uno dei massimi dirigenti prima e poi Presidente generale dell’ACI e i due Pontefici che, in quanto vescovi di Roma, avevano autorità diretta sull’ACI, organismo di apostolato gerarchico che impegna la Chiesa stessa nel suo apostolato. Il lettore potrà così avere nuovi elementi per valutare l’ascesa e il crollo dell’ACI svoltasi nel secondo dopoguerra, e soprattutto troverà motivo di constatare come l’opposizione allo stile dell’ACI di Gedda, e di Papa Pio XII — culminata negli anni 1960 nella cosiddetta "scelta religiosa" (7)  si manifesterà già negli anni 1950, con episodi gravi e significativi, come quelli relativi all’uscita dall’ACI, in polemica con Gedda, di due fra i suoi massimi dirigenti, Carlo Carretto e Mario Rossi.

Le udienze cominciano nel 1934 e le testimonianze di Gedda sono anzitutto legate a fatti che hanno relazione con la sua presidenza della GIAC, dal 1934 al 1946. Esse testimoniano il clima di contrapposizione "culturale" fra la Chiesa e il regime fascista, per quanto riguarda l’influenza sulla società; l’ACI era forse lo strumento principale attraverso il quale il cristianesimo doveva permeare il corpo sociale opponendosi al tentativo di alcuni esponenti della gerarchia fascista di creare l’"uomo nuovo" utilizzando il potere dello Stato, e per questo proprio l’ACI, la "pupilla degli occhi di Pio XI", era stata al centro dello scontro fra la Chiesa e il regime nel 1931 e lo sarà ancora nella crisi del 1938. Il 10 febbraio 1939 Papa Pio XI moriva e il 2 marzo veniva eletto Pontefice il cardinale Eugenio Pacelli con il nome di Pio XII.

Durante il pontificato di Papa Pio XI Gedda aveva fondato il Vittorioso, affidandone la direzione al giornalista e scrittore Nino Badano, un giornale giovanile che ebbe tanto consenso al punto che vent’anni dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1966, è stata fondata un’associazione nazionale di amici del Vittorioso; tuttavia, anche per ragioni anagrafiche, sarà durante il pontificato di Pio XII che l’opera di Gedda si svolgerà compiutamente. L’ACI era l’unica associazione non dipendente dal regime che avesse mantenuto una struttura organizzativa non clandestina e quindi, alla caduta del fascismo, Luigi Gedda capisce che l’ACI "[...] avrebbe perciò potuto fornire i quadri dirigenti, come di fatto avvenne, per la ricostruzione politica della nazione" (8). 

Nel 1946 viene nominato Presidente degli Uomini di Azione Cattolica e in questa veste, nell’udienza che ha per oggetto l’adunata nazionale degli uomini di AC dal 6 all’8 settembre 1947, affronta il tema del 

"[...] piano di azione per la prossima consultazione elettorale della Repubblica italiana

 e di come superare gli oltre quattro milioni di voti raccolti dai comunisti alle elezioni per l’Assemblea Costituente. Poiché sembra che i comunisti vogliano "bloccare" con i socialisti, si potrebbe indurre la Democrazia Cristiana a fare blocco con altri partiti e a utilizzare candidature significative come quella del conte Dalla Torre, che potrebbe temporaneamente dimettersi dalla direzione dell’"Osservatore Romano". Il Santo Padre menziona "Civiltà Italica", una iniziativa politica di monsignor Ronca, ed io obietto che meglio sarebbe riprendere l’Unione Elettorale Cattolica nominata dai Vescovi, che aveva bene funzionato in altri tempi ed Egli approva" (9). In un’altra udienza del 1947 il Papa è 

"[...] addolorato per il comportamento della Democrazia Cristiana e della Seconda Sezione della Segreteria di Stato a proposito dei rapporti con il Fronte dell’Uomo Qualunque" (10),

 a conferma della preoccupazione del Papa circa la possibilità che il PCI conquistasse la maggioranza relativa alle elezioni.

Così, nell’udienza del 10 gennaio 1948, Papa Pio XII afferma che "

[...] si tratta di una lotta decisiva e che perciò è il momento di impegnare tutte le nostre forze" (11) e ribadisce la propria scontentezza "[...] per gli errori commessi dai democristiani, per le beghe interne al partito, per la leggerezza con la quale essi affrontano i problemi" (12): 

 nasce così l’idea di costituire quelli che poi Gedda vorrà far chiamare Comitati Civici, cioè organismi anzitutto preposti alla mobilitazione elettorale del mondo cattolico in vista delle elezioni del 18 aprile 1948.
Questa scadenza elettorale ebbe anche un riflesso sulla vita dell’ACI, come ricorda lo stesso Gedda, perché l’associazione si trovava divisa fra chi voleva affiancare la DC nella lotta elettorale, come l’allora Presidente Generale avvocato Vittorino Veronese, e chi invece, come Gedda, promuovendo i CC forniva 

"[...] un insegnamento fondamentale ai cattolici italiani impegnati ad assolvere un dovere elettorale: non è sufficiente l’esistenza di uno o più partiti di ispirazione cristiana, ma è necessario che esista una struttura politica non partitica in ogni diocesi, cioè che esistano un Comitato nazionale e dei Comitati diocesani composti da cattolici autentici e non interessati a una candidatura personale" (13),

 come farà lo stesso Gedda rifiutando la candidatura al collegio senatoriale di Viterbo offertagli dalla DC in occasione delle elezioni del 18 aprile. Il fondatore dei CC aggiunge poi, riferendosi a quanto successivamente accaduto nella storia del paese e del mondo cattolico, che la validità dell’esperienza unitaria provata allora con i CC per volontà di Papa Pio XII è confermata dalle 

"[...] tristissime vicende della prigionia e morte di Aldo Moro e della uccisione di Vittorio Bachelet, nonché la trasformazione degli Statuti dell’Azione Cattolica di Pio XI operata dai monsignori Costa e Guano" (14), 

che hanno provocato l’attuale disorientamento degli elettori cattolici, la loro divisione e l’impossibilità così di 

"imporre il pensiero cristiano alla politica italiana" (15). "Una struttura analoga a quella dei Comitati Civici — conclude Gedda — dovrebbe però avere, a differenza di quanto avvenne nel 1948, una vita permanente, in modo che essa possa garantire un’efficiente presenza e controllo dei cattolici sulla moralità della vita politica" (16).

Viene poi la tanto sospirata vittoria elettorale del 18 aprile. Opportunamente, Luigi Gedda fornisce il numero degli elettori che scelsero la DC nel 1946, nelle elezioni per l’Assemblea Costituente, cioè 8.101.004, e quelli che la votarono nel 1948, nelle elezioni per la Camera dei Deputati, 12.741.299, per far capire come i quasi cinque milioni di voti in più non sarebbero arrivati senza la mobilitazione capillare dei CC."Pio XII è molto rasserenato< [...]. Osserva che anche Giannini dell’Uomo Qualunque avrebbe potuto ottenere un buon risultato, se non avesse sbagliato nel promuovere un fronte antigoverno mediante l’unità sindacale con la Confederazione Generale dei Lavoratori" (17), ricorda Gedda riferendo dell’udienza del 22 aprile, la trentunesima con Papa Pio XII.

La situazione della Chiesa in Italia e la politica nazionale non sono l’unica materia delle udienze fra Gedda e il Pontefice, anche se hanno un posto predominante, dato il ruolo ecclesiale e politico, anche se non partitico, del dirigente di ACI e fondatore dei CC. Per questo, Gedda trova il modo di presentare al Papa il suo libro Studio dei Gemelli (18), ma rimangono al centro delle conversazioni i grandi problemi del mondo cattolico italiano, nel quale, secondo Gedda, 

"[...] vige un clima di benestantismo, cioè di quietismo, e Pio XII commenta che "manca lo spirito di conquista"" (19) e mancano le scelte di politica nazionale: 

"Gli chiedo se dobbiamo continuare ad appoggiare la Dc con i Comitati Civici ed Egli approva questo orientamento, ma consiglia di non attaccare le destre perché non diventino a loro volta anticlericali" (20). 

A questo proposito, un certo rilievo merita la 47a udienza, avvenuta il 17 giugno 1952, di poco successiva al fallimento dell’Operazione Sturzo, quando il Papa avrebbe voluto la costituzione di un’unica lista per le elezioni comunali romane fra tutti i partiti anticomunisti, e incaricò don Luigi Sturzo di condurre appunto l’operazione. Ma Papa Pio XII e Gedda, che nel frattempo era diventato Presidente generale dell’ACI, dovettero subire il rifiuto di tutti i Presidenti dei rami dell’ACI, e cioè 

"[...] Carretto (Giac), Badaloni (Maestri Cattolici), Miceli (Gioventù Femminile) e Carmela Rossi (Donne Cattoliche), come pure la Fuci e i Laureati Cattolici; e questo perché l’operazione Sturzo coinvolgeva l’elettorato di destra. Soltanto Maltarello, presidente degli Uomini di Ac, si dichiarò favorevole" (21). 

Gedda trova il Papa "molto triste" (22), che 

"[...] osserva che l’Azione Cattolica collabora non con la Chiesa ma con la Democrazia Cristiana" (23), 

che gli parla di "amare scoperte" (24), arrivando ad affermare che 

"l’Azione Cattolica, per la quale sono stati fatti tanti sacrifici, non è più nostra" (25).

In questo periodo matura il "ribaltamento" del pensiero di Carlo Carretto — che il 17 ottobre 1952 rassegna le dimissioni — la cui trasformazione si deve soprattutto 

"[...] all’influenza degli uomini della Democrazia Cristiana che lavoravano per un’intesa con i comunisti, e in particolare a Giuseppe Dossetti" (26).

(Ndr. vedi qui BIOGRAFIA GIUSEPPE DOSSETTI > >

 A Carretto succede Mario Rossi, che "[...] portò nella Giac la tendenza a considerare la politica estranea alla disciplina ecclesiale dell’Azione Cattolica, conferendole invece un’impronta di tipo marxista conforme al socialismo sopravvissuto al fascismo nel suo Polesine" (27); anche lui, nel giro di due anni, viene costretto alle dimissioni con quasi tutti i dirigenti centrali della GIAC (28).

Evidentemente, il malessere presente nell’ACI, che esploderà negli anni successivi al Concilio Ecumenico Vaticano II con la cosiddetta "scelta religiosa" — in sintesi, una linea pastorale che escludeva il desiderio di costruire una società il più possibile conforme al diritto naturale e rivelato, cioè escludeva quello spirito di conquista la cui assenza era già stata denunciata da Papa Pio XII — e che porterà al crollo delle iscrizioni, che nel 1954 avevano superato i tre milioni, tale malessere per Gedda venne acuito dalla riforma degli Statuti dell’ACI voluta nel 1953 dai "[...] Monsignori Costa e Guano, che trasformarono sullo schema della Fuci e della sua mentalità l’Azione Cattolica dei cinque rami stabilita da Pio XI" (29).

Ma qual’era questa mentalità? Un libro di memorie non è la sede per una risposta esaustiva a una domanda di questa portata. Un’indicazione può essere contenuta in queste parole, poste quasi al termine del libro: 

"La confusione non si manifestò soltanto ai vertici del partito, ma si estese anche alle organizzazioni cattoliche, per cui alla linea dell’ortodossia assoluta che aveva caratterizzato l’Azione Cattolica durante il fascismo e l’azione dei Comitati Civici, successe un periodo nel quale, a causa del cattivo esempio della Democrazia Cristiana, prevalse la linea di rispettare la democrazia qualunque essa fosse" (30).

 Esse ricalcano la denuncia di Papa Giovanni Paolo II nelle encicliche Centesimus annus ed Evangelium vitae a proposito della democrazia senza valori, del relativismo che porta all’autodistruzione dello Stato e della stessa convivenza nazionale. Queste parole descrivono anche le difficoltà dei cattolici italiani negli anni 1950, immersi in una situazione di apparente grande consenso e forza, ma in una nazione che andava secolarizzandosi nella cultura e nel costume e nella quale stava guadagnando consensi una risposta sbagliata a problemi reali, quella che già allora assumeva i connotati del progressismo e che, nella ricostruzione di Luigi Gedda, aveva una posizione di forza e di grande influenza nella sinistra democristiana guidata da Giuseppe Dossetti.

La preziosa opera di Gedda aiuta così non soltanto a ricostruire la storia del paese e del movimento cattolico in Italia, ma permette anche di riconoscersi oggi nel lavoro apostolico di chi ha già combattuto la stessa "buona battaglia". 

Marco Invernizzi
Cristianità

(1) Manuale operaio, Ed. operaie, Roma 1973, p. 24.
(2) Cfr. Luigi Gedda, Getsemani. Meditazioni per l’uomo d’oggi, 4a ed., Massimo, Milano 1987; e Idem, Spiritualità getsemanica, Massimo, Milano 1992.
 (3) Giovanni Getto, Gino Pistoni. Ritratto di un caduto per la libertà, a cura di Rodolfo Venditti, Piero Gribaudi editore, Milano 1994, p. 74.
(4) Cfr. L. Gedda, 18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare, Mondadori, Milano 1998.
(5) Sul 18 aprile 1948, cfr. il mio Democrazia Cristiana e mondo cattolico nell’epoca del centrismo (1947-1953), in Cristianità, anno XXVI, n. 277, maggio 1998, pp. 19-23.
(6) Per comprendere appieno la nascita e il significato dell’ACI, quest’ultima va situata all’interno della storia del movimento cattolico ma non va confusa con esso, di cui rappresenta una particolare modalità organizzativa. In sintesi, non si deve confondere l’"azione cattolica" con l’Azione Cattolica Italiana. A quest’ultima faccio riferimento in questo articolo, cioè alla realtà nata dai nuovi Statuti approvati il 2 ottobre 1923. La bibliografia sull’ACI è sterminata; per un primo approccio, prescindendo dalla posizione ideologica degli autori, cfr. Mario Casella, L’Azione Cattolica del tempo di Pio XI e di Pio XII (1922-1958), in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia 1860-1980, vol. I/1 I fatti e le idee, Marietti, Torino 1981, pp. 84-101; Renato Moro, Azione Cattolica Italiana (ACI), ibid., vol. I/2, I fatti e le idee, pp. 180-191; Guido Formigoni, L’Azione Cattolica Italiana, Àncora, Milano 1988; e Mario Agnes, L’Azione Cattolica in Italia. Storia identità missione, a cura e con presentazione di Michele Zappella, Sangermano, Cassino 1985.
(7) Sulla "scelta religiosa", cfr. ACI, scelta religiosa e politica. Documenti 1969-1988, AVE, Roma 1988, a cura di Raffaele Cananzi, Presidente nazionale dell’ACI in quel tempo; e cfr. anche La Chiesa italiana e le sue scelte. La questione della "scelta religiosa". Contributo a un dibattito, Quaderni, 2, Supplemento a Litterae Communionis - CL, 1983, che raccoglie i risultati di un lavoro seminariale condotto da don Luigi Negri.
(8) L. Gedda, 18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare, cit., p. 87.
(9) Ibid., pp. 104-105.
(10) Ibid., p. 105.
Il Movimento, poi Fronte dell’Uomo Qualunque è un movimento politico fondato — con il settimanale L’Uomo Qualunque — dal commediografo, giornalista e uomo politico campano Guglielmo Giannini (1891-1960) nel secondo dopoguerra in alternativa ai partiti del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, alla cui prospettiva politica cerca di contrapporre appunto le esigenze degli "uomini qualunque": cfr. Sandro Setta, L’Uomo qualunque. 1944-1948, 2a ed., Laterza, Roma-Bari 1995.
(11) L. Gedda, 18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare, cit., p. 115.
(12) Ibidem.
(13) Ibid., pp. 126-127.
(14) Ibid., p. 127.
(15) Ibidem.
(16) Ibidem.
(17) Ibid., pp. 132-133.
(18) Cfr. ibid., p. 146.
(19) Ibid., p. 147.
(20) Ibidem.
(21) Ibid., p. 153.
(22) Ibidem.

(23) Ibidem.
(24) Ibidem.
(25) Ibid., pp. 153-154.
(26) Ibid., p. 154; su Dossetti, cfr. la mia Nota su Giuseppe Dossetti e sul dossettismo, in Cristianità, anno XXV, n. 263, marzo 1997, pp. 3-6.
(27) L. Gedda, 18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare, cit., p. 155.
(28) Cfr. ibid., p. 156.
(29) Ibid., p. 172.
(30) Ibid., p. 191.

(Ndr. vedi qui BIOGRAFIA GIUSEPPE DOSSETTI > >

 

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