BERTA VON SUTTNER

Un premio Nobel contro Nobel

"Giù le armi! ditelo a tutti"


BERTHA SOPHIA FELICITA KINSKY VON SUTTNER

 

La Baronessa von Suttner, premio Nobel per la Pace nel 1905, ebbe frequenti contatti con Alfred Nobel, ma allo stesso tempo prese le distanze dalle sue teorie secondo le quali la pace doveva essere "armata".
Egli stesso disse:
"It could and should soon come to pass that all states pledge themselves collectively to attack an aggressor. That would make war impossible, and would force even the most brutal and unreasonable Power to appeal to a court of arbitration, or else keep quiet. If the triple Alliance included every state instead of only three, then peace would be assured for centuries."
La pace armata di Nobel implicava quindi un potenziale di distruzione bellica che, se portava all’eliminazione degli eserciti, metteva però in pericolo tutta l’umanità e comportava uno spreco di risorse e di energie che si potevano utilizzare altrimenti.

La soluzione di Bertha consisteva invece nel

"...disarmo totale di tutte le nazioni e nell’istituzione di una corte d’arbitrato che risolvesse i conflitti internazionali facendo ricorso al diritto e non alla violenza".

"La pace è il più grande dei benefici, o meglio l’assenza della maggiore fra le sciagure, è [...] l’unica condizione che permetta agli interessi della nazione di prosperare".
(Bertha von Suttner).

"Bertha von Suttner, era una signora dotata di vasta cultura e di molta intelligenza. Di più possedeva un'eloquenza facile ed elegante, e queste qualità contribuirono a fare di lei… un vero apostolo della pace universale"
(Giovanni Galluzzi, Corriere della sera, 22-6-1914)

"Dedica la propria vita ad un unico ideale, la pace in Europa e nel mondo. E battersi per la pace nell'impero colonialista di Guglielmo II sotto la monarchia degli Asburgo, e al tempo della politica espansionistica dei Balcani, non era cosa da poco"
(Anne-Marie Käppeli)


NOTA BIOGRAFICA
9 giugno 1843
Nasce a Praga, figlia di un anziano feldmaresciallo asburgico, Conte Franz Joseph, che aveva combattuto a Custoza alle dipendenze del Maresciallo Radetsky, e della giovane Sophia Wilhelmine von Körner, una poetessa.Rimasta orfana di padre molto presto, è la madre che si dedica alla sua educazione dandole due istitutrici che le insegnano le lingue, la filosofia, la storia e la musica: "nelle ore libere divoravo i grossi e piccoli volumi di storia che trovavo nella biblioteca di mio padre", fa dire a Marta, la protagonista di Abbasso le armi!L’educazione che riceve è molto rigida, secondo i canoni dell’aristocrazia asburgica del tempo: è quindi il prodotto di questa società fondata su tradizioni militariste che ella inizialmente accetta, ma che poi contrasta duramente.Gode di un’attiva vita sociale e, in compagnia della madre, intraprende diversi viaggi in Italia e in Inghilterra.
1863
Al Congresso Internazionale di Ginevra, Henry Dunant presenta i rapporti sugli orrori della guerra di Crimea e quella del 1859 in Italia. Tali rapporti, letti da Bertha, saranno gli ispiratori del romanzo Abbasso le armi! È in questa occasione che Henry Dunant lancia un appello per formare, già in tempo di pace, società volontarie per l’assistenza ai feriti sui campi di battaglia, la futura Croce Rossa, che nascerà l’anno seguente.
1873
Si stabilisce a Vienna divenendo, anche per la difficile situazione economica, insegnante e tutrice delle figlie del Barone von Suttner, del cui figlio Arthur Gundaccar, di sette anni più giovane di lei, si innamora.
1876

Bertha lascia Vienna quando, rispondendo ad un annuncio economico le viene offerta una sistemazione a Parigi, in qualità di segretaria di Alfred Nobel. "Alfred Nobel mi fece una favorevole impressione. Nell'annuncio si era definito vecchio e me lo ero immaginato coi capelli grigi, pieno di tic e dolori. Non era affatto così. Aveva appena 43 anni, era piuttosto piccolo e con la barba nera, i suoi lineamenti non erano né belli né brutti, la sua espressione era più illuminata dagli occhi azzurri che esprimevano bontà. Il tono della voce era ora malinconico, ora ironico. Venne a trovarmi in albergo, dove alloggiavo, e, grazie alle lettere che ci eravamo scambiati, non ci sentivamo affatto estranei. La nostra conversazione divenne presto animata e interessante".

Poco dopo ritorna a Vienna per sposare segretamente il giovane barone e a causa della disapprovazione della famiglia Suttner, la coppia si stabilisce nel Caucaso, inizialmente ospite della principessa Mingrehen. Qui per nove anni i due si mantengono, anche se precariamente: Arthur, esercita la professione di ingegnere o dà lezioni di disegno, Bertha di letteratura e musica; entrambi cominciano a scrivere opere di notevole successo.

1880

Hodgson Pratt fonda a Londra l’International Arbritation and Peace Association, impegnata nel raggiungimento della pace attraverso il disarmo.

1883

La Baronessa scrive il suo primo romanzo "Inventario di un’anima" ispirato al sogno di Nobel ovvero di poter elaborare mezzi bellici sempre più terrificanti che vanificassero qualunque strategia e modo tradizionale di condurre la guerra. Nobel stesso affermò:

"…il giorno in cui due armate si potranno distruggere reciprocamente nell’arco di un secondo, tutte le nazioni civilizzate non potranno che arretrare inorridite e procedere a smantellare gli eserciti."
1885
La coppia rientra in Austria, dove Bertha scrive la maggior parte dei suoi libri, molti dei quali novelle. La vita della Baronessa, orientata fino a quel momento alla letteratura, subisce una svolta venendo a conoscenza dell’associazione di Pratt.
1886/87
Durante la stagione invernale torna a Parigi e rincontra Alfred Nobel, informandolo sui suoi piani per la Pace.
1889
Bertha scrive il suo secondo romanzo "Das Maschinenzeiltalter", tradotto "La macchina del tempo", dove viene ampiamente motivata la sua critica verso una società troppo mirata al nazionalismo ed all’armamento.Pubblica l’opera che le fa guadagnare notorietà internazionale "Abbasso le armi!"(Die Waffer nieder!), una storia d'amore in cui si intreccia la tragedia della guerra. Marta, la protagonista è costretta a soffrire tutti gli orrori della guerra:
"Dovevo dunque soffrire, nella convinzione che le grandi imprese, di cui la mia anima era assetata, mi sarebbero rimaste per sempre vietate, che lo scopo della mia vita, in conclusione, era fallito."
La tesi che emerge dal romanzo, la necessità della pace, si diffonde in tutti i ceti sociali grazie anche alle numerose traduzioni in quasi tutte le lingue e alle diverse edizioni del libro.Da questo momento, Bertha diviene un’attivista di successo nel campo della pace, alla quale dedica tempo ed energie, partecipando a congressi internazionali come promotrice di progetti pacifisti.
1891
La Baronessa avvia l’Austrian Peace Society che presiede per un lungo periodo e per il quale organizza il suo primo congresso internazionale per la pace.A testimonianza del suo impegno, si noti, leggendo i commenti sui giornali della società maschile dell’epoca, come la presenza di una donna attivista destasse stupore:
"In novembre del 1891, in una sala del Campidoglio, inaugurandosi a Roma il Congresso della pace, dopo un discorso di Ruggero Bonghi, dopo il saluto del sindaco, una donna, di nobile e severo aspetto, elegante nel vestire, chiese la parola per spiegare in nome di quali principi ella si presentava. Tutti gli sguardi si conversero su di lei; e per la sala corse, bisbigliato, un nome già celebre: baronessa Bertha de Suttner, l’autrice di "Abbasso le armi!" Ella parlò in francese, con l’efficacia della convinzione, in uno stile vivo, colorito, in favore dell’ideale della sua vita, la fratellanza tra i popoli, la guerra alla guerra, l’arbitrato internazionale. Prese parte a tutte le sedute del Congresso, vi fu eletta vice-presidente, vi parlò spesso e cercò di mettere l’accordo fra le varie tendenze."
1892
Insieme al giornalista Alfred Fried, anch'egli vincitore del Premio Nobel per la pace nel 1911, avvia una collaborazione per il giornale "Die waffen Nieder", fino al 1899, quando viene sostituito da "Friedenswarte", la rivista pacifista che si pubblica a Berlino e di cui Bertha cura la parte del commento politico.
Continua i contatti con Nobel, che lei stessa informa sugli sviluppi del movimento pacifista convincendolo della sua crescente efficacia.
1895
Alfred Nobel stende il suo testamento, nel quale ricorda in particolare Bertha von Suttner, che lui designa come FRIEDENSFREITSTRAGERIN, ovvero come colei alla quale spetta, per impegno e volontà, il Premio per la Pace, sostenendo la sua tesi con la frase:
"für denjenigen oder diejenige, welcher oder welche am meisten oder besten für die Verbrüderung der Völker, für die Abschaffung oder Verminderung der stehenden Heere sowie für die Bildung und Verbreitung von Friedenskongressen gewirkt hat."
Fu dietro ispirazione di Bertha, che Nobel inserì una clausola che riservava un premio ai propagandisti della pace.
10 dicembre 1896
Muore Alfred Nobel.
Nella sua ultima lettera a Bertha, il 21 novembre, Nobel scrisse:

"Ich bin entzückt zu sehen, daß die Friedensbewegung an Boden gewinnt, dank der Bildung der Massen und dank besonders der Kämpfer gegen Vorurteil und Finsternis, unter denen Sie einen hohen Rang einnehmen. Das sind Ihre Adelstitel." (Alfred Nobel 1894)

1899

Prima manifestazione pacifista internazionale delle donne all’Aia. Bertha appoggia l’iniziativa della tedesca Margarethe Selenka, che afferma che la questione femminile e il problema della pace coincidono

"ambedue nella loro interna natura costituiscono una battaglia a favore della forza del diritto contro i diritti della forza" Bertha von Suttner lavora affiancata dal marito nell’intento di guadagnare consensi per la partecipazione alla Hague Peace Conference, organizzando incontri ed inviando articoli e materiali a diverse testate giornalistiche.
1902
Dopo la morte del marito, Bertha rimane ugualmente determinata a proseguire il lavoro che avevano svolto insieme.Intraprende numerosi viaggi per missioni di pace, continuando nel frattempo a scrivere, per diffondere il suo ideale.

1905

Le viene conferito l’ambito premio Nobel per la Pace

"We thank you, Madame Baroness, for your firm faith, for your hope and self-sacrifice, for your work. We too, in the lands of the North, women as well as men, need you to light and nourish the flame of faith and work. Good luck to you!" (Dal discorso di Bjorsnson, membro della Commissione per la consegna Premi Nobel)Negli anni seguenti si impegna per ristabilire la pace sul fronte franco-tedesco; denuncia i possibili danni della militarizzazione della Cina e dell’aviazione utilizzata come strumento militare.
1908
Partecipa ad un congresso sulla pace tenutosi a Londra dove dichiara come sia necessaria l’unione dell’Europa per prevenire la catastrofe mondiale che sembra essere vicina ed imminente.
1911-1912
Guerra di Libia. Su riviste e giornali, Bertha esprime giudizi durissimi sull'Italia: condanna la guerra, ma dimostra simpatia per il popolo italiano, non colpevole di questa avventura.

1912-1913

Si reca negli Stati Uniti dove tiene conferenze per divulgare le idee del movimento pacifista.

agosto 1913
Già affetta da cancro, la Baronessa è onorata del titolo di "generalissimo" del movimento pacifista.

maggio 1914

Con le ultime energie, organizza un convegno previsto per il successivo settembre a Vienna.

21 giugno 1914

La sua malattia non le lascia però tregua fino alla morte, evitandole comunque di vedere vanificati tutti i suoi sforzi: pochi giorni dopo infatti scoppierà la Guerra Mondiale.

Le ultime parole che la Baronessa pronuncia in punto di morte, raccolte dalla cognata, sono ancora un grido: "Giù le armi! ditelo a tutti".
La baronessa ha lasciato molte lettere preziose inviatele da sovrani e illustri personalità di ogni nazione.
gennaio 2002
L'euro, la nuova moneta, inizia a circolare in Europa.

L'Austria ha scelto di riprodurre sulla moneta da 2 euro il ritratto di Bertha von Suttner, in ricordo degli sforzi compiuti per decenni dall'Austria in favore della pace. Anche questo, come gli altri simboli sono stati scelti da un gruppo nazionale di esperti attraverso un sondaggio pubblico. L'autore è l'artista Joseph Kaiser

 

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Alcune frasi tratte dai suoi scritti

"Ci doveva pur essere qualcuno che potesse cambiare o mettere fine a tutto quanto, qualcuno che potesse sollevare questo peso dal mio petto e dall’intera umanità per mezzo di una parola energica; e mi consumavo dal desiderio di gettarmi ai piedi di questo qualcuno e d’implorarlo: salvaci, per carità, in nome della giustizia, salvaci! Abbasso le armi; abbasso!"

"La cosa più stupefacente, a me sembra, è che gli uomini si possano mettere da soli, volontariamente, in uno stato simile; che gli uomini che hanno visto cose simili non cadano in ginocchio prestando il giuramento più appassionato di fare la guerra alla guerra e, se sono re o principi, non gettino via la loro spada e, se invece non hanno il potere, non consacrino almeno la loro attività di parola, di penna, di pensiero, d’insegnamento e di azione ad uno scopo: abbasso le armi! "
"si dice che la regina Augusta si sia gettata ai piedi del consorte implorandolo per la pace.
Oh, quanto volentieri mi sarei inginocchiata al suo fianco e quanto volentieri avrei trascinato con me tutte le donne d’Austria, mie sorelle! Oh sì ...! La pace! Abbasso le armi! La pace dovrebbe essere l’unico sforzo di tutte le donne. Ah, se anche la nostra bella Imperatrice si fosse gettata ai piedi del suo consorte e piangendo, con le braccia alzate, avesse implorato il disarmo! Chissà? Forse l’Imperatore l’avrebbe esaudita e avrebbe imposto la volontà di mantenere la pace..."
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Grazie a Marta Galli dell'Istituto Statale per il Turismo
"Artemisia Gentileschi" - Milano (classe 5H 2003)
Bibliografia:
* Bertha von Suttner, Abbasso le armi! Storia di una vita, a cura di Giuseppe Orlandi con prefazione di Laura Tirone, Centro Stampa Cavallermaggiore, 1996
* Anne-Marie Käppeli, Scenari del femminismo in George Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne. L’Ottocento, Laterza, Bari, 1985
* Nicola Sinopoli, Una donna per la pace, Fratelli Palombi Editori, Roma, 1986
Sitografia:
http://www.nobel.se/peace in lingua inglese riporta una biografia della baronessa, il discorso tenuto al conferimento del Premio Nobel, il 18 aprile 1906, e discorsi tenuti da alcuni membri della commissione per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace
http://www.dfg-vk.de/stiftung/suttner01.htm dove viene riportata una sintetica biografia della baronessa in lingua tedesca
http://www.phil-fak.uni-duesseldorf.de/frauenarchiv/europa/suttner/ dove, sempre in lingua tedesca, vine riportata una approfondita biografia di Bertha, documentata con immagini della baronessa e con alcuni frammenti dei suoi scritti

www.gpeppi.com consultabile per più approfondite ricerche sulla moneta europea

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NOBEL ALFRED
e la DINAMITE

DINAMITE - Il nome comprende oggi diversi esplosivi a base di nitrogligerina. Nel 1866 questa sostanza esplosiva non era affatto sconosciuta. Fin dal 1845 un chimico tedesco, Christian Friedrich Schombein (1799-1868) l'aveva scoperta per caso. Lavorando con l'acido nitrico e solforico, aveva rovescito sul tavolo due ampolle che contenevano le due sostanze. Pulì tutto con uno straccio di cotone, che mise poi vicino al calore di una stufa. Quando ormai lo straccio stava asciugandosi del tutto, sentì un botto e guardando lo straccio questo si era quasi volatizzato nell'esplosione. Volle ripetere infinite volte questo esperimento, e resosi contro che aveva inventato un nuovo tipo di esplosivo gli diede un nome "fulmicotone", ma anche "nitrocellulosa", che vide così la luce nel 1845.
In Italia volle riprovarci un chimico, Ascanio Sobrero (1812-1888). L'anno 1847 riprese la formula di Schombein, usò la stessa mistura, ma aggiunse all'acido nitrico e solforico, la glicerina (alcool alifatico trivalente - la si ricava dalla saponificazione degli acidi grassi - il primo a produrla nel 1779 fu lo svedese Carl W. Sheele). Sobrero rimase però sconvolto quando dopo averne messe alcune gocce in una provetta, riscaldandola questa esplose distruggendogli quasi l'intero laboratorio. Non volle più saperne di continuare ad indagare su quella sostanza che prese poi il nome di...
NITROGLICERINA ... tuttavia con questo nome la si produsse ugualmente e la si usò comunque nelle miniere, per molti lavori stradali, per sbancare, fare gallerie; anche se era estremamente pericolosa perchè sensibile a molti fattori; al modesto calore, agli urti, e quindi allo stesso trasporto. Spesso accadeva che chi la produceva saltava in aria con tutto il laboratorio e la stessa casa. E proprio questo era accaduto presso una famiglia svedese che si era messa a produrre questo tipo di esplosivo: la famiglia NOBEL: uno dei figli rimase ucciso in laboratorio proprio in una forte esplosione di nitroglicerina.

Per rendere controllabile questa sostanza occorreva trovarne un'altra capace, unendola, di tamponare la reazione alle più piccole variazione di calore o ai minimi urti. Questa sostanza la scoprì nel 1867 il fratello del giovane saltato in aria pochi anni prima, Alfred BERNHARD NOBEL (1833-1896). Pure lui la scoprì per caso dentro la sua azienda che - lo abbiamo già detto - produceva già la sensibile nitroglicerina. Notò in un fusto una piccola perdita di questa sostanza, che fuoriuscendo veniva assorbita dall'imballaggio fatto con la "diato-mite", una farina costituita da una miriade di fossili di diatomee (un alga unicellulare). Imbibita di nitroglicerina, Nobel volle provare alcuni pezzi se nel riscaldarli esplodevano: nulla! a percuoterli: nulla! Fece un altro esperimento e la soluzione la trovò in questo modo: prese una piccola quantita di quella sensibile che esplodeva e gli mise accanto anche quella che aveva tentato più volte di far esplodere. Risultato che il botto della prima innescò l'esplosione anche nella seconda. Arrivò alla conclusione: che per far esplodere questa nuova sostanza fatta di farina fossile e nitroglicerina, che si poteva maneggiare tranquillamente senza pericolo del calore o dei colpi, occorreva una "forza", e questa la trovò in una capsula detonante (di solito di fulminato di mercurio); questa raggiunta da una miccia accesa fatta di polvere nera, esplode e innesca la successiva esplosione della sostanza che d'ora in avanti si chiamerà "dina-mite", (dal greco "forza" e "mite" dal fossile ). E infatti divenne subito una "forza"... distruttrice!

Nobel si traformò in un grande industriale, mettendo industrie in tutto il mondo, il suo prodotto era unico; ed era un'arma terrificante (e dovevano ancora nascere le bombe aeree!!). Ma Nobel convinto che elaborando mezzi bellici terrificanti questi avrebbero vanificato qualunque strategia e modo tradizionale di condurre la guerra, affermava: "…il giorno in cui due armate si potranno distruggere reciprocamente nell’arco di un secondo, tutte le nazioni civilizzate non potranno che arretrare inorridite e procedere a smantellare gli eserciti". (le stesse cose le disse Einstein, quando furono costruite le due bombe atomiche prima ancora del lancio sul Giappone. Ma non accadde nulla, anzi ci fu la corsa delle nazioni più industrializzate a crearsi ognuna il proprio arsenale di bombe sia tradizionali che atomiche).
La stessa segretaria di Nobel - Bertha - spesso polemizzando con il suo datore di lavoro si fece promotrice, con varie conferenze in tutto il mondo, del disarmo e della pace nel mondo, scrivendo un famoso libro "Abbasso le armi". Fu onorata del titolo di "Generalissima della Pace".

Nobel alla sua morte - avvenuta nel 1896 - lasciò per testamento la sua immensa fortuna alla fondazione omonima avente lo scopo di distribuire ogni anno quattro premi ai benefattori dell'Umanità, nei campi della fisica, della chimica, della medicina, della letteratura. Fu dietro ispirazione di Bertha, che Nobel inserì una clausola che riservava un premio anche ai propagandisti della pace. E prima di spirare, Nobel espresse il desiderio che quel premio andasse proprio alla sua zelante, battagliera e determinata segretaria.

A Bertha il Premio gli fu conferito nel 1905. Lei si impegnò con tutta l'anima nella sua missione. Partecipando al congresso sulla pace che si tenne a Londra nel 1908 dichiarò che "era necessaria l'unione europea per prevenire la catastrofe mondiale che sembra essere vicina e imminente".
Questa donna "battagliera della pace", morì nella sua "battaglia contro il cancro" il 21 giugno 1914 e, quasi presagendo la tragedia che si stava abbattendo sull'Europa, le sue ultime parole furono quasi un grido "Giù le armi! Ditelo a tutti!". Purtroppo di armi in quel 1914 e poi per altri quattro anni, ne alzarono invece, tante, ma proprio tante. Fu una carneficina.

La sua immagine è oggi proprio sulla facciata della moneta austriaca di 2 Euro.

 

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