1940 BOMBARDANO LONDRA
una voce nella notte
"bambini sono accanto a voi !!"


la voce di Churchill

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......we shall never surrender!
( Noi.... non ci arrenderemo mai!! )

Churchill ai Comuni e alla nazione (4 giugno)
Speech from the House of Commons and the nation (4 Iune)

"We shall go on to the end, we shall fight in France, we shall fight on the seas and oceans, we shall fight with growing confidence and growing strength in the air, we shall defend our Island, whatever the cost may be, we shall fight on the beaches, we shall fight on the landing grounds, we shall fight in the fields and in the streets, we shall fight in the hills; we shall never surrender!"

(Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani, combatteremo nei cieli, combatteremo sulle spiagge, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline, noi difenderemo la nostra isola a ogni costo, noi non ci arrenderemo mai ! )

Churchill é fermo, deciso, determinato. Non abbandonerà mai Londra sotto i bombardamenti. E nemmeno i reali. Il grande esempio viene dall'alto.

Perfino la principessina Elisabetta con Margaret accanto tutte le sere parla alla radio per tranquillizzare i bambini e così anche le madri e i padri.

LA VOCE NELLA NOTTE DI ELISABETTA II
(clicca sopra)
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"We are here, with you children"

"My sister is by side and we are both going to say "Goodnight" to you. Come on , Margaret... "Goodnight, children." Goodnight and good luck to you all."

"Bambini noi siamo qui con voi.
Mia sorella è accanto a me, e tutte e due vogliamo darvi la buonanotte. Su, Margaret.... "Buonanotte , bambini. Buonanotte e buona fortuna a tutti voi."


E la mamma e il babbo erano con loro, sotto i bombardamenti.

GIORGIO VI, non era destinato al trono. Vi era a suo tempo salito il fratello maggiore, Edoardo, che però abdicò il 10 dicembre 1936 per amore e per sposare la divorziata americana Wally Simpson. Edoardo avrebbe potuto regnare per altri 36 anni, infatti morì nel 1972.
Quando Giorgio VI salì sul trono il 12 maggio 1937, disse timidamente "farò del mio meglio". Ma fece molto molto di più, lui, sua moglie e anche le sue bambine.

Giorgio, nato il 14 dicembre 1895, un po' timido lo era, aveva un complesso d'inferiorità per via della balbuzie, era di gusti semplici, e con una salute molto precaria. Tuttavia come ufficiale di marina, 21 enne, all'inizio della prima guerra mondiale, prese parte alla battaglia dello Jutland, ma nel 1917 la salute malferma lo costrinse a lasciare il mare.
Riprese gli studi, e il 26 aprile del 1923, poi sposò Elisabetta Bowes.
Fu un matrimonio d'amore seguito da una calda vita affettiva, allietata dalla nascita della primogenita Elisabetta il 21 aprile 1926, e da Margaret il 21 agosto 1930 .

I due sposi condussero per 14 anni una vita semplice, Giorgio amava il golf, la pipa e la buona tavola, e assieme alla moglie amava molto il giardinaggio e la famiglia. Infatti, i due coniugi, invece che nella mondanità, trascorrevano la maggior parte delle loro ore a casa con le due figlie. Nel 1936 la primogenita Elisabetta aveva 11 anni, Margaret 7 anni.
Furono anche educate in casa, con una intelligente governante, ma sempre sotto la supervisione della loro madre.
Con Edoardo in gran forma, ben saldo sul trono, mai più questa famigliola con una vita quasi borghese, pensava in capo a un anno di andare a finire dentro a Palazzo Reale a Londra, per fare il padre il Re d'Inghilterra, e la primogenita Elisabetta erede della corona.

Ma poi venne quella grande responsabilità di salire sul trono in un periodo che era già molto critico. Ma che divenne poi drammatico due anni dopo, nel 1940, quando Hitler scatenò il finimondo.

Ma sovrani o no, i due sposi neppure nei momenti più drammatici pensarono di scindere la loro sorte da quella dei sudditi, non lasciarono Londra nemmeno mentre infuriava la "battaglia d'Inghilterra" con i bombardieri della Luftwaffe di Hitler che scaricavano sulla città tonnellate di bombe.

Si fecero apprezzare da tutti i sudditi per lo spirito di sacrificio e lo sprezzo del pericolo.
Re Giorgio non faceva discorsi sonanti come il suo primo ministro Churchill ("vi prometto lacrime e sangue") ma fece egregiamente il suo dovere di sovrano; e Lei, la moglie, dolce, forte, comprensiva sempre al suo fianco.

La notte c'erano gli incessanti bombardamenti, e loro due il mattino sempre presenti nei quartieri colpiti, in mezzo alle macerie, a consolare gli sfortunati sudditi con le case distrutte. E alla sera, tutte le sere, prima di coricarsi, le due bambine Elisabetta e Margaret erano davanti al microfono a incoraggiare bambine e bambini.

Buckingham Palace fu colpita dalle bombe nove volte. Ma già alla prima incursione, la regina aveva affermato "Sono contenta che siamo stati bombardati, ora posso guardare in faccia da pari a pari la gente dell'East End" (il popoloso quartiere che aveva subito più volte i maggiori danni per i ripetuti bombardamenti).

Fu suggerito ai sovrani di allontanare le due bambine, mandarle in Canadà, ma la regina rifiutò:
"Senza di me loro non partono,
io non parto senza il re,
e il re non lascerà mai l'Inghilterra".

Giorgio che era presente fece anche una battuta: "Che cosa del resto sarebbero i re d'Inghilterra senza le guerre".

E anche qui fece il suo dovere. Quando l'Inghilterra contrattaccò le armate di Hitler, lui pur di cagionevole salute, nel '43 partì per il nord Africa, a percorrere migliaia di chilometri sulle piste del deserto.
Nel '44, lui -
ufficile di marina - non poteva di certo mancare allo sbarco in Normandia, poi fece anche una sua apparizione in Italia, e quindi di nuovo nell'inferno fino alla fine della guerra.
Sempre in mezzo ai suoi uomini, che lo veneravano. Alla sera si intratteneva con loro, e loro gli facevano una curiosa "serenata"; gli intonavano il famoso ritornello "..perchè è un gran bravo ragazzoooo".
E "brava ragazza" era anche la figlia, 19 enne, prima ancora della fine della guerra, Elisabetta convinse il padre di partecipare personalmente allo sforzo per la guerra. Si unì così al Servizio Ausiliare Territoriale, e non in posti previlegiati, ma come semplice autista, matricola N. 230873.

Nel dopoguerra, nel '47, Giorgio VI rinunciò al titolo di Imperatore delle Indie riconoscendo l'indipendenza di quel Paese.

Nello stesso 1947, il 20 novembre Elisabetta sposava Filippo Mountbatten.

Giorgio VI morì prematuramente, a 57 anni, di cancro polmonare e di infarto il 6 febbraio 1952. La moglie che gli fu accanto fino all'ultimo istante, gli sopravvisse per altri 50 anni (è morta il 30 marzo 2002 all'età di 101 anni).

Chi l'ha vista in questi anni del secondo mezzo secolo, questa simpatica, arzilla canuta vecchietta, dai vestiti vaporosi e cappellini eterei, forse non sa chi è stata quella forte, coraggiosa regina, che con un semplice spoverino addosso, camminava impavida sotto i bombardamenti.
Ma gli inglesi lo sanno, ecco perchè hanno avuto sempre una grande e infinita venerazione per la regina madre. E altrettanta devozione per sua figlia, che sotto il rumore degli stessi bombardamenti, dava a tanti bambini e alle loro mamme la buonanotte e il "
good luck to you all." (buona fortuna a tutti).

Elisabetta l'erede al trono, alla morte del padre, si trovava in quei giorni in Kenia, e lì in un albergo apprese la sua morte.
A 26 anni, il 6 febbraio 1952 per diritto di successione ereditava il trono d'Inghilterra, quello di Capo del Commonwealth, quello di governatore supremo della Chiesa d'Inghilterra, quello di comandante in capo delle forze armate e quello di Regina di 125 milioni di sudditi.

Time gli dedicò la copertina
ma non come regina (pur in foto e con un "Long Live the Queen")
ma come "Donna dell'Anno"

L'incoronazione ufficiale avvenne poi con una fastosa cerimonia all'abbazia di Westminster il 2 giugno 1953.

Churchill quel giorno disse "...è la figlia che ognuno di noi vorrebbe avere". Poi anche Elisabetta diventò "madre", di 4 figli. E come madre gli furono tutti devoti anche per questo.

Nessun inglese ancora in vita ha del resto mai dimenticato quel breve messaggio che abbiamo letto sopra, nelle notti dei bombardamenti.

Mentre in Italia, i sovrani, al primo bombardamento di Roma, alle 3 del mattino del 9 settembre 1943, si prepararono non solo a fuggire, ma lasciarono allo sbando tutto l'esercito e nel dramma tutto il popolo italiano.

 

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