EVITA PERON


"La Madonna degli umili"

"Madona de America".
"
Regina de los descamisados"
"Dama della speranza"

 

sono i tanti titoli ricevuti da EVITA PERON in vita

una vita brevissima, 33 anni !!

Il popolo l’ha conosciuta come Evita, la donna di umili origini che è riuscita a cambiare il destino femminile di una nazione ricoprendo la carica di First Lady al fianco del Presidente argentino Juan Domingo Perón.

Se il suo attivismo politico ha contribuito alla realizzazione di delicate scelte di governo conquistando – tra le altre – il suffragio universale nel 1951, il suo interesse alle problematiche sociali ha permesso la costruzione di ospedali e scuole elevandola a leader spirituale dei lavoratori e della nazione Argentina.

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Argentina, (popolo dell'Argentina) non piangere per me
io non ti ho mai lasciato
anche nei miei giorni piu' irrequieti
anche durante la mia vita disordinata
Ho sempre mantenuto la promessa (di ricordarti)
Perciò stammi vicina
E in quanto al benessere e alla celebrità
io non le ho mai cercate
anche se tutto il mondo pensa che fosserò tutto ciò che cercavo
Esse sono illusioni, non sono le soluzioni che promettevano di essere
La risposta è sempre stata qui con me
Ti amo (Argentina) e spero che anche tu mi ami


(la canzone è quella che canta Madonna nel film biografico di Evita Peron).
Madonna per interpretare il ruolo di Evita si documentò profondamente sulla vera sua storia , leggendo decine di libri su di lei, fino ad incontrare le persone che la conobbero personalmente ed anche il Presidente argentino Carlos Menem, al quale chiese di poter utilizzare per le riprese il famoso balcone della Casa Rosada, la residenza presidenziale argentina.

http://www.youtube.com/watch?v=4Spy3Nd2D6w

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Noi Europei consideriamo la nostra storia, come la Storia. Di conseguenza, le vicende degli altri continenti, ci interessano, spesso, solo marginalmente. Questa boria che, chiariamoci, non è certo del tutto ingiustificata, sovente, sottrae, alla nostra cultura personale fatti e personaggi che sarebbe bene conoscere.

Fra questi rientra sicuramente EVA PERON, da molti considerata, prima dell’entrata in scena della signora Thatcher, ed anche dopo, come...
la donna più importante nella storia del secolo appena scorso.

E’ impossibile, ovviamente, descrivere il personaggio senza inserirlo all’interno della storia dell’Argentina, una nazione nonostante ricchissima, gran parte della popolazione ha spesso vissuto in condizioni d’estrema povertà, anche se era sottopopolato.
(Nel 1850 la popolazione era di 1.100.000 abitanti, su un territorio 9 volte più grande dell'italia).


Gli inizi dell’Argentina

Gli inizi dell’Argentina, nata nel 1810, furono contrassegnati dalle lotte fra portenos e provincianos, in termini più accessibili, dai contrasti tra i cittadini di Buenos Aires ed i caudillos della provincia, sostenuti dai loro “eserciti” di gauchos.
Una soluzione definitiva all’annosa questione si sarebbe avuta solo nel 1880, ma la democrazia, anche dopo questa data faticò molto ad imporsi: fino al 1916 non vi fu un Argentina un elezione che non fosse truccata, di conseguenza, il nepotismo, la corruzione e le speculazioni erano imperanti nella vita della giovane nazione.


Nuovi sviluppi

La rapida industrializzazione, gli sterminati pascoli e gli infiniti appezzamenti coltivabili, fecero si che l’Argentina fosse interessata da un vasto movimento d’immigrazione. Moltissimi furono gli Europei, in gran parte contadini che raggiunsero questa nuova terra promessa.
Oltre un nutrito numero di spagnoli, furono gli Italiani a popolare questo territorio. Nell'arco di 100 anni furono circa 3.000.000 le partenze dall'Italia, tutti cercando fortuna in Argentina. Con le quattro generazioni successive, sembra che oggi circa 20.000.000 di argentini siano oriundi italiani .
I nuovi arrivati scoprirono, però, ben presto che le ampie terre erano in gran parte proprietà dei ricchi estancieros, i veri padroni dell’Argentina. Coloro che non vollero lavorare, come mezzadri o affittuari nelle estancias, le immense aziende agricole argentine, si trasferirono nelle città, ingrossando le fila degli operai, degli artigiani e dei negozianti.
Nel 1890 più dell’80% della popolazione di Buenos Aires era costituita da immigrati. Il loro contributo fu determinante per il formarsi di una potente classe media che avrebbe fatto sentire il suo peso sulla vita sociale, economica e politica della repubblica Sudamericana.

L’Argentina restava, per il momento, ancora saldamente in mano agli estancieros, i loro guadagni furono moltiplicati dalla possibilità di far giungere in Europa, ancora fresca, la carne proveniente dal paese della Pampa. Sorsero in tutta la nazione i frigorificos, stabilimenti per la lavorazione della carne, che prendevano il nome da La Frigorifique, la prima nave ad effettuare il trasporto di carni dall’Argentina al vecchio continente.
Alla ricchezza degli estancieros faceva da contraltare la miseria crescente del resto della popolazione, che, nel 1890, si ribellò alla potente oligarchia. Gli oligarchi, intendiamoci, pur perseguendo i loro interessi particolari, avevano apportato considerevoli vantaggi a tutta la nazione.

L’aristocrazia aveva però, come gia sottolineato, impedito il regolare svolgersi delle elezioni, questa situazione non poteva più essere tollerata dall’emergente ceto medio che voleva, se non governare, almeno far sentire la propria voce.
La volontà delle nuove classi d’immigrati, unita alla disinvoltura con la quale gli ultimi presidenti avevano governato la repubblica e alla miseria di gran parte delle masse spiegano i motivi dell’insurrezione del 1890, la Noventa com’è detta in Argentina, che, indubbiamente, inflisse un duro colpo al prestigio di quella che fino allora era stata la classe dirigente, ma in realtà, Gattopardescamente cambiò tutto per lasciare tutto com’era.

Fino al 1916 i leaders del vecchio regime continuarono a governare, col contorno di mazzette, favori e brogli elettorali, la vita politica argentina.
I partiti d’opposizione, vale a dire i socialisti e l’Union Civica Radical, dovettero, per sconfiggere gli oligarchi, adottare i loro stessi metodi.
Un clientelismo estremo, consistente nel garantire posti statali ai sostenitori del nuovo governo, una dilagante corruzione e, diciamola tutta, la totale incapacità a governare dei leaders radicali, resero ben presto evidente che il rimedio era peggiore del male.
L’erario era stato dissanguato dai sostenitori del presidente, i debiti erano alle stelle, i salari non venivano corrisposti, la situazione fu salvata, incredibile a dirsi, da un colpo di stato militare.


Da un golpe a un altro

Il golpe insediò a capo del governo il generale Uriburu, l’Argentina era in mano ad un dittatore, del quale si sarebbe sbarazzata due anni dopo, affidando il potere ad una coalizione di conservatori e radicali, la concordancia, che elesse a presidente Augustin Justo.
La tremenda situazione economica in cui versava l’Argentina, Justo salì al potere nel 1930, neanche un anno dopo il crollo di Wall Street, fu notevolmente alleviata dal nuovo presidente.
Per risollevare le sorti della nazione, Justo si dovette avvalere di molto capitale straniero provenente soprattutto dal Regno Unito, l’anglofobia si diffuse rapidamente in tutto lo Stato.

L’atteggiamento del popolo argentino è giustificabile, gran parte delle industrie e i ¾ dei trasporti erano in mano ai britannici. Il misero stato dei treni e dei tram, unito all’arroganza inglese che pretendeva d’ottenere, con l'appoggio del presidente, il totale monopolio dei trasporti, faceva crescere il malessere degli Argentini che consideravano il presidente nient’altro che un complice degli stranieri.

Le elezioni del 1937, anche queste vergognosamente truccate, diedero la vittoria ad Ortiz uomo di fiducia del presidente uscente. All’indomani della sua elezione, il neopresidente promise di guidare l’Argentina verso la democrazia, il primo passo verso questo obbiettivo consisteva nel garantire elezioni pulite.
Le successive elezioni provinciali dimostrarono che il nuovo inquilino della Casa Rosada, incredibilmente (le promesse di un politico, in qualunque emisfero vengano pronunziate, sono pur sempre promesse di un politico) intendeva tener fede alla parola data.
Nel 1940 Ortiz, reso cieco dal diabete, fu costretto a dimettersi, veniva sostituito dal vicepresidente Castillo.
Il neopresidente, circondato da ammiratori dei regimi europei, che riscuotevano il plauso di gran parte della popolazione, formata da immigrati italiani, spagnoli e tedeschi, risparmiò all’Argentina l’ingresso nella seconda guerra mondiale.

Molti erano, ovviamente, anche gli argentini che non nascondevano il loro sostegno, che si traduceva con invii di pacchi contenenti alimentari e medicine, ai paesi alleati. Ma proprio con costoro si unirono, i sostenitori d’estrema destra del presidente per scalzarlo dal potere.
La strana alleanza si spiega considerando le drammatiche condizioni economiche in cui, ancora una volta, versava l’Argentina, e di nuovo a salvare la situazione intervennero i militari.

Il 4 Giugno del 43 il generale Rawson diveniva presidente, tre giorni dopo, era sostituito dal generale Ramirez.
Il comportamento del nuovo leader deluse ben presto le aspettative dei democratici. Gli agenti segreti tedeschi erano liberi di muoversi su tutto il territorio argentino, comunicando ai propri connazionali tutti gli spostamenti delle navi alleate, che divenivano così facile preda dei sommergibili tedeschi.
La giunta militare, per salvare la faccia costrinse Ramirez alla dimissioni, veniva sostituito da Farrell, un uomo di paglia. Il vero leader della Repubblica Argentina era il capo del Grupo de Uficiales Unidos, il colonnello JUAN DOMINGO PERON, che qualche mese prima aveva iniziato una relazione con una giovane attrice, Eva Duarte, colei che gli Argentini avrebbero ben presto chiamato col semplice vezzeggiativo di Evita.

EVA PERON

 

Eva María Ibarguren (Duarte), nata il 7 Maggio 1919 a La Union, piccolo villaggio della Pampa, era l’ultima di cinque figli, tutti illegittimi, avuti dalla madre Juana, sempre con lo stesso uomo, un certo Duarte. Per Eva Maria (che da qui in avanti chiameremo EVITA) l’ambiente provinciale in cui viveva non le perdonava la sua nascita.
Evita cresce così in questo clima un po' ambiguo con un padre che non è un vero padre e venendo a contatto giornalmente con situazioni assai equivoche sul piano dei rapporti personali con i familiari, preoccupanti.
E ha ragione Evita di preoccuparsi, perchè la madre con 5 figli sulle spalle viene ben presto abbandonata da Duarte. Per sopravvivere e sfamare i figli si arrangia con una macchinetta a cucire occasionalmente qualche abito per un negozio di abbigliamento.
Evita 13-14 enne t
rascura la scuola, ma in compenso si dedica alla recitazione con la speranza di diventare una grande attrice.
Aveva messo piede in una sala cinematografica, gli bastò la visione di un film per accenderle la passione per il cinema. Era il suo sogno.

Per la famiglia il periodo di miseria e di stenti migliora solo quando Juana conosce un esponente del partito radicale argentino. La famiglia si trasferisce nella cittadina di Junin. Che non era come il villaggio La Union, era una bella prosperosa cittadina, ricca negozi, dove si potevano ammirare bei vestiti, gioielli e tutte quelle cose che desiderano le giovani donne, ma che erano lontane dalla realtà quotidiana di Evita.
Ma non per questo si spegne la fantasia di Evita, e nasce pure un po' di ambizione e una gran voglia di sfondare. Aspirazioni, ambizioni e voglie che alcuni suoi nemici poi bolleranno come arrivista senza scrupoli.

Evita ormai poco più che 16 enne, insofferente alla miseria che ha in casa, ne vuole uscire, ha in mente di trasferirsi a Buenos Aires. E ci riesce!

Resta un mistero perchè e con chi si trasferisce nella capitale argentina. Sembra che essendo giunto a Junín il famoso cantante di tango Augustín Magaldi, Eva abbia tentato in tutti i modi di conoscerlo e di parlargli. Dopo avergli espresso il suo desiderio di diventare attrice, l'avrebbe supplicato di portarla con lui nella capitale.
Magaldi era già sposato, quindi non sappiamo quali erano i motivi per portarsi dietro una così bella giovinetta, così indipendente, volitiva, disinvolta. Comunque sia troviamo Evita a Buenos Aires.
A Magaldi seguirono molti altri uomini, che aiutarono Evita nella sua carriera, e quando questa fu poi indirizzata alla politica, scavando sul suo passato, gli avversari politici per i suoi precedenti la definivano illegittima, poveretta e prostituta.

Una volta a Buenos Aires, Evita si trova ad affrontare la vera e propria giungla del sottobosco che popola il mondo dello spettacolo. Attricette, soubrette arriviste, impresari senza scrupoli e così via. Riesce però con grande tenacia ad ottenere una particina in un film, "La senora de Pérez", cui seguirono altri ruoli di secondaria importanza. Tuttavia la sua esistenza, e soprattutto il suo tenore di vita, non cambiano molto. Talvolta rimane addirittura senza lavoro, senza ingaggi, barcamenandosi per quasi 4 anni in compagnie teatrali a salari da fame.
Eppure quella che era definita di "facili costumi" o addirittura "prostituta", non accettò compromessi. Era partita per una Tournee con una compagnia; il prima attore per fargli ottenere una buona parte gli fece avances sessuali, al suo diniego lui minacciò di farla licenziare. Lei se la cavò dicendo che aveva una passeggera malattia venerea, di non insistere. Non venne licenziata, ma appena fatto ritorno in città, fu lei a licenziarsi.

Nel 1939, la grande occasione: una compagnia radiofonica la scrittura per un radiodramma in cui lei ha la parte della protagonista. E' quasi la fama.
Quasi, perchè il mondo dello spettacolo, si rivelava diverso da come l’aveva sognato la giovane di provincia, infatti, se a La Union le era fatta pesare la sua condizione d’illegittima, a Buenos Aires erano le sue umili origini a farla emarginare. O.... perchè "non ci stava".

Cionostante, la partecipazione a quella telenovele radiofonica di successo, le consentì di entrare nell’entourage dei militari al governo, fu così che conobbe Peron.

N
el 1943 un terribile terremoto rase al suolo la città di S. Juan. Tutta l'Argentina e l'esercito si mobilita per i soccorsi. Poi a Buenos Aires allo Stadio viene organizzato una raccolta fondi destinati alle vittime. Sono presenti le autorità, i politici nazionali, ed è presente anche
il colonnello Juan Domingo Perón.
La leggenda vuole che sia stato un colpo di fulmine. Eva è attratta dal senso di protezione che Perón, di ventiquattro anni più anziano, le suscita, mentre lui è colpito dalla bontà di lei e dal suo carattere. Seguono inviti, le frequentazioni, le gite insieme e la simpatia reciproca aumenta.
Evita aveva 24 anni. Non sa ancora che ha solo 9 anni di vita davanti.

La notizia di questa sua relazione con Peron migliorò notevolmente la condizione di Evita all’interno del mondo dello spettacolo.
Peron, divenuto ministro della guerra, procedeva, nel frattempo, di successo in successo, alla fine del '43 padrone di fatto dell’Argentina si era assicurato, grazie alle concessioni fatte ai lavoratori come ministro del lavoro, anche l’appoggio dei sindacati e la simpatia delle classi proletarie. Evita lo amava anche per questo.

L’insurrezione

Irritato dalla crescente popolarità di quello che in fondo non era altro che un suo subalterno, Farrell decise di passare a vie di fatto ed il 10 Ottobre 1945 fece arrestare l’ingombrante colonnello, che fu, in segreto, trasferito e esiliato nell’isola di Martin Garcia, estremo sud dell’Argentina.

Una settimana dopo questi eventi, la notizia era stata a lungo nascosta alle folle, ma quando l'apprese Buenos Aires fu messa a ferro e fuoco da violente manifestazioni, i dimostranti, nella stragrande maggioranza descamisados (così poveri da non avere neanche la camicia), non solo della capitale, ma provenienti da tutta la nazione, al grido di “ Viva Peron, viva democracia” chiedevano la liberazione del colonnello. Uno sciopero generale proclamato per il giorno successivo, convinse la giunta militare, incapace di sedare i tumulti, ad accondiscendere alle richieste dei manifestanti.

La futura first lady, contrariamente a quanto si è lasciato credere, non ebbe alcuna parte nell’organizzazione della rivolta. La donna non conosceva, ancora, neanche i capi sindacali che avevano programmato tutto. La voce fu, probabilmente, diffusa, qualche tempo dopo, dagli stessi peronistas, allo scopo di alimentare il mito di Evita.


La donna che, comunque, era rimasta sempre vicino a Peron durante quei difficili giorni, ebbe la sua ricompensa: qualche giorno dopo i due....
<<<si sposarono.
Il matrimonio non mancò di suscitare scandalo, era la prima volta che un uomo del rango di Peron impalmava una donna di origini cosi misere, una soubrette poi!

Per alcuni Evita era la moglie di un dittatore fascista argentino che stava dando rifugio a tanti nazisti in fuga dall'Europa in fiamme. Per altri lei era la paladina dei descamisados anche a causa delle proprie umili origini. Aiutando il marito facendogli ottenere l'appoggio e i voti dei lavoratori e delle donne nelle successive Peron vince le elezioni del 1946 e sempre con Evita al suo fianco si assicurerà anche la rielezione nel 1951.

Evita non si cura di quelle malelingue. Ora è ricca, ammirata, agiata e soprattutto moglie di un uomo potente.
Ma non è solo questo che ha !!! Lei è EVITA !!


Il trionfo elettorale

Le elezioni, tenutesi il 4 Gennaio del 46, furono un vero successo per Peron che sbaragliò la concorrenza divenendo il ventinovesimo presidente della Repubblica d’Argentina.
Il neopresidente saldò immediatamente il debito contratto con i descamisados nell’Ottobre precedente. La promessa di liberare l’economia dai ceppi stranieri fu mantenuta subito dopo le elezioni: la Banca centrale fu nazionalizzata, ed ebbe il controllo di tutti gli enti stranieri operanti nello Stato, venne acquistato il sistema telefonico, fino a quel momento di proprietà USA, furono nazionalizzati anche i trasporti pubblici e le ferrovie, esaltando l’orgoglio della nazione e umiliando gli inglesi che ne avevano il monopolio.
L’ascesa del colonnello indusse molti suoi nemici a prendere la via dell’esilio, particolare curioso, lasciarono l’Argentina anche molti rappresentati del mondo dello spettacolo, temevano che la first lady volesse vendicarsi delle umiliazioni inflittegli un tempo.

Evita, in realtà, aveva altro a cui pensare, il suo incarico al Ministero del Lavoro. Ma in un paese maschilista come l’Argentina degli anni 40, non poteva non suscitare malcontento dell’esercito. Lei se ne curava poco, “Sono una di voi, so cos’è la fame” diceva alle folle di descamisados, che l’adoravano e la elessero pure
"Reyna de los descamisados".
Ma "sono una di voi..." non lo diceva dentro il Palazzo, ma andava in giro, favelas per favelas a incoraggiare quelle povere donne che gli ricordavano tanto la povertà sua e di sua madre.
Così oltre che diventare la
guida e la "Reyna de los descamisados", divenne la realizzatrice dei diritti civili del mondo femminile la "Madona de America".

Eva Perón contribuì in modo determinante all' orientamento politico, gestendo l’immagine del marito, cercando di mantenere per il governo buoni rapporti con la Chiesa cattolica e mettendo al centro della politica peronista, con la sua stessa attività, la classe operaia e le donne.
Nel 1947, lo abbiamo già detto, proprio grazie anche alla mediazione di Eva Perón, in Argentina il voto fu esteso alle donne. Una
vittoria per Evita, ma una vittoria, soprattutto, per l’Argentina, che s’avviava a divenire una vera democrazia moderna.

European tour

Il '47 fu anche l’anno del tour di Evita in Europa appena da due anni uscita dalla guerra. Il 6 Giugno fu accolta in Spagna come una regina.
Il generalissimo Franco andò personalmente ad accoglierla all’aeroporto, le fu conferita la Gran Croce d’Isabella la Cattolica, la più prestigiosa onorificenza spagnola e fu proclamato un giorno di festa, per permettere ai trabajadores spagnoli di conoscere la “presidentessa” d’Argentina.
Le successive tappe del viaggio non andarono così bene, Evita fu, comunque, ricevuta dal Papa, che le accordò, però, solo venti minuti d’udienza.

A Parigi, per screditare Evita, la rivista americana Time Magazine scrive sull’origine illegittima di Evita. E aggiunsero pure che vasti settori degli USA avversano ferocemente la politica nazionalista di Peron. Questo e altro le alienarono le simpatie degli ambienti ufficiali francesi.

Non andò meglio in Gran Bretagna; i reali inglesi rifiutarono, perfino, di riceverli a Buckingham Palace, l’umiliazione per la nazionalizzazione delle ferrovie era ancora cocente.
Poi li troviamo in visita in Svizzera, a
Ginevra, Berna e Zurigo. E le solite malelingue criticarono lo sfarzo dei due argentini, e soprattutto Evita..

Inoltre Evita, nelle varie capitali non visita le meraviglie artistiche, fa perfino alcune indelicate uscite e "gaffe". Lei visita solo i quartieri poveri delle città, lasciando somme ingenti per aiutare i bisognosi. Sembra quasi uno schiaffo agli incapaci governanti europei.

Anche se Evita in giro per l'Europa si aggirava come una regina, e non si era risparmiata a fare spese folli in gioielli, pellicce, vestiti. Le solite malelingue si chiedevano ma da dove vengono tutti quei soldi, mentre l'Argentina è ancora in miseria? E perchè tutte quelle visite in Svizzera? Forse perchè lì nelle banche c'erano i soldi e i tesori di quei tanti nazisti che sono stati accolti in Argentina da Peron ?
Evita non si curò più di tanto di queste malelingue.

Il ritorno in patria ripagò Evita di tante cattiverie fatte sul suo conto e su quelle del marito.
Quasi mezzo milione di argentini l’accolse al porto di Buenos Aires e altrettante affollavano le strade della capitale, ansiose di dimostrare, con urla di giubilo, striscioni e bandiere biancoazzurre il loro affetto alla moglie del presidente.
Tornata dal viaggio si mette però al lavoro nuovamente con lo scopo di aiutare la povera gente e di difendere alcuni diritti fondamentali. Ad esempio, conduce una battaglia per il voto alle donne (che come detto ottiene), dà vita a fondazioni a beneficio di poveri e lavoratori. Costruisce case per i senzatetto e gli anziani, senza mai dimenticare le esigenze dei bambini. Tutta questa fervente attività benefica le procura grandissima popolarità e ammirazione. Spesso la domenica mattina si affaccia al balcone della casa Rosada vestita e pettinata di tutto punto, davanti alla folla che la acclama.


La fondazione Eva Peron

L’affetto dei descamisados, dei lavoratori dei frigorificos e degli operai, non erano certo sufficienti per fare accettare la "provinciale" nei circoli delle signore "per bene" di Buenos Aires.
In altri termini, le umiliazioni per Evita non erano ancora finite.
Era tradizione che l’Organizzazione di Beneficenza Argentina, eleggesse come sua presidentessa la moglie del primo cittadino della nazione, l’organizzazione, in mano alle più influenti famiglie portenos, rifiutò questo onore ad Evita.

L’orgogliosa "provinciale" reagì facendo togliere i fondi alla organizzazione e creando la sua.... Fondazione Eva Peron.

La Fondazione divenne la sorgente da cui scaturivano fiumi di denaro che correvano per tutta l’Argentina, dissetando vedove, orfani, afflitti; le sue casse traboccavano di donazioni provenienti dalle stesse organizzazioni del lavoro e dai lavoratori che volentieri rinunziavano ad un giorno di paga all’anno sapendo che quei soldi sarebbero stati spesi per il bene della nazione.
50 milioni di dollari furono spese dalla fondazione in meno di due anni. Evita s’occupava di tutto personalmente, ascoltava i poveri, i malati, abbracciava, nonostante i pareri contrari dei suoi collaboratori, i bambini con le feriti aperte e quelli affetti da lebbra.

Nel 1948 nacque Evita city, 4000 furono abitazioni messe a disposizioni delle famiglie più povere, gente che viveva in tuguri, si vide assegnati degli alloggi più che dignitosi, tavoli, letti, vestiti, scarpe e medicine rappresentavano una vera e propria manna per persone da sempre lasciate da parte e abbrutite dalla miseria, per loro Evita, la ragazzina emarginata che solo pochi anni prima aveva lasciato il suo piccolo paese di provincia, sarebbe diventata la Madona de America.

L’opera di Evita è stata da più parti criticata, l’attività della fondazione considerata il frutto ultimo di una politica demagogica, tesa ad asservire il popolo argentino, null’altro, insomma, che un bieco strumento di potere.
E’, certamente, indubbio che le iniziative della fondazione abbiano stretto un gran numero d’Argentini attorno ad Eva e, conseguentemente, al presidente Peron, ma è altrettanto indubbio, che moltissime furono le famiglie argentine a salvarsi dalla miseria, dalla fame e dalla delinquenza, in virtù dell’ impegno della first lady d’Argentina.

L’attività della Fondazione fra l'altro consisteva nel distribuire ogni anno enormi quantità di macchine per cucire per favorire l’occupazione femminile - (forse Evita si ricordò di sua madre, intenta a cucire vestiti per sfamare i 5 figli), nel sostenere le famiglie più bisognose, nel trovare e creare alloggi per anziani e donne, nell’ospitare nelle case-scuola moltissimi bambini, nel realizzare case di riposo, nel costruire ospedali. (di questi Evita ne fece costruire 21).

Gli ipocriti dispensatori d’elemosine, elargite al solo scopo di non risolvere alcun problema, per così permettere ai donatori di rinverdire, ogni anno, la loro fama d’amici dei poveri, e i disumani predicatori d’odio, pronti ad imbonire le masse ed a lanciarle in bagni di sangue, dei quali saranno gli unici beneficiari, non possono, per ovvi motivi, giudicare positivamente le azioni di Evita.
Ma la sua esistenza (fra l'altro molto breve) dimostra, non solo che è possibile emergere dalla peggiore segregazione senza per forza dover ricorrere alla violenza, ma anche che è sufficiente la volontà di poche persone per lenire le sofferenze di molte altre, che sia proprio questo a non essere desiderato dagli ipocriti di cui sopra…?


La crisi

L’ opera della fondazione non poteva, da sola essere sufficiente a sanare i guai che più di un secolo di dissennate politiche economiche avevano provocato. La congiuntura internazionale, inoltre, non aiutava i tentativi di risolvere la situazione.
All’aumento dei salari era, ad esempio, corrisposta una vertiginosa inflazione, l’industrializzazione, in Argentina ancora in fasce, non poteva dare in brevissimo tempo i frutti sperati, anche le risorse agricole tradivano la nazione Sudamericana, il governo fu costretto ad imporre i “giorni senza carne”, tale disposizione, in una nazione dagli infiniti allevamenti, non poteva che suscitare il malcontento.

Il 1950 fu contrassegnato da scioperi e manifestazioni, la risposta dei peronistas fu dura, il governo s’irrigidì, molti oppositori furono incarcerati, alcuni giornali fra cui La Prensa, costretti a chiudere.
Gli storici sono d’accordo nell’affermare che in questa congiuntura furono la figura e l’opera d’Evita, sempre pronta a sostenere il marito, recandosi magari nelle fabbriche a discutere con gli scioperanti, a tenera avvinti a Peron gran parte degli Argentini.


La malattia

Il 1951 sarebbe stato anno d’elezioni, Evita intendeva divenire vicepresidente della repubblica. Peron si piegò alla volontà della consorte, che in comizio, tenutosi ad Agosto, acclamata da oltre un milione di persone, “si chinò” alla volontà del popolo che le “imponeva” di concorrere alle elezioni.
La commedia, seppur molto ben recitata, non produsse i suoi frutti, i generali cui il troppo potere concesso ad una donna aveva sempre portato fastidio, comunicarono a Peron che solo un’immediata rinunzia d’Evita alla vicepresidenza avrebbe impedito un golpe militare. Nove giorni dopo la candidatura della donna fu ritirata.

Ben altri sarebbero stati i problemi che, di lì a poco, la trentaduenne Evita sarebbe stata costretta ad affrontare.
Impegnata nell’attività della fondazione Eva aveva trascurato la sua salute, non curandosi del costante dimagrimento del suo corpo, quando si decise a farsi visitare per quella che sembrava una appendicite, la diagnosi fu invece terribile,
i medici scoprono trattarsi in realtà di un tumore all'utero in stato avanzato.
Il ritardo con cui il male era venuto alla luce non le lasciava alcuna speranza di vita.
Evita, inspiegabilmente, rifiuta di farsi operare, non vuole restare confinata a letto quando intorno c'è così tanta miseria "la gente ha bisogno di me".

L’ultima vittoria


Infatti la malattia non impedì ad Evita di partecipare alla campagna elettorale, la passione e l’impegno a fianco del marito erano quello di sempre, ma il male era più forte, durante un comizio solo l’intervento di Peron le impedì di crollare a terra davanti a tutti, fu necessario ricoverarla in ospedale (dove poi votò) alcuni avversari politici, quelli che l’accusavano di demagogia, penetrarono all’interno della clinica e vi scrissero “viva il cancro”. (dove arriva il cinismo politico !!!!)

Le elezioni furono per Peron un vero e proprio plebiscito, Evita volle alzarsi dal suo letto d'inferma e con l'uso di molti antidolorifici, volle partecipare alla sfilata della vittoria. Una folla oceanica fece ala al corteo, che attraversava le strade di Buenos Aires, i lavoratori, gli emarginati, i descamisados, che l’acclamavano ignoravano che mai più l’avrebbero rivista.

La morte

Evita dopo la vittoria, finalmente accetta di farsi operare, ma ormai è troppo tardi. Le metastasi tumorali riprendono a farsi vive, A Evita gli rimangono solo pochi mesi di vita.
Il 26 luglio 1952, a soli 33 anni, Evita muore.

Il 26 Luglio 1952 alle 21:42 tutte le radio argentine interrompevano le trasmissioni, la voce del sottosegretario ai servizi d’informazione comunicava:Ho il doloroso compito d’annunziare la morte della signora Eva Peron. Capo spirituale della nazione”.

Il dolore dell’Argentina fu immenso, calde lacrime rigavano le guance della folla accorsa al ministero del lavoro dov’era stata preparata la camera ardente, la capitale rispecchiava la sofferenza di un’intera nazione, il giorno dopo era impossibile trovare un solo fiore in tutta la città di Buenos Aires.

Si calcola che almeno 2 milioni di persone seguirono il funerale.
Mai nella storia dell'umanità un personaggio politico ha ricevuto onori e lacrime come la "Reyna de los descamisados", Evita Peron.

Per moltissimi Eva Perón diventò una figura quasi mitica, e ancora oggi in Argentina la sua memoria è custodita con grande devozione: divenne il simbolo dell’impegno sociale, di chi stava dalla parte del popolo e di chi ne rappresentava lo spirito autentico.

Una petizione del popolo argentino si spinse fino a chiedere alla Santa Sede la santificazione di Evita, il Vaticano, rifiutò. (chissà perchè !!)
Per giorni e giorni la gente attonita sfilò silenziosa, sotto una pioggia incessante, davanti alla salma della Madona de America, l’Argentina colpita al cuore faticava a riprendersi.


L’odissea del corpo


La morte di Evita significava, anche, il crollo del più saldo puntello al potere di Peron, il presidente pensò di far imbalsamare il corpo della consorte e conservarlo in un mausoleo appositamente costruito, la presenza fisica della consorte, pensava, avrebbe illuso il popolo d’averla ancora con sè. Due anni dopo la spoglia mortale di Evita era pronta, ma Peron veniva costretto da un colpo di stato militare a rifugiarsi in Spagna.
Il primo problema di cui i golpisti dovevano occuparsi fu proprio quello della salma di Evita.
Un trattamento poco riguardoso nei confronti della morta avrebbe provocato una furiosa reazione del popolo d’Argentina, d’altro canto il luogo di sepoltura sarebbe divenuta meta di un vero e proprio pellegrinaggio di tutti gli oppositori al regime, i militare decisero di spedire la salma in Italia, la nostra nazione l’avrebbe ospitata per quattordici anni.

Il ritorno


Prima di salire sull’aereo che lo portava in Spagna il presidente aveva avvertito i suoi avversari: il Peronismo mi sopravvivrà. Per vent’anni, infatti, i peronistas continuarono ad essere una presenza rilevante nella vita politica argentina e nel 1971, riuscirono a far tornare in patria il loro leader.
Al ritorno di Peron le autorità della Repubblica, a suggello dell’avvenuta riconciliazione, autorizzarono il rimpatrio anche per la salma di Evita.
L’anno dopo Peron partecipò, alle elezioni per la presidenza della repubblica, la sua nuova giovane moglie, Isabel, concorreva per quel posto che Evita aveva sognato: la vice presidenza.
La campagna elettorale fu letteralmente dominata dall’immagine di Evita, manifesti e volantini ricordavano agli Argentini l’opera incessante svolta al loro servizio dalla donna, che, ancora una volta, si dimostrò indispensabile per la vittoria di Peron, che divenne, per la terza volta presidente della Repubblica Argentina.

Il neopresidente non avrebbe a lungo goduto dei frutti della vittoria, un infarto l’avrebbe stroncato nove mesi più tardi.
Fu la vicepresidente, Isabel Peron, ad occuparsi di Evita, il cui corpo riposa ora nel cimitero più importante di Buenos Aires.
L’Argentina, pochi anni dopo è tornata alla ribalta a causa della nota rivolta, conclusasi con l’assalto alla Casa Rosada, ma le elezioni successive, confermando le parole dette da Peron, prima di partire dall’esilio, portarono al ballottaggio due peronistas.

Con il contributo di
Nirta Alessandro

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