RIVOLUZIONE FRANCESE

La RIVOLTA DELLA VANDEA
poi il "massacro" 
"in nome di Dio"

Insurrezione cattolica e filomonarchica (in realtà, originata da un profondo disagio della popolazione, sul quale il clero refrattario ha avuto buon gioco nel soffiare sul fuoco) dei contadini della Vandea, regione costiera della Francia occidentale, contro il governo rivoluzionario francese (1793-1796).

Alimentata dal credo religioso della popolazione contadina e dal malcontento popolare che covava da tempo per le vessatorie misure economiche e fiscali introdotte dal regime rivoluzionario, la rivolta fu innescata dall'annuncio della leva di massa, circa 300.000 uomini,  decisa dalla Convenzione nazionale nel febbraio 1793.  

Le ostilità verso la borghesia cittadina se erano già da tempo latenti, nel vedere che anche con la Rivoluzione, unica beneficiaria delle terre nazionalizzate erano ancora i nobili,  le ostilità sfociarono in rivoluzione.

I primi scontri, iniziati a Cholet, portarono alla sollevazione del 13 marzo, guidata dai capi popolari Jacques Cathelineau, Gaston Bourdic e Jean-Nicolas Stofflet, a cui si unirono alcuni nobili realisti. In giugno i ribelli, costituitisi in "Armata cattolica e reale", si impossessarono delle città di Saumur e di Angers.

In pochi giorni seicento paesi della Vandea sono insorti contro le truppe della Repubblica, dando inizio a un tragico periodo di combattimenti fratricidi. I contadini devoti al re combattono una spaventosa guerriglia; si fanno benedire dai sacerdoti "refrattari" e poi si lanciano con coraggio inaudito, armati spesso in modo primitivo, contro gli "azzurri", i soldati della Rivoluzione

Di fronte al dilagare della rivolta nelle regioni circostanti, il governo rivoluzionario rispose con estrema durezza decretando la pena di morte per tutti i vandeani sorpresi con le armi in pugno e adottando la tattica della terra bruciata.

La controffensiva repubblicana, che sbaragliò i ribelli a Cholet (17 ottobre), poi a Le Mans e a Savenay (dicembre), costò ai vandeani 15.000 morti e fu seguita nel 1794 da feroci ritorsioni sulla popolazione civile, che  fomentarono ulteriori manifestazioni di rivolta.

La situazione migliorò gradualmente dopo la rivoluzione termidoriana quando nel dicembre del 1794 il governo repubblicano liberale annunciò l'amnistia per gli insorti, concedendo ai vandeani la libertà di culto e l'esenzione dalla coscrizione obbligatoria.

Un nuovo sussulto fu provocato nel giugno 1795 in seguito allo sbarco di esuli lealisti capeggiati da François-Athanase Charette, uno dei leader storici della rivolta presso Quiberon, in Bretagna.

Nel tentativo insurrezionale che seguì persero la vita gli ultimi due capi popolari della Vandea, e nel luglio 1796 le ultime sacche di resistenza furono eliminate.

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Una pagina di
FRANCO GIANOLA

Nobili e cattolici organizzarono una sanguinaria rivolta contro il governo repubblicano

LA CONTRORIVOLUZIONE DEI VANDEANI:
MASSACRO IN NOME DI DIO

Alla fine della breve guerra i tribunali rivoluzionari
condannarono a morte cinquemila ribelli.
 

Nel 1789 la rivoluzione francese scuote e rinnova la Francia. Cadono privilegi millenari, si modificano o vengono modificati profondamente i costumi e, come sempre accade dopo le grandi mutazioni sociali e politiche, cominciano a maturare le reazioni delle categorie sociali che ai privilegi e alle proprie usanze non vogliono rinunciare.

La più violenta di queste reazioni esplode in una regione fortemente conservatrice. Bagni di sangue e manifestazioni di primitiva ferocia sono i segni che caratterizzano la controrivoluzione vandeana. La valutazione della rivolta segnata di fanatismo di questa area cattolica e contadina, pericoloso focolaio infettivo nel corpo della Francia repubblicana, trova ancora oggi in disaccordo gli storici: secondo alcuni le cause vanno attribuite alla ribellione spontanea contro l’ateismo, le innovazioni religiose, i reclutamenti forzosi di truppa; secondo altri si tratta della realizzazione di un vero e proprio piano controrivoluzionario elaborato e guidato dai nobili.

E' abbastanza realistico pensare che la particolare situazione sociale e psicologica della Vandea abbia determinato la fusione delle due cause. L'ipotesi viene confermata dalla fisionomia mutevole dell'insurrezione.
Il 24 febbraio del 1793 Parigi emette un bando di reclutamento che chiede al Paese 300mila uomini. L'arruolamento é volontario ma la legge stabilisce che se non viene raggiunto il numero necessario é possibile ricorrere al sorteggio.
L'11 marzo, quando il manifesto viene affisso anche nei Comuni delle regioni occidentali, la reazione é immediata, spontanea.

I contadini della Vandea si rivoltano al grido di "Niente sorteggio, abbasso la milizia!" e occupano la cittadina di Saint-Florent-le Vieil, un importante nodo di transito che permette di passare dalla Vandea alla Bretagna e alla Normandia.
E' l'embrione della guerra. A capo delle bande che si formano rapidamente, e una delle quali occupa Beaupréau, altro centro strategicamente importante, troviamo contadini come Stofflet o plebei come il vetturale Cathelineau ma anche nobili come d'Elbée, Lescure, La Rochejacquelein.

I rappresentanti dell'ancién régime s'incuneano nella rivolta, causata dagli errori del governo rivoluzionario, per trasformarla in una vera e propria controrivoluzione. Inizialmente queste bande, che si battono con i metodi della guerriglia, hanno un certo successo specialmente negli scontri con la Guardia nazionale nella quale militano altri contadini, male armati e male addestrati al pari degli avversari.

LA SPIRALE DELLA FEROCIA - Su loro i gruppi vandeani hanno la meglio perchè sparano alle spalle delle Guardie isolate: il guerrigliero eplode un colpo, fa centro (essendo un abile cacciatore), nasconde immediatamente il fucile dietro un albero e si rimette all'aratro con l'aria innocente. Di fronte a questa tecnica di combattimento l'esercito regolare repubblicano reagisce con durezza: distruzione di villaggi, esecuzioni sommarie, incendi. S'innesca così la spirale della vendetta e della ferocia perché i vandeani rispondono commettendo sui soldati isolati, sui patrioti e sui prigionieri, atti di crudeltá degni degli "orrori della guerra" di Goya.

La prima fase dell'insurrezione sembra giustificare le forti preoccupazioni di Parigi e la durezza delle reazioni. I ribelli sono riusciti ad occupare diverse localitá chiave. L'11 marzo hanno preso anche il piccolo centro di Machecoul e qui s'innesca la reazione a catena delle violenze.
Si mette a capo dei rivoltosi un certo Souchu, ex-procuratore delle imposte, proclama re Luigi XVII, disconosce il potere della Convenzione e come atto finale decide di liquidare i patrioti del paese: li fa legare l'uno all'altro in lunghe file e li manda davanti al plotone d'esecuzione. Il numero delle vittime é controverso: tuttavia la valutazione si attesta poco al di sotto dei mille morti.

Dopo i vari successi e l'occupazione di diversi centri - eccezion fatta per Le Sable-d'Olonne, saldamente presidiata dai repubblicani - Henry de La Rochejacquelein e d'Elbée organizzano le anarcoidi squadre dei rivoltosi nella "Armata Cattolica Reale" che in realtà diventa un'armata Brancaleone dalla quale i contadini fuggono nella settimana di Pasqua per andarsene a casa a celebrare le feste con la famiglia e in tutti quei momenti in cui i campi hanno bisogno di loro.

Questa sarà una caratteristica della guerra vandeana: le formazioni si aggregano e disgregano con altrettanta rapidità. Appena vinto uno scontro i rivoltosi lasciano l'armata per tornarsene al lavoro. Tuttavia l'armata riunisce ben ventimila uomini e dimostra la sua forza d'urto quando sconfigge una delle tre colonne della spedizione repubblicana e cattura un colonnello con tremila soldati.

PRIMA VITTORIA DEI RIVOLTOSI
Dopo questa vittoria gli effettivi salgono a quarantamila unità. In campo repubblicano regna un clima di confusione e di grande timore. La rivolta assume dimensioni e potenza non previste. Viene occupata Saumur e cadono nelle mani dei ribelli cinquanta cannoni e millecinquecento fucili. Sarebbe possibile a questo punto una marcia su Parigi ma i contadini-soldati non se la sentono di allontanarsi troppo dalle loro case e dai loro campi. Marciano invece alla conquista di Angers, la occupano e tentano di ripetere il colpo con Nantes.

Qui avviene la prima disfatta. I generali Canclaux e Beysser contraccano con cariche veloci e violente. Nel corso dello scontro rimane ucciso il generalissimo Cathelineau, l'ex-vetturale comandante dei rivoltosi e la "Armata Cattolica Reale" si disperde.

Da questo momento il destino della rivolta é segnato. Parigi decide di mettere in campo l'armata di Magonza (così chiamata perché reduce dall'occupazione della cittá germanica) una potente e perfetta macchina da guerra che viene divisa in quattro colonne alle quali é stato dato un ordine preciso: chiudere in una morsa i vandeani e concludere la guerra entro il 20 ottobre.

La battaglia di Cholet, 17 ottobre, vede la disfatta dei contadini e la morte di d'Elbée. Comincia una fuga disordinata: quarantamila persone, i rivoltosi e le loro famiglie, sono allo sbando. Assume il comando La Rochejacquelein che riesce a raccogliere i resti dell'armata impazzita e tenta di marciare verso nord per portare la guerra in Bretagna.

SCONFITTA SANGUINOSA
Lungo questa marcia i Vandeani catturano e massacrano tutti i repubblicani. Puntano sul porto di Granville dove sperano, com'é stato loro promesso, di trovare l'aiuto di una spedizione inglese. Invece su Granville sventola la bandiera della Repubblica francese e la cittá é inespugnabile. Ricomincia la ritirata. In uno scontro con i repubblicani a Le Mans vengono uccisi tremila ribelli.
La tragica marcia viene di nuovo interrotta nei pressi di Nantes: qui l'Armata Reale perde oltre novemila persone fra soldati e familiari. Il 23 dicembre viene bloccata a Saveany dalle armate del generale Kléber. I resti della formazione vandeana vengono travolti e massacrati, i prigionieri finiscono davanti al plotone d'esecuzione.

Subito dopo si scatena la repressione. Le "colonne infernali" del generale Turreau cavalcano in lungo e in largo per la Vandea depredando e massacrando, mentre le commissioni militari percorrono la regione ordinando fucilazioni e comminando pene durissime senza processo.
A Nantes il tribunale rivoluzionario é in seduta permanente e ordina un numero incredibile di condanne a morte. Per rendere più rapide le esecuzioni i condannati, dopo essere stati legati strettamente a gruppi, vengono stipati su battelli che i boia mandano ad affondare in mezzo alla Loira.

Le vittime di questa feroce vendetta saranno quasi cinquemila.

Ringrazio per l'articolo
FRANCO GIANOLA,

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