RIVOLUZIONE FRANCESE

1801

IL CONCORDATO CONSALVI

IL 16 LUGLIO la Francia di Napoleone detta le sue prime condizioni al papato dopo essere uscito da una restaurazione religiosa paradossalmente troppo razionale, stravagante, in molti casi una scimmiottatura irriverente di quella cristiana, imbevuta di tanto nazionalismo patriottico ma senza nessun contenuto spirituale.
Queste prime condizioni porteranno al CONCORDATO CONSALVI (sopra in foto).

Prima del 1795 la rivoluzione aveva minacciato l'esistenza della chiesa cattolica solo in Francia e in Belgio; ma quando Napoleone a inizio '97 con il suo esercito dilagò in Italia.... la rivoluzione minacciò seriamente anche  il cattolicesimo romano.
Si era andati molto vicini alla dissoluzione del papato.

L'assassinio a Roma del generale francese DUPHOT nel dicembre del 1797 da parte di un drappello di soldati pontifici, portò nel febbraio del '98 all'occupazione della città da parte del generale Berthier e alla proclamazione della repubblica romana. All'inizio del '99, Papa PIO VI fu condotto prigioniero  in Francia, a Valence dove vi morì in esilio il 22 agosto.
Una morte che per molti volle dire la fine definitiva della chiesa romana.

Dal 1789 il laicismo o meglio ateismo della rivoluzione aveva fatto in Francia molti progressi; aveva introdotto il matrimonio civile e il divorzio, proibito qualsiasi discriminazione religiosa, l'assoluta neutralità dello stato nei confronti di tutte le fedi, ed aveva smantellato il monopolio ecclesiastico dell'educazione. Ma non aveva eliminato certi atteggiamenti e perfino alcune ostilità tra chi voleva una politica di rinuncia totale ad ogni tipo di religione, chi voleva autorizzare la libertà religiosa di ogni fede, e chi invece (legati al papato) premeva per far ritornare la religione cattolica riconoscendola come "dominante"; una parola questa che -allora- non era per nulla gradita negli ambienti dei capi rivoluzionarie in primis Robespierre, nè gradita in seguito al "dominatore" Napoleone.

Nel suo inarrestabile processo di scristianizzazione (in certi casi con una vera orgia di empietà, apostasie forzate, sinistre esibizioni e vere persecuzioni) la Francia voleva rompere definitivamente ma irrazionalmente col suo passato. Le responsabilità di tutti i mali provocati del feudalesimo francese era attribuita agli  ecclesiastici  papali, e i peggiori a quelli della arrogante chiesa gallica.

La Francia quindi fondò la sua "religione" con il dogma del "culto patriottico" con il "culto della dea ragione".
Su questo abbiamo già scritto una pagina appunto dedicata a questa religione. VEDI > > .


Ma in 1800 anni la Chiesa Cattolica non era solo divenuta una efficiente struttura ecclesiastica amministrativa (anche se antiquata e arrogante), ma c'era una componente spirituale gigantesca, la commozione nelle manifestazioni  liturgiche era ormai entrato nel DNA del popolo; ed erano a questo punto legate alle antiche abitudini esistenziali delle comunità contadine e non solo contadine, in molti aspetti anche nella vita sociale della collettività.
In simili condizioni (soprattutto quando si usò la forza per convincere)  con la nuova religione rivoluzionaria, diventò impossibile eliminare, modificare o imitare la supremazia spirituale che la chiesa seguitava ad esercitare da diciotto secoli; impossibile immediatamente tutto ad un tratto sostituire l'immensa autorità morale riposta nelle autocoscienze dei fedeli sia essi osservanti o non credenti. Una fede la si può anche non accettare, ma non violentando chi la professa, non fa parte della "naturale" etica umana, e l'etica non è certo monopolio di una sola confessione o di una religione per quanto eletta e universale essa sia.

Tra il settembre 1794 e il settembre 1795, a Parigi c'era stato un "riassestamento" sulle religioni, la convenzione aveva introdotto in Francia la separazione tra chiesa e stato: lo stato non avrebbe più sovvenzionato alcun culto; manteneva la libertà religiosa ma sotto il suo controllo; i ministri di culto dovevano prestare giuramento di fedeltà alle leggi della repubblica; infine tutte le chiese cristiane dovevano essere messe a disposizione dei costituzionali e ai devoti di altri culti.
Questo stato di cose piuttosto caotico e ambiguo, si protrasse fino all'anno 1800, quando Napoleone, reduce dalla sua sfolgorante battaglia Marengo, al Te Deum di ringraziamento a Milano, alcuni suoi atteggiamenti nei riguardi delle religioni rivoluzionarie cambiarono, e cambiarono pure - anche se con prudenza - nei riguardi della religione cattolica.
Un cambiamento non proprio dettato da un misticismo, ma da motivi politico-sociali. (Certamente andò a rileggersi cosa aveva fatto Costantino).

Il "riassestamento" del '94-95 Napoleone lo considerava anche lui a suo tempo un riassestamento politico, ma a Milano, deluso dalle pagliacciate dei "culti patriottici", prendeva sì in considerazione la religione cattolica, ma poneva anche una netta distinzione tra gli aspetti temporali e spirituali dell'autorità della chiesa. Ovviamente il papa  era convinto che essi erano inseparabili e che il potere temporale aveva funzioni spirituali. Per lui era Roma il centro del mondo.

Napoleone invece voleva  trasformare Parigi nella capitale spirituale oltre che temporale dell'impero, con la "sua" religione.
Quando arrestò il papa, fece trasferire a Parigi l'intero Sacro collegio. Per il papa lui era  disposto a offrire, e perfino a far costruire un palazzo papale davanti a Notre Dame, che gli avrebbe regalato; ma se il papa accettava il  ruolo che gli offriva Napoleone, al massimo poteva diventare il cappellano di sua altezza imperiale e la Roma papale terminava e finiva nella sacrestia napoleonica.

Napoleone commetteva l'errore, anche se strategicamente valido (era un generale!), di trattare il papa come un semplice capo di uno Stato (il pontificio) che doveva assoggettare come tutti gli altri, che si erano messi contro di lui.
Il papa era a Roma, in Italia, e per Napoleone possedere Roma e l'Italia voleva dire controllare il Mediterraneo e l'Adriatico, soprattutto l'alto adriatico austriaco e  quelle pontificio, cioè i nemici. 
Il travaglio per modificare il suo atteggiamento fu lungo, le trattative difficili, e molte le crisi diplomatiche. Non facile  riassumerle qui in poche pagine, sia prima che dopo il concordato.
(Vi rimandiamo per approfondire, ai preziosi volumi "Rapporti tra chiesa e stato in Europa", della Grande Storia del Mondo Moderno, della Cambridge University, monumentale opera (35 volumi) tradotta/edita (coraggiosamente) anche in Italiano dalla Garzanti).

Comunque la svolta la si ebbe nel 1801, quando Napoleone scese a un compromesso col papa firmando il 15 luglio 1801 il concordato conosciuto come il "CONSALVI".
Vandal ha lasciato scritto che "il Concordato fu una conseguenza di Marengo". A Milano, Napoleone nel suo intimo era già un altro uomo. Con la vittoria sapeva benissimo che era ormai padrone di fare quello che voleva.

L'atteggiamento di Napoleone verso le religioni era sempre stato di scetticismo, di diffidenza; in certi scritti non mancano allusioni ironiche alla fede, ha quasi in antipatia certe pratiche che considera superstiziose. Non era insomma né un religioso e tanto meno era un cattolico. La sua cultura era tutta illuministica; la sua educazione si era del resto formata su letture profane, belliche e perfino spregiudicate; era sempre vissuto nelle guarnigioni. Aveva provato le frastornate giornate rivoluzionarie. Il realismo politico che conosceva era uno solo: quello delle campagne militari e delle battaglie. La sua fede era nei cannoni (ricordiamoci cosa fece a Tolone e a Parigi) e fede nei suoi uomini che gli vivevano accanto, spesso idolatrando proprio lui.

Tuttavia Napoleone lo definì il Concordato (forse per aggraziarsi i cattolici) "Ispirazione dello Spirito Santo", mentre con il suo realismo politico seppe invece valutare l'ascendente della religione sulle masse e il suo valore come garanzia di ordine sociale, strumento per conciliare gli uomini all'idea dell'eguaglianza e disiguaglianza e per renderli disposti ad obbedire all'autorità terrena.
L'opera di pacificazione e di riconciliazione intrapresa da Napoleone esigeva quindi la pace religiosa, indispensabile per sanare le aspre divisioni interne che si erano venute a creare con la nuova religione, che anziché unire, dividevano. Insomma la "religione del culto della ragione" dopo dieci anni era fallita, era risultata una "scatola vuota" con scarsa l'influenza sul popolo ma grande  era stato il danno in molti apparati della vita civile, prima in mano alla chiesa. E proprio a questo Napoleone voleva rimediare.

Gli uomini delle varie "religioni" erano spesso gli stessi di prima, perfino stipendiati dal governo, ma quello che mancava era l'aspetto spirituale. Messi  i sacerdoti tutti sullo stesso piano si erano spogliati dell'autorità  morale, soprattutto gli apostati che si erano subito riciclati.
Nemmeno Napoleone poteva risolverlo il problema, neppure (e lo avrebbe potuto fare)   seguendo l'esempio di Enrico VIII d'Inghilterra, facendo divebtare una Francia protestante. Primo perchè poteva risultare alla fine un esperimento capace un'altra volta di fallire, e secondo, il ruolo di controllore di una chiesa costituzionale non era proprio adatto al temperamento di Napoleone.


A salvare la situazione (che riteneva critica) fu la sua elezione a Primo console  il 24 dicembre del 1799 e pochi mesi dopo l'elezione di Papa PIO VII il 14 marzo del 1800 in un conclave tenutosi a Venezia. Il cardinale Chiaramonti salì così sul soglio vacante di Pio VI, il papa arrestato a Roma, tradotto in Francia, morto il 22 agosto a Valence.
Tutti ricordavano Chiaramonti per un suo famoso sermone "giacobimo" a Venezia alla messa di Natale del 1797 (era caduta la Serenissima!). Dimostrandosi disposto a collaborare con la nuova repubblica democratica cisalpina, aveva esortato il suo gregge con queste parole "siate dei buoni cristiani e sarete dei buoni democratici".

Ma oltre a questa "provvidenziale" elezione di un uomo molto intelligente, abile e ostinato assertore e profondamente convinto che il capo di una chiesa investita di una missione sovrannazionale non avrebbe mai potuto asservirsi a un'unica nazione, fosse pure il più grande impero, la provvidenza a Napoleone gli mandò un'altrettanto intelligente cardinale come segretario di stato della Chiesa, ERCOLE CONSALVI un abile e intelligente politico.

A soli 43 anni aveva già raggiunto le più alte cariche  nella curia romana. A fianco di PIO VII subito si preannunziò un clima nuovo e più liberale. Fu infatti  lui in questo 1801 con il suo "Concordato" a normalizzare i rapporti della Santa Sede con Napoleone. Non senza problemi con i vecchi cardinali conservatori. 
Riapertosi poi il conflitto fra la Santa Sede e Napoleone, fu costretto ad abbandonare la segreteria di stato nel 1806 e recarsi in esilio in Francia, dove però si adoperò per indurre il papa a sconfessare il concordato di Fontaineblue.
DOCUMENTO
"""Napoleone si appropriò, il 25 gennaio 1813, di un testo, firmato da Pio VII, comprendente una bozza di 12 articoli organici che, tuttavia, erano ancora materia di discussione e sui quali non vi era stato ancora accordo. Il Papa, allora, accortosi di essere stato giocato, ritrattò il tutto con una lettera datata 28 gennaio, che...la Francia ha tenuto nascosta, per oltre un secolo, e che e' stata ritrovata solo nel 1962.(Finora si conosceva solo la ritrattazione ufficiale del 24 marzo). E' un testo coraggioso che lascia ben comprendere la pressione psicologica cui il Pontefice era stato sottoposto: "...Apres maints assauts endures pendant plusieurs jours, auxquels nous avons oppose' une resistance farouche, sans ceder aux requetes de l'Empereur, effraye' par les maux tragiques que notre tenacite' aurait fini par causer, nous avons eu peur pour la religion et l'Eglise, et non pas pour notre propre personne pour laquelle, Dieu en est temoin, nous n'avons jamais e! prouve' la moindre crainte et, ignorant encore le veritable etat des choses, nous avons signe'...douze articles destines a servir de base a un reglement definitif des litiges suscites depuis quelques annees par les matieres ecclesiastiques. Nous avons malheuresement realise' presque immediatement notre surprise et notre erreur, et le ciel nous en est temoin qu'a compter de ce moment, nous n'avons plus connu ni paix ni repos et qu'en proie aux remords et au repentir, nous melons constamment, comme le royal prophete, notre boissons a nos pleurs car nous jugeons trop grave le dommage que nous avons cause' a l'Eglise et au Saint-Siege par les dispositions et le concessions contenues dans les articles sus-dits; nous sommes conscient de les avoir utilises non pas pour l'edifications, mais pour la destruction du pouvoir que Dieu nous a confere' dans la conduite de son Eglise".
(IN ITALIANO - "...Dopo infiniti attacchi durati per diversi giorni, ai quali abbiamo opposto una resistenza feroce, senza cedere alle richieste dell'Imperatore, spaventati dai tragici mali che la nostra tenacia avrebbe finito per causare, abbiamo temuto per la religione e per la Chiesa, e non per la nostra propria persona per la quale, Dio ne e' testimone, non abbiamo mai provato il benche' minimo timore e, ignorando ancora il reale stato delle cose, abbiamo firmato...dodici articoli destinati a servire di base ad una regolamentazione definitiva delle controversie suscitate da qualche anno in materia ecclesiastica. Abbiamo purtroppo realizzato quasi immediatamente la nostra sorpresa ed il nostro errore, e il cielo ci e' testimone che a partire da quel momento, non abbiamo piu' conosciuto pace ne' riposo e che in preda ai rimorsi e al pentimento, mescoliamo costantemente, come il real profeta, la nostra bevanda al nostro pianto giacche' giudichiamo troppo grave il danno che abbiamo causato alla Chiesa e alla Santa Sede attraverso le disposizioni e le concessioni contenute negli articoli sopradetti; siamo coscienti di averli utilizzati non per l'edificazione, ma per la distruzione del potere che Dio ci ha conferito nella condotta della sua Chiesa". 
Fatto cio' Pio VII si senti' subito meglio e il suo seguito noto' la subitanea allegria e l'innato buonumore riprender possesso della sua persona.
Questo documento e' stato intenzionalmente tenuto nascosto da Napoleone, che continuava a sostenere che l'accordo era "Ispirazione dello Spirito Santo".  
Testo tratto da un articolo di Padre Alessandro Galuzzi, Superiore Generale dei Frati Minimi, titolare della Cattedra di Storia della Chiesa Moderna alla Pontificia Universita' del Laterano in TRESORS DU VATICAN/La Papaute' a Paris - Centre Culturel du Pantheon, Paris 1990.
 (Documento inviatomi da:  G. d'Ottaviano Chiaramonti)


CONSALVI alla caduta di Napoleone, ritornò poi ad essere il protagonista al congresso di Vienna con la ricostituzione integrale dello Stato della Chiesa. Riottenuta la carica di segretario di stato, diede ai domini pontifici una  struttura politico-amministrativa moderna accentrata e uniforme, ma sempre tenendo conto dei mutamenti introdotti da Napoleone, conservando perfino molte sue leggi (come il codice di commercio). Struttura che rappresentò un grande progresso rispetto a quella prima esistente nei domini papali.
Uomo nuovo, risoluto, capace, moderno, ma proprio per questo fu sempre combattuto dai cardinali più conservatori.
Appena morì PIO VII, il 20 agosto 1823 riuscirono a farlo allontanare e a non "nuocere" più. L'anno dopo morì. La Chiesa ritornò in mano ai conservatori, all'ostinazione dei tradizionalisti, con le conseguenze di creare enormi fratture in un mondo che stava mutando profondamente;  nonostante il Santo Uffizio nello stesso anno aboliva le condanne delle teorie copernicane, il mondo della chiesa restava teocraticamente "geocentrico".
Per un lungo periodo fuori dalla storia e dal mondo in evoluzione e più modernista.

Famose le condanne ufficiali al modernismo di PIO X con la sua enciclica  Pascendi dominici, del 1910 quando fu imposto il giuramento antimodernista a tutti i sacerdoti (lo vederemo più avanti questo periodo).

 

Bibliografia:
ADOLPH THIERS - Storia della Rivoluzione Francese - 10 Volumi
Storiologia ha realizzato un CD con l'intera opera - vedi la presentazione qui )
R.CIAMPINI, Napoleone, Utet, 1941
EMIL LUDWIG Napoleone, Mondadori, 1929
NAPOLEONE, Memoriale di Sant'Elena (prima edizione (originale) italiana 1844)
Storiologia ha realizzato un CD con l'intero MEMORIALE - vedi presentazione qui )
E un grazie al sig. Kolimo dalla Francia - http://www.alateus.it/rfind.html

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