RIVOLUZIONE FRANCESE

1804 - GLI EVENTI  di quest'anno
(i link inseriti sono per ulteriore approfondimento)

NAPOLEONE
L'INCORONAZIONE IMPERIALE


NAPOLEONE a inizio anno, scopre un complotto di generali (aiutati dagli inglesi) che vogliono deporlo. Per stroncare altre congiure - ed é un'occasione per rafforzare la sua dittatura - fa rapire e giustiziare il principe borbonico duca di ENGHIEN, che si era rifugiato nel Baden. Un monito a quei monarchici che hanno alcune intenzioni di contrastare il suo potere.

21 MARZO - NAPOLEONE in Francia promulga il nuovo Codice Civile. Soppressione dei privilegi nobiliari, uguaglianza del cittadino davanti alla legge, tutela della libertà personale e del diritto di proprietà. Fra le altre cose è introdotto il matrimonio civile e il divorzio.
Sul rapporto con il clero il ....
18 MAGGIO nella costituzione dell'anno XIII , viene istituita l'ereditarietà di Primo Console. A nominare i successori sarà Napoleone stesso (come i precedenti sovrani che ha combattuto e sta ancora combattendo. Ma lui più che guardare la sovranità monarchica, guarda già alla sovranità degli antichi imperatori di Roma; Cesare, Traiano, Diocleziano.
Ricordiamo che Napoleone fin dal 1802 aveva ricevuto la nomina a Console a vita.
"…Quale cammino in quindici anni ! La Francia torna alla monarchia ereditaria ?!" Si chiesero gli avversari maliziosi.
Ma maliziosi oltre che superficiali e appassionati osservatori si dimostravano anche coloro i quali andavano affermando a destra e a manca, che "si era inutilmente uccisi Luigi XVI e Maria Antonietta per doversi poi piegarsi davanti ad un piccolo Còrso favorito solo dalla fortuna....".

"In realtà la Rivoluzione non è che ha avuto l'unico scopo di distruggere la monarchia, e un ritorno a questa, non significava per nulla una rinuncia; ma soltanto di spazzar via gli ultimi ruderi del vecchio mondo feudale per lasciar libero il campo all'attività politica ed economica della borghesia divenuta ormai la classe, sotto ogni aspetto, più forte....".
"Napoleone non era Robespierre, ma non era neppure Luigi XVI; non era la rivoluzione che ripudia tutto il passato, ma, non era neppure l'antico regime tramontato per sempre: era invece la tradizione e la rivoluzione, il passato e il presente, la sintesi di tutti gli sforzi dei secoli, e specialmente nella Francia, verso un ideale sempre più alto di gloria e di libertà. " ...Je monte au trone... " , disse più tardi il nuovo Cesare al Presidente del Senato, " ...ou m'ont appelé le voeu unanime du Senat, du peuple et de l'armée, le coeur plein du sentiment des grandes destinées de ce peuple que, du milieu des camps, j'ai le premier salué du nom de Grand ... ".

"…Tuttavia, se sentì vibrare nel suo cuore la storia della Francia -e la ripercorse intera- non fu per fermarsi a Luigi XIV, e a Filippo il Bello, ma per spingersi molto più oltre sino a Carlomagno.
"Un còrso, cioè un italiano, imperatore dei Francesi !!!" Si chiedevano i nuovi nazionalisti.
Napoleone che dell'Italia e alla sua gente spiegò tutte le qualità più caratteristiche, non appartenne mai propriamente alla Francia. Non rappresentò forze ultaimperiali; ma, nato dal cosmopolitismo del secolo XVIII, fu la più gloriosa espressione del genio cesareo della razza latina.
L'imperatore dei francesi poteva essere anche italiano, ma in realtà altro non era se non il successore di Carlo Magno, l'imperatore d'Occidente …"(Lemmi).

Come Carlomagno, Napoleone ambiva ricevere la corona imperiale dal Pontefice. Non a Roma, ma a Parigi. Il suo desiderio era stato comunicato al cardinale CAPRARA, nunzio pontificio, e questi si affrettò a scrivere al Papa, esortandolo ad accettare e a mettersi subito in cammino alla volta della Francia.


AGOSTO - Ci fu prima la grande cerimonia della consegna della Legion d'Onore agli Invalidi, poi Napoleone la ripeté a Boulogne alla presenza di 80.000 uomini, una manifestazione di giubilo che lo inorgoglì; infine si prese una bella vacanza lui e l'imperatrice Giuseppina. Visitò Bruxelles, Colonia, Coblenza, dove principi seguiti dalla popolazione lo accolsero come un vero trionfatore.
A....

OTTOBRE ....Napoleone rientrò a Parigi. Sottopose alla volontà del popolo la sua elevazione al trono. Il risultato seppur clamoroso di 3.572.329 a favore contro 2569 contro, a Napoleone non parve sufficiente.
Non poteva essere soddisfatto  che il suo trono avesse come unica base il suffragio universale; questa forma di elezione e di consacrazione era ben democratica e repubblicana, ma gli sembrava mediocre e comune: non colpiva l'immaginazione, nè quella popolare nè la sua, sempre portata alla magnificenza e al grandioso, al fasto e alla solennità delle cerimonie. Da fanciullo ha assistito a quelle del culto cattolico, tutte piene di significati riposti, suscettibili di molte interpretazioni, fatte apposta per affascinare l'immaginazione dei fedeli, per destare in essa risonanze ancestrali e lasciarvi ricordi indelebili. 
Napoleone, secondo questo spirito, seguendo la tradizione, secondo la storia degli ultimi 1000 anni, per salire sul trono  chiese così al Papa la consacrazione della Chiesa. Della Chiesa, non del Papa, che lui seguita a considerare un semplice capo di Stato, e come tanti altri Stati suo nemico.

Pio VII si era scagliato pesantemente contro Napoleone per l'esecuzione del duca d'Enghien, ed infatti esitò a lungo, per tutto il mese di....
OTTOBRE ..... ma alla fine accettò suscitando scandalo fra i monarchici per il clamoroso voltafaccia.
PIO VII accolse sì l'invito con gioia ma perché sperava grandi vantaggi per la Chiesa; ma non partì subito come il Caprara sollecitava. Sia lui che il Sacro Collegio avrebbero desiderato innanzi tutto risolvere la questione del giuramento che il nuovo imperatore avrebbe dovuto pronunciare nella cerimonia dell'incoronazione. Secondo la formula stabilita dal senatoconsulto, Napoleone avrebbe dovuto giurare di "..rispettare e far rispettare le leggi del Concordato e la libertà dei culti …". Ora a Roma si pretendeva che l'imperatore assicurasse trattarsi non degli "Atti organici" (promulgati l'8 aprile del 1802 e non riconosciuti dal Pontefice) ma del solo Concordato, non di tolleranza religiosa ma soltanto civile dei culti, e nel medesimo tempo promettesse di comporre, in modo soddisfacente per la S. Sede, gli affari religiosi tuttora pendenti.

Lunghe furono le trattative; spiegazioni rassicuranti diedero il cardinal Caprara, il Talleyrand e il cardinal Fesch, ambasciatore francese a Roma; finalmente, giunta la richiesta ufficiale di Napoleone portata dal generale CAFFARELLI, il ....
2 NOVEMBRE il Papa si mise in viaggio.

Questo fu fatto con molta fretta: il 7 PIO VII era a Firenze, il 12 a Torino, il 19 a Lione; il 25 giunse a Fontainebleau. A S. Erasmo, sulla strada fra Nemours nella foresta di Fontainebleau ( (immortalato dal dipinto di Marne e Dunoy), l'imperatore era venuto ad incontrarlo con una comitiva di cacciatori, gli aveva dato e ne aveva ricevuto l'abbraccio e con lui aveva proseguito il viaggio che terminava tre giorni dopo con l'arrivo a Parigi, dove l'ospitarono nei palazzi delle Touleries.


La cerimonia dell'incoronazione doveva svolgersi a Notre Dame, ed ebbe preparativi molto laboriosi e anche costosi. L'ordine di Napoleone era quello di creare il "più grande spettacolo della storia". Ci voleva anche un regista, e per questo fu scelto il pittore Isabey, che con una folla di specialisti, provò e riprovò numerose volte la scena dell'incoronazione nella galleria Diana, alle Touleries, usando perfino dei pupazzi  che rappresentavano i personaggi invitati al grande giorno.

Tutto era stato fissato per il .....
2 DICEMBRE ....ma .....
il 29 NOVEMBRE, , due giorni dopo il suo arrivo, nei giardini alle Touleries, era avvenuto un fatto singolare (ma non più di tanto, per le ragioni spiegate nel 1801 - finiti i baccanali vuoti di spiritualità, ai francesi era gli era ritornata proprio questa. Alle Touleries c'era ora  il Papa?  Che dava la benedizione? E allora tutti a chiedere la benedizione del Papa. Una folla enorme s'accalcò per riceverla. Preoccupando non poco Napoleone. Quel ritorno di fiamma spirituale, poteva significare anche un ritorno sul piano temporale. Ed anche il papa del resto ci stava pensando.
Il concordato lo riconosceva papa, ma per la Francia rivoluzionaria e soprattutto per Napoleone stesso, lui non era altro che il Cappellano di Parigi. Questo incarico avevano offerto ancora a papa Pio VI nel 1799. Anche perchè molti preti a Parigi senza ascoltare gli anatemi del papa avevano buttato la tonaca alle ortiche.
Napoleone  poneva una netta distinzione tra gli aspetti temporali e spirituali dell'autorità della chiesa, alla fine aveva accettata la seconda solo per un riassetto politico, ma non il primo. 
Ma abile com'era nel comprendere l'animo umano, sapeva anche che chi domina la seconda, piano piano domina anche il primo. Il passato lo conosceva.
E lo ribadirà più chiaramente l'anno dopo quando scese in Italia a cingere la corona di ferro "Non toccherò l'indipendenza della Santa Sede; ma le condizioni devono essere che Vostra Santità avrà per me nel temporale gli stessi riguardi che io ho per Lei nello spirituale"

Con il Concordato che abbiamo letto nel 1801,  con il riavvicinamento al Papa, Napoleone voleva associare le coscienze alla sua grande opera di pacificazione nazionale; farsi così aiutare dal clero nella sua ricostruzione della vita spirituale del popolo francese e tranquillizzare quelli conquistati; intenzione sua era quella di mettere il vescovo accanto al prefetto (così era stato fatto all'epoca di Costantino, ma poi...s'invertirono i ruoli) e in tal modo esserne aiutato, ma insieme sorvergliarlo, tenerlo alle sue dipendenze; completare con la conquista delle anime la sottomissione del paese e dei paesi.

A non voler far tornare questa "dominazione", Napoleone aveva preso in considerazione quel primo errore fatto da Carlo Magno, poi seguito da tutti gli altri. Quindi aveva deciso che non lui doveva recarsi a Roma, ma il Papa a Parigi.
Possiamo considerarlo un atto di presunzione, ma su quello politico mica sbagliava!
Certo non si aspettava quel grande ritorno di fiamma ai giardini delle Touleries.

Ma il vento stava navigando tutto a favore di Pio VII. Il.....
1° NOVEMBRE .... la notte prima dell'incoronazione, Giuseppina anche lei presa da scrupoli e da rimorsi di coscienza di commettere un sacrilegio, andò - come tanti francesi che si erano accalcato alle Touleriesi - a far visita al papa, rivelandogli che con Napoleone lei era solo sposata civilmente; mica (che scrupolo!!) poteva avvenire la consacrazione della Chiesa con loro due considerati concubini. Sarebbe stata subito invalidata.
Pio VII non si perse d'animo; quel matrimonio religioso doveva farlo !! , e con il vento in poppa, e nemmeno si sognò di annullare l'incoronazione. Come riuscì Giuseppina a convincere Napoleone non lo sapremo mai. Sappiamo solo (le riviste inglesi dell'epoca ci sguazzarono nel farne la caricatura) che proprio all'alba del 2 dicembre, i due furono convocati in gran segreto e fu celebrato il matrimonio davanti a Dio.
Poi Pio VII andò ad attenderli a Notre Dame, dov'era tutto pronto per le ore 9 del mattino.

Fu presentato al Papa il testo del cerimoniale romano con le modifiche fatte da Napoleone. Le principali riguardavano la presentazione del sovrano al Pontefice, che avrebbero dovuto fare i vescovi e che invece fu soppressa e sostituita con il canto del "Veni Creator Spiritus", la formula della benedizione pontificale in cui le parole "Imperatorem eligimus" furono cambiate con le altre "Imperatorem consacratori sumus", e infine l'incoronazione.

Tutto era pronto, ma alle 9 del mattino Napoleone non arrivava.
Solo dopo tre ore di ritardo con una folle immensa in attesa a mezzogiorno Napoleone comparve. La cerimonia in una coreografia straordinaria durò molte ore, e tutto andò molto liscio, fino a un attimo prima dell'incoronazione. 
Qui accadde, quel gesto per molti inaspettato, ma molto calcolato da Napoleone (forse in quelle tre ore di travaglio).

All'atto dell'incoronazione, quando il papa avrebbe dovuto posargli il diadema sul capo, invece di inchinarsi prese delicatamente con le sue mani ferme  la corona e se la pose sulla testa; ripetendo poi lo stesso gesto nel metterla sul capo dell'Imperatrice.
Qualcuno, subito, poi dopo, e ancora oggi leggiamo, che quella cerimonia e quell'atto ebbe in se qualcosa di triste, di stonato, che il papa fu una inutile comparsa. Sembrò un gesto orgoglioso, quasi come a voler dire che non vuol dipendere da nessuno, neanche dal papa; mentre altri affrontando l'argomento dal lato psicologico, analizzando meglio in carattere di Napoleone sostengono che voleva affermare la propria solitudine disperata e aggressiva.
Un orgoglio solitario, ma che rese impacciati e ridicoli tutti i presenti nei loro costumi di gala: i giacobini miscredenti, i regicidi senza rimorsi, gli scettici, i libertini, e tanti uomini come Fouchè, Talleyrand, ecc. ecc.
Pochi giorni dopo al Senato, poi ancora in cattedrale il giorno appresso e infine agli stessi soldati, farà rilevare e giustificherà quel gesto, perchè "... altrimenti rischiavo di perdermi in mezzo ai canti sacri e ai gesti liturgici; io salgo al trono con il cuore pieno di sentimenti dei grandi destini di questo popolo che io ho salutato per primo, dai campi di battaglia, con il nome di grande...".

Quello che ha in mente Napoleone è di costruire un impero nuovo di tendenze e idee, dandogli la forma di uno stampo antico; più che guardare a Carlo Magno.... (esempio che si proponeva, durante il Consolato, perché la sua attività era limitatamente francese, e non ancora diventata europea)  .... dopo Marengo, guarda a Cesare, a Traiano, a Diocleziano ("uomini che dovevano tutto a se stessi; un potere che non hanno ereditato ma nel prenderlo hanno saputo esercitarlo"). Napoleone ha piena coscienza di riprendere l'opera degli imperatori romani.  "Impero" è inoltre una parola che gli piace ("Se devo fare un Re schiavo preferisco allora appartenere al popolo"). 

Napoleone sente di appartenere a questa famiglia; la loro causa è la sua, chi non capisce l'impero romano, non capisce il suo, (per 1500 anni si è cercato in tutti i modi di non farlo capire), che chi condanna i Cesari condanna se stesso. Ecco perchè odia Tacito; il denigratore, il calunniatori dei Cesari "un senatore scontento che si vendica con la penna in mano; alle azioni più semplici trova motivi colpevoli. Fa di tutti gli imperatori uomini profondamente perversi, solo per farsi ammirare il suo genio di scrittore. Lui che parla per primo di delazioni è il primo dei delatori".

Da notare la metamorfosi; prima Napoleone era un grande ammiratore dello storico; ma prima non era "Napoleone"!. Ora difende se stesso. Ora concepisce l'Impero come strumento di civiltà, si identifica  con esso. Appena si è seduto sul trono che ha innalzato con le proprie mani, si è sentito perfettamente a suo agio; nessun segno di incertezza o di imbarazzo; si sente Imperatore nato. E, naturalmente, ama il potere che egli ha edificato con le proprie mani a se stesso. 
Ha l'impressione di essere un Cesare predestinato, un Cesare dalla nascita.  Del resto sua è la frase: "Cesare si nasce, non si diventa".
E anche la storia mica lo ricorda come "Re Napoleone", ma lo ricorda e lo ricorderà sempre come "L'Imperatore".
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Subito dopo l'incoronazione, seguito da tante feste, fino al 16 dicembre, quando ci fu il grande pranzo seguito da fuochi d'artificio, Napoleone non perdeva d'occhio la situazione militare.  L'ombra dell'Inghilterra pesava sulla Francia; e lui inizia i preparativi per il grande sogno:  invadere l'Inghilterra. Nel discorso a Campo di Boulogne, l'Imperatore aveva arringato i suoi generali: "Se dominiamo per sei ore la Manica siamo i padroni del mondo!"
Del resto sapeva che dai britannici sarebbero giunti i pericoli più gravi per sè e per la Francia. E l'unico modo per piegare l'irriducibile nemico  era quello di porre il piede sul suolo inglese.
Anticiparne le mosse. Ma nonostante questi progetti, l'invasione rimase un sogno.
Vedremo all'inizio del prossimo anno perchè.


ALTRI FATTI NEL CORSO DELL'ANNO

*** JACQUARD, francese, inventa e brevetta il TELAIO AUTOMATICO A SCHEDE PERFORATE. In otto anni sono fabbricati e venduti 11 mila telai. Enorme l'impulso che riceve la fabbricazione delle stoffe. Si levano alte le proteste degli operai minacciati dalla disoccupazione.

JACQUARD non immagina certo che BABBAGE e HOLLERITH, con le sue schede e con questo sistema faranno i primi calcolatori per l'immissione dei dati fino all'avvento dei calcolatori elettronici a nastri magnetici nel 1946, dei dischi nel 1980 e dei dischi ottici nel 1982.

*** RICHARD TREVITHICK utilizzando il motore di Watt, progetta e collauda la prima locomotiva mossa da una macchina a vapore su rotaie. Utilizzando binari in ghisa (un'idea già  applicata - inventata da un anonimo operaio - nelle miniere, per il trasporto dei vagoncini di minerale nelle gallerie) Trevithick fa compiere il primo viaggio della storia a una locomotiva per 15 chilometri alla media di 8 chilometri ora, trasportando 10 tonnellate di ferro e 70 persone.
In questo febbraio 1804 nasce dunque LA FERROVIA!

*** FRIEDRICH SERTUENER battezza col nome del dio greco Morfeo, la sostanza che ha isolata dall'oppio. E' l'acido meconico, che chiama MORFINA. Presentato come un farmaco antidolorifico ma anche ipnotico.

Bibliografia:
ADOLPH THIERS - Storia della Rivoluzione Francese - 10 Volumi
Storiologia ha realizzato un CD con l'intera opera - vedi la presentazione qui )
R.CIAMPINI, Napoleone, Utet, 1941
EMIL LUDWIG Napoleone, Mondadori, 1929
NAPOLEONE, Memoriale di Sant'Elena (prima edizione (originale) italiana 1844)
Storiologia ha realizzato un CD con l'intero MEMORIALE - vedi presentazione qui )
E un grazie al sig. Kolimo dalla Francia - http://www.alateus.it/rfind.html

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