RIVOLUZIONE FRANCESE

ANNO 1810
MARIA LUISA D'AUSTRIA
" LA SPOSA DEL NEMICO "

LA GIOVINEZZA A VIENNA
IMPERATRICE A PARIGI
DUCHESSA A PARMA

di SERGIO ROSSI

 

Maria Luisa è nata a Vienna il 12 dicembre 1791 dall'Arciduca Francesco d'Austria, alle sue seconde nozze, e da Maria Teresa di Borbone-Napoli.

Bisognosa d'affetto e di sostegno, così com'era fin da bambina, Maria Luisa anche da ragazza cercava l'appoggio della madre, la quale aveva sempre altre cose fatue a cui pensare come feste e balli, e quindi non era disposta a prendersi cura della figlia. Il senso di sicurezza di cui abbisognava, lo trovò invece dal padre che la teneva con se', giocava con lei e le dava fiducia, anche se i suoi impegni politici erano notevolmente aumentati. Era infatti diventato Imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Francesco II (1792) e Imperatore d'Austria col nome di Francesco I (1804).

Maria Luisa fu piuttosto affezionata ai suoi fratelli, ma ebbe una vera predilezione sia per sua sorella Leopoldina, che per suo fratello Francesco Carlo, nato nel 1802. Divenuta grandicella, Maria Luisa doveva ricevere un'educazione confacente al suo rango. Il primo dovere di un figlio è l'ubbidienza verso i genitori: ciò anche se gli ordini furono rigidi, anzi duri, quelli della madre, e bonari quelli del padre, per il quale tuttavia ella provava un senso di affettiva sottomissione.

Ricevette un'educazione profondamente religiosa che imponeva, fra l'altro, l'ubbidienza prima verso i genitori e successivamente verso il futuro marito.
Questi insegnamenti le daranno un'impronta fondamentale nel comportamento di tutta la sua vita.

Maria Luisa (Luisl, per il padre) era una bambina molto graziosa: capelli biondi, occhi violetti, viso roseo, ma con il labbro inferiore turgido, tratto distintivo di molti Asburgo. Imparò l'italiano ed il francese, che parlava quasi meglio della sua lingua madre. Le si diede un insegnamento generale, in modo che potesse cavarsela in ogni conversazione. Le furono impartite lezioni di geografia e di storia della Casa d'Asburgo. Poichè amava i fiori, fu incoraggiata nella pratica del giardinaggio, e siccome era ghiotta, le fu insegnata l'arte culinaria. Sapeva cucire, ricamare, le piaceva la musica e suonava il pianoforte. Dalla madre aveva ereditato il dono di una bella voce ed il talento di ballerina. Insomma aveva un'educazione da "Arciduchessa", qual'essa in effetti era, che sapeva come comportarsi e come muoversi a Corte.

Quando Maria Luisa aveva cinque anni, nel 1797, Napoleone, allora generale della Rivoluzione, dopo aver sgominato gli Austriaci nell'Italia settentrionale, cominciò a puntare su Vienna. Ma prima che questo accadesse, si cominciò a trattare la pace che fu sottoscritta a Campoformio.

Nel 1798 l'Austria, unitamente a Inghilterra, Russia e Regno di Napoli, si illuse di rovesciare la Rivoluzione, sperando nel fatto che Napoleone si era "imbarcato" nella spedizione d'Egitto. Ma egli ritornò più forte di prima, divenendo Primo Console della Repubblica Francese nel 1799 e sconfiggendo nel 1800 gli austriaci a Marengo. Francesco II fu costretto a firmare la pace di Luneville, che sanciva significative perdite territoriali per l'Austria.

Questi mutamenti portarono anche a dei rivolgimenti famigliari nel parentado asburgico: Ferdinando III, zio prediletto di Maria Luisa, fu cacciato dalla Toscana; i nonni Maria Carolina e Ferdinando IV di Borbone dovettero rifugiarsi dalla Campania in Sicilia (1806). Nel 1804 Napoleone era divenuto Imperatore dei Francesi, autoincoronandosi nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi.
A Vienna invece fu considerato usurpatore e blasfemo, perchè si era attribuito un potere monarchico che solo Dio poteva dargli. Napoleone fece capire, e assai chiaramente, che l'Impero era una conquista personale.

Per Maria Luisa, religiosa com'era, il paragone fra i due Imperatori non si poneva neppure: Napoleone era "La Rivoluzione", era l'Anticristo che voleva distruggere qualsiasi tipo di monarchia; suo padre invece, oltre che il padre amatissimo, era anche il massimo Sovrano europeo, l'ordine naturale delle cose, contro il quale il diavolo avrebbe perso ogni sua forza.

Invece, nel 1805, gli austriaci furono ancora sconfitti a Ulma, nel mese di ottobre 1805 e Napoleone, con una mossa-lampo, occupò Vienna un mese dopo. Gli Asburgo riuscirono a fuggire precipitosamente.

Per la prima volta Maria Luisa conobbe la sventura della fuga e si sentì solo un pò più sicura nel castello di Buda. Ma Napoleone incalzava, ed entrò in Moravia. Maria Luisa fu fatta fuggire a Kosice in Ungheria, e poi ancora fuggì fino a Cracovia nella Polonia austriaca. Ella sperava sempre nella misericordia divina, ma Napoleone avanzava, ed il 2 dicembre 1805 vinse ad Austerlitz, in Moravia, la cosiddetta "battaglia dei tre Imperatori" contro Francesco ed Alessandro I di Russia.
La pace di Presburgo costò veramente molto all'Austria ed in particolare all'Impero: infatti il 6 agosto 1806 Francesco dovette deporre la corona dell'Impero Romano-Germanico, ma mantenne quella di Imperatore d'Austria col nome di Francesco I.

A Parigi, Napoleone fece erigere un arco di trionfo all'entrata delle Tuileries, facendovi scolpire le gesta della vittoria di Austerlitz.

Maria Luisa, ormai quindicenne, era divenuta una signorina romantica, che faceva lunghe passeggiate per il castello di Schönbrunn e che amava in particolare i fiori. Per il padre la sua Luisl era bellissima, anche se i bei capelli non riuscivano ad occultare i lineamenti piuttosto irregolari. Anche la sua costituzione era piuttosto fragile, arrossiva facilmente in viso, era pronta al riso, ma facile al pianto.
Alla morte di sua madre, Maria Luisa accettò come matrigna e amica la terza consorte dell'Imperatore d'Austria, Maria Ludovica d'Austria-Este, che aveva solo quattro anni più di lei. Le due ragazze mostravano gli stessi interessi e gli stessi desideri; Maria Luisa si lasciò perciò guidare come già faceva col padre, anche da lei.
La nuova consorte dell'Imperatore non si comportò come una vera matrigna, ma veramente come un'amica. Fu così che a Maria Luisa furono impartite, su suo suggerimento, le maniere di Corte specifiche per un'Arciduchessa. Maria Luisa migliorò molto i suoi modi di fare, ma non al punto che avrebbe voluto e sperato la sua matrigna. Quest'ultima si era ormai ammalata e sempre più avrebbe voluto vedere in vita il rovesciamento di Napoleone, che l'aveva cacciata dall'Italia, lei principessa. Così anche Maria Luisa, emulandola, incominciò a fare sfuriate piene di rancore verso Napoleone Bonaparte.

Nel febbraio 1809 sembrò ci si potesse prendere la rivincita di Austerlitz; oltre che dai suoi stessi sudditi, Francesco I cercò alleanze con la Prussia e la Russia, allarmato anche dalla deposizione dei Borboni di Spagna e dalla divisione dell'influenza in Europa tra Napoleone e lo Zar (incontro di Tilsit). La paura era che, dopo la deposizione di tali teste coronate, potesse venire la volta degli Asburgo.
Ma le schiere di Napoleone travolsero gli austriaci, penetrarono in Baviera e si diressero verso Vienna, proclamando la fine della dinastia. Il 4 maggio la Famiglia Imperiale fuggì dalla capitale, invasa dai francesi il 12 maggio.

Maria Luisa fuggita per la seconda volta, trovò rifugiò dapprima a Buda, e successivamente, a Eger, più ad est, anche se le truppe napoleoniche subirono per la prima volta una piccola sconfitta ad Aspern.
La rivincita fu determinante: il 5 luglio 1809 si svolse la battaglia sul Marchfeld presso Wagram che, dopo due giorni di lotta, si risolse a favore del Bonaparte con i vinti, fuggiti in Moravia, che non volevano più sentir parlare di combattere contro il Francese.
(la battaglia fu una delle più sanguinose delle guerre napoleoniche, coinvolse oltre 300.000 soldati delle due parti)

Ad Eger regnava il terrore: Maria Ludovica se la prendeva con il destino; Maria Luisa sperava che il padre potesse ancora raddrizzare le cose. Invece la Pace di Schönbrunn fu durissima al punto che l'Impero Asburgico venne ridotto ad Impero di media grandezza.

Maria Luisa cercò di dimenticare questi fatti con occupazioni personali: si mise a leggere, a scrivere, a suonare e a ricamare. A diciotto anni si cercò di avvicinarle l'Arciduca Francesco d'Austria-Este, quale futuro sposo, ma a lei non piacque, quando si accorse che era un uomo violento.

Nel frattempo, Napoleone aveva evitato un attentato nel suo quartiere generale di Vienna. Questo fatto lo fece pensare a che cosa sarebbe accaduto se lui fosse morto improvvisamente.
Egli non aveva un erede diretto che potesse continuare la dinastia e mantenere in vita l'Impero: Giuseppina vedova del Visconte de Beauharnais, in tredici anni di matrimonio, non gli aveva dato alcun figlio e non poteva più averne.
Nel 1809 decise perciò di divorziare. Voleva risposarsi con qualche figlia di Imperatore, perchè, pur essendosi messo a fianco delle case regnanti, egli era pur sempre un "parvenu", un usurpatore.

Egli sentiva che la cerchia eletta dei regnanti europei non lo accettava, e questo gli procurava un notevole senso di rabbia e di fastidio. Napoleone pensò perciò di unirsi ad una donna appartenente ad una dinastia regnante, di fondare con lei una propria dinastia e di vedersi così finalmente accettato fra le teste coronate per privilegio di sangue.

In quale casa regnante doveva sceglierla? La cosa migliore sarebbe stata con i Romanov, con i quali in quel momento erano in stato di buona amicizia. Lo sposalizio tra queste due case regnanti avrebbe creato due grandi potenze ed avrebbe allontanato l'incubo che Napoleone volesse distruggere una dinastia dopo l'altra.
Ma lo Zar Alessandro I non si fidava di lui. Inoltre, delle sue due figlie, una era già promessa, l'altra, quattordicenne, era ancora troppo giovane per Napoleone. L'Imperatore si rivolse allora ad un'altra Casa Imperiale regnante: quella degli Asburgo, che "nulla potevano negare al vincitore se volevano ottenere una necessaria sicurezza", almeno secondo quanto asserito dal Ministro degli Esteri austriaco, il Conte Metternich. La scelta cadde così sulla diciottenne Maria Luisa, che sarebbe senz'altro piaciuta a Parigi, se non altro che per la sua bontà, mitezza e semplicità.

Cinque giorni dopo il divorzio da Giuseppina (20 dicembre 1809), vi fu il primo approccio per vedere la possibilità di un matrimonio regale. Ma Napoleone divenne sempre più insistente, inviando a Vienna il 6 febbraio 1810 come ambasciatore Eugenio Beauharnais che dichiarò a nome dell'Imperatore che egli era pronto a prendere l'Arciduchessa se il contratto di matrimonio, che egli recava con se', fosse stato sottoscritto immediatamente. Francesco I, guidato dal Metternich, firmò tale contratto il 16 febbraio 1810.

A Maria Luisa non restava che accettare e basta. Tre uomini avevano deciso il suo destino: Napoleone, che voleva sposarla, Metternich che l'aveva offerta, e Francesco I che l'aveva ceduta. Detestò il Metternich per tutta la vita, al contrario del padre al quale non gli portò a lungo rancore perchè capiva che l'amore verso di lei non poteva cancellare i doveri verso lo Stato.

Maria Luisa fu l'ultima a sapere qualcosa delle trattative matrimoniali; educata a rigorosa obbedienza nei confronti del padre, si assoggettò al suo volere. Non pensò neppure per un attimo che egli potesse volere il suo male; sapeva però che la Ragion di Stato doveva prevalere sull'affetto paterno e che lei, seppur con l'animo in subbuglio, non avrebbe potuto che inchinarsi.

Anche Francesco I pensava che sua figlia doveva, per ragioni di Stato, accontentarsi di sposare un arrivista, uscito da una Rivoluzione atea e anticlericale, per quanto costui cercasse di darsi la parvenza di un eletto di Dio e si desse da fare per rappacificarsi col Papa dopo la scomunica.
E anche quando Pio VII non volle dargli la sua benedizione per il futuro matrimonio, in quanto per la Chiesa egli era già sposato, egli trovò un tribunale episcopale francese che sanzionò, malgrado il dissenso del Papa, l'annullamento del precedente matrimonio con Giuseppina. Non rimaneva quindi più nessun ostacolo al matrimonio.

Per Maria Luisa fu la fine di ogni speranza, anche se il padre le disse che in fondo diventava Imperatrice dei Francesi, che andava a vivere a Parigi e che il sacrificio richiesto non era poi così grande.

Incominciarono a procurarle vestiti meravigliosi, gioielli stupendi, preparandola al "grande sacrificio", che anch'ella cominciava ad accettare via via di buon grado. Veniva sommersa di felicitazioni e di complimenti e la cosa le faceva immenso piacere, cominciando a prendere gusto a quel matrimonio combinato, che tanto l'aveva disgustata precedentemente. Ma fra gli aristocratici correva il detto del Principe di Ligne che "Maria Luisa era una bella giovenca gettata in pasto al Minotauro".

Come scritto sul contratto matrimoniale, l'8 marzo 1810, il grande ambasciatore di Napoleone I, il Pricipe di Wagram e di Neufchatel, fece il suo ingresso nel salone delle cerimonie della Hofburg facendo la richiesta ufficiale a Francesco I, ritto sotto al baldacchino del trono, della mano di Sua Altezza Imperiale, la serenissima Arciduchessa Maria Luisa a nome di Sua Maestà, l'Imperatore dei Francesi.
Aggiunse che Lei era destinata ad un grande trono e che quest'unione avrebbe portato prosperità e benessere ai due Paesi. La cosa fu accettata da parte di Francesco I, che aggiunse di sperare in tempi di tranquillità duratura per Austria e Francia. Solo a questo punto della cerimonia arrivò Maria Luisa, che si mise accanto al padre e ricevette dall' ambasciatore in dono un ritratto di Napoleone con una cornice tempestata di brillanti. Lei lo accettò di buon grado e fece capire che era pronta ad adempiere volontariamente il compito che le era stato affidato.



Le nozze per procura, celebrate l'11 marzo, furono celebrate dall'Arciduca Carlo, fratello di Francesco I, che le infilò l'anello nuziale al dito, cosa che d'altra parte fece anche lei con suo zio. Furono benedetti altri 11 anelli nuziali di diversa misura, perchè nessuno conosceva lo spessore del dito di Napoleone, così come registra il protocollo della cerimonia. Sarebbero stati portati a Parigi per dare a Napoleone quello di giusta grandezza.

Maria Luisa pianse al momento della partenza, ma - aggiunse - saranno le mie ultime lacrime, tanto sono certa che mi attendono giorni felici. Ma la prima ombra che le portò angustia fu il fatto che l'Imperatore dei Francesi aveva voluto che il suo viaggio da sposa avvenisse con lo stesso protocollo che a suo tempo era stato previsto dai Re di Francia per Maria Antonietta.

Il 13 marzo 1810 Maria Luisa lasciò Vienna diretta verso la Francia. Il 16 di marzo varcò i confini della Confederazione del Reno a Braunau sull'Inn, entrando nei domini di Napoleone. Qui subì la cerimonia "de la remise", con cui la moglie rinunciava alla patria potestà del padre in favore di quella del marito. Ci fu poi il passaggio dal settore austriaco, alla "terra di nessuno", dove vi fu il cambio del seguito di Corte da quello austriaco a quello francese. Di esso non fu particolarmente entusiasta: le francesi, abituate e vestite "à l'ancien régime", così come l'Imperatore aveva desiderato, erano leziose e profumate. "Quale differenza fra le dame di Corte austriache e quelle francesi!" ebbe a scrivere al padre.

Ma ella stessa dovette far proprio il guardaroba francese, vestendo fra l'altro una sfarzosa veste dorata che Napoleone le aveva inviato e che le donava molto. A Brunau, città ex-austriaca, ora bavarese, ed a Monaco scorse i segni di una nuova speranza di pace e di prosperità da parte dei vecchi bavaresi dell'Isar e dei nuovi bavaresi dell'Inn.
A Monaco vide uno striscione su cui era raffigurato il leone di Baviera che posava pacificamente tra l'aquila napoleonica e la doppia aquila austriaca. Rimase perciò molto impressionata dalle manifestazioni di gioia con le quali fu accolta. Ad Augusta partecipò ad una festa offerta in suo onore a Palazzo Schäzler, a Stoccarda trovò ad attenderla il Re del Württemberg che Le dedicò una festa ristretta e poi un invito a teatro.

Il viaggio verso Parigi fu però un vero strapazzo e la sposa si augurò che finisse presto. Dovette anche sorbirsi i discorsi ufficiali che i dignitari francesi al di là del Reno tennero alla loro Imperatrice, anche se alla lunga ciò incominciò ad annoiarla. Finalmente a Strasburgo, tra il giubilo della gente, raggiunse il palazzo imperiale.

Quasi ad ogni stazione del suo viaggio riceveva lettere di Napoleone. Ma a forza di scriverle e di ascoltare dagli altri le doti di Maria Luisa, gli venne una grande impazienza di conoscere la sua sposa, di sapere che cosa lei provasse per lui, di stringerla fra le sue braccia. Il 27 marzo le andò incontro nel bosco di Compiègne.
Lo scopo principale di Napoleone era quello di avere dei figli: e pensando anche a questo, mosse incontro alla sposa in pieno giorno, con una carrozza priva di stemma, in compagnia di Gioacchino Murat, Re di Napoli. Smontarono a Courcelles sotto un diluvio e, cercato un riparo, attesero la vettura della sposa, che forzatamente si sarebbe fermata per il cambio dei cavalli. Quando la carrozza arrivò, Napoleone piombò dentro l'abitacolo della carrozza ed abbracciò l'Imperatrice con grande ardore.
Maria Luisa si sentì colta alla sprovvista, ricevuta così, fuori da ogni protocollo: la cerimonia era stata prevista a Soisson dove Ella sarebbe dovuta andare incontro all'Imperatore suo consorte ed inginocchiarsi davanti a lui.

Restò imbarazzata per tutto il viaggio e non osò guardare il suo sposo. Ma il viaggio verso il castello di Compiègne continuò sulla base protocollare prevista. Anche a Vienna venne discussa la mancanza di etichetta da parte di Napoleone: ma l'ambasciatore austriaco, con molta diplomazia, riferì a Francesco I che Napoleone, affrettando l'arrivo di lei a Compiègne, aveva voluto evitare che durante la cerimonia l'Imperatrice si dovesse inginocchiare davanti a lui.

Gli sposi si presentarono nel cortile del Castello alle nove e mezzo di sera. Maria Luisa era stanca del viaggio ed ancora scombussolata dall'incontro imprevisto con Napoleone. Non si presentò quindi con la sostenutezza di un'Asburgo, ma fu timida ed impacciata, cosa questa che piacque molto a Napoleone, stanco delle frivolezze delle dame di Corte.

Il protocollo prevedeva che Napoleone trascorresse da solo la notte nell'Hôtel de la Chancellerie. Ma verso l'una comparve nella camera da letto di Maria Luisa e consumò il matrimonio. Lo scandalo fu totale: Napoleone si era comportato da stupratore e non da amante, ma non si volle tenere conto che egli era già sposato a lei sposata per procura, cosa che gli dava dei diritti.
E poi sembra avesse chiesto alla stessa Maria Luisa, se lei giudicasse essere già congiunta a lui: la risposta fu che lei si sentiva pronta a dare tutto ciò che lui desiderasse. E fu così che i due trascorsero la notte insieme.

La mattina dopo Napoleone era raggiante: Maria Luisa era davvero vergine. E Maria Luisa? Colei che fino ad allora aveva sentito dire cose ripugnanti del marito? Scrisse al padre che il dovere di moglie non escludeva il suo affetto di donna. Diceva di ricambiare l'amore dell'Imperatore e che bisognava conoscerlo prima di dare giudizi affrettati su di lui. Espresse la sua convinzione che sarebbe vissuta felice accanto a lui.
Nessuno sa se questi scritti furono redatti con sincerità oppure fossero stati scritti solo per rassicurare il padre, verso il quale sentiva sempre un grande affetto. Voleva sapesse che non lo giudicava male per l'azione da lui compiuta di aver sacrificato la figlia per la ragion di stato.

La notte seguita al suo arrivo a Compiègne, Maria Luisa era diventata veramente la moglie del grande Corso; la sera successiva fece la sua comparsa ufficiale come Consorte dell'Imperatore. A quest'ultimo era sembrato di avere conquistata una vittoria ben paragonabile a quella di Austerlitz, o forse ancora maggiore. Anche perchè quando egli fece il suo solenne ingresso nella Capitale con Maria Luisa, il piccolo arco di trionfo annunciato in place Carrousel per la vittoria di Austerlitz era ancora una semplice impalcatura.

 

IMPERATRICE A PARIGI

Nel Castello di Saint-Cloud, a ovest di Parigi sulla Senna, il 1 di aprile 1810 avvenne il matrimonio civile tra il Bonaparte e Maria Luisa. Fu una cerimonia borghese, con cornice imperiale. Ma su 28 Cardinali invitati, 14 non vollero essere presenti alla cerimonia, adducendo la scusa che non approvavano una cerimonia civile separatamente da quella religiosa. Napoleone si irritò molto per queste assenze, anche perchè giudicava che fosse una mancanza verso sua moglie, donna estremamente devota.

Il giorno successivo nel Palais des Tuileries, ex palazzo reale, ora Palazzo Imperiale, avvenne la cerimonia religiosa con Maria Luisa che dovette reggere il pesantissimo manto dell'incoronazione. Il corteo si diresse verso il Louvre al Salon Carrè, adibito a cappella. L'irritazione da parte dell'Imperatore aumentò ancora perchè i quattordici Cardinali, presenti alla precedente cerimonia, si erano ridotti a undici. La sua ira si dimostrò vietando loro di indossare la porpora, costringendoli a lasciare i loro possedimenti ed a trasferirsi in provincia.
Maria Luisa non venne a sapere che l'assenza dei Cardinali era dovuta al mancato riconoscimento papale del divorzio di Napoleone da Giuseppina. Alla cerimonia seguì un banchetto alle Tuileries. Poi gli sposi si affacciarono al balcone per farsi festeggiare dalla folla. Successivamente Napoleone e Maria Luisa dovettero sottoporsi alla consacrazione del letto matrimoniale: e finalmente rimasero soli.

Pochi giorni dopo Maria Luisa scrisse al padre di trovarsi benissimo a Parigi, di essere felice ed aggiunse che l'Imperatore la amava "sinceramente e teneramente", e che sperava di avere presto un figlio maschio da lui, e che più lo si conosceva e più si imparava ad amarlo e stimarlo. Che assolutamante non era quel diavolo come descritto a Vienna.

Napoleone era molto contento del modo di comportarsi di Maria Luisa, che lo trattava come sì il suo signore, ma anche come un marito nel senso più borghese della parola. Ma era anche molto geloso, sia perchè lei avendo ventidue anni meno di lui faceva propria la sua freschezza, sia perchè vedeva nella moglie qualcosa di completamente suo, di sua proprietà. E lei si interessava della casa e non interferiva nelle cose politiche, che erano considerate cose da uomini.

Maria Luisa era dolce verso di lui, devota e ubbidiente. Napoleone era una persona molto virile e in questo sembrava andassero molto d'accordo, ma da alcune lettere scritte al padre non si capisce bene se Maria Luisa si comportasse così verso di lui per vero amore o pura condiscendenza. Inoltre Maria Luisa incominciò a riporre fiducia nel marito, perchè non aveva ancora perso quel bisogno di avere sempre accanto qualcuno a cui riconoscere la superiorità e alle cui decisioni potesse rimettersi. Insomma era rimasta incantata dal fascino dell'Imperatore; fu conquistata dal suo modo di fare, dal come sapeva compiacerla, dal garbo con cui la trattava. I doveri coniugali diventavano piaceri coniugali che lei non disprezzava affatto, al punto che divennero più propriamente forme di sessualità.

Dopo solo tre mesi dal suo ingresso in Francia, a Maria Luisa fu detto che aspettava un figlio e Napoleone raggiante trovò subito un titolo per il nascituro: Re di Roma. Questo voleva indicare che padre e figlio avrebbero retto un Impero universale: il padre a Parigi, al centro dell'Impero, ed il figlio reggitore della Città Eterna. Se poi fosse nata una femmina (cosa che avrebbe creato una tremenda delusione a lui ed a tutta la Francia), ella avrebbe ricevuto il titolo di "principessa di Venezia"; ma tutti fecero i preparativi per la nascita di un figlio, futuro erede al trono.
Nel 1811 i genitori erano fiduciosi: il padre aspettava che l'aquilotto raffigurato sulla culla, l'Aiglon, continuasse l'alto volo della vecchia aquila; la madre sperava che l'Imperatore, una volta assicuratasi la successione, si accontentasse di quello che aveva ottenuto e mantenesse la pace.

Il 20 marzo 1811, Maria Luisa diede alla luce un figlio maschio ed i cannoni spararono 101 colpi a salve per avvertire il popolo della nascita dell'erede. Il piccolo fu battezzato in pompa magna con il nome di Napoleone Francesco Giuseppe Carlo ( ricordiamoci bene di questo nome !!! VEDI QUI >>>> ) nella Cattedrale di Notre-Dame il 9 giugno 1811. Il popolo seguì la manifestazione più con curiosità che con affetto, perchè, sbalordito dallo sperpero che veniva fatto, pensava all'acuta crisi economica che la Francia pativa in quel momento.

Anche la borghesia incominciava a staccarsi dall'Imperatore perchè lo accusava di aver ridotto i diritti politici, senza soddisfare le aspettative economiche. D'altra parte si stava alienando anche la simpatia dei giacobini essendosi legato ad un'Asburgo. Per i realisti, il figlio appena nato, fu considerato un bastardo, perchè figlio della figlia di un Sovrano e di un Capo di Stato illegittimo.

Napoleone, all'apice della sua potenza, era felice: vedeva una continuità del suo Impero, oltre alla sua invidiabile unione matrimoniale. Gli altri Stati sperarono che, dandogli un figlio, Maria Luisa avesse saziato le ambizioni dell'Imperatore e avesse così contribuito a mettere le basi per una pace duratura.

A causa delle non poche difficoltà avute da Maria Luisa durante il parto, Napoleone, che avrebbe voluto assicurarsi una discendenza numerosa, dovette invece diradare la sua presenza notturna nella camera da letto dell'Imperatrice. Così la felicità di Maria Luisa veniva offuscata: ciò era dovuto anche dal fatto che il figlio le veniva via via allontanato per inculcargli, fin da bambino, con istitutori prescelti, le qualità marziali del padre, invece che l'amorevole mansuetudine della madre.

Napoleone, oltre che aver cercato di creare una propria dinastia aveva contribuito sicuramente a creare uno "Stile Impero", privo di fronzoli, ma, innalzando a nobiltà coloro che più lo avevano seguito ed aiutato nelle battaglie, aveva contribuito a rendere assai militaresca tutta la Corte: essa mancava quindi di quel non so che di distintivo dei veri nobili.
Con l'avvento di Maria Luigia pensò di aver risolto questo problema, ma per la stessa Imperatrice anche Napoleone le sembrava essere un parvenu, malgrado egli si sforzasse di imitare il portamento dei Borboni. Tanto più Maria Luisa lo osservava, tanto più si rendeva conto della distanza che correva tra l'Imperatore e Francesco I. Questo non lo fece capire; non dissimulò invece la propria crescente avversione per l'ambiente di Corte, di cui detestava sempre più il bizantinismo. Teneva perciò la distanza dai nuovi nobili che avevano maniere cortigiane, emulatrici di quelle spagnole od austriache. Ma Napoleone aveva chiamato a Corte anche membri della vecchia nobiltà, anche se non di altissimo rango (perchè quelli erano finiti in gran parte sul patibolo), ma intuiva che costoro si erano messi al servizio del nuovo regime, non tanto per cambiarlo, quanto per ragioni carrieristiche.

Maria Luisa era dunque circondata da un miscuglio di vecchia e nuova nobiltà, ma si accorse ben presto che era quest'ultima a determinare il tono della Corte.

L'Imperatrice si fece finalmente un'amica nella duchessa di Montebello, che era stata innalzata come prima dama di Corte di Maria Luisa: fu un affetto saldato dal solito fatto che l'Asburgo aveva come sempre bisogno di appoggiarsi a qualcuno, e costei era sempre a sua disposizione sapendosi rendere indispensabile. Più tardi alla Duchessa fu rinfacciato di essersi servita della propria posizione per rovinare il rapporto tra l'Imperatrice e l'Imperatore, seminando zizzania e sospetti. Ma questo non impediva che Maria Luisa l'amasse moltissimo, anche perchè vedeva in lei una grande differenza con le Bonaparte, che scendevano sempre più nella sua considerazione. La cosa era del resto reciproca.

Maria Luisa era gelosa di una sola persona: di Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone. E lo stesso Napoleone faceva paragoni fra le due donne: la prima, Giuseppina, era tutta grazia ed arte, era scialacquatrice e spesso non diceva la verità; l'altra, Maria Luisa, era tutta innocenza, era parsimoniosa ed incapace di simulare.
Maria Luisa non aveva certamente il fascino e la civetteria di Giuseppina. Per questo a Corte, Maria Luisa non fu particolarmente amata, anche perchè faceva vita piuttosto ritirata nella cerchia dei suoi intimi amici. La gente giudicò sprovvedutezza la sua inesperienza, arroganza la timidezza che lei cercava di dissimulare con un portamento impettito, come le era stato insegnato a Vienna. Così la seconda Imperatrice non riuscì ad avere il riconoscimento e l'amore che la Corte ed il popolo avevano tributato a Giuseppina. I nuovi nobili le invidiavano il sangue blu, i vecchi non le perdonavano di aver accettato un usurpatore; per il popolo lei era "l'austrichienne", pronipote di Maria Antonietta quella che era finita sul patibolo.

Ma Maria Luisa, ventenne, isolatasi nella sua Maison de l'Impératrice, trovò qui finalmente l'ordine desiderato, la sicurezza e la pace che le erano necessarie. Ricamò, suonò l'arpa, il clavicembalo ed il pianoforte. Prese lezioni di canto, si migliorò nell'arte del disegno della quale si era già impratichita a Vienna. Si dedicò alla lettura che veniva da lei considerata come fonte di apprendimento e di educazione. Amava scrivere molto, soprattutto al padre, ma anche al marito quando era lontano ed inviava lettere al suo parentado viennese e biglietti ai conoscenti parigini.

A Maria Luisa piacevano molto i dolci, le torte, lo champagne e mangiava molto. Ciò le procurò problemi di linea e di salute. Ma faceva anche lunghe camminate all'Eliseo, veloci cavalcate a Sain-Cloud. Il suo soggiorno a Versailles le portò sentimenti contrastanti: le piaceva molto il parco, ma non amava l'interno, dove troppe cose le riportavano alla memoria la sventurata Maria Antonietta. Le feste di Corte non le piacevano perchè non davano diletto e perchè non amava assolutamente ballare. Un'intera giornata in società l'affaticava molto.

Nel 1811 a Parigi e nelle grandi città francesi e nel 1812 nelle campagne scoppiarono rivolte, scioperi e tumulti provocati dalla fame. Napoleone cercò di pilotare la crisi e di porre riparo alla carestia, contando anche sulle iniziative benefiche dell'Imperatrice, che aveva nel frattempo spinto Napoleone ad avvicinarsi di più alla Chiesa. Gli aveva inculcato il dubbio ed il timore che le cose non andassero più tanto bene, perchè non riusciva, perseguitando la Chiesa, ad avere la benedizione di Dio. Così su richiesta dell'Imperatrice alle Tuileries si svolsero, durante la settimana pasquale, quasi le stesse cerimonie che si svolgevano nello stesso periodo alla Hofburg di Vienna.

Nei suoi rari viaggi si fece delle idee personali su quanto stava avvenendo nell'Impero francese. A Parigi poteva leggere solamente i giornali devoti alla Corte, non le arrivava la stampa straniera; ma passando per Bruxelles e per Amsterdam, si accorse che l'economia, una volta fiorente in quei paesi, era ridotta a mal partito a causa del blocco imposto da suo marito alla vicina Inghilterra. La coppia imperiale fu accolta da quella popolazione con molta freddezza, trattandoli quasi come conquistatori.

L'Imperatrice non era però al corrente dei disegni dell'Imperatore che voleva risolvere con le armi i numerosi ed ormai imprescindibili problemi di politica estera. Egli dichiarava desideri di pace, diceva che quella era anche la ragione per la quale si era legato agli Asburgo. Ma i suoi principali nemici, il Re d'Inghilterra, l'Imperatore d'Austria, e lo stesso Zar di Russia, che lo aveva abbracciato a Tilsit, non gli credevano ed avevano paura che lui mirasse ancora ad eliminare le vecchie monarchie e ad inserirsi così nel consesso dinastico.

Due Imperi, come quello francese e quello russo non potevano coesistere, pensava Napoleone, preparandosi alla guerra contro lo Zar Alessandro I, nella speranza di una rapida vittoria. L'esercito francese era formato da 600.000 uomini (la Grande Armée), il più grande che si fosse mai visto.

Anche Austria e Prussia dovettero, seppur malvolentieri, in qualità di paesi satelliti, dare il loro contributo in uomini e mezzi. Napoleone partì con il suo esercito e Maria Luisa dovette rinunciare al marito per lungo tempo, con la paura che potesse succedergli qualcosa. Lo accompagnò solo fino a Dresda, dove potè rivedere il padre. Sembra che Maria Luisa si sia sentita in obbligo di dar l'impressione ai genitori di essere felice al fianco di Napoleone, e vari e quasi sempre positivi furono i commenti dei suoi parenti, anche se velati da qualche dubbio.

Il mattino del 29 maggio 1812, Napoleone mosse da Dresda per marciare sulla Russia. Prima di partire aveva concesso a Maria Luisa una breve vacanza in Austria. Costei, da Dresda, passò per Praga dove ebbe un'accoglienza estremamente festosa, quale quella di un figliol prodigo che ritorna a casa.

Il 6 luglio vicino a Eger, Maria Luisa si accomiatò dal padre e prese la via del ritorno per Parigi dove arrivò il 18 luglio. Napoleone le scriveva di star bene e dei progressi che faceva in guerra: aveva attraversato il Neman, che, secondo il trattato di Tilsit, avrebbe per sempre dovuto segnare la linea di pace tra l'Impero d'Occidente e quello d'Oriente.

A Maria Luisa non mancava il denaro; le mancava il marito. Aumentavano inoltre le preoccupazioni anche politiche per l'assenza di Napoleone dalla Capitale. Queste preoccupazioni le procuravano spesso febbre e forte malessere.

Ogni avanzamento verso Mosca costava all'Imperatore molti uomini e materiale. I russi si ritiravano, evitando lo scontro in campo aperto; gli tennero però un poco testa solo a breve distanza da Mosca. Il 7 settembre vi fu la battaglia del Borodino dove i russi si ritirarono perdendo 45.000 uomini contro i 30.000 dei francesi. Il 14 settembre Napoleone entrò a Mosca e s'insediò al Cremlino. Ma il giorno dopo, gli stessi russi dettero fuoco alla capitale per non lasciarla in mano al nemico.

Il 19 ottobre 1812 Napoleone incominciò la ritirata, avendo atteso invano a Mosca una proposta di pace dello Zar. Ma era ormai troppo tardi per sfuggire al terribile inverno russo. Durante il ritorno scriveva a Maria Luisa di stare bene e di avvicinarsi sempre più a lei, ma le notizie che arrivavano non erano confortanti. Il ripiegamento non era una mossa tattica, come lui le aveva scritto, bensì l'inizio di una sconfitta, di una catastrofe.
Il potere dell'Imperatore era veramente in pericolo: nel gelido inverno russo, al passaggio della Beresina (26-28 novembre), durante la ritirata che si trasformò in fuga, caddero quasi 400.000 uomini. La Grande Armée si era dissolta. La notte tra il 5 ed il 6 dicembre Napoleone abbandonò le sue truppe e si diresse rapidamente verso Parigi, per salvare il salvabile almeno in patria.

In Europa si pensò subito che fosse giunta l'ora della liberazione dall'imperialismo francese: lo Zar, dopo averlo cacciato dalla Russia si apprestava ora a cacciarlo anche dall'Europa, il Re di Prussia sentiva "aria di primavera" e l'Imperatore d'Austria scriveva alla figlia: "Quale cambiamento politico dall'ultima lettera che ti ho scritto!".

Napoleone aveva spesso spiegato a Maria Luisa la differenza tra suo padre e suo marito. Il primo era libero di tornare nella sua Capitale a godersi l'Impero che aveva ereditato, anche dopo una battaglia persa; lui, che aveva conquistato il trono con le vittorie militari, l'avrebbe perso se non avesse aggiunto vittoria a vittorie.

Il 1813 incominciò per Napoleone con i preparativi di una nuova guerra, stavolta difensiva, contro la Russia, l'Inghilterra, la Prussia. Sperò fino all'ultimo, avendo sposato un'austriaca, che Francesco I gli si alleasse o almeno non aderisse alla coalizione antifrancese: a Maria Luisa toccò il compito di fare da messaggera per l'alleanza. Ella cercò di fare del suo meglio, perchè desiderava la pace temendo per se stessa, per suo marito, per suo figlio e per l'Impero. Non ottenne risultati efficaci: gli austriaci, dopo la campagna di Russia, non erano più disposti a combattere per i francesi.

In Francia, Napoleone riuscì a mettere insieme un esercito di 300.000 uomini. Preoccupato anche per la politica interna, riuscì a far firmare al Papa Pio VII, che lui stesso aveva fatto trasportare a Fontainbleu, un documento in cui veniva ritirata la scomunica (13 gennaio 1813). Per ottenere questo, Napoleone si disse disposto a convalidare i vescovi nominati dal Pontefice ed a rinunciare allo Stato della Chiesa, fino allora annesso alla Francia. Maria Luisa fu felice di questo patto e scrisse subito al padre dicendo che l'Imperatore aveva concluso nel migliore dei modi il conflitto e le pendenze che aveva con la cristianità.

Essendosi però reso conto di aver concesso troppo al Papa, il 24 marzo 1813, Napoleone sconfessò il Concordato, lasciando sfavorevolmente colpita e scossa la moglie devota, che fra l'altro aveva sperato che il Papa avrebbe anche sancito la validità del suo matrimonio e la conseguente legittimità di suo figlio. Alcuni giorni dopo anche il Papa ritirò il proprio assenso al Concordato.

Fu così che, per essere sicuro della sua dinastia venne introdotta la clausola della Reggenza da dare all'Imperatrice in nome del figlio di soli due anni. Il 30 marzo 1813, Maria Luisa venne insediata in qualità di Reggente e prestò giuramento davanti all'Imperatore e al Gran Consiglio. Avrebbe preferito continuare ad adempiere ai suoi doveri coniugali senza doversi accollare obblighi pubblici.

La mattina del 15 aprile 1813, Napoleone mosse alla volta della Germania, iniziando quella nuova campagna militare che lo porterà inesorabilmente alla fine.
Napoleone seguiva ed ordinava, seppur da lontano gli avvenimenti parigini, e Maria Luisa doveva presiedere il Senato, il Consiglio di Stato, il Consiglio dei Ministri ed il Consiglio Privato. A nome dell'Imperatore, Maria Luisa si appellò al popolo francese affinchè resistesse alla coalizione nemica. Ma a Parigi cresceva l'insoddisfazione generale ed anche fra gli stessi ministri non c'era più la concordia di un tempo.
Lei partecipava alle Assemblee, ma non interveniva nei discorsi, nei problemi: avrebbe preferito essere altrove fino a quando non fosse ritornato l'Imperatore. Invece dal fronte, Napoleone le ordinò di ricevere un diplomatico austriaco per far avvertire Francesco I, che se avesse aderito alla coalizione contro di lui, sarebbe entrato immediatamente con il suo esercito a Vienna.
Cosa che lei disse, ma con parole meno dure, incaricando il diplomatico di dire al padre che, in caso di una sua adesione alla Coalizione contro suo marito, lei stessa si sarebbe trovata in una posizione assai difficile.

Secondo Maria Luisa l'unica possibilità di uscire da quei problemi era la pace: ma Napoleone ribattè in una lettera che l'unica possibilità di pace era quella di una vittoria; ed anche suo padre le rispose che la pace dipendeva unicamente da Napoleone stesso. Lei quindi si trovava tra due fuochi, con problemi che la portavano ad essere deperita, con le occhiaie dovute alla febbre, sempre stanca ed esaurita. Ormai anche Napoleone la rimbrottava spesso perchè non era riuscita a convincere il padre ad allearglisi, non ricordando che fra gli Stati vigono leggi che sono ben diverse da quelle coniugali.

Napoleone intanto con 200.000 uomini aveva sconfitto i russi ed i prussiani a Lützen (2 maggio 1813); il 10 maggio entrò a Dresda. Poi il 20 e 21 maggio 1813 li risconfisse a Bautzen, costringendoli a ritirarsi in Slesia. A Dresda ebbe un incontro con  Metternich, sperando di sentire parole favorevoli alla sua causa, quali almeno un aiuto militare di cui tanto il Bonaparte aveva bisogno. Invece l'ambasciatore austriaco gli propose condizioni di pace sottoscritte anche da prussiani e russi. Esse prevedevano che la Francia e la dinastia non sarebbero state toccate, ma in cambio egli avrebbe dovuto restituire tutti i territori conquistati, compreso il ripristino dell'Impero asburgico nelle sue proprietà pre-napoleoniche. Napoleone le respinse subito.

Tutto questo Napoleone riferì a Maria Luisa. Non le disse invece che se lui non avesse accettato, anche l'Austria avrebbe mosso contro di lui. Fu concessa una tregua, poi prorogata fino al 10 agosto 1813. In questo tempo Maria Luisa raggiunse il marito a Magonza, e se ne staccò il 1 agosto quando costui partì per Dresda; furono giorni belli, in compagnia del marito, sia pur increspati da qualche nube. Il 9 agosto Maria Luisa ritornò di nuovo a Saint-Cloud.

L'11 agosto, finita la tregua, l'Austria dichiarò guerra alla Francia. Il 26-27 agosto Napoleone vinse l'esercito boemo a Dresda. Fu l'ultima vittoria di Napoleone. Il 6 settembre venne infatti sventato un suo attacco su Berlino.
La consistenza numerica delle truppe napoleoniche si andava però ormai disfacendo. Napoleone scrisse a Maria Luisa ordinandole di fare un discorso al Senato dicendo che la Francia aveva necessità di altri 160.000 uomini. Maria Luisa fece la sua parte con tono del tutto impersonale, ma comportandosi con dignità e decoro.

Ma a Parigi Maria Luisa, chiamata "l'autrichienne", non era più vista con benevolenza, anzi. Se non era mai stata popolare, ora era decisamente invisa. Ed anche lei era particolarmente inquieta, tanto più che non aveva ricevuto notizie da Napoleone dal 5 al 25 ottobre. Egli non voleva confessare di essere ormai stato battuto tra il 16 ed il 19 ottobre, nei pressi di Lipsia, nella battaglia decisiva contro austriaci, russi e prussiani.
Scontro che prese il nome di "Battaglia delle Nazioni". In esso aveva perso 80.000 uomini, ma era riuscito a sfuggire ad un accerchiamento con 120.000 uomini. Dovette tuttavia evacuare dalla Germania fino al Reno dove arrivò con soli 90.000 uomini. Il 9 novembre 1813 rientrò a Saint-Cloud per la seconda volta da sconfitto.

Intanto anche a Parigi le cose andavano male, la gente era allo stremo, e continuavano ad arrivare cattive notizie. Le tasse erano raddoppiate e gli stipendi ridotti. Si sentiva ormai poca gente osannare l'Imperatore a causa dei gravami che lo stesso aveva richiesto alla Francia per la sopravvivenza della Nazione, come lui diceva, che invece erano per mantenere il suo sistema di potere.
Anche Maria Luisa, pur sperando veritiere le parole di ottimismo che le infondeva il marito, disse che anche lei era triste ed abbattuta e che ormai stava perdendosi d'animo.

Gli alleati frattanto si erano arrestati al Reno ed offrirono all'Imperatore condizioni di pace del tutto accettabili: riconoscimento della dinastia dei Bonaparte e dei confini "naturali" della Francia, in cambio della rinuncia all'Olanda Germania, Polonia, Italia e Spagna. Napoleone sdegnato pose un secco rifiuto.
Il Bonaparte, che finora aveva perso solo la Germania, s'apprestò pertanto all'ultimo scontro, mentre ormai i realisti volevano ripristinare i territori e le dinastie pre-napoleoniche. Lo stesso Papa era riuscito - dopo la sua prigionia
- ad abbandonare Fontainbleu per ritornare a Roma, .

Il 20 e 21 dicembre 1813, gli Austriaci passarono il Reno a Sciaffusa e Basilea. Il Capodanno del 1814 prussiani e russi entrarono per la prima volta in territorio francese.
Maria Luisa capì che il trono poggiava ormai su un terreno malfermo e lo vedeva, traballante com'era, sfasciarsi del tutto. Lo stesso Imperatore incominciava ad essere piuttosto insicuro. Maria Luisa era sempre più spaventata da quello che le poteva succedere: nel migliore dei casi avrebbe dovuto continuare a fare le fatiche di Reggente in sostituzione del marito partito per la guerra; nel peggiore ci si poteva aspettare la morte del consorte e forse la fine della dinastia.

Il 23 gennaio 1814 Napoleone avvertì che avrebbe raggiunto la testa dell'esercito e rinominò nuovamente la moglie Reggente e suo fratello Giuseppe, ex Re di Spagna, suo Consigliere. All'alba del 25 gennaio Napoleone si staccò dalla sua famiglia che non avrebbe rivisto mai più.
L'1 febbraio fallì un primo tentativo di respingere gli austriaci, russi e prussiani nei pressi di la Rothière. Il 10 ed il 14 febbraio sconfisse invece l'esercito prussiano.

L'8 febbraio inviò a Parigi l'ordine a Giuseppe Bonaparte di abbandonare Parigi unitamente al Governo andando verso la Loira, e di sfollare a Rambouillet sia l'Imperatrice che il principe ereditario, in caso di una sconfitta decisiva o di un'eventuale sua morte in battaglia.
Napoleone era infatti convinto che Francesco I, in caso di vittoria, sarebbe stato completamente disinteressato che sua figlia mantenesse la Reggenza in Francia, ed avrebbe anzi provveduto a trasferirla in Austria assieme al Principe ereditario, che ormai aveva tre anni. Questa era una cosa che Napoleone non voleva assolutamente: avrebbe preferito veder "strangolato" suo figlio, piuttosto che vederlo a Vienna educato a diventare un principe austriaco. (cosa che invece poi accadrà !)

Napoleone si volse verso il grosso dell'esercito nemico e lo battè il 17 e 18 febbraio a Nangis e a Montereau, costringendolo a piegare su Troyes. Scrisse a Maria Luisa di sperare di confortarla con le sue vittorie e fece ordinare da lei di far sparare a Parigi una salva di cannone in onore del vincitore.
Maria Luisa continuava a scrivere al Consorte che tutti a Parigi auspicavano la pace, anche perchè mancavano quattrini per poter continuare la guerra.
Fin dal 5 febbraio erano state avviate segrete trattative di pace ed ella vide finalmente la possibilità di una schiarita; scrisse anche a suo marito dicendogli che accettando avrebbe potuto salvare il trono ed il matrimonio.
Ma il 19 di marzo gli alleati ruppero le trattative con i francesi, spinti anche dall'Inghilterra che voleva estirpare per sempre la dinastia napoleonica.

Le battaglie si erano intanto susseguite: l'esercito austriaco aveva vinto a Bar-sur-Aube, e quello slesiano a Laon (9-10 marzo). Napoleone non si arrese, e con i 30.000 uomini superstiti mosse contro l'esercito principale, ma fu battuto il 20 e 21 marzo ad Arcis-sur-Aube.
Ormai Maria Luisa aveva smesso di sperare nella pace. Gli alleati usarono una nuova strategia: lasciarono un contingente a combattere contro Napoleone e con il grosso dell'esercito puntarono su Parigi, che se conquistata, avrebbe fatto crollare tutto l'esercito francese.

La strenua difesa della Capitale s'infranse il 25 marzo. A Parigi la gente terrorizzata, leggeva i bollettini del governo napoleonico, ma si procurava coccarde bianche, distintivo del partito borbonico.
Il 28 marzo venne convocato il Consiglio della Reggenza presieduto da Maria Luisa, riservata come sempre. Il Ministro della Guerra parlò dell'impossibilità di difendere Parigi e propose di far evacuare dalla città l'Imperatrice ed il Principe ereditario, per portarli in luogo sicuro.
Altri consiglieri si dichiararono contrari, facendo osservare che tale partenza sarebbe stata vista come una diserzione, che avrebbe scoraggiato la popolazione e accelerato la caduta della capitale dell'Impero, cioè dell'Impero stesso. Così il Consiglio di reggenza votò la risoluzione per la permanenza a Parigi della Reggente.

Allora Giuseppe Bonaparte, luogotenente Generale dell'Impero, mostrò la volontà espressa da Napoleone l'8 febbraio. Egli voleva che l'Imperatrice ed il Principe ereditario lasciassero la Capitale con il Governo ed il tesoro dello Stato, dirigendosi verso la Loira. Il Consiglio di Reggenza si conformò allora all'ordine dell'Imperatore.
Quella stessa notte Maria Luisa scrisse a Napoleone che si atteneva alle disposizioni che egli aveva lasciato, ma disse che non voleva assumersi la colpa del terribile effetto che questa partenza avrebbe fatto sul popolo parigino. Lasciò le Tuileries alle 10 del mattino del 28 marzo 1814, quando già i cosacchi erano a Neuilly ad ovest della città. Non vi sarebbe mai più rientrata.
Partiva perchè le avevano detto che anche suo figlio era in pericolo. Quando il corteo di carrozze si mosse fu giustamente paragonato al corteo funebre dell'Impero.

Maria Luisa, nella sua fuga con il Consiglio di Reggenza ed i membri della famiglia Bonaparte, si fermò a Blois dal 2 aprile fino all'8 aprile: questa città fu quindi l'ultima Capitale dell'Impero.
Nel frattempo Napoleone aveva trovato rifugio tra le mura del castello di Fontainbleu difeso dalle truppe lealiste. Il 2 aprile 1814, a Parigi si era formato un Governo Provvisorio che dichiarò decaduto Napoleone.
Il 4 aprile, Napoleone fu invitato a formulare una rinuncia al trono a favore del figlio. Fu lo stesso Napoleone che fece scrivere da Maria Luisa all'Imperatore d'Austria per salvaguardare la salvezza della figlia e del nipote. A sua volta Francesco I, sollecitato dal Metternich, giunse alla conclusione che Maria Luisa aveva ormai compiuto il proprio dovere verso la Francia, e che era ora di sciogliere, con i nuovi avvenimenti, quel sodalizio che per l'Austria era divenuto assai compromettente.

Lo Zar chiese ed ottenne da Napoleone una dichiarazione di rinuncia senza condizioni al trono. Non vi sarebbe stata pertanto ne' Reggenza per lei, ne' successione al trono per Napoleone II.
A Blois, Maria Luisa aspettò invano una missiva da suo marito su quello che avrebbe dovuto fare: alcuni la consigliarono di raggiungere il marito a Fontainbleu, altri di ritornare in Austria da suo padre.
L'8 aprile le si presentarono un rappresentante del Governo Provvisorio francese ed un aiutante dello Zar, i quali la invitarono a deporre la Reggenza ed a farsi accompagnare subito ad Orléans. Vi giunse il 9 aprile, piena di paura. Qui dovette restituire, come beni appartenenti alla Francia, tutti i preziosi che aveva portato con lei, compresi i doni che l'Imperatore le aveva fatto personalmente.

L'11 aprile, da Fontainbleu, Napoleone le annunciò "l'accomodamento" avuto con gli alleati: "a me danno l'Isola d'Elba, a te e a tuo figlio Parma, Piacenza e Guastalla".

Maria Luisa intanto non capiva più se Napoleone volesse essere raggiunto da lei oppure no: ma aveva l'impressione che non la volesse; a lui invece era stato chiaramente fatto capire che non gli avrebbero più lasciato vedere l'ex-Imperatrice. Lo stesso Francesco I le consigliava la separazione dal marito ed il ritorno dal padre. Anche Napoleone approvò, rassegnato, quest'ultima scelta.

Il 16 aprile Maria Luisa arrivò col figlio a Rambouillet per incontrarsi col padre Francesco I, che l'abbracciò e la prese sotto la sua protezione. La prospettiva di rivedere Vienna le recò non poco sollievo e la conclusione dell'accordo relativo a Parma le fu di consolazione, anche se le fu detto che il Ducato era "una cosa di 400.000 anime e 3 o 4 milioni di entrate". Ma qui lei sarebbe stata Sovrana diretta e non consorte di un Sovrano dispotico.

Il 20 aprile 1814 Napoleone fu portato da Fontainbleu all'Elba.

Il 24 aprile, Maria Luisa con il suo seguito, ed una scorta austriaca, iniziò il suo viaggio verso Vienna. Fisicamente affaticata e moralmente distrutta, aveva ora l'unico desiderio di godere un pò di pace. Si sentì un pò sollevata al suo arrivo in Tirolo, dove fu accolta non come una deposta Imperatrice, bensì come l'Arciduchessa d'Austria. Le furono attribuite grandi feste.
Ma il contrasto interno tra l'attaccamento al marito e l'affetto per il padre non era ancora risolto. Il suo ideale sarebbe stato quello di trovare protezione ed appoggio a Vienna, agi e potere a Parma, e gioia, per se' e per il marito, con qualche temporaneo soggiorno all'Elba. Ma la via che l'avrebbe portata all'Elba le restò perennemente chiusa.
Da tutti questi avvenimenti, Maria Luisa ne uscì, ventiduenne, più matura e più forte, pronta a condurre una vita in cui avrebbe potuto finalmente essere completamente indipendente.

DUCHESSA A PARMA


A Vienna, Maria Luisa e suo figlio furono accolti molto calorosamente. Rivide la matrigna Maria Ludovica, ma non suo padre perchè impegnato a Parigi nelle trattative di pace. Fratelli e sorelle festeggiarono il suo ritorno. A Schönbrunn mantenne quel contegno riservato che le avevano insegnato a Vienna e che aveva mantenuto a Parigi. Tale comportamento fu giudicato come dovuto alla separazione da Napoleone, cui lei, dicevano, voleva ancora bene. 

A Corte affermavano che si stava comportando in maniera immatura anche nei riguardi del figlio che vedeva poco tempo al giorno e che in definitiva le era indifferente. Incominciarono a dire che non si capiva perchè non raggiungesse il marito all'Elba. I suoi amici invece affermavano che era sempre allegra, vivace, che parlava sempre dell'ultima moda parigina, di passatempi, di spettacoli e di altre cose amene.
Gli stessi austriaci non capivano come lei fosse così felice benchè avesse dovuto dimostrare attaccamento al marito proprio nel momento di sventura. Altri criticavano il fatto che aveva mantenuto attorno a se' la sua Corte francese, che disprezzava ormai la cucina viennese e che i suoi modi erano diventati altezzosi perchè stava rimpiangendo non tanto l'Imperatore, quanto la corona imperiale con i suoi lussi e vantaggi. Per Maria Luisa i Bonaparte erano diventati una famiglia scomoda, gli Asburgo una famiglia noiosa.

Il padre era rientrato da Parigi il 15 di giugno. Aveva sottoscritto il trattato di pace il 30 maggio riottenendo Avignone ed alcune zone del Belgio e della Savoia, ma soprattutto la Lombardia ed il Veneto.
Il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla era stato promesso, ma non ancora assegnato, all'ex-Imperatrice dei francesi. Di ciò si sarebbe discusso il 1 ottobre 1814 durante il Congresso che sarebbe stato convocato a Vienna. Intanto in questa città si cercava di ritornare alla restaurazione e la presenza di Maria Luisa, nel blasone dell'Ancient Régime, era come una macchia. Fu per questa ragione che la Corte le accordò di buon grado un permesso di soggiorno in una stazione termale. Gli austriaci avrebbero preferito lei si recasse a Karlsbad, ma lei insistette per Aix-les-Bains, nella Savoia francese raccomandatagli dal suo medico francese.

Metternich, che aveva ottenuto un successo personale durante il trattato parigino, era contrario al viaggio di Maria Luisa, ma Francesco I aveva dato il suo benestare. Si decise allora di inviarla sì, ma di metterle vicino un uomo sicuro che la sorvegliasse e le impedisse di fare dei falsi passi politici e la consigliasse in caso di necessità. 
Fu fatto il nome del Conte trentanovenne Adam Adalbert NEIPPERG. Costui aveva una carriera militare notevole ed una vita privata altrettanto interessante. Contro Napoleone aveva ottenuto ferite ed onorificenze. Aveva contribuito in maniera determinante all'allontanamento di Bernadotte, Reggente di Svezia, portandolo alla coalizione anti-napoleonica, quand'era inviato straordinario austriaco a Stoccolma.
Tentò di fare la stessa cosa con Gioacchino Murat, Re di Napoli, e con Eugenio Beauharnais, Vicerè d'Italia. La cosa gli riuscì con il primo, fallì con il secondo. Durante uno scontro aveva perduto un occhio e perciò portava una benda nera. Questa minorazione, contrariamente a quanto si potesse pensare, gli procurò grande successo con le donne. Anche Maria Luisa ne restò affascinata e divenne la sua amante. Fu il grande amore della sua vita. Questo era stato del tutto imprevisto da suo padre e dal Metternich stesso, che però non ne furono dispiaciuti, perchè in questo modo Maria Luisa si sarebbe allontanata definitivamente da Napoleone.

Maria Luisa partì per Aix-les-Bains, il 29 giugno 1814, con il nome di Duchessa di Colorno, nome ricavato da uno dei suoi futuri palazzi ducali, e con la sua corte formata da 33 persone. Suo figlio, che ora aveva preso il titolo di Principe di Parma, non partì con lei, sia per ragioni economiche, ma soprattutto perchè il Metternich non avrebbe mai permesso che un pretendente bonapartista al trono, potesse rientrare in Francia.

Il 17 luglio 1814, mentre era in viaggio, Maria Luisa trovò ad attenderla nei pressi di Ginevra, il luogotenente generale, Conte Neipperg, in uniforme da ussaro, giunto qui comandato per accompagnarla ad Aix-les-Bains. Questa località, rinomata per le sue cure con acque sulfuree, era gradita a Maria Luisa perchè lontana da Vienna e molto più vicina a Parma ed all'Elba.
Ad Aix-les-Bains, Maria Luisa godeva della solitudine quando ne aveva voglia, faceva passeggiate, cavalcava lungo la riva del lago, andava in barca e faceva i bagni e beveva l'acqua delle terme con scopo terapeutico, che in definitiva era la ragione per cui si trovava lì.

Aveva però sempre il gradito accompagnatore, il Conte Neipperg, che aveva il compito, a lei ignoto, di fare solo da sorvegliante "osservando con assoluta discrezione la condotta della signora Contessa di Colorno, ed avere una particolare attenzione per la corrispondenza e le comunicazioni da lei inviate ed a lei dirette dall'Isola d'Elba".
Vedendoselo sempre accanto, Maria Luisa ne fu dapprima seccata, poi via via le fu sempre più indispensabile. Neipperg era sempre lì, a sua disposizione, le teneva lontano i fastidi e l'accompagnava nelle passeggiate, cavalcate e concerti. In sua presenza, Maria Luisa diventava sempre più allegra e rilassata ed il suo umore era ottimale. Diceva sempre che avrebbe desiderato partire per l'Isola d'Elba appena possibile, e lo scrisse anche a Napoleone, ma affermava anche di trovarsi bene nella località termale, dove si trovava.

La consorte dell'Imperatore sentiva il peso del matrimonio: anche da Portoferraio Napoleone le "inviava ordini", proprio mentre come Duchessa di Parma era diventata padrona di se' ed aveva incontrato un uomo verso il quale si sentiva sempre più attratta.
Si irritò molto per il tono di comando con il quale Napoleone le disse di andare immediatamente all'Elba. Il 18 agosto, lei rispose che intendeva ritornare a Vienna, dove si stava discutendo del suo futuro a Parma e della sorte di suo figlio. Napoleone le rispose allora di attenderla nel mese di settembre. Ma Neipperg riferì a Vienna che la Duchessa esprimeva più timore che desiderio di raggiungere l'Imperatore.

Il 30 settembre, durante il viaggio di ritorno a Vienna, la stessa Maria Luisa assicurò il padre che ora aveva meno che mai voglia di andare all'Elba e gli promise che mai sarebbe andata senza domandargli il permesso. Disse ciò per ripicca, anche perchè aveva saputo che Marie Walewska, vecchio amore di Napoleone, era andata a trovarlo con il figlio illegittimo all'Elba "per consolarlo".

Ma anche Maria Luisa sentiva ormai forti i desideri di una donna adulta e passionale, e non intendeva mantenere l'obbligo della fedeltà coniugale soprattutto ora che sentiva un'attrazione sempre maggiore verso chi l'accompagnava. Durante il viaggio di ritorno, una sera di maltempo, in una locanda sul Rigi, nella notte fra il 25 ed il 26 settembre, divenne l'amante del Neipperg.
Il suo primo uomo era stata costretta a prenderlo, il secondo lo aveva scelto lei. Era il grande amore che durò 15 anni fino alla morte di lui nel 1829. Quando si seppe di questo amore, in Francia si sentirono voci di "tradimento!" sia verso il coniuge che verso l'idolo nazionale.

Maria Luisa tornò a Vienna con Neipperg il 7 ottobre 1814, quando nella Hofburg si stavano incontrando i rappresentanti delle Nazioni. Fu ascoltata come Duchessa designata per Parma, Piacenza e Guastalla, così come lo furono tanti altri piccoli principi, presenti al Congresso.
Malgrado vivesse a Schönbrunn con il Neipperg, non trascurò di aver riguardo per la propria reputazione, facendo credere di essere ancora sposa fedele e consorte imperiale insospettabile. Il suo amante le era ora divenuto indispensabile anche durante il Congresso: egli infatti la aiutò molto ad ottenere in via definitiva il Ducato di Parma, al quale ora non voleva assolutamente più rinunciare.

L'aggiudicazione del Ducato non era cosa facile: l'Austria lo voleva, anche per avere un ulteriore punto d'appoggio in Italia; la Francia non voleva saperne di aver vicino l'ex-Imperatrice dei Francesi e tanto meno l'ex Re di Roma, vessillo bonapartista. La Spagna infine desiderava che il Ducato venisse restituito ad una linea collaterale dei Borboni di Spagna, che vi si trovavano già prima. La questione di Parma divenne una delle grandi questioni del Congresso.
In questo contrasto si inserì anche il Papa che con i suoi inviati fece sapere che la Chiesa non considerava valido il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa, non avendo egli mai divorziato da Giuseppina col consenso della Chiesa. Cadevano così le contrarietà verso l'ex-Imperatrice dei Francesi, che venne considerata piuttosto una concubina austriaca con un figlio bastardo.

Questa ragione, quando ella ne venne a conoscenza, allontanò definitivamente Maria Luisa da Napoleone. Ella accusò tuttavia il Metternich, che ora la stava aiutando, di averla gettata nelle braccia del Bonaparte, senza tener conto degli impedimenti canonici.

L' 8 marzo 1815 venne a sapere che Napoleone era fuggito dall'Isola d'Elba e si trovava già a Grenoble accolto da grida "Vive l'Empereur" e stava proseguendo verso Parigi. Si prospettava quindi una nuova guerra. Fu un giorno angoscioso per Maria Luisa: non sapeva cosa fare.
Doveva tornare a Parigi? Abbandonare le speranze su Parma? Ne parlò col Metternich. Venne inviata al Congresso, su consiglio del Ministro, una "lettera aperta", rivolta al padre, nella quale chiedeva affetto e asilo per lei e per suo figlio. Sperava con questa lettera di convincere che suo desiderio era un trionfo alleato, perchè Napoleone vincitore avrebbe certamente preteso di riavere la moglie, e lei avrebbe perso sia Neipperg che il Ducato.

La sera del 20 marzo 1815, quarto compleanno del Re di Roma, Napoleone era di nuovo a Parigi. Sperava che il principe ereditario con la madre sarebbero subito accorsi da Vienna a Parigi. Maria Luisa non era invece nient'affatto impaziente di ricongiungersi al consorte, anche perchè, essendo morta la moglie del Neipperg, sperava di poter legalizzare la sua situazione sposando il vedovo, non appena lei si fosse separata ufficialmente da Napoleone.

Gli alleati ora avevano un nuovo compito: quello di riprendere Napoleone, che era diventato "Signore della Francia", pur essendo stato da loro dichiarato coscritto. Il Bonaparte dichiarava che ora voleva la pace, accontentandosi di una Francia ridotta ai confini del 1792. Ma gli alleati non gli credevano più perchè erano già rimasti scottati dalle sue precedenti promesse non mantenute. Giurarono di non darsi tregua finchè il Tiranno non sarebbe stato distrutto completamente.

Il 6 maggio Maria Luisa fece inviare a Napoleone una tabacchiera tempestata di brillanti, incaricando il messo di portare il suo addio a Napoleone pur augurandogli ogni bene, sperando che comprendesse la situazione di lei e desiderando di avere un'amichevole separazione consensuale.
Il 31 maggio 1815 finalmente un accordo segreto fra Austria, Russia e Prussia riconosceva a Maria Luisa il possesso di Parma, Piacenza e Guastalla, ed anche il diritto di successione per suo figlio. Si sarebbe chiesto più tardi il consenso a Inghilterra, Francia e Spagna.

Intanto la guerra seguiva il suo corso. Il 26 maggio gli Imperatori lasciarono Vienna ed il Congresso per congiungersi con le loro armate. Napoleone si riprometteva un travolgente successo con una tattica già altre volte sperimentata: avrebbe attaccato e sconfitto separatamente i suoi nemici, il primo sul Reno, il secondo in Olanda.
Ma fallì già al suo primo attacco: il 18 giugno 1815 fu sconfitto in Belgio da prussiani, inglesi, hannoveresi e olandesi a Waterloo (chiamata anche Belle-Alliance). Quest'unica battaglia decise la guerra. Napoleone perse definitivamente il trono.

Sembra che all'arrivo della notizia della sconfitta di Napoleone, Maria Luisa fosse "fuori di sè dalla gioia", perchè questo le dava ulteriori possibilità di ottenere Parma.
Rientrato a Parigi, Napoleone dovette abdicare in favore del figlio con il nome di Napoleone II. Ma sapeva che ormai ne' il figlio ne' la Reggente avrebbero voluto o potuto ormai lasciare l'Austria.

Detronizzato, il 25 giugno lasciò per sempre Parigi ed il 3 luglio giunse al porto di Rochefort, dove intendeva salpare per raggiungere l'America.
Ma lo stesso giorno Parigi si arrese agli alleati, e il Re Luigi XVIII, con il suo seguito, rientrò per la seconda volta nella capitale francese, eliminando in questo modo ogni questione dell'abdicazione a favore di Napoleone II e della Reggenza di Maria Luisa.

Il 20 luglio Napoleone era già sotto protezione inglese, quando Maria Luisa venne assicurata dal Metternich sulle future condizioni dell'Imperatore assicurandole che sarebbe stato trattato bene, ma che "raggiungerà un posto da dove non potrà più fuggire".
Il 17 ottobre 1815 Napoleone Bonaparte, quarantaseienne, sbarcò a Sant'Elena.

A Maria Luisa non era tuttavia ancora concesso di andare a Parma, perchè i Sovrani di Parigi e Madrid temevano il rafforzamento in Italia degli Asburgo. Non volevano che il figlio di Maria Luisa potesse un giorno succederle, nemmeno in una piccola regione quale il Ducato di Parma. Gli inglesi non davano il loro assenso perchè non tolleravano la costituzione di un benchè minimo futuro Regno bonapartista. Lo Zar si disinteressò della faccenda, rimanendo neutrale. Così il trattato segreto non venne ratificato.

Intanto a Vienna, si cercò di far crescere il figlio di Napoleone con un'educazione prettamente austriaca, allontanandogli tutto quello di francese che poteva aver attorno a lui. Maria Luisa era completamente d'accordo con questo modo di agire: voleva cancellare il nome di Napoleone Bonaparte non solo dalla propria vita, ma anche di quella di suo figlio.

Ma, per volere dei Potenti, ella avrebbe potuto ottenere il Ducato, cui aspirava, solamente se fosse partita senza il figlio, che in ogni caso avrebbe dovuto essere educato all'austriaca. Accettò di fare questo sacrificio. Dovette deporre il titolo imperiale, accettò di accompagnare i suoi atti di Governo a Parma con la formula: "In nome di Sua Maestà l'Arciduchessa Maria Luisa d'Austria, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla", e che suo figlio avrebbe avuto, fino ad altre decisioni, il titolo di "Sua Altezza Serenissima il Principe di Parma". Dovette separarsi, protestando, anche dal suo seguito francese, anche se costoro, ormai affezionatisi a Lei e Lei abituata a loro, l'avrebbero seguita anche a Parma.

Tuttavia la prospettiva di regnare in una città poco accogliente, come le era stata descritta Parma, non la entusiasmava troppo. Il Neipperg, che era stato a Parma a suo nome, disse che il Ducato era senza un soldo nelle casse, con viveri insufficienti ed aveva scarsa fiducia nella nuova Sovrana. Maria Luisa perciò non finiva mai di ringraziare il padre che aveva dato il permesso al Conte di accompagnarla a Parma.

Il 7 marzo 1816, febbricitante, si mise in viaggio per l'Italia. Lontana da Vienna, ed in compagnia del suo amante, Maria Luisa aveva tutte le intenzioni di godersela completamante: incominciò a divertirsi già a Venezia, città di cui ella subitamente si innamorò. Ma dovette fermarsi a Verona per la morte della ventottenne matrigna Maria Ludovica, stroncata da una malattia polmonare. Maria Luisa proseguì quindi verso Parma, malgrado la prima descrizione fattale dal Neipperg e quella successiva fattale da Francesco IV di Modena, che le aveva riferito come gli abitanti fossero esasperati per la completa mancanza di alimenti.

Politicamente Parma non era mai entrata nelle grandi competizioni: la città fu coinvolta nel Medioevo nelle lotte tra Impero e Papato. Nel 1545 divenne capitale dei Ducati di Parma e Piacenza e per i successivi duecento anni rimasta sotto la Signoria dei Farnese. Quando la linea maschile di questa dinastia si estinse, nel 1731, la città e lo Stato passarono all'Infante di Spagna Carlo, che aveva per madre una Farnese. Da allora fu causa di discordia tra le casate degli Asburgo e dei Borboni. Nel 1735 divenne austriaca, al termine della guerra di successione polacca; nel 1748 a conclusione della guerra di successione austriaca ritornò, con Guastalla, borbonica. Sotto Napoleone, Guastalla fu data a Paolina Borghese, le altre due città furono degradate a far parte del Dipartimento del Taro. Ora tutti e tre i Ducati erano passati a Maria Luisa d'Asburgo, dopo che nell'attesa si era formato un Governo Provvisorio in cui venne conservata, con il consenso austriaco, l'amministrazione napoleonica.

Il 18 aprile 1816 Maria Luisa fece il suo ingresso a Parma. Lo scampanio delle chiese, l'incenso del clero, gli omaggi dei notabili ed il giubilo del popolo, le tolsero i dubbi che le erano venuti e la risollevarono. Regnò quindi per grazia propria, ma governò con l'aiuto del Neipperg, secondo le direttive del Metternich. Il Ducato era e rimase parte secondaria della Casa d'Austria. Maria Luisa era nata Arciduchessa austriaca e questo era il suo vero ruolo.

Non era stata educata per comandare, nè aveva le doti per farlo. Le andò quindi bene che qualcuno governasse per lei. Come Marie Louise era diventata prima suddita dell'Imperatore dei Francesi, ora come Maria Luigia era diventata Sovrana; ma non avrebbe mai saputo esserne all'altezza senza l'aiuto di un uomo come il Neipperg, che, pur restando modestamente dietro le quinte, era il vero Governante del Ducato.
E Maria Luigia, dedicandosi al bene del suo nuovo Paese, riuscì a farsi benvolere da tutti. I parmigiani si sentivano lusingati di avere per Sovrana colei che era stata la prima Signora d'Europa, ed anche come austriaca era ben accetta, perchè aveva portato anche la pace e l'ordine che tutti desideravano.

Il governo di Maria Luigia fu abbastanza accorto da eliminare quanto di negativo aveva lasciato il periodo francese e da lasciare i lati positivi, come la struttura amministrativa e l'ordinamento giuridico. Nel 1820 fu varato un codice civile, ricalcato sul modello del codice civile francese. La nuova Lira si distingueva dal franco francese solo per l'effigie della nuova Sovrana, benchè il suo valore non rispondesse alle speranze riposte nella nuova Regnante. Nonostante i tagli drastici alla spesa, che restrinse il debito delle casse dello Stato, ugualmente si dovette aumentare la pressione fiscale. Ma se da un paese di 400.000 anime non si poteva ricavare uno Stato modello, tuttavia si incominciava a risalire la china. L'agricoltura incominciava a produrre, il commercio del formaggio parmigiano era aumentato e l'allevamento degli ovini accresceva la produzione di lana.

Maria Luigia si dedicò sempre controvoglia agli affari di Stato. Si racconta che lei li ascoltasse giocando con il suo pappagallo o con la sua scimmietta. Ma in fondo le piaceva governare, non per le fatiche che comportava, bensì per i corteggiamenti che riceveva governando. Il suo unico desiderio era quello di trascorrere la sua esistenza, dedicandosi alla vita sociale solo quando ne aveva voglia, nella maggiore tranquillità possibile. Questo era anche quello che i suoi stessi sudditi desideravano, dopo tanto tempo di guerre e di rivolte.

Non potendo condurre vita di gran Corte a causa delle limitate disponibilità, Maria Luigia fece di necessità virtù. Avendo a disposizione bellissimi castelli e stupendi giardini, si dedicò alla loro restaurazione. Così furono rinnovati alla meglio il fatiscente Palazzo Ducale di Parma, il Palazzo del Giardino ed il parco Ducale. Un'atmosfera bucolica e campestre si poteva respirare a Villa Verlaro ed a Villa Sala, luoghi cui lei era affezionata: faceva piantare violette dappertutto, fiori e colore che amava moltissimo. il Palazzo Ducale borbonico di Colorno, imitazione del Trianon del Palazzo di Versailles, era stato invece adibito a scopi di rappresentanza.

Il 1 maggio 1817 nacque la figlia Albertina, cui diede il nome di Contessa di Montenuovo (adattamento italiano del nome Neuberg cioè Neipperg) e l' 8 agosto 1819 nacque anche il Conte Guglielmo Montenuovo. I due figli di Maria Luigia vennero alla luce mentre Napoleone era ancora vivo. Benchè si dicesse ufficialmente che il loro matrimonio fosse nullo, non si mise l'accento su questi due figli in ogni caso illegittimi. Essi furono affidati ad un padre adottivo ed i genitori andavano a trovarli di nascosto.

Nel frattempo il figlio avuto da Napoleone si trovava sempre a Vienna. Maria Luigia presagì sventura quando il Neipperg fu richiamato in Austria dal Metternich il 5 ottobre 1816. La ragione di questo richiamo fu ufficialmente un matrimonio di Corte; in realtà era per annullare il diritto di successione del figlio di Maria Luigia al Ducato di Parma.
Il motivo era dovuto dalle stesse ragioni già espresse durante il Congresso di Vienna. L'Arciduchessa, non potendo far altro che accettare e pur protestando vivacemente, insistette perchè suo figlio ricevesse almeno un risarcimento adeguato alla sua condizione.
La decisione venne presa il 10 giugno 1817 durante la Conferenza degli Ambasciatori: alla morte di Maria Luigia sarebbe subentrata a Parma l'altra Maria Luisa di Borbone, ex Regina d'Etruria, o suo figlio. In cambio i Borboni avrebbero rinunciato al Ducato di Lucca in favore del Granducato Asburgico di Toscana.

Così l'ex-Re di Roma ed ex-Principe di Parma era diventato un principino senza titolo e senza terra. A questa mancanza però pensò il nonno Francesco I, comunicando alle Corti europee che, alla morte della madre, i territori palatino-bavaresi della Boemia sarebbero stati trasferiti al nipote, che ora si chiamava Francesco Giuseppe Carlo, a titolo di possedimento personale. Maria Luigia insistette ancora per il figlio affinchè ottenesse anche una titolo nobiliare. Così Francesco I lo nominò "Duca di Reichstadt". Per ricevere la lettera ed il sigillo reale con le nuove condizioni di suo figlio, che aveva ormai sette anni, Maria Luigia dovette andare a Vienna dal 2 luglio al 19 settembre 1818. Poi ritornò a Parma per rivedere i suoi figlioletti.

Il 15 luglio 1821, Maria Luigia si trovava a Villa Sala quando ricevette la notizia della morte di Napoleone. Il lutto a Vienna fu portato soltanto dal piccolo orfano; a Parma solo dalla vedova, dalla sua casa, dalla sua servitù; non dal resto della Corte, dai funzionari e dai militari: il ricordo dell'Empereur andava estirpato dalla memoria dei popoli.

L'8 agosto 1821 Maria Luigia legalizzò la sua posizione con il Conte Neipperg, ma potè essere soltanto un matrimonio morganatico per effetto del quale il Neipperg ed i suoi figli non venivano a condividere rango e stato di Maria Luigia, con i relativi diritti che ne derivavano. Ora i due bambini venivano ufficialmente educati da una governante e da un istitutore nel giardino privato del Palazzo Ducale ed alla sera si recavano alla sala della biblioteca del Palazzo dove si riuniva la famiglia ducale, come una famiglia borghese qualunque.

Ma Maria Luigia soffriva sia di non poter mostrare a Vienna i suoi due figli che di non poter portare a Parma il figlio avuto da Napoleone. Così ci furono liti e nervosismi tra lei ed il suo Adam, che si sentiva anche sminuito per il comportamento a Vienna dei cortigiani austriaci, che lo snobbavano. A Parma vissero però d'amore e d'accordo, come una coppia estremamente affiatata fino al 22 febbraio 1829, quando a causa del suo mal di cuore, il Neipperg morì. La morte del marito la sconvolse, ma non le fu concesso portare il lutto in pubblico, solo in privato. L'etichetta di Corte austriaca non potè però impedire che si innalzasse un monumento funebre a nome del "Ministro dei Ducati", lavoro che lui aveva fatto in via ufficiale.

In base al diritto vigente era impossibile che la Duchessa potesse adottare i figli di Neipperg, com'era contemplato nel testamento di lui, perchè essi, nati prima della morte di Napoleone, erano frutto di un adulterio. Unico figlio legittimo di Maria Luigia era il figlio di Napoleone. Il figlio di Maria Luigia che fin da giovane aveva dimostrato grandi attitudini militari, era divenuto ormai un Duca austriaco e tale sarebbe rimasto.

Maria Luigia, pur avendo accanto a sè a Parma i due figli avuti dal Neipperg, non dimenticava il figlio a Vienna. Nel 1827 accese un prestito di parecchi milioni di lire e venne istituita una cassa di ammortamento. I proventi avrebbero contribuito ad assicurare una vita agiata non solo ai figli avuti dal Neipperg ma anche al Duca di Reichstadt. Teneva a lui particolarmente e appena poteva si recava a trovarlo a Vienna. Ma già quando aveva diciassette anni, il suo medico avvertì che il giovane doveva stare attento alla salute perchè il suo fisico era debole, soprattutto per quel che riguardava torace e polmoni. A vent'anni era già ammalato di tisi: ma continuava gli strapazzi. Il 16 gennaio 1832 gli mancò la voce mentre comandava un corteo funebre militare e nel mese di aprile, ritornando a piedi a casa sotto un acquazzone, si buscò una polmonite. Fece varie cure, con saltuari miglioramenti, ma all'inizio di giugno il suo stato peggiorò notevolmente.

Maria Luigia era stata lasciata all'oscuro dello stato di salute del figlio: si desiderava infatti che lei restasse a Parma, perchè l'Italia era in quel tempo agitata da moti politici, nati sull'onda della "Rivoluzione di Luglio" parigina.
Era stato stabilito che lei incontrasse Francesco I a Trieste, per poi rientrare a Parma. Maria Luigia scrisse da Venezia al figlio che lei non poteva recarsi a Vienna perchè la situazione politica italiana era estremamente incerta e che una sua assenza da Parma sarebbe stata interpretata come una defezione. Inoltre il colera era alle porte della città. Scrisse poi da Trieste che incominciava ad essere molto stanca dei suoi continui viaggi, che aveva brividi di freddo e vampate di calore. Pensava di avere problemi di stomaco, i medici dicevano che era a causa dei nervi scossi. Nascostamernte si disse che la causa dei suoi malesseri fosse un aborto spontaneo, per un rapporto avuto con il suo gentiluomo di camera, il Conte Luigi Sanvitale.
Sicura era la notizia che egli fosse il suo amante, dopo la morte del Neipper e costui era anche andato con lei a Trieste.

Fu chiamata urgentemente a Vienna, dove arrivò il 24 giugno, benchè non si sentisse bene, avesse febbre e tosse. Non sapendo le condizioni del figlio, pensava di trovarlo in via di guarigione, ma si trovò, con sgomento, di fronte ad un moribondo. Il Duca di Reichstadt, Napoleone II, cessò infatti di vivere il 22 luglio 1832 e fu sepolto a Vienna nella Cripta dei Cappuccini.

Maria Luigia ritornò a Parma. Ormai le idee napoleoniche avevano lasciato una traccia indelebile in tutti gli stati europei. In particolare a Parma, lo stesso Neipperg era stato molto più liberale del Metternich e la stessa Maria Luigia aveva dato sui Carbonari un giudizio assai più mite di quello di Francesco I.
Ma certi estremi non erano concessi nemmeno nel Ducato: il Conte Claudio Linati di Parma, esponente della "Società dell'Italiana Emancipazione" fu condannato a morte in contumacia. I moti carbonari del 1821 a Napoli ed in Piemonte non avevano toccato Parma. Maria Luigia giudicò che fosse per la liberalità che aveva saputo dare e per la popolarità che si era saputa guadagnare. Il movimento nazionale italiano avanzava avendo anche come vessillo quello bonapartista. E non ci si era dimenticati che Maria Luisa era stata moglie di Napoleone e che con lui aveva generato un figlio.

Dopo la morte di Neipperg, a Parma governava di fatto il colonnello Wertklein, persona tanto disprezzata almeno quanto era stimato il suo predecessore. Egli era un uomo di fiducia del Metternich, che non godeva però nemmeno la stima della Duchessa.
Intanto nella Penisola cresceva il numero dei patrioti che non volevano più gli austriaci e quindi nemmeno l'austriaca, seppure apprezzassero il suo buon governo.
Il 4 febbraio 1831 iniziò la sollevazione della papalina Bologna; qualche giorno dopo, a Parma ci fu una sollevazione non contro Maria Luigia bensì contro l'odiato ministro austriaco. Anzi verso di lei c'erano grida di elogio; gli "a morte" si sentivano per Wertklein e le Autorità. Il governo fece schierare i cannoni e la Duchessa ricevette una delegazione di notabili che le chiesero di non far sparare sul popolo. Maria Luigia annunziò che avrebbe lasciato la città, perchè rimanendo avrebbe visto compromesso il suo onore ed il suo governo. I parmigiani chiusero le porte della città e lei non solo dovette rimanere, bensì dovette mostrarsi più volte alla folla, che mostrò la propria soddisfazione vedendo che era rimasta.

Il Werklein era invece fuggito. Quando gli insorti lo seppero, si formò una Guardia Nazionale, che circondò il Palazzo "a protezione della Duchessa", dissero loro, "per tenerla prigioniera" disse lei. L'affermazione degli insorti corrispondeva a verità : quando nella notte tra il 14 ed il 15 febbraio 1831, Maria Luigia partì da Parma, fu scortata sia da granatieri ducali che da armati della Guardia Nazionale. Fu accolta da una guarnigione austriaca a Piacenza. Da qui la Duchessa chiese a Francesco I di sostituire il Werklein e di inviare truppe a Parma per disperdere i rivoltosi.

A Parma, il Governo Provvisorio, lasciò in vigore tutte le leggi e tenne al loro posto tutti i funzionari dello Stato. Benchè ci fossero molti facinorosi, i parmigiani desideravano tenersi la loro Duchessa, se non come Sovrana Assoluta, almeno come Sovrana Costituzionale; pertanto quando a Parma si registrarono episodi di violenza, pregarono la loro Duchessa, rifugiata a Piacenza, di ripristinare la legge e l'ordine a Parma. Ma a questo aveva già pensato Francesco I che aveva messo in movimento le sue truppe. Il 2 marzo 1831 a Fiorenzuola d'Arda s'infranse il tentativo dei rivoltosi. Lei rientrò a Parma solo l' 8 agosto.

Alla rivoluzione bisognava far fronte con delle riforme. Per favorire il benessere ed incrementarlo, i mezzi erano però troppo limitati. Tuttavia il ministro delle Finanze, Vincenzo Mistrali, riassestò il debito pubblico e risanò il bilancio statale con tagli economici che non risparmiarono nemmeno la Duchessa. Da parte sua, Maria Luigia considerava l'attività caritativa come uno dei primi obblighi di un Sovrano. La Duchessa affiancò all'assistenza ecclesiatica quella statale. Si occupò sempre anche della salute pubblica: elargì danaro, consolò molti malati personalmente, soprattutto quando la città fu colpita dal colera che procurò 438 morti. Promosse l'istruzione pubblica. Provvide ad arricchire la biblioteca del Palazzo della Pilotta, vi aggiunse la famosa raccolta di monete del Marchese Strozzi di Firenze e vi mise la statua di marmo che la rappresentava come Dea della Concordia, opera del Canova. Fece costruire il Teatro Ducale in stile Impero, che poteva contenere 1500 posti. Il costo fu alto, ma ella non si pentì mai della spesa perchè in tal modo fece di Parma una Vienna italiana, una città musicale. Nello stesso anno in cui venne gettata la prima pietra per la costruzione del teatro, 1821, istituì pure il Conservatorio. Ma tutti ormai aspiravano ad un'unità nazionale, che pochi nuovi provvedimenti non potevano accontentare.

Lo stesso Giuseppe Verdi le dedicò la partitura dei "Lombardi alla prima Crociata" nel 1843, senza che lei si accorgesse che il coro dei lombardi "O Signore dal tetto natio" e quello dei prigionieri "Va pensiero" del Nabucco, che era stato rappresentato nel 1842, era per i patrioti una specie di inno nazionale.

Le voglie sessuali della Duchessa sembra aumentassero con il crescere dell'età e col diminuire del fascino: sembra avesse amato il tenore Jules Lecomte, di diciannove anni più giovane di lei; poi si parlò del cuoco Rousseau che la blandiva con i suoi cibi; le fu amante anche lo svizzero Zode, precettore di suo figlio.
Nel 1833 maritò la figlia Albertina con il Conte Luigi Sanvitale, per avere sottomano, come si disse, con il genero, anche l'amante. Nel 1833, il Metternich inviò a Parma un nuovo primo maggiordomo e ministro, il Conte Charles de Bombelles, dal quale si sperava che la aiutasse a tirare le redini ormai sciolte. Costui, da giovane, era sempre stato un cacciatore di dote e dopo essere stato in Francia, era ritornato a Vienna nel 1830. Metternich gli affidò un posto a Parma, dove avrebbe dovuto mettere ordine secondo i dettami della politica austriaca.

Come a suo tempo il Neipperg, ora Bombelles aveva la guida del Ducato. Il Metternich ancora una volta non aveva pensato che oltre ad amministratore e intendente sarebbe diventato l'amante della Sovrana, capace di soddisfarla in privato e di dominarla in politica. Non c'era un confronto con Neipperg, tuttavia anche Bombelles aveva i suoi pregi agli occhi della Sovrana ormai quarantaduenne: rozzezza militare e mitezza mondana; era riservato, delicato, ruvido quanto necessario, con un fare cavalleresco, cosa che aveva sempre affascinato Maria Luigia. Diventò la sua amante già sei mesi dopo il suo arrivo a Parma e la sposò come moglie morganatica il 17 febbraio 1834.

Il 2 marzo 1835 morì Francesco I Imperatore e Maria Luigia affermò che oltre ad aver perduto un padre ed un amico, aveva perduto anche un consigliere dei momenti più difficile della sua vita. Nel 1839 affermò che la sua felicità le veniva data dalla sua famiglia: era diventata anche nonna con quattro nipotini, avuti dalla figlia Albertina Montenuovo con il Sanvitale. Trascorreva le mattinate fra messe e devozioni.

Con l'età Maria Luigia era diventata veramente brutta: aveva cinquantaquattro anni ed era di una magrezza indescrivibile, i lineamenti del volto cascanti e segnati da profonde rughe. Gli occhi erano grandi ed arrossati, la bocca sdentata era sfigurata dal labbro inferire pendulo degli Asburgo.
Non comprese i tempi nuovi così come non aveva compreso quelli vecchi, solo Parma era per lei un paradiso: non gradì il progresso dalla carrozza a cavalli al vagone ferroviario e parlava del periodo napoleonico come di preistoria.

Ma non si poteva arrestare la rivoluzione con riforme o con misure repressive: nemmeno a Parma si poteva più governare con metodi monastici. Non servivano più le incentivazioni all'economia e la stessa filantropia ducale non poteva che portare ad una borghesizzazione della politica. Facendo costruire strade e ponti vi fu un collegamento con le circostanti regioni italiane. Questo giovava al commercio, ma nuoceva all'ordinamento politico. E non era difficile prevedere che un giorno le truppe del Re del Piemonte e Sardegna sarebbero entrate su strade già fatte.

E le truppe del Ducato non erano nemmeno in grado di fronteggiare una qualsiasi rivolta interna. Ma a Piacenza c'era però ancora la guarnigione austriaca e lì c'era ancora il comune pensiero che tutti i territori, non solo austriaci, ma anche quelli sotto il loro protettorato, dovevano essere difesi. Compreso quindi anche il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. Ma nel 1847 si voleva costituire un'Italia unitaria, magari sotto Pio IX, ed anche il Re di Piemonte e di Sardegna si mosse per costituire un'Italia unita. Anche a Parma si sentirono grida come "Viva Pio IX, Re d'Italia, abbasso l'Austria".

Maria Luigia che si trovava a Ischl, rientrò a Parma solo il 16 novembre 1847. Non venne più accolta con la gentilezza di un tempo. Questo la angustiò ed ebbe ripercussioni sul cuore ormai affaticato. Il 9 dicembre accusò un forte dolore al petto e le sorse una forte febbre.
Il 12 dicembre, compì i cinquantasei anni e si sentì un pò meglio. Invece poco dopo peggiorò tanto al punto che le furono somministrati i conforti religiosi.
Il 17 dicembre 1847, si assopì per non risvegliarsi più. Non le fu dato da vedere gli avvenimenti futuri di Parma e della Storia d'Italia.

Maria Luigia rimase per sei giorni esposta su un catafalco a Palazzo Ducale. La vigilia di Natale 1847 ebbe luogo la cerimonia funebre. Nello stesso giorno Carlo Ludovico di Borbone prese possesso del Ducato. Non era pensabile che la Duchessa venisse sepolta a Parma, accanto al marito morganatico Neipperg: la defunta doveva essere riportata in Austria.
Fu infatti inumata a Vienna nella Cripta dei Cappuccini ai piedi dell'Imperatore Francesco I e accanto al Duca di Reichstadt, suo figlio. Neanche lì rimase indisturbata: Hitler trafugò la salma del figlio di lei per trasferirla a Parigi agli Invalides, il Mausoleo di Napoleone I.
La seconda repubblica allontanò la sua arca da quella del padre per metterla nella nuova cripta. Oggi riposa di fronte all'Imperatore Massimiliano, fucilato in Messico, che fu al pari di lei, uno dei più sfortunati rappresentanti della Casa d'Asburgo.

Bibliografia

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