RIVOLUZIONE FRANCESE

1815 - GLI EVENTI  di quest'anno
(i link inseriti sono per ulteriore approfondimento)

La FUGA DI NAPOLEONE DALL'ELBA
Waterloo
L'ESILIO A SANT'ELENA

Iniziamo con una panoramica generale sull'intero anno

LUIGI XVIII salito sul trono il 4 giugno dello scorso anno dopo l'abdicazione di Napoleone, su consiglio di TALLERYRAND aveva emanato una nuova Costituzione, che pur se ispirata a quella inglese  non era certo una espressione della volontà della nazione ma un ritorno al ancient regime.
A Parigi l'impopolarità dei Borboni si è subito manifestata, difficile inserirsi nella nuova nazione, farsi accettare dal popolo, far dimenticare una rivoluzione o cancellare dalla memoria Napoleone; alcuni già lo rimpiangono, altri più decisi, inviano a Napoleone appelli di intervenire, di marciare su Parigi.

C'erano rimpianti nell'esercito e dei marescialli, c'era l'irritazione degli ufficiali messi a mezza paga perché ormai inutili, c'era l'arroganza dei nobili rientrati ai loro posti ma con degli stranieri che guidavano come bambocci la loro politica, e lo facevano con un rancore cieco; c'era insomma a Parigi aria di rivoluzione per liberarsi dei Borboni, e Napoleone temeva che una rivoluzione contro di loro si realizzasse senza di lui.

Marciando su Parigi, Napoleone non poteva farsi illusioni sulle accoglienze che le potenze straniere gli avrebbero riservate  a un suo ritorno, e doveva anche sapere che questo rientro avrebbe potuto provocare due cose: una nuova guerra civile e una nuova guerra contro le potenze in condizioni non meno difficili di quella dello scorso anno, che lo aveva portato all'abdicazione: su questo non poteva nutrire dubbi.
Ma era Napoleone! L'uomo che stupiva! Un avventura la sua che colpì l'immaginazione dei contemporanei, come colpisce ancora oggi.

L'"aquila" tornava a volare sulla Francia, su Parigi. Sollevò le acclamazioni di quasi tutto il Paese, ma senza riflettere troppo. Una restaurazione imperiale con all'esterno una coalizione formidabile non era possibile. Inoltre c'era una Francia esaurita nelle sue finanze, paralizzata nei commerci, un esercito impreparato e un armamento inesistente. Poi c'era tanta discordia tra gli animi, la incertezza sui fini da raggiungere, poca convinzione nella bontà della nuova causa, e forse venne meno anche la fede, dopo l'Atto addizionale.

Il 26 FEBBRAIO, Napoleone lascia l'isola d'Elba a bordo dell'Incostante con 500 uomini.
Il 1° MARZO sbarca a Golfe Juan
Il 4 MARZO arriva a Digne il 7 a Grenoble, il 10 a Lione.
Il 13 MARZO, il Congresso di Vienna mette Napoleone fuori della legge, viene mobilitato l'esercito, ma le truppe mandate ad affrontarlo, al comando del maresciallo NEY, si uniscono a lui.
In pochi giorni l'arrivo clandestino in Francia si tramutò in apoteosi.

Il 20 MARZO Napoleone entra a Parigi, alle ore 9 di sera varca il portone delle Tuileries, si insedia al governo, mentre la corte e Luigi XVIII fuggono in Belgio.
Il 22 APRILE Napoleone pronuncia pubblicamente  l'Atto addizionale. Una confessione di debolezza, una rinuncia alla autorità imperiale, cioè all'unica ragion d'essere dell'Impero. Crollava il mito e con esso la fede in lui.

Il 1° GIUGNO grande cerimonia del Campo di Maggio, altra palese prova di debolezza, una parata inutile e grottesca, nella quale tutti gli equivoci e le lacune elencate sopra furono visibili in maniera penosa. Fu evidente agli osservatori stranieri che Napoleone non poteva più rivestire i panni dell'Imperatore perchè  non aveva più con sè  "la Francia che contava".
Tanti operai, tanti democratici, tanti elementi delle società segrete liberali, con un temperamento e una volontà non cambiata, ma nel risultato e sostanzialmente poche adesioni importanti; l'unica quella del liberale Costant.

Forse poteva sperare nella vittoria di una piccola battaglia, ma per gli alleati  una prima o anche una seconda sconfitta non avrebbero avuto gravi conseguenze, mentre per Napoleone il primo insuccesso sarebbe stato la fine.

Come se non bastasse questa prima visione realistica,  immensa era poi la sproporzione di mezzi; Napoleone poteva contare su tre-quattrocentomila uomini, ma nell'agire destinati ad esaurirsi, mentre la forte coalizione aveva già sul campo un milione di uomini,  in aumento continuo e quasi inesauribile.

La reazione degli Stati europei (Inghilterra, Russia, Prussia, Austria, Svezia) fu immediata. A Chaumont si affrettarono a stringere la VII coalizione anti-francese, impegnandosi questa volta a proseguire la lotta contro Napoleone, fino alla distruzione totale del restante bonapartismo che  ancora si aggirava in qualche sacca del paese.

Il 12 GIUGNO, Napoleone parte da Parigi per mettersi alla testa dell'esercito.
Il 15 GIUGNO é a Charleroy, il giorno dopo affronta la Battaglia di Fleurus

Il 16-18 GIUGNO, in Belgio, si svolge la famosa BATTAGLIA DI WATERLOO.
(vedi il LINK > > > )

NAPOLEONE affronta le truppe del duca di WELLINGTON. Uno scontro sanguinoso da entrambi le parti, fino all'arrivo dell'esercito  prussiano del maresciallo BLUCHER che decise le sorti della battaglia.
Per l'esercito francese dopo due giorni di feroci combattimenti, fu la disfatta.
"Il Piano strategico di Napoleone per battere l'esercito anglo-olandese di Wellington e quello prussiano guidato da Blucher, prevedeva di manovrare per linee interne con la massima celerità per affrontare i due eserciti separatamente, prima che si potessero congiungere. La effettiva esecuzione invece mancò della necessaria lucidità tattica. Battuti, ma non del tutto neutralizzati i prussiani a Signy, Napoleone lasciò il controllo dell'ala destra comandata  da GROUCHY,  che però perse il contatto con il nemico il 17 GIUGNO.

Avventatamente, e credendo di far bene, si rivolse verso Wellington schierato e ormai in difesa frontale davanti alla cittadina di Waterloo, guardato a vista dalla guardia imperiale. Una manovra quella di Grouchy avventata e fatale perchè l'operazione non fu portata a termine per la stanchezza dei suoi soldati.
Si rimandò al mattino del ....

18 GIUGNO - Nonostante la superiorità numerica delle truppe di Wellington, i francesi lo misero in difficoltà ma non superarono la sua strenua difesa. Le truppe di Wellington riuscirono a resistere anche dopo l'intervento della cavalleria francese.
 Mentre Napoleone esitava a far intervenire la riserva per il successivo attacco,  si decise la battaglia: il suo fianco destro fu colto di sorpresa dall'armata prussiana di Blucher, quella  che era sfuggita a Grouchy. Il disastro fu totale.

(Si è scritto molto su questa battaglia. Ma sempre con i panegirici dei vincitori. La verità, venne clandestinamente fuori pochi mesi prima della morte di Napoleone. Nel 1820 circolò per l'Europa, una relazione, con nove considerazioni militari e politiche sulla disfatta e sugli errori, non di Napoleone (che non poteva immaginare  la testardaggine assenza di Grouchy, i ritardi e la confusione di Ney, l'inefficienza di Soult,  il tradimento di Beaurmont)  ma quelli clamorosamente commessi dagli inglesi di  WELLINGTON.
Poi quella relazione sparì dalla circolazione; la relazione si capì subito era di Napoleone, o dettata da lui, perchè solo lui poteva conoscere alcuni particolari inoltre  c'erano le sue usuali espressioni. La relazione fu fatta uscire furtivamente da Sant'Elena nonostante l'oculatissima vigilanza che c'era sull'isola. 

(Fu poi pubblicata nel Memoriale di San'Elena, a Torino, nel 1844, quando era re Carlo Alberto, che proprio lui censurava e vigilava la stampa. Ma aveva anche tanta ammirazione per Napoleone (a Parigi dove orfano visse per 15 anni, fu fatto nel 1814, cadetto proprio da Napoleone. Oltre l'ammirazione, qualcosa da lui aveva assorbito). Insomma la Relazione fu inserita in quella prima edizione stampata dai Fratelli Fontana. Ma in seguito tutte le altre ristampe non la riportarono, e tantomeno quelle italiane, fino ai nostri giorni.
Ne ho una copia  originale dell'epoca, e appena possibile la pubblicheremo integralmente.
Se non altro leggeremo la versione di Napoleone. Che tutto poteva fare a Sant'Elena meno che mentire.

In breve.
La vittoria degli inglesi paradossalmente scaturì da un gravissimo errore che si rivelò invece provvidenziale, e lo commise clamorosamente  proprio WELLINGTON. Si era messo ingenuamente in una sacca, dietro Mont Saint-Jean; ma tutta la notte precedente la battaglia e fino al mattino era piovuto a dirotto; Napoleone l'attacco l'aveva previsto per le sette di quel mattino, ma non riuscì a muovere i cannoni e le truppe pesanti fino a mezzogiorno.
La critica posizione di Wellington divenne provvidenziale per il fango che rinviava l'attacco dei francesi, e così ebbe tutto  il tempo - cinque ore- per  evitare l'attacco.  Ecco perchè la relazione sparì dalla circolazione. A Waterloo si stava ripetendo quasi la stessa scena di Marengo. 
Finì invece come l'abbiamo descritta sopra e nel link della BATTAGLIA (indicato sopra)

Il 21 GIUGNO, alle 8 del mattino, Napoleone rientra a Parigi, il 22 abdica a favore del figlio, il 24 si trasferisce alla Mailmaisone e nella notte medita o fuggire in America o consegnarsi agli inglesi. Certo non immaginava il trattamento che lo attendeva.
Commenterà in seguito: "perché oltraggiarmi così. Se io  ero tanto nocivo, perché non si sono di me sbrigati? Poche palle nel capo o nel cuore avrebbero bastato, ed in questo delitto sarebbesi almeno scorto alcun che di energia"
(dal Memoriale originale).

MANCO' POCO CHE IL DESTINO DI NAPOLEONE MUTASSE ANCORA DIREZIONE.
QUANTE COSE SAREBBERO CAMBIATE ! (già tre volte il destino (
VEDI MARENGO )  aveva bussato alla sua porta salvandolo in extremis dall'angoscia. Questa quarta volta  trovò invece Napoleone sereno, "credente" - lo farà scrivere a  Las Cases dettandogli le sue Memorie "....credevo, ero convinto che la nazione mi avrebbe ancora sussidiato del suo concorso, invece trovai una turba di broglioni,  legioni di titolati che avevo io tolto dal fango, un gregge di malavveduti, di ambiziosi, di egoisti, facevano a gara ad essere stranieri; pensavano i vilissimi sciagurati alle individuali loro convenienze, mentre trattavasi di una guerra mortale di princìpi;
che prima o poi essa  li ingoierà tutti".

Un magnate americano, residente a Parigi, scrisse a Napoleone proprio nell'ora in cui il cammino della Storia si era arrestato per un attimo (in questa notte del 24-25 giugno 1815 ). Come nel campo di battaglia di Marengo, la Storia alla Malmaison rallentò vistosamente, come se esitasse a proseguire o volesse mutar direzione. Sono questi i momenti in cui accadono grandi cose o grandi disgrazie.
 Gli scrisse l'americano: "Sino a tanto che voi foste alla testa di una nazione, si potevano da voi aspettare qualunque miracolo, qualunque avventuristica e la più gigantesca lusinga, ma oggidì nulla più voi potete in Europa. Fuggite subito e riparate negli Stati Uniti. Mi è noto l'animo dei capi e le disposizioni del popolo: voi troverete colà una patria, ed una abbondante sorgente di vita".

"Napoleone non volle ascoltare questa sollecitazione, egli non credeva che il sentimento della propria dignità gli permettesse un travestimento o peggio una fuga. Si credeva obbligato a far vedere a tutta l'Europa intera  la sua estrema devozione...egli sperava che alla vista dell'imminente pericolo, gli occhi si sarebbero riaperti, che il popolo sarebbe a lui tornato,  ch'egli avrebbe potuta salvarla, l'Europa". 
"Fu questa lusinga a fargli prolungare di qualche minuto il suo soggiorno alla Malmaison, poi a fermarsi a Rochefort, poi a scrivere l'inutile lettera al reggente d'Inghilterra. E se si trova oggi a Sant'Elena  è solo perchè non riuscì a discostarsi da questa idea, da quest'obbligo e da questa devozione" 


"Poi a Sant'Elena l'Imperatore amareggiato mi diceva che l'avveramento di questo sogno, la fuga in America, lo avrebbe riguardato come una sorgente di una gloria nuova e singolare. "L'America -proseguiva- sarebbe stato il vero nostro asilo sotto qualsiasi aspetto. Esso è  un immenso continente, sede di una libertà intieramente particolare. Se voi siete malinconici, voi potete salire in vettura, correre mille leghe,  e godere costantemente i piaceri della libertà...Voi siete colà uguale a tutti: voi vi confondete a piacer vostro nei rivolgimenti della  folla, senza inconvenienti, serbando i vostri costumi, il vostro idioma, la vostra religione, ecc.... cittadino in tutti i paesi"
(Las Cases, Memoriale di San'Elena; dall' Originale, prima versione).

Invece ci furono: la Restaurazione, la Repressione, le Rivoluzioni del '48, le Guerre europee del ''61-'66, lo scoppio della  Prima Grande Guerra; che alla fine causò anche la Seconda.

Napoleone a Sant'Elena aveva scritto profeticamente anche questo, e aveva anteveduto: 
"Le angosce che io qui soffro sono quelle della morte. All'ingiustizia, alla violenza  essi mi aggiungono l'oltraggio, il dolore, il martirio. Ma non iscorgono essi che uccidono in me se medesimi colle proprie mani?"

Il 29 GIUGNO Napoleone lascia la Mailmaison; ha deciso di consegnarsi agli inglesi
L'8 LUGLIO Napoleone s'imbarca sulla fregata La Saale, il 14 é sulla nave Bellerofonte, scrive la famosa lettera al principe reggente d'Inghilterra, poi si costituisce prigioniero.
Il 31 LUGLIO gli viene comunicato la destinazione dell'esilio,
Il 7 AGOSTO Napoleone viene fatto imbarcare sul Northumberland e  gli inglesi suoi carcerieri  lo trasportarono  nella poco ospitale e lontana isola Sant'Elena.

Il 15 OTTOBRE arrivo a Sant'Elena. Nei successivi quasi 6 anni di solitudine
DETTA LE SUE MEMORIE
il 5 MAGGIO 1821 alle 6 di sera Napoleone muore.
Il 15 agosto avrebbe compiuto 50 anni.

Nel 1840, Napoleone, rientrerà in Francia con le ceneri, in una grandiosa  cerimonia agli Invalidi.
La leggenda tornò alla ribalta. L' "aquila" tornò a volteggiare per l'Europa.
(Abbiamo la relazione con le immagini e il testo - 10 pagine - di quella trionfale cerimonia, che metteremo presto)

Del resto nelle  sue memorie aveva lasciato scritto che "confiscava a proprio vantaggio le due forze in ascesa del XIX secolo, il liberalismo e il nazionalismo".

Tanti storici, una grande quantità di scrittori di molti Paesi (compresa l'Italia) a partire da quest'anno - l'ultimo con le gesta di Napoleone - preferiranno raccontare che nulla dovevano allo straniero. Invece  anche i più accaniti nemici di Napoleone hanno dovuto assorbire qualche cosa del suo prodigioso pensiero e, per abbatterlo hanno dovuto  usare gli stessi mezzi: il nazionalismo patriottico, riconoscendogli la sua "vittoria".

MA DI LUI PARLEREMO ANCORA MOLTO IN PROSSIME PAGINE

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CRONO - IN ITALIA



MARZO - A Milano si affigge il PROCLAMA che così conclude "restiamo persuasi che il vostro spirito esulterà per un'epoca sì fausta e memorabile..."

....
viene istituito dal governo austriaco una corte speciale per giudicare i responsabili dei crimini e dei delitti di guerra. Sono arrestati tutti coloro che hanno festeggiato la fuga di Napoleone dall'Elba.

5-6-7 MARZO - Napoleone con la fuga dall'Elba ha messo in fermento anche Napoli. GIOACCHINO MURAT, re di Napoli e cognato di Napoleone (che aveva combattuto al suo fianco non molto convinto) rassicura (!!) gli austriaci della sua fedeltà.
Poi scontento di non aver ricevuto lo scettro di Re di Napoli, che ambiva, il 15 marzo annuncia la guerra all'Austria.
Il 28-30 marzo marcia sulle Marche e la Romagna. Da Rimini lancia un appello agli italiani di unirsi e lottare per un regno unito d'Italia. Si spinge il 4 aprile verso nord occupando anche  Modena, ma l'11 aprile gli austriaci la rioccupano. Murat è costretto ad abbandonare l'impresa.

29 APRILE - METTERNICH con il trattato   austro-borbonico, restaura FERDINANDO IV di Borbone appoggiandolo con un esercito austriaco per difendersi dall'attacco di Murat, che a Tolentino il 3 maggio è sconfitto, ripara in Francia.

2 GIUGNO - FERDINANDO di Borbone entra a Napoli scortato da navi inglesi e siciliane. Gli viene fatta firmare un convenzione di non effettuare nessuna repressione e di non licenziare funzionari e soldati murattiani.

28 SETTEMBRE - A Napoli MURAT cerca di riconquistare il regno con una spedizione di 200 seguaci, contando sull'appoggio popolare.
8 OTTOBRE - Sbarco a Pizzo Calabro di Murat, ma non ottiene nessun appoggio dalla popolazione, anzi viene denunciato, catturato dai borbonici, fucilato il...
13 OTTOBRE come nemico dello Stato. La sua ambiziosa carriere è finita male!!

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*** GERMANIA - In questo anno sotto l'influsso delle lotte di liberazione contro Napoleone viene fondata la Burschenschaft ovvero "Società dei Giovani" come strumento di lotta contro il "Sistema di Metternich". Questa società adotta come suoi colori il nero, il rosso e l'oro che diventeranno poi i colori della bandiera tedesca. Il motto dell'associazione è "Onore, Libertà, Patria". Due anni dopo (1817) la Festa della Wartburg diventa la prima occasione per un'apparizione pubblica della Società.
La Festa era stata indetta per celebrare il terzo centenario della Riforma Protestante ed il quarto anniversario della Battaglia di Lipsia. La Festa finisce con il rogo di atti ufficiali della Confederazione Tedesca e di scritti reazionari.

Due anni dopo la festa viene assassinato il drammaturgo Kotzebue considerato un agente segreto dello Zar e quindi un sostenitore della reazione. Questo fatto costituisce l'occasione per Metternich per indire una conferenza di ministri ed adottare misure ulteriormente liberticide con le Decisioni di Karlsbad (1819): viene creata una Commissione centrale di Polizia a Magonza, la Burschenschaft viene soppressa, i cosiddetti demagoghi vengono perseguitati, l'insegnamento universitario viene sottoposto a sorveglianza e la libertà di stampa viene ulteriormente limitata. L'anno successivo (1820) queste decisioni vengono recepite nella costituzione della Confederazione Tedesca mediante l'Atto finale di Vienna.

 
ADOLPH THIERS - Storia della Rivoluzione Francese - 10 Volumi
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NAPOLEONE, Memoriale di Sant'Elena (prima edizione (originale) italiana 1844)
Storiologia ha realizzato un CD con l'intero MEMORIALE - vedi presentazione qui )
E un grazie al sig. Kolimo dalla Francia - http://www.alateus.it/rfind.html

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