ERACLITO
testi di Diego Fusaro

Eraclito vive ad Efeso tra il sesto ed il quinto secolo a.c. ; egli era di famiglia aristocratica (addirittura discendente da famiglia regale) e lo stile stesso in cui scrive risente di questa influenza aristocratica (nella sua opera dirà : " Uno è per me diecimila , se è il migliore ") . Nel suo libro "Perì fuseos" traspare palesemente un atteggiamento di disprezzo per la massa popolare (che definisce "cani" che gli abbaiano contro) ; va subito detto , però , che l'aristocraticismo di Eraclito non è molto legato alla vita politica , quanto piuttosto a quella intellettuale e culturale . Secondo la tradizione Eraclito avrebbe depositato il suo libro (di cui ci sono pervenuti parecchi frammenti) nel tempio di Artemide ad Efeso . Compie questo gesto senz'altro per il fatto che il tempio era il luogo più sicuro per la custodia (all'epoca le biblioteche non c'erano) , ma anche perchè era tipicamente aristocratico riallacciarsi al sapere della casta sacerdotale ed arcaica . Eraclito ritiene che il tempio sia l'unico luogo idoneo a custodire il suo scritto : egli infatti nutre sfiducia nella possibilità che il messaggio da lui consegnato allo scritto possa essere compreso dalla maggior parte degli uomini . Ciò dipende dai contenuti di esso , lontani dalle esperienze della vita comune , ma anche dal linguaggio e dalla forma nei quali questi contenuti sono espressi .

In effetti ancora oggi non si è riusciti a comprendere la natura dell'opera di Eraclito , sebbene possediamo numerosi frammenti (oltre 100) : essa era infatti costituita di aforismi , vale a dire paginette autonome e singole . Il fatto che fosse un libro "aforistico" non significa che fossero idee campate in aria o che Eraclito saltasse di palo in frasca , cambiando in continuo argomenti : ogni frase , ogni pagina può in qualche modo essere collegata ad altre in modo argomentativo . Va senz'altro notato che Eraclito fu probabilmente il primo a fare collegamenti forma-contenuto : dal momento che i contenuti erano complessi , anche lo stile e la forma dovevano essere complessi : è come se Eraclito volesse sottolineare la difficoltà del contenuto tramite la difficoltà della forma (tant'è che veniva spesso denominato "l'oscuro" o "il piangente") .

Ma Eraclito era pienamente consapevole della difficoltà di interpretazione del suo libro : da buon aristocratico diceva che non tutti gli uomini erano in grado di capire cosa dicesse : solo i migliori ce l'avrebbero fatta . Aristotele stesso riscontrò numerose difficoltà interpretative leggendo l'opera di Eraclito : perfino gli accenti sono ambigui : il termine greco "
bios " , ad esempio , letto "biòs " significa " arco " , ma letto " bìos " significa " vita " (sono addirittura antitetici i significati : l'arco è un qualcosa che provoca la morte , che è l'opposto della vita ) .

E' interessante e famoso il frammento in cui Eraclito dice "
la natura ama nascondersi " : vuole sottolineare che non è facile trovare la realtà . In Eraclito vi è una convinzione di fondo : che l'intera realtà sia governata da un solo principio (come dicevano i Milesi ) , a cui tutto è collegato . Dirà che questi legami che legano la natura sono dettati dal " LOGOS " : nel mondo c'è una ragione che lo fa andare avanti e un discorso che lo lega . Sia ragione sia discorso vengono proprio tradotti ambedue con "logos" , che ha una miriade di significati .

Logos è anche il discorso che Eraclito consegna al suo scritto , che in questo senso si presenta come espressione adeguata del logos cosmico . Questo è comune a tutti gli uomini , ma essi non sono in grado di comprenderlo perchè restano rinchiusi nel loro orizzonte privato . Eraclito paragona questi uomini a coloro che dormono e li chiama "
dormienti " , in contrapposizione con coloro che son desti : quale è la differenza tra le due categorie ? Quando siamo svegli siamo in grado di mettere in comune le esperienze : non siamo soli , ma c'è un comune terreno d'intesa . Quando invece dormiamo e sognamo ciascuno di noi vive in un mondo interamente suo . I dormienti quindi , nel caso degli uomini che Eraclito così definisce , sono coloro che rinunciano al logos cosmico , che ci consente di capire insieme la realtà .

Certo suona strano che un aristocratico parli di logos comune-cosmico : in realtà la questione è che quel "comune" "cosmico" si riferisce non a tutti gli uomini , ma a pochi : solo ai migliori , e non ai dormienti . Ma cerchiamo di comprendere che cosa Eraclito intenda con "logos comune , cosmico" : come accennato , la parola logos è polisemantica ed è quindi bene non tradurla . Essa si riconnette al verbo greco "lego" , che in origine significava "legare" ma che poi passò a significare "parlare" . Logos vuol dire , tra le varie cose , anche discorso : c'è l'idea di più parole che vengono tra loro legate per assumere un significato . Può anche significare "discorso interiore" in quanto prima di parlare , si effettua un ragionamento , un dialogo interno a noi stessi . Quindi passò a significare "ragionamento" e da qui "ragione" , ossia la facoltà di effettuare ragionamenti . Per Eraclito però i significati della parola logos sono essenzialmente tre :
1) La ragione che governa l'universo
2) Il pensiero che compende questa ragione universale
3) Il discorso che esprime questa conoscenza .

Così come abbiamo un logos dentro di noi (la ragione) , Eraclito dice che anche nella realtà ci deve essere un logos cosmico , dove logos ha valenza di "ragione" : il logos è quel qualcosa che fa funzionare l'universo. Eraclito afferma che il logos che abbiamo nella nostra mente non è diverso da quello cosmico . Per arrivare a dire questo , probabilmente , Eraclito si deve essere chiesto :
" Come è che quello che noi pensiamo esiste anche nell realtà ? " Questo è anche un modo per rispondere alla domanda : " come si ricollegano le leggi della natura e del mondo ? " .
Di fatto Eraclito nega l'esistenza di un dio , ma ammette quella di una ragione universale : c'è un nesso tra la ragione che governa il mondo e quella che governa la nostra mente : sono la stessa cosa ! Quindi la sua ambiguità espositiva nell'opera "
Perì fuseos" è dettata dal logos stesso , che fà sì che la natura ami nascondersi . Certo è difficile comprendere questo logos universale , ma non è impossibile : l'uomo ce la può fare usando quel frammento di logos a sua disposizione , insito dentro di lui : la ragione , che non è nient'altro che un pezzettino di logos universale di cui tutti disponiamo . Quindi tutti partiamo dallo stesso livello , ma solo i migliori riescono ad emergere e ad avvicinarsi al logos cosmico . I dormienti sono coloro che non ci riescono nè ci provano : per raggiungere il logos universale bisogna cooperare , non agire da soli e nel proprio interesse : Eraclito dice " bisogna seguire ciò che è comune ; infatti ciò che è è comune di tutti . Ma pur essendo il logos di tutti , la folla vive come se avesse un proprio ed esclusivo criterio per giudicare".

Eraclito era del parere che una città per funzionare avesse bisogno delle leggi : come il logos cosmico governa il mondo , così le leggi governano la città . Anche le leggi , come la mente umana , rappresentano un frammento di logos universale . In Eraclito matura l'idea che la legge umana derivi da quella naturale , della fusis (natura) . Tutte le leggi umane , nella misura in cui sono giuste , attingono da un'unica legge cosmica . A quei tempi vi era anche chi diceva che le leggi umane fossero puramente convenzionali e non c'entrassero nulla con la natura . Sebbene Eraclito arrivi ad ammettere che il principio sia il logos , un'entità assolutamente astratta , tuttavia egli sente il bisogno di incarnarlo in qualcosa di materiale , e più precisamente nel fuoco . Eraclito dice che l'universo non è il prodotto di dei o uomini , ma un ordine universale unico ed eterno . Egli lo identifica con "
il fuoco sempre vivente " . Con il riferimento al fuoco , Eraclito non intende soltanto introdurre una variazione rispetto alla tesi , tradizionalmente attribuita agli ionici a partire da Aristotele , dell'unicità del principio . Intende piuttosto insistere sulla peculiarità di comportamento del fuoco : si accende e si spegne regolarmente secondo una misura , come appare anche dal sole , che ora brilla e ora si spegne .

La vicenda cosmica in tutti i suoi aspetti e nelle sue incessanti trasformazioni è infatti regolata da una misura . La mobilità del tutto non è un divenire casuale o disordinato , ma è regolata secondo ritmi precisi . Eraclito sostiene che non si tratti solo della successione di un opposto all'altro , del giorno alla notte , della vita alla morte e così via . La guerra assurge a simbolo e insieme regola di tutto ciò che avviene nell'universo . Questo è caratterizzato da un'armonia superiore consistente nell'unità e identità degli opposti in tensione tra loro . Quindi anche per Eraclito la ricerca dell'unità , al di sotto dell'apparente molteplicità e dispersione di ciò che appare ai più , è l'obiettivo primario . La guerra tra gli opposti non è espressione di ingiustizia , come ritengono i più e come aveva detto Anassimandro : il divenire di tutte le cose è il risultato del perenne conflitto che permea il tutto e si esprime nell'incessante tensione e trasformazione di un contrario nell'altro . Il fuoco suggerisce bene l'idea di questo costante divenire , di dinamicità , di trasformazione e di identità degli opposti : dove c'è il fuoco c'è la vita , ma il fuoco porta anche la morte .

Eraclito polemizzerà moltissimo con i Pitagorici (ed in particolare con Pitagora che definirà "inventore di coltelli" , vale a dire dell'arte tagliente della retorica , che mira ad affascinare l'ascoltatore con dialoghi raffinati , ma privi di verità) , che sostenevano la pace e l'armonia dei contrasti e che vedevano nella musica la struttura numerica della realtà . Per lui la vera armonia è la tensione tra i contrasti : se prendiamo un arco o una lira , notiamo che essi funzionano fin tanto che la struttura data dal contrasto e dalla tensione degli opposti regge . Divenire significa proprio passare da un opposto all'altro . Mentre nella nostra società si tende a dare un valore negativo alla guerra , Eraclito dice che
polemos (la guerra) è il padre di tutte le cose , è ciò che rende liberi o schiavi gli uomini . Da notare che non si può conoscere pienamente una cosa se non si conosce il suo opposto : non si può conoscere davvero la schiavitù se non si sa che cosa sia la libertà .

Per Eraclito la guerra è una grande cosa perchè determina quali siano gli uomini più valevoli e quelli inferiori: anche nella guerra c'è un frammento di logos universale . Per Eraclito c'è armonia solo quando i contrari sono in tensione : è l'opposto di quanto dicono i Pitagorici . In un suo frammento Eraclito afferma che il diametro del sole sia di un piede umano , il che è un'assurdità e lui lo sapeva bene : con quest'affermazione sconcertante egli vuole dire così come è assurda la sua affermazione , tutte quelle che dicono che le cose sono come sembrano sono assurde .

In un altro frammento dice di aver indagato se stesso : salta all'occhio questa affermazione perchè sul tempio di Apollo a Delfi c'era scritto "gnoti sautòn" (conosci te stesso) : lui dice di aver indagato se stesso ed emerge il legame di Eraclito con il mondo arcaico e sacro , tipicamente aristocratico . Probabilmente quest'affermazione va riferita ad un'importante constatazione di Eraclito : voleva conoscere il logos dell'anima e dice di aver scoperto che l'anima non ha dimensioni , non è definita . Dice poi che il suo logos è profondo , quasi con l'idea dello scavare in profondità alla ricerca dell'anima . Eraclito biasima anche Esiodo, l'autore della "Teogonia" , che tra le varie coppie di contrari aveva individuato il giorno e la notte , ma che non le aveva individuate come identità di opposti . In un frammento dice "
la via in su ed in giù è unica ed identica" : un qualsiasi percorso in pendenza è sia salita sia discesa e ciò significa che le stesse cose possono contemporaneamente essere opposte ed identiche ed in particolare traspare l'identificazione degli opposti : la salita e la discesa sono tra loro opposti , ma si identificano , sono la stessa cosa .

Interessante è il frammento in cui dice : "
il fulmine governa tutte le cose " ; il fulmine è strettamente connesso al fuoco , che governa tutto ed è l'attributo principale di Zeus , il padre degli dei . Gli stoici pensavano che vi sarebbe stato un grande anno in cui vi sarebbe stato un incendio che avrebbe portato alla conflagrazione del mondo e che dopo ciò ne sarebbe nato uno nuovo . Essi amavano Eraclito perchè pensavano di leggere nei suoi frammenti idee simili , quali la conflagrazione . In effetti c'è un frammento eracliteo in cui dice che il fuoco può cambiarsi in tutte le cose e che tutte le cose si possono cambiare in fuoco , ma lui intende semplicemente dire che una parte di cose viene di continuo cambiata in fuoco , e una parte di fuoco viene di continuo cambiata in cose : c'è un equilibrio : Eraclito non intendeva assolutamente parlare di conflagrazioni o robe del genere : si tratta di interpretazioni errate da parte degli stoici .

Uno dei frammenti senz'altro più famosi di Eraclito è quello che dice : "
Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo , siamo e non siamo " : si può interpretare che il fiume è sempre lo stesso e noi stessi manteniamo la nostra identità , ma al tempo stesso sempre diverse sono le acque nel loro scorrere , come sempre diversi siamo noi in ogni istante del tempo : in noi stessi quindi si manifesta incessantemente l'unità degli opposti , il nostro essere e non essere . Da questo frammento prenderà il via la filosofia di CRATILO, un seguace di Eraclito che pare essere stato maestro di Platone stesso : egli estremizzerà le posizioni di Eraclito e diventerà il filosofo del "panta rei" (tutto scorre): a suo avviso è impossibile dare i nomi alle cose perchè cambiano di continuo: noi chiamiamo Pò un fiume ma non è corretto: bob esiste qualcosa che si chiami Pò perchè cambia in continuo (è un esempio evidente perchè le acque si rinnovano in continuazione); si fissa artificialmente una cosa che non è fissabile perchè in continua mutazione.

Cratilo con il
"panta rei" arriva a dimostrazioni sofistiche: è impossibile conoscere qualcosa che cambia sempre. Quindi in teoria , dal momento che non si possono attribuire nomi, bisognerebbe solo indicare le cose senza chiamarle per nome . Ritornando ad Eraclito e all'identità degli opposti , egli dice che " il mare è l'acqua più pura e impura , per i pesci potabile e salutare , per gli uomini imbevibile e letale " : in questo frammento si può anche scorgere il famoso relativismo assoluto di Protagora : il vino ad esempio c'è chi lo sente dolce e chi lo sente amaro , ma non si può effettivamente dire se esso sia amaro o dolce : dipende da come ciascuno lo sente .

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