ANNO 1914

Come scoppiano le guerre


mancano
50 secondi

alla morte di entrambi gli eredi al trono d'Austria
.

da 15 secondi -
é iniziata la  Prima Guerra Mondiale -
Qui, l'arresto di Princip

Oggi a Sarajevo, all'angolo di via Re Pietro e Corso Voivoda, una targa di bronzo
infissa nel muro dI una casa, reca incisa in caratteri serbi, l'iscrizione:
QUI GAVRIL PRINCIP
FU ARALDO DI LIBERTA' IL GIORNO DI VIDOVDAN 15 GIUGNO 1914

UNA LIBERTA' SOFFERTA.

Quel giorno (che corrisponde al nostro 28 giugno) nella locanda di Cemiz Vinara, a ottanta passi dall'angolo del corso Voivoda, alle ore 9,45, unico cliente era un giovane nemmeno ventenne che stava bevendo nervosamente una sliwowitz dietro l'altra, tutti erano corsi all'angolo della strada, sui marciapiedi del Corso Voivoda ad aspettare di veder passare l'Arciduca Francesco Ferdinando e la sua consorte, in visita alla città, con l'appuntamento in fondo alla strada, al Municipio alle ore 10.
Quando alle 10 mancavano pochi minuti, e il brusio in fondo alla strada fu più vivo,  il giovane uscì dalla  locanda, si unì agli ultimi ritardatari, si avviò all'angolo dove ora sta la targa di bronzo e prese  posizione in prima fila. La sua mano affondata in una tasca stringeva qualcosa. Attendeva il suo momento, per compiere la sua "missione" quando la macchina sarebbe giunta davanti a lui.

Poi all'improvviso si udì poco lontano, in fondo al corso, il fragore di un'esplosione, e si vide l'automobile con sopra gli eredi al trono austro-ungarico  sfrecciare a tutta velocità, poi dirigersi verso il municipio;  non più per andare a un appuntamento festoso ma come se volesse cercare un riparo.
La "missione" del giovane Princip era fallita! Nella tasca la mano strinse con rabbia la pistola. Si rincamminò lentamente verso via Re Pietro, profondamente deluso e amareggiato di non essere stato utile alla "causa".

La macchina imperiale, nel frattempo raggiunto il municipio, vi sostò solo un attimo, il tempo per gettare in faccia al tremebondo sindaco le parole indignate  dell'arciduca:  "bella accoglienza! mi avete accolto a suon di bombe, hanno ferito il mio aiutante" poi, rivolto all'autista che aspettava a motore acceso (vedi foto sopra): concitato disse "Torniamo indietro, presto! A raccogliere il mio aiutante!"

L'autista,  prese nuovamente il Corso Voivoda, ma poi, per evitare la folla ancora ammassata,  frenò all'angolo della via Re Pietro e imboccò proprio questa strada parallela al corso angusta, quasi a passo d'uomo. Princip, facendo ritorno alla locanda, stava percorrendola deluso. Ma il Destino invece lo volle nuovamente chiamare, aveva fretta e aveva scelto proprio lui per scrivere il suo nome sulle pagine della Storia d'Europa.


La macchina avanzava nella stradina quasi deserta rasentando il piccolo marciapiede; giunta all'altezza del giovane l'auto quasi lo sfiorava; Princip, stringeva ancora la pistola nella mano destra affondata nella tasca; all'improvviso le dita si agitarono  convulsamente e la tirarono fuori, Gavril distese il braccio e quasi appoggiandola addosso all'arciduca, sparò solo due colpi. I due coniugi morirono quasi all'istante, le guardie che sostavano all'angolo subito accorse agguantarono il giovane nella stradina senza più scampo (vedi foto sopra all'inizio quella a destra).

Gavril Princip, poi processato, non salì sul patibolo, perchè la severa giustizia austriaca non applicava la pena di morte a delinquenti d'età inferiore ai vent'anni, e a Princip mancava un mese al ventesimo compleanno. E proprio per questo motivo la giustizia gli salvò la vita; percosso malamente dalla polizia e dai suoi carcerieri, finì poi moribondo nell'infermeria del carcere; quando la Serbia era stata ormai spazzata via dagli eserciti austriaci. La nazione intera, combattendo passo passo,  era completamente distrutta.
A Princip era stata letteralmente interdetta in carcere ogni lettura; non vide mai un giornale, ma il carceriere lo aveva informato dei fatti che avvenivano fuori; il grande incendio divampato in tutta Europa. Mortalmente infermo e sotto le cure del Dott Pappenheim, anche da lui venne a sapere che il popolo serbo era stato schiacciato per sempre.

Il dottore tenne un diario (poi pubblicato) dei colloqui,  anche se Princip si esprimeva con difficoltà in tedesco e il dottore capiva poco di slavo. "Tutto quanto distrutto - si lamentava piangendo Princip - tutto quello che era scopo della mia vita, il mio ideale. Oh il mio popolo serbo! Non posso sentirmi colpevole. Non potevo sapere. La guerra mondiale sarebbe scoppiata comunque. Cause: vendetta, amore, libertà! Il mio popolo serbo! Nostro ideale, l'ideale di tutti gli studenti: l'unione del popolo iugoslavo, Serbi, Croati, Sloveni. Si credeva di  scatenare la rivoluzione mettendo l'Austria in posizione difficile. Mai pensato che potesse scoppiare una guerra. Non s'immaginava possibile una guerra mondiale per così poco. Si credeva scoppiasse un giorno o l'altro, ma non allora. Si credeva solo possibile una rivoluzione. Ho sentito la notizia tragica, che la Serbia non esiste più. E questo per colpa mia!"

Con alcuni (quindi non tutti - vedi in fondo) membri della sua organizzazione rivoluzionaria, Princip morì, credendo che il popolo serbo fosse stato schiacciato per sempre. Invece da quelle due pistolettate del 28 giugno 1914 all'11 novembre 1918 il suo popolo trovò  la libertà, ma a qual prezzo! Avevano trovato la morte in Europa dieci milioni di uomini.
I due colpi di Sarajevo si erano moltiplicati in miliardi di colpi.
Mai avrebbe immaginato Princip che il suo gesto avrebbe messo fine a tre quasi millenari imperi; tre dinastie che nell'incapacità di mettersi d'accordo uscirono dalla guerra tutte sconfitte.
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In questi ultimi anni si è scoperto, dopo aver scartato gli archivi statali austriaci che sono rimasti immacolati per quasi un secolo, notizie interessanti sui rapporti dell'Austria con la Serbia. Sembra, infatti, che nei mesi precedenti all'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando e della Principessa Sofia ad opera di Gavril Princip, studente serbo-croato facente parte dell'associazione segreta "La mano nera", il primo ministro serbo Nicola Pasic fosse venuto a conoscenza del disegno terroristico previsto dall'associazione anarchica e avesse prontamente informato i servizi segreti austriaci del probabile attentato all' Arciduca...... Ma il 28 giugno 1914, a Sarajevo, i servizi di sicurezza asburgici risultarono decisamente inefficienti....... Avevano ignorato l'avviso, non perchè fosse infondato, ma perchè forse era quello che aspettavano da tempo. Un pretesto valido per stroncare definitivamente la forza emergente dei Balcani, la Serbia, che era l'unica a minacciare l'egemonia austriaca sulla penisola balcanica. Se fosse veramente così, fu un pretesto molto cinico; sacrificarono l'Arciduca!

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Inoltre...


Gavril Princip quel giorno non era del tutto solo, lui faceva parte di un complotto organizzato. L'uomo che aveva provocato la prima esplosione, in fondo a corso si chiamava Cabrinovic; dopo aver fallito il vero bersaglio ferendo solo l'aiutante dell'Arciduca, per sfuggire alla cattura si era gettato nelle acque del fiume Miliacka; inutilmente, perchè fu ripescato subito dalla polizia, a stento fu sottratto al linciaggio, poi condotto al palazzo municipale, e qui subì un primo interrogatorio. Ma lui non disse nulla, non rivelò nulla, non aprì mai bocca.
Con il secondo attentato, fu poi subito catturato e arrestato anche Princip - che di bersagli ne aveva centrati due. Il giovane studente non ancora ventenne fu interrogato dal giudice Pfeffer al quale era stato dato immediatamente l'incaricato di investigare. Ma sembra strano che questo giudice non mise in relazione i due attentati, che avrebbe permesso di scoprire il complotto.

Quasi sicuramente l'indagine avrebbe seguito solo il corso dell'imputazione di Princip. Senonchè quattro giorni dopo, la polizia nel fare uno dei tanti controlli, mise casualmente le mani su un certo Ilic, che però convinto di essere stato scoperto, sentendosi braccato, per aver salva la vita spifferò subito tutto, facendo i nomi degli altri membri del complotto, che così furono scovati e arrestati. Dopo esser giunto da Vienna il giorno 9 luglio il funzionario del Ministero degli Esteri Wiesner, per istruire il processo, finirono tutti sotto pesanti accuse. Tre di loro - Princip, Cabrinovic e Gabrez - sfuggirono alla sentenza capitale perchè non ancora maggiorenni, gli altri furono condannati a venti anni di prigione e rinchiusi nel carcere di Theresesienstadt. A due di loro Popovic e Cubrilovic la pena fu ridotta. Quest'ultimo e Gabrez morirono quasi subito in carcere di tubercolosi, e anche Princip morì il 28 aprile 1918.

Sorte migliore tocco a Popovic e a Cubrilovic. Terminata la guerra, crollato l'impero asburgico, furono liberati dalla prigione. Il primo fu poi nominato sovrintendente del dipartimento etnografico del Museo di Sarajevo, mentre il secondo in seguito divenne Ministro delle Finanze sotto il governo di Tito.

(1934) Ci sarà un'altra Sarajevo? (una profezia?)

Così iniziava il capitolo di un libro di un famoso giornalista.
"Ci sarà un'altra Sarajevo? ....Probabilmente.  Nella Grande Guerra, andarono in aiuto alla Serbia i Russi, si mobilitarono gli inglesi, si schierò la Francia, scese in lizza l'America a partecipare alla carneficina per "salvare la democrazia mondiale" e così via fino alla rivoluzione hitleriana, e poi alla presente situazione europea, di questa Europa più pavida che mai nel prolungamento di una siffatta concatenazione di fatti.
Iniziò con il proposito dell'Austria, che era soltanto quello di punire la Serbia, e credeva di poterlo fare senza che nessuno intervenisse. E invece intervenne la Russia, e poi la Francia, l'Inghilterra, e poi quasi tutto il mondo.

"Non era certo colpevole Princip della guerra mondiale. Ma la storia degli assassini politici dimostra che nessuna forza di polizia é valida contro un uomo disposto a dare la propria vita per la vita di quell'altro che lui vuole sopprimere. Contro il fanatismo politico, é inetto qualunque provvedimento d'ordine. Finchè non declini, o almeno si disciplini, il furioso nazionalismo che oggi divide l'Europa, il continente non può considerarsi al sicuro, e non si possono ventilare pronostici sul mantenimento della pace senza specificare riserve relative a "un altra Sarajevo". Vi sono oggi in Europa almeno tre Capi di Stato la cui morte improvvisa può portare una catastrofe su tutto il mondo occidentale.

"Oggi l'Europa é divisa tra i popoli che hanno ottenuto quello che volevano e i popoli che vogliono quello che gli altri hanno. Forse c'é ancora qualcuno che pensa che una piccola spedizione punitiva, o una sanzione qui e un'occupazione là, possa giovare. Da quanto sento dire pare che oggi in Europa ci siano altri individui tormentati dalla stessa idea.

"Poi scoppiano le Sarajevo, le scintille,  e il mondo cade nel baratro. """"

(Dal libro inchiesta Ci sarà la guerra in Europa?
del famoso giornalista-saggista (premio Pulitzer)  Knickerbocker, anno 1934).

...l'uomo che poi vide in anticipo nei minimi particolari, nella sua inchiesta a tutti i capi di Stato del mondo, con notizie precise sugli armamenti militari dell'Europa in uniforme,  e come si sarebbe svolta la guerra di Hitler (ripetiamo era l'anno 1934!).
"L'inizio -scriveva- sarà a Danzica, poi la Cecoslovacchia, l'Austria, e poi, passo passo fino... a  pag 225, precisando come Hitler avrebbe superato la Maginot (che un generale francese (!!)  chiamò "guerra da seduti" e che "...non era per nulla invalicabile se la si aggirava nelle Ardenne, per conquistare la Francia".
Hitler pagò il libro 12 lire e si attenne alla lettera a quello che scrisse e aveva intuito Knickerbocker ; meno attenzione Hitler dedicò invece alla pagina 178 ......dello stesso libro.

"La Jugoslavia è il fattore militare più importante dei Balcani,  importantissimo da considerare. I serbi si sono sempre rivelati più pronti di ogni altro popolo nell'annusare da lontano l'odore di una guerra imminente. Se v'è in Europa una nazione che possa sapere se, come e quando scoppierà la guerra, dovrebbe essere la Jugoslavia. Loro sono realisti, non parlano di guerra, loro la fanno"

Hitler sottovalutò questa pagina. La pagò cara! A Belgrado - per una stupida rappresaglia - perse la guerra con tre anni di anticipo.

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