DA KHOMEINI AD AHMADINEJAD

Giovanni De Sio Cesari
http://www.giovannidesio.it/

Indice: trionfo di Khomeini - teoria della repubblica islamica
ordinamento della repubblica islamica - crisi dell’ambasciata
guerra all'Iraq - ayatollah al governo - Mahmud Ahmadinejad

 

Il trionfo di Khomeini

Trenta anni fa, fra lo stupore del mondo intero, fu instaurata in Iran un ordinamento teocratico.

C’erano state dimostrazioni popolari contro lo Scia. Vastissime ma sostanzialmente pacifiche: la polizia e poi l’esercito avevano tentato di contrastarle sparando anche sulla folla ma quando esse divennero generali nessuno si senti più in animo di sparare contro i propri connazionali e lo Scia, in tutta fretta, dovette fuggire. Fu un primo shock per il mondo perchè il governo dello Scia era reputato fra i più solidi e adesso era crollato in pochi giorni : perche mai?


Lo Scia aveva un potente esercito (il quarto del mondo, si diceva ) e una polizia politica, la Savak, onnipotente e onnipresente: era in grado quindi di far fronte a una rivoluzione, diciamo cosi, tradizionale, che si esprimesse in azioni armate, di guerriglia come c’erano state e c’erano in tutto il modo ( da Cuba al Viet-nam). Ma quando i popoli interi si muovono compatti, le forze armate nazionali nulla possono: i soldati sono anche essi parte di quel popolo, non lo contrasteranno a lungo e finiranno presto con unirsi ad esso.

E’ un fenomeno che si ripete spesso nella storia: dalla caduta dello Zar a quello del comunismo, dalla Rivoluzione Francese a quella dei garofani in Portogallo

In realtà la politica dello Scia aveva finito con lo scontentare tutti: le riforme moderniste colpivano la tradizione religiosa e anche gli interessi economici del clero sciita, le repressione gli elementi più liberali, il sentimento nazionale acutissimo in Iran era urtato dalla politica filo occidentale. Tutti gli scontenti poi erano cementati dalla corruzione generale dell’establishment politico e amministrativo dello Scia stesso e della sua famiglia

A un certo momento lo Scia era restato solo con il suo apparato repressivo e corrotto senza più sostegni nel popolo : quando le manifestazioni popolari resero evidente il suo isolamento nel paese, non gli restò che una fuga più o meno precipitosa

Ma se i popoli abbattono i regimi non per questo hanno poi un programma politico per sostituirli. Era accaduto anche quando era caduto lo Zar: che fare dopo? Sorsero tante fazioni e alla fine vinse quella fazione meno di tutte sembrava in grado di affermarsi: il bolscevismo.

Alla caduta dello Scia ritornò trionfalmente da Parigi nell’esilio, in cui era stato costretto l’ayatollah Khomeini, affiancato, pero, da un gruppo di intellettuali politici vicini alle posizioni della sinistra europea. ( 1° febbraio 79 ) Come mai questa inedita alleanza ?

In tutto il Medio Oriente l’indirizzo progressista modernista che guardava alla cultura di sinistra e all’’occidente era in lotta ovunque con gli elementi religiosi più tradizionalisti Nel mondo islamico esisteva infatti quella che veniva definito nazionalismo spesso anche socialismo arabo: era rappresentato da quasi tutte le elite al potere: il nasserismo in Egitto e un pò dappertutto, il partito bath in Siria e Iraq, gli eredi del FNL in Algeria, lo stesso al fatah di Arafat, anche Gheddafi in Libia

Ad esso si opponevano gli elementi più tradizionalisti dell’Islam ( i Fratelli Mussulmani con tutte le sue ramificazioni), timorosi, a torto o a ragione, che la occidentalizzazione si sarebbe tradotta in una offuscamento dell’Islam, del “vero” islam ( anche in Europa non si parlava di scristianizzazione ?) Non per un caso, uno dei massimi esponenti dei Fratelli Mussulmani, Sayyid Quts, fu fatto impiccare in Egitto da Nasser

In questa quadro l’America era sempre stata tendenzialmente alleata con i movimenti religiosi in funzione anti comunista nella lunga guerra fredda

però in Iran il governo che potremmo definire nazionalista era in alleanza con l’Occidente, i vecchi e odiati colonizzatori ed si era mantenuto sul trono perche la CIA era intervenuta per spodestare Mossadeq che avrebbe seguito le orme di Nasser e degli altri regimi nazionalisti

Ma quando lo Scia nelle sue riforme si inimicò il clero sciita allora si operò una saldatura fra tradizionalisti e modernisti.

La teoria della repubblica islamica

Da lungo tempo poi nel mondo islamico era stata rielaborata la tradizionale ideologia del governo islamico da sempre dominato fino all’arrivo degli europei e al diffondersi delle loro concezioni

Soprattutto però bisogna tener conto dell’opera di Ali Shariati (1933-1977) il il più importante teorico del fondamentalismo islamico di carattere sciita

Uomo di vasta cultura, non solo islamica ma anche occidentale, studiò a Parigi dove incontrò le correnti marxiste e più genericamente di sinistra più vive del dopoguerra. Egli tradusse in lingua iraniana classici del pensiero della sinistra come Sartre e anche il Che Guevara. Fu conquistato dalla ideologia rivoluzionaria e utopistica della sinistra occidentale con i suoi ideali di giustizia sociale, di società non alienante, senza sfruttati e sfruttatori.
In effetti se Shariati condivide la critica marxista alla società borghese, egli tuttavia cerca la soluzione nell’Islam. Secondo la versione sciita, Shariati addita ai sui correligionari l’esempio di Husayn ( fondatore dello sciia): come allora l’islam era guidato da chi usurpava il potere e pertanto era afflitto dalla corruzione, dalla ingiustizia, della disuguaglianza, anche ora il governo illegittimo dello Scia porta agli stessi mali: bisogna quindi seguire l’esempio dell’iman che affrontò il martirio .

In questo modo egli fa balenare di fronte alle masse povere dell’Iran un via di riscatto, di promozione che non viene più dai modelli occidentali che, d’altra parte, erano falliti ma dalla stessa tradizione islamica sciita. In questo modo le esigenze di giustizia sociale e il disgusto della corruzione si legano alla fede religiosa e alla tradizione nazionale: potremmo paragonare questa posizione a quelle di movimenti cristiani marxisti di quei tempi come quelli dell’America latina ( teologia della liberazione)

Questa posizione spiega la inedita alleanza fra tradizionalisti e progressisti e anche il fatto che la rivoluzione iraniana fu salutata dalla sinistra europea come una propria vittoria,

Ma nel 77 Shariati era morto, il suo posto venne invece preso da un personaggio molto diverso : Ruhoallah Khomeini che ebbe la ventura di trovarsi nel posto giusto al momento giusto ma bisogna anche riconoscergli un grande carisma che lo fece apparire subito come l’incarnazione stessa della riscossa rivoluzionaria e una grande abilità politica che gli permise di assumere per intero il potere emarginando in brevissimo tempo tutti gli altri movimenti che pure avevano avuto parte non secondaria nella cacciata dello Scia

Dal punto di vista teorico egli però appare molto più limitato di Shariati. Khomeini infatti non mostra alcuna considerazione e nemmeno conoscenza per il pensiero moderno occidentale: tutta la sua cultura è chiusa nell’ambito del sapere religioso islamico: fu un profondo conoscitore del usul al figh (via retta definita) cioè della giurisprudenza islamica.

Nel 1963 cominciò a prendere posizione apertamente contro il governo: In quell’anno infatti lo Scia iniziò la cosi detta “rivoluzione bianca” tesa a modernizzare il paese collegata anche a una riforma agraria che in parte avveniva ai danni dei latifondi appartenenti agli istituti religiosi.
Vi fu una forte opposizione da parte dei religiosi. Fu in questa occasione che Khomeini cominciò ad essere conosciuto come leader dell’opposizione: in particolare egli, tralasciando la questione della riforma agraria, attaccò violentemente la modernizzazione in senso occidentale che rappresentava per lui una flagrante, insopportabile, empia trasgressione della fede sciita di cui egli si considerava ed era effettivamente un intransigente custode.

Fu costretto all’esilio prima in Iraq e infine a Parigi da dove tornò come trionfatore alla caduta dello Scia .

Ordinamento della repubblica islamica

Secondo il pensiero di Khomeini l’autorità spettava al Profeta: alla sua morte la guida dell’islam sarebbe spettata ad Ali, cugino e genero del profeta e ai suoi successori ma fu usurpata dagli Omeyadi: si riconoscono quindi dodici Iman l’ultimo dei quali Haysan non è morto ma solo nascosto (gayba= occultamento) ma tornerà per far trionfare la giustizia e la vera fede.

Ma nel frattempo che rimane “occultato” a chi spetta la guida dell’islam ? Lo Scia affermava di fare le veci dell’Iman (pur richiamandosi contemporaneamente alla tradizione iranica pre islamica e atteggiandosi a successore di Ciro il grande): ma secondo Khomeini non è possibile che qualcuno faccia le vece del’ìman nascosto: questa è una tesi proprio dei sunniti che pensano a un “emiro” come successore legittimo di Muhammad .

Secondo invece Khomeini, nella attesa dell’iman ,non si può nominare un sostituto: occorre invece che un corpo di giuristi vigili sul governo che può essere d’altra parte anche eletto dal popolo stesso.

In effetti l’attuale assetto costituzionale rispetta esattamente una tale concezione Vi è una Guida Suprema affiancata da un Consiglio dei Guardiani composta da 12 religiosi nominati per meta da lui stesso e per metà dal parlamento che vigila sulla ortodossia di tutta la vita nazionale. Vi è poi da un apposto organo di 70 esperti religiosi, in pratica gli esponenti delle scuole religiose, che nomina la Guida Suprema: la nomina è a vita ma può essere revocata dagli stessi esperti La carica di Guida Suprema per l’immenso prestigio fu riservata ovviamente a Khomeini stesso. Alla sua morte (avvenuta il 3 giugno 1989) la carica fu assegnata, su sua raccomandazione, a Khamenei che la detiene tuttora
Questi organi religiosi, previsti, dalla costituzione, vigilano e controllano tutta la vita, politica e non, dell’Iran decidendo cosa sia “islamico” e quindi ammesso e ciò che non lo è e quindi rigorosamente vietato: dato la genericità della formulazione e soprattutto la pervasività dell’islam, in pratica, nulla sfugge a un tale controllo.

Il governo invece, come i membri del parlamento, vengono eletti dai cittadini con suffragio diretto universale.Tuttavia non si tratta di una democrazia di tipo occidentale. Non esistono partiti veri e propri, contrapposizione di indirizzi ideologici e politici diversi ma solo candidati che si muovono tutti nello stesso ambito culturale religioso e politico. La possibilità stessa di candidarsi è subordinata al giudizio di conformità del candidato alla ortodossia islamica: chiunque, per qualunque motivo, non è ritenuto “abbastanza islamico” dalle gerarchie religiose viene immediatamente escluso. In sostanza si tratta della variante di un partito unico con la apprezzabile possibilità per gli elettori di scegliere in una rosa di candidati.

Khomeini si mosse subito abilmente per emarginare gli alleati laici e di sinistra

In effetti i i laici avevano appoggio solo nei ceti colti delle città, praticamente un sottile strato sociale: Khomeini poteva invece mobilitare le masse enormi dei poveri, dei contadini che nulla sapevano di democrazia e di socialismo ma che erano invece sinceramente e profondamente credenti

Due fatti vennero vennero in aiuto di Khomeini: la crisi dell’ambasciata americana e la guerra con l’Iraq.

La crisi dell’ambasciata

Nel clima di violentissime manifestazioni anti americane, il 4 novembre 1979, un gruppo di “studenti” assaltò l'ambasciata americana, prendendo in ostaggio il personale che vi si trovavo. Fu richiesto per la loro liberazione la consegna dello Scia che si era rifugiato in America ma, ovviamente, senza risultati. Sei ostaggi riuscirono a fuggire ,e in seguito i neri e le donne, in tutto 12 persone, furono rilasciati.

Il fatto destò una ondata di sdegno in America e un po in tutto il mondo per la violazione del secolare diritto della inviolabilità delle sedi diplomatiche : fu la prima (e finora ) unica volta che accadeva un fatto del genere in epoca moderna.

Gli Stati Uniti tentarono allora, il 24 aprile 1980, una operazione militare per salvare gli osteggi. Ma questa denominata “ Artiglio dell’aquila” falli per una collisione accidentale fra elicotteri, avvenuta nel deserto iraniano. Furono anche imposte sanzioni ma senza risultati. Anche contatti diplomatici riservati non portarono a nessun risultato. La popolarità dell’allora Presidente Carter cadde rovinosamente per la accusa di aver permesso una tale umiliazione all’America per la sua irrisolutezza. La prigionia degli americani si trascinò a lungo per quasi 20 mesi. Finalmente, il giorno della entrata in carica del nuovo presidente, Reagan, il 20 gennaio 1982, tutti gli ostaggi furono rilasciati in base a un trattato segreto che concedeva fondi e armi all’Iran

L’episodio fu deplorato in tutto il mondo : pur tuttavia ebbe in Iran la funzione di consolidare il regime creando una frattura insanabile con l’America e l’Occidente in generale e favorendo un clima di sospetto in cui ogni opposizione poteva essere facilmente liquidata con l’accusa di complicità con gli Stati Uniti

La parte meno radicale del regime ne usci distrutta prima fra tutti Banisadr presidente eletto regolarmente ma destituito proprio con l’accusa di volersi accordare con l’America e che riuscì a stento a salvarsi la vita.

Guerra all’Iraq

Se la crisi dell’ambasciata fu certamente attentamente orchestrato da Khomeini invece un caso fortuito costituì il vero cemento degli iraniani intorno alla rivoluzione islamica: la guerra con l’Iraq

Saddam Hussein. il dittatore laico del vicino Iraq. infatti ritenne di poter divenire la potenza egemone dell’area di fronte alle difficoltà del potente vicino iraniano. Prendendo a pretesto certe annose dispute di frontiera, assali l’Iran il 22 settembre 1980, contando in una facile vittoria per lo sfacelo in cui versava l’esercito guardato con sospetto per la temuta fedeltà allo Scia e i cui capi erano tutti in prigione Ma il calcolo di Saddam si dimostrò errato come tutti quelli che poi farà: l’Iran infatti rispose con grande determinazione fermando l’esercito Iracheno L’Iran anzi fu travolto anzi da una inarrestabile ondata di entusiasmo in cui venivano a fondersi la fede religiosa sciita con il sentimento nazionalista pure esso sempre vivissimo. Saddam, dopo che il suo attacco era fallito, aveva tutto l’interesse a ritirarsi chiudendo una infelice parentesi ma Khomeini non glielo permise: la guerra gli sembrò la opportunità offerta dalla misericordia di Allah per espandere il suo credo politico religioso a tutto il medio oriente Gli iraniani andarono infatti all’attacco del “piccolo satana” (Saddam) al sevizio del “grande satana” (l’America)

L’Iraq però potette contare sull’appoggio pressocchè di tutto il mondo che temeva l’espandersi del fondamentalismo islamico. non solo gli occidentali contro cui era rivolto in particolare lo zelo religioso di Khomeini ma anche l’Unione Sovietica timorosa per le repubbliche centro asiatiche mussulmane e soprattutto la quasi totalità dei governi arabi minacciati direttamente: in particolare i ricchi paesi petroliferi misero a disposizione immensi fondi finanziari. Solo la Cina rimase in buoni rapporti con l’Iran: Invece l’Iraq potè comprare liberamente armi e materiale bellico in grande quantità.

La guerra cosi si trascinoò a lungo, per ben otto anni e fece, si dice ma nessuno lo sa veramente, forse un milione di vittime

Se gli iracheni avevano armi più moderne,gli iraniani erano spinti da una ondata di esaltazione, da grande zelo religioso come mai si era visto in epoca moderna.

Khomeini pose grande enfasi alla morte di Husayn, avvenuta nella battaglia di Karbala, del 680 e commemorata dalla ashura : l’idea del martirio fu cosi ripresa nella guerra con l’Iraq

Si ebbe il fenomeno dei basiji (“quelli che si radunano”), giovanissimi pronti a immolarsi nel jihad: avanzavano cantando sui campi minati trovando la morte saltando sulle mine: dietro di essi avanzavano poi i soldati regolari iraniani.

Questi ragazzi furono onorati come shaid (martiri) e grande prestigio si riversava anche sulle loro famiglie.

Le ondate di attacco iraniano si succedevano l’uno all’altro per un tempo infinito di otto anni: come avveniva nella prima guerra mondiale però gli attacchi si infrangevano tutte sanguinosamente davanti alle trincee nemiche senza risultati apprezzabili. Nel 1988 si aspettava la grande offensiva finale , la ennesima annunciata : ma non venne mai. Prevalse la stanchezza generale , la coscienza della inutilità di sacrificare tante vite inutilmente Su invito ell’ONU fu firmata un armistizio (9 agosto 1988) e poco dopo anche Khomeini moriva (3 giugno 1989)

Una intera generazione si era sacrificata inutilmente, senza risultati

L’Iran restava ancora isolata, senza aver raggiunto l’obbiettivo sognato da Khomeini dell’espansione del suo credo religioso: nemmeno gli sciiti iracheni si erano sollevati anzi avevano disciplinatamente combattuti agli ordini di Saddam sia pure di malavoglia

Dopo la esaltazione della lunga guerra in Iran è il momento di un maggiore realismo: non si abbandonano gli ideali ma la condotta politica si fa più cauta, tiene meno conto dei principi ideali ed eterni e più dei fatti reali e contingenti.

Ayatollah al governo

Quando Khomeini arrivo a Teheran il governo era presieduto da Shapur Bakhtiar un esponente liberale già sostenitore di Mossadeq e per questo a lungo incarcerato che aveva posto come condizione per ricoprire l'incarico l’allontanamento dello Scia. Ciò però non bastò a Khomeini che lo fece subito dimettere: Bakhtiar fuggi poi a Parigi dove fu assassinato nel 1991, presumibilmente da un agente iraniano

Fu sostituito, su designazione di Khomeini, il 5 febbraio 1979, da Mahdi Bazargan che fu incaricato di presiedere il governo dall'ayatollah Khomeini. Non approvò però l’occupazione dell’ambasciata e in genere l’orientamento teocratico e quindi si dimise nel novembre del 79.

Furono indette intanto elezioni e furono vinte, con l’appoggio di Khomeini da Abol Hassan Bani Sadr un intellettuale che lo aveva accompagnato in Francia ed era tornato con lui in a Teheran. Tuttavia la convivenza fu sempre difficile fino a che Khomeini lo destituì (giugno 1981) e Bani Sadr riuscì fortunosamente a fuggire mentre l suoi collaboratori venivano sbrigativamente condannanti a morte. Bani Sadr si è poi rifugiato a Parigi dove tuttora dirige una organizzazione anti Khomeinista

Fu eletto allora Mohammad Ali Rajai che però mori dopo pochi giorni in un attentato dei "muijadin del popolo", una organizzazione di ispirazione comunista.

Khomeini aveva fino allora sostenuto che il presidente dovesse essere un laico ma cambiò opinione e su sua raccomandazione fu eletto quasi all’umanimita ( 95% dei voti) il suo stretto collaboratore, l’ayotollah Ali Hoseyni Khamenei, (ottobre 1981)

Come primo ministro fu designato invece Mousavi, l’attuale candidato sconfitto alle elezioni.

Khamenei rimase sempre fedele esecutore di Khomeini: alla sua morte ne ereditò la carica di Guida Suprema ma non fu senza profondi contrasti. Infatti il candidato più quotato era invece Hossein Ali Montazeri, il più importante studioso e teorico dell’Islam sciita ma questi era venuto in contrasto con Khomeini per aver criticatii alcuni eccessi della repressione. In seguito Montazeri fu messo agli arresti domiciliari ma il suo prestigio personale è tale che egli può comunque liberamente parlare

Molti ritennero anche che nessuno avesse il prestigio e l’autorità necessaria per ricoprire la carica di Khomeini e avrebbero preferito un organo collegiale

Fu eletto quindi al posto di Khamenei, come presidente della repubblica, Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, uno dei maggiori esponenti fin dall’inizio della rivoluzione che fu riconfermato una seconda volta governando fra al 1989 al 1997: egli si mostrò persona più pragmatica, come richiedevano i tempi

I governi iraniani dopo la morte di Khomeini anche di fonte alla nuova situazione internazionale si mostrano più pragmatici e meno ideologici

Avviene un po quello che era avvenuto in Russia dopo l’era di Stalin: non si rinuncia al comunismo ma la sua prospettiva viene rinviata a un futuro indefinito e in pratica prendono maggior rilievo i problemi più attuali e pratici. Così l’Iran continua nella sua intransigente rivoluzione ma praticamente rinuncia ormai a esportarla nel resto del modo islamico

Infatti la situazione era cambiata profondamente

Lo scenario mondiale intanto è cambiato radicalmente con il crollo dei regimi comunisti :la lunga guerra fredda è finita ,non ci sono più due sistemi in competizione nel mondo ed ha vinto l’America ,il "grande satana"

Contemporaneamente nel 1990-91 scoppia anche la prima Guerra del Golfo: per uscire dalla disastrosa condizione debitoria in cui si trovava, Saddam cerca di annettersi il Kuwait, credendo che l’America avrebbe lasciato correre ma il calcolo di Saddam, anche questa volta, si rivela errato. L’America invia un corpo di spedizione che annienta facilmente e, in pratica, senza subire perdite quell’esercito iracheno che per otto lunghissimi anni gli iraniani non erano riusciti a battere

Avviene nel Medio Oriente anche un rovesciamento delle alleanze. I governi modernisti e laici avevano tutti o quasi guardato genericamente alla Russia ed erano entrati in conflitto con l’Occidente e, in genere, gli Usa era stata alleata con gli elementi più religiosi in funzione anticomunista. . Nel nuovo quadro mondiale invece i regimi laici si avvicinarono all’Occidente ( già l’Egitto lo aveva fatto 10 anni prima) mentre in compenso i movimenti fondamentalisti proclamarono, anche sull’esempio dell’Iran stesso, che era ora l’America il nemico capitale che avrebbero combattuto e abbattuto come avevano fatto con il comunismo.

A Rafsamjani nel 97 successe Mohammad Khatami che fu rieletto anche lui per due mandati: si era presentato comunque anche lui con un programma riformatore ma non è riuscito a portarlo veramente avanti per la opposizione del clero e degli elementi più legati alla tradizione khomeinista provocando quindi una forte delusione fra i suoi elettori : nel 2005 non si ripresentò

Mahmud Ahmadinejad

Si presentò allora alle elezioni nuovamente Rafsamjani per un terzo mandato e tutti lo davano per vincente: ma, a sorpresa, uscì vincitore Mahmud Ahmadinejad . Questi era praticamente uno sconosciuto : era ingegnere e aveva militato nei pasdaran e pare che avesse partecipato all’assalto della ambasciata americana: era stato per breve tempo sindaco di Teheran ma non era una personalità del regime neè un intellettuale. Corsero anche voci su brogli elettorali ma mai confermate: si pensò che la sua elezione fosse dovuta alla delusione dei riformatori per gli insuccessi di Khatami e per aver catturato il voto dei poveri per le sue promesse di lotta alla corruzione e di giustizia per i più poveri. Dopo 15 anni di governo più pragmatico e moderato mostrò subito un ritorno allo spirito originale del Khomeinismo, rilanciando la lotta contro Israele, negando la shoah e soprattutto riprendendo il programma nucleare che tanto allarmava gli israeliani e in genere gli Occidentali

Infatti che armi nucleari siano in mano all’Iran è cosa temutissima e Israele fa sapere che è pronta a colpire gli impianti iraniani se questo effettivamente fossero in grado di produrre realmente la bomba atomica: la questione si trascina però attraverso gli anni in estenuanti trattative con la comunità internazionale senza che si arrivi a conclusioni definitive nell’uno o nell’altro senso.

Tuttavia lo stesso Ahmadinejad in qualche modo ha cominciato a collaborare con gli USA in quanto vengono ad avere nemici comuni

Infatti il fondamentalismo islamico ha preso una strada diversa da quella di Khomeini, ispirandosi principalmente al wahabiti.
Questo movimento fu fondato alla fine del '700 da Ibn Al-Wahab ed è stato sempre fortemente ostile agli sciiti accusati di aver deviato dal messaggio coranico e di arrivare quasi all’idolatria.
Nel Medio Oriente quindi il risveglio del fondamentalismo ha anche ravvivata l’antica lotta fra sciiti e sunniti. La Rivoluzione Khomeinista infatti mise in moto un ampio movimento fondamentalista di ritorno alle origine (salafiti) ma paradossalmente esso si ritorce contro gli sciiti stessi

In Medio Oriente abbiamo infatti due conflitti paralleli: uno fra fondamentalisti e moderati e un altro fra sciiti e sunniti. Il conflitto fra le due confessioni è aperto e generale in Pakistan e recentemente si è esteso entro i confini stessi del’Iran in una provincia abitata anche da sunniti.
In Iraq la maggior parte delle violenze e delle vittime è dovuta allo scontro fra gli sciiti e sunniti che sono sostenuti da estremisti che fanno riferimento alla wahabita al Qaeda. L’Iran denunciò per prima gli eccessi dei Talebani in Afganistan e quindi vide di fatto con sollievo e l’intervento americano. Nel Libano la rivalità fra sciiti e sunniti è risultata superiore anche a quella tradizionale fra cristiani e mussulmani.
L’Iran quindi si trova a combattere contro gli stessi elementi estremisti degli occidentali.
Sono significative a questo riguardo due iniziative iraniane.
La prima è stata l’adesione (per il momento come osservatore, ma presto come membro effettivo) del gruppo di Shangai comprendente oltre alla Cina, la Russia e le repubbliche islamiche ex sovietiche che ha assunto, come funzione principale, la lotta al terrorismo islamico.
Ancora più significativo l’incontro organizzato da Ahmadinejad con Karzai presidente dell’Afganistan e Zardari, presidente del Pakistan: in questo modo si stringe ai due maggiori alleati dell’America nell’area contro i comuni nemici.

Arriviamo quindi alle elezioni del giugno 2009. Si presenta in opposizione a Ahmadinejad, Mousavi, l’antico collaboratore di Khomeini nel periodo esaltante e tragico della guerra all’Iraq che è però sostenuto dai moderati come Rafsanjani, e Khatami

Vince però Ahmadinejad come più o meno era previsto ma con un margine del tutto imprevisto. Sorgono le contestazioni da parte dell’opposizione, si grida a brogli elettorali. Soprattutto però pare che le manifestazioni sfuggano al controllo dei candidati dello opposizione pure essi tutti interni al potere religioso di cui sono esponenti prestigiosi.

FINE

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