Primi antichi ALFABETI



L'ALFABETO E LA SCRITTURA...

... sono un complesso di segni (lettere che in sostanza sono segni o disegni di un oggetto) corrispondenti a suoni di una lingua.
Rudimentali forme di "alfabeto" possono considerarsi le prime scritture petrografiche, anche se correttamente queste fanno parte della scrittura ideografica, espressa cioè attraverso ideo-pittografiche, cioé rappresentazioni grafiche simboliche di un concetto. Che non sembra, ma sussistono ancora perfino sulla tastiera del nostro computer. (£, $, @, &, % ecc.)

La scrittura nelle più antiche società rappresentò essenzialmente uno strumento pratico. Quando le organizzazioni statali si consolidarono, le classi al potere capirono che la scrittura era uno strumento decisivo per il controllo dell'ordine e quindi divenne una necessità del potere economico e politico a servizio dei quali si pose una classe di specialisti, gli Scribi, occupati a preparare documenti di ogni genere, essenzialmente sembra per i commerci, documenti da inviare a sovrani stranieri, ricevute di tasse, elenchi di produzioni varie. I sovrani naturalmente utilizzarono la scrittura anche come strumento di propaganda per "reclamizzare" le proprie imprese, per imporre la propria volontà in luoghi lontani dal palazzo; per contribuire a legittimare il proprio potere.

Importante poi la scrittura per redigere i documenti di contenuto legislativo: ordini, raccolta di leggi, o disposizioni per i funzionari locali (ad e esempio è giunto fino a noi un ordine di coscrizione).
Queste primi passi furono fatti con il segno "scrittura" cuneiforme (sumerica), poi pittografica o ideografica; l'ideogramma è un segno o un disegno che corrisponde a un'idea, quindi é anch'essa una forma di scrittura.
Prima nella "Pittografica" si disegnavano una infinità di oggetti. La rivoluzione avvenne con solo 20-22 sì oggetti, ma prendendo solo l'inizio della prima lettera dell'oggetto. In sostanza così procedendo si creava un vero a proprio alfabeto. Per fare una C si disegnava una "Casa"; per fare una A si disegnava un "Ago"; per fare una N si disegnava una "Noce"; per fare una E si rappresentava l' "Erba"; procedendo così il risultato era CANE.
L'idea dei sumeri fu invece semplificare, cioè quella di fare dei segni cuneiformi sull'argilla con un punteruolo. 22 segni ed era nato un alfabeto.

A tutt'oggi in alcuni territori del pianeta, non alfabetizzati, queste forme semplici di scrittura ideografica, si usano ancora per le attività appena elencate. Come ad esempio in molti sperdute località della Cina. Alcune bollette delle tasse hanno dei segni inequivocabili nei più remoti territori, anche se la lingua parlata è completamente diversa. Non é raro che in Cina due soggetti di due province non si capiscono parlando (la lingua cinese fra l'altro é quasi tutta monosillaba) ma si intendono benissimo scrivendo. Alcuni di questi segni (pittografici) molto ricorrenti non sono mai mutati da circa quattromila anni, e hanno sempre permesso di comunicare senza riferirsi ad alcuna forma linguistica parlata.

Nata dunque inizialmente per queste funzioni, solo più tardi la scrittura venne concepita come uno strumento al servizio dell'uomo attraverso la quale si potevano esternare anche pensieri e sentimenti. Cominciarono a diffondersi documenti di letteratura sapiensale contenenti proverbi, consigli, preghiere, inni alla divinità.

PARTIAMO DALL'ANTICHITA'

Le più antiche iscrizioni che compaiono prima del 3000 a.C. sono tutte a graffiti su rocce o su antichissimi monumenti. Più che iscrizioni sono incisioni di figure simboliche. Le iscrizioni su supporti mobili e maneggevoli (sua ossa, avorio, gusci di tartaruga ecc.) sono datate molto prima del 3000 a.C.

Ultimamente ne sono state rinvenute in Egitto già con la tecnica pittografica su placchette di osso, e di argilla databili 3400 a.C. Sembra dunque che l'invenzione della scrittura sia attribuibile agli egiziani e non ai Sumeri come finora ritenuto. L'archeologo Dreyer le ha rinvenute in una necropoli reale ad Abydos nella provincia di Suhah a circa 400 chilometri del Cairo. Forse é la tomba di Re Scorpione I; uno dei tre re noti del periodo che precedette la prima dinastia dei faraoni. Sono delle iscrizioni su tavolette che sembrano essere delle ricevute di imposte riscosse dal sovrano. Tavolette di argilla che avevano questa finalità; ma della stessa epoca sono state rinvenute anche in Mesopotamia ( in alfabeto sumerico - (cuneiforme)).
Fu dunque una invenzione sollecitata dal bisogno di avere un documento che attestasse un dovere assolto. La tecnica l'abbiamo accennata era pittografica, successivamente cuneiforme (la sumerica).

 

Sempre presso gli Egiziani la scrittura, dopo circa 400 anni si manifestò con segni pittografici isolati (potremmo dire mobili) e iniziano a chiamarsi pittogrammi. Gruppi di questi segni messi in sequenza vanno quindi a creare non più la rappresentazione di un oggetto, ma da come sono disposti riescono a formare una frase, ma con il vantaggio di usare solo 20/30 figure come base per esprimere uno o più concetti ben precisi. Non é ancora un vero e proprio alfabeto ma la filosofia della costruzione concettuale é quella. (cioè dei "caratteri mobili" che qui diventano "figure mobili" che distribuendole in un certo modo, o in una sequenza compongono una frase ben precisa)
(per fare un esempio possiamo paragonarlo al classico gioco enigmistico dei rebus più facili - ovviamente riferendosi a particolari oggetti che normalmente indichiamo con la nostra lingua)

Queste figure egiziane sono ancora oggi chiamate impropriamente GEROGLIFICI, dal nome greco dato da Clemente Alessandrino "grammata ieroglifica", cioè lettere sacre incise, anche se di sacro all'inizio non c'era proprio nulla, erano a quanto pare delle vere e proprie bollette delle tasse. Tuttavia i sacerdoti capirono l'alta potenzialità della scrittura, e la monopolizzarono subito, continuamente modificandola, rendendola sempre più incomprensibile quindi esclusiva, fino a farla diventare ierocratica (ierocrazia = dominio della casta sacerdotale)

Se la SCRITTURA IERATICA da una parte con i sacerdoti procedeva verso l'alto con regole ideo-grammatiche sempre più difficili per la comprensione del volgo, dall'altra l'intera scrittura con i numerosi "geroglifici" che nel corso del tempo erano diventati tanti, con il nuovo sistema camminava verso il basso, diventando la scrittura e la lettura, diciamo non proprio volgarizzata, ma enormemente facilitata. Nacque così la SCRITTURA DEMOTICA, cioè popolare (volgarizzata - cioè l'uso di pochi segni per costruire frasi correnti)

La chiave per decifrare i geroglifici fu trovata dal francese J-F Champillion nel XIX secolo in seguito alla scoperta di una iscrizione ( STELE DI ROSETTA) redatta in tre alfabeti: geroglifico ieratico, demotico e greco.

Una volta che si sono capite le regole, leggere i geroglifici non é poi così difficile. Naturalmente bisogna conoscere l'antica lingua egiziana; " pa " corrisponde alle prime due lettere di "pa-ne" in italiano, ma non certo a pane in lingua egizia (esempio: se non conosciamo l'inglese non possiamo certo risolvere un rebus fatto per gli inglesi)

EGITTO - GEROGLIFICI CORRISPONDENTI ALL'ALFABETO

LA LINGUA SCRITTA EGIZIANA NASCE COME IDEOGRAMMATICA
cioe' ad ogni SEGNO GRAFICO corrisponde
una persona, un oggetto, un animale, un'azione.
Presto si comprese che una scrittura composta esclusivamente di ideogrammi era impossibile da gestire, non si poteva infatti INVENTARE e RICORDARE UN SEGNO PER OGNI COSA.
(sembra che ne esistessero circa 3000 - ma pur essendo così tante non era facile esprimere una parola astratta o un verbo)
Gli ideogrammi si specializzarono allora in
FONOGRAMMI
cioe' ad ogni SEGNO GRAFICO corrisponde un suono.
I fonogrammi, a loro volta,si suddivisero in:
Segni che rappresentano UN suono detti:UNILITTERI
Segni che rappresentano DUE suoni detti:BILITTERI
Segni che rappresentano TRE suoni detti:TRILITTERI
Poichè la lingua egiziana, come le lingue semitiche, non faceva uso, nella lingua scritta, delle vocali capitava frequentemente che parole OMOFONE (cioe' dal suono simile) quando venivano scritte, diventassero indistinguibili per chi le avrebbe lette. Per evitare questa confusione ad alcuni IDEOGRAMMI fu attribuita la funzione di distinguere un geroglifico da un altro specificandolo; presero il nome di: DETERMINATIVI

DISPOSIZIONE E LETTURA DEI SEGNI
Ragioni di ordine RELIGIOSO, ESTETICO, PRATICO, facevano sì che il modo di inquadrare i geroglifici fosse variabile si potevano iscrivire in...
... UN QUADRATO, in 1\2 QUADRATO VERTICALE, oppure ORIZZONTALE, o in 1\4 DI QUADRATO.
inseriti in COLONNE VERTICALI, o in LINEE ORIZZONTALI.
mentre la direzione della scrittura poteva andare... ... DA DESTRA A SINISTRA, DA SINISTRA A DESTRA. DAL BASSO VERSO L’ALTO, DALL’ALTO VERSO IL BASSO, o essere MISTA: un movimento detto BUSTROFEDICO. (come i rebus più difficili)
GLI UNILITTERI:


Abbiamo poi la scrittura SUMERA-BABILONESE - La disputa che si trascina da anni è se nacque prima quella Egiziana o quella Sumerica.
Mentre in Egitto i pittogrammi- ideografici restano ieratici (di esclusivo uso sacerdotale poi da questi derivarono quelli demotici, più popolari - come in Italia il latino e il volgare) scritti su papiro (gli egiziani disponevano di questa singolare risorsa) presso i Sumeri l'evoluzione nel pittogramma diventa quasi subito un segno alfabetico, in una forma cuneiforme inciso su una tavoletta di argilla.
La scrittura cuneiforme è un tipo di scrittura i cui segni sono una combinazione di tratti a forma di cuneo; venivano incisi con uno stilo triangolare su tavolette di molle argilla. Di questi segni alcuni sono rappresentativi, altri simbolici, altri ancora fonetici con il valore di una sillaba. La scrittura inizialmente sillabica, divenne subito dopo solo alfabetica. La più antica iscrizione sumera è del 3000 a.C., quindi contemporanea a quella egiziana. Questo ha scatenato una disputa sull'invenzione della scrittura tra i due Paesi che tutt'oggi non è ancora finita.
Ognuno di essi afferma che ha imitato l'altro. Questo fino a pochi anni fa.

A scompaginare poi tutto, arrivarono le 14 "Tavolette Tartaria" rinvenute pochi anni fa, però sui Balcani (quindi non in Egitto e nemmeno in Mesopotamia - cioé dove secondo gli studiosi non ci dovevano essere. Cioè nella Tracia antica - nulla a che vedere con la Tracia romana - sul Mar nero, una ancora sconosciuta civiltà databile nel 5/6000 a.C. - Ne abbiamo parlato in "Roma Fondazione" Anno 3000 a.C. - E sugli "Etruschi" - vai a vedere). Una scoperta che è diventato un giallo, perchè sono state scritte nel 3500 a.C. in una forma quasi cuneiforme ma con aspetti pittografici (ma sappiamo che anche la cuneiforme sumera nacque inizialmente pittografica). In pratica sono delle piccole figure o segni incisi, che corrispondono non sempre a un oggetto. Vi appare ad esempio la "n" che sia in sumero sia in egizio rappresenta l'acqua mossa di un fiume. Ed é un segno che hanno utilizzato tutti per dire la stessa cosa. Un segno che non è mai stato abbandonato dagli alfabeti successivi, dal fenicio, fino ai nostri giorni. Già questo è abbastanza singolare. Sarebbe una coincidenza poco credibile. Qualcuno deve aver "copiato". Anche se non corrispondeva al fonema sillabico di uno stesso oggetto nella rispettiva lingua il segno è stato comunque adottato integralmente in tutte le lingue.
(Molto interessante l'ultimo libro di Heinz-Siegert. I Traci, edito da Garzanti, nel 1986 - riporta le ultime clamorose scoperte archeologiche avvenute in questi anni nell'area balcanica. E soprattutto ci svela l'antica civiltà dei Traci. Che sembra essere più antica di quella Egiziana, Sumerica-Babilonese).
Il giallo consiste in questo: la cuneiforme più tardi (500 anni dopo le Tavolette) compare in Mesopotamia nel 3000 a.C. e appare quasi subito come una specie di alfabeto fatto di segni incisi nell'argilla, ma nello stesso 3000 a.C. in Egitto appare la pittografica modificata in pittogrammi che diventa anch'essa quasi alfabetica. (gli egiziani cercarono dunque di modificare le figure ideografiche esistenti, in ideogrammi e contemporaneamente alcuni di essi in ideo-fonogrammi

Fu necessario perchè prima la scrittura geroglifica, pur avendo un numero notevole di ideogrammi (circa 3000) permetteva una limitata capacità espressiva; non era per esempio possibile trovare un segno che esprimesse parole astratte, nè verbi . Per sopperire alla necessità di una più ampia espressione scritta fu adottato quel sistema acrofonico di scrittura. Ogni rappresentazione ideogrammatica aveva un suono corrispondente. Questo suono acquistò il valore di una sillaba e fu usato per comporre quelle parole che non potevano avere un'espressione ideogrammatica, in cui appunto ricorresse il suono. Si estendevano così - con pochi segni- le possibilità di espressione della scrittura ideogrammatica.

Insomma l'idea egiziana è la stessa di quella sumerica, cambia la tecnica nel rappresentarla e il supporto. Cioè fare dei segni mobili per creare dei fonemi e quindi delle frasi con pochi segni, quelli di base, quelli che l'uomo é capace di emettere con la laringe (che sono in totale - le consonanti più le vocali - 122 suoni ) Base che sostiene l'idea sostanziale di tutti gli alfabeti. E su questa base i fenici lavorarono, ma omettendo di scrivere assieme alle sillabe le vocali.



Dizionario Babilonese 1800 a.C.


Tavoletta per i compiti in classe di geometria - Babilonia 1800 a.C.

Arriviamo dunque al vero e proprio alfabeto nella scrittura:

AL FENICIO

In Grecia, Plinio ci tramanda nel 70 d.C. le sue ricerche-conoscenze in proposito: scrive che la scrittura alfabetica nacque a Tebe dall'eroe Cadmo, che la introdusse dalla fenicia nel 1519 a.C. (vedi il link VI FU UN TEMPO...) con 16 lettere, che Palamode nel 1220 a.C. ne avrebbe aggiunte altre tre, e che infine nel 627 a.C. Simonide altre quattro (ma altri narrano che fu Epicarmo ad aggiungere queste ultime quattro, e solo nell'anno 472 a.C.). Non sappiamo quanto ci sia di vero su queste date e sui personaggi. Qualcosa certo ci nascosero.

Ai fenici, le ultime scoperte inducono a non contestare più a questa popolazione il merito dell'invenzione o scoperta dell'Alfa-Beto (che sono poi questi i primi due segni della serie dei 22 fonogrammi) che corrispondono tutte a un suono articolato- la novità fu appunto questa).
Abbiamo accennato scoperta, perchè anche i Fenici sembra che l' idea sia venuta osservando (loro che viaggiavano molto) i segni egiziani, quelli mesopotamici, gli ideogrammi cretesi, e.... ora sappiamo dell'esistenza delle Tavolette di Tartaria in Tracia sul mar Nero, e forse proprio qui ai fenici venne la singolare idea.
Il più antico documento a noi pervenutoci con i primi 20 segni; detto Alfabeto n. 1, é quello di Ugarit del 1650 a.C. (in questa città era in uso, ed é abbastanza singolare, già da 1350 anni il cuneiforme sumerico con tante variazioni). Ma devono passare altri 664 anni perchè l'alfabeto fenicio arrivi a una evoluzione con quello di 22 lettere (detto Alfabeto n. 2) nel 986 a.C., sempre a Ugarit (Iscrizione della Stele d'Hiram).

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Primo testimonianza scrittura fenicia 1650 a.C.

IL FENICIO - L'ETRUSCO -

Da quello fenicio, nei successivi secoli (circa 16), prendendo diverse direzioni, derivarono poi tutti gli altri 3 grandi gruppi:
Dall'ARAMEO, deriva l'Arabo, l'Armeno, l'Ebraico, il Georgiano, il Mongolo, il Parsi, il Pehlevi e il Siriaco
Dal SABEO, l'Etiopico e l'Indiano e si divide il primo, in Amarico, Birmano, Coreano, Giavanese, T'ai, Singalese. Il secondo in Nagari-Dravico, con il Bengali, Cascemir, Malese, Tibetano, Kanarese, Tamil, Telugu.
Dall'ELLENICO  deriva il Copto, il Greco, il Latino, il Russo.

. 1 FENICIO ARCAICO 1
..2 EBREO ARCAICO
..3 MOABITO
..4 FENICIO 2
..5 GRECO ARCAICO
..6 GRECO ORIENTALE
..7 GRECO OCCIDENTALE
..8 GRECO CLASSICO
..9 ETRUSCO ARCAICO
10 ETRUSCO TARDO
11 LATINO ARCAICO
12 LATINO ITALICO
13 LATINO ROMANO
14 LATINO GOTICO
15-16 - MODERNA

 

 

 

IL MISTERO DELLA LINGUA ETRUSCA
(o meglio dire dei Tirreni)

Giallo anche qui nei riguardi della lingua Etrusca. I primi abitanti abbandonarono l'Egeo guidati da Tirreno nell'anno 1195, quindi portarono con sè in Italia in Umbria e Toscana l'alfabeto Fenicio n.1. Trascorsero 400 anni dopo la prima ondata migratoria; una verso la Toscana unendosi ai primi, un'altra nel meridione d'Italia (Magna Grecia) e nel Lazio. Ma qui e quindi anche nel Lazio invece di mutuare l'alfabeto etrusco Fenicio n.1, l'alfabeto Latino-Romano arcaico del VII sec a.C. utilizza i segni del nuovo alfabeto dei nuovi arrivati e imposta il nuovo romano-latino guardando al Greco-Classico nato col Fenicio n.2, e non  a quello usato dai  toschi-etruschi (Fenicio n.1, uguale a quello greco-arcaico).  Del resto i rapporti dei romani con i confinanti etruschi a nord del Lazio non erano certo idilliaci; a Roma c'erano più scambi culturali  dal VI al IV secolo con la Magna Grecia e quindi con la lontana Grecia che non con la vicina Toscana-Umbria con i ricchi etruschi chiusi nel loro aristocratico ed egocentrico mondo).

Analizzando  i due alfabeti scopriremo che quello etrusco, ha infatti, conservato i segni del Fenicio n.1  anatolico mentre quello romano-latino proviene dal Greco-Fenicio n.2 dell'anno 800 a.C. quando nell'Egeo avvenne la rivoluzione nella grafia sillabica dei vecchi segni, quelli che si erano portati dietro gli Etruschi nel 1195.
Non essendoci in Grecia e nei dintorni con il primo alfabeto alcun testo letterario conservato, il primo alfabeto proprio nei luoghi dov'era nato era del tutto scomparso con l'avvento del nuovo: che é poi quello che darà inizio finalmente alla grande produzione di testi scritti, che comparvero numerosi in Grecia proprio dopo l'800 a.C. (il Greco classico).
In questa trasformazione l'Etruria resta assente,  distante e isolata.  In seguito (come il Fenicio n. 2 a Cartagine) quando gli Etruschi saranno sconfitti e integrati con i romani, oltre che il sistema politico crollò anche l'intera loro cultura e insieme il vecchio modo di scrivere. Dopo 4-5 generazioni l'Etrusco svanisce nel nulla. Creando in seguito grandi  difficoltà agli studiosi per comprendere  la lingua che Tirreno dalla Lidia-Fenicia si era portato dietro.  Difficoltà anche quando l'abate Barthelemy nel XIX sec.  riuscì a decifrare l'alfabeto fenicio n. 2.
Salvo qualche iscrizione funeraria, testi letterari scritti in etrusco fino ad oggi non sono ancora venuti alla luce, sempre che esistono. Del resto gli etruschi al pari dei Fenici non usavano la scrittura per compilare opere letterarie.
(Qualcosa del genere accadde in altri luoghi; anche in Italia. Nel 1414 ad esempio,  a Firenze il Consiglio della città, stabilì che tutte le scritture concernenti atti, contratti ecc. dovevano essere stesi non più in latino ma in volgare per essere capiti da tutti. Il latino insomma dopo duemila anni rimase relegato agli studiosi e solo dentro la Chiesa. Scomparve dalla scena quotidiana della popolazione).

Sappiamo che i 22 segni fenici (tutte consonanti -  una grafia sillabica seguita da una vocale non scritta) i greci li perfezionarono aggiungendo (ricordiamo nell'800 a.C.) le 7 vocali (5 it.)  che i fenici non avevano mai usato ( nè col primo nè col secondo alfabeto,  perchè non portati alla raffinatezza della letteratura; anzi si pensa che l'alfabeto fenicio (Ugarit 1) sia nato unicamente ai fini di semplificare le necessità del commercio di questo popolo dotato di grande spirito pratico che come sappiamo derivarono le loro più grandi risorse dal commercio e dalla navigazione. Rarissimi sono i testi letterari fenici. Del 1400 a.C (quindi dopo 250 anni dall' invenzione del primo alfabeto) conosciamo solo rarissime opere, quelle di  Ras-Shamra, e anche dopo (con il secondo alfabeto, il Fenicio n. 2) la produzione letteraria fenicia é quasi inesistente. Nè bastano i pochi frammenti scoperti dopo 2000 anni per darci un idea di come, dove  e quando cambiarono i segni delle lettere nell'arco di 14 secoli. L'uso del fenicio sillabico n.2, scomparve poi del tutto con la distruzione di Cartagine (nel 146 a.C.) dov'era ancora abbastanza diffuso; sostituito  da un locale neopunico che aveva cominciato a far uso di alcune vocali, ma che il greco e il latino seppellì  per sempre subito dopo. Fino al 1700 non  sentiremo più parlare di questa pionieristica invenzione dei Fenici e neppure di questo popolo, quasi del tutto dimenticato (Fu Barthelemy a decifrare le prime iscrizioni e a rintracciare nel Fenicio le radici di quasi tutti gli alfabeti fonetici delle lingue conosciute. Rendendo così giustizia ai Fenici).

Infatti, da quello fenicio derivarono  tutti  gli altri 3 grandi gruppi: ARAMEO, SABEO, ELLENICO.
Dall'ARAMEO, deriva l'Arabo, l'Armeno, l'Ebraico, il Georgiano, il Mongolo, il Parsi, il Pehlevi e il Siriaco
Dal SABEO, l'Etiopico e l'Indiano e si divide il primo, in Amarico, Birmano, Coreano, Giavanese, T'ai, Singalese
Il secondo in Nagari-Dravico, con il Bengali, Cascemir, Malese, Tibetano, Kanarese, Tamil, Telugu.
Dall'ELLENICO  deriva il Copto, il Greco, il Latino, il Russo (e dalle ultime due tutte le altre a  ovest, a Nord  e a Est dell'Europa)

oppure altre notizie http://www.etruschi.org/ di ANGELO DI MARIO

di cui diamo un breve accenno

LA LINGUA ETRUSCA


Angelo Di Mario, l'Autore di questo volume, è nato a Rocca Sinibalda (Ri), risiede a Poggio Mirteto (Ri).

Fin dal 1966, quando insegnava a Magliano Sabina (RI), ha cominciato lo studio sulla lingua etrusca, pubblicando numerosi articoli. Con questa opera recente, "Lingua Etrusca - La ricerca dei Tirreni attaverso la lingua" (Editrice Cannarsa, Vasto) ha voluto presentare le più importanti scoperte che trovano sicure corrispondenze morfologiche tra la civiltà anatolica e quella degli Elleni arcaici.
Il libro contiene scritti redatti in vari periodi. Si è creduto opportuno metterli assieme in modo che potessero integrarsi e fornire al lettore diversi esempi e un buon materiale per la comprensione. Contiene inoltre una serie di riferimenti certi e documentati che conducono tutti in Anatolia, sede di provenienza dei Tirreni, in località comuni agli Elleni arcaici. Dal confronto di molti termini ne scaturirà l'evidente parentela espressiva e lo scopo non è quindi soltanto quello di proporre interpretazioni, ma di mettere in risalto ogni traccia capace di rivelare la sicura appartenenza.
Un libro colto e intelligente, una miriade di notizie spesso inedite e comunque estremamente interessanti.

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Diamo qui -con un'autorizzata riproduzione - alcune pagine riguardanti la LINGUA CRETESE, LINEARE A, quella non tradotta ancora da nessuno; vogliamo così interessare tutti coloro che si occupano del greco omerico, da considerarsi fortemente anatolico, per svariati motivi.

Lingua cretese, Lineare A.
Prima parte


"In molti articoli, e libri, ho esposto un sistema di progressione desinenziale in cui appaiono evidenti i meccanismi alla base di tutte le desinenze, e della loro molteplice evoluzione/involuzione; qui riproduco l’essenziale, ma sufficiente a dimostrarne la fondatezza, e l’utilità pratica a scoprire l’iter dei suoni attraverso i luoghi e i tempi:

a) ogni lingua era costituita da poche parole monosillabiche;

b) in seguito ogni parola veniva integrata da dimostrativi personali (-so/-mi/questo, -su/tu/codesto, -si/-se/quello) o indicativi (luce: guarda/ vedi/ questo: -sa/ -ka/ -ma/ -na/ -ta….), per riferirla meglio all’oggetto dell’attenzione: lat. *LEG-i-si, LEG-i-t(i)/ LEGg-e-lui, PA-te-r, *PAtese/ PA-questo, MA-te-r, *MAtese/ MA-questa…..;

c) le particelle sono facilmente individuabili, chiarissime quelle della terza persona/ dativo singolare/ plurale: -si: -se/-ce/-ke, …..; -si-si: -s-si/-s-se…..: gr. (dí-)DO-si, dor. (dí-)DO-ti ‘dà-lui’, lat. (de-)DI-t(i) ‘dette-lui’, *MON-e-si , *MON-e-ti, lat. MON-e-t(i) ‘(am)monisce-lui’; la terza persona plurale raddoppia la -si: -si-si/ -s-si: *leg-u-s-si, *leg-u-n-ti, leg-u-n-t ’leggono’; *leg-e-Sa-si: *leg-e-Fa-ti, *leg-e-Ba-ti, leg-e-Ba-t ‘leggeva’; *leg-e-Sa-s-si: *leg-e-Fa-s-si, *leg-e-Ba-n-ti, leg-e-Ba-n-t ‘leggevano’….. *leg-e-su-s-si: leg-e-ru-n-t(i), *legerono(si)/ *leg(e)sero ‘le()ssero’; *leg-i-s-se-s-si > leg-i-s-se-n-t(i) ‘avessero/ avrebbero letto’ ;

d) i verbi si limitavano ad esprimere solo il presente; in seguito presente e passato; solo con l’accumulo delle desinenze, l’uso, le varianze, anche delle vocali intermedie, la commistione delle esperienze linguistiche di diverse etnie contigue portò al perfezionamento di un sistema complesso come quello greco, latino, sanscrito;

e) la formulazione del pensiero può considerarsi prevalentemente aggettivale/ genitivale: gr. íppos mélas ‘il cavallo nero’ / *iFsos *mel-a-sos; gr. phô-s lamp-á-dos ‘la luce della lampada’ / *pho-(s)os *laMFa-sos, etr. LA-sa ‘Luce/ LA-re’; lat. lib-e-r po-e-ta-e ‘la corteccia/ pellicola > libro del poeta’, *lib-e-se *po-e-ta-se (gr. lep-í-s ‘scorza, corteccia, pelle / libro’; lat. lorum / *loFrum ‘correggia’); lat. sa-evi-tia lup-i ‘la ferocia del lupo’, *sa-ewi-sja *luposo ( *lup-o-sjo, *lup-i-jo, *lup-i-j). Da SMEA, F. V, urarteo: URUArdinidi nunali Ispuinini Sarduriehi Menua Ispuinihi “Alla città di Ardini vennero Ispuinini, il sarduriese (figlio di Sarduri), e Menua, l’ispuinese (figlio di Ispuini)” // *AR-di-ni-thi NU-na-si IS-pui-ni-si SAR-du-rie-si ME-nuFa IS-pui-ni-si.

Va ricordato che all’inizio non vi era distinzione tra verbo/ nome/ aggettivo, per questo i dativi originari presentano la stessa medesima desinenza del verbo: gr. *GEN-o-se / GÉN-o-s, *GEN-e-sos / GÉN-e-()os, *GEN-e-si (lat. GEN-e-ri) / GÉN-e-()i; á-nDr-e-s-si (a- protetica, D/TH infissi: NER, a-NÉR ‘uomo’), *(a-)NER-e-s-si ‘agli uomini’, á-nTHr-o-Pos / *a-NER-o-Fos ‘uomo’…..; *KAL-e-Si / kalÊi ‘al bello’, *DIK-ai-Si / dikaíOi ‘al giusto’, *PA-(N)si / pantí ‘a tutto’, *ed-e-si / edeî ‘al dolce’, *MEG-a-lo-si/ *MEG-a-no-si/ *MAG-ni-si / megáloi ‘al grande’ (lat. mag-no(-(s)i) ), *le-LU-ko-si / leLUkoti ‘a chi ha sciolto’, *le-LU-ko-s-si/ *lelukosine / lelukósi(n) ‘a quelli che hanno sciolto’….
Quanto ai nomi/ aggettivi, bastano pochi cenni: il latino FA ‘parlare’, dopo una prima desinenza -ma, FA-ma ‘del parlare-quella’, ne aggiunge un’altra FA-mo-sus ‘del parlare-di quella-quello’, da rovesciare ‘quello-di quella-del parlare’; ora se noi confrontiamo le desinenze ci accorgiamo subito che hanno subìto innumerevoli evoluzioni/involuzioni, per rispondere all’esigenza delle tante parlate attraverso i millenni; così le sequenze fondamentali: -sa, -sa-sa, -s-sa, -sas, -sa-sas, -s-sas, -sas-sa, -sas-sas…..; passeranno a -la/ -na/ -ra/ -ta/ -za…..; a -s-la, -n-na/ -na, -s-ka, -r-na, -s-na, -s-ta/ -s-za/ -z-ra.….; da -sa-sas / -s-sas a -n-nas, -r-nas/ -s-tas/ -t-las/ -t-nas/ -t-ras ……; -si > -ni, -ri, -ti…..; da -si-si / -s-si a -n-ni, -s-ki, -s-li, -s-ni, -l-li/-li, -n-ni/-ni, -r-ri/-ri, -s-ti, -t-ti/-ti, -n-si, -n-ti, -n-t….. ; qualche porzione cadrà (gr. *paid-eu-Si > paid-eú-Ei ‘educa’); oppure s’antepone/ inserisce la F/W (: b/F/m/p/u/v), senza contare i raddoppiamenti, gli allungamenti, le vocali protetiche, gli infissi, i composti, le pre-posposizioni, gli innumerevoli mutamenti, oggetto delle Glottologie; ad esempio la varianza della s: c/z/k/q/ch: etr. ca ‘questo’, itt. kas, luvio cun. za- (LLI); etr. Cersa / *ser-e-sa/ *ser-e-na ‘Sirena/ Maiala’, gr. dor. Kírka ‘Circe/ Maiala’, gr. choîr-o-s(a) ‘maiale/a’; eteo surna, luvio ger. zurni, gr. kéras ‘ corno’; eteo suwana-, gr. kúon ‘cane’; eteo asuwa- ‘cavallo’ (MEG), miceneo iqo, lat. equus/ ecus; cretese L. A siru/ *kiru, gr. kár, kára ‘testa’, ave. sarah-, aind. siras (LLI), etr. ceren ‘capo’, mic. L. B (demo)koro; notevole il preittita SA ‘mano’, *sa-ssis, etr. sa-(r)ris/ *ka-(s)sis ‘mani/ dieci’, nes. ke-ssar ‘mano’ (MEG), etr. (cezpal–)cha-l(e)s ‘(otto volte-)le mani = ottanta’, gr. che-í-res ‘mani’, segno X = S/K/CH ‘10’ (altro che numero latino! (i Romani erano Tirreni)); ottima conferma l’enclitica etrusca -se / -ce / -c ‘e’: -c/-ch/-k: Aninai-c ‘e di Aninai (figlio)’, Velia-k ‘e Velia’, Latherial-ch ‘e di Latheria’ (TLE). Nelle lingue antiche spesso compare la F/W, etr. FuFluns, da *FeFl-u-nus ‘solare’, etr. aVle / AL/ EL ‘Sole /Aulo’, aBélios ‘Abele’; *SaSel: *FaFel / *BaBel- ‘Sole’ (Babilonia); VEL/ EL / SEL/ SOLe / VELus, VELusa/ VELussa/ VILussa (= FÍL-io-s(-sa)/ FÍL-io-n(-na), gr. FÍLios ‘Ilio’, da Omero confusa con Troia )/ VELusla < gr. SÉL-a-s ‘splendore’ > gr. ÉL-io-s, *SELios/ *FELjos ‘sole’; etr. ThuFlthas, da *Thulethas, gr. thêlus, thelútes ‘sesso femminile’; eteo Tuwatias, etr. Tite, eteo Muwatalis, ittita Muwatallis, etr. Metele ‘Metello’, eteo RU: RUwa ‘Sole’, etr. RUma ‘(città) di RA/ ROma’, eteo RUwatias (MEG, QSI), etr. RAmatha ‘del dio RA/ RE/ RI/ RO/ RU’ ‘Solare’: RE-a,‘RE(wa)tia/ RE-zia’, etr. RI-l ‘soli > anni’, lat. RUber, RUbus, RUfus ’ ROsso’, gr. e-RU-th-rós, *(e-)RU-sh-sos ‘colore di RA / RU/ ROsso’; un nome tra i più arcaici e ancora colmo di F/W lo possiamo scoprire in quello del re ittita SuPPiluliuMas, dove vengono persino raddoppiate, *SUwwiLunjuwas, ossia un *SULunjuMs ‘SOLone/ Solare’, dalla stessa radice SEL/ SOL dialettizzata, oscurata; non meno indicativo Etewokereweijo/ Etewok()leweíos ‘Eteocle’. La probabile ragione deve risiedere nella scrittura sillabica, lo scrivente forse avvertiva un’articolazione intermedia tra le sillabe, che riproduceva come esistente, un po’ come noi diciamo duVe, boVe.

Il cretese A, come vedremo, restituisce una voce verbale di estremo interesse, perché contiene tutte le desinenze non contratte, appena evolute s: t/r, compresa la F/W: B, integre: (ja/a) jadikitetedubure ‘hanno/ abbiano danneggiato’, da scrivere *a-DIK-i-se-se-tu-Wu-s-se, a- privativa, DIK radice -te-te-tu-Fs-se quattro desinenze per una terza persona plurale di un passato, indicativo, o congiuntivo, del tipo lat. HOR-ta-Ba-n-tu-r(i) ‘esortavano’ / *HOR-ta--/Ta-ta-tu-ri/ *HOR-ta--/Ba-na-tu-Wu-si; stessa struttura di jan-AK-i-te-te-du-bu-re, *ana-AG-i-se-se-tu-WU-se ‘hanno/ abbiano sconsacrato’; ci potremmo aggiungere la non meno notevole voce osca con-PAR-a-s-cu-s-te-r(i) (LIA) < *cum-FAR-a-s-su-s-se-si ‘avranno *con-PAR-la-to/deciso’, gr. sum-ph(a)r-á-zo ‘mi consiglio, delibero’; ma a quell’epoca non credo che la distinzione possa ritenersi perfetta; nemmeno il greco sa restituire voci verbali definibili con precisione, se non attraverso il contesto. Questi reperti verbali cretesi cosa ci testimoniano: che la desinenza -si/-se era già passata a -te, due -te-te indicavano l’originario -se-se, l’ulteriore aggiunta di -se-si (o -se-s-si): -su-si / -tu-si / -du-Wsi, ci permette di ripristinare la composizione come proposto più sopra; con ciò facendo scoprire un tipo di protogreco molto arcaico ma anatolico; un luvio grecoide; del resto atai()waja/ atai()wae non differiscono troppo dalle composizioni greche ostisoûn, etisoûn, otioûn ‘colui che, chiunque’; óstis án, étis án, ó ti án ‘chicchessia’; come ipinama da epinémo ‘divido in parti’; etr. naper XII ( *names XII) ‘parti dodici’ (TLE); quasi identiche le preposizioni un per en/ in (o viceversa), unakanasi, *enagisasi (gr. enagízo / *enagiso / *enagino; etr. acnaNAsa / *AG-saNAsa ‘cresciuti’, gr. auksáNO ‘cresco’), e ipi per epi (o v.), ipinama / *epinema (gr. epinémo).

E’ da sottolineare che non ho mai tenuto in considerazione né il tema, né il suffisso, perché rappresentano sempre desinenze (mutate/ regresse/ ridotte): radice SO/ZO ‘vita’, gr. Záo / *Sao, ZÔé / *SO-(s)e-(s)e ‘vita’, SÔ-ma ‘quello della vita’, SÔ-ma-tos ‘di quello della vita/ del corpo’, etr. sVa-las , *SA-sas/ *ZA-sas ‘vita’, gr. ZO-()ós ‘vivente’, eteo sPi-sur < *sFi-sus ‘vita, salute’ (MEG), itt. hui-SwA-tar / *F-sFa-sas ‘vita’ (AGI), lat. VIR-tus ‘virtù’, *VIR-tu(s)-sis(/-tis), *VIR-tu(s)-si(/-ti), eteo HAT-tas-tar-ti (MEG) ‘per intelligenza/ CAPaci(s)tà(ssi)(-s-si > -s-ti > -r-ti)’ < *CAP-a-tis-tas-si; inoltre le desinenze stesse subiscono variazioni anche quasi irrisolvibili, ad esempio ÉR-gon ‘lavoro’, ER-ga-sía , ER-gá-zo-ma-i ‘lavoro’, si riscoprono attraverso *ER-ko-se, *Er-ka-sja, *ER-ka-so-ma-si. Se noi poniamo attenzione ai residui linguistici evidenti, ci accorgiamo quanto sviluppo celino certe uscite, partendo dal modello originario; la radice ER, ER-á-o ‘amo’ si articola attraverso l’uscita primaria *ER-a-s-sos: ER-a-n-nós, ER-a-s-tós, *ER-a-t-tos / ER-a-tós, *ER-a-SSFjos / ER-á-sMios ‘amato/ amabile’ (ss/st/ssF/tt; -nn/-n, -ns, -nd/-nt…..).

Le desinenze si limitano a dieci, tutte dall’idea ‘luce: vedi / questo’: -sa, -ka, -ma, -na, -ta, -sas, -kas, -mas, -nas, -tas, unite in vario modo, mutate, ridotte, cadute in parte, con altra vocale; quindi vanno esaminate/ individuate e riportate all’origine con lo scopo di recuperare il modello. Il metodo è quello da me chiamato CINEFONETICO, ossia si ripercorre il mutamento dei suoni per scoprire la struttura, e rivelare la RADICE sempre MONOSILLABICA (v, vC, Cv, CvC, CC), seguita da DESINENZE sempre MONOSILLABICHE (Cv, ()v, C(), CvC, CC); quasi sempre unite da una vocale, a volte accompagnata dalla W/F ( > b/m/p/ph/v/u): amOre, leggEva.….amAssEro; eteo ruWa, itt. suPPiluliuMas < *SuWWiluniuWas < *SULunius ‘Solone’…..; lat. SOL, gr. SÉLas ‘splendore’ > *saWeljos > *FaFeljos, etr. FuFluns < *FuFlusus ‘Sole’, gr. aFélios/ aBélios ‘Abele/ sole’, etr. aVle ‘sole/ aUlo/ Aulo’…..

La premessa mi pare sufficiente a presentare alcuni esempi di declinazione e di coniugazione, per poi illustrare le iscrizioni, seguite da ricostruzioni fonetiche adatte a renderle meglio giustificate e comprensibili.

Declinazioni latine, limitate ai primi tre casi del singolare:
RO-sa, *RO-sa-se / RO-sa-()e, *RO-sa-si / RO-sa-()e; *AM-o-se / AM-o-r, *AM-o-sis / AM-o-ris, *AM-o-si / AM-o-ri; *NO-me-se / NO-me-n, *NO-mi-sis / NO-mi-nis, *NO-mi-si / NO-mi-ni (*MIL-i-si / MIL-i-ti….. PEC-u-di, AN-i-ma-li…..);
per il verbo mostro il modello essenziale ( presente: -si, -si-si; passato: -si-si, -si-si-si-si), che configura l’accumulo della medesima desinenza per ottenere, con le varianze, tempi e modi diversi; anche qui mi soffermo brevemente ad illustrare una sequenza per le terze persone sing. e plur.: *AM-a-si/ AM-a-t(i), *AM-a-s-si/ AM-a-n-t(i); *AM-a-si-si/ AM-a-vi-t(i)/ AM-a-re-t(i); *AM-a-si-si-si/ AM-a-ve-ri-t(i) ; *AM-a-si-si-s-si…..AM-a-vi-s-se-n-t(i)…..; osco TER-e-m-na-t-te-n-s ‘hanno terminato’ / *TER-mi-na-Se-se-s-si / lat. TER-mi-na-Ve-ru-n-t(i); altra voce osca ter-e-m-na-tu-s-t / *ter-mi-na-tu-si-si, dal latino risolta con terminata est ‘è terminata’ (LIA).
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Iscrizioni cretesi, LINEARE A, tratte dal libro TESTI MINOICI TRASCRITTI con interpretazione e glossario, a cura di Carlo Consani, CNR, ISTITUTO PER GLI STUDI MICENEI ED EGEO-ANATOLICI, Roma 1999; ripropongo in parte quelle presentate su vari siti in Internet, e pubblicate su rivista:
Testi non amministrativi:
KO Za 1; Base a forma di parallelepipedo: atai*301waja turusa du*314re idaa unakanasi ipinama sirute
“ Colui che/ chiunque rompa la scultura, questi si offra in sacrificio con il taglio della testa.”
PK Za 8; Tavola di libagione: …)nu pae janakitetedubure tumei jasa(sarame) unakanasi ( ) ipi(namina sirute)
“..e quelli che hanno sconsacrato il luogo del sacrificio (gr. thúma, thuméle / *thumese) di Assara, si sacrifichi(no) ( con il taglio/ si tagli loro la testa).”
Jasasarame/ Asasarame, -me posposizione, andava scritta *ASara/ *ASana/ *ASna; nella sua forma più arcaica doveva presentarsi con la radice KAS > KIS/HIS ‘Luce > vedere’, europeo KISHar ( > bab./ass., v. LAVO), etr. KASutru, CAS-t-ra (SM**), gr. KÁS-tor, KAS-á-(N)d-ra/ *KAStra, la città di KIZzuwatna < *KISuwassa > *KIStra ‘(dedicata) al dio KISu’, itt. KISari ‘luce > appare’ (AGI, c. s.); la città di KUSsara, re preittita piTHAnas ‘dioTHAna’, nome etr. THAna ‘Luce/Lucia’; con la perdita dell’iniziale si passò all’intermedio europeo *HIS-tar/ VES-per > ISH-tar fino ad AStarte; e ad altre uscite, come la città di AS-sur < *(K)AS-sus, nome ancora europeo, prima della conquista semita, stessa origine per BaBilonia, a sua volta dall’europeo FaFl/aBele, gr. aBélios ‘Sole’; ancora: eteo HASusrs (MEG, T.) ’dea > regina’ < *HASusaras, lidio ASnil(i)/ gr. ATHenaiéi (DSS) ‘ad ASena/ATHena’; iranico ASsara > AHura, av. AHuro (LLI) (con s > h, come ACHaiFoí/ *ASeiFisi > ACHei ‘(gente) dell’ASia/ Sole’, itt. AHHija-wa/AHHija ‘dell’ASia’ (GIT, Lettera di Tawagalawas, re di AHHijawa; città MILawanda < *FILawassa > FÍLios); osco ASanas/ ATHenae ‘ad ATHena’, laconico ASanãn/ ATHenõn (LIA); senza tralasciare la divinità etr. Uni, con più probabilità da *Unni < *US-ne ‘dio Sole’, che da SAN > AN > UN/UR (n/r, come UNuk/URuk ‘città di AN/AR’).
PK Za 11; Tavola di libagione: atai*301wae adikitete (.)da piteri akoane asasarame unarukanati ipinamina siru(.) inajapaqa
“Chiunque danneggia, oppure getta a terra l’icona di Assara, si uccida (gr. énara, enaíro) con il taglio della testa, o (si metta) alle corde (s’impicchi, si(a) trascini(ato))” Mic. L. B: anija-phi ‘con redini / corde’.
PK Za 12; Tavola di libagione: atai*301waja adikite(te) ( )si (asasa)rame () a( )ne unaruka(n)jasi apadupa( )ja ( ) (ina)japaqa
“Chiunque danneggia (?)si di Assara, (?) questi sia ucciso per espiazione, (?) o (sia messo) alle corde.”
PK Za 15; Tavola di libagione: (atai*301wa)ja jadikitetedubure (…..)
“(Quelli) che hanno danneggiato…..”
PR Za 1; Tavola di libagione: tanasute ke setoija asasarame
“ E’ stato fatto questo da Sesto per Assara.”
SY Za 2; Tavola di libagione: atai*301waja jasumatu OLIV unakanasi OLE vacat aja
“Chi danneggia OLIVi/-e sia consacrato, con OLIo… si faccia.”
Eteo aia ‘fare’; gr. aúo, si bruci? lat. boiae, si metta alla gogna? aísa ‘parte’, si faccia a pezzi?
ZA Zb 3; Pithos: VIN 32 didikase asamune ase atai()deka arepirena titiku
“VINo (quantità) 32, donato al (dio) Asamne (*Armne/ arTmus/ ArTemi(de) ); se qualcuno (lo) ruberà sia consacrato.”
KN Zf 13; Anello d’oro: arenesi di*301pike pajatarise terimu ajaku
“Da Arne di Di()pike per Pajatri di Termu (questo) è stato donato.”
CR (?) Zf 1; Spillone d’oro: amawasi kanijami ija qakisenuti atade
“E’ per Kanija, è fatto da Qakisnu questo.”

Testi amministrativi:
HT 9a: saro TE VIN pade 5JE *386tu 10 dinau 4 qepu 2 *324dira 2J tai*123 2J aru 4E kuro 31JE
“ Località Saro (*Salo, *kaso,*Karo, *Skato…). Per TE (TÉmenos? Tempio?), VINo (quantità da dare): Pade (dà) cinque (unità) più cinque/decimi, più due/decimi e mezzo; *386tu dieci (unità); Dinau quattro (unità); Qepu due (unità); 324dira due (unità) più cinque/decimi; Tai*123 due (unità) più cinque/decimi; Aru quattro (unità) più due/decimi e mezzo. Quanto(-ità) 31JE”
Calcolo: ventinove (unità) + due (unità) per l’aggiunta delle misure JE.
HT 104: tapa TERO dakusene TI 45J idu TI 20J padasu TI 29 kuro 95
“(Località) Tapa. Formaggio. (Da) Dakusne (come) pagamento (quantità) 45 e mezzo; da Idu 20 e mezzo; da Padasu 29. Quanto: 95”
Ossia: 94 + metà + metà; dandoci esattamente il valore di J = metà; forse iniziale di *jemisu, gr. émisus ‘metà’; mentre kuro è spiegata bene anche da poto- ‘tutto’, gr. pâs, pa(N)tós ‘tutto’, per l’eloquente composizione potokuro ‘tutto-quanto’ , della HT 122b. La TI, supposto il gr. TÍno, chissà che non possa invece corrispondere al valore della misura mic. T(i)/ litri 12.
HT 11b: …) denu rura *86 *77/KA 40 *77/KA 30 *77/KA 50 ru*79na *77/KA 30 saqeri *77/KA 30 Kuro 180
“--- elenco(?) (delle) prede: un carro, ruote 40, ruote 30, ruote 50; di radice ruote 30, di bronzo ruote 30. Quanto: 180.”
Ru*78na < *ru(DI?)sa, gr. ríza ‘raDice’; saqeri ‘di bronzo’, *kakeri, *kaLkesi; s/k: L infisso, non mancante, come supposto per la lin. B: kako/ khaLkoí (v. mic. L. B: l, m, n, r, s…), gr. chaLkós(i) ‘lucente > di bronzo’.
HT 38: vestigia 403vas daropa 1 AU 1 QI 3 KAA DWO 3 WA+*KU 2 WA+*312 1…..
“…Vaso da cottura uno; maiale uno; pecore tre; pelli unità tre; panni di lana due: panno di canapa (lino?) uno…..”
Questo DWO/ unità potrebbe riconnettersi all’etr. THU/ ‘uno’, *th(u)Wu ‘unità’."

Angelo Di Mario


Bibliografia:
Studi Micenei ed egeo-anatolici, F. V (SMEA);
Anna Giacalone Ramat – Paolo Ramat, Le lingue indoeuropee (LLI);
Piero Meriggi, Manuale di eteo geroglifico (MEG; Testi);
Fiorella Imparati, Quattro studi ittiti (QSI);
Massimo Pallottino, Testimonia linguae etruscae (TLE);
Archivio glottologico italiano, V. LXXXI, F. I (AGI);
Vittore Pisani, Le lingue dell’Italia antica oltre il latino (LIA);
Giovanni Rinaldi, Le letterature antiche del Vicino Oriente, LAVO;
Giacomo Devoto, Scritti Minori **, SM**;
Johannes Friedrich, decifrazione delle scritture scomparse, DSS;
O. R. Gurney, Gli Ittiti, GIT; Angelo Di Mario, Lingua etrusca;
Lingua etrusca (percorsi);
La lingua degli Etruschi;
Lingua etrusca. La ricerca dei Tirreni attraverso la lingua; John Chadwick, Lineare B;
Charles Dufay, La civiltà minoico-cretese;
Anna Sacconi, Corpus delle iscrizioni in lineare B di Micene;
Jean-Pierre Olivier, Les scribes de Cnossos;
Jacques Raison – Maurice Pope, Index du linéare A…..

 

Tra breve Angelo Di Mario darà alle stampe un'altra importante opera:
"ISCRIZIONI TIRSENE E VELSINIE (etrusche) A CONFRONTO".


Altre notizie http://www.etruschi.org/

 

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CARATTERI ALFABETICI RUNICI

 

Le kohau rongo-rongo, sorta di notiziari lignei dell'Isola di Pasqua.
Ne esistono 19 esemplari. Un enigma. Gli abitanti forse erano Europei ?

 

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