LETTERATURA

ALESSANDRO MANZONI E LA SUA SCUOLA
(De Sanctis -. Antologia critica)

Che cosa è Alessandro Manzoni? Potrei dirvi con parola affermativa: è il romanticismo. E così io sarei fedele al modo stesso onde fu battezzato ai suoi tempi. Ma poichè il romanticismo non è più oggi che una reminiscenza storica, io voglio invece rappresentarlo sotto forma negativa.

E cosa è Alessandro Manzoni? L'opposizione più recisa, il nemico più aperto, l'avversario più formidabile levatosi contro il classicismo. Ogni forma letteraria nasce con una atmosfera intorno, ché, quando è lei che la irradia di fuori, che le dà alimento e vita, si chiama la sua propria atmosfera. Ma, oltre a questa, ce n'è un'altra convenzionale ed artefatta, un misto di errori, di pregiudizi, di passioni, ed è la densa atmosfera che rimane estrinseca a quella forma, e che spesso la ottenebra e la guasta. Di queste atmosfere ne ha ogni età, ogni tempo.

Quale fu, p. es., nel Medioevo? Fu l'atmosfera mistica e scolastica, che voi avvertite persino nel più grande lavoro di quel tempo, la Divina Commedia, in cui lo sforzo del genio non riuscì che a squarciarla appena. E quale l'atmosfera del risorgimento? Il classicismo. E che cosa era allora il classicismo, quali i caratteri di questa atmosfera che ha pesato tre secoli e mezzo su l'Italia? Risorgimento si disse della civiltà che usciva dalla frivolezza dello scolasticismo e dalla rozzezza del Medioevo per ricongiungersi ad Omero, a Platone, a Virgilio, il ritorno alle forme dell'antichità classica. Ma quel classicismo era un involucro rettorico-mitologico, era mitologia senza mito, rettorica senza eloquenza. Tutti i modi rettorici, e che erano l'eleganza, come si diceva allora, non avevano il contenuto dei classici. E così si viziava la formazione e il modo di formare.

Che avveniva infatti quando trattavasi di comporre? Lo scrittore prendeva un personaggio qualunque, a piacere, e tenendosi con artifizio intorno ad esso, vi concentrava su tutta la luce, a scapito poi di ciò che restava fuori di quel soggetto. Ciò importava mutilazione nella vita, falsità nella produzione. E questo si chiamava
processo ideale, e la idealità voleva significare esagerazione per un verso, mutilazione per un altro.

Ma il contenuto qual era? Io potrei valermi di una certa frase che tanto bene esprime, e che ha avuto pure il suo tempo : datemi il che, ed io vi darò il come. Il che è l'ubi consistam, e il contenuto si aveva allora in quel modo che fanno ancora oggi gli improvvisatori.
E così i temi più sciocchi vestivano forma oratoria, e Pietro Bembo recitava con enfasi di declamatore le più povere sue dicerie, e Monsignore della Casa lodava con famoso panegirico Carlo quinto. Come potè questo regno delle forme permanere in Italia sino alla prima metà dei secolo XVIII ?

Un contenuto serio ed importante se c'è, squarcia ogni atmosfera convenzionale. - Così è che Machiavelli ed Ariosto vinsero il formalismo classico, ruppero l'atmosfera del loro tempo, e sono anche oggi, e saranno sempre, due grandi scrittori.

Ma, quando invece non v'è niente che tormenti l'animo, quando tutto non è che una forma arida e vuota, allora l'ozio e l'inerzia invadono il campo dell'arte, tiranneggiano miseramente lo spirito, traendolo all'ultimo segno di vacuità e di degradazione, alle fanciullaggini dell'accademia, dalla quale si risorge solo al comporsi di un nuovo contenuto.

Noi in Italia avemmo già l'Arcadia, da cui ci emancipammo al formarsi di un contenuto nuovo nella seconda metà del secolo passato. Ma io domando : quale fu questo nuovo contenuto sorto al cadere del secolo XVIII?

L' Italia non è la Cina per tenersi separata dal resto d'Europa, e non era possibile che si tirasse fuori dal gran movimento sociale di quel tempo, movimento che agitò e sconvolse tutto il mondo civile, producendo un nuovo mondo politico, un nuovo mondo morale, nazionale, scientifico, religioso.

Era la gran fratellanza umana che si risvegliava dopo secoli di repressione, era la rivendicazione dei diritti dell'uomo, fatta in nome di un supremo diritto di natura. Ecco qual era il contenuto nuovo. Ebbene, quando un nuovo contenuto appare, lo spirito si travaglia tutto intorno ad esso, e non è distratto ancora a produrre una nuova forma.

Prendiamo ad esempio il cattolicismo. Per molto tempo il cattolicismo rimane "nidiato" in una forma pagana, di cui anche oggi la chiesa conserva gran parte. Solo più tardi il contenuto si emancipa da una forma che non è propria.

E in Italia, al comporsi del nuovo contenuto, il vecchio rimane ancora nella forma. La libertà veste la toga patrizia : Alfieri ci dà il suo Bruto, uomo popolare che uccide il despota, ma che parla e che opera da despota; la patria è voluta indipendente e libera da uomini che si atteggiano sul tipo degli eroi antichi. Mario Pagano e Domenico Cirillo rinunziano alla vita come Cassio e come Trasea.

Se questa dissonanza tra un contenuto nuovo ed una forma vecchia si fosse bene avvertita, quel contenuto avrebbe subito la sua propria atmosfera. Ma mancava il sentimento di questa discordanza. Solo a lungo andare il contenuto nuovo rompe l'atmosfera artificiale che gli è intorno estranea, e pone la sua propria. Una letteratura trova la sua soluzione quando al disotto della forma c'è un contenuto vero. Bisognava creare dunque una forma che fosse uguale al contenuto. Ecco la soluzione della letteratura italiana.

Tuttavia, il movimento dello spirito a cercare questa soluzione non cominciò in Italia, ma fu qualcosa che ci venne di fuori. Anche oggi c'è nella nostra vita qualcosa di forestiero, di francese per esempio, e questo qualcosa ci sarà sempre sino che non sia rifatta in noi la coscienza nazionale. Quando dunque il nuovo contenuto veniva cercando la sua forma, ci piovve di là dalle Alpi il romanticismo : parola che ha' dato luogo a questioni una volta importanti, oggi dimenticate.

Il romanticismo, nato in Germania, ha avuto mezzo secolo di sviluppo, ha avuto centri di vita, Berlino, Vienna, Dresda; ha avuto i suoi filologi, i fratelli Grimm, i suoi filosofi Schelling, i suoi poeti Novalis, i suoi storici. Ed in quel tempo che l'Italia si lacerava con discordie e con lotte intestine, la Germania si veniva creando col romanticismo una letteratura nazionale.

Il romanticismo tedesco però venne a noi quando il suo teatro era distrutto, quando il Medioevo era detestato, quando l'idealismo di Fichte era divenuto misticismo scolastico nudo e secco, quando la libertà delle regole aveva prodotto il fantastico aiutato da nuovo macchinismo, quando alla mitologia pagana s'era sostituita una mitologia boreale di larve.
E trovò qui a ragione una grande resistenza negli adoratori della plasticità classica, e disgustato gli si levò contro violentemente il più immaginoso dei nostri poeti, Vincenzo Monti, che si doleva dovessero sparirgli dinanzi Apollo e Citerea e venire agli onori dell'arte le brutte streghe del Nord.

Il Manzoni fu tirato per le falde in mezzo a questo
romanticismo. Egli, salutato da tutti come romantico, se lo credette lui stesso. Ma con un ingegno d'impronta italiana, con un ricco tesoro di tradizioni letterarie ed artistiche, non poteva rinnegare la storia, l'indole e il genio nazionale.

E tre cose ha lasciato in Italia che oltrepassano la sua personalità e costituiscono una scuola. Egli ha cristianizzato il nuovo contenuto; ha ingentilita e messa in voga una forma popolare; ha distrutto il processo ideale astratto, sostituendovi il processo reale, storico, positivo. Sono tre lineamenti, un solo dei quali basterebbe a dichiarar grande un uomo, e che tutti e tre insieme costituiscono una vera rivoluzione.

Egli ha cristianizzato il contenuto nuovo, perchè non ha ritenuto il cristianesimo che come il suggello di quel contenuto. Ciò che è vero per diritto di natura è vero per diritto divino, e, per togliere di mezzo questo diritto divino, è vero secondo Dio, secondo il Vangelo. Il cristianesimo del Manzoni non è altro se non il Vangelo che consacra la democrazia e la libertà, sono le idee del secolo XVIII raccolte sotto il manto di Maria, è il contenuto nuovo battezzato, e che acquista nuove forme, nuovi colori, nuove tendenze, nuove corde, tra cui la più possente è quella che esalta e consola gli oppressi, la rassegnazione, la carità, la preghiera.

Egli ha rinnovato la forma, rendendola popolare, perchè ha combattuto a morte la forma convenzionale, ha distrutto l'atmosfera classica, ha vinto la rettorica, producendo una forma semplice, vera, reale, forma cercata nelle viscere stesse del popolo, forma ingentilita con tali colori accessibili al popolo.

Egli ha distrutto il processo ideale ed a priori, perchè non muove da idee vaghe ed astratte, ma parte dalla vita stessa colta nel momento positivo, parte da idee calate nella realtà, che sono fatto concreto e storico.

Il contenuto, dunque, fatto cristiano, la forma divenuta popolare, il processo reso positivo : ecco i tre lineamenti che oltrepassano e vincono l'uomo, e che rimangono i caratteri di una scuola.
Ed a ciò aggiungete una possente personalità. Nel Manzoni c'è il
critico, lo storico, l'artista. -

Nel Manzoni c'è il critico, perchè egli ripugna dalle regole volgari; e in luogo delle regole trovate, egli cerca altre regole, egli si fabbrica altre catene, tra le quali costringe e rinchiude il suo genio.

Egli vuol trovare una via diversa, un cammino suo proprio che lo distacchi dai classici e che lo ponga contraddittore ai classici e si forma certi criteri esclusivi, non meno esagerati di quelli che ripudia e disprezza.

Vi è del falso, certamente, nella sua critica; ma quando in un uomo è una forza che produce, produca pure il falso, rende anche questo stimolo persistente ed attivo. I pregiudizi, le passioni, gli errori se sono sentiti di dentro come cosa vera e vivente, mettono il cervello in moto, non lo lasciano mai star quieto e dànno fuori mirabili risultati.
Questo si può dire di Dante e di Tasso, questo si deve dire di Alessandro Manzoni. La sua storia interiore passa dall'inno alla tragedia storica, dalla tragedia al romanzo storico.

Nel Manzoni c'è lo storico. Egli non poteva accettare la storia come gli veniva da spiriti preconcetti e passionati, e voleva che lo storico non dovesse anticipare ai fatti il disegno, non scusando l'esagerazione neppure quando è fatta a pro della libertà e della patria. Questa è certamente un'onesta tendenza, non mai turbata nella serena tranquillità del suo spirito osservatore, e pure opponendosi alle storie dal Machiavelli al Sismondi, dà torto al re dei Longobardi, ma non dà ragione però a Carlo Magno re dei Franchi.

Nel Manzoni c'è l'artista. E dico a disegno l'artista, e non il poeta. L'artista è chi non è tutto intero preso dal contenuto che vuol rappresentare, chi non ha il cuore investito da quel contenuto, chi, dal contenuto tenendosi a distanza, l'ha come modello non come padrone, e ciò che in lui opera è il solo calore dell'immaginazione. Il poeta invece è tutto investito del suo contenuto : non sente, non vive che in esso; gli è per lui fiamma interiore, non già calore di frase o di penna. E la soverchia possanza del contenuto dà vita al poeta ed uccide l'artista. Perciò Dante, io dico, è più poeta che artista; Petrarca più artista che poeta.
Ed artista più che poeta è Alessandro Manzoni. Il suo ideale non è potente abbastanza per tirarlo nella vita, ma è solo efficace per condurlo all'arte. Il che rende in lui men forte il poeta, fortissimo l'artista; il che importa una grande attitudine all'analisi. Lo spirito d'analisi si sviluppa rigorosamente quando v'è calma, v'è tranquillità, v'è quella quiete che i tedeschi chiamano olimpica e che attribuiscono al Goethe. Chi è invaso da un contenuto, non analizza, non decompone, non esamina, e il contenuto è per lui un fatto sintetico, vivo, potentissimo.

Voi già sapete quale sia la forza analitica di Alessandro Manzoni. In mezzo alla più grande elevatezza del contenuto spesso egli si arresta, e contempla, e divide, e decompone, e compie una minuta analisi psicologica. E questa calma superiore gli mette il suo contenuto a distanza, questa quiete beata gli fa scorgere in ogni cosa il fin qui basta, gli dà quella fusione di tinte così mirabile. Egli spinge questa misura, questa quiete, questa calma sino ad una leggera tinta d'ironia, quasi egli sentisse che quello che vagheggia è un fantoccio della sua immaginazione.
Una grande potenza, dunque, d'analisi - una quiete beata - una leggera ironia : ecco i tratti della fisionomia particolare del Manzoni; ed è questa la sua personalità, ciò che non s'imita e non si comunica, ciò che lo costituisce caposcuola.

Ciò che poi è imitabile, ciò che può comunicarsi sono i lineamenti toccati innanzi; e quei tre caratteri in Italia hanno prodotto una scuola con un movimento scientifico, letterario, artistico.

Il Manzoni fu un ingegno solitario, tenutosi fuori il turbinio della vita, lontano dai rumori e dalle lotte. E quando i suoi ammiratori battevano in suo onore la grancassa alle porte, egli dentro il suo gabinetto se ne stava modesto e studioso. C'era però attorno a lui un ambiente esaltato che lo circondava, s'era già formato un gruppo di giovani che erano come la sua ripercussione, si componeva già per lui una scuola.

Ma che cosa è una scuola? Una scuola è la decomposizione del caposcuola. Quegli è la sintesi, questa è l'analisi. E ne nasce troppo spesso che tutto quello che nel caposcuola è difetto, ma tenuto a freno dalla forza del genio, per certuni si ritiene bellezza e diventa maniera, e in questa esagerazione la scuola ha la sua parte degenere.
Quello poi che è pregio nel caposcuola incontra altri che sanno svilupparlo e migliorarlo, e procede bene innanzi, ed è nella scuola la parte progressiva e vivente. - Sono così i due rami che spuntano naturalmente in ogni scuola,
il ramo vizioso e degenere, il ramo buono e perfetto. Vediamo ora un po' di accennare quel ramo nella scuola del Manzoni che è degenere e vizioso.

Il Manzoni, come abbiamo detto, è più artista che poeta, fornito di uno spirito eminentemente analitico e positivo. Pigliate ora il suo compagno di camera, colui che era tanta parte delle sue speranze e del suo avvenire, Tommaso Grossi.
Che cosa è Tommaso Grossi ? Il
puro artista, il puro romantico, il puro storico, senza quei pregi che temperano queste qualità nel Manzoni. Pigliate ancora Niccolò Tommaseo, e voi avrete la scuola nel senso elevato, avrete l'etico, il patriottico, il cristiano di quella scuola, scompagnato però dall'elemento critico, artistico, positivo.

Andate un po' più avanti. Mettete l'opposizione invece dell'armonia, mettete il diritto divino che nega il diritto naturale, il cristianesimo che scomunica lo spirito del secolo XVIII, e voi avrete Cesare Cantù con la Storia Universale, una pugna accanita fatta allo spirito moderno, in nome dello spirito moderno. E dove va a finire questa scuola nel suo ramo degenere? In un vuoto formalismo. Avete, in luogo dell'antica mitologia, l'angelo, il paradiso, la chiesa; avete quella che dicesi Letteratura Popolare, caduta oggi; avete, qui a Napoli, il Baffi, il Ruffa, la Mantecini, la Guacci, e, primo fra tutti, Saverio Baldacchini, di cui non so ricordarmi senza profonda commozione che per ebetismo è già finito, e che potrebbe dire con Santa Caterina : muoio e non posso morire ! Qui riesce il ramo degenere della scuola del Manzoni. E' l'Arcadia, la vuota insipidezza, il formalismo puro di questa scuola.

Ma vi è un altro cammino più importante. La parte buona della scuola rimane buona e incontaminata, è anzi lavorata, è maneggiata, è diretta ad uno scopo nobilissimo, è coordinata ai grandi fini della storia, e afferma la patria, propugna la libertà, vuole la indipendenza nazionale. È il ramo perfetto della scuola, che ha per punto di mira il patriottismo, che si assimila tutti gli elementi che trova, e li unifica e li rende fecondi. Ed è così che la scuola del Manzoni divenne l'officina di tutto il movimento nazionale italiano : è così che ha avuto i suoi poeti, Silvio Pellico e Giovanni Berchet; ha avuto i suoi scrittori politici, Massimo d'Azeglio; i suoi storici, Cesare Balbo; i suoi filosofi, Vincenzo Gioberti ed Antonio Rosmini. Scuola degna di tanto uomo.

Fonti, citazioni, e testi
DE SANCTIS - Storia della Letteratura Italiana, Einaudi

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