1940
L'ATTACCO DI HITLER
ALLA FRANCIA

1° Gennaio si apre l'anno con l'Italia che conferma la sua neutralità nella guerra che Hitler ha scatenato in oriente (in Polonia) ed è in procinto di scatenarla in occidente (Francia-Inghilterra). Mussolini sembra essere pieno di dubbi, di trovarsi dentro un vicolo cieco, ed appare sempre più condizionato dal Furher, oppure ha paura delle sue imprevedibili mosse, non escludendo un suo intervento in Italia, dentro la Val D'Adige, dal Passo Resia e dal Brennero fino a Verona e all'Adriatico veneto. (Queste brutte intenzioni erano del resto già circolate)

L'inizio dell'anno non porta ancora consigli, nè toglie i dubbi a Mussolini. Anzi diventano maggiori e piuttosto evidenti nelle loro angosciosa gravità, quando vede Hitler dominare la scena politica e militare Europea. Mussolini fa l'altalena fra il costituire un "blocco di neutrali";   scrivere a Franco di unirsi anche lui a fianco della Germania, e a rassicurare il Re di non preoccuparsi, che lui non vuole la guerra. E, stando ai documenti, lo dimostra pure. Infatti .......

il 3 Gennaio 1940 con una lunga lettera a Hitler (adoperandosi a fargli una intera panoramica sull'Europa) Mussolini tenta di convincere Hitler di fare un accordo pacifico con inglesi e francesi e rovesciare semmai le sue armate a est, contro la Russia di Stalin, contro il bolscevismo, che Mussolini gli indica ("io non ho modificato la mia mentalità rivoluzionaria") essere quello il nemico mondiale numero uno, oltre che ricordagli che la Russia ha 21 milioni di Kmq di territorio. "Non potete abbandonare la bandiera antibolscevica che avete fatto sventolare per 20 anni".

Gli da' insomma dei consigli non da poco conto e quasi lo bacchetta, per poi rivestire i panni del soggiogato, quindi divenire accomodante. Si scusa di avere ottimi rapporti commerciali con Inghilterra e Francia "facciamo scambi per necessità di materie prime anche se siamo fortemente antibritannici e antifrancesi"..... "Le voci di eventuali blocchi neutrali sono false"......."Alla Finlandia non abbiamo dato ingenti aiuti ma solo 40 aerei ordinati prima della guerra". "La propaganda inglese alla radio non la possiamo efficacemente disturbare, ma nessun italiano prende sul serio le parole di libertà, giustizia, diritto, morale ecc"...e in un punto della lettera diventa abbastanza lucido, realista e premonitore;  avverte il pericolo, ma dà un colpo al cerchio e uno alla botte...


(lettera originale di Mussolini a Hitler del 3 gennaio 1940)

"...sono (profondamente) convinto che la Gran Bretagna ( e la Francia) non riusciranno mai a fare capitolare la vostra Germania aiutata dall'Italia, ma non è sicuro che si riesca a mettere in ginocchio gli alleati franco-inglesi senza sacrifici  sproporzionati agli obiettivi. Gli Stati Uniti non permetterebbero una totale disfatta delle democrazie. Gli imperi crollano per difetto di statica interna e gli urti dall'esterno possono consolidarli".
"L'Italia fascista intende essere la vostra riserva, dal punto di vista politico diplomatico, economico, e dal punto di vista militare, quando l'aiuto non vi sia di peso, ma di sollievo. Desidero che il popolo tedesco sia convinto che l'atteggiamento dell'Italia é nello spirito e non fuori dallo spirito dell'alleanza
". 
(Lettere/Documenti  Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)


A questa lettera Hitler non rispose mai. Ma di altro tenore fu poi quella inviata a fine giugno '41, sei giorni dopo l'invasione tedesca della Russia. Assicurandogli che l'Europa antibolscevica, quella antiebraica, quella cristiana, e tutta l'Italia fascista antibolscevica da 20 anni, tifava per le armate tedesche, tutte contente della "CROCIATA CONTRO IL BOLSCEVISMO".

( SE NON VOGLIAMO ESSERE IPOCRITI - ERA VERO! MOLTE NAZIONI PLAUDIRONO L'ATTACCO ALLA RUSSIA. ALCUNE NON PARTECIPANTI MA TUTTAVIA CONTENTE LE NAZIONE CAPITALISTE. E ALLA STESSA CHIESA NON E' CHE DISPIACEVA L'ANNIENTAMENTO DEI "SENZA DIO")

Il "caporale" tedesco  si allarmò solo quando gli Stati Uniti mandarono in giro per l'Europa, WELLES, per trovare delle soluzioni a una pace duratura (che l'america proponeva decennale). ROOSEVELT  stava infatti tessendo la sua tela pacifista e lanciava appelli. Molti Stati lo derisero, altri si allarmarono o furono sospettosi, ritenendola una interferenza sull'Europa; temevano infatti che gli Usa si sarebbero inseriti nuovamente nello scacchiere internazionale europeo come nel 1917.
Nessuno aveva dimenticato le "Linee WILSON" e i trattati di Versailles, e questa guerra era la causa di quelle scelte, era anzi la continuazione di quella guerra e di quei trattati.
Mussolini rifiutò l'appello. Era fra quelli che derisero la proposta: "Sono gli effetti della paralisi infantile! Seminatore di panico, anticipatore di catastrofi, fatalista di professione. Vuol fare in condottiero e non può nemmeno andare al gabinetto da solo".

Ma Hitler fu ancora più sprezzante "Io sono il capo di una povera nazione, voi sig. Roosevelt parlate di pace e avete uno spazio vitale quindici volte più grande; parlate anche di giustizia, ma io non posso sentirmi responsabile dei destini del mondo, visto che il mondo non si è mai interessato prima d'ora delle condizioni pietose del mio popolo e della mia Germania".

Era evidente, dopo quanto abbiamo letto lo scorso anno che la situazione creata da Mussolini in Italia non poteva durare a lungo. Le decisioni con chi stare bisognava pur prenderle. Anche se quelle di sopra sono ancora molto ambigue e per nulla nette e decise (l'avvertimento però era chiarissimo). In Italia c'erano molti che tramavano e facevano piccoli passi diplomatici (ma anche vere e proprie congiure) per sganciarsi dalla temibile Germania; ma c'erano anche altri, gli italiani filotedeschi (i cosiddetti "filo-acciaisti"), che invece cercavano di convincere Mussolini a rispettare i patti e a schierarsi con i tedeschi. Comunque pochi i coraggiosi, e pochi erano anche quelli all'altezza di dare un giudizio preciso e intelligente, non solo soggettivo ma oggettivo. Abbiamo appena letto, perfino Mussolini é oggettivo guardando oltre atlantico "Mettere in ginocchio i franco-inglesi? Gli Usa non lo permetterebbero...."

E sappiamo anche che confidandosi con Ciano la sua preoccupazione era quella di non dover sotto la minaccia tedesca "costringermi a mangiar l'agro limone" Cioè allearsi con la arrogante e odiata Francia, che nulla aveva fatto per evitare una guerra (Diario di Ciano).

Fra i primi (antitedeschi) c'era ITALO BALBO, l'eroe dell'aria, che mandato a governare la Libia, si precipita in Italia per dissuadere Mussolini a non mettersi con Hitler per non diventare prima o dopo "il lustrastivale dei tedeschi" (era stato in Germania a visitare l'aeronautica tedesca e aveva visto i loro progressi,  la loro organizzazione e una grande efficienza logistica e di mezzi rispetto all'Italia; ne ebbe paura ma nello stesso tempo li disprezzava per la troppa arroganza). Niente da fare, Mussolini dopo aver fatto l'ondivago ha deciso di fare la sua scelta: vuole (o deve per forza) "marciare fino in fondo" con i tedeschi. (del resto lo chiedono i giornali e la popolazione, convinta che "stiamo perdendo il treno".)
In questa sollecitazione c'è di tutto: il patriottismo, l'opportunismo, o la paura (degli "acciaisti") di dare l'impressione che ancora una volta non si rispettano i patti (come nel 1915, quelli di Londra), e hanno il timore di essere accusati traditori.
Stranamente proprio i militari - pensando ai pochi mezzi che hanno a disposizione- frenano, sconsigliano, e qualcuno pensa perfino di destituire Mussolini.

5 Gennaio - Quello che si temeva in Italia, nonostante le intenzioni di neutralità, arriva sugli italiani come una doccia fredda. Sembra un preallarme delle intenzioni belligeranti. Si annuncia la distribuzione delle carte annonarie per il razionamento dei principali prodotti di consumo. Pane, Carne, Grassi, Zucchero, Patate e altro. Il clima non è sereno, gli antintervististi abbondano, anche se alla  guerra nessuno è pronto; nemmeno i generali soffiano sul fuoco, loro sanno da tempo ("Rapporto Cavallero") di non avere i mezzi, né di essere pronti per fare una guerra; almeno fino al 1942.

10 Gennaio - Hitler comunica ai comandanti delle tre armi Hermann Gòring (aviazione), Erich Raeder (marina) e Walter von Brauchitsch (esercito) la decisione di sferrare l’offensiva a Occidente il 17 gennaio denominata "Piano Falce". 
Ma costretti ad un atterraggio di fortuna nei pressi del Belgio, non lontano dal confine tedesco, viene catturato un aereo tedesco con a bordo i maggiori Reinberger e Hoenmansì. Hanno con sé documenti importantissimi e segretissimi destinati al comando del Gruppo di armate B, relativi al piano di attacco in Occidente. Le autorità di Bruxelles vengono così a conoscere le intenzioni aggressive di Hitler nei confronti del loro paese e dell’Olanda. 
Il giorno dell'offensiva per le brutte condizioni atmosferiche viene rimandato di giorno in giorno, finchè Hitler decide di rinviare tutto in primavera, anche per renderla più sicura.
Pur non molto convinto, il suo stato maggiore ritiene opportuno nel frattempo preparare una campagna contro la Norvegia e la Danimarca ("piano Weserubung" - sotto il nome "Esercitazione Weser")
I motivi sono: che interessano in particolare il minerale di ferro delle miniere norvegesi e la posizione strategica dei due paesi, quando si sferrerà l'attacco in Occidente.
Ma dello stesso avviso sono gli Inglesi e i Russi. E saranno questi ultimi a muoversi, prima ancora dei tedeschi.

Il 1° Febbraio von RIBBENTROP porta il messaggio di Hitler a Mussolini; lo invita a rispettare i patti, a rompere gli indugi, a entrare in guerra con lui; poi sollecita un incontro con il Fuhrer a brevissima scadenza. Hitler ha fretta di concludere e ha fretta di muoversi.

10 Febbraio - Sotto la minaccia di un’offensiva annunciata, nel governo Finlandese ci sono molte incertezze su cosa fare: si discutono tre alternative:
1°- placare i sovietici aggressori e quindi raggiungere la pace, offrendo loro un’isola al posto di Hangö, la Gibilterra del Golfo di Finlandia, da essi rivendicata alla vigilia dello scoppio del conflitto.
2°- continuare la guerra con l’appoggio delle truppe svedesi (decisamente piú volte negato, malgrado le massiccie forniture d’armi della Svezia alla Finlandia)
3°- accettare, come ultima risorsa, l’offerta di intervento, tentennante e tardiva, avanzata al governo finlandese da Gran Bretagna e Francia (perfino a costo di violare la neutralità svedese per il transito delle loro truppe, sempre negato).
Ma l'11 febbraio i sovietici attaccano e, con la 7a armata, sfondano la linea Mannerheim. I finlandesi si ritirano ordinatamente attestandosi su una seconda linea difensiva, perdendo però forza negoziale in caso di trattative.
Mentre il governo tedesco dichiara che tutte le navi mercantili britanniche verranno d’ora in poi considerate navi da guerra e come tali trattate (favorendo con ciò anche l’URSS nel teatro del Baltico, in virtú del Patto segreto), il...

16 Febbraio - ... il cacciatorpediniere inglese Cossack attacca nello Jossing Fjord, e quindi in acque territoriali norvegesi, la nave tedesca Altmark, già impiegata per il rifornimento della corazzata tascabile Admiral Graf Spee: l’unità inglese ha la meglio e vengono liberati i 299 prigionieri inglesi che si trovano sull’AItmark. Alla protesta del governo di Oslo per la violazione inglese della sua neutralità, Londra risponde protestando a sua volta per l’atteggiamento “miope” dei politici norvegesi.

19 Febbraio - Hitler ordina di accelerare l’elaborazione del piano Weserubung (“Esercitazione Weser”), denominazione convenzionale del piano di invasione di Norvegia e Danimarca.
Il gen. Nikolaus von Falkenhorst, già comandante del XXI corpo d’armata tedesco, viene designato da Hitler quale comandante delle truppe destinate ad occupare la Norvegia e la Danimarca.
Svezia e Norvegia ribadiscono il rifiuto di transito a soldati e materiale bellico degli Alleati attraverso il loro territorio.

10 Marzo - il ministro degli esteri tedesco Ribbentrop invita ancora una volta l'Italia a entrare in guerra e a rispettare il "Patto d'Acciaio". Mussolini temporeggia, ribadisce le intenzioni di poterlo fare solo quando avrà i mezzi necessari. Ma nello stesso tempo teme una invasione tedesca in Italia.
Infatti fa proseguire in Alto Adige i lavori di fortificazione ai confini con l'Austria, in un ambiente (quello altoatesino) in fibrillazione (avvengono persino alcuni attentati). In 250.000 attendono il "liberatore", ci sperano e si sono anche preparati, organizzati e hanno già un "capopolo", omonimo di quello che sfidò Napoleone: Hofer.

Nel corso del mese ci sono vari incontri in altre sedi per evitare l'ingresso in guerra dell'Italia. Incontri riservati del ministro della Real casa Pietro Acquarone con alcuni esponenti molto vicini a Mussolini come Galeazzo Ciano. Ma ci sono anche altre iniziative più oscure, che trapelano e che leggeremo più avanti.

12-13 Marzo - L’esercito finlandese non è più in grado di mantenere le posizioni e il maresciallo Mannerheim, comandante supremo delle forze armate finlandesi, sollecita i politici a scendere a patti con i sovietici.
A Mosca viene firmato il trattato di pace finno-sovietico e si conclude quella che i finlandesi chiameranno la “Guerra d’inverno”. Le condizioni dettate dal governo sovietico e accettate da quello finlandese sono durissime. Per quanto mutilata e umiliata, la Finlandia mantiene tuttavia la propria indipendenza nazionale. Il giorno 13, sul fronte finnico cessano tutti i combattimenti. La Finlandia ha perduto il conflitto con l’Unione Sovietica.


Nel corso del mese ci sono vari incontri in altre sedi per evitare l'ingresso in guerra dell'Italia. Incontri riservati del ministro della Real casa Pietro Acquarone con alcuni esponenti molto vicini a Mussolini come Galeazzo Ciano. Ma ci sono anche altre iniziative più oscure, che trapelano e che leggeremo più avanti.

12-13 Marzo - L’esercito finlandese non è più in grado di mantenere le posizioni e il generale tedesco Mannerheim sollecita i politici a scendere a patti con i sovietici.
A Mosca viene firmato il trattato di pace finno-sovietico. Le condizioni dettate dal governo sovietico e accettate da quello finlandese sono durissime.  Per quanto mutilata e umiliata, la Finlandia mantiene tuttavia la propria indipendenza nazionale. Il giorno 13 sul fronte finnico cessano tutti i combattimenti. La Finlandia ha perduto il conflitto con l’Unione Sovietica.

La pagina storica dell'anno - 19 Marzo 1940

 

Il 18-Marzo Hitler e Mussolini si incontrano al Brennero e discutono sulla determinazione di collaborare insieme, al fine di procedere con la massima rapidità contro la Francia e l'Inghilterra. Mussolini deve ascoltare per due ore di fila  il fiume di parole di Hitler, poi al suo turno, di pochi minuti, parla, temporeggia ancora, e accetta di scendere al suo fianco solo se gli si invia del materiale bellico (anche se la Germania si è già impegnata a fornire materiali per l'apparato produttivo, come il carbone dopo l'embargo inglese) solo così dice Mussolini "saremo pronti a marciare assieme a voi e al popolo tedesco"

Hitler è infastidito e deluso di questo alleato che ha mille scuse per tirarsi indietro e che osa anche dare consigli; Mussolini vorrebbe anche ricordargli la lunga lettera inviatagli a gennaio, che non ha ricevuto risposta, ma Hitler scantona. Non ha tempo, ha fretta, conclude e se ne torna a casa.
Anzi sulla questione Alto Adige Hitler ha minimizzato, ha scantonato  "abbiamo ben altre cose più importanti in mente". 
Mussolini ribadisce ancora una volta di non essere pronto, anche se le probabilità del coinvolgimento dell'Italia appaiono sempre di più alte, pur essendoci molte perplessità nelle alte cariche militari delle tre armi.
Il giorno dopo l'incontro del Brennero, a Roma il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Ciano riceve per la seconda volta in poche settimane il sottosegretario di Stato americano Sumner Welles. 
Ai primi di Aprile il Presidente Roosevelt invia un messaggio a Mussolini invitandolo a non schierarsi con la Germania; di riflettere prima di agire.
Lo stesso messaggio gli arriverà da Churchill (dal 10 maggio è Primo ministro)  il 16 maggio, quando Hitler ha ormai scatenato l'offensiva e ha già invaso il Belgio e l'Olanda.

20 Marzo - Forti contrasti dentro il governo francese. A Parigi si dimette il gabinetto Daladier: Paul Reynaud forma un governo di guerra. Il giorno 28 Marzo Francia e Inghilterra tentano di stipulare un'alleanza per scendere in campo e impegnarsi reciprocamente a non concludere trattati di pace separati.
Contrasti anche dentro il governo inglese, che proseguono fino al 3 aprile, quando con il rimpasto del ministero Chamberlain, Churchill viene chiamato a presiedere il comitato dei ministri della Difesa e ottiene il consenso del governo per la posa di campi minati nelle acque territoriali norvegesi, già deciso nella seduta del Consiglio Supremo Interalleato del 28 marzo.
Il giorno 8 aprile viene deciso di inviare i primi contingenti del corpo alleato in Norvegia.
Alla sera  la flotta inglese salpa da Scapa Flow dirigendosi verso la costa norvegese per intercettare la formazione navale germanica che ha già iniziato il giorno precedente ad effettuare i primi sbarchi  in Norvegia.
Lo stesso giorno il governo norvegese - nonostante l'invasione tedesca in atto - non ordina la mobilitazione generale. Solo verso sera, durante una riunione del Consiglio dei ministri viene decisa la mobilitazione (segretissima) di 5 brigate da campagna nella Norvegia meridionale.

9 Aprile -  Hitler  invade la Danimarca e la Norvegia con un blitz fulmineo e spettacolare, che molti abitanti pensarono che stessero girando un film. 
 Hitler informa l'alleato Mussolini quando l' invasione é già avvenuta  e già quasi conclusa.
Le truppe tedesche incominciano la occupazione della Danimarca e della Norvegia.
Partecipa all’operazione al gran completo tutta la marina del Reich.  Il corpo di spedizione comprende 7 divisioni di fanteria e 2 da montagna; un corpo d’armata aereo forte di oltre 400 aerei da combattimento, 70 da ricognizione e 500 da trasporto. 
Le 7 formazioni in cui è suddiviso l’esercito di occupazione tedesco, 2 dopo 12 ore entrano nella capitale Copenaghen e dopo 48 hanno già invaso l'intera Danimarca. Le altre 5 sbarcano in Norvegia a Oslo, Kristiansand, Bergen, Trondheim e Narvik.
 
Si scatena l'offensiva navale inglese e proprio a Narvik  affondano 8 cacciatorpedinieri tedeschi. Con l'appoggio dell'aviazione il 19 Aprile sbarcano a Narvik.
Gli anglo-francesi chiedono al Belgio di poter entrare con le loro truppe terrestri nel paese. Il governo belga respinge la richiesta.
L'avanzata tedesca è ora su tutti i fronti norvegesi, e il 30 Aprile gli inglesi sono costretti ad abbandonare il suolo norvegese.

27 Aprile - Nel frattempo Hitler ha già comunicato al comandante in capo delle forze armate e  Comando Supremo della Wehrmacht che intende scatenare l’offensiva contro la Francia nella prima settimana di maggio.
Buona parte delle truppe tedesche provenienti da Oslo e da Trondheim si ricongiungono a Dombas. 

DUNQUE QUALCOSA STA BOLLENDO IN PENTOLA

1 Maggio -  Altro messaggio personale il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt che invita caldamente Mussolini a non entrare in guerra a fianco dei tedeschi.
Da più parti  arrivano le prime notizie di un assembramento di reparti tedeschi sul confine francese.
L’addetto militare francese a Berna invia a Parigi la segnalazione che i tedeschi sferreranno una grande offensiva tra l’8 e il 10 maggio e che lo sforzo principale verrà effettuato in direzione di Sedan.
 Nel frattempo il giorno 7 maggio in Gran Bretagna per lo scacco subito in Norvegia, il primo ministro inglese Chamberlain viene messo in minoranza ai Comuni ed è costretto a dimettersi. E' crisi.
Solo il 10 maggio a invasione tedesca iniziata, Winston Churchill forma un governo di unione nazionale.

9 Maggio - Direttive per l’attacco previsto per la mattina del giorno dopo relativo all’attacco tedesco a Occidente. W. FA/abt. L-Nr. 22-180/40 g k - Il Fuhrer  comandante supremo ha deciso:
Giorno A l0-V - Ora X 5,35 Le parole convenzionali da comunicare ai vari reparti della Wehrmacht, non prima delle ore 2 I.30:
“Danzig” o “Augsburg” Il Capo dell’Oberkommando della Wehrmacht.
Keitel


10 MAGGIO - ORE 5,35 - ORA X - SCATTA L'OFFFENSIVA TEDESCA 
Truppe tedesche aviotrasportate si lanciano sui ponti di Rotterdam, Dordrecht e Moerdijk in Olanda, e altri paracadutisti piombano sul forte di Eben Emael, cardine della difesa belga a Liegi. Le armate tedesche dei Gruppi B e A varcano i confini belga, olandese e lussemburghese.
Gli Anglofrancesi cadono nella trappola: alle ore  7,30: le avanguardie della 7a armata francese e della BEF entrano in Belgio. Secondo il loro “Piano Dyle”, sarebbe stato possibile contenere un eventuale attacco tedesco basandosi sulla difesa del Belgio e facendo perno col fianco destro su Sedan e sull’altopiano delle Ardenne. Da qui l’immediata avanzata anglofrancese in territorio belga. 
Il “Piano Dyle” però non ha previsto un attacco tedesco proprio attraverso l'altopiano delle Ardenne considerato invalicabile. Ma non  l’azione è invece ritenuta realizzabile dal “Piano Falce” di von Manstein. Con l’attacco in forze ai Paesi Bassi, il Comando tedesco attira verso nord-est gli Alleati e rende più agevole sfondare le linee sulle Ardenne e raggiungere in breve il mare nei pressi di Calais. Salta così in un sol colpo il cardine difensivo anglofrancese di Sedan con conseguenze disastrose.

12 Maggio - I belgi tentano di rafforzare le loro posizioni sulla linea della Dyle, mentre la  7a armata francese, che era entrata nei Paesi Bassi è già in difficoltà e riceve l’ordine di evacuare Breda e di ripiegare sulla Schelda, poi si attestano sulla riva sinistra della Mosa, con la destra già abbandonata al nemico, compresa Sedan che viene raggiunta dalla 10a divisione corazzata di Guderian.

Il 13 Maggio
le agguerrite panzerdivision di Rommel, Guderian, Hoth, sfondano sulla Mosa. Rotterdam subisce un furioso attacco dall'aviazione tedesca. Gouderian inizia una fulminea corsa verso il mare che raggiungerà il 21 ad Abbeville.
La divisione corazzate di Guderian ha forzato i passaggi sulla Mosa e i due fianchi di Sedan.
In Belgio, la armata francese e le divisioni inglesi di lord Gort raggiungono la riva della Dyle: gli inglesi si dispongono tra Lovanio e Wavre, i francesi tra Wavre e Namur.
I tedeschi conquistano Liegi. L’esercito olandese è allo sbando e il comando generale ordina la ritirata sulle posizioni difensive della cosiddetta “Fortezza olandese”, una striscia di terra  tra Amsterdam, Rotterdam ed Utrecht. Il governo belga lascia la capitale e ripara a Londra.
I tedeschi stabiliscono tre teste di ponte, una
a Namur a Mézières, l’altra a Monthermé. Una terza, più importante, nel bosco della Marfé, presso Sedan...”.

14 Maggio - Ore 13,30: Henri Winkelman, comandante supremo delle forze armate olandesi, firma la capitolazione dell' Olanda.
Ore 16: i carri francesi, già pronti a contrattaccare i mezzi corazzati tedeschi nella zona dello sfondamento sulla Mosa, tra Dinant e Sedan, ricevono l’ordine di sparpagliarsi su un fronte di 20 km. La 9a armata francese del gen. Corap ripiega su Rocroi, inseguita dalla 6a divisione corazzata tedesca il giorno dopo si disperde.
Per quasi tutto il giorno, circa 200 bombardieri alleati attaccano in ondate successive il ponte galleggiante gettato da Guderian sulla Mosa nei pressi di Sedan, attraverso il quale affluiscono i rinforzi tedeschi; ma senza risultati. Degli 85 velivoli abbattuti dalla contraerea tedesca, 35 sono inglesi. Tra Dinant e Sedan i tedeschi hanno aperto una breccia di 80 km. Entro il pomeriggio Guderian porta sulla Mosa quasi tutti i mezzi delle sue divisioni corazzate. Il gen. Walter von Reichenau riceve l’ordine di attaccare con la sua armata le posizioni nemiche tra Lovanio e Namur. L’azione è prevista per il giorno dopo.

15 Maggio - Negli alti comandi francesi non si rendono conto della situazione che è disperata.  Alphonse-Joseph Georges, comandante in capo del settore nord-est, manda a dire al comandante in capo delle forze di terra Gamelin che: “Non ci sono grandi novita", "Piccole infiltrazioni nemiche";  "L’attacco sembra bloccato"; " Alcuni tedeschi che abbiamo catturato ci appaiono stanchi".
Ma nella tarda serata, arriva al Quartier Generale la notizia che i carri armati tedeschi hanno raggiunto Montcornet, a una ventina di km da Laon. Gamelin la comunica subito a Daladier, ministro della Difesa Nazionale, il quale ordina un immediato contrattacco. Gamelin replica che non ha più riserve disponibili; e chiede l'urgente appoggio dell'aviazione inglese prima che l’esercito francese sia distrutto completamente. Né che potrà disporre una difesa per la via a Parigi. 
 Ma l'appoggio aereo inglese è molto limitato.

16 Maggio -  I francesi comunicano a Churchill che la battaglia è perduta e che la strada per Parigi è ormai aperta al nemico. Nel primo pomeriggio Winston Churchill arriva a Parigi in aereo. Alle 17,30, accompagnato da sir John Dill, vicecapo dello Stato Maggiore Imperiale, incontra al Quai d’Orsay, sede del Ministero degli Esteri francese, il presidente del Consiglio Reynaud, il ministro degli Esteri Daladier e il comandante in capo delle forze armate francesi gen. Gamelin.
Churchill vuol sapere come è disposta la difesa arretrata, ma si turba quando apprende che nessuno ha disposto una difesa. Erano così sicuri da non averci nemmeno pensato.
Intanto la 7a divisione corazzata di Rommel è penetrata per 80 km in territorio francese in direzione di Cambrai catturando circa 10.000 prigionieri e 100 carri armati.
Verso sera, le divisioni corazzate di Guderian si trovano a circa 90 km a est di Sedan.
Il comandante in capo dell’esercito francese Gamelin declina ogni responsabilità per la difesa di Parigi e ordina la ritirata generale delle forze francesi dal Belgio.

17 Maggio - Anziché proseguire in direzione sud-ovest verso Parigi, Guderian piega verso nord-ovest: a mezzogiorno le sue avanguardie raggiungono l’Oise a sud di Guise, poco lontano da St. Quentin. Nulla può fare il colonnello De Gaulle nei successivi due giorni a nord di Laon.
Reparti della 6a armata del gen. von Reichenau entrano a Bruxelles. A Parigi si tira un respiro di sollievo: la valanga corazzata tedesca non punta più sulla capitale. Ci si prepara così meglio a difendersi richiamando -dopo le dimissioni di Gamelin-  il maresciallo Pétain dall’ambasciata di Madrid e il gen. Weygand dal comando del Levante.
Intanto Guderian occupa St. Quentin. Rommel raggiunge Cambrai. Numerosi prigionieri vengono fatti vicino a Cambriai. Viene conquistata anche Anversa.

18 Maggio - Churchill e Roosevelt rinnovano l'invito a Mussolini a non schierarsi con i tedeschi.
Mussolini seguendo i successi sfolgoranti delle armate di Hitler, nemmeno risponde.

Il 19 Maggio  Churchill  rivolge il suo primo messaggio radiofonico come Primo Ministro del nuovo governo al popolo inglese:

"I speak to you for the first time as prime Minister in a solemn hour for the life of our country....."Per la prima volta io vi parlo come primo ministro in un'ora solenne per la vita del nostri paese, del nostro Impero, dei nostri alleati, e soprattutto della causa della libertà. In Francia e nelle Fiandre infuria una battaglia tremenda. I tedeschi, con una eccezionale azione coordinata di bombardamenti aerei e carri armati pesantemente corazzati, hanno sgominato le difese francesi a nord della linea Maginot, e potenti colonne dei loro veicoli corazzati stanno devastando l'aperta campagna, che nei primi due giorni era senza difensori. Dietro l'incarico di Sua Maestà ho formato un governo di uomini e donne di ogni partito e di quasi ogni opinione politica. In passato abbiamo avuto punti di vista contrastanti e divergenze, ma ora siamo uniti da un solo intento: combattere fino alla conquista della vittoria, e non arrenderci mai alla schiavitù e alla vergogna, qualunque possa essere il prezzo e la sofferenza. Se questo è uno dei più terrificanti periodi nella lunga storia della Francia e della Gran Bretagna, essa è anche, senza ombra di dubbio, il più sublime. Fianco a fianco, senza aiuto se non quello dei loro amici e parenti dei grandi dominios, e quello dei vasti imperi che sono protetti dal loro scudo, fianco a fianco i popoli britannici e francese si sono levati per salvare non solo l'Europa, ma anche l'umanità, dalla tirannia più ripugnante e distruttiva di ogni spiritualità che mai avesse oscurato e insozzato le pagine della storia. Dietro di loro, dietro di noi, dietro gli eserciti e le flotte della Gran Bretagna e della Francia, sta un gruppo di stati frantumati e di popoli oppressi, i cechi, i polacchi, i norvegesi, i danesi, gli olandesi, i belgi, sui quali tutti calerà la lunga notte delle barbarie, non illuminata neppure da una stella di speranza, a meno che noi non vinciamo - come dobbiamo vincere - come vinceremo"

(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Il 20 Maggio il gruppo corazzato KLEINST  sta chiudendo in una sacca tutte le armate belghe, britanniche e francesi che verrebbero così tagliate fuori da ogni collegamento. Un milione di soldati, 334.000 inglesi, 500.000 belgi e 100.000 francesi. I tedeschi a quel punto potrebbero farne una strage ma.....

Rommel, nonostante l’ordine del suo diretto superiore, gen. Herman Hoth, comandante del XV corpo corazzato, di fermarsi, con la sua 7a divisione avanza e occupa le importantissime alture di Arras, una ventina di km a ovest di Cambrai
Ore 9:  la divisione corazzata, con Guderian in prima linea, occupa Amiens, poi avanza e alle ore 19 
occupa anche Abbeville. Un’ora dopo uno dei suoi battaglioni raggiunge la Manica a Noyelles. I carri armati tedeschi hanno aperto nelle linee alleate un corridoio largo all’incirca una trentina di km, da est a ovest. A nord di questo corridoio si trovano l'armata francese, le 9 divisioni del Corpo di spedizione britannico di lord Gort e l’esercito belga; a sud 4 armate francesi, la 10a, la 7a, la 6a e la 2a dislocate nell’ordine da ovest a est. Avendo raggiunto il mare, i tedeschi hanno quasi accerchiato nelle Fiandre e nell’estremo lembo della Francia nord- orientale 45 divisioni alleate. Il Fuhrer euforico già dichiara che la guerra è vinta e che l’armistizio sarà firmato a Rethondes (dove fu firmato l’armistizio dell’ 11 novembre 1918) e che la Francia dovrà restituire alla Germania “tutti i territori che le ha rapinato da 400 anni a questa parte”.

21 Maggio

Lo stesso giorno Ciano a Milano grida agli italiani

"la parola d'ordine è una sola, pronti agli ordini del Duce"
.
(proprio lui, Ciano, si schiera con i tedeschi, e nel discorso imita la voce e i gesti del suocero)
 
In Italia il suo discorso ha una profonda ripercussione.


Sui giornali italiani grande ammirazione per le armate tedesche conquistatrici, disprezzo e dileggio rivolto agli "eserciti di dilettanti inglesi e francesi".

21-22-23 Maggio - A Parigi, il nuovo comandante in capo  generale Weygand (73 anni), espone al primo ministro francese Reynaud e al premier britannico Churchill il suo piano per evitare la disfatta. Secondo Weygand, i belgi dovrebbero ripiegare, mentre i britannici e i francesi dovrebbero contrattaccare in forze in direzione sud-ovest. Contemporaneamente le armate provenienti dal sud dovrebbero varcare la Somme e, attaccando verso nord, cercare di ricongiungersi alle forze alleate di quel settore: si spezzerebbe così il cuneo creato dalle divisioni corazzate tedesche (le divisione corazzate tedesche Weygand  non sa nemmeno cosa sono!!!)

 La RAF dal canto suo fornirà tutto l’appoggio aereo necessario. Il piano Weygand ottiene l’approvazione dei politici, ma, sfortunatamente, nessuna delle mosse previste potrà essere attuata, nonostante un improvviso arresto dell’avanzata tedesca dal 23 al 25 maggio. Innanzitutto i belgi non sono assolutamente disposti a ritirarsi più a ovest del fiume Lys. In secondo luogo, lungi dall’attaccare da Arras in direzione sud, lord Gort e le sue 9 divisioni inglesi eviteranno di misura l’accerchiamento, evacuando la città nella notte sui 24. L’attacco alleato da nord sarà pertanto rinviato al 26 maggio; ma la sera del 25, lord Gort dovrà lanciare due delle divisioni destinate all’offensiva in direzione di Ypres, per turare una falla apertasi nello schieramento alleato proprio nel punto dove avrebbero dovuto saldarsi le linee difensive inglese e belga. Sembrerebbe facile come piano, ma il coordinamento tra francesi e inglesi è quasi assente del tutto, ed è piuttosto critica.
La 2a divisione corazzata tedesca investe con violenza Boulogne; la 10a attacca Calais.
I tedeschi conquistano Boulogne. Gli Alleati arretrano verso Dunkerque.
Il fronte belga è spezzato tra Geluwe e il fiume Lys.
Il comando belga informa gli anglo-francesi che la situazione del suo esercito è critica. Dal canto suo il governo belga chiede a re Leopoldo di abbandonare il paese come già hanno fatto la regina d’Olanda e la granduchessa del Lussemburgo. Il re però rifiuta.
La situazione è disperata, per belgi, inglesi e francesi.
Le forze corazzate tedesche sono già arrivate a soli 16 chilometri dal porto della Manica.

Ma a salvare questa situazione disperata critica, arriva il gen. Karl Gerd von Rundstedt, comandante del Gruppo di armate A tedesche, che ordina ai suoi reparti corazzati di sospendere l’avanzata e di procedere al raggruppamento.

ED E' MOLTO STRANO...

...il 24 Maggio Hitler in persona a Charleville dà l'ordine formale di non attaccare ne' da terra ne' dal cielo i 338 000 inglesi sbarcati in aiuto dei francesi, ma da' invece loro modo e tempo di abbandonare sulla costa tutto il materiale militare e reimbarcarsi per la loro isola. E' la disfatta di Donkerque. Gli storici non hanno mai risolto questo problema. Perché mai  Hitler non attaccò l'Inghilterra in quel preciso istante nel momento che  l'isola era priva di esercito e gli impianti aeroportuali tutti vulnerabili. I generali di Hitler non gli perdoneranno mai questa indecisione. Dissero poi che fu il più grande errore di tutta la guerra. Ma perche?
Qui ci viene in soccorso Halder (in questo mistero) che annotò "Il Furher è terribilmente nervoso. Spaventato dal successo, non ha il coraggio di sfruttare la situazione e vorrebbe metterci le briglie". La stessa Luftwaffe non fu utilizzata così a pieno come si sarebbe potuto, anche qui tirò il freno.
Ancora più chiare sono le memorie di Blumentritt, il programmatore delle operazioni di Rundstedt:  "...quando Hitler visitò il quartier generale, ci stupì parlando con ammirazione dell'impero britannico, della necessità della sua esistenza e della civiltà che la Gran Bretagna aveva portato nel mondo. Paragonò l'impero alla chiesa cattolica e disse che erano entrambi elementi essenziali della stabilità del mondo. Asserì inoltre che dalla Gran Bretagna voleva solo il riconoscimento della posizione tedesca nel continente".
E' chiaro che si è portati a sospettare che al di là delle ragioni militari, c'erano motivi politici.
A Donkerque  c'erano gli inglesi accerchiati, mica i tedeschi.

(O forse bisognerebbe non dimenticare l'atavico attrito tra Inghilterra e Francia, con Nelson all'attacco e Napoleone a Boulogne)

Inoltre c'è un altro "mistero". L'avventurosa (?) iniziativa di una "pace segreta"  (alle spalle dell'unione sovietica) del fino allora "delfino di Hitler": cioè il "volo di Rudolf Hess" in Gran Bretagna avvenuta il 19 maggio mentre a Donkerque ci sono gli inglesi accerchiati e non certo i tedeschi. 
Ma che poi Hitler sconfessò, dandogli del pazzo.
A fine guerra, stranamente fra i criminali di guerra, lui uno dei grandi e fedeli gerarchi  Rudolf Hess al processo di Norimberga fu l'unico a non essere impiccato.  Morirà il 17 agosto del 1987 portandosi dietro anche il "segreto" del suo volo in Gran Bretagna.

Il 26 Maggio i tedeschi occupano proprio Boulogne e costringono  le truppe anglo-francesi a una precipitosa ritirata.  Il Belgio capitola e il giorno dopo anche Calais.

Il 28 Maggio il quartier generale tedesco dirama il seguente comunicato 
"Il quartier generale del Furher comunica:  Sotto l'impressione della micidiale potenza delle armi tedesche, il re del Belgio é giunto alla determinazione di porre fine ad ogni ulteriore assurda resistenza e di chiedere l'armistizio. ha accettato la richiesta tedesca di capitolazione incondizionata. Di conseguenza l'esercito belga in data odierna ha deposto le armi e ha cessato di esistere"
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

L'esercito belga alle 4 del mattino ha cessato di opporre resistenza al nemico accogliendo l'ordine del re ("per risparmiare la vita di tanti uomini") mentre il governo si è dissociato dall'azione (e ha duramente criticata quella del re - anche in seguito)  proclamandosi l'unico governo legale del Belgio, e ha formalmente dichiarato la sua determinazione di continuare la guerra a fianco degli alleati, venuti in aiuto del Belgio dopo un loro appello.
Ore 17: Leopoldo III re dei Belgi invia un suo parlamentare al Quartier Generale tedesco: è il primo atto della capitolazione belga.
Ore 22 : i tedeschi fanno sapere all’inviato del re dei Belgi che il Fuhrer esige la resa incondizionata.
Ore 0,30: del 28 maggio, Leopoldo III, senza consultare gli Alleati, firma la capitolazione del suo paese: il governo lo sconfessa, ma, obiettivamente, l’esercito belga non esiste più.
Calais capitola dinanzi agli attacchi della 10a divisione corazzata tedesca. Comincia l’evacuazione del Corpo di spedizione britannico da Dunkerque (operazione “Dynamo”). 


Il 28 Maggio - Dunque capitola il Belgio, 500.000 uomini si arrendono, mentre le corazzate tedesche hanno così davanti la strada aperta per Parigi. Ma il piano grandioso e strategico di Hitler sconcertò e colse di sorpresa i francesi perché i tedeschi dopo il crollo del fronte belga, lo svilupparsi della conversione a nord delle colonne motorizzate tedesche hanno ormai chiuso in una sacca altri 500.000 soldati francesi e inglesi; anche se il grosso del BEF (British Expeditionary Force) era ancora lontano da Dunkerque.
Per fortuna che le misure preparatorie per un reimbarco erano iniziate in Inghilterra già da una settimana. Centinaia di traghetti, pescherecci, piccole imbarcazioni erano pronte a salpare per  l'evacuazione denominata "Operazione Dynamo".

I tedeschi avevano preso la direzione verso la Normandia. E mentre i francesi si erano ammassati in un punto con 70 divisioni, le armate tedesche passarono da un'altra parte dove i francesi non avevano approntato delle difese. I francesi non li aspettavano dalla foresta delle Ardenne perché dicevano era "impossibile", invece le armate di Hitler piombarono proprio da questa zona che era considerata una barriera insormontabile, naturale.

I francesi non avevano prevista l'organizzazione e l'efficienza tedesca. I secolari tronchi nella sterminata foresta cadevano come birilli al passaggio di infernali macchine create apposta dagli ingegneri tedeschi; i francesi nelle retrovie fecero allora saltare 70 ponti strategici, ma i tedeschi li ricostruirono in poche ore con un reparto anche questo specializzato che aveva tutta l'attrezzatura, pontoni, canotti, putrelle in acciaio, gru, con i relativi ingegneri e un esercito di carpentieri. Era stato previsto tutto, nei minimi particolari. Perfino il bunker del quartier generale della Linea Maginot, Hitler l'aveva fatto riprodurre fedelmente in Germania e su quel modello  si erano allenati per mesi e mesi delle squadre speciali. Gli Inglesi apertasi la falla belga, temettero (!?)  la sconfitta,  e con una ritirata drammatica (!?) a Donkerque se ne ritornarono sulla loro isola, rifiutando (!?) di impiegare i propri  aerei per difendere la Francia; "ci servono per difenderci da una eventuale invasione" disse Churchill ai francesi e li lasciò al loro destino.
Finiva così l'alleanza con la Francia  abbandonata a se stessa, ed era quello che Mussolini aveva temuto. Infatti se si alleava con la Francia e l'Inghilterra non solo non avrebbe ricevuto nessuno aiuto  ma avrebbe anche forse ricevuto una vendicativa punizione da Hitler, più o meno terribile. Se una Francia era caduta in cinque giorni con una linea di difesa impressionante lunga cinquecento chilometri, per sfondare in Italia bastavano poche ore, forse pochi minuti (20) per arrivare da Innsbruck o da Stoccarda a Verona.

29 Maggio - Mussolini convoca un vertice militare, informando che vuole intervenire nel conflitto a fianco di Hitler. I tedeschi hanno conquistato Ypres, Ostenda e Lilla.
La ‘fine del Belgio convince Mussolini che l’Italia deve intervenire nel conflitto il più presto possibile.
Chiederà al Re di assumere lui il comando delle operazioni belliche.
(ma le versioni di questa delega al comando storicamente è ancora dibattuta; se fu lui a chiederla oppure fu forzato ad accettarla su pressioni di altri. Resta un fatto, che il comandante supremo era sempre il Re, in base allo Statuto Albertino, quindi unico responsabile delle operazioni era lui!
 La stessa dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra, reca la firma del Re e non di Mussolini.
Nel verbale segreto, con il resoconto stenografico della riunione tenuta a Palazzo Venezia nella stanza del Duce alle ore 11, Mussolini afferma "La situazione attuale non permette ulteriori indugi perché altrimenti noi corriamo pericoli maggiori di quelli che avrebbero potuto essere provocati con un intervento prematuro....(...) Se tardassimo di due settimane non miglioreremmo la nostra situazione, mentre potremmo dare alla Germania l'impressione di arrivare a cosa fatte, quando il rischio è minimo, oltre alla considerazione non essere nel nostro costume morale colpire un uomo che sta per cadere.....Fatta questa premessa da oggi nasce l'alto comando che "de jure" sarà reso noto quando la Maestà del Re mi darà il documento che affida a me il Comando delle Forze Armate"
(Lettere e Documenti di Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)

IL 29 Maggio i tedeschi diramano su tutte le radio il loro bollettino straordinario:
"Hier sind alle deutschen Sender..... Qui parla radio tedesca da tutte le stazioni trasmittenti. vi leggiamo un bollettino straordinario del Comando Supremo della Wehrmacht: La grande battaglia delle Fiandre belghe e francesi, in seguito alla distruzione degli eserciti inglese e francese ivi impegnati, si avvia alla sua conclusione. Da ieri anche il corpo di spedizione inglese è in completo sfacelo. Abbandonando tutto il suo immenso materiale bellico sta fuggendo verso il mare. A nuoto e servendosi di piccole imbarcazioni, il nemico cerca di raggiungere nella rada le navi inglesi che sono state attaccate con effetti micidiali -come già annunciato con altro comunicato straordinario - dalla nostra Lufwaffe."
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Mentre parla alla radio Hitler ha già informato i comandanti dei Gruppi di armate riuniti a Cambrai che ha deciso di “riunire immediatamente le forze corazzate per un’azione a sud, al fine di chiudere i conti con l’esercito francese”.  10 Panzerdivisionen vengono riorganizzate in 5 Panzerkorps, tre dei quali vengono affidati a von Bock, comandante del Gruppo di armate B e due a von Rundstedt, che comanda il Gruppo di armate A. Von Bock trasferisce tre armate, la 4a, la 6a e la 9a sulla Somme per prendere posizione con la 2a, la 12a e la 16a di von Rundstedt già sull’Aisne e l’Ailette.
Dal canto suo il gen. Weygand,comandante in capo delle forze armate francesi, intende contrattaccare proprio dal lato meridionale del corridoio aperto dalle divisioni corazzate tedesche, dove del resto è concentrato il grosso delle forze francesi: ai Panzerkorps egli contrappone dunque, sulla sinistra dello schieramento, la 10a, la 7a e la 6a armata,al centro la 4a e la 2a, mentre sulla destra piazza le tre rimanenti, la 3a, la 5a e l’8a.
Verso la mezzanotte la maggior parte del Corpo di spedizione inglese e quasi metà della la armata fran cese sono in vista del mare nei pressi di Dunkerque, pronta a imbarcarsi.

Il 1 Giugno, e fino al giorno 3, gli inglesi fra immense difficoltà e lasciando quasi tutto il loro equipaggiamento sulla costa, hanno abbandonato il continente; gli olandesi si sono arresi, e la Francia da sola non sa più cosa fare. Del resto esonerato il vecchio GAMELIN hanno richiamato in servizio il maresciallo PETAIN che è più vecchio di lui, ha 83 anni (era già vecchio alla prima Guerra Mondiale) affiancato dal più giovane WEYGAND che  di anni ne ha... 73! Entrambi assolutamente non sanno nulla delle moderne concezioni belliche. Inoltre al primo non gli dispiacerebbe fare un compromesso con la Germania, mentre il secondo é decisamente un uomo di destra, con forti simpatie filotedesche (per Hitler i due sono un ambo secco!).
Entrambi invece di attivarsi a ricompattare i reparti e adottare nuove strategie, convinsero poi i compatrioti a lasciare le armi, a non più combattere contro i tedeschi (ed è quello che volevano del resto anche i comunisti francesi). C'era una sola novità, un giovane generale, esperto di mezzi corazzati. In un libro anni prima aveva scritto che "quando i tedeschi scateneranno la guerra, lo faranno coi carri armati, e in tal caso la Francia non sarà in grado di difendersi". Il suo nome Charles DE GAULLE . Che inizialmente subito dissociandosi dalla linea politica dei primi due, con il suo intervento diede del filo da torcere ai tedeschi, ma ormai la situazione era compromessa, per tante motivi: prima militare ma soprattutto per l'ambiguità politica all'interno del Paese.

La disfatta militare era dovuta soprattutto a quella troppa sicurezza riposta sulla Linea Maginot che  risultò quasi inutile. 

LA LINEA MAGINOT

L’opera prende il nome di "Linea Maginot", in onore di André Maginot, ministro della Guerra dal 1929 al 1931, che ne ha concepita l’idea di fondo. Il sistema, progettato nel corso degli anni Venti, risponde a idee militari che sono ancora basate sulla  guerra del 1914-18; non tengono conto dei più recenti sviluppi della tecnologia militare, in cui diventa determinante l’estrema mobilità dei reparti meccanizzati: le fortificazioni sono funzionali a una guerra difensiva di sbarramento. 
Costruiscono questo grandioso sistema fortificato fra il 1930 e il 1937
Nel 1934 è il giovane ufficiale Charles De Gaulle, che ha intuito le potenzialità della guerra di movimento, a denunciare la costruzione della grandiosa opera come un colossale errore; a suo avviso gli sforzi devono concentrarsi sulla creazione di unità blindate appoggiate dall’aviazione (sarà proprio questa la strategia vincente seguita dai tedeschi). Anche il generale inglese Fuller definisce la linea Maginot “la pietra tombale della Francia”.
La costruzione delle fortificazioni richiede una forza lavoro enorme e ingenti risorse finanziarie. Una volta completata, la linea di difesa si snoda per circa 400 chilometri lungo la frontiera franco- tedesca (dal confine con la Svizzera a quello con il Lussemburgo, all’altezza di Montmédy) a protezione di importanti regioni industriali e minerarie. Il risultato è una enorme città in cemento e acciaio, che si sviluppa nel sottosuolo.
Un sistema di gallerie, ascensori, impianti di ventilazione e strade ferrate consente le comunicazioni fra i quartieri per gli alloggi, gli ospedali, le mense, i depositi di armi e munizioni, i magazzini per i viveri e per l’acqua. In alcuni punti queste strutture sono collocate a sei diversi livelli sotterranei. Il sistema comprende inoltre centrali per l’energia elettrica, per le comunicazioni telefoniche e telegrafiche, apparecchiature per il controllo della pressione atmosferica per la difesa da eventuali attacchi con i gas. In superficie viene collocata una catena di casematte dotate di moderni sistemi di artiglieria puntati verso i confini orientali.
L’opinione pubblica francese si illude che la linea Maginot costituisca un baluardo di assoluta sicurezza. Alla vigilia della disfatta, vi è ancora la fiducia nella solidità delle opere difensive dislocate sul territorio belga, che vengono considerate come una sorta di prolungamento della Maginot. Lo stato maggiore francese confida nella forza numerica del proprio esercito e nella qualità della propria artiglieria, che nel complesso appare superiore a quella tedesca. Fino all’ultimo i capi militari francesi insisteranno in una strategia che si rivelerà disastrosa. Nelle sue istruzioni ai comandanti il generale Huntzinger, capo della Il armata francese nel settore di Sedan, conferma che la priorità è quella di assicurare l’inviolabilità della linea Maginot e di impedirne l’aggiramento. Gran parte degli effettivi dell’esercito furono così concentrati dietro la linea di difesa, privando di forze preziose i settori più critici, dove l’inferiorità numerica dei francesi spianerà la strada all’avanzata tedesca. È così che i tedeschi possono dare il colpo mortale alle illusioni francesi, aggirando la linea Maginot presso Sedan e aprendosi la strada verso Parigi, lasciando le fortificazioni della linea Maginot ancora paradossalmente, intatte.

Su questa muraglia di cemento la Francia puntava tutta la sua difesa, di conseguenza non era stata approntato nessun altro piano alternativo strategico. C'era poi stato il repentino abbandono degli inglesi. Poi c'erano i belgi che si erano arresi lasciando la strada aperta all'invasione. E c'era infine il pessimo clima interno del Paese dove si diceva che le maestranze di sinistra, socialista, filofascista (non poca) addette alla produzione boicottavano le munizioni, facendole difettate e non in grado di esplodere al momento del loro impiego contro i tedeschi.

Infine era dovuta questa disfatta, all'anomalo governo; 2 soli (De Gaulle e Mendel) volevano continuare la difesa ad oltranza mentre altri 14 elementi (non pochi) votarono e firmarono la resa incondizionata; e formeranno subito dopo, un nuovo governo filonazista (569 voti favorevoli (!!!) questa era la situazione politica interna!, solo 80 contrari, 17 astensioni !) e troviamo garante proprio l'ottantatreenne PETAIN (che formerà poi il noto Governo di Vichy), mentre De Gaulle deve riparare in Inghilterra; qui  inizia la sua tenace resistenza, lanciando proclami ai suoi cittadini: "La Francia ha perduto una battaglia, ma non la guerra".

I soldati francesi in queste ambiguità, nel disfattismo dei vertici (oltre che alla base) e sull'orlo dello sfacelo totale sul piano militare, sono dunque allo sbando. Alcuni reparti combatteranno ancora dopo l'armistizio, altri invece (ma anche buona parte della popolazione a Parigi) festeggeranno i tedeschi che vi giungeranno il 14 giugno. (Una situazione di caos che va ad anticipare l'8 settembre '43 in Italia - quando i nemici che la bombardavano furono accolti come salvatori).

In Francia c'era chi disertava e chi con la sua ideologia oscillante si era già messo a fare la guerra a fianco dei tedeschi contro i propri patrioti che invece continuavano a comportarsi da veri nazionalisti, da eroi, facendo i "partigiani" e ovviamente nel nuovo Stato filo-hitleriano venivano tutti bollati come banditi. Si era quasi sull'orlo della guerra civile; ma Hitler, a guerra conclusa, non volle calcare troppo la mano, smussò gli attriti. Diede varie direttive ai suoi diplomatici oltre che ai generali di essere moderati, e quando si incontrò a guerra finita con Mussolini non volle con le sue pretese imporre alla Francia una pace di annientamento, ne' voleva far salire l'odio nell'animo dei francesi nei confronti dei tedeschi occupanti.
Umiliarla sì ma distruggerla non gli conveniva. Hitler aveva altri progetti in mente.

Hitler infatti, negli ultimi giorni di conflitto, non contento dell'aggiramento alla Maginot, e senza averne bisogno, per dimostrare al mondo che la più potente e fortificata linea difensiva -come era stata definita  quella francese-  non aveva resistito alle sue corazzate; per umiliare la Francia, mandò all'attacco diretto e frontale della mitica Linea Maginot l'armata di VON LEEB che la annientò "tagliandola come il burro".
La catastrofe fu quindi completa. 1.500.000 di francesi furono fatti prigionieri e poi mandati a lavorare in Germania.
1° Giugno.
Siamo quasi alla fine, a Hitler con le porte aperte, gli resta solo la presa di Parigi. Sono passati solo 20 giorni dal 10 Maggio e l'Europa all'alba di questo giorno é a un passo dal cambiare la sua carta geografica.

1° Giugno. Siamo quasi alla fine, a Hitler con le porte aperte, gli resta solo la presa di Parigi. Sono passati solo 20 giorni dal 10 Maggio e l'Europa all'alba di questo giorno é a un passo dal cambiare la sua carta geografica.

Ma ora, accantoniamo la vittoriosa marcia di Hitler su Parigi e ritorniamo in Italia; torniamo a Mussolini che fino  al 10 Maggio era rimasto a guardare, mantenendo la sua "non belligeranza"; perfino in aprile, quando come abbiamo già letto, con un altro blitz (dopo l'Austria, la Cecoslovacchia, la Polonia) Hitler aveva conquistato la Norvegia e la Danimarca senza nemmeno informarlo se non a cose fatte.

L'offensiva che ora si é scatenata (anche questa senza informarlo) sul fronte occidentale non fa rimanere indifferente Mussolini che rompe gli indugi; anzi vi è costretto. Del resto l'Italia circondata da tre lati dalle armate tedesche che cosa poteva altro fare? In Europa era sola!
La Francia non esisteva più, la Russia era alleata di Hitler, e l'Inghilterra si era barricata in casa.

Oltre questa visione oggettiva, Mussolini dalla sua parte ha ora repentinamente quasi tutti gli italiani. Tutti i Paesi stanno aspettando la mossa di Mussolini. Inglesi (ma comodi a casa!), Francesi (quattro gatti rifugiati a Londra) e Americani (ma lontanissimi, non pronti a entrare in guerra, opinone pubblica contro un intervento) cercano di dissuadere il Duce ad intervenire a sostegno dei tedeschi: ma lui, ancora si dibatte -pur impreparato (e questo dovrebbe bastare, ma non è sufficiente)- nel dubbio, e sono questi gli attimi che vanno a decidere il destino di tutta l'Europa. Forse bastava accettare le proposte di Churchill, cioé mantenere la neutralità che aveva già anticipato nel '39 e la futura catastrofe poteva essere evitata? Forse...

Lo abbiamo già letto nel '39, quando riflettendo a quali conclusioni Mussolini giunse; ed era proprio la critica  situazione di questi giorni, che devono essere stati per lui penosi. Allora aveva detto che se la Francia capitolava davanti alla potente macchina da guerra preparata da Hitler, lui sarebbe rimasto solo. Non escludeva infatti  che l'Inghilterra per non farsi annientare l'esercito, abbandonasse la Francia al suo destino per arroccarsi nella sua isola.  Inoltre non poteva certo contare sugli americani che non erano pronti, e nemmeno  -in questo periodo- volevano entrare in guerra. Ora guardando i fatti, in effetti sono tutti eventi che si sono verificati nella realtà in queste poche settimane, anzi in pochi giorni. 

In conclusione Mussolini teme che schierandosi contro Hitler, l'esercito tedesco, conclusa la campagna vittoriosa sul suolo francese avrebbe attaccato l'Italia non solo da nord, cioé da Passo Brennero, da Passo Resia e da Tarvisio, ma era ovvio, ora anche da ovest, cioè dalla Francia. Da Hitler questo c'era da aspettarselo. Che Mussolini non avesse idee chiare sul da farsi e con chi associarsi lo si era già visto il 30 Nov del '39, quando mandò aiuti alla Finlandia assalita dai Russi, che erano fino a quel momento alleati dei tedeschi, sconcertando lo stesso Hitler, che in quella circostanza (lo leggiamo nelle sue lettere) cominciò molto a dubitare delle capacità politiche e strategiche del suo "maestro".

Ma dopo il blitz alla Francia e la batosta data agli inglesi, Mussolini (e in Italia non solo lui) non ha più dubbi: Hitler ha spazzato via in 20 giorni quello che era considerato il più potente esercito del mondo, e  ha ricacciato oltre La Manica quelli che dovevano aiutarla: gli inglesi. Hitler era ormai alle porte di Parigi, vista l' imminente capitolazione della Francia, quindi non si poteva più restare a guardare.

Mussolini inoltre moralmente non é solo, adesso gli italiani si sono trasformati tutti in interventisti. La sensazione che si é diffusa in Italia, anche nei più scettici, é che la Germania é ormai invincibile. Qualcuno accende un cero alla madonna (anche negli ambienti cattolici) nel ricordare che "l'Italia per fortuna é alleata di Hitler, altrimenti chissà come finiva anche per noi". Gli industriali che in questi 284 giorni di non belligeranza si erano mantenuti tiepidi (stavano facendo del resto ottimi affari con le esportazioni e la borsa) dissero che era un errore perdere l'occasione di vincere la guerra accanto all'alleato tedesco. Bisognava subito "correre in aiuto ai vincitori" prima che diventasse troppo tardi.

Perfino il Re che fino a marzo  era antitedesco  e stava perfino tramando un congiura per destituire Mussolini (pur essendo perplesso - ma questo lo dirà dopo!) alla domanda di molti militari che si consultavano con lui, aveva una sola frase che girava negli ambienti come un ordine scritto "gli assenti hanno sempre torto". L'antipatia per i tedeschi  (dopo Parigi) cessò all'improvviso quando concesse a GORING, reduce delle sue imprese in Francia,  il Collare dell'Annunziata; che significa diventare cugini del Re (Un bel parente! E un bel gesto!)

Mussolini però é sempre frenato da alcuni generali per quella carenza di mezzi che ha l'Italia, per la sua impreparazione, e per i soldi che mancano. (E' dal "dissanguato" '36  che tutti piangevano per i tagli fatti nell'ammodernamento delle tre armi).  Ma Mussolini teme di arrivare tardi, ha fretta, non vuole perdere l'occasione, e non solo lui; molti credono che sia un intervento senza rischi, una "guerra lampo". Mussolini é perfino cinico "La guerra sarà breve e io ho solo bisogno di un certo numero di morti per sedere al tavolo della pace accanto a Hitler". Ha Badoglio, ancora pieno di dubbi, perché lui é un francofilo (qualcuno prevede perfino le sue dimissioni) e nel sentir parlare di guerra a fianco dei tedeschi diventa un riccio; Mussolini lo tranquillizza "non chiamiamola guerra, chiamiamola una passeggiata" e lo convince (ma mica tanto come vedremo).

1-2 Giugno - Alla mezzanotte, l'evacuazione inglese è completa. 338.000 uomini  sono portati in salvo. Evacuati altri 95.000 alleati. Si fece un ultimo sforzo per salvare altri 26.000 francesi, ma poi furono abbandonati con amari risentimenti della Francia.
Ma se dal 24 maggio Hitler non avesse fermato le corazzate e gli aerei la salvezza sarebbe stata impossibile anche agli inglesi.
Weigand aveva raccolto 49 divisioni per coprire il nuovo fronte, lasciandone 17 (seduti) sulla Maginot. Mentre 10 divisioni corazzate e 130 divisioni di fanteria tedesche era quasi ancora intatte.

4 Giugno - Alle ore 3,40 lascia Dunkerque  l’ultima nave inglese di soccorso. All’alba i tedeschi arrivano sul litorale.  Complessivamente nel grandioso e disperato salvataggio sono andate perdute circa 200 imbarcazioni tra grandi, medie e piccole, 177 aerei, il 40% dei quali bombardieri. Gli inglesi hanno abbandonato sul suolo francese 2000 cannoni, 60.000 automezzi, 76.000 tonnellate di munizioni, 600.000 tonnellate di carburante e di rifornimenti. L’Inghilterra è rimasta praticamente disarmata: terminata l’evacuazione di Dunkerque in Inghilterra sono disponibili soltanto 500 pezzi di artiglieria, compresi quelli prelevati dai musei. Quasi disarmata, con la flotta lontana nel nord. Se le truppe tedesche fossero sbarcate in questo periodo l'Inghilterra avrebbe potuto fare ben poco. Possedeva solo una divisione equipaggiata. Si arruolarono circa 250.000 uomini nel giro di una settimana, erano 300.000 a fine mese, a luglio 500.000 ma i fucili bastavano solo per 100.000 il resto randelli e picche. 
Il fattore salvezza fu che Hitler e il suo comando non avevano fatto alcun preparativo, nessun piano; lasciò passare tutto il mese di giugno senza far nulla, forse sperando in una pace con gli inglesi. Ma anche dopo, quando fu disilluso dalle sprezzanti risposte di Churchill, i preparativi furono esitanti. Eppure la sorte della Gran Bretagna in quelle condizioni era segnata.
Churchill nelle sue "memorie" dirà "se Hitler avesse impiegato la sua divisione paracadutisti come poi fece a Creta, noi eravamo spacciati!".
Tuttavia un abbozzo di un piano per l'invasione dai tedeschi fu fatto il 21 luglio, e doveva essere preceduta da un formidabile attacco della Luftwaffe (che leggeremo più avanti). 


Mussolini ha risposto all’ultimo messaggio di Roosevelt del 31 maggio dichiarando di non poter accogliere l’invito del presidente americano a non entrare nel conflitto.
Visti i travolgenti successi,  si "sveglia"..... (o meglio gli italiani lo "svegliano"). E' impaziente di intervenire. La sera del 29 ha già costituito il Comando Supremo, al cui vertice c’è lui Mussolini e sollecita Hitler ad accettare la sua entrata in guerra.
Hitler gli risponde di spostare di qualche giorno la data dell’intervento italiano già fissato dal Duce per il 5 giugno. Mussolini aderisce alla sua richiesta.

Ma Mussolini vorrebbe già dare l'annuncio al mondo intero dell'entrata in guerra contro la Francia e l'Inghilterra. Hitler personalmente lo frena, gli consiglia il 10. Sa che la guerra lui l'ha quasi vinta, é quasi alle porte di Parigi e non vuole proprio spartire territori con chi arriva a cose fatte. Come vedremo non gli perdonerà gli indugi, infatti, all'armistizio, non lo inviterà neppure nelle trattative di pace con la Francia.

Dal 1 al 5 giugno, si riapre l'offensiva tedesca; il 6-7-8 Giugno le armate tedesche irrompono nella strada per Rouen, il 9 Giugno sono sulla Senna, mentre l'armata di Kleinst il 10 Giugno allarga sulla Marna poi a passo di corsa verso la frontiera svizzera tagliando fuori tutte le forze francesi sulla linea Maginot.

Il XV corpo corazzato tedesco del gen. Hermann Hoth ha sfondato sulla Somme inferiore tra la costa e Amiens, dove è schierata la 10a armata francese. Ha resisistito bene invece tra Amiens e Péronne, agli attacchi del XIV e del XVI corpo corazzalo di von Kleist, la 7a armata francese. Più a est la fanteria della 9a armata tedesca è riuscita a fare breccia nello schieramento della 6a armata francese, ma è stata respinta davanti allo Chemin-des-Dames: i francesi comunque sono stati costretti a ritirarsi sulla riva meridionale dell’Aisne. Il Panzergruppe di Guderian (formato da due corpi corazzati, il XXXIX e il XLI) ha puntato verso sud-est in direzione di Chàlons e Langres, cioè verso la frontiera svizzera, per giungere alle spalle della linea Maginot e delle armate francesi schierate a est (precisamente la 3a, la 5a e l’8a).
I tedeschi hanno occupato Rouen, Dieppe, Compiègne, raggiunto la Senna e la Marna: la battaglia della Somme si è trasformata per i francesi in una rotta. L’ala occidentale della 10a armata francese, è rimasta completamente isolata, ripiega su St.-Valéry per tentare una ritirata via mare. 
Le truppe tedesche superano la Marna. L'esercito francese è praticamente già in rotta.
Delle 30 divisioni ancora esistenti sulla carta, 11 non possiedono più del 50% degli effettivi, 13 sono ridotte al 25%, le altre non sono che “resti” di divisioni.

SIAMO AL 10 GIUGNO
IN ITALIA MUSSOLINI FA IL...... GRANDE ANNUNCIO

La pagina storica italiana dell'anno - 10 Giugno 1940

10 Giugno Mussolini da Palazzo Venezia toglie gli indugi; annuncia al popolo italiano che l'Italia ha dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, schierandosi a fianco di Hitler che però il tedesco è quasi infastidito dalla notizia, perchè ha già annientato l'esercito francese ed è quasi alle porte di Parigi.

Il 10 Giugno, tutti gli italiani, dopo aver letto sulle pagine  dei giornali, i grandi titoli delle strabilianti vittorie di Hitler, é in attesa di una sola cosa, del grande annuncio. Sono tutti impazienti di saltare sul treno in corsa, prima che si allontani. Pochissimi sono quelli contrari. E non perché, per merito di Mussolini o di Starace, gli italiani sono diventati tutti guerrieri, ma perchè c'é la convinzione, la certezza assoluta della vittoria tedesca. Tutti i giornali sono pieni di panegirici per Hitler. Di ammirazione per le "formidabili armate che marciano vittoriose in Francia".

"La fulminea campagna tedesca all'inizio diffuse il terrore (fin dall'attacco alla Polonia c'era in Italia una congiura antitedesca: con i Savoia, Ciano, Grandi, Bottai, Balbo, Federzoni  ecc), poi questo terrore cominciò a mutarsi in stupefatta ammirazione. Ciano che stava lavorando a questa corrente che doveva travolgere Mussolini, addirittura è lui prendere il suo posto come nuovo capo del governo con tanto di decreto del Re, vide il deserto farsi intorno a lui e, uno dopo l'altro, gli antitedeschi, gli antinazisti di ieri diventare attivi fautori dell'intervento" (Ib. Alberto Consiglio) .
E cosa strana (ma non molto, viste le sue mire) si schiera anche Ciano in questo inizio della guerra, e sarà ancora lui a sostenere e a volere (lui l'ideatore) l'attacco all'Albania e alla Grecia.

Si assiste a un rovesciamento della pubblica opinione in poche settimane; dalla non belligeranza, da un dissenso alla guerra, si passa alla psicosi interventista, alla sindrome del guerriero, all'ossessionante timore di arrivare tardi. Molti da mesi rimproveravano a Mussolini "che stava "guardando" troppo da dietro la finestra, mentre Hitler con le sue folgoranti vittorie gli mancava solo più di scavalcare i Pirenei e le Alpi (due imprese molto più facili delle precedenti) e poi avrebbe brillantemente chiuso da solo tutta la partita".
"Ma perché mai allora ci siamo alleati a Hitler? chi aspira spara, e chi non spara, spira" Scriveva una penna molto seguita: Appelius. Ma anche qualche cappellano diceva le stesse cose.

L'immaginario degli italiani in questa vigilia era alimentato dalle notizie che apprendevano dai giornali di tutto il mondo (e queste erano purtroppo vere!); foto e testi impressionanti di un Paese che fino allora era considerato con il suo più potente esercito del mondo, invincibile,  che stava invece franando in tre settimane davanti alle armate di Hitler. Questo Paese non era uno qualsiasi, Andorra o San Marino, ma era la Francia! L'invasione della Francia! Erano secoli che questo non accadeva. E così in fretta nemmeno al tempo dei Romani quando i Galli avevano come arma solo i bastoni!

Come se non bastasse, un'armata di 400.000 mila uomini che gli era andata in soccorso si era data a una fuga precipitosa, e questa armata in fuga era quella dell'Impero britannico non quello di uno staterello qualsiasi, che aveva 600 milioni di sudditi sparsi nei cinque continenti. Anche questo era dal tempo di Cesare che non accadeva, e ci si aspettava, davanti all'evidenza dei fatti e da un momento all'altro una umiliante capitolazione degli inglesi. Mussolini ne era quasi certo "Ve lo dimostrerò con un rigore strettamente logico". 
La rivista Bertoldo andava anche oltre l'ottimismo, vaneggiava: "Londra non sarà piena di tedeschi, ma fra poco sarà piena di italiani".

Fra questo e altro, la fantasia popolare degli italiani fu di tale portata che alle ore 18 del 10 giugno tutta l'Italia pendeva dalle labbra di Mussolini affacciato al suo balcone o ad ascoltare le radio sparse in tutte le piazze della penisola. E se pazzo e irresponsabile era lui, lo erano in quel momento tutti, era una esaltazione collettiva. Se Mussolini non avesse pronunciato la parola "guerra", gli italiani non gli avrebbero certo perdonato di aver trascurato questa occasione, con Hitler, l'alleato che ormai gli mancavano solo poche ore per entrare a Parigi.
Non è proprio da escludere che gli "acciaisti" lo avrebbero destituito e preso il suo posto.

Il "sovversivismo" fatta eccezione di poche manifestazioni isolate non dà quasi segni di vita; mentre la fronda fascista filo-tedesca si fa sempre più spavalda e perfino sprezzante verso l'altra fronda fascista piuttosto moderata (e realista).
Non un giornale, neppure clandestino parla di non intervenire. L'antifascismo é sporadico, né da segni di ripresa. Gli operai tutti (compresi le residue frange comuniste socialiste - abbiamo visto già in Francia cos'e' successo) anche se non proprio favorevoli alla guerra risentivano dell'atmosfera (Hitler non si era alleato con i Russi? E allora???!!!) , anzi si illudevano di trarne benefici, di non doverla neppure combattere (gli operai)  perché erano convinti che loro sarebbero rimasti a casa,  perchè addetti alla produzione. Inoltre tutti dicevano "al massimo quattro settimane e finisce tutto, e di sicuro non richiamano noi. Quelli che ci sono sotto le armi bastano e avanzano".
Infatti Mussolini, non attuò nemmeno una mobilitazione civile, com'era invece avvenuto in Italia nella Grande Guerra nel 1915. Solo qualche provvedimento nella distribuzione di alimentari.

Ne' si levò nessuna voce di dissenso dalla parte degli intellettuali (quelli che detestavano il fascismo e quelli che lo lodavano esaltandolo, anche perchè lo usavano per vivacchiarci), avevano solo vaghe preoccupazioni, ma come scrive De Felice questi timori e preoccupazioni  "erano solo di facciata, anche se i campanelli d'allarme, dopo la Polonia, il razzismo e il patto d'acciaio, c'erano e non lasciavano molti margini ai dubbi circa i pericoli che si stavano addensando sull'Italia".
PREZZOLINI che criticava il loro ambiguo disimpegno, affermava che "hanno il male intellettualistico", che li porta a discutere su tutto ma non assumersi mai rischi e responsabilità e, in definitiva a non agire". Non di meno BERTO che di certo non era un "mistico" del fascismo " se non si volevano il fascismo e la guerra, bisognava pensarci prima. Ora ne siamo tutti più o meno responsabili, e starsene inerti a guardare gli avvenimenti è la cosa piu' vile che si possa fare".

Montanelli molti anni dopo invece scriverà:
"I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati". "L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446)

Quelli sopra rispecchiano il tenore dei moderati, ma gli altri, i bellicisti, usavano toni molto più duri. I pacifisti, i neutralisti, gli inerti, erano senza mezzi termini bollati  "grandi idioti", dei "coglioni", dei "vili".

In conclusione, prima che Mussolini parli al balcone, l'italiano è già risucchiato a tal punto che cavalca tutte le irrazionalità. Di fatti, ne ignora molti e di come stanno le cose pure, crede veramente che abbiamo un potente esercito. Crede  che sono finiti i sacrifici dell'attesa  durata 284 giorni, che non erano stati né di pace né di guerra, ma  solo giorni di impaziente ansia. In questa ora decisiva l'italiano era cosciente, sicuro e certo che non era l'ora del fatalismo, né della diplomazia, ma quella dei fatti. Era insomma l'ora tanto attesa e che "bisognava muoversi!"
Quindi nel ricercare le motivazioni al consenso quasi unanime di questa oscillazione psicologica (e fra poco - a fine anno- ne vedremo subito delle altre in negativo) c'era il desiderio di una rivalutazione sociale di una intera nazione. Basta leggere i giornali dell'epoca, ogni settore, ma proprio tutti indistintamente, erano favorevoli all'intervento. I pochi o i tanti (se c'erano) contrari non scrivevano di certo sui giornali -salvo quelli clandestini che nessuno leggeva e che quindi non potevano influenzare un bel niente, mentre chi li possedeva i giornali -o era dentro la numerosa schiera di pennivendoli- non solo incitava ma disprezzava chi solo osava pensare il contrario (e bisognava avere fegato per scriverlo!).
Montanelli era già al Corriere, e stranamente proprio il Corriere sottotitolava: "L'Italia contribuirà con tutte le sue forze"! 

C'erano comunque  anche voci di un dubbio inquietante, riflessioni realistiche, e non certo campate in aria: "sia che vinciamo o che perdiamo, l'Italia diventerà una colonia tedesca, una propaggine mediterranea della Germania". Questo se sfuggiva a qualche italiano poco attento era ben chiaro invece proprio nei progetti di Hitler.
Ma a rompere le uova nel paniere di Hitler fu proprio questo appoggio dell'Italia non desiderato, fonte di tanti suoi guai. Era già un presentimento ma non avrebbe mai immaginato l'italiano tipo, che sarebbe stato proprio Mussolini con la sua "guerra parallela" che fra poco andrà a iniziare, a fare la frittata con i suoi errori e tanta improvvisazione. 
Del resto il bluff di Mussolini, il millantare forze che non ha, è stato scoperto da Hitler, che non vuole da lui né aiuti né appoggi; Mussolini invece crede che una "passeggiata" in Francia e poi in Albania e Grecia possa riequilibrare il suo prestigio.

In Grecia, come vedremo più avanti  Hitler  lo lascerà  cuocere nel suo brodo un intero inverno, ripescandolo solo quando cominciò ad allarmarsi per i suoi personali futuri progetti a est. Ma alla fine gli avrebbe mandato un conto salato (Versailles 1918 insegnava) lo avrebbe un'altra volta esautorato, messo in un angolo (come farà fra qualche giorno in Francia, poi lo farà in Grecia e infine in Africa) solo lui avrebbe dominato dagli Urali all'Atlantico, dal Polo Nord all'Equatore, gli altri a "lucidargli gli stivali". Wilson - secondo Hitler- non aveva fatto così a Versailles e a Compaigne?

In America, raggiunto dalla notizia dell'intervento dell'Italia contro una Francia che stava capitolando, Roosevelt rilascia a Charlottesville, in Virginia, una dura e amara dichiarazione alla radio:
"In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l'ha affondato nella schiena del suo vicino"
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Da considerare che i francesi avevano sguarnito tutta la frontiera alpina a ridosso dei confini italiani per inviare tutte le truppe disponibili sul fronte della Somme e dell'Aisne. Sulle Alpi avevano lasciato solo cinque divisioni, e come vedremo nonostante le 32 italiane che le aggredirono riuscirono a contenere gli attacchi italiani.
(così avevano fatto nella prima guerra mondiale, ma con successo)

Mussolini geloso dei successi di Hitler, - che ammira e invidia- si era illuso di avere un alleato, di poterlo affiancare e con lui dividere la "torta" Europa. (Il "fattore" Russia non lo ha minimamente mai preso in considerazione, anche se è stato lui stesso a suggerirlo a Hitler  in gennaio - "di rivolgere le sue armate a est"). Era semmai deluso e quasi con vendetta cominciò a imitarlo, forse voleva anche giocarlo. Ma l'alleato era invece troppo sicuro di sè (e delle sue armate) e sapeva di poterlo semmai  giocare lui. Sbagliarono tutti e due, non avendo una minima intesa tra loro, né collaborando.


DOBBIAMO QUI RITONARE UN PO' INDIETRO, alla .....

 

LA BATTAGLIA  D'INGHILTERRA


Hitler dirama la direttiva ultrasegreta n. 17 con l’ordine categorico per l’aviazione tedesca di “schiacciare l’aviazione inglese con tutti i mezzi a sua disposizione".
L'operazione viene battezzata "Adlertag", il “Giorno dell’aquila”.
L’Inghilterra dispone di 704 caccia operativi, di cui 620 tra Hurricane e Spitfire, appoggiati da 350 bombardieri. La Germania, dal canto suo, può disporre di ben 2669 velivoli, in buona parte bombardieri: bombardieri orizzontali (1015 tra Do-17, Do-217, Do-215, He-111, Ju-88); 346 sono i bombardieri in picchiata (Stukas) Ju-87, monomotori; 375 caccia-bombardieri Me-110,bimotori. mentre la caccia comprende 933 velivoli monomotori Me-109.

Anche Churchill, come ha fatto Hitler il 19 luglio, con un altrettanto storico discorso (si dice essere uno dei migliori della storia) ha preparato il morale agli inglesi, ha pure previsto il peggio, ha promesso "lacrime e sangue", ha sferzato con il suo "non ci arrenderemo mai!", e nello stesso  tempo sta preparando una grande trappola agli aerei tedeschi, cominciando a spostare molto a nord della capitale gli aeroporti, gli aerei e i rifornimenti, in modo che se arrivavano i temuti caccia tedeschi (con solo 60-80 minuti di autonomia fra andata e ritorno) questi sarebbero stati agganciati e non avevano più scampo; o desistere o accettare il duello, che inesorabilmente li spingeva all'interno a perdere tempo. In questo caso o finivano abbattuti, o se scampavano, al ritorno finivano nei flutti della Manica senza carburante. 2750 aerei tedeschi nel corso soprattutto nella successiva seconda fase fecero proprio questa brutta fine.
I pochi aerei che Mussolini inviò, senza radio, senza carlinga, provarono una sola volta ad attraversare la Manica; si persero nella nebbia, al ritorno non trovarono nemmeno più la base da dove erano partiti, fecero un atterraggio di fortuna su quattro stati diversi. (questi fatti li leggeremo nella seconda parte)

L'attacco aereo Churchill lo attendeva, ma il "Piano" di sgombero detto sopra era appena iniziato. Certo che più Hitler ritardava l'attacco più lui aveva tempo per portarlo a termine.

(in verità la mente di questa operazione fu merito di un anziano generale HUGH DOWDING )

La prima ondata di caccia e bombardieri -come leggeremo più avanti- riuscirono nei primi giorni a distruggere alcune attrezzature aeree inglesi con gravi danni. La notte del 24-25 agosto alcune bombe caddero anche sulla città di Londra. Hitler poi si scusò alla radio con i londinesi spiegando "è stato un errore'", ma Churchill vendicativo (ma con un tremendo effetto psicologico positivo per la sua gente e scioccante per i tedeschi, osò il massimo; e proprio mentre l'Isola era violentemente attaccata da 1500 aerei tedeschi, inviò una squadriglia di bombardieri in pieno giorno su Berlino, sul Reichstag, proprio nel momento in cui vi era la delegazione russa per fare nuovi patti e decidere la spartizione dei territori inglesi, che Hitler era sicuro di aver già vinto. La delegazione si dovette rifugiare nei bunker. Poi  Churchill per radio ai berlinesi a missione compiuta fu sarcastico "noi non ci scusiamo affatto, e il nostro non é stato per nulla un errore".
(questo bombardamento ebbe poi un ruolo decisivo sulla fallita invasione dell'Inghilterra. Lo vedremo più avanti. L'ira fa brutti scherzi!).

La delegazione russa ne fu sconvolta, non capivano come Hitler considerato ormai imbattibile su tutti i fronti, che faceva addirittura già le spartizioni dell'isola britannica, poi aveva gli aerei inglesi sopra la testa che lo bombardavano addirittura in casa . "Considerate l'Inghilterra già sconfitta; ma queste non sono bombe?" fu la considerazione piuttosto sarcastica di un russo. 
Se ne ritornarono a Mosca impressionati e  cercarono di convincere per questo episodio (oltre le inaccettabili pretese di Hitler su alcune spartizioni) Stalin -il "diavolo"- a valutare seriamente un'alleanza con l'altro "diavolo": Churchill.

Ma torniamo ai primi giorni della  BATTAGLIA D'INGHILTERRA...

...che inizia con un forte ritardo: i tedeschi sono costretti a rimandarla di otto giorni a causa delle avverse condizioni atmosferiche.

UNA PARENTESI.
*** GLI ITALIANI ALLA BATTAGLIA D'INGHILTERRA

Ritorniamo proprio a lui, a Mussolini. Umiliato e messo nell'angolo all'armistizio francese, dove ha ricevuto "un pugno di mosche", vuole riscattarsi e offre a Hitler un corpo di spedizione militare per l'invasione dell'Inghilterra. Vorrebbe ripetere le gesta di Cesare, ma Hitler rifiuta anche questa volta la sua offerta; gli bastano i suoi soldati e i suoi aerei. Ma Mussolini insiste, alla fine il Furher accetta l'aviazione visto che con questa vuole in quattro giorni mettere in ginocchio l'Inghilterra e poi fare lo sbarco navale.

Mussolini manda 75 "bombardieri" BR 20  e 95 "caccia" CR 42 e G 50. Il generale capo dell'Aeronautica, Pricolo, lo sconsiglia, dice che non sono adatti.  Ma Mussolini é irremovibile, "é una questione politica". Intanto manda  Ciano da Hitler, ma questa volta, prima dell'invasione dell'Inghilterra (non vuole certo  ripetere la brutta esperienza francese) con le sue richieste di spartizione dei territori inglesi una volta finita la campagna (ora le mire del Duce si spingono fino al Congo). Ma Hitler nemmeno  ascolta le pretese di Ciano:  "prima di parlare di  spartizioni bisogna sconfiggerla l'Inghilterra" e lo liquida bruscamente. Ciano ci resta male, non tollera l'arroganza. Torna a casa, esprime queste idee al suocero. Che lo liquida in malo modo e manda ugualmente gli aerei in Normandia per l'attacco. 

Quando gli aerei italiani arrivarono alla base germanica per attaccare l'Inghilterra, i tedeschi implorarono in ginocchio i piloti di non volare con quelle "cicogne", senza carlinga, senza a bordo la radio (inconcepibile nella nebbia inglese), lenti, obsoleti, inadatti a scontrarsi con i potenti Spitfire inglesi. Cercarono di convincerli che quelli non erano caccia ma libellule. Inutilmente; alla fine le perdite italiane all'uscita della prima e della seconda missione  furono il 50 per cento. Tutti suicidi preannunciati.
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Ultimamente, Domenica 17 Settembre, il Corriere della Sera, ed altri giornali, hanno pubblicato un bellissimo articolo-intervista fatta a LUIGI GORRINI.
 
Negli anni della guerra, Luigi Gorrini è stato un incredibile asso dell'aviazione, un elemento della pattuglia acrobatica; 19 aerei abbattuti, medaglia d'oro; uomo energico e fiero, combattente audace, che poi aderì l'8 settembre alla Repubblica Sociale Italiana. Quindi non è un antifascista nel narrarci questa scellerata "avventura" dell'Italia.


"Il 10 giugno 1940, c'era il sentore che qualcosa stava succedendo. Ero di base sull'aeroporto di Mondovì, dove era distaccato il 18° Gruppo del 3° stormo da caccia che era a Mirafiori, dove rientrammo per armare gli aerei. Da lì la mia squadriglia andò a Novi Ligure, poi ad Albenga destinati contro i Francesi, dove vi era uno dei migliori aeroporti perché aveva la pista in cemento laddove gli altri aeroporti l'avevano erbosa. Ero ad Albenga mentre Mussolini faceva il famoso discorso e vi fu subito un allarme per aerei nemici su Genova.

"Avevamo i CR 42, macchina all'epoca già superata, strasuperata. Biplano di tela, senza corazze, apparecchi radio e impianti d'ossigeno malfunzionanti. Era un gran bell'apparecchio in quanto a maneggevolezza, armato da 2 mitragliatrici da 12,7, mitragliatrici efficaci, ma se pensiamo alle otto da 8,7 di cui disponevano gli Spit e gli Hurricane...

"Il morale era molto alto. Credevamo inoltre di avere aerei validi, ma quando vedemmo cosa aveva il nemico, la Francia, parlo dei Dewotine e dei Morane, ci dovemmo ricredere. Io poi ho conosciuto quelle macchine in seguito, quando mi recai in Francia a prendere alcuni loro aeroplani che erano rimasti al Governo di Vichy (cominciavamo a scarseggiare dei nostri ed avevamo bisogno di tutto). Era come paragonare un triciclo ad una Ferrari...
Noi pensavamo comunque di vincere la guerra, dopo invece... gli unici aerei competitivi che abbiamo avuto sono stati il Macchi 202 ed in particolare il 205: con questo potevamo tener testa agli Spitfire, agli Hurricane e persino agli americani con i loro Mustang, durante la Repubblica Sociale. Certo che il Mustang era superiore, perché a 10000 metri i comandi con il 205 non li sentivi già più. Forse il migliore di tutti i nostri è stato il Fiat G.55, lì potevi andare anche a 10000 metri, ma ne produssero davvero pochi.

"La Battaglia d'Inghilterra - Ci consegnarono nuovi aeroplani CR 42: senza corazze, impianti d'ossigeno malfunzionanti, salvagenti di marina troppo grossi che ci impedivano i movimenti. Da Torino partimmo ed atterrammo a Monaco dove facemmo rifornimento. Ricordo che nevicava. Di lì ancora fino a Francoforte e poi da lì fino in Belgio, ad Ursell, una cosa assurda e incredibile, il campo non si vedeva, anche il comandante era stupito.  
Un bel momento abbiamo visto degli alberi, pini, che si muovevano, delle mucche per terra. Era tutto mimetizzato e così bene che gli Inglesi non sono mai riusciti a trovare quel campo. C'era perfino una grande fattoria di cartone con porte e finestre, mucche di gomma gonfiabili e pini che una volta tolti venivano rimessi al loro posto per coprire i rifugi degli aerei a loro volta coperti da reti. Eravamo in braghe di tela, pensi che non avevamo riscaldamento sugli aerei, che peraltro erano aperti. Volavamo anche a trenta gradi sottozero.

Le operazioni venivano decise dai tedeschi e a noi spettava la scorta ai nostri bombardieri: era un macello. Erano venuti un sacco di piloti, figli di papà, a provare l'ebbrezza della guerra...questo fenomeno si era già visto in Spagna. Ma non era una guerra dei soldi, era una guerra del piombo e gli Inglesi non scherzavano affatto, sparavano sul serio.
Facevamo la scorta ai bombardieri, ma tenerli uniti era un'impresa: uno andava giù perché i motori non ce la facevano. Erano BR 20, macchine anch'esse di tela, idonee a volare leggere e a partire su terreni secchi ed aridi. Qui invece si era carichi di bombe e le piste erano fangose, e poi i piloti mancavano d'addestramento. Le prime due azioni furono un disastro: i Tedeschi ci fermarono e si accorsero degli aeroplani che avevamo...ossigeno che si bloccava, senza radio, aeroplani di tela e come prima cosa ci diedero le stufe catalitiche per scaldare i motori e poi, nel giro di 48 ore ci applicarono corazze aggiuntive. Ci dettero le loro combinazioni, guanti e caschi nuovi (avevamo ancora il caschetto di tela).
 
Francamente avevamo solo gli occhi per piangere, abbiamo fatto la guerra in queste condizioni; non avevamo neppure le carte, dal momento che già in Italia andavamo avanti seguendo le carte stradali del Touring Club. Immaginatevi in Inghilterra con le nebbie! Dopo un combattimento rientrammo in 25 in quattro nazioni diverse, non si vedeva nulla se non i campanili. Sono atterrato avendo visto una pista ma era un'autostrada, e prima di me, lo avevano già fatto in quattro: uno andò a finire in una piazza d'armi ad Amsterdam, altri finirono fra i pini. 
In pieno inverno arrivò quindi l'ordine di rientrare, e nel frattempo erano arrivati anche i Fiat G.50, ma non parteciparono ad alcuna azione, non avevano autonomia perchè passata la Manica dovevano tornare subito indietro. Li schierarono quindi come difesa notturna degli aeroporti, in voli notturni isolati. 
La spedizione in Inghilterra fu tutta da dimenticare: bombardamenti male eseguiti, macchine inidonee."

(nelle sue memorie ci sono tante altre storie, la sua carriera, i ricordi, e tanta onestà nei giudizi)

"Prima o dopo l'8 settembre, Noi non avevamo alcun partito, noi difendevamo le città italiane dai bombardamenti dei liberatori, le nostre case ed il nostro onore. La guerra sapevano tutti che era persa con El-Alamein ed io l'ho persa due volte: l'8 settembre ed il 25 aprile. Ma quello che ho fatto allora...quelle tonnellate di bombe in meno che abbiamo evitato alle nostre città, questo è un innegabile merito storico. Io non abbasso gli occhi di fronte a nessuno, l'ho fatto e lo rifarei".

La guerra vissuta da Luigi Gorrini è narrata nel libro "Ali d'Italia-Vespa 2"
edito dalla Società Editrice Barbarossa.
Il libro, corredato di diverse introduzioni, fotografie, disegni, è acquistabile anche presso gli Aeroclub di Milano, Vercelli, Bergamo, Vergiate, Casale Monferrato, Gorizia, Udine, Bergamo, Brescia, Bologna, Mantova, o ordinato a
sidielbarrani@tiscalinet.it

 

PROSEGUIAMO..............

Abbiamo detto sopra... La Battaglia d'Inghilterra ....
... iniziò con un forte ritardo: i tedeschi furono costretti a rimandarla di otto giorni a causa delle avverse condizioni atmosferiche.

Il 13 Agosto - Dopo i preparativi e le tante discussioni negli alti comandi su come fare l'invasione, è Goring (già un asso dell'aviazione già nel 1915-18) che va in cerca di gloria e che vuole imporsi con la sua "creatura": la Luftwaffe. Vuole essere lui il protagonista assoluto; vuole passare alla Storia pensando forse a Cesare. 
Nei suoi piani quattro giorni avrebbero dovuto essere sufficienti per distruggere la Raf inglese.

Con il piano "Operazione Aquila", dovevano decollare dalle basi tedesche ogni giorno 1500 aerei per annientare subito le basi aeree inglesi, distruggere gli impianti, polverizzare una specie di "radar" sulle coste (il Radio Direction  Finding), mettere fuori uso le navi nei porti.
Secondo lo Stato Maggiore tedesco, 4 giorni dovevano essere sufficienti per demolire la difesa aerea inglese a sud della linea Londra-Gloucester e 4 settimane per eliminare la RAF al completo.
In questa prima giornata i tedeschi impiegano complessivamente 1485 velivoli e ne perdono 45. Gli inglesi perdono 13 caccia.

Dopo due giorni Goring inizia ad avere delle amare sorprese. Un'altra trentina aerei sono abbattuti, altrettanti finiscono in mare, poi nel Surrey e del Sussex, perde altri 71 apparecchi e in più commette una fatale errore. Perde il controllo della situazione lasciandosi prendere dall'ira (non sappiamo quanto incise anche quella di Hitler)

Per ritorsione contro il bombardamento di Churchill su Berlino, come a volersi vendicare, Goring impegna tutti i suoi bombardieri per attaccare Londra. A seminare rovina e distruzione al centro della città.
Londra è una immensa città, grande come una media provincia italiana. Facile colpirla al cuore, ma non facile colpirla nei tanti dislocati punti strategici militari dove erano appunto dislocati gli impianti. 
 Gli attacchi sulla città sono gravissimi, in vite umane e cose, ma mentre il centro di Londra brucia e cade in rovina, Churchill ha tutto il tempo per organizzarsi, per arretrare a nord tutti gli impianti, gli aerei e i rifornimenti (che nella stupida vendetta, in questa seconda fase, sono stati trascurati come obiettivi primari).
Hitler dichiara: “Ho tentato di risparmiare gli inglesi. Essi hanno scambiato per debolezza la mia umanità e rispondono assassinando donne e bambini tedeschi....Raderò al suolo la loro città.”
E Goring non vede l'ora di farlo.

Churchill ammetterà in seguito che se i tedeschi avessero continuato i loro attacchi diretti agli impianti come i primi due giorni, la Raf non sarebbe più stata in grado di combattere. E sempre nelle sue memorie scriverà "ci preparammo seriamente sull'isola, ma sarebbero bastati qualche altro attacco e un paio di divisioni di paracadutisti come quelle di Student per mettere in ginocchio l'Inghilterra se impiegate così cinicamente  come furono impiegate a Creta" (metà di loro morirono prima di prendere terra. Ndr)

7 Settembre - Goring ha purtroppo - lo abbiamo già detto- perso il controllo di sè; dall'attacco sulle basi aeree è passato all'attacco terroristico; lo possiamo sentire in questo suo discorso alla radio dalle sue stesse parole; e sono già 22 giorni che insiste su Londra (22 giorni utili a Churchill).
"L'intervistatore: Abbiamo qui  il condottiero del Furher, a pochi chilometri dalle porte della capitale inglese, che impartisce ai suoi piloti gli ordini che dovranno portarli a colpire il punto vitale dell'avversario. "Sono lieto -interviene Goring- di avere questa occasione per dire alcune parole alla radio, poiché questo è il momento di portata storica. Dopo i provocatori attacchi inglesi contro Berlino, il Fuhrer ha deciso di impartire l'ordine di vibrare un formidabile colpo di rappresaglia contro la capitale dell'impero britannico. Io stesso ho personalmente assunto il comando di questa operazione e ho udito sopra di me il rombo delle sempre vittoriose ali germaniche che colpiscono in pieno giorno il cuore stesso del nemico...questa è l'ora storica della Luftwaffe".
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

10 Settembre - Gli risponde tre giorni dopo Churchill, dopo quaranta notti consecutive di incursioni su Londra, ma intanto non disturbati i dintorni, non solo Churchill ha salvato gli aerei, ma sono proprio questi aerei che iniziano a fare con quelli tedeschi il gioco del "gatto col topo". Cascheranno nella trappola 2750 aerei. Ma sentiamo cosa dice lo stesso Churchill, che sfrontatamente e ironicamente mette in risalto gli errori di Hitler, e nello stesso tempo gli consiglia (come strategia) di girare al largo, prima che arrivi la disfatta totale.
Deride perfino il suo operato e... lo sfida pure:

"When I said in the House of Common the other day that I thought it improbable....L'altro giorno, quando ho detto alla Camera dei Comuni che ritenevo improbabile che l'attacco aereo nemico in settembre potesse essere più di tre volte superiore a quello di agosto, naturalmente non mi riferivo ai barbari attacchi contro i civili, ma alla grande battaglia aerea che si sta combattendo fra i nostri caccia e l'aeronautica tedesca. Questo sforzo di assicurarsi il dominio diurno del cielo d'Inghilterra è ovviamente il punto cruciale dell'intera guerra. Finora è fallito palesemente. Gli è costato molto caro, e noi ci siamo sentiti più forti, e in realtà siamo un bel po' più forti.
Non c'è dubbio che il signor Hitler sta bruciando i suoi caccia molto velocemente, e che se continua di questo passo per molte settimane ancora, logorerà e distruggerà questa parte vitale della sua forza aerea. E questo ci darà un grandissimo vantaggio. D'altronde, se egli tentasse di invadere questo paese senza essersi prima assicurato il dominio dei cieli, questa sarebbe una impresa molto rischiosa. Se questa invasione si deve tentare, a quanto sembra non si può rimandare di molto. Il tempo può cambiare da un momento all'altro; a parte ciò, è difficile per il nemico mantenere questi raggruppamenti di navi in attesa per un periodo imprecisato, mentre ogni notte i nostri aerei le bombardano e le nostre navi da guerra, che le aspettano in mare aperto, molto spesso fanno fuoco su di esse. Perciò la prossima settimana - più o meno- dobbiamo considerarla una settimana cruciale per la nostra storia paragonabile al giorno in cui l'armata spagnola si stava avvicinando alla Manica  e l'ammiraglio Drake stava concludendo la sua partita a bocce"

(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).


il 17 Settembre la "Battaglia d'Inghilterra" é teoricamente già terminata. La Luftwaffe non é riuscita a conquistare il dominio dei cieli inglesi, né può la marina tedesca fare quell'invasione che era stata tanto ottimisticamente (ma non da loro) programmata con gli ottimistici (gli altri) quattro giorni di attacchi degli aerei della Luftwaffe guidata da Goring; sono già diventati 40 i giorni ma senza aver concluso nulla. Anzi Goring  ha "bruciato" 433 aerei (alla fine ne perderanno 2750) mentre la Raf sull'isola è quasi integra, con 247 perdite.

Il giorno dopo, il 18 settembre, Hitler non si era ancora  convinto di "girare al largo";  ha solo deciso di rinviare l'operazione "sbarco in Inghilterra" ma intanto inizia a rivolgere le sue attenzioni a est, dove ha in progetto di fare quello che gli aveva consigliato Mussolini a gennaio: prima tradire l'alleato rosso, poi aggredirlo invadendo la Russia e puntare su i  21 milioni di Kmq., al grano dell'Ukraina, ai pozzi petroliferi del Caucaso.
Il 2 ottobre - Hitler non ha ancora perduto la speranza di poter effettuare lo sbarco in Inghilterra ma i comandanti dell’esercito e della marina suggeriscono di abbandonare il piano per evitare di esporre inutilmente alle incursioni dei bombardieri inglesi le unità che già sono state ammassate nei porti. Churchil lo aveva promesso nel suo discorso e così ha fatto, non in modo massiccio ma per giorni e giorno gli aerei della Raf hanno con delle incursioni veloci e notturne sempre mandato a picco diverse decine di migliaia di tonnellate di naviglio.
Più tardi il generale Alfred Jodl, capo dell’ufficio operativo del Comando Supremo della Wehrmacht, il più ascoltato dei consiglieri militari di Hitler, consegna al Fuhrer un rapporto in cui si sostiene l’impossibilità  di uno sbarco tedesco in Inghilterra. L'11 novembre Hitler ha definitivamente messo da parte l'idea dell'invasione dell'Inghilterra.

Hitler crede che alle spalle sarà lasciato in pace dall'Inghilterra solo perché non ha insistito nello sbarco. Ma Churchill, pur contento che Hitler rivolga le sue attenzioni ai bolscevichi, i suoi nemici da sempre, manterrà fede alla promessa fatta e non gli ricambia nessun favore -semmai il favore lo farà proprio ai russi-  a Hitler non darà più nessun tregua. Churchill si prepara a organizzarsi meglio per quando verrà il colpo finale. Siamo appena alla fine del 1940. Ma tutto viene deciso in questi giorni. Il resto saranno solo operazioni militari, per quanto drammatiche, in una guerra ancora tutta da fare.

E' il momento piu' oscuro della storia. Hitler abbandona gli inglesi e tradirà fra alcune settimane i russi con un attacco a sorpresa. Hitler sta giocandosi tutto il suo futuro aprendo due fronti. Ed é ben cosciente che da Mussolini non riceverà mai un aiuto apprezzabile. Lui - pensa-  di aiuti non ne ha bisogno, e l'invasione alla Russia sarà una passeggiata. 
Ma non tenne conto che una manciata di sabbia proprio di Mussolini, nel suo perfetto ingranaggio bellico, poteva compromettere tutto. Ed è proprio quello che poi accadde già a fine anno.

Aveva vinto sull'intera Europa. L'Italia era alleata e plagiata; la Francia davanti a lui in ginocchio. Tutti i paesi mitteleuropei e balcanici, cioé l'Ungheria, la Iugoslavia, la Romania, la Bulgaria, la Grecia avevano al potere regimi nazisti o simpatie filo-naziste, non di meno in Spagna anche se Franco era ancora più indeciso di Mussolini a intervenire a fianco di Hitler.
Tutte le economie di questi Paesi non erano che appendici di quella tedesca. Perché mai Hitler mise   a repentaglio il suo trionfo attaccando senza provocazione i russi; non ascoltando i suoi generali, non tenendo conto della storia, visto che aveva citato Napoleone, e anche il grande errore del 1915-18? (quello dei due fatali fronti)
  Nessuno fino ad oggi ha dato una spiegazione. L'unica ipotesi, la più valida, espressa da uno psichiatra neurologo, é quella che Hitler era nato con la "vocazione alla catastrofe". Non follia; nelle scelte politiche, nello scegliersi gli uomini, nelle strategie, fu geniale, lucido, un abile giocatore. Ma nato come pessimista che gioca di rimessa. Spesso irrazionalmente e con attacchi d'isteria. 
E se a Londra perse la razionalità rovinandosi per una rappresaglia (lui o Goring non sappiamo chi volle veramente l'inutile e dispersivo attacco su Londra), nella vendetta su Belgrado che leggeremo nella prossima primavera  perse addirittura le staffe e perse tempo; accumulò un ritardo di giorni e giorni, che gli fecero poi perdere la guerra davanti le porte di Mosca.

(L'attacco ai Russi, dopo aver lasciato alle spalle una Inghilterra prostrata ma nemmeno poi tanto attaccata, resta un mistero. Salvo che abbia fatto un patto con Churchill. Patto che però appena Hitler ebbe la "sorpresa-trappola" a Smolenks, Churchill -quasi incredulo delle risorse russe- si affrettò - dopo nemmeno tre settimane- a fare il patto col "diavolo").
 
A seguire Hitler in questa illogica strategia, troviamo Mussolini non isterico come lui, ma irrazionalmente ostinato come lui, e nonostante i fatti già accaduti e quelli che gli accadranno nel corso dell'anno con altre esperienze negative, Mussolini, Hitler seguita a cercarlo, lo implora prima di prenderlo al suo fianco  poi gli contravviene, riceve umiliazioni poi lo scavalca, apre la sua guerra parallela poi si impantana; porta allo sfascio le armate fuori d'Italia e quel che è più grave sfascia il consenso all'interno del Paese (oltre che all'interno di certi ambienti militari -i badogliani e i regi). Un Paese che a fine anno subisce un'altra oscillazione negli stati d'animo, questa volta in negativo anche se molte cose sui giornali sono messe a tacere e si comminano sei mesi di galera chi ascolta Radio Londra.
Eppure Mussolini, non desiste. "gli italiani per mandarli in guerra ci vogliono i calci in culo, sono delle puttane". Sposa la pazza idea di Hitler, anzi vuole emularlo, e così ipoteca la sua catastrofe e quella del suo amico. Che già verso fine anno "sulla carta" - la catastrofe appare già annunciata.

Eppure l'Italia si era presentata in guerra con il più  grande numero di aerei in "circolazione" ma solo sulla carta; oltre 5760 aeromobili (rispetto ai 1850 inglesi e ai 3000 tedeschi), ma erano tutti antiquati, solo 700 erano in grado di volare, e solo a vista, ovviamente solo quando era sereno, perché nella nebbia o semplicemente dentro un cielo nuvoloso i piloti (come abbiamo appena letto sopra) volavano alla cieca.
(La Regia Aviazione Italiana disponeva complessivamente di 594 velivoli da caccia-assalto: 177 anziani biplani Fiat CR32 (serie Ter e Quater); 202 Fiat CR42; 89 caccia monoplani Fiat G50; 77 Macchi MC200-1-2; 7 idrovolanti biplani Ro44; 12 Breda Ba 65 e 30 bimotori Breda Ba 88).

Vi era in Italia, nonostante tutti gli allori conquistati negli anni precedenti (ma erano nati solo per questo motivo) un grosso ritardo non tecnologico ma industriale, e con scelte sbagliate. Eppure l'Italia aveva i migliori motoristi, progettisti e radiotecnici - l'RDF (Radar) fu esposta l'idea di costruirlo nel 1922! Nessuno ne capì l'importanza).
 L'Italia non aveva più diversificato la produzione dal 1936. La grande industria aeronautica seguitava a produrre aerei con i vecchi schemi, pur avendo nei cassetti progetti di avanguardia. 
L'Inghilterra aveva già le "fortezze volanti" totalmente in metallo, l'Italia invece era ferma al bombardiere Savoia Marchetti  79 e 80 in tela cerata, che furono ribattezzati dal generale Santoro "le debolezze volanti", o meglio conosciute fino al 1960, come "le vacche" , viste nella foto precedente (chi scrive ci ha volato un centinaio di volte e ha fatto i lanci col paracadute proprio con questi aerei).

 
Un fantastico aereo era stato messo in progetto, il P.108, ma entrò in servizio a fine 1942 e solo in 24 esemplari. C'era poi il Cant Z. 1018 metallico, stupendo, più sofisticato di quelli americani e inglesi, ma gli unici cinque (!) esemplari furono terminati 10 giorni prima dell'armistizio nel '43, a guerra "finita".
Prima negli hangar, poi di nascosto in una officina a Milano (per incrollabile volontà dei tecnici che si erano visti mettere i bastoni fra le ruote) si stava costruendo un gigantesco bombardiere unico al mondo. Non lo finirono mai. Nel 1945 a fine guerra la carcassa rimase come ricordo.

Mentre nel frattempo in Inghilterra erano stati costruiti 18.188 Liberator, 16.701 Fortezze volanti, 7366 Lancaster, 6176 Halifax e 2371 Stirling. E in America  96.000 caccia.

Poteva vincere l'Italia?

Nella battaglia d'Inghilterra con velivoli inglesi e tedeschi, nel voler fare un confronto qualitativo con quello italiano era a dir poco umiliante. Il confronto numerico nemmeno parlarne.
"Era come paragonare un triciclo ad una Ferrari..." (Gorrini)

Ancora nel 1943 l'Italia costruiva il SAI 207, fatto di legno e con due sole mitragliatrici a bordo, quando gli altri erano già costruiti in acciaio corazzato, avevano cannoncini, oltre la immancabile radio sempre in contatto  con i RDF (Radio Direction  Finding - poi battezzato dagli Usa, RADAR) a terra sulla costa che segnalavano già a dieci chilometri gli aerei tedeschi e la direzione da dove provenivano. Inoltre gli Spitfire volavano a 700 Km ora. Una velocità tale che permetterà perfino di affiancarsi alle successive V1, volargli sotto per un tratto, poi virando bruscamente creavano quel vuoto d'aria sufficiente per far dirottare la bomba volante.

Alla costruzione di una portaerei si erano in Italia opposti tutti, Marina (per gelosia) e Aviazione (per non dipendere dalla Marina); "la portaerei é l'Italia infilata nel suo Mediterraneo" si disse. Ma bastò la prima missione di una sola portaerei inglese nei pressi del porto di Taranto (dov'era alla fonda il meglio delle navi italiane) per far fuori in 22 minuti e dopo appena 30 giorni dall'inizio della guerra la metà della flotta italiana. La beffa era  che Taranto si trovava  a mezz'ora da quell'isola di Malta (come del resto Malta rispetto a Taranto) che nessuno aveva preso in considerazione allo scoppio della guerra. Bastò un attacco in piena notte. Proprio quello che avevano temuto gli inglesi dagli italiani, si rivelava ora quest'isola utile proprio agli Inglesi; da lì partivano, lì si rifugiavano, e lì avevano anche  in sovrappiù i  RDF (radar).

L'antiaerea sul territorio era inesistente, e l'abbiamo visto a Torino e Genova. L'esercito si era preparato a difendersi dagli aerei con 265 postazioni fornite di mitragliatrici (!). Ma solo 9 erano vere contraeree, fra l'altro chieste e poi inviate in tutta fretta da Hitler.

LA STRANA FINE DELLA BATTAGLIA D'INGHILTERRA.

Il 13 Agosto - Dopo i preparativi e le tante discussioni negli alti comandi su come fare l'invasione, è Goring (già un asso dell'aviazione già nel 1915-18) che va in cerca di gloria e che vuole imporsi con la sua "creatura": la Luftwaffe. Vuole essere lui il protagonista assoluto; vuole passare alla Storia pensando forse a Cesare. 
Nei suoi piani quattro giorni avrebbero dovuto essere sufficienti per distruggere la Raf inglese.

Con il piano "Operazione Aquila", dovevano decollare dalle basi tedesche ogni giorno 1500 aerei per annientare subito le basi aeree inglesi, distruggere gli impianti, polverizzare una specie di "radar" sulle coste (il Radio Direction  Finding), mettere fuori uso le navi nei porti.
Secondo lo Stato Maggiore tedesco, 4 giorni dovevano essere sufficienti per demolire la difesa aerea inglese a sud della linea Londra-Gloucester e 4 settimane per eliminare la RAF al completo.
In questa prima giornata i tedeschi impiegano complessivamente 1485 velivoli e ne perdono 45. Gli inglesi perdono 13 caccia.

Dopo due giorni Goring inizia ad avere delle amare sorprese. Un'altra trentina aerei sono abbattuti, altrettanti finiscono in mare, poi nel Surrey e del Sussex, perde altri 71 apparecchi e in più commette una fatale errore. Perde il controllo della situazione lasciandosi prendere dall'ira (non sappiamo quanto incise anche quella di Hitler)

Per ritorsione contro il bombardamento di Churchill su Berlino, come a volersi vendicare, Goring impegna tutti i suoi bombardieri per attaccare Londra. A seminare rovina e distruzione al centro della città.
Londra è una immensa città, grande come una media provincia italiana. Facile colpirla al cuore, ma non facile colpirla nei tanti dislocati punti strategici militari dove erano appunto dislocati gli impianti. 
 Gli attacchi sulla città sono gravissimi, in vite umane e cose, ma mentre il centro di Londra brucia e cade in rovina, Churchill ha tutto il tempo per organizzarsi, per arretrare a nord tutti gli impianti, gli aerei e i rifornimenti (che nella stupida vendetta, in questa seconda fase, sono stati trascurati come obiettivi primari).
Hitler dichiara: “Ho tentato di risparmiare gli inglesi. Essi hanno scambiato per debolezza la mia umanità e rispondono assassinando donne e bambini tedeschi....Raderò al suolo la loro città.”
E Goring non vede l'ora di farlo.

Churchill ammetterà in seguito che se i tedeschi avessero continuato i loro attacchi diretti agli impianti come i primi due giorni, la Raf non sarebbe più stata in grado di combattere. E sempre nelle sue memorie scriverà "ci preparammo seriamente sull'isola, ma sarebbero bastati qualche altro attacco e un paio di divisioni di paracadutisti come quelle di Student per mettere in ginocchio l'Inghilterra se impiegate così cinicamente  come furono impiegate a Creta" (metà di loro morirono prima di prendere terra. Ndr)

7 Settembre - Goring ha purtroppo - lo abbiamo già detto- perso il controllo di sè; dall'attacco sulle basi aeree è passato all'attacco terroristico; lo possiamo sentire in questo suo discorso alla radio dalle sue stesse parole; e sono già 22 giorni che insiste su Londra (22 giorni utili a Churchill).
"L'intervistatore: Abbiamo qui  il condottiero del Furher, a pochi chilometri dalle porte della capitale inglese, che impartisce ai suoi piloti gli ordini che dovranno portarli a colpire il punto vitale dell'avversario. "Sono lieto -interviene Goring- di avere questa occasione per dire alcune parole alla radio, poiché questo è il momento di portata storica. Dopo i provocatori attacchi inglesi contro Berlino, il Fuhrer ha deciso di impartire l'ordine di vibrare un formidabile colpo di rappresaglia contro la capitale dell'impero britannico. Io stesso ho personalmente assunto il comando di questa operazione e ho udito sopra di me il rombo delle sempre vittoriose ali germaniche che colpiscono in pieno giorno il cuore stesso del nemico...questa è l'ora storica della Luftwaffe".
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

10 Settembre - Gli risponde tre giorni dopo Churchill, dopo quaranta notti consecutive di incursioni su Londra, ma intanto non disturbati i dintorni, non solo Churchill ha salvato gli aerei, ma sono proprio questi aerei che iniziano a fare con quelli tedeschi il gioco del "gatto col topo". Cascheranno nella trappola 2750 aerei. Ma sentiamo cosa dice lo stesso Churchill, che sfrontatamente e ironicamente mette in risalto gli errori di Hitler, e nello stesso tempo gli consiglia (come strategia) di girare al largo, prima che arrivi la disfatta totale.
Deride perfino il suo operato e... lo sfida pure:

"When I said in the House of Common the other day that I thought it improbable....L'altro giorno, quando ho detto alla Camera dei Comuni che ritenevo improbabile che l'attacco aereo nemico in settembre potesse essere più di tre volte superiore a quello di agosto, naturalmente non mi riferivo ai barbari attacchi contro i civili, ma alla grande battaglia aerea che si sta combattendo fra i nostri caccia e l'aeronautica tedesca. Questo sforzo di assicurarsi il dominio diurno del cielo d'Inghilterra è ovviamente il punto cruciale dell'intera guerra. Finora è fallito palesemente. Gli è costato molto caro, e noi ci siamo sentiti più forti, e in realtà siamo un bel po' più forti.
Non c'è dubbio che il signor Hitler sta bruciando i suoi caccia molto velocemente, e che se continua di questo passo per molte settimane ancora, logorerà e distruggerà questa parte vitale della sua forza aerea. E questo ci darà un grandissimo vantaggio. D'altronde, se egli tentasse di invadere questo paese senza essersi prima assicurato il dominio dei cieli, questa sarebbe una impresa molto rischiosa. Se questa invasione si deve tentare, a quanto sembra non si può rimandare di molto. Il tempo può cambiare da un momento all'altro; a parte ciò, è difficile per il nemico mantenere questi raggruppamenti di navi in attesa per un periodo imprecisato, mentre ogni notte i nostri aerei le bombardano e le nostre navi da guerra, che le aspettano in mare aperto, molto spesso fanno fuoco su di esse. Perciò la prossima settimana - più o meno- dobbiamo considerarla una settimana cruciale per la nostra storia paragonabile al giorno in cui l'armata spagnola si stava avvicinando alla Manica  e l'ammiraglio Drake stava concludendo la sua partita a bocce"

(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).


il 17 Settembre la "Battaglia d'Inghilterra" é teoricamente già terminata. La Luftwaffe non é riuscita a conquistare il dominio dei cieli inglesi, né può la marina tedesca fare quell'invasione che era stata tanto ottimisticamente (ma non da loro) programmata con gli ottimistici (gli altri) quattro giorni di attacchi degli aerei della Luftwaffe guidata da Goring; sono già diventati 40 i giorni ma senza aver concluso nulla. Anzi Goring  ha "bruciato" 433 aerei (alla fine ne perderanno 2750) mentre la Raf sull'isola è quasi integra, con 247 perdite.

Il giorno dopo, il 18 settembre, Hitler non si era ancora  convinto di "girare al largo";  ha solo deciso di rinviare l'operazione "sbarco in Inghilterra" ma intanto inizia a rivolgere le sue attenzioni a est, dove ha in progetto di fare quello che gli aveva consigliato Mussolini a gennaio: prima tradire l'alleato rosso, poi aggredirlo invadendo la Russia e puntare su i  21 milioni di Kmq., al grano dell'Ukraina, ai pozzi petroliferi del Caucaso.
Il 2 ottobre - Hitler non ha ancora perduto la speranza di poter effettuare lo sbarco in Inghilterra ma i comandanti dell’esercito e della marina suggeriscono di abbandonare il piano per evitare di esporre inutilmente alle incursioni dei bombardieri inglesi le unità che già sono state ammassate nei porti. Churchil lo aveva promesso nel suo discorso e così ha fatto, non in modo massiccio ma per giorni e giorno gli aerei della Raf hanno con delle incursioni veloci e notturne sempre mandato a picco diverse decine di migliaia di tonnellate di naviglio.
Più tardi il generale Alfred Jodl, capo dell’ufficio operativo del Comando Supremo della Wehrmacht, il più ascoltato dei consiglieri militari di Hitler, consegna al Fuhrer un rapporto in cui si sostiene l’impossibilità  di uno sbarco tedesco in Inghilterra. L'11 novembre Hitler ha definitivamente messo da parte l'idea dell'invasione dell'Inghilterra.

Hitler crede che alle spalle sarà lasciato in pace dall'Inghilterra solo perché non ha insistito nello sbarco. Ma Churchill, pur contento che Hitler rivolga le sue attenzioni ai bolscevichi, i suoi nemici da sempre, manterrà fede alla promessa fatta e non gli ricambia nessun favore -semmai il favore lo farà proprio ai russi ai "diavoli" come li chiama lui -  a Hitler non darà più nessun tregua. Churchill si prepara a organizzarsi meglio per quando verrà il colpo finale. Siamo appena alla fine del 1940. Ma tutto viene deciso in questi giorni. Il resto saranno solo operazioni militari, per quanto drammatiche, in una guerra ancora tutta da fare.

E' il momento piu' oscuro della storia. Hitler abbandona gli inglesi e tradirà fra alcune settimane i russi con un attacco a sorpresa. Hitler sta giocandosi tutto il suo futuro aprendo due fronti. Ed é ben cosciente che da Mussolini non riceverà mai un aiuto apprezzabile. Lui - pensa-  di aiuti non ne ha bisogno, e l'invasione alla Russia sarà una passeggiata. 
Ma non tenne conto che una manciata di sabbia proprio di Mussolini, nel suo perfetto ingranaggio bellico, poteva compromettere tutto. Ed è proprio quello che poi accadde già a fine anno.

Aveva vinto sull'intera Europa. L'Italia era alleata e plagiata; la Francia davanti a lui in ginocchio. Tutti i paesi mitteleuropei e balcanici, cioé l'Ungheria, la Iugoslavia, la Romania, la Bulgaria, la Grecia avevano al potere regimi nazisti o simpatie filo-naziste, non di meno in Spagna anche se Franco era ancora più indeciso di Mussolini a intervenire a fianco di Hitler.
Tutte le economie di questi Paesi non erano che appendici di quella tedesca. Perché mai Hitler mise   a repentaglio il suo trionfo attaccando senza provocazione i russi; non ascoltando i suoi generali, non tenendo conto della storia, visto che aveva citato Napoleone, e anche il grande errore del 1915-18? (quello dei due fatali fronti)
  Nessuno fino ad oggi ha dato una spiegazione. L'unica ipotesi, la più valida, espressa da uno psichiatra neurologo, é quella che Hitler era nato con la "vocazione alla catastrofe". Non follia; nelle scelte politiche, nello scegliersi gli uomini, nelle strategie, fu geniale, lucido, un abile giocatore. Ma nato come pessimista che gioca di rimessa. Spesso irrazionalmente e con attacchi d'isteria. 
E se a Londra perse la razionalità rovinandosi per una rappresaglia (lui o Goring non sappiamo chi volle veramente l'inutile e dispersivo attacco su Londra), nella vendetta su Belgrado che leggeremo nella prossima primavera  perse addirittura le staffe e perse tempo; accumulò un ritardo di giorni e giorni, che gli fecero poi perdere la guerra davanti le porte di Mosca.

(L'attacco ai Russi, dopo aver lasciato alle spalle una Inghilterra prostrata ma nemmeno poi tanto attaccata, resta un mistero. Salvo che abbia fatto un patto con Churchill. Patto che però appena Hitler ebbe la "sorpresa-trappola" a Smolenks, Churchill -quasi incredulo delle risorse russe- si affrettò - dopo nemmeno tre settimane- a fare il patto col "diavolo").
 
A seguire Hitler in questa illogica strategia, troviamo Mussolini non isterico come lui, ma irrazionalmente ostinato come lui, e nonostante i fatti già accaduti e quelli che gli accadranno nel corso dell'anno con altre esperienze negative, Mussolini, Hitler seguita a cercarlo, lo implora prima di prenderlo al suo fianco  poi gli contravviene, riceve umiliazioni poi lo scavalca, apre la sua guerra parallela poi si impantana; porta allo sfascio le armate fuori d'Italia e quel che è più grave sfascia il consenso all'interno del Paese (oltre che all'interno di certi ambienti militari -i badogliani e i regi). Un Paese che a fine anno subisce un'altra oscillazione negli stati d'animo, questa volta in negativo anche se molte cose sui giornali sono messe a tacere e si comminano sei mesi di galera chi ascolta Radio Londra.
Eppure Mussolini, non desiste. "gli italiani per mandarli in guerra ci vogliono i calci in culo, sono delle puttane". Sposa la pazza idea di Hitler, anzi vuole emularlo, e così ipoteca la sua catastrofe e quella del suo amico. Che già verso fine anno "sulla carta" - la catastrofe appare già annunciata.

Il 3 Settembre - Mentre si sta svolgendo la Battaglia d'Inghilterra, Churchill sottoscrive un patto con gli Stati Uniti e gli Stati dell'Unione Panamericana, che si impegnano a fornire materiale bellico agli inglesi. Gli Usa ottengono pure dall'Inghilterra con cessioni varie, basi navali e aeree  rafforzando la loro presenza militare nell'Atlantico (Non si sa mai, pensano in America)

il 16 Settembre il governo degli Stati Uniti decide la registrazione di tutti gli uomini validi delle liste di leva, e contemporaneamente inizia l'addestramento di circa 2 milioni di uomini. Non certo per andare a fare una scampagnata.

12 Ottobre - Mussolini viene a sapere che Hitler ha occupato i pozzi petroliferi romeni “per proteggerli” (non si sa da chi). Il colpo di mano manda su tutte le furie il capo del fascismo che, stizzito, confida a Ciano: “Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto, ma questa volta lo pago con la stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia, cosi l’equilibrio verrà ristabilito”.


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