1941
LA BEFFA DI STALIN A HITLER
"IL GIAPPONESINO" E IL PATTO"


ZITTO ZITTO, STALIN  GIOCÓ  HITLER   con il giapponesino
con il suo "13 portafortuna"

Il Patto "Russo-Tedesco (Ribbentrop-Molotov)... non fu gradito ai giapponesi che...
all'improvviso diventarono comunisti
(Uno sconosciuto giapponesino il
13 aprile 1941 fece mutare la storia,
sconvolgendo i piani dell'ignaro Hitler).

Per tutto il corso degli anni Trenta il Giappone era stato uno dei maggiori nemici dell'Unione Sovietica, sia per la grave minaccia militare che rappresentava, e sia per aver aderito al patto anti-Comintern con i tedeschi il 25 novembre del 1936.

Dopo l'Asse Roma-Berlino del 24 ottobre, Hitler nel '36, aveva completato con il Giappone  il suo sistema di alleanze, chiaramente orientato contro i governi di Fronte popolare e contro l'URSS.
Più che orientato, Hitler da sempre era svisceratamente contro l'impero "giudeo-bolscevico", che avrebbe voluto far diventare una "colonia tedesca" e tutti  gli abitanti russi "servi" del Reich.

Era quindi il "patto tedesco-giapponese" (Cominetern)  un impegno anti-sovietico, che ai giapponesi veniva comodo. Loro avevano intenzione di espandersi in Asia, in Mongolia, in Manciuria, potevano quindi contare su un alleato il cui centro politico-militare era lontano ma pur sempre confinante con il cuore di quel Paese che combattevano a oltranza  da anni e che volevano vedere disimpegnato in Oriente e impegnato in Occidente, per poter così carpire qualcosa dal grande territorio russo.
Questi dovevano essere i motivi principali, nulla a che vedere (dicono oggi i giapponesi) con quelli ideologici propagandati dall'arrabbiato caporale tedesco.

Proprio nel 1936 - all'epoca della firma del patto con Hitler-  su pressione del Komintern (III Internazionale Comunista sorta a Mosca nel 1919) il Partito Comunista cinese aveva ripreso la linea della collaborazione con le forze nazionaliste e propose insieme al Kuomintang (che aveva eliminato nel 1927-28 il movimento operaio comunista, mirante a una illusoria egemonia politico-militare) di condurre insieme la lotta contro i giapponesi (cui si opponevano solo più i contadini) e di costruire un governo democratico. 
Il presidente cino-nazionalista Chiang Kai-shek giunto per assumere il comando delle operazioni contro i comunisti nello Shensi, fu arrestato in Manciuria, poi a conclusione di lunghi negoziati il rappresentante Chou En-lai dei comunisti cinesi, lo stesso Chiang  Kai-shek si impegnò a sospendere la lotta anticomunista e promise di dedicarsi solo a fare resistenza contro i Giapponesi che stavano ormai dilagando con veri e propri massacri. (come quello di Nanchino nel '37 con 200.000 vittime).
 
I Russi non avevano dimenticata la batosta del 1904. La Russia zarista riversando i propri interessi al di là degli Urali, da anni si era impegnata in un graduale assorbimento dei territori asiatici, raggiungendo le coste del Pacifico, fondandoci il porto di Vladivostock.  Nel 1904 il Giappone invase la Manciuria costringendo l'esercito russo alla resa di Port Arthur; il conflitto si concluse drammaticamente nel maggio dell'anno successivo, quando le corazzate nipponiche dell'ammiraglio Togo affondarono la flotta zarista al largo di Tsushima, presso la costa della Corea.

Fu una vittoria quella giapponese (la prima vincente nella storia del continente) che ebbe gravi ripercussioni in Russia con la rivoluzione della classe borghese degli industriali e degli intellettuali, che mirarono a rovesciare l'autocrazia zarista. Fu il principio della guerra civile poi della rivoluzione. 
Dopo la rivoluzione, i russi tornarono in Oriente e la guerra infinita con i giapponesi riprese e non ebbe più sosta. Con la Manciuria controllata dai Giapponesi, e la Mongolia controllata dai sovietici, un territorio che fu trasformato in un vero e proprio stato satellite russo ben guarnito e ben difeso su una linea confine di 3000 chilometri. Quindi una ingente presenza di soldati, fra l'altro ben equipaggiati.

Lo scontro decisivo avvenne in questo periodo, ed ebbe luogo a Chalchigol, al confine tra la Manciuria e la Mongolia. Fu il più grave scontro fra l'Armata Rossa e i Giapponesi. Da entrambe le parti si ebbero ingenti perdite, ma la puntata nipponica fu energicamente stroncata dai russi.
A questo punto i giapponesi dovettero domandarsi  se valeva la pena espandersi in una parte del mondo quasi desolata mentre il Sud-Est asiatico e le Indie erano più facilmente accessibili.

Quando accettarono l'alleanza con i tedeschi erano fermi ancora alla prima idea, quindi l'anticomunismo di Hitler a loro andava bene, permetteva di continuare su quella linea politica inaugurata nel 1904. Inoltre al Giappone Hitler fece balenare l'idea che una volta eliminato il bolscevismo, Germania e Giappone potevano dividersi l'intero territorio russo fino a Vladivostok. In due sarebbero diventati padroni di mezzo mondo.

Ma ecco arrivare il trattato. E i giapponesi non lo gradirono proprio il Patto Ribbentrop-Molotov da quale risultava contraddetto quell'impegno antisovietico che essi si aspettavano dalla Germania.
Evidentemente Hitler non seppe rendersi conto quale enorme e gravissimo errore stava compiendo.

Inoltre dopo la batosta ricevuta dai russi, i giapponesi - pur non smobilitando ai confini russi - avevano cambiato idea su dove espandersi. (Cioè nel Pacifico)
Così iniziarono una serie di contatti preliminari con i russi. La diplomazia si mise in moto. Fino a quando il 13 Aprile del 1941, il ministro degli esteri nipponico Yosuke Matsuoka (nell'immagine di apertura) volò a Mosca a incontrare Stalin.

Poi dicono alcuni storici che Stalin fu uno sprovveduto, E affermano con scherno che per quel genio che era, come aveva fatto fino all'ultimo giorno a non aver previsto l'invasione delle armate tedesche? 

Le aveva eccome previste! Si era preparato militarmente come mezzi (basti pensare al T 34, e alle 340 divisioni che fece trovare a Smolenks - CHE LEGGEREMO PIU' AVANTI). Un po' meno come uomini validi, per il carattere che aveva Stalin, accentratore ed assolutista; i migliori li aveva purgati, eliminati o mandati in Siberia. 
Con i giapponesi però pur con tante diffidenze Stalin agì abilmente.  Fu la più strategica mossa dell'uomo del Cremlino. Si rivelò infatti vincente, anche se non subito, perchè Stalin dovette penare sei mesi, fino al dicembre del 1941, quando i suoi bravi siberiani incuranti dei 52 gradi sotto zero, bloccarono Hitler alle porte di Mosca.

Cosa avvenne quel 13 aprile 1941 a Mosca? (mancavano pochi giorni all'invasione tedesca) Stalin ai primi approcci non voleva nemmeno credere ai giapponesi. Poi qualche intenzione poco buona di Hitler doveva essergli già giunta anche se era scettico. Churchill, proprio lui, lo aveva informato delle intenzioni del suo falso alleato: "guarda che t'invadono" gli ripeteva. Così il giorno dell'attacco gli telefonò "stanno arrivando, adesso ci credi?".
Quindi Stalin non si fece scappare di mano la carta da giocare che gli veniva offerta. Era un grossissimo rischio ma bisognava correrlo. E da abile giocatore, nel giocare proprio questa carta ebbe poi con il tedesco la partita vinta.

Ma cosa disse il giapponese da sconcertare e nello stesso tempo illuminare le idee di Stalin?

Il giapponese fece un bel discorsetto, non sappiamo quanto sincero.
Disse:  "I Giapponesi sono moralmente comunisti; il Comunismo è  un ideale, che da tempo immemorabile in Giappone viene tramandato di padre in figlio".

Detto questo, davanti a uno Stalin con gli occhi sbarrati nel sentire questa abiura di un passato giapponese tutto anticomunista, il giovanissimo nipponico procedette sulla situazione militare in corso e arrivò al nocciolo della questione politica. Il giapponese proponeva una promessa reciproca di non aggressione e di neutralità nel caso di un attacco da parte di un terzo paese. Insomma un patto di non belligeranza. (sapeva anche lui cosa bolliva nella pentola di Hitler?)
Reciprocamente russi e giapponesi non si sarebbero attaccati. La Russia disimpegnandosi in Oriente, avrebbe pensato da sola a difendersi da un eventuale attacco tedesco alla Russia.
 (mancavano soli pochi giorni all'inizio dell'invasione tedesca, che fra l'altro era stata rimandata per la nota vicenda "Italiani nel fango in Grecia". Quindi non è da escludere che sia i russi che i giapponesi già sapessero qualcosa dell'operazione Barbarossa. Ma non così vicina, 22 giugno).

Per Stalin voleva dire questa proposta -sguarnendo le frontiere in oriente- che avrebbe potuto efficacemente respingere le armate di Hitler, sconfiggere il tedesco sulle steppe russe, poi a cose fatte dividersi l'Europa con Churchill; mentre i giapponesi da soli avrebbero impegnato l'America, da anni in "guerra fredda" che promettevano però ora "calda",  per il possesso dei mercati del Sud Est asiatico.(La Russia - non dimentichiamo-  non dichiarerà mai guerra al Giappone, lo farà solo - con sospetto ritardo- il giorno prima dello sgancio della bomba atomica, ormai a partita persa - e rimase con le pive nel sacco nella spartizione dell'Oriente. - vedi 1945).

Stalin, il giapponese lo fece ripartire dopo averlo ascoltato con attenzione, senza aver firmato nessun patto (Ma questo non lo sapremo mai. Vedremo più avanti cosa poi accadde dopo alcuni mesi). Sappiamo però dai presenti che nel congedarsi lo abbracciò fraternamente, aggiungendo "Dobbiamo restare amici. Mi aspetto il massimo impegno da parte vostra".

Del resto Hitler non aveva ancora iniziato l'"Operazione Barbarossa". La Russia non era ancora in pericolo. Inoltre  l'operazione di disimpegno in Oriente non era una cosa molto semplice. La frontiera in oriente controllata dai russi Siberiani era di 3000 chilometri, ed era sorvegliata dai migliori mezzi dell'Armata Rossa in esercizio e dalle truppe più confacenti al territorio. Infatti a causa delle bassissime temperature, tutto era stato organizzato per quel clima, dagli acciai speciali al carburante, dall'alimentazione al vestiario; un  corredo quest'ultimo che vestiva uomini di natura già abituati ai climi polari.

Stalin non decise quindi nulla sul momento. Ma poi  il 15 NOVEMBRE 1941, quando ormai le armate di Hitler erano ormai alle porte di Mosca e stavano preparandosi alla grande invasione, accadde un fatto stranissimo, che gli storici di tutto il mondo stanno ancora discutendo quanta importanza ebbe nel far intervenire nel conflitto gli americani, che andò poi a cambiare lo scenario geopolitico del pianeta.

SORGE, il famoso agente segreto russo a Tokio, dentro all'ambasciata Giapponese, comunica a Stalin proprio il 15 novembre che i giapponesi non attaccheranno mai la Russia, ma stanno preparandosi per dichiarare guerra agli americani e d'ora in avanti saranno impegnati ad attaccare gli Stati Uniti iniziando da Pearl Harbour. Che Stalin si fidasse solo di questa comunicazione non è nemmeno da prendere in considerazione. Quindi più che una soffiata (ritengono molti storici) questa fu una vera e propria intesa russo-giapponese, già proposta e forse già stipulata dal giovanissimo giapponese il 13 aprile a Mosca (sigillata poi da un abbraccio).

(Per avvalorare questa ipotesi, ricordiamoci che quando Hitler dopo 8 giorni  dall'invasione iniziò a trovarsi in difficoltà con la "sorpresa" a Smolenks (i T 34), ebbe un'altra sorpresa quando Ribbentrop esortò il ministro degli Esteri giapponese Matsuoka a dichiarare guerra all’URSS (che, guarda un po', stranamente sta sguarnendo l’Est per far affluire tutti i rinforzi possibili a Ovest).
I giapponesi rifiutarono le sesortazioni di Ribbentrop: avevano già fatto la loro scelta, e stavano pure loro (stranamente) sguarnendo i confini russi (quindi qui si avvalora l'ipotesi di un patto fatto dai giapponesi con Stalin - e con molto anticipo dell'invasione).

Cosa fa Stalin insieme a Zukov il giorno dopo il 15 novembre? Sguarnisce  tutta la frontiera in Estremo Oriente da Vladivostock alla Mongolia interna (3.000 chilometri -  sembra un gesto molto avventato, nemmeno pensabile che sia dovuto alla credibilità di una semplice velina di una spia). 
Richiama tre armate scelte, sedici divisioni abituate a combattere con uomini e mezzi a temperature rigide.
Stalin in tre settimane  ha dunque concentrato tutto su Mosca per sferrare la grande offensiva che ha in mente di fare Zukov, con l'apporto proprio dei Siberiani, dei Cosacchi e dei Mongoli.
(e con l'alleato generale "Gelo", che attacca anche lui, con i suoi 32-45 gradi sotto zero).
 
IL 7 DICEMBRE Hitler  sferra  l'ultimo attacco per  "dare l'ultima spallata alla porta russa".
IL 7 DICEMBRE Zukov proprio con le truppe siberiane sferra LUI la controffensiva. 
IL 7 DICEMBRE i giapponesi sferrano il proditorio attacco agli USA a Pearl Harbour.

Con le ultime due  incredibili azioni belliche, Stalin prende due piccioni con una fava. Può così risolvere il suo problema a Mosca fermando Hitler ormai alle porte della capitale. E coinvolge nel conflitto gli Stati Uniti ormai costretti a scendere in campo prima contro i giapponesi nel Pacifico, poi dopo tre giorni di dubbi, anche in Europa contro la Germania, a fianco di Churchill (che tira un sospiro) e con Stalin (che ne tira due di sospiri - a ovest gli hanno aperto il secondo fronte, e a est non deve temere i giapponesi - i patti sono patti. Stalin non dichiarerà mai guerra al Giappone, lo farà solo il giorno dopo lo sgancio della prima bomba atomica (quando i giochi erano già fatti)

E' il giorno in cui scoppia la pace tra le tre grandi potenze, e scoppia la vera guerra mondiale, con 43 nazioni partecipanti alle eliminatorie della grande "olimpiade della morte".

Poi la "finalissima" si giocherà a Hiroshima, con gli Stati Uniti con la la Russia assente.
Con un Churchill 8 giorni prima esautorato. Messo da parte.

Francomputer
Bibliografia 

Hitler e Mussolini, Le Lettere e i documenti, King Feautures Syndacate, New York, 1946
Stalin, a cura di P. Spriano, 4°, 5° e 6° volume, Fabbri Editore 1980.
La Seconda Guerra Mondiale, A. Petacco, Curcio ed.

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