1945

ULTIMI MESI DI GUERRA
( e di spartizioni )

4 FEBBRAIO - CHURCHILL, STALIN, ROOSEVELT si riuniscono a Yalta; discutono del futuro assetto dell'Europa a Guerra finita. Cioé la divisione della Germania in quattro zone di occupazione e (come nel 1919) la sua completa smilitarizzazione. 
Viene anche decisa una formazione di governi "liberalmente eletti" nei paesi liberati, ma ricordiamoci che nel famoso foglietto a quadretti di Churchill e Stalin (a Mosca l'8 ottobre '44 - vedi) la spartizione dell'Europa era stata già decisa in due blocchi, quindi in pratica gli americani pur con la presenza di Roosevelt al tavolo delle trattative, hanno poco da aggiungere o togliere, tutto era stato già deciso.
(la "cortina di ferro" e la "guerra fredda" era virtualmente già una realtà, anche se ancora sulla carta) 
Ma non proprio tutto era stato deciso. Roosevelt morirà dopo poche settimane; gli subentrerà Truman, con idee molto diverse, e poco incline ad ascoltare il pessimismo di Churchill (che nel suo Paese è in declino). Inoltre ha nei magazzini già (quasi) pronte le bombe atomiche - Non dimentichiamo che lo stesso Churchill venne (in Gran Bretagna) silurato quando mancavano 6 giorni alla fine della guerra mondiale, prima dello sgancio della Bomba Atomica in Giappone..

3 MARZO - Dopo i primi passi con i servizi segreti americani per la resa dei tedeschi in Italia fatti il 4 febbraio dal comandante delle SS nella RSI, KARL WOLF, a Zurigo avviene con ALLEN DULLES un altro incontro. Wolf  ha buone intenzioni, è disponibile a farsi mediatore per la resa dei suoi colleghi generali in Italia e in Germania. I colloqui sono compromessi e hanno uno stallo quando anche i russi (offesi di non essere stati informati e invitati) intendono prendere parte alle trattative, ma Roosewelt e soprattutto Churchill (che ha altri piani e vuole aggirare Stalin) si oppongono.

8 MARZO - Grande offensiva finale degli alleati in Germania. Arrivati al confine ovest il 7 febbraio, la Terza Armata americana entra nella Ruhr. Il 5 marzo é a Colonia sulla riva del Reno, l'8 lo attraversa per sferrare l'ultimo attacco, e, come é nei patti con i russi, dovrà puntare e raggiungere Magdeburgo. Questo é l'obiettivo finale della Guerra in Europa concordato dagli alleati.

L'Armata Russa il 9 e il 10 é ai confini dell'Austria, il 29 di questo mese é invasa,  il 13 aprile entra  a Vienna.

ITALIA - 13 MARZO - MUSSOLINI pur conoscendo o intuendo i passi che sta facendo WOLF con gli alleati per una resa in Italia delle truppe tedesche,  tramite il cardinale Schuster  autonomamente all'insaputa del tedesco (che senza informarlo ha già condotte delle tratttative) sta conducendo altre trattative. Avanza proposte per una resa dell'esercito RSI agli alleati, ma vuole  delle garanzie per la propria incolumità  e quella dei suoi uomini.

ITALIA - 29 MARZO - Dopo l'ondata di scioperi in tutte le regioni del Nord Italia occupata dai tedeschi e sotto la RSI, viene deciso dal CLN-AI e CVL e dal governo Bonomi di fare una insurrezione; mirata soprattutto a difendere gli impianti industriali; occupare le province man mano liberate; assumerne il governo, poi  solo a guerra finita rimettere i poteri a Roma. Inoltre si mobilita per condurre operazioni di disturbo, di sabotaggio e in ogni modo ostacolare la ritirata dei tedeschi.

Sembra esserci perfino una tacita intesa con gli alleati. A guidare il comitato insurrezionale vengono chiamati LEO VALIANI (PdA), SANDRO PERTINI (PSIUP), EMILIO SEVERI (PCI). Mentre alla presidenza del CLN-AI troviamo RODOLFO MORANDI.

ITALIA - 5 APRILE- E' finalmente decisa dagli alleati dopo cinque mesi di stallo la grande offensiva finale ripartendo dallo Linea Gotica, mentre il 9 si muoveranno anche le divisioni ferme da mesi sul litorale Adriatico romagnolo. Destinazione ora é il Po.
Nello stesso giorno viene deciso dal governo Bonomi di nominare una Consulta nazionale; vi parteciperanno 430 membri del CLN, sindacati, reduci e partigiani.

ITALIA - 10 APRILE - LUIGI LONGO rende nota a tutte le formazioni partigiane con la direttiva N.16 la data dell'insurrezione. Direttiva inviata da Togliatti dove si invita a prendere nel Nord Italia tutte quelle misure necessarie per organizzare, dare l'avvio e quindi gestire la sollevazione popolare prima della traversata del Po degli alleati. La data viene fissata il 25 aprile; su Milano si decide di far convergere quasi tutte le formazioni partigiane.

13 APRILE - Muore improvvisamente il presidente degli Stati Uniti ROOSEWELT. Il giorno stesso prende il suo posto TRUMAN, che è piuttosto  impreparato agli eventi (lo confessa lui stesso nelle sue memorie) che stanno sconvolgendo in questo preciso istante l'Europa. Si stanno decidendo le sorti della guerra mondiale con la grande offensiva congiunta con i russi che dovrebbe portare a stringere in una morsa la Germania.
In Italia la notizia della morte del Presidente giunge mentre gli alleati superata la Linea Gotica  iniziavano ad attraversare il Reno per poi puntare sul Po.

Nello stesso istante si stava decidendo anche l'attacco al Giappone cercando di conquistare Okinawa - che dista solo 650 chilometri, invece dei 2400 delle Isole Marianne. Su queste ultime c'erano le basi dei bombardieri americani ma erano troppo lontani dagli obiettivi, e questo impediva una risoluzione militare rapida. Okinawa era dunque una necessità strategica e proprio in questi giorni 500.000 uomini erano stati lanciati alla sua conquista.

Truman anche se l'aveva colta di sorpresa "questa catastrofe dove non ero affatto preparato ad affrontarla"(Memorie) era comunque più portato a operare con l'azione e non con le  manovre della politica perseguita da Roosewelt che fino agli ultimi giorni, anche se con poca convinzione, avallava i piani geopolitici di Churchill che erano quelli del "foglietto a quadretti" concordati con Stalin, di cui Truman fino allora forse ignorava persino l'esistenza e quindi gli accordi.
Comunque a Yalta gli impegni erano che gli anglo americani sarebbero arrivati a Magdeburgo e non oltre, e i russi avrebbero fatto altrettanto. Churchill comunque aveva altri piani, lui voleva arrivare ben oltre Magdeburgo. A intuire questi suoi progetti fecero presto i russi tramite i loro servizi segreti, e già qui qualche incrinatura nei rapporti di Churchill con Stalin ci furono, visto che il russo venne a sapere che gli anglo (americani) stavano per proprio conto trattando la resa della Germania tenendolo all'oscuro.

Questo negoziato a parte avrebbe indubbiamente impedito l'avanzata russa sulla capitale tedesca. Infatti se  le forze tedesche si fossero disimpegnate in occidente si sarebbero concentrate tutte sul settore est, quindi contro la Russia impedendo alle armate di Stalin di avanzare verso Berlino est difesa dai locali ma anche dalle forze non più occupate a ovest.
A Mosca questa oscura manovra degli Alleati la presero come un tradimento.

Poi arrivò Truman che da una parte voleva far finire la guerra subito anche lui a Magdeburgo, dall'altra il pericolo rosso era anche per lui un'ossessione e voleva fermarle le armate russe più a est possibile. Non per nulla ancora nel 1941 proprio lui aveva affermato "Se vediamo che la Russia sta per vincere dobbiamo prestare aiuto alla Germania e lasciare così che si ammazzino il più possibile l'un l'altro". Non erano ancora i tempi dell'alleanza di Churchill con la Russia,  ma quella era la sua idea, che però ora stava applicando nella realtà.

Le truppe sovietiche in questo 13 aprile, mentre Truman giurava come Presidente, erano giunte a Vienna, e già marciavano verso Berlino. Inoltre con l'aiuto di Tito si stavano affacciando pure in Italia. E se in un primo momento Churchill con l'entrata in scena di Truman ancora inesperto si trovò quasi in crisi, poi nel nuovo Presidente trovò un alleato  nel non far trapelare ai russi le trattative di negoziati degli anglo-americani con la Germania. I due si trovarono in perfetto accordo. Concordare autonomamente la resa della Germania, e continuare senza ostacoli l'avanzata fino a Berlino mentre i tedeschi continuavano a tenere impegnati i russi.

A Stalin non sfuggirono queste intenzioni; molto risentito aveva scritto ai suoi alleati  "Questi vostri negoziati vi frutteranno certi vantaggi, poiché le vostre truppe avranno la possibilità di avanzare fino al cuore della Germania quasi senza resistenza da parte dei tedeschi; ma perché nascondere questo ai russi, e perché non ne sono stati informati i russi, vostri alleati?"
(sta già per nascere la Guerra Fredda)

Ma per Churchill il rischio che Stalin finisse per dilagare in Europa occidentale c'era, e ne era ormai convinto. Lo statista inglese aveva distrutto la potenza filo-tedesca francese, distrutta quella italiana, rimesso le "reni" alla Grecia, fatto un tornado in Africa, e stava quasi facendo capitolare i tedeschi, ma si ritrovava ora i Russi (i "diavoli") che arrivati a Vienna, puntavano ora contemporaneamente su Berlino e Belgrado con il risultato di avere in mano mezza Germania, tutti i Balcani, e non remota era l'ipotesi che dilagassero nell'Italia del Nord con gli appoggi dei Titini e dei comunisti italiani. Ed infatti slavi e comunisti italiani proprio questo stavano pensando.  Addio dominio sull'Europa occidentale. Churchill convinse dunque gli americani a proseguire oltre Magdeburgo. E le ragioni erano ben motivate, 1) La Russia stava diventando un pericolo mortale; 2) Bisognava porsi ora come obiettivo Berlino; 3) Bisognava frenare l'offensiva di Tito (che ha l'appoggio della Russia) verso l'Italia. Solo agendo così si poteva arrivare a una sistemazione dell'Europa  prima che la guerra arrivasse al suo termine.

ALLEN DULLES, capo dei servizi segreti americani, ci illumina sulla capitolazione dei tedeschi in Italia "Non si tratta solo di una capitolazione militare al fine di evitare altre distruzioni e vittime. Un cessate il fuoco in questo momento consente agli anglo-americani di bloccare l'avanzata dei russi a ovest verso Berlino, ma anche di opporsi alle minacce di Tito verso Trieste per impedire una eventuale aiuto a una insurrezione armata comunista che ha molto probabilmente l'intenzione di instaurare una repubblica sovietica nell'Italia settentrionale".

Gli esperti militari, gli storici si sono alla fine chiesti a cosa era allora servita la guerra degli alleati in Italia. Risposta: "1) Per tenere impegnate le divisioni tedesche. 2) Per avere il controllo del Mediterraneo e quindi gli aeroporti e le portaerei vicine. Di nessuna importanza era ritenuta ai fini di una conquista l'Italia. La penisola era solo da usare. Ma non per questo ora doveva cadere in mano sovietica.

Hitler era sempre rimasto convinto che  gli alleati (vedi Piano "Bodyguard" nella sesta parte, carteggio Churchill), sarebbero sbarcati sui Balcani, non sapeva ovviamente nulla dell'accordo del "foglietto a quadretti", era convinto che russi e anglo americani non si sarebbero "pestati i calli" l'un l'altro (la Grecia ne era un esempio), anche se era convinto che l'alleanza liberismo-bolscevismo non sarebbe durata molto a lungo (l'esperienza con i russi Hitler  l'aveva fatta) e su questa previsione possiamo dire che non si sbagliò affatto (vedi poi la "guerra fredda")
 Cadde invece Hitler nel tranello dello sbarco. Le 26 divisioni che Hitler con questo errore di valutazione  impiegò in Italia, potevano benissimo anche con  metà forze, arroccarsi sulla Linea Gotica fin dal settembre del 1943, mentre con l'altra metà se venivano impiegate nel nord ovest della Germania non avrebbero mai permesso lo sbarco in Normandia.  "Se ci fossero state sulle coste de La Manica 13 divisioni di Hitler in piena efficienza, lo sbarco si sarebbe trasformato in un disastro di portata incalcolabile" (é lo stesso Churchill ad ammetterlo nelle sue memorie -ed infatti nonostante questo ingenuo errore di Hitler, lo sbarco ebbe un momento di grave crisi, pur attuato con imponenti mezzi).

E' solo una ipotesi astratta, perchè anche se gli sviluppi sarebbero stati questi -ipoteticamente positivi a favore dei tedeschi- non dobbiamo dimenticare che negli hangar americani erano quasi pronte per essere sganciate 12 bombe atomiche, 6 all'uranio e 6 al plutonio, e Truman desiderava finire la guerra subito; quindi se le cose andavano per un altro verso, la guerra l'avrebbe fatta terminare  in Europa subito,  come in Giappone.
E sembra che Harris "mister bomber" avuto sentore che c'era quasi pronta una nuova micidiale bomba, avesse chiesto di usarla.
Ma c'è un particolare: che le bombe non erano pronte, mancavano due cose determinanti per usarle. L'uranio e l'innesto per farla esplodere. Che sembra sia giunto in America proprio con la presa di Berlino - vedi Biografia di Bormann
 

ITALIA - 24 APRILE - Gli alleati attraversano il Po ma non dilagano subito, non si affrettano, ma tutti i bombardieri nelle vicine basi sono allertati per Torino e Milano. E non solo allertati ma seguitano a fare missioni di bombardamento; infatti nel Veneto non sono risparmiate le incursioni aeree che proseguiranno fino al 28 senza una motivazione strategica, quasi inutili sul piano tattico militare, ma solo utili per piegare e fiaccare il morale degli italiani; ma anche per  mandare segnali di pericolosità territoriale se qualcuno oltre Trieste e il Friuli aveva intenzione di invadere e occupare il Veneto. Vi erano tutte le condizioni oggettive. I partigiani di Tito non aspettavano che un ordine. Non di meno l'inquietudine veniva da Milano, dove si attendeva con il cuore in gola l'esito della Direttiva 16 aprile. Mancavano 24 ore al giorno 25.

ITALIA - 25 APRILE - A Milano a mezzanotte è scattata l'ORA X. E' iniziato lo sciopero generale. Tutte le fabbriche vengono occupate. Il CLN-AI assume pieni poteri, si insedia nell'amministrazione della giustizia, nel tribunale di guerra, nei consigli di gestione delle grandi aziende, nei posti chiave del governo della città. Dalla pianura e dalle valli convergono tutti i partigiani nella metropoli. La guerriglia si sposta ora dalle campagne nelle vie di Milano. La caccia ai fascisti, ai gerarchi diventa spasmodica, la vendicatività cruenta. Le esecuzioni sommarie diventano migliaia. Si spara dalle finestre, dai tetti, dal cielo, in terra e da ogni luogo, e spesso cadono innocenti solo perché loro malgrado hanno una divisa diversa.

Gli alleati vi entreranno il 30 con la città  liberata e già con un governo provvisorio del CLN. Ma è una città liberata da un mostro che ha partorito un altro mostro, quello della vendetta, la cattura e l'uccisione di Mussolini, un'orrore motivato e giustificato con una "restituita" rappresaglia. Un bagno di sangue, che é anche messo in mostra a Milano a Piazzale Loreto come in uno spettacolo, come un trofeo, il trofeo di altrettanti pazzi sanguinari, che si sono arrogati di "fare giustizia".
Sembrano risuonare le parole di un poeta: "Ecco, scriveva Rimbaud nell' "Illumination", "ecco un altro tempo degli assassini".

Civilta? Morale? Etica? Quanti scuotimenti di testa quando diventato grande (e si diventa grandi in fretta con queste esperienze) iniziai a leggere testi di filosofia o di teologia di tante persone dette "colte";  dove ti spiegano cos'è la civiltà, l'etica e la morale; ma dopo queste letture mi sono convinto di una cosa sola: che per duemila e più anni  le dispute sul male e il bene hanno solo riempito inutilmente montagne di pagine. 
Era bastato un proclama di un paio di pazzi e la civiltà (gente che aveva studiato, gente all'apparenza perbene) era ritornata subito nelle caverne e negli anfratti, nelle grotte e nelle foreste, a fuggire e a nascondersi, animali cacciatori e animali da cacciare. Non un degno spettacolo né da una parte né dall'altra, pur avendo dentro nelle loro file -loro dicevano- uomini colti, che "lottavano per la giustizia".

2 MAGGIO - L'Armata Rossa completa l'occupazione di Berlino, mentre nello stesso giorno a Trieste arrivano le truppe del generale Harding con la città in mano ai partigiani di Tito. Churchill é doppiamente preoccupato: russi a Berlino, russi a Vienna, russi a Trieste e poi? É una preoccupazione che diventa una ossessione, fino a un punto tale che Truman prende le distanze da lui: "io entro in Iugoslavia solo se Tito mi attacca. Per Trieste se ne parlerà, troveremo un accordo, faremo una linea di demarcazione a Gorizia e a Trieste fra Italia e Iugoslavia. Io ora ho bisogno delle truppe per il Pacifico. Per me la guerra in Europa é finita !");

Da Churchill prendono le distanze perfino al suo Paese i politici, la corona, i militari e una forte maggioranza della stessa popolazione, che lo accusava di "piacergli troppo la guerra".

Sta avvicinandosi il suo "25 Luglio". Come il suo ex amico Mussolini ha quasi la stessa sorte pur vincendo la "sua" guerra. E che guerra!! - Infatti tra il 25 e 26 luglio a due anni esatti dalla "liquidazione" di Mussolini, c'è il "complotto anche per Churchill per "liquidarlo" togliergli il comando, esautorarlo. Chi l'avrebbe mai detto? Mussolini nella sua tomba forse si mise a ridere. Cosa avrebbe pagato per essere presente!

Churchill esce dalla scena politica mondiale e nazionale. Messo nell'ombra. L'uomo che aveva osato sfidare da solo Hitler e tutto il nazismo lo si vuole mettere da parte a pochi giorni dalla vittoria finale. Anche in Inghilterra sono cambiati i tempi. "Si va a sinistra? " titola un giornale, non capendoci più nulla per gli ostinati timori di Churchill verso l'Est, scambiati per simpatia per l'Est.

Ma la gente sfugge a ogni indagine, cambia cavallo e a quanto pare anche quando vince.

Se Mussolini avesse fatto soltanto la metà di quanto aveva ottenuto Churchill, lo avrebbero divinizzato in vita, come Cesare Augusto. Churchill aveva vinto il "diavolo", aveva mobilitato un popolo contro il "male", aveva con lui sofferto e pianto, lo aveva reso leggendario, guidato in una lotta che si riteneva impossibile; eppure cadeva nella polvere. 13 milioni di inglesi gli dissero "basta, Winnie ci hai stufato, vai a casa".

In Italia era successo la stessa cosa: gli italiani avevano detto basta, e se la presero con Mussolini perdente, e se era vincente forse avrebbe detto basta ugualmente, si erano arresi al fronte già 1.360.000 italiani. Tutti cercavano un capo espiatorio o una scusa per far cessare quella guerra; erano tutti stanchi; non c'erano ragioni nazionalistiche né la difesa della "propria" Patria; la maggior parte di loro erano stati proiettati in contrade che prima non avevano nemmeno mai sentito nominare, e a combattere per cosa? Questo nemmeno lo sapevano.  Nessun essere zoologico combatte con impegno fuori dal suo territorio. L'uomo neppure, ma purtroppo trova sulla sua strada chi gli dice di farlo. E allora spesso lo fa male. Oppure non lo fa per niente, si arrende, cambia bandiera, si mette a scrivere sulla lavagna della sua coscienza quello che vuole. E se uno si sentì nel diritto di piantare un reparto militare e andare sui monti, un altro si sentì nello stesso diritto di piantare un altro reparto militare e andare a Salò. Dunque andare a casa, alla macchia, sui monti o a Salò conta ben poco poco. Ma allora dove finiscono le leggi, le distinzioni morali, civili, penali, le idee di patria e di dovere che ad ogni cittadino s'impartiscono fin dalla culla?

Un neuroscienziato direbbe che fuori dal "recinto" all'uomo gli viene a mancare il 90% della sua aggressività, perchè non ha la primordiale motivazionalità. La produzione di serotonina è sempre a livelli bassissimi fuori dal suo territorio. Si assiste al processo demotivazionale del fattore R, che nel nostro ipotalamo possiede un Dna arcaico, ha 250 milioni di anni.  L'uomo ha iniziato ad agire con le parole - il comando - di un suo simile, ma purtroppo non è riuscito a modificare la produzione di serotonina con lo stesso comando. E troppo giovane la neo-corteccia, quella dove noi abbiamo messo negli ultimi  miseri 3-4 mila anni, "...quella di cui gli uomini vanno orgogliosi. Come si chiama quella cosa che li rende orgogliosi? Essi la chiamano "Cultura", ed è ciò che li distingue dalle capre...." (Nietzsche, Cosi Parlò Zarathustra).

Questo molti governanti "guerrieri" non lo hanno mai capito. Dovrebbero rileggersi tutte le guerre (certi tracolli che sembravano inspiegabili, almeno fino ad oggi; dai Romani fino all'ultimo Vietnam) e anche leggere qualche testo di neuroscienza.

Si cercano alle volte ragioni storiche, sociologiche, economiche, motivazioni politiche, scontri ideologici, poi quando accadono queste cose, ci si accorge che non serve nessuna indagine intellettuale, domina solo un fattore che non é poi tanto imponderabile; é quello biologico del comportamento, che fa saltare tutti i teoremi, e ogni analisi "colta" va a finire nella grande pattumiera che la natura tiene sempre accanto. L'uomo é imprevedibile, anche punendolo, violentandolo o premiandolo per guidarlo ai propri scopi, a un certo punto "pensa", agisce e si muove come natura vuole, come il fattore R vuole. Neppure violentandolo con un Mussolini, o premiandolo con un Churchill non lo si può guidare. Va come il vento solare vuole. Tempeste magnetiche mentali collettive scatenano l'irrazionalità (Ma chi l'ha detto che sia irrazionale la Natura? Ha solo tempi più lunghi, alcune volte ritarda di qualche minuto dando l'impressione al potente di turno di fare lui la storia, ma le ore le batte tutte).

3 MAGGIO - Dunque, a giungere primo a Berlino é Stalin, che in poche settimane estende la sua influenza nei territori che ha liberato; crea il suo regime comunista su tutta l'Europa orientale, dando di malavoglia  una specie di indipendenza alla Iugoslavia (Tito si era liberato da solo e pretendeva lui la guida del Paese) ma resta bene in sella con il potere sulla intera Polonia. Stalin aveva fatto molto di più di quanto c'era scritto nel "foglietto a quadretti" del 9 Ottobre. Si sentiva forte ed é assai dubbio che gli alleati gli potevano impedire di prendersi quello che voleva. Stalin aveva già sacrificato la Grecia, di sacrificare pure la Iugoslavia e la Polonia non ne aveva proprio le intenzioni, ed aveva inoltre in mano un esercito ancora potente. Cosa che (oltre Hitler) Churchill non aveva previsto.

Le fosche profezie di Churchill circa le mire di Stalin, la disunione alleata, il fallimento all'organizzazione delle Nazioni Unite, i grandi contrasti che prevedeva, si avverarono.

A Yalta, il defunto Roosewelt si era dimostrato troppo fiducioso sulla politica di Stalin, e a Potsdam Truman troppo sospettoso della politica di Churchill. Ma lo statista inglese aveva cercato di far capire ad entrambi che il problema Stalin andava molto al di là del destino della Polonia, della Iugoslavia e della Grecia. E lo aveva scritto a chiare lettere anche a Stalin " Non é confortante guardare a un futuro in cui lei e i paesi da lei dominati, più i partiti comunisti di molti altri paesi, sarete schierati tutti da una parte, mentre gli altri saranno schierati dall'altra, perché é del tutto ovvio che questo antagonismo lacererà il mondo intero". Il grande statista non sbagliò affatto, con la sua grande realistica lucidità profetizzò che era perfino "ovvio".

UN 25 LUGLIO...  ANCHE PER CHURCHILL
A 10 GIORNI DALLA FINE DELLA GUERRA!

17-25 LUGLIO - Colpo di scena. A Potsdam si riuniscono i Tre Grandi: Churchill, Stalin e Truman in una conferenza; si esaminano i problemi del dopoguerra e gli ultimi sviluppi del conflitto sul Pacifico. Si definiscono gli equilibri europei, le spartizioni, le nuove strategie belliche e gli interventi contro l'ultimo ostacolo alla pace mondiale, i Giapponesi.
Ma nel bel mezzo della conferenza non ancora quindi giunta al termine Churchill riceve la "batosta" dal suo stesso Paese, é stato "liquidato" alle elezioni. Impietosamente deve lasciare la poltrona. Al suo posto siede ora il nuovo vincitore, il Primo Ministro CLEMENT ATTLE. Subito gli americani trovano in lui un alleato alla loro politica, ma proprio per questo salgono le tensioni tra le due grandi potenze come a Magdeburgo (ma questa volta sono i Russi a soffrire).
Una potenza (i russi) sta trattando (come vedremo più avanti) all'insaputa dell'altra con i Giapponesi la resa, mentre l'altra cerca una soluzione di forza per spazzare via l'impero nipponico con uno spiegamento di forze impressionanti, fino a prendere in considerazione l'annientamento totale di un popolo, visto che gli americani dal 17 luglio, già sperimentata ad Alamagordo, hanno pronte 12 bombe atomiche. Truman é intenzionato a far finire la guerra subito, prima che i Russi facciano o una pace con i giapponesi o, sferrando un attacco, riescano a occupare militarmente o politicamente i territori nipponici.

5 AGOSTO - In aprile gli americani, partendo dalle Isole Marianne poste a 2400 chilometri dal Giappone, si erano lanciati alla conquista di Okinawa posta a soli 640 chilometri, un'isola a una distanza ideale per stanziarvi una base con circa 1000 bombardieri di cui 333 B.29 e varie portaerei. Conquistata Okinawa il 7 giugno, da questa testa di ponte micidiale, partirono giornalmente le missioni sul Giappone, che furono catastrofiche.
Fino al questo 5 agosto erano state bombardate 66 città giapponesi, causando la morte di 185.000 civili, distruggendo le case di 9 milioni di giapponesi di cui 3 milioni nella solo Tokio con un quarto della città  rasa al suolo.

Dopo queste incursioni apocalittiche la situazione in Giappone era quasi diventata disperata tanto che l'Imperatore HITO HITO decise di inviare il principe Konoy in Russia per fare negoziati di pace a qualsiasi costo. Ma perché Mosca?
Stalin aveva deciso per assicurarsi una posizione nell'estremo oriente di entrare in guerra contro i giapponesi all'ultimo momento, quando fino ad ora questi ultimi, avevano mantenuto una posizione di neutralità. (quella che aveva permesso a Stalin e alle armate russe di concentrarsi a ovest, per affrontare quelle di Hitler.
Stalin aveva si' combattuto contro l'Asse, ma in Oriente aveva coltivato un progetto, quello di impossessarsi dei territori della Manciuria e altri ancora senza combattere apertamente contro i Giapponesi, ma ricorrendo a una politica sottile, di attendismo, utilizzando segreti canali diplomatici, il tutto all'insaputa degli americani. Alla fine Stalin era quasi riuscito a trovare un punto in comune con i giapponesi, più disponibili ai russi che non agli americani.

Ma ora non era più possibile visto che gli americani conquistata Okinawa intendevano spingere a fondo l'acceleratore e impossessarsi militarmente dell'Estremo Oriente. Aveva quindi Stalin deciso di dichiarare (ma solo sulla carta) apertamente guerra anche lui al Giappone (attenzione!) proprio l'8 agosto (un fumo negli occhi agli americani). Nelle trattative di pace che Hiro Hito aveva proposto negli ultimi giorni, indubbiamente c'erano dei risvolti politici ambigui. Non per nulla erano avvenuti nella massima segretezza.

Non abbastanza! Il servizio segreto americano intercettò mediante il codice Magic i messaggi tra i giapponesi e i russi con le ultime trattative. Stalin avrebbe dichiarato guerra l'8 agosto e il giorno dopo i giapponesi (così erano gli accordi) si sarebbero arresi ai russi. Gli americani erano proprio a un passo da una grande beffa.
Questa notizia fu per gli americani un vero shock. C'era da risolvere immediatamente l'inquietante problema di chi arrivava prima in Giappone militarmente.

TRUMAN per come far finire subito la guerra non ebbe più alcuna esitazione, sia alle prime intercettazioni che anticipavano questa mossa, che alle seconde che la confermavano, ; "desiderava" far finire il conflitto a suo favore con ogni mezzo, e il mezzo era a disposizione: La Bomba Atomica!

Poche settimane prima, nel luglio del 1945 l'atomica era diventata una realtà. Alle 5,30 del 16 luglio una luce incredibile ha illuminato il deserto del New Mexico. Una luce d'oro, di porpora, d'indaco, di viola, di verde striato di bianco. Poi una nube simile a un fungo è salita fino a 13.000 metri d'altezza. La forza d'urto dell'immane scoppio è stata calcolata uguale a quella di ventimila tonnellate di tritolo. Alcuni giornalisti ignari di quanto era accaduto riportano che ad Alamogordo era saltato un deposito di munizioni «con straordinari effetti luminosi ».
Uno era presente: è William L. Laurence, il redattore del New York Times, che si esaltò allo spettacolo, e scrisse: « Fu come il gran finale di una possente sinfonia degli elementi: affascinante e terrificante, entusiasmante e deprimente, minacciosa, devastatrice, piena di grandi promesse e di grandi minacce... In quel momento comprendemmo l'eternità. Il tempo si fermò. Lo spazio si ridusse a una punta di spillo. Fu come se la terra si fosse aperta e il cielo si fosse squarciato. Sentimmo di essere stati prescelti per assistere alla nascita dell'universo, per essere presenti al momento della Creazione in cui il Signore disse: "Sia fatta la luce" ».

Truman si trova in Europa, alla Conferenza di Potsdam. Lo raggiunge un messaggio strano: «I bambini sono nati felicemente ». Significa che la bomba ha funzionato. Il Presidente si confida con Churchill, il quale lascerà scritto: «Resta il fatto storico, e sarà giudicato nei tempi venturi, che la scelta dell'uso o del non-uso della bomba atomica per costringere il Giappone alla resa non fu posta nemmeno. Attorno al nostro tavolo l'accordo fu unanime, automatico, né mai sentii soltanto accennare che si sarebbe potuto agire in modo diverso ».
Unanime e automatica non è invece la scelta del tipo di bersaglio: per alcuni deve essere una città del Giappone non ancora distrutta dai bombardamenti convenzionali, altri vorrebbero far assistere i giapponesi a una dimostrazione delle capacità devastanti della bomba.

Il 23 luglio il colonnello K. D. Nichols, inviato dal generale Groves, si reca da Arthur Compton con l'ordine di comunicargli i risultati definitivi dei suoi sondaggi. Compton trascorre un'ora di tensione, sebbene la decisione ultima non spetti a lui ma al Presidente. Poi dice: « Il mio voto personale collima con quello della maggioranza. Credo che al punto attuale si debba usare la bomba, ma non più drasticamente di quanto sarà necessario perché il Giappone si arrenda ».

Passano altri tre giorni. I Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Cina diramano un comunicato congiunto, offrendo la resa all'Impero Giapponese. Ma nel proclama non è fatto alcun cenno all'arma totale. L'ultimatum scadrà il 2 agosto. La radio giapponese informa quasi subito che la dichiarazione di Potsdam non è stata neppure presa in considerazione. Quindi, il Governo di Tokyo rifiuta sdegnosamente l'offerta.

Il 3 agosto Harry S. Truman decide: sì alla bomba, il più presto possibile, su un centro abitato, ma non viene precisato quale, anche se viene prospettata una rosa di quattro città. Sarà il pilota a decidere.
La bomba ha già un nome, Little Boy (Piccolo Ragazzo). Esteticamente non è molto dissimile da una bomba qualunque ed ha anch'essa gli alettoni equilibratori. È un cilindro di ottanta centimetri di diametro, lungo tre metri e ventotto e pesa complessivamente quattromilaquattrocento chilogrammi. La carica nucleare è di appena 62,3 kg. di Uranio 235, scomposta in quattro parti uguali che sono tenute scrupolosamente separate. Solo all'ultimo momento quattro detonatori provvederanno a scagliarle l'una contro l'altra alla velocità di 1500 metri al secondo, affinché formino la massa critica.

Il giorno della decisione irrevocabile di Truman, Little Boy si trova già da una settimana nell'Isola di Tinian, Arcipelago delle Marianne. Ce l'ha portata l'incrociatore Indianapolis. A Tinian è da tempo stanziato il 509° Gruppo di Superfortezze Volanti B-29 che per mesi, al comando del colonnello Paul W. Tibbets, s'è addestrato per compiere una missione segretissima e di natura ignota per gli stessi equipaggi. Soprattutto i puntatori, selezionati tra i migliori della United States Army Air Force, si sono allenati a colpire piccoli bersagli da una quota di oltre 9000 metri ma ad una velocità di volo per loro inconsueta, a più di 500 chilometri orari.

COME FINI' LA GUERRA MONDIALE?
CON UNA APOCALISSE

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