1945

COME FINI? - IN UNA APOCALISSE


Hiroshima - l'alba del giorno dopo....distruzione totale, gli abitanti volatizzati


La sera del 5 agosto c'è rapporto speciale alla base di Tinian. L'equipaggio del B-29 di Tibbets, chiamato Enola Gay dal nome della madre del comandante, viene informato che l'apparecchio che piloterà sgancerà una bomba di grandissima potenza su una città ancora imprecisata del Giappone: la scelta esatta dell'obiettivo sarà fatta all'ultimo momento in volo, secondo le condizioni meteorologiche. Tibbets sa solo che una delle città condannata è fra queste quattro: Kokura, Yokohama, Nagasaki, Hiroshima. Tutto dipenderà dall'osservatore che lo precede, il maggiore pilota Claude Eatherly che ignora la micidiale missione; lui pensa al solito bombardamento anche se sa che questa volta verrà fatto con una bomba speciale. Lui parte alle 1,37 del 6 agosto decollando da Tinian con un B-29 carichi di strumenti meteorologici.

Oltre un'ora dopo alle 2,45 parte anche l'Enola Gay con Little Boy - ancora disinnescata - nel ventre. Ha a bordo dodici uomini: il primo pilota Tibbets, il secondo pilota Lewis, il radarista Stiborik, i montatori della bomba Parsons, Jeppson e Beser, il puntatore Ferebee il navigatore Van Kirk, il radiotelegrafista Nelson, gli elettricisti Shumart e Duzembury, il mitragliere Caron.
L'Enola Gay affronta la prima parte del lunghissimo volo e alle 6,05 del mattino passa sull'isola di Iwo Jima, e Tibbets, mezz'ora dopo è a 9000 metri. Parsons ha già montato la bomba. Alle 7,30 la innesca, le dà un ultimo sguardo, si unisce agli altri nella cabina di pilotaggio. Il maggiore Ferebee compie i primi rilevamenti.

L' aereo Straight Flush, pilotato dal maggiore Claude Eatherly, che seguita a perlustrare il territorio, comunica al radiotelegrafista dell'Enola Gay: « Stato del cielo a Kokura: coperto. A Yokohama: coperto. A Nagasaki: coperto ». C'è una pausa. Poi: « A Hiroshima: quasi sereno. Visibilità dieci miglia, due decimi di copertura alla quota di tredicimila piedi».
Lui non lo sa, ma la sua indicazioni significa che Hiroshima è condannata a scomparire dalla faccia della terra.
E' questa una città popolata da circa 250.000 esseri del tutto ignari che cosa li aspetti. Gli osservatori a terra giapponesi notano ad alta quota un luccichio, un apparecchio (lo Straight Flush di Eatherly). Sono suonate le sirene d'allarme, ma la Difesa Civile non s'è per nulla preoccupata: un aereo così ad altissima quota non può fare molti danni anche se lancia bombe. Non sanno invece che Eatherly sta soltanto guardando e decidendo la condanna di Hiroshima. Vede in basso quasi in mezzo alla città un fiume, attraversato da diversi ponti. Pensa come ha sempre fatto, cioè che quelli sono gli obbiettivi dell'aereo di Tibbets. Gli fornisce le coordinate e sparisce dall'orizzonte.

I cannoni contraerei giapponesi tacciono. Alle 7,31 suona perfino il cessato allarme mentre l'Enola Gay con le coordinate di Eatherly mette la rotta rettilinea per Hiroshima; gli mancano trecentocinquanta chilometri.
Nella città la giornata è cominciata, la gente è per le strade, gli operai entrano negli stabilimenti, i bambini vanno a scuola. C'è un bel sole. Alle otto tutto va per il meglio e la guerra sembra qualcosa di infinitamente remoto. L'Enola Gay è a meno di cento chilometri e il maggiore Ferebee si avvicina ai comandi dei portelli di sgancio.

Passano i minuti. Il cielo è sereno. Alle 8,11 Tibbets inizia a vedere in lontananza quella che dovrebbe essere la città di Hiroshima segnalata da Eatherly e dà ordini di aprire i portelli dove attende la Little Boy.

La quota precisa è di 9632 metri sul livello del mare, la velocità di 528 chilometri orari. Ferebee regola il traguardo di mira. Sono le 8,14. L'aereo è giunto su Hiroshima. Ferebee preme un pulsante e Little Boy precipita.
Alle 8,15 la bomba esplode a poco meno di seicento metri d'altezza, polverizzando all'istante ogni cosa su un'area di tre chilometri quadrati e soffiando un alito rovente (dai trecento ai novecentomila gradi) su una superficie assai più vasta. Qui gli abitanti di Hiroshima, dissolti, lasciano la loro ombra sulle pietre vetrificate. L'onda d'urto preme con la forza inconcepibile di settemila tonnellate per centimetro quadrato. Dura un attimo, ma tutto spazza e incendia. E' sceso l'inferno sulla terra. Tutto è finito, arso, smaterializzato, tutto e ritornato in molecole, atomi..

La sera, il Presidente Truman annuncia la verità al mondo. Gli Stati Uniti posseggono al momento un'altra bomba atomica - al plutonio. Ma si spera che quella di Hiroshima basterà.
E' una breve illusione. Truman autorizza la U.S.A.A.F. a colpire con la bomba al plutonio una seconda città giapponese.
La bomba al plutonio esplode sulla verticale di Nagasaki alle 11,02 del 9 agosto. L'inferno si ripete. Come a Hiroshima. Le macerie sembrano ruderi di un'età preistorica. Tutto appare fossilizzato.
L'Imperatore rompe ogni indugio e prega la Croce Rossa svizzera di comunicare al Governo degli Stati Uniti che il Giappone si arrende senza condizioni. Il 14 agosto la resa è ratificata. Il 2 settembre entra nella rada di Tokyo la corazzata Missouri e il generale Mac Arthur, riceve i delegati con la resa del Giappone .

La Seconda Guerra Mondiale all'ombra del fungo atomico, è finita.
Truman è felice: "Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti" (Comunic.Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45)

Ci fu uno che rimase sconvolto: Claude Eatherly, ed è l'anima nera del « trionfo » di Hiroshima. Viene decorato come gli altri, ma fa delle stranezze. Finirà al manicomio. Aveva 21 anni, quando scoppiò la guerra dopo Pearl Harbour: va volontario in aviazione e si distingue. Abbatte trentatré aerei e fa carriera in un baleno. Tre anni, e a 24 anni è già maggiore. Sul petto due medaglie, ed una è la « Dinstinguished Flying Cross » la decorazione più alta « per piloti vivi »: e appunto per queste medaglie viene scelto per la grande missione. Dal fronte lo richiamano a casa per una breve licenza, poi lo destinano nel Nuovo Messico. I piloti più bravi, più coraggiosi, più famosi: sono tutti lì, ad addestrarsi in segreto. Gli consegnano un Boeing 29. Il giorno dell'ora X Eatherly apre la formazione. Sul suo apparecchio non ci sono bombe, né lui ha il sospetto di quale terribile aggeggio si nasconda nel ventre dell'Enola Gay che lo segue a un ora di volo. Lui - come abbiamo detto sopra- deve solo individuare con la massima esattezza il bersaglio. Stabilire se le condizioni del tempo permettono di fare centro su Hiroshima o, se è necessario, continuare verso gli altri due obiettivi secondari. E' lo stesso Eatherly che racconta cosa successe in quegli interminabili minuti:

« Avevo i comandi dell'apparecchio di testa, lo Straight Flush. Ho volato su Hiroshima per 15 minuti per studiare i gruppi di nuvole; Il vento le spingeva allontanandole dalla città. Mi pareva il tempo e il luogo ideale, così trasmisi il messaggio in codice e mi allontanai in fretta come mi era stato detto, ma non abbastanza. La potenza della bomba mi terrorizzò. Hiroshima era sparita dentro una nube gialla".

Il racconto di Tibbets è invece più freddo: "Be', ci avevano detto di stare attenti. Quando il mitragliere urlò : "Vedo arrivare l'onda d'urto", e di corsa ci allontanammo. Tornammo alla base e non eravamo eccitati. Eravamo sempliceniente tornati alla base da una missione. Anche i ragazzi che avevano partecipato all'operazione non credettero d'aver fatto nulla di particolare, fino a quando non fummo informati del numero delle vittime. Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei."
(Che è poi quello che all'incirca dissero i processati a Norimberga).

Claude Eatherly chiese di essere congedato. Si meravigliarono un po' tutti: come poteva bruciarsi un futuro pieno di promesse? Gli offersero 237 dollari di pensione al mese. Li rifiutò, e siccome rifiutare non è consentito dal regolamento, dispose che andassero a beneficio dell'associazione per le vedove dei caduti in guerra. Torna nel Texas. E' nervoso, magro: non ride più. Ha 24 anni, si sposa con una ragazza italo-americana, ma quella strana missione di guerra ha fatto saltare i nervi del maggiore. Per mesi la notte ha gli incubi, si sveglia gridando "Gettatevi, gettatevi: arriva la nuvola gialla!". Quattro anni così. Per la moglie un vita d'inferno. Poi, nel 1950 i familiari lo convincono a farsi ricoverare nell'ospedale psichiatrico di Waco. Un semplice esaurimento nervoso, si dice.
E' un paziente modello, molto silenzioso; essendo un alto decorato, Eatherly usufruisce di un trattamento speciale. Può passeggiare in qualunque ora del giorno anche fuori dall'ospedale. E qui cominciano storie inquietanti. Un giorno tenta una rapina in banca con una pistola giocattolo; un altro giorno fa il colpo in un emporio, si fa consegnare ì soldi che poi butta via. Poi ne fa un altro. Lo pizzicano e finisce in prigione.
Nella alte sfere si tenta di minimizzare. Ma la notizia finisce sui giornali. L'America si spacca in due. Chi dice che è diventato pazzo dal rimorso per la "follia atomica" e chi dice che è un furbo che tenta con la sua millantata malattia di farsi profumatamente indenizzare dallo Stato.

Di Atomiche se ne costruirono poi tante, sempre più potenti.

E altri Tibbets che candidamente affermano ciò che lui afferma, ce ne saranno sempre fra i vinti e vincitori: "Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei." Insomma il fine giustifica i mezzi !!.
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"Processo a Walter Reder - Responsabile della "strage di Marzabotto" - Bologna 19 settembre 1951. "Nella strage che viene contestata a Reder, all'interrogatorio il Presidente ha ricordato all'imputato "Lei tenne rapporto prima dell'azione criminosa e diede tali ordini da suscitare perfino la "ripugnanza" dei suoi ufficiali".
L'imputato: "Non so spiegarmi cosa sia la parola "ripugnanza", forse che i comandanti dei bombardieri quando sganciano sulle città le bombe, certi di provocare la morte dei civili, loro forse sentono ripugnanza?". (19 settembre 1951. Comun. ANSA, ore 21.00)

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L'ammiraglio LEALY si era opposto ad usare una simile arma, l'aveva vista all'esperimento di Amalagordo, e l'aveva definita terrificante; al momento critico dell'esperimento nessuno sapeva cosa poteva accadere; lo stesso Einstein aveva ipotizzato una casualità: l'esplosione della bomba innestando una reazione a catena provocata dall'alta temperatura nell'ordine di milioni di gradi, questa avrebbe potuto incendiare l'ossigeno che avvolge l'intera Terra e trasformarla in un millesimo di secondo in una Stella Nova, dentro un universo che sarebbe rimasto a guardare del tutto indifferente la scomparsa del nostro pianeta.

LEALY era quasi indignato "Il mio parere era che, essendo stati i primi a usarla, noi avevamo adottato uno "standard" etico degno dei barbari del medioevo". Ma non erano d'accordo altri suoi colleghi e lo stesso Truman. Era, come assicuravano gli scienziati il mezzo più rapido e facile per porre fine alla guerra. "Se davvero aveva la potenza prevista dagli scienziati si doveva adoperarla per ottenere rapidamente i risultati più spettacolari ed eloquenti possibili".

Così il 6 agosto la prima bomba atomica fu sganciata su Hiroshima. I giapponesi sbigottiti diedero con un comunicato il cessate le ostilità a tutti i reparti in armi, gli americani analizzarono i punti e le virgole di quel messaggio, loro volevano la resa incondizionata (la solita poco saggia e miope richiesta che in Europa aveva protratto la guerra per altri due anni). Poi senza porsi altri scrupoli sulle virgole e i punti che potevano essere chiariti, e dopo aver intercettato i colloqui (letti già sopra) fra giapponesi e russi per una resa, decisero di sganciarne un'altra il 9 a Nagasaki che avrebbe reso del tutto inutile la resa (messa in scena) di Hiro Hito a Stalin.
Il Giappone se voleva la resa doveva trattarla solo con gli americani. C'erano pronte altre 10 bombe atomiche sugli aerei.

 

CHE COSA AVVENNE


Un lampo, un ciclone di fuoco, un fungo gigantesco che saliva al cielo, poi un vento della forza di 1200 chilometri e la città scomparve dalla faccia della Terra,  non con una morte nera ma con un abbagliante sole sceso sulla terra. Vite umane liquefatte, ritornate atomi, calcinati i corpi, ustionati, piagati e contaminati dalle radiazioni dal punto zero fino a dodici chilometri di raggio. Nemmeno l'Apocalisse aveva mai accennato ad un castigo divino così sterminatore.

Fu questione di un attimo, per molti abitanti appena il tempo di percepire l’immenso lampo luminoso. Nella zona dell’ipocentro la temperatura balzò in meno di un decimo di secondo a 3000-5000-50.000- 800.000 °C. Ogni forma di vita nel raggio di ottocento metri svanì in seguito all’evaporazione dovuta al tremendo calore.

Truman informato dello sgancio, secondo i presenti, esclamo' "É questo il più grande avvenimento della Storia". Il Giappone invece non si era ancora nemmeno reso conto di quanto era accaduto; una città intera, alla radio, ai telefoni, sembrava scomparsa, volatizzata;  pochi minuti prima era stato sì segnalato ma quasi con noncuranza un solo aereo in quella zona, ad altissima quota, ma poi più nulla;  eppure la città si era "eclissata".
Ed era proprio così, alcuni esseri umani sull'asfalto avevano lasciato solo l'ombra di un sole devastatore fabbricato da altri umani; la loro anima era salita in cielo insieme a quel lampo che aveva visto il pilota, ma pure i loro corpi stavano salendo in cielo insieme al grande fungo, perché tutti corpi erano diventati ormai molecole, atomi.

NISHIMA, il fisico nucleare giapponese, quando solo il giorno dopo gli arrivarono le prime notizie, ebbe un dubbio, ma fece appena il tempo ad intuire che era stata una esplosione nucleare, che subito su Nagasaki si levò un altro lampo. Altri 102.275 morti e una città in cenere. Un altro "esperimento", questa volta una bomba al Plutonio, un'altra dimostrazione della "favolosa potenza distruttiva" che ora ha l'uomo che "giudica", e che ha concepito un'arma micidiale e con questa "punisce" altri uomini.

Un filosofo fu più amaro "Gli utopisti non sanno produrre ciò che concepiscono, noi invece non sappiamo concepire ciò che abbiamo prodotto". (e non immaginava di certo che di quelle bombe ne avremmo costruite circa 48.000. Un deterrente?  Anche questa un UTOPIA.

15 AGOSTO - Alle ore 16 il Giappone, annunciò alla radio il messaggio di HIRO HITO. Parlò con una voce quasi irreale, piena di dolore ma decisa, commovente ma autorevole; l'imperatore, rivolgendosi a milioni di giapponesi di tutto il paese che ascoltavano nelle piazze, negli uffici, nelle case, sulle navi, nelle caserme, nei campi di battaglia, tutti in ginocchio, lesse la breve capitolazione. Mai, in nessun altro momento della storia umana, così tanta gente irruppe in lacrime. C'era il dolore, l'umiliazione, la tragedia, ma anche l'innegabile senso di sollievo che il terribile incubo del "sole atomico" era finito. La Seconda Guerra Mondiale pure.

Mentre Hiro Hito parlava - in una giornata spettrale e caliginosa che nessuno aveva mai visto prima in vita sua - a milioni di giapponesi in ginocchio, 200.000 esseri umani, inconsapevoli che il loro sacrificio aveva messo la parola fine alla guerra mondiale, si aggiravano ancora sulle loro teste, in atomi e molecole che volteggiavano nell'aria insieme alle nuvole di un cielo tetro;  Hiro Hito con la sua voce commosse, ma uomini e donne si sentirono profondamente turbati non solo per le sue parole, ma perchè erano tutti coscienti che a ogni loro respiro, nell'aria, c'era una piccolissima parte di quelle anime volate in cielo in un lampo, e che i loro corpi sottoforma di atomi e molecole erano in quello strano pulviscolo, con il colore della sabbia, che modellavano quelle stranissime e cupe bronzee nuvole. I 200.000 erano tutti dentro lì.

Se fu giusto o sbagliato usarla, TRUMAN rispose: "servì a far finire la guerra subito, ed evitare altri milioni di morti". Gli fu fatto notare che i giapponesi si erano già arresi, ma TRUMAN si giustificò  affermando che era poco convinto della resa dei giapponesi, e lui voleva una soluzione "rapida". Come non era convinto, appena salito al potere, della resa dei tedeschi in Europa; fortuna volle che l'esito in Italia si era concluso 66 giorni prima e che il 25 aprile nella Pianura Padana non era accaduto nulla con "quelli" che lui considerava tutti bolscevichi. Altrimenti ???? L'attesa sul Po (così tanto criticata da comandanti delle armate) fu forse motivata da questa prospettiva?

Qualora le truppe di TITO avessero invaso il Veneto per arrivare poi fino a Milano per unirsi ai comunisti italiani che avevano conquistato già la città, sarebbe bastata una bomba sul Veneto e una su Milano per sbarazzarsi in un colpo solo, dei tedeschi, dei comunisti, dei fascisti e mandato un forte segnale alla Russia, esattamente come in Giappone:  infatti a STALIN, con la bomba sganciata su Nagasaki e Hiroshima il segnale gli giunse forte e chiaro.
La Russia con la risolutiva e determinata soluzione americana, dovette ridimensionare le sue pretese non solo nel sud-est asiatico, ma anche in Europa.

L'Italia avrebbe anticipato Hiroshima? Non lo si esclude alla luce dei fatti del dopo e dei comportamenti avuti in Giappone così molto slegati dalle operazioni militari in corso.
Già un anno prima, era stato deciso di polverizzare Milano, Torino e Genova.

Milano (con Genova e Torino) fu anche "fortunata"; se Badoglio non iniziava i primi passi per l' "armistizio" (ovvero "la resa senza condizioni"), il 29 luglio era già stato deciso di polverizzarla Milano da Agosto a Settembre. Le bombe (un "target" di 15.000 tonnellate) destinate a Milano furono poi dirottate (available) a Dresda, Colonia, Lubecca ecc. (con i ben noti risultati). Quando giunse la notizia a "Mister Bomber" (Harris) che si stavano approntando le micidiali bombe atomiche, lui chiese subito di usarle. Non poterono accontentarlo perchè non erano ancora pronte)
Dal suo libro intitolato "Bomber Offensive" Harris ritornando sui tragici fatti scrive:
"non abbiamo mai scelto una determinata fabbrica, come obiettivo……….la distruzione d'impianti industriali è qualcosa di più, una specie di premio, il nostro vero bersaglio era sempre il centro della città". E aggiunge: "Le direttive di Casablanca, mi hanno liberato da inibizioni etiche e mi hanno reso possibile di agire a mio piacimento nel campo dei bombardamenti".
Insomma l'era l'uomo adatto e cinico a usare l'apocalisse sull'Italia.


E sappiamo anche che Harris (il capo "bomber" d'Europa) appena seppe della nuova arma (che però in aprile del '45 non era ancora pronta) la richiese per poterla impiegare, ovviamente in Europa e non si esclude - come detto sopra- l'Italia.

Sarebbe comunque curioso sapere se c'erano, e quanti, anglo americani il 25 aprile si trovavano nella Pianura Padana. Le fonti dicono quasi nessuno. Solo alle 12.38 del 25 aprile gli americani varcarono il Po nel passaggio ferrarese di Corbola.

IL 16 LUGLIO sappiamo con certezza che esistevano 12 bombe atomiche negli hangar americani (pronte fin da maggio); 6 all'uranio (1 poi sganciata su Hiroshima) e 6 al Plutonio (1 poi sganciata su Nagasaki). A disposizione ne rimanevano 10, pronte ad essere impiegate nel conflitto. Non dimentichiamo che TRUMAN andò al potere il 13 Aprile (solo 12 giorni prima della resa dell'Italia e solo 24 giorni prima della resa della Germania) e avendo quasi le bombe negli hangar, lui le voleva usare subito per far finire definitivamente la guerra. TRUMAN non voleva più nessun americano morto, né in Italia, né in Germania, né in Giappone.

In effetti le motivazioni in Giappone le abbiamo lette, erano politiche e non avevano nulla a che vedere con una preoccupazione bellica, MC ARTHUR il giorno 5 agosto aveva messo in pista a rullare 1100 bombardieri, 333 erano i micidiali B.29, voleva radere al suolo il giorno dopo, il 6 all'alba, Tokio (che era già un cumulo di macerie). Ma lo fermarono, si voleva attendere prima i due "esperimenti" atomici. MC ARTHUR saputo l'esito voleva precipitare le cose, voleva subito impiegare le altre "favolose" 10 bombe atomiche su Tokio sui suoi B.29 già in rullaggio. Se fossero state veramente sganciate avrebbero fatto 3 milioni di vittime senza alcun risultato militare, che in quel momento non serviva, perché le due bombe in effetti erano cadute sul Giappone, ma erano state indirizzate a Mosca, ai russi, che infatti poi alla conferenza di pace si dovettero sedere con molto imbarazzo, non potendo chiedere nulla sulle spartizioni, la guerra in Oriente  l'avevano vinta gli americani, mentre loro avevano dichiarato guerra al Giappone solo 24 ore prima con lo scopo di chiuderla subito dopo con una pace e (così si illudevano) relative spartizioni assieme agli anglo-americani. Insomma i russi stavano per beffare gli americani, ma proprio loro rimasero beffati.

MC ARTHUR che era "affascinato dalle bombe atomiche" chiese in seguito, nel 1950, di impiegarle nella guerra in Corea e in Cina, ma TRUMAN non se la sentì di fare un'altra catastrofe atomica, lo fermò in tempo. Truman tolse il comando delle truppe del Pacifico al novello "Arcangelo sterminatore" che forse aveva già fatto un patto con il diavolo. Truman lo mandò in pensione. Lui - famoso - e convinto che l'opinione pubblica era dalla sua parte, si presentò candidato presidente degli Stati Uniti; ma alla prima votazione gli americani gli diedero 10 voti su 1100. Alla seconda, nemmeno uno; non lo votarono né i democratici né i repubblicani.

 

2 SETTEMBRE - Dopo "sei anni e un giorno" (Hitler l'aveva cominciata il 1° settembre 1939)
TERMINA LA 2a GUERRA MONDIALE
55.000.000 vittime, 35.000.000 feriti. Paesi e popoli distrutti.

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L'APOCALISSE IN GIAPPONE > > > > > > >
( preghiamo chi è impressionabile di non guardare )

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