SECONDA GUERRA MONDIALE
25 aprile 1945

1945 - ANCORA RAZIONAMENTI
(le tessere per alcuni generi durarono fino al 1949)


Chi viveva in campagna, era un po' più fortunato perché aveva di che vivere.
Mentre in città esisteva la borsa nera dove quei pochi cibi che c’erano venivano acquistati a caro prezzo
perchè con la tessera annonaria si riceveva poco e niente e mica subito,
bisognava aspettare gli arrivi mensili, e spesso bimensili.
Ai forni si facevano lunghe code per aspettare la distribuzione; alcuni si piazzavano
davanti al negozio alle 4 di mattina, quand'era ancora notte.

(come fanno oggi molti per comprare l'ultimo modello dell' I-Pad
)



PANE


POI FINALMENTE 300 GRAMMI

*** PANE 300 GRAMMI -Roma, 21 febbraio 1945 - La commissione alleata e il governo italiano hanno annunciato oggi - informa l'Ansa - che la razione del pane per l'Italia liberata è portata, a decorrere dal 1° marzo p.v., a 300 grammi al giorno". (Comun. Ansa, 21 febbraio, ore 17,15)

*** LEGNA DA ARDERE - Roma, 22 Febbraio - L'azienda di servizi annonari comunica che presso il competente di via degli Argonauti sono in vendita quantitativi di legna da ardere di essenza forte. Chiunque può acquistare detto combustibile, che sarà ceduto, franco mercato, a L. 340 al quintale. (Comun. Ansa,. 22 febbraio, ore 18.30).
Prima esisteva una carta annonaria, "tessera legna", che prevedeva la distribuzione di 2 quintali per famiglia al mese.
340 lire corrispondeva alla paga giornaliera di un comune lavoratore.

UNA CANDELA A TESTA ! ! !
( col bollino 25 ) (doveva durare un mese)

*** ZUCCHERO E CANDELE - Roma, 25 Gennaio - La Sepral comunica " A seguito accordi con le autorità alleate i consumatori potranno prelevare dal 27 corrente al 15 febbraio una candela a persona presso gli spacci scelti con la prenotazione dello zucchero per il quadrimestre novembre 1944 - febbraio 1945. Il prelevamento sarà effettuato utilizzando il buono n.25 (generi vari) della carta annonaria attualmente in uso. I possessori della carta Mip potranno prelevare una candela a persona presso gli spacci autorizzati, utilizzando i due buoni delle marmellate. (Comun. Ansa, 22 Gennaio '45, ore 14.43)

 

*** IL COSTO DELLA VITA - Roma, 15 Febbraio - Sul costo della vita nel capitolo alimentazione, l'Ansa apprende dalle statistiche compilate dall'ufficio del lavoro, le seguenti cifre relative al mese di gennaio ultimo scorso. Il costo della vita  è stato calcolato sulla base del costo dei generi di mercato necessari ad assicurare un fabbisogno minimo energetico di 2100 calorie giornaliere. 
La spesa media quotidiana per famiglia era di Lire 5,40 nel 1940, salita a Lire 113,25 nel giugno del 1944, discesa poi a Lire 84,25 nel dicembre scorso ('44), è risalita in gennaio ('45) a Lire 94,80.
(Ansa 15 Febbraio '45 , ore 16.12)

A metà 1945 - Lo stipendio di un operaio si aggira sulle 8-10.000 lire (265-330 al giorno) Il costo di un giornale £ 4, biglietto Tram £ 4, tazzina Caffè £ 20, Pane £ 45, Latte £ 30, Vino £ 75, Olio £ 300, Pasta £ 120, Riso £ 60, polpa Manzo £ 400, Zucchero £ 720 (!), un grammo di Oro £ 818.
Una bottiglia vuota del latte £ 25 da 1lt, lire 20 da mezzo lt. (!!)
Quasi tutti i prezzi erano calmierati, avevano un prezzo massimo di vendita.
Il risultato fu che anziché diminuire di prezzo, la merce spariva dai negozi e veniva venduta
sotto banco molto più cara. Alcune volte il doppio, ma anche il quadruplo.

*** "DUE DECILITRI D'OLIO - Roma, 6 Aprile - La Sepral comunica: i normali consumatori potranno prelevare dal 10 al 25 corrente due decilitri di olio a persona presso gli esercenti scelti con la prenotazione effettuata per il quadrimestre novembre-febbraio" ( Ib. 6 Aprile ore 13.25)
(*) 200 dcl di olio !!! - per un quadrimestre !!
molto spesso l'olio non c'era e veniva sostituita con strutto o lardo.
Il prezzo ufficiale era di 30 £ al litro, ma non c'era.
Alla borsa nera quotava circa 300-400-500 al litro.

Prima nell’inverno 1941-1942 l’unica possibilità di procurarsi il necessario per alimentarsi e sopravvivere era il ricorso alla borsa nera, il mercato illegale. Per esempio, il pane da 1,80 lire al kg a 8,50 lire nel mercato nero
Nel 1945 lo stipendio medio oscillava tra le 2.000 e le 2.500 lire al mese, gli specializzati 5.000 lire.. Al mercato nero un chilo di farina costava 30 lire, uno di pancetta 800.
Le verdure costavano da 5 a 7 lire al chilo; olio d’oliva: 900 lire al litro; zucchero: 400 lire al chilo, vino: da 70 a 80 lire al litro; Gli altri beni scarpe da uomo : da 2.000 a 3.000 lire a paia; vestito da uomo in panno cascame da 8.000 a 10.000 lire in lana: 25.000 lire; camicia da uomo : da 800 a 1.000 lire; sigarette Nazionali 160 lire

 

*** ARRIVA LA CARNE PER GLI AMMALATI - 

*** " TORNA LA PASTA - 39 GRAMMI A TESTA AL GIORNO - Roma, 10 Aprile - La Sepral comunica: i normali consumatori potranno prelevare dal 14 al 25 corrente la prima e la seconda razione di grammi 590 di pasta cadauno (e cioè grammi 1.180 complessivi) relativi al mese di aprile." (Ib. 10 Aprile, '45. ore 17.15).

*** " URGONO BOTTIGLIE PER IL LATTE - Roma. 16 Aprile - "Urgono alla Centrale del Latte ancora bottiglie per la distribuzione del latte agli ammalati e ai bambini. Poichè in ogni famiglia esistono senza dubbio tali recipienti, i quali sono inattivi mentre potrebbero essere tanto utili alla distribuzione, si invitano i possessori a fare opera di pubblica utilità e nello stesso tempo il proprio interesse, consegnando le bottiglie. Tali recipienti verranno pagati al prezzo di lire 25 per ogni bottiglia da litro e lire 20 per ogni bottiglia da mezzo litro". (Ib. 16 Aprile '45, ore 20.15)

28 Aprile - "La Centrale del latte comunica: da domani 28 aprile, ai bambini di età inferiore ai tre anni, l'assegnazione di latte sarà di gr. 200"  ( Ib. 16 Aprile ore 14.20)

*** " ARRIVA LA CONSERVA - Roma 27 Aprile - La Sepral comunica: "I normali consumatori potranno prelevare dal 30 corrente una razione di gr. 100 di concentrato di pomodoro a persona presso gli esercenti". (Ib.  27 Aprile ore 14.15).

*** 5000 " QUINTALI DI PECORINO SARDO - Roma 6 Luglio - Nei primi giorni della prossima settimana è annunciato l'arrivo a Civitavecchia di 2600 quintali di pecorino. Primo quantitativo di complessivi 5000 quintali.  (Ib. 6 Luglio ore 13.05).

(COME POTEVANO AVER MESSO VIA 5000 QUINTALI DI PECORINO E' UN MISTERO.
PROBABILMENTE QUALCUNO SPERAVA CHE LA GUERRA CONTINUASSE E LA SUA LUCROSA BORSA NERA PURE)

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Le tessere della Fame


tratto da “www.la-piazza.it”

Si mangiava poco durante la seconda guerra mondiale, l’alimentazione degli italiani venne regolata dalle tessere annonarie, da tutti chiamate le tessere della fame. Colori diversi per le differenti fasce d’età, verdi per i bambini fino a otto anni, azzurre dai nove ai diciott’anni, per gli adulti grigie. Segnarono la vita di grandi e piccini per un lungo periodo, tutti gli anni della tragedia bellica ed anche dopo, per altri quattro anni fino al 1949.

Il cibo quotidiano veniva distribuito da quei rettangoli di carta che gli uffici municipali dell’annona provvedevano a fornire ogni due mesi, uno per ogni membro della famiglia. Perciò le nostre mamme, numi tutelari dell’appetito familiare, ne divennero gelose vestali, nelle loro mani si affidava il destino del desinare giornaliero, una sola volta al giorno. Guai a smarrire quelle carte, pena il digiuno.
Né si poteva sperare, tranne in casi eccezionali, di ottenere il “supplemento” che potesse far sperare nel cibo quotidiano. A loro, alle mamme, il compito di custodire quelle carte: che esse, sentinelle attente, andavano a depositare sotto il materasso, posto ritenuto più protetto di una cassaforte. E poi, lì depositate, si sperava di conservarle ben stese e stirate, pronte all’uso prima di andare in bottega per il prelievo quotidiano. Per il pane bastava presentarsi con i bollini in mano. Guai se si usavano i bollini prima della fine del mese. Se il 10 adoperavi tutti i bollini, il fornaio non ti dava più niente per il resto del mese.
(questa dei bollini staccati fu la nostra fortuna; era mio zio che stampava le tessere, quindi bastava ritagliare i bollini, e poi, prima io, poi mia zia, poi mia nonna riuscivamo a prelevare triplice razione di pane. Che però davamo a chi ne aveva più bisogno come al mio professore).

C’erano poche botteghe in quegli anni. E quando si era al loro cospetto, autentici depositari della sopravvivenza collettiva, intenti a disciplinare code di clienti in paziente attesa del proprio turno, iniziavano le operazioni di controllo della titolarità delle carte annonarie: sulle quali erano riportate con scrittura a inchiostro nero indelebile le generalità di ogni membro della famiglia.
Prima operazione, stendere la carta annonaria sul bancone di vendita, il negoziante la stirava, e con lunghe forbici tagliava le strisce in cima alle quali imprimeva il suo timbro di esercente, destinate alla consegna periodica presso gli uffici annonari municipali.
Magri quantitativi per più magre razioni di cibo: duecento grammi di pane al giorno, pane nero fatto di poco grano e di legumi sfarinati, o pane giallo di granturco sfarinato, pane che si induriva, immangiabile, ma che pur bisognava mangiare.

Niente carta annonaria per il caffè, chi ne desiderava una tazza doveva ricorrere al surrogato, un caffè d’orzo fatto in casa, con il poco zucchero che il governo “passava”, appena qualche zolletta di zucchero nero sintetico che neppure lontanamente potesse far ricordare lo zucchero vero degli anni di pace. Era la conseguenza del regime di autarchia imposto dallo Stato fascista. Razionamento, manco a dirlo, per la pasta, nera che a cuocerla diventava come colla, e per la carne, non il vitello o il manzo, ma carni di pecora e di capra, dure come legno, o di cento grammi di “mazz i grass” giusto per insaporire il ragù una volta ogni tanto.

Latte e olio furono i primi generi commestibili entrati nel giro del contrabbando che divenne da subito una piaga sociale, e dando la stura agli illeciti arricchimenti dei furbi sulla pelle della povera gente. La quale fu costretta a vendersi di tutto, ori di famiglia, qualche podere, panni di corredo, persino mobili di arredamento, armadi, comò, cristalliere, sedie per racimolare qualche soldo da spendere al mercato nero. Con gioia pervicace dei contrabbandieri che accumularono ricchezze, comprandosi masserie, appartamenti, e gonfiandosi oltre misura i portafogli.

Le carte annonarie si rivelarono immediatamente una sorta di carta dei sogni. Dovevano dare accesso al razionamento di molti altri generi di prima necessità, patate, uova, formaggi, burro, grassi animali, marmellata, legumi secchi, anche sapone. Però le scansie dei bottegai ne erano sempre sprovvisti. Ma in tempi di guerra e di tempesta si scatena anche l’inventiva popolare. All’olio e al burro che mancavano, si rimediava con un pezzo di sugna o di lardo di porco, o se ne faceva a meno.
Le marmellate, soprattutto nei piccoli paesi, scatenarono la solerzia e l’inventiva di mamme nonne sorelle, ogni genere di frutta diventava marmellata, albicocche, ciliegie, amarene, cotogne, mele, che divennero il companatico più utilizzato soprattutto per quietare i morsi della fame dei bambini. Anche le erbe selvatiche, ogni tipo di erbe commestibili, prime fra tutte “i lapest”, vennero lessate per sfamare grandi e piccini: scondite, erano disgustose, ma sempre cibo era.

Impossibile, poi, sperare in un abito nuovo, quelli vecchi, giacche, pantaloni, camicie, venivano rivoltate, riadattate, passate da padre a figlio, da fratello a fratello. Di suole di cuoio per le scarpe neppure a parlarne, per la risuolatura si faceva ricorso ai copertoni di biciclette.
La carta annonaria dava anche diritto ad un pezzo di sapone al mese, sempre insufficiente nelle botteghe, fortunati solo i pochi clienti che avevano la ventura di trovarsi in negozio nel giorno della distribuzione. E fu così che le donne impararono a fare il sapone in casa a base di grassi animali e soda caustica. Se ne riempivano grandi caldaie messe sulla brace a bollire a fuoco lento, e qualcuno doveva rimestare con un bastone fino a quando la malta cominciava a rapprendersi in superficie. E quando si raffreddava, veniva tagliata a pezzi. Persino le biciclette vennero appese al muro, impossibile trovare copertoni e camera d’aria. Ci fu chi riuscì a rivestire i cerchioni di vecchi sifoni attorcigliati per poterle utilizzare.

Le carte annonarie non davano diritto ad una qualche razione di alcolici. Anche in questo caso si fece ricorso all’antico uso dell’alambicco per denaturare il vino e ricavarne qualche litro di spirito, buono per fare con le ciliege il rosolio.
Quasi tutti i bottegai si comportarono da amici del popolo, furono solidali e aiutarono tutti, a tutti assicurando un pezzo di pane, perché tutti avevano diritto a mangiare. Senza distinzione di censo e di mestiere, braccianti e famiglie che avevano figli in guerra, artieri, disoccupati, soprattutto quando in casa c’erano molte bocche di bambini da sfamare.
Privilegiate furono quelle mamme o vedove che avevano avuto il figlio o il marito caduto in guerra, vestite a lutto stretto, in testa un cencio nero, per mano un figlioletto scalzo, coi calzoncini rattoppati. E col moccolo al naso, e con la “pezze” al sedere.

La guerra, è vero, aveva risparmiato molte contrade da bombardamenti e da distruzioni, ma riversò i suoi effetti in mille altri modi: soprattutto lutti e fame. E quando a guerra finita si pensò ad un ritorno alla normalità, il razionamento e le carte annonarie restarono, fino al 1949, a perpetuare l’immane tragedia degli italiani.

Solo dopo dieci anni arrivarono gli anni del "miracolo". Gli anni del "boom economico". Ma quella è un’altra storia.

Domenico Notarangelo

LA BORSA NERA

Già nell’inverno tra il 1941 e il 1942 cominciò ad organizzarsi il mercato nero: nonostante ci fossero le severe sanzioni contro i borsaneristi ( il governo arrivò ad applicare la pena di morte per i casi più gravi ). Tuttavia prosperò fino al 1946. Chi disponeva di vari generi di merci soprattutto alimentari ed aveva pochi scrupoli, cominciò a rivenderli a prezzi elevatissimi e ad imboscare i generi di prima necessità. (come abbiamo visto sopra i 5000 quintali di pecorino!!).

Chi ce l'aveva ancora la bicicletta andava in giro per le campagne in cerca di qualcosa dai vari contadini, che avevano un po' di tutto, ma a caro prezzo. Spesso scambiandolo - chi li aveva ancora - con un anello, una catenina d'oro. Ma poi scomparvero anche tutti questi monili, perchè 1º agosto 1942 un'ordinanza obbligava i cittadini alla consegna di tutto il metallo prezioso in loro possesso, compreso i paioli in rame, e in seguito anche il ferro delle cancellate. E persino le campane di bronzo di molte chiese.
Il metallo raccolto doveva servire per l’industria bellica di un paese come l'Italia, povero e non preparato ad una guerra, nonostante quello che la propaganda del regime e Mussolini stesso sosteneva.
"Dobbiamooooo.... VINCERE e.... vi dicoooooo ....VINCEREMO !!!! "
“Se mangi troppo derubi la patria” era lo slogan pubblicizzato dal regime. Ma per molti mangiar poco era una quotidianità non aveva certo bisogno di stupidi slogan.

Altri invece in città appiedati dovevano appoggiarsi agli accaparratori di ogni ben di dio. Ma si fa per dire, il ben di Dio poteva essere solo un po' di farina, delle uova, una gallina, della frutta, o delle semplici panocchie di granoturco, o chicchi di grano o segale o orzo, che poi a casa tostandolo ci si faceva un bel (!) caffè.
Questi accaparratori si facevano pagare 100 lire quello che loro avevano pagato 10. E se in città qualcuno voleva mangiare purtroppo solo a questi "pescicani" doveva raccomandarsi. Del resto con la tessera mensile mica potevi sfamarti.
Il numero di calorie dei prodotti forniti con la tessera era stato calcolato dagli specialisti "nutrizionisti" in 1100 calorie, ed era uno fra i più bassi d'Europa, di poco superiore a quello miserando dei polacchi: 850 calorie al giorno.

Se anticipavi e finivi i bollini non potevi farti dare più nulla. Dovevi aspettare il mese successivo. Purtroppo visto che i prezzi variavano di mese in mese era uso comune prelevare tutto quanto fosse possibile in un'unica soluzione. Ma se tenevi in casa ciò che avevi ricevuto, ovvio che eri tentato di consumarlo, e quindi di restare poi senza.
A razionare con le tessere si cominciò nel marzo 1941, quando fu regolata la vendita della carne. Poi a dicembre la distribuzione fu prevista esclusivamente nei giorni di sabato e domenica, per le frattaglie invece nei giorni di lunedì, martedì e mercoledì. Se eri amico del macellaio, a casa portavi anche qualche osso per farci un bel brodo.
Quanto all'olio la razione diventò di 500 gr. mensili ma dato che spesso non c'era, la razione veniva sostituita con strutto o lardo.

Quanto al pane, si cominciò a razionarlo nel maggio 1941, con i bollini della tessera apposita. Ma mancando la farina in ottobre, i panettieri potevano aggiungere all'impasto il 20% di patate. La razione giornaliera a persona era di 200 gr. (con un periodo di crisi che nel nel marzo del 1942 era di 150 grammi - a Roma durante i bombardamenti del '43, fu portata a 100 grammi).
Chiamiamolo pane ma era pane nero, fatto con la crusca e spesso con la piantana del mais triturata.
Questo pane certe volte mancando del tutto veniva sostituito da 170 gr. di farina di grano oppure 300 di farina di granoturco. Questa razione da fame durò - come abbiamo visto sopra - fino al 1° marzo del 1945.
In tutto quel periodo mancando il sale, i panettieri - specialmente quelli vicini al mare - ebbero l'autorizzazione per l'impasto - altrimenti era un pane insipido - di utilizzare l'acqua salmastra.
il pane costava nel 1942, 2,60 Lire/kg dal panettiere (prezzo "tessera-calmierato") mentre lo trovavi al "mercato nero" a 23-25 Lire/kg. - A inizio '45 costava 45 Lire/kg, al mercato nero 150-200 Lire.

Il vino non era tesserato, ma non si trovava. Prima della guerra se ne faceva un consumo enorme. Poi durante la guerra sparì del tutto dalle osterie. C'è un perchè: a Mussolini il vino non piaceva (la ragione: lui aveva bruciori di stomaco) e si narra che dicesse "Bisogna bere poco. Bisogna mangiare l'uva, come l'umanità ha sempre fatto, prima che Noé, quell'ebreo, la facesse fermentare».

Chi qui scrive, durante la guerra aveva 5-6-7-8-9-anni. Cinque Natali di miseria. L'unica fortuna che avevamo - come detto sopra - era che mio zio tipografo stampava le tessere, e quando il negoziante si accontentava solo dei bollini ritagliati, non era un problema procurarsi qualche razione di pane in più senza destare troppi sospetti. La fila al panificio con i bollini singoli in mano, la facevo prima io, poi mia zia, poi mia nonna.
Ma erano sempre anni di miseria. Senza un dolce, senza un misero giocattolino, un vestito decente. Poi nell'ottobre del ' 43 subimmo anche un bombardamento, e con la casa scoperchiata dovemmo andare a dormire per due mesi nei fienili di un amico contadino. Dove c'erano sì galline da mangiare ma non più di una per 8 persone, mica due, e quindi si mangiava tutto, zampe, testa, ali, anteriori, ecc. E le ossa che rimanevano si mettevano via per farci con la soda caustica il sapone.

Tutto da dimenticare ? Non è possibile !! Con figli e nipoti si sta forse zitti, perchè altrimenti si rompe il loro "mondo magico" del consumismo attuale; ma quando si vede lo spreco, vengono prepotentemente sempre in mente quei giorni. Impossibile dimenticare.
Anch' io prima della guerra vivevo nella bambagia, poi fu tutto diverso, tutto drammaticamente diverso.

FINE

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