
MUSSOLINI
RITORNA SOCIALISTAIL 12 FEBBRAIO 1944 - Mussolini dalla Repubblica Sociale a Salò (ma sommariamente già anticipato al Convegno di Verona) espone il suo nuovo Progetto Economico per l'Italia dopo averlo approntato con ANGELO TARCHI.
Diffonde il programma del suo nuovo governo(Programma dei 18 punti)DECRETO LEGISLATIVO DEL 12 FEBBRAIO 1944, N.375, SULLA SOCIALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
- (dalla G.U dItalia, 30 Giugno 1944, n. 151):
- DECRETO LEGISLATIVO DEL DUCE 12 Febbraio 1944 - XXII, n. 375.
- Socializzazione delle imprese
Titolo 1. DELLA SOCIALIZZAZIONE DELLA IMPRESA
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E' una programmazione economica del nuovo Stato con un ritorno agli slogan della socializzazione. Si parla di coogestione delle fabbriche, accesso agli utili, politica sociale. Si illustra infatti che la gestione delle imprese sia pubbliche che private verranno socializzate: nelle private i consigli di amministrazione saranno integrati da rappresentanti dei lavoratori in numero pari a quello dei rappresentanti degli azionisti. Mentre in quelle pubbliche tutti i dipendenti operai impiegati e tecnici avranno all'interno un consiglio di gestione.
I primi a non essere d'accordo sono i tedeschi (i comandi militari, che dominano non con delle istituzione, ma con l'arroganza e il terrore) che già si sentono padroni del Nord Italia e quindi con tale orientamento la socializzazione va contro i loro interessi. Poi ci sono gli industriali dove troviamo una parte che rimangono silenziosi per il fatto che già alcuni con opportunismo si sono appoggiati alla Resistenza (facendo patti ambigui), mentre un'altra parte dovendo fare lucrosi affari con i tedeschi rimangono pure questi silenziosi, facendo buon viso a cattiva sorte (!?).
Infine gli operai, sia fascisti che antifascisti (nel lavoro non esistono delle vere e proprie grandi lacerazioni - infatti i reduci al ritorno accuseranno gli uni e gli altri di essere solo degli imboscati) anche loro tacciono. Dopo aver sperimentato venti anni di politica antisindacale del regime, questo ritorno ai vecchi discorsi di Mussolini anni 1910-1914 non incantano, nè quelli della sinistra nè quelli della destra: tutti seguitano a lavorare e a campare facendo dov'era possibile gli agnostici.
Paradossalmente questi silenzi (di industriali e operai) si rivelano molto utili e fanno mettere in luce agli Alleati queste due attive resistenze al programma governativo del nuovo fascismo, e, convinti della bontà dei propositi gli anglo-americani non bombardano i grandi centri industriali, pur questi addetti alla produzione di materiale bellico per i tedeschi.
Sarà proprio questo gioco sottile di industriali e operai (a garantire in alcuni casi é la stessa Resistenza di matrice comunista) a permettere il salvataggio delle fabbriche del Nord. Spesso operando sul filo del rasoio della repressione tedesca, quando in concerto operai e industriali attueranno pretestuosi scioperi, serrate, strani sabotaggi, nonostante la presenza germanica e quindi esposti alla feroce rappresaglia. Infatti Hitler informato "ha mangiato la foglia" e ordina che in questi casi si colpisca duro; che un 20% degli scioperanti presi a caso venga punito e deportato in Germania.
Nel grande sciopero iniziato a Novembre dello scorso anno, proseguito per tutto il mese di dicembre, che dalla Fiat di Torino si estese poi negli altri impianti industriali del Piemonte, della Lombardia e della Liguria, nei vari manifesti dei promotori P.C.I, non compare mai una motivazione contro i tedeschi; ma anzi si scagliano contro i magnati delle industrie (Fiat, Breda, Pirelli, Caproni, Magnaghi ecc.) dandogli dei traditori, venduti ai tedeschi, sfruttatori, affamatori. Fanno rivendicazioni di carattere economico (aumento dei salari del 100%), chiedono il raddoppio delle razioni di generi alimentari, la sospensione dei licenziamenti, e che siano liberati i membri delle commissioni interne, arrestati con l'accusa di attività antinazista e antifascista.
Lo sciopero è quindi un pretesto (concordato con i "padroni" che si barcamenano) per puntualizzare che le agitazioni sono dovute per le rivendicazioni di carattere economico, e non contro i tedeschi. Così, nel fermare le macchine, gli stabilimenti, gli operai, si blocca la produzione di armi per i tedeschi.
Prova ne sia che, all'inizio del manifesto, dopo avere infierito contro i "padroni", lo stesso manifesto conclude "Trattate direttamente e solamente con i padroni".
