I BARBARI

CHI ERANO, DA DOVE VENIVANO

Di questi popoli sappiamo molto poco. Unica fonte Tacito. Con le sue ricerche e "interviste" ai romani che tornavano da quei territori, era venuto a conoscenza (e credeva) che i cosiddetti BARBARI discendevano da tre ceppi ben precisi nonostante quelle incontrate dalle legioni fossero circa 40 tribù diverse (ma altri fonti recenti affermano che erano circa un centinaio). Forse con il nome GERMANI si chiamava una tribù; ed essendo stati i primi a venire a contatto con i romani, questi da allora chiamarono tutte le varie tribù che incontravano "germani".
Questi popoli venivano considerati come una cosa sola, come una nazione, mentre avevano nemmeno un'idea che cosa fosse una nazione e una comunanza nazionale.
C'erano tra di loro solo leggende tramandate per via orali non essendoci ancora una scrittura. Progenitore comune era «il Dio nato dalla terra»; da suo figlio Mannus derivarono i tre rami principali delle 3 stirpi principali; gli Ingevoni (quello che darà vita al gruppo friso-sassone), gli Istevoni (darà vita al gruppo franco) e gli Erminoni, cioè gli abitanti del centro del territorio (della Germania odierna) fino al Danubio.


Un ceppo, gli Ingevonis e Istevoni provenivano dall' oceanus Germanicus (così chiamato dai romani allora il mare del Nord). Un altro ceppo dal Suevicum (Baltico). Il terzo dal "Cimbrico Jutland (Danimarca), con gli Erminoni stanziati sull'Elba.



Stiamo parlando - citando Tacito - del primo secolo dopo Cristo, mentre qui - con le ultime conoscenze - vogliamo andare molto più indietro 700-500 a.C. li troviamo tutti amalgamati, quasi un unico popolo, ma meglio dire tante tante TRIBU' con alcune analogie negli usi e i costumi, e le loro arcaiche istituzioni. Queste erano molto differenziate, ecco perché non è ancora il momento di chiamarli Germani, Danesi, Svedesi, e meno ancora Franchi. Cioè fin quando la loro divisione diventerà quasi netta, chi dopo circa 3-4 secoli a.C., e chi dopo altrettanti 3-4 secoli d.C., quando inizieranno a scendere a sud, prima per fare razzie, poi per stabilirsi in vari territori, Italia compresa (vedi i LONGOBARDI > >

 

PERCHE' BARBARI

II termine " barbaro" deriva da un vocabolo greco che significa « balbettante ». Barbaro per i Greci era, senza un senso particolarmente dispregiativo, chi non parlava speditamente il greco: significava solo essere estraneo alla civiltà greca.
Quando si parla di barbari o di età barbarica in senso storico ci si riferisce invece a un particolare momento della storia europea, precisamente al periodo di transizione tra la civiltà romana e quella medioevale in cui si formano i nuclei delle nazioni europee.
All'inizio di questo primo periodo, con i terribili scontri con i Romani piuttosto combattivi, primitivi, rozzi e spietati, cominciò a diventare un sinonimo, un vocabolo equivalente, quindi in senso spregiativo.

CHI ERANO I BARBARI

I barbari non compaiono improvvisamente nel IV-V. secolo dopo Cristo, al momento delle imponenti migrazioni di popoli. Le uniche notizie che di essi abbiamo provengono da testimonianze latine e perciò ci è molto difficile ricostruire una loro storia indipendentemente dai rapporti che ebbero con i Romani. Non possiamo dire quando e come si stanziarono nelle varie zone dell'Europa Nord-orientale, ne come si articolò la loro storia; non ebbero infatti mai una tradizione scritta; solo i Goti conobbero e usarono più tardi una rudimentale forma di scrittura a caratteri runici.

Roma con le sue conquiste aveva conferito i caratteri della civiltà romana a buona parte d'Europa. I popoli indigeni si erano adattati all' organizzazione sociale e politica romana; gli abitanti delle province erano piu o meno profondamente romanizzati; non si potevano piu comunque definire barbari.
Barbari erano dunque quei popoli indoeuropei che vivevano nella zona della Europa centro-settentrionale, Germania, e gli Slavi dell'Europa orientale.

 


COSTUMI E VITA DELLA
GRANDE FAMIGLIA BARBARICA

Le prime informazioni sulla vita dei Barbari ci vengono da autori romani: Cesare e Tacito. Il quadro che ci appare dalla loro lettura a molto vivo. La loro società era veramente I'antitesi della società romana. Vivevano nomadi, in uno stato di libertà assoluta; non c'era nessuna forma di regolare attività economica che legasse il popolo alla terra e creasse delle differenze di ricchezza ereditarie.
La guerra per lo più o forme embrionali di allevamento e agricoltura davano il necessario per sopravvivere. I costumi erano primitivi; le loro esigenze limitate alle cose indispensabili. Non c'era un ordinamento legislativo; il loro senso della giustizia e dell'onore, sviluppato in massimo grado, si concretizzava in uno sbrigativo sistema di vendette personali.
Obbligo di famiglia era la vendetta dei torti ricevuti (faida). Ognuno era libero di regolare la difesa dei propri diritti nel modo che riteneva più adatto. Alla base di tutto ciò c'erano però tradizioni di "onore" implacabili, come quasi sempre si può ritrovare presso i popoli primitivi.

Spesso si applicava una forma di giustizia "pubblica" che consisteva nella ordalia, cioe nel giudizio di Dio. La prova dell'innocenza tra i sospettati responsabili di un misfatto si lasciava al « giudizio di Dio » sottoponendo gli accusati a prove veramente impensabili per la nostra mentalità.
Per provare la propria innocenza dovevano, per esempio, attraversare incolumi delle fiamme, o riuscire a spegnere con la saliva una lama rovente che veniva loro posta sulla lingua.
Più tardi, venuti a contatto con i Romani, i loro costumi si addolcirono alquanto; si ammise la possibilità di risolvere con compensi in denaro (guidrigildo) le ostilità per evitare eccessivi spargimenti di sangue. Ma quando questo si verificò si era già iniziato quel
lento processo di reciproca infiltrazione tra Barbari e Romani che segnerà la fine definitiva del mondo « classico » e l'inizio del mondo "moderno".

IL POTERE POLITICO

II principio fondamentale della società barbara è Ia forza. L'uomo libero diventa maggiorenne in una cerimonia in cui l'assemblea degli armati gli consegna, autorizzandolo ufficialmente a combattere, le armi che consistono in giganteschi scudi coperti di cuoio, in lunghe lance, pesanti archi e spadoni. L'uomo libero entra così nell'esercito, che coincide con l'assemblea di tutti gli uomini della tribe detentori di diritti. L'assemblea degli armati è depositaria della sovranità, ma le sue funzioni non vanno oltre la decisione della pace a della guerra e la punizione dei reati contro gli dei e la collettività.
Al vertice dell'ordinamento sociale c'e però un gruppo di liberi che si distingue dagli altri: gli Adalingi. Appartengono a famiglie antichissime cui si attribuiscono origini divine; esse infatti detengono per tradizione cariche sacerdotali o civili. Tra questa piccola aristocrazia emerge spesso qualche uomo per il suo valore in guerra, l'unico metro di valutazione. Questo uomo diventa un « capo », Herzog, una carica che entrerà poi nella storia medioevale come quella di "Conte" o "Duca". In caso di guerra, l'assemblea lo elegge re; ma si tratta di una carica con la quale gli viene conferita un'autorità più morale che politica. Nelle assemblee, radunate in caso di pericolo, si decideva a maggioranza.

LA FAMIGLIA E LA RELIGIONE

I barbari germanici nutrivano un profondo sentimento della famiglia. Le infedeltà coniugali erano punite molto severamente. La famiglia era il nucleo fondamentale del loro ordinamento sociale e politico. Le varie famiglie erano tra loro legate da certi vincoli di parentela per cui più famiglie formavano una Sippe.

Piu Sippe formavano un Gau, o tribù, le quali unite ad altre tribù formavano un popolo i cui legami maggiori erano Ie stesse tradizioni civili e religiose.
La religione germanica era molto semplice e di carattere naturalistico, come spesso accade ai popoli nomadi abituati a osservare e temere i misteriosi fenomeni naturali. I loro dei si identificavano con Ie forze della natura e potevano perciò essere buoni o cattivi. C'era Thor, dio del cielo, dal quale scagliava il proprio martello, il fulmine; Freia, materna e mite, che rappresentava la Terra; Baldui, il Sole; Loki, il fuoco utile e malefico. C'era anche un dio supremo: Odino, dio della guerra, che guidava i guerrieri nel combattimento e accoglieva i caduti nella rocca celeste, il Walhalla.

 


I BARBARI NELL' ESERCITO ROMANO

Gli storici hanno discusso per secoli sulle cause della decadenza e della fine della civiltà romana. Da tempo, nessuno sostiene più la tesi semplicistica secondo cui I'Impero romano sarebbe caduto improvvisamente sotto l'irrompere di orde selvagge e distruttrici. Molti hanno detto che l'Impero romano era già morto di morte naturale e che i barbari germanici avrebbero gettato con le loro forze nuove e i loro sani costumi le basi di tutta la civiltà europea moderna.
Tra queste tesi estreme ci sono naturalmente molte vie intermedie. Se i barbari poterono subentrare ai Romani fu perche già all'interno dell'Impero c'era una crisi gravissima, che investiva i principali settori della vita politica. Da tempo era iniziato l'infiltramento di barbari nell'esercito e nella burocrazia romana.

I soldati germani erano temerari e irruenti; non sempre erano in grado di inserirsi nell'ordinato schieramento dell'esercito romano, ma erano pur sempre gli unici mercenari disponibili. Così verso il IV secolo d.C. cominciarono a trovarsi dei barbari a capo di eserciti.
Durante i lunghi periodi di anarchia militare che caratterizzarono la storia romana dal III secolo in poi. gruppi sempre più numerosi di popoli germanici si stanziarono come alleati, ospiti più o meno desiderati, in territori romani, Qui abbandonando la loro solita vita nomade, cominciarono ad assorbire la civiltà romana e a influire a loro volta su di essa.
(Ricordiamo che nei vari castri romani, sono poi sorte le grandi città del centro e nord Europa)
Perciò, all'epoca delle invasioni, i Romani non si trovarono di fronte a popoli sconosciuti e terrificanti; Romani e barbari si erano già conosciuti da tempo e grazie a questi contatti molto frequenti si erano già reciprocamente modificati.

 


I BARBARI E LA NASCITA
DELL' EUROPA

Franchi, Alamanni, Svevi, Eruli, Visigoti, Rugi, Ostrogoti, Longobardi, Borgognoni, Vandali, Gepidi, Anglo - Sassoni, Normanni ecc.; questi, tra gli altri, i protagonisti della storia tra Impero romano e Medio Evo. Un periodo di grandi scontri, di desolazione e lotte. Ai Cristiani che vissero in quel periodo pareva ormai vicina la fine del mondo.
In realtà, si stava creando un nuovo mondo dopo lo sgretolamento di quello romano. Popoli nuovi si inserivano sul tronco antico dell'organismo imperiale, ne modificavano totalmente l'aspetto e ne venivano a loro volta modificati. Così dopo I'epoca turbolenta delle emigrazioni, ci si accorse che erano nate nuove entità politiche che non erano barbare e non erano romane: erano i regni "romano-barbarici", ognuno con la propria individualità particolare, frutto di un incontro tra due civiltà diverse, un fatto storico ed originale che sta alla base delle nostre civiltà nazionali. Tenendo presente questo fenomeno storico possiamo spiegare l'origine della varie nazioni europee.

UNO SGUARDO ALL'ITALIA

L'epoca delle dominazioni barbariche in Italia va dal 476 d.C. circa, anno della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, all'800 d.C., anno in cui Carlo Magno ottenne solennemente la corona del Sacro Romano Impero. In quel periodo di oltre tre secoli, I'Italia fu invasa e dominata da diverse popolazioni. La prima dominazione stabile fu quella degli Eruli che nel 476, guidati da Odoacre, deposero Romolo Augustolo, I'ultimo Imperatore romano. A essi seguirono nel 489 gli Ostrogoti, guidati dal grande Teodorico; vennero quindi i Longobardi condotti da AIboino, nel 568, e infine, nel 754, i Franchi, un popolo di costumi piu civili, guidati da Pipino il Breve, che ristabill in Italia un lungo periodo di pace. Anche prima di queste dominazioni, I'Italia era stata invasa dA popolazioni barbariche, come i Visigoti, i Vandali e gli Unni; ma nessuno di questi popoli si era stabitito nella penisola: essi erano passati compiendo soltanto stragi, devastazioni, razzie, irrompendo nelle citta, uccidendo e rubando, distruggendo case, templi e monumenti, per poi buttarsi su altri territori dell'Impero romano senza creare alcun organismo politico.


FINE

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