POPOLI ANTICHI

GLI INCAS
UN POPOLO STERMINATO DAGLI EUROPEI
"PORTAVANO LA CIVILTA'" !!!

IL SIGNIFICATO DEL NOME INCAS
Oggi il nome Incas viene usato da noi per individuare un popolo e una civiltà dell'America latina ormai lontani nel tempo.
In origine il termine « Inca », invece, non era altro che un titolo nobiliare attribuito da un popolo di razza quechua al suo re, venerato come una divinità in quanto era considerato discendente del Sole. Il primo re a cui fu attribuito l'appellativo fu Roca e fu uno dei principali fondatori dell'impero.


Per tutto il primo millennio dell'era volgare, l'America meridionale, nella zona andina, fu abitata da vari gruppi etnici, ciascuno dei quali aveva una particolare forma di civiltà.

In genere, gli abitanti della Cordigliera avevano sviluppato l'agricoltura ed erano giunti anche a coltivare le zone desertiche asportando gli strati superficiali di sabbia e coltivando lo strato sottostante reso umido da sorgenti sotterranee. Sapevano tessere canapa e vigogna e decorarle di vari motivi e vivaci colori.

Verso il 1400 d.C., la popolazione andina dei Quechua (chiamati poi con il nome di Incas dagli Europei), che abitava la zona attorno alla città di CUZCO ......

 

..... cominciò a estendere la propria sovranità sottomettendo le popolazioni circostanti meno forti e bellicose fino ad avere, tra il 1438 e il 1525, un vasto territorio lungo la zona costiera dell'Oceano Pacifico, vista sopra nella cartina.


UN PAESE LUNGHISSIMO E STRETTO

Il territorio dominato dagli Incas aveva le insolite dimensioni di 3 000 km di lunghezza per soli 500 km di larghezza: era una grande fetta estesa verticalmente.

L'espansione iniziò intorno al 1438 ca. sotto la guida del re Pachacutic: da Cuzco si diresse verso Nord, nella zona oggi occupata dall'Ecuador fino alla moderna Quito.

Dal 1471 il re Tupac estese la conquista a Sud verso la moderna Bolivia e il Cile, Santiago compresa. Sotto il dominio di Huayna Capac, iniziato nel 1493, ci si limitò invece a estendere ulteriormente le zone d'influenza a Nord di Cuzco. Un unico Impero, così, comprendeva territori oggi appartenenti a ben cinque stati diversi: Ecuador, Bolivia, Cile, Perù, Argentina.

Il dominio degli Incas però non fu di lunga durata: nel 1532 Francesco Pizzarro, dopo alcune spedizioni lungo la costa effettuate negli anni precedenti, giunse a Cuzco e, preso prigioniero con l'inganno il re Atahualpa, divenne signore di quelle terre che passavano così sotto il dominio della monarchia spagnola.

Pizzarro era stato attratto dalle notizie di favolose ricchezze che gli Incas avrebbero celato nelle loro dimore. Era vero: infatti le dimore regali nascondevano una gran profusione di suppellettili preziose, tanto che l'Inca (così era chiamato il re) Atahualpa, dopo alcuni mesi di prigionia, sperando di ottenere la liberazione, riuscì a riempire la stanza in cui era tenuto prigioniero, per un'altezza d 2 metri e mezzo, con del vasellame aureo che offrì a Pizzarro come riscatto.

Il gesto però non gli salvò la vita: Pizzarro accusò l'Inca di tradimento e, nonostante le proteste dei suoi stessi compagni, lo fece strangolare.
Gli Spagnoli non salvarono nulla dell'ingente patrimonio artistico: si limitarono a fondere loro per farne lingotti.

LA RELIGIONE INCAICA

La somma divinità era il Sole; gli Incas credevano che il fondatore della dinastia fosse Manco Capac, l'unico superstite dei quattro figli del Sole usciti dalla grotta dell'aurora e diretti verso i punti cardinali.
L'Inca, come discendente di Manco Capac, era quindi il rappresentante del Sole in terra. Il popolo gli tributava grande venerazione. Da giovane, l'Inca era tenuto nascosto fino ai sedici anni e poi presentato ufficialmente ai nobili e al popolo con una fastosa cerimonia.

Ogni apparizione dell'Inca era poi considerata cerimonia di culto e il popolo si prosternava a terra, mormorando preghiere.
Ne ebbero una prova gli stessi Spagnoli quando uccisero Atahualpa. Il popolo che, venuto anche da lontano, prosternato a terra, aveva tributato l'ultimo omaggio al suo Inca, continuò a rimanere prostrato senza smettere di pregare, finché, a notte, gli Spagnoli preoccupati ne fecero scomparire il corpo. Qualsiasi sventura o malattia che potesse capitare all'Inca o alla famiglia reale si pensava derivasse da spiriti maligni a causa di qualche mancanza o peccato del popolo e l'intera popolazione cercava allora di porvi rimedio con purificazioni generali, basate su digiuni e penitenze.


L'ORDINAMENTO SOCIALE

L'Inca era il capo assoluto: oltre a essere il sommo sacerdote in quanto figlio del Sole, era capo dell'esercito, poiché era il più forte, godeva della protezione divina e teneva nelle sue mani l'intera amministrazione dell'Impero.
I vari collaboratori, governatori e sovrintendenti alle terre conquistate, i capi dell'esercito erano tutti scelti fra i nobili componenti la famiglia reale per poter meglio mantenere questo accentramento. La nobiltà godeva così di enormi privilegi, mentre il popolo era in una posizione nettamente subordinata.

L'ECONOMIA

La base dell'economia era la coltivazione su larga scala del mais, dei fagioli e delle patate. Il mais oltre che all'alimentazione serviva per la celebrazione dei sacrifici e per le offerte sacrali. Per facilitare le coltivazioni su un territorio in gran parte montuoso, si era introdotto l'uso di suddividere il pendio in tante terrazze che agevolavano il lavoro ed evitavano franamenti.
Si era messo a punto anche un efficiente sistema di canalizzazione idrica per bonificare terreni incolti. Quando i popoli sottomessi si dimostravano in possesso di utili risorse tecniche, gli Incas non esitavano a estenderle a tutto l'Impero.
Assai praticato era l'allevamento, specialmente del porcellino d'India (pregiato per la sua carne), dei lama (adibiti al trasporto), degli alpaca e delle vigogne (apprezzate per il loro pelo).
Si organizzavano grandi battute di caccia per catturare le vigogne che, però, venivano nuovamente messe in libertà dopo una tosatura integrale. Dal loro pelo si ricavava un tessuto assai sottile, lucente, che gli Spagnoli scambiarono per seta.

UNA VERACE PROFEZIA

Si narrava presso gli Incas che un principe reale, mentre riposava in una grotta presso Cuzco, avesse avuto l'apparizione del Dio Viracocha, figlio del Sole, che gli predisse rovine da parte di popoli provenienti dal Nord.
Alcune rivolte interne fecero pensare dapprima a un avverarsi immediato della profezia. Ma una più meditata interpretazione dei sacerdoti, invece, attribuì alla profezia un significato più complesso: sarebbero giunti uomini barbuti, estranei all'Impero, padroni del fulmine e avrebbero distrutto gli Incas.

L'arrivo degli Spagnoli, cent'anni dopo con barbe e armi da fuoco, segnò così il compiersi di una vecchia profezia e la notizia dello sbarco fu portata con trepidazione fino a Cuzco dai messaggeri che, organizzati in perfette staffette, effettuavano le comunicazioni costanti e regolari fra le varie parti dell'Impero.


L'ARCHITETTURA DEGLI INCAS

Gli edifici degli Incas hanno una struttura massiccia e monumentale, ma perfetta al tempo stesso. Sono infatti costituiti da grosse pietre (che raggiungono a volte anche i 5 metri di larghezza) lavorate in modo da presentare facce perfettamente lisce e incastrate le une con le altre senza alcun legame cementizio. L'unione era perfetta tanto che si poteva dire che fra le varie pietre non passava neppure la lama di un coltello.

I palazzi (Cuzco) e le fortezze (Machu Pichu, Sacsayhuaman) presentano tutti esternamente queste murature enormi e compatte senza nessuna traccia di decorazione, differenziandosi così dai tipi di costruzione delle altre culture americane, come, per esempio, quella dei Maya o degli Aztechi.

Alle facciate esterne scandite solo da rare aperture di forma trapezoidale, faceva riscontro nei palazzi un interno fastoso per i rivestimenti in oro e argento, per i tappeti, per le preziose suppellettili, per i giardini con ogni specie di animali portati anche dalla- foresta vergine.
Per la copertura si usavano tetti di paglia e di giunchi intrecciati, in modo che potessero disegnare, contro la luce del cielo, motivi decorativi.
Interessante è anche la pianta di Cuzco con strade regolarmente costruite in modo da ottenere incroci a perfetto angolo retto. Il popolo soggiornava in modeste dimore di argilla o costruite con pietre e ciottoli; l'interno di queste case era privo di decorazioni.

Fra le altre arti, gli Incas praticavano ampiamente e con grande abilità la lavorazione dei metalli, di cui erano costitui sia gli oggetti ornamentali sia i boccali sia gli utensili di uso comune.
Fabbricavano anche molti vasi di argilla: la forma di vaso più comune era quella dell'anfora terminante a punta e con due piccole anse sulla pancia. Per le decorazioni si usavano motivi geometrici o motivi tratti dalla natura come nel caso di vasi decorati con steli di mais.

FINE

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