QUEL ROMMEL CHE FECE MORDERE
AGLI INGLESI LA SABBIA AFRICANA
Africa Korps tedesco e truppe italiane contro i britannici in Libia (1940-42).
Qui si svolsero alcune delle battaglie più dure della 2a Guerra Mondiale

(
in fondo: "IL DIARIO DI ROMMEL" )

 

di FERRUCCIO GATTUSO

L'importanza dello scenario africano.

Tra il 1940 e il 1942 si combatterono alcune delle battaglie più spettacolari e dure della Seconda guerra mondiale, nello scenario suggestivo e altresì letale del deserto nordafricano.
Allo scoppio del conflitto, quando l'Inghilterra resisteva, isolata dal mondo, sotto le bombe del Führer, le uniche buone notizie potevano venire dall'Africa del Nord, dove le truppe del nuovo nemico italiano certo erano più abbordabili e affrontabili rispetto a quelle tedesche. Lo scenario africano offriva anche priorità e potenziali vantaggi indubbi, e quando anche Hitler e il suo Stato Maggiore si accorsero di questa realtà, non esitarono ad inviare, accanto agli alleati italiani, un giovane, ardito, astuto generale di nome Rommel.

Già nei mesi precedenti lo scoppio della Seconda guerra mondiale gli Alleati avevano studiato come realizzare un'offensiva contro l'Italia, che controllava la colonia di Libia, stretta tra la Tunisia francese e l'Egitto britannico. Purtroppo la subitanea caduta della Francia intralciò questi piani, e le forze britanniche ben presto compresero come fosse assolutamente difficile la situazione su quel teatro. L'Egitto inglese - forte di soli sessantamila uomini agli ordini del Generale Sir Archibald Wavell - avrebbe dovuto controllare dagli attacchi italiani un'area di novemila chilometri quadrati, comprendente nove paesi dalla Turchia alla Somalia, vale a dire l'intero Medio Oriente, giù fino al Nord Africa.

L'importanza di quest'area era indiscutibile: il petrolio del Golfo Persico era il suo tesoro, il mezzo - per Londra - per non dipendere dal combustibile americano, e ciò che avrebbe risolto i problemi di manovra e avanzamento dei tedeschi e degli italiani, sempre a corto di carburante, essendo le proprie imbarcazioni quasi sempre abbattute e neutralizzate dagli Alleati nelle acque del Mediterraneo. In Libia, trecentomila soldati italiani preparavano l'assalto: l'Egitto diventava così l'ultimo baluardo per difendere il Medio Oriente. Senza dimenticare che l'Egitto offriva ottimi porti, rifornimenti d'acqua e agili arterie di comunicazione.
La campagna nordafricana consistette dunque essenzialmente in questa logorante guerra di confine, che vide continui rovesci di fronte. Il deserto divenne quindi lo scenario nel quale - in una sorta di guerra "marittima" - si affrontarono, al posto delle navi, i carri armati. Grandi spazi, il cielo come bussola, la mancanza di acqua, l'assenza di centri abitati e di ostacoli naturali.

Le prime vittorie britanniche
I primi scontri tra inglesi e italiani videro attestare, da una parte, le forze al comando del generale Rodolfo Graziani, a Sidi Barrani, in una serie di campi trincerati, e dall'altra quelle agli ordini di Wavell nella zona di Marsa Matruh. La mossa vincente di Wavell fu senza dubbio la designazione al comando delle forze del deserto occidentale di R.N. O'Connor, piccolo, sagace Maggiore Generale che, con grande intuito, riuscì a trasformare una guerra difensiva in un'offensiva. Nonostante i soldati inglesi fossero di numero nettamente inferiore, apparivano meglio equipaggiati e con un morale più alto. Con soli trentaseimila uomini organizzati in due divisioni - la 4a indiana (fanteria) e la 7a corazzata - e supportati da un'efficace artiglieria, la Western Desert Force di O'Connor, in due soli giorni di combattimento, tra il 9 e il 10 dicembre 1940, sconfissero due corpi d'armata italiani, fecero trentottomila prigionieri, neutralizzarono 73 carri armati, 37 pezzi di artiglieria. Accusando solo 624, tra caduti, feriti e dispersi! Una vittoria schiacciante.

Un solo mese dopo, il 3 gennaio 1941m O'Connor portava i suoi uomini, senza ubbidire agli ordini di mettersi sulla difensiva, alle porte di Bardia e la conquistò in un giorno: facendo altri quarantamila prigionieri, distruggendo 13 carri armati nemici, impossessandosi di 440 mitragliatrici e 706 camion. Tobruk cadde a fine gennaio, con altri venticinquemila prigionieri. Alla fine, dopo ulteriori successi nel mese di febbraio in Cirenaica, O'Connor aveva - in dieci settimane - catturato 130.000 prigionieri, 400 carri armati e 1290 cannoni.
A questo punto l'errore marchiano - che venne comunque da Londra, fu quello di ordinare fermamente a O'Connor di arrestarsi, senza puntare a Tripoli, e convogliare le forze in aiuto della Grecia, invasa dai tedeschi. La Western Desert Force, che aveva realizzato una serie impressionante di vittorie, si sciolse. Non solo: quella catena di successi sarebbe servita a far giungere sulla scena nord africana i tedeschi. Guidati da un uomo che avrebbe dato filo da torcere agli Alleati: il 12 febbraio giungeva infatti a Tripoli Erwin Rommel, ben presto nominato - per la sua astuzia e le sue capacità di movimento delle truppe - la "Volpe del Deserto".

Erwin Rommel, la leggenda di un comandante
"A tutti i comandanti e i capi di Stato maggiore dal Quartiere Generale B.T.E. e M.E.F.
Esiste realmente il pericolo che il nostro amico Rommel diventi una specie di stregone o di spauracchio per le nostre truppe, che cominciano a parlar troppo di lui. Pur essendo indubbiamente molto energico ed abile, egli non è assolutamente un superuomo. Anche se fosse un superuomo, sarebbe sempre deprecabile che i nostri uomini gli attribuissero poteri soprannaturali. Desidero che usiate tutti i mezzi possibili per dissipare l'idea che Rommel rappresenti qualcosa di più che un comune generale tedesco. L'importante è che si eviti di parlare sempre di Rommel quando intendiamo riferirci al nostro nemico in Libia. Dobbiamo dire i tedeschi o le potenze dell'Asse o il nemico e non ricadere sempre sul nome di Rommel. Vi prego di assicurarvi che quest'ordine venga posto immediatamente in atto, e di far capire a tutti i comandanti che, da un punto di vista psicologico, si tratta di una questione della più alta importanza. Firmato: C. J. Auchinleck, Generale Comandante in capo delle forze in medio Oriente".

A questo, dopo pochi mesi dall'arrivo della "Volpe del deserto" in Africa, si sarebbe giunti: a una disposizione ufficiale, cioè, affinché gli stessi soldati alleati non fossero portati a considerare Rommel una sorta di leggenda imbattibile. E dire che le fortune del generale tedesco furono certo spettacolari, ma in un numero non superiore a quelle di altri colleghi e avversari. Senza dubbio, le circostanze, un innegabile carisma dell'uomo, contribuirono alla nascita della leggenda della "Volpe del deserto".
A tutto questo, però, va aggiunta un'abile politica di propaganda del III Reich (in questo il ministro Goebbels fu un maestro), un'astuta attenzione ai particolari "estetici" da parte del generale stesso (sempre seguito da fotografi e giornalisti, con loro sempre compiacente). Ultimo aspetto, non indifferente, il rapporto speciale che il generale seppe instaurare con i propri soldati, e il valore degli stessi, organizzati in quella che doveva essere una sperrverband - una forza di blocco - e che divenne, nelle mani di Rommel, una formidabile macchina d'attacco: l'Afrikakorps.

Come cadde la scelta, da parte di Berlino, di inviare proprio Erwin Rommel in Africa? L'ufficiale era già celebre in Germania, come eroe nella Prima guerra mondiale, e come istruttore (seppur dimostratosi poi molto poco "zelante") della Hitlerjugend, la Gioventù Hitleriana. I contrasti con la dirigenza hitleriana lo avrebbero allontanato dal ruolo, e le sorti della guerra lo avrebbero posto, nei giorni bui della sconfitta, in contrasto talmente netto con il nazismo che il generale-simbolo sarebbe divenuto un nemico da schiacciare.
In origine, il comandante prescelto per l'Africa avrebbe dovuto essere il generale Hans von Funk, un aristocratico prussiano. Eppure la spuntò il "plebeo" Rommel, che non vantava tradizioni familiari militari, ed anzi era entrato nell'esercito con l'opposizione paterna. I Rommel era una famiglia sveva, di modesta agiatezza, senza particolari conoscenze nel mondo che conta, totalmente avulsi dalla mentalità e dai privilegi della casta degli ufficiali prussiani. Eppure, furono proprio queste radici umili ad esaltare il Führer che, lui ex semplice caporale, evidentemente vi si riconosceva.


Il 19 giugno 1910, a soli diciotto anni, Erwin Rommel era entrato nell'esercito, nel 124esimo reggimento di fanteria a Weingarten, con il grado di "aspirante". Prima come soldato semplice, quindi e solo successivamente ammesso alla Kriegsschule, l'accademia militare. Durante la prima guerra mondiale, contro gli italiani, il giovane Erwin si era meritato l'onorificenza Pour le Mèrite. Fra le due guerre, l'ufficiale aveva scritto alcuni trattati sulle tattiche di fanteria. Sulle tattiche, per l'appunto: perché Rommel fu sicuramente più un eccellente tattico che un bravo stratega. La propaganda nazista esaltò successivamente Rommel quando, alla testa della velocissima "Divisione Fantasma" (250 km al giorni di marcia) entrò nel 1940 in Francia. Hitler ritenne che un comandante di quella tempra potesse muoversi con sagacia sul teatro africano. E per Rommel, afflitto dai reumatismi, il sole e il caldo africani
sembravano, opportunamente scansando i proiettili del nemico, l'habitat più salutare.

Rommel sarebbe rimasto in Africa settentrionale per poco più di due anni, durante i quali sarebbe stato protagonista di un'immediata ascesa (le prime importanti operazioni), da alcune delusioni (la mancata conquista di Tobruk il 1 maggio 1941), da eroiche resistenze agli assalti britannici nell'estate di quel primo anno africano, una bruciante ritirata fino alla Cirenaica sotto i colpi dei Generali Auchinleck e Ritchie, un'avanzata nel febbraio 1942 e poi, nel maggio di quell'anno, l'avanzata più spettacolare, quella che porterà l'Afrikakorps, in un solo mese, oltre Tobruk, oltre il confine egiziano, superando Marsa Matruh, Bagush, El Daba e arrivando alle porte di El Alamein. A questa meta fatale si fermano le illusioni della "Volpe del deserto", così come dei suoi alleati italiani. A pochi chilometri da Alessandria e dal trionfo. Dopo mesi di stallo e logoramento reciproco con il nemico, diretto dall'altrettanto mitico generale britannico Montgomery, il 12 maggio 1943 gli ultimi elementi dell'Afrikakorps si sarebbero arresi in Tunisia, mentre il loro comandante, in Germania, cercava da qualche settimana di convincere Hitler a salvare i propri uomini, abbandonati a loro stessi.

Afrikakorps: avanzata verso oriente
Non potendosi in questa sede affrontare tutti i risvolti della campagna d'Africa, basti compiere un salto indietro, per analizzare gli improvvisi successi dell'Afrikakorps. Va detto innanzitutto che una delle carte vincenti di Rommel fu senza dubbio la sua imprevedibilità: non solo per il nemico, ma per i suoi stessi superiori a Berlino. Come scrive il reduce Desmond Young in "
Rommel - La volpe del deserto", "[…] si può dire, a giustificazione del nostro servizio informativo, che Rommel prese di sorpresa gli stessi suoi superiori di Berlino. Egli iniziò l'offensiva il 31 marzo. Dieci giorni prima, il 21 marzo, il comando dell'esercito tedesco l'aveva invitato a formulare un piano per la riconquista della Cirenaica e a presentarlo non più tardi del 20 aprile. Doveva essere un piano ispirato alla massima prudenza. Trovandosi di fronte a massicce forze britanniche, Rommel non doveva portarsi oltre Agedabia finché non fosse arrivata la 15esima Panzerdivision. […] Nove giorni prima della data stabilita per l'inoltro del piano, Rommel aveva già riconquistato la Cirenaica, ad eccezione di Tobruk, e raggiunto la frontiera egiziana".

Gli inglesi cominciavano a temere l'Afrikakorps e l'urlo di battaglia dei suoi soldati, "Heia Safari!": che in lingua bantù significava "ancora avanti!". Rommel, quindi, non solo non ascoltava Berlino: non ascoltava lo stesso Führer, che il 3 aprile gli telegrafò di mostrarsi più cauto e di non dare via ad un'offensiva su larga scala. Tanto più che il generale italiano Gariboldi, formalmente suo superiore, ovviamente non gradiva né questa anarchia, né il prestigio conquistato da Rommel.
Ma Rommel era uomo incapace di stare sulla difensiva. La grande intuizione del generale fu comprendere l'importanza dell'uso del carro armato in uno scenario come quello desertico, predisposto ad agili e veloci spostamenti. Il deserto, pur con le sue insidie, non doveva né poteva costituire un ostacolo: né la sabbia, che faceva sprofondare gli autocarri fino agli assi, né il ghibli, il vento caldo e secco che scatenava tempeste di sabbia. Le file motorizzate dell'Afrikakorps dovevano proseguire, sotto (letteralmente sotto) l'occhio vigile del loro comandante: quando non marciava insieme ai suoi soldati, Rommel vi planava sopra a bordo di un aereo personale e, qualora scorgesse unità disperse, faceva scendere in picchiata il velivolo e gettava scatole con messaggi di questo tono: "Se non vi rimettete in moto immediatamente, vengo giù io. Rommel".

Il comandante stava spesso e volentieri in mezzo ai suoi soldati, mangiava insieme a loro e condivideva con loro i pericoli, entrando nelle trincee con loro. Un sottufficiale, il Maggiore von Mellenthin scrisse: "Rommel sapeva come far sentire un uomo immortale". In cambio, si creò un legame unico tra la "Volpe" e i soldati semplici: non era inconsueto che questi ultimi acquistassero nei mercati locali frutta e verdura che puntualmente inviavano al proprio comandante.
Ai primi di aprile, l'Afrikakorps era a meno di 20 chilometri dalla fortezza turca di Mechili: questa cadde sotto i colpi delle truppe tedesche, che fecero duemila prigionieri (tra cui settanta ufficiali) britannici. A Mechili Rommel requisì alcuni mezzi mobili utilissimi, tra cui il mitico "Mammut", il quartier generale mobile, trasformato in un trofeo di guerra, e dal quale il generale amava farsi fotografare con un altro trofeo indosso, i mitici occhialoni appoggiati sulla visiera del suo berretto rigido. La "Volpe del deserto" aveva bisogno anche di questo, per conquistare la fantasia della gente.
Negli stessi giorni, l'Afrikakorps aveva raggiunto Derna, aveva bloccato la fuga degli inglesi lungo la Via Balbia, aveva catturato novecento soldati nemici, fra cui quattro
generali. Uno di loro era nientemeno che il Generale Richard O'Connor.

Il 10 aprile, contro il volere del proprio Stato Maggiore, aveva riconquistato due terzi di quella Cirenaica persa nel 1940. La meta era sicuramente, a questo punto, il canale di Suez, anche se prima vi era lo scoglio del porto strategico di Tobruk, a 160 km da Derna. Tobruk era la via verso l'Egitto, un porto logisticamente importantissimo. Ma Tobruk era difesa da dodicimila soldati inglesi, australiani e indiani, era una fortezza abitata da 36.000 persone, e Winston Churchill stesso non aveva mancato di ordinare ai suoi soldati di "difendere Tobruk a costo della vita, senza neppure considerare l'eventualità di ritirarsi". La fortezza rimase un sogno proibito per Rommel: il comandante se la prese con i suoi sottoposti, Streich e Olbrich, provvedendo a giubilarli. La realtà era invece una sola: Rommel aveva portato troppo avanti i suoi uomini, le provviste tardavano a raggiungerli, i difensori della fortezza erano numericamente superiori. Rommel non cedette fino al 4 maggio quando, sotto gli occhi del generale Fredrich Von Paulus, inviato da Berlino ai fini di osservazione, dovette ammettere lo scacco. L'Afrikakorps aveva perso più di milleduecento uomini. L'attacco andava fermato. E così il centro dei combattimenti si spostò ad est, sul confine egiziano.



Il 27 maggio, a soli quindici settimane dall'arrivo di Rommel in Nordafrica, l'Afrikakorps aveva proceduto verso oriente per milleseicento chilometri, aveva soccorso gli alleati italiani, e aveva conquistato il Passo di Halfaya, alle porte dell'Egitto.
Rommel andava fermato, e così gli Alleati pensarono a quella che chiamarono "Operazione Battleaxe": il generale Wavell affidò le redini dell'operazione al Generale Sir Beresford-Perise. 190 carri armati dell'VIII corpo d'armata avrebbero dovuto attaccare da tre parti le forze di Rommel tra Sollum e Halfaya. Fu in questa cornice che l'abilità di Rommel nell'impiego dei carri armati si rivelò fondamentale: i panzer tedeschi si avvalsero della collaborazione dei micidiali cannoni 88mm, trainati da semicingolati. Questi cannoni, progettati dalla Krupp, erano nati come arma contraerea. Potevano colpire un velivolo ad 8000 metri di altezza. Ebbene, Rommel li impiegò con puntatura orizzontale (!), facendoli risultare devastanti. I proiettili passavano da parte a parte i carri nemici. Fu la carta vincente: gli inglesi non riuscirono ad avanzare.

Dopo tre giorni di combattimento, l'Operazione Battleaxe era costata agli Alleati novantun carri armati, a fronte di soli venticinque persi dai tedeschi. La sconfitta in questa battaglia segnò la fine di Wavell, sostituito dal generale Claude Auchinleck, al tempo Comandante in Capo delle forze inglesi in India.
Gli Alleati tentarono di respingere i tedeschi con la successiva "Operazione Crusader", che sarebbe stata sferrata dall'VIII Armata, forte di 118.000 uomini. I combattimenti, cruenti, a Sidi Rezegh videro un'altalena di avanzamenti e indietreggiamenti da parte di entrambe le forze in campo. Tra il 18 novembre e il 1 dicembre 1941, Rommel poteva telegrafare a Hitler di aver distrutto "814 carri armati e autoblindo nemici, e abbattuti 127 aerei. Il numero dei prigionieri supera 9.000, tra cui tre generali". Un successo? Tutt'altro, perché l'Afrikakorps era sempre su posizioni difensive: aveva resistito, ma a fronte di immense perdite. Il Panzergruppe era indebolito, le truppe non rifocillate, e non restava che una ritirata dalla Cirenaica.

 

Ritirata dalla Cirenaica?
Tobruk stava diventando un'ossessione per Rommel: giunto alle porte dell'Egitto, ora l'Afrikakorps doveva limitarsi a mantenere posizioni di stallo? Le parole del generale Von Paulus, inviato appositamente da Berlino, erano state inequivocabili: non muoversi, fino all'arrivo di nuovi rifornimenti. L'assedio di Tobruk continuò, ma seguendo il rito delle perlustrazioni e delle scaramucce d'artiglieria. Lungo il confine egiziano, Rommel decise di erigere una serie di capisaldi,
la fortificazione principale era presso il Passo di Halfaya, sanguinosamente conquistato agli inglesi: qui i tedeschi, dominando da una parte tutta la pianura costiera e dall'altra il deserto libico potevano avvalersi di una posizione strategica cruciale.
Il comando di Halfaya venne affidato da Rommel al Capitano Bach, un energico ex pastore protestante, che era stato tra i protagonisti della conquista del passo nel maggio 1941. Il rivale, sul fronte avverso, era il Generale Wavell, pungolato dai superiori in seguito ai continui cedimenti di fronte alle truppe tedesche. Winston Churchill ordinò senza mezzi termini a Wavell di annientare le forze di Rommel: non solo una questione di principio, dal momento che vi erano motivi di importanza strategica. Londra aveva fretta: dall'inizio di giugno, i tedeschi avevano occupato Creta e, dall'isola nel cuore del Mediterraneo, potevano erigere una linea difensiva tra la Grecia e la Cirenaica. Il passo di Halfaya non avrebbe retto, e nel gennaio 1942, Erwin Rommel, dislocato in Libia, avrebbe guardato sconsolato la situazione: si era praticamente al punto di partenza. Solo nel marzo precedente l'Afrikakorps aveva iniziato, da quello stesso punto, un'avanzata memorabile.

Eppure, come scriveva ottimisticamente alla moglie "la situazione si sta evolvendo a nostro vantaggio e io ho in serbo diversi piani", di cui non oso far parola a nessuno. Mi prenderebbero per pazzo, ma non lo sono. Vedo solo un po' più in là di loro". La Volpe del deserto stava meditando una strategia su come ricacciare gli inglesi: i suoi agenti segreti intercettavano i rapporti nemici, molti dei quali lamentavano lo storno di forze preziose su un altro fronte. Il Giappone era infatti entrato in guerra il 7 dicembre 1941, con l'attacco a Pearl Harbor, e aerei, carri armati e due intere divisioni di fanteria avrebbero preso la via dell'Asia. Contemporaneamente, Berlino era sul punto di inviare rinforzi all'Afrikakorps: gli U-Boot, dagli abissi marini, controllavano il traffico del Mediterraneo, e l'aviazione tedesca si rivelava scrupolosa nella copertura dei convogli marini dell'Asse. Da Malta, gli inglesi, mordevano di meno, in definitiva.

A Tripoli, il 5 gennaio 1941 un convoglio scaricò la bellezza di 55 panzer, vero e proprio ossigeno di metallo per Rommel, che in dieci mesi di scontri aveva perso il novanta per cento dei propri carri! L'offensiva andava sferrata entro la fine del mese di gennaio: senza ubbidire a Von Paulus, senza ubbidire a Berlino. Senza ubbidire a Hitler. In segreto, Rommel organizzò un piano: avrebbe finto di ritirarsi ulteriormente verso ovest (inviò convogli di autocarri in quella direzione) e, la notte prima dell'attacco, fece incendiare vecchie costruzioni, come per dare al nemico l'impressione di una smobilitazione.
Alle 8.30 del 21 gennaio, l'Afrikakorps iniziava l'attacco: divisi in due colonne appoggiate dai micidiali aerei Stukas, i tedeschi (insieme agli italiani della divisione corazzata Ariete e della motorizzata Trieste) avanzò verso est lungo la costa, mentre l'altra colonna avanzò nel deserto. La prima colonna avrebbe cacciato in bocca alla seconda diverse unità nemiche, con un veloce accerchiamento.

Da Roma, frattanto, era piombato in Africa il Maresciallo Ugo Cavallero, determinato a fermare Rommel. Nelle mani dell'alto ufficiale italiano una direttiva di Mussolini, che intimava di arrestare l'attacco. La Volpe del deserto rispose semplicemente che ubbidiva a Hitler, e a lui soltanto. Inevitabilmente, l'Afrikakorps venne privato del supporto di due corpi d'armata italiani, un "dispetto" di Cavallero che non impensierì il generale tedesco. Il 25 gennaio i panzer tedeschi continuarono l'inseguimento degli inglesi, in ritirata a seguito di continui attacchi nel deserto. Le battaglie di questi giorni furono altamente spettacolari: i carri armati si colpivano in corsa, alla velocità di 25 chilometri orari. Solo il 25 gennaio l'Afrikakorps avrebbe distrutto 96 carri nemici, 38 cannoni e 190 autocarri.

Una formazione di aerei inglesi in missione
La prossima meta era il porto di Bengasi: con marce forzate impressionanti, sotto la pioggia battente e le tempeste di sabbia l'Afrikakorps raggiunse Regima, una fortezza turca a 25 chilometri da Bengasi. Nella città portuale rimasero così bloccati migliaia di soldati britannici che, tra le fortificazioni, avevano cercato rifugio dopo la fuga nel deserto. Lasciando - particolare non indifferente - la bellezza di milletrecento veicoli alle spalle, che i tedeschi avrebbero riadattato a proprio vantaggio.
Il 29 gennaio Rommel entrava a Bengasi: nel momento in cui il suo berretto con visiera e occhialoni da carrista entrava in città, una missiva di Mussolini lo…autorizzava a prendere Bengasi! Hitler, dal canto suo, sebbene sapesse che il generale aveva disubbidito agli ordini, non esitò a nominarlo Generale di Corpo d'Armata. Il 6 febbraio, si era ad una nuova situazione di stallo, e Rommel ne approfittò per prendersi una pausa, se così la si può definire. La Volpe del deserto abbandonava la sabbia e tornava in Germania, per importanti questioni "diplomatiche".

Rommel pressò, in quelle settimane "pacifiche", su Hitler: l'Afrikakorps necessitava di uomini e armi. Ma i venti di Russia erano ormai troppo forti, l'Operazione Barbarossa era la chimera del Führer. E così le sei divisioni motorizzate richieste dal generale non arrivarono mai in Africa. Servivano rinforzi, in ogni caso, per prendere Tobruk, la via per l'Egitto. Quando Rommel tornò nel deserto, aveva avuto la certezza che il fronte africano era ormai considerato di second'ordine rispetto a quello russo.
Per realizzare l'attacco all'Egitto ci volevano rifornimenti, per avere questi bisognava neutralizzare la base britannica di Malta, dalla quale partivano aerei in continuazione, a piegare le navi dell'Asse. L'Operazione Ercole avrebbe dovuto scatenarsi su Malta: un attacco dal cielo, orchestrato dal generale Kurt Student, lo stesso che aveva conquistato Creta. Due divisioni di paracadutisti avrebbero dovuto occupare i tre aeroporti nemici sull'isola. L'operazione sarebbe dovuta scattare nel giugno del 1942: già da aprile Malta veniva martellata dal cielo e dal mare, dalla Luftwaffe e dalla Luftflotte (7000 tonnellate di esplosivi al mese!). Malta non fu presa, ma i rifornimenti cominciarono a giungere in Nordafrica.

L'attacco a Tobruk
Poteva così cominciare l'attacco a Tobruk, dove peraltro gli inglesi erano in vantaggio numerico, sia per uomini sia per mezzi: 125.000 soldati per gli Alleati, 113.000 per Rommel, 859 carri per i primi, 560 per il generale tedesco. L'asso nella manica , nella battaglia, si sarebbero rivelati i cannoni 88 millimetri: quattro dozzine di pezzi che, concentrati in massa d'urto, avrebbero spazzato i carri nemici.
L'offensiva partì il pomeriggio del 26 maggio, sotto il nome di Operazione Venezia. Dopo un'avanzata notturna nel deserto, stremante e teoricamente impossibile, l'Afrikakorps raggiunse il nemico. Come diversi testimoni, ufficiali e soldati, avrebbero detto in seguito, la presenza di Rommel in questa operazione fu determinante. Il generale non si mosse dalla prima linea dei combattimenti, incessante nelle ispezioni e nel rimproverare e rinfrancare i soldati. Mentre i comandanti inglesi studiavano a tavolino, nelle retrovie, come e dove spostare le forze, Rommel era sul posto e… improvvisava.

L'11 giugno sarebbe scattato l'attacco definitivo a Tobruk ("Tobruk, qualunque cosa per Tobruk"): dopo due settimane di combattimento i soldati dei due fronti erano sfiancati, esausti. La battaglia decisiva si sarebbe svolta il 12 giugno, ma solo dopo l'impressionante bombardamento del 20 giugno Tobruk avrebbe cominciato a vacillare. La mattina seguente, i panzer di Rommel rombavano fra le strade della città in rovina: il Generale di Divisione H.B. Klopper, un sudafricano, accettava la resa, consegnando ai tedeschi 33.000 prigionieri. Da Berlino, Hitler assisteva esterrefatto: Rommel venne promosso Feldmaresciallo. Aveva cinquant'anni, ed era l'ufficiale più giovane a venire insignito di questo grado.

L'Egitto, El Alamein, la fine di Rommel
Rommel non si sarebbe seduto sugli allori: il 21 giugno 1942 il generale annunciò l'intenzione di puntare verso l'Egitto, finalmente. Puntare a Suez, anche contro le direttive dei superiori che - immancabilmente - consigliavano un arresto. La Luftwaffe avrebbe potuto puntare su Malta. Rommel, invece, necessitava di forze dal cielo per puntare verso il canale strategicamente fondamentale.
Fortunatamente per le sorti della guerra e per gli Alleati, una tantum Rommel l'ebbe vinta presso Hitler e non dovette…disubbidire! La sera del 23 giugno, i panzer e gli autocarri attraversavano il confine con l'Egitto. Rommel cominciava, sulle ali dell'entusiasmo, il proprio declino: incapace nella guerra di stallo, un uomo come lui poteva solo avanzare e avanzare ancora. I tedeschi si muovevano così' velocemente, da superare gli stessi rifornimenti.

Carri armati inglesi in marcia contro i tedeschi
Rapidità e velocità, solo così - anche con uomini e mezzi in meno - la Volpe del deserto sperava di cogliere di sorpresa gli inglesi. Dopo Tobruk, il 29 giugno, cadeva anche Marsa Matruh, per la seconda spettacolare vittoria nel giro di due settimane scarse. Da qui Rommel chiedeva ai propri soldati, sfiniti, di raggiungere i sobborghi di Alessandria! "Domani, quando arriverò, proseguiremo fino al Cairo per un caffè", così disse a un ufficiale suo collaboratore. La ritirata degli inglesi, comandati dal generale Auchinleck terminò a El Alamein, l'estremità settentrionale di una linea fortificata lunga sessanta chilometri, ricca di capisaldi, campi minati e fortini di cemento, oltre a trincee dove, per giorni, tedeschi, italiani da una parte e forze britanniche dall'altro, si sarebbero fronteggiate. Maestro nell'accerchiamento, Rommel si trovava di fronte a una linea che non poteva in alcun modo essere accerchiata, andando dal Mediterraneo alla Depressione di Qattara. La linea andava attraversata. Sfondata.

L'attacco ebbe inizio il 1 luglio, prima dell'alba, ma i tedeschi furono costretti a trincerarsi. Il 3 luglio era chiaro che l'aviazione britannica teneva sotto controllo tutto dal cielo. Prendere l'Egitto, appariva chiaro per la prima volta a Rommel, era un'impresa impossibile. Le forze tedesche erano esaurite, stremate all'inverosimile, trascinate dal carisma, dalla sete di gloria e dalla febbre irrazionale e, indubbiamente, eroica di un novello Icaro, pronto a spingersi oltre le proprie capacità reali. Se ai primi di luglio gli inglesi avessero contrattaccato, probabilmente avrebbero avuto la meglio. Ma non lo fecero. L'Afrikakorps poté quindi riposarsi e rifocillarsi: nacque così lo stallo.

Attacchi e contrattacchi si susseguirono fino a metà luglio, ma il contrattacco britannico decisivo sembrò svilupparsi il 21 dello stesso mese: nella notte, migliaia di soldati neozelandesi e indiani (gli australiani, invece, avevano retto con straordinario coraggio ed eroismo ne giorni precedenti, il primo impatto con l'Afrikakorps) sfondarono la linea centrale del fronte tedesco. Perdite pesanti vi furono su entrambi i fronti. Nonostante queste avvisaglie positive, da Londra Churchill impose la sostituzione di Auchinleck con un nuovo comandante di talento, il generale Sir Harold Alexander. Il comando dell'Ottava Armata, che svolgeva un ruolo chiave nelle operazioni, venne affidato ad un giovane generale quasi sconosciuto ma di belle promesse: Bernard Law Montgomery, che in quei giorni era un semplice comandante di un centro di addestramento in Inghilterra (!).

Montgomery promise: nessuna ulteriore ritirata.
E così andò. El Alamein non sarebbe caduta. Gli scontri, con alterne fortune, durarono settimane, finché il 30 agosto Rommel si decise per l'attacco decisivo. "La decisione di attaccare è la più difficile che io abbia mai preso - disse Rommel al suo medico, che lo curava in seguito a frequenti disturbi (l'Africa si faceva sentire…) - O l'armata in Russia riesce ad arrivare a Grozny e noi in Africa a raggiungere il canale di Suez, oppure sarà la disfatta".
Alle 23 del 30 agosto, le forze dell'Asse cominciarono a muoversi: ma entro il 2 settembre - sotto il fuoco dei velivoli della RAF e dell'artiglieria britannica - tutto appariva chiaro: Rommel diede l'ordine di ritirarsi, con un lento disimpegno. Il 6 settembre la Volpe del deserto, in fuga dai mastini inglesi, si leccava le ferite: tremila uomini persi in battaglia, 50 panzer distrutti, 50 cannoni perduti, 400 veicoli in mano al nemico. La difesa di Montgomery si era rivelata eccellente, anche se aveva mancato di sferrare l'ultimo decisivo contrattacco, intimorito dal prestigio di Rommel. Rommel avrebbe addotto tre motivi per la sconfitta: la forza aerea della RAF, la forza numerica del nemico e la mancanza di carburante.

A metà settembre Rommel cedette alle pressioni del proprio medico e tornò in Germania. Il 23 settembre si recò in Italia per un colloquio con Mussolini, il quale non ascoltò più di tanto il preoccupato quadro della situazione che gli dipinse lo stratega. Poi, alla corte di Hitler, nuove promesse che non sarebbero state mantenute. In assenza del loro generale, i tedeschi rimanevano in stallo, logorati dalle incursioni della RAF. Nessun rifornimento da Berlino all'Afrikakorps, e di contro, da Londra, enorme quantità di vettovaglie e armi per le forze britanniche.
La fine era vicina. A metà ottobre gli Alleati schieravano 194mila soldati contro i centomila e poco più dell'Asse, mille carri armati contro cinquecento, 908 cannoni da campagna contro 2999. Il 23 ottobre Montgomery sferrò l'attacco decisivo, in una notte di luna piena. Il 27 ottobre, Rommel, tornato sul fronte nordafricano, scriveva alla moglie: "E' chiaro che da questo momento gli inglesi ci distruggeranno a poco a poco". L'attacco frontale, imponente, denominato Operazione Supercharge, avvenne il 2 novembre, dopo un impressionante bombardamento d'artiglieria. Le unità tedesche furono decimate: i carri Sherman e Grant fecero strage di Panzer. Il 4 novembre era tutto chiaro: nonostante gli ordini insensati di Hitler ("Quanto ai tuoi soldati, non puoi offrir loro altra scelta che vincere o morire"), Rommel, su autorizzazione del superiore Kesselring, ordinò la ritirata completa.

Un carico di mezzi militari inglesi
La Volpe del deserto, con ventiduemila superstiti riprendeva la strada verso occidente, ricacciato dagli inglesi.
Il grande condottiero aveva cominciato a scendere la china della propria sorte: tutto sarebbe finito in Germania, due anni più tardi, all'interno dell'abitacolo di un'automobile, dopo che il generale era stato prelevato dalla propria casa. Dove, a mezz'ora dal commiato dall'adorata moglie, il telefono sarebbe squillato: il Feldmaresciallo Erwin Rommell aveva avuto "un'emorragia, un grave malore, mentre era in macchina".
Rommel, accusato di aver preso parte al famoso complotto contro il Führer, non aveva scampo. Difendersi in un tribunale, trascinando la propria famiglia nel fango e nel disprezzo, o accettare la fine in silenzio. Da morto, la Volpe del deserto avrebbe ricevuto tutti gli onori. La Germania che si avvicinava alla sconfitta aveva ancora bisogno di eroi da spendere.

FERRUCCIO GATTUSO

BIBLIOGRAFIA
* La guerra nel deserto, di Correlli Barnett - Collana 'Il Ventesimo Secolo', Vol. IV, pp, 533-540, Mondadori, Milano 1977
* Rommel - La Volpe del deserto, di Desmond Young - pp.296, Longanesi, Milano 1965
* Afrikakorps - Collana 'Il terzo Reich', Hobby & Work, Milano 1990-2001
* Rommel, di David Fraser - il Giornale, biblioteca storica, pp. 576, per concessione di Mondadori Editore, 1994

Il testo sopra
è stata offerto gratuitamente
da Gianola, direttore di
http://www.storiain.net

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LA BIOGRAFIA
( FU VERA GLORIA? )

Il generale che nell'ultimo conflitto mondiale espresse, con un genio strategico
prono ai voleri di Hitler, i valori e i disvalori dello spirito militarista germanico

(Già nella Grande Guerra, a Caporetto, 25 enne, fu il primo tedesco ad arrivare sul Piave)

LUCI E OMBRE
DELLA VOLPE DEL DESERTO

di PAOLO DEOTTO


Montgomery e Rommel, in una battaglia di due giganti.

Leggiamo un ordine del giorno emanato nel giugno del 1942 dal maresciallo britannico sir Claude John Auchinleck, comandante in capo delle Forze del Medio Oriente, indirizzato a tutti i comandanti e capi di Stato Maggiore del Quartier Generale delle truppe inglesi in Egitto e delle Forze del Medio Oriente:

"Il fatto che il nostro amico Rommel stia diventando, presso le nostre truppe, una sorta di mago o di stregone rappresenta un serio pericolo.
Esse parlano troppo di lui. Benché sia indubbiamente molto energico e capace, non è assolutamente un superuomo. E anche se fosse un superuomo, è estremamente spiacevole che le nostre truppe gli attribuiscano poteri soprannaturali.
Desidero quindi che voi vi adoperiate, con tutti i mezzi di cui disponete, per bandire l'idea che Rommel sia qualcosa di più di un semplice generale tedesco. E' particolarmente importante che non si parli mai di Rommel quando ci si riferisce al nostro avversario in Libia. Si deve dire "i tedeschi, le potenze dell'Asse, il nemico" ed evitare di ricadere sempre sul nome di Rommel.
Vi prego di assicurarvi che quest'ordine sia eseguito a tutti i livelli. Tutti i comandanti devono capire che si tratta, dal punto di vista psicologico, di una questione della massima importanza".

La leggenda di Rommel nacque in Libia, tra la Tripolitania e la Cirenaica, in quella guerra nel deserto combattuta in modo così straordinario da spingere il suo principale biografo, l'inglese Desmond Young, a coniare il soprannome di volpe del deserto che ancora oggi contraddistingue il grande generale tedesco. Ma questo scenario di gloria, che rese il feldmaresciallo Rommel così famoso da indurre il comandante inglese Auchinleck addirittura a vietare di pronunciarne il nome, non deve far dimenticare che già venticinque anni prima, esattamente tra il 24 e il 26 ottobre 1917, il tenente Rommel, non ancora ventiseienne, comandando un distaccamento di truppe alpine pari alla forza di un battaglione, fu tra i principali protagonisti di una battaglia che passò alla Storia con un nome che tuttora, per noi italiani, è sinonimo di tremenda sconfitta: Caporetto.

Il giovane subalterno tedesco mise in mostra in quella guerra le sue doti di ardimento, genialità tattica, elasticità, unite a una resistenza fisica fuori del comune, con un'avanzata all'interno delle nostre linee che si concretò nel passaggio del Piave e nella conquista di Longarone, nonché nella cattura di oltre novemila prigionieri italiani. Per queste imprese Rommel venne decorato con la medaglia Pour le Mérite, la più alta onorificenza tedesca, che tradizionalmente veniva concessa solo ai gradi superiori, con particolare preferenza se provenienti da quella nobiltà che rappresentava il serbatoio principale dell'alta ufficialità delle Forze Armate del Kaiser.

Abbiamo fatto un salto brusco all'indietro, e ce ne scusiamo con i nostri lettori, ma era a nostro avviso necessario per rendere giustizia al nostro personaggio, passato alla Storia col soprannome che ricordavamo sopra ("Volpe del deserto"), ma che fu, fin dagli inizi della sua carriera, un soldato assolutamente eccezionale.
Vorremmo anche sottolineare un particolare interessante nella vicenda di Rommel: fu uno dei pochissimi generali tedeschi che non lasciarono dietro di sé una scia di odio, pur essendo stato uno dei protagonisti del secondo conflitto mondiale, la guerra più crudele che l'umanità abbia mai conosciuto, dove ogni concetto di lealtà e rispetto per l'avversario fu quasi sistematicamente schiacciato da una furiosa visione manichea (per altro presente in entrambi gli schieramenti) delle ragioni dello scontro. Non è un caso se i principali biografi (e in genere elogiativi) del nostro personaggio furono inglesi. Ed è ben nota la riluttanza degli inglesi a riconoscere doti agli esseri umani che abbiano la disgrazia di non essere inglesi.
La vicenda umana e militare di Rommel si intrecciò, e profondamente, con quella di uno dei personaggi più satanici che mai abbiano infestato la Storia umana. Hitler e Rommel costituirono per alcuni anni un binomio affiatato; il dittatore riponeva un'assoluta fiducia nel generale, che lo ricambiava con una devozione leale. Poi qualcosa cambiò, e la fine di Rommel, crudele oltre ogni immaginazione, ripulì la sua figura anche da qualsiasi compromissione realmente profonda col nazismo, facendone anzi un simbolo del risveglio di coscienza della parte sana della Germania.

Fu vera gloria? Noi siamo i posteri, tenteremo quindi anche noi di dare il nostro contributo per formulare una così ardua sentenza. E per farlo, iniziamo subito, dopo questi flash, a fare un po' d'ordine nella nostra narrazione.

Erwin Johannes Eugen Rommel nasce a Heidenheim, cittadina del Wurttemberg, domenica 15 novembre 1891. E' il terzo di cinque figli. La famiglia Rommel è molto stimata: il padre, Erwin, è professore di matematica e la madre, Helena, è la figlia primogenita di Karl von Luz, presidente del governo locale del Wurttemberg. I Rommel non sono nobili, ma fanno parte di quella alta borghesia (il padre, nel 1898, diverrà preside del Realgymnasium di Aalen, piccolo centro non distante da Heidenheim) per la quale il Servizio allo Stato è la più nobile delle missioni. La stessa scelta del giovane Erwin per la carriera militare va inquadrata senza dubbio in questo contesto, anche se nella famiglia mancava una tradizione militare e mancavano gli agganci con quella irraggiungibile alta nobiltà, l'appartenenza alla quale era la miglior garanzia per una carriera militare fino ai gradi massimi.
La carriera militare era considerata in assoluto il più importante tra i Servizi allo Stato. Ma Erwin Rommel non era nobile, come dicevamo, né era prussiano, e anche questo era considerato un handicap nel composito impero tedesco, in cui la Prussia era lo Stato per eccellenza più militarista e autoritario (Il titolo esatto del Kaiser era Imperatore di Germania e Re di Prussia). Il giovanotto poteva aspirare a una onorevole carriera, e nulla più, con l'ottica della Germania imperiale del 1910. Ma in pochi anni la Germania avrebbe subito tanti e tali cambiamenti, da riscrivere il destino di molte persone.

Il giovane aspirante Erwin Rommel entra il 19 giugno 1910 nel 124° reggimento di fanteria del Wurttemberg. L'aspirante è il giovane che ha fatto domanda per essere ammesso alla Kriegsschule, la Scuola di Guerra: viene arruolato come soldato semplice, e come tale vive e si addestra nelle compagnie reggimentali. Dopo un periodo prestabilito, di almeno sei mesi, i superiori valuteranno se l'aspirante abbia o meno le attitudini per intraprendere la carriera di ufficiale.
Erwin Rommel, caporale dopo quattro mesi e sergente dopo sei, viene dichiarato idoneo, e alla fine di marzo dell'anno successivo inizia i suoi corsi alla Kriegsschule di Danzica.
Le poche notizie di Rommel bambino ci parlano di un fanciullo abbastanza riservato, gracile, poco incline allo studio. Attorno ai dieci anni, qualcosa scuote il giovinetto, che si stanca di essere uno scolaro eternamente scarso e alquanto imbranato. Si impegna finalmente sui libri e nello sport; non è più oggetto del dileggio dei compagni, diventa un giovanotto robusto, dimostra una forza di volontà e una resistenza fisica che resteranno sue caratteristiche per tutta la vita. E il diciannovenne aspirante Erwin Rommel mostra attitudine al comando, decisione, e un indubbio ascendente sui coetanei; inoltre ha un assoluto rispetto dei superiori e una perfetta osservanza delle regole. E' insomma quel che si potrebbe definire un soldato nato. Alla fine di gennaio del 1912 Rommel supera gli esami con il massimo dei voti e la lode, ed esce dalla Kriegsschule con il grado di sottotenente, assegnato, quale istruttore di reclute, al suo vecchio 124° reggimento di fanteria.

Sono ancora tempi felici per la Germania, che vive ammirando sé stessa e la sua potenza. Il Kaiser Guglielmo II di Hohenzollern, con le sue rutilanti uniformi (che oggi ci appaiono ridicole, ma che allora suscitavano ammirazione e rispetto), attorniato dagli altezzosi ufficiali del suo Stato Maggiore, rappresenta la più grande nazione del mondo. Le industrie tedesche esportano in tutto il mondo prodotti di alta qualità, nelle fabbriche tedesche si lavora sodo, anche perché lo sciopero è sabotaggio, come tale punibile con la galera. L'esercito tedesco è considerato il migliore del mondo, e la Marina gareggia in potenza con quella inglese.
Ma la Germania suscita l'ammirazione del mondo anche per la sua affidabilità negli affari, per la sua amministrazione pubblica esemplare, per i suoi primati nella cultura, nelle scienze, nella filosofia, nella musica. Dio protegge di certo l'Imperatore e non può che riservare un luminoso avvenire a una nazione così grande e ai suoi figli.

Questa grandezza, in buona parte reale e in parte gonfiata dall'orgoglio tedesco, ha il suo lato pericoloso: nell'impero di Germania le forze armate non sono solo un necessario strumento di difesa. L'alta ufficialità è una società nella società, è la casta superiore, al vertice della quale sta l'imperatore, alla quale è affidato il destino della patria.
Non possiamo non considerare questa atmosfera tutta particolare, se vogliamo capire quale poteva essere lo stato d'animo di un giovane che arrivava alla agognata nomina a sottotenente. Il durissimo addestramento di caserma era un sacrificio più che accettabile, avendo come ricompensa il fatto di entrare in una specie di Empireo, di avere davanti a sé una strada che non poteva essere che luminosa e ricca di gloria. Né l'addestramento era duro solo dal punto di vista fisico. Il soldato, il vero soldato, imparava che la virtù principale era l'obbedienza, e a qualsiasi livello, eccezion fatta per l'Imperatore, c'era sempre qualcuno a cui obbedire.
In questo clima, che chiameremmo di esaltazione controllata, la guerra non era vista come una funesta disgrazia, ma piuttosto come una tappa esaltante su cammino radioso, tanto più considerando che l'esito non poteva essere che vittorioso per le armi tedesche.

Erwin Rommel, sottotenente di prima nomina, torna dunque al suo 124° Reggimento. La prima volta aveva varcato il portone della caserma come soldato semplice. Ora viene accolto col tradizionale brindisi di benvenuto da parte degli altri ufficiali, ha un suo alloggio con un attendente, conosce insomma quella parte della vita militare riservata alla chiusa casta degli ufficiali, che evitano accuratamente ogni contatto con la truppa nelle ore in cui non sono in servizio. Altrimenti, dove si va a finire, se non si mantengono ben definite le differenze su cui si basa una società sana e ordinata? E' difficile pensare che un giovane di ventuno anni non senta l'aspetto inebriante di far parte di una casta superiore (tra l'altro, è tradizione che anche i civili salutino, togliendosi il cappello, gli ufficiali); ma Rommel mostra da subito di non gradire molto la compagnia dei suoi altezzosi colleghi. Durante il giorno si trova a continuo contatto con la truppa, è un addestratore di reclute pignolo e scrupoloso, ma che sa anche guadagnarsi l'affetto dei soldati che vedono, una volta tanto, un ufficiale che non li tratta in modo sprezzante e distaccato, che si sottopone agli stessi ritmi durissimi, che nei pochi minuti di intervallo che interrompono le ore di addestramento parla con la truppa, sa essere cordiale senza per questo venir meno alla disciplina.

Il futuro feldmaresciallo che nel deserto africano si sposta da un punto all'altro del fronte per controllare di persona la situazione, sfidando il fuoco nemico insieme ai suoi soldati, nasce qui, nei cortili della caserma del 124°, dove Rommel, ufficiale da truppa, legato alla truppa, viene a poco a poco isolato dai suoi colleghi, che avvertono che questo sottotenente, non nobile, non prussiano, non sprezzante degli inferiori, non è uno dei loro. Né Rommel se ne duole: la sera, quando è libero dal servizio, non cerca compagnia o divertimenti; si ritira nel suo alloggio e scrive la lettera quotidiana alla sua fidanzata, Lucie Maria Mollin, conosciuta a Danzica nel periodo della Scuola di Guerra. Lucie Maria, di origine veneta, stava ultimando i suoi studi per diventare insegnante di lingue, e aveva un'amica, cugina di un commilitone con cui Rommel andava spesso in libera uscita. Tra loro c'era stato il classico colpo di fulmine. Ma nella severa Germania imperiale non era neanche pensabile che due giovani innamorati si frequentassero liberamente, come e quando volessero. Anzitutto il giovane pretendente doveva farsi una posizione, poi il padre della ragazza avrebbe potuto iniziare a prendere in considerazione una richiesta di matrimonio.
E ogni sera Rommel scriveva alla sua fidanzata, ed era sempre pronto a sostituire i colleghi nei servizi di caserma, tanto lui non usciva quasi mai. Non fumava, non era un bevitore, non cercava avventure femminili. Probabilmente era, per la media degli ufficialetti giovani, un compagno noioso, il cui unico svago era la lettura di libri di storia o di tattica militare.

Era, in ogni cosa che faceva, un equilibrato, un uomo tranquillo (per quanto questa definizione possa andar bene per chi ha scelto la carriera delle armi), nel servizio come nelle faccende private. Ed era comunque un isolato, un uomo che maturava la sicurezza in sé stesso e la traduceva spesso in solitudine.
Per due anni la routine di caserma va avanti; il giovane sottotenente si è già segnalato all'attenzione dei suoi superiori come uno dei più affidabili ufficiali giovani. Ma sono alle porte avvenimenti eccezionali. Il vento di guerra sta spirando sempre più forte, e la gioventù tedesca, catechizzata già sui banchi di scuola sugli inevitabili destini di gloria, sente che sta per arrivare il suo grande momento. Chi può immaginare che sarà l'inizio della fine, non solo per l'Impero Tedesco, ma per tutto il sistema politico che ha retto l'Europa, per tutta una visione del mondo ormai vecchia e stantia? Non lo può certo immaginare un giovane ufficiale, per il quale è anzi un punto d'onore non far politica. Quando il 31 luglio del 1914 il sottotenente Rommel, aggregato per qualche mese di addestramento a un reggimento di artiglieria a Ulm, viene d'urgenza richiamato a Weingarten, al suo 124°, sa solo che sta per scoccare finalmente l'ora decisiva: si va a combattere, per vincere.
Rommel è assegnato al fronte francese. Il suo modo di fare la guerra si palesa subito, dal primo contatto col nemico.

22 agosto 1914, alle 5 del mattino. Bisogna eliminare un nido di resistenza francese nel piccolo villaggio di Bleid, presso Longwy. Una nebbia fittissima favorisce la marcia di avvicinamento del plotone guidato dal sottotenente Rommel, che arriva a contatto con le prime case del villaggio. Qua fa fermare i suoi uomini e avanza in esplorazione, nel massimo silenzio, accompagnato da un sergente e due soldati. Ma i francesi hanno avvertito qualcosa, e all'improvviso una ventina di soldati nemici si parano davanti ai quattro tedeschi. Bisogna prendere una decisione fulminea. Chiunque si ritirerebbe, con una tale disparità di forze. Ma Rommel non è chiunque. Piomba sui nemici con i suoi tre accompagnatori, sparando e urlando; la sorpresa è così grande che i francesi si sbandano, pensano di avere di fronte una forza ben superiore, e si arrendono. Rommel li disarma, poi prosegue, ora seguito dal resto del suo plotone, facendo il maggior chiasso possibile, dando alle fiamme le prime case che incontra, spargendo il panico. Le forze francesi restanti, due compagnie, pensano di aver di fronte il grosso delle forze tedesche, e depongono le armi. Nell'arco di un paio d'ore Rommel può rientrare nelle proprie linee con i prigionieri e annunciare che il nido di resistenza di Bleid è stato eliminato.

Rommel ha inaugurato quello che sarà il suo modo più frequente di condurre le operazioni militari. Anzitutto, privilegiare sempre l'attacco. Soprattutto quando è inatteso, l'attacco sparge facilmente il panico: la sorpresa può quindi risolvere situazioni di inferiorità anche grave. Inoltre un attacco operato con determinazione dà sempre al nemico la sensazione di avere di fronte una forza di chissà quali dimensioni. Coraggio, capacità di decidere fulmineamente, sono le doti necessarie per combattere in questo modo. Ma se l'ufficiale le ha, i suoi uomini lo seguiranno.

Il nome di Rommel, ufficiale sempre alla testa dei suoi uomini, incomincia a divenire popolare. Una ferita, riportata il 24 settembre 1914 per "avere affrontato tre francesi da solo e con il fucile scarico" lo ferma per tre mesi, ma già il 29 gennaio dell'anno successivo, sulle Argonne, il giovane sottotenente guadagna la sua prima decorazione, la Croce di Ferro di prima classe: alla testa del suo plotone aveva respinto il contrattacco lanciato da un battaglione francese dopo che le forze tedesche avevano occupato alcune casematte. Assieme alla decorazione arriva la promozione al grado di tenente, e poco dopo l'assegnazione al costituendo battaglione alpino Wurttembergische Gebirgsbataillon. Sarà il reparto della sua gloria. Dopo un periodo di addestramento in Austria la nuova unità è destinata al fronte dei Balcani e Rommel fa appena in tempo a chiedere un breve permesso per correre a Danzica e sposare la sua fidanzata Lucie Maria, il cui padre era ora orgoglioso di diventare suocero di un ufficiale che si stava facendo un così buon nome. E' il 27 novembre 1916; per i due giovani sposi non c'è luna di miele. Due giorni di permesso, poi di nuovo al fronte.

Alla testa dei suoi alpini Rommel compie altre imprese, portando innovazioni che si dimostrano subito vincenti. Esperto montanaro, ora dotato di un fisico eccezionale, guida i suoi uomini per i sentieri più impervi, cioè esattamente dove il nemico pensa che nessuno potrebbe passare. Fa sfilare i reparti in cresta, mai in fondovalle, dove risultano visibili e facile bersaglio. In Romania, nell'agosto del 1917, la conquista del monte Cosna e del villaggio di Gagesti diventano esempi di questo modo nuovo di condurre le operazioni, piombando all'improvviso sul nemico ed attaccando con la maggior violenza possibile, approfittando anche dello sbigottimento di chi si vede attaccato da punti imprevedibili. I suoi uomini ormai lo adorano, perché essere guidati da Rommel vuol dire coprirsi di gloria e servire con un ufficiale che ha anche una preoccupazione tutt'altro che diffusa all'epoca, ossia quella di ridurre al minimo le perdite tra i suoi uomini. Ma anche i nemici lo rispettano: Rommel dimostra doti di condottiero non comuni, ma sa anche trattare con umanità il nemico vinto. I prigionieri non subiscono alcun maltrattamento, ricevono il rancio e l'assistenza degli stessi soldati che li hanno catturati. Del resto, non ha motivo di odiare il nemico. Lo combatte perché lui è un ufficiale e fare la guerra è il suo lavoro. E lo sa fare benissimo, come dimostrerà sul nuovo fronte dove sarà destinato con i suoi alpini. Sarà l'occasione per gli italiani di far la conoscenza diretta di questo tenente ormai famoso. Il fronte è quello dell'Isonzo, la battaglia, lo dicevamo in apertura, è quella che segnò il momento più drammatico per il nostro esercito: Caporetto.

24 ottobre 1917. Dopo un furioso bombardamento di quattro ore, le truppe austro-ungariche, rinforzate da sette divisioni tedesche, lanciano l'offensiva. Il tenente Rommel, alla testa di sei compagnie (esercitando funzioni da ufficiale superiore, cosa questa tutt'altro che infrequente nell'esercito tedesco), supera di slancio un battaglione bavarese al quale avrebbe dovuto fornire la copertura, ma che è rimasto bloccato nelle trincee dal fuoco italiano. Rommel punta a un caposaldo apparentemente imprendibile, il monte Matajur, e per raggiungerlo entra decisamente nelle linee italiane, iniziando una marcia che ha dell'incredibile, e i cui risultati si esprimono nelle cifre: novemila prigionieri, di cui 150 ufficiali, e un bottino di duecento mitragliatrici pesanti, ottantuno cannoni da montagna, seicento muli, duecentocinquanta veicoli di materiali, dieci autocarri e due ambulanze.

La sua tattica dell'attacco a sorpresa è ancora una volta vincente, si arrendono a lui intere brigate. Dal monte Matajur poi Rommel punta sul Piave; ha capito che lo sfondamento sull'Isonzo non sarà decisivo se si lascerà agli italiani la possibilità di attestarsi sul Piave. Il tenente Erwin Rommel è il primo tedesco a varcare il fiume che entrerà nella leggenda, superandolo a nuoto con sei uomini. Questa pattuglia semicongelata e fradicia piomba su Longarone con la solita tecnica, sparando e facendo il maggior chiasso possibile; i soldati italiani di presidio, che non riescono a capire da dove siano arrivati i tedeschi, si arrendono. Rommel accetta la resa e prende possesso di Longarone. E', dicevamo, il primo tedesco a passare il Piave e, per nostra fortuna, anche l'ultimo.

La rapidità della penetrazione in territorio italiano ha colto di sprovvista gli stessi comandi austro ungarico e tedesco, che ora hanno il problema di ricongiungere le avanguardie con il grosso delle forze. Le conquiste fatte si riveleranno ben presto una vittoria di Pirro, ma ciò nulla toglie al valore eccezionale dell'azione di Rommel: la promozione a capitano e la medaglia Pour le Mérite sono il premio per il giovane ufficiale, ormai eroe nazionale, e proprio come tale trasferito allo Stato Maggiore. E' un onore che Rommel, molto più portato all'azione, non gradisce molto. Ma è il destino degli eroi, che non devono più esporre la loro vita al pericolo, perché servono per alimentare la propaganda, per entusiasmare gli animi. E nello Stato Maggiore il neo capitano ventiseienne concluderà la Grande Guerra. Sarà un ultimo anno di guerra pieno di amarezza, ma sarà ancora poco in confronto a quanto la Germania dovrà sopportare poi, come nazione non solo sconfitta, ma anche pesantemente punita dalle Potenze vincitrici.

Il trattato di Versailles aveva imposto alla Germania un disarmo massiccio; Erwin Rommel era uno dei soldati tedeschi rimasti in servizio e questo, in un Paese in cui la fame e la disoccupazione iniziavano a dilagare, costituiva già una situazione di privilegio. Ma il caos in cui ogni giorno di più precipitava la Germania non potevano lasciare indifferente un militare di carriera, cresciuto a una scuola di disciplina e di granitiche certezze. La Repubblica di Weimar è devastata da scioperi che aggravano lo stato di un'economia agonizzante e da tentativi di colpi di Stato operati dai più fanatici ex ufficiali, associati nel famigerato Corpo Franco, antesignano delle formazioni paramilitari con cui il nazismo inizierà la sua tragica avventura. I reduci sono spesso oggetto di aggressioni, le loro decorazioni vengono strappate da folle fomentate da sindacalisti e socialisti fanatici. Ma ancora più penoso è lo spettacolo offerto da quei reduci smobilitati, rimasti disoccupati, che ostentano le loro mutilazioni di guerra per impietosire il passante e mendicare un tozzo di pane. La prostituzione dilaga, e con essa il crimine, in un Paese in cui tutto sembra crollare, in cui l'inflazione ha raggiunto livelli che, se si avesse ancora la forza di ridere, sarebbero addirittura umoristici: il marco tedesco è divenuto carta straccia, la svalutazione galoppa con cifre a due zeri, e in non pochi casi si torna all'economia del baratto.

Il capitano Erwin Rommel tocca con mano lo sfacelo nell'estate del 1919, quando viene inviato nella città marinara di Friedrichshafen, al comando di una compagnia in servizio di ordine pubblico. I marinai che costituiscono la sua truppa sono rossi, accettano solo gli ordini che vengono confermati dal commissario politico. Il soviet del reparto stabilisce orari e limiti del servizio di ordine pubblico. Rommel deve sopportare ciò che solo un anno prima gli sarebbe sembrato assolutamente incredibile, ma riesce, in circa sei mesi di servizio in quella città, a creare una sorta di modus vivendi con questa truppa riottosa e indisciplinata.
E' ben contento quando viene nuovamente assegnato a incarichi puramente militari, col comando di una compagnia del 13° Reggimento di fanteria, a Stoccarda. Qui resterà nove anni, fino alla nuova destinazione, la Scuola di Fanteria di Dresda, dove avrà mansioni di istruttore. E' un incarico che gli piace, e le sue lezioni di tattica diventeranno presto famose e apprezzate anche fuori dalla Germania. Rommel ormai sembra un tranquillo ufficiale da scrivania.

Il 24 dicembre del 1928 ha avuto finalmente la gioia di diventare padre, la casa e la famiglia sono il rifugio in cui si dirige subito non appena terminato il servizio. Resta l'amarezza di una carriera bloccata, in un Paese che sembra aver rinnegato il suo antico militarismo. Un ufficiale decorato con la Pour le Mérite avrebbe avuto, in altri tempi, una carriera veloce. Ora invece la nomina a maggiore arriva solo il 10 ottobre 1933, assieme a un nuovo trasferimento, al comando del 3° Battaglione del 17° Reggimento Alpini, con sede a Goslar. Il 31 gennaio di quello stesso anno è diventato Cancelliere un uomo nuovo, che si distingue senza dubbio dalla massa dei politici guardati con diffidenza dai militari: si chiama Adolfo Hitler.

Rommel non si è mai interessato di politica, fedele al suo principio che un soldato è al servizio del Paese, e quindi del governo. Di Hitler sa quello che si dice in ambiente militare, dove il capo dei nazionalsocialisti è considerato con disprezzo solo dai più schizzinosi Junker (nobili), che mal sopportano che un ex-caporale possa prendere la guida del governo. Ma l'impegno a restaurare i valori nazionali, a combattere il comunismo, a ridare prestigio alle Forze Armate, fa sì che Hitler sia in genere ben visto tra i militari, anche se la corte di figuri che lo circondano non è amata da nessuno. Nessuno è più di tanto turbato dal fatto che Hitler sia vessillifero del razzismo, della violenza, della negazione della democrazia. La prova che la democrazia ha dato in Germania dal 1918 in poi è stata tale che pochi, e tanto meno i militari, la rimpiangono. Ora il Paese ha fame di ordine, e vuole riconquistare anche quella dignità che sembra aver smarrito. La tragica miopia delle imposizioni di Versailles ha spianato la strada al revanscismo, e Hitler lo sa cavalcare alla perfezione.
Il primo incontro di Rommel con i nazisti avviene a Goslar, in occasione di una cerimonia militare, e più che un incontro è uno scontro. Alla presenza di Heinrich Himmler e di Joseph Goebbels devono sfilare i soldati del battaglione di Rommel, ma il programma prevede che siano preceduti da un reparto di SS.
Rommel non accetta quello che considera uno sgarbo al suo reparto, e dice ai due gerarchi che, se non verrà mutato l'ordine della sfilata, lui non farà partecipare i suoi uomini. Himmler e Goebbels capiscono che irritare un eroe di guerra non è buona politica: gli danno ragione e lo invitano a pranzo per suggellare la riconciliazione. Goebbels, che è un maestro nell'arte di avvincere a sé le persone, è prodigo di complimenti con Rommel, tutt'altro che insensibile alle adulazioni. Seguiranno altri incontri con il Ministro della Propaganda, che nell'autunno del 1935 lo presenterà a Hitler.

L'incontro non è casuale, non è solo un atto di cortesia riservato a un ufficiale particolarmente illustre. I nazisti hanno messo gli occhi su Rommel e hanno capito che può essere l'uomo ideale, peraltro già apprezzato dal Führer, che ha letto le dispense delle sue lezioni di tattica tenute alla Scuola di Dresda. E' un eroe nazionale, ma non fa parte di quella categoria di altezzosi nobili di cui è ancora piena l'ufficialità, anzi, li detesta cordialmente, in ciò nutrendo gli stessi sentimenti di Hitler. E' un militare tutto d'un pezzo, che non mette in discussione l'obbligo di obbedienza. Rommel desta buona impressione in Hitler e il 15 ottobre 1935, appena poche settimane dopo l'incontro, viene promosso tenente colonnello e comandato in servizio all'Accademia Militare di Potsdam, a pochi chilometri da Berlino.
E' l'ingresso ufficiale nel Palazzo del Potere: Potsdam vuol dire avere contatti continui con gli ambienti politici, e ormai l'unico ambiente politico è il nazismo. Hitler nutre così fiducia nella sua nuova scoperta, da assegnare a Rommel anche un altro delicatissimo incarico, nominandolo istruttore generale della Hitlerjugend, la gioventù hitleriana. Rommel mantiene per qualche tempo entrambi gli incarichi, ma ben presto si accorge che il ruolo dirigente nella Hitlerjugend non fa per lui. Gli si chiede di tenere anche lezioni di indottrinamento politico che lui non vuole fare; entra in contrasto con Baldur von Schirach, il gerarca di partito, teoricamente suo collega nella direzione della gioventù, e presenta le dimissioni, che vengono accettate.

E qui ci sembra necessario sottolineare che le dimissioni di Rommel sono dettate dal fatto che lui, militare, è disposto a dare ai giovani istruzione militare. Non vuole occuparsi di politica, non perché ponga in discussione la politica nazista, ma perché non fa parte dei suoi compiti di ufficiale. Il Führer, che ha capito il suo uomo, non gli toglie infatti la fiducia. Anzi, nell'autunno dell'anno successivo (siamo ormai nel 1937un soldato, di David Fraser - Ed. Mondadori, Milano 1993
Rommel, la volpe del deserto, di Desmond) arriva la promozione a colonnello, e il 9 novembre del 1938 Rommel riceve da Hitler un altro incarico di grande importanza: è nominato direttore dell'Accademia Militare di Wiener Neustadt, in Austria. L'Austria è da poco divenuta parte integrante del Reich, e la formazione dei suoi ufficiali può essere affidata solo ad un uomo la cui fedeltà al regime sia fuori discussione.


Un'altra prova del grande favore di cui Rommel gode presso il Führer si ha dopo la conferenza di Monaco, che dà via libera alla Germania per l'annessione del territorio dei Sudeti. Hitler vuole fare un ingresso trionfale tra i nuovi sudditi del Reich e ordina la costituzione di un battaglione che avrà il compito specifico di vegliare sulla sua personale sicurezza. Alla testa del Fuhrerbegleitbataillon viene nominato, direttamente da Hitler, il colonnello Erwin Rommel.

Infine, e siamo giunti al 23 agosto 1939, Rommel viene promosso maggior generale (generale di brigata) e destinato al Quartier Generale del Führer, come comandante della guardia del corpo.
Promosso capitano dopo l'eccezionale impresa di Caporetto, Rommel era rimasto bloccato in questo grado per sedici anni. Dopo il suo incontro con Hitler e la nascita di quello che sembra ormai un idillio, è arrivato in quattro anni al grado di generale. I due uomini si ammirano a vicenda. Il dittatore ama quel militare franco, deciso, dinamico, il neo generale vede in Hitler l'uomo che finalmente ha risollevato la Germania dall'abisso, le ha ridato ordine e potenza; né può nascondere a sé stesso che la sua fulminea ripresa di carriera è dovuta al benvolere del Führer.
La politica aggressiva di Hitler trascina l'Europa verso una nuova guerra, ma la potenza dimostrata dalla Germania, divenuta padrona con azioni da manuale dell'Austria, della Cecoslovacchia e della Polonia, lascia pochi dubbi sull'esito del conflitto. Le armi tedesche non potranno che trionfare, e Rommel ritorna, su sua richiesta, ai ruoli operativi. Al comando della Settima Panzerdivision, tra il 10 maggio e il 19 giugno del 1940 varca i confini belga e francese, fino a ricevere nelle sue mani il documento di resa della piazzaforte di Cherbourg.

La Somme, che doveva essere il baluardo francese invalicabile, era stato passato di slancio, con stile Rommel: il comandante in piedi, sulla torretta del primo carro armato tedesco, quasi a voler catalizzare su di sé la reazione nemica, esaltava i soldati. Si ricreava l'atmosfera della Grande Guerra, quando il giovane sottotenente trascinava le truppe, galvanizzate dal suo slancio inarrestabile. Una nuova decorazione, la croce di Cavaliere della Croce di Ferro, premia il generale prediletto di Hitler, che il gennaio dell'anno successivo, 1941, viene promosso tenente generale (generale di divisione).

Nel frattempo non tutto va così bene per le forze dell'Asse. Le truppe italiane il 29 gennaio del 1941 abbandonano la Cirenaica, incalzate dal generale inglese Wavell; tre giorni dopo, perduta Derna, devono abbandonare anche Bengasi. Il generale Rodolfo Graziani, futuro ministro della difesa della RSI, chiede di essere esonerato e al suo posto viene nominato il generale Italo Gariboldi. Hitler è preoccupato per le sorti dell'Africa settentrionale, perché da lì si gioca una buona parte del dominio del Mediterraneo, e decide di venire in soccorso alle forze italiane con la costituzione di una speciale unità, Afrika Korps. Il 6 febbraio 1941 Rommel è convocato a Berlino presso l'Alto Comando. Il feldmaresciallo Walther von Brauchitsch, capo di stato maggiore dell'esercito, gli assegna il comando dell'Afrika Korps.
Inizia la leggenda della Volpe del Deserto.

In apertura di questo articolo leggevamo l'ordine del giorno con cui il maresciallo britannico sir Claude John Auchinleck disponeva addirittura il divieto di pronunciare il nome di Rommel, considerato ormai dai soldati inglesi "un mago o uno stregone". Tra la Libia e l'Egitto si scontrarono non solo due eserciti, ma due mentalità assolutamente diverse. La metodicità inglese prevedeva che si attaccasse il nemico solo quando si aveva la ragionevole certezza della propria superiorità. Rommel prevedeva, allora come nella Grande Guerra, e come in Francia solo un anno prima, che si attaccasse comunque il più possibile. Nel deserto africano Rommel portava tutta la sua energia e il suo modo di fare la guerra con la sorpresa, col bluff, con la mossa imprevedibile che lasciava il nemico smarrito e in preda al panico.

Per quanto formalmente agli ordini del comando italiano in Africa settentrionale, Rommel condusse la sua guerra, sconcertato dalla pochezza dei mezzi a disposizione dei nostri soldati e dalla prudenza dei generali italiani, e anche perché non aveva mai mutato il suo giudizio alquanto sprezzante sul soldato italiano in genere (vedi però il Diario: Ndr) . I contrasti (sono (Ndr) per lo più con i comandanti italiani, in particolare) col generale Italo Gariboldi e col suo successore, Ettore Bastico, furono frequenti e spesso al limite della scortesia. Ed i fatti, almeno fino a un certo punto, diedero ragione a Rommel.

Il 24 marzo 1941 le truppe dell'Afrika Korps non hanno ancora completato gli sbarchi, ma Rommel non attende. Attacca di sorpresa gli inglesi da El Agheila, nonostante gli ordini superiori che gli imporrebbero di aspettare il completo sbarco delle forze. L'offensiva tedesca non punta su Bengasi, ma più a Est, su Derna. Da lì basterà eliminare la piazzaforte di Tobruch, e sarà aperta la strada per l'Egitto... Il generale Gariboldi pensa che il suo collega tedesco sia impazzito, che non si renda conto di cosa voglia dire attraversare il deserto, che non abbia fatto il conto delle forze in campo. E si ha la prima di molte risposte sprezzanti che Rommel darà alle titubanze italiane: "Se volete, seguitemi... "
Rommel ha ragione ancora una volta, perché gli inglesi vengono colti in contropiede proprio dall'apparente assurdità dell'offensiva e sopravvalutano le forze nemiche. Rommel ha fatto anche mascherare da carri armati vecchie automobili Fiat. L'importante è che sollevino polverone, che da lontano sembrino carri. Il risultato della scatenata offensiva è la presa di Derna, il 6 aprile, con la cattura del generale inglese O'Connor, l'uomo che aveva scacciato gli italiani da Sollum a Tripoli, e del generale australiano Neame, capo dei più tenaci reparti britannici.

Ma la guerra nel deserto è come la guerra sui mari. Non si combatte per conquistare chilometri di sabbia o di acqua, ma per arrivare a un obiettivo, a cui si può arrivare anche dopo arretramenti. Il 18 novembre parte la controffensiva inglese ("operazione Crusader") e Rommel, che non era comunque riuscito ad aver ragione della resistenza di Tobruch, perde tutto il terreno conquistato in primavera. Gli inglesi cantano vittoria, ma non si rendono conto che Rommel non ha subito una rotta, ma ha effettuato una ritirata ordinata, perché capiva che, povero soprattutto di carburanti, non poteva contrastare il nemico, né aveva ragione per far decimare inutilmente le sue forze. Il 17 gennaio 1942 la riconquista di El Agheila, da dove Rommel era partito il marzo dell'anno precedente, ha per gli inglesi un grande valore simbolico: Rommel si può battere! Ma Rommel sta solo riorganizzandosi, e quattro giorni dopo contrattacca e blocca l'avanzata inglese. La prudenza britannica gioca ancora una volta a favore dell'Asse, dando il tempo a Rommel di completare le scorte di benzina e il rinnovo dei carri armati.

Il 26 maggio del 1942 la controffensiva delle truppe tedesche e italiane si scatena su tutto il fronte; il 20 giugno il generale sudafricano Klopper, comandante della piazzaforte di Tobruch, chiede la resa, e finalmente Rommel può impadronirsi del porto più importante dell'Africa settentrionale. Il 1° luglio le truppe dell'Asse arrivano davanti a El Alamein, in Egitto. Hitler promuove Rommel al grado di Feldmaresciallo, e Mussolini, non potendo mantenere a un grado inferiore il generale Ettore Bastico, promuove quest'ultimo Maresciallo d'Italia.
Ma qualcosa sta cambiando. Gli inglesi hanno un nuovo comandante, il generale Bernard Law Montgomery; il Mediterraneo si sta facendo ogni giorno più impercorribile per le flotte che devono portare i rifornimenti alle truppe dell'Asse in Africa, la Germania ha aperto il nuovo fronte sulla Russia sovietica, che aspira un'enormità di uomini e mezzi. Il 25 ottobre 1942 Rommel, che aveva chiesto e ottenuto una licenza per curare disturbi al fegato, fa precipitoso ritorno in Africa per cercare di arginare la grande controffensiva scatenata da Montgomery. Ma il 4 novembre gli inglesi vincono la battaglia di El Alamein ed inizia la ritirata delle truppe dell'Asse.
Rommel non seguirà la sorte dei suoi soldati e di quelli italiani, e proprio a quest'ultimi, tanto spesso trattati con disprezzo, toccherà il maggior sacrificio di sangue nel tentativo di arginare l'avanzata inglese. Rommel torna in Germania, questa volta definitivamente, a fine marzo del 1943, e la sorte del prigioniero toccherà al comandante italiano, il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe, che aveva sostituito Ettore Bastico, e che firmerà la resa il 13 maggio.
Inizia per Erwin Rommel l'ultimo atto. Sono finiti i tempi delle vittorie esaltanti, ora le sorti della guerra stanno decisamente girando a favore degli Alleati e i successivi incarichi che Rommel ricopre gli danno l'occasione per rafforzare la convinzione della disfatta. Il voltafaccia italiano dell'8 settembre del 1943 lo vede al comando del Gruppo Armate "B"; l'Italia settentrionale viene occupata mettendo fuori combattimento l'esercito italiano nell'arco di ventiquattr'ore. Due mesi dopo Rommel viene incaricato di ispezionare le difese tedesche dall'Atlantico ai Pirenei, il cosiddetto Vallo Atlantico, e ne ricava una penosa impressione. Le difese insufficienti e le forze dislocate, per ordine diretto di Hitler, in modo incongruo, lo convincono sempre di più dell'approssimarsi della rovina.

Un vecchio amico di Rommel, il dottor Karl Strolin, sindaco di Stoccarda, era stato inizialmente un nazista convinto, ma poi aveva sempre più preso le distanze dal regime, disgustato dai comportamenti criminali sempre più evidenti di Hitler e della sua corte di figuri senza scrupoli. Sarà Strolin il primo a insinuare in Rommel il dubbio: Hitler è in grado di ragionare, o è un pazzo perso ormai nelle sue fantasie distruttive? Sarà mai possibile negoziare una pace con gli Alleati, finché Hitler guiderà la Germania?
Dai ricordi della vedova di Rommel, raccolti da Desmond Young, sappiamo che la prima reazione di Rommel fu di rifiuto violento degli argomenti di Strolin. Né poteva essere altrimenti: non solo Rommel era un soldato, formatosi a quella scuola di obbedienza assoluta che era l'esercito del Kaiser (e quindi per lui era inconcepibile una ribellione all'autorità), ma abbiamo anche visto come era stato forte il suo legame personale con Hitler. E infatti Rommel oppose più volte a Strolin la convinzione che il Führer fosse a sua volta ingannato dagli incompetenti che costituivano il suo entourage.

Ma due incontri col dittatore, il 17 e il 29 giugno del 1944, tolgono ogni illusione. Gli Alleati sono sbarcati in Normandia da due settimane e vanno consolidando le loro posizioni. La Germania, dice chiaramente Rommel, non ha più modo di contrastarli: non resta che prendere atto della sconfitta e chiedere un armistizio, per evitare altri inutili stragi.
La risposta di Hitler è rabbiosa: accusa Rommel di vigliaccheria, tiene un delirante discorso sulla vittoria immancabile, fantastica di nuove armi segrete che spingeranno gli Alleati a chiedere pietà ai tedeschi.
Il feldmaresciallo capisce che ormai l'uomo che lui aveva tanto ammirato è completamente fuori dalla realtà e vuole trascinare la Germania con sé stesso nella distruzione. Per scrupolo di coscienza, Rommel ribadisce per lettera quanto aveva detto al dittatore nei due vani colloqui. Non ottiene alcuna risposta.

Strolin può aprirsi maggiormente con Rommel, che si rende conto della vastità della congiura contro Hitler, in cui sono coinvolti uomini politici (lo stesso Strolin, e Karl Goerdeler, già sindaco di Lipsia), militari (i generali Beck e Speidel) e perfino uomini del partito, come il barone von Neurath, già ministro degli esteri e governatore della Cecoslovacchia.
E qui si entra in alcuni punti oscuri circa la partecipazione di Rommel alla congiura; punti che avrebbe potuto chiarire solo lui, o pochi degli altri congiurati. Ma i morti non possono chiarire nulla.
Anzitutto pare che Rommel, ormai convinto della necessità di eliminare politicamente Hitler, avesse osteggiato fino all'ultimo l'idea di uccidere il dittatore. Questi, secondo il feldmaresciallo, doveva essere arrestato e condotto davanti a un tribunale, per rispondere dei crimini commessi a danno della Germania.

Una posizione da idealista, ma molto poco realistica, ma che potrebbe anche essere verosimile; poteva essere un modo per risolvere il drammatico conflitto che senza dubbio si era scatenato nel suo animo, diviso tra la fedeltà assoluta del soldato e la necessità di porre fine, con ogni mezzo, a una guerra disastrosa.
Inoltre è difficile stabilire se la partecipazione di Rommel fu solo morale, o se egli avesse già predisposto degli ordini precisi per le unità da lui dipendenti.
Di sicuro si sa che i congiurati, sia politici che militari, vedevano in Rommel l'uomo a cui affidare la presidenza della Repubblica, una volta tolto di mezzo Hitler, perché il popolare feldmaresciallo era considerato l'unico uomo in grado di ricevere l'approvazione del popolo tedesco e di essere accettato come interlocutore dagli Alleati.

Erwin Rommel continuava comunque la sua attività di ispettore delle difese del Vallo Atlantico e di comandante del gruppo Armate costituito dalla 7° e 15° Armata. Il 17 luglio 1944 il feldmaresciallo viaggia in automobile sulla strada da Livarot a Vimoutiers, quando un caccia inglese attacca in picchiata il veicolo e lo colpisce in pieno con le mitragliatrici di bordo. Rommel riporta gravissime ferite alla testa e fino all'8 agosto resterà ricoverato all'ospedale del professor Esch, a Vesinet, presso Saint- Germain. E' ancora tra la vita e a morte quando, il 20 luglio, i congiurati decidono di agire. Il colonnello Klaus von Stauffenberg, mutilato di guerra, pluridecorato, deve quel giorno partecipare, nella sua qualità di aiutante maggiore del generale Fromm, a una riunione nel quartier generale di Hitler a Rastenburg. Nella sua borsa von Stauffenberg ha una bomba consegnatagli da un altro congiurato, il generale Stieff, confezionata con un nuovo esplosivo inglese procurato dall'ammiraglio Canaris. La borsa viene deposta sotto il tavolo, vicino a Hitler, e con una semplice pressione del piede viene innescato il dispositivo chimico che causerà l'esplosione. Von Stauffenberg, con la scusa di una telefonata, si allontana, e dopo pochi istanti una violentissima esplosione scuote la baracca in cui si sta tenendo la riunione. Ma Von Stauffenberg è troppo precipitoso: convinto che il dittatore sia morto si precipita all'aeroporto, rientra a Berlino e inizia a diramare gli ordini previsti dal piano della congiura.

Ma Hitler è vivo: incredibilmente, il grosso tavolo di legno ha deviato la forza dell'esplosivo. Sono morti diciotto dei ventiquattro presenti alla riunione, mentre il Führer non ha riportato che una leggera ferita a una mano.
La precipitazione di von Stauffenberg è la rovina per i congiurati, che si scoprono, diramando ordini alle truppe, assegnando incarichi, finché nel pomeriggio la voce del dottor Goebbels annuncia alla radio che "Dio ha voluto salvare il Führer, conservandolo alla Germania". Già nella notte del 20 luglio vengono eseguite le prime fucilazioni, a cui seguirà una repressione selvaggia tra le file dell'esercito, che si concluderà con oltre tremila condanne a morte, dopo processi-farsa di pochi minuti.
Rommel viene sapere dell'attentato e della feroce repressione solo l'8 agosto, quando si trasferisce nella sua casa di Herrlingen, dove ha deciso di continuare le cure, nonostante il parere contrario dei medici, che lo vorrebbero ancora ricoverato. Non si fa illusioni, mentre continuano le notizie di arresti tra gli alti gradi dell'esercito.

Il 7 ottobre 1944 il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, capo dell'Alto Comando, telefona a Rommel per invitarlo a Berlino, ma i medici vietano ancora un viaggio così impegnativo. Rommel sente che è vicino il redde rationem, e ne ha conferma quando gli arriva un'altra telefonata, una settimana dopo. Dato che il signor Feldmaresciallo non è ancora del tutto ristabilito per affrontare un viaggio fino a Berlino, riceverà l'indomani una visita di incaricati dell'Alto Comando.
14 ottobre 1944, ore 12. A Herrlingen arriva una macchina che porta due uomini in divisa da generale. I loro nomi: Wilhelm Burgdorf, capo dell'ufficio personale dell'esercito, e il suo vice, Ernst Maisel. Portano entrambi una divisa, ma sono due killer: il loro mandante si chiama Adolfo Hitler.

In poche parole i due generali spiegano a Rommel lo scopo della loro missione: un tribunale del popolo ha già emesso una sentenza di colpevolezza, la partecipazione del feldmaresciallo alla congiura è provata da numerose testimonianze. Tuttavia il Führer, che non ha scordato i grandi servigi che Rommel rese alla Patria, gli vuole dare la possibilità di morire con onore. I due killer hanno portato una capsula di cianuro: morte garantita, indolore e velocissima. Al mondo verrà data la notizia che l'Eroe dell'Africa è morto per complicazioni intervenute in seguito alle gravi ferite riportate nel mitragliamento dell'auto. Rommel avrà funerali di Stato, con tutti gli onori, e la moglie e il figlio saranno trattati con ogni riguardo. E' chiaro che non è possibile alcun tentativo di fuga: la casa è circondata dai militi SS. E d'altra parte, se Rommel non accetterà la soluzione che Hitler, generosamente, ha escogitato, i due generali non possono garantire nulla circa l'avvenire dei suoi familiari.

E' difficile trovare aggettivi che qualifichino compiutamente la mostruosità della situazione. La testimonianza della moglie e del figlio Manfred, informati da Rommel di ciò che stava per accadere, arricchita di particolari dalla fredda deposizione, a Norimberga, del generale Keitel (immediatamente informato dai due killer del compimento della missione), ci dà un quadro che può solo lasciare smarriti.
Alle ore 13 Rommel sale in macchina con i due generali. Burgdorf gli porge la capsula di cianuro, e Rommel la schiaccia tra i denti. Meno di mezz'ora dopo arriva a Herrlingen una telefonata, con cui si comunica che il feldmaresciallo Erwin Rommel, colto da improvviso collasso cardiocircolatorio, è deceduto nonostante le cure prestategli immediatamente all'ospedale di Ulm. Il 17 ottobre 1944 la vedova riceve il telegramma di condoglianze di Hitler, al quale seguiranno quelli dei vari gerarchi del partito. Il 18 ottobre, a Ulm, si celebrano i solenni funerali di Stato; il giorno successivo il corpo di Rommel viene cremato e le ceneri sepolte nel piccolo cimitero di Herrlingen.

La diabolica crudeltà con cui Hitler si volle vendicare del tradimento del suo generale prediletto ha fatto sì che la figura di Rommel sia stata idealizzata, fin quasi a farne un oppositore del regime, morto per le sue idee di libertà.

Ci chiedevamo all'inizio del nostro lavoro: fu vera gloria? Difficile rispondere, e forse anche inutile. Di certo Rommel fu un grande soldato, ma altrettanto di certo fu solo un soldato. La sua grandezza fu anche il suo limite, perché un fenomeno come il nazismo poté nascere e svilupparsi anche per l'appoggio di una casta militare che era comunque, nella sua gran parte, incapace di vedere cosa realmente fosse il nazismo stesso. Hitler non avrebbe mai potuto scatenare la tempesta sull'Europa senza l'appoggio delle Forze Armate. E le radici vanno ricercate, a nostro avviso, ancora più indietro, in quel militarismo prussiano che predicava l'obbedienza assoluta, che idealizzava come virtù la rinuncia alla capacità di giudizio.
Il soldato che ha una sola missione, obbedire, è potenzialmente il mostro che può commettere qualsiasi cosa. Dipende da chi dà gli ordini. In Germania gli ordini li dava Adolfo Hitler. E Rommel fu presente, e attivo, nel massacro della libertà cecoslovacca e polacca, nella violazione della neutralità del Belgio e dei Paesi Bassi e nei tanti episodi che punteggiarono la marcia nazista.

Nessuno di essi turbò la sua coscienza, e l'opposizione al Führer nacque solo perché questi ormai non era più in grado di condurre la guerra.
Fu vera gloria? Non ci interessa stabilirlo. Ci interessa fare il possibile perché il mondo non conosca più l'orrore che è sempre in agguato quando gli uomini rinunciano alle capacità critiche e rimangono vittime di una visione distorta dell'onore e del dovere.

PAOLO DEOTTO

Bibliografia
Rommel, di Silvio Bertoldi, Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1976
Rommel, l'ambiguità di Rommel - Young - Ed. Longanesi, Milano, 1950
Memorie di guerra, di Albert Kesselring - Ed. Garzanti, Milano, 1954

Il testo sopra
è stata offerto gratuitamente
da Gianola, direttore di
http://www.storiain.net

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IL SUO DIARIO IN AFRICA
e le lettere ricevute e inviate alla moglie.


(per spazzare via tante falsità scritte sul conto degli italiani in Africa, scopriremo in queste pagine che Rommel aveva grande considerazione per i soldati italiani. Un po' meno per chi li comandava. Con molto anticipo già sapeva cosa stavano tramando in Italia)

PREMESSA

PREMESSA - Presumibilmente tale materiale- prima della sua morte avvenuta in circostanze misteriose-  nella mente di Rommel doveva servire come canovaccio per una documentazione sulla sua attività in Africa.  Il Diario che parte dal 1939 e termina il 1943 fu posto in salvo dal sottufficiale aiutante Moser, che aveva avuto l'incarico da Rommel stesso di conservarlo, ma anche di aggiungere alcune note quando non lo faceva Rommel di persona; Moser riuscì alla disfatta a porlo in salvo. Una copia è finita negli Stati Maggiori degli alleati, ed è conosciuto come il "Diario di Rommel". Questa storia quindi non è una rivisitazione dei fatti, ma è l'originale pubblicato in Italia nel dopoguerra (che Storiologia possiede). Molte polemiche dovevano ancora nascere. Con Rommel però assente, perchè  lui era ormai morto in un misterioso incidente.

Rommel è stato uno di quei grandi generali che abbia espresso la seconda guerra mondiale, anche se è passato alla storia solo con il nome  "La Volpe del deserto", fama che alimentarono gli inglesi per sminuire le proprie sconfitte, o alimentò lo stesso Montgomery per aumentare il valore della sua vittoria su Rommel.

LA FAZIOSITA' DI YOUNG
(che riporta nel suo libro "ROMMEL" un diluvio di slogans e insulti
su soldati italiani che il maresciallo avrebbe pronunciato nei loro confronti)

Oltre che i vari articoli su riviste e giornali, fu ricavato un film "Rommel la Volpe del Deserto", tratto dal libro del Generale inglese della riserva DESMOND YOUNG - un libro fazioso, e per quanto riguarda gli italiani, pieno di insulti, che secondo Young, Rommel gratificava l'Italia e il soldato italiano. Questo al solo scopo di scagionare, separandola, la figura di Rommel dal regime politico che lo ha espresso. Un efficace mezzo che si svolge nel quadro di quella azione psicologica in atto nel dopoguerra in Germania da parte degli angloamericani e tendente a separare le responsabilità del militarismo tedesco dalle responsabilità del regime nazionalsocialista di cui la casta militare sarebbe stata solo una vittima. Poiché in Germania un Esercito non si mette insieme senza fare i conti con i militari e poiché com'è noto, subito dopo la disfatta e nel dopoguerra era necessario e urgentissimo l'apporto tedesco all'esercito integrato europeo, non v'è chi non vide la grossolanità della manovra di questo tipo di propaganda.

Abbiamo ricevuta da un lettore una copia consunta del Diario di Rommel. Alcuni passi erano stati pubblicati su Asso di Bastoni il 9 marzo 1952, ed avevano già suscitato tanto scalpore per i contenuti che erano all'opposto di quelli pubblicati dallo Young, che aveva preso alcuni frasi fuori dal contesto, al solo scopo -con un mucchio di falsità- di far passare gli italiani dei codardi, degli scansafatiche; erano dei gratuiti sarcasmi che offendevano non solo chi aveva combattuto in Africa a fianco di Rommel (come il padre di chi qui scrive, che finì poi prigioniero fino al 1946 in Rhodesia) ma anche tutti gli italiani. Soprattutto quelli che morirono da eroi ad Al Alamein.

(A tale proposito, un gruppo di reduci di El Alamein, all'uscita del libro di Young, nel 1950, s'indignarono e scrissero a Edilio Rusconi direttore allora del settimanale "Oggi". Lettera pienamente condivisa da mio padre; e che riportiamo integralmente alla fine di queste pagine.

Non solo, ma io stesso, a Viterbo, alla Scuola di Paracadusti, avevo alcuni ufficiali (i pochi che si salvarono), tutti reduci di El Alamein; il comandante stesso della Scuola del CMP, era allora (anno 1957) la medaglia d'Oro Colonnello Mautino. Questi nel raccontarci il dramma, e la perdita di tanti suoi colleghi, spesso gli veniva un groppo in gola e non era più capace di andare avanti.

Limitatamente abbiamo solo scelto il periodo greco e africano perchè sommamente istruttivo per gli italiani. Essi vi troveranno testimonianze sconcertanti di come il tradimento e il sabotaggio fossero l'elemento determinante della nostra sconfitta con relativo inutile sacrificio di tanti prodi soldati. Soldati italiani del cui eroismo Rommel (quando veramente li avrà a fianco) cavallerescamente testimonia nelle righe di questo suo Diario.
Quindi queste pagine sono dedicate (sic !) ai vari Badoglio, Maugeri, Messe, Calosso e C.

Un altro breve cenno biografico di Rommel


La vita e la carriera di Erwin Johannes Rommel si svolgono sotto il segno della volontà. Figlio di un semplice insegnante di scuole medie - era nato a Heindenheim, Wurtemberg, il 15 novembre 1891. Compiuti gli studi, all'età di 19 anni, nel 1910, entra col grado di tenente nel regio esercito del Wurterberg. Nel 1914, all'inizio della prima Guerra Mondiale, comanda un plotone del VI reggimento Wurtmberghese "Re Guglielmo"; diviene in seguito aiutante di battaglione e secondo tenente. Rommel aspira ad entrare nello Stato Maggiore: ma i pregiudizi della casta militare, prussiana e junkler, impediscono al giovane ufficiale di essere accolto nell'aristocrazia dell'Esercito. 
Nel marzo del 1915 è promosso primo tenente e viene decorato della Croce di ferro di prima classe per aver fatto prigioniero, sul fronte occidentale, a Dieusson, una intera compagnia francese, mentre era in pattuglia, in una ricognizione, con due soli plotoni. Nell'impresa, dove già si rivelano le sue doti tattiche, Rommel rimase ferito. Si guadagnò così la decorazione e la promozione.
Successivamente chiede di passare in aviazione, quale osservatore, ma viene invece trasferito in uno dei reggimenti alpini del Wurterberg, con il quale partecipa alla fulminea campagna di Romania del Generale von Machensen. Venticinque anni più tardi, durante la campagna in Africa, Rommel sarà costretto a subire le ostilità del figlio di von Mackensen, ambasciatore del Reich a Roma.

Ristabilitosi dalle ferite, durante l'offensiva Austro-germanica sul fronte italiano, nel 1917 Rommel prende parte in azioni del settore dell'Isonzo contro l'esercito italiano, azioni che culminarono con la disfatta di Caporetto. Molti degli ufficiali italiani, divenuti generali, che si scontrarono sull'Isonzo con gli alpini di Rommel, furono poi suoi camerati nelle battaglie della Libia.
Per la cattura di grossi contingenti di soldati italiani a Caporetto, varie migliaia, Rommel che comandava un gruppo di compagnie - per quanto solo primo tenente- viene insignito della medaglia al valore "pour le meritè", la più alta ricompensa tedesca, equivalente alla medaglia d'oro italiana. Psicologicamente l'esperienza di guerra sul fronte italiano, nel lontano 1917, dovette influire certamente sull'opinione di Rommel nei riguardi degli italiani in genere, e delle loro virtù militari in particolare, opinione di cui egli risente durante gli anni di guerra a fianco dei camerati dell'Asse in Africa. Comunque Rommel non manca di elogiare talora il valore dei soldati italiani e perfino paragonare le doti di resistenza, di sobrietà, di pazienza e di eroismo degli italiani a quella degli uomini del suo "Africa Korps".

Alla fine della guerra 1914-18, smomilitato e senza mezzi, si iscrive alla scuola Tecnica Superiore di Tubinga.
Rommel è uno dei primi ad aderire al movimento nazional-socialista di Hitler, facendo parte del circolo del già Governatore delle Colonie tedesche dell'Africa e poi Luogotenente del Reich per la Baviera e Capo dell'ufficio Coloniale del Partito, generale Ritter von Epp.

L'aspirazione di Rommel è sempre quella di far parte della Reichswel. Nel 1923 viene iscritto nelle liste effettive del Corpo Ufficiali e poi incaricato di insegnare tattica nella scuola di Fanteria di Dresda col grado di maggiore, ottenuto comandando una compagnia di fanti.

Rommel diviene uno dei migliori insegnanti di tattica: popolarissimo fra gli allievi e i giovani ufficiali, viene apprezzato dallo Stato Maggiore, malgrado la sua origine borghese e le sue simpatie naziste. Le teorie di Rommel sull'impiego dei carri armati e delle unità corazzate, in definitiva, furono poi applicate dai tedeschi nell'ultima guerra e, già in tempo di pace, valsero a Rommel l'interessamento e la protezione di Hitler.

Promosso colonnello, diviene ufficiale di collegamento fra la Reichwenr e la Hitlerjungend (Organizzazione giovanile hitleriana) e assegnato al Quartier Generale del Fuhrer.
Dopo l'occupazione nazista dell'Austria, nel 1938, Rommel viene nominato Comandante la Scuola Militare austriaca di Wiener Neustadt.
Africanista convinto, collaborò ai piani militari dell'asse per il Mediterraneo, elaborati unilateralmente in Germania, sin dal 1937 dal Generale Schmirer e, nello stesso anno, accompagna il generale von Brautschchich nella sua visita in Libia ospite di Balbo.

Rommel ama ricordare, a quattro anni di distanza, questo suo primo viaggio nel continente Nero. Quasi presago di dover un giorno battersi sulle sabbie del deserto, durante il viaggio ufficiale di von Brautschic chiede uno "speciale congedo" per malattia e rimane in Libia. Visita accuratamente la Tripolitania e la Cirenaica, il Fezzan e il Gebel, segue le piste del deserto in automobile, preferendo il mezzo terrestre all'aeroplano che il governatore e Quadrunviro Balbo aveva messo a sua disposizione.

Nel rapporto che Rommel fa allo Stato Maggiore e a Hitler dopo una lunga visita alle opere fortificate italiane del Mezzogiorno e della Sicilia e dopo un misterioso viaggio in Egitto (da turista, egli gira lungo il canale di Suez e fa in macchina delle lunghe gite  nel deserto occidentale egiziano), egli pone in rilievo la "mediocre preparazione militare italiana, sia nella penisola che in Libia. La sistemazione -dice- della frontiera orientale della Libia è del tutto insufficiente e primitiva: può essere utilizzata se mai, in caso di ribellione dei Senussi e sempre che si tratti di episodi insurrezionali; ma è da escludere che la sistemazione esistente possa riuscire efficiente in caso di conflitto con l'Egitto e cioè con la Gran Bretagna".

Rommel rientrato in Germania, si dedica alla preparazione di uno speciale "Corpo del Deserto", destinato ad eventuali impieghi in zone tropicali.  L'allenamento degli uomini di questo reparto (e fra questi c'erano gli specialisti sanitari dell'istituto per le malattie Tropicali di Amburgo) veniva eseguito nel centri della Baviera e dello Scheswig-Holstein, in Pomerania e nella Prussia Orientale, in condizioni particolarmente dure e riproducendo artificialmente l'"habitat" climatico e ambientale delle regioni tropicali.

Allo scoppio dell'ultimo conflitto Rommel, organizza i così detti "Quartier Generali Mobili", sia quello ferroviario che quello aereo, mediante una dozzina di moderni Junkers da trasporto che seguono il Fuhrer nei suoi viaggi al fronte. Dopo la campagna di Polonia Rommel viene nominato Generale al comando di una divisione corazzata di assalto, facente parte di un gruppo di armate del fronte occidentali, agli ordini  di von Rundstedt. La VII Divisione corazzata di Rommel si distingue poi nell'assalto alla linea Maginot, e che per la sua fulminea mobilità è denominata la "Divisione Fantasma".
Fra le tante epiche imprese, la VII divisione di Rommel cattura a S. Aint Valery en Cauz, 8 generali e 25.000 soldati francesi.
Rommel viene decorato della Croce di Cavalleria nell'ordine della Croce di Ferro su proposta di quello stesso von Rundstedt che, durante la campagna di Polonia, alludendo al fatto che Rommel si occupava del Quartier Generale mobile del Fuhrer, lo aveva definito, con l'albagia dello junker, "quel pagliaccio che comanda il circo di Adolf Hitler".
Un'antipatia che scomparve nel padre ma (lo vedremo più avanti) rimase nel figlio.

All'inizio del conflitto con la Polonia, Rommel registra le sue impressioni, negli appunti e nelle lettere che egli invia alla moglie:


QUI, inizia il Diario:


"POLSIN, 31 AGOSTO 1939 - L'attesa rende nervosi, ma è inevitabile. Il Fuhrer sa perfettamente ogni volta, quale sia la giusta via. Finora egli è stato sempre in grado di risolvere i problemi più difficili e lo sarà certamente anche questa volta.
L'offensiva tedesca contro i polacchi viene sferrata all'alba del 1° settembre. Lo Stato Maggiore predispone un'azione a tenaglia con due gruppi di armate, uno al comando del Generale von Bock (Gruppo Nord: II e IV Armata) e l'altro agli ordini di von Rundstedt (Gruppo Sud: VIII, X, XIV Armata) Già nelle prime 24 ore lo sfondamento del fronte polacco è un fatto compiuto."

"POLZIN, 2 SETTEMBRE 1939 - Già da un giorno conduciamo la guerra contro la Polonia. I successi hanno superato di gran lunga le nostre aspettative e le nostre truppe nella loro miglior forma. Sono curioso di vedere se Inghilterra e Francia vorranno accorrere in aiuto di questa nave che affonda. Se lo fanno, sono affari loro. Il Fuher non è ancora venuto qui: egli naturalmente sarà molto indaffarato a Berlino."

Dopo un lungo silenzio -campagna di Francia e la sua nomina a Generale incaricato del comando di un Corpo d'Armata- Rommel è a Berlino per conferire con Hitler. Dopo il colloquio, è costretto a letto per un attacco di reumatismi. Ristabilitosi riprende la corrispondenza il 6 febbraio 1941, precisando i termini del colloquio con Hitler, quello avuto successivamente con von Ribbentrop e Canaris prima di partire per l'Africa.
Ricordiamo che il 28 ottobre Mussolini ha dichiarato guerra alla Grecia. L'8 novembre l'offensiva verrà bloccata, a metà mese, c'è l'ordine della ritirata, ma ormai l'esercito è impantanato. Il 12 novembre viene attaccata dagli inglesi la base di Taranto. Il 4 dicembre Badoglio viene esonerato dal comando delle operazioni in Grecia.
L'8 dicembre si scatena l'offensiva inglese  a Tobruk in Africa, gli italiani sono costretti a ritirarsi: il 10 dicembre perdono Sidi Barrani; il 15 si ritirano su Bardia;  attaccata poi il 1° gennaio 1941 cade  il 5 con 120.000 soldati italiani fatti prigionieri. A pochi giorni prima dell'arrivo di Rommel in Africa, il 2 febbraio 1941, si svolge la più sanguinosa battaglia in Africa, quella di Keren.  Fra morti e feriti -dopo un lungo assedio- le due parti lasceranno sul campo 50.000 uomini. Rommel viene chiamato da Hitler a comandare un corpo di spedizione in Africa per togliere Mussolini dai pasticci. Inoltre c'è anche il problema Balcani-Grecia. (Ndr.)


BERLINO, 6 FEBBRAIO 1941 DIARIO (Rommel) - Puoi immaginare come mi giri la testa dopo tutti questi avvenimenti. Cosa verrà fuori da tutto questo? Passeranno mesi prima di poter vedere gli effettivi sviluppi della situazione.
Il colloquio con Hitler; ai primi di febbraio, è durato circa due ore. Il Fuhrer è sereno e fiducioso, però mi è parso stanco. Ha parlato quasi sempre lui. Anzitutto ha fatto un giro d'orizzonte dei fronti di guerra italiani, nei Balcani ed in Africa. La situazione in Albania è divenuta sempre più grave: lo smacco italiano incrina il prestigio dell'Asse e soprattutto il suo onore militare. L'Italia fascista rischia di essere sconfitta in Albania e gettata in mare da un pugno di levantini. Hitler insiste nell'affermare che l'attacco alla Grecia fu da lui sconsigliato personalmente al Duce e che von Rintelen non mancò di esprimere a Badoglio, a Ciano ed a Mussolini le riserve sue (di Hitler) circa i mezzi approntati ed i piani predisposti dallo S.M. Italiano. Il meno che si possa pensare è che gli italiani si siano ingolfati nell'avventura senza alcuna preparazione e soprattutto senza conoscere neppure il terreno su cui avrebbero dovuto combattere. E' semplicemente sciocco pensare che con 4 o 5 divisioni di fanteria, senza alpini né forze corazzate e senza una adeguata preparazione aerea, gli italiani potessero scavalcare le dure montagne dell'Epiro. Hitler mi fa vedere il rapporto del Maggiore S, degli Alpenjager, mandato con una missione in Albania. S. ha visitato tutto il fronte greco-albanese e precisa che le condizioni del terreno sono addirittura spaventose: fango, rocce, pietraie.

Gli italiani sono oltremodo disorganizzati. Le divisioni vengono mandate al fronte senza artiglierie, con vestiti di tela, senza riserve nè viveri. Le munizioni scarseggiano, i servici logistici non funzionano, l'opinione sui generali è pessima, il morale dell truppe italiane è scosso. Non c'è la più vaga idea di un piano strategico. S. ha riferito un giudizio di un colonnello Italiano a C. a Tirana: "Questa guerra non è una guerra, ma il pettegolezzo delle quote. Infatti gli italiani si aggrappano ad una quota e tutti i Comandi, compreso il Comando superiore di Tirana, si polarizzano attorno a quel pezzetto di fronte, perdendo uomini e prestigio. Il colpo contro la Grecia è stato un grave errore: un colpo di testa di Ciano e di quelli del Ministero degli Esteri Italiano, per ripicca contro le nostre vittorie, Mussolini non riesce a tenere in pugno i suoi uomini: è sempre in buona fede ed i suoi lo tradiscono. Mi risulta dice Hitler che le cifre che i vari Sottosegretari ministeriali gli presentano, specie in materia militare, sono sempre false. Von Rintelen ni ha detto che è riuscito ad avere ben 7 cifre diverse, da altrettanti uffici pubblici italiani, sull'argomento ferro e carbone. All'impreparazione e alla imperizia, gli italiani uniscono uno scetticismo da levantini ed una abitudine alla menzogna che da noi sarebbe punita con la morte, se avvenisse in tempo di guerra.
E' poi provato che molti generali del gruppo Badoglio sono antifascisti e antitedeschi: essi avevano troppe simpatie per i francesi e sono tutti massoni: ho un interessante rapporto con Roma in merito, dell'epoca in cui l'Italia iniziò le sue sfortunate operazioni in extremis contro la Francia, che noi avevamo già piegata. Del resto, in Savoia senza il nostro intervento, i francesi avrebbero rigettati gli italiani fino al Po. Poi in Italia la guerra non è popolare: Canaris (Capo dei Servizi Segreti del Reich. Ndr) mi dice che troppi italiani sono simpatizzanti dell'Inghilterra, specialmente a Genova. E gli agenti nemici in Italia trovano un terreno fertile, sia perchè gli italiani sono chiacchieroni, sia perchè molti sono pagati dal nemico. Vi sono molte radio cleandestine e Canaris insiste perchè io intervenga presso il Duce. Sarà bene - mi dice Hitler- che lei veda Canaris prima di partire. E vada anche da Ribbentrop.

Hitler ha poi parlato della Russia, e in termini sospettosi. Ha detto che non bisogna fidarsi di Stalin e dei bolscebichi. Esiste inoltre nello Stato Maggiore russo, una corrente che fa capo a Zukov, nettamente favorevole alla guerra e che riuscirà a silurare il generale Morizkov. Bisogna prepararsi sul fronte orientale e respingere in Asia il barbarismo sovietico.

Tornando a parlare della situazione sul fronte  greco, Hitler ha elencato tutte le deficienza italiane ed ha sottolineato che non ha fiducia come Mussolini, in Cavallero, di cui all'Ambasciata tedesca a Roma sottolineando la vacuità, la scorrettezza, l'incompetenza, salvo quella di darla intendere. Cavallero non gode di alcun prestigio nell'esercito, perché si é dedicato e si dedica agli affari; non è un uomo serio né un soldato.
La situazione sul fronte greco è grave. l'offensiva di Tepelenì minaccia di travolgere gli italiani e questo bisogna assolutamente evitare. E' incomprensibile come gli italiani non riescano a portare rifornimenti attraverso quel Lago che è l'Adriatico. La Marina Italiana pretende di battersi in Atlantico insieme ai nostri sommergibili ed è incapace di assicurare il traffico fra Bari e Durazzo. Hitler mi legge parte di un rapporto del Maggiore d'Aviazione W. da Foggia, ove si trova con le 5 dozzine di Junkers da trasporto messi a disposizione degli italiani per i rifornimenti. Egli si lamenta dell'assoluta indifferenza del Paese (l'Italia) nei riguardi della guerra e degli sforzi di guerra.  Gli italiani dice Hitler sono emotivi, ma non umani. W. denuncia il sabotaggio verso ogni sforzo a favore del fronte albanese e la mancanza di entusiasmo. Egli ha protestato presso il Comando Superiore di Tirana perchè i trasporti di truppe di rinforzo avvengono disordinatamente senza criterio: reparti isolati, senza armi, senza munizioni. I reparti come arrivano all'aeroporto di Tirana vengono avviati al fronte, al macello. Spesso si tratta di reclute vestite il giorno prima e che non hanno mai vista una mitragliatrice. W. ha parlato con ufficiali superiori, richiamati, che non hanno più fatto una esercitazione dalla guerra del '14.
Le condizioni stradali in Albania sono pietose. Anche le condizioni sanitarie dei soldati sono terribili. W. ha visitato il campo ospedale di Krionero, presso Valona, dove, al posto di 500 feriti, ve ne sono 3000, senza assistenza, senza medicine, con due solo medici, in messo alla sporcizia e agli insetti; molte vittime della cancrena gassosa, cosa che non si verifica più negli eserciti, dall'epoca della Beresina napoleonica. W. ha proposto al Comando Superiore di Tirana di trasportare in Italia questi feriti, visto che le navi non ci riescono: con gli Junkers che tornano a vuoto a Foggia dall'Albania, in pochi giorni i feriti sarebbero in patria. Ha trovato enormi incomprensibili difficoltà. Ne ha parlato a von Mackensen a Roma, il quale ha fatto un passo in questo senso. Ma gli italiani sembrano seccati del nostro intervento ed hanno chiarito che è preferibile evitare l'affluenza di troppi feriti in Italia, per non demoralizzare la popolazione. E' incredibile. Lo stesso è avvenuto quando W. ha proposto di trasportare in Italia, da Tirana la posta militare: si tratta di migliaia di sacchi di posta diretta alle famiglie dei soldati italiani, famiglie che sono prive di notizie da mesi. Anche in questo caso, W. è stato mandato da Ponzio a Pilato e non è riuscito a portare in Italia uno solo delle migliaia di sacchi di posta che marciscono a Durazzo.

Hitler continua col dire che la situazione greca è grave e quindi ha deciso comunque un intervento. Ne ha scritto a Mussolini. Sarà necessario rinforzare le truppe in Bulgaria per alleggerire il fronte albanese. Intanto bisogna seguire con calma la situazione della Jugoslavia che rappresenta un fattore importante nei Balcani, anzi la chiave di volta della situazione. L'intervento nostro in Grecia, ad ogni modo, taglierà la testa al toro. Egli ha studiato da tempo, insieme al nostro Comando Generale, tutto il piano dell'azione in Grecia e ne ha discusso a lungo con Mussolini il mese scorso (il 19 gennaio), nel suo incontro in Austria. Hitler mi dice di essere guardingo, in Italia, con generali e persone della Corte. Egli stesso ha messo in guardia Mussolini contro gli intrighi della Casa Reale italiana e del Vaticano; l'ambiente che circonda il Re d'Italia è nettamente antitedesco. Sono stati apparentemente amici nostri quando credevano che in pochi mesi avremmo fatto fuori Francia e Inghilterra ed il piccolo Re sperava di aggiungere qualche altro straccio alla sua corona, come l'Impero d'Etiopia e la corona d'Albania. Canaris non mi nasconde che ha molti timori da quella parte (Casa Reale) e ritiene che, attraverso il canale vaticano, la Corte mantenga relazioni delittuose con Londra. Ne ho parlato apertamente con  Mussolini, il quale conviene che il RE da un certo tempo a questa parte è pessimista; egli ritiene d'altra parte che alla prima vittoria il suo umore cambierà.

Bisogna andare cauti con gli italiani, i quali sono di poco valore e permalossissimi, come gli spagnoli. I soldati, mi dice S., in Libia si battono benissimo, per quanto mal comandati e senza mezzi. La ritirata in Libia è dovuta alla carenza di rifornimenti.  Badate bene voi (è Hitler che parla) a mettere le cose a posto; l'Africa Korps dovrà farsi onore; è del resto il vostro campo. La ritirata da Sidi el Barrani e la caduta di Tobruk sono dovute ad impreparazione, e, se l'aviazione dell'Asse fosse stata dominante, gli inglesi non avrebbero fatto un passo avanti. Bisogna curare al massimo la preparazione dell'offensiva. Abbiamo esaminata la situazione sulle carte; io ho assicurato il Fuhrer che farò come sempre il mio dovere fino all'ultimo e spero di raggiungere la terra dei Faraoni, se  Dio mi aiuta"

Rommel prima di partire per l'Italia, dopo l'incontro con Hitler,  ha un colloquio con von Ribbentrop e con Canaris
e nella stessa lettera li accenna entrambi. (Ndr.)

DIARIO (Rommel) "Von Ribbentrop è meno fatuo del solito. E' comunque una bella mente politica. Abbiamo fatto un lungo giro ed un esame della situazione in Italia ed in Africa. Ribbentropp mi mette in guardia contro l'uomore italiano. Il morale del popolo italiano è basso, molto basso ed ostile alla guerra, da quando le probabilità di una nostra rapida vittoria sono almeno rinviate. Mi consiglia di diffidare dagli ambienti romani, soprattutto del clero, dell'aristocrazia della Corte e della diplomazia. I diplomatici italiani, mi dice Joachim, erano malati del mal francese fino a che la Francia non è stata piegata. Allora pretendevano di fare la parte del leone, ora sono malati di anglofilia. Lo stesso Ciano è persona da non fidarsene; non ama i tedeschi, e questo gli viene dal padre che ha combattuto contro gli austriaci, e soprattutto teme che, con una vittoria nostra, il suo ruolo venga a cessare. Von Ribbentrop deve conoscere molto bene Ciano ed il suo ambiente perché ne parla con dettaglio. Dice che Ciano fa da freno a Mussolini, quando si tratta dell'Asse e poi vuol fare di testa sua, come nel caso della Grecia. Mi ripete pressa a poco le stesse frasi di Hitler circa quanto dice Canaris. Deplora che l'avventura in Grecia abbia costretto a rivedere tutta la situazione balcanica. Per l'Africa settentrionale teme che, se non interveniamo subito, gli inglesi arrivino a Tripoli e non si sa cosa farebbero in tal caso, i francesi del Nord Africa. Ho insisitito con lui perchè venga trovata una soluzione per Tunisi che è indispensabile avere in saldo possesso insieme a Biserta, a meno  di non voler rischiare di perdere il controllo del Nord Africa a favore degli inglesi.
Ribbentrop dice che per Tunisi è prematura ogni azione onde evitare di crearci delle difficoltà con i francesi, poi non vuol fare il giuoco di Roma, che vorrebbe porre un'ipoteca sulla Tunisia e forse su tutto il Nord Africa. I francesi, dice Ribbentrop, non ci amano, ma ci temono e ci apprezzano; invece odiano e disprezzano gli italiani per cui portare gli italiani a Tunisi significa alienarci tutti i francesi di buona volontà e pregiudicare la nostra politica in Occidente. Io ho insistito e gli ho fatto vedere sulla carta quale guadagno faranno i rifornimenti se il Canale di Sicilia sarà in mano dell'Asse, con la base di Biserta. Ho anche insistito perchè si affretti la preparazione dell'attacco a Malta, il cui possesso è indispensabile per le buone operazioni in Libia.
(Ci è stato sempre raccontato che era Rommel a non essere interessato a Malta. A quanto pare prima ancora di partire  lo riteneva più che indispensabile. Ndr.) Mi ha detto che la faccenda di Malta non la ritiene importante: al Comando Supremo gli hanno detto che basta neutralizzare l'isola con l'aviazione. Comunque Ribbentrop non si interessa a Malta: egli è troppo diplomatico e poco militare per approfondire queste cose. Mi ha detto che il Vaticano si occupa di Malta ed anche l'Ordine dei Cavalieri di Roma (voleva dire di Malta. Ndr). Mi augura buon viaggio e torna a parlarmi di Ciano ed Attolico entrambi antitedeschi; egli critica la leggerezza di Ciano ed i pettegolezzi che egli ha fatto in Germania con signore anche poco conosciute. Mi racconta che ha criticato Farinacci e Buffarini Guidi in pubblico fra tedeschi, e che ha scherzato con compiacimento sulla morte di Balbo. Questi diplomatici vivono di pettegolezzi e pretendono di fare politica nonchè di obbligare poi i militare a risolvere i loro pasticci"

Qui accenna all'incontro avuto con Canaris, breve sosta a Roma poi volerà verso l'Africa raggiungendo il comando del corpo di spedizione tedesco; l'"Afrikakorps". (Ndr.)

DIARIO (Rommel) - "Canaris. Molto preoccupato della situazione interna italiana. Diffidare della Corte, dello Stato Maggiore, del Vaticano. Curare i servizi d'informazione. Wessel mi darà i dettagli per la Libia e l'Egitto. Curare i cifrari. Massima riservatezza con gli italiani. I soldati e gli ufficiali in Libia sono i migliori. Preferibilmente, di tutti i contatti con gli ufficiali ed i Comandi italiani, fare verbale. Il SIM ha un buon servizio ed una discreta organizzazione; solo manca di continuità nelle direttive e nei Capi. Diffidare dell'ambiente Badoglio. I servizi della marina, specie lo Stato Maggiore ed il Servizio Informazioni sono ottimi. Gli Ammiragli italiani valgono molto di più dei Generali ed in genere la Marina italiana ha delle belle doti, tali da porla in grado di subire il confronto con le migliori marine. Peccato che manchi alla marina la decisione del Comando Supremo italiano, che è in mano all'esercito. L'Aviazione italiana è disorganizzata: la produzione scadente e deficitaria. Ottimi e coraggiosi i piloti.
Non prestare mai fede alle cifre in Italia. Gli italiani sono capaci di darla a bere anche a Mussolini. Diffidare dell'Ambasciata tedesca a Roma, dove sono pochi i nazisti: comunque Canaris è certo che von Mackensen sia un buon tedesco: La diffidenza fra i tedeschi e gli italiani è, secondo lui, che i primi dimenticano tutti i loro litigi e le diffidenze di vedute quando la sorte della patria è in giuoco, mentre i secondi approfittano della guerra per le loro risse interne.
Gli antifascisti italiani si augurano il crollo dell'Asse per vedere in rovina il Duce e il fascismo, anche a costo della rovina della Patria. Questo è inconcepibile per ogni uomo d'onore tedesco, inglese o giapponese. A riprova di ciò, mi cita i casi numerosissimi delle radio clandestine in Italia che comunicano con Malta ed Alessandria, tutte azionate da Italiani sovversivi, specialmente genovesi e milanesi. Mi augura buon viaggio e mi conferma che mi manderà in Libia Ratzkellerr".

(Fine della lettera alla moglie)
Il 15 febbraio, Rommel atterra in Libia. Qui, inizia il suo diario in Africa.

16 FEBBRAIO 1941 -
DIARIO (Rommel) - Ieri dominava il ghibli e mi è stato  impossibile servirmi dell'aereo per fare subito una perlustrazione. Ho così in questa occasione visitato una Divisione italiana che mi ha fatto un'ottima impressione.

17 FEBBRAIO -
DIARIO (Rommel) - Abbiamo, i Comandanti italiani ed io, una magnifica reciproca comprensione. Non potevo augurarmi una migliore collaborazione. I miei carri armati sono ora in prima linea, sul fronte che è già stato spinto in avanti di 500 km verso oriente. Gli altri non possono far altro che filare.

2 MARZO 1941 - DIARIO (Rommel) - "Ieri ho passato in rassegna le truppe italiane di fresco giunte dalla Patria. Dopo il Comandante mi ha fatto dono di un magnifico carro-abitazione da campo. Di ciò sono molto felice, perché esso mi sarà molto utile nelle prossime settimane".

(Rommel, scrive le righe sopra e contemporaneamente scrive pure le note che invia a Berlino)

DIARIO (Rommel) - "Gli italiani, qui in Africa, sono degli ottimi camerati e dei bravi e valorosi soldati. Se avessero i nostri mezzi e la nostra disciplina, potrebbero gareggiare con le nostre migliori truppe. L'episodio di Giarabub (allego un dettagliato rapporto sul fatto e sulla figura del Maggiore Castagna, di cui il Ministero della Propaganda potrebbe servirsi benissimo) rivela le doti di coraggio degli italiani"

(Rommel si dilunga quindi sui preparativi per l'azione sulla linea Farafa-Aghelia. Pensa alla trama di un film da intitolarsi "Sieg in Africa" (Vittoria in Africa) e ne studia i dettagli con il sergente Brausstub, un tecnico cinematografico.
In data 5 marzo, manda un rapporto a Roma e a Berlino sulle deficienti condizioni dell'artiglieria italiana).

DIARIO (Rommel) -
"L'antiareea è costituita da vecchissimi Skoda da 75 mm., ancora della guerra 1914-18; ho visto perfino mortai di bronzo antiquati, già dell'esercito austro-ungarico... Gli aerei sono logorati e non vengono ricambiati. I piloti italiani fanno miracoli. Gli apparecchi da ricognizione, mi dice Zecht, sono vecchi Caproni, inermi e lenti, micidiali per chi vola...Gli autosiluranti sono empirici e rudimentali: l'unica cosa viva è il valore e il coraggio dei piloti; un nostro aviatore rifiuterebbe di decollare con quegli apparecchi che qui chiamano a ragione "Totebahren" ("Casse da Morto").

12 MARZO 1941 - DIARIO (Rommel) - Sono qui da 4 settimane. Come è mutata la situazione in questo periodo di tempo! Molte volte mi sembra quasi un miracolo!

La collaborazione con gli italiani è sempre feconda. Rommel viene insignito di un Ordine cavalleresco italiano. Quale ufficiale di collegamento gli viene dato "il genero del Re, un uomo molto simpatico" (Calvi di Bergolo). Altro rapporto di Rommel a Roma, mandato in aereo, in cui ripete, come un leit-motiv, le sue critiche all'armamento italiano:

14 MARZO 1941 -
DIARIO (Rommel) - "I fucili italiani si chiamano modello 91, perché rimontano all'anno 1891; gli italiani non posseggono mitra, i carri armati da 6 tonn. sono ridicoli. L'evacuazione della popolazione colonica italiana dalla Cirenaica è stato un errore. Ha ingorgato la Tripolitania, ha dato agli arabi il possesso della terra e dei poderi bellissimi che lasceranno poi di mala voglia, per cui rimarranno ostili all'Asse. Ritengo che Balbo non lo avrebbe permesso: egli non avrebbe fatto l'errore di Graziani di attaccare a fondo senza riserve, rifornimenti e, soprattutto, senza aerei sufficienti. Wawell lo ha battuto per l'aviazione. C'è poi un mistero, nel collasso fisico e morale di Graziani, che non mi spiego. Gli italiani lo criticano vivacemente e dicono che aveva paura e aveva perso la testa. E' difficile dare un giudizio sull'episodio: i contemporanei sono i peggiori critici. In guerra, buona parte del successo è dovuta alla fortuna e alla decisione ed i casi si ripetono spesso, con sintomatica analogia. Non bisogna affrettarsi a criticare. Il nostro grande Federico, diceva: "Chi legge la storia con riflessione, troverà che quasi sempre si ripetono le medesime scene, per le quali basta mutare il nome degli attori":

17 MARZO - DIARIO (Rommel) - Gli inglesi sono sempre forti il doppio di noi, ma noi abbiamo in mano le posizioni migliori. Essi devono solo venire avanti e rompervisi i denti.

Il 1° aprile le truppe dell'Asse occupano Marsa Brega, il 2 raggiungono e conquistano Agedabia e Zuetina.

3 APRILE  1941 - DIARIO (Rommel) - Dal 31 marzo attacchiamo con notevole successo. A Tripoli devono accorgersene, ed anche a Roma e probabilmente, finanche a Berlino. Ho osato varie avanzate, malgrado le direttive opposte, perchè l'occasione era propizia. Esse daranno in seguito i loro frutti. Nessun altro avrebbe agito come me, al mio posto.

4 APRILE 1941 - DIARIO (Rommel) - "Ieri è stato un gran giorno. Ho ricevuto un messaggio del Fuhrer in cui egli si congratula con me per gli insperati successi e mi dà nuovi ordini per l'ulteriore avanzata, che concordano pienamente con le mie prospettive".

Il 4 aprile, le truppe tedesche hanno occupato Bengasi, in 5 colonne miste sfrecciano nel sud bengasiono, attraversando il Gebel e occupano Schelei-dima, Msus, Ben Gania e Tocra. Il 7 vengono liberate Barco e Derna.

8 APRILE 1941 - DIARIO (Rommel) - "Non sono sicuro se la data è esatta. Noi siamo da giorni nel cuore del deserto ed abbiamo perduto ogni cognizione del tempo e dello spazio. Come tu potrai vedere dai bollettini del Comando supremo, la battaglia si sviluppa a nostro favore. Oggi è di nuovo una giornata infernale; dopo aver marciato per trecento chilometri fra sabbia e rocce, il grosso delle nostre truppe può ancora attaccare. Io sono decollato in aereo dalle nostre posizioni più avanzate ed ho trovato le avanguardie nel deserto. Puoi appena immaginare la nostra gioia. E' in preparazione una moderna battaglia di Canne".

Rommel è tutto dedicato alle cure della guerra. Delega un suo segretario a comunicare sue notizie alla famiglia.

11 APRILE 1941 - (DIARIO - Aiutante) "Il generale mi incarica stamane di scriverle, perché egli è dovuto andare di buon mattino sulla linea del fronte. Oggi combattiamo per la presa di Tobruk. Gli inglesi sono costantemente in ritirata e le nostre truppe li inseguono senza sosta. Come nell'Europa sud-occidentale, anche in Africa le nostre armate raccolgono successi, sotto la guida del Generale. Gli inglesi vanno incontro alla disfatta". (F.to caporale Herbert Gunther)

In effetti, le forze dell'Asse attaccano il 12 Tobruk ma la piazzaforte, efficacemente munita, oppose una accanita resistenza.

14 APRILE 1941 - DIARIO (Rommel) - "La battaglia per Tobruk finirà oggi, presumibilmente. Gli inglesi hanno duramente combattuto ed avevano moltissime artiglierie a disposizione. Ciò malgrado li piegheremo"

16 APRILE 1941 - DIARIO (Rommel) - "La battaglia di Tobruk diminuisce di intensità. Il nemico si imbarca. Noi ci prepariamo ad investire la piazzaforte fra qualche giorno. Questa sì che sarà una vittoria! Comunque abbiamo ottenuto un successo con forze irrisorie"

Ma le previsioni di Rommel subiscono una battuta d'arresto

17 APRILE 1941 - DIARIO (Rommel) - "Abbiamo un duro lavoro. Gli inglesi tengono saldamente Tobruk e si sono piazzati molto bene. Non possiamo fidarci completamente dei nostri alleati in combattimento...." (s'interrompe)

Lo sbarco inglese a Bardia, il 20 aprile, viene contenuto. Un rapporto a Roma ed a Berlino viene inviato da Rommel. Un altro rapporto riservato viene inviato a Canaris, sui "commandos" inglesi:

"...I Raids dei Commandos inglesi hanno azione e compiti di disturbo. Non sono in realtà efficaci, se non contro reparti esigui e isolati. In genere servono a tenere deste le sentinelle di notte. Essi furono intensificati in concomitanza con il fallito tentativo di ieri (Bardia). Si tratta di camionette leggere, con buoni motori, pingui rifornimenti, radio ed armi portatili. Fra le armi recano bombe a mano, mitra, razzi, pugnali, ordigni esplosivi. E' sintomatico che fra gli ordini scritti rilasciati ai Commandos, ordini caduti in nostre mani, vi è quello di uccidere i prigionieri dei reparti isolati, tutti, per non destare allarme ed evitare di nutrirli. Il testo dice di ucciderli preferibilmente "con pugnale, per evitare spreco di munizioni e rumori". E' un fatto questo da far conoscere al mondo ed all'opinione pubblica. E pensare che noi, specialmente gli italiani, trattiamo i prigionieri inglesi con i guanti gialli. Le truppe, sia dell'Afrika Korps che delle divisioni italiane, hanno talora diviso la boraccia d'acqua con i prigionieri australiani e sudafricani."

21 APRILE 1941 - DIARIO (Rommel) - "Le ultime tre settimane sono state infernali, ma speriamo che il nostro attacco contro Tobruk, fra breve, sia coronato da successo. Le forze ora si equivalgono."

Il 29 aprile Rommel manda un rapporto a Berlino, riservato per Hitler. Il rapporto fa la storia delle ultime settimane di guerra in Libia e si lamenta della "disorganizzazione dei Comandi Italiani":
Scrive il contenuto sul diario, e riportano un severo ordine del giorno, diramato ai tedeschi e italiani, con minacce di sanzioni. "Gli italiani sono furiosi contro di me. Ma io preferisco dire la verità anche se dura e spiacevole, piuttosto che subire i deleteri effetti della debolezza sul campo di battaglia...Il fronte Libico è di estrema importanza per la condotta futura della guerra. Mi lamento per l'incomprensione del Comando tedesco di Roma, insabbiatosi sulle rive del Tevere e soffocato dall'atmosfera debilitante della insidiosa primavera romana" 

In maggio gli inglesi fanno sporadiche controffensive parziali. Grecia e Jugoslavia sono ormai occupate dalle forze dell'Asse. Nell'ultima decade del mese i tedeschi occupano Creta. L'insurrezione dell'Iraq, che ha portato al governo Rassid el Galiani, amico dell'Asse, viene soffocata dagli inglesi che il 1° giugno entrano a Bagdad. La situazione in Libia è in certo modo stazionaria. Gli inglesi sentono però la minaccia dell'Asse in Africa del nord e temono per l'Egitto. Churchill ai Comuni, il 7 maggio, pronuncia gravi parole: "Noi inglesi abbiamo la ferma intenzione di difendere fino all'estremo i nostri posti avanzati di Creta e Tobruk, senza pensare ad una ritirata. E' nostra intenzione di combattere con tutte le nostre truppe per la Valle del Nilo e per il nostro predominio sul Mediterraneo".
Il 15 giugno, gli inglesi tentano di liberare Tobruk, con una grande offensiva di forze corazzate, su di un fronte di 50 chilometri, fra Sollum e Sidi Omar. La controffensiva di Rommel arresta l'attacco nemico, minaccia il fianco dello schieramento inglese, costringe l'avversario a rinunciare agli obiettivi.
Rommel invia un rapporto personale a Hilter il 19 LUGLIO, in aereo a mezzo del tenente Moser. La copia di detto rapporto è andata smarrita, ma il generale Rommel ha come al solito appuntato i termini della sua relazione a tergo del messaggio di risposta di Hitler.

DIARIO (Rommel) - "L'offensiva inglese, secondo le nostre informazioni, era diretta a liberare Tobruk; non ritengo che essa avesse scopi più vasti. E' indispensabile che una nostra offensiva venga preparata con un certo tempo a disposizione a curata nei minimi particolari. L'Afrika Korps si è comportato benissimo, ma le riserve, le scorte e le armi devono essere messe a punto. L'esperienza ha insegnato che la guerra nel deserto comporta, per avre successo, una estrema mobilità, ma soprattutto la dovizia e la sicurezza dei rifornimenti. I calcoli fatti ci fanno ritenere che gli inglesi fanno la guerra da "rentiers": le proporzioni dei mezzi, e soprattutto dei viveri a disposizione, sono nei nostri confronti, da 1 a 7, e da 1 a 14 nei confronti degli italiani. E' indispensabile avere la completa superiorità aerea. L'aviazione tedesca è insufficiente, non solo per il controllo del Mediterraneo centrale, ma per la sola cooperazione con l'A.K. sul terreno africano. L'aviazione italiana è scarsa, scadente e vecchia. I servizi sono insufficienti e la cooperazione è un mito, anche se i piloti italiani fanno miracoli. E' indispensabile che Kesselring ponga a revisione i suoi criteri d'impiego del corpo aereo, per cui è necessario anzi vitale, che io abbia una autonomia in materia di impiego degli aerei. D'altra parte mi convinco sempre più che non esiste affiatamento e coordinamento non solo fra il Corpo Aereo Tedesco del Mediterraneo e gli italiani, a Roma, ma neppure fra l'Alto Comando Tedesco, il Supermarina e il Superaereo italiani. Del resto da varie fonti tedesche degne di fede, nonchè dal tenente M. che era sul posto, a bordo cioè della nave Ammiraglia italiana, ho avuto conferma che le ragioni della disfatta della Flotta italiana a Capo Matapan, nel marzo scorso, vanno attribuite esclusivamente a questi tre fattori: a) assenza assoluta dell'aviazione dell'Asse (sia per scorta che per ricognizione); b) mancanza di collegamenti fra il Supermarina, il Superaereo e l'aviazione germanica che, anch'essa, malgrado quanto dice K. non è intervenuta; c) dominio del cielo da parte dell'aviazione inglese. Se l'aviazione dell'Asse fosse intervenuta, non solo la Marina italiana non avrebbe avuto le gravissime perdite che ha avuto ma lo scontro - i cui riflessi politici stati deleteri nel levante e Medio Oriente - avrebbe potuto risollevarsi con la disfatta del nemico, perché i marinai italiani si sono comportati veramente bene e gli Ammiragli Jachino e Sansonetti sono stati Comandanti all'altezza del loro compito. Del resto von F. mi ha fatto pervenire notizie dal Cairo attraverso il deserto, previo appuntamento radio, confermano fra l'altro, non solo in merito alla battaglia navale su riferita, che gli inglesi contano soprattutto sulla supremazia aerea. Ora è indiscusso che occorre avere nel Mediterraneo una fortissima aviazione a sostegno a dell'offensiva contro l'Egitto.
Ritengo il problema di Malta tale da dover essere risolto subito come fu per Creta. In ogni caso è necessario, per i rifornimenti attraverso il Canale di Sicilia, che i convogli siano assolutamente indisturbati. La Marina italiana ha intensificato in questi ultimi mesi il sistema delle scorte, ma occorre aumentare il potenziale aereo. Sono d'avviso che, anche se è possibile soprassedere ad ogni azione per la Corsica, l'azione per Tunisi e Bizerta è condizione indispensabile per l'esito dell'avanzata dell'A.K. verso la Valle del Nilo. Tutta la situazione del Nord Africa è fluida e infida.

"Le mie informazioni e quelle di Canaris concordano, così come quelle degli itliani, nello stimare possibile un gesto di dissidenza da parte del Nord Africa francese che avrebbe enormi ripercussioni negative sulla situazione strategica generale e particolare del Mediterraneo, disponendo delle base essenziali del nemico, irrigidendo ancor più la Spagna e facendo crollare la già effimera resistenza francese in Siria.
"Mi permetto perciò di suggerire al Comando Supremo di prendere in considerazione, per la prossima offensiva che, ripeto, non potrà farsi prima dell'autunno, una doppia manovra verso est e verso ovest, con l'occupazione di Tunisi e Bizerta, nonché, se opportuno, dell'Algeria. Gli Arabi sono ancora passibili di essere influenzati verso l'Asse sia in Algeria che in Egitto. Raeder dovrebbe esaminare la possibilità, già studiata dall'Ammiraglio Canaris, di poter liberare, a mezzo delle nostre navi corsare e con l'aiuto giapponese, il Capo del Riff, Abd ed Krim, che si trova relegato alle isole Seychelles. Egli potrebbe rappresentare una forte carta nel nostro giuoco anche perché, sia per ragioni politiche che confessionali, il prestigio del Gran Muftì non si estende fino al Marocco: ciò metterebbe un freno al dissentismo francese in Algeria e potrebbe anche servire per premere sulla Spagna. Per di più, aumenterebbe enormemente il nostro prestigio fra gli arabi, sia dell'Egitto che del Medio Oriente. Nel caso la resistenza francese per  Tunisi, si dovrebbe studiare la formalità simbolica di una presa di possesso tedesca per evitare reazioni della suscettibilità francese nei confronti degli italiani. Un colpo di stato del Bey di Tunisi, che gode largo credito, potrebbe essere preso in esame: io ho avuto indiretti proficui contatti con il suo ambiente.

"I rapporti con gli italiani sono buoni: i soldati italiani sono ottimi, pazienti, resistenti, coraggiosi, ma mal comandati e peggio armati. Comunque occorre che il Comando Supremo italiano dia il suo contributo all'offensiva, specialmente con bersaglieri.
"E' Necessario che il massimo segreto sia mantenuto sulla preparazione dell'offensiva: ho fondati motivi di ritenere che in Italia è illusione il supporre di mantenere il riserbo sui propositi più confidenziali: Comandanti e Capi parlano e chiacchierano e non conoscono riservatezza. Roma è una specie di Shangai, un bazar levantino in cui le informazioni si scambiano, si vendono, si barattano, si regalano, si inventano. D. mi ha comunicato in 24 ore, pettegolezzi banali che riguardano, fatti in Africa e riferiti, dopo poche ore, sulle rive del Tevere: del resto gli inglesi sono informatissimi, al minuto delle partenze dei convogli dai porti italiani. Si deve alla machiavellica manovra degli ammiragli e dei Comandanti delle scorte -ormai duramente provati dall'esperienza- se le perdite non sono maggiori; infatti mi riferiscono che i comandanti italiani contravvengono regolarmente agli ordini di operazioni che vengono loro comunicati, sicuri come sono di trovare subito sulla rotta stessa, appuntamenti con sommergibili ed aerei inglesi"

Il 22 GIUGNO rientra il tenente Moser con un messaggio del Fuhrer. Hitler assicura di aver preso nota del rapporto. Elogia l'A.K.. Dice che ha già studiato con il Comando Supremo i piani per l'offensiva contro l'Egitto. E perplesso per Tunisi, ma ritiene preferibile procedere all'occupazione. Kesselring e Student studieranno un piano per Malta con gli italiani. Le preoccupazioni per l'Africa del Nord sono giustificate. Hitler annunzia di aver scritto al signor Mussolini per l'offensiva, raccomandando il massimo segreto. Va bene per l'autunno. Canaris studierà la faccenda di Abd el Krim.
Ma nessun accenno né a Rommel né a Mussolini dell'INVASIONE DELLA RUSSIA che avviene proprio il giorno 22.

Rommel lo stesso giorno 22 scrive la seguente lettera all'amico Enno. E' ancora fiducioso degli aiuti e nulla sa cosa sta succedendo a est.

22 GIUGNO 1941 -
DIARIO (Rommel) - LETTERA A ENNO - "Ho fiducia nel destino dell'Afrika Korps. Se le forze mi aiuteranno, riuscirò a ributtare gli inglesi fino a Canale. Qui la guerra è del tutto diversa da come voi potete immaginarla: le esperienze della Polonia e della Francia non reggono. Gli inglesi sono molto ricchi di mezzi, ma prudenti: io spero di dare una grossa delusione ad almeno uno dei tre Cunningham. Il nuovo Comandante italiano, Generale Bastico, è persona seria e ritengo che mi darà un valido aiuto. Ammon non è ritornato da Alessandria, ma ho avuto la sorpresa di avere notizie di von F. da Kartum, ove lavora benissimo, attraverso il Lago Ciad e il deserto libico; ho avuto queste notizie per mezzo di una romanzesca impresa di un coraggioso ufficiale italiano di Napoli, degna dei libri di Karl May! Non ho visto Zech. Saluti a Frieda".

La situazione in Libia è statica; Rommel si preoccupa di avere forze a disposizione per l'offensiva autunnale e perchè - annota- "le informazioni dalla Valle del Nilo danno per certe intenzioni aggressive nemiche". Intanto la resistenza ha Tobruk non accenna a cedere"  (agosto 1941).
In Russia (ora sa tutto dell'attacco e anche delle difficoltà) le battaglie assumono proporzioni gigantesche  per cui gli altri fronti rimangono nell'ombra. Il ruolo di Rommel è di terz'ordine e ciò umilia il suo orgoglio:
"Momentaneamente - scrive - siamo i parenti poveri".

La crisi dei trasporti, quindi i rifornimenti collegati a essi- rende nervoso Rommel: egli manda rapporti a Roma, a Berlino, al Comando Supremo. Critica Cavallero che preme per avere un successo comunque in Libia: 
"Ritengo che Cavallero influisca negativamente sul signor Mussolini". 

Un telegramma cifrato a Mussolini a Roma in data 8 OTTOBRE 1941 minaccia la perdita della Libia se non si curano i convogli ed i rifornimenti. In settembre, le perdite in mare sono state del 35 per cento di materiali e del 55 per cento di uomini. In un rapporto a Berlino insiste perché Kesserlring che dovrebbe venire in Italia come Comandante in Capo delle forze Mediterranei, studi i piani per Malta e Biserta....", Inoltre aggiunge   "Mettete in guardia il Comando Supremo, contro la leggerezza del Generale italiano Pricolo". (Novembre 1941)

A metà novembre, Rommel ha un colloquio con il Capitano di fregata L. venuto da Bordeaux, passando per Roma. Un appunto sul Diario a firma R.G. riporta i punti salienti:
DIARIO (Rommel) - "Morale pessimo in Italia. Lo scacco navale in Mediterraneo ha influenzato malamente l'opinione pubblica che non crede più ai bollettini. Comunicate ad L. le informazioni su Alessandria ed il suo porto. L'aviazione italiana dà segni di ripresa, specie con le azioni in Mediterraneo Orientale, che agiscono sull'opinione pubblica egiziana. Discusso il problema delle motozattere per azioni sulla costa e rifornimenti"

19 NOVEMBRE 1941 - DIARIO (Rommel)-  "Gli inglesi passano all'offensiva in Libia, su di un immenso fronte di 150 km, facendo perno su Sollun. L'attacco britannico ha vaste mire" (Rommel, più tardi, Natale 1942, conserverà dei brani del discorso di Churchill fatto ai Comuni, alla vigilia dell'offensiva: "La imminente battaglia di Cirenaica è stata elaborata e preparata a lungo e con ogni cura. Abbiamo aspettato cinque mesi perché il nostro esercito potesse essere ben equipaggiato con tutti quegli armamenti che hanno fatto la loro esperienza in questa guerra. Tutti i soldati dei reparti britannici e dell'impero combatteranno con la massima decisione anche perché si rendono conto del peso che una vittoria britannica in Libia avrà sul corso della Guerra. Si ha di mira la distruzione delle forze armate nemiche").

Rommel annota anche un proclama alle truppe imperiali inglesi dell'Egitto di qualche giorno prima dell'offensiva (17 novembre): "L'Armata del Deserto saprà scrivere negli annali della Storia una pagina pari a quelle di Blenheim e di Waterloo". Rommel lo commenta di suo pugno con una citazione in inglese di Carlyle: "Ofd all the Nations of the World; at present, the English are the stupidest in speech, the wisest in action"

La battaglia infuria in Marmarica. Malgrado l'aggressività in mezzi e gli sforzi inglesi, questi non riescono a sfondare, subendo fortissime perdite in morti, feriti e prigionieri. La battaglia dopo 11 giorni, lascia in definitiva le posizioni quo ante, pur avendo logorato le armate incontrate. Rommel riprende fiato e può scrivere lettere e rapporti.

9 DICEMBRE 1941 - DIARIO (Rommel) - "Poiché i reparti hanno solo scarso valore combattivo e le truppe tedesche sono molto indebolite, così ho dovuto sospendere la battaglia di Tobruk. Speriamo si riesca di evitare l'accerchiamento e di tenere la Cirenaica. Gli italiani combattono male, i rinforzi non sono arrivati. Ci restano a disposizione solo poche munizioni e poca benzina. Le operazioni aeree non sono più possibili. La situazione non è mai stata così poco sicura"
.
La seconda fase della battaglia per la Marmarica s'inizia sotto cattivi auspici per le Forze dell'Asse a causa della gravissima mancanza di rinforzi e di rifornimenti. Gli italo-tedeschi ripiegano su Ain e Gazala e poi su Agedabia; il 19 dicembre perdono Derna, il 20 il villaggio Berta, il 25 Bengasi.

 
DIARIO (Rommel) - Rapporto di Rommel a Berlino: (riportato sul Diario)
"E' necessario che il Ministero della Propaganda sia più prudente e meno affrettato nel diramare notizie sulla Libia. Le delusioni tornano poi a nostro danno e demoralizzano i soldati".
Altro rapporto inviato a R., a Roma senza data ma presumibilmente 20 dicembre:
"Insisto perché giungano rinforzi e soprattutto benzina: Invito a fare pressioni "sia pure agendo su Mussolini soltanto (soltanto è sottolineato e potrebbe significare: all'insaputa di Berlino) affinchè Tunisi e Biserta vengano occupate anche a costo di un colpo di testa".

Un telecifrato, in pari data (il 20), a Berlino, oltre i rifornimento per aereo sollecita l'azione su Malta.

Unterhofer si reca in aereo a Roma con una lunga lettera per von Rintelen "aprire da solo". 

Data: 12 DICEMBRE 1941 - DIARIO - Rommel si giustifica contro rilievi romani circa il trattamento da lui fatto agli italiani, e circa lamentele Generale Gambara. Rommel dà la colpa al generale Cavallero, che per far dispetto a Gambara, crea equivoci e pettegolezzi. Afferma che egli se ne infischia di onori e ricompense; "La casa brucia e la vanità non spegne le fiamme; io sono qui per fare la guerra e gli interessi del Reich e per seguire gli ordini del Fuhrer. Il resto per me non conta: fesserie".

16 DICEMBRE 1941 -
DIARIO (Rommel) - Altro telegramma a Roma e Berlino. Rommel critica gli ordini di rinchiudersi a Bengasi ("faremmo i topi in trappola") e di tenere la linea della Sirte: "Se sarà necessario io mi trincererò con l'A. K. Lei sa, non sono affatto ben disposti verso di noi. Si cerca di riversare le responsabilità della situazione libica sull' A.Korps.  In effetti, qui al Comando Supremo italiano temono che il signor Mussolini faccia piazza pulita e perciò ritorcono contro di noi i loro errori. K., a mio avviso non si impegna troppo nel senso che Lei sa. R. è più deciso ed è riuscito a far insistere con Berlino dal signor M. Domani le invierò in aereo la relazione con i dati e la copia del telegramma del 13 novembre che ho ritrovato all'ufficio cifra. Con osservanza e auguri per il nuovo anno". St.

In una lettera a Goebbels con gli auguri del nuovo anno, Rommel si lamenta che la stampa Reich non si interessa eccessivamente dell'A .K. Si notano due tre frasi pessimistiche.

30 DICEMBRE 1941 -
DIARIO (Rommel) - Un telegramma cifrato del Comando Supremo della Wermacht, in data  segnala la possibilità di una nuova avanzata inglese. Allegato al messaggio uno specchio dell'Ufficio informazioni dell'A.Korps per il generale Rommel, in data 31 DICEMBRE in cui vengono sintetizzate le informazioni dell'esercito italiano (SIM), della Marina italiana (SIS), degli informatori arabi, dell'Ufficio intercettazioni radio. Da tutte queste sorgenti, risultano in corso vasti movimenti di mezzi e rifornimenti dall'Egitto, e nuova preparazione aerea del nemico.
Le previsioni britanniche sono orgogliose: al Cairo e a Londra, si pensa di buttare fuori gli italo-tedeschi dall'Africa prima del 31 gennaio. I telegrammi cifrati, intercettati e decifrati di auguri per il capodanno fra i tre Cunningham parlano di prossima vittoria comune. Scambi di messaggi fra il British Naval Senior Officer di Suda, il Navy H.Q. ed il Fleet Air Arm di Alessandria indicano una intensificazione del pattugliamento navale di Sicilia e nel Mediterraneo Centrale (30-31 Dicembre).

2 GENNAIO 1942 - Tra Marada ed Aghelia sono concentrate le difese dell'Asse. Il nuovo anno  inizia "molto duramente": infatti Bardia è occupata il 2 GENNAIO il 13 Sollum, il 17 cade il caposaldo tedesco di Halfaia.
"Rommel ha organizzato bene le sue forze e "si prepara all'offensiva con obiettivi che lasciano al solito, scettici i teorici dei vari comandi supremi italiani e tedeschi" - lo scrive  dando notizie di Rommel- l'alfiere Niedermajer ed un ufficiale di aviazione del comando tedesco di Tripoli, in data 18 gennaio. 

Lungo rapporto di Rommel al Comando Supremo tedesco, sulla posizione del Generale Schmidt, arresosi agli inglesi a Bardia "con l'onore delle armi". Rommel insiste sempre sui due temi: Tunisia e scorta convogli con le forze aeree.

17 GENNAIO 1942 -
DIARIO (Rommel) - "La situazione si sviluppa favorevolmente ed ho la testa piena di piani che non posso rivelare ai miei più stretti collaboratori. Essi mi riterrebbero un pazzo, ma io in realtà non lo sono affatto".

21 GENNAIO 1942 -
DIARIO (Rommel) - "Dopo aver vagliato accuratamente tutte le possibilità, ho deciso di rischiare. Io sono fermamente convinto che Dio ci protegge e ci vorrà concedere la Vittoria".
(Il 21 Rommel ha sferrato la sua controffensiva che però si arresterà il 7 febbraio all'altezza di Ain El Gazala)".

L'Afrika Korps è le truppe italiane spinte dalla volontà di Rommel, si lanciano in una controffensiva violenta che sorprende gli alleati. Finalmente, contro il parere di generali tedeschi ed italiani, Rommel smonta con un rapporto (D.A.K/O.K/P.678/O.394 del 16 gennaio 1942) le apprensioni di Roma, Berlino e Tripoli e decide "di testa sua". Reparti corazzati rioccupano Agedabia, Saunnu, Antelat, costringendo gli inglesi a spezzare il loro schieramento e a ripiegare in fretta. Le truppe dell'Asse rioccupano il 29 gennaio Bengasi. Comincia la fase fortunata delle imprese di colui che la propaganda di Goebbels chiama "Wuestendaemon" (demonio del Deserto) secondo un soprannome dato a Rommel dagli inglesi in ritirata. Barce è ripresa il 30 gennaio.
(Quello di "Volpe" sembra che l'affibbiò Montgomery, ma solo per rendere più evidenti i suoi successi contro un fortissimo e abile avversario. Che da come risulta da questo Diario, quando Montgomery prese il comando, Rommel era già infermo, in procinto di partire per la Germania).

Il 4 FEBBRAIO 1942 le truppe di Rommel sono bloccate ad Ain El Gazala, vestibolo della Cirenaica.

Rapporto di Rommel a Roma e Berlino (7 febbraio) con minuto elenco delle perdite inglesi: oltre 320 cannoni perduti e 370 carri armati che aggiunti alla precedente offensiva inglese, portano a un totale di ben 820 carri armati. Ma ora è in stallo.

Colazione di Rommel con un diplomatico italiano e un Generale della Milizia, a cui fa visitare il fronte cirenaico sul suo carro armato, e che rimane ammirato dell'organizzazione dell' A.K.

 
10 FEBBRAIO 1942 - Rapporto di Rommel al Comando Supremo italiano (D.A.J./O.K./ R.P. 78/O) Lo riporta nel DIARIO - Sintesi:
a) Necessità di sfruttare il successo incalzando gli inglesi;
b) Dissensi con i Comandi italiani e frizione con la eccessiva prudenza del Generale Gambara
c) Necessità di coordinare le direttiva (e si sfoga: "quando il Fuhrer mi ordina di marciare io non discuto. Ma occorre mettersi d'accordo: Mussolini preme per l'avanzata e me lo fa dire da Cavallero: Gambara mi dice che il Comando Supremo italiano è per una prudente difesa e dice che Kesselring è d'accordo con lui. Von Rintelen è pessimista e poi vorrebbe vederci al Cairo. Gli italiani mutano opinioni secondo le fasi lunari e non hanno voglia. In realtà salvo le truppe d'assalto (coloniali, bersaglieri, aviatori). Io seguirò le mie aspirazioni ponderate");
d) Rifornimenti, scorte, automezzi, convogli: da potenziare; 
e) Attacco a Malta e occupazioni di Tunisi e Biserta: da non differire;
f) Aumento dell'aviazione in Libia e critiche alle tendenze di Kesselring;
g) Inderogabilità del Comando Unico ed Autonomo.

15 FEBBRAIO 1942 - DIARIO (Rommel) - "Gli italiani hanno ritirato una Unità perché io non riporto le mie posizioni indietro come essi desideravano".
Rommel esamina le carte con i suoi aiutanti e la situazione in Oriente perchè il 15 febbraio la radio ha annunziato la caduta di Singapore espugnata dai nipponici.

27 FEBBRAIO 1942 - DIARIO (Rommel) - Rapporto a Roma e Berlino sulle scorte di benzina. 
12 MARZO 1942 - Riunione a Catania per il piano dell'Attacco a Malta" 
Scambio di idee con Kesselring per l'azione:
18 MARZO 1942 - Rapporto da Roma in data  con i particolari del "Piano";
Attacchi aerei di caccia e bombardieri diurni e notturni;
Smantellamento delle difese antiaeree;
Assedio dell'Isola via mare;
Attacchi sulle rotte, sui porti, sulle attrezzature portuali;
Sbarramento di mine da parte della Marina italiana attorno alle rocce di accesso a oriente e a occidente;
Concomitante martellamento delle basi nemiche di rifornimento a Malta: Gibilterra ed Alessandria;
Partecipazione delle due dozzine di sommergibili tedeschi del Mediterraneo;
Azione anfibia di sbarco; partecipazione tedesca con una divisione di paracadutisti, alianti, Junkers, carri armati leggeri e pesanti; carri anfibi, radiotecnici".

Rommel continua a preparare l'offensiva: La stasi sul fronte cirenaico è rotta da semplici azioni di disturbo.

Ai primi di aprile, von F. fa aggiungere dal Cairo le sue prime notizie a mezzo di un informatore arabo "un valoroso capo berbero che Rommel propone per la Croce di Ferro, per quanto sia un uomo di colore. Ma le notizie sono di un mese e mezzo prima. Comunque il morale in Egitto è basso fra gli inglesi. Attendono molto dagli americani, in cui ripongono grandi speranze. Gli egiziani attendono con impazienza gli orientali e simpatizzano per l'Asse. Gravissima è la conferma che le notizie sui nostri convoglio filtrano sistematicamente e tempestivamente, a mezzo radio clandestine in Italia, e permettono alle forze inglesi di intercettare tutti i nostri rifornimenti".

25 APRILE 1942 -
DIARIO (Rommel) - "Ieri ho avuto due utili scambi di idee con il Generale Barlosetti. successore di Gambara e attuale Capo del Comando Supremo italiano del Nord Africa. Si dice che Gambara sia stato sostituito perché si è lasciato sfuggire in un circolo di ufficiali, che egli intendeva restare in Africa fino a quando non avesse avuto l'occasione di condurre una divisione italiana contro di noi".

A Salisburgo incontro fra Hitler e Mussolini dal 29 al 30 aprile. L'unica eco che nè giunga da Roma in Libia e che interessi l'A.Korps. è l'assicurazione che i due Capi dell'Asse hanno "trattato positivamente del problema di Tunisi e di Biserta". Il che provoca un sollecito di Rommel all'ambasciata tedesca a Roma in data 1° MAGGIO perchè venga risolta subito la questione dell'occupazione di Tunisi.

Il Generale  Cavallero manda un messo personale il 10 maggio, con una lunga lettera riservata per Rommel; Sintesi: Urgenza di attaccare a fondo, piena libertà d'azione, assicurazione per i rifornimenti e i convogli, dettagli sull'attacco a Malta.

Gruber al Colonnello Kolbe a Berlino:
22 MAGGIO 1942 - "...il generale (Rommel) desidera che lei si occupi dell'invio dei radiolocalizzatori. Noi siamo in procinto di sferrare un nuovo colpo al nemico. Questa volta il generale conta di poter avere adeguati mezzi a disposizione, e speriamo che provvidenza sia favorevole".

Malta continua ad essere attaccata dall'alto dagli aerei dell'Asse. Dalla segreteria del Generale Student, il Maggiore S. (già allievo di Rommel alla scuola di fanteria di Dresda) ragguaglia il Generale sull'attacco a Malta e sui piani predisposti. 
La relazione giunge ai primi di maggio, datata 15 APRILE ma il Generale riesce a leggerla soltanto il..

  24 MAGGIO (2 giorni prima dell'attacco) DIARIO (Rommel) : "Ritengo, il sig. Generale che i piani predisposti ci permetteranno di venire a capo di questa faccenda (Malta). Le forze da sbarco marittime, aeree e terrestri saranno al comando del Principe Ereditario italiano. Gli italiani hanno creato presso il loro comando supremo uno speciale Stato Maggiore che ha studiato a fondo i particolari dell'impresa sotto la guida di un intelligente Generale (Gambin). Il nostro generale (Student) comanderà le forze tedesche da sbarco, il Generale Vecchiarelli quelli dei nostri alleati. Le divisioni italiane sono quasi a punto, e sono abbastanza efficienti, specialmente quella dei paracadutisti. Oltre a questa, vi sono le divisioni Friuli, Assietta e Spezia, con una massa di 30.000 uomini; 4 battaglioni di Camice Nere, il reggimento della fanteria di Marina S. Marco, che ha molto impressionato i miei colleghi, un battaglione di panzer italiani (il LII) e d'artiglierie medie e piccole".

Annota Rommel sul Diario: "Per il nostro concorso il Comando Supremo della Wermacht ha disposto l'invio di 200 aerei Junkers 52, alianti, Panzer da sbarco, oltre la divisione di Paracadutisti con i suoi panzer anfibi, motozattere e mezzi da sbarco. La Marina italiana ha fatto una buona preparazione per il naviglio da sbarco e i trasporti".

Poi Rommel sbarra questa pagina con un "superato". In effetti è preoccupato che Kesserlring sottragga aerei, com'era intenzione, alle forze tedesche del Mediterraneo destinate ad appoggiare l'avanzata dell'A.Korps; aveva insistito a Berlino perché il Comando Supremo soprassedesse per il momento alle operazioni per Malta e dedicasse le forze aeree ai piani Rommel. Il Comando Supremo prende la palla al balzo, e forte delle affermazioni di Rommel decide di ridurre le forze aeree tedesche del Mediterraneo, precisando che due gruppi da bombardamento, due da caccia ed un reggimento della Flak del II Corpo aereo tedesco verrebbero ritirati dalla Sicilia e destinati alla necessità del Fronte Russo. Rommel protesta a Berlino e scrive al Generale Keitel, anche perché apprende che il 21 aprile il Generale Kesserlring, comunicando al Comando Supremo italiano le decisioni del Comandi Supremo tedesco circa gli aerei, aveva di sua iniziativa promesso che i gruppi inviati in Russia sarebbero stati rimpiazzati con aerei (due gruppi da bombardamento e uno da caccia) sottratti dalla Libia.

Rommel è furioso: scrive al Comando Supremo della Wermacht accusando Kesserlring di sabotaggio, anche se non fa il suo nome. Egli dice che così, in pratica, si rinvia, impedendola, l'azione su Malta e nello stesso tempo si impedisce a lui di continuare l'offensiva. Insiste perché comunque, si preferisca rinunciare a Malta, ma si metta l' A.Korps in condizione di avere benzina, nafta, benzina avio,  ed aerei per l'attacco.

Keitel fa assicurare Rommel, in data 7 MAGGIO di aver disposto secondo i suoi desideri (in effetti a fine aprile nell'incontro di Klessheim fra Keitel, Jodl, Kesserlring e Cavallero, Keitel rese noto l'avviso del Comando Supremo tedesco perchè l'azione di Malta venisse rinviata a luglio, subordinandola alle operazioni di Rommel in Libia. D'altra parte Rommel aveva scritto in questo senso anche a Cavallero.

Da Berlino, il Capitano di Fregata addetto allo S.M., Rommel apprende che l'Ammiragliato tedesco non condivide le opinioni di von Keitel circa il rinvio dell'azione su Malta, Raeder insiste perché l'impresa contro l'isola - di grandissima importanza strategica, non solo per la situazione navale in Mediterraneo, ma per tutta la futura condotta della guerra contro l'Inghilterra e per le favorevoli ripercussioni dirette ed indirette in Levante, Egitto e Medio Oriente oltreché in India - venga ritenuta pregiudiziale e decisa senza remore.
Il contrasto fra il Comando  Supremo della Wermacht e l'Ammiragliato tedesco dipende da diverse concezioni e. in ultima analisi, dell'incomprensione del Fuhrer nei riguardi dei problemi marittimi e di strategia navale. Hitler, nel convegno di Berghof, fa comprendere al Generale Cavallero che, l'offensiva contro Stalingrado e Sebastopoli e la conseguente conquista del petrolio del Caucaso, avrebbe reso inutile Malta per gli inglesi. Comunque, secondo il tenente Maser (dicembre 1943), i Generali italiani, meno Cavallero, erano contrari all'azione su Malta, con il principe ereditario, il Vaticano, il Generale d'Aviazione Rougler, lo stesso von Keitel, von Rintelen, il Generale Loezer e il comando Supremo Tedesco. Favorevoli erano Mussolini, la Marina italiana, Reader e l'Ammiragliato tedesco. Kesselring la favoriva per togliere a Rommel parte del successo in Africa. Rommel era contrario soprattutto perché essa distoglieva mezzi ed aerei dalla Libia. Cavallero era per una sincronizzazione delle due imprese: conquista di Malta ed offensiva di Rommel; tesi giusta se ci fossero stati mezzi.
Rommel ha fretta di avanzare, anche a costo di non essere tutto a punto. Egli aspetta le Divisioni italiane "Trieste" e "Ariete" e, a Kesselring che avverte che esse sono ancora senza automezzi, risponde di farle giungere in Libia comunque.
Il contrasto con Bastico e Rommel, oltre tutto, si basava soprattutto sulle diverse opinioni in merito a Malta ed all'offensiva, il Generale italiano era di avviso che "un'offensiva dell'ampiezza di quella che ha in mente Rommel non può essere condotta che con mezzi grandiosi e con continuo afflusso di rifornimenti a mezzo convogli che arrivino effettivamente. Altrimenti si rischia di rimanere imbottigliati nel deserto alla mercé della VIII armata. Ora, per garantire una sicurezza ai nostri convogli, è indispensabile neutralizzare definitivamente Malta". Bastico, d'altronde, faceva rilevare il logoramento subito dalle truppe italiane, non ancora organizzate e la stessa grave crisi di mezzi e uomini dell'A. Korps.
Mentre Cavallero, a Derna, sollecita Rommel, favorendo le impazienze del Generale tedesco e così sconfessando Bastico.

26 MAGGIO 1942 - Rommel sferra comunque la sua grande battaglia con l' impiego di mezzi aerei, navali e terrestri che ha disponibili. Bir Acheim caposaldo inglese a sud, di fronte a Tobruk, che la propaganda britannica aveva battezzata la "Verdun del deserto", viene accerchiata, inglesi e degaullisti battuti si ritirano.
Da questo momento gli italo-tedeschi iniziano una marcia che si arresterà all'altezza di Al Alamein, a solo un centinaio di chilometri da Alessandria d'Egitto.

INIZIO DELL'OFFENSIVA - Il generale tedesco dispone di 3 divisioni germaniche (la 15a e la 21a corazzata e la 90a leggera), e di 2 italiane (la Ariete e la Trieste), disposte sull’ala destra del suo schieramento; sull’ala sinistra, cioè nel settore di Gazala, c’è il gruppo del generale Ludwig Cruwell, amico personale di Rommel, che dispone del X e del XXI corpo d’armata italiani (divisioni Sabratha, Trento, Brescia e Pavia) e della 15a brigata di fanteria leggera tedesca. 
Dal canto suo il gen. Neil Ritchie, comandante l’8a armata inglese, ha schierato di fronte a Cruwell il grosso delle sue truppe (a nord il XIII corpo, con in prima linea la 1à divisione sudafricana e la 50a divisione inglese affiancate dalla 2a divisione sudafricana, dalla 5a indiana, dalla IX brigata indiana e dalla I brigata carri), convinto com’è che Rommel attaccherà nel settore litoraneo per poter puntare direttamente su Tobruk. In prima linea a sud, sull’ala sinistra dello schieramento inglese (quello cioè direttamente interessato ai movimenti dei carri di Rommel), ci sono 2 divisioni corazzate (la 1a e la 7a), affiancate dalla CCI brigata Guardie, III gruppo di brig. indiano motorizzato, XXIX brigata della 5a div. indiana. Bir Acheim è tenuta dalla I brigata dei Francesi Combattenti, 5500 uomini al comando del gen. Koenig, che resisteranno eroicamente fino all’11 giugno.
Quando, nel primo pomeriggio del 26 maggio, Cruwell attacca nel settore di Gazala, il gen. Ritchie è fiero di se stesso perché pensa di aver previsto esattamente le mosse dell’avversario e il punto in cui il nemico avrebbe cercato di sfondare le linee inglesi. In realtà l’azione di Cruwell è un diversivo: il vero attacco, quello decisivo, avviene a sud, ed è condotto dalle truppe corazzate comandate da Rommel.
Ore 21: le divisioni corazzate di Rommel avanzano in direzione sud-est, attraverso il deserto.

27 MAGGIO ORE 6.00 - 
I carri armati di Rommel si trovano a sud di Bir Acheim e con essi la divisione Ariete; l’altra divisione italiana, la Trieste, invece di dirigere verso sud-est, in direzione di Bir Acheim appunto, sta puntando per errore verso est-nord-est, dove è appostata la CL brigata inglese. L’aggiramento del fronte meridionale inglese è riuscito in pieno: l’operazione è intesa a lanciare verso Tobruk la 90a divisione leggera tedesca per disorientare le retrovie nemiche, mentre la divisione italiana Ariete “si occuperà” di Bir Acheim; dal canto loro le due divisioni corazzate dell’Afrikakorps (la 15a e la 21a) puntano in direzione nord per accerchiare il grosso dell’esercito inglese.
Ore 6,30: Rommel lancia la 21à divisione corazzata tedesca e la divisione italiana Ariete verso le postazioni della III brigata indiana (appostata a sud di Bir Acheim) i cui soldati vengono sorpresi mentre fanno colazione.
La “volpe del deserto” non si smentisce: è sempre prodiga di sorprese spiacevoli per i britannici.
Intanto la 90à divisione leggera tedesca avanza verso Tobruk forzando la posizione di Retma tenuta dalla VII brigata motorizzata inglese che riesce a disimpegnarsi e a rifugiarsi a Bir el-Gobi.
Mentre l’attacco della divisione Ariete contro Bir Acheim viene respinto dalla I brigata dei Francesi Combattenti, le due Panzerdivisionen (la 15à e la 21à) sono attaccate sui fianchi dalla Il brigata corazzata inglese (da destra) e dalla I brigata carri (da sinistra). La situazione per Rommel si fa estremamente delicata: egli ha perso un terzo dei suoi carri, mentre scarseggia la benzina, cosi che si trova praticamente bloccato e isolato in un territorio controllato dagli inglesi.
Per di più la 90à divisione leggera tedesca si trova pericolosamente esposta non avendo la copertura dell’Afrikakorps.
Sul fianco sinistro dello schieramento tedesco, vale a dire nel settore di Gazala, le truppe dell’Asse hanno raggiunto la scarpata costiera e controllano la via Balbia, l’unica linea di ritirata che possa essere utilizzata dal nemico.

28 MAGGIO - L'8a armata britannica frustra gli sforzi degli italo-tedeschi per raggiungere la costa alle spalle delle posizioni di Gazala.

29 MAGGIO - Aperto un varco nei campi minati che difendono le linee dell’8a armata britannica nel settore centrale, gli italo-tedeschi avanzano coi carri armati nonostante la violenta reazione dei britannici. Il grosso dei Panzer di Rommel, momentaneamente sulla difensiva finché non sia aperta una strada per i rifornimenti, arretra verso sud sotto la spinta dei carri del XXX corpo. L’Afrikakorps difetta di carburante.

30 MAGGIO - Le forze dell’Asse, per consolidare le teste di ponte conquistate oltre i campi minati inglesi, attaccano senza successo le posizioni britanniche. Intensissima l’attività della RAF. Il gen. Ritchie decide un contrattacco per la sera del 31, ma in seguito alle richieste dei comandanti sul campo acconsente a un rinvio dell’operazione di 24 ore. La I brigata corazzata, appena giunta in Libia, viene suddivisa fra le altre unità per colmare i vuoti.
Il gen. tedesco Ludwig Crùwell, che comanda la fanteria italiana nel settore di Gazala, viene fatto prigioniero.
Rommel abbandona l’idea di avanzare verso nord e si pone sulla difensiva spostando tutti i suoi mezzi corazzati nel cosiddetto “Calderone”, una zona a sud di Sidi Muftah e a ovest di Bir el-Harmat, girando in questo modo le spalle ai campi minati inglesi: egli si attende da un momento all’altro l’attacco dell’8a armata inglese, che però, incredibilmente, non avviene.


31 MAGGIO - Il gen. Neil Ritchie, che comanda l'8a armata inglese, è convinto che la manovra di Rommel si sia ormai arenata. “Ormai l’ho in pugno” scrive al gen. Auchinleck, comandante in capo delle forze armate britanniche nel Medio Oriente. “Lo schiaccerò nel suo calderone.” Ma Rommel è tutt’altro che domato e si getta infatti sulla CL brigata inglese della 50à divisione, attestata tra la pista Capuzzo e la pista EI Abd, a sud-ovest di Sidi Muftah. Nel pomeriggio, il XIII corpo britannico dà l’avvio a uno sterile tentativo di contrattacco, prontamente rintuzzato.

1 GIUGNO - La CL brigata inglese è distrutta dalle forze corazzate di Rommel: vengono catturati 3000 prigionieri e 123 cannoni.
L’Afrikakorps riesce cosi ad aprire un varco alle colonne dei rifornimenti. Per l’occasione il gen. inglese Ritchie scrive:"Mi dispiace di aver perduto la CL brigata, ma la nostra situazione va migliorando di giorno in giorno..."

2 GIUGNO - Un primo timido tentativo delle forze inglesi dell’8a armata di penetrare nel “Calderone” fallisce per la pronta reazione dei carri di Rommel, che invia pure a a Bir Acheim, difesa dalla I brigata dei Francesi Combattenti, la divisione Trieste e la 90a divisione leggera tedesca, confluita qualche giorno prima nel “Calderone”. Le due unità rilevano la divisione italiana Ariete impegnata invano contro la brigata francese dal 26 maggio.

4 GIUGNO - L’8a armata passa al contrattacco al cader della notte, per ridurre il saliente nel quale sono penetrate, nel settore centrale della linea, le forze dell’Asse. Nella notte sul 5, la 15à divisione corazzata tedesca si attesta a Bir el-Harmat e respinge gli attacchi dei britannici.

5 GIUGNO - Il contrattacco britannico (denominato, in codice, “Aberdeen”) fallisce. Il saliente italo-tedesco non viene ridotto e gli inglesi perdono 2 brigate di fanteria e 4 reggimenti di artiglieria.E' mancato il coordinamento tra i reparti, ed è stato micidiale il fuoco di sbarramento opposto dalle forze corazzate tedesche.
Nel pomeriggio Rommel sferra un contrattacco lanciando i carri di riserva verso est. Al calar del sole tutte le unità inglesi che hanno tentato di penetrare nel “Calderone” sono volte in fuga. L’8a armata ha perduto 6000 uomini tra morti, feriti e dispersi. Dal canto suo Rommel annuncia di aver fatto 4000 prigionieri e di aver catturato 150 carri armati nemici.

6 GIUGNO - Rommel invia la 15a Panzerdivision a Bir Acheim a dar man forte alla divisione Trieste e alla 90a divisione leggera tedesca che non riescono ad aver ragione della resistenza francese guidata dal gen. Marie-Pierre Koenig. Gli italo-tedeschi si concentrano nella zona detta Knightsbridge, minacciando Tobruk.
Lotta nella zona di Knightsbridge e di Bir Acheim. I francesi difendono valorosamente quest’ultima posizione, ma sono costretti a cedere terreno e la loro situazione logistica diventa critica. Durante la notte del 10 i francesi superstiti fuggono attraverso le linee tedesche, abbandonando dietro di sé i feriti, e riescono a ricongiungersi alle truppe alleate. Gli inglesi non lesinano gli elogi al generale francese la cui coraggiosa difesa ha costretto Rommel a ritardare di molti giorni l’assalto finale a Tobruk. Il vincitore però resta comunque lui, la vecchia “volpe del deserto”.

13 GIUGNO - I carri armati italo-tedeschi infliggono una pesante sconfitta a quelli britannici, costringendo il nemico a ritirarsi dalla zona di EI Adem e Knightsbridge.
Di conseguenza, la linea dei rifornimenti del XIII corpo viene a trovarsi minacciata. I difensori di Knightsbridge ripiegano su Acroma.

14 GIUGNO - Il gen. inglese Ritchie ordina la ritirata delle divisioni più avanzate del XIII corpo, la 1a sudafricana e la 50a britannica, venute a trovarsi in situazione precaria dopo la perdita di EI Adem e di molti carri armati. Le due divisioni, l’una passando per il litorale, l’altra all’interno, ripiegano sul confine egiziano. Gli italo-tedeschi attaccano in direzione di Acroma ma, nonostante la superiorità in fatto di mezzi corazzati, i successi sono irrilevanti.
“Comunque” dice il gen. Auchinleck “Tobruk deve essere tenuta e non si deve consentire al nemico di investirla.” Probabilmente il comando supremo del Cairo non conosce la reale situazione dell’8a armata.
Il gen. Auchinleck informa Churchill che il comandante dell’8a armata, gen. Ritchic, prospetta la possibilità che gli inglesi debbano ritirarsi sulla “vecchia frontiera”, cioè al confine con l’Egitto. Churchill si allarma: che ne sarà di Tobruk? E telegrafa ad Auchinleck: “Presumo che in ogni caso non si pensi minimamente di evacuare Tobruk”. La risposta del comandante in capo delle forze inglesi nel Medio Oriente è rassicurante: “Il gen. Ritchie si prepara a lasciare a Tobruk le forze da lui ritenute sufficienti a difenderla, anche nel caso che la piazzaforte dovesse venire temporaneamente isolata... con scorte adeguate di munizioni, carburante, viveri e acqua".
Intanto nel settore di Gazala le forze dell’Asse, superata la località di Acroma e la via Balbia, raggiungono la costa ad ovest del perimetro di Tobruk.

15 GIUGNO - Rommel comunica che la battaglia contro l’8a armata inglese è vinta: manca solo la conquista di Tobruk.
La XXIX brigata della 5a divisione indiana respinge tre attacchi delle fanterie italo-tedesche appoggiate da carri armati e da aerei nella zona di El Adem. Il magg. gen. Klopper, comandante la 2a div. sudafricana, è posto a capo della piazzaforte di Tobruk con l’incarico di difenderla a oltranza.

16 GIUGNO - Gli inglesi guarniscono la piazzaforte di Tobruk con 4 brigate di fanteria e contingenti di artiglieria e di mezzi corazzati.Il resto dell’8à armata britannica prosegue le operazioni contro le forze dell’Asse che premono con energia. Il presidio di Acroma contiene gli attacchi dei carri armati di Rommel. Una colonna corazzata italo-tedesca punta su Sidi Rezegh e finge una diversione verso EI Adem, la cui guarnigione si ritira nottetempo.

17 GIUGNO - Gli italo-tedeschi, convergendo sulla costa iall’interno, si assicurano il controllo della strada per Bardia, isolando Tobruk.

18 GIUGNO - Gli italo-tedeschi occupano davanti a Tobruk la zona di Gambut, dove si trovano i campi d’atterraggio che dovrebbero servire per i rifornimenti alla piazzaforte. Rommel ha cosi completato la manovra di accerchiamento.
Nella notte i britannici si ritirano oltre Bardia, sulla linea di confine tra Libia ed Egitto

20 GIUGNO - Preceduto da un violento bombardamento aereo che inizia alle 5,30, l’attacco alla piazzaforte di Tobruk è affidato all’Afrikakorps e al XX corpo d’armata italiano. Alle ore 7 entrano in azione i carri armati, che penetrano per circa 2 km nel perimetro difensivo. Il XXI corpo d’armata italiano attacca invece in direzione sud-ovest.
I carri e le artiglierie della guarnigione britannica sono distrutti. Il gen. Klopper viene autorizzato a evacuare la piazzaforte, ma non è in grado di farlo perché gli italo-tedeschi riescono a isolarlo anche dal porto.
La 7a divisione corazzata del XXX corpo britannico tenta di aprire un varco alle truppe accerchiate, ma non riesce a intervenire tempestivamente. Alle ore 19,  Tobruk.

20 GIUGNO - Una colonna corazzata dell'Asse occupata Bardia, e alle ore 19 i carri della 21a Panzerdivision sono davanti a Tobruk, 

21 GIUGNO - ORE 2: il comandante della piazza di Tobruk, gen. H.B. Klopper, promette al suo superiore, il gen. Ritchie, che resisterà “fino all’ultimo uomo e all’ultima cartuccia”.
ORE 6: il gen. Klopper chiede a Ritchie l’autorizzazione ad arrendersi.
ORE 8: Klopper invia una delegazione(con bandiera bianca) per chiedere a Rommel i termini della resa: in mano tedesca cadono con Klopper altri cinque generali e 30.000 uomini della 2a divisione sudafricana, della XXIX brigata indiana e di due battaglioni delle Guardie.
Il gen. Ritchie decide di ripiegare su Marsa Matruh, in Egitto, e ordina al XIII corpo di rallentare l’avanzata nemica mentre il XXX corpo provvederà a organizzare le difese di Marsa Matruh.

 Tutti esultano, anche Rommel; ma è l'unico ad essere inquieto. Non si spiega la caduta di Tobruk con gli uomini freschi, armatissimi, bene equipaggiati, ben fortificati, con immense riserve di viveri, di carburante, munizioni, e mezzi. (Sento odore di tranello. Ndr.).
Comunque, l'annuncio della presa  della piazzaforte è inviato prima per radio poi con tutti i particolari (foto, films, e relazioni) in aereo a Berlino a mezzo di un ufficiale della P.K.
Verso sera Hitler in persona telegrafa a Rommel, gli dice che gli invierà il bastone di maresciallo. “Sarebbe meglio se mi inviaste una divisione” risponde la “volpe del deserto”.
Con la conquista di Tobruk Rommel si impadronisce di 2000 t di benzina, 5000 t di vettovaglie, di abbondanti quantitativi di munizioni e quasi 2000 veicoli funzionanti, del porto e di un grande impianto per distillare l’acqua. La vittoria è costata a Rommel (dal 26 maggio) 3360 uomini dei quali ben 300 sono ufficiali (cioè il 70% del totale degli ufficiali dell’Afrikakorps); circa 3000 sono le perdite italiane.
Viene informato anche Mussolini che scrive a Hitler sollecitando una decisione in rapporto alla progettata invasione di Malta: “E' mio avviso, e certamente anche il vostro, che bisogna consolidare, e, al più presto, ampliare i risultati raggiunti. Al centro del nostro quadro strategico sta il problema di Malta, a proposito del quale abbiamo preso a suo tempo le note decisioni. Ora, per mantenere i risultati conseguiti in Marmarica e provvedere alle future esigenze, occorre poter eseguire con sufficiente sicurezza i necessari trasporti. L’occupazione di Malta, oltre a risolvere il problema dei traffici nel Mediterraneo, ci restituirebbe la piena disponibilità delle forze aeree”. Con questo messaggio Mussolini sottopone all’alleato un problema che da lungo tempo il comando italiano sta studiando e preparando anche dal punto di vista operativo, cioè il progetto (operazione “C. 3”) che prevede lo sbarco a Malta. Ne sono stati promotori il capo di Stato Maggiore italiano gen. Ugo Cavallero e il feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring. I due alti ufficiali si sono resi (finalmente!) conto dell’importanza che l’isola ricopre nell’ambito del conflitto nell’area del Mediterraneo e quindi vogliono favorire la guerra di Rommel in Africa. Il piano è stato studiato fin nei minimi particolari e ora i soldati del corpo da sbarco, dopo un meticoloso addestramento lungo le scogliere di Calafuria, a sud di Livorno, che presentano le stesse caratteristiche morfologiche di quelle di Malta, sono stati trasferiti in Sicilia in attesa dell’ordine di partenza (si trovano nell’isola da aprile). Ma Rommel vuole la precedenza: dapprima chiede (e ottiene) da Hitler di poter attaccare Tobruk (gli italiani si accontentano dell’impegno formale del comandante tedesco che una volta conquistata la piazzaforte africana Rommel si fermerà per dare la possibilità di realizzare lo sbarco) poi, una volta conquistata la città, dichiara (e lo fa sapere ad Hitler) che non intende fermarsi: "Io proseguo per Suez" dichiara "e spero che gli italiani mi seguano". Per tagliare la testa al toro, Rommel si rivolge direttamente a Hitler, facendogli balenare davanti agli occhi una incredibile avanzata verso Suez e una (impossibile) occupazione dei pozzi petroliferi del Golfo Persico. Hitler, molto sensibile al fascino del suo prediletto Rommel e soprattutto entusiasmato dalla grandiosità del piano propostogli, finisce per sposare l’alternativa del comandante dell’Afrikakorps. Si tratta però, a questo punto, di calmare e persuadere l’alleato italiano che gli ha appena inviato il messaggio in cui chiede espressamente l’intervento a Malta.

 Ma Kesselring che aveva già insistito nei giorni precedenti, insiste dopo  la caduta di Tobruck, presso Mussolini e Cavallero, affinchè l'offensiva venga condotta fino in Egitto, malgrado la paurosa deficienza delle scorte di carburante, non solo in Libia ma anche in Italia.

22 GIUGNO 1942 - I contrasti fra Rommel e Bastico si fanno più gravi. All'indomani della conquista di Tobruck, i due Generali s'incontrano al Comando tattico di Rommel a Bardia.

22 GIUGNO 1942 - DIARIO - (scrive il suo aiutante Moser) - "Il Generale ha polemizzato a lungo con gli italiani; che vogliono tarparci le ali; Bastico ha insistito per non oltrepassare la linea di Giarabub, con concezioni prudenzialmente difensive. Il Generale ha chiaramente fatto intendere che non intende ricevere consigli sui piani già predisposti ed approvati dal Fuhrer, D'altronde, data la situazione di logoramento in atto nell'VIII armata, è indispensabile sfruttare il successo e non dare tregua al nemico, impedendogli di potersi ricostituire. Il Generale intende mantenere il vantaggio attuale dell'iniziativa ed imporre al nemico il suo gioco. Con al presa di Tobruk, il nostro fianco e le nostre retrovie sono sgombre e non offrono più pericolo di disturbi ai nostri rifornimenti, anche perchè il nemico non ha più in pungolo ed il mordente psicologico che gli venivano dal fatto di sapere la spina di Tobruk in sua mano. Fermarsi, come intende il Comando italiano, sulla linea mobile di Sollum-Halfaya Sidi Omar, rimanendo con le armi al piede sui confini dell'Egitto, significherebbe dare agli inglesi tutto il tempo di riorganizzarsi nonchè fermarsi definitivamente. Malgrado le difficoltà dei nostri convogli, lo smantellamento effettuato delle difese di Malta e la migliorata preparazione ed aggressività delle scorte navali italiane, dovrebbe darci la sicurezza relativa di non rimanere imbottigliati nell'inseguimento dell'VIII Armata.
A Roma insistono ancora per l'impresa di Malta e von Rintelen ha avvertito il Generale Rommel che il signor Mussolini avrebbe scritto al Fuhrer in questo senso: ora è chiaro che tale impresa sarebbe stata utilissima se fosse già avvenuta. Cioè non è possibile distogliere oggi i mezzi e soprattutto aerei dalla Libia e rischiare di pregiudicare la nostra marcia in avanti e frustrare le prospettive di giungere vittoriose al canale, con gli effetti che tutti possono immaginare sul corso del conflitto.
Il Generale Bastico ha annunciato che il Comando Supremo italiano ha avuto l'ordine dal signor Mussolini di non fare oltrepassare alle truppe la linea di Marsa Matruh, informando per l'ennesima volta che l'attacco a Malta sarebbe stato ormai deciso per agosto.
Il Generale Rommel è irritato contro il Comando Supremo italiano ed i signori di Roma che discutono accademicamente, frammischiando polemiche e pettegolezzi e fatti personali. Il Generale Cavallero avrebbe oggi, come telegrafa il Generale von Rintelen per esempio, insistito per l'A. Korps venga fermato, mentre fino a ieri era proprio lui ad approvare entusiasticamente i piani del Generale. Il sig. Generale Rommel ha chiaramente fatto intendere all'italiano (Bastico) che, se gli italiani non intendono marciare, facciano pure il loro comodo; egli per suo conto sarebbe andato avanti con l'A. Korps. Ed ha terminato con l'invitare l'italiano ad una colazione al Cairo. D'altronde, notizie giunteci attraverso relazioni di prigionieri ed intercettazioni, confermano la perplessità degli inglesi in Egitto, ed abbiamo ragione di ritenere che la loro orgogliosa sicurezza sia fortemente incrinata.

27 GIUGNO 1942 - DIARIO - (aiut.) Il signor Generale mi incarica di informarla che i suoi piani hanno ottenuto il via anche da Roma per diretto intervento del Fuhrer. Questi ha scritto una lunga lettera al signor Mussolini, evidentemente ispirata al rapporto del signor Generale. Kesselring, dopo la grave divergenza con il signor generale ha evidentemente influito a Roma per far prevalere la tesi della precedenza dell'attacco a Malta sull'offensiva dell'A. Korps contro l'Egitto ed il signor Mussolini ha scritto in questo senso ancora una volta a Berlino il 21 giugno. Ma la vittoria (di Tobruk) e i piani del signor generale hanno chiarito la situazione al Comando Supremo della Wermacht. Il Fuhrer ha sottolineato il valore storico di questa nostra vittoria militare - la lettera del sig. Mussolini è del 23 u,s. - che può avere un influsso decisivo sulla guerra in genere. Egli ha insistito sul concetto di sfruttare il successo e questa straordinaria occasione, creata dall'A. Korps, che difficilmente potrebbe ripetersi. E' pertanto necessario, come ha suggerito il signor Generale, incalzare il nemico, inseguirlo date anche le disastrose condizioni morali e materiali dell'VIII armata. Il Fuhrer ha fatto suo l'avviso del signor Generale. Facendo presente al Duce le sue riserve sui pericoli a cui si andrebbe incontro lasciando agli inglesi quel tanto di respiro da consentire loro di riordinarsi e ricevere rinforzi con la prospettiva di essere costretti a passare alla difensiva e perdere ogni possibilità di iniziativa. Solo l'inseguimento del nemico fino al cuore dell'Egitto potrà ottenerne la disfatta; e la caduta della Valle del Nilo rappresenterà la fine dell'Inghilterra.  Il Fuhrer ha scritto testualmente: "I risultati di un simile colpo, saranno di effetto mondiale". Egli ha così suggerito al signor Mussolini il proseguimento a fondo delle operazioni fino alla distruzione completa delle forze britanniche, secondo i piani del signor Generale. Il Comando Supremo di Roma ha pertanto avvertito immediatamente che il signor Mussolini è d'accordo in linea generale, con i piani dell'A.Korps, dando perciò, il 23 stesso ordine di proseguire.
Ieri il signor Generale era trionfante perché il Duce personalmente ha disposto che i nostri piani di marcia sino al cuore dell'Egitto vengano posti subito in atto. Senza alcuna limitazione fino al canale ed oltre. Il signor Generale è sicuro della provvidenza che favorirà le nostre armi."

Nel frattempo dal 23 al 27 Rommel non è rimasto fermo. Le forze italotedesche hanno fatto un nuovo balzo in avanti e già le avanguardie si sono scontrate con la 7a divisione corazzata del XIII corpo britannico nei pressi di Sollum, già in territorio egiziano. 
Rommel ha insomma avviato l’attacco all’Egitto, lanciando le sue colonne corazzate verso est e nord-est,  travolgendo le prime retroguardie britanniche nella zona di Sidi Barrani. Il X corpo, appena arrivato in Egitto dalla Siria, rileva il XIII corpo che è inviato a El Alamein per organizzarvi una nuova linea difensiva. E data la critica situazione  24 bombardieri B-17 americani destinati in Cina sono dirottati a Khartum. Inoltre il gen. Auchinleck assume personalmente il comando dell’8a armata sostituendo Ritchie; e dopo un approfondito esame della situazione, decide di far proseguire la ritirata delle sue divisioni da Marsa Matruh a EI Alamein (155 km a est di Marsa Matruh).
D'ora in avanti la località che toglie il sonno a tutti è Marsa Matruh. Che viene attaccata il 25 da Rommel, e partecipano all’azione la 90a divisione leggera tedesca, la 15a e 21a Panzerdivision e le divisioni italiane Littorio, Ariete e Trieste. Il X e il XIII corpo dell’8a armata britannica sono costretti a ritirarsi verso El Alamein in quanto le forze italo-tedesche si sono infiltrate fra loro e le hanno parzialmente circondate nella zona di Marsa Matruh.

Il 28 Le forze dell’Asse travolgono la XXIX brigata della 5a divisione indiana che sta coprendo la ritirata del X corpo nella zona di Fuka. Il X corpo si ritira su EI Alamein. Le avanguardie della 90a divisione leggera tedesca raggiungono Fuka, a ca. 70 km a est di Marsa Matruh.
Il 29 le truppe dell’Asse entrano a Marsa Matruh. Poi proseguendo la sua marcia verso est, la 90a divisione leggera tedesca raggiunge Sidi Abd el-Rahman, una trentina di km da El Alamein dove il gen. Auchinleck sta preparando la linea di difesa dell’8a armata. Il fronte da difendere presenta un’ampiezza di circa 50 km e le sole direttrici su cui il nemico può avanzare si trovano all’estremità settentrionale e meridionale del fronte stesso, cioè, rispettivamente, lungo la costa e attraverso la “Pista Barrel” che porta direttamente al Cairo.

29 GIUGNO 1942 -
DIARIO (Rommel)- I nostri avamposti distano ormai solo 195 chilometri da Alessandria. Alcune battaglie devono essere combattute prima di raggiungere la meta. 
Prima dell'imbrunire avranno luogo spostamenti di truppe. 
(Alla sera) Siamo ora solo a 150 km da Alessandria."

In effetti la marcia delle truppe dell'Asse permette le migliori prospettive di successo: Sollum ed il Passo dell'Halfaya erano cadute il 23  giugno, il 24 raggiunta Sidi el Barrani ed il 28 giugno il campo trincerato di Marsa Matrub -munitissimo e forte di armi e di uomini- si è arreso alle divisioni di Rommel. Le truppe dell'Asse sono nel cuore del deserto e puntano verso Alessandria. 
Rommel è nominato Maresciallo del Reich.

Da Roma giungono voci e commenti: Tour scrive a Rommel, in data 28 giugno.

"Il signor Mussolini, all'alba parte da Roma per la Libia, dall'aeroporto di Guidonia con un seguito di 4 dozzine di persone. Egli è a bordo di un bombardiere armato, pilotato dal Colonnello Angelo Tondi. Il seguito prende posto su 4 S.81 disarmati. Alle ore 12 il convoglio aereo giunge all'aeroporto di Castel Benito, ove è il Comando degli Junkers.
Al seguito del duce sono il segretario di Stato per l'Aeronautica e un gruppo di giornalisti. Il Duce è in divisa coloniale (sahariana caki) con i  gradi di (Primo) Maresciallo dell'Impero.
Il signor Mussolini si porta a Tripoli. La visita ha forma privata. Colazione alla residenza del Governatore della Libia, a Villa delle Rose, ove giunge il fonogramma di Rommel sulla caduta di Marsa Matruh. Sull'imbrunire il Duce raggiunge in volo l'aeroporto di El Fetejah, dove sono i caccia tedeschi. Attendono il Primo Ministro Italiano il Generale von Rintelen, il Generale Cavallero ed il Generale Bastico, con i rispettivi Stati Maggiori. Il secondo velivolo del seguito di Mussolini, durante l'atterraggio, si scontra, a causa dell'oscurità con un bombardiere italiano che rientra da un volo di guerra. I due apparecchi si fracassano al suolo: tre poliziotti del seguito del Duce rimangono uccisi, nonchè il "barbiere personale" di Mussolini.
Il Duce si ferma alla casa cantoniera di Ain Mara dopo Derna, ove è la sezione staccata del Comando italiano, per i compiti speciali in vista di una occupazione dell'Egitto e con funzioni di collegamento fra l'A. Korps ed il Comando Supremo italiano. Il capo della Sezione, Generale Curio Barbasetti di Prum, un ottimo e colto ufficiale, illustra agli ospiti la situazione militare sulle carte. Quindi il corteo si porta in macchina sul Gebel, al villaggio colonico Berta, ove è la residenza del Duce, in una villetta privata che era stata la sede del Generale inglese Claude Auchinlek con il suo Q.G."

In effetti Mussolini parte per la Cirenaica pilotando personalmente il suo aereo: si dice porti con sé un cavallo bianco che il Duce vorrebbe montare in occasione del suo ingresso al Cairo che egli ritiene questione di giorni se non addirittura di ore (Dichiara: “Entro 15 giorni vi installerò un Alto Commissario Italiano”).
A riceverlo è Rommel, che annota ogni giorno sul Diario....

30 GIUGNO 1942 -
DIARIO (Rommel)- "Rinvio del volo a Tobruk per il ghibli. Mussolini visita Derna i feriti all'ospedale da campo italiano e poi i feriti dell'A. Korps all'ospedale tedesco. Egli si intrattiene cordialmente con i soldati germanici, parlando in tedesco. Ha poi visitato i 6000 prigionieri inglesi.
Arrivo del segretario del partito fascista Aldo Vidussoni.
Sul tramonto pioggia: rarissima in questa stagione. 

30 GIUGNO - Le forze dell’Asse intanto seguitano a premere, mentre il XXX corpo britannico si schiera sulla linea di EI Alamein, a nord;a sud si schiera il XIII corpo, mentre il comando del X corpo organizza la Forza del Delta, incaricata della difesa di Alessandria e del delta del Nilo. In un suo ordine del giorno rivolto alle truppe il gen. Auchinleck, comandante in capo delle forze inglesi nel Medio Oriente, dichiara tra l’altro: “Il nemico sta compiendo il suo ultimo sforzo e ci ritiene un esercito disfatto... Spera di conquistare l’Egitto bluffando. Sta a voi dimostrare che è in errore”.

1 LUGLIO 1942 -
DIARIO (Rommel)- Visita di Mussolini al villaggio di colonizzazione "Duca degli Abruzzi". Incidente con il genero del Re.

1 LUGLIO - La 90a divisione leggera tedesca si sposta lungo il perimetro difensivo di Ei Alamein seguendo da vicino la IV brigata corazzata inglese che si sta portando verso Alam el Onsol.
Ore 18: le due divisioni corazzate dell’Afrikakorps (la l5a e la 21a) invadono la zona di Dir el-Shein ma l’attacco viene contenuto dalla XVIII brigata indiana e dal successivo intervento della i divisione corazzata inglese.


2 LUGLIO 1942 - DIARIO (Rommel) - Arrivo in aereo di Mussolini a Tobruk. Vista al Comando della Marina italiana. Ispezioni alle motozattere tedesche, al porto, alle postazioni di artiglieria. Il Comando deve mettere a disposizione una vettura per il ritorno di Mussolini a Berta, poichè le condizioni del tempo impediscono di volare.

2 LUGLIO - FASTIDI PER CHURCHILL - Ai Comuni viene discussa la mozione di sfiducia presentata contro il primo ministro Winston Churchill dal deputato conservatore sir John Wardlaw Milne. I rovesci in Africa hanno messo in grave difficoltà il premier inglese che alla notizia della caduta di Tobruk è rientrato precipitosamente in patria da Washington. Ora anche i suoi migliori amici (come l’ammiraglio Keyes e Hore-Belisha) lo attaccano duramente sostenendo in pratica che la direzione della guerra deve essere assunta da una persona non coinvolta nel governo. L’Inghilterra, si sostiene, “ha bisogno di un generalissimo; non può più accontentarsi di un primo ministro indipendente...”. E' una situazione molto delicata.
Nella risposta alla mozione di sfiducia Churchill sfodera tutta la sua aggressività, il suo realismo, la sua abilità dialettica. Dice, tra l’altro: “Le nostre forze erano superiori a quelle dell’Asse. Noi avevamo 100 mila uomini contro 90.000, di cui solamente 50.000 tedeschi. Era nostra la superiorità d’artiglieria nelle proporzioni di 8 a 5 e mettevamo in linea i nuovi obici semoventi. Ciò nonostante, Tobruk è caduta dopo una sola giornata di combattimento. Abbiamo ripiegato fino a Marsa Matruh mettendo 190 km di deserto tra la nostra 3a armata e il nemico. Appena cinque giorni dopo, Rommel è arrivato davanti alla nostra nuova posizione e abbiamo dovuto sganciarci nuovamente, rientrare in Egitto, indietreggiare fino a EI Alamein. Non capisco che cosa possa essere accaduto...”. La mozione viene respinta con 476 voti contro 25: Churchill può continuare a dirigere la guerra secondo i metodi e sistemi che gli sono congeniali.
Nello stesso giorno l’8a armata britannica strappa l’iniziativa agli italo-tedeschi contrattaccando col XIII corpo alle spalle delle loro posizioni avanzate. La RAF appoggia con grande efficacia le operazioni terrestri. Gli italo-tedeschi, non riuscendo a sfondare al centro, estendono le loro posizioni verso sud.
Il giorno dopo la divisione italiana Ariete, che ha attaccato in direzione di Alam Nayil, viene bloccata dall’artiglieria neozelandese che infligge agli italiani gravi perdite. Alle 12 all’Ariete sono rimasti solo 5 carri armati e 2 cannoni: per Rommel è una vera sciagura.
Inoltre il XXX corpo dell'8a armata britannica viene rinforzato con la 9a divisione australiana e avviata a El Alamein. Proseguono gli attacchi del XIII corpo sul fianco meridionale dell’Asse.

3 LUGLIO 1942 -
DIARIO (Rommel) - Il signor Mussolini è indisposto. E' costretto ad osservare strettamente una dieta clinica anche ai pranzi ufficiali.
E' arrivato oggi anche l'ambasciatore Serafino Mazzolini, con altri funzionari degli esteri. Sarà lui l'eventuale Commissario Civile (cioè il Governatore) dell'Egitto. 

4 LUGLIO 1942 -
DIARIO (Rommel) -Il signor Mussolini si è recato alla baia di Ras a ispezionare un sommergibile italiano. Discorso ai marinai con minacce agli inglesi.

5 LUGLIO 1942 -
DIARIO (Rommel) - Cifrato da Berlino per Rommel. Il signor Mussolini aveva telegrafato a Berlino il 2 suggerendo che il Maresciallo sia il nuovo comandante Militare dell'Egitto. Il Fuhrer ha dato il benestare. La nomina a Maresciallo d'Italia di Cavallero è fatta, evidentemente per non metterlo in imbarazzo di fronte al nostro. Comunque la notizia desta penosa impressione fra gli ufficiali italiani qui al fronte. Ed è imminente pare la nomina a Maresciallo del generale Bastico. Anche questo i due generali devono essere grati all'A. Korps.
Il signor Maresciallo Rommel ritiene che la resistenza inglese sarà dura e che Alessandria sarà difesa a oltranza. Perciò reputa premature o negative tutte queste manovre qui e a Roma. Kesserlring continua criticare l'avanzata dell'A. Korps. Oggi la divisione "ariete" italiana è stata duramente provata ad el Alamein.
Fra gli ufficiali italiani corre voce che Mussolini abbia fatto venire dall'Italia il suo cavallo bianco per fare l'ingresso trionfale al Cairo, come "Protettore dell'Islam". Moser che viene da Berta smentisce la cosa come non vera.

6 LUGLIO 1942 -
DIARIO (Rommel) - Mussolini, a Berta passa in rivista uno squadrone di "spais" libici. Visita al comando officina. Incidente con il colonnello comandante.
Nuovi attacchi notturni della RAF.

7 LUGLIO 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante) - "Tutta la notte il signor Maresciallo ha studiato la situazione. Essa mostra l'intenzione degli inglesi si attaccarsi al terreno ed impedire l'avanzata. Abbiamo di fronte a noi, a sud, al margine della depressione di el Quattara, la XXXIX Brigata indiana, la VIII Brigata Motorizzata a Deir el Munassib. In avanti sempre a sud, reparti della Royal e gruppi della divisione neozelandese. Al centro il XII Lancers, in avanguardia  la I Divisione. Sulla costa, nella stretta di el Alamein, la I Divisione sudafricana con in retroguardia fra el Imayd ed el Hamman la X Divisione indiana e la XIX Brigata inglese, sulla costa. Rinforzi sono segnalati sul Canale. Le navi da guerra che avevano in tutta fretta sgomberato il porto di Alessandria, pare stiano ritornando. Cifrato da Berlino: manovra di Kesselring. Mussolini seguita a visitare i battaglioni. Il Maresciallo Cavallero è ripartito per Roma".

8  LUGLIO 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante)- "Attacchi di artiglieria, il sig. Maresciallo è stato 19 ore in pieno deserto col suo panzer, fra le linee nemiche. Gran caldo: ghibli. Gli indiani sono costretti a ritirarsi con gravi perdite. La RAF picchia. A Berta, rapporto di ufficiali  dal Duce".

9 LUGLIO 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante) "Puntate di carri armati britannici. Le difficoltà dei rifornimenti si aggravano. I fusti di benzina provenienti dall'Italia sono per due terzi pieni d'acqua! Abbiamo fatto un'inchiesta e la situazione risulta identica e abituale. E' un vero e proprio sabotaggio. Vi sono in media da 50 a 60 litri di acqua per ogni fusto. Gli italiani vi sono abituati, dato che i comandi hanno disposto "per prescrizione" che prima dell'uso i fusti siano posti a decantare per dividere i due liquidi! E' incredibile! Il signor Mussolini è a Berta: ha visitato Barce e Borgo Baracca".

10 LUGLIO 1942 - DIARIO (
scrive l' aiutante)  "Nuovi attacchi. Abbiamo distrutto molti panzer inglesi. Gli italiani sono molto stanchi. La RAF dà fastidio. Il signor Mussolini sta male".

10 LUGLIO - Con una serie di attacchi limitati, la 9a div. australiana del XXX corpo britannico si impadronisce dei rilievi di Teli ei-Eisa, a ovest di El Alamein.
L’Afrikakorps compie un vano tentativo di ridurre il saliente conquistato dal nemico.

12 LUGLIO 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante) - "Le notizie da Tripoli sui convogli e sui rifornimenti sono gravi. Rommel telegrafa a Berlino ed a Roma. E' arrivato a Berna il figlio del Duce, Vittorio Mussolini, Capitano dell'Aviazione italiana".

13 LUGLIO 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante) - "Le deficienze dei rifornimenti si fanno sentire. Il signor Maresciallo è sempre sul fronte. Attacchi di carri armati. I nostri aerei hanno abbattuto 16 apparecchi della RAF. Se Kesselring inviasse qui tutto il CAT potremmo sfondare".

11-12-13-14-15 Continuano vari combattimenti  nei pressi di El Alamein. Gli inglesi fanno progressi limitati ma infliggono continuamente notevoli perdite alle truppe dell'Asse. Il sogno di Rommel di conquistare Alessandria e Suez in pochi giorni sta svanendo. Contrattacca per due volte, ma a loro volta contrattaccano anche gli inglesi e si allargano attorno a El Alamein con delle ottime artiglierie.


14 LUGLIO 1942 - DIARIO (Rommel) - "Da Berlino lungo cifrato sull'Egitto: roba diplomatica. I Senuessi hanno mandato due messi a parlare con Rommel, il quale non li ha voluti ricevere. Si tratta di due disertori egiziani di origine cirenaica, forse agenti provocatori: il gran Senusso, Emiro Idris, accetterebbe delle garanzie tedesche per una certa autonomia della Cirenaica con protettorato del Reich, purché gli italiani siano esclusi da Begasi. In questo caso, i senussi sarebbero disposti a tradire gli inglesi ed a passare dalla nostra parte, con armi e bagagli, e magari a fare la guerriglia nelle retrovie inglesi. Chiedono mezzo milioni di sterline. Rommel li ha mandati al campo prigionieri, poi si vedrà.
Mussolini sta ancora male".

15 LUGLIO 1942 - DIARIO (Rommel) "Mussolini vola oggi a Tobruk a decorare 32 ufficiali italiani".

16 LUGLIO 1942 - DIARIO (Rommel) "Il Duce è a Berta. Gli attacchi inglesi continuano. I rinforzi annunziati non ci arrivano, salvo la "Bologna".

17 LUGLIO 1942 - DIARIO (Rommel) "Il nemico ci è superiore, specie la sua fanteria. Egli ci divora una divisione italiana dopo l'altra. I tedeschi sono molto deboli e debbono resistere da soli. E' roba da piangere".

17 LUGLIO - Rommel è infatti costretto a correre in aiuto delle divisioni italiane Trieste e Pavia nel settore della Cresta di Miteirya (a sud- ovest del perimetro di El Alaniein) per evitare che lo schieramento dell’Asse ceda; ma le perdite delle forze italo-tedesche sono pesanti. Cosi Rommel riassume la situazione: “Quel giorno furono gettate in combattimento le ultime riserve tedesche. Le nostre forze erano ormai talmente esigue rispetto a quelle britanniche in costante aumento che cominciavamo gia a ritenerci fortunati se fossimo riusciti a tenere la linea che occupavamo. il nostro fronte era presidiato da reparti sparsi a causa delle enormi perdite subite dagli italiani... Eravamo rimasti praticamente senza riseve...”. 

Il problema dei rifornimenti rappresenta la nota dolente per gli italo-tedeschi: Rommel insiste per avere rinforzi, ma inutilmente e quando, realisticamente, in un incontro con Cavallero e Kesselring, il feldmaresciallo tedesco propone che le truppe dell’Asse arretrino da El Alamein a Sollum, viene seccamente messo a tacere; nell’occasione Cavalero afferma: “Ripiegamento è una parola che deve essere cancellata dal vocabolario della guerra in questo settore”.
Dal canto loro gli inglesi sono in grado di ricevere rifornimenti e rinforzi con regolarità e continuità per cui possono sopportare l’assedio di El Alamein in assoluta tranquillità.

18 LUGLIO 1942 - DIARIO - (scrive l' aiutante) - "Von Rintesten assicura di aver trattato con il Generale Cavallero la questione del controspionaggio in Italia, così come avevamo consigliato già da tempo, sia il Maresciallo K, che l'Ammiraglio Canaris. La questione si presenta sempre più pressante, se non si vogliono condannare tutti i convogli di rifornimenti per la Libia ed una sicura distruzione. Le radio clandestine pullulano in Italia ed il nemico è criminalmente informato sistematicamente di ogni movimento nei porti, per cui non valgono scorte navali od aeree, poiché le rotte sono sconosciute prima dagli inglesi che dai comandanti delle navi.
La caccia alle radio clandestine in Italia viene fatta dai civili, dalle Prefetture.  Il Maresciallo aveva insistito perché il controspionaggio tedesco prendesse in mano la difesa contro le radio clandestine;  ma il Comando Superiore italiano ed il SIM si sono sinora mostrati contrari ad un nostro intervento ed alla istituzione della nostra rete r.t. di controllo il che, a nostro avviso, è inspiegabile, a almeno di non voler formulare dolorose ipotesi.
Ora sembra che Cavallero abbia deciso un nostro intervento; speriamo, abbiamo buoni risultati, è di vitale necessità che i rifornimenti giungano con ritmo sicuro.
Mussolini è sempre a Berta. Ci hanno riferito che il Generale Bastico, non ha mancato di criticare l'A. Korps, cosa che lascia indifferente il signor Maresciallo Rommel".

L'ombra di questi sospetti - di "tradimento"- continuerà a gravare per molti anni dopo la guerra, sugli alti Comandi della Marina italiana. Dopo trent'anni gli inglesi riveleranno l'impiego di "Ultra". Tutte le comunicazioni tra Rommel con i Comandi Supremi italiani e tedeschi, avvenivano via radio con messaggi cifrati con la macchina "Enigma", questi venivano intercettati dagli inglesi con la macchina "Ultra". Ogni volta che partiva un convoglio carico di armi, munizioni, automezzi, viveri e carburante, e la meticolosa organizzazione tedesca comunicava la data di partenza precisa al minuto e la rotta prevista con l'orario d'arrivo, gli inglesi facevano trovare i loro sommergibili lungo la rotta con il risultato facile ad immaginarsi.
Nessuno aveva mai pensato di stendere un banalissimo cavo telefonico sottomarino dalla Sicilia alla Libia. La sorte della guerra in Africa sarebbe stata molto diversa. Il canale di Sicilia non si sarebbe trasformato in un Cimitero delle navi della Marina italiana.

20 LUGLIO 1942 - DIARIO - (scrive l' aiutante) RAF. "Scontro di carri armati a el Quatara. La mancanza di benzina e munizioni è gravissima e preoccupa il Maresciallo. Dobbiamo limitare i movimenti dei carri armati e dei reparti motorizzati, e intanto il nemico si rafforza. E' una cosa che fa rabbia!
All'alba il signor Mussolini è partito in volo dal campo di el Fetejah per Atene. Dicono che intende recarsi a Roma e tornare in Libia fra tre settimane per assistere alla conquista di Alessandria. Se continua così, nel migliore dei casi saremo sempre qui, invece fra la sabbia, se il nemico non ci avrà buttati a mare!"

21 LUGLIO 1942- DIARIO - (scrive l' aiutante) "La nostra offensiva in Russia sembra vada bene. Sentiamo qui enormemente la mancanza di rifornimenti Il Maresciallo comincia a risentire fisicamente dei lunghi strapazzi. Cifrato da Roma. Il morale è grigio.  Il Generale von Rintelen......" (il diario si ferma, troncato. Le pagine portano delle correzioni, poi la scrittura è di Rommel, e le cancellature portano la sua sigla: E.R. Erwin Rommel)

21 LUGLIO - Gli inglesi attaccano il settore centrale delle linee dell’Asse, mandando guastatori a preparare varchi nei campi minati avversari per consentire il passaggio dei carri armati.
Rommel invia al Comando Supremo della Wehrmacht un dettagliato rapporto sulla situazione dell’esercito tedesco in Africa. Nel documento il feldmaresciallo afferma tra l’altro che le unità germaniche devono registrare perdite pesantissime, che il fronte può tenere, ma che la situazione rimarrà critica per le sue truppe almeno fino a che non potrà disporre di tutta la 164a divisione: le sue formazioni sono infatti ridotte al 40% degli effettivi. Sugli italiani del resto, prosegue il rapporto di Rommel, non c’è da contare essendosi dimostrati di così scarso affidamento da dover essere incorporati, suddivisi, nei reparti tedeschi.

22 LUGLIO - La XXIII brigata corazzata inglese, da pochi giorni affluita al fronte, penetra attraverso i varchi aperti nei campi minati delle forze dell’Asse, ma i suoi progressi sono minimi, mentre molto elevate risultano le perdite di mezzi corazzati. Gli italo-tedeschi contrattaccano con grande energia, annientando la VI brigata neozelandese e un battaglione della CLXI brigata indiana.
Si registrano gravi perdite anche da parte degli italo-tedeschi. Rommel, per il momento, decide di abbandonare il primitivo piano di rompere la linea difensiva britannica e di aggirare EI Alamein per raggiungere il Nilo.E' più urgente infatti ricostituire le unità e riordinarle prima di intraprendere qualsiasi nuova azione o di elaborare nuovi piani.
Rommel comunque dal 26 maggio, data d’inizio dell’offensiva, ha fatto in questo teatro di operazioni 60.000 prigionieri inglesi, sudafricani, indiani, francesi, australiani e neozelandesi, distruggendo oltre 2000 fra carri armati e automezzi.

Intanto Roosevelt e Churchill, tante volte sollecitati da Stalin ad aprire il secondo fronte, rinunciano all’invasione dell’Europa, e decidono un grande sbarco in Africa. Si tratta dell’operazione “Gymnast”, nuova denominazione dell’operazione “Torch".
Il gen. Auchinleck ha quindi deciso di restare sulla difensiva fino all’arrivo di rinforzi. 
Ma ha allarmato Churchill che decide di recarsi al Cairo (vi giunge il 5 agosto). Il telegramma che ha ricevuto lo ha reso nervoso e inquieto e vuole esaminare di persona la situazione. Dice il telegramma di Auchinleck : “A causa della nostra mancanza di riserve e in seguito al consolidamento delle posizioni nemiche, dobbiamo concludere, seppure a malincuore, che nella situazione attuale non è possibile rinnovare i nostri tentativi di sfondamento del fronte nemico. E improbabile che la possibilità di riprendere l’offensiva si ripresenti prima della metà di settembre”.

Negli ultimi giorni di luglio la battaglia si è spenta da entrambi i due avversari, il fronte si chiude in una situazione di stallo. Se Auchinleck  ha allarmato Churchill, Rommel ha messo in subbuglio Berlino. Infatti ha la vaga sensazione di essere ad EI Alamein caduto in trappola, e da buon generale ha proposto la ritirata al confine libico. Ma sia Hitler che Mussolini gli rispondono con un "no". E sarà questo "no" a segnare la sorte del generale e della sua armata. Rommel urla, strepita, minaccia per avere uomini, carri, cannoni, carburante; e qualcosa ottiene, ma non in proporzione a quelle avversarie.
Tuttavia ha un piano originale: sa che Auchinleck è debole (è come se avesse letto il suo telegramma a Churchill) e quindi riunendo i suoi ufficiali, ha progettato un arretramento verso il confine libico, come solo mezzo per indurre l'8a armata ad uscire da EI Alamein, e batterla in campo aperto. - Ma non viene ascoltato. Anzi a fine agosto gli giunge l'ordine di attaccare di nuovo, e Rommel sa che è un'impresa disperata, tuttavia il 30 agosto attaccherà su tre colonne, utilizzando come forza d'urto otto divisioni, cinque italiane e tre tedesche. (vedi il 30 agosto)

30 LUGLIO 1942 - DIARIO - (scrive l' aiutante) "Cifrato da Roma e Berlino. Rapporto sulla Divisione "Sabratha" e sugli ufficiali italiani denunciati. Si risponde ad un telespresso del Comando Superiore della Wermacht in merito, citando nomi e fatti". (Non sappiamo di cosa si tratta. Ndr.)

5 AGOSTO - Churchill giunto al Cairo è del parere insomma che occorra un drastico e immediato mutamento in seno all’Alto Comando della guerra nel Medio Oriente, avendo ormai perso ogni fiducia nel gen. Auchinleck. Lo sostituisce al comando del Medio Oriente con  gen. Harold Rupert Alexander, e nomina al comando della 8a armata il gen. W.H.E. Gott, già comandante del XIII corpo britannico; ma mentre si sta portando al Cairo il suo aereo viene intercettato e abbattuto da due Messerschmitt tedeschi: Gott muore con tutto l’equipaggio. A sostituirlo viene chiamato il gen. Bernard Law Montgomery.

7 AGOSTO 1942 - DIARIO - (scrive l' aiutante) "S.O.S. per i rifornimenti. "Le navi affondano e noi ci insabbiamo". Il signor Maresciallo spera in una prossima offensiva.

15 AGOSTO - Il gen. sir Bernard L. Montgomery, nuovo comandante dell’8a armata britannica, giunge in Egitto dall’Inghilterra. Effettua qualche cambiamento, rafforza l'armata qui e là, ma sostanzialmente il grosso lavoro lo ha già fatto Auchinleck che ha già quasi circondato il sempre più debole Rommel. Ed anche  Montgomery concentrandosi su El Alamein, non fa che confermare che questa  posizione è di vitale importanza per la difesa di Alessandria. Inoltre è appoggiato ed entrano in funzione per la prima volta i bombardieri americani che attaccano alcune posizioni italo-tedesche ad El Alamein. L'8 agosto Churchill e Roosevelt hanno preso la decisione di affidare al gen. Eisenhower il comando dell’operazione “Torch” (sbarco in Africa). Infine  il gen. Alexander ha raccomandato a Montgomery di tenere a ogni costo le posizioni di EI Alamein mentre verrà preparata la controffensiva con i rinforzi che arriveranno con lo sbarco,
In sostanza è quello che andava dicendo e voleva fare Auchinleck.

18 AGOSTO - DIARIO -  (scrive l' aiutante) "Le perdite dei convogli sono sempre più gravi. Il Comando Supremo italiano ha approvato i piani di Rommel che prevedeva lo sfondamento e la conquista di Alessandria. Inizio previsto, se i rifornimenti arrivano, il 26 agosto. Il Maresciallo Rommel è ammalato e chiederà di rimpatriare".

22 AGOSTO - DIARIO   (scrive l' aiutante)-  Ieri mi sono fatto visitare dal medico. Egli ritiene che il mio cuore funzioni male e che ho una pressione del sangue troppo alta a causa dei gravi disagi. MI ha consigliato sei settimane di riposo. Vedrò di fare un tentativo al Ministero per una mia sostituzione. Questa notizia scoppierà a Roma come una bomba. Farà loro bene (agli italiani) una volta tanto, se la dovranno sbrigarsela da soli. Gli inglesi li avrebbero liquidati in due giorni.
In attesa della fase di plenilunio, a Roma si parla di Kesselring come sostituto di Rommel il che irrita il Maresciallo la cui salute lascia a desiderare".

24 AGOSTO 1942 - DIARIO - (Rommel) Sto alquanto meglio, sì da potermi alzare di tanto in tanto. Malgrado ciò non mi sento di poter decidere per la cura di sei settimane in Germania. La pressione troppo alta impone un intervento immediato ed energico."

La sera del 30 agosto, Rommel attacca, malgrado le previsioni deficitarie in materia di rifornimenti di carburante. Il servizio informazioni dell'A. Korps in base alle intercettazioni ed alle informazioni dirette, segnala che l'VIII Armata è ora al Comando del Generale MONTOGOMERY, con a capo di S.M. il Generale Francis de Guingand. Alla vigilia dell'attacco Rommel esulta e scrive:

30 AGOSTO 1942 - DIARIO (Rommel) - Finalmente è venuto il gran giorno. Con quanta impazienza io l'ho atteso! e quante preoccupazioni e quante difficoltà ho dovuto superare poiché ero sempre costretto a chiedermi se ero riuscito a raccogliere le forze sufficienti per una nuova avanzata. Molti problemi restano insoluti e qua e là vi sono gravi lacune. Tuttavia ritengo di dover osare, poiché non mi sarà data una seconda volta l'occasione di avere a disposizione un tale plenilunio e uguali condizioni di mezzi. Per quanto mi concerne, farò di tutto per ottenere il successo. Fisicamente mi sento bene. Se i nostri piani si avvereranno, ciò avrà una decisiva influenza su tutta la condotta generale della nostra guerra. Se falliamo avremo almeno indebolito notevolmente l'avversario". 

30 AGOSTO - Ore 23: Rommel sferra un attacco su tutto il fronte di El Alamein; è iniziata la battaglia di Alam Halfa, cosi chiamata dall’omonima “Cresta” a sud-est di El Alamein nei pressi della quale si svolge la battaglia principale. Il piano del feldmaresciallo tedesco prevede delle azioni diversive condotte dalla sinistra del suo schieramento (verso El Alamein), contro il XXX corpo nemico dalla 164a divisione tedesca e dalle divisioni italiane Trento e Bologna: l’attacco principale è previsto nel settore meridionale delle linee tedesche, contro il XIII corpo britannico, ad opera della 90a divisione leggera, dei corpo d’armata motorizzato italiano (con le divisioni Ariete e Littorio), le due divisioni corazzate dell’Afrikakorps (la 15a e la 21a), la divisione Folgore e il Gruppo Recce. Rommel intende aggirare da sud le posizioni britanniche, spostarsi ad est della Cresta di Alam Halfa e quindi accerchiare l’8a armata britannica.
L’offensiva di Rommel si è resa necessaria nel momento in cui egli si è reso conto che il tempo avrebbe favorito la ricostituzione e la riorganizzazione delle truppe del gen. Alexander. In quest’occasione il feldmaresciallo tedesco dichiara: “La decisione di attaccare oggi è la più grave della mia vita. O si riesce a raggiungere ora il canale di Suez oppure...”.
Per 5 giorni Rommel attacca, ma sono attacchi brevi, senza andare in assalti in profondità e cercando di risparmiare carburante; ma è carente anche di viveri. Inoltre gli attacchi si arrestano sui campi minati che i britannici in un mese hanno disseminato i dintorni di El Alamein.
Ciononostante ha impegnato duramente con attacchi o respingendo contrattacchi inglesi, che fanno lenti lenti progressi in direzione sud ma a prezzo di gravi sacrifici umani e materiali e che costringono Montgomery a sospendere degli attacchi. Il nuovo arrivato che è più freddo e calcolatore del precedente, non vuole sprecare nemmeno più un uomo in una inutile battaglia; ha del resto un buon appoggio degli aerei (tre volte superiore a quella dell'Asse) e sa che presto ci sarà lo sbarco in Nord Africa.
Ma il 2 settembre anche Rommel è costretto a dare l'alt. E ha già capito che la conquista dell'Egitto è già fallita, e come uomo è moralmente distrutto.

4 SETTEMBRE 1942 - DIARIO (Rommel) -"Ho trascorso giornate dure. L'offensiva ha dovuto essere sospesa per difficoltà nei rifornimenti e per gli attacchi aerei del nemico. La nostra vittoria era quasi sicura. Io mi sento d'altro canto esaurito. Oggi soltanto, per la prima volta dall'inizio dell'offensiva, sono riuscito a togliermi gli stivali e a prendere un bagno"

16 SETTEMBRE 1942 -DIARIO (Rommel) -  (Lungo rapporto al comando supremo della Wermacht). Il 14 gli inglesi hanno effettuato un tentativo di sbarco a Tobruk, con azioni singole contro Gialo, Bengasi e Barce. E' da ritenere che queste azioni rappresentino dei diversivi e delle azioni di disturbo, intesi a smascherare le intenzioni del nemico. Comunque, confermano le nostre previsioni di un attacco in forze al nostro schieramento che, presumibilmente, si svilupperà verso il centro. Le nostre posizioni sono state concatenate in tanti capisaldi difensivi, articolati in sezioni autonome, saldamente munite, con legamenti di campi minati e postazioni di artiglierie. Con la riserva mobile e corazzata, io sono in grado di poter elasticamente muovermi ed intervenire  là dove sia necessario. Una maggiore garanzia è data da sistema misto di interpolazione di reparti nostri a quelli alleati, in modo che le divisioni possano appoggiarsi reciprocamente e io sono in grado di avere una maggiore sicurezza relativa in caso di cedimento degli italiani.
Le maggiori difficoltà sono sempre queste segnalate:
a) carenza di benzina e munizioni;
b) assenza di difesa aerea;
c) artiglierie deficitarie."

Ordine del giorno interno e riservato del 25 settembre per il comando dell'A. Korps. Il maresciallo Rommel si reca  "in breve licenza di malattia" in Germania, ed è sostituito temporaneamente dal Generale Stumme, abilissimo manovratore dei mezzi corazzati, soprannominato "fulmine" sul fronte russo, per la sua decisiva rapidità di azione.

DIARIO - Moser (l'aiutante di Rommel a Gruber in Africa) in data 26 settembre:
"Il signor Maresciallo è stato ad un lungo colloquio con il signor Mussolini a Palazzo Venezia. Egli ha illustrato la situazione e parlato chiaro sulla gravità della deficienza della benzina e delle munizioni e sia sul comportamento degli italiani. Il soldato italiano è soprattutto, il suo morale è depresso. Mussolini ha dovuto suo malgrado dar ragione al signor Maresciallo. Per i convogli ha assicurato che farà portare a termine dal Comando Supremo l'attacco a Malta e tornerà a prospettare il problema di Tunisi, su cui il signor Maresciallo ha molto insistito. Il signor Mussolini ha dovuto convenire che la mancata conquista della Valle del Nilo e dell'insuccesso dell'ultima offensiva vanno addebitati unicamente alle deficienze dei convogli e dei rifornimenti e non all'A. Korps. Lunghe riunioni al Comando Supremo e all'Ambasciata. Domani partiamo per il Reich. Il Generale Ramke è in Germania".

Fu così decisa la partenza dall'Italia di un convoglio di cinque navi dirette in Libia a Tobruk. (la Proserpina, la Tripolina, la Ostia, la Zara e la Brioni.  Kesserlring felice comunicò a Stumme con un cifrato Enigma la bella notizia. Il messaggio fu intercettato a Londra da "Ultra", arrivò sul tavolo di Churchill che non ebbe dubbi cosa fare, a costo di far scoprire "Ultra". 
Il convoglio italiano  andò incontro al fatale appuntamento; non una nave si salvò dall'attacco aereo; il 27 mattina erano già tutte in fondo al mare.  Gli inglesi giocarono anche d'astuzia, e per non far scoprire l'esistenza di "Ultra" (i tedeschi avrebbero potuto cambiare il sistema cifrato di Enigma) inviarono a destra e a manca in modo che arrivasse al controspionaggio tedesco, un messaggio che ringraziava le radio clandestine degli "agenti" in Italia, promettendo loro laute ricompense per l'opera svolta.

Inoltre, mentre Rommel e il suo aiutante sono a Berlino, Londra ha deciso di sferrare la grande offensiva, e Montgomery ha stabilito di attaccare il 23 ottobre in una notte di luna piena, con una finta a sud e un attacco in forze a nord. 
Churchill due giorni prima ha telegrafato al gen. Alexander, comandante in capo delle forze armate inglesi nel Medio Oriente: “Tutte le nostre speranze sono riposte, in questo momento, sulla battaglia che voi e Montgomery vi apprestate a scatenare. Può darsi che essa sia la chiave del futuro...”.
E Montgomery, il 22, alla vigilia dell’attacco, ha rivolto una specie di proclama alle truppe: “Quando assunsi il comando dell’8a armata affermai che il nostro compito sarebbe stato quello di annientare Rommel e che questo sarebbe successo non appena saremmo stati pronti. Ebbene, ora siamo pronti. La battaglia che sta per iniziare è una battaglia decisiva e come tale entrerà nella storia... Abbiamo armi e materiale di prim’ordine, carri armati potenti... e ci appoggia la migliore aviazione del mondo...”.

Nei giorni precedenti Montgomery nel preparare l'attacco, aveva mascherato e mimetizzato (addirittura  avvalendosi di uno sceneggiatore cinematografico - Barkas- e di un illusionista - Maskelyne-) un fortissimo concentramento a nord (86 battaglioni di fanteria 150.000 uomini, alcune migliaia di automezzi, 3247 cannoni, migliaia di tonnellate di rifornimenti, 1350 carri armati. 1200 aerei) mentre ha predisposto un altro contingente di molto inferiore (circa 45.000 uomini)  disordinatamente a sud, che ha tratto in inganno Rommel prima di partire; più che convinto che gli inglesi con le forze che disponevano a sud non potevano non prima di novembre scatenare un offensiva. 

L’attacco sferrato alle ore 21,30, sorprende nettamente le forze dell’Asse e il generale Georg Stumme. Al fuoco delle solite  artiglierie inglesi che ogni giorno iniziavano a sparare, le forze dell’Asse avevano l’ordine di non rispondere per risparmiare munizioni. Quindi nella prima mezz'ora dell'attacco nemmeno si rispose.
Il piano inglese prevedeva l’attacco decisivo nel settore nord da parte della fanteria del XXX corpo inglese e delle divisioni corazzate del X corpo; al XIII affidate le azioni diversive.
Alle ore 22: I tre corpi inglesi lanciano il loro attacco in forze;  l'offensiva provoca scompiglio nelle forze dell’Asse che tuttavia reagiscono prontamente.
Se per l'Asse la situazione divenne critica, non è che gli inglesi riuscirono nei campi minati a passeggiare.
Due divisioni corazzate riuscirono ad aprirsi un corridoio, ma una rimase intrappolata. Montgomery il mattino seguente sarà costretto a spostare verso nord il cardine dell’offensiva, affidandola alla 9a divisione australiana con la copertura della 1a divisione corazzata che ha violenti scontri attorno alla Cresta Kidney con perdite molto pesanti da parte della 15a divisione corazzata tedesca, ridotta in breve tempo  39 carri dei 119 che ne aveva all'inizio a disposizione. 
Il compito degli italiani era difendere le posizioni mentre gli eventuali attacchi erano affidati ai mezzi corazzati tedeschi che però unico l’handicap era quello di essere distribuiti un po’ lungo tutto il fronte perdendo così la forza d'urto di un eventuale contrattacco.
Ma Stumme  -poverino appena arrivato da due giorni- probabilmente fu disperato. Muore (secondo alcune fonti) di apoplessia, con un un colpo di rivoltella alla tempia, secondo altri; altre versioni, che cadde dal predellino dell'auto senza che il suo autista se ne accorgesse, fu dato per disperso, poi ritrovato molte ore più tardi.
Tuttavia italiani e tedeschi si sono difesi bene, e Montgomery prima deve rallentare l'offensiva poi sospenderla. Convoca i suoi generali e li sprona a riprendere l’avanzata con la determinazione delle prime ore. A Londra intanto si attendono notizie decisive che non arrivano: Churchill è furibondo, minaccia addirittura di far “saltare” Montgomery; sembra che esclami: “E' mai possibile che non si riesca a trovare un generale che sia capace di vincere una battaglia?”.

Intanto è rientrato Rommel che resosi conto della gravità della situazione adotta le sue contromisure.

26 OTTOBRE 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante) "La pressione di Montgomery si fa più forte sul fronte di el Alamein; la RAF attacca notte e giorno. I rifornimenti scarseggiano. Il 23 ottobre a sera, c'è stata una preparazione gigantesca di artiglieria da parte dei britannici, poi seguito da un attacco notturno sulle direttrici della costa. Il Generale von Stumme (che ha sostituito Rommel) è rimasto ucciso mentre ispezionava la linea di battaglia. Il Maresciallo Rommel subito messo al corrente, è stato richiamato in Africa,  dove è giunto oggi 26 ottobre. La situazione è gravissima".

27 OTTOBRE 1942 - DIARIO (Rommel) -  "Siamo impegnati in duri combattimenti. Nessuno può immaginare quali responsabilità pesino sulle mie spalle. Bisogna ancora una volta ricominciare da capo. Ma ora le condizioni sono eccezionalmente sfavorevoli. Tuttavia io spero di poter di raggiungere la meta. Sacrificherò le mie estreme forze per conseguirla". 
Inviato cifrato a Roma e a Berlino in data 29 ottobre:
"Ho parlato chiaro al Comando Supremo italiano. L'aggressività e la superiorità in mezzi del nemico ci pongono in condizione di dover subire ogni iniziativa...Carburante e Munizioni scarseggiano paurosamente... Io sono decisamente pessimista....Dispero di poter fronteggiare oltre il nemico e di bloccare la sua avanzata verso Tripoli.... Non ritengo che possiamo resistere per oltre 24 ore...Le truppe dell'A. Korps si battono oltre ogni umana resistenza..."

Il giorno dopo, il 28, Rommel lancia una serie di contrattacchi contro le linee britanniche (in particolare contro la 1a divisione corazzata) con l’unico risultato di veder ulteriormente assottigliarsi il numero dei suoi mezzi corazzati: alla fine della giornata infatti risulteranno distrutti o catturati dal nemico 61 carri armati della 15a divisione corazzata tedesca e 56 della divisione corazzata italiana Littorio. Durissimi sono gli scontri a Tell el-Aqqaqir. Ma sa anche che è un'impresa disperata resistere. Fino al punto di scrivere e lasciare questa lettera alla moglie:

DIARIO - Lettera di Rommel alla moglie (pari data)
"La battaglia infuria e probabilmente sfonderemo ad onta di tutte le gravi difficoltà. Potrebbe anche darsi che naufragheremo, nel qual caso tutto il corso della guerra ne verrebbe sfavorevolmente  influenzato poiché tutta l'Africa del Nord cadrebbe in mano degli inglesi. Ciò potrebbe avvenire nel corso di pochi giorni e pressoché senza battaglia. Noi facciamo tutto quanto è umanamente possibile per vincere. Purtroppo la superiorità del nemico è enorme. Che la cosa ci riesca, che io vinca o meno la battaglia è nelle mani di Dio. La vita è dura per uno sconfitto, io guardo dritto innanzi verso il mio destino poiché la mia coscienza è tranquilla. Quanto era umanamente possibile fare io l'ho fatto, e non mi sono risparmiato personalmente. Dovessi rimanere sul campo di battaglia, desidero rendere grazie a te e al ragazzo per tutto l'amore e la tenerezza che avete voluto donarmi nella mia vita".

Il 29 formazioni della RAF bombardano a lungo le truppe corazzate italo-tedesche che stanno cercando di riorganizzarsi in vista di un nuovo contrattacco.
Verso sera Rommel può contare su 148 carri armati tedeschi e 187 italiani, una vera miseria se si considerano gli 800 mezzi corazzati di cui dispongono gli inglesi. La “volpe del deserto” usa tutte le sue arti di tattico e di stratega, ma si rende perfettamente conto che la battaglia è persa. Continuano gli attacchi, sul fronte nord, della 9a divisione australiana che verso sera si trova in prossimità della strada costiera, dopo essere penetrata a cuneo nello schieramento nemico. Rommel accorre nel settore con la 90a divisione leggera e con la 21a divisione corazzata tedesche: il settore lasciato sguarnito da quest’ultima unità viene affidato alla divisione italiana Trieste, fino a quel momento in riserva.
Gli italo-tedeschi cercano di disporsi per un nuovo attacco contro le posizioni britanniche, ma ne sono impediti dall’incessante martellamento aereo della RAF. Nella notte sul 29, gli inglesi attaccano in direzione del mare, per eliminare il saliente che le forze dell’Asse mantengono sulla costa e per tagliare la strada e la ferrovia litoranee. Giungono fin quasi alla strada, ma la loro avanzata è bloccata dai difensori del caposaldo Thompson.

DIARIO - Altra LETTERA di Rommel alla moglie in data 29 ottobre sera:
"La situazione è sempre molto seria. Quando riceverai questa lettera il nostro destino sarà già segnato. Ci restano solo poche speranze. Trascorro le notti insonni, poiché il peso delle responsabilità m'impedisce di dormire. Sono mortalmente stanco".
Invio cifrato ai Comandi Supremi di Berlino a Roma. Insisto sulla necessità di una "tattica mobile" per non farci logorare fino alla distruzione completa".
Da Roma, un telegramma in cifra dà come probabile la nomina del principe Ereditario italiano a comandante in capo delle truppe italo-tedesche del settore del Mediterraneo. Umberto di Savoia è nominato Maresciallo".

30 OTTOBRE 1942 - DIARIO (Rommel) - "E' subentrata una certa calma. Riesco a dormire e sono di nuovo di buon umore. Ora io spero che potremo ottenere un successo.
Inviato cifrato ai Comandi Supremi di Berlino e di Roma:
"E' condizione assoluta per non essere travolti senza possibilità di frenare l'avversario fino a Tripoli, che si riesca a sganciarsi dall'avversario evitando il logoramento. Insisto ancora per una tattica mobile e perché il fronte venga portato ad oltre 90 km ad ovest di el Alamein, all'altezza del 28 meridiano... Urge perciò dare ordini per la consegna degli automezzi in dotazione ai reparti dell'A. Korps affluiti precedentemente ad occidente...."

1 NOVEMBRE 1942 - DIARIO (Diario)- "Di nuovo per noi la situazione è oscura! a parte questo mi sento fisicamente bene. Otto giorni orsono ero ancora ai sette cieli!" - Inviato cifrato al Comando Supremo della Wermacht. in data 1° novembre:  "E' di vitale importanza sganciarsi dal nemico"
"Nuovi durissimi combattimenti sono in corso e non si svolgono a nostro favore. Il nemico ci attacca con indiscutibile superiorità, cacciandoci dalle nostre posizioni. Per noi è la fine! La battaglia è perduta. Le masse nemiche ci sommergono letteralmente. Io ho tentato di salvare alcune unità dell'Arma. Mi riuscirà? Di notte mi agito insonne e spremo il mio cervello per trovare una via d'uscita dalla catastrofe. Abbiamo dinnanzi a noi giorni duri. Forse più gravi della nostra vita. Invidio i morti che hanno chiuso il loro destino".

2 NOVEMBRE 1942 - Alle ore 1 di notte, il XXX corpo dell’8a armata britannica si lancia all’attacco per attuare l’operazione “Supercharge”, come denominata in codice l’offensiva di sfondamento. Coperta da un imponente sbarramento di artiglieria, la 2a divisione neozelandese apre un nuovo corridoio nei campi minati nemici, liberando la strada alla IX brigata corazzata.
Ma all’alba le batterie anticarro italo- tedesche fanno strage dei carri della brigata inglese, distruggendone il 75%, anche se non riescono a respingerla oltre i campi minati. Il X corpo manda al soccorso i suoi carri, mentre la 1a divisione corazzata inglese viene impegnata in furiosi scontri presso Teli el-Aqqaqir, a ovest della Cresta Kidney. Verso sera, Rommel dispone in prima linea di soli 32 carri pienamente efficienti.
3 NOVEMBRE 1942 - Ma anche gli inglesi, nonostante la superiorità il giorno dopo sono in difficoltà. Del resto proprio dal gen. Alexander, parte un telex per Churchill in questi termini: “Il nemico si batte con la forza della disperazione, ma noi lo stiamo assalendo duramente e senza tregua infliggendogli, senza pietà, colpi gravissimi. Crediamo che cederà presto...”.

4 NOVEMBRE 1942 - Quello che invia Alexander al suo capo è ottimistico, mentre quello che riceve Rommel dal suo è una doccia fredda funerea: "Alle 10,30 riceve un telegramma di Hitler “...Nella situazione nella quale vi trovate non ci può essere altro pensiero che quello di resistere, di non cedere di un passo e di impegnare nella battaglia ogni uomo e ogni arma ancora utilizzabili... Nonostante la sua superiorità, anche il nemico sarà allo stremo delle forze. Non sarebbe la prima volta nella storia che la volontà più forte trionfa sui battaglioni nemici più forti. Alle sue truppe lei non può indicare nessun’altra via se non quella che porta alla vittoria o alla morte”.

Gli inglesi sferrano un micidiale attacco. Inutile, disperata difesa delle truppe italiane: la divisione corazzata Ariete, la Littorio e la divisione motorizzata Trieste sono annientate o circondate; 30.000 uomini fatti prigionieri (20.000 italiani, 10.000 tedeschi). E non potevano fare altrimenti, perchè erano tutti appiedati, senza nessun mezzo per ripiegare,  solo i tedeschi ne avevano a disposizione, gli italiani quasi nessuno.  Di fronte a questo disastro Rommel  a dispetto degli ordini di Hitler dà  l’ordine di ripiegare. Ne salva così circa 70.000.
A sacrificarsi e per consentire lo sganciamento delle altre divisioni, resta la Folgore.
I "resti della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane" (la citazione è della BBC inglese, dell'11 novembre a battaglia conclusa)

7 NOVEMBRE 1942  DIARIO (scrive l' aiutante) - "Il signor Maresciallo è nero. La situazione è perduta. Il Fuhrer ha inviato il 4, un messaggio personale a Rommel in cui impegna l'onore di tutti noi dell'A. Korps, al fine di non cedere un metro di fronte al nemico. La situazione però, vista dal Comando Supremo di Berlino è diversa dalla realtà in questo infernale deserto. Il Fuhrer ha scritto che con lui, il popolo germanica ha piena fiducia nel signor Maresciallo ed in quello delle nostre truppe in Africa, invitandoci di inchiodarci al terreno e a non indietreggiare di un passo, gettando nella mischia ogni uomo, ogni fucile. Confida nell'esaurimento delle forze e nell'aggressività del nemico, e nella dura volontà dei nostri soldati. Per il Fuhrer l'A. Korps non ha qui che due alternative: la vittoria o la morte".
Anche il signor Mussolini e il Maresciallo Cavallero hanno mandato messaggi personali dello stesso tenore. Il signor Maresciallo ha risposto subito al Fuhrer ignorando il Comando Supremo della Wermacht, chiedendo l'autorizzazione già sollecitata da noi in precedenza  inutilmente, di contrapporre alla tattica di sistematico annientamento delle nostre forze usata dai britannici per terra e dall'aria un sistema elastico, con azioni di movimento agili, onde sottrarsi all'iniziativa e alla superiorità avversaria ed evitare di dover essere definitivamente cacciati dall'Africa.
Durante la battaglia siamo costretti per 48 ore di fila a lavorare alla cifra. Von Rintelen è poi riuscito a ottenerci libertà di manovra al Comando Supremo italiano. Ma penso che ormai la Fuka è perduta per sempre: siamo alla vigilia della Dunkerque africana! Il signor Maresciallo è triste. Molti nostri camerati sono eroicamente caduti insieme agli italiani. Le truppe della "Folgore" sono alla pari con i nostri migliori soldati. Abbiamo da cinque giorni sollecitato al Comando Supremo italiano l'invio di automezzi per sottrarre le truppe appiedate italiane alla dura sorte di essere annientate o di cadere prigioniere. Forse questa sarà la nostra sorte di noi tutti dell'ACIT. E' preferibile cadere sul campo....Ormai la rotta si è iniziata...Confidiamo solo in Dio....Andiamo verso Marsa Matruh".

Ancora dal Diario scritto dall'aiutante  in data 9 novembre:
"Notte tragica, il nemico è sbarcato in Marocco e sta entrando in Algeria. L' A.Korps non vedrà più l'Europa".

LO SBARCO IN MAROCCO
8 NOVEMBRE 1942 - Nella notte, il Corpo di Spedizione Alleato partito dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti si presenta davanti ai porti di Algeri, Orano e Casablanca: l’operazione “Torch”, decisa il 25 luglio, è entrata nella sua fase esecutiva. Sono 500 navi da guerra e 350 trasporti suddivisi in tre raggruppamenti: Task Force navale occidentale (contramm. Hewitt, USA) che sbarca truppe (gen. Patton, USA) a Casablanca in Marocco; Task Force navale centrale (commodoro Troubridge della Royal Navy) che sbarca le sue truppe (comandate dal generale americano Fredendall) a Orano in Algeria; Task Force navale orientale (contramm. Burrough della Royal Navy) che sbarca le sue truppe (comandate dal generale americano Ryder) ad Algeri. Il comando generale delle forze navali è affidato all’ammiraglio inglese Cunningham, il comando supremo dell’operazione è detenuto dal gen. Dwight D. Eisenhower. L’accordo per l’operazione era stato raggiunto da Churchill e Roosevelt il 25 luglio.
Lo sbarco presso Algeri avviene alle ore 1; vi prendono parte 2 reggimenti USA, 2 brigate britanniche, 2 battaglioni di Commandos britannici, più 1 reggimento USA che alle 5,30 penetra nel porto di Algeri.
Il gruppo centrale sbarca alle 1,30, nei pressi di Orano, 1 divisione, 1 battaglione corazzato, 1 battaglione di Rangers, e poi un battaglione di paracadutisti. Tutto il contingente è americano. 
Il gruppo occidentale sbarca alle ore 5, presso Casablanca, truppe USA comprendenti 1 divisione e 2 reggimenti di fanteria, 3 battaglioni corazzati e unità speciali.

 L'ammiraglio francese Darlan (dissociandosi da Petain - o in accordo segreto) ha firmato un armistizio con gli anglo-americani e concede il passaggio in Algeria. La flotta francese ancorata a Tolone per non cadere in mano tedesca si autoaffonda.
Il "voltafaccia" della Francia-nazista, non era che il preludio del "voltafaccia" dell'Italia pochi mesi dopo.
Gli anglo-americani non trovando così nessuna resistenza sulla costa africana francese, cercheranno di raggiungere la Tunisia, dove si concluderà il 12 maggio 1943  l'"Avventura Africana" dell'Italia.


NOTA - Quando ci fu questo sbarco degli anglo-americani, Hitler volendo dare una dimostrazione di forza, dispose (FINALMENTE!) l'invio di un forte contingente di truppe e di mezzi per impadronirsi della Tunisia. Ed infatti Eisenhower che era a capo della "operazione Torch", fu battuto sul tempo, e non riuscì a contrastare l'occupazione del territorio tunisimo da parte di Rommel, che ricevette questi rinforzi proprio mentre si stava ritirando dalla Libia.
Ma era ormai troppo tardi e l'occupazione della Tunisia influì ben poco sulle successive sorti generali del conflitto.
William Shirer nella Storia del Terzo Reich scriverà: " Se il Fuhrer avesse mandato qualche mese prima soltanto un quinto di quelle truppe e di quei carri armati a Rommel, probabilmente la "volpe del deserto" in quel momento si sarebbe trovata al di là del Nilo, lo sbarco angloamericano nell'Africa del Nord non avrebbe avuto luogo e il Mediterraneo sarebbe stato irrimediabilmente perduto per gli alleati, e così sarebbe stato salvaguardato il punto vulnerabile del corpo dell'Asse"

10-12-13  NOVEMBRE 1942 - DIARIO (Rommel)  "Da quando il nemico ha conquistato Tobruk non sono più riuscito a scrivere. Abbiamo pochissimo respiro, perché il nemico ci incalza sempre con la sua superiorità". Inviato cifrato a Roma in data 12 novembre:
"L'investimento della linea Marsa Brega-el Agheila-Marada è in atto. E necessario di nuovo ritirarsi".
Ieri sono corso in giro per tutto il giorno senza programma con la terribile sensazione di non poter salvare nulla. Io sono riuscito a fare l'impossibile, per cui questa amara fine è insopportabile".

13 NOVEMBRE 1942 - DIARIO (scrive l' aiutante.) Con ordine del Maresciallo Rommel viene inviato un lungo rapporto a Roma e a Berlino per insistere sulla necessità di ritirarsi fino in Tunisia, sulla linea di Gabes. Documentazione sulle responsabilità della mancata occupazione tempestiva della Tunisia, e da oggi sarà dura a tenersi dopo lo sbarco alleato in Algeria, e il potenziamento dei dissidenti deigaullisti e delle manovre politiche".

14 NOVEMBRE 1942 - (LETTERA di Rommel alla moglie) - "Oggi siamo di nuovo premuti in direzione di occidente. Personalmente sto bene ma tu puoi immaginare come lavora la mia testa. Dobbiamo essere grati per ogni giorno che passa senza che il nemico riesca ad inchiodarci. Io non so quanto questo potrà durare. Tutto dipende dai rifornimenti di benzina che dovrebbero giungerci con mezzi aerei. Come potremo vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa? Quale sarà la nostra fine? Se io potessi soltanto liberarmi da questo pauroso pensiero!"

L'aiutante Moser aggiunge al DIARIO lo stesso giorno:  "Siamo in arretramento a gran velocità: Il signor Maresciallo reputa necessario ritirarci in Tunisia. Gli italiani insistono per difendere la Tripolitania, il che ci ridurrebbe ad un ulteriore logoramento delle nostre forze. Il maresciallo Rommel è sereno, malgrado i duri colpi subiti. Tour gli ha fatto leggere ieri sera il proclama del Generale Montgomery all'VIII Armata, prima dell'offensiva di El Alamein in cui è riportato l'ordine del Generale Alexander che dice testualmente "distruggere Rommel e le sue truppe". Il signor Maresciallo ha ribattuto che se avessimo avuto benzina a sufficienza a quest'ora noi saremmo sul Canale di Suez, e non in procinto di essere buttati a mare, ed ha aggiunto: "se date cinque carri armati a me e cinque a lui (Montgomery) mettendoci in una zona isolata del deserto con uguali riserve di benzina, allora vedrete chi di noi due è più bravo!".
"Il Generale Kesserlring continua ad asfissiarci con i suoi cifrati. Da Roma ci sono giunte preoccupanti notizie sulla situazione italiana. Al Comando Supremo italiano l'atmosfera è oscillante, grigia e gravida di elettricità. Le ostilità contro di noi aumentano: a Napoli vi sono stati incidenti fra i soldati di Bech e i marinai. Si teme, negli ambiente  della Corte vi siano correnti che premono sul Re d'Italia perchè prenda in mano la situazione interna italiana e limiti l'autorità del Primo Ministro (Mussolini). Voci darebbero sicuro al nostro servizio informazioni che la Principessa ereditaria, MARIA JOSE', abbia avuto, tramite una sua amica francese, dei contatti con diplomatici americani ed inglesi in Svizzera per una pace separata. Sarebbe mostruoso!
D'altronde anche qui gli italiani sono demoralizzati e ci sono ostili. Le forze del nemico sono preponderanti. I carri armati Grant e Shermann sono più efficienti dei nostri. Ieri vi è stato un nuovo incidente fra il signor Maresciallo e il Generale Barbasetti del Comando italiano. Keudell non dà notizie dalla Tunisia. Il Maresciallo Cavallero capo del Comando Supremo italiano sarebbe stato silurato "per ordine del Re d'Italia" e gli succederebbe secondo von Rintelen, il Generale Geloso".

23 NOVEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - Il Maresciallo riceve rapporto di S. da Roma, in data 22 novembre 1942, portato in aereo da Kramer:
"La situazione da lei proposta circa il totale ripiegamento in Tunisia di tutte le forze dell'Asse in Africa, è stata accettata in linea di massima dal Comando Supremo italiano, malgrado le resistenze del Comando Italiano dell'Africa e una certa reazione degli ambienti politici, restii a perdere la colonia e soprattutto Tripoli a cui sono legati ricordi sentimentali della storia italiana.... Per il ripiegamento il piano va bene.....Può darsi come avviene qui a Roma che all'ultimo momento forse per intervento del Re sia dato qualche contrordine per ciò che riguarda Tripoli....Lei è autorizzato a non modificare i suoi piani...."
Il signor Mussolini ha scritto un messaggio personale al Fuhrer che von Mackensen ha letto al conte Ciano in copia, in cui insiste perchè venga tenuta la linea Marada-el Agheila, chiedendo inoltre un aumento della Luftwaffe e della Flak. Il Generale Kesselring è scettico, Il rapporto del Generale von Pohl è stato accolto con gravità. 

28 NOVEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - Ricevuto cifrato da Berlino: "Il signor maresciallo Rommel si reca in aereo in Germania per esporre personalmente al Fuhrer e al Comando Supremo della Wermacht la situazione e far approvare i piani per la ritirata in Tunisia"
Il 30 Novembre Goering si è portato a Roma per recare a Mussolini le decisioni del Fuhrer circa l'Africa.

1° DICEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - Cifrato da Berlino: "Domani rientrerà in Africa il Maresciallo Rommel. Ripiegamento sulla linea di Buerat".

3 DICEMBRE 1942 - DIARIO (aiut.) - "Tre divisioni corazzate verranno dal Reich: la "Hitler", la "Goering" e la "Deutchaland". Si profila ancora una volta il problema del comando".
Inviato cifrato a Roma in data 17 dicembre 1942: "Non è possibile tenere la linea di Buerat in queste condizioni. La disponibilità di benzina e di munizioni è venti volte al di sotto della necessità. Gravissima la carenza di automezzi. Dalla Tunisia non giunge nulla. Impegnarsi qui significherebbe rimanere annientati dal nemico, che ha una superiorità schiacciante e lascia il varco aperto verso l'ultimo bastione dell'Asse sul continente africano (Tunisi). Urge accettare il piano di Rommel per una ritirata elastica con azioni di ritardo, fino alla linea di Gabe, già proposta".

19 DICEMBRE 1942 - DIARIO (Rommel)- "Attendiamo ogni giorno un attacco nemico da occidente. Con questo sarà sigillata la nostra fine!"

22 DICEMBRE 1942 -  DIARIO (aiut.)- Ricevuto cifrato da Roma: "Von Arnim dovrebbe sostituire il Maresciallo Rommel la cui salute lascia a desiderare"

7 GENNAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - Inviato cifrato a Berlino: "Rommel chiede di essere esonerato dal Comando per ragioni di salute. Il Comando Supremo rifiuta",

19 GENNAIO 1943 - LETTERA di Rommel alla moglie: "Siamo di fronte a tempi duri. Ogni tedesco in piccolo o grande che sia deve lavorare per la guerra senza riguardo per le sue possibilità, la sua situazione sociale, il suo patrimonio o la sua età. Cercati tempestivamente un lavoro che comunque ti confaccia. Devi anche pensare di Manfred (14 anni), che fra breve sarà destinato al lavoro, oppure dovrà servire nell'antiarea. Ne va' della vita della Germania. Te lo dico senza riserve perché voglio che tu sia preparata alle prossime vicende. E' meglio prepararsi tempestivamente all'inevitabile, perché allora il trapasso è meno pesante da sopportare. I nostri nemici specie i russi hanno naturalmente anche loro tempi duri. Da tempo essi hanno, con ogni brutalità mobilitato tutto il popolo fino alle ultime forze e danno tutto quanto possono. Solo così si spiegano i loro successi."

21 GENNAIO 1943 - DIARIO (aiut.) Inviato cifrato di Rommel a Berlino: "Assicuro che farò in modo da salvare fino all'ultimo uomo ed all'ultimo carro armato dell'A. Korps."

23 GENNAIO 1942 - Tripoli è abbandonata da italiani e tedeschi. Gli inglesi alle 5 del mattino entrano a Tripoli. Finisce così il dominio italiano sulla Libia.

25 GENNAIO 1943 - DIARIO (Rommel) - "Siamo condannati ad essere sepolti in Africa. L'A.Korps ha fatto quanto era nelle umane possibilità ed almeno il suo onore è salvo, Giorno e notte sono assillato dal pensiero che noi saremo costretti a subire una completa disfatta in Africa. Sono così depresso che mi è quasi impossibile lavorare".
NOTA dell'aiutante: Ricevuto cifrato da Roma, in pari data: "Il signor Mussolini ha chiesto che il signor Rommel sia sostituito dal Generale Messe del Comando supremo italiano";
Nota: "Incidente dell'altro ieri con il Maresciallo Cavallero".

27 GENNAIO 1943 - DIARIO (Rommel) -
L’ 8a armata britannica è alla frontiera tra la Libia e la Tunisia. Il 12 febbraio dilagherà in Tunisia.

28 GENNAIO 1943 - DIARIO (Rommel) - "Le mie condizioni di salute non mi permettono più di tenere ulteriormente il comando. Altri punti di vista naturalmente giocano il loro ruolo, soprattutto la questione del prestigio. I mie soldati mi fanno pena cordialmente, perché sono legato a loro da profondo affetto".

31 GENNAIO 1942 - DIARIO (aiut.) Ricevuto cifrato da Roma e Berlino: Il generale Ambrosio sostituisce il Maresciallo Cavallero al Comando Supremo italiano. L'Ammiraglio Raeder è stato sostituito da Doenitz".

Il 1° FEBBRAIO 1943 - Arretrati in Tunisia l'A. Korps si schiera in due parti; quella italiana comandata da Messe a sud con 4 divisioni italiane e due tedesche (che sono reduci dalla Libia), e quella tedesca - la 5a armata- a nord comandata dal generale von Arnim con tre divisioni tedesche e due italiane. Dovrebbe comandarle sul campo Rommel, ma sulla carta è l'Alto Comando italiano a Roma che decide la condotta strategica delle operazioni.  Kesserlring vola a Berlino per farsi ascoltare, ci resta una settimana, ma Hitler ha altro per la testa: ha l'assedio di Stalingrado. Ma qualcosa ottiene, quello che gli è stato sempre rifiutato. Sembra solo ora rendersi conto Hitler che se cade l'Africa, agli inglesi non resta che montare sulle navi, risalire l'Adriatico ed averli alle spalle magari dentro la stessa Germania.
Ma quando arrivano questi rifornimenti, anche in Tunisia le truppe dell'Asse sono stretti dentro una morsa come a Stalingrado; in una grande gigantesca tenaglia anglo-americana che  deve solo chiudersi.
Inoltre ora uno dei maggiori protagonista di tutta l'A. Korps, non è più lui, Rommel sta male.

8 FEBBRAIO 1943 - LETTERA dell'aiutante alla signora Rommel: "D'incarico del prof. Forster le comunico che il Maresciallo soffre di depressione per cui diventa completamente pessimista e perde ogni speranza. Io gli assicuro che egli è trattato con ogni riguardo e tutti coloro che lo conoscono gli augurano una pronta guarigione".
Inviato cifrato a Berlino: "I resti della A. Korps sono ormai al sicuro verso la linea del  Mareth, dopo una durissima ritirata da el Alamein". (POI SILENZIO PER 20 GIORNI)

14 FEBBRAIO - ORE 4 - Le forze italo-tedesche del gen. Jùrgen von Arnim sferrano un violento attacco contro le truppe alleate della 1a armata che preme da occidente sulla Tunisia. Il piano di attacco è di Rommel e prevede lo sfondamento dello schieramento alleato in direzione di Kasserine e Tebessa per puntare successivamente, in caso di successo, su Bona e Costantina. Alla testa dell’armata alleata è il gen. Anderson che dispone del V corpo britannico (a nord), del XIX corpo francese (al centro) e del lI corpo americano (a sud). Le forze dell’Asse comprendono una parte della 5a armata di von Arnim e parte dell’Afrikakorps di Rommel (nel settore meridionale).
L’azione di von Arnim ha successo e gli italo-tedeschi conquistano Sidi Bou-Zid e isolano gli americani che tengono Djebel Lessouda e Djebel Ksaìra, rispettivamente a nord e a sud di Sidi Bou-Zid.
Il 15 FEBBRAIO  l’Afrikakorps di Rommel attacca nel settore meridionale dello schieramento e conquista Gafsa. Intanto nel settore di Sidi Bou-Zid un contrattacco americano (1a divisione corazzata) viene respinto.
Il 16 FEBBRAIO 
l’8a armata del gen. Montgomery arriva a Médenine, pochi km a sud di Mareth dove Rommel si è attestato sulla cosiddetta “linea del Mareth”. Costruita dai francesi tra il 1934 e il ‘39 tra Djebel Dahar e il mare presso Mareth appunto, per difendersi da un eventuale attacco italiano dalla Tripolitania, la linea difensiva del Mareth, chiamata enfaticamente la “Maginot del deserto”, è formata in realtà da poche decine di fortini nella zona costiera, e da qualche buona posizione fortificata in quella montana.
IL 17 FEBBRAIO l’Afrikakorps di Rommel avanza e raggiunge Feriana, puntando verso Kasserine.
Il 19 FEBBRAIO Rommel lancia la 21à Panzerdivision a nord, in direzione di Le Kef dove è appostata la 6a divisione corazzata britannica: l’obiettivo finale resta Tebessa.
il 20 FEBBRAIO Le forze dell’Asse vengono ristrutturate: senza che nessuno dica nulla a Rommel, viene destinato il gen. Messe ad assumere il comando della 1a armata italiana.


28 FEBBRAIO 1943 - LETTERA dell'aiutante alla signora Rommel inviata con molto ritardo: "Desidero farle in ordine cronologico le seguenti comunicazioni:
Ai primi di febbraio le condizioni di salute, morali e fisiche di suo marito erano in tale stadio che il prof. Forster ritenne indispensabile una convalescenza di almeno otto settimane, Il 20 febbraio egli avrebbe dovuto secondo gli ordini del Quartier Generale del Fuhrer, "partire in licenza".
La gravissima situazione militare ha avuto una deleteria influenza sulla salute di suo marito.
Il Comando Supremo italiano inviò un successore senza preavviso ufficiale e senza che suo marito fosse stato interpellato. Si aspettava il suo arrivo per annunziare che suo marito era malato. Egli non ha però mai voluto essere ammalato ed è meglio così. Egli appartiene ai suoi soldati. Se egli avesse personalmente fissata la data della sua partenza e qualche giorno più tardi si fossero verificati degli avvenimenti spiacevoli, gli avrebbero rinfacciata la sua partenza intempestiva, e gli avrebbero rimproverato di non aver previsto bene le cose. Durante questo lasso di tempo divennero necessarie alcun operazioni contro gli inglesi che non abbisognavano di rinforzi: dovevano parteciparvi truppe di entrambe le armate. Allorchè egli si accorse dell'invidia che predominava, lasciò agli altri il comando. Il successo non venne sfruttato abbastanza e il Maresciallo fece una proposta molto intelligente, che purtroppo non venne attuata per metà. Egli allora decise di condurre di nuovo le operazione, e potè così riprendere in mano le faccende militari.
Quella sera egli ordinò una bottiglia di Champagne, e si paragonò ad una vecchia rozza di cavalleria che sente suonare la fanfara. In prosieguo di tempo, le sue condizioni migliorarono tanto che tutti speravano che egli avrebbe ritrovato tutta la sua salute.
Il Prof. lo visitò e trovò che egli era in grado di tenere il comando per otto giorni. Egli rinviò la cura a più tardi. Io inviai la relativa comunicazione al Quartier Generale del Fuhrer ed allo Stato Maggiore Generale del teatro d'operazioni del Sud.
Durante il corso delle operazioni ricevemmo la risposta: il gruppo di armate Rommel abbraccia ambedue le Armate. Questa è stata una nuova testimonianza della fiducia che, non solo il Fuhrer ma anche il Duce hanno nella persona del Maresciallo anche dopo il lungo periodo di riposo. Egli stesso aveva sempre temuto il contrario".

Nel frattempo questo era accaduto:

9 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - Riunione a Rennouch, presso Gabes, con il Comando Superiore del Sud, Maresciallo Kesselring. Intervengono: il M. Rommel, il Gen. von Arnim, tedeschi e i generali Gandin e Messe, italiani. La V armata opera su Sidi Bu Zid e l'A. Korps su Gafsa. 

18 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) Offensiva su Kasserine. Contrasti con il Comando supremo italiano per il Generale Messe. Il sig, Maresciallo Rommel è pessimista.

22 FEBBRAIO Rommel rinuncia agli attacchi su Sbiba (21a divisione corazzata) e Thala (10a divisione corazzata), quando cominciano ad affluire i rinforzi della 6a divisione corazzata britannica inviati dal comandante delle armate alleate, il gen. Alexander.
25 FEBBRAIO - Si conclude la battaglia di Kasserine con l’occupazione della città da parte degli Alleati. L’attacco dell’Asse ha causato 10.000 morti tra gli Alleati (più della metà americani) contro i 2000 dell’Asse.


28 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - "Il maresciallo è di nuovo in forma. Oggi ha scherzato con me chiamandomi il suo storico. Egli ha detto, presente Gruber, che facevo benissimo a raccogliere documenti a memoria perché avrei dovuto scrivere per i posteri del Deutch Afrika Korps. Egli a suo tempo mi darà una mano "Se sarò vivo cosa di cui dispero"  ha aggiunto testualmente".

29 FEBBRAIO 1943 - DIARIO (aiut.) - "Oggi iniziamo l'operazione "Capri";  l'A. Korps si farà onore ancora una volta. Disturberemo il nemico che tenta di attestarsi tra il Mareth e Medonine".

2 MARZO 1943 - DIARIO (aiut.) - Riunione di nuovo a Gabes, con il Maresciallo Kesserlring. Rommel ha affermato che non intende collaborare con  Kesserlring e ne scriverà al Fuhrer".

6 MARZO - Ore 9: sul fronte orientale l’Afrikakorps di Rommel attacca l’8a armata che si trova a est della linea difensiva del Mareth. Dopo la battaglia di Kasserine, visti inutili i tentativi di alleggerire la pressione a occidente, Rommel ha fatto un rapido dietro-front per prepararsi ad affrontare l’inevitabile offensiva dell’8a armata britannica che si accinge ad assalire la linea del Mareth. Le avanguardie delle truppe alleate sono attestate attorno alla località di Médenine, mentre il grosso è al sicuro dietro campi minati e difese anticarro.
Ore 12: di fronte al fuoco dell’artiglieria anticarro inglese, le forze dell’Asse ripiegano.
9 MARZO - lI feldmaresciallo Rommel, viene richiamato in patria dopo la battaglia di Médenine, fa tappa a Roma e si incontra con Mussolini cui non nasconde la gravità della situazione. Ma Mussolini replica solennemente: “La Tunisia deve essere conservata ad ogni costo... Sono del parere del Fùhrer: bisogna conservare la Tunisia”. Il comando delle forze tedesche in Tunisia è affidato al gen. Jurgen von Arnim, mentre il comando supremo delle truppe dell’Asse è tenuto dal gen. Giovanni Messe.

9 MARZO 1943 - DIARIO (aiut.) - Rommel ha ottenuto dal Q.G. del Fuhrer l'atteso congedo, a sua domanda per gravi motivi di salute; lo sostituisce von Arnim nella V Armata, ma il Generale Messe assume il comando della I Armata e il comando dell'A. Korps in Africa.
Il sig Mar. Rommel parte domani per il Reich. In aereo, ma su questa partenza sarà mantenuto il massimo segreto per volere del Comando Supremo della Wermacht e personalmente del Fuhrer".

Infatti il cambio della guardia rimane segreto per "ragioni psicologiche" e di prestigio. Montgomery sarà sempre convinto di battersi contro Rommel, e saprà solo alla fine della battaglia che al Comando d'Armate c'era Von Armin, e data l'urgenza di nominare in comandante di tutte le forze, Messe gli fu affidato il comando effettivo (il primo e unico caso di divisioni tedesche agli ordini di un generale italiano).

16 MARZO 1943 - DIARIO (aiut.) - "Rommel è a Wiesbaden. Il Fuhrer ha voluto una sua lunga relazione di dettaglio che ha inviato a Roma. Ne ha anche scritto al Duce. La salute di Rommel lascia a desiderare".
(QUI SI INTERROMPE IL DIARIO DI ROMMEL E DEL SUO AIUTANTE)


INTANTO CONTINUANO I COMBATTIMENTI


16 MARZO -Alle ore 20,30 gli anglo-americani attaccano. L'azione principale è condotta da Montgomery con l'VIII armata. Sono le prime fasi della Battaglia di Mareth-ElHamma-El Guettar.

20  MARZO - Verso sera i neozelandesi riescono a bloccare il Passo di Tebaga. Nella notte le divisioni del XXX corpo inglese sferrano un attacco frontale contro la linea del Mareth, premendo sulle posizioni tenute dalle divisioni della 1a armata italiana, cercando di circondarla
L'offensiva inglese si svolse sulla linea del Mareth, ma a Montgomery non fu difficile sopraffare lo schieramento del generale Messe facendolo arretrare di un centinaio di chilometri verso Tunisi. 
Nelle battaglie del Mareth, in alcune fasi Montgomery subì anche delle gravose perdite, inviando a Londra messaggi drammatici "ferma, disperata resistenza". (soprattutto con i tedeschi della V Armata di Arnim che ha ancora mezzi efficienti e non è appiedato come Messe).

22 MARZO - La 164a divisione leggera tedesca abbandona la linea del Mareth per bloccare i neozelandesi al Passo di Tebaga e accorre dal nord anche la 21a divisione corazzata tedesca.
La 50a divisione inglese viene ricacciata indietro dalla testa di ponte e Montgomery è costretto a cambiare la strategia decidendo di sfondare le linee nemiche da sud.
Montgomery un po' titubante, sospese l'azione  chiedendo a Londra due settimane di tregua. Ma Londra insistette per riprendere l'offensiva subito che riprese infatti  il 26 MARZO con le nuove forze corazzate provenienti dall'Egitto. Una manovra aggirante costringe Messe a ritirarsi verso la linea dell'Akarit, iniziando (scrive) una guerra di movimento (senza mezzi di movimento!). Poi si ritira (a piedi) fino ad Enfidaville. Sono manovre inutili, perché gli avversari hanno una superiorità schiacciante.
(Messe infatti scrive "..siamo impotenti, di fronte agli stormi alleati che "oscurano il sole")

28 MARZO - Le truppe della 1à armata italiana ripiegano sulla linea dell’Akarit (a nord-ovest di Gabès, sulla strada di Sfax) dove si sono spostate gran parte delle truppe italo-tedesche: il ripiegamento è lento e ordinato, il contatto con il nemico mai rifiutato. L’operazione, condotta dal gen. Messe, viene completata in maniera soddisfacente entro i primi giorni di aprile. Ma le perdite sono state molto pesanti per ambedue le parti.
Patton con i suoi carri armati non vede l'ora di avanzare, di sfondare e di andarsi a prendere un po' di gloria. Eisenhower che ha fissato il proprio comando ad Algeri assume di persona le operazioni, affermando "la guerra è fatta di mezzi, mezzi e ancora mezzi". E di mezzi Eisenhower ne ha a volontà.

Sulla battaglia del Mareth, giunse una lunga relazione di Messe a Mussolini a Roma, che il duce più tardi così commentò "...in quella relazione distribuiva più elogi agli inglesi che non alle forze italiane; eccessivi tali riconoscimenti ai nemici che si rinfrangevano anche sugli italiani, in quanto dimostravano che i nostri soldati avevano combattuto contro soldati non di seconda classe ma di prima classe. Oggi, alla luce del tradimento particolarmente obbrobrioso di Messe, ci si domanda se tutto ciò non fu calcolato e intenzionale, in vista di una cattività che Messe non poteva escludere dal novero delle possibilità. E' altresì indubbio che Messe, attraverso la sua relazione, godé di una immediata buona stampa in Inghilterra, ed è altresì documentato dalle fotografie che, giunto in volo nei pressi di Londra, il Messe fu accolto da uno stuolo di generali non come un prigioniero e italiano per giunta, ma come un ospite di riguardo" (Articolo di Mussolini, pubblicato sul Corriere della Sera del 1945, poi raccolti insieme ad altri  in "Il tempo del bastone e della carota").
Mussolini infatti, fece pubblicare sui giornali la lettera di Messe, ma eliminò gli "elogi" ai "nemici".

3 APRILE - Opponendo sempre una strenua e ordinata resistenza, le forze italo-tedesche cominciano ad arretrare verso nord sulla cosiddetta linea di Enfidaville.

5 APRILE . Nella notte l’8a armata del gen. Montgomery sferra un poderoso attacco alla linea dell’Akarit. A mezzanotte la 4a divisione indiana raggiunge quota 275 aggirando cosi da sud l’Akarit. Ma la linea non viene sfondata e le truppe dell’Asse possono retrocedere ancora verso nord, verso cioè la nuova linea difensiva di Enfidaville, una serie di rilievi che si estendono fino al Djebel Mansour e che rappresenta l’ultima protezione di Tunisi. Le perdite dell’Asse sono enormi: la divisione italiana Centauro è stata sciolta e quelle che sono rimaste non raggiungono il 50% degli effettivi.

6 APRILE - BATTAGLIA DI AKARIT - Comincia alle ore 23, con il fuoco di 450 cannoni di Montgomery, il quale dispone anche di 500 mezzi corazzati, mentre la 15a divisione tedesca ne ha soltanto 16. La battaglia dura un giorno solo, ed è "la battaglia più violenta e selvaggia dopo El Alamein" (scriverà Montgomery).
Nonostante il dovere superiore al coraggio e le numerose perdite, gli italiani debbono retrocedere ancora di 250 chilometri, fino al caposaldo di  Enfidaville (luogo dell'ultima battaglia, e di qui arretrando comincerà la difesa ad oltranza)

7 APRILE - Hitler crede ancora ai miracoli. Mussolini lo incontra a Salisburgo (il vertice si protrarrà fino all’ 11): i due discutono la situazione militare dopo le cocenti sconfitte degli eserciti dell’Asse su tutti i fronti.
Mussolini vorrebbe che Hitler avviasse trattative per una pace separata con la Russia in modo da rafforzare il fronte sud-europeo. Ma il Fuhrer non sente ragioni; soggioga il Duce con le sue mirabolanti visioni di vittorie future, anche in Africa. (“Duce” dice tra l’altro “io vi garantisco che l’Africa sarà difesa. Verdun resistette all’attacco dei migliori reggimenti tedeschi. Non vedo perché non dovremmo resistere anche noi in Africa. Col vostro aiuto,Duce, le mie truppe faranno di Tunisi la Verdun del Mediterraneo..”): Mussolini si lascia convincere.
Ma nelle stesse ore in Tunisia l'8a armata inglese si ricongiunge con la 1a armata americana non lontano da Graiba, nel golfo di Gabès.
Il giorno dopo alla linea di Enfidaville i reparti italiani rimasti senza ordini e isolati sulla destra dello schieramento, si arrendono dopo aver cercato senza successo di disimpegnarsi.

Il 12-19 APRILE - Solo Enfidaville separa l’8a armata da Tunisi. Si sta avvicinando l’ora dell’offensiva finale.
Per due giorni gli italiani tengono in scacco una intera divisione a Takrouna, facendo fallire il piano di sfondamento di Montgomery.

Il 22 APRILE -Il gen. Montgomery interrompe l’attacco della sua 8a armata contro la linea di Enfidaville. Contemporaneamente la 1a armata inglese (al comando del gen. sir Kenneth Arthur Anderson) lancia una serie di attacchi sulle alture a sud- ovest di Tunisi: il V corpo britannico punta verso Longstop Hill e Peter’s Corner (che dominano la valle del fiume Medjerda) nell’intento di avanzare su Tunisi passando attraverso la località di Massicault; il Il corpo statunitense del gen. Bradley attacca in direzione di Mateur (tenendo in particolare conto la “Quota 609” da cui si domina la cosiddetta “Trappola per topi", una valle attraverso la quale si può arrivare facilmente alla pianura), mentre al sud il IX corpo britannico avanza verso la pianura di Goubellat.

1 MAGGIO - Gli americani conquistano “Quota 609” ma non riescono a procedere per l’accanita difesa tedesca. In particolare la 1a divisione corazzata americana è bloccata dalle retroguardie nemiche nella “Trappola per topi” il grosso dell’esercito tedesco ripiega verso Mateur, dove organizza una nuova linea difensiva.

6 MAGGIO - All’alba si scatena l'azione a fondo su un fronte di tre chilometri; protette da un formidabile fuoco d’artiglieria (e da 2500 sortite di aerei) la 6a e la 7a divisione corazzata, del IX corpo inglese, riescono dal varco di Massicault, a penetrare nella pianura alle spalle di Djebel Bou Aoukaz, creando lo scompiglio nelle comunicazioni e nei collegamenti delle forze dell’Asse. Pur con molta difficoltà, le due divisioni corazzate inglesi riescono a raggiungere Massicault.
A sud continua l’avanzata delle truppe francesi in direzione di Pont-du-Fahs, mentre a nord, la 9a divisione americana punta su Biserta e la 1à corazzata americana, superata Mateur, marcia su Ferryville (a nord) e su Protville (a est).

7 MAGGIO - Gli americani entrano a Biserta, gli inglesi conquistano Tunisi, i francesi raggiungono Pont-du-Fahs. La resistenza delle truppe dell’Asse comunque continua anche se il generale tedesco Shnarrenberg incaricato della difesa di Tunisi si è allontanato senza lasciare disposizioni alle truppe. E pure il generale Von Arnim, recatosi a Roma per conferire, non si è più visto. Così un altro generale, Bayerlein, colpito da reumatismi si è imbarcato proco giorni prima.
Crollato il settore della 5a armata germanica, la 1a armata italiana è rimasta accerchiata, investita a est dalle forze di Montgomery. Unica difesa il petto degli uomini quasi senza munizioni.
Questa difesa a oltranza degli italiani in Tunisia è una pagina poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale, ma vi sono segnate in rosso tutti gli errori, tutte le incompetenze e tutte le irresponsabilità dei comandanti italiani, del fascismo e della monarchia. Sono invece sottolineate la capacità degli italiani di combattere con la dignità,  anche in paurose condizioni di inferiorità come numero e come armamento.

8 MAGGIO - Un convoglio italo-tedesco, formato da 3 piroscafi, riesce a raggiungere le acque di Tunisi, dove però viene attaccato da unità inglesi: le navi dell’Asse colano a picco senza poter scaricare nulla. In mattinata il comando del Gruppo di armate italo-tedesche in Nordafrica segnala che nessuna delle sue unità può muoversi per mancanza di carburante.

11 MAGGIO - Cessa ogni resistenza da parte delle truppe dell’Asse: gli Alleati hanno conquistato tutto il paese. In Africa è proclamato il “cessate il fuoco”.

12 MAGGIO - Le truppe tedesche, alcune attraversano il canale di Sicilia con ogni mezzo di fortuna e si mettono in salvo, altri sono costretti ad arrendersi.
Messe non si arrende, ma si arrocca sulle colline a sud di Tunisi. Fa sapere a Roma che "condividerò la sorte dei miei soldati, anche con la prigionia se necessario". (sic!)
Mussolini pur lontano, da Roma, con un senso di rispetto, lo lascia libero di prendere le sue decisioni. E Messe il giorno dopo si arrende e si consegna agli inglesi.
Ma vogliamo ricordare un particolare: all'invito radio inglese di arrendersi incondizionamente, viene risposto "solo se ci concederete l'onore delle armi"- "altrimenti?" - "Non ci arrenderemo!".
Ma con 250.000 affamati, era difficile mantenere la parola. Arrendersi fu la salvezza. 

13 MAGGIO - Tra tedeschi e italiani hanno deposto le armi nella campagna d'Africa circa 250.000 uomini. Il gen. Alexander invia a Churchill il seguente messaggio: “E' mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le spiagge del Nordafrica...”.
Per alleviargli il dolore della cattura,  Mussolini  promuove Messe Maresciallo d'Italia per meriti di guerra. Ma lui non segue i prigionieri, vola a Londra come "ospite di riguardo" degli inglesi. 

MONTGOMERY nel suo libro di memorie gli italiani li liquidò con poche righe feroci "... si arrendevano a mandrie, al comando di generali che avevano preparato già le valige".
(righe che in Italia provocarono decine di violenti articoli, un tale lo sfidò perfino a duello).

Mentre "I suoi soldati" (di Messe) furono scaraventati nel Sud Africa, in Rhodesia;  torneranno dalla prigionia nel 1946!. Umiliati perché avevano perso, offesi perché si erano arresi, disprezzati perché gli onori in quel periodo (1946 e successivi) erano riservati tutti ai partigiani; che in Italia dalle caserme era scappati a casa e poi sui monti.
In Africa invece non si poteva fare altrettanto, non era così semplice!

E fra questi, il padre di chi sta scrivendo queste note che nella grande foto della cattura appare al centro.
E per come si svolsero le cose, lui la sapeva molto lunga. Prima di tutto la verità sulla campagna in Africa (camionista era addetto proprio al trasporto del carburante e dei vari rifornimenti), poi sugli ambigui rapporti (e le liti) dei generali italiani con i tedeschi; infine la verità su questa singolare "resa" (Montgomery docet)
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Arrigo Petacco, in Storia del Fascismo scrive: "Nel dare l'annuncio della caduta della Tunisia, la stampa italiana, una volta tanto, non nasconde la verità. I giornali scrivono, senza mezzi termini, che adesso l'Italia è direttamente minacciata, che un tentativo di sbarco sul territorio nazionale è possibile. (Da Tunisi in Sicilia ci si arriva anche con i pescherecci - Ndr.). Mussolini stesso, in un colloquio con Ambrosio, autorizza ad accelerare al massimo il rimpatrio delle unità che si trovano fuori dalle frontiere, in Iugoslavia, in Grecia, e altrove. Pare rendersi conto della gravità della situazione e, per la prima volta, parla di pace separata, non con la Russia, come vagheggiava in passato, ma con gli inglesi e con gli americani. 
Siamo nel maggio del 1943. Alla caduta del fascismo mancano soltanto due mesi. (vol. 4, pag. 1472)
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Nello stesso periodo della disfatta in Africa, in Russia si stava consumando 
un dramma peggiore, si era in piena tragedia, nel baratro.
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NOTA: Il Generale CAVALLERO, rimosso come Capo di Stato Maggiore, finirà in galera prima dell'8 settembre 1943, accusato da Badoglio di essere antiamericano (!). Si difese con un memoriale affermando che era stato invece sempre anti-tedesco. Ma lasciato libero l'8 settembre (prima della fuga di Badoglio e il Re)  il memoriale finì in mano tedesca (Badoglio lo lasciò sulla sua scrivania). Ovviamente seguì l'arresto immediato di Cavallero; che dopo 24 ore era già morto "suicidato" con un colpo di pistola alla tempia destra; lui che era mancino. (Ricordiamo che Cavallero aveva sostituito sul fronte greco Badoglio che fu radiato dal comando con tante polemiche sulla stampa. Cioè fu allora stroncata la carriera di Badoglio. Non ebbe più nessun incarico. Ma si prese la rivalsa il 25 luglio '43).
 
Mentre il Generale MESSE, rimosso dal comando dell'Armir  in Russia (anche lui con forti polemiche), successivamente fu inviato in Africa dopo la partenza di Rommel (Assumendo prima il comando delle truppe italiane poi - con la partenza di Rommel- anche quelle tedesche (!?). 
Dopo la sua "cattura" in Tunisia,  dopo l'8 settembre '43, dall'Inghilterra rientrò in Italia nel novembre del '43;  unitosi al Re e a Badoglio fu nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Italiane fino al 1945.
Una carriera splendida per un nemico degli Alleati e prigioniero di guerra dopo una resa!

Ancora Montgomery: quando gli chiesero un'opinione sull'armistizio firmato dall'Italia, rispose semplicemente "Il più grande voltafaccia della storia";  gli spiegarono pazientemente che gli italiani, diventavano un'altra cosa, che non erano più nemici. Lui se ne uscì con una battuta lapidaria "Cobelligeranza? Che roba è?".
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DOVE POI FINI' ROMMEL?

IL 21 LUGLIO Rommel lascia il suo Quartier Generale in Germania, dov'era rientrato, per recarsi a ispezionare le difese dell’Asse in Grecia e nell’Egeo: è in questo settore infatti che i tedeschi temono un nuovo sbarco alleato.

IL 15 AGOSTO (la destituzione di Mussolini è avvenuta il 25 luglio) troviamo Rommel a Bologna dove avviene un incontro italo-tedesco a carattere strettamente militare per discutere le rispettive strategie nella penisola: a guidare le due delegazioni oltre che feldmaresciallo Erwin Rommel c'è il gen. Mario Roatta, capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano. La discussione si svolge in un clima estremamente teso a causa dei sospetti dei tedeschi sui movimenti di truppe italiane dal Sud al Nord dell’Italia e delle reciproche velate accuse di perseguire fini che non sono propriamente quelli di due alleati. Il convegno si conclude senza nuove risoluzioni: lo scontro è solo rimandato (all'8 settembre, quando al mattino viene data a Rhan, la "parola d'onore" di Badoglio, che "l'Italia non tradisce l'alleato tedesco, marceremo con voi fino in fondo" )
Nel frattempo gli italiani  iniziato il laborioso negoziato con gli Alleati con il gen. italiano Giuseppe Castellano, hanno già firmato lìarmistizio. La diffusione per radio prevista per la stessa sera dell'8 settembre)

9 SETTEMBRE - Troviamo Rommel scendere dal Brennero in Italia con una panzerdivision per organizzare e per contrastare con la linea Gustav (da Roma a Pescara - La base di questo comando è a Chieti, a casa di chi sta scrivendo queste note) l'avanzata degli Alleati sul Sangro. Rommel si ritrova nuovamente comandante Kesselring. Fra i due c'è molta incomprensione e tanta ruggine ancora dall'Africa. Rommel compare diverse volte a Palazzo Mezzanotte a Chieti. Lui contrariamente a Kesselring, vorrebbe arretrare e consolidare le armate nel "baluardo appenninico"  bolognese. Kesselring insiste sul Sangro ed è lui alla fine il 21 novembre ad assumere in comando di tutto lo schieramento in Italia e a fortificare la linea del Sangro.
Churchill ha colto al volo "l'errore" di Kesselring. Il 29 dicembre scende a Tollo-Orsogna, viene a prendersi Montgomery e lascia il comando a Leese; che farà melina per 10 mesi, mentre  Montgomery va a organizzare lo sbarco in Normandia.

Rommel viene destinato anche lui  in Normandia prima del grande sbarco del 6 giugno 1944. Ma non ottiene nessun comando, soltanto la nomina di ispettore alle difese sotto la direzione del maresciallo Von Rundstedt (ancora lui! Mandato in pensione in Russia per aver ordinato una resa, richiamato da Hitler in gran fetta. Quello che un giorno aveva definito Rommel "il pagliaccio del circo di Hitler").
In Normandia Hitler come aiutante gli dà proprio Rommel; ed ovviamente tra i due iniziano gli screzi, non si sopportano a vicenda e hanno vedute diverse.
Rommel quel 6 giugno allo sbarco era assente, volato a Berlino per festeggiare il compleanno della moglie.
Ma ricordiamo non era lui a dover guidare le armate, nè tanto meno poteva muoverle dove voleva lui, il suo superiore era Von Rundstedt (che era contrario a Rommel, anche quando aveva ragione. Questo prima di essere mandato a casa anche lui. Tuttavia il...

17 GIUGNO - Per Rommel in Normandia si ripete il dramma di El Alemein (quando voleva arretrare) e quello del Sangro (anche qui arretrare). La 9a divisione del VII corpo USA lanciata una poderosa offensiva sulla costa occidentale della penisola del Cotentin  ha isolato tutta la parte settentrionale (Carteret -Cherbourg).  Rommel propone di evacuare la penisola, ma Hitler non vuol nemmeno sentire parlare di arretramenti e di sgomberi. Non resta che ordinare alle divisioni che si trovano a nord (709a, 243a, 91à 77a) di sacrificarsi per Cherbourg: mentre il resto del corpo tedesco (7a armata del gen. Dollmann) viene schierato inutilmente a difesa della base della penisola del Cotentin (verrà travolta). Hitler convoca bruscamente i marescialli Rundstedt e Rommel a Margival, e si esibisce in una delle sue solite sfuriate. L’armata dell’ovest, dice, “si è lasciata cogliere nel sonno” e accusa le truppe di vigliaccheria. Rommel (pur non responsabile delle operazioni belliche) cerca di controbattere, mette in evidenza la sproporzione tra le forze alleate e quelle tedesche, propone nuovamente lo sgombero della penisola del Cotentin. Hitler però non cede. Come al solito ordina di "resistere fino all'ultimo uomo".
Ed esonera nuovamente Von Rundstedt.  Poi richiamato ancora a fine '44, questa volta dagli altri comandanti, Von Rundstedt si scontra ancora con Hitler che lo destituisce e lo manda definitivamente a casa a vita privata (sarà uno dei pochi "grandi" generali a salvarsi dal processo di Norimberga).

A Rommel si rivolgono alcuni ufficiali sfiduciati che chiedono "se il sacrificio dei superstiti è ancora necessario?”. Rommel risponde seccamente: “Conformemente agli ordini del Fùhrer dovete resistere fino all’ultima cartuccia”.
Ma in un rapporto inviato al comando generale dello Heeresgruppe Ovest, il feldmaresciallo Rommel drammaticamente sottolinea che dal 6 giugno, giorno dell’attacco anglo-americano in Normandia, le unità impiegate hanno perso tra morti, feriti e dispersi, quasi 100.000 uomini (di cui 2360 ufficiali) dei quali solo un decimo è stato rimpiazzato; e avverte che il logoramento delle truppe è progressivo e inarrestabile.
Conclude il documento con annotazioni decisamente pessimistiche: “Il nemico è sul punto di frantumare la nostra debole linea del fronte e di penetrare profondamente nell’interno della Francia”. Con gli intimi è stato ancora più caustico "Il ns. Vallo Atlantico? E' il più grande bluff della nostra propaganda".

IL 20 LUGLIO  - Crescono i pessimisti, più nessuna crede alla vittoria, si forma una congiura decisa a rovesciare Hitler assassinandolo.  Ma a Rastenburg, nella Prussia orientale, l’attentato del colonnello Stauffenberg alla vita di Hitler fallisce. 
Svanisce il progettato Putsch per rovesciare il nazismo e per fermare la guerra.

Il 14 OTTOBRE 1944 - LA MORTE DI ROMMEL - 
Sospettato di aver preso parte, anche se indirettamente, al complotto-attentato del 20 luglio contro Hitler, il feldmaresciallo Rommel (secondo una versione abbastanza verosimile) è costretto a togliersi la vita con una fialetta di cianuro per ordine dello stesso Fùhrer. Unica concessione al valoroso ufficiale la possibilità di scegliere tra il processo davanti al tribunale del popolo per aver complottato contro la vita di Hitler e il suicidio col veleno.
In realtà, Rommel aveva dato un’adesione di principio alla congiura del 20 luglio, ma non aveva preso parte attiva al complotto. 
Rommel avrà imponenti funerali di stato, voluti da Hitler; si dice per evitare lo scandalo, ma soprattutto -essendo Rommel così popolare- per evitare l'effetto demoralizzante sul popolo e i militari che al fronte iniziano a non sentirsi più dei Sigfrido.

In bene o in male si è sempre parlato tanto di Rommel. E stato il comandante più popolare di tutta la Seconda Guerra Mondiale. Per due anni l'indiscusso protagonista.

Uno dei pochi che aveva capito... "Come potremo vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa?".

Un mito che è entrato nella storia. Pur con tanti difetti un uomo fuori dal comune.
Per la sua rapida carriera dagli invidiosi colleghi più titolati, fu accusato di essere amico di Hitler.
Rommel, con le sue qualità, con il suo coraggio, sempre presente di persona in prima linea, grande tattico che rivoluzionava i piani prestabiliti nel pieno delle battaglie, non ne aveva bisogno; semmai era Hitler che aveva bisogno di ascoltarlo come amico. 
Ma Hitler non voleva essere amico di nessuno!

 

FINE
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L'INDIGNATA LETTERA A YOUNG

La lettera inviata da Tell el Eissa (El Alamein) al settimanale "Oggi" (n. 20 -18, maggio 1950), direttamente al direttore Edilio Rusconi, per contestare il libro e le faziosità di Young, con il suo "Rommel". Lettera che ha trovato pienamente d'accordo anche mio padre, Gonzato Giuseppe, (indignato quanto i firmatari della lettera) anche perchè si salvò ad El Alamein, ma finì prigioniero (fino al 1946 in Sud Africa) dopo l'anomala "resa" in Tunisia di Messe.
Infatti, Messe, dopo la resa, volerà a Londra a raccogliere onori, e dopo l'8 settembre fu nominato da Badoglio Capo di Stato Maggiore (ovviamente per combattere i tedeschi, e unirsi agli anglo-americani).

Quando lo vennero a sapere nei campi di concentramento, furono molti a capire tante cose. E che il suo fono a Mussolini, con la frase "...condividerò la sorte dei miei soldati, anche con la prigionia se necessario" era una gran "balla".
A Londra - e con lui tanti suoi "amici" - si stava meglio che a Bulawajo in sud Africa.!

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questa la lettera degli indignati reduci di El Alamein

Caro Rusconi,
ti mando questa lettera aperta per il Generale Desmond Young, Londra.

"Signor Generale, stamane, poco dopo l'alba, sono stati estratti dal suolo i resti di sette soldati. Abbiamo trovato teschi, ossa, elmetti, due fregi delle truppe australiane, un frammento di piastrino tedesco, il coperchio d'una gavetta italiana e tredici scarpe dei tre eserciti; tutto il resto se l'è divorato il deserto, anche le croci. Ma forse di croci non ce ne furono mai, perché questi soldati morirono nella furia della battaglia, nel "no man's land", e alla sepoltura pensò la sabbia. Già stasera essi riposano nei rispettivi cimiteri, tra decine di migliaia di compagni, sotto un velo di leggeri fiori selvatici. Il caldo ha subito asciugato la vernice delle scritte sulle croci: 12 Ignoti, presunti della 9a divisione australiana, 3 Ignoti, presunti della 164a divisione tedesca, 2 Ignoti, presunti della divisione italiana Trento. Non si è potuto scrivere di più, ma è già qualcosa: non abbiamo dovuto tumularli nello scomparto "Internazionale", dominato dalla dicitura "Sacrificio conjunctis nulluna confiniuin".
Ormai è notte, una di quelle notti senza fondo che lei conosce: e conosce assai bene anche il fanale tipo "Hurricane", gocciolante di petrolio, che ci ha servito, fino a pochi minuti fa, per ultimare la lettura del suo bel libro Rommel. Non le sembra lussuoso, per l'unico guerriero di El Alamein che oggi risiede sul campo di battaglia, il leggere questo volume proprio qui, nella più assoluta solitudine?

Il lettore italiano, scorrendo il suo libro, dà ad ogni facciata una occhiata preliminare che subito rivela, tra le righe, la parola "italiano": e dopo le prime pagine cerca ansioso di che si tratti: come quando, nel brusìo di una folla ostile, si sente pronunciare il proprio nome. Poveri italiani. Per anni interi, a forza di gonfiarci, eravamo divenuti antipatici, ma non lo si diceva troppo perché, nonostante tutto, destavamo una certa inquietudine. Poi fummo messi alla prova; non eravamo peggiori degli altri: buoni operai certamente, e anche buoni soldati. Ma il buon soldato deve essere nutrito, armato e ben comandato: ciò non fu, e la prova risultò sfavorevole, anche se avvenne uno spiegamento di eccezionale, disordinato e misconosciuto eroismo.

Cessata dunque l'inquietudine altrui, il soldato italiano fu e viene coperto di insulti, tra un diluvio di slogans. Ella, signor generale, si è attenuto a questa abitudine: se escludiamo qualche reticente riserva, il suo concetto oscilla tra il disprezzo ed il sarcasmo.

Il suo libro è chiamato al successo: se ne faranno molte edizioni, e ciascuna sarà più completa della precedente. Perché, dopo aver interrogato i testimoni tedeschi, non interroga anche noi che - dopo tutto - siamo stati a fianco di Rommel e ne abbiamo raccolto indiscutibili riconoscimenti?
Perché, nella sua narrazione, sono citati solo episodi che non ci fanno onore, spesso - mi perdoni - da accettarsi con riserva, mentre sono sistematicamente taciuti gli altri? La resa della piazzaforte dì Tobruk fu fatta dal generale Klopper alla divisione Trento, la stessa che pochi mesi dopo si sacrificò completamente qui dove scriviamo, lasciando ben pochi prigionieri nelle mani britanniche.
La divisione corazzata Ariete fu distrutta cinque volte ed il suo reggimento carristi ebbe da solo mille morti.
La divisione paracadutisti Folgore fu decimata tra Munassib e Himeimat, senza cedere: cadde soltanto il caposaldo del principe Costantino Ruspoli, quando questi fu ucciso con la quasi totalità dei suoi. La vostra radio, fra novembre e dicembre 1942, magnificò cinque volte di seguito questa divisione: perché nessuno di voi ne ha più parlato in seguito?
Le divisioni Trieste, Littorio, Bologna, Brescia, Pavia e diverse altre unità subirono più volte ugual sorte: nove generali italiani lasciarono la vita in questo deserto.
Siamo in molti, signor generale, che dalla sconfitta uscimmo a testa alta, disposti oggi a fare - a lei soldato e scrittore - l'omaggio della nostra testimonianza. Esiste un equilibrio che abbiamo il dovere di ristabilire. Vi sono delle inesattezze da rettificare. E poi vogliamo sinceramente contribuire alla gloria di Rommel. Egli talvolta ci sacrificò freddamente, ma fu un soldato principe: soltanto soldato, non volle ammettere inutili massacri e inaudite crudeltà.
Perciò fu ucciso da mano tedesca !!

Stanotte noi ci sentiamo molto uniti ai sette ragazzi che abbiamo potuto provvedere di una tomba onorata, ricuperati in un fitto campo minato dove morirono recentemente altri due beduini. Avevamo molta paura, stamane, l'onesta paura del buon soldato.

E ora ci sembra scriverle un po' anche a nome dei nostri sette Ignoti, perché essi sono davvero vicini alla verità, ma non possono scrivere.

Essi sanno, e sono certamente tutti d'accordo, morti italiani della Trento, morti tedeschi della 164a. morti australiani della 9a.

Teil el Eissa (EI Alamein) - PAOLO CACCIA DOMINIONI

FINE
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