STATI UNITI

DALLA SUA NASCITA RIPERCORRIAMO ALCUNE TAPPE
PARTENDO DAL '600

prima la COLONIZZAZIONE
poi la  RIVOLUZIONE 
poi la COSTITUZIONE
(ma fu solo americana o mondiale?)


L'America, entrata nella storia da appena quattro secoli, è la più nuova delle grandi nazioni; ma, da molti punti di vista, è la più interessante. Su essa, infatti, ha agito la maggior parte delle forze che hanno creato il mondo moderno: imperialismo, nazionalismo, immigrazione, industrialismo, scienza, religione, democrazia e libertà; ed essa è oggi, nonostante la giovine età, la più vecchia repubblica e la più vecchia democrazia, e si fonda sulla più antica Costituzione scritta del mondo, basata sul principio della libertà dell'individuo. 

Napoleone sarebbe contento: 

Un magnate americano, residente a Parigi, scrisse a Napoleone alla Mailmaison, proprio nell'ora in cui il cammino della Storia per un attimo si era arrestato  (in quella notte del 24-25 giugno 1815 Napoleone era agli arresti domiciliali, a un passo dall'esilio a Sant'Elena - avrebbe potuto fuggire).
Alla Malmaison la Storia rallentò vistosamente, come se esitasse a proseguire o volesse mutar direzione. Sono questi i momenti in cui accadono grandi cose nella Storia e i personaggi sono davanti a un grosso bivio.
Gli scrisse l'americano: "Sino a tanto che voi foste alla testa di una nazione, si potevano da voi aspettare qualunque miracolo, qualunque avventuristica e la più gigantesca lusinga, ma oggidì nulla più voi potete in Europa. Fuggite subito e riparate negli STATI UNITI. Mi è noto l'animo dei capi e le disposizioni del popolo: voi troverete colà una patria, ed una abbondante sorgente di vita"

Così ci racconta Las Cases in "Napoleone, Memoriale di Sant'Elena";
"Napoleone non volle ascoltare questa sollecitazione, egli non credeva che il sentimento della propria dignità gli permettesse un travestimento o peggio una fuga. Si credeva obbligato a far vedere a tutta l'Europa intera  la sua estrema devozione...egli sperava che alla vista dell'imminente pericolo, gli occhi si sarebbero riaperti, che il popolo sarebbe a lui tornato,  ch'egli avrebbe potuta salvarla, l'Europa". 
"Fu questa lusinga a fargli prolungare di qualche minuto il suo soggiorno alla Malmaison, poi a fermarsi a Rochefort, poi a scrivere l'inutile lettera al reggente d'Inghilterra. E se si trova oggi a Sant'Elena  è solo perchè non riuscì a discostarsi da questa idea, da quest'obbligo e da questa devozione" 

"Poi a Sant'Elena l'Imperatore amareggiato mi diceva che l'avveramento di questo sogno, la fuga in America, lo avrebbe riguardato come una sorgente di una gloria nuova e singolare. "L'America - proseguì - sarebbe stato il vero nostro asilo sotto qualsiasi aspetto. Esso è  un immenso continente, sede di una libertà intieramente particolare. Se voi siete malinconici, voi potete salire in vettura, correre mille leghe,  e godere costantemente i piaceri della libertà...Voi siete colà uguale a tutti: voi vi confondete a piacer vostro nei rivolgimenti della  folla, senza inconvenienti, serbando i vostri costumi, il vostro idioma, la vostra religione, ecc.... cittadino in tutti i paesi" (Las Cases, Napoleone, Memoriale di Sant'Elena; (Originale, prima versione, tipog. Fontana, Torino 1844))

(Non dobbiamo dimenticare che Napoleone - che aveva bisogno di fondi - pochi anni prima (nel 1800) aveva proposto la vendita al governo americano la cessione di un territorio sconfinato che andava dal Mississippi alle Montagne Rocciose; di fatto apriva agli Stati Uniti la porta del Far West fino al Pacifico. Jefferson nonostante la forte opposizione del governo federale per la ragguardevole spesa (che fu di 14,5 milioni di dollari) in un bilancio allora disastrato, corse perfino il rischio della destituzione per accarezzare questo progetto che a molti sembrava dovuto alla sua megalomania, ma sfidando gli oppositori, accettò con coraggio l'occasione insperata anche se era  molto al di sopra delle sue aspettative; lui infatti inizialmente aveva chiesto alla Francia napoleonica solo New Orleans per navigare fino alla foce del Mississippi; ma la Costituzione americana (e lui ne era uno dei padri) - gli ricordarono gli oppositori- non gli consentiva di ingrandire il territorio dello Stato federale.
Ma la battaglia alla fine la vinse lui!)

Possiamo benissimo immaginare che se Napoleone fosse giunto negli States, che da allora avevano più che raddoppiato nel 1815 la propria popolazione, passando da 4 milioni a 10 milioni, sarebbe stato accolto con molta riconoscenza e con tutti gli onori. Se gli Stati Uniti erano nel 1815 grandi, il merito era proprio suo; di Napoleone. Un fatto che pochi ricordano.

Dal 1802, era stata varata una singolare legge; la Pubblic Land Act, che prevedeva che ogni territorio avesse propri rappresentanti al Congresso e potesse ergersi a Stato dell'Unione quando raggiungesse i 60.000 abitanti. Questo permise la formazione dell'Ohio (1802), del Dakota (1803), dello stesso Mississippi (1812), Alabama (1819), Missouri e il Maine (1820).
Insomma in Europa gli Stati si distruggevano e si sminuzzavano (in piccoli "cortili") con la restaurazione, mentre in America invece si creavano immensi Stati e nello stesso tempo una grande unione.

Napoleone a Sant'Elena aveva scritto profeticamente anche questo rivolgendosi agli europei: 
"Le angosce che io qui soffro sono quelle della morte. All'ingiustizia, alla violenza  essi mi aggiungono l'oltraggio, il dolore, il martirio. Ma non iscorgono essi che uccidono in me se medesimi colle proprie mani?".
Infatti seguì la Restaurazione, la Repressione contro il federalismo e le unioni, le Rivoluzioni del '48 contro i costituzionalisti, poi le Guerre europee del ''61-'66, per poi correre incontro allo scoppio della  Prima Grande Guerra; che alla fine - fatta la pausa - causò anche la Seconda.


Eventi che segnarono la fine di un'era. Le grandi dinastie dell'Europa centrale ed orientale - i Romanov, gli Asburgo e Hohenzollern, i Turchi - vennero spazzate via. Il conflitto segnò anche la fine del dominio dell'Europa sulla scena mondiale e l'inizio della politica globale. Aprì inoltre la strada alla dissoluzione degli imperi coloniali, al trionfo del comunismo in Russia per quasi ottanta anni, e infine all'ingresso degli Stati Uniti sulla scena mondiale come grande potenza.
Crollarono tre imperi storici e dallo sfacelo nascevano nuovi stati e risorgevano vecchie nazioni, ma da un altro punto di vista tutti i belligeranti europei  uscirono dal conflitto tutti sconfitti, in quanto queste due guerre segnarono - se non le causarono direttamente - uno spostamento della potenza internazionale dall'Europa all'America da un lato, alla Russia sovietica dall'altro. Per rimanere da questo momento in avanti (i 2 blocchi) padroni assoluti dell'Europa.

Non era invece contento VINCENZO GIOBERTI: sentiamolo

"La mera democrazia (questo indicibile bamboleggiare degli scrittori, in Francia, in Inghilterra, nell'America boreale dei dì nostri, che adorano le moltitudini, esaltano il principio di associazione, invocano e celebrano l'alleanza dei popoli - tale è la piaga principale, vezzo prediletto del secolo".....

"... non può sussistere, nè durare, perchè radicalmente inorganica...Il numero accresce la forza, ma non la crea... Un branco di pecore innumerabili è sempre men capace e men valido del mandriano...Mentre il diritto del Principe è divino, poichè risale a quella sovranità primitiva onde venne organato ed istituito  il popolo di cui regge le sorti...La sovranità si riceve, ma non si fa e non si piglia...Ella importa la sudditanza, come un necessario correlativo; e il dire che il sovrano possa essere creato dai suoi soggetti (con il suffragio Ndr) e trarne i diritti che lo previlegiano, inchiude contraddizione. Insomma, il sovrano è autonomo rispetto ai sudditi, e se ricevesse da loro l'autorità sua, non sarebbe veramente sovrano, perchè i suoi titoli ripugnerebbero alla sua origine... I sudditi dipendono dal sovrano, e non viceversa...L'obbligazione verso il sovrano dee dunque essere assoluta, altrimenti la sovranità è nulla..."La potestà è ordinata, e da Dio procede" a ciò allude l'Apostolo (Paul. ad rom., XII,1,2).
Sapete donde nasce il più grave pericolo? Dal predominio della plebe, la quale promette una seconda barbarie più profonda di quella dei Vandali e degli Unni e un dispotismo più duro del napoleonico. Guai alla civiltà nostra se la moltitudine prevalesse negli Stati.

(V. Gioberti, Studio della filosofia, cap. Della politica, vol III, Tipografia elvetica, Capolago 1849). (Nel '43 aveva scritto "Del primato morale e civile degli italiani" . Una tesi contro le aspirazioni rivoluzionarie dei democratici).

Mentre in America il figlio di un anonimo boscaiolo veniva nello steso anno eletto deputato a Washington, proprio da quella odiata "moltitudine":  Lincoln.

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MA TORNIAMO SUL NUOVO CONTINENTE

Si disse un tempo "Roma caput mundi", "Parigi Ville Lumiere", oggi si dovrebbe dire "USA cuore della Terra". La vecchia Europa (nello sfacelo per l'incapacità i tre imperi storici di mettersi d'accordo) deve agli Stati Uniti non solo due volte la sua liberazione, ma gli deve anche il Piano Marshall che ha permesso la sua ricostruzione economica  e che ha dato ai paesi europei le prime suggestioni di un'economia coordinata a livello mondiale: Pensare che questa generosità fosse disgiunta da qualsiasi interesse - ha scritto Angelo Magliano su L'Europa  dell' agosto 1971- vuol dire credere che la politica sia qualcosa che non è. In realtà l'America nei confronti dell'Europa ha fatto una politica generosa, aperta, illuminata, fortemente idealistica, MA... sempre una politica, cioè non un rapporto religioso in cui l'interesse si muta in carità.

Per raccontare la storia degli Stati Uniti non è necessario iniziare dalla scoperta dell'America, ma dalle prime colonizzazioni inglesi del Nordamerica  avvenuta dall’inizio del ‘600 sino alla fine del ‘700.

E' IN QUESTO PERIODO CHE SI METTONO LE SOLIDI BASI

Una colonizzazione intensa avvenuta  per due motivi: a) motivi economici  (compagnie commerciali, speculatori, singoli grandi proprietari); b) motivi politico-religiosi (minoranze in cerca di quella libertà politica e/o religiosa negata in patria dall’assolutismo degli Stuart. 

Famoso e leggendario fu lo sbarco in America settentrionale dei Padri Pellegrini, calvinisti, avvenuto nel  1620 con la nave olandese  May-Flower. Questo gruppo di 120 esuli erano aderenti a quelle sette religiose perseguitate con sempre maggior intransigenza dalla chiesa ufficiale anglicana. Dalla Compagnia di Londra gli esuli ottennero una concessione di terre nell'America del nord. Sbarcati sul nuovo continente alla fine del dicembre del 1620 fondarono la colonia di New Playmout nel Massachusetts. 

Nel dar vita a questo primo nucleo della colonia, strinsero fra di loro un  patto per il quale volontariamente costituirono una "civile società politica". 
Molte di queste emigrazioni all'inizio venivano assecondate dalla corona inglese allo scopo di prima di tutto espellere gli indesiderati, poi per  controbilanciare la presenza in America di colonie francesi, spagnole, portoghesi e olandesi. Furono questi ultimi  -quattro anni dopo, nel 1624- a sbarcare e a fondare sull'isola di Manhattan la colonia di New Amsterdam,  ma nel 1636,  45 coloni dissidenti del gruppo si presero l'isola di fronte, disabitata, tutta ancora da arare: era Brooklyn. Vi rimasero poco anche loro.

Gli inglesi in Europa nel 1664 dopo aver vinto gli olandesi si impadronirono delle due isole che presero il nome da quel momento New York.  Lo stesso anno Carlo II concede la (attuale) Carolina a otto nobili inglesi: fondano la colonia di Rhode Island con 120 abitanti; nasce poi il Connecticut con 80 abitanti; il Delaware con 60 abitanti. Dalla Francia Luigi XIV non sta a guardare, manda in America nel 1680, La Salle, che con 220 coloni si prende tutto il Mississipì e la Luisiana;  mentre Cadillac un fuoriuscito con un gruppo di 105 coloni s'impossessa del Michigan  fondando la colonia di Detroit. Altri francesi (110 coloni) s'impossessano dell'Arkansas. Gli inglesi non demordono e con Pen, che ha con sè 120 coloni si prende tutta la Pen-silvania  fondando la colonia di Filadelfia. 120 coloni li aveva anche il francese Colbert che si è preso l'anno prima  tutto il nord dell'America settentrionale, fondando la Nuova Francia (Canadà)  e la colonia di Quebec.

Con altre migrazioni, ben presto le attività principali dell'America del nord furono essenzialmente quelle commerciali-industriali (pellicce, legname, pesce, olio) e in gran misura  aziende contadine; queste ultime quasi tutte incentrate sulle piantagioni (tabacco, riso e più tardi cotone). Tutto il "sistema" si fondava sulla grande proprietà e si reggeva sul lavoro dei primi schiavi  reclutati in Africa. I primi negri a giungervi furono quelli "commercializzati" da  Ferdinando "il cattolico" re di Spagna, nel 1511 con il primo "carico-merce" di 250 negros.
M
a i primi in America del nord furono quella giunti in  Virginia proprio nel 1620; inizialmente in qualità di servi, ma poi la schiavitù come istituto giuridico ebbe sanzione ufficiale nel 1661 per garantire ai piantatori (ormai grandi e potenti proprietari) una manodopera fissa e continua e innanzitutto a costo zero, salvo l'acquisto iniziale. Avevano dunque iniziato gli Spagnoli, ma l’Inghilterra, dopo la pace di Utrecht del 1713 riuscì a togliere alla Spagna l'intero monopolio sul traffico degli schiavi ("l'asiento de negros")  
L'accordo prevedeva l'introduzione di 4800 negri ogni anno per 30 anni, ma l'Inghilterra infrangerà ben presto l'accordo;  e la stessa Spagna sviluppando il contrabbando  proseguirà il suo commercio con quantitativi impressionanti.

Tutta l’economia delle colonie inglesi - divenute 13, alla fine del '600 - era dunque strettamente integrata con quella della madrepatria, che si riservava il monopolio di tutti i commerci (con lo  Staple Act del 1663). Solo le navi inglesi potevano accedere ai porti delle colonie del Nordamerica e tutte le merci europee dirette alle medesime dovevano prima passare per la Gran Bretagna.  Inoltre  la totalità della produzione coloniale poteva essere -con rigorosi controlli- solo destinata ai mercati inglesi. Mentre  l’industria locale si cercò di ostacolarla in tutti i modi per evitare che il continente producesse non solo il suo fabbisogno in proprio ma che una volta avviata tale produzione - si temeva - che la stessa entrasse  in concorrenza con i prodotti della madrepatria. Queste proibizioni  invece di arrestare il legale commercio, stimolò quello clandestino; attraverso i Caraibi iniziò un fiorente contrabbando di merci, macchinari e schiavi.

Sul piano politico, le colonie erano poste sotto il controllo di un Governatore inglese di nomina regia. Ma ogni colonia ben presto costituì una propria assemblea legislativa, eletta dai cittadini, con cui cercava di rivendicare una libertà d’iniziativa economica e di condizionare i poteri del governatore. Ma le 13 colonie erano ancora troppo deboli perché potesse svilupparsi una vera e propria ribellione alla madre patria.

Passarono qualche decina di anni, poi queste colonie, in seguito allo sviluppo della popolazione, vennero a trovarsi in lotta con le vicine colonie francesi del Canada e della Luisiana. Durante le guerre di successione spagnola in Europa (1700-14) e dei sette anni (1756-63), i coloni inglesi riuscirono a conquistare il Canada e la Luisiana. Tuttavia, i rapporti tra le colonie e la madrepatria peggiorarono proprio dopo la pace di Parigi del 1763. Il governo inglese infatti cercò di riservarsi tutti i vantaggi della vittoria riportata sulla Francia, vietando ai coloni lo sfruttamento dei territori conquistati, che vennero sottoposti al diretto controllo della Corona. Non solo, ma la Corona fece ricadere sui propri domini coloniali le spese occorrenti alla difesa e all’amministrazione dei territori conquistati aumentando imposte e dazi doganali: in particolare istituì una tassa di bollo per tutti gli atti pubblici, i documenti notarili e i contratti commerciali. Di ogni atto la Corona non riconosce la validitá legale se questa tassa non viene pagata (molto esosa anche per piccoli scambi commerciali, o per la costruzione di una semplice baracca di tronchi). Siamo vicini alla rottura.

I coloni naturalmente reagirono, anche perché, vinta la dominazione francese in Canadà e Luisiana, non avevano più bisogno di protezione da parte della madrepatria. Essi, avendo da tempo ottenuto il riconoscimento del diritto di votare in proprio le tasse che dovevano pagare, si sentivano in dovere di pretendere una loro rappresentanza nel parlamento inglese. Ma il governo inglese, piuttosto che concedere tale rappresentanza, ritirò la tassa di bollo. Sennonché, nel 1767, il Parlamento inglese, per sostituire il mancato gettito del bollo, impose forti dazi su thè, carta, vetro, tessuti e tanti altri. I coloni decisero di boicottare tali merci, evitandone l’import e il consumo; andarono poi con la protesta anche oltre; famoso resta l'assalto alla nave del thè che fu affondata  nel porto di Boston.

Era 16 dicembre del 1773,  fu soprannominato il giorno del "tea party".

Le navi cariche di tè, furono fatte colare a picco nel porto, e per giorni e giorni - colorandole- trasformarono le acque del porto; e le navi si trasformarono in singolare e surreali teiere.
Il 5 marzo, quando ebbero vinto la partita; è diventata "data storica" nella grande tradizione patriottica americana.

Il "LIBERISMO" inglese, lo spirito d'impresa, si stava trasferendo sul nuovo continente e voleva le sue libertà. Del resto ai coloni la madre patria aveva insegnato il Liberismo, e loro a questo miravano! 

Londra reagì per rappresaglia con il Boston Port Act chiudendo il porto  e sostituendo in tutte le colonie i giudici americani con propri funzionari.

A questo punto non c'era più nulla da fare se non la guerra. La ribellione divenne apertamente  "belligerante". In due storici Congressi  a Filadelfia (‘74 e ‘76) i delegati di tutte le 13 colonie decisero con la "dichiarazione dei diritti e dei reclami" di boicottare totalmente tutte le merci inglesi e di istituire un vero e proprio  esercito comune (una milizia irregolare, i Minute Men) affidandone il comando a George Washington. Il compito principale era quello di rendere operanti le sanzioni decise dall'Associazione. Più nulla doveva essere introdotto.
 Inoltre emanarono la Dichiarazione d’Indipendenza (‘76, detta "di Filadelfia" - ne diamo alcuni stralci sotto), che sancì la definitiva rottura con la madrepatria. Era il primo passo per la nascita degli Stati Uniti d’America. In Europa ovviamente il conflitto trovò Francia-Spagna-Olanda apertamente favorevoli ai coloni, ma trovò poi anche una nuova coalizione nel governo inglese pronto a raggiungere un accordo con le colonie americane. Con il preliminare del 30.IX.‘83, poi sancito con il Trattato di pace di Versailles il 3.XI.'83, l’Inghilterra riconosce formalmente  l’indipendenza delle ex  13 colonie americane e la sovranità degli Stati Uniti a E  del Mississipì, tra il 31° di latitudine N e una linea imprecisata a S  del Grandi Laghi.

Ottenuta la sofferta indipendenza, i 13 Stati sovrani entrano in crisi;  l'assenza di un governo centrale si fa subito sentire e provocano alcune ondate di agitazioni sociali.  Per dare al Paese un nuovo assetto istituzionale  e per rivedere alcuni articoli della prima  Confederazione del '77, viene convocata a Filadelfia nel maggio del 1787 una Convenzione Nazionale per darsi un ordinamento costituzionale. La struttura del nuovo organismo politico trasforma la Confederazione,  in uno Stato federale, il primo della storia, in cui il potere sovrano è diviso fra governo centrale e Stati membri.
12 Stati su 13 approveranno il documento fra il dicembre 1787 e il novembre del 1788, il tredicesimo (il  Rhode Island) aderirà nel 1790.

Al governo centrale fu attribuita piena sovranità su politica estera ed economica, difesa e controversie tra gli Stati dell’Unione; ai singoli Stati furono riconosciuti ampi poteri di autogoverno in materia di scuole, tribunali, polizia, lavori pubblici, sistema elettorale, ecc. Si affermò il principio della separazione dei poteri. Il diritto di voto, prima legato alla proprietà, venne esteso a tutti i cittadini maschi che pagassero le tasse.

Il potere esecutivo fu affidato a un Presidente (a  Washington - ch’era stato comandante in capo delle forze armate degli Stati nord-americani durante la guerra d’indipendenza) eletto ogni 4 anni da un’assemblea di “Grandi elettori” designati dagli Stati. Il Presidente era insieme Capo dello Stato e del Governo, deteneva il comando delle forze armate, nominava i giudici della Corte Suprema, i titolari di molti importanti uffici federali, poteva bloccare col suo veto le leggi approvate dal Congresso. Il potere legislativo affidato a un Congresso composto di due Camere: dei deputati (eletti in proporzione al numero degli abitanti dei singoli Stati, competenti soprattutto per le questioni finanziarie), e dei senatori (due per ciascuno Stato (indipendentemente da numero degli abitanti) preposti soprattutto al controllo della politica estera). Il Congresso poteva mettere in stato d’accusa il Presidente e destituirlo. Il potere giudiziario affidato alla Corte Suprema federale, composta da giudici vitalizi nominati dal Presidente della Repubblica con l’assenso del Senato.

Gli antifederalisti (ceti medio-bassi e piccoli coltivatori che vedevano nel governo centrale un possibile strumento in mano alle oligarchie finanziarie) ottennero una parziale soddisfazione delle loro richieste con l’approvazione congressuale di  articoli aggiuntivi (emendamenti) alla Costituzione.

Elaborata nel 1787, approvata nel 1788, la Costituzione entrò in vigore il 4 marzo 1789; da allora è stata ritoccata in senso democratico da 26 emendamenti.

La Costituzione contiene solo 8000 parole;  consta di 1 preambolo, 7 articoli e 26 emendamenti.
I primi 10 emendamenti furono ratificati il 15 dicembre  1791  e formano il BILL OF RIGHT (Legge sui diritti del cittadino), gli altri 15 emendamenti furono ratificati: il 7 febbraio 1795, il 27 luglio 1804, il 6 dicembre 1865, il 9 luglio 1868, il 3 febbraio 1870, il 3 febbraio 1913, l'8 aprile 1913, il 16 gennaio 1919 (poi abrogato dal 21° em.), il 18 agosto 1920, il 23 gennaio 1933, il 5 dicembre 1933, il 27 febbraio 1951, il 29 marzo 1961, il 23 gennaio 1964, il 10 febbraio 1967.

Informandosi allo spirito della libertà di coscienza più ampia, la Costituzione realizza come suo scopo fondamentale la libertà individuale dei cittadini americani; e lo Stato USA attraverso di essa tutela la libertà politica e religiosa, la vita e la proprietà dei cittadini; tutto il resto è affidato al libero contratto di uomini liberi.

I principi fondamentali stabiliti da essa sono: 1) il solo popolo è sovrano ed esso solo può cambiare la Costituzione; 2) il Congresso ha in materia soltanto un diritto di iniziativa, ma può esercitarlo secondo una procedura volutamente lenta e complicata, che passa attraverso l'approvazione dell'una e dell'altra Camera e quelle dei Parlamenti di 3/4 degli Stati federati.

Garanzia della libertà e della sovranità del popolo è la più assoluta separazione dei poteri. Tutto il potere legislativo spetta al Congresso dei rappresentanti, eletti direttamente dal popolo, e dal Senato, che rappresenta non il popolo, ma i singoli Stati del Stati Uniti, ognuno dei quali, grande o piccolo, ha 2 senatori, eletti anch'essi direttamente con voto popolare.

Il Congresso (le due Camere in seduta comune) si riunisce almeno una volta l'anno a Washington. Di competenza del Congresso sono: la difesa nazionale; la dichiarazione di guerra e la conclusione della pace; le leggi sull'emigrazione e il conferimento della cittadinanza; il diritto marittimo; il diritto fallimentare; la tutela della proprietà intellettuale.

Tutto il potere esecutivo è del Presidente, eletto per 4 anni da un apposito collegio elettorale, eletto per tale compito dall'intero popolo americano e composto di rappresentanti di ogni Stato nella stessa proporzione con la quale gli Stati sono rappresentati al Congresso; di fatto questo collegio nella sua scelta del Presidente registra fedelmente i risultati indicativi della lotta elettorale combattuta dai grandi partiti appunto nella elezione del collegio stesso.

In caso di maggioranza insufficiente, decide la Camera dei rappresentanti. Il Congresso non può approvare una legge che non sia firmata dal Presidente; il Presidente non ha iniziativa legislativa, ma solo il diritto di veto. Il Presidente non è responsabile verso nessuno e può essere deposto solo su accusa della Camera dei Rappresentanti e per deliberazione del Senato a maggioranza di 2/3.
Il Presidente nomina il suo governo con libertà assoluta, scegliendone i componenti fra cittadini di sua fiducia; essendo la responsabilità dell'esecutivo tutta sua, non esiste controfirma dei ministri.

Il veto del Presidente sulle leggi votate dal Congresso è superato se la legge in questione viene di nuovo approvata, a maggioranza di 2/3. Il Presidente può convocare il Congresso in sessioni straordinarie, aggiornarlo e prorogarlo, solo in caso di disaccordo tra le 2 Camere.

Il Presidente, come si è detto, non ha diritto di iniziativa. Egli è il comandante delle forze armate; può stipulare con potenze straniere trattati,soggetti però all'approvazione del Senato con maggioranza di 2/3, e se i trattati coinvolgono operazioni finanziarie sono soggetti anche all'approvazione della Camera dei rappresentanti; il Presidente nomina e dimette i funzionari federali; ma per i funzionari superiori, i diplomatici e per i giudici occorre l'approvazione del Senato. In caso di perturbazione dell'ordine interno il Presidente esercita una dittatura limitata.

Il potere giudiziario spetta alla Corte suprema - i cui membri sono nominati dal Presidente, ma risultano in pratica inamovibili- e ai Tribunali federali. La Corte suprema può invalidare una legge che essa dichiari incostituzionale.

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Alla luce di quanto è poi avvenuto, indubbiamente il filosofo Vincenzo Gioberti non aveva capito nulla! l'odiato Napoleone invece sì.

"Tutti nascono anonimi come me, in una anonima Ajaccio, in un'anonima isola, in un anonimo 15 agosto, di un anonimo 1769, da due anonimi Carlo e Letizia Ramolino; solo dopo diventano qualcuno; e se prima di ogni altra cosa sono capaci di non deludere se stessi, anche la volontà divina si manifesta sull'uomo." (Napoleone) 
Napoleone, prima volle, e non deluse se stesso, poi propose agli altri quello che a loro interessava.
"Il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell'uomo".


Servi non si nasce, ma nulla poteva fare il singolo servo o tanti servi insieme; 
ci pensò allora Napoleone! 

Coloni non si nasce, ma nulla poteva fare il singolo colono o tanti coloni insieme;  ci pensò allora Jefferson.


"Quando, nel corso degli umani eventi, si rende necessario a un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato a un altro e assumere tra le potenze della terra quel posto distinto e uguale cui ha diritto per legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi vi sono la vita, la libertà, la ricerca della felicità". (Jefferson)

E proprio mentre Napoleone nel 1815, dettava le righe citate a inizio pagina, in una sperduta capanna di tronchi, una sola stanza col pavimento in terra battuta, a Hodgensville, nel Kentuky, a un bambino di 6 anni, nato il 12 febbraio del 1809, il colono quacchero Thomas, sua moglie Namcy Hanks negli ultimi suoi quattro anni di vita utilizzando la Bibbia, insegnava a leggere e scrivere al figlioletto; era ABRAMO LINCOLN.  A 10 anni si ritrovò orfano; a 11 boscaiolo, poi conducente di barche, commesso di drogheria, impiegato delle poste; intanto studiava e (direbbe Napoleone) "non deluse se stesso"; riuscì a diventare avvocato, senatore, infine Presidente degli Stati Uniti.

GIOBERTI NON AVEVA PROPRIO CAPITO NULLA! DELLA VOLONTA' DIVINA, DELLA VOLONTA' DELL'UOMO, DELLA VOLONTA' DEI POPOLI.

eppure questa volontà era molto chiara! e il testo sotto era già di dominio pubblico


(diA) dichiarazione d’indipendenza Americana del 4 luglio 1776 (che riportiamo in originale in questa pagina > > )
(dduc) dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

Nella dichiarazione di indipendenza si legge la necessità, del popolo americano, e quindi della sua classe dominante, di un involucro politico che garantisca il pieno dispiegamento dell’economia americana, la sua veste ideologica, si identifica nelle cosiddette richieste di base in cui “Tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dal creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la vita, la libertà, e la ricerca della felicità;”( diA)
tra questi diritti spiccano, la libertà, inteso non come valore assoluto, ma soprattutto come libertà di commerciare e di produrre, e la ricerca della felicità, come ricerca del massimo profitto.
Guardando la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, ritroviamo le stesse richieste, in più spiccano il diritto borghese di proprietà dei mezzi di produzione, dietro questa veste di apparente egualitarismo si nasconde la necessità della liberazione dei mercati e della libera concorrenza.

art. 1 gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti…(dduc 1789)
art. 2 il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescindibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione. (dduc 1789)
Art. 4 l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. (dduc 1789)
Art. 11 la libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo.(dduc 1789)
Art. 1 lo scopo della società e la felicità comune. Il governo è istituito per garantire all’uomo il godimento dei suoi diritti naturali e imprescrivibili. (dduc 1793)
Art. 2 questi diritti sono l’uguaglianza, la libertà, la sicurezza, la proprietà. (dduc 1793)
Per rendere operativi questi cambiamenti, e necessario cambiare l’ordine delle cose, e soprattutto e necessario centralizzare il potere dello stato, e rendere le sue strutture controllabili dalla classe dominante e possibilmente guidarle.
“per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governanti; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha il diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e ad organizzare i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”… ( diA)
Art. 3 il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare  un’autorità che non emani espressamente da essa.(dduc 1789)
Art. 6 la legge è espressione della volontà generale…(dduc 1789)
Art. 25 la sovranità risiede nel popolo; essa è indivisibile, imprescrittibile e inalienabile. (dduc 1793)
Art. 35 quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.(dduc 1793)
“gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finchè siano sopportabili piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti inevitabilmente a perseguitare lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire”. (diA)

L’esempio americano fornirà la base materiale alle osservazioni teoriche illuministiche; i militari francesi accorsi in America per dare man forte ai coloni americani contro i soldati inglesi, rimarranno inevitabilmente intrisi, dagli ideali neoliberisti ed ugualitari riassunti dalla dichiarazione d’indipendenza.
Ciò che alla borghesia francese occorreva era un’occasione storica per tentare di ribaltare anche in Francia i rapporti di potere, l’occasione venne fornita ironia della sorte proprio dal suo avversario storico l’aristocrazia.

MENTRE IN ITALIA QUALCUNO DORMIVA! 
O PENSAVA DIVERSAMENTE. 
D'AZEGLIO DOPO QUASI MEZZO SECOLO SCRIVEVA ANCORA 
QUELLE COSE CHE ABBIAMO LETTO SOPRA!
ED ERA IL PIU' MODERATO!!

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... STORIA DEGLI STATI UNITI


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