-------------------------------------- STORIA UNIVERSALE --------------------------------------

12. STORIA DEGLI ITTITI

La storia degli Ittiti si svolge per grandi periodi, in quattro tappe successive,
che ricordano la vicenda degli altri popoli conquistatori:
( avremo modo di parlare di questi nei prossimi capitoli )


a) una prima fase, quella delle origini, segna la loro apparizione attorno al 1800-1700 a. C. nell'Anatolia;

b) una seconda fase, nota col nome di Antico Impero, corrisponde al periodo che va dal 1600 al 1450 a. C.;

c) la terza fase (il Nuovo Impero) corrisponde al periodo 1450-1200 a. C.;

d) i 400 anni che corrono tra il 1100 e il 700 a. C. rappresentano la fase della decadenza o del frantumarsi degli stati e della potenza ittita; la quale attorno a quest'ultimo periodo scompare definitivamente.

La storia a noi nota fino a quasi inizio Novecento, aveva quasi totalmente perduto ogni traccia e ogni ricordo degli Ittiti. Di queste genti e del potente impero che esse avevano costruito si può dire non esisteva traccia: l'unico nome che poteva richiamare vagamente il loro era quello di "Etei" (ma anche "Hittim") col quale, nella Bibbia Antico Testamento, troviamo ricordata una popolazione dell'Asia Minore.

La tradizione conosceva i Babilonesi, gli Egizi, i Caldei, i Sumeri; più tardi gli Assiri, i Medi e i Persiani: ma degli Ittiti non vi era traccia nei libri di storia: eppure essi fondarono un impero potente ed ebbero una sontuosa capitale (Hattusas) che non fu per nulla minore, in grandezza e spendore e bellezza, alla assai più famosa Tebe egizia dalle cento porte, Babilonia dalle torri stupende, Ninive dai meravigliosi giardini.

Come e perché il ricordo di questo popolo "affondò" così presto nelle sabbie mobili della conoscenza storica tramandataci, al punto che nel V sec. a. C. lo storico Erodoto non fa neppure menzione della loro vicenda pur non ingloriosa?

È uno di quei misteri umani che solo l'archeologia ha potuto, in epoche recenti, svelare. Le scoperte avvennero quasi casualmente, quando alcuni studiosi, seguendo vaghe testimonianze di contadini e pastori, nella zona deserta dell'Anatolia Settentrionale turca, cominciarono a dissotterrare sculture di pietra raffiguranti guerrieri o animali, parti di antiche stele, ricordi e cippi e, soprattutto, cominciarono a liberare le pareti delle rupi dalla folta vegetazione che ricopriva bassorilievi scolpiti, iscrizioni, geroglifici, segni misteriosi, in una lingua sconosciuta, che erano giaciuti ignorati sotto la coltre dei secoli e che improvvisamente rivedevano la luce.

Fino ad oggi, i luoghi in cui sono stati rinvenuti monumenti, iscrizioni e rovine sono circa settanta. E si trovano quasi tutti nella parte orientale dell'Anatoli (attuale Turchia), a est di Ankara.

Quali erano i popoli, quale la civiltà cui appartenevano questi leoni di pietra, questi resti di fortezze e di palazzi, queste iscrizioni intraducibili, anche se decifrabili nei caratteri "cuneiformi" impiegati?

L'affascinante avventura archeologica che doveva portare alla riscoperta della civiltà ittita cominciò nel 1880, attraverso una serie di ricerche quasi casuali dell'architetto inglese A. H. Sayce; e si sviluppò via via con un crescendo di scoperte e di ricerche appassionate nelle quali impegnarono studiosi e architetti, avventurieri e viaggiatori, pasto turchi e militari di varia estrazione, diplomatici e spie.
Una vera e propria corsa all'avventura, sorretta da fili talvolta semplici, talvolta inestricabili, pieni tuttavia di fascino, e che portarono gradualmente a scrivere le pagine non ancora segnate del storia di questo popolo, la cui memoria era stata perduta, ma i cui vestigia affioravano nel tempo e, a tappe successive, permetteva quasi di comporre le tessere di uno sconosciuto mosaico, rideciifrando la figura che il mosaico stesso rappresentava.

Era l'epoca in cui si può dire trionfasse la ricerca archeologica; da poco Troia e Micene erano risorte d'incanto, per le felici intuizioni e gli scavi fortunati di Schlieman, Halbherr ed Evans, a Creta, ridavano volto ad una civiltà che, scomparsa nelle sue vestigia terrestri, era rimasta tuttavia descritta nei documenti storici

La sfinge egizia aveva rivelato i suoi segreti millenari; le ziqqurà babilonesi mostravano che la torre di Babele non era stata un fantastico romanzo; ma si trattava pur sempre di genti, popoli e paesi che tutti conoscevano, nei loro eventi e nella loro civiltà. Gli Ittiti invece risalivano alla coscienza della storia, che li aveva totalmente dimenticati, dai sottofondi insondati dell'oceano dell'oblio; e risalivano per merito di quelle pietre e di quelle rupestri costruzioni e sculture cui questa gente aveva affidato la testimonianza delle sue opere.

Ma vi è anche un altro motivo perchè sparirono. Se oggi possiamo dire che c'è stato un impero ittita, non possiamo dire altrettanto che ci sia stata una vera e propria autonoma civiltà ittita. Questo popolo dominò e guidò parecchie popolazioni eterogenee, fu forte nelle guerre e abile nelle battaglia; ma al di fuori di questi compiti squisitamente politico-militari, non esercitò nessun vero e proprio influsso sulla civiltù di quei tempi e di altre popolazioni.

La civiltà ittita riemersa

Questa civiltà è diventata oggi con l'archeologia, un libro aperto, e la conosciamo in tutto il suo svolgimento, nei suoi costumi, nelle sue leggi, nelle fiere lotte che l'accompagnarono, dalla fase iniziale di vigorosa espansione a quella terminale di decadenza inarrestata.
Emergono dalle nebbie del passato figure di sovrani ora guerrieri, ora legislatori, ora costruttori, guide sagge dei loro popoli; figure che reggono il confronto con colossi quali Hammurabi o Ramssese II°: sono il saggio Telepinus, il potente Suppiluliuma, il forte Hattusilis, e via dicendo. E' come se questo popolo nascesse una seconda volta all'aurora delle vita e della storia.

L'ambiente in cui si svolge la civiltà degli Ittiti è la penisola anatolica: questa parola in greco vuol dire nient'altro che «oriente» è la penisola che si stacca da continente asiatico, e precisamente dalla grande regione centrale mesopotamica protendendosi quasi verso l'Europa, da cui la dividono il Bosforo e i Dardanelli, come una specie di piccolo continente; e tale fu sempre considerato nel passato, tanto che il suo nome è appunto quello di « Continente minore » o « Asia minore »; è infatti probabile che il nome stesso di Asia (Asuwa) sia stato originariamente il nome dell'Anatolia.

Regione quindi geograficamente definita con una lunga e tortuosa zona costiera nel Mediterraneo, ricca di coste portuose e circondata di isole nella parte nord-occidentale (Jonia), meno portuosa nella zona nord-orientale, in cui aspre catene montuose precipitano nelle acque del Mar Nero (Ponto Eusino). Il Mar di Marmara, che collega il Mar Nero e il Mediterraneo forma un confine naturale, che consente alla penisola un quasi altrettanto naturale prolungamento nel continente europeo attraverso i due varchi degli stretti ellespontici.

La regione, specialmente nella zona nordica è montuosa e vulcanica; nella parte sud gli altipiani duri degradano in pianure più dolci, traversate da fiumi che costituiscono comode vie di comunicazione. In questa regione si svolge la storia degli Ittiti: i quali, provenendo per successive emigrazioni da imprecisate regioni nordiche, occuparono ed estesero il loro potere su tutta la zona montagnosa e aspra dell'interno, a est dell'attuale Ankara, fondando il loro primo impero, con tutta probabilità, nella zona che corrisponde all'ansa del fiume Halys (oggi Kizil-Irmak) ; di qui mossero alla conquista delle più ricche e raffinate regioni meridionali, arrivando a dominare tutta la regione montagnosa confinante con le catene montuose da cui scendono il Tigri e l'Eufrate; conquistando la regione che corrisponde oggi al Libano e alla Siria, impadronendosi della parte meridionale dell'Anatolia, arrivando infine a conquistare la città di Babilonia (attorno al 1600 a.C.), per muovere poi verso l'Egitto; con tutta probabilità anche Cipro fu da loro sottomessa o resa tributaria.

Come questa potenza sia sorta e come sia scomparsa, senza poi lasciar traccia di sé, cercheremo brevemente di spiegare.

Chi siano gli Ittiti e da dove provengano è dunque difficile stabilire; l'unica cosa certa è che essi, pur essendosi insediati nelle regioni dell'Asia minore, non appartengono al gruppo semitico di cui facevano parte le altre popolazioni mesopotamiche e, più tardi, arabiche. Essi appartengono al gruppo cosiddetto indo-europeo, col quale presentano tutte le affinità etniche e linguistiche; anche se usarono i caratteri cuneiformi delle scritture semitiche, la loro lingua è indo-europea.
( NOTA - Solo nel 1947, a Karatepe, alcuni archeologici su un leone che faceva da piedistallo a una statua, scopersero che era tutto istoriato di scrittura in geroglifici fenici. Descriveva la storia di re Asitawandas. La stessa descrizione era istoriata su una piccola sfinge in geroglifici egiziani. Il confronto permise la identificazione e la decifrazione della scrittura fenicia. Come, a sua volta, tempo addietro, la stele di Rosetta, aveva permesso a Champollion la decifrazione dei geroglifici).

Non si sa esattamente da quale regione gli Ittiti si siano mossi, e se la loro penetrazione sia avvenuta attraverso i valichi dell'Armenia o quelli di altre zone transcaspiche; l'unica cosa certa è che essi intorno al sec. XIX a. C. si insediarono nella parte nord-orientale della penisola anatolica e cominciarono a espandersi in questa zona montuosa (la Cappadocia dei greci e dei romani) creando, dopo un periodo che è detto comunemente "dei piccoli Stati", un vasto impero territorialmente unificato, che ebbe la sua capitale in Hussara, e il primo re storicamente registrato in Anittas (1700 a. C.).

L'opera di Anittas fu proseguita da Labarna, che è considerato il vero fondatore della dinastia che governò saggiamente l'impero ittita. Fu lui infatti che giunse al Mare Basso (il Mediterraneo), estendendo a questo il suo dominio delle zone del Mare Alto (il Mar Nero) ; e praticamente dominando tutta la fascia che separa l'Anatolia dalle pianure mesopotamiche.

Il fondatore dell'antico impero ittita è un grande conquistatore, Hattusilis l°: il suo nome richiama quello della capitale da lui fondata (Hattus - o Hattusas) che egli fortificò, facendone il vero centro della sua potenza.

Dopo di lui un grande conquistatore, Mursilis l°, estese i domini territoriali impadronendosi di Aleppo, chiave della Siria, e arrivando fino alla città di Babilonia che, peraltro, abbandonò per non disperdere troppo le sue forze.
Come sempre nella vicenda di questi popoli, ad un re conquistatore fa riscontro un grande legislatore: e questi è il re Telepinus, il quale diede agli Ittiti leggi e regole, norme religiose e civili, ordine e tranquillità.

Proprio in questi anni, non sappiamo precisamente né dove né quando, si svilupparono, fra gli Ittiti, gli Hurriti, i Kassiti e gli Hyksos, l'allevamento del cavallo, l'arte del cavalcare e una forma speciale di carro a due ruote. Anzi questo mezzo raggiunse un tale grado di perfezione, che si trasfromò poi in carro da guerra leggero e si diffuse rapidamente in tutto il mondo allora conosciuto.

Negli scavi dell'antica Hattusas fu scoperto fra le diecimila tavolette di argilla un vero e proprio manuale per l'allevamento dei cavalli. E' di circa mille righe, risale al 1400-1300 a.C., e conosciamo anche l'autore, un certo Kikkuli, un Hurrita. Sono regole precise e pedanti, ciò significa che esisteva una tradizione di allevamento, e quindi sembra dimostrare che né gli Ittiti né gli Hurriti non possono essere considerati i primi allevatori. Altrettanto per i carri, anche se sicuramente furono loro a migliorare sia l'allevamento e addestramento dei cavalli, sia a perfezionare la costruzione dei carri.

Cavalli e i carri si aggiunsero a quel monopolio che gli Ittiti già esercitavano con il ferro; metallo che conobbero presumibilmente già verso il 1600 a.C.. Abili nella fabbricazione degli strumenti in questo metallo che costituì per secoli un lusso estremo. Il ferro infatti a quei tempi era caro cinque volte più dell'oro e quaranta volte più dell'argento.

Il Nuovo Impero

La terza fase dell'impero ittita ha sempre come sua capitale Hattusas, che rappresenta il cuore della potenza di questo popolo guerriero: la figura di sovrano che emerge, attorno al 1350 av. Cristo, è quella di un forte conquistatore, Suppiluliuma I°: egli sottomise le popolazioni dei Mitanni che dominavano gran parte della Siria e quelle dei Cassiti, spingendosi fino a sfidare il potente impero egiziano: con questo ultimo però la potenza ittita si misurò solo più tardi quando i successori di Suppiluliuma l°, Mursilis Il° e soprattutto Muwatallis, nel 1298 a.C., mossero contro gli Egiziani, guidati dal famoso sovrano Ramessese II°.

L'incontro fra le due forze opposte avvenne a Kadesc, sul fiume Oronte: la data rappresenta un avvenimento storico di importanza enorme; gli Egiziani, pur avendo avuto peggior sorte nella battaglia, avvenuta nel 1296 a. C., riuscirono tuttavia ad evitare che gli Ittiti traessero dal loro successo tutti i vantaggi che avrebbero potuto.

L'armata egiziana fu battuta da Muwatallis e sbaragliata dall'uso dei carri da guerra ittiti. Questi, numerosi, nello scontro, non avevano attaccato, ma con una manovra circolare dei carri, riuscirono velocissimamente ad accerchiare da tutte le parti i 20.000 egiziani di Ramessese.
Egiziani e Ittiti stipularono poi un trattato di pace, fra il 1280 e il 1269, ed é il primo esempio tipico di un grande trattato politico, che la storia dell'umanità ci abbia finora fornito. Inciso su tavolette d'argento e di argilla, quello ittita e quello egiziano andarono perduti, però rimase inciso in geroglifici sulle pareti del tempo ramesseo e di Carnac


Con questo trattato l'impero Ittita aveva raggiunto il suo punto più alto.
Cominciò quindi un periodo di relazioni assai strette tra l'impero ittita e quello nilotico: ne fanno testimonianza (dieci anni dopo il patto) il matrimonio dello stesso re Ramssese II° con la figlia del re degli Ittiti e un probabile viaggio di questi in Egitto, documentato nelle raffigurazioni del tempio fatto costruire da Ramssese II° ad Abu-Simbel.

Dopo questo successo e dopo un breve periodo di regno, il fratello di Muwatallis, Hattusilis III, usurpa il trono. Da questo momento in crescendo cominciò a diminuire la grandezza del popolo ittita.

La decadenza (1100-700 a. C.)

Questi segni conclusivi della potenza degli Ittiti coincidono, peraltro, col sorgere di nuove forze politiche nella zona costiera dell'Anatolia occidentale, quella che avrebbe poi preso il nome di lonia. I popoli a Occidente ed Oriente, che prima erano alleati, si sollevarono e si può dire che attorno al 1190-1180 a.C. suonò per Hattusas, la capitale, l'ultima ora.

È il periodo in cui si va affermando la potenza di una città storicamente nota col nome di Ilion; periodo nel quale entriamo già nella documentazione scritta delle vicende storiche, sia pur tramandateci dalle cantiche omeriche in fantasiose ricostruzioni poetiche.

Che i « popoli della costa » (dapprima i Misi poi i Frigi) cominciassero ad attentare alla potenza ittita è dimostrato dalle guerre che i re ittiti dovettero condurre nel sec. XII contro queste popolazioni e contro i popoli delle isole (Cipro), che spesso minacciarono, con pericolose puntate ed invasioni, la potenza degli Ittiti.

In pratica si può dire che Hattusas, la capitale degli Ittiti, cadde nelle mani di questi invasori e venne saccheggiata e distrutta attorno al 1100 a.C., durante il regno dell'ultimo sovrano ittita Suppiluliuma II°.

Tutto il regno si frazionò in una quantità di città stato, ed ognuna cercò di mantenere la propria indipendenza mediante trattati e alleanze con i nemici, causando così una incerta vita politica del regno.
Alcuni Ittiti, premuti dalle popolazioni nemiche, cacciati dalle città e dai pascoli, emigrarono a sud fino alla Siria settentrionale, dove prima dominavano quando il territorio era vassallo del governo di Hattusas. Tuttavia questi insediamenti di emigranti, crearono alcune città, come Carchmish, Sinjerli, Marash e altre.

Ma sia le prime città (che assunsero l'aspetto di principati autonomi) sia le seconde, caduta la monarchia che teneva unito il vasto impero, questo si scisse in piccoli stati senza unità e senza coesione, che sopravvissero per alcuni secoli, sottomettendosi come tributari ai re assiri; fino a che le autonomia vennero soffocate e le indipendenti piccole citta-stato furono annesse nel 717a.C. all'impero assiro da re Sargon II°.

E così ebbe termine la vicenda di questo potente impero, le cui tracce si dispersero e la cui vicenda di civiltà confluì, in parte, nella storia della civiltà assira, in parte in quella delle successive vicende delle città persiane, lidie, ioniche e greche dell'Asia minore: per i Romani essa si ridusse alle modeste proporzioni del regno di Cappadocia: ma probabilmente altre genti avevano preso il loro posto, dato che nessun documento linguistico attesta la loro sopravvivenza in tale epoca.

L'arte degli Ittiti

Una mostra dell'arte ittita ha avuto luogo nel 1964 a Roma ed ha documentato, nella ricchezza e nella bellezza dei materiali esposti, le caratteristiche espressive e culturali di questo popolo, delle sue ceramiche, dei suoi bronzi, delle sue sculture in pietra. L'arte degli Ittiti si distingue nettamente da quella dei popoli semitici della Mesopotamia per significative caratteristiche che ne avvicinano le espressioni più al tipo greco (e successivamente etrusco) che non a quello orientale; sono anzi molto sorprendenti alcune analogie che si possono riscontrare fra le stele scolpite dagli Ittiti e quelle degli Etruschi: tanto che alcuni avanzarono perfino l'ipotesi di una affinità o di una comunità di origine di questi due popoli.

Vissuti in una regione montagnosa e impervia gli Ittiti dominarono e maneggiarono la rupe e la pietra come nessun altro popolo esclusi, forse, gli Etruschi: furono poderosi architetti militari, costruttori di fortificazioni strategicamente insuperabili; le loro città sono un modello di perfezione architettonica, che si adatta alla caratteristica del terreno roccioso e ne utilizza tutte le possibilità di difesa e di comodità.
Le sculture in genere tendono a una espressione grandiosa e solenne, sia che rappresentino figure di sovrani sia che rappresentino animali od altri elementi decorativi.

Altri aspetti

Poco conosciamo della religione di questo popolo, che tuttavia doveva trovare i luoghi di culto soprattutto in santuari costruiti sulla roccia o nella roccia; del loro concetto della divinità poco conosciamo; anch'essi, comunque, probabilmente divinizzarono le forze terrestri (il dio delle tempeste, il dio del cielo, la dea del sole e della terra, ecc.). In genere le figure che ritroviamo, siano esse di guerrieri o di sovrani o di divinità, hanno atteggiamenti in cui riconosciamo qualcosa di vicino a noi, di familiare e di conosciuto, a differenza delle stilizzate e inconfondibilmente sovrumane raffigurazioni mesopotamiche o egizie.

Sarà capace la ricerca archeologica di dirci anche quali sono i legami misteriosi e sconosciuti per cui ritroviamo nelle espressioni figurative degli Ittiti tanti elementi a noi familiari...



è ora utile un breve riassunto dell'antica cultura delle popolazioni citate
cioè la babilonese, l'egiziana, l'assira e la israelitica.
Iniziamo con la prima:

CULTURA DELL'ANTICO ORIENTE - LA BABILONESE > >

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