-------------------------------------- STORIA UNIVERSALE --------------------------------------

148. LO SVILUPPO ECONOMICO - LE NAVI - LE ARMI

L'economia nazionale di ogni nuovo Stato all'inizio dell'Età Moderna, quella economia che i Francesi chiamano in modo caratteristico, «économie politique», divenne la guida della vita economica. Anche il mercantilismo fu puramente una politica e non una teoria economica. Solo più tardi (1776) la dottrina del britannico Adam Smith (1720-1790) della capacità del lavoro a produrre il valore contribuì molto a trasformare in modo radicale il carattere prima della nazione inglese, poi di tutti gli altri Stati; dottrina alla quale Holbein aveva rinfacciato la sua indolenza. Infatti Smith nella sua più celebrata opera "Ricerche sopra la natura e la causa delle ricchezze delle nazioni" sostenne che "la ricerca del proprio interesse personale si traduce nella realizzazione dell'interesse collettivo" e approfondì "la nozione di valore distinguendo un valore d'uso e uno scambio".

La costituzione di grandi Stati nazionali sotto un governo energico, che si andava sempre più consolidando e liberandosi dalle forme feudali del medio evo, ebbe un'importanza profonda e feconda per la trasformazione e per lo sviluppo delle condizioni economiche. Con poche eccezioni, dovute all'influenza di tipi ideali classici o morali, i principi nel medio evo avevano sempre considerato il loro alto ufficio soltanto dal punto di vista del diritto privato. I loro rapporti con l'industria e col commercio si limitavano per ciò di regola ad un fiscalismo astuto o rapace. Dato questo modo di vedere, essi erano del tutto incapaci di attuare una politica economica consapevole dei suoi fini e logica.

Lo Stato moderno invece riconobbe meglio il suo compito. Il commercio che era faccenda di singole corporazioni e di città, divenne d'interesse della nazione; ebbe così origine un sistema commerciale nazionale. Lo Stato prese il posto della corporazione, della classe. Anche se la perequazione così prodotta non fece maturare effetti sempre benefici, tuttavia nel complesso l'ingerenza dello Stato nella politica economica e commerciale fu vantaggiosa.

Si destò una vivace gara tra le singole nazioni; ognuna di esse si adoperò per conseguire prosperità, influenza, possesso di grandi mezzi pecuniari. Si vollero esportare molte merci e di gran valore, importarne il meno possibile di basso valore. In questo concetto puerile si vide il segreto di arricchire il proprio Stato, la propria nazione a spese di tutte le altre.

In Germania il Grande Elettore ha iniziato l'azione sistematica del potere politico a vantaggio dell'incremento industriale e commerciale. Procacciò a questo fine numerosi coloni stranieri. Protesse e promosse l'immigrazione degli ebrei, di cui apprezzava l'attività. Istituì fattorie modello e favorì l'impianto di frutteti e di orti nello sterile terreno della Marca elettorale (soleva dire "dopo il deserto del Sahara, viene il mio".
Congiunse l'Elba e l'Oder per mezzo del canale Federico Guglielmo, che ben presto deviò da Lipsia a Berlino il commercio dei filati della Slesia e una grande parte del traffico tra la Polonia e Amburgo. Soltanto per questo la capitale del Brandeburgo acquistò un'importanza propria commerciale e industriale e divise ormai con Lipsia il dominio delle vie di commercio della media Germania del nord. D'allora in poi Berlino fu unita per mezzo dell'Havel, della Sprea e dell'Elba a monte con la Sassonia e con la Boemia, a valle con Magdeburgo, Lüneburg, Amburgo e Lubecca, per mezzo dell'Oder a monte con la Slesia e la Polonia, a valle con la Pomerania e specialmente con Stettino.

Possiamo dire che Berlino deve il primo sviluppo dei suoi commerci a questa grande opera di Federico Guglielmo. E questi fu pure sollecito nellcostruire vie terrestri. «Il commercio e la navigazione», disse quel principe intelligente e perspicace, «sono le due principali colonne di uno stato, per cui i sudditi acquistano il nutrimento e la sussistenza sia per acqua, sia per terra». Ed egli secondo le sue forze sviluppò nel suo stato l'attività industriale, specialmente la grande industria e in prima linea la fabbricazione dei panni e la lavorazione del ferro.

Per le grandi nazioni civili dell'Occidente il commercio primeggiava addirittura tra gl'interessi dello Stato. L'esempio qui fu dato dall'Inghilterra, che già sotto i re Tudor, quindi dalla fine del secolo XV, seguiva una politica commerciale ponderata e logica; questa arrivò al suo apogeo nell'atto di navigazione del 1651 e in una serie di altre leggi, che tutte avevano di mira l'incremento della navigazione nazionale.
Seguirono poi gli Olandesi e finalmente i Francesi, specialmente dopo Colbert. Per riguardi commerciali quegli stati hanno sostenuto gravi guerre e arrischiato addirittura la potenza e l'esistenza della nazione. Nel 1672 l'Inghilterra mosse guerra all'Olanda senza altro motivo che di distruggere la concorrenza marittima di quel paese. La partecipazione delle due potenze marittime, l'Inghilterra e l'Olanda, alla guerra di successione di Spagna ebbe per motivo principale la minaccia della Francia d'impadronirsi del commercio con le colonie spagnole, come pure i divieti d'importazione decretati da Luigi XIV.

Protette con sollecitudine dai governi, crebbero le manifatture e i commerci e con ciò il benessere e gli agi della vita giornaliera. Le portantine, venute di moda in Italia alla fine del secolo XVI, si diffusero per tutta l'Europa. Dapprima la gente si sdegnava che un uomo adoperasse altri uomini come bestie da soma; tuttavia dopo pochi anni le lettighe furono generalmente in uso. Ed anche le carrozze, usate all'inizio soltanto da persone ragguardevoli, divennero poi nei prezzi accessibili a classi più numerose di persone. Nel 1634 vi erano in Londra e nei sobborghi 6000 carrozze e fra queste molte da nolo; nel 1660 ai cantoni delle vie vi erano 800 vetture di piazza a disposizione del pubblico. Intorno a questo tempo le carrozze furono per la prima volta munite di sportelli di vetro. Non si usava più, come prima, intraprendere un viaggio a piedi o a cavallo o in portantine a cavalli; almeno nell'Europa occidentale furono preferite sempre più le carrozze di posta. Queste, a dire il vero, andavano molto lentamente; il viaggio da Londra ad Oxford, che ora si compie in un baleno, durava nel 1692 due giorni, quattro giorni quello da Londra a York.

Insieme alla posta per i viaggiatori si sviluppava anche quella per le lettere, e certo con una rapidità maggiore, poiché il bisogno di essa era di gran lunga più urgente e si estendeva a maggior numero di persone. In Inghilterra il re Carlo I aveva fatto della posta un'istituzione regia, che del resto dette in appalto per 7000 lire sterline. In Francia la posta di Stato datava già dal secolo XV; sotto Luigi XIV Louvois ne fu il capo, che per altro la appaltò, come era avvenuto in Inghilterra; l'importo elevato dell'appalto 320.000 talleri, dimostra l'importanza di questa istituzione.
Nei paesi spagnoli e nell'impero tedesco la posta stava sotto l'amministrazione ereditaria della casa Thurn e Taxis. Ma per il Brandeburgo e la Prussia il Grande Elettore si liberò da questo obbligo ed istituì una posta propria, i cui percorsi si estendevano da Varsavia per tutta la Germania settentrionale, da Mémel e Konigsberg fino ad Amburgo, a Brema, a Emden e a Kleve, poi fino a Lipsia e a Breslavia; Berlino ne formava il centro. Da Varsavia a Konigsberg s'impiegavano soltanto due giorni, per Berlino cinque.
Da Berlino a Vienna si andava in sei giorni, mentre prima ce ne volevano quattordici. Fu una creazione grandiosa, che costituì non solo una leva potente per l'attività industriale e per il commercio negli Stati del Brandeburgo, ma, come era nell'intento, anche un mezzo potente del potere sovrano per unire province sparpagliate e per accentrare fortemente l'organismo amministrativo.

Si manifestarono grandi esigenze intorno alla pulizia delle strade nelle città. In Vienna, in Parigi, in Londra queste erano regolarmente puliti dal fango e dalle immondizzie che fino allora tutti buttavano in strada; a Berlino riuscì ad ottenerlo il Grande Elettore con ordini rigorosi pena le multe.
Anche l'illuminazione pubblica divenne sempre più generale, e già nel 1682 le strade di Berlino s'illuminavano con lanterne fissate a dei pali. A poco a poco ebbero origine delle istituzioni per l'estinzione degli incendi (una specie di volontaria "protezione civile" in ogni quartiere); falegnami, fabbri e spazzacamini furono regolarmente addestrati come pompieri e tanto più che nelle grandi città le case ormai raggiungevano già un'altezza da quattro a sei piani, senza contare il tetto, che conteneva pure delle stanze.
Fino al secolo XVII in Italia, tranne che in Venezia, erano poco in uso le finestre con lastre di vetro, cui si sostituivano delle tele distese, delle stoffe o della carta oliata, mentre in Germania, in Inghilterra e in Francia erano generalmente già usate.
Questo dipende dalla maggior cura che si ha nel settentrione per la comodità e per la bellezza della propria casa. Invece l'uso della forchetta per mangiare era già noto in Italia durante il secolo XVI, a nord delle Alpi si servivano sempre delle dita fino all'inizio del secolo XVII, poi gradatamente la forchetta riportò la vittoria.
Così la vita divenne sotto tutti gli aspetti più comoda e più raffinata. Appunto al contrario del concetto medioevale, che aveva dato la massima importanza nella nostra esistenza alla preparazione per un'altra vita, la considerazione del proprio bene terreno divenne cosa sempre più di maggior rilievo. Questo stravolgimento si manifesta molto chiaramente nella tendenza economica divenuta dominante al tempo dell'assolutismo principesco, nel così detto sistema mercantile.
La ricchezza della nazione - questo é il concetto fondamentale di quel sistema - si fonda sulla quantità di metalli preziosi che circola nello Stato; quanto più abbondante é l'oro e l'argento, tanto maggiore é la ricchezza. Perciò si deve favorire tutto quello, che accresce la quantità dei metalli preziosi, esistenti nel paese. È vietata la loro esportazione e così pure, per quanto é possibile, l'importazione di merci, per le quali l'oro o la moneta deve uscire dallo Stato per compensare quello che vi entra. Quindi si deve favorire l'esportazione delle proprie merci. Ma nemmeno chiudersi nel proprio guscio senza importare nulla. Solo che il bilancio commerciale deve essere il più vantaggioso possibile per il proprio paese. Questi sono i veri principi del sistema mercantile, nuovo, ad onta del «sauvetage», che amche nei tempi successivi e recenti è stato tentato in suo favore da alcuni protezionisti ad oltranza. L'autarchia non ha mai reso un paese ricco, ma solo e sempre bisognoso di qualcosa, alle volte necessario per progredire. Gli Stati devono operare come dei vasi comunicanti, ovviamente con la sapiente direttiva di una valida amministrazione.

L'agricoltura poi, secondo le idee di allora, fu ritenuta poco capace di aumentare il benessere; di conseguenza essa deve servire soltanto come base per il commercio locale e i suoi prodotti non devono essere esportati, per mantenere a buon mercato i prezzi dei viveri e quindi quelli della mano d'opera industriale.
Lo Stato deve invece promuovere l'industria con ogni mezzo, come sarebbero privilegi, premi, prescrizioni, dazi proibitivi su alcuni prodotti, trattati favorevoli di commercio, ed anche rigorosa vigilanza e rigorose norme regolamentari, allo scopo di assicurare la produzione di merci buone e che invoglino gli stranieri agli acquisti. I prodotti, che per ragioni di clima non si possono avere nel proprio paese, devono essere fatti venire da colonie nazionali, alle quali perciò si deve permettere di commerciare soltanto con la madre patria, perché le loro merci siano, proprio a buon mercato e possibilmente divengano un monopolio della madre patria stessa. Le colonie invece non devono esercitare alcuna industria, qualora essa sia in via d'incremento nella madre patria, per non farle alcuna concorrenza, ma debbono divenire al contrario clienti delle sue fabbriche.
Questo sistema mercantile con le sue erronee premesse e i suoi eccessivi rigori continuò a dominare fino alla rivoluzione francese e in parte fino ai tempi più recenti. Dominò, anche nello Stato brandeburgo-prussiano, dove il Grande Elettore fece conoscere le sue convinzioni in tal senso con le parole «la ricchezza e la floridezza più sicura di un paese provengono dal commercio». Vietò l'esportazione dei cereali e così pure delle materie prime, che servono alla fabbricazione, come la lana, il luppolo, la pelle e le pellicce, e perfino i cenci, e finalmente quella dell'argento e dell'oro. Non vi é dubbio che un simile sistema mercantile sia idoneo a proteggere e a favorire a spese dell'agricoltura e dei consumatori un'industria nascente; ma può soltanto recare danno a un altro settore vitale com'è quello dell'agricoltura. È inoltre chiara che questo sistema, praticando rigorosamente una politica di egoismo nazionale, deve condurre ad un allontanamento reciproco dei vari popoli, alla guerra commerciale ed anche ad aperte lotte continue - effetto, che non é mancato nel secolo XVII ed anche più tardi nel secolo XVIII. Ma anche nella sua tendenza accennata per le sue cattive conseguenze si resero visibili, nel paese dove fu praticato nel modo più massiccio e (ritenuto) logico, nella Francia di Colbert, dove sfruttò fino all'estrema miseria la grande maggioranza della popolazione, cioè gli agricoltori.
Al pari delle idee economiche mutò anche la superiorità commerciale dei popoli. Durante la massima parte del secolo XVII questa spetta senza dubbio agli Olandesi, le cui istituzioni commerciali ed industriali furono da ognuno così ammirate e imitate, come più tardi quelle degli Inglesi. Erano essi gl'intermediari del commercio internazionale. La loro importazione in Germania si estendeva immediatamente fino al Meno superiore. Dominavano quelle del Baltico; si considerava allora in Danzica come una temerarietà, che conduceva alla bancarotta, il mandare in Olanda dei cereali per proprio conto e a proprio. rischio.
Ma a poco a poco l'Olanda si adagiò in una comoda e diffusa ricchezza, quasi come un bisogno di riposo; sempre più si ritrasse dinanzi alla gelosia ed all'inimicizia di avversari ad essa così superiori per popolazione come la Gran Bretagna e la Francia.
Queste altre due potenze occidentali presero il primo posto. Il grandioso slancio dell'Inghilterra nel campo industriale deriva dalla seconda metà del secolo XVII, quando si cominciò a coltivare a fondo le miniere inesauribili dell'Inghilterra settentrionale. Già alla fine di quel secolo Londra era considerata come il principale emporio d' Europa; essa contava allora 700.000 abitanti, di fronte ai 150.000 di inizio secolo.
L'esportazione dell'Inghilterra saliva a 173 milioni di franchi, l'importazione a 143.

L'assolutismo principesco, che tutto accentrava ed uguagliava, contribuì più largamente all'incremento economico dei vari paesi, abbattendo le barriere doganali, che fino a quel tempo avevano separato l'una dall'altra le singole province di un medesimo Stato; così avveniva in Francia già nel 1664. Alla unificazione economica nell'interno dello Stato come alla facilitazione del traffico serviva anche la costruzione di vie di comunicazione per acqua e per terra; così in Francia il canale di Briare (1641) e il gran canale di Linguadoca tra l'Oceano Atlantico e il Mediterraneo (1664-81), costruito impiegandovi 17 milioni di «livres». Anche per le sue vie terrestri la Francia era esemplare con le sue «chaussées», costruite già da Enrico IV e dal suo ministro Sully, larghe, lastricate, fiancheggiate da alberi.
L'Inghilterra e l'Olanda furono pure nel secolo XVII dotate di una bella rete di strade simili, mentre la Germania si doveva accontentare ancora per molto tempo di misere vie terrestri, di terra battuta, quasi impraticabili con persistente cattivo tempo umido e piovoso.

Già dalla seconda metà del secolo XVII la navigazione marittima prese un grande incremento, mutando nello stesso tempo radicalmente il suo carattere. Conseguì allora un'impronta metodica e sistematica. Il tempo degli arditi e poetici scopritori e corsari é passato; al loro posto vengono degli avveduti maestri dell'arte di navigare, tuttavia nonmeno eroici, per quanto lo siano più tranquillamente, un von Tromp, un Ruyter, un Duquesne, un Morosini, un Tourville, ed inoltre degli eccellenti organizzatori di flotte, come Richelieu, Cromwell, De Witt, Colbert, Seignelaye.

Anche il tipo della nave muta. L'alto castello di prua del secolo XVI é soppresso. Il castello di poppa s'innalza ancora poco sul tratto, ma è sempre più largo e solido, serve di contrappeso al bompresso carico di vele e contiene le abitazioni per gli ufficiali della nave. É adornato d'intagli e di sculture e di ricca doratura, che risalta risplendente sul colorito bianco dello scafo. Secondo l'esempio dato dagli Olandesi nelle navi da guerra le aperture per i cannoni non sono più disposte irregolarmente, ma con uguali intervalli e nei grossi vascelli a due o tre file a modo di scacchiera; altre artiglierie stanno sul castello di poppa.

Il primo vascello a tre ponti, con tre file di cannoni, il « Royal Sovereign », fu costruito nel 1637 dal Pett in Inghilterra. Le artiglierie non furono più fabbricate in bronzo, ma in ferro e gettavano palle del peso da 8 fino a 36 libbre. In battaglia si mirava specialmente agli alberi della nave avversaria, per renderla così immobile e spesso si usavano allo scopo doppie palle unite da una catena. Le galere, che erano spinte avanti con i remi, si trovavano ancora nel Mediterraneo, talora anche nel Baltico. Nell'Oceano si adoperavano esclusivamente navi a vela, ad eccezione delle piccole navi da guerra, destinate a muoversi con speciale rapidità, alle quali oltre agli alberi con vele vi erano anche dei remi. Questa prevalenza della navigazione a vela, portò l'arte del navigare alla massima perfezione. La teoria della costruzione della nave e del navigare a vela fu svolta in modo eccellente e puramente scientifico dal gesuita francese L'Hoste (1697). Le grandi navi oltre al bompresso avevano ancora tre alberi, le più piccole due o un solo albero. Il bompresso portava due vele, gli alberi di trinchetto e di maestra tre per ciascuno, quello di mezzana due o anche tre.

La costruzione delle navi era esercitata in Inghilterra, in Francia e specialmente in Olanda. Tuttavia le navi francesi erano costruite in modo più ponderato e sistematico e perciò erano preferibili per velocità e solidità. In armonia col carattere delle loro coste, le navi olandesi avevano carena piatta e bassa immersione. Potevano perciò muoversi con maggior sicurezza nei bassifondi e in mezzo a banchi di sabbia, ma erano poco adatte per l'alto mare; erano quindi costruzioni più leggera che non quelle inglesi e francesi.
I bastimenti dei Paesi Bassi erano invece gli unici, dove si osservava con scupolo la pulizia; in seguito a ciò malattie, come lo scorbuto, dominavano in soltanto in misura minore.
Alla fine del secolo XVII Duquesne e Tourville hanno introdotto la pulizia anche sulle flotte da guerra francesi; su quelle inglesi questa tendenza si diffuse solo molto più tardi.
Per corrispondere tra le navi in alto mare si usava già un sistema ben sviluppato di segnali per mezzo di bandiere, che di notte erano sostituiti da colpi di cannone tirati con diversi intervalli o da fiaccole accese.

Intorno al 1675 la flotta mercantile olandese era di gran lunga la più numerosa; contava 16.000 navi con un tonnellaggio totali di 900.000; la marina inglese di commercio possedeva in complesso navi per 500.000 tonnellate, la francese per 100.000 soltanto, quella dei paesi scandinavi i tedeschi del Mar del Nord e del Baltico per 250.000, quella dell'Europa meridionali pure per 250.000. I marinai olandesi erano considerati come i più abili e i più abili del mondo. In battaglia tenevano fronte anche ad avversari superiori di numero.

Le singole flotte da guerra contavano fino a 90 navi, delle quali circa 65 erano navi di linea e fregate, quindi grossi bastimenti. Le prime avevano fino a 72 cannoni; per ogni cannone si calcolavano da otto a dieci uomini di equipaggio. Il corpo degli ufficiali e quello degli ufficiali subalterni erano divisi in classi determinate di grado differenti, secondo il modello gerarchico degli eserciti di terra. In ogni squadra vi era un certo numero di brulotti - paragonabili alle torpediniere odierne - che per lo più si usavano contro navi nemiche già danneggiate e perciò divenute immobili. Erano costruiti specialmente per questo scopo, piccoli, con un certo numero di uncini d'arrembaggio sull'albero per potersi attaccare solidamente alla nave nemica. Contenevano sei ufficiali e venticinque uomini per ciascuno, che dovevano essere arditi ed abili, per riuscire nel loro pericoloso compito.
In battaglia si tendeva ormai a un ordine determinato per la flotta, quello di linea, in cui tutte le navi volgono al nemico il loro fianco libero e senza ostacoli, si possono così adoperare con la massima efficacia le artiglierie che hanno a bordo. Da quest'ordinamento risultava che si dovevano esporre al combattimento e mettere in linea soltanto le navi di potenza presso a poco uguali, quindi le maggiori, che perciò si chiamavano navi di (prima) linea.
Naturalmente ogni flotta cercava di mettersi possibilmente sopra il vento per conservare libertà di movimenti per l'attacco.

Al tempo della guerra di successione spagnola la marina da guerra inglese era divenuta di molto superiore a tutte le altre. Contava 223 bastimenti con 9954 artiglierie e 50.000 uomini d'equipaggio. La Germania era del tutto scomparsa dal numero delle potenze marittime, fatta eccezione delle pochi navi da guerra, che erano mantenute dal Grande Elettore e che il suo successore lasciò di nuovo andare in decadenza. Per chiarezza di mente, per larghezza di vedute e per ardimento di disegni il Grande Elettore si leva quale gigante tra gli altri principi tedeschi del suo tempo. Non per nulla fu chiamato "grande".

Ogni anno le flotte spagnole (i galeoni del Messico) portavano in Europa masse enormi di metalli preziosi dall'America centrale e meridionale, ogni anno in media 90.000 chilogrammi di oro e sette milioni di chilogrammi d'argento. Tuttavia, ad onta di questo considerevole aumento di materiale monetario, verso il 1675 cessò la diminuzione del valore del denaro, che con una certa stabilità durava già da un secolo e mezzo, e che invece cambiò repentinamente. La grande estensione presa dall'industria e dal commercio richiedeva pure una quantità di mezzi di circolazione più considerevole di quella allora esistente: la moneta divenne rara e quindi salì il suo valore.
Del resto si produceva relativamente molto più argento che oro, così che questo cresceva continuamente di valore rispetto all'argento, movimento simile a quello dei nostri giorni, sebbene di proporzioni molto minori. Il valore dell'oro che nel 1650 stava a quello dell'argento in Olanda come 13.39 a 1, in Francia come 14.49 a 1, in Germania come 15.10 a 1, nel 1695 era cresciuto abbastanza uniformemente in tutti i paesi a 15.2. Questo incerto rapporto tra i principali metalli monetari aro ed argento, ebbe per conseguenza in tutti gli Stati europei continui cambiamenti nel titolo delle monete.

Le più belle monete si coniavano in Francia. Una commissione di ministri e di accademici, a cui prendeva parte personalmente il re, doperando i primi artisti europei, specialmente incisori di coni, aveva prodotto medaglie e monete, che per disegno e per esecuzione erano semplicemente perfettissime. La lira (livre) di 20 soldi e di 240 denari era soltanto una moneta di computo; in realtà, a prescindere dalle monete frazionarie, si coniavano «luigi d'oro» da dieci a venti lire e talleri da sei. Ancora oggi monete preziosissimi molto ricercate dai numismatici di tutto il mondo, non solo per la loro storicità, ma per la indubbia bellezza delle stesse.

In Germania dopo la guerra dei trent'anni ebbe luogo una riduzione delle innumerevoli zecche e si fissò il taglio monetario per maggiori complessi territoriali; con questo si ovviò almeno in una certa misura all'indicibile disordine e peggioramento monetario del tempo dei falsificatori di monete.
Nel 1667 gli elettorati di Brandeburgo e di Sassonia stipularono il così detto taglio monetario «zinnaic», secondo il quale la mezza libbra (Mark) l'argento fu coniata in 10 1/2 talleri imperiali o 15 3/4 fiorini. Più generalmente e più duraturo fu in vigore il taglio di Lipsia del 1690, che da una mezza libbra d'argento si otteneva 12 talleri o 18 fiorini. Il Grande Elettore fece coniare come monete d'oro dei ducati con i prodotti della sua colonia africana, i così detti «ducati di Guinea» che mostravano nel rovescio una nave veleggiante e un negro in ginocchio, che tiene un piatto pieno d'oro o di denti d'elefante. Anche lui si avvalse di noti incisori, che dettero alle sue medaglie e monete un grande valore artistico.

Resero importanti servizi al commercio le banche, il cui modello erano non tanto gli antichi banchi di S. Giorgio in Genova e di Rialto a Venezia, o quelli di Amsterdam, di Rotterdam e di Amburgo, che esclusivamente attendevano ad affari di giro o di prestiti su pegno, quanto la banca d'Inghilterra, che sorse nel 1694 secondo il disegno di Guglielmo Patterson. Essa fu destinata a compiere d'allora in poi una grande innovazione: oltre agli affari di cambio e di prestiti su pegno ed alle anticipazioni allo Stato, essa doveva essere autorizzata ad emettere biglietti senza interesse per il capitale che si trovava presso la stessa banca, accrescendo così la quantità dei mezzi di scambio in circolazione. Divenne la prima grande banca di emissione di moneta cartacea del mondo e fu presto imitata a Vienna, a Stoccolma e in altri paesi.
È superfluo accennare che così il commercio privato, come l'amministrazione dello Stato odierno, senza il sostegno così elastico dei biglietti di banca non avrebbero potuto raggiungere il loro grandioso sviluppo.

E con le banche si svolse in misura considerevole anche il credito. La sciocca dottrina, sostenuta per un millennio dalla Chiesa, che fosse peccaminoso il prendere un interesse dei prestiti, dottrina che avrebbe reso impossibile ogni credito e con ciò tutta la vita del traffico moderno, perdette la sua efficacia di fronte all'istruzione crescente e ad una cognizione più esatta dei veri bisogni dell'economia nazionale.
Già Calvino con geniale perspicacia aveva sostenuto che si permettesse un moderato interesse sul capitale prestato, ma specialmente dopo la difesa abile ed eloquente, che ne fece il famoso filologo Claudio de Saumaise nel suo libro De usuris (Leida 1638), il mondo protestante fu unanime nel consentire un simile interesse. Anche i cattolici, perfino degli ecclesiastici, sostennero sempre più questa opinione. Si riconobbe il carattere produttivo del capitale in denaro, e così l'interesse apparve come una ragionevole e legittima contropartita data da colui che dà in prestito a un altro un capitale e nel farlo rinunc
ia all'impiego a proprio vantaggio.
In tal modo si formò un sistema commerciale basato sul credito e come sua conseguenza e con grande rapidità sorsero le società per azioni. Già i grandi affari commerciali ultramarini furono esercitati da potenti società per azioni, che per lo più più avevano acquistato un monopolio di Stato.
( < qui a fianco un particolare del bollettino delle quotazioni delle azioni pubblicato dalla banca di Amsterdam nel 1674)

Secondo il modello della Compagnia olandese delle Indie orientali, fondata nel 1602, si concedettero ad essa perfino i diritti di Stato; esse costituirono dei propri Stati coloniali, che solo esteriormente stavano sotto l'alta sovranità della madrepatria. Poterono concludere trattati, muover guerre e far pace, dare leggi per i loro territori, nominare funzionari, possedere esercito e flotta.

Anche il Grande Elettore nel 1681 fondò una Compagnia per il commercio con l'Africa e meditò l'istituzione di una Compagnia delle Indie orientali. Con la diffusione del sistema fondato sul credito sopraggiunsero, a dire il vero, anche i suoi necessari contraccolpi, le crisi commerciali, che in Inghilterra esercitarono la loro influenza fino dalla fine del secolo XVII e che un quarto di secolo più tardi dovevano scuotere profondamente l'Europa occidentale.
Per mezzo di quelle grandi compagnie si assicurarono le relazioni con le regioni d'oltre mare, specialmente con quelle tropicali, e ognuno dei paesi europei che esercitava la navigazione divenne il mercato per i prodotti delle sue colonie.
Una quantità fino allora sconosciuta di piaceri e di cibi fu introdotta in questa parte del mondo. Il caffè dall'altipiano etiopico, sua patria, nel secolo XII o XIII portato in Arabia, giunto nel XVI a Costantinopoli, soltanto intorno alla metà del XVII arrivò anche in Europa e precisamente in Inghilterra, dove per la prima volta nell'anno 1652 fu venduto al pubblico. Il gusto per la bevanda aromatica ed eccitante si diffuse rapidamente nella capitale britannica. Ebbero così origine le botteghe da caffé, che divennero il ritrovo del mondo elegante, letterario, dotto e politico e una potenza nella vita pubblica di quel tempo. Alcuni caffè contenevano perfino delle collezioni di storia naturale. Soltanto due decenni più tardi si aprirono dei caffé in Francia, nel 1671 a Marsiglia, nel 1672 a Parigi. In mezzo al popolo francese vivace e socievole questo costume trovò presto favore; la capitale contò presto trecento Caffè, dove si potevano leggere giornali francesi ed esteri e si conversava di letteratura, di arte, di pettegolezzi del giorno ed anche di politica con grande libertà, per lo più con atteggiamenti di opposizione e di amore per le novità.

Non vi era permesso di fumare e vi dominava in tutti il tono della buona società. Il primo caffé della Germania fu aperto nel 1680 in Amburgo. Anche l'Italia e l'Olanda imitarono questo costume, che però in nessun luogo esercitò una così grande influenza sociale come in Inghilterra ed in Francia. Il caffè divenne una bevanda popolare per i Tedeschi solamente nel corso del secolo XVIII. Per quanto anche i mercanti si affannassero a combatterlo, poiché per il caffè andavano all'estero immense somme di denaro, esso ha enormemente contribuito a fare gradatamente sparire l'uso, tramandato dal medio evo e praticato ancora nel secolo XVII, perfino nella più alta società, di bere birra o vino a tutte le ore del giorno. L'uso del caffè ha reso i costumi dei Tedeschi più gentili e civili.

Più lentamente venne in uso il té in Europa. Già alla fine del secolo XVI lo, avevano portato Portoghesi e Olandesi, tuttavia esso fu all'inizio adoperato soltanto come medicamento. L'importazione complessiva del té in Inghilterra nel 1668 ascendeva solamente a cento libbre; però nell'anno 1650 costava da 6 a 10 lire sterline la libbra, nel 1657 costava ancora da 16 a 60 scellini. Solo alla fine di quest'epoca diventa una bevanda universale, anche dei più poveri, prima nell'Inghilterra propriamente detta, poi nella Scozia.
L'uso della cioccolata fu introdotto per opera degli Spagnoli del Messico, dove gl'indigeni con i semi del cacao, mescolati con farina di grano è vaniglia, preparavano una bevanda, che chiamavano «chocolatl». Nel secolo XVII venne rapidamente di moda nelle classi elevate delle nazioni romaniche, in Italia poi divenne una bevanda popolare. In Francia si prendeva nei caffè, mentre in Inghilterra, dove ancora nel 1637 si conosceva soltanto di fama, erano sorte delle speciali botteghe per la cioccolata, allestite con gran lusso, dove bellimbusti e dame galanti sorseggiavano con la bevanda aromatica, anche un bicchiere di acqua di cannella. La Germania adoperava poco tè è quasi niente cioccolata.

Queste bevande servono solo secondariamente per nutrire: la loro vera importanza per gli Europei dipende dal fatto ch'esse sono principalmente eccitanti, stimolanti, destinate a ridestare e a render capaci di una nuova attività i nervi eccessivamente affaticati da un lavoro febbrile delle nuove dinamiche generazione. Appunto per questo il tè ed il caffè principalmente sono divenuti quasi indispensabili perchè sono entrambe validi vasodilatatori del cuore.
Un altro eccitante, prevalente tra gli uomini, fu il tabacco che è invece un vasocostrittore, produce distensione. Introdotto dal Brasile per mezzo dei Portoghesi in Francia e in Italia, fu all'inizio considerato in questi due paesi soltanto come medicamento. Diversamente in Inghilterra, dove fino dal 1585 lo avevano portato Drake, Raleigh e Lanes, e dove già nel secolo XVII si fumava con rituale passione in tutte le classi della popolazione; anche i delinquenti fumavano salendo sulla forca. Le stesse signore seguirono la moda di fumare: al tempo della restaurazione degli Stuart (16601688) i damerini eleganti offrivano al teatro delle pipe di terracotta, e negli intermezzi fumavano a gara con i signori. Anche dopo cena accendevano quest'erba odorosa. Anzi le madri ne davano ai loro bambini, che si vedevano pubblicamente con la pipa in bocca; spesso invece della colazione essi ricevevano nelle scuole delle pipe piene di tabacco. Le botteghe di tabaccaio nella maggior parte delle città inglesi erano molto frequenti quanto le birrerie.

In Italia e in Francia l'uso del tabacco si stabilì soltanto nel secolo XVII e all'inizio l'uso di quello in polvere da naso; ma fumavano soltanto le persone delle infime classi. La prevalenza degli usi francesi al tempe di Luigi XIV finì anche in Inghilterra col bandire a poco a poco dalla buona società l'abitudine di fumare e v'introdusse la tabacchiera, ugualmente accettata dai signori e dalle dame. Si fece a gara nel produrre tabacchiere stupende, intagliate, ornate di pietre perziose, ed esse erano uno dei regali più ambiti che il re faceva ai suoi migliori sudditi o ai principi e ambasciatori stranieri.

Fin dal 1650 questa abitudine di fumare ottenne accesso nella Spagna, ma dove il fumare è divenuto di uso generale soltanto all'inizio del successivo secolo. In Germania il tabacco e la pipa di terracotta sono entrate dall'Olanda al tempo della guerra dei trent'anni. I governi, che per lungo tempo si erano mostrati ostili a questo apparentemente inutile piacere per il quale molto denaro usciva dallo Stato, si rassegnarono a poco per volta per il fatto che non erano in grado di eliminarlo.
Cominciarono allora a sfruttarlo essi stessi, imponendovi tasse elevate. Ben presto il tabacco fu coltivato anche nel maggior numero dei paesi europei, sebbene questo non potesse per le sue qualità gareggiare con la pianta americana. Del resto nei secoli XVII e XVIII il tabacco migliore era quello proveniente dalla colonia inglese nord-americana della Virginia. Il tabacco di Cuba era ancora del tutto sconosciuto.

Un dono di gran lunga più utile dell'America all'Europa, fu la patata, che nonostante il suo valore nutritivo relativamente piccolo, é divenuto il cibo più importante per le classi popolari più povere, specialmente delle nazioni germaniche, solo lentamente e molto più tardi riuscì a prender piede in Europa. Dopo la sua introduzione in Inghilterra dai paesi occidentali dell'America del sud per opera del geniale marinaio, politico e scrittore Sir Walter Raleigh (1584), ci volle un intero secolo, perché entrasse nei consumi della Gran Bretagna; nemmeno la raccomandazione dell'Accademia delle scienze di Londra, pur tanto reputata, valse a vincere il pregiudizio generale, che dominava contro di essa.
Anche nel continente per lungo tempo non poté essere accolta come alimento. Poco le giovò di esser comparsa fino dal 1656 sulla tavola regale. In parecchie province francesi la considerava velenosa, mentre in Germania passava per un'erba diabolica e i contadini la contrastarono l'innovazione con tenace spirito conservatore. Il motivo c'era, ma non era stato spiegato bene: infatti per la cattiva conservazione la patata produce un potenete veleno tossico, che si trasmette con la patata di semina anche alla successiva raccolta.

Alla fine del secolo XVII la patata si ammirava come una rarità a Berlino nel giardino dell'elettore. Soltanto col secolo XVIII la sua coltivazione, come pianta utile all'alimentazione divenne più generale e all'inizio appunto solo in Inghilterra.
Il mais, giunto dal nuovo mondo già all'inizio del secolo XVI, vi fu accolto più sollecitamente che la patata, perché somigliava di più alle piante alimentari fino allora conosciute - cioè ai cereali. Per la sua caratteristica trovò il luogo adatto alla coltivazione specialmente nei paesi meridionali dell'Europa e fu chiamato in molti luoghi «granoturco», come un prodotto di paesi lontanissimi.
Nelle regioni nordiche, dove non matura completamente, serve come eccellente foraggio per il bestiame da ingrassare, mentre nel mezzogiorno dell'Europa è divenuto il cereale più importante per gli uomini, e di grande resa; ma non avendo vitamine essenziali, e per di più nei ceti poveri mangiata solo come polenta (riempiva solo la pancia senza dare alcun nutrimento essenziale) fu in seguito causa di letali malattie come la pellagra.


I bisogni aumentarono, i costumi divennero più socievoli e distinti anche nelle classi medie e, ad onta di un più rapido aumento di popolazione, la vita dei poveri divenne più facile; grazie ai nuovi mezzi di godimento non solo l'esistenza divenne più piacevole, ma le classi superiori, furono poste anche in condizione di bastare alle accresciute richieste di attività intellettuale. Tutti questi fattori aumentarono il benessere del popolo e promossero con questo l'incivilimento, la cultura, la volontà di occuparsi d'interessi ideali. La limitatezza angusta del medio evo, che sempre aveva mirato soltanto a ciò che era vicino nello spazio e nel tempo, fu definitivamente messa da parte in seguito alla conoscenza familiare di paesi e di razze umane lontane e singolari.

Senza interruzione si seguivano l'una all'altra le grandi scoperte marittime e la vera estensione e forma del nostro globo cominciò ad esser meglio conosciuta. Lo sguardo si abituò ad abbracciare, a giudicare e a calcolare un ambiente più vasto; si cominciò osservare tanti paesi e tante famiglie di nazioni diverse. La ricchezza della nuova esperienza giornaliera pose termine a quella cupa e falsa serenità, che, inaccessibile ad ogni insegnamento e ad ogni nuova luce, si aggrappava sempre soltanto all'antica tradizione, come all'unica cosa vera ed esemplare. E questo cosa vera era stata sempre la rassegnazione in attesa di premi divini che attendevano il misero uomo all'al di là, in cielo. Ovviamente i più miseri, perchè quelli che predicavano la sopportazione di quà, in terra non si facevano di certo mancare i piaceri.

Come è noto, lo strato sociale più conservatore è quello degli agricoltori, che ben volentieri lasciano tutto nello stato medesimo, che hanno ereditato ed appreso a conoscere dai loro antenati. Il modo di coltivare la campagna all'inizio del secolo XVII differiva di poco da quello, che era stato in uso al tempo di Carlo Magno o dell'antico Impero Romano; il sistema del triplice avvicendamento dominava nella maggior parte dell'Europa; un campo produceva un cereale invernale, un secondo un cereale estivo, un terzo riposava quale maggese. Sistemi più intensivi di coltura, di avvicendamento, di creazione di praterie artificiali, di allevamento del bestiame non allo stato brado come si era sempre aftto, ma nelle stalle vennero in uso soltanto nelle parti meglio coltivate dell'Europa, come nei Paesi Bassi e in alcune rare regioni italiane.
Queste etcniche richiedono una maggiore intelligenza e attenzione ed anche un capitale più considerevole, ma aumentano il prodotto e rendono possibile di nutrire una popolazione di gran lunga maggiore. Anche la letteratura agronomica del secolo XVII dimostra tuttora un carattere fortemente arretrato, appoggiandosi del tutto sugli scritti degli antichi Romani intorno all'agricoltura, come se quella fosse vangelo mentre non lo era affatto. Anche quella romana era una "coltura eroica", fatta alla giornata e nei luoghi per nulla adatti a certe coltivazioni. Inoltre non era in uso nè la selezione delle semennze nè tantomeno si lasciavano queste per altre. Ad esempio se si produceva un grano a bassa resa, una parte di questo raccolto veniva riposto per la successiva semina, cosicchè le caratteristiche non cambiavano mai.

Il mantenimento del bestiame era in Germania piuttosto in regresso, al contrario che in Olanda, dov'erano belle razze di buoi senza difetti. Qui si mirava specialmente alla produzione del latte, che si faceva nei «salotti da mucche», stalle stupende mantenute meticolosamente pulite, e sempre sempre più grandi. A inizio '900 (e tutt'ora) esistevano aziende agricole di razionale allevamento con decina di migliaia di capi di bestiame.

Fioriva invece dovunque l'allevamento dei cavalli, che esercitato con predilezione dalle classi superiori, fu insegnato con diligenza anche per mezzo di scritti dedicati. Il re Carlo II d'Inghilterra (166o-i685) introdusse l'uso delle corse; l'anno 1680 fu l'anno, in cui ebbe principio l'allevamento dei cavalli inglesi puro sangue, tramite un'accorta selezione dei soggetti più pregiati.
Il rafforzarsi del potere monarchico contribuì del resto anche di per sé ad innalzare la classe degli agricoltori nel continente europeo, in quanto che in una certa misura proteggeva questi dalle violenze dei grandi proprietari. La maggiore facilità nel convertire in contanti i prodotti del suolo, da quando si era sostituito al reddito in natura quello in denaro, come la trasformazione del servizio militare dei gentiluomini in una prestazione di denaro, avevano dato modo ai nobili di far lavorare per proprio conto le loro terre, cacciando i contadini dalle loro fattorie e sequestrandole a proprio profitto e finalmente obbligando i contadini, che ancora rimanevano, ad un servizio sempre più opprimente di lavoro e di trasporti sui campi del loro signore.

Principalmente in Germania i contadini nel periodo di sofferenze e di terrori della guerra dei trent'anni si erano impoveriti, rintontiti e scoraggiati. Non potevano resistere alle pressioni dei proprietari, che sebbene avessero sofferto gravi perdite durante la guerra, erano - proprio con le terre - rimasti tuttavia i più forti economicamente ed occupavano nello Stato una posizione preminente ed autorevole. Il massimo grado di servitù rustica, la servitù della gleba, specialmente nella Germania a levante dell'Elba, è stata introdotta soltanto durante la seconda metà del secolo XVII.
Il principato assoluto lentamente e perfino esitando, per riguardo alla nobiltà affine ad esso socialmente e politicamente, ma tuttavia in modo sempre più deciso, prese partito contro questo egoismo crudele e violento.
Fu del tutto vietato l'aggregazione di piccoli poderi a un latifondo, e fu fissata per sempre la misura dei lavori servili per i dissodamenti. La completa liberazione dai carichi feudali dei fondi posseduti dai contadini si deve, a dire il vero, soltanto alla rivoluzione francese, alle guerre napoleoniche e alle loro conseguenze. L'affrancamento della gleba, fu indiscutibilmente il più grande successo della rivoluzione sui diritti umani. Ovviamente gli antichi parassiti che esercitavano tutto il loro egoismo nel modo più violento non la pensano così. Sonoi questi i "conservatori" che giustificano le loro proprietà terriere come "dono divino". Anche se spesso sono stati questi "doni" solo il frutto delle più arroganti esurpazioni dei loro avi. Ma a ricordarglielo, quelle orecchie non sentono.

L'istituzione destinata a mantenere la sicurezza all'esterno e l'ordine e l'obbedienza all'interno dello Stato, cioè l'esercito, rigorosamente sottoposto al comando del principe, era fondato su basi in parte mercantili e in parte aristocratiche. Il sistema feudale fu eliminato quasi interamente; così nel ducato di Prussia, come nel più vasto àmbito della Francia, la chiamata occasionale alle armi dei contingenti nobiliari dimostrò in modo così incontestabile la loro intima decadenza e la loro inutilità che dai tempi del Grande Elettore e di Luigi XIV non furono più convocati.
Non corrispondevano più alle necessità di una tecnica così sviluppata nell'armamento e nei movimenti dei corpi dell'esercito. Lo stesso avvenne per le milizie, il cui impiego inoltre contraddiceva al sistema del governo assoluto, che non voleva sapere di una partecipazione di fatto dei sudditi ai pubblici affari. Rimase quindi soltanto l'esercito permanente, formato da mercenari, sorto appunto nell'epoca di Luigi XIV.

Esso, per la sua organizzazione stabile e più che si poteva uniforme, differiva dagli eserciti del passato, misti, variopinti, esposti a variare con le circostanze. Gli eserciti non furono più licenziati in tempo di pace ma solo diminuiti nel loro effettivo, conservando più che fosse possibile i loro quadri.
I soldati erano esclusivamente mercenari, arruolati spontaneamente, senza che si facesse differenza tra nazionali e stranieri. Lo Stato, che possedeva maggior denaro, poteva contare pure su più numerosi e più abili soldati. Naturalmente non era il caso di parlare di patriottismo in quei soldati, che dovevano esser tenuti insieme con una disciplina di ferro. Anche il corpo degli ufficiali all'inizio si reclutava tra i nobili di tutti i paesi. Ma gradatamente i principi più avveduti fecero in modo che vi entrassero per lo più persone dello stesso paese, principalmente nobili. Si fondarono scuole per gli ufficiali, accademie militari per i nobili, istituti per i cadetti ed anche scuole speciali di artiglieria e d'ingegneria militare.
Mentre in Francia i posti d'ufficiale erano occupati quasi esclusivamente da nobili, in Germania vi furono ammessi anche dei borghesi, dei quali, specialmente nell'esercito del Brandeburgo, oltre al famoso Derfflinger, molti altri ascesero ai gradi più elevati. A poco a poco, specialmente nella fanteria, fu condotta a termine quella uniformità di armamento e di vestiario, che alla fine dell'epoca da noi qui esposta costituiva già la regola. Anche questa era una differenza importante di fronte alla condizione degli eserciti del medio evo.

Al termine della guerra dei trent'anni la fanteria si distingueva in picchieri e moschettieri, tra i quali i primi formavano un terzo del numero totale. Il moschetto aveva una canna lunga m. 1,10 sopra una cassa di m. 1,40; la sua portata giungeva da 216 a 270 m., ma un buon tiro non si aveva oltre 108 metri. Nel mirare si appoggiava il moschetto sul petto, a 15 cm. sotto il mento, e si sparava per mezzo di una miccia. Le palle stavano in una bandoliera, portata intorno al busto dalla spalla sinistra. La polvera si trovava in una borsa, appesa alla bandoliera sopra l'anca destra. Del resto nell'esercito del Brandeburgo, già fino dal 1670, vi erano cartucce contenenti palla e polvere, in quello francese fino dal 1690.

Oltre al moschetto e alla picca il soldato di fanteria portava una spada. Già fin dalla fine del secolo XVII gli ufficiali di fanteria portavano una corta alabarda detta spuntone o partigiana.
Al fianco del moschetto comparve il fucile, che era piuttosto più leggero e si caricava per mezzo di un apparecchio a ruota. Perciò mirando si poteva appoggiare alla guancia e contro
la spalla, attitudine più comoda e che permetteva un tiro più sicuro. Furono armati con queste armi dei reggimenti speciali di fucilieri.
Questo armamento fu poi per gradi del tutto trasformato. Nella fanteria s'introdusse generalmente la baionetta, già da lungo tempo inventata. Dapprima l'asta era fissata sopra un gambo di legno, che si introduceva dentro la canna del fucile. Al fine poi di permettere al fucile il tiro anche con la baionetta innestata, questa in luogo del gambo di legno fu munita più tardi di un supporto, che abbracciava la canna del fucile e vi restava fissato da una molla. Questa invenzione è attribuita al famoso maresciallo Vauban, che ad ogni modo la mise in uso nell'esercito francese. Con l'introduzione della baionetta, la picca divenne superflua, cosicchè i picchieri caddero del tutto in disuso e la fanteria ricevette quindi un armamento uniforme in tutti gli eserciti europei.

Intorno al 1650 fu inventato in Francia il fucile a pietra, che era molto più leggero e sicuro a maneggiare che quello a ruota. In seguito si rinunciò al moschetto per servirsi soltanto del fucile a pietra. Questo mutamento compiuto nell'esercito francese dal Vauban nel 1692 fu poi ben presto adottato negli altri eserciti; d'allora in poi cessò di fatto la distinzione tra reggimenti di moschettieri e di fucilieri, per quanto i nomi restassero.

Fucili a canna rigata, che rendevano possibile una maggiore gittata e sicurezza di tiro, si davano soltanto a reparti di archibugieri e di cacciatori.
Oltre alle armi da fuoco si adoperavano ancora delle granate a mano, che avevano un diametro di 58 mm. e portavano una miccia. Dopo aver accesa questa miccia le granate si lanciavano a mano. Vi erano compagnie speciali di granatieri a piedi e a cavallo, che erano ripartite tra i vari reggimenti.
La cavalleria propriamente detta era in parte armata ancora di corazza e di una lunga spada. Inoltre portava pistole con una canna e una cassa lunga 45 cm. od anche una carabina, che era più lunga e munita di un congegno a ruota o a pietra.
I dragoni costituirono una fanteria, che per maggiore rapidità di movimenti era provvista di cavallo, da cui smontava durante il combattimento. Era armata di fucile (più tardi di fucile con baionetta) e di spada come la vera fanteria. Il maresciallo Derfflinger prediligeva molto l'arma dei dragoni, che a suo tempo ebbe una parte importante nell'esercito di Brandeburgo.

Tutte le tre armi erano divise in compagnie, due delle quali nella cavalleria erano spesso riunite per formare uno squadrone. Le compagnie erano unite in reggimenti e ogni due reggimenti nell'esercito francese in una brigata, comandata da un brigadiere, pari di grado a un maggior generale inglese o tedesco. In quel tempo non vi erano maggiori unità permanenti.


L'artiglieria si guardava come un'arma ausiliaria ed era per considerazione militare subordinata alle armi rimanenti. Era insomma solo di appoggio, per sparare qualche colpo più per far intimorire che non per colpire. (fu poi più tardi, un giovane ufficiale artigliere, di nome Napoleone Bonaparte, che all'assedio di Tolone, iniziò a fare le "batterie", cioè prelevando e riunendo più cannoni per fare una massa di fuoco micidiale).
Il calibro dei cannoni era ancora molto differente; nell'esercito francese, che dava di solito esempio agli altri, vi erano sei calibri: cannone, colubrina, «bastonade», artiglieria media, falcone, falconetto; il cannone era lungo 3 metri, lanciava palle di 15 cm. di diametro ed aveva una portata di 630 metri; il falconetto aveva una lunghezza di 1 metro e mezzo, con una palla di 2 cm. e 31 di diametro e una portata di 450 m. Si adoperavano già palle cave ed anche palle arroventate per bombardare una fortezza.
A questo scopo servivano anche le bombe, che erano lanciate da mortai. L'artiglieria da campo non era molto numerosa, un pezzo soltanto ogni mille o duemila uomini.

All'inizio di questo periodo storico la forza di un esercito era riposta nella cavalleria, che talora ne costituiva una metà abbondante. Nondimeno l'armamento migliore della fanteria col fucile a baionetta ne aumentò l'efficacia tattica al punto che essa divenne per gradi la prima delle armi di un esercito, quale é rimasta fino ai nostri giorni. D'allora in poi prevalse in modo considerevole per numero sulla cavalleria.

Per opera del maresciallo francese Vauban (1633-1707) l'arte della fortificazione ricevette una nuova tecnica, che é poi rimasta in voga per circa due secoli. Egli non inventò degli elementi addirittura nuovi del tutto, ma accettò e sviluppò il sistema italiano dei bastioni, a cui diede norme matematiche, da adoperare generalmente. Per mezzo di forti ostacoli naturali, di alti bastioni armati con numerose artiglierie, di un'opportuna disposizione delle opere esterne e delle vie coperte cercò di rendere capaci di resistenza anche le fortezze munite di piccole guarnigioni. Vauban era di un'operosità instancabile e si adoperò a migliorare il suo ordinamento con un secondo sistema e poi con un terzo. Vauban voleva proteggere l'intera frontiera della Francia con una doppia corona di fortezze, ognuna delle quali doveva comprendere tredici piazze forti. Però si è esagerato questo modo di difendere una frontiera, conservando ed erigendo un numero troppo grande di fortezze, le cui guarnigioni, com'era naturale, indebolivano considerevolmente la forza offensiva dell'esercito francese.

Lo stesso Vauban ha lavorato in più di 300 antiche fortezze, ne ha eretto 33 nuove ed ha diretto 53 assedi. Il sistema di difendere la frontiera con numerose fortezze fu imitato dovunque e restò a lungo in voga, finché si continuò a svolgere a preferenza la guerra intorno alle forti posizioni e a considerare la decisione per mezzo di una battaglia generale come un male da affrontare soltanto in caso di necessità.
(Questa radicata antiquata mania delle grandi fortezze di frontiera, che permetteva di fare così "la guerra da seduti", venne fuori ancora nella famosa "Linea Maginot" degli anni 1930, che fu poi travolta in poche ore dai tedeschi di Hitler, con la cosiddetta "guerra di movimento").


Il geniale Vauban espresse già il concetto dei campi trincerati, che oggi sostituiscono le fortezze. Ne voleva costruire uno a Parigi, come centro e termine della sua cintura di fortezze.
Il neerlandese Coehorn (1641-1704), in armonia con la natura della sua patria, sviluppò specialmente la fortificazione dei luoghi ricchi di acqua. Tracciava larghi fossi pieni d'acqua, bastioni che di poco si alzavano sopra il livello di questa, ma erano rafforzati all'interno da piazze d'armi e da «cavalieri», e provvisti di numerose opere esterne; fortificazioni erette con piccola spesa, che favoriscono una difesa tenace, una lotta continuata passo a passo, mentre Vauban mirava a una difesa ardita e vigorosa.
Ancor più originale che nell'arte della difesa fu Vauban in quella degli assedi. Egli la ridusse a un sistema formale, impiegato ancora a metà del XX secolo. Le trincee per investire le fortezze, che si disponevano prima senza regola, furono da lui tracciate in modo ingegnoso, seguendo precetti determinati secondo il sistema delle «parallele» ; egli inventò il tiro di «ricochet» che permette al proiettile di colpire dopo vari sbalzi l'obbiettivo che non si può raggiungere con un tiro diretto. L'attacco fu in modo minuzioso ordinato in modo che un esteso e intenso fuoco di artiglieria vinceva gradualmente tutti gli ostacoli e spazzava i fronti d'attacco come quelli accessori delle opere nemiche, cosicché l'assalitore presto, coperto e con piccole perdite poteva giungere a fare irruzione nella posizione principale del nemico. Quando si iniziò aseguire il suo sistema, si credette di potere d'allora in poi determinare il giorno, nel quale la fortezza sarebbe caduta.


Così sotto il principato assoluto con l'accrescimento della pubblica prosperità dei popoli, andava di pari passo lo sviluppo dei mezzi di distruzione dei medesimi.

Ma oltre la prosperità e le armi sempre più micidiali
qual'era lo sviluppo intellettuale dei popoli ?

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