ANNO 1923 (3)

L'ITALIA FASCISTA

RIFORMA AMMINISTRATIVA - ELETTORALE



LA RIFORMA AMMINISTRATIVA - L'AUTORITA' DEL PODESTA' E QUELLA DEL PREFETTO
LA RIFORMA ELETTORALE POLITICA - L'ESERCITO, LA MARINA. L'AERONAUTICA

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(queste LEGGI varate nel primo periodo del Fascismo (1923) sono state successivamente aggiornate, e per non ripeterci nel parlarne all'atto della loro gestazione o modifiche,
sono prese dal Consuntivo Ufficiale Pubblicazione Nazionale dell'anno 1928;
trattano tutte le leggi che riportiamo, la loro storia, la natura delle stesse, i commenti ufficiali)
(i testi sono integrali e fedeli alla citata "pubblicazione" che possediamo in originale)

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LA RIFORMA AMMINISTRATIVA

Il riassetto degli Enti locali fu uno dei problemi che il Fascismo si propose di risolvere fin dal suo avvento al Potere. E la soluzione fu conforme a quel concetto dello Stato unitario e sovrano che è uno dei capisaldi della dottrina fascista. Dopo tre anni di esperienze e un approfondito esame della questione, il Governo venne nel convincimento che fosse necessario abbandonare il sistema elettorale per affidare ad un Magistrato di nomina regia. Questo porterà alla legge 4 febbraio 1926, che istituiva il Podestà nei Comuni con popolazione non eccedente i cinquemila abitanti.
Con successivo Decreto legge 15 aprile 1926, l'ordinamento podestarile venne esteso a tutti i comuni sedi di stazioni di cura, di soggiorno e di turismo, indipendentemente alla popolazione di esso, ed infine, con un altro Decreto legge, l'istituto venne attuato in tutti i Comuni del Regno tranne in quello di Roma per il quale fu mantenuto l'ordinamento governatorile istituito con R. Decreto 22 ottobre 1925.

Nella relazione alla Camera dei Deputati sulla legge che ha istituito in Italia il Podestà e le consulte Municipali, si legge: «La presunzione che l'istituzione del Podestà debba distruggere l'autonomia comunale è frutto di un equivoco troppo a lungo durato. E indubbio che al significato originario puramente funzionale di autonomia si era sovrapposto un significato prevalentemente politico; per cui fu ritenuto che il Comune, indipendentemente dai suoi fini amministrativi, potesse avere dei fini politici o quanto meno potesse diventare strumento di potenza nelle mani di un partito politico. Le elezioni amministrative non si svolgevano più su piattaforme di interessi locali, ma su piattaforme rigidamente politiche e i Comuni diventarono oggetto di conquista da parte dei partiti politici».

Ne derivò quindi questa assurda conseguenza giuridica che il Comune - organo minore - «poteva affermare, ed entro certi limiti anche attuare, una volontà diversa da quella dell'ente maggiore, dar vita a un indirizzo amministrativo e quindi politico suo proprio, quasi che la gerarchia, che è insita nel concetto di autarchia, più non esistesse».
A questo inconveniente gravissimo segnalato dai giuristi si pose un riparo con l'istituzione del Podestà per cui, pur conservando l'ente comune integra la sua personalità giuridica e la sua indipendenza amministrativa, vive ed agisce in piena armonia con gli interessi generali della Nazione e con le direttive del Governo.
A fianco del Podestà la legge ha istituito la Consulta Municipale che ha attribuzioni meramente consultive ed è obbligatoria soltanto nei Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti; negli altri è istituita quando il Prefetto lo ritenga possibile.

L' AUTORITA DEL PREFETTO NELLA PROVINCIA

Da quanto siamo venuti esponendo ci sembra che chiaro debba emergere uno dei concetti fondamentali del Fascismo divenuto Regime, e cioè l'autorità dello Stato sovrano, che ha fini superiori a quelli degli individui e dei gruppi e che la sua sovranità (in vista degli interessi supremi e collettivi della Nazione) vuole rigorosamente e indefessamente attuare. E ovvio pertanto che il Governo Fascista abbia procurato di rinvigorire l'autorità del Prefetto che sotto i passati Regimi demoliberali era divenuto, si può dire, il rappresentante delle brighe elettorali e delle clientele del Governo di Roma. E così, aumentato il numero delle provincie -in seguito all'ampliamento del territorio nazionale ed a una più accurata disamina della particolare configurazione geografica delle diverse regioni - i Prefetti del Regno - «sono assurti ad una dignità di funzioni e di compiti che fino a pochi anni or sono nemmeno avrebbero potuto pensare».

La legge sulla estensione delle attribuzioni ai Prefetti - che precorre la circolare del gennaio 1927 - già racchiude netta e precisa la visione del Governo per quanto riguarda la politica interna. Così in questa come in altre leggi - ad esempio in quelle concernenti i doveri dei funzionari verso lo Stato - il Fascismo vuole che sia pienamente realizzata l'unità dell' indirizzo politico da parte di tutti coloro, che, in funzioni importanti o modeste, rappresentano lo Stato.

E passiamo ora, alla «circolare» di Benito Mussolini - uno dei documenti politici più significativi del Regime che, con scultorea potenza, definisce le funzioni e quasi direi plasma la figura ideale del Prefetto nel nuovo ordinamento dello Stato Italiano.
Purtroppo l'indole e i limiti di questo lavoro non ci consentono di riportare per intero il mirabile documento, che tanti-consensi seppe raccogliere in Italia e all'estero. Ci accontentiamo di riferirne qualche brano dello stesso Mussolini, che valga a dare un'idea della profonda concezione politica del Capo del Governo e Duce del Fascismo.

L'Art. 1 dice: «Il Prefetto, lo riaffermo solennemente, è la più alta autorità dello Stato nella Provincia. Egli è il rappresentante diretto del potere esecutivo centrale. Tutti i cittadini, ed in primo luogo quelli che hanno il grande privilegio ed il massimo onore di militare nel Fascismo, debbono rispetto ed obbedienza al più alto Rappresentante Politico del Regime Fascista e debbono subordinatamente collaborare con Lui per rendergli più facile il compito ». « Là dove necessita, il Prefetto deve incitare e armonizzare l'attività del Partito nelle sue varie manifestazioni. Ma resti ben chiaro per tutti che l'Autorità non può esser condotta a mezzadria. Non sono tollerabili slittamenti di autorità o di responsabilità. Se così non è, si ricade in piena disorganizzazione e disintegrazione dello Stato. Si distrugge cioè uno dei dati basilari della dottrina fascista. Si rinnega uno dei maggiori motivi di trionfo dell'azione fascista che lottò appunto per dare consistenza, autorità, prestigio, forza allo Stato, per dare lo Stato uno e intangibile come è e deve essere lo Stato Fascista.
Il Partito e le sue gerarchie dalle più alte alle minori, non sono - a rivoluzione compiuta - che uno strumento consapevole della volontà dello Stato quanto al centro che alla periferia ».

L'Art. 2: «Il Prefetto deve porre la massima diligenza nella difesa del Regime contro tutti coloro che tendono a insidiarlo o indebolirlo. Ogni paritetico agnosticismo in materia è deleterio. La iniziativa alacre ed intelligente della lotta contro i nemici irriducibili del Regime deve essere dei Prefetti».

L'Art. 3: «L'ordine pubblico non deve essere menomamente turbato. L'ordine pubblico tutelato e garantito significa il calmo proficuo svolgimento di tutta l'attività della Nazione.... Comunque il Prefetto Fascista previene con la sua aziene di vigilante dirimendo le cause di ogni specie che possono turbare l'ordine pubblico. Una tempestiva prevenzione rende inutile una costosa e tardiva repressione. Ma accanto all'ordine pubblico, il Prefetto Fascista si occupa della tutela dell'ordine morale, cioè compie un'azione di conciliazione, di equilibrio, di pace, di giustizia, per cui l'ordine morale fra i cittadini diventa il presupposto e la migliore garanzia dell'ordine pubblico».

L'Art. 4: : «Un Regime totalitario e autoritario, come quello fascista deve porre la massima diligenza e scrupolo fino all'estremo per quanto concerne l'amministrazione del pubblico denaro. Più volte dissi che il danaro del popolo è sacro. Occorre quindi che tutte le gestioni di ordine amministrativo e finanziario, dai comuni ai sindacati siano oggetto della più vigilante attenzione e assiduo controllo. Il Prefetto Fascista deve tenersi in diretto contatto col Podestà. Tutti coloro che amministrano il pubblico denaro debbono essere di specchiatissima probità». E ancora : «Il Prefetto Fascista deve imporre che siano allontanati e banditi da qualunque organizzazione o forza del Regime, tutti gli affaristi, i profittatori, gli esibizionisti, i venditori di fumi, i pusillanimi, gli infetti da lue politicantista, i vanesi, i seminatori di pettegolezzi e di discordie e tutti quelli che vivono senza chiara e pubblica attività».

L'Art. 5: «Il Prefetto Fascista non è il Prefetto dei tempi demo-liberali: allora il Prefetto era un agente elettorale, ora che di elezioni non si parla più, il Prefetto cambia figura e stile. Il Prefetto deve, prendere tutte le iniziative che tornino a decoro del Regime e ne aumentino la forza e il prestigio tanto nell'ordine sociale come in quello intellettuale. I problemi che assillano in un dato momento le popolazioni, case, caro-viveri, debbono essere affrontati dai Prefetti".
E nella conclusione Mussolini afferma: «So che siete dei fedeli rappresentanti dello Stato Fascista. Le applicherete dunque con intelligenza, con assiduità, con fede».

Così Benito Mussolini interprete verace e profondo dell'anima e dei bisogni della Stirpe ha parlato ai Prefetti. Il suo maschio e vigoroso pensiero ha inciso ancora una volta, nello stile lapidario della sua prosa, una delle leggi essenziali della nuova Italia.

LA RIFORMA ELETTORALE POLITICA

La nuova legge elettorale politica doveva interamente allontanarsi dalle vecchie concezioni e dai vecchi sistemi, perchè potesse rispondere alla trasformazione sostanziale operata dalla Rivoluzione delle Camicie Nere nella compagine dello Stato e nella mentalità politica degli Italiani.
«La creazione dello Stato sindacale - dice Giuseppe Morelli nell' introduzione al commento sulla nuova legge - la nuovissima, concezione dello Stato regolatore dei rapporti tra produzione e lavoro, mirante al raggiungimento dell'armonica cooperazione, in sostituzione della lotta fra le classi, non potevano non avere rispondenza nei principi informatori della costituzione della rappresentanza politica. Il grande esperimento fascista nel campo economico sociale si completa e si integra con la sua applicazione al campo politico».

Per la dottrina fascista, che si riallaccia alla tradizione filosofica dell'idealismo assoluto, non esiste un diritto innato al voto dell'uomo come cittadino, ma un diritto dell'uomo come produttore. Al suffragio universale fondato su un criterio astratto di capacità, presenta soltanto in funzione di un limite minimo di età, è stato sostituito un suffragio egualmente molto largo, che ha il suo fondamento nell'attività produttiva di ciascun individuo, in modo che potrà essere considerato elettore soltanto chi concorre in qualsiasi forma, alla creazione della ricchezza nazionale.

Come ben si esprime il Foglio d'Ordini del 17 novembre anno VI, con la riforma del Parlamento «un fattore nuovo ed originale viene introdotto nella civiltà politica del mondo contemporaneo.
E' la parola fine messa al capitolo di quella mal congeniata serie di finzioni e di menzogne convenzionali, sulle quali la dottrina e la pratica demo-liberale si sono esercitate durante un secolo intero.

"È l'apparizione nella storia di un elemento più concreto, al posto del cittadino aeriforme. E' diciamolo schietto - la fine del Parlamento nel senso tradizionale della parola.
"Per lo speciale ordinamento sindacale della Nazione Italiana, la grande maggioranza degli elementi produttivi sono inquadrati nelle organizzazioni legalmente riconosciute. L'organizzazione sindacale comprende oltre agli iscritti tutti coloro che appartengono alle categorie sindacate anche se non iscritti i quali sono tenuti a pagare un contributo sindacale, e poichè la legge considera questo contributo come titolo per l'elettorato, è evidente - dice G. Morelli - la grande larghezza con la quale il suffragio viene ad essere concesso. Al criterio della concessione del suffragio risponde quello della rappresentanza essendo i designati proposti nella grandissima maggioranza delle organizzazioni sindacali. Ai candidati delle organizzazioni si aggiungono i rappresentanti di enti morali e di associazioni che perseguono finalità nazionali di cultura, di educazione, assistenza e propaganda.

Da ultimo fra i designati possono essere comprese persone di chiara fama nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nella politica, nelle armi.
Tale rappresentanza politica sarà l'espressione di tutte le forze veramente produttive, morali e spirituali del Paese. Le proposte delle organizzazioni sindcali saranno poi esaminate e vagliate da quel supremo consesso costituzionale, che, durante un quinquennio ha dimostrato di essere il cervello, il cuore e l'arma della Rivoluzione Fascista: il Gran Consiglio. Esso fra gli 800 nomi proposti dai Sindacati e fra i 200 proposti dagli Enti e associazioni stabilite dalla legge, sceglierà i 400 rappresentanti della Nazione ed avrà anche facoltà di comprendervi altri nomi che siano al di fuori di ogni indicazione. Ecco nelle linee generalissime la nuova forma di suffragio, al quale il popolo che dalle officine e dai campi segue con acuto interesse il mirabile sforzo compiuto dal Fascismo per elevare il livello materiale del Paese, darà certo il suo più incondizionato ed entusiastico consenso"
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L'ESERCITO

La legge che fissava il nuovo ordinamento dell'Esercito, sanzionata poi dal Re l'11 marzo 1926 adottava come base la divisione ternaria e fin dal tempo di pace veniva costituita questa unità fondamentale nella sua completa struttura organica, per evitare allo scoppio della guerra i danni che una improvvisazione trae sempre seco in fatto di compattezza morale e di disciplina delle intelligenze, disciplina non meno necessaria di quella formale.
In connessione con questo ordinamento si risolvevano le due questioni della ferma o della forza bilanciata. La ferma normale era di 18 mesi, riducibile in alcuni casi eccezionali, fino ad un minimo di 6 mesi; la forza bilanciata calcolata in maniera da non discendere mai - anche nel tempo di forza minima - al disotto di una determinata cifra.

GLI UFFICIALI

Cure particolari furono rivolte dal Governo agli ufficiali, che, secondo la parola del Duce nel discorso del 2 aprile 1925, debbono essere ben preparati e ben trattati. Poichè i quadri erano pletorici si provvide a sfollarli, eliminando come è naturale, i meno degni e i meno capaci; e per la promozione ai gradi di maggiore e di colonnello furono stabiliti gli esami.
Degno di nota quanto disse Mussolini in Parlamento nel dibattito sollevato relativamente agli esami. «Dare un esame non è umiliante, è umiliante essere bocciato all'esame.... qualche volta gli esaminatori sono gli uomini, qualche altra volta sono le cose nella loro ferrea obbiettività, tal'altra il destino improvviso. Ma la vita è un esame continuo».

Provvedimenti importanti di carattere economico sono stati presi a favore degli ufficiali e per meglio assicurare allo loro famiglie una vita decorosa è stato ripristinato l'obbligo della dote per i matrimoni degli ufficiali stessi.
Quanto agli ufficiali in congedo essi vengono tenuti a giorno dei perfezionamenti tecnici mediante appositi corsi che si svolgono presso le scuole centrali delle varie armi e per la loro cementazione morale e tecnica è stata istituita dal Governo e il 18 giugno 1926 inaugurata dal Duce l' Unione Nazionale degli Ufficiali in congedo con qualifica di Ente parastatale, «destinata a raccogliere in un solo fascio di volontà tutte le preziose energie che finora, per mancanza di unità di direzione, erano andate disperse in mille rivoli».

LA MARINA

Anche la Marina, negli anni che seguirono la guerra per effetto delle rinuncie politiche all'estero e dell'incipiente dissolvimento all'interno era in condizioni di deplorevole decadenza.

Prima cura della Rivoluzione fascista fu «di rimettere ordine e disciplina dove erano invalsi procedimenti confusi e sconnessi ».
Furono riorganizzati gli alti Comandi Dipartimentali e si raccolsero le energie produttive, marinare (disperse in un eccessivo numero di arsenali) in pochi redditizi centri. Lo stesso criterio fu attuato nel ridurre e coordinare in modo più razionale gli organi centrali dell'Amministrazione.
Con l'aumento della ferma navale portata a 28 mesi si riparò alla insufficienza degli equipaggi; si ricostituirono le scorte dei combustibili, si dette novello incremento alle grandi manovre navali e alle crociere nei lontani Oceani.
Dopo che il Duce personalmente ebbe assunta la direzione del Ministero, anche la Marina non tardò a risentire i benefici effetti dell'indirizzo unitario che informa lo sviluppo e l'impiego delle forze armate della Nazione.
Nel maggio 1926 fu poi approvato dal Parlamento il disegno di legge per il nuovo ordinamento per la Marina. Fra le altre innovazioni si veniva a conferire maggiore importanza che in passato al personale direttivo di macchina che doveva essere costituito da ufficiali sceltissimi.

Pur tenendo nel dovuto conto le inderogabili esigenze della finanza, il Governo fascista ha iniziato un vasto programma di costruzioni navali che, se non rappresenta il massimo richiesto dalle necessità della Marina Italiana, può considerarsi come un soddisfacente avviamento verso la completa efficienza della flotta.

L' AEREONAUTICA

«Basta gettare un'occhiata sulla carta d'Italia - ha detto il Duce - per convincersi della necessità assoluta di una forte aviazione. La quasi totalità del territorio nazionale è accessibile alle offese di un aereo nemico capace di superare la modestissima distanza di 350 Km. di andata ed altrettanti di ritorno».
Perciò il Fascismo, vigile e indefesso custode dei più gelosi interessi nazionali, ha dato subito tutto il suo appoggio per un rapido e razionale incremento dell'aviazione.
Prima ancora che l'Aeronautica avesse vita come arma indipendente fu istituito il Commissariato dell'Aeronautica.

Seguiva poco dopo la creazione del Comitato superiore dell'Aeronautica, con funzioni analoghe a quelle del Consiglio superiore dell'Esercito e del Comitato degli Ammiragli.

Già il 31 ottobre 1923 venivano costituiti il Corpo di Stato Maggiore della R. Aeronautica e la R. Accademia Aeronautica per l'istruzione degli aspiranti alla nomina di Ufficiali in servizio attivo.
Infine con decreto del 24 agosto 1924 veniva costituito il corpo dei RR. Equipaggi Aereonautici. Nel frattempo il Governo con tutti i mezzi incoraggiava lo sviluppo della Aviazione civile.

E poichè il nuovo organismo dell'Aviazione militare assumeva importanza sempre maggiore, il 4 maggio 1925 veniva istituito il sottosegretariato alla Aeronautica come primo passo verso la costituzione del Ministero dell'Aeronautica avvenuta poco dopo (30 agosto 1925).
Come completamento dei servizi ausiliari fu impiantato un «Ufficio Presagi» per le previsioni atmosferiche e con decreto 7 agosto 1925 veniva stabilita una circoscrizione di «zone aeree territoriali» per coordinare tutti i servizi a terra.

Intanto si dovette accelerare la costruzione dei nuovi apparecchi. E in quest'opera gli ingegneri italiani dettero prova mirabile del loro inesauribile genio inventivo. In breve tempo si poterono sperimentare nuovi tipi di idrovolanti e di aereoplani di tutte le specie da caccia, da bombardamento e da ricognizione, e il risultato non fu inferiore per quel che attiene ai motori di aviazione dei quali furono presentati più di una decina di tipi nuovi. Grande sviluppo fu dato alla sistemazione dei campi di fortuna, così necessari per la sicurezza del volo.
Questo grande sforzo compiuto dal Governo Nazionale in materia di aviazione ha dato i frutti che erano
nei voti degl'Italiani. Ed oggi il Paese può guardare con fiducia ed orgoglio all'organizzazione dei servizi aereonautici e ai valorosi campioni dell'ala italiana che il nome della Patria rinnovellata, hanno portato, attraverso i cieli, in tutte le regioni del globo. Eroi che nella prospera e nell'avversa fortuna hanno tenuto alto il nome d'Italia, hanno rivelato a quali audacie, a quale vertice sublime di devozione e di sacrificio sappiano elevarsi i figli della nostra terra gloriosa e benedetta.

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Fonti, citazioni, testi, bibliografia
PUBBLICAZIONE NAZIONALE UFFICIALE,
(con l'assenso del capo del governo), 1928

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