ANNI 1935

CRONACA DELLA "NUOVA ECONOMIA"
le BANCHE, la MONETA, l'USURA,
il "CREDITO SOCIALE"

un intervento di O. P.
in Civiltà Fascista, n.2, febbraio 1935

Nel Discorso agli operai di Milano e nelle dichiarazioni all'Assemblea delle Corporazioni, il Duce pone nettamente il tema della «Nuova Economia », assegnando agli scienziati il compito di risolvere il problema della distribuzione ed alle Corporazioni quello di realizzare le loro soluzioni.

« In questo secolo non si può ammettere l'inevitabilità della miseria materiale, si può accettare soltanto la triste fatalità di quella fisiologica. Non può durare l'assurdo delle carestie artificiosamente provocate. Esse denunciano la clamorosa insufficienza del sistema".
« Io vi dico che la scienza moderna è riuscita a moltiplicare le possibilità della ricchezza ; la scienza controllata e pungolata dalla volontà dello Stato deve risolvere l'altro problema ; il problema della distribuzione della ricchezza in modo che non si verifichi più l'evento illogico, paradossale e al tempo stesso crudele, della miseria in mezzo all'abbondanza. Per questa grande creazione sono necessarie tutte le energie e tutte le volontà".
« Le Corporazioni non sono fine a se stesse, ma strumenti per il raggiungimento di determinati scopi".
« Quali sono gli scopi ? Una organizzazione che raccorci con gradualità ed inflessibilità la distanza fra le possibilità massime e quelle minime e nulle della vita. È ciò che io chiamo una più alta « giustizia sociale ».


Dunque le Corporazioni non sono solo organi per regolare la produzione, come molta gente crede in buona fede, ed ancora più gente vorrebbe far credere in mala fede, ma strumenti per la creazione di un nuovo sistema.
Mussolini non può aver pensato a una semplice « migliore distribuzione » della ricchezza, l'attuazione della quale non presenti nessuna incognita teorica o pratica, ma ad un metodo di distribuzione non ancora elaborato e fondato su di un nuovo sistema che appunto la scienza controllata e pungolata dalla volontà dello Stato deve elaborare.

Non si tratta qui delle scienze che hanno rapporti diretti colla produzione; queste sono riuscite a moltiplicare le possibilità della ricchezza; si tratta invece senza dubbio delle così dette scienze economiche che fino ad ora tutte e sempre definirono le carestie, le crisi, come fenomeni naturali inevitabili periodicamente ricorrenti. « Le carestie sono artificiosamente provocate ». È la prima volta che un uomo di Stato responsabile afferma ciò pubblicamente. La stampa estera, specialmente quella inglese, ne prese atto (come, per esempio The Criterion, nel suo numero di gennaio in un articolo di Ezra Pound e The New English Weckly).

Con questa affermazione Mussolini ha fatto crollare le artificiali costruzioni delle così dette scienze economiche. Ma gli economisti non seguono il motivo mussoliníano; nicchiano continuando le loro elucubrazioni sull'oro, sulla deflazione ed inflazione, sui prezzi e salari, discutono insomma su questa benedetta crisi che per quanto si faccia e strafaccia sembra davvero consolidarsi in un sistema.
Che nessuno degli uomini di Stato in vista sia arrivato alle conclusioni mussoliniane o per lo meno osi enunciarle, é un fatto fuori discussione. Pochi giorni fa Roosevelt ha proclamato il suo nuovo programma, completando quello in via d'attuazione (cioè limitazione di certe produzioni e simultanea creazione di altre fonti di ricchezza, come forze idroelettriche e vaste estensioni di terre irrigate) con riforme sociali ed assicurazioni sociali in prevalenza.

Roosevelt ha accompagnato le sue proposte con la dichiarazione che tutto ciò é necessario per sollevare le popolazioni oggi sofferenti perché domani possono essere alla mercè di crisi che non saremo mai in grado di evitare. Egli ha dichiarato precisamente «nessuno può garantire il Paese contro i pericoli di future crisi, ma noi possiamo benissimo ridurre le pericolose conseguenze ed eliminare parecchi fattori che in caso di depressione economica hanno dimostrato di essere causa di acute sofferenze per le classi meno abbienti della Nazione".
C'è un abisso incolmabile fra il concetto mussoliniano e quello rooseveltiano. Roosevelt parla spesso di povertà ed abbondanza, ma non mette mai la mano sulla piaga, non dice mai che la distribuzione deve essere impostata su nuove basi. Non gli passa mai per la mente che la « crisi é del sistema ».

In Inghilterra, Lloyd George lancia ora, dopo un lungo periodo d'incubazione, di cui abilmente ha curato la pubblicità sui giornali, un suo piano di ricostruzione, proponendo l'abbattimento dei tuguri (di cui in Inghilterra si parla da generazioni), l'intensificazione dell'agricoltura, la colonizzazione interna e così via ; il finanziamento di tutto ciò, come é stabilito anche nei programmi di Roosevelt per simili provvedimenti, dovrebbe essere fatto con grandi prestiti, con forti ipoteche da gravare sulle attività delle prossime generazioni. Colossali affari insomma per l'alta finanza oggi disoccupata o costretta a contentarsi di bassi profitti per le sue prestazioni, a cui essa attribuisce gran valore. Aumento, quindi, e sempre maggiore di produzione, aumento maggiore di debiti; peggio: aumento ancora maggiore di mezzi di produzione quando già quelli esistenti da un pezzo non forniscono lavoro in pieno e non bastano a pagare i debiti che vi gravano sopra.

Però, Lloyd George ammette che il presente sistema finanziario é inadeguato alla bisogna, riconoscendo in uno dei suoi ultimi discorsi che il « Credito Sociale », che verremo ad esporre in seguito, é importante, che deve essere preso in molta seria considerazione, e dichiarando che egli stesso é favorevole che sia esaminato.
Non si creda che noi si disprezzi le iniziative che questi uomini stanno prendendo o che si dubiti della loro buona fede. È l'inopportunità nel tempo e nello spazio delle loro iniziative che noi intendiamo di mettere in rilievo, poiché la soluzione del problema-base, cioè l'eliminazione della miseria in mezzo all'abbondanza, deve seguire un processo differente nei vari paesi. Vi sono paesi dove l'abbondanza esiste già effettivamente, paesi cioè che per le loro risorse naturali in stato di sfruttamento e per la loro attrezzatura tecnica possono già senz'altro produrre in abbondanza e questi sono per eccellenza i paesi anglo-sassoni ; altri paesi sono invece solo potenzialmente nell'abbondanza, cioè devono ancora attrezzarsi coi più moderni mezzi per poter sfruttare tutte le loro risorse latenti, come é il caso dell'Italia.

Gli scienziati dei paesi anglo-sassoni dovrebbero quindi studiare immediatamente e principalmente il problema della distribuzione delle ricchezze effettive, perché ogni ulteriore aumento delle capacità produttrici nei loro paesi non farebbe altro che aggravare la situazione, mentre gli economisti, se veramente scienziati, degli altri paesi hanno il duplice immediato e simultaneo compito di perfezionare i mezzi di produzione e di trovare il metodo per far consumare i prodotti in aumento.
Dato che i paesi anglo-sassoni sono gli unici dove la ricchezza sarebbe a portata di tutti, non é puro caso che gli scienziati, e precisamente i fisici e i tecnici, si occupino già da oltre un decennio del problema della scarsità in mezzo all'abbondanza, problema che veramente spetterebbe agli economisti. C'è di più. Le loro idee in proposito sono già tanto chiarite che se ne impadroniscono le Chiese. In Inghilterra e in America vi sono in prima linea molti ministri di culto che si sono fatti propagandisti di questo nuovo verbo. Si sa quanto pesino tali uomini sull'opinione pubblica dei loro paesi ; basti ricordare che il più grande fautore dell'abolizione della schiavitù in America fu un ecclesiastico.
Vive oggi un sacerdote in America che possiede la propria stazione di radio per la diffusione di queste idee fra milioni di avidi ascoltatori.
Ho davanti a me un opuscolo di un prelato inglese, il Dean di Canterbury, che spiega assai chiaramente, sulla falsa riga degli scritti del professore Soddy (premio Nobel di fisica) e dell'Ing. Douglas: « Perchè esiste la miseria in mezzo all'abbondanza ».

La nostra epoca é più l'epoca della forza motrice che della macchina. Il moderno impianto generatore di forza motrice ignora il lavoro umano. Lavora in una solitudine terrificante. Una nuova colossale stazione elettrica in Inghilterra impiega dodici uomini. La forza che si sviluppa con un minimo di lavoro sostituisce ancora altro lavoro umano negli opifici, nell'agricoltura, negli uffici. Si produce in casa ciò che s'importava prima. Ogni giorno diventiamo più ricchi. Sir Daniel Hall, consulente del Ministero dell'Agricoltura, ha detto recentemente che la capacità produttrice dell'agricoltura inglese fu nell'ultimo decennio raddoppiata dalla scienza. Il prof. Soddy calcola che 4000 uomini, attrezzati con mezzi moderni, sarebbero in grado di produrre tutta la raccolta di grano degli Stati Uniti ; e che dall'avvento della macchina e della forza motrice meccanica la capacità produttiva dell'Inghilterra sia aumentata del 4000 per cento.
Tutti questi progressi producono dei tragici turbamenti ; tragici perché superflui. Intrinsecamente ci arricchiamo, ogni risparmio nel lavoro giustifica un crescente «sconto nazionale» ed un crescente «dividendo nazionale» attinto al «Credito Sociale». Ma la vigente economia finanziaria ci condanna alla miseria.

Cosa é il Credito Sociale ? È il metodo per cui una nazione crea la propria moneta contro i propri beni reali, senza imporre il pagamento di pedaggio in forma di interessi; il metodo che mediante una speciale contabilità-nazionale stima il reale incremento dei valori ed a base di ciò concede uno sconto nazionale in forma di riduzione dei prezzi.
Questo metodo si enuclea dal concetto che l'incremento della ricchezza nazionale è effetto « dell'azione corporativa » dell'uomo nel passato, per usare il termine preciso adoperato dal Dean di Canterbury, e cioè sua eredità corporativa, e non risultato dell'azione isolata di singoli. L'incremento creato dall'associazione degli uomini appartiene alla comunità tutta e non a singoli individui od a gruppi di essi. È da questa eredità sociale, da questa base fisica, da questo flusso di merci e ricchezze, iniziato, alimentato ed accresciuto dal progresso delle arti industriali, che si attinge il fondo da cui derivano lo Sconto Nazionale ed il Dividendo Nazionale.

Il Credito Sociale è la misura della nostra capacità come comunità di fornire beni e servizi quando e dove essi sono richiesti ; la misura cioé della nostra ricchezza reale e possibile. Lo Sconto ed il Dividendo Nazionale sono i mezzi coi quali queste ricchezze vengono distribuite.
La ricchezza esiste. La povertà è superflua. Fisicamente siamo ricchi, finanziariamente poveri. Siamo ipnotizzati dai discorsi sulla scarsità. La finanza ci prende in giro. La nostra moneta stampata da Ditte private è denaro creato colla penna stilografica e costa tanto a produrlo quanto un biglietto ferroviario. Il nostro denaro è creato, controllato, commerciato monopolizzato dai proprietari delle banche private. (Ciò fu provato dalla Relazione parlamentare Macmillan)

( Vale la pena di segnalare alcuni passi di questa Relazione che convalidano il fatto che le banche hanno usurpato e continuano ad usurpare la sovranità dello Stato di coniare denaro : « non è contro natura » dice la Relazione «considerare i depositi bancari come se fossero creati dal pubblico mediante i suoi depositi in contanti che rappresentano o risparmi o somme che non occorrono nei momento in cui son depositate.
« Ma gran parte dei depositi ha origine nell'azione delle stesse banche; quando esse concedono dei prestiti, permettendo di ritirare del denaro allo scoperto, o quando esse comprano titoli, esse creano un credito sui loro libri che equivale ad un deposito.
« Ciò può essere reso chiaro da una semplice illustrazione, in cui sarà conveniente di assumere che ogni attività bancaria é concentrata in una banca sola. Supponiamo che un cliente abbia versato sul proprio conto 1000 sterline in contanti e che l'esperienza insegni che per soddisfare la domanda di rimborso dei clienti basta tenere nella banca in contanti effettivi solo l'equivalente del 10% dei depositi bancari (*); é ovvio che in questo caso le 1000 sterline incassate in contanti reggeranno depositi per la somma di 10.000 sterline.
« Supponiamo che la banca presti in seguito 900 sterline : aprirà un credito di 900
sterline per il suo cliente e quando esso emetterà un assegno per 900 sterline sul suo credito così concesso questo assegno sarà, nella nostra ipotesi, versato nel conto di un altro cliente della banca.
« La banca ha in mano ora ambedue i depositi ; cioé l'originale deposito di 1000 sterline e le 900 sterline versate dal secondo cliente. I depositi sono così accresciuti a 1900 sterline e la banca possiede contro la sua passività, cioé l'obbligo di pagare, le somme seguenti : a) le 1000 sterline originalí versate in contanti e b) l'impegno di un cliente di ripagare il prestito di 900 sterline.
Lo stesso risultato viene ottenuto quando una banca invece di prestare 900 sterline ad un cliente compra un titolo per quella somma. L'assegno che emette su se stessa in pagamento per il titolo, é pagato nel conto bancario del venditore e crea in suo nome un deposito per quella somma.
« In quest'ultimo caso la banca possiede contro la sua totale passività di 1900 sterline : a) le 1000 sterline originali in contanti e b) i titoli che ha comprato.
La banca può continuare a prestare o comprare titoli fino al punto in cui i crediti creati o gl'investimenti comprati vengono a rappresentare nove volte la somma del deposito originale di 1000 sterline in contanti.

La Relazione afferma in seguito che la stessa cosa succede anche se non assumiamo che vi sia solo una banca)

Non si dà la colpa alle banche che fanno il loro lavoro di contabilità molto bene ; forse non esiste nessuna ragione per cui esse dovrebbero venire nazionalizzate. Tutto, invece, porta a convalidare la tesi che il potere, usurpato dalle banche, di creare denaro sia rivendicato dalla comunità, che si debba cioè ricuperare il nostro denaro e controllarlo e che le banche rimangano limitate alla funzione di semplici agenti.

Il denaro deve essere creato parallelamente alle merci, come succedeva nei tempi remoti. Bisogna emettere denaro quando escono le merci dalla fabbrica ; accanto alla nostra capacità di produrre merci dobbiamo se intendiamo scambiarle e esercitare la nostra capacità di produrre denaro. Non si deve continuare a restringere la quantità dei beni alla quantità del denaro disponibile, deviando i produttori dalla loro funzione di produrre e costringendoli a limitare la produzione o a distruggere i prodotti. Però il denaro deve andare ai consumatori direttamente. L'invendibilità delle merci dipende dall'impossibilità di spendere. Il potere d'acquisto é insufficiente. Ai consumatori é precluso ciò che i produttori creano. La corrente-denaro non raggiunge la corrente-prezzo. Qui é la ragione. -Si cerca di ricuperare in prezzi tutti i costi della produzione, e la corrente-denaro, emessa nel corso della produzione, é inadeguata per lo scopo.

Per spiegare ciò é d'uopo formulare due quesiti : primo, in quali proporzioni si formano i prezzi totali delle merci ; con quale rapidità corre il fiume-prezzi ? Secondo, in quali proporzioni si produce il denaro ; con quale rapidità corre il fiume-denaro ? Se il denaro si deve scambiare con beni, il fiume-denaro ed il fiume-prezzo devono correre in proporzioni uguali. Devono sincronizzare.
Non é difficile comprendere il principio. Per esempio prendiamo il caso di una fabbrica di automobili. La fabbrica produce automobili ed anche prezzi, perché nessuna automobile esce dalla fabbrica senza portare l'etichetta del prezzo ; la fabbrica produce e distribuisce anche dei poteri d'acquisto.
Gli stipendi, i salari e i dividendi che escono dalla fabbrica sono, tranne insignificanti eccezioni, le uniche sorgenti di denaro nelle mani dei compratori. Ma dalla fabbrica escono anche dei prezzi. É ovvio che i prezzi devono contenere gli stipendi, i salari ed i dividendi. Se ciò si verifica, nei prezzi delle automobili o richiama tutto il denaro distribuito ai compratori per comprare ciò che essi hanno prodotto. Se non avviene altro le due correnti si sincronizzano. E se i compratori non risparmiano e non investono, le automobili possono essere vendute. Ma se aggiungiamo anche una minima aliquota di più ai nostri prezzi, i mercati rigurgiteranno di automobili invendibili. Per venderle occorrerebbe o ribassare il loro prezzo od aggiungere alla corrente-denaro qualche cosa proveniente da altre fonti. La parte non può comprare il tutto.

Ma si devono considerare anche altre voci quando o fabbricano automobili o qualsiasi altra cosa, ed aggiungere fra l'altro, ad esempio, le somme accantonate per il deprezzamento degli impianti. Queste somme non sono spese, nel ciclo di produzione che si considera. Sono tenute in riserva per essere spese nell'avvenire. Così, se nella corrente-prezzo immettiamo stipendi, salari e dividendi, più le quote di deprezzamento, e nella corrente-denaro immettiamo solo stipendi, salari e dividendi, le due correnti non sincronizzano più perché scorrono in proporzioni differenti. I prezzi totali si accumulano più rapidamente del totale di denaro esistente nelle mani dei consumatori.

Questa analisi - che è del Douglas - é discussa da vari anni da economisti e matematici ; fu provato di fare attorno ad essa una vera cospirazione del silenzio; fu tentato di confutarla. Tutto invano. Oggi é sulla ribalta politica di vari paesi e gli economisti non possono più ignorarla. Ma non é necessario di ricorrere all'alta matematica per convalidare questa tesi. L'ipotesi corrisponde ai fatti. Il totale del denaro non corrisponde mai al totale dei prezzi; le merci rimangono invendute ; la produzione si restringe ; si distruggono merci.

Se il sistema economico presente non si arresta del tutto, ciò va attribuito ad espedienti : la corrente-prezzi viene rallentata con la distruzione dei beni; dai fallimenti, dalle guerre o dall'esportazione nuovo denaro viene fatto affluire alla corrente-denaro. Come si sa, le esportazioni si restringono mentre il bisogno di esse aumenta.

Un altro espediente é quello delle banche che creano denaro per investirlo in nuovi mezzi di produzione, ricavando così interessi da denaro creato dalle nuvole. Questo denaro aiuta per un po' di tempo : entra in circolazione nel momento in cui si pagano salari e stipendi a quelli che costruiscono i nuovi mezzi di produzione ; serve per completare, le compre del ciclo presente, ma mette un'ipoteca sull'avvenire, fa fare un salto indietro al potere d'acquisto disponibile nel prossimo ciclo perché, quando si devono determinare i prezzi ulteriori, tutti quei pagamenti iniziali si devono aggiungere ai pagamenti susseguenti. Si impresta dal prossimo ciclo per pagare ciò che manca nel ciclo presente.

Se, dunque, la corrente-denaro é insufficiente per coprire i prezzi che devono comprendere tutti i costi, occorre determinare scientificamente il livello della magra della corrente-denaro e creare la differenza e metterla direttamente a disposizione dei consumatori. Il denaro nuovo deve essere messo in rapporto coi beni nuovi, deve bilanciarli. Deve entrare in circolazione simultaneamente con i beni. Ciò evita l'inflazione.

L'ammontare del nuovo denaro richiesto per bilanciare la nostra ricchezza reale può essere accertata da una contabilità nazionale dalla quale può risultare l'entità dell'eccesso della produzione sul consumo ; tale eccesso rappresenta il reale incremento della nostra ricchezza e richiede una contro partita di nuovo e reale denaro per essere consumata e perché la produzione possa continuare. Questa somma calcolata di nuovo denaro dovrebbe essere emessa dal Paese senza prestiti e dovrebbe andare direttamente nelle mani dei consumatori, in parte mediante uno sconto nazionale sulle compre ed in parte mediante un dividendo nazionale.
La contabilità nazionale registra tutti i dati che si riferiscono ai beni esistenti ed al loro incremento e consumo. Molto si fa già in questo campo. Se per esempio dai rilevamenti della contabilità nazionale risultasse che la totale produzione supera il totale consumo del 25%, dovrebbe essere emesso il denaro corrispondente. Quando questa somma é spesa, si annulla automaticamente. Si potrebbe creare questo denaro precisamente nel momento in cui occorre, col metodo di concedere uno sconto del 25% sugli articoli venduti, sconto che la tesoreria statale dovrebbe compensare al venditore.

Sarebbe facile fare un esperimento : una qualsiasi azienda potrebbe intendersi con lo Stato per vendere il suo prodotto al prezzo di costo più una quota di profitto prestabilita, supponiamo del 10%. Questo sarebbe « il prezzo giusto ». Ogni volta che l'azienda vende il suo prodotto, dovrebbe essere autorizzata ad emettere una tratta sulla Tesoreria dello Stato per l'ammontare dello sconto nazionale. Questa operazione sarebbe registrata dalla contabilità nazionale come uscita ed il suo importo sarebbe aggiunto alle cifre che rappresentano il consumo. L'uscita così verrebbe a bilanciare il consumo.

Tutti ritrarrebbero dei vantaggi da una tale operazione. Il consumatore compra quel particolare articolo perché costa meno, risparmia dunque e può comprare altre cose. L'industria ha un profitto equo ed allarga i suoi affari. Il paese crea il suo denaro per far circolare la sua nuova produzione. I beni creati costituiscono la base del credito. L' inflazione e la deflazione sono evitate. Le ruote girano.

Siccome il continuo perfezionamento della tecnica rende inevitabile la riduzione o sostituzione del lavoro umano, cioé siccome le cose mentre crescono in volume costano sempre meno, anche il denaro per essere distribuito gratuitamente aumenta sempre. Per questa ragione oltre lo sconto nazionale é possibile distribuire anche un dividendo nazionale a tutti indistintamente. Questo é necessario per la ragione che la pregiudiziale per cui « chi non lavora non mangia» non é più valida in un'epoca di incessante sostituzione della mano d'opera colle macchine.

Il dividendo nazionale proverrà dalla stessa fonte dello sconto nazionale, la sua base sarà il credito reale della comunità, l'incremento costante della produzione che supera sempre il consumo. La misura del dividendo sarà determinata con rigore scientifico come quella dello sconto nazionale.
Questo é in succinto il « Credito Sociale » che oggi, come dicevamo, é largamente discusso e forma oggetto di vasti movimenti politici. La realizzazione del « Credito Sociale» pare assai vicina specialmente là dove i tentacoli dell'alta finanza internazionale non possono arrivare agevolmente : 80 membri del Parlamento di Nuova Zelanda, fra cui 23 dei 24 laburisti, sono favorevoli.
Pare che nulla impedisca ad un paese di introdurre questo sistema in pieno o parzialmente, limitatamente cioé a certi rami di produzione ove le condizioni favorevoli esistono già, ma pare anche che col medesimo sistema si potrebbe anche stimolare l'attrezzatura dei settori arretrati. Non occorre considerare i mercati esteri ; non si urterebbero interessi legittimi e confessabili ; la proprietà privata e l'iniziativa privata non sarebbero schiacciate. Anzi. Solo l'usura sarebbe colpita.

Nel caso specifico dell'Italia gli organi corporativi già funzionanti potrebbero servire ottimamente per l'attuazione dei Credito Sociale, mentre in altri paesi si dovrebbe ancora allestirli per questo scopo.
Tocca agli economisti di esaminare se tutto ciò che veniamo ad esporre abbia possibilità pratiche o no nei riguardi dell'Italia.
Comunque le Corporazioni non sono state ideate per «razionalizzare » la produzione nell'interesse esclusivo dei proprietari dei mezzi di produzione, ma per servire la politica sociale, per creare la Società Corporativa in cui regni la giustizia sociale, non come nebulosa aspirazione, ma come assetto materiato da fatti e da metodi che Mussolini ha definito in formule imperative d'azione.

O. P.
in Civiltà Fascista, n.2, febbraio 1935

Non è che le cose in fatto monetario siano cambiate dopo quasi ottanta anni.
Lo possiamo leggere in altri nostri capitoli

LE BANCHE PRIVATE DI....STATO

oppure in
STORIA DELLA MONETA


FAI RITORNO ALLA
TABELLA-INDICE CON IL BACK