ANNO 1965

CRONOLOGIA DELL'ANNO

Una ventata di giovinezza!
Nasce a Roma il Piper,
la scintilla che accende le polveri
in tutte le citta' d'Italia.
Nascono i nuovi Templi, la Nuova Musica.
Inizia una nuova epoca, un nuovo costume,
dove "Ragazzo triste" e "Bambola"
di PATTY PRAVO non sono solo due canzoni,
ma il grido del popolo della notte,
e segnano l'addio alle balere, Enal, Thè e Serate danzanti.
(Nel 1999 le discoteche  in Italia saranno circa  5000)

 

 

COSTO DELLA VITA:
Stipendio di un operaio, circa 86.000. Costo giornale £.50, biglietto del Tram £.50, Tazzina Caffè £ 60, Pane £.170 al kg, Latte £.130, Vino al litro £.180 Pasta al kg £.260, Riso al kg £.250 Carne di Manzo al kg. £.1900 Zucchero al kg £.245 Benzina £.120 1 grammo di Oro £.870
Una Fiat 600 costa 640.000 lire, una Simca 1000, 965.000.
Un vestito confezionato medio costa 35.000 lire, un televisore 150.000, un paio di scarpe 6000, il canone della tv 12.000, un disco di musica 1.800, un libro di Montanelli 1800, un frigorifero 60.000.
Costo di un biglietto in treno 2a cl. per 1000 km 7.700 lire.
Un soggiorno a Cesenatico all'Hotel Touring in pieno agosto lire 2000 al giorno, e alla Pensione Anita lire 1100 (tutto compreso)

Circolano 5.500.000 auto. Pedaggio di una Fiat 600 da Milano a Napoli sull'autostrada del Sole, lire 2950.
La tassa di circolazione di una '600 e' di lire 10.720, Fiat 1100 lire 21.740, Mercedes lire 59.195.
Il Bollo patente C lire 3.000. Una assicurazione R.C. 10/14 HP lire 62.000.
Ma c'e' gia' crisi, 792.000 auto immatricolate contro le 916.000 dello scorso anno.
In Italia si sono costruite 1.100.000 vetture e solo 75.000 Veicoli industriali.
In Gran Bretagna 1.600.000(404.000), Francia 1.500.000 (216.000), Germania 2.400.000 (253.000), Giappone 407.000 (875.000)(!!!).

Televisori: ne funzionano 5.480.000 (nel '58 erano 1.392.000) costo dell'abbonamento lire 12.000.
I consumi sono passati dai 12.613 miliardi del 1958, 15.578 del 1961, ai 22.722 del 1964.
Aumento dei salari, + 16.9% nel '63, 15,3% nel '64, e del 9% nel '65, quando l'inflazione è quasi all'8%.

PRIMA UNA BREVE PANORAMICA DELL'ANNO

E' l'anno dove non accade nulla di particolare sulla scena politica italiana, salvo i contrasti all'interno del PCI fra le due correnti di Amendola e Ingrao, o in casa socialista dove troviamo Nenni a riunificare il Psdi. Alla fine dell'anno poi troviamo La Malfa indignato per i "regalini" dei deputati e un Fanfani incompreso in Italia sulla politica estera mondiale. Ma anche in America - Invece, Fanfani se fosse stato ascoltato avrebbe potuto evitare agli americani il Vietnam, ma come nell'occasione del Muro di Berlino la saggezza si scontrò con l'arroganza.)

E' l'anno dove Moro con il suo governo di centrosinistra emana i vari decreti sull'economia che evitano il tracollo annunciato dai pessimisti (anzi la lira prende l'Oscar monetario - perchè se in Italia è crisi negli altri Paesi non è che stanno meglio) mentre il suo ministro del Bilancio La Malfa, persegue la sua politica restrittiva sul controllo dei redditi, e ottiene qualche risultato, ma gli imprenditori reagiscono riducendo investimenti e quindi  produzione. I decreti provocano l'effetto boomerang! Aumenta la disoccupazione, proprio mentre salgono i prezzi e i capitali vanno all'estero.

E' l'anno dove si apre il traforo del M. Bianco, che "dovevano" facilitare le esportazioni (i maligni dicono solo alla Fiat), ma la Francia entra in contrasto con la Comunità e a un mese dall'inaugurazione si ritira dalla CEE. Al taglio del nastro, De Gaulle e Saragat hanno pochi sorrisi, la scena è glaciale più dei ghiacciai del M. Bianco che fanno da scenario.

E' l'anno dove si inaugura il più grande centro siderurgico d'Europa a Taranto. Ma proprio nel momento più critico; con il Paese in piena recessione;  rispetto al '63 si è registrato un calo d'investimenti "pazzesco" del 35% e un calo di occupazione del 5,4%.

E' l'anno dove dovrebbe chiudere la Cassa del Mezzogiorno, ma gli stanziamenti, gli incentivi, gli sgravi fiscali sono appetitosi e con un colpo di mano la si proroga per altri quindici anni, fino al 1980. Una valanga di soldi che non incentivano le piccole e medie imprese, ma vanno ai gruppi di alta concentrazione di capitali, che realizzeranno pochissime imprese, costruiranno solo molte "cattedrali nel deserto". La maggior parte di queste sono tutte affette da bulimia di fondi quando nascono, e di anoressia quando sono finiti i fondi.
Per anni dentro queste "cattedrali" il "rito" del lavoro è assente del tutto, tutti gli officianti spariti.  Nel Sud salvo i due poli, Siracusa e Taranto (assorbimento di grandi capitali ma pochi posti di lavoro) il reddito pro capite rimarrà in questo decennio due volte e mezzo inferiore a quello del Nord. Sono gli anni dove il divario con il nord aumenta e la "malattia" del Sud da endemica inizia a diventare cronica e si allarga ad altri strati della popolazione.

E' l'anno dove non più assillati (disciplinate ora le rate) dall'acquisto di prodotti durevoli, gli italiani riversano improvvisamente il loro reddito sul mercato dei consumi di cui l'Italia è però carente; si verifica un grande balzo nell'aumento dei prezzi. Ora comunque l'italiano mangia di più (la pasta ormai è quotidiana, non per nulla fu inventato uno slogan di successo "con Barilla è sempre domenica"), ha gia' iniziato a mangiare "la fettina", crea le atmosfere con un famoso Brandy, si veste meglio con Lebole, cura la sua persona, la sua casa, e perfino troppo la sua auto (vere manie di gadget), e ha iniziato a spendere anche per acculturarsi. Infatti ....

E' l'anno dove l'alta scolarizzazione degli ultimi due quinquenni fa innescare l'emergente mercato  dell'editoria. Ed è quasi una rivalsa dai secoli "bui" appena lasciati alle spalle. Infatti con 350 lire, questa volta dal giornalaio, l'italiano si porta a casa gli Oscar, i grandi libri della letteratura, da Proust a Balzac, da Hemingway a Kafka o quelli piùnostrani. E legge tanti giornali. Si tocca (in rapporto alla popolazione) il massimo storico della lettura. E' la generazione, quella degli anni dal 1965 al 1975, che ha letto più di ogni altra.

E' l'anno dove la Televisione non è di meno nel proporre cultura: infatti sforna il 10,4% di trasmissioni culturali, il 6,9 di Teatro, il 2,1 musica sinfonica e lirica, solo il 9,0% di film, il 7,7% per ragazzi, e solo il 7,2% per rivista, varieta' e musica leggera. Il tutto pari al 43,3%. Il resto 19,6% scolastici, il 28,9 informativi, 8,2% altro. La pubblicità occupava solo lo spazio di alcuni minuti, aveva un preciso palinsesto, nè erano invasive; anzi le scenette erano dei piccoli capolavori, che solo nel finale chiudevano con il prodotto reclamizzato.

E' l'anno d'oro della televisione culturale. Perfino nelle trasmissioni leggere, c'è cultura, ci sono cantanti francesi, tedeschi, spagnoli di grande spessore. Il "pluralismo" canoro europeo rimarra solo più un ricordo. L'Italia si chiuderà nel provincialismo ed edificheremo tanti "muri" nei vicini confini, da dove non scenderà più nulla. Nel 2000 solo un italiano su cento è in grado di dire il nome di due grandi artisti che vanno per la maggiore in Francia o in Germania, tanto per per restare nei Paesi europei confinanti.

E' l'anno purtroppo dove il mondo è turbato dalla guerra violenta e brutale in Vietnam. Per chi non ne ha mai sentito parlare, basti dire che morirono due milioni di persone, e che i bombardamenti americani furono tre volte di più che su tutta l'Europa e l'Asia durante la Seconda Guerra Mondiale. 14 milioni di tonnellate di bombe su un territorio grande come l'Italia. Per questa immane tragedia e dopo l'attacco in febbraio degli USA al Vietnam....

E' l'anno dove Paolo VI, và all'Onu. Si presenta come un "esperto di umanita'", e lancia l'accorato appello "mai più guerre". Ma fuori nel frattempo (e contemporaneamente) il Cardinale Spellman benedice e fa i discorsi alle armate che stanno partendo per il Vietnam con il Napalm stivato nelle navi. 

Ai 360.000 non entusiasti partenti,  SPELLMAN predica "Gli Usa combattono una guerra santa, e voi state servendo non solo il vostro Paese ma state servendo Dio; Voi state difendendo la causa di Dio".
Se aggiungeva "Dio lo vuole!", tornavamo al 1099, al primo grido delle Crociate.  Infatti....

Non solo la generazione beat americana, non afferra, contesta, fa marce della pace; ma perfino i seminaristi di Verona sconcertati scriveranno al Papa per questa contraddizione; quelli del Maritain di Rimini faranno altrettanto "ma cosa, siamo ritornati alle crociate di infausta memoria e al patriottismo di cattiva lega con la benedizione delle armi e dei gagliardetti? Non eravamo tutti Popolo di Dio?"
Nulla da fare, la carneficina della "guerra santa" continuerà fino al 1975. E fra le due date in Italia salirà il "dissenso cattolico", con Don Milani, Don Mazzi e altre comunità. Mentre in America gli stessi americani si interrogano sul prestigio Usa, che di fronte al mondo sta sempre di più calando.

Poi c'è il resto del mondo. Sta scoppiando la RIVOLUZIONE CULTURALE IN CINA 
La FRANCIA entra nel vortice della spirale del terrorismo algerino
E il "CHE" GUEVARA lascia Cuba, e parte per la rivoluzione in Bolivia. 

DOPO LA PREMESSA
ANDIAMO ORA PER ORDINE CRONOLOGICO

11 GENNAIO - Vacante l'incarico del ministero degli esteri, dopo l'avvenuta elezione di Saragat; a succedergli nel dicastero viene nominato MARIO TANASSI.

14 GENNAIO - Con i primi contraccolpi di una industria in crisi, arriva la mano pubblica per il salvataggio di imprese dissestate. Sono quelle che dopo aver fatto gli investimenti nel momento più sbagliato, credendo che il "miracolo" continuasse all'infinito si sono ritrovate in piena recessione. Sono indebitate fino al collo con le banche, e in più non vendono quei prodotti opulenti dove tutti avevano scommesso negli scorsi anni. La crisi infatti tocca tutti, con l'eccezione dei Pirelli e degli Agnelli. Gli altri difettano non solo di mediocrità ma rispetto al dinamismo della popolazione sono inadeguati al sistema economico imposto dagli eventi, sono ancora provinciali, non hanno reinvestito, non hanno fatto concentrazioni "alla Cuccia" e sono apatici ai segnali che vengono da anni dagli altri Paesi. 

Anzi si lanciano in costose avventure (es. la chimica) con alcuni avventurieri sempre di più con l'abitudine di ricorrere al reddito fisso e ai finanziamenti pubblici. E' l'inizio dell'intreccio tra affari e politica; fiorisce l'economia sovvenzionata dove tutte le emissioni devono essere autorizzate dal governo. Nascono così i baratti, "tu dai ora a me, io poi darò a te".

Nasce, o meglio si rispolvera l'IMI, con un fondo speciale per la concessione di crediti, mutui, sconti bancari alle azienda in sofferenza. Qualche azienda si salva, altre entrano in un grosso calderone alla mercè degli avvoltoi che seduti davanti ai cancelli aspettano il tracollo per fare abbondanti pasti con poco sforzo di capitali e di energie.
Sta proprio quest'anno nascendo l'"era dei boiardi", l'epoca di una fase caotica e convulsa, dentro quelle che erano state, o altre che avrebbero potuto diventare, in questi anni le migliori società industriali.

1 FEBBRAIO - Nonostante le paure, le incertezze, la fuga all'estero dei capitali di chi alle prime avvisaglie si era subito defilato con le valige piene di soldi valicando Chiasso o Ventimiglia; con i salvataggi (questi ancora tangibili e seri) di alcune industrie, con alcuni interventi correttivi del governo, si sono limitati gli effetti catastrofici dell'economia del Paese, si è riusciti a contenere la congiuntura e si è riusciti anche a salvare la moneta, tanto da prendere l'Oscar.

14 FEBBRAIO - Addio emigranti italiani in Svizzera. Lo Stato Elvetico chiude le frontiere. La Svizzera è presa dalla xenofobia. Si viene arrestati se non si ha un permesso che viene rilasciato solo se si ha una abitazione e una richiesta o una dichiarazione del datore di lavoro svizzero. 
L'Italia che ce l'aveva questa legge, l'ha abrogata solo due anni fa, gli altri invece la promulgano. Giunte all'improvviso le nuove norme, la frontiera si trasforma in pochi giorni in un girone dantesco. Tutti gli espulsi vengono accompagnati alla frontiera con il foglio di via e abbandonati oltre la sbarra, dove i malcapitati non sapendo dove andare bivaccano e dormono nei prati senza nessun assistenza, interventi, delle autorità italiane, all'aperto in un gelido febbraio. Sono migliaia e migliaia di emigranti presi alla sprovvista, e la scena è infernale, umiliante e disumana, e durerà giorni e giorni.

5 MARZO - Ad AMINTORE FANFANI, messo da parte per favorire Saragat nello scorso dicembre per la corsa al Quirinale, gli viene dato (come contentino) proprio il dicastero che ricopriva il presidente della Repubblica, quello degli Esteri. Di prestigio, ma poco influente sulla politica italiana, anche se la situazione mondiale porta a diverse atteggiamenti di alcuni nostri governanti  per quanto riguarda l'intervento degli americani in Vietnam. Alcune stesse correnti cattoliche della maggioranza si schierano contro la politica estera del governo (filoamericana) e creeranno verso la fine dell'anno anche un "caso" per le due diverse linee di condotta sull'ammissione della Cina all'ONU e sull'intervento americano.

11 MARZO - Vengono emanati con la legge n.123 i provvedimenti per i finanziamenti straordinari alle aziende in sofferenza: sono fondi speciali per le aziende i cui livelli di occupazione sono stati compromessi dalla crisi. L'IMI ha una grossa facoltà A) Assumere partecipazioni a società; B) Costituire o concorrere a costituire nuove società; ma soprattutto concedere finanziamenti ad A e B.
Ma la scelta a chi era demandata ?
Se alla precedente legge (la n. 623 emanata nel 1959) gli "aiuti" erano riservati alle piccole e medie imprese con capitali autonomi senza però specificare la quantità di capitale (quindi anche un artigiano vi poteva accedere per costruire la sua azienda) con questa nuova legge si specifica che gli aiuti andranno a quelle aziende che hanno un capitale investito non superiore ai sei miliardi, e che possono essere finanziate - se nuove - fino a 500 milioni. 

Sembra fatta apposta la legge per escludere le grandi aziende e favorire le piccole, invece è l'incontrario, le grandi costituiscono diverse società con un capitale di poco inferiore ai sei miliardi e sono quindi queste a fare man bassa dei finanziamenti. Alcune aziende (e già questo è un altro grosso vantaggio) decentrano la loro produzione nelle aziende subalterne "satelliti" (scompongono il ciclo produttivo, quindi con meno rivendicazioni dei sindacati - dove questi sembrano attenti solo al proletariato delle grandi fabbriche) mentre altre aziende sono solo dei veri e propri paraventi solo per ottenere gli incentivi, i finanziamenti e lo sgravio dagli oneri sociali (aziende del tipo... vedi più avanti - Un modello emblematico di azienda in cui ha vissuto chi scrive).

I due punti sopra, A e B, che permettono di creare una miriade di aziende private o a partecipazione statale sull'intero territorio, sembrano provvedimenti emanati esclusivamente per intenti elettorali. Ogni pratica passa dal referente locale del partito di maggioranza, e se si traccia una cartina geografica degli uomini politici più influenti di questo periodo (o meglio la loro corrente) scopriamo che tali incentivi hanno preso una ben precisa direzione geografica.
Le banche (incaricate a erogare contributi) tutte confessionali (il 90% delle Casse di Risparmio sono i mano alla DC, quelle venete cattoliche lo sono al 100%) sono quelle che provvedono all'erogazione dei finanziamenti e sono queste che vanno a permettere la creazione della "Terza Italia", quell'"economia periferica" che non nasce solo per la laboriosità della gente del territorio, ma nasce per l'abbondanza e il dirottamento di questi finanziamenti clientelari (laboriosi si diventa se si hanno i soldi, perchè se fosse stato un fatto genetico il fenomeno Nord Est sarebbe nato prima e non dopo Rumor).

Invece ancora nel 1964 (per citare solo l'anno piu' vicino a questo 1965 (prima era ancora peggio) nel reddito italiano complessivo il Veneto è inferiore del 5% alla media nazionale (7,40), di due terzi a quello della Lombardia (21,22), e di poco superiore alla meridionale Campania (6,50).

Per le aziende che risultano improduttive o sbagliate come tipologia (tanto cosa importa) niente paura, ci sono gli interventi delle partecipazioni statali, dove basta che il management (tipo Cefis) di una grande azienda permetta a quella di lavorare o non lavorare per farla o decollare o fallire, e in questo ultimo caso poi venderla per quattro soldi (non e' difficile indovinare a chi) a chi sa, dopo, come farla nuovamente decollare dandogli le commesse delle aziende a partecipazione statale.

Il gioco è semplice, e facciamo un piccolo esempio: se a un piccolo produttore gli viene data la concessione a rifornire tutte le mense delle aziende statali, dopo un mese il suo fatturato è pari a quello della Cirio. A sua volta se alla Cirio le vengono tolte (per ovvi motivi) tutte le mense che fornisce, va sul lastrico e a fagocitarla diventa un gioco da ragazzi. (Alla Montedison, proprio con Cefis, questo modo di fare diventera' un "arte" sopraffina).

Non per nulla che in questi fatidici anni '60 le imprese a partecipazione statale riescono a manovrare così bene che conoscono un incremento nell'occupazione di circa il 60%. E se il politico si avvale delle aziende (dal dirigente all'ultimo operaio raccomandato) per creare il suo immenso potere personale (le tessere - quelle che contano nelle varie correnti che formano poi i governi), le aziende si avvalgono dei padrinaggi di partito per diventare forti, talmente così forti che alla fine condizioneranno esse stesse il padrino, con tutti gli effetti devastanti del fenomeno.

In alcuni casi la produttività, l'efficienza, e la redditività delle imprese quasi non interessano più, c'e' sempre a disposizione un "salvataggio", un "finanziamento" ad hoc, e come riconoscenza un contenitore di maestranze beneficiate che all'occorrenza sono molti utili ai fini elettorali. Inizia cioè il parassitismo. Si è partiti con l'intenzione di finanziare con i soldi pubblici le imprese, ma alla fine saranno le imprese a finanziare con i soldi pubblici i partiti.

15 MARZO - Nell'intento di ridare piena occupazione ai settori andati in crisi con la recessione, si vara un altro decreto sull'economia per favorire l'occupazione promuovendo grandi opere pubbliche, fiscalizzando oneri sociali nelle nuove aziende, e dando forti agevolazioni anche nel campo edilizio. Nascono così le cooperative, le società immobiliari dal nulla, le Carovane (una specie di caporalato) e i gruppi immobiliari. (Abbiamo letto nel 1962 come nacque l'Aeroporto di Fiumicino, un semplice ex ufficiale, creò dieci società tra i suoi parenti e si aggiudicà tutti i vari lavori, dagli scavi alle matite per l'ufficio. Ma nulla di strano sotto il sole di Roma, proprio a Fiumicino era accaduto la stessa cosa nell'anno 103 d.C.- vedi)

10 APRILE - Viene inaugurato uno dei più grandi impianti siderurgici d'Europa. E' quello di Taranto. A tagliare il nastro è il Presidente della Repubblica Saragat. L'impianto entra in funzione con una produzione annua di 2,5 milioni di tonnellate di acciaio.
L'unico inconveniente è che si apre quando si è chiusa una fase ottimistica. Comunque nonostante i venti contrari, fra il '66 e il '68 la produttività riprenderà a salire con un nuovo ritmo, ma sarà lenta, e con una ripresa solo passeggera. Troppi gli sprechi, gli investimenti nelle "cattedrali nel deserto", e in fortissimo aumento il parassitismo mirato ai fini elettorali.
Nasce il diffuso assistenzialismo nelle sacche povere del Paese. Erano in molti a temere che se si dava troppo benessere, la sicurezza economica, il piacere del possesso delle cose, gli idoli del consumismo, la divinità denaro, le popolazioni avrebbero cambiato anche ideologia.

Come diceva Pasolini, "raggiunti certi stadi di benessere, la gente non sa piu' cosa farsene della Chiesa, della Famiglia e della Cultura", perde alcuni valori, si sente "Autosufficiente" con l'A maiuscola, e ha l'impressione di avere il potere e potersi scegliere da solo il proprio destino.
(basterebbe ancora l'esempio del Nord Est anni '90: territorio che ha accarezzato la balena bianca della DC per una generazione, poi esploso il "fenomeno" del benessere, ha ributtato a mare la balena, ha fatto a pezzi le ideologie cattoliche; è diventata metà leghista e l'altra metà rossa; un matrimonio su quattro va subito a rotoli; ha smesso di fare figli; e quei pochi messi al mondo molti hanno già deciso di non più proseguire gli studi perchè vogliono fare come i padri, subito a "fare gli schei", a fare soldi. E mirano ora perfino all'indipendenza, al distacco dal resto del Paese).

22 APRILE - Dopo che al VI Congresso della CGIL il 5 aprile a Bologna la corrente socialista e comunista hanno dato giudizi diversi sulla programmazione economica del governo Moro; al Congresso la CISL si dichiara disposta a sostenerlo, ma respinge ogni ipotesi di blocco salariale.

21 MAGGIO - Gli interventi finanziari al meridione, quelli che erano stati chiamati fondi della "cassa del mezzogiorno", aiuti che dovevano terminare quest'anno, con una nuova legge viene riproposta per altri quindici anni, fino al 1980. Altro colpo da maestro. Sono interventi che più avanti ne vedremo la destinazione e anche la prassi per distribuirli e come fare per riceverli.

La valorizzazione della produzione agricola, il miglioramento delle condizioni ambientali, il decollo di nuovi nuclei industriali e il rafforzamento di quelli esistenti, insomma tutte queste opere straordinarie di pubblico interesse avrebbero dovuto favorire lo sviluppo economico del Sud, ma furono aleatorie, si arenarono in partenza.

Risulteranno alla fine solo dei massicci interventi in piccoli territori e fra l'altro vanificati per il troppo sperpero di denaro pubblico ai fini assistenziali, soprattutto clientelare, o servirono ad alcune (molte) fabbriche del Nord a creare virtuali strutture nel Sud per ottenere i benefici di legge, gli incentivi, attingere all'erogazione di denari a fondo perduto, per poi ritornarsene al Nord dopo aver lasciato sul posto la sede legale che virtualmente gestiva anche quella settentrionale con la relativa defiscalizzazione degli oneri sociali sull'organico di quella che in precedenza nel nord era la sede casa madre. Insomma si crearono giochi di prestigio, del tipo "tre carte", sono quì, sono là, e dove mai l'azienda sarà".
Chi scrive, le fabbriche del sud e del nord le ha visitate tutte negli anni '65-'75. (27.000 clienti) E sa dove erano gli uffici. La sede "giù" con quattro impiegati, ma il management e migliaia di dipendenti "su". Però tutti iscritti (compreso chi scrive) negli uffici di collocamento e Inps del Sud per imbrogliare le carte e le statistiche .

3 GIUGNO - Una industria che tira in questi anni è quella del cinema. Anche a questo importante settore vengono riservati aiuti governativi mirati a quell'indirizzo ideologico speculare della maggioranza. La produzione a Cinecittà è comunque in piena salute. La media è di 2-300 film all'anno e procurano nelle sale circa 700.000.000 di biglietti all'anno (il record fu di 820 milioni nel 1950, mentre negli anni '90 la media annua scenderà a circa 80 milioni)

Film belli, film impegnati, film qualunquisti, film di evasione (iniziano i Western all'Italiana), ma anche molti film boccacceschi detti all'italiana, film che ironizzano alcuni aspetti della dura vita quotidiana, e molti film anche "volgarotti" che alcuni produttori sfruttano ai fini della speculazione commerciale, naturalmente (perchè nelle sale vanno anche questi film nazionalpopolari) mettendoci un pizzico della tematica sessuale ma che alle volte sono cosi casti da risultare molto meno volgari delle procaci penose attrici oche che vi recitano.
Proprio nel varare gli aiuti a questo importante settore, scoppia la polemica alla Camera. Il democristiano (non poteva essere diversamente) Zaccagnini, vorrebbe escludere dagli aiuti le produzioni che abbiamo elencate per ultime "per il rispetto dei principi etico sociali". Tiro' fuori insomma parole grosse per dei piccoli topolini che al massimo rodevano solo le pruderie di qualche italiano immaturo.
 
Divampano le polemiche sui "pregiudizi della libera espressione". Affermava qualcuno "si comincia con questi metodi poi si arriva alla "discriminazione ideologica". Lo si ipotizzava ma in effetti era lì che si voleva mirare e colpire. Film come Mani sulla città davano fastidio, Pasolini con Mamma Roma o con Il Vangelo era un perturbatore di coscienze; Fellini con La dolce vita aveva calunniato l'intera città di Roma, la sua popolazione, e offeso la capitale del cattolicesimo; Ferreri con Ape regina, Antonioni con Eclisse, riflettevano alcune situazioni che non bisognava portare sullo schermo, c'era il rischio di fare nuovi seguaci dell'edonismo, si amplificava il malessere della borghesia, si rischiava di promuovere l'identificazione in questo  "malessere delle coscienze" che alcuni avvertivano come un era di Sodoma e Gomorra. Malesseri che minavano la famiglia, le istituzioni, i solidi principi della morale e della religione. Si affermava dai pulpiti che si mettevano troppo in piazza i temi sociali scabrosi, quelli scottanti, quelli esistenziali, quelli del dissenso cattolico, quelli antimilitaristi: "Creano disagi nella coscienza del cristiano, del patriota e dell'uomo virtuoso".

Con questi ambigui cavillosi pregiudizi, trovare qualcosa da censurare (accumulandoli a quelli di bassa macelleria) in un film di Pasolini, Ferreri, Fellini ecc. non era difficile.
E se prima venivano solo bollati i film con "esclusi dalla visione", ora li volevano bollare "esclusi dagli aiuti". (abbiamo visto che al Rocco e i suoi fratelli di Visconti negarono perfino le riprese esterne all'idroscalo di Milano; non bastò nemmeno pagare di tasca propria, non venne l'autorizzazione. Bolognini regista e Gina Lollobrigida attrice con Le bambole si prenderanno pure due mesi di reclusione).

Ci furono dunque polemiche nella maggioranza fra DC e PSI, e forti attacchi dall'opposizione. La maggioranza giunse a un accordo. I provvedimenti furono varati il 24 giugno con 271 si' e 30 no. Ma tutti gli altri (compreso il PSIUP) abbandonarono l'aula. Nasceva così la Legge sul Cinema, che costò caro alle nuove espressioni. Cioè scomparvero.

5 GIUGNO - Acque agitate nel PCI. Forte dissenso con esiti clamorosi. Al Comitato alcune relazioni sono il pretesto per far spaccare il partito nelle due correnti di destra di AMENDOLA, e di sinistra, dove troviamo ACHILLE OCCHETTO unito a COPPOLA, MILANI, LUIGI PINTOR.

24 GIUGNO - Scoppia  il primo caso giudiziario per illecito finanziamento di un partito. Un illecito nel malgoverno, e gli italiani sono impotenti; d'ora in avanti si dovranno quasi rassegnare.
Per farlo finire questo "fenomeno che sta diffondendosi ora" dovranno attendere, la rottura di certi equilibri all'interno dei partiti e la relativa faida politica, e non solo per merito della magistratura, ma perchè le grandi aziende con l'aggiuntivo costo delle tangenti erano escluse dalla competizione europea, i cui concorrenti non pagavano questa (in alcuni casi pesante) "tassa"; e nei primi anni '90 decisero di ribellarsi.

Quello di quest'anno era legato allo scandalo dei tabacchi. Il ministro delle Finanze (DC) in carica finisce "sotto inchiesta per contrabbando di tabacchi, peculato e interesse privato" (dalla Raccolta dei Comunicati dell'Agenzia Ansa - Sergio Lepri, Mezzo secolo della nostra vita).
L'accusa al ministro è quella di aver favorito due suoi amici (ex deputati DC) per la concessione della licenza di importazione dei tabacchi, un monopolio che procura ingenti profitti. Scatta anche l'accusa penale di abuso di poteri d'ufficio. Il fatto è grave e dev'essere portato davanti alla corte Costituzionale. Si riuniscono le due Camere per l'autorizzazione a procedere.

GIUSEPPE TRABUCCHI, è lui il ministro in causa, si difende: "era solo un illecito finanziamento per il partito". Con questa singolare giustificativa affermazione (che sentiremo molto spesso negli anni '90) i suoi colleghi (dove chi più chi meno sta appena iniziando a spartirsi qualcosa per finanziare le rispettive correnti - la politica purtroppo costa!) gli evitano la messa in stato di accusa. 476 votano a non doversi procedere e 461 i contrari.
E' il primo avallo a quel sistema di finanziamento illecito dei partiti. Nella Tangentopoli del 1992, Craxi dirà, "i soldi? li prendevano tutti".
Trabucchi finirà la sua carriera politica, ma non va' davanti alla Corte Costituzionale. La casta è salva, gli "amici" sono solidali. D'ora in avanti ci si darà una mano, ma poi qualcuno si prenderà anche il braccio. Ha inizio la "dazione ambientale", che volera' sempre piu' in alto, impunemente. E qualcuno stava certamente e arrogantemente pensando "Siamo intoccabili, ci è permesso tutto".
Costui aveva quasi ragione, infatti i processi di Tangentopoli termineranno come i responsabili del disastro del Vajont (15 luglio) con molte assoluzioni degli imputati.

28 GIUGNO - Primo dissidio nel Parlamento della Comunità Europea. La Francia respinge certi regolamenti che in alcuni settori, come quello dell'agricoltura, penalizza la sua economia.
Ha la Francia - non come certi paesi come l'Italia vera cenerentola agricola della Comunità- un'agricoltura meccanizzata, efficiente, razionale, altamente produttiva, molto al disopra del suo fabbisogno interno. In dieci anni è aumentata del 40% e l'incremento ha mantenuto un ritmo del 5,4% all'anno, superiore persino a quello di alcuni settori industriali. Una produzione rivelatasi molto utile per le sue esportazioni. Ma le norme comunitarie fissano delle quote che la porterebbe a dover ridurre i quantitativi.

Ma la Francia non si piega a questo diktat. Il rappresentante francese alla conferenza non accetta dalla Comunità questi poteri sui regolamenti agricoli, si alza dal banco del Parlamento Europeo e abbandona la sessione mettendo in crisi il funzionamento dello stesso Parlamento.
De Gaulle ha dato disposizioni precise al suo rappresentante,  e la crisi si estende, per ripicca, anche nei normali altri rapporti di import export. A farne le spese è anche l'Italia in alcuni settori dove è carente, come l'alimentazione. Ma rimandiamo il tutto a diciassette giorni. Infatti il.......

15 LUGLIO - ... in un clima di politica estera gelido come i bianchi ghiacciai del Monte Bianco i due Presidenti della Repubblica DE GAULLE e SARAGAT inaugurano la Galleria del Traforo omonimo (km 11,6) che unisce Francia e Italia. L'incontro dura solo quindici minuti, con un altrettanto gelido sorriso di circostanza sulle labbra. L'opera che doveva servire ai grandi scambi commerciali, per molti anni rimase solo un budello per far passare la bile di entrambi i due Paesi.

DE GAULLE ha fatto solo il suo atto di presenza di pochi minuti, ma i francesi con il loro forte nazionalismo la galleria la snobberanno per anni. All'Italia serviva per le esportazioni a basso costo - che i francesi in quelle circostanze per un po' di tempo avevano acquistato  mentre  nel frattempo si rivolgevano ad altri settori piu' strutturali e meno opulenti, poi, entrati nell'efficienza produttiva quantitativa, i prodotti italiani li snobbarono, perchè ormai potevano produrseli da soli.
In Italia era in programma, finita la Galleria, la immediata costruzione della bretella autostradale di Quincinetto che doveva collegare rapidamente la Torino-Milano al Traforo, ma rimarrà sulla carta per anni e anni, e solo ultimamente in questo fine Duemila si sta portando a compimento l'opera. Cioè 35 anni per fare un'autostrada di 35 chilometri o poco più.

30 AGOSTO - Non si era ancora spento lo sdegno della chiusura delle frontiere con la Svizzera, era ancora fresco nella memoria il ricordo della penosa scena del 14 febbraio (vedi), ed ecco che in questo giorno i colleghi di quegli emigranti che avevano contribuito al benessere del territorio elvetico offrendosi per i lavori più umili e faticosi, morire in 53 sotto una valanga di un cantiere idroelettrico di Mattmark. Una tragedia tutta italiana, che mise in luce sui giornali i sacrifici di tanti connazionali che vivevano in condizioni non solo disagiate ma anche senza le dovute sicurezze sul lavoro, e che fece apparire l'ondata xenofoba elvetica ancora più ingrata.

21 SETTEMBRE - AMINTORE FANFANI già ministro degli Esteri, all'assemblea generale dell'ONU viene eletto Presidente, quasi all'unanimità, 110 voti su 114. La statura politica di Fanfani (anche se è piuttosto piccolo fisicamente) come capacità di mediazione sulla politica estera mondiale gli viene ampiamente riconosciuta. 
Lo abbiamo già visto all'opera quando queste capacità furono apprezzate da Khruscev per una soluzione pacifica con l'ostinato KENNEDY, che se accettata fin dall'inizio avrebbe evitato l'inasprimento nella guerra fredda e il vergognoso Muro di Berlino. Non fu ascoltato. Kennedy aveva dei cattivi consiglieri; a Cuba, a Berlino e ha lasciato in eredità anche il "pasticcio" Vietnam.
A dicembre, Fanfani anche per la guerra in Vietnam trovò fin dall'inizio una soluzione per JHONSON. Un negoziato con Ho Chi Minh e gli Usa. Ma invano.

4 OTTOBRE - Sono altrettanto buone le intenzioni del Capo spirituale della Chiesa Cattolica. Papa PAOLO VI si reca all'Assemblea Generale dell'ONU. Interviene  presentandosi non come uno statista, ma come un "esperto di umanita'". Diffonde un accorato appello " mai piu' guerre nel mondo". "Siamo un Popolo di Dio, occorre cooperazione, volonta' di pace, negazione alla violenza, favorire l'indipendenza ai popoli che hanno sofferto e che vogliono la loro liberta'". Sembra chiaro il riferimento al Vietnam. Ma anche qui è tutto vano.

(sul Vietnam vedi in fondo all'anno

Ma ritorniamo alla presenza di Paolo VI all'ONU. E' una "voce" la sua che sgorga dal cuore, è accorata, come una preghiera, e quasi singhiozzando la rivolge ai potenti di tutto il pianeta che sono davanti a lui. Le intenzioni sono quelle di fermare l'escalation della guerra in Vietnam, che sta indignando tutti i popoli, che ritengono l'offensiva americana un'aggressione pretestuosa, dai connotati imperialistici, violenta e mostruosa contro un giovane popolo che cercava dopo un periodo colonialista francese una sua propria indipendenza anche se con un po' di animosità interna secessionistica, comune a tutti i Paesi, quando una parte sta bene e l'altra diventa una "zavorra".

Purtroppo la "preghiera" del Papa non servì a nulla; mentre Paolo VI parlava, il suo stesso cardinale Spellmann benediceva le armate e i 360 mila giovani in partenza.
In Italia dove diventarono sempre piu' numerose le manifestazioni contro la guerra in Vietnam al grido di Ho Chi Minh, una corrente cattolica contesta Paolo VI; e alcune comunità interrompono le prediche nelle chiese per chiedere un contraddittorio con chi sta celebrando la messa accusandolo di ambiguità nel predicare la pace a parole ma non con dei fatti.

 Qualche curato chiama i carabinieri, ma non basta per fermare un dissenso sempre piu' diffuso nell'ambiente cattolico. Ne' bastera' l'Enciclica Populorum progressio che Paolo VI diffonderà nel '67, dove denuncera' i "misfatti", le "conseguenze negative" del vecchio (ora rispuntato) neocolonialismo, e la inutile sanguinosa e mostruosa guerra.
C'e' dunque disagio nelle file dei giovani, sia in quelle di sinistra che in quelle cattoliche e perfino i giovani seminaristi contesteranno il Papa con una lettera pubblica, senza mezzi termini: "crediamo che nulla possa giustificare questa guerra, tanto piu' che i potenti si dichiarano cristiani" (ma ritorneremo su questo dissenso cattolico nei prossimi due anni, che sono, in Italia e nel resto del mondo; due preludi al '68).

30 OTTOBRE - Si vota alla Camera la legge sui patti agrari e l'abolizione della mezzadria. Una ventata che più che apportare un miglioramento produttivo, qualitativo e strutturale, era anche di giustizia sociale, che permise a molti mezzadri di avere una buonuscita ricevendo in cambio non soldi ma un pezzo di terra dove lui e la sua precedente generazione su quella terra aveva piegato la schiena. Infatti molti terreni di latifondisti o di enti comunali di assistenza, di cui molti religiosi, furono presto alienati, ma i migliori terreni andarono ai grandi gruppi, intenti a concentrare le produzioni meccanizzate.

Quando andò bene, si verificò il paradosso, alcuni mezzadri che avevano lavorato come animali quella terra per una intera vita si ritrovarono in certi casi possessori di cento ettari ma senza una lira in tasca per acquistare un mezzo meccanico. Salvo qualche intraprendente, che messa da parte l'atavica fobia contadinesca dei debiti e l'angoscia delle banche, si avventurò nel dedalo dei contributi statali o nel più difficile percorso dei finanziamenti. Naturalmente tutto aveva un "prezzo":  l'appartenenza a qualche corrente politica "tutelare", che in maggioranza era "bianca".
In alcune sacche del Paese dove invece il "colore" era "rosso", non si persero nemmeno loro d'animo, nacquero le "cooperative rosse". Ma come appureremo negli anni '90, anche queste ambiguamente avevano oltre che un "padrino" rosso, anche un "padrino" dai colori variegati. ("Pagavamo anche i comunisti per non avere seccature con le contestazioni- si è sentito dire al processo di Tangentopoli 1992-Maxitangente Enimont-Ferruzzi")

5 DICEMBRE - Quest'uomo alle volte è irruente e irriverente, bacchettone, austero, sembra il bastian contrario della politica economica, ma UGO LA MALFA combatte per il contenimento della spesa pubblica e nello stesso tempo intende frenare i consumi opulenti, adottare una nuova politica di controllo dei redditi per riequilibrare i conti.
E' sempre impopolare, ma da come andranno le cose, un po' aveva ragione. Da tre anni ha preparato delle note sulla situazione economica del Paese con una chiara visione delle anomalie dello sviluppo, la disordinata industrializzazione, le congestione di questa nelle zone, la caotica migrazione; che non era solo dovuta al sud, ma proveniva anche dalle campagne del nord e invadeva le città. Ma soprattutto - andava dicendo La Malfa- che si beneficiavano troppo i consumi opulenti sacrificando i consumi essenziali, che generava solo l'impressione che la società si arricchiva, ma in realtà non marciava affatto verso un progresso sociale e civile, tanto meno in quello economico.

Nell'agricoltura addirittura il divario con l'industria negli ultimi dieci anni era aumentato, e se la prima stava diventando una necessità, la seconda iniziava a provocare danni irreparabili con lo spopolamento e l'abbandono della terra, perchè non redditizia ne' al proprietario ne' al salariato.
Competere con i prodotti di importazione con solo la vanga in mano non era facile, era impossibile.

Di 2.416.000 proprietari (!) terrieri e 1.054.000 in affitto, 1.237.000 avevano un'azienda (!!!!) agricola di 1 ettaro (Cioè poco più di un orto) e 1.581.000 aziende arrivavano appena a 5 ettari.
Possedevano in tutto, in questo 1965, solo 377.000 trattori. E tolte le 240.000 aziende che superavano i 10 ettari dove erano concentrati i mezzi di produzione, pari a 1 trattore per ogni azienda, nelle rimanenti, solo una azienda agricola su 17 possedeva un trattore.
1 trattore ogni 68 ettari in Italia, in Germania 1 trattore ogni 8 ettari.

5,1 milioni di addetti all'agricoltura producevano un reddito nazionale del 15%
7,7 milioni di addetti all'industria producevano un reddito nazionale del 63%

Ma gli italiani possiedono già 5.472.000 automobili e 5.480.000 di televisori!

Bisognava scalare una marcia, il percorso dell'economia italiana stava andando in salita, inoltre in alcuni tornanti burocratici, quando il carrozzone pieno di finanziamenti rallentava, c'era gente che ne approfittava per salire a bordo a saccheggiare il carico di quegli aiuti tanto necessari alle piccole aziende, per dirottarle nella grande, impegnata nei prodotti di consumo nazionalpopolari

Che avesse un alto senso dello Stato La Malfa lo dimostra in due casi quest'anno. Nel "caso Trabucchi" del 24 giugno lo aveva detto chiaro " ritengo essere pericoloso per le istituzioni repubblicane e per il prestigio dello Stato questo verdetto assolutorio". 

Mentre in questo 5 dicembre è letteralmente sdegnato. Presiede la commissione bilancio e protesta polemicamente per le varie leggi e leggine che i deputati della maggioranza presentano, per ottenere i piu' svariati finanziamenti, tutti mirati ai loro collegi elettorali, a enti, associazioni, club di bocciofili, di canotaggio, o per il salvataggio del passero solitario o per "l'incremento della coltura del lupino" (e non è una barzelletta!), o contributi per la stampa di santini e pubblicazioni parrocchiali, o la manutenzione con i soldi pubblici dei terreni di qualche grosso proprietario ecc. ecc. (non siamo ancora arrivati alle industrie, ma l'appetito verrà mangiando"). La Malfa è sdegnato " Siamo in recessione signori, votatevele da voi le leggine dei regali di Natale ai vostri elettori" e sbatte la porta e si dimette clamorosamente. Qualcuno disse che era demagogia, ma questo qualcuno non era in buona fede.

17 DICEMBRE - Rimane sempre un mistero cosa avvenne in questo giorno in America. Rimane il fatto che FANFANI, sia come ministro degli Esteri italiano e sia come Presidente dell'ONU, aveva trovato (assieme a La PIRA), con Ho Chi Minh, per il Vietnam una felice soluzione. Un negoziato su alcune concessioni, purchè cessassero le distruzioni. Gli americani come a Berlino furono anche quì sordi a Fanfani .
Forse non gli perdonarono di aver rettificato il voto contrario che il governo italiano aveva prima dato all'ammissione della Cina alle Nazioni Unite.
Fanfani paradossalmente era il ministro degli esteri in carica - quindi andò contro la volontà del governo(!).
La Cina era quella che gli Usa temevano di più, perché stava appoggiando in quel momento  il Vietnam del Nord. Uno sgarbo così per principio andava punito, e per principio andarono sempre di più incontro a quasi alla fine di un "prestigio". 
Non arrivarono fino a questo punto, perchè si ritirarono prima dal Vietnam, ma dopo dieci anni.

28 DICEMBRE - Alla ribalta ancora FANFANI. A casa sua, ma lui era assente. LA PIRA (nel clima politico sopra accennato) ospite della signora Fanfani, si lascia andare, presente un giornalista del Borghese, ad alcune confidenze. Critica gli americani, critica il governo, critica Moro, e critica anche Paolo VI, sulle evidente discordanze di vedute e di ambiguità per una soluzione pacifica vietnamita. L'intervista il giorno dopo apparve integralmente sulla rivista e scatenò  un putiferio.
Fanfani coerentemente, pur non essendo il responsabile, si dimise da ministro degli Esteri. Furono respinte da Moro, ma Fanfani fu inflessibile, le confermerà. Per molti anni non lo vedremo chiamato ad assumere alcuna carica di governo; fino al 1982.

FINE

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IL VIETNAM

Gli Stati Uniti, dopo lo sproporzionato bombardamento iniziato lo scorso anno con l'incidente al Golfo del Tonchino, sono nella fase di escalation nella guerra in Asia, e stanno mobilitando ingenti forze per il Vietnam. 360.000 giovani americani proprio in questo mese stanno partendo per questa  guerra che nessuno vorrebbe fare. (vedremo dopo come aggireranno questo ostacolo)
Hanno innescato gli Usa in febbraio e marzo una delle piu' inutili guerre del secolo (alla fine, dopo dieci anni di stragi, verra' considerata una delle più vergognose). Fin da questi primi micidiali bombardamenti, sta solo provocando sdegno e biasimo in tutto il mondo, ivi compresa una parte della stessa popolazione americana, dove in molte città avvengono le prime manifestazioni pacifiste, non ancora oceaniche, anche perchè coloro che le fanno rischiano di essere accusate di antipatriottismo.
Ma quando le bare cominceranno a ritornare ogni giorno dal Vietnam sempre più numerose, per una guerra dove sempre di più l'opinione pubblica non trova nessuna motivazione, ne' alcuna relazione al patriottismo, e dove non sembra proprio esserci in gioco la sicurezza della nazione, ma vedranno solo morire i loro cari (50.000) senza nessun successo militare nonostante l'alta tecnologia impiegata, le file dei pacifisti si ingrosseranno anche con quelli che erano stati inizialmente ottimisti o neutralisti.
Oltre che a subire i morti l'America si stava giocando tutta la sua credibilità all'interno e il suo prestigio all'esterno.

Nella storia degli Stati Uniti, la guerra del Vietnam ha costituito un qualcosa di unico: impopolare sia in patria che nel resto del mondo. Fu combattuta ininterrottamente contro un nemico diabolico e con un nazionalismo estremo del tutto sconosciuto ai consiglieri americani, e che non era stato (e fu pagata cara questa cecità) nemmeno considerato; eppure era nella storia, e anche nei fatti molto recenti.
Ma anche noto questo fenomeno in tutti i trattati  della psicologia delle masse, delle nazioni, dei paesi, perfino nei trattati delle belve o delle formiche. Quando ci sono delle divergenze interne, anche le più estreme, se si è attaccati da un nemico esterno, si dimenticano le beghe interne  e ci si unisce per difendere il proprio territorio. E in Vietnam avvenne proprio questo semplice fatto comportamentale.

Nei cieli la potenza americana si era manifestata con i giganteschi B-52 che avevano raso al suolo città e paesi; con le navi che avevano vomitato fuoco sulle coste; e con gli elicotteri che per la prima volta impiegati su larga scala seminarono la morte volando rasoterra vomitando milioni di litri di erbicidi, di defolianti nelle foreste o sganciando le famigerate bombe al Napalm: veri mari di fuoco che bruciavano i modesti villaggi e i paesi in un istante.
Grandi armi e grandi tecnologie letteralmente nel fango e nella polvere, contro piccoli battelli e contro una micidiale lotta partigiana nella boscaglia, con un nemico sfuggente e risoluto che mise in crisi tutte le strategie della guerra moderna. Lo scontro di Ho Chi Min fu uno scontro di Davide e Golia.

Fu una cocente sconfitta della politica Usa, quando la stessa opinione pubblica americana volle ad ogni costo che si abbandonassero al loro destino i vietnamiti. Era una guerra che non li riguardava. Ma questo disimpegno anno dopo anno fu rimandato per oltre dieci anni.
Il 30 aprile del 1975 gli americani tornarono a casa, dopo aver provocato una Apocalisse. In patria li accolsero persino con fastidio, furono considerati dopo alcune terribili testimonianze, tutti assassini, dei drogati e li emarginarono; perfino coloro che erano ritornati mutilati.

Insomma provarono anche gli americani quello che provarono i soldati italiani nel 1918, e poi ancora nel 1945 quando tornarono a casa; furono commiserati, emarginati, rimproverati, dimenticati.

Inizia la Guerra del Vietnam - 2 milioni di morti- 14 mil. Tonnellate di bombe
(pari a tre volte a tutti i bombardamenti effettuati nella Seconda Guerra Mondiale)

"Le origini del coinvolgimento
 degli Stati Uniti 
nella guerra del Vietnam, 
1955-60".

*** LA GUERRA IN VIETNAM - La questione Vietnam inizia quando il Paese era uscito dalla coloniale "missione civilizzatrice" francese. Nazionalista come nessun popolo cercò la sua indipendenza e chiese aiuto agli Stati Uniti, per eliminare le ultime presenze francesi.  Ma cadde dalla padella nella brace.

Il Sud del Paese era considerato dagli USA dopo la fine della Guerra Mondiale un bastione strategico per proteggere tutto il Sud Est asiatico dal comunismo cinese e sovietico. Primo obiettivo fu quello di intromettersi in quella contrapposizione fra il Nord e il Sud del Paese, due entità impegnate in una di quelle ataviche insofferenze e animosità cui non sono immuni tanti altri paesi del mondo al loro interno, quando una parte del territorio per tanti motivi è più ricco dell'altro.

L'obiettivo fu dunque insinuarsi ambiguamente nella politica interna, cercare con l'aiuto di una fazione di eliminare gli elementi sovversivi che erano presenti nel sud, creare un forte movimento secessionista, foraggiarlo di armi per eliminare quelli del nord, che essendo vicini al confine cinese erano i più pericolosi, e rappresentavano una testa di ponte della Cina. Impossessandosi di questo territorio gli Usa si sarebbero seduti come sentinelle a cavalcioni del confine cinese. 

In caso di debolezza del Sud, per compiere questa operazione, progettavano gli americani di scendere apertamente in campo militarmente per aiutarli in nome della democrazia. 
Insomma misero le due Regioni una contro l'altra aizzando le culture interne. Come sappiamo le differenti culture territoriali di un Paese (religiose, politiche, di tradizioni)  tendono sempre a essere intolleranti all'interno dello stesso Paese e creano sempre animosità e gretto provincialismo. Se poi ad alimentare e a strumentalizzare le intolleranze sono dei demagogici capopopolo, i contrasti iniziano prima con la ambigua diplomazia, si hanno poi le prime divergenze, si arriva alla rottura, e infine finiscono in una guerra civile fratricida. L'Italia del 1943-45 ne è un esempio. Ed è quello che accadde in Vietnam.

Ad aiutare opportunisticamente una fazione entrarono dunque in scena gli americani. Ma davanti al pericolo di una forza esterna il Paese si interrogò meglio. DIEM, della giunta del Sud, saggiamente nel 1963 cercò una intesa con la giunta del Nord per porre fine alla questione.
Ma nel '64 un golpe di militari nettamente filoamericano lo uccise;  i colonnelli si instaurarono quindi nel palazzo, si dichiararono ostili ad ogni negoziato e si dimostrarono subito intenzionati a intensificare la guerra ai nordisti. (del resto, proprio per questo motivo erano stati fatti salire al vertice)

La situazione (iniziata da Kennedy, ascoltando cattivi consiglieri) la ereditò JOHNSON che (indubbiamente anche lui male consigliato quanto KENNEDY in precedenza) fu persuaso che con un intervento militare in grande stile avrebbe messo in ginocchio il Nord Vietnam in sole 6 settimane, in 40 giorni (!!! - Napoleone, Hitler, Mussolini sempre 40 giorni anche loro!).
 
Creatosi un banale incidente al Golfo del Tonchino, questo fu il pretesto per far sferrare agli Usa l'attacco. Non immaginava Jhonson che un piccolo popolo (un territorio grande come l'Italia) potesse resistere alla più grande potenza mondiale che aveva a disposizione uomini, armi, bombardieri, navi, portaerei e la migliore tecnologia militare del mondo. Eppure accadde. !!

Il Vietnam cercò ancora una volta le vie diplomatiche, fece capire che il Paese era uno e che lo straniero non doveva interferire. L'italiano FANFANI era riuscito a stemperare le ostilità e aveva trovato una soluzione onorevole per tutti. Ma furono tutti sordi.
I Francesi, che li conoscevano bene i vietnamiti, si ritirarono subito e De Gaulle cercò anche di far capire agli USA che la loro impresa era senza una via di uscita, non conoscevano ancora di che pasta era fatto il nazionalismo vietnamita, e che al primo colpo di cannone avrebbero subito ritrovato la loro unità di popolo. (De Gaulle non sbagliava affatto. A casa sua - in Francia - prese anche il "premio" per questo atteggiamento, e a dicembre fu nuovamente rieletto Presidente dei francesi)

Ma i suggerimenti dello statista francese non furono ascoltati, gli americani avevano sferrato il loro attacco, che risultò subito inutile e privo di risultati strategici.  Ma ormai non potevano perdere la faccia. E marciarono verso l'escalation in una guerra senza fine.
3.000.000 di americani  furono mandati in Vietnam, si toccò una punta massima di presenza di effettivi di 550.000 uomini, vi morirono 50.000 americani, costò agli USA 200 miliardi di dollari, e impiegarono 14 milioni di tonnellate di bombe per distruggere uomini e cose (tre volte di più che in tutta l'Europa e l'Asia durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, su un Paese grande come l'Italia e con 32 milioni di abitanti.).

La guerra in Vietnam isolò sempre di piu' gli USA. Una viva ostilità nei loro confronti da ogni parte del mondo che considerava il loro intervento "un'aggressione vera e propria e non una missione di pace per salvare una democrazia". Fra l'altro non fu dichiarata nemmeno la guerra, sempre convinti di restare ai margini del conflitto. Fu proprio questo il motivo per cui sorsero contrasti anche in seno ai Paesi della Nato.

Mentre negli USA con una opposizione che già stigmatizzava questa guerra e la coscrizione, ai primi mesi del prossimo anno, si aggiunse il timore di un intervento o della Cina o della Russia. Una parte dell'opinione pubblica prese coscienza che non erano in gioco i confini o la sicurezza degli Usa, e che con quella guerra si era sbagliato il modo di procedere, si erano sopravalutate le proprie forze ed era stato troppo sottovalutato il nemico. 
Il fronte esterno al governo iniziò sempre di più a far cedere anche quello interno;  poi si aggiunsero gli ambienti economici e finanziari perché tutte le risorse erano ormai assorbite dalla guerra, che non era più quella del 1945, quando furono coinvolti quasi tutti i settori dell'industria, soprattutto quella pesante e quella tecnologica. Ora quasi metà dell'America si sosteneva con le fabbriche "del nulla", quelle del voluttuario, del divertimento, dell'effimero. Tutti questi settori -ormai divenute tutte colonne portanti dell'economia dei paesi opulenti - iniziarono ad andare in crisi.

Insomma il movimento di opinione aumentò, e finalmente, prima Johnson cercò una via di uscita dal "pantano" senza mai riuscirci, poi in seguito NIXON trovò la soluzione: tornarsene a casa anche senza aver concluso nulla in dieci anni di guerra e tanti americani morti per nulla. 
Questa fu -secondo una parte del Paese- la più saggia soluzione.

Avevano dunque vinto i Vietnamiti. Facendosi distruggere città e paesi, pagando un tributo di sangue enorme: 2.000.000 di morti e altrettanti feriti, mutilati, invalidi e orfani.  Ma erano riusciti a ottenere la loro indipendenza. Una vittoria dopo la ostinata campagna militare di una grande potenza come quella americana che aveva cercato di dividere il Paese .
 Il conflitto rafforzò la volontà nei Vietnamiti di difendersi; infatti dimenticati i vecchi rancori, il Vietnam riuscì a ottenere la sua unità meglio di prima.

Con un coraggio stupefacente, non solo era riuscito a resistere e a vincere, ma era riuscito a umiliare una grande potenza anche nel profondo della coscienza collettiva americana, un disagio questo che si è poi annidato dentro nell'animo come un fantasma. Ad ogni piccolo e insignificante conflitto tornava (e tornerà per chissà quanti decenni)  ad emergere la paura di questi 10 anni di guerra "inutile".
La guerra che secondo i calcoli dopo solo 6 settimane doveva finire vittoriosa, non solo fu persa ma la sconfitta si trasformò nella  "sindrome del Vietnam".

Di tutta la letteratura sul Vietnam, corrispondenze, memorie, testimonianze, conosciamo soltanto le versioni occidentali. E nonostante queste non siano molto tenere sul conflitto, e abbastanza realistiche nel raccontarci anche le fasi tragiche, documentando i massacri che vennero fuori nei numerosi processi,  nulla conosciamo della letteratura, testimonianze e memorie dell'epica battaglia del popolo vietnamita. Nulla é stato messo a disposizione agli storici occidentali (lo ammette la stessa monumentale Storia della Cambridge University, i piu' prestigiosi 32 volumi di storia mondiale).


Il corso di questa guerra e altri eventi a questa legata
li ritroveremo nei successivi singoli anni.

 

ALTRI FATTI DELL'ANNO

*** BLACK OUT IN AMERICA - Paradossalmente dopo l'impiego di tanta tecnologia in guerra, New York e tutta la costa occidentale venne paralizzata e scioccata per 24 ore per la mancanza di erogazione dell'energia elettrica.
Un black-out colossale dovuto (si disse) a una mancata programmazione degli impianti di erogazione arrivati al limite della tolleranza; e che non si era tenuto conto della scarsità delle risorse rispetto al numero degli utenti. Saltò tutto. Uno smacco all'efficienza che ogni americano ebbe modo di sperimentare nel più sperduto villaggio! E si verificò un curioso fenomeno. Dopo nove mesi da quel giorno, le nascite registrarono che in quelle ore una variegata umanità costretta nel buio si rifugiò non solo nel fare all'amore ma ebbe anche un forte impulso a concepire; forse spintovi dall'ancestrale paura di fronte al pericolo; e il buio è pericolo perchè non si vede l'aggressore; arcaici impulsi dell'uomo per la conservazione della specie.
(Non si è mai saputa la vera versione di questo incidente, e vista la situazione esplosiva all'interno del Paese, neri, antimilitaristi e terrorismo in piena attività, si puo' anche ipotizzare a un incidente doloso, ma che fu tenuto segreto per non allarmare tutta l'America). 

*** LA RIVOLTA DEI NERI - Oltre che a svolgersi le prime manifestazioni di protesta contro l'intervento in Vietnam (dilagheranno poi nelle università; e sono i primi focolai del '68), dopo il primo devastante bombardamento del 3 marzo, in agosto scoppia in America una sanguinosa rivolta antirazzista dei neri a Los Angeles.
Fanno la loro comparsa in contrapposizione al gruppo  moderato del reverendo MARTIN LUTHER KINK, il movimento radicale Black Power (Potere Nero) e a fianco a questo un altro movimento ancora piu' radicale Le Pantere Nere. Tumulti razziali a Chicago, Detroit, Clevelend e in altre città con distruzioni, numerosi morti e feriti.

*** CHE GUEVARA il 3 ottobre lascia il ministero dell'industria del governo di FIDEL CASTRO a Cuba per dedicarsi alla costituzione di un fronte di guerriglia in Bolivia dopo che uno sciopero dei minatori viene soffocato nel sangue dalle truppe del generale BARRIENTOS che proclama lo stato d'assedio nel Paese. Sembra dalle cronache di leggere Il tallone di ferro di Jack London.

*** IN CINA - il 10 novembre sul giornale di Shangai Wen hui bao compare un articolo di Yao Wen yuan (ma forse e' lo stesso Mao Tse tung l'ispiratore). E' un violento attacco ideologico che parte dalla critica a un dramma storico di Wu Han e raggiunge la realta' cinese contemporanea minata nel suo futuro da un atavico immobilismo sociale e di subordinazione a personaggi del palazzo, comunisti, fattisi ambigui e piu' giacobini di prima.
E' questa convenzionalmente la data storica della "Rivoluzione Culturale Cinese". Si formano le Guardie rosse.
Mao il prossimo anno (a Marzo disertera' il Congresso Comunista in Russia) lancera' nel suo Paese la direttiva ai giovani di "bombardare il quartier generale cinese" contro la burocratizzazione del partito, accusato di essere portatore di idee borghesi. Non si vuole ad ogni costo ripetere quanto è accaduto in Russia nel dopo Lenin. 
E proprio con l'Unione Sovietica c'e' la rottura definitiva della Cina.

*** RIVOLUZIONE IN ALGERIA -La Francia nel 1962 aveva concesso l'indipendenza al Paese ma aveva messo dei governi fantoccio per salvaguardare i cospicui interessi colonialistici. Il 19 GIUGNO un colpo di Stato militare rovescia il presidente BEN BELLA, scioglie il governo e istituisce il consiglio nazionale della rivoluzione proclamando presidente della Repubblica BOUMEDIENNE, che adotta con l'appoggio dei suoi rivoluzionari una severa politica anti imperialista emanando leggi e riforme di tipo socialista. In modo drastico opera  nazionalizzando tutte le industrie francesi e le compagnie petrolifere americane; e distribuisce le terre creando delle cooperative.
Da questo momento e' la spina nel fianco della Francia che con l'ostinazione di De Gaulle, permette una escalation del terrorismo algerino, che nell'anno 2000 non e' ancora terminato.

FINE

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