ANNO 1967

CULTURA - COSTUME - MUSICA - CINEMA - LIBRI

*** IL COMUNE SENSO DEL PUDORE - Lo avevamo gia' anticipato lo scorso anno, in giugno su una audace rivista, "Men", apparve per la prima volta una donna col seno nudo. Fu il finimondo! 163 deputati presero posizioni, padri di famiglia si precipitarono a fare denuncia, la questura sequestro' su tutto il territorio nazionale la rivista; l'ordine dei giornalisti si dissocio' da queste "oscenita" e La Stampa a Torino sollecito' la magistratura ad "intervenire".


Ma il perbenismo si sciolse al sole, subito, in pochi anni. L'industria dopo aver accontentato alla meno peggio e non proprio tutti col necessario e l'indispensabile, inizia in questi anni a guardare oltre: al voluttuario.
La parte del leone la fa quella produzione che si rivolge proprio all'edonismo, soprattutto dentro il mondo giovanile che lo recepisce subito, beffeggiando tutta quell'austerita' che c'era ancora dentro molte famiglie, nonostante l'auto nel cortile e il televisore nel salotto.

 

 

Sono giovani che stanno conoscendo le nuove aperture che il mondo delle relazioni, la scolarizzazione, il lavoro, la mobilita' offre loro; sono quelli che abbiamo visto crescere in questi ultimi sette anni con le nuove energie e le nuove conoscenze e con un tipo di cameratismo altrettanto nuovo, non inquadrato, non ipocrita, genuinamente spontaneo, anche se perennemente "incazzato". Sono tutte energie ancora vergini, esuberanti e dirompenti che non hanno conosciuto gli anni mortificanti dei padri, dove altrettante uguali energie e spavalderie in cinque anni di guerra erano poi state domate, frustrate, messe in ginocchio, spenta ogni ribellione e persa perfino la capacita' critica, non solo all'esterno, ma dentro la stessa famiglia. 

Si portavano tutti un grosso fardello sulle spalle, una guerra persa, inutile, oscena e per pudore nemmeno da raccontare ne' da rammentare. Ma intorno tutti sapevano, le mogli, i figli e chi era rimasto a casa imboscato (quello che succedera' fra poco anche in America quando rientrarono i reduci dal Vietnam: li emarginarono, erano fastidiosi, quasi loro i responsabili di quell'insuccesso umiliante per gli americani. La prima guerra persa!)

E' difficile indicare l'anno, il mese o addirittura il giorno in cui gli italiani videro svanire le loro speranze, ognuno perse le ultime illusioni dei sogni di grandezza nazionale in un preciso momento; prima, durante e dopo la guerra. Le tappe furono molte e sempre piu' mortificanti per il fallimento del singolo o del gruppo, dentro il proprio involucro ideologico. Spesso vuoto, o fatto di miti non solo alla Starace, ma anche miti alla Lenin.
Il corporativismo era fallito e in un altrettanto fallimento si  incamminava il collettivismo sovietico.

Eppure in Italia in questi anni, ostinatamente, si guarda ora a Mao, alla Cina Rossa, al comunismo giallo, altre visionarie utopie dopo la penosa uscita di scena del mito di Stalin e l'imbarazzante Memoriale di Yalta di Togliatti, e l'uscita di scena anche di Kruscev, l'uomo  che con lo scontro a Cuba con Kennedy aveva  inquietato il mondo.
Poi ancora in Italia, per gli ultimi irriducibili ci sara' fra qualche mese l'altrettanto penoso fallimento della tanto ambiziosa saragattiana unificazione dei socialisti.

Siamo nel 1967 ma dentro i corridoi delle sedi di partito sembra di essere al 1922, non e' bastato alla sinistra (con le lacerazioni interne) la batosta del 1948. 
Mentre i cattolici non hanno mai fatto un esame di coscienza, che se avevano vinto era perche' c'era in quegli anni un certo Pio XII e un certo Gedda e la mobilitazione di tutte le parrocchie che avevano evocato i piu' terribili castighi divini e seminato il panico dando scomuniche a sinistra e facendo piovere anatemi dal pulpito agli stessi cattolici; e che solo per questo motivo avevano ricevuto il consenso, con il terrore psicologico. Bastava poco per capire che la situazione era ora del tutto diversa. Non c'erano piu' pecore analfabete, ma c'era una nuova generazione che aveva letto piu' libri che non le venticinque generazioni precedenti messe insieme.

Chi aveva vissuto in quegli anni difficili della guerra, aveva ancora la sindrome della guerra, di non sprecare nulla, ma di riciclare tutto. Una bottiglia d'olio la si prendeva ancora con delicatezza e con accortezza, lo zucchero lo si metteva con la mano pesante, un pollo era un Pollo, uno status symbol non solo conformistico ma legato all'alimentazione vera e propria della famiglia spesso composta da soggetti spettrali, e  dentro un viso scavato del capofamiglia c'erano sempre due occhi spenti, abbassati dalla rassegnazione, dalla sconfitta, e da quell'amarezza scaturita da una presa di coscienza che non erano serviti a nulla tutti quei sacrifici, la Russia, l'Africa, la Grecia, la Resistenza o la RSI, e i primi scioperi selvaggi del 'dopoguerra.
Erano soli con se stessi, lontani dai figli e lontani perfino dalle mogli. Mai come in questo periodo la frase di quella famosa commedia rappresentata a Napoli alla fine della guerra era azzeccata "chi ha avuto avuto, chi ha dato ha dato". Ma era anche sarcastica e umiliante per molti (quasi tre milioni) che si erano fatti anni di prigionia; non solo non avevano avuto nulla,  ma avevano dato nulla.

Se gia' le proprie spose al ritorno dei mariti reduci non volevano sentire i racconti di guerra "ecco cosa e' servita la tua guerra!"  gli mettevano davanti un frugale pasto e poi di nascosto davano gli spiccioli al figlio che andava a scuola a contestare e fare le barricate;  figuriamoci i figli; non solo non volevano ascoltare i padri, ma con una piu' diffusa conoscenza dei fatti, compativano, contestavano, irridevano appena i padri accennavano un qualsiasi ricordo bello o brutto (bello str.... sei stato!) e marciavano su nuove strade, che non erano quelle della rassegnazione evangelica, ma (per la maggioranza, escludendo quelli politicizzati) nemmeno quella della utopistica lotta rivoluzionaria.
Rivoluzione si' ma con i fiori, con la chitarra, i dischi di Bob Dylan e qualche spinello per dimenticare le opprimenti mura domestiche.

L'errore di tutti i giovani di questo periodo (e poi di certe frange, quelle piu' attive, esuberanti) fu quello di partire da nessun punto preciso della storia. Il retroterra culturale nella massa dei giovani (nonostante la scuola, dove di sicuro non potevano da quella avere dei punti di riferimento, era ferma a Gentile e a Croce), non era solo povero e anacronistico ma mancava del tutto, e se c'era, era dentro una piccolissima élite che militava nei partiti storici impregnati di ideologie utopistiche, quella sovietica per alcuni, quella maoista per altri, pur muovendosi dentro in quella liberista. 

Tutte le "esperienze" di questa massa erano nate e state fatte sui libri, una ubriacatura di idee, ed era facile essere plagiati da una pagina del Tallone di Ferro di Jack London, o dal saccente di turno che guidava le rivolte alla Ernesto londoniana. Anche la rivoluzione francese nacque dai libelli di Rousseau e di Voltaire ed ebbe i capi delle barricate, e anche questi costruirono una societa' che non aveva le fondamenta e presto si ritrovarono sconfitti o da rimandare la costruzione a tempi piu' maturi. Le rivoluzioni si perdono se si fanno a mani nude contro il "sistema" che perde qualche pezzo per strada ma poi si ricompone; e sa come farlo, perchè ha la "forza".

Riascolteremo il prossimo anno uno degli interventi-proclami all'Universita' di Roma da uno dei tanti capi di questa contestazione. Questi capi stanno emergendo ora nelle Universita' e godono di una indiscussa leadership nel gruppo. Riascoltando i loro proclami oggi possiamo capire ancora meglio cosa fu il '68 e con quanta eccitazione e concitazione fu vissuta quella "primavera". Sono delle azioni verbali e non nuovi edifici della nuova societa'. C'era tanta energia, tanta dialettica, ma mancavano le fondamenta e queste con il tempo si rivelarono precarie perche' il "sistema" non era defunto ma era vivo e organizzato. Fu solo come disse qualcuno una "primavera abbagliante" di una gioventu' che invecchio' in fretta, e che si adeguo' poi subito a quel "sistema".
Un "sistema" che pur preso alla sprovvista, rimase forte. Aveva i mezzi e le armi, affilate e alcune accattivanti, i media e il consumismo, e li uso'.
Una grande moltitudine fu "giocata" cosi'. (il resto venne dopo, a primavera spenta, una minoranza che pero' seppe mettere veramente paura al "sistema" che pero' reagi'. Lo vedremo a fine '69)

Il mondo del consumismo si stava appena muovendo, ma accellero' il passo. La contestazione aveva portato il senso di liberta' e la spregiudicatezza nel costume;
l'indipendenza e nello stesso tempo l'autogoverno; l'appartenenza omogenea al gruppo e nello stesso tempo l'autonomia personale del singolo riscattata dalle tradizionali gerarchie casa-scuola.

L'industria dei consumi non poteva produrre nulla se non promuoveva il senso della liberta' e certe autonomie a tutto campo; la ribellione dentro la famiglia, sul lavoro, nella scuola, nelle strade, nel rapporti dei sessi. E molto attento, provocatore e organizzato com'era, il sistema-mercato manipolo', piloto', e assecondo' la protesta.

La protesta ando' a modificare la vita borghese, che pero' non rinuncio' affatto ai suoi privilegi, semplicemente non li ostento' piu', paradossalmente perfino ringrazio', perche' apri' alla "incazzatura" con mirate strategie le porte della produzione consumistica.
In questo '67 ci sono 6.000.000 di giovani dai 15 ai 23 anni, il massimo storico di tutti i tempi. (il doppio nella stessa fascia di eta' dell'anno 2000). E tutti scolarizzati. Di tutti gli italiani di ogni eta' che avevano un diploma di scuola superiore questa piccola fascia rappresentava il 50% del totale della popolazione. Un salto qualitativo abissale troppo repentino, traumatico da una parte e dall'altra della barricata.

Il piccolo "sacrificio" del neo-borghese quindi comincio' "a rendere"; davanti a se' aveva un mercato potenziale enorme, con nessuna avversione come i padri nello spendere. La permissivita', la protesta, l'"incazzatura, era da cavalcare.
Allentando poi un po' il senso del pudore si accentuava anche l'antagonismo primordiale maschio-femmina, cioe' la reciproca civetteria, l'arte di piacere e attrarre, che ha bisogno di strumenti e di mezzi, lustrini e profumi, vigoria fisica e intraprendenza, per inviare i messaggi della reciproca disponibilita', che recepiti non scatenano solo le primordiali pulsioni fisiche, ma affiancate a queste quelle intellettuali esprimono insieme anche il desiderio di vivere gioiosamente la vita con un proprio simile accanto sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda dei suoi interessi e aspirazioni. (chiedete a un sessantottino dove ha conosciuto la sua prima donna, la risposta e' nelle barricate, nelle riunioni, nei gruppi, nelle comunita', nelle formazioni che nacquero come i funghi, dove si cantava, si suonava, si faceva all'amore, si discuteva, si preparavano e si leggevano i proclami o si marciava nelle strade al grido di O Ci Min)

Le spose di quei vecchi abulici reduci con le energie spente, ora madri di ventenni, quasi per rivalersi dalle indolenze casalinghe, riversarono il loro senso protettivo sui figli quasi sempre in contrasto col padre, e diventarono persino occulte complici. Si poteva quindi vedere il figlio di un politico sulle barricate o nelle sfilate contestare le ideologie del padre di destra, di sinistra, cattolico, o sentire bollare suo padre industriale come "sfruttatore".

Le insofferenti critiche lanciate dai padri erano dei veri e propri boomerang di incomunicabilita' con i figli (Stai zitto tu, non capisci niente, non ti immischiare, pensa ai tuoi fallimenti non ai nostri. Il tuo pulpito e' ormai patetico). Infatti la vita stava scorrendo in un altro modo, nel caos, ma impetuosa e appassionata, e del vecchio modo di vivere, remoto, rinunciatario e avvilito, non ne volevano piu' sentire parlare, anzi reagivano contestando tutto e tutti, padri e professori bacchettoni, tradizioni e oggetti di quelle tradizioni, stile di vita e cultura. Un rinnovamento su tutti i fronti. "Ci vuole prima il caos prima che l'universo faccia danzare una nuova stella" scriveva Nietzsche. Lo presero tutti alla lettera, come quarantacinque anni prima. E ci misero come allora tanto sentimento e tanta passione. Di Nietzsche e' del resto anche "L'eterno ritorno".

Alcuni intellettuali laici recepirono, ma pagarono caro certe posizioni anticonformiste non pertinenti alla loro eta' o non gradite al sistema che li foraggiava, e rimasero a guardare apatici come i loro colleghi cattolici, non sapevano su quale carro saltare sopra per "fare la storia" che e' quello che poi affascina l'intellettuale .
Di eroici o sufficientemente disinvolti col verbo rivoluzionario se ne videro pochi, basta vedere la loro produzione letteraria. E non era dettata questa carenza dal bisogno di avere un padrone forte che proteggesse, ma agiva invece la miopia intellettuale, la incapacita' di vedere le cose nella loro concretezza quotidiana.
Altri loro colleghi invece conformisti, cristallizzati nei vecchi schemi (del sistema o dei partiti) continuarono a bacchettare sui giornali o a fare del populismo televisivo, mentre altri ancora, quelli piu' attenti e senza essere intellettuali ne' subalterni ai partiti di destra, sinistra o cattolici, ma dentro il pragmatico "mondo" della produzione consumistica (non solo beni ma anche "culturale") si misero prima a rimorchio poi diventarono la motrice, e con un cinismo gestionale audace (ambigui e ipocriti mutuando proprio dai giovani l'indifferenza ai valori comuni) ci si invento' di tutto e dove non c'erano i bisogni questi si crearono.

I complici? la prima, vera, nuova, generazione consumistica (ubriaca di liberta' e col desiderio di "rompere" tutto) che mise in moto e in movimento "la macchina" del consumismo, quindi della produzione, quindi dell'economia in barba a tutti i programmi e a tutte le austerita' che La Malfa seguitava ad annunciare (con il suo: questo si', questo no).

E non c'erano solo in movimento gli studenti, ma stavano crollando altre palizzate, stava avanzando con impeto l'emancipazione della donna, e sara' proprio questa a ottenere i piu' grandi successi all'interno della societa'. Va a modificala anche nelle piu' piccole pieghe, la travolge. Piu' intuitiva del maschio, parti' in sordina, resto' quasi appartata, mutuera' le tecniche della lotta, e poi sara' lei, la donna a sconvolgere tutto l'ambiente dei rapporti interpersonali nella scuola, nel lavoro e come vedremo nella rivoluzione sessuale. Giorno su giorno fara' piazza pulita di tutti i pregiudizi. Perfino Comunione e Liberazione fece nascere il cameratismo fra maschi e femmine, una permissivita' una volta aborrita da tutte le associazioni cattoliche.

La produzione non poteva essere legata ad antiquati bigotti conservatori, la produzione com'era quella di questi anni (esaurito un ciclo) aveva bisogno di tanta tolleranza per la creazione dei bisogni; una comunità austera e separatista è immune dalle tentazioni.
Invece la liberta' dei costumi catapultata dentro i gruppi promiscui crea gli stimoli emulatori, antagonismo, favorisce l'edonismo, accentua i desideri, e questi provocano l'aumento dei consumi, questi la produzione e quindi tutta l'economia. I media non si fecero scappare l'occasione, il marketing comincio' a decollare e a trasformarsi nella "macchina" piu' importante e determinante dentro la fabbrica.

Consumi "voluttuari" che per quanto se ne dica migliorano anche la vita, nonostante la ipocrita morale dei bacchettoni e gli inevitabili errori di percorso e alcune deformazioni, spesso non oggettive ma soggettive, visto che nessuno finora ci ha obbligato a comprare qualcosa.
E' solo il qualcosa che ci manca che ci obbliga a possedere qualcosa, e se si va oltre certi limiti spesso succede che si finisce di valere meno delle cose che si possiedono con il risultato che non e' piu' l'individuo che possiede le cose, ma sono le cose che possiedono l'individuo. Ma il responsabile e' solo lui non certo la pubblicita' e il marketing. Nello sdoppiamento-separazione soggetto-oggetto, ogni uomo mette sempre il suo steccato come confine, e chi si sente oggetto perche' ha saltato lo steccato non puo' dare certo la colpa agli altri.

*** LIBRI - Di Don LORENZO MILANI esce Lettera a una professoressa. Scrive "L'obbedienza non e' piu' una virtu'". Sono gli scritti piu' importanti dal punto di vista sociale del "prete ribelle" del Mugello. Scatenano il finimondo nelle alte gerarchie ecclesiastiche, ma solo in quelle, perche' alla base trova, solidarieta', consensi e anche imitatori come presto vedremo. E' l'inizio del dissenso cattolico che si fara' sempre piu' sentire in tutto il paese.

La sua Lettera e' l'atto di accusa verso una scuola segnata da profonde contraddizioni sociali e che a don Milani sembra "tagliata su misura dei ricchi" e dove la selezione con i metodi di valutazione oggettivi colpisce solo i figli degli operai e dei contadini con le bocciature, quella che lui chiama "la strage dei poveri". Bocciati che vengono privati di un patrimonio culturale che viene sancito dai principi della Costituzione ma di fatto appaiono traditi da una scuola messa a disposizione solo dei ricchi.

L'accusa e' la mancanza di volonta' politica nel fare le riforme per costruire una scuola nuova che realizzi una autentica uguaglianza socio culturale. Accusa contro la scuola classista e selettiva che invece di eliminare accentua le differenze quando operando non tiene conto dell'ambiente dove e' cresciuto lo scolaro e non tiene conto del livello di partenza. Fabbrica di disadattati che vengono subito bollati come cretini, umiliati e che ricevono la piu' grande delle ingiustizie sociale. Non fu un caso che il libro' veniva letto nelle assemblee studentesche e provocatoriamente davanti ai sagrati delle chiese.

*** LIBRI - HERBERT MARCUSE pubblica Fine di un utopia. Una raccolta di interventi che il filosofo aveva fatto nella universita' di Berlino Ovest. Vi sono riportati i dialoghi degli studenti e dei professori che mettono in luce le grandi contraddizioni di una ideologia che ormai per Marcuse e' soltanto un miraggio.

***LIBRI - JOHN GALBRAITH pubblica uno dei suoi piu' importanti saggi di economia. Il nuovo Stato industriale. Focalizza il potere emergente delle "tecnostrutture" nella nuova societa' moderna dove non c'e' piu' posto per le improvvisazioni. Uno stato puo' ottenere risultati positivi nella sua intera economia solo se favorisce delle infrastrutture ad alto impiego tecnologico. Galbraith vede gia' in anticipo di tre decenni la globalizzazione dei mercati, lo scambio in tempo reale delle informazioni, che modificheranno il modo di pensare sia del grande imprenditore o finanziere che del comune cittadino del mondo.

*** LIBRI - "CHE" GUEVARA - Dopo l'assassinio, postumi escono gli scritti del suo testamento politico sulla rivista Tricontinental. Il "Che" lascia scritto il suo grido "Bisogna creare uno, due, tanti Vietnam: questa e' la consegna!"

*** LIBRI - EZRA POUND porta a compimento un'opera molto ambiziosa. Cantos. Iniziata cinquant'anni prima il suo poema e' molto simile come struttura alla Divina Commedia di Dante. Un canzoniere singolare che pero' non ha avuto un grande successo ed e' rimasta sempre poco nota. Pound ha avuto subito dopo la guerra dei feroci attacchi sulla sua passata vita politica e non gli sono mai stati perdonati alcuni atteggiamenti nei confronti della dittatura.

***CINEMA - FILM - MICHELANGELO ANTONIONI presenta il film Blow-up. Immagini patinate di un mondo che in questo periodo sembrava irraggiungibile, quello del grande fotografo di moda circondato da belle modelle e dalla bella vita, che contiene pero' una riflessione amara: quello che viene presentato e' lontano dalla realta', una finzione dove lo stesso protagonista non comprende ne' capisce piu' cio' che vive vede e fotografa. Specularmente troviamo lui imprigionato nel mondo dorato nella totale solitudine e dove la sua vita scorre in un altrettanto totale fallimento esistenziale. Fece molto effetto negli anni Sessanta, ma oggi di questi soggetti ne sono piene le cronache, e il mondo (non certo riferendosi ai fotografi di moda) e' ormai popolato di soggetti che vogliono provare in un istante tutte le emozioni della vita, poi, non sanno piu' cosa fare. (** stelle)

*** FILM - JEAN-LUC GODARD in tema con gli avvenimenti che gli stanno scorrendo davanti gira La cinese. E' una tappa del nuovo cinema internazionale. Viene detto il godarismo - fare "cinema nel cinema" - cioe' far partecipare gli operatori, gli addetti, i lavoranti insieme ai protagonisti.
Ma e' soprattutto il film manifesto della contestazione giovanile e studentesca.
Godard anticipa, "la rabbia che annuncia la rivolta" e riporta fedelmente tutti quei problemi che la nuova generazione va ponendosi. La storia e' colta al volo nella realta' anni '67: un gruppo di giovani militanti marxisti leninisti, vogliono applicare le teorie rivoluzionarie di Mao nella nostra societa' occidentale. Ognuno si dedica a attivita' utopistiche; chi vuol uccidere uno statista, chi si dedica con impegno ai lavori sociali, chi al terrorismo di stato, chi alla politica rivoluzionaria attiva creando gruppuscoli di seguaci, chi trovera' dentro di se' il vuoto e pensera' al suicidio, e chi fara' l'agnostico. Sembra proprio una carrellata di quanto accadra' nei prossimi dieci anni in Italia. Vedere il film serve a capire molto bene questo periodo. Indubbiamente qualcuno ne fu plagiato. (**** stelle)

*** FILM - PIER PAOLO PASOLINI gira Edipo re. La tragedia di Sofocle in versione cinematografica pasoliniana e con forti riferimenti alla psicanalisi. Opera non solo autobiografica ma legata al dramma universale dell'uomo, dove un figlio inconsapevolmente uccide il padre e sposa la donna contesa che poi scopre essere la madre, e si punisce accecandosi per il grande senso di colpa. (** stelle)

*** FILM - BUNUEL Bella di giorno. Uno dei grandi successi della stagione, premiato con il Leone d'oro a Venezia, ma rifiutato a Cannes per insufficienza artistica. L'affresco a tinte forti (pur con tanti tagli della censura) e' la vita di una moglie insoddisfatta prigioniera di una educazione borghese cattolica, che cerca di liberarsi ad ogni costo dall'insoddisfazione quotidiana adottando quella logica perversa che sembra dominare il mondo che gli e' attorno. Si cala infatti nel ruolo ipocrita, perfetta e virtuosa moglie borghese, mentre da' libero sfogo alle sue fantasie, non solo concedendo il suo corpo ad altri, ma prostituendosi a chiunque. (**** stelle)

*** FILM - MARCO BELLOCCHIO presenta La Cina è vicina; PIETRO GERMI esce con il film L'immorale.

*** ARTE - MICHELANGELO PISTOLETTO si impone all'attenzione della critica dell'arte mondiale con delle opere inconsuete e singolari. Le sue figure con varie tecniche non vengono piu' riportate su dei normali supporti pittorici come tele o tavole, ma su grandi specchi dove le figure di Pistoletto ripropongono il tema del rapporto con il fruitore dell'opera, chiamato a partecipare suo malgrado e a creare un'infinita variabilita' dell'oggetto artistico che sta osservando. Visitare una personale di Pistoletto' e' una esperienza straordinaria e unica.

*** ARTE - WALTER DE MARIA grande arte "mondiale" quella dell'americano , con le sue performance su grandi estensioni. Quella spettacolare di quest'anno e' Nevada . Il suo intervento nella grande estensione desertica e' quello di affermare il recupero delle tracce e del segno, anche su enormi superficie con la cosiddetta "arte povera"; quei materiali che in questo periodo gli artisti del filone concettuale stanno usando in opposizione al concetto di fare arte, del tutto condizionata dal potere.

MUSICA LEGGERA- Al Festival di San Remo si ritorna alla vecchia maniera premiando le prime tre canzoni. Vince IVA ZANICCHI in coppia con CLAUDIO VILLA con la canzone Non pensare a me, al 2° posto si piazza ANNA RITA SPINACI in coppia con LE SURF con la canzone Quando dico che ti amo e al 3° con Proposta i GIGANTI e BACHELORS

MUSICA LEGGERA - Sempre al Festival di San Remo oltre che la canzone, rivelazione di LITTLE TONI con Cuore Matto, LUCIO DALLA come una premonizione canta Bisogna saper perdere, ma LUIGI TENCO non ascolta l'invito, viene bocciato con la canzone Ciao amore ciao e si uccide nella sua stanza d'albergo contestando la giuria.
Ma forse ha contestato la sua vita, dove non ha capito il gioco, molto piu' grosso delle canzonette.

MUSICA OLTRE OCEANO
BOB DYLAN, menestrello della protesta con chitarra armonica e invettive sempre pronte (prima di mutare pelle - lo fece tre volte) mandava i messaggi ai capi: " Non criticate cio' che non riuscite a capire/ I vostri figli o le vostre figlie/ Non potete comandarli" e ai giovani "non seguite i capi".
Poi comincio' anche lui ad ubbidire ai capi, al mercato, ai potenti del mercato e
da vecchio perfino ad accontentare anche i pontefici. E sempre per poter vendere più dischi.
Nel 1977 sconcertando gli estimatori, diventa cristiano, e fa posto alla nuova innodia. Viene contestato apertamente, ma il guaio piu' grosso e' che calano le vendite dei dischi; questo gli fa passare subito  la sbronza mistica e ritorna (quanto Credo nella sua musica!) a un bigottismo laico, ritorna a fare il profeta, il blasfemo e a dichiarare " Tutte queste etichette religiose e politiche non hanno nessuna importanza", e rinasce con Infidels e Man of peace, dove canta "Guarda fuori dalla finestra, la banda sta suonando Dixie / E un uomo agita la mano / Potrebbe essere Hitler o il prete del quartiere/ A volte anche satana viene come uomo della pace" , prosegue con License to kill , "crede solo ai suoi occhi/ e i suoi sogni sanno dirgli solo menzogne"
Chiarissimo il messaggio non fatevi incantare, non fidatevi delle apparenze, e giu' ancora una volta contro il becero patriottismo, la societa' corrotta, con le profezie apocalittiche (del tipo Wesley Harding che lui definisce rock biblico), le proteste politiche e generazionali e a fare a pezzi il sogno americano con le sue velenose parodie, con un ritorno ai dischi (che riprendono subito le vendite) e ai carrozzoni viaggianti come quelli che fara' al Madison nel '75 ritornando alle trionfali tournée del passato . Poi ancora un'altra conversione quella del 1997, prezzo? un miliardo. La generazione beat?, le canzoni di protesta? solo un grande affare.

VEDI ANCHE MUSICA ANNI '60 - '70


FINE

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