ANNO 1975

CRONOLOGIA DELL'ANNO ( 1a PARTE )

 

Il Pianeta TERRA ha superato 4.000.000.000 di abitanti. (Esattamente 4.079.000.000)

COSTO DELLA VITA IN ITALIA:
Stipendio operaio circa 154.000. - Costo giornale £ 150 - Biglietto del Tram £ 100 - Tazzina Caffè £ 120 - Pane £ 450 al kg, Latte £ 260 - Vino al litro £ 350 - Pasta al kg £. 480 - Riso al kg £ 420 - Carne di Manzo al kg. £ 4500 - Zucchero al kg £ 430 - Benzina £ 305 - 1 grammo di Oro costa £ 5440

Il tasso d'inflazione: 19,2. Un dollaro raggiungerà alla fine dell'anno le 720 lire, tanto da far chiudere i cambi il 20 gennaio del '76, ma serve a poco, il 17 marzo raggiunge le 880 lire.
MORO é costretto a chiedere aiuto a BERLINGUER per varare una politica di austerità indolore.

Fra i principale fatti dell'anno sono innanzitutto le elezioni.
con Moro e Berlinguer soddisfatti

 

Alle Elezioni amministrative di quest'anno (votano per la prima volta anche i diciottenni - con la legge del 6 marzo). Lla DC segna un netto regresso. Si verifica un'avanzata del PCI che conquista le amministrazione nelle più importanti città: Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Venezia. Il più autorevole democristiano, ALDO MORO, che guida anche il governo, si prodiga per iniziare discorsi costruttivi con la sinistra che ritiene essere una realtà da non ignorare nel Paese: "Guai se la ignoriamo, non so cosa potrebbe succedere domani".
Un sostegno che però non offre invece Fanfani che al congresso di marzo del PCI, ritira la sua delegazione per i fatti che sono accaduti in Portogallo dove il consiglio rivoluzionario ha escluso dalle elezioni una lista democristiana.

L'operato del governo Moro, con a fianco La Malfa, all'inizio anno, da gennaio ad aprile, ha già fatto con il concorso dei comunisti degli accordi concreti: quello sul punto unico della contingenza per tutte le categorie di lavoratori, firmato dalla Confindustria  e dalla Federazione dei tre sindacati; quello dell'abbassamento dell'età degli elettori; e quello sul nuovo diritto della famiglia. Sui giornali si sono sprecate le lodi per questo governo capace di fronteggiare la crisi economica e sociale con reazioni costruttive e con lodevole attivismo. (
Lodi e risultati che hanno messo a disagio i socialisti, nemmeno interpellati pur essendo al governo, e hanno  permesso nel contempo ai comunisti, già subito alle elezioni, di aumentare i loro voti nell'elettorato, che ritengono questi successi al credito dato da Moro e La Malfa al "compromesso" berlingueriano.
Non altrettanta simpatia ottengono i due politici dai colleghi degli stessi partiti della maggioranza. Soprattutto Moro, dagli schieramenti contrari ad ogni contributo dei comunisti o ripudiati in blocco (fregandosene dei risultati positivi) dai cattolici più integristi. Mentre maggiore realismo e pragmatismo lo dimostra la Confindustria, dove un Gianni Agnelli che la guida da soli pochi mesi, ha avvertito, e lo dichiara apertamente (vedi giornale a Gennaio) che "siamo in un periodo nuovo, dove i due vertici - imprenditori e sindacati - scendono a coinvolgere la base, dopo che entrambi si sono assunti delle precise  responsabilità: l'avvicinamento alle conoscenze dei rispettivi problemi e l'impegno reciproco di trovare d'ora in avanti in concerto delle soluzioni nella gestione delle aziende".

ALLA FINE I RISULTATI DELLE ELEZIONI .
UN GROSSO SUCCESSO PER LA  SINISTRA. UN NUMERO RILEVANTI DI VOTI CHE  PROVOCANO UNO SCORAMENTO NELLE FILE DEMOCRISTIANE.
PER QUALCUNO è LA "FINE DEL MONDO".

( I risultati sono riportati nelle pagine del mese di GIUGNO)

In serie difficoltà il PSI, non per i voti, abbastanza costanti, ma per la dirigenza di DE MARTINO che alla fine dell'anno, dopo aver ricevuto tanti "schiaffi" dal governo dove é seduto, toglie la fiducia a MORO, e invoca un governo di emergenza.
Problemi comunque c'erano stati anche dentro il PCI prima delle elezioni amministrative: BERLINGUER, infastidito per le critiche alle sue aperture, cambia il coordinatore della segreteria, ARMANDO COSSUTTA (dell'ala più filosovietica e integralista del partito) con GERARDO CHIAROMONTE.

TERREMOTO IN CASA DC DOPO I RISULTATI NON CERTO INCORAGGIANTI.
(vedi mese di LUGLIO)

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10 GENNAIO - Mentre, su iniziativa dei radicali, é in corso la raccolta delle firme per il referendum abrogativo delle norme penali sull'aborto, al nuovo centro di sterilizzazione (un centro che fornisce ai cittadini informazioni riguardanti la normativa dell'aborto terapeutico) finisce arrestato GIORGIO CANCIANI con l'imputazione di associazione a delinquere per avere organizzato il centro stesso. Dopo pochi giorni é il segretario del Partito Radicale GIANFRANCO SPADACCIA  ad essere arrestato con la stessa imputazione. Il 26 tocca ad ADELE FACCIO, mentre per EMMA BONINO viene spiccato un ineseguibile  mandato di cattura perchè latitante. La Bonino in occasione delle Elezioni di giugno ricompare sulla scena, e clamorosamente recandosi alle urne elettorali (in pratica polemicamente si consegna) viene arrestata.

24 GENNAIO - Un nefando crimine.   Due carabinieri ad Empoli mentre con un ordine di cattura stavano eseguendo l'arresto di MARIO TUTI, un anonimo geometra del comune di Empoli appartenente al  nucleo di sabotatori della centrale terroristica di matrice nera che opera in tutta la Toscana con numerosi attentati (si pensa anche che siano i responsabili della strage dell'Italicus), sono stati freddati a bruciapelo dal terrorista )  che poi si è dato alla fuga, rifugiandosi all'estero.

25 GENNAIO - Storico incontro e accordo tra Sindacati e Confindustria. Sul tappeto delle discussioni la contingenza, il punto unico (detto punto "pesante") per tutte le categorie dei lavoratori, con la possibilità di rivalutarlo senza per questo punire i redditi più bassi dei lavoratori com'era in precedenza con l'odiosa diseguale differenza dei livelli di retribuzione in rapporto alla qualità delle prestazioni professionali. In pratica chi guadagna poco ottiene qualcosa di più rispetto a chi con alti stipendi percepiva gli stessi scatti di contingenza più come un incentivo che non come una impellente necessità per il costo della vita.
A guidare gli imprenditori e a siglare l'accordo è GIANNI AGNELLI, con un intervento che trova abbastanza soddisfatte Confindustria e Confederazioni non solo per quanto é stato concesso e ottenuto, ma anche per il nuovo metodo di condurre le trattative che dovrebbe portare le parti a considerare più che protagoniste di conflitti, apportatrici di contributi responsabili. Questo è il giudizio che è stato raccolto nei colloqui con AGNELLI e CARNITI.
In sostanza Agnelli afferma " D'ora in avanti, prima di chiedere la procedura della cassa integrazione il datore di lavoro sente il sindacato. La conseguenza è il primo avvicinamento alla conoscenza  e quindi alle responsabilità nella gestione dell'azienda.... Queste migliori relazioni dovrebbero portare ad un aumento della produttività, riducendo l'assenteismo e la conflittualità. ....Se le parti sociali si comporteranno con disciplina  e con intelligenza, si spera che con il 1976 si torni a vedere crescere l'economia".

Qualche irritazione per la buona conclusione degli accordi la troviamo sia dentro il governo (con La Malfa in prima fila, con una lunga serie di critiche, che sembrano "gelosie") e sia negli ambienti di cultura liberale, per il gran peso che il sindacato sta così assumendo. Tutti preoccupati a difendere i tradizionali poteri e le strutture dello Stato. Ma  irritazione anche tra i comunisti, che si sentono scavalcati. E' LUCIANO BARCA a esternare sul Il Mondo: accusa la DC, il PRI, il PSI di "essere andati alla continua ricerca del dialogo col sindacato su tutto, per sfuggire al nodo della questione comunista". Come dire: "perchè ai sindacati si concede  qualcosa di simile al "contratto sociale", mentre a noi il "compromesso storico" viene rifiutato?"

Ma le irritazioni non esistono solo dentro il governo, fra i liberali, fra i comunisti e i tanti altri che remano contro   ogni apertura progressista e realistica con i nuovi tempi, ma anche dentro lo stesso sindacato. Irritati e amareggiati saranno fra breve proprio loro, gli stessi sindacati, quando a lamentarsi per primo sarà TRENTIN: a riconoscere che la classe dirigente sindacale non é riuscita ad animare il dibattito, nè la lotta intorno ai grandi temi della società, nè ha saputo trovare iniziative più concrete, perché afferma polemico:   "esistono varie zone di sordità all'interno del sindacato, e per portare avanti le lotte occorre prima di tutto individuare i veri interlocutori ed alleati dei sindacati"; E potrebbe aggiungere con quali dirigenti interloquire. Ma dovranno insomma passare due anni, poi esploderanno alcune incomprensioni che sono da anni latenti quasi nella stessa misura nelle tre federazioni.

Infatti, Se la CGIL, al congresso di Rimini del 6 giugno del '77, verrà accusata da più parti di essere ritornata a fare la cinghia di trasmissione del partito comunista con un LAMA non libero, per la CISL ,nello stesso giugno a Roma il 14, il problema sarà identico: al congresso si presentano infatti due schieramenti quello di CARNITI e quello di MARINI.  Ma i due, che non sono lì per trovare l'unità sindacale ( nel '77 era ancora molto vaga), iniziano un dibattito molto vivace per trovare un'unità dentro la stessa CISL, dove uno schieramento vuole essere legato alla dottrina sociale della Chiesa accogliendo il messaggio dei vescovi: "bisogna allontanare il mondo operaio dalle utopie mistificanti ed eversive, e tornare a farlo sentire a suo agio nelle comunità cristiane e nei loro organismi di partecipazione", mentre l'altro vuole essere libero, non condizionato da interferenze esterne, dai comunisti, socialisti, dalla DC cattolica integralista, e nemmeno dalla nuova sinistra democristiana,  insomma  non vuole padrini, vuole solo democraticità pur legandosi ai valori cristiani.

Non sono rose e fiori neppure dentro la stessa UIL: sempre a Roma nello stesso mese (i nodi sono venuti fuori tutti insieme) il segretario critica fortemente le indicazioni o le ispirazioni che vengono dal "compromesso storico" di Berlinguer, che tiene banco ormai da quattro anni senza aver modificato nulla. Anzi dato che svolazza in tutti i congressi ha creato non pochi problemi a ogni partito compreso lo stesso PCI. (Sull'intera questione ritorneremo nel '77 quando i dibattiti lasceranno strascici e qualche frattura)

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Anticipiamo quello "conclusivo" (l'ultimo!) dopo i tanti dialoghi e  incontri  iniziati a partire da questo 1975.
Qui siamo nella sede della DC. E' il 9 marzo del 1978.
In un altra sede hanno già firmato la sua condanna a morte.
Infatti, trascorrono solo 7 giorni; il 16  Moro viene rapito, e va incontro al suo drammatico destino.

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9 FEBBRAIO - Per la prima volta due politici , EDGARDO SOGNO e RANDOLFO PACCIARDI propongono per eliminare i mali che affliggono l'Italia, una Repubblica Presidenziale. Le motivazioni, affermano, sono per mettere freno all'intrallazzo, alla corruzione, alla spartizione di poteri che si danno a gente che al massimo possono fare appena il portaborse.  Siamo nel periodo dove stanno scoppiando i più grossi scandali delle "mazzette" e   coinvolgendo gli alti papaveri della politica: Rumor, Gui, Tanassi ecc. Già si comincia a temere, che lo scandalo andrà a coinvolgere anche il presidente della Repubblica.
Pacciardi cerca di rendere l'idea in modo brutale "dobbiamo mettere fine in Italia ad un regime parlamentare che sembra un baccanale orgiastico di delitti e di rapine".

18 FEBBRAIO - Un commando delle Brigate Rosse con un assalto alle carceri di casale Monferrato faranno evadere RENATO CURCIO, capo riconosciuto del gruppo terroristico.

 

25 FEBBRAIO - FANFANI prima del 18 marzo accennato sopra (ritiro della delegazione al Congresso PCI) e prima delle elezioni regionali, non sopporta che alle elezioni universitarie i giovani democristiani siano stati sconfitti. Per curare il malessere impiega la più drastica delle medicine. Scioglie addirittura il movimento giovanile; in passato fin dal dopoguerra  base portante di tante battaglie politiche studentesche, indubbiamente favorite e con buoni appoggi dell'ambiente accademico che non era certo finita la guerra in mano alla sinistra. TOGLIATTI, non dimentichiamolo, anche lui aveva fatto un grosso regalo a De Gasperi. Nessuna epurazione; e nelle Università erano rimasti tutti quelli che vi erano entrati su scelte unicamente fasciste, e che per un ventennio (fino al '68) rimasero a dominare negli atenei.

Quello di Fanfani é ora ritenuto un atto autoritario e contestato violentemente, fino ad assediare la sede del partito della DC, dove le discussioni all'interno non mancano certo fra i capi correnti e soprattutto fra quelli che si stanno imponendo per spaccare le correnti e farsene ognuno   una propria mettendo in minoranza addirittura uno dei fondatori della più potente corrente democristiana, la Dorotea di Mariano RUMOR, con lui quest'anno nel ciclone tangenti.

Disagio sull'appartenenza a vecchie  ideologie politiche sono presenti non solo dentro i giovani della sinistra (come gli extraparlamentari); o fra i giovani della destra (come Ordine Nuovo); ma anche dentro le file dei giovani democristiani. E qui ci viene in soccorso un dato: nel 1960 all'Azione Cattolica erano iscritti 3.000.000, in questo 1975 sono appena 635.000, e considerando che i giovani studenti (anche anagraficamente) sono ora il doppio di quelli che erano presenti  nel 1960, il dato è indubbiamente  sconcertante e umiliante per la DC..

Fanfani ha capito  -  ed ecco i motivi dello scioglimento - che le riunioni del movimento giovanile servivano a una cosa sola, a far aumentare e a dirottare verso sinistra i giovani, che dal '68 in avanti, sono  diventati    sempre più attenti e sensibili ai problemi sociali, e nonostante il riflusso (l'apparente disimpegno di cui abbiamo già accennato) di questi metà anni Settanta, sono sempre e comunque coinvolti in questi problemi (studio, lavoro, famiglia, rapporti interpersonali). Principalmente non dovuto a una maggiore istruzione (la scuola del resto si è sempre disinteressata di coinvolgere i soggetti su  problemi esistenziali)   ma per essere a contatto quotidianamente con i problemi reali che stanno investendo ormai tutti i settori della vita civile, economica e sociale, e in ogni ceto.  La stessa informazione è vaga, molte volte distorta e faziosa, e spesso assente. 

La frequentazione, la promiscuità dei ceti, è invece massiccia, ed è quella che a distanza abissale dagli inquilini del "Palazzo",  con un'energia spesso ignorata e sconosciuta anche agli addetti, è quella che non fa affondare del tutto l'Italia nel suo periodo più critico (anche dentro il grande capitalismo).  L'equilibrio che trova nella sua autonomia e la capacità di sapersi gestire, é la grossa scoperta che fa l'italiano in tutto il decennio degli anni Settanta; diventa, creativo, produttivo, abile, accorto e vincente in ogni settore, e proprio quando (scorrendo la storia di questi dieci anni) sono del tutto vacanti  i poteri delle istituzioni, e assenti  uomini politici capaci e validi.-  "La cosa più sensata che fecero i politici fu quella di non far niente -  ricitiamo il senatore industriale Bassetti  - e visto che non ci capivano niente, hanno scelto di lasciarsi guidare dal Paese.  L'hanno lasciato nella logica della foresta e per fortuna ci è andata bene, perché  il  paese, fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente".

27  FEBBRAIO - A Genova al XXXI congresso del partito repubblicano  UGO LA MALFA ritiene che sia accettabile la collaborazione offerta dai comunisti di BERLINGUER;   il suo "compromesso storico" lo giudica realizzabile.

Dopo alcuni accordi con i comunisti sugli interventi straordinari nel Mezzogiorno,  dopo il successo dei sindacati con la Confindustria a gennaio, La Malfa guarda avanti e non tiene conto delle critiche avanzate dal PSI che si sente scavalcato pur stando con la DC nel governo. Il loro segretario, DE MARTINO, continua a polemizzare; é persino inferocito, e parla di "palese disprezzo" della DC verso i socialisti. Il culmine della polemica ci sarà poi a dicembre quando De Martino scrivendo un terribile articolo, senza mezzi termini,  accusa i democristiani  "che non resta loro altro da fare nel chiedere la  benevolenza dei comunisti, e inginocchiarsi e fare a loro anche  la riverenza".

La proposta dei comunisti di fatto è già stata presa in considerazione dalla DC, del resto altro non può fare. Gli scandali che hanno investito alcuni grossi personaggi democristiani, e con grande risonanza sui giornali, stanno coprendo di fango la DC proprio al cuore del  gruppo dirigente. E' quindi già scontato: sia accettando il compromesso, sia ignorandolo, alle elezioni amministrative di giugno i comunisti, sull'"effetto ridondante", guadagneranno voti.

MORO intuisce questo grosso pericolo e corre ai ripari,  dialogando spesso con Berlinguer, e nel medesimo tempo lavorando in profondità per un cambiamento dentro e al vertice della DC. Che diventerà urgente e  necessario quando proprio alle amministrative i comunisti si aggiudicheranno, come vedremo più avanti, le giunte in cinque regioni e nelle principali città e province. Cioè il primo terremoto politico dal dopoguerra, conquistando i comunisti in un sol colpo  più 5,5% dei voti,  e per soli due punti non raggiungono la DC.  

Attanagliata dalla corruzione; con  i socialisti inconcludenti che stanno dissolvendo la maggioranza;  con il Paese nelle spire dell'inflazione a due cifre e in austerità, MORO e la DC non possono far altro che accogliere l'invito fatto da Berlinguer   il 10 dicembre scorso al Comitato centrale: quello di stabilire un "clima di comprensione" con le masse cattoliche, anche se dentro di queste una buona parte, più per questioni ideologiche-integraliste in cui sono assenti le diverse realtà oggettive del paese,  respingono con bigottismo ogni tentativo d'avvicinamento.

(Dopo anni, si affermerà che Berlinguer qui commise un grosso errore; che doveva andare per la sua strada, e se i democristiani facevano vedere lo "spauracchio del sorpasso dei rossi", lui con migliori carte in mano (i giornali con i grandi titoloni erano dei provvidenziali  "assi") era in grado di far vedere non solo uno spauracchio ma semmai che la corruzione era una realtà, e i democristiani  erano i soli responsabili di quella Italia che stava andando sulla via della bancarotta.

Senza appoggi del segretario del PCI, nell'arco di nemmeno un paio d'anni, la DC isolata, sia politicamente sia dall'opinione pubblica  si sarebbe messa fuori gioco da sola. Berlinguer doveva solo pazientare e aspettare la caduta per dissoluzione, per autolesionismo, la DC era entrata su un terreno di sabbie mobili, non ne sarebbe mai uscita da sola.

Invece Berlinguer fa un grosso regalo alla DC, che stava rischiando non solo di perdere voti ma di andare a fondo. Non per nulla sul Popolo del 13 luglio prossimo, Mario Angius accennando alla "magna charta" del "compromesso storico" e al discorso di Berlinguer in Spagna,  che fu una sorta di proclama di buone intenzioni, scriverà "ci ha convinti il discorso più ancora della esattezza della dizione". Insomma i comunisti più che convincere sono utili anche se tenuti alla debita distanza.

Se Berlinguer commette questi clamorosi errori, quelli dei socialisti furono ancora più plateali. Alla fine dell'anno (come leggeremo più avanti) "offesi" dalla DC che li teneva sempre in disparte, i socialisti si dimisero dal governo, sicuri che alle nuove eventuali  elezioni del giugno '76, avrebbero colto dei vantaggi. Fu invece una Caporetto, che subito dopo i deludenti  voti,   portò alla "rivolta dei quarantenni" (Craxi e C.) e alle dimissioni di De Martino.

La DC,  aveva a fine di questo 1975, posto dei limiti ai socialisti, e De Martino infuriato per diversi giorni cercherà di riallacciare i rapporti con il PCI incontrandosi con Berlinguer  per studiare una strategia unitaria che isolasse una buona volta   la DC dentro gli intrallazzi e le sue congiure interne che non erano poche,   nelle tante serpi allevate in seno.

  Inutilmente, i giochi di reciproca convenienza erano stati fatti tra DC  e PCI. Un'occasione perduta per la sinistra, che sull'Unità del 19 gennaio, e insieme ai sindacati (LAMA lo fa su La Stampa lo stesso giorno) polemizzano e accusano a chiare lettere i socialisti  di essere stati i responsabili della crisi, e addirittura  entrambi non vogliono lo scioglimento delle Camere e quindi nuove elezioni. Insomma dentro la sinistra comunista, Moro deve aver fatto un   "miracolo".

Non che tutta la DC sia d'accordo, infatti,  ad allarmare nuovamente con i "fantasmi rossi" una parte della DC, e nello stesso tempo i ceti medi, la borghesia, e perfino gli elettori cattolici di sinistra e i liberisti,  questa volta non é l'Est, ma l' Europa, dove Berlinguer  e  il segretario del PC francese Marchais stanno lavorando da tempo (il 15 ottobre s'incontrano a Roma) per dare l'avvio  a una grande azione politica che sarà definita dalla stampa "eurocomunismo". I due dirigenti dichiarano di ispirarsi a "ideali di socialismo delle libertà, con il rispetto delle regole  democratiche". 
Certi democristiani non credono a questa favola, a un comunismo "confezione regalo modello euro" e vanno predicando e scrivendo:   "In URSS seguitano ad esistere condizioni oppressive, perché mai dovrebbe essere ora qui diverso visto che per i PC europei il punto di riferimento è sempre quello sovietico; quella la loro costante radice ideologica".

A dare una mano a questi allarmisti, a farli entrare in   fibrillazione, giungono le notizie dal Portogallo (e siamo in Europa!)   con la decisione improvvisa dei comunisti (é accaduto il 20 gennaio scorso) di approvare una costituzione  di   una centrale sindacale unitaria solo da loro dominata (escludendo perfino i socialisti) e appoggiata (chi lo avrebbe mai detto!) da alcune unità militari ribelli al governo. Una situazione che in poche settimane diventa esplosiva. Infatti, il prossimo 11 MARZO,  c'é un colpo di Stato militare proprio influenzato dai comunisti portoghesi con a fianco alcune caserme.

Vedremo FANFANI pochi giorni dopo, il 18 MARZO,   ritirare platealmente per protesta la sua delegazione al XIV congresso del PCI a Roma, con un Berlinguer  infuriato e sdegnato che lo accusa di faziosità e di voler strumentalizzare ai sui fini elettorali il Portogallo.

Fanfani non aveva del tutto torto a sdegnarsi.  Ristabilita in Portogallo la calma, alle concesse elezioni di aprile - per fortuna democratiche, che mettono  fine a una dittatura durata quarant'anni -  i comunisti risultano (e scoppia una contraddizione macroscopica) avere nel paese solo il 12,5% dei voti. Cioè una "rivoluzione" beffa,  fallita nell' "evoluzione" democratica di un Paese e di un popolo dimostratosi imprevedibile. Un mezzo respiro per l'Europa.

Un mezzo respiro, perchè lasciano uno strascico. Le suggestioni portoghesi portano il fantasma comunismo ad aggirarsi ancora in Europa il 20 NOVEMBRE scuotendo ancora una volta la "buona coscienza" del capitalismo, quando in Spagna muore il CAUDILLO FRANCO. L'uomo che é indicato dalla sinistra come l'ultimo famigerato dittatore fascista d'Europa, si teme in Spagna dalla militanza antifascista - anche qui quarantennale e spesso anche terroristica - una forte spinta verso una svolta a sinistra. Il 21 novembre (vedi NOVEMBRE) il Manifesto esce dando per certa questa svolta. Ma anche qui, alle elezioni democratiche va peggio che in Portogallo, su 350 seggi i comunisti ne ottengono solo 20, 112 vanno ai socialisti operai di Gonzales, 165 ai democratici di Suarez, e 47 a partiti minori.
L'Europa liberale, cattolica, anticomunista, ebbe un sospiro di sollievo: due deboli fantasmi erano passati sull'Europa.

27 FEBBRAIO - LA MALFA ha anche lui le sue "gatte da pelare" dentro il XXXI Congresso di Genova del PRI. ARISTIDE GUNNELLA, sottosegretario alle partecipazioni statali, è espulso dai probiviri del partito per corruzione e clientelismo elettorale. I dirigenti non ci stanno e chiedono ai delegati il voto contro la decisione. Il 68% lo assolve. (!)

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6 MARZO - La Camera approva la legge che abbassa  a 18 anni l'età minima del voto. Il Senato l'aveva già approvata il 18 febbraio.

18 MARZO - Una concitata apertura al XVI Congresso del PCI a Roma.
Pochi giorni prima, l'11 marzo in Portogallo unità militari fedeli al generale de Spinola (di destra) hanno tentato un colpo di Stato. E' fallito contrapponendosi un altro movimento militare (definitosi "patriottico e competente") appoggiato dai comunisti che dei militari sono gli alleati più fidati.  Viene deliberata la creazione di un Consiglio della Rivoluzione, con ampi poteri legislativi ed esecutivi.
Congratulazioni in Italia de Il Manifesto per il fatto che " la rivoluzione portoghese è nata facendosi beffe, una volta di più, di ogni schema  aprioristico e di ogni ortodossia".
Pronta risposta del Il Popolo organo della DC: "Facile immaginare quale profondo respiro umanistico e libertario possa animare in Portogallo la strategia del Movimento (comunista) delle Forze Armate, con un futuro dentro la rete di soviet"

Il 12 MARZO il Movimento rivoluzionario   portoghese nazionalizza tutte le banche e le assicurazioni. L'impressione in Europa é che il comunismo da questo imprevedibile focolaio sta affacciandosi in Europa. E smentendo l'autonomia avanzata dai comunisti occidentali, Breznev ha rimarcato il suo ruolo, confermandosi diretto mandante del PC portoghese.
FANFANI, come abbiamo già anticipato a Febbraio, per protesta sui fatti portoghesi, ha ritirato la sua delegazione al Congresso del PCI ed ha escluso categoricamente (smentendo gli approcci morotei) accordi con i comunisti.
Nel corso del congresso BERLINGUER oltre che tacciare di strumentalizzazione elettorale il gesto di Fanfani, ottiene l'approvazione alla sua linea politica e rafforza la sua leadership (secondo alcuni osservatori) tanto da permettersi di allontanare il coordinatore della segreteria del partito ARMANDO COSSUTTA  (dell'ala filosovietica)   sostituendolo con GERARDO CHIAROMONTE. Un chiaro invito  quello del segretario ai suoi interlocutori (alcuni dentro il suo stesso partito -dicono- con molto ritardo) a recidere "il cordone ombelicale con il leninismo".

Errori, seguiti da altri errori, gravi. "Non rinunciamo a porci il problema di cercare un rapporto positivo con la DC" aveva sottolineato. Poi Berlinguer (Moro lo aveva forse ipnotizzato) pur appoggiando con i successivi governi (perfino un monocolore, un tutto DC - come quello di Andreotti il 30 luglio del prossimo anno, '76) i "programmi governativi di austerità", i   "nuovi modi di governare",  i "nuovi modelli di sviluppo" ecc.  era stato messo nella condizione di fare poco e nulla.  "Dietro ognuna di quelle belle espressioni, non vi era il benchè minimo progetto di fare un realistico e consapevole, la benchè minima idea di come ognuna di quelle cose potesse essere compiuta insieme alla DC" (Galli D. Loggia) - ma dirà poi quasi le stesse cose anche lo stesso Berlinguer).
Una DC che ha messo da parte i socialisti, chiede l'appoggio ai comunisti ma che non ha affidato al  PCI  nemmeno una poltrona di sottosegretario.
Che una parte dei comunisti non sia per nulla entusiasta di questo "servilismo storico"  (significativa la drammatica contestazione a Lama in un comizio), ritenuto una dissoluzione della sinistra, soprattutto dentro gli irriducibili, é dimostrato dalla ricostituzione di gruppi radicali ed estremistici, e la ripresa di un'ondata terroristica senza precedenti, che inizia a Milano in aprile e culmina nel '77: si conteranno  2128 attentati, 32 gambizzati, 11 uccisi.
Drammaticamente a colpi di P.38 e di bombe, contestano il PCI di Berlinguer, quelli di Autonomia, le BR, i Nappisti, e in contrapposizione i movimenti neofascisti e i vari collettivi di ogni colore, clandestini,  gruppi indefiniti, spesso senza una matrice precisa. Sembrano, più che attentati politici, delle vendette, regolamenti di conti, che colpiscono forze dell'ordine, magistrati, esponenti del giornalismo che si sono permessi di dileggiare dai giornali le "teste calde", o peggio chiamandoli "teppisti".

Riesplode insomma la inquietante strategia terroristica; i cosiddetti "anni di piombo", la violenza criminale e politica (!?)  portati avanti da  quello che sarà poi chiamato "Movimento del Settantasette".

23 MARZO - Cambio alla segreteria del PRI. Al congresso di febbraio a Genova, c'erano già  state alcune   premesse. LA MALFA é eletto presidente del partito e alla segreteria va a sedersi ODDO BIASINI.

 

16-17-18 APRILE - Milano in stato d'assedio. Nella manifestazione antifascista  il giorno 16, avviene la prima tragedia. Un colpo di pistola ha ucciso un diciottenne CLAUDIO VARALLI.
Mobilitazione e rappresaglia il giorno dopo, il 17;  poco prima delle 13, mentre gruppi di dimostranti si scontrano con la polizia schierata a difesa della sede del MSI in via Mancini, un camion di carabinieri travolge un giovane di sinistra GIOVANNI ZIBECCHI di 26 anni (nell'immagine il suo corpo a terra, come uno straccio, il torace sfondato e la testa fracassata).
(Il 29 dopo 47 giorni di agonia, morirà anche il diciannovenne SERGIO RAMELLI un aderente al Fronte della Gioventù (Msi) colpito il 13 marzo, da elementi di Avanguardia operaia, mentre rientrava a casa)

E' seguita la rivolta. Via XXII marzo diventa un campo di battaglia. Devastati bar, negozi, chioschi di giornali, auto incendiate, pareti delle case annerite dal fuoco e dalle fiamme.

Le vie attorno hanno l'aria resa irrespirabile dai gas lacrimogeni della polizia o dalle bombe molotov dei dimostranti.a1975e.jpg (9586 byte) Sono incendiate auto e ustionati gli uomini delle forze dell'ordine, fracassate una decina di pantere della polizia. Nel trambusto  altri colpi d'arma da fuoco, proietttili vaganti nella folla ed é ferito un consigliere provinciale missimo e colpito gravemente un altro neofacista di Avanguardia Nazionale.
Il 18 sciopero nazionale di protesta in varie città d'Italia con altri momenti di forti   tensioni, e un'altra tragedia, a Firenze:  nella folla altri colpi di pistola, e uno  fulmina RODOLFO BOSCHI di 22 anni, militante del PCI.

Si scrive (vedi sopra sul giornale)   "E ora, basta".  Ma siamo appena all'inizio di una stagione del terrore. Si sta entrando negli anni più bui per il Paese, sia per  i numerosi attentati e omicidi, e sia per  la grave crisi economica, di cui nessuno vede la fine.

Le BRIGATE ROSSE hanno cominciato a diffondere per la prima volta il loro "Programma" che porta in una sola direzione. "La vittoria della rivoluzione nel mondo". E portano a conoscenza e viene  diffusa la prima risoluzione strategica, quella di annientare lo "Stato imperialista delle grandi multinazionali" ovvero  "l'abbattimento della società borghese, il colonialismo, l'oppressione, lo sfruttamento".
Tutte queste millenarie utopie, messianiche, perfino religiose, che contengono cose che non vogliono, e sono le cose che tutti non vogliono, non solo loro ma la maggioranza di tutte le popolazioni del mondo,  ma è l'indicazione di un progetto alternativo che manca. Abolire il capitalismo, lo stato, l'organismo pubblico é il fine immediato, ma poi non indicano con cosa intendono sostituirlo. Lenin era partito così nel '17, poi già nel '18, per non far fallire la rivoluzione, resosi conto che il suo progetto era pura utopia politica e che i problemi pratici e la complessa organizzazione economica stavano portando al fallimento la rivoluzione, richiamò ai loro posti i burocrati zaristi, e il suo "sogno" di dare un uguale stipendio al burocrate come al più umile operaio fallì davanti alla paralisi dello stato. Una paralisi che in questo 1975 continuava a non smettere di fare disastri, a 57 anni da quel famoso progetto rivoluzionario, e quel che è peggio seguiterà a farli.

ANTONIO NEGRI in Crisi dello Stato-piano ( dove indicava fra l'altro non un progetto "rivoluzionario" ma "insurrezionale") nelle ultime tre righe concludeva che nè le teorie della terza Internazionale nè quelle di Clausewitz e di Mao erano adatte ad orientarsi in questo (utopistico Ndr) mondo nuovo, non funzionano ma "solo l'esperienza, il coraggio e la vera militanza rivoluzionaria possono sciogliere il nodo teorico che abbiamo dinanzi". Troppo poco!
Di esperienze ce n'era già una.  E col coraggio e la militanza rivoluzionaria   non si forma nè la ricchezza di una Paese, nè tantomeno si elimina l'indigenza di un Popolo. Ci vuole altro!

11 APRILE - Il Senato e la Camera   approvano una importante riforma nella struttura della Rai e di conseguenza il contesto dei vari programmi (soprattutto nella direzione dei telegiornali e giornali radio subiscono un palese indirizzo politico. Il totale controllo passa da questo momento dal governo al Parlamento. Un'apposita commissione vigila d'ora in avanti sulle tre reti televisive, dove ognuna ha un direttore di rete e ha in concorrenza un proprio telegiornale. Infatti, è stato deciso che a capo di ogni rete siano i dirigenti dei maggiori partiti. E' l'inizio di quella che verrà d'ora in avanti soprannominata la "LOTTIZZAZIONE" degli organi d'informazione. Le polemiche non mancano su questa formula che dovrebbe nelle intenzioni essere pluralistica più di prima, garantire l'obiettività e la completezza dell'informazione. Ma sono polemiche ipocrite perchè poco cambia. E' solo fumo negli occhi.
Il vecchio potere democristiano ha perso l'egemonia di fatto e ha finalmente cessato di essere il tutore della "moralità" (quella bacchettona che impedisce il decollo della civiltà dei consumi, spregiudicata, che desidera  il permissivismo per vendere). Apparentemente non è più la  "severa e attenta mamma Rai" degli italiani, è una consociativa spartizione dell'etere che ha una contropartita:  una piccola concessione nella spartizione del potere  dell'informazione con precisi accordi, e dove ognuno va a gestire il suo spazio in un modo così spudorattamente partigiano - e sembra incredibile che fior di professionisti si siano prestati a questi giochi di pulcinella (pochi ebbero il coraggio di sbattere la porta) - da far sorridere nelle case anche gli idioti, i bambini, i cani e i porci. Dimostrarono solo di avere   una bassa opinione del cittadino italiano.
Un direttore di telegiornale altrettanto spudoratamente di fronte a certe accuse di faziosità non ebbe il pudore di nascondere il suo servilismo, ammettendo che lui aveva un referente politico "e con quello io mangio".

22 APRILE - Grosse novità per la famiglia. Il Parlamento approva la riforma del DIRITTO DI FAMIGLIA  (contrario il MSI (CHISSA' PERCHE') e astensione dei liberali). Viene sancita la parità giuridica dei due coniugi che d'ora in avanti hanno uguali diritti e doveri. E' eliminato il medioevale istituto della dote, e viene introdotta la comunione dei beni, salvo averli dichiarati separati all'atto del matrimonio. É attribuita la patria potestà ed é abrogata la separazione per colpa.  Abolita pure ogni distinzione tra figli legittimi e naturali. Finisce così l'umiliante e pregiudizialmente infamante scritta sui documenti   "figlio di NN", visto che d'ora in avanti un figlio illegittimo può essere registrato con il cognome della madre.

Desto' comunque sorpresa il voto contrario del MSI che si era schierato contro tutti questi diritti, di cui alcuni non erano semplici espressioni dell'età moderna, ma da secoli vere e proprie violenze alla libertà individuale (basti pensare alla separazione per colpa riconosciuta all'uomo e non alla donna) che erano già ampiamente riconosciuti nella società civile di tutti Paesi democraticamente più avanzati.

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6 - 10 MAGGIO - Una nuova sfida allo Stato e alle istituzioni democratiche a pochi giorni dalle elezioni e pochi giorni dall'approvazione delle severe  leggi speciali sull'ordine pubblico, dove nuove norme  vanno ad eliminare la libertà provvisoria (la Legge Valpreda) e reintroducono il fermo giudiziario. Inoltre danno ampia facoltà alla polizia di fare uso delle armi in alcuni casi eversivi.
Di mira è preso anche  FANFANI  visto che nel loro comunicato oltre all'accenno del varo delle repressive leggi  indicano e accusano "l'attuale  suo sottogoverno  che ben interpreta  la costituzionale vocazione  antiproletaria  padronale come i passati governi Tambroni e Andreotti".

All'opera due gruppi dei  Nuclei Armati Proletari. Con un blitz uno all'interno e uno all'esterno del carcere di Viterbo hanno sequestrato il giudice DI GENNARO direttore dell' amministrazione penitenziaria e lo hanno rinchiuso nelle "carceri del popolo" per il regolare processo con l'imputazione di essere   un reazionario al servizio della repressione di Stato. I NAP, ad azione compiuta, hanno poi preteso (e ottenuto) la lettura del loro comunicato alla radio e per il rilascio del funzionario hanno chiesto il trasferimento di tre loro compagni detenuti.
Nel comunicato  i nappisti prendono le distanze dagli altri gruppi rivoluzionari comunisti  revisionisti, e accusano  di essere stati  gettati a mare dagli altri comunisti, gli extraparlamentari, oltre che essere stati violentati alienati e massacrati dal potere democristiano. "Quella dei compromissionari revisionisti o quella opportunistica degli extraparlamentari,  sono ormai politiche fallimentari,  del tutto funzionali  alla stabilità del potere borghese. Noi ci organizzeremo in 10, 100, 1000 Nap, e lotteremo nei modi tempi e luoghi che di volta in volta si renderanno necessari".

Insomma le dichiarate ma comunque sempre non chiare aperture  berlingueriane alla DC, hanno prodotto molta delusione in alcune frange comuniste, e si manifestano nella escalation  del terrorismo e nel contenuto di questi primi comunicati, contestando al segretario del PCI  quella  sua (?) volontà di trasformare il  PCI in un "partito di lotta e di governo", una parola d'ordine che secondo loro contiene  una  macroscopica contraddizione, e  accusano perfino agli extraparlamentari di essersi venduti.
Prendono queste distanze  e agiscono così i Nap, ma altrettanto fanno quelli di  Autonomia Organizzzata, le Unità comuniste combattenti,  Prima Linea, le Brigate Rosse.
Incomprensioni  che creano larghi fossati all'interno e portano a far perdere  per strada le aureole che alcuni gruppi si stavano creando  nella coscienza collettiva dei proletari. ("invece di prendersela con i potenti, i ricchi, adesso cosa fanno, ammazzano i nostri?).

Iniziano  a rinfacciarsi infamie, e con i primi pentiti si sprecheranno le accuse di viltà, di tradimenti, dove non mancheranno punizioni ed esecuzioni raccapriccianti. Iniziano così ad essere più impegnati a portare avanti le vendette e a seminare morte anche fra di loro che non ad occuparsi  in concerto di un progetto politico, serio e attuabile in senso "rivoluzionario" ma riformista. Nel momento in cui si verificheranno queste fratture, inizia il fallimento totale. La disgregazione, le migrazioni  da un gruppo all'altro,  non solo porteranno a rendere vana ogni lotta  diventata ormai personalistica e con azioni spesso vendicative e narcisistiche, ma permetteranno fra breve,  nella loro confusione, l'infiltrazione di elementi che accelereranno la disgregazione. Molti vivranno uno accanto all'altro, ma in effetti non sanno chi hanno davanti.

15 MAGGIO - A Milano è gambizzato   dalle Brigate Rosse, MASSIMO DI CAROLIS, capogruppo della DC della corrente di destra.

21 MAGGIO - La Camera approva definitivamente la "Legge Reale" che abbiamo accennato sopra.   Discordi quasi su tutto democristiani e socialisti sono agli antipodi proprio sul tema dell'ordine pubblico e hanno criticato sia al governo che in Parlamento diversi articoli della legge Reale con maggiore energia degli stessi comunisti  che hanno votato contro la legge. "Una legge - scrive Piazzesi su Il giornale -   per rendere meno facile tutto ciò che turba la vita quotidiana della gente; dagli scippi agli attentati, dalla criminalità comune a quella politica che sta dilagando con le nuove e pericolose trame nere, imponendosi all'attenzione con i brigatisti rossi e i Nap, e con l'epidemia di torme di adolescenti  che scorazzano per la città brandendo le loro armi "improprie".

30 MAGGIO - Mentre era intento a organizzare un attentato al manicomio di Aversa (con chissà quale attinenza alla lotta contro "il capitalismo di Stato" o alla "rivoluzione proletaria" ) il gappista Giovanni Taras salta in aria con una rudimentale carica esplosiva che stava piazzando nell'edificio.

La gente comune, e non solo questa, a notizie simili non capisce più cosa stia avvenendo in Italia,   e fin dove sta arrivando la follia visto che siamo giunti ora anche ai manicomi.

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Accadono altri fatti nella prima quindicina del mese, che riportiamo però in fondo. La scena è dominata questo mese dalle elezioni amministrative.

Tutta la metà del mese di giugno ha visto quella parte di italiani  che fanno e vivono di politica, angosciata da un forte stato d'ansia. Nell'aria c'è la "sindrome della trombatura".

 

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