ANNO 1976

 CRONOLOGIA DELL'ANNO ( 2a PARTE )

 

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1° APRILE - Al voto la legge sull'aborto. La DC é lacerata tra le pressioni della Chiesa che la spinge all'intransigenza e l'impossibilità di difendere  le norme fasciste dove é considerato reato ogni tipo di aborto.
Pur avendo raccolto le firme (700.000 - qualcuno disse che erano le firme delle "puttanelle") per un referendum i partiti che lo temono stanno discutendo da mesi. Cercano di trovare accordi, togliere o limare qualche vecchia norma, ma nessuno tiene conto del grado di maturità del paese nè dei diritti delle donne a decidere su un argomento che le riguarda e le coinvolge in modo così diretto e totale come nessun altro.

La Chiesa teme col referendum soprattutto la fragilità nei suoi fedeli.  Non é sicura che il concetto di grave peccato su cui poggia da sempre l'etica cattolica  una volta depenalizzata la legge venga poi rispettato. Ed é quello che rimproverano i laici ai cattolici: un cristiano se è tale mica noi lo obblighiamo a ricorrere all'aborto. Se i suoi principi squisitamente religiosi sono solidi e profondamente sentiti,  altrettanto saranno i suoi comportamenti morali nell'impostare l'intera sua vita privata. E anche se non solidi come insegnamenti cristiani, forse falliti per volergli dare ad ogni costo una sola visione del mondo (quello che in parte é avvenuto in una parte del pianeta)  questo non significa che non abbia anche lui una sua "etica" e una sua "dottrina morale".  Esisteva quella "naturale", prima ancora di quella "cattolica", e la prima continua ad esistere, nonostante la pretesa della seconda ad atteggiarsi come unica depositaria universale della morale stessa-
Ci sono milioni di donne atee che non hanno mai abortito, e ci sono milioni di donne cattoliche che lo hanno fatto. Le statistiche in merito danno le stesse percentuali.

Siamo quindi al voto, non si è data la facoltà di decidere agli italiani ma al Parlamento dove siede  un governo tutto DC, e dove il risultato non positivo, accresce la tensione tra i partiti e i cittadini, soprattutto per aver disattesa la volontà popolare, quella dell'abolizione della vecchia legge fascista con il referendum voluto dagli stessi cittadini nei modi  previsti dalla Costituzione e che il presidente della Repubblica dovrebbe solo promulgare, salvo che le norme   non siano abolite dalla nuova legge.

Accade l'incontrario, "la toppa" é peggiore della vecchia legge e la nuova tanto attesa, con 298 voti a favore (DC e MSI) e 286 contrari, riconferma essere l'aborto reato, salvo in casi di gravissimo pericolo per la salute della madre.
Non è dunque la legge che volevano le italiane! Sia quelle che hanno firmato il referendum e sia le altre. (Il voto poi lo dimostrerà, che non erano solo 700.000 "puttanelle" ad aver firmato, come qualcuno disse nella sua "crociata" moralistica).


 

Le femministe scendono nuovamente in piazza, e il problema della depenalizzazione dell'aborto rimarrà  per cinque anni a gravare sempre come un macigno sulla politica. Di crociata ne è stata persa già una, con il divorzio, e molti  partiti temono che quest'altro referendum ancora più delicato rispetto all'altro, porterà a un maggior turbamento politico in un contesto già profondamente scosso da altri problemi economici e sociali. Di rinvio in rinvio per evitare una "guerra di religione" si arriverà al voto nel maggio del 1981, e con una sorpresa, con il 68% di SI' . (le "puttanelle" erano dunque diversi milioni !!!)

30 APRILE - L'ultima "avventura" di MORO è finita. Annuncia le sue dimissioni. Domani salirà sul Colle a rimettere il mandato al Presidente della Repubblica Leone, che scioglierà le Camere e fisserà la data delle consultazioni popolari per il prossimo 20-21 giugno.

5 MAGGIO - A Torino, da una  inchiesta condotta dal giudice istruttore  LUCIANO VIOLANTE emerge un inquietante risvolto politico. E' arrestato l'ex ambasciatore EDGARDO SOGNO, un eroe della Resistenza (Med. d'oro). E' accusato di aver schedato negli anni del dopoguerra, i lavoratori della Fiat, i sindacalisti e i politici della sinistra, in vista di un "golpe" che avrebbe dovuto eliminare  il partito comunista in Italia nel preciso momento in cui un forte potere  presidenziale con un suo decreto lo avrebbe messo fuorilegge; quello che molti auspicavano, volevano, e vari apparati clandestini della DC, armati,   erano  già pronti ad appoggiare. (Una eventualità del resto non smentita da Gedda, Andreotti, e Cossiga che dirà "Non intendavano perdere il potere e in caso di insurrezione, noi non saremmo certo rimasti con le mani in mano".
L'inchiesta verrà poi tolta a VIOLANTE, verrà trasferita per competenza a Roma, e pur confermando i reati attribuiti, Sogno e compagni verranno rimesso in libertà, e infine nel 1978 la Corte di Cassazione li assolverà.

4 MAGGIO - CLIMA ELEZIONI - "E' un referendum" scrive MONTANELLI, su il Giornale (vedi immagine all'inizio del mese di aprile) "Fra quaranta giorni saremo chiamati a scegliere non un partito, e nemmeno un governo, ma un regime"....."Ecco perchè tra direttore di giornale e lettori, dobbiamo fra noi  parlarci chiaro, occhi negli occhi".
"C'è un partito socialista, a cui nessuno può negare la patente di democrazia ...ma ormai non hanno più connotati nè confini di classe. Bastava che rinunziasse agli uni e agli altri; che si liberasse di schematismi ottocenteschi e di certa demagogia proletaria cui non corrisponde più nulla di concreto".

"C'è la DC. La ricostruzione e la ripresa le dobbiamo al buon lavoro degl'italiani, non alla DC;  ma alla DC dobbiamo di non averle ostacolate (*), ed é già molto"......"Investita da uno scandalo forse ingigantito; non ha avuto la forza di reagirvi...Ma un merito dobbiamo riconoscerglielo: di avere avuto la forza di dire no al mortale abbraccio dei comunisti.....
Il 20 giugno - teniamolo a  mente -non è una scelta fra l'una o l'altra forza di governo ma fra quella che dice di sì e chi dice di no al comunismo".

A pochi giorni dal voto Montanelli incitando i lettori con lo slogan "Turatevi il naso ma votate DC" indicò loro candidati DC di sicuro orientamento anticomunista". Che sono poi gli stessi uomini che vedremo fino al 1994, quelli che diedero poi su un piatto d'argento nel 1996 il potere ai comunisti (senza questi, per la verità, aver fatto molto per prenderselo e senza avere molti Montanelli a incitare a suo modo i propri elettori).
(*) Qui ci ritorna in mente la dichiarazione-analisi che abbiamo già citata di Bassetti "L'unica cosa che fece di buono la classe politica in questi anni, fu quella di non fare nulla."

 

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6 MAGGIO - TERREMOTO IN FRIULI - Nelle prime ore della serata un violento terremoto è avvertito in tutta l'Italia del nord. Ma l'epicentro è nel Friuli. Qui la tragedia si è compiuta in pochi istanti. Oltre 1000 morti, migliaia i feriti, case distrutte,  industrie sbriciolate. Paesi pieni di vita, frazioni vivaci, la fatica di tanti anni,  tutto scomparso in un minuto. Nei paesi di Gemona, San Daniele, Tarcento, Magnano, Montenars, Lusevera, Trasaghis, Bordano, Osoppo, Buia, Alesso, Resia, Ragogna, Travesio, Attimis, abitavano 75.000 persone, 35.000 sono rimasti senza casa. Una scossa  del nono grado della scala Mercalli  ha distrutto tutto, poi altre 29 hanno sbriciolato ciò che era rimasto in piedi per completare la sciagura. Epicentro Gemona del Friuli, tuttavia i danni furono terribili in tutta la provincia di Udine.

Ma la storia della ricostruzione fu in questo caso diversa. L'intervento delle Forze Armate, la mobilitazione delle associazioni di solidarietà, dei giornali, dei cittadini comuni delle altre regioni, ma soprattutto lo spirito d'iniziativa e di reazione delle popolazioni colpite resero il Friuli un capitolo a parte della storia delle ricostruzioni italiane. In pochi anni i laboriosi friulani seppero rimettere in sesto la loro regione, utilizzando con velocità e intelligenza i fondi. L'economia della regione in poco tempo riprese a funzionare e, negli anni Ottanta, addirittura a galoppare.
Il Friuli è rimasto un esempio di come si possa reagire ad una tragedia simile e divenne anche un efficace e indiscutibile argomento polemico di un certo anti meridionalismo sviluppatosi nel Nord est e trasformatosi poi in leghismo che contrapponeva lo spirito di iniziativa dei settentrionali a quanto avviene solitamente al Sud.

Un raffronto se vogliamo un po' grossolano, ma che ebbe come appiglio lo scandalo della ricostruzione nell'Irpinia terremotata di quattro anni dopo. Una storia ben diversa da quella friulana.

30 MAGGIO - Un clima di tensione e un ritorno alle "crociate" (tipo 1948)  per mettere fuorilegge i comunisti é nuovamente presente in questa campagna elettorale dei democristiani, dove si aggira il "fantasma" del sorpasso della sinistra. A sua volta, la sinistra più impegnata, tiene alto questo clima di tensione, soprattutto rivolgendo la sua insofferenza alle manifestazioni della destra, spesso disturbandole, o con gli estremisti rossi trasformandole in tragedie quando le animosità raggiungono i limiti, e lo scontro fisico irrazionale diventa inevitabile.

Il 27 aprile tre giovani della sinistra a Milano sono accoltellati da giovani di estrema destra. Si mobilita la sinistra per una grande manifestazione per il 28, che COSSIGA, ministro degli interni in carica, proibisce per evitare ulteriori tragedie. Ma due giorni dopo, il 29, per vendetta il gruppo terroristico di Prima Linea si fa giustizia da sola e uccide il consigliere provinciale missino ENRICO PEDENOVI.
La sinistra chiede a Cossiga di proibire al MSI manifestazioni elettorali e comizi   nelle piazze d'Italia. Cossiga rifiuta e dichiara che avrebbe tutelato il diritto di parlare ai rappresentanti di ogni partito, a chiunque,  quindi compreso il MSI.

A Sezze Romano avviene la tragedia. SANDRO SACCUCCI, parlamentare e dirigente del MSI, inizia un comizio nella piazza presidiata da Lotta Continua che vuole impedire ad ogni costo il comizio. Dalle parole (e dai canti di Bandiera Rossa che gli impediscono di parlare) si passa ai fatti. Il missino (le versioni sono tante) viene circondato minacciosamente. Deve smettere di parlare e fuggire; assediato nella sua auto qualcuno si sporge con   una pistola e spara. Resta fulminato a terra LUIGI DE ROSA, e  ANTONIO SPIRITO di LC gravemente ferito.

Manifestazioni e mobilitazioni antifasciste della estrema sinistra in varie città d'Italia. I prefetti delle due città più rosse, Bologna e Genova, disattendendo le disposizioni di Cossiga, annullano tutti i comizi del MSI in programma. Mentre nelle piazze (A Latina Roma, a Piazza del Popolo parlerà ADRIANO SOFRI) quelle rosse proseguono minacciose, e puntano la mano a forma di pistola, sull'altra mano con le tre dita a forma di K, cioè Kossiga (nasce qui l'appellativo), colpevole di aver impedito la manifestazione a Milano il 29, ma  permesso quelle dei fascisti il 30 (che a onor del vero erano due cose molto diverse: la prima di ordine pubblico, la seconda di democrazia).

Tre fatti turbano il clima elettorale a pochi giorni dal voto. Un fatto di sangue l'8 giugno: per la prima volta viene eseguita dai terroristi una vera e propria esecuzione di un magistrato e della sua scorta;  poi due fatti politici sui giornali, con una intervista rilasciata da BERLINGUER, e   RUMOR  indicato come il fantomatico Antelope Cobbler dello scandalo Loechkeed.

8 GIUGNO - Criminale agguato a Genova. (vedi giornale sotto). Fulminea azione di un commando di brigatisti diviso in due gruppi che ha, il primo, fulminato sulla soglia di casa il procuratore FRANCESCO COCO e il suo uomo di scorta, mentre l'altro gruppo fulminava a bruciapelo a cento metri di distanza il carabiniere autista che attendeva in auto. Una esecuzione a freddo, spietata. La strage é rivendicata da due organizzazioni terroristiche : "Brigate Rosse" e " Nuovi Partigiani"; ques'ultima é la stessa sigla (nuova)   che é comparsa  pochi giorni prima a Roma rivendicando  l'incendio del cinema Barberini.

15 GIUGNO - Sul Corriere della Sera, Giampaolo Pansa esce con la sua intervista a ENRICO BERLINGUER. Nelle sue risposte  é presente sempre un'offerta di "collaborazione di comprensione e di intesa con la Dc; che è anche un partito che per la sua origine, tradizione e presenza nel suo elettorato di ceti medi, di contadini, di donne, di lavoratori e operai dovrà tener conto delle nuove aspirazioni popolari". (E questa era già la sua proposta   nella Relazione al Comitato Centrale dello scorso anno. Pagina 104).

Poi prosegue con  il tentativo  di fugare le apprensioni di buona parte dei ceti medi e della borghesia produttiva,  affermando che "non desidero affatto l'uscita dell'Italia dalla NATO, perché dentro il Patto Atlantico,  sotto questa organizzazione, l'Italia oltre che contribuire a consolidare gli equilibri internazionali, permette di costruire il socialismo nella libertà".

Per un comunista, che nel corso di trent'anni ha fatto (o é stato chiamato a partecipare) manifestazioni contro la Nato in ogni occasione, è un bel colpo leggere queste righe. Sconcertati quelli dell'estrema sinistra, altrettanto  la corrente filo-sovietica di COSSUTTA, mentre per i laici e i socialisti quello di Berlinguer  é null'altro che un goffo tentativo per far credere che i comunisti italiani non hanno nulla da spartire con i Paesi aderenti al Patto di Varsavia.
Mancano sei giorni alle elezioni politiche, e molti dentro la sinistra sono dell'avviso che questa intervista più che portare voti al PCI   farà risorgere la DC con i voti dei moderati. Il giornale con l'intervista viene fatto svolazzare nei comizi "avete visto anche Berlinguer si è convinto, è diventato il Pangloss del Candido voltariano, il migliore dei mondi possibili è il nostro. Votate dunque DC".

8 GIUGNO (un passo indietro) - Berlinguer nella sua intervista avrebbe potuto soffermarsi invece sulle ultime rivelazioni sullo scandalo Loeckheed uscite appunto in questa data. Pochi giorni prima, infatti (e lo leggiamo qui a fianco sullo stesso foglio che riporta il criminale agguato al procuratore Coco) tutti i giornali uscirono con le ultime notizie che arrivavano dagli Stati Uniti dove la Commissione inquirente sta  accertando alcune responsabilità di importanti uomini politici italiani.
L'attenzione é concentrata soprattutto sul regista di tutta l'operazione delle bustarelle per l'acquisto dei famosi aerei, che porta il fantomatico nome in codice "Antelope Cobbler", che ogni italiano enigmisticamente si diletterà per mesi a scoprire chi mai si celi dietro questo bizzarro nome.  Panorama, addirittura esce riproducendo il famoso taccuino-cifrario dell'azienda americana dal quale si ricava, come in un rebus, il nome dell'ex presidente del Consiglio Rumor. Che naturalmente smentisce. Tanassi lo fa nei dettagli ma poi verrà incriminato. Gui altrettanto, e cosi alcuni generali.

I comunisti potevano andarci a nozze con queste rivelazioni, massacrare gli avversari col l'arma della palese corruzione, e invece rimasero in un incomprensibile silenzio. Moro forse aveva veramente ipnotizzato Berlinguer.

20-21 GIUGNO - ELEZIONI POLITICHE -
40.423.131 i diritti al voto, 37.760.520 i votanti, pari al 93,4%.
I risultati portano a un recupero consistente della DC. I comunisti registrano meno voti delle amministrative dello scorso anno, ma ottengono il miglior risultato elettorale della loro storia. Il travaso di voti nei due grandi partiti viene essenzialmente da tre gruppi molto penalizzati: sono il PLI, il PSDI e l' MSI.
Mentre il PSI che si aspettava chissà cosa, dopo le sue intemperanze di Capodanno, non andò molto lontano dai risultati del 1972. In pratica una sonora sconfitta della linea politica scelta da De Martino.
Per la prima volta si sono presentati anche i Radicali, che ottengono 394.000 voti, un 1,1%, e 4 seggi in Parlamento.

I Risultati   - (Ultime Politiche del 1972) - ( Amministrative 1975 )

DC  - 38,7 % - ( 38,7 ) - ( 35,3 )
PCI  - 34,4 % - ( 27,1 ) - ( 33,4 )
PSI  - 9,6 % -  ( 9,6 )  - ( 12.0 )
MSI - 6,1 %  - ( 8,7) - ( 6,4 )
PSDI - 3,4 %  - ( 5,1 ) - ( 5,6 )
PRI - 3,1 % - (  2,9 ) - ( 3,2 )
PLI - 1,3 %  - (  3,9 ) - ( 2,5 )

"" Il Pci raggiunge e supera la soglia del 34%. Votano comunista, non solo le maggioranze del proletariato industriale e dei giovani, ma anche larghe fasce di intelligentia, ceto medio, piccola borghesia, tecnici e professionisti illuminati. Si richiede al Pci buona amministrazione, il risanamento dell'economia e, paradossalmente per un partito che non ha apertamente ripudiato né il marxismo né il leninismo, la rimessa in funzione di una corretta logica di mercato contro gli sprechi e le perversioni della borghesia di stato.

Al Pci, peró, si chiede di farsi ricettore delle persistenti istanze di partecipazione dal basso, portavoce dei giovani emarginati, dei disoccupati, del sottoproletariato meridionale.
La scelta strategica del partito é invece opposta. Enrico Berlinguer lancia la filosofia dell'austeritá, rivolgendosi ai lavoratori garantiti, agli intellettuali inseriti nel sistema, ai ceti medi protetti, cioé a quella che Alberto Asor Rosa definirá la prima societá, quella appunto, dei garantiti.
L'austeritá diviene cosí una sorta di occasione storica da sfruttare per trasformare in senso socialista il sistema ad opera di un blocco sociale composto da formazioni protette ed inserite: si prefigurano, per i giovani, la riscoperta della fatica dello studio, per i lavoratori la rinuncia ai miti consumistici e la rivalutazione dello spirito di sacrificio in vista del bene comune. In nome di una superiore gratificazione futura, si invita a rinuciare a una gratificazione nel presente; in una parola, si rilancia quella che Cohn-Bendit nel 1968 definiva l'etica giudaico- cristiana-staliniana che gli studenti del '68 violentemente rigettavano in favore della realizzazione di se stessi e delle proprie istanze di libertá e giustizia sociale nel qui ed ora.
La filosofia dell'austeritá escludeva di fatto dal grande disegno del compromesso storico quella che, con molto schematismo, Asor Rosa definí la seconda societá (giovani disoccupati o in cerca di prima occupazione, sottoproletariato urbano, masse emarginate del centro-sud, lavoratori precari non protetti, ecc.) e comunque fu univocamente percepita da queste formazioni sociali come tale da sanzionare la loro esclusione.
( sintesi di GIANNI STATERA - VIOLENZA SOCIALE ED EMARGINAZIONE in VIOLENZA SOCIALE E POLITICA NELL'ITALIA DEGLI ANNI '70 - FRANCO ANGELI EDITORE)

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IL 13 LUGLIO DI CRAXI
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5 LUGLIO - I risultati elettorali, che alcuni hanno già indicate come le elezioni dei "due vincitori", danno subito l'idea che é in arrivo un consociativismo, una spartizione del potere.

Per la prima volta (avvenne solo alla Costituente) attorno a un tavolo per eleggere il presidente del Senato e della Camera, siedono uomini  della DC, del PCI, del PSI, del PSDI, del PRI e del PLI. (esclusi quelli del MSI che protestano vivacemente con il capo dello Stato. Tacciano la DC di ipocrisia)
Si fanno accordi, intese, reciproche concessioni,  per  formare le commissioni parlamentari ed infine, 10 seggi vanno alla DC, 7 al PCI, 5 al PSI, 2 al PSDI e 1 al PRI.
Mentre per le due più prestigiose poltrone, sono eletti alla Camera PIETRO INGRAO un comunista, ed è la prima volta dopo ventinove anni; un fatto che viene considerato innovativo e rilevante anche da coloro che lo criticano e lo accolgono con perplessità. Meno sorprese invece al Senato: dove é eletto  il  democristiano AMINTORE FANFANI.

Mentre per la formazione del governo gli accordi sono molto più sofferti e lunghi; occorrerà l'intero mese. Del resto, Il Popolo continua a ricordare ai suoi uomini il proprio dovere, e insiste sulla necessità di distinguere la diversità dei ruoli tra i singoli partiti. Zaccagnini per togliere ogni dubbio, e raffreddare certi entusiasmi ed euforie che appaiono sull'Unità, precisa che sedersi attorno a un tavolo con i comunisti, non significa, come qualcuno crede,  anticipare che la DC si prepari a trattare anche con i comunisti la formazione del nuovo governo. E aggiunge, se qualcuno non ha ancora capito bene: che "la DC é disponibile a incontri per la definizione del programma economico con il PCI, con le forze sociali, sindacati operai e associazioni imprenditoriali, ma... non a un governo con la partecipazione o il concorso del PCI".

10 LUGLIO - Altro agguato contro un importante magistrato. A essere falciato da 32 colpi di mitra a bruciapelo sul sedile della sua auto è questa volta VITTORIO OCCORSIO. Il sostituto procuratore che  stava indagando sulla strage di Piazza Fontana,  e su "Ordine Nuovo" che ha poi firmato il delitto e ha trafugato dalla sua auto i fascicoli riguardanti il processo in corso d'istruzione.
A Genova  la firma era "rossa" a Roma la firma é "nera". Dunque il filo che doveva legare i "neri" a Piazza Fontana, dovrebbe per alcuni far crollare il teorema  visto che ci si è accaniti contro un magistrato che forse stava accendendo interrogativi atroci e inquietanti. Ma le intepretazioni sono varie, alcuni affermano che la matrice è una sola, altri invece che i delitti servono solo per strumentalizzare la strategia della tensione, per inquinare i rapporti tra i partiti, e per altri ancora inequivocabilmente un disegno convergente per far saltare lo Stato, farlo sprofondare nel caos.

10 LUGLIO - A SEVESO alle porte di Milano scoppia il reattore di una fabbrica di prodotti chimici. La ICMESA. Una nube tossica come una nebbia autunnale ma puzzolente invade il territorio. E' diossina, un sottoprodotto della sintesi di erbicidi, che colpisce  il sistema nervoso centrale. Solo i responsabili della fabbrica ne conoscono i veri  effetti devastanti ma tacciono, mentre le autorità sanitarie chiamate sul posto brancolano nel buio, si fermano ai segni esteriori più evidente, all'odore, alla puzza, e non indagano. 
L'ignoranza e la disinformazione costituiscono il più grosso pericolo, e  le conseguenze  della contaminazione  iniziano a farsi sentire, sempre più pesanti quando emerge che si é di fronte a  un disastro ecologico di enormi proporzioni. Accade tutto come in un film dell'orrore. Cominciano a cadere gli insetti stecchiti, poi stramazzano al suolo le rondini, i polli non stanno più in piedi, i cani impazziscono, i gatti diventano tigri, le mucche muggiscono di dolore e ultime a morire sono le rare capre.
Scatta  con un enorme ritardo l'allarme per la difesa dell'uomo, dei cittadini, e solo dopo 15 giorni  viene decisa l'evaquazione della popolazione e la recinzione dell'intera zona, quando la  zona  era ormai diventata diserbata e disfogliata, e le colture distrutte per anni. "Ci avevano detto che non esisteva pericolo". -Già, ma dove viene dato il permesso di costruire una fabbrica  come la Icmesa esiste sempre un grosso pericolo, e non è quello della fabbrica,  ma   è l'ignoranza di chi permette che si costruisca una tale fabbrica - una "bomba  chimica" ad alto potenziale distruttivo -  in mezzo a un quartiere abitato dove vivono impotenti abitanti per nulla salvaguardati.

IL 13 LUGLIO DI CRAXI

13 LUGLIO - Molto infuocata la riunione dei socialisti. La delusione per le elezioni, attribuite alle "bizze" di inizio anno di DE MARTINO, provocano la "rivolta dei quarantenni". L'intrigo scatta alla riunione del comitato il 13 luglio all'hotel MIDAS di Roma;  e porta a defenestrare il responsabile della disfatta.

La regia per portare alle dimissione il vecchio e ostinato segretario è di GIACOMO MANCINI, al suo fianco  ENRICO MANCA, SALVATORE MAURICELLA e CLAUDIO SIGNORILE, con l'appoggio della corrente di sinistra di RICCARDO LOMBARDI. 
In attesa di trovare accordi (il papabile sembra essere l'autorevole GIOLITTI) la nomina virtualmente transitoria di segretario viene data a  BETTINO CRAXI. 
Due giorni dopo, alla chiusura dei lavori, il 15, si dichiarano a suo favore 22 consiglieri, mentre 8 si astengono e attendono tempi migliori, a breve termine.

Di origine siciliana, CRAXI è un dirigente che alcuni indicano di seconda e altri addirittura di terza fila, anche se è un pupillo di NENNI e ha ricoperto la carica di vicesegretario guidando la sezione milanese-lombarda; e a quanto pare molto bene, visto che alle ultime amministrative ha fatto registrare rispetto alle altre regioni, la più alta percentuale di voti socialisti, con il 14%.
Molti lo indicano come una marionetta, i cui fili sono mossi da personaggi forti, e alcuni - si afferma - lo stanno usando come ostaggio e prima o poi le vecchie "volpi" della politica ne faranno una bella polpetta.
VEDi QUI LA SUA BIOGRAFIA > >

Dopo pochi mesi si devono ricredere tutti. La sua "statura" fisica è palese, mentre quella politica tenuta simulata, apparentemente scialba, senza irruenza e con discorsi pieni di lunghe pause, inizia subito a sfoderarla dal primo giorno. La sua forte determinazione a rimettere in sesto un partito malconcio che deve uscire dal vecchio apparato e incamminarsi verso un organizzazione moderna, lo portano subito alla ribalta, e sorprende tutti; anzi alcuni d'ora in avanti dovranno fare i conti con lui. Fino ai primi anni Novanta Craxi sarà un protagonista della politica Italiana.

Craxi dopo le prime battute interne a colpi di fioretto indirizzati a chi lo voleva usare, è subito leader. Il PSI guidato da CRAXI dunque irrompe sulla scena politica nel momento in cui si sta formando il governo detto della "non sfiducia". Un monocolore di ANDREOTTI con all'interno solo i 3 seggi della SVP. Un governo che ottiene, come abbiamo ricordato sopra, una fiducia anomala, cioè una "non sfiducia", con le astensioni che superano i voti favorevoli. Un pateracchio tutto italiano.

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Politica di agosto. Si ha fretta di andare in vacanza. Ma il punto cruciale sono le richieste dei comunisti per assicurare un appoggio sia pure indiretto al governo.
ZACCAGNINI interpella i leader del suo partito: la decisione finale sarà alla fine presa dalla direzione.

6 AGOSTO - ANDREOTTI ha messo insieme un altro monocolore. Sale al Colle con la sua lista, dove i cambiamenti rispetto al precedente governo di Moro, sono pochi. Ma troviamo questa volta CIRIACO DE MITA alla Cassa del mezzogiorno (c'era prima Andreotti) , FORLANI agli esteri (c'era prima Rumor), PANDOLFI alle finanze, COLOMBO alle poste (era prima al tesoro),  TINA ANSELMI al lavoro, e qualche nome meno noto in alcuni ministeri minori, tutto il resto rimane immutato.
11 AGOSTO - Alla Camera Andreotti ottiene la fiducia con 258 sì (DC e SVP), 40 no (MSI, DP, PR), 303 astensioni 8 PCI, PSI, PRI,, PSDI, PLI). Non è una fiducia, ma quello che d'ora in avanti si chiamerà della "non sfiducia". Una invenzione tutta italiana, dove non viene tradita la vocazione alla politica machiavellica.

9 AGOSTO - Grosso dispiacere nell'ambiente vaticano per non essere riuscita la DC,  partito cattolico, a contenere il successo strepitoso dei comunisti nella città simbolo della cristianità. Le responsabilità si fanno cadere tutte su Moro con le sue aperture a sinistra.
Roma dunque elegge con i voti del PCI del PSI e del PSDI il primo sindaco non democristiano: GIULIO CARLO ARGAN, un consigliere indipendente nelle file del PCI.

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IN CINA INIZIA LA VERA RIVOLUZIONE
(perfino in casa di Mao).
STANNO SCOPRENDO L'ECONOMIA  DI MERCATO,
IL CONSUMISMO.  NASCE LA NUOVA VOCAZIONE
DEI RICCHI  (che non sono pochi): EX LATIFONDISTI, DIVENTANO FINANZIERI E CAPITALISTI NEL PURO STILE OCCIDENTALE.
(milioni di persone hanno soldi ma non possono per scelte governative acquistare i beni occidentali)

9 SETTEMBRE, muore MAO TSE-TUNG, aveva 82 anni. A piazza Tien An-men 27 anni fa prima la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Nel 1966 scatenò la "Rivoluzione Culturale" a sostegno dei militanti rurali formatisi nella lotta sociale e militare ispirata dalla sua strategia; che però in questi ultimi anni della sua vita é diventata contradittoria: é al vertice di un regime e nello stesso tempo é il capo dei ribelli. Un anomalo potere che ha iniziato a vacillare sotto le spinte di protesta tra le masse giovanili urbane in una società autoritaria e frustrante che come in Russia, nel dopo Lenin, ha fatto dei gruppi dirigenti una classe privilegiata (quella che Mao voleva evitare), e che si difende ora per conservarli questi privilegi con una forza di tipo fascista destinata a reprimere le spinte delle masse e a fregarsene altamente delle differenze sociali.
Da non dimenticare infine i grandi proprietari terrieri, quelle caste che Mao (come hanno fatto in Europa in mille anni tutti coloro che volevano cambiare il corso della storia) non ha osato toccare, ha lasciato loro castelli, palazzi, proprietà terriere, e le solite immunità che ogni tipo di rivoluzione si affretta a dare all'alta borghesia per procedere indisturbata, e spesse volte sono anche aiutate quando alcuni equilibri consolidati del potere sono minacciati.

Mao muore a distanza di pochi mesi (8 Gen.) dall'altro protagonista, suo principale collaboratore CHOU EN-LAI, primo ministro della Repubblica Cinese.

Per entrambe le due cariche si scatenano in Cina da parte degli organi del partito comunista forti polemiche  e tremende campagne ideologiche contro "i dirigenti che si sono messi sulla via capitalistica". Gravi tensioni  il 4 aprile sulla piazza Tien An Men, che si ripetono ancora in questo mese alla  morte di Mao.
L'ala più radicale del gruppo dirigente della "rivoluzione culturale" é contro quella politica che viene definita della "banda dei quattro"; compresa la vedova di Mao, Chiang Ching, che  pur vissuta accanto al sobrio e umile marito, é la prima a non disdegnare i piaceri del consumismo occidentale e ne ostenta il possesso dopo essere passata a rifornirsi nei migliori atelier parigini e nelle gioiellerie di Londra.

L'irresistibile evoluzione verso il capitalismo é ormai in atto e nell'arco di pochi anni ha portato all'istituzione di un'economia dai molti mercati che ha trasformato  sia la costa sia all'interno l'intera Cina.  Una evoluzione che subito  preoccupa ma che è anche molto attesa dal mondo finanziario e produttivo dell'Occidente europeo, americano e giapponese.

Preoccupa perchè in Cina vi sono milioni di operai "disposti" (come è accaduto in Italia negli anni '50 e '60) a lavorare con salari bassissimi, che potrebbero quindi sconvolgere gli equilibri economici delle produzioni mondiali degli altri Paesi; ma é anche molto attesa questa mutazione socio-economica, perchè la Cina rappresenta col suo miliardo di consumatori un grande mercato potenziale. Milioni di persone del ceto medio, impiegati, funzionari (e i milioni di giovani figli di ricchi)  non stanno aspettando altro che acquistare prodotti stranieri fregandosene altamente delle ideologie marxiste e maoiste (ricordiamo che i benestanti in Cina sono quasi come numero pari all'intera popolazione italiana e i grandi proprietari terrieri sono pari a quelli della Lombardia).

Pochi anni e assisteremo al grande capovolgimento dell'economia mondiale. Le "tigri asiatiche" inizieranno a sconvolgere i mercati, le borse, la stabilità monetaria dei paesi occidentali e perfino a farli tremare.  Nel 1998 nelle banche cinesi risulteranno depositati risparmi   pari a un miliardo e trecento milioni di miliardi (un 13 con 17 zeri). Se i cinesi in un solo anno ritirassero solo  il 10% dei propri risparmi e lo destinerebbero improvvisamente ai consumi, la somma sarebbe pari a 65 volte (sessantacinque volte) il debito pubblico accumulato in quarant'anni dall'Italia. Una ipotesi abbastanza accadibile che sconvolgerebbe tutti i mercati borsistici mondiali. Stesso impatto sconvolgente (anche questo accadibile) se lo  yuan ad un tratto svalutasse solo del 10%; inonderebbe i mercati di prodotti cinesi. Le conseguenze sono immaginabili.
Bisogna abituarsi ai grandi numeri, spesso incomprensibili, pur essendo realistici. Se i cinesi si svegliano un mattino con un raffreddore e tutti decidono di acquistare un semplice flacone di sciroppo, la spesa è già pari a una manovra finanziaria di una nazione come l'Italia.

"La Cina sarà pure un popolo di moscerini, ma se si levano tutti in volo, il semplice battito delle loro ali provoca un tornado, una tempesta, un maremoto a Wall Street, quindi nel mondo..." - affermava un attento economista  con anni d'anticipo e con una visione realistica - "...Prima o dopo si accorgeranno che l'occidente ha bisogno di loro, e sanno fin da ora che una certa pirateria mercantile occidentale, spesso senza regole, porta gli occidentali ad escogitare -  pur di entrare dentro i loro mercati a spese di un concorrente (occidentale)- i più strani e immorali compromessi".

Siamo, alla morte di Mao, all'inizio di questa grande rivoluzione implodente, anche se in Italia si crede ancora in questo 1976 al collettivismo maoista, al maoismo, e alla crisi irreversibile del capitalismo. Eccone un esempio proprio alla morte di Mao:

"Una sola cosa ci preme dire subito... ed è che se un punto certo vogliamo additare in Mao é quello che collega la sua rivoluzione alla nostra, ne fa per i comunisti della nostra generazione il riferimento più diretto e più attuale: il comunismo come programma immediato, non ipotesi di domani ma leva dell'oggi, condizione della rivoluzione occidentale.... E' stato detto una volta che Mao rappresenta "il marxismo del nostro secolo", con un enfasi che conteneva anche un elemento di errore. Ma quanto più grande, vogliamo dirlo in queste ore, la radice di verità: quello per cui diciamo di essere maoisti, o vorremmo esserlo". (conclude così il saluto di commiato a Mao nell'occhiello "Ribellarsi è giusto" ROSSANA ROSSANDA sul giornale riportato sopra).

La "rivoluzione culturale", dopo la rottura con Mosca.  Il "marxismo maoista" come "programma immediato" era arrivato nel 1968 in Albania con i dirigenti, i rivoluzionari e i tecnici cinesi, per creare nella utopistica  Nuova Albania, l'avamposto,  la "leva",  la "condizione della rivoluzione occidentale".
Il nuovo corso della politica cinese del dopo Mao, sta invece ora creando anche in Albania aspre polemiche, fino alla rottura, quando fra pochi mesi, il 7 luglio del 1978, il nuovo gruppo dirigente cinese (guidato da Hua Huo-feng e da Teng Hsiao-ping) annuncia la decisione di sospendere gli aiuti economici e di  abbandonare l'Albania a se stessa e al suo chiuso comunismo filo-sovietico.
E' la fine dell'avventura maoista in Occidente! (che delusione in Italia per chi gridava nelle piazze "La Cina è vicina è già in Albania!".)

Nello stesso anno, il 16 dicembre 1978, i cinesi annunciano lo stabilimento di normali relazioni con gli USA, e confermano la decisione di voler sviluppare i rapporti economici con i paesi occidentali  aderendo al World Trade Organization. I successori si pongono lo scopo prioritario di accelerare lo sviluppo economico, anche a costo di offuscare la purezza ideologica e il mito di Mao.
E' l'inizio della fine dell'avventura maoista. E se si aprono al mercato - come tutti gli occidentali vorrebbero - saranno dolori per le loro imprese produttive.

30 SETTEMBRE - GIORGIO BENVENUTO, socialista, dentro la UIL è il nuovo segretario del sindacato

SETTEMBRE -Due fatti di sangue nel mese compiuti da gruppi terroristici. A Biella il 1° settembre é ucciso il vicequestore CUSANO, a bruciapelo da due brigatisti rossi, mentre sta eseguendo di persona un normale controllo sulle strade, mentre a Como al festival dell'Unita un militante del PCI, CASTELNUOVO,  è raggiunto da alcuni colpi di pistola sparati da un gruppo di neofascisti.

a1976o.jpg (15230 byte)  Comincia il confronto. Nel sottotito: "Il ministero chiamato al rispetto delle scadenze per affrontare le questioni più gravi del Paese   (li vediamo sotto come si risolvono. Ndr.)  - Un articolo di   Zaccagnini  sul rilancio dei temi del congresso DC. (Questo è quello che preme di più..... La furibonda lotta interna. Con Zaccagnini, il pupillo di Moro, che ora sta montando in cattedra).

Risultato: Il governo vara provvedimenti che prevedono l'aumento di quase tutte le tariffe (luce, gas, monopolio, e tasse varie). A tutti i lavoratori sono abolite 7 festività che prima erano pagate.

Ma il capolavoro del governante di turno é che gli stipendi di chi percepisce 5/6 milioni di reddito annuo sono congelati e gli scatti di contingenza  sono retribuiti con titoli di Stato nominativi non immediatamente convertibili. ("carta" emessa con il debito pubblico che  pagheranno i figli, i nipoti e forse anche i pronipoti).

Chi ha concepito questo ultimo provvedimento é fuori completamente dalla realtà dal mondo del lavoro. Non solo non ha mai lavorato dentro un azienda privata ma nemmeno sa come funziona quella pubblica, burocratizzata, sempre privilegiata, ma questa volta fortemente penalizzata rispetto ai dipendenti privati.
Il provvedimento infatti, rischia tre impasse:
1) blocca gli stipendi di intere categorie che hanno in corso il rinnovo dei contratti di lavoro.
2)  il blocco colpisce il 10% dei lavoratori dipendenti, quindi due milioni di lavoratori e molti pensionati proprio quando si aumentano le tariffe
3) Infine la cosa più macroscopica è che il blocco sarà totale nel pubblico impiego, mentre è facilmente evitabile in quello privato, che paga e anche volentieri "in nero" le sue maestranze con reciproca soddisfazione.
Se si voleva la ribellione, la rabbia, il menefreghismo, l'inoperosità del pubblico impiego (a tutti i livelli retributivi)  il provvedimento ha fatto centro. Un capolavoro di psicologia del lavoro. Da manuale, per governare al massimo il Togo, il Tanganica e le Repubbliche delle Banane.

14 OTTOBRE - Già in parte accennate in marzo (vedi) si svolge l'operazione che dovrebbe relegare a comparsa la presenza di Moro dentro la DC
MORO pur artefice del governo ANDREOTTI che permette all'uomo politico dell'ala di destra della DC di costruire il suo successo proprio con i comunisti, é amareggiato. La soluzione uscita dalla direzione non é quella che desiderava lui. E' dunque pessimista e in alcune conclusioni afferma che l'avvenire non è più nelle mani della Democrazia Cristiana, vede caduta la barriera psicologica e morale anticomunista specialmente fra i giovani, quindi é venuto meno il concetto di diversità al PCI, e non esiste più una netta demarcazione.

Al consiglio molti hanno poca simpatia per questi discorsi da cassandra, non sono affatti graditi a molti della nuova direzione, soprattutto nell'ala destra, quella vicino alla Chiesa che è da mesi angosciata dal nuovo corso della politica.
Moro bisogna quindi renderlo innocuo, per non ricevere interferenze. La soluzione é quella di nominarlo presidente, proprio quella carica che ha inventato Moro quando doveva isolare un avversario e relegarlo in un angolo. Una carica che politicamente non conta nulla, che dovrebbe essere intenzionalmente un omaggio onorofico alla carriera di un vecchio leader, non una punizione o una esautorazione, magari con una votazione all'unanimità.
Invece Moro riceve   in questa circostanza brutalmente  l'ultimo l'ultimo "schiaffo". Al voto pur vincente, i presenti sono pochi e le schede bianche sono moltissime,  e  Moro rifiuta sdegnato la carica.
(lo abbiamo già ascoltato, na riascoltiamolo.....

Moro President

(richiede plug-in
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Forse il dramma e il destino di Moro inizia proprio da questo momento; dentro la DC per alcuni sta diventando nessuno, per altri Moro è ingombrante e per altri ancora pericoloso, mentre nell'ottica della estrema sinistra é lui il responsabile di tutti i mali.
Ma come abbiamo già scritto, nell'impasse del suo - inaspettato - rifiuto alla presidenza, il partito dei "congiurati" deve rivedere la  strategia dell'esautorazione; in prima fila tutta l'ala destra di Andreotti, Fanfani, Forlani e C.. Tensione nelle riunioni e infine arriva  l'ordine di votarlo all'unanimità, e lasciargli così  l'illusione di conservare un piccolo frammento di potere dentro il partito.
(che conterà zero quando verrà poi rapito dalle BR).

30 OTTOBRE - Le incomprensioni, le lacerazioni, le diverse vedute sul modo di condurre la lotta politica, non sono solo dentro la DC ma anche dentro l'estremismo di sinistra. A Rimini, al congresso, di Lotta Continua, le spaccature sono così tante, così frammentarie che a fine congresso la decisione che viene presa é quella di sciogliere il gruppo, la stessa decisione presa l'anno prima da Potere Operaio.

Se una parte dei militanti rientra nell'anonimato, quella più intransigente, più avventuriera, e anche quella che si ritrova frustrata da chissà quali problemi esistenziali, trova spazi aperti nelle formazioni organizzate, militarizzate, con   operaisti intellettuali, o trova rifugio  dentro gruppi estremistici di estrazione borghese; tutti comunque accumunati dal protagonismo della lotta armata.
Così nei prossimi mesi nasce il "movimento del '77" da ex militanti di Potere operaio e Lotta continua, poi una parte confluisce in Prima Linea, i nuovi protagonisti della lotta armata.
In questi passaggi, in queste "entrate" e "uscite" non ci sono molte precise motivazioni ideologiche, prova ne sia che fra pochi mesi, dall'inizio del '77, sorgono formazioni autonome, improvvisate, sempre sigle nuove, dove i militanti   spesso hanno molta fragilità psicologica  e li sentiremo ai processi quando alcuni sceglieranno il pentitismo (Peci, al generale Dalla Chiesa, per avere clemenza dirà tutto, snocciola nomi e indirizzi).

Più che "battaglie", "guerre di popolo",  "rivoluzioni proletarie", fanno delle scorrerie nei supermercati, rapine, criminalità comune, brutali killeraggi, esecuzioni a freddo, eliminazioni gratuite, e dove  non é assente la faida.  Inizia una stagione terroristica in cui un attento osservatore vede solo degenerazione, perchè nelle azioni dei commando kamikaze manca la logistica, negli obiettivi é assente una strategia, e i risultati che ottengono non porta di certo loro la simpatia in nessun settore della società civile.
Siamo appena agli inizi di questa degenerazione, il '77 sta per iniziare.

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MENTRE SI VARAVANO PROVVEDIMENTI DI AUSTERITA'

FONDI NERI - AVVISO DI REATO ANCHE A CARLI
PER I FONDI NERI DELLE BANCHE

" Roma - Il sostituto procuratore della Repubblica Enrico di Nicola ha inviato una comunicazione giudiziaria all'ex governatore della Banca d'Italia Guido Carli. Di Nicola sta indagando sui fondi neri delle banche e della vicenda Banco di Roma, Banco di Calabria, il discorso si è allargato a tutti gli Istituti di credito (sono circa 1200) che soltanto nel bilancio '74 hanno evidenziato questi fondi iscrivendoli nelle "riserve tassate", grazie alla legge sul condono.
Carli é stato chiamato in causa perché la Banca d'Italia era a conoscenza di questi fondi. Di questo passo l'inchiesta rischia di coinvolgere tutti gli amministratori delegati delle banche italiane  che dovranno rispondere dell'uso di queste riserve, nonchè i collegi sindacali che hanno ratificato i bilanci giustificando gli accantonamenti occulti."

Scattata l'inchiesta  il 26 marzo, risulterà tutto regolare. Tutte le banche si sono messe a posto il bilancio con il condono a "doc".  Migliaia di miliardi non incassati dallo Stato si sono così azzerati.
Sarebbe stato per tutti (é così in ogni parte del mondo) una reato di  "falso in bilancio" per il danno sui dividendi subìto da quei soggetti  che significativamente sono denominati "parco buoi" - i piccoli risparmiatori; e per il danno subìto dall'erario. Ma siamo in Italia !!!
Inoltre restava il tema della lealtà e della buona fede nel rapporto con gli altri soggetti del mercato che quindi non é stato tenuto in nessuna considerazione. Non si è proprio depennato il reato di falso in bilancio (cosa che molti vorrebbero) ma si è costruito un condono che ha ridato la verginità.  Si è sostenuto che i fondi occulti non sono altro che gratificazioni per soggetti che hanno reso grossi servigi all'azienda di credito  (e si può benissimo intuire chi sono questi soggetti).

Dunque, non dovevano apparire in bilancio per non creare dissapori di natura politica all'interno delle aziende stesse. Un giustificazione inimmaginabile in qualunque altro paese democratico. In America, a Wall Street, se si prova a fare questi atti di furbizia, a manipolare i conti di una società quotata nel tempio del capitalismo mondiale, se si è scoperti,  l'esito é sicuro: parecchi anni di galera ai responsabili in un penitenziario federale, con l'aggiunta di multe miliardarie.  E una volta scontata la pena qualsiasi azienda chiude la porta in faccia a questi soggetti perchè  é considerato il falso in bilancio, un crimine di alta pericolisità sociale;  una operazione truffaldina dell'economia di  mercato presso il largo pubblico degli investitori.

Ma non in Italia, dove l'esempio del falso in bilancio, ora viene seguito anche dalle grandi e piccole aziende. Del resto é un diabolico patto, se le aziende vogliono lavorare, solo il meccanismo della "dazione ambientale" lo  permette, e le somme devono quindi essere create in un modo occulto. Si arriverà a una vera e propria quota da versare ai partiti, che scopriremo però come una malattia virulenta e cronica solo nel 1991 con "Tangentopoli".  Dove saranno coinvolte quasi tutte le maggiori grandi aziende italiane. Dalla più grande, come la Fiat o la Monteciatini, alla più piccola.
(ma dopo non accadde proprio nulla, anzi un "palazzinaro" salito al potere, farà fare una (sua) legge per depenalizzare il "falso in bilancio anche nelle imprese private - così si avvanataggia solo lui e chissà come saranno contenti i suoi azionisti".

 

L'uscita dalla Banca d'Italia di CARLI ha accelerato il processo di degrado dentro la politica. Sarà lo stesso Carli alla guida della Confindustria a evidenziarlo, a entrare in una forte polemica, a essere durissimo con la classe dirigente in una famosa assemblea (quella del 4 maggio del '78) dove erano presenti - seduti davanti a lui in prima fila - 8 ministri. Affermò, e le sue parole  risuonarono come dei veri e propri  "schiaffoni" ai politici:
"La composizione nel conflitto fra le diverse culture che ha lacerato la società italiana è avvenuta sul terreno del populismo ossia su quello nel quale classi dirigenti prive di autorità conservano il potere accogliendo domande di tutti e, in ultima istanza, ricomponendole nell'inflazione. Dallo statuto dei diritti dei lavoratori ai modi secondo i quali viene interpretato, dalla contestazione delle gerarchie nelle istituzioni pubbliche e private alla soppressione di ogni principio meritocratico, dalla distribuzione di assistenza pubblica ai più all'abuso di essa, il sistema politico sociale, economico é andato degradando verso forme di anarchia incompatibile con l'esercizio di libertà conciliabili con quelle di tutti" .
Donat Cattin (prendendo le difese dei politici) replicherà polemico e quasi offeso.   Ma ormai il rilancio del liberismo all'assemblea degli industriali è cosa fatta, anche se sono mutati i ruoli, e d'ora in avanti dovranno pur sempre sottostare ai ricatti fatte con le leggi o per ottenere le commesse e gli appalti pubblici.

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30 -  NOVEMBRE - La commissione inquirente presieduta da MINO MARTINAZZOLI mette sotto accusa per corruzione MARIO TANASSI, MARIANO RUMOR, LUIGI GUI.
A febbraio erano già stati emessi mandati di cattura  per Lefebvre, il faccendiere della Loeckheed, poi a Camillo Crociani della Finmeccanica che in tempo é riuscito a riparare all'estero, e al generale Duilio Fanali, capo di stato maggiore dell'aeronautica.

 

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2 NOVEMBRE - JIMMY CARTER DEL PARTITO DEMOCRATICO  è il 39° presidente degli Stati Uniti.
Esce così dalla Casa Bianca la nefasta ombra del Watergate. Tutti gli uomini dell'ex presidente NIXON (negli ultimi mesi sostituito da FORD) vanno  a casa, compreso il vero protagonista della politica americana e mondiale, KISSINGER. Si presentano ora uomini nuovi in ogni posto di responsabilità in ogni centro decisionale e li guida un presidente che deve ancora farsi conoscere.

 

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1 DICEMBRE - L'allegra finanza da una parte alimenta il sottobosco dell'economia italiana, e dall'altra nega crediti per gli investimenti produttivi nelle grandi aziende che devono ricorrere a soci alquanto anomali e quasi imbarazzanti. (soprattutto nei confronti dell'America che con la Libia é ai ferri corti). Una di queste è la Fiat che accetta una partecipazione azionaria della Banca Libica del 10 % nelle sue azioni, e ovviamente due rappresentanti del Paese di GHEDDAFI (nella foto) vanno a sedere nel consiglio d'amministrazione della famosa casa automobilistica torinese.

13 DICEMBRE - Altre giornate turbate da fatti di sangue dal terrorismo in escalation. Scontro a fuoco   tra polizia a nappisti. Crivellato di colpi cade il nappista ZICHITELLA, ma a rimetterci la vita é anche un poliziotto PRISCO PALUMBO nell'agguato teso dai terroristi al  capo del nucleo terroristico ALFONSO NOCE.
Il 15 a Milano Sesto S. Giovanni, il brigatista ALASIA prima di essere eliminato a colpi di mitra,  uccide il vicequestore PADOVANI e il maresciallo BEZZEGA.
Il 16 un'altra bomba é collocata a Brescia colpisce una innocente passante.

21 DICEMBRE - Un gruppo di aderenti al partito di destra MSI, in disaccordo con la linea politica del segretario ALMIRANTE, danno vita a Democrazia Nazionale con l'intento di appoggiare il governo ANDREOTTI. Sono 17 deputati e 8 senatori. In seguito questo gruppo sarà sciolto il 16 dicembre del 1979, e confluirà proprio..... nella DC della corrente di ANDREOTTI.

FINE

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