ANNO 1980

CRONOLOGIA DELL'ANNO ( 2a PARTE )

 

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27 GIUGNO - Morte in cielo al largo dell'isola di Ustica. Scompare alle ore 20,45 dai radar un DC 9 con 81 persone a bordo partito da Bologna con destinazione Palermo. Solo più tardi si scopre essersi inabissato in mare colpito - queste sono le ipotesi - da un meteorite, da un frammento di satellite, forse da un attentato terroristico o da una collisione di un aereo militare in volo (forse libico). Alcuni avanzano inquietanti dubbi: forse  un missile sganciato da aerei in combattimento sul Tirreno con fantomatici nemici.
(A fare la clamorosa denuncia sarà il presidente dell'Itavia il 16 dicembre. "E' stato un missile a colpire il DC9 a Ustica" (ma la sua denuncia sarà inascoltata per anni).

L'allarme parte con molto ritardo. Solo alle 9,10 del mattino si avvistano pezzi di aereo e corpi che galleggiano in mare a nord di Ustica.
La vicenda inizierà a tingersi di "giallo" per la scomparsa di alcuni addetti di volo, che  quella sera alle varie centrali di assistenza ai voli militari   avevano registrato i segnali dei radar.
Registrazioni che compaiono al processo ma che sono o manipolate o risultano cancellate.
Siamo al 2000, ma dopo venti anni si sa solo che quella notte ad incrociare il DC 9 c'erano molti aerei  di varie nazionalità. Un muro di gomma per appurare la verità; resistenze di altre nazioni come la Francia, l'America e la Libia a fornire chiarimenti su quella notte. Nascono i misteri.
Dopo 17 mesi di indagini non si sa niente di preciso. Dopo 22 niente ancora. Dopo 46 mesi buio completo. Dopo 53 mesi si ricomincia da capo. Dopo 66 mesi si é ancora in attesa. Nel 1986 si decide il recupero del relitto. Nel 1987 Giuliano Amato afferma al Tg2 che "qualcuno è reticente e la verità è nascosta dentro un cassetto non certo dello Stato italiano".
Nel 1989 sono sotto accusa i radaristi di quella famosa notte, per la distruzione dei tracciati radar. Nel 1992 tredici generali dell'aeronautica militare italiana  sono incriminati per falsa testimonianza.
Ma passano ancora 7 anni. Alla data del 1999, non è emerso nulla.

 

19 LUGLIO - In un clima pesante si aprono le XXII OLIMPIADI  a Mosca. Saranno ricordate per il boicottaggio di  Stati Uniti, Germania Ovest, Giappone, Cina popolare, Canadà ecc e altre   48  nazioni.
Questi Paesi hanno deciso di manifestare la loro protesta per l'invasione dell' URSS in Afghanistan. (quando si ritireranno i Russi, saranno gli Usa a fare l'invasione)

La Cina, una delle prime a boicottare i Giochi, ha rilasciato alla stampa  i più severi commenti e le più feroci critiche  a Mosca. Ha paragonato i Giochi russi di BREZHNEV a quelli del 1936 di Hitler.

Nell'ambiente politico italiano, nel corso dell'anno, l'intera vicenda dell'aggressione all'Afghanistan non ha certo portato acqua al mulino dei comunisti italiani. Ad esprimere questi imbarazzi davanti all'opinione pubblica italiana é GIANCARLO PAJETTA della direzione del PCI in un editoriale apparso su Rinascita: "Non discuteremo con i compagni sovietici del loro richiamo al trattato sovietico- afghano e non entreremo nelle dispute che possono interessare gli stati maggiori sul valore strategico delle montagne afghane e dei confini con il Pakistan e con l'Iraq; ma é pur d'obbligo, per noi, non dimenticare che su quelle montagne, insieme alla perdita di tante vite di sovietici e di afghani, si sono persi milioni di consensi in ogni parte del mondo".

Non é certo un messaggio che fa piacere agli amici sovietici. Che non risponderanno subito ma lo faranno in seguito dopo gli altrettanto  drammatici fatti in Polonia. Useranno toni forti senza precedenti: "I capi del PC italiano, con i loro attacchi all'URSS, mostrano di voler rinunciare alla grande dottrina del marxismo-leninismo e di essersi avviati su strade opportuniste e revisioniste. Questo è assurdo, inammissibile, sacrilego, il PCI cerca di demolire i grandi successi del socialismo reale".

Il timore di Pajetta (perdita di consensi) é molto realistico; in Italia l'opinione pubblica  da alcuni mesi (tutto è iniziato il 1° gennaio - vedi) non sta ricevendo dalla Russia buone notizie. Ma nel corso dei mesi  non aveva preso veramente coscienza della gravità della situazione in Afghanistan. Queste Olimpiadi "deserte"  diventano invece una grande cassa di risonanza e fanno convergere l'attenzione sull'invasione. Soprattutto quando 53 Paesi  (agonisticamente i più importanti) si sono rifiutati di partecipare al grande atteso appuntamento.

Comunque l'Italia insieme ad altre 14 nazioni, vi partecipa con un numero ridotto di atleti, adottando un discutibile compromesso: quello di non sfilare, di non suonare inni, di non esporre la bandiera italiana nelle manifestazioni. L'Italia conquisterà in questi Giochi 8 medaglie d'oro. Le due più prestigiose vanno a MENNEA con  i 200 metri, a SARA SIMEONI con il salto in alto, poi a MAURIZIO DA MILANO nella 20 chilometri di marcia, a PATRIZIO OLIVA nel pugilato, a CLAUDIO POLLO nella lotta libera.
Tutte le altre discipline sono dominate naturalmente dai quasi "soli" atleti sovietici.

27 LUGLIO - Per le accuse rivolte a COSSIGA, oltre la commissione che si era già pronunciata il 31 maggio ritenendo infondate le accuse del pentito Sandalo rivolte al Presidente del Consiglio di avere informato Donat Cattin della prossima retata di terroristi permettendo la fuga al figlio terrorista, segue la discussione alla Camera dopo che l'opposizione aveva raccolto le firme necessarie per riaprire il caso in Parlamento.
Alla Camera il rinvio all'alta corte di giustizia di COSSIGA, viene respinto con 507 voti contro 416.

30 LUGLIO - Dopo l'Afganistan, il mondo segue con ansia le vicende in Polonia. Allo sciopero degli operai   il leader LECH WALESA inizia il braccio di ferro con il governo per 17 giorni, impugnando non le armi ma il ritratto del Papa polacco Giovanni Paolo II, celebrando davanti  i cantieri navali Lenin occupati, silenziose e oceaniche messe.
La protesta si estende in tutto il Paese. Intanto al confine si registrano grossi movimenti di truppe sovietiche,  che però i russi affermano essere delle normali manovre già programmate nella zona.
GIEREK il presidente inizia delle trattative siglando un accordo che prevede la creazioni di sindacati liberi e la sostituzione del primo ministro BABIUCH;  lo annuncia in un discorso televisivo. Poi il colpo di scena: le sue dimissioni forzate e la sostituzione con KANIA.
La Polonia diventa una polveriera, pronta ad esplodere da un momento all'altro.

 

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2 AGOSTO ORE 10,25 . TUTTI GLI OROLOGI DELLA STAZIONE HANNO FISSATO L'ISTANTE.

2 AGOSTO - "Bologna - Una violenta esplosione ha fatto crollare parte della stazione centrale di Bologna. Ci sono morti e feriti". (Comun. Ansa, ore 10,47).

"Bologna - La deflagrazione, di enorme potenza, ha fatto crollare un tratto del fabbricato lungo 50 metri; ospitava i locali del ristorante e delle sale di attesa di prima e seconda classe; da una parte fiancheggiava la pensilina del primo binario; il fronte opposto dava sul parcheggio dei taxi. Il fabbricato è crollato al 90 per cento, seppellendo decine di persone. La forza d'urto ha mandato in frantumi i vetri di quasi tutti i palazzi che circondano la stazione. (Ib. ore 11,06). I tre locali erano pini di persone. Un conto delle vittime è, per ora, impossibile. Si teme che i morti possano superare la decina, ma ogni valutazione è azzardata (Ib. ore 11,18).

"Bologna . La scena del disastro è impressionante. All'interno, vigili del fuoco, carabinieri, polizia sono al lavoro con ruspe e attrezzi a mano; macerie dappertutto e detriti, gente smarrita che cerca piangendo i congiunti che erano in quel momento in partenza o in arrivo. (Ib. ore 12,27)

I soccorritori hanno recuperato finora 30 cadaveri, ma l'opera continua. Sulle cause della sciagura sono soltanto ipotesi. Appare credibile quella dello scoppio di una caldaia della centrale. La vicinanza della data del sesto anniversario della strage dell'"Italicus" ha tuttavia fatto pensare ad un attentato"
(Ib. ore 12,47).

"Roma - La strage di Bologna è un attentato: lo rivendicano i "Nar". Una telefonata al centralino del quotidiano "La Repubblica" ha rivendicato ai Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari), una delle formazioni del terrorismo di destra, l'esplosione alla stazione di Bologna. Alle 13,46 una voce maschile, forse incisa su nastro, ha detto: "Qui Nar; rivendichiamo l'attentato alla stazione di Bologna. Onore al camerata Mario Tuti". (Ib. ore 15,08).

"Bologna - La questura di Bologna ha reso noto alle 13,30 che il bilancio della sciagura è di 55 morti e circa 180 feriti; qualche decina di essi è in condizioni gravissime" (Ib. ore 15,37)

"Bologna - Cresce il numero delle vittime della strage; alle 19,30 erano 76"
(Ib. ore 20.00) 

"Bologna 16 agosto  - Le vittime dell'esplosione alla stazione salgono a 83" (Ib. ore19,09)



2 AGOSTO - Un sabato che doveva essere per 83 persone l'inizio di un periodo di serene vacanze, incontrano invece la morte alla affollata stazione di Bologna, e altre 200 sono i feriti. Una terrificante esplosione alle 10,25 fa saltare in aria un'intera ala della stazione centrale. L'Italia e il mondo inorridiscono.

A Parigi a titoli cubitali escono i giornali con un titolo disonorante; "In Italia c'è la peste!, de quoi avoir peur - da aver paura, state a casa!". (chi scrive era lì).
Ma anche loro avevano la "peste" in casa. A Marsiglia pochi giorni dopo, l'11, l' "Ordre et justice nouvelle" una organizzazione di estrema destra, faceva saltare con una bomba la tipografia di un giornale di estrema sinistra, causando 12 feriti.

Sulle cause del massacro di Bologna si fanno tante ipotesi. Si tratta in realtà di un atto terroristico, uno dei più gravi di tutta la storia della Repubblica. Sia i NAR che le BR con telefonate ne rivendicano subito dopo la paternità.
Altri giornali invece insinuano che l'azione criminosa sia di marca fascista, vista la coincidenza con il rinvio a giudizio dei responsabili della strage dell'Italicus. Comincia la caccia ai colpevoli. Molti neonazisti finiscono in carcere. In dieci anni di indagini e lunghi processi su veri o presunti colpevoli arrestati, con tanti depistaggi (processi anche agli autori di questi ultimi), finiscono tutti in una bolla di sapone.
Il 18 luglio del 1990 la corte d'assise d'appello ha cancellato i quattro ergastoli inflitti in primo grado, assolvendo dall'accusa di essere gli esecutori materiali, Valerio Fioravanti, Francesco Mambro, Massimo Fachini, Sergio Picciafuoco per non aver commesso il fatto.
"Assolti LICIO GELLI e Francesco Pazienza dall'accusa. (erano stati arrestati l'11 dicembre di quest'anno, con mandato di cattura emessi dai giudici Vito Zincani e Sergio Cataldo, titolari dell'inchiesta sulla strage). Conferma dell'assoluzione per tutti gli imputati di associazione eversiva, compreso il capo della P2. Il procuratore Franco Quadrini aveva chiesto cinque ergastoli, indicando fra l'altro Gelli "il grande burattinaio che strumentalizzava la destra eversiva, pur di condizionare gli equilibri politici in senso conservatore e di perseguire le sue trame di potere e affari....non esitando a incolpare innocenti, costruendo una fantomatica pista internazionale" (Comunicato Ansa del 18 luglio 1990, ore 15,33).

Il giorno successivo, il 19 luglio del 1990, esce il manifesto con il titolo a caratteri cubitali " La strage non ci fu" "a Bologna nessun colpevole!"

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Dicevano all'inizio
"Vi stupiremo con gli effetti speciali"
Poi.....

...detersivi, prosciutti, e... altro.... ..... per tutti.
Inizia una nuova era.
Nel 1980, questo mezzo d'informazione
che sembrava così rivoluzionario e così
tanto intelligente, dopo essere diventato stupido,
cominciò a servire solo più per vendere
saponette, fare i giochi dell'asilo,
predicare il vangelo del suo proprietario, presso i suoi Fede...li.

 

UN GOVERNO PUO' ANCHE CADERE A CAUSA DEL WC
( capitò a Cossiga - e l' "auto nazionale" fu salva!)

 

10 SETTEMBRE - Dopo le ferie di agosto alla riapertura dei cancelli  della Fiat, 14.469 operai trovano  un'amara "sorpresa". L'azienda rompe le trattative con i sindacati e annuncia il licenziamento degli operai del settore auto.....14.469!
....mentre a Roma il governo Cossiga sta conducendo le trattative per l'accordo tra l'Alfa Romeo e la giapponese Nissan che con una società mista intende rilevare  la casa automobilistica di Pomigliano d'Arco e costruire altri due stabilimenti in Italia.

A Torino iniziano gli scioperi a oltranza organizzati dai sindacati contro i provvedimenti dell'azienda torinese ritenuti pretestuosi; l'impressione è che si tratta solo di un ricatto.
Le auto si producono e si vendono, ed hanno ancora un grosso mercato presente e futuro; non come afferma l'azienda, che va dicendo che ormai il mercato auto in Italia è saturo.
Quello che ambisce invece è avere il monopolio; non vuole cioè concorrenti in casa.

12 SETTEMBRE - Colpo di Stato in Turchia. (vi rimandiamo a fine pagine di NOVEMBRE)

20 SETTEMBRE - COSSIGA autorizza l'accordo con i giapponesi. Lo sciopero a Torino (alcuni maliziosi dicono pilotato dal management) si inasprisce fino al punto da far prevedere una eventuale occupazione degli stabilimenti.
La miccia delle roventi polemiche iniziano quando BERLINGUER in visita agli scioperanti fa sapere che nella eventuale occupazione delle fabbriche, il PCI non farà mancare il suo appoggio.
(se non hai già letto i precedenti torna al mese di MAGGIO, per la drammatica sequenza dei fatti accaduti prima e dopo)

IL WC FA CADERE IL GOVERNO !

27 SETTEMBRE - Sotto la minaccia torinese, alla Camera si votano i provvedimenti economici del governo ("Decretone economico").

L'approvazione per ottenere la fiducia della Camera passa a voto palese con 329 sì e 264 no.
Ma ripetuta la votazione a scrutinio segreto, Cossiga viene infilzato da 32 (mica pochi)  franchi tiratori;  quindi non sono assenti gli "amici" della sua DC. E' battuto con 298 no su 297 sì. Per un voto!

Cosa curiosa (o forse no); due deputati della DC non si presentano alla importante votazione, per necessità corporali. Si scuseranno di non essere stati presenti in aula a causa della  toilette. Inutile dire che la caduta del governo in questo modo lascia ampio spazio ai vignettisti e ai lazzi degli avversari. La caduta così motivazionata è proprio disonorevole. E si trattava di un decreto economico!
Che è così finito dentro il WC. 
(La Fiat sarà salva, e i giapponesi non sbarcheranno con l'inutile SI di Cossiga)

Si riapre quindi la crisi di governo. Al potere vogliono andare quelli della nuova corrente DC emersa nel congresso di febbraio (vedi).
FORLANI vuol fare tutto lui, oltre a essere stato eletto presidente della DC, mira con l'appoggio dei suoi amici (hanno il 57,7% questi del "preambolo") a scalare anche Palazzo Chigi (alla fine non farà bene né una cosa né l'altra).

29 SETTEMBRE - Due giorni dopo la caduta del governo, la Fiat annuncia la cassa integrazione a ZERO ORE per 23.000 lavoratori. Il messaggio per chi dovrà formare il nuovo governo è forte e molto chiaro. E anche tempestivo.

30 SETTEMBRE - NASCE CANALE 5. La televisione commerciale di proprietà di Silvio Berlusconi debutta con le sue trasmissioni. Inizia a contendere il primato degli ascolti alla televisione di Stato.
Non nasce nel periodo economico migliore, visto che il nuovo mezzo è un forte incentivo ai consumi di prodotti che seguono "la legge" di chi ha più soldi da investire in pubblicità per accaparrarsi la fetta di mercato, di una "torta" (quella dei consumatori) che però è sempre quella.
Una programmazione economica governativa non ha più voce in capitolo su questo liberismo che "fa" o può anche "disfare" scelte e orientamenti  verso determinati tipi di consumi non prioritari agli effetti della produttività nazionale e lo sviluppo del Paese.
Anzi questo nuovo "sistema"  renderà sempre di più  inefficace e perfino superfluo ogni intervento dello Stato.
Siamo al punto che si "puo" spingere a consumare un solo tipo di latte; poi con i profitti si possono comprare tutte le aziende che lo producono, e se vuole -il giorno dopo- il monopolista può acquistarlo tutto all'estero, causando la chiusura di tutto il settore produttivo industriale e agricolo dell'intera filiera del latte.

Prima, qualsiasi governo,  liberale, conservatore, socialdemocratico, fascista o comunista, regolava il fabbisogno dei cittadini, cioè regolava certi parametri di certi settori della produzione che erano legati all'assorbimento della stessa. Boom economici o depressioni  giungevano ai vari settori strategici  delle varie istituzioni dello stato (i ministeri, le commissioni) per analizzarne con degli osservatori l'andamento. La si chiamava "programmazione economica"; erano studi  per cercare di individuare i nuovi andamenti, le crisi, onde comprenderne la natura e l'importanza, fornire una conoscenza specifica, per poi illuminare i responsabili e gli addetti delle varie categorie imprenditoriali e commerciali.

 Il compito era quello di definire, classificare, spiegare, discutere i problemi principali, creare esposizioni, metodologie, paradigmi, migliorare la collaborazione tra i vari settori interessati 

Mentre ora con la "nuova svolta" neoliberista, lo stato potrà giocare in difensiva per alcuni anni, ma nulla potrà fare contro una economia liberista che lo stato non può più controllare; ne potrà mantenere per i propri cittadini quei servizi (sempre di più in mano ai privati) che aveva fiduciosamente istituito pochi decenni or sono; dovrà cedere in fretta potere e funzioni a varie entità private a cui non interessa la ridistribuzione e ripartizione del reddito nazionale, interessa solo il proprio tornaconto.
L'esempio fatto sopra del latte è abbastanza chiaro. L'industriale lattiero-caseario libero di acquistare all'estero, non gli interessa minimamente che il comparto agricolo italiano vada in malora, lui guarda solo al suo profitto.

Quindi la nascita di questi nuovi poteri dimostra che il problema politico più importante nei prossimi anni,  non sarà come moltiplicare la ricchezza del paese, nè come distribuirla a una larga fascia di cittadini, ma come fare a evitare che l'intero profitto vada solo a un gruppetto di una trentina di persone.

Uno ha in mano tutta l'editoria, l'altro la televisione, il latte, le auto, le gomme, l'acqua minerale, la pasta, i dolciumi, i supermercati, i trasporti, le telecomunicazioni, l'energia elettrica, il petrolio ecc. ecc.
Trenta grandi imprese industriali non fanno la ricchezza di un paese, fanno solo la ricchezza di 30 imprenditori, che nel liberismo sono liberi di trasferire l'impresa dove a loro conviene, in qualsiasi momento,  spesso dopo aver pagato il Paese la loro crescita (con le svalutazioni, gli incentivi governativi a spese della collettività, i salvataggi, e perfino la detrazione dalle tasse dei costi di ricerca e di progettazione; di quelli pubblicitari e quelli di marketing fatti in Italia ma poi utilizzati nelle fabbriche all'estero che producono  fra l'altro con manovalanza a basso prezzo, e poi hanno anche il coraggio questi cinici di vendere quei prodotti in Italia). (E questo lo faranno sempre di più nei successivi anni).

Il problema del nuovo millennio, a livello nazionale (ma anche mondiale) dipenderà quindi dalla restaurazione dell'autorità dello Stato, se ne sarà capace e avrà ancora potere per riorganizzarsi.
Se tutta la ricchezza è appannaggio di una quota molto ristretta di soggetti che spesso hanno  più convenienza a produrre all'estero, o hanno  estromesso dal ciclo produttivo locale con  le tecnologie una larga fascia di salariati, aumenterà la povertà nel paese (con la disoccupazione) oltre l'inefficienza dei servizi (perche non ci saranno risorse) e non saranno certo i privati e le grandi multinazionali ad assicurare questi ultimi, nè assicurare un minimo di reddito alla popolazione. Una cosa che non li riguarda. Per salvaguardare la "propria impresa" (spesso nata o salvata con i soldi pubblici) ci diranno che sono "costretti" a produrre e operare in altri paesi. (E che questo è il "libero mercato").

E ormai diffusa l'abitudine  a collocare all'interno della grande industria il settore ricerca in Italia (quindi con la detrazione dei costi dagli utili) e poi creare la produzione (fra l'altro a bassi costi) all'estero.

In questo selvaggio "libero mercato" (spinto fra l'altro da una pubblicità mercenaria - spesso legata alle stesse imprese che producono in regime quasi di monopolio) può quindi   accadere che siano spinti in eccesso settori produttivi che nulla hanno a che vedere con gli equilibri economici di un Paese.
Una massiccia campagna pubblicitaria di un prodotto estero ottiene ad esempio un considerevole aumento delle vendite ma è anche responsabile del crollo di tutta la produzione nazionale di un certo settore produttivo interno del Paese (che magari ha contribuito a "pagare" la ricerca proprio di quell'azienda).
Il modello scelto ultimamente in Italia è quello di un'azienda estera  che vende quasi il 30% delle gomme auto in Italia (quindi enormi profitti) ma in Italia non produce quasi nulla. La casa madre è in America, la produzione è in Russia, e la vendita in Italia. In biologia questi si chiamano "soggetti parassiti".

Pensiamo a un imprenditore che promuove una campagna pubblicitaria planetaria, ma poi i costi li detrae in Italia, dove ha una piccola fabbrichetta; e spesso neppure quella perchè ha stakanovisti terzisti a costo lavoro bassissimo in altri paesi. Ricava utili da tutto il mondo (con estero-estero e paradisi fiscali) ma le spese della casa madre le paga la popolazione italiana.

La  pubblicità -nel suo settore- aprirà grandi prospettive di lavoro, ma nei prossimi dieci anni molti comparti industriali italiani non avranno nessun incremento nella loro produzione, né aumenterà la forza lavoro di un solo dipendente. Faranno pubblicità ma di prodotti non prodotti in Italia.

Inoltre spesso la pubblicità per molte aziende di beni di largo consumo si rivela  essere un mezzo per travasare solo il fatturato da un'azienda all'altra. La "torta" del mercato è infatti sempre quella, ultimamente con quantità e qualità minore,  perchè la popolazione sta calando non solo di numero, ma la tipologia del cliente sta mutando profondamente.
Viene infatti a mancare (inizia proprio quest'anno il fenomeno del secolo) sempre di più il consumatore giovane, che è il maggiore spendaccione di prodotti di consumo di cui molti non necessari;  e che sono proprio quelli enormemente pubblicizzati.
Chi ha grandi risorse e reclamizza senza limiti  il suo prodotto acquisisce subito una larga fetta di mercato, ma toglie di mezzo (è il liberismo!) i concorrenti che così entrano in sofferenza, calano di fatturato e alla fine se non riescono a restare a galla, sono costretti a chiudere anche se hanno prodotti qualitativamente migliori.

E' un grande Gioco del Monòpoli! (esempi classici, la pasta, i detersivi, il caffè, le bevande - vedi tabella in "Curiosità" i CONSUMI ultimi 15 anni) L''esempio più classico degli ultimi anni é un certo prosciutto cotto: con gli italiani  fermi sempre agli stessi consumi, quindi  costante l'assorbimento della produzione. Prima 100 mila maiali erano suddivisi negli acquisti di 100 aziende trasformatrici; dopo la grande campagna pubblicitaria, gli stessi maiali li  acquista un'azienda sola, dopo aver assorbito o fatto chiudere le altre 99; non solo ma introducendo nella produzione  le nuove tecnologie riesce quell'imprenditore a utilizzare meno manodopera di prima; e alla fine a monopolizzare il mercato e a fare il prezzo che desidera.

Tutto questo mentre la popolazione giovane cala sempre di più e la popolazione anziana ha sempre meno soldi da spendere. Un processo che continuerà e diventerà ancora più drammatico quando i nati nel periodo "baby boom" saranno ultrasettantenni. Ma non nonni, visto che molti hanno trascurato di fare figli, e i rari figli  a loro volta a mettere al mondo nipoti.
Niente paura; quando sentiranno un po' di solitudine nella loro casa (che dovranno sempre di più ridurre come superficie - l'ICI non perdonerà il single anziano) basterà affittare un monolocale, e per qualche ora "affittare"  un extracomunitario. Che non mancheranno. Basterà non chiedere affetti; questi non si affitteranno. Bisognava pensarci prima, quando si firmarono le "cambiali in bianco" durante e dopo il "miracolo economico".

Dal 2010-2020 inizierà il grande periodo della "solitudine di massa". I "consigli per gli acquisti" saranno inutili, la maggior parte della popolazione, avrà appena i soldi per le cure, che costeranno molto care. E chi in questo fatidico periodo  lavorerà, non sarà disposto a cedere il 60-75% del proprio stipendio, soprattutto se questi lavoratori  metà di loro saranno extracomunitari (in alcuni paesi d'Italia questa situazione è già emergente - vedi in "Curiosità" la tabella "Immigrazione")
Alcune Leggi - forse molto impopolari per gli italiani - le imporranno quindi questi ultimi. Anche perchè saranno certamente memori di un certo trattamento a loro riservato in questi primi anni, con le "Crociate" d'ogni genere, da quelle razzistiche, a quelle religiose.

La giustificazione dei pochi arricchiti monopolistici le abbiamo già sentite; "la libertà d'impresa è sacrosanta, e se io sono stato capace di comprarmi tutto, è perchè sono il più bravo, il più capace, il più intelligente". "Io faccio impresa, non sono un benefattore evangelico. Per queste cose ci deve pensare lo Stato". Cioè quello Stato che lui ha esautorato e reso a questo punto perfino superfluo. 
L'imprenditore produce all'estero e vende in Italia; e all'estero trasferisce anche i suoi profitti. Cioè ha fatto tombola.
Se gli altri non sono capaci a lui non interessa.

Il primo segnale viene quest'anno 1980. Inizia la Fiat a voler monopolizzare il mercato interno; non vuole concorrenti in casa. Poi forse verrà un giorno che (finita la pacchia delle svalutazioni) cederà (si venderà) tutto a una multinazionale americana o giapponese. 

Poi seguiranno tutti gli altri settori. E' insomma iniziata per l'Italia una nuova fase. Forse la più difficile, perchè più nessuno a livello governativo può fare previsioni. Nè sono più in grado di farle, tutti sono distaccati dal mondo reale. 

 

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La "Marcia dei 40.000"

14 OTTOBRE - Si accende la miccia di una mina vagante che galleggiava da 35 giorni nel mare delle divergenze: padronali, politiche, sindacali, operaistiche e... questa volta - per la prima volta - anche dentro i "colletti bianchi", gli impiegati, i quadri intermedi, che scendono  in sciopero a Torino alla FIAT con la "Marcia dei 40.000" (La Stampa di Torino, li diminuisce a 30.000).
L'imprevisto fa chiudere subito la vertenza, fa riaprire le fabbriche, fa ritornare al lavoro.

Non è insomma finita nel sangue. Anche se c'erano tutti i presupposti. Ed era anche tutto pronto.
I 100 mila che volevano tornare al lavoro li avrebbe difesi l'esercito! (consegnato in caserma)

Si assiste così alla riappropriazione delle aziende da parte del management. Un decennio di lotte operaie si conclude così nel modo peggiore, con la crisi nera della rappresentatività dei sindacati confederali. Non é una totale sconfitta, lo è solo a metà, ma in Italia la svolta é ad angolo retto e fa cambiare la direttrice di marcia a tutta l'economia del Paese, nel bene (il liberismo con alcuni risvolti positivi) e nel male (quello eccessivo con mire di monopolio) perchè i benefici tornano in mano al grande capitale concentrato solo nel Nord Italia.

Accresce la spaccatura che divide in due l'Italia: quella ricca al Nord mette la quinta marcia, puntando alla modernizzazione e ai mercati globali, mentre l'altra metà il Sud, dopo aver assorbito in questo decennio il depauperamento delle risorse umane degli anni '50 e '60, con un fortissimo processo culturale in atto, ha appena messo la prima marcia e in alcune sacche solo la seconda. Non è abbastanza per correre dietro da questo momento ai "nordisti", che iniziano ad aumentare ancor di più il distacco e a rendersi irraggiungibili.

A Torino, alla fine, Fiat e Sindacati sottoscrivono un accordo che distribuisce la cassa integrazione nell'arco di 36 mesi, onde permettere agli operai il passaggio in altre aziende.
Questa rivendicazione insieme ad altre  si ottengono, ma vanno a ridurre i margini di profitto delle imprese, che riducono gli investimenti. Accade così che le forze lavoro colpiscono in alto il volo sempre più alto dei prezzi, ma questi come tante Araba fenice, subito dalle ceneri tornano a volare alto.
In questa spirale toccheremo l'inflazione a fine anno del 22 %!! Il costo del denaro alle banche supera il 30-35%. Gli aumenti che si ottengono con le forti rivendicazioni al limite delle ostilità, sono quindi vanificati dopo solo qualche settimana, e tutto ricomincia da capo.
Una rincorsa tra produttori, stipendiati e commercianti; questi ultimi se non vendono in fretta quello che hanno in magazzino,  con soldi incassati al mattino non riescono a ripristinare le scorte alla sera (basti pensare che negli ultimi 25 mesi l'inflazione é stata pari al 50%). 
Più nessuno nel commercio - salvo essere presi per la gola - ricorre allo sconto cambiali, che da sole sottraggono un 30-35-40% del guadagno. Chi non è abile nel ricarico si mangia la "capra" (il negozio) e il "cavolo" (l'incasso lordo). Chi invece non vuole sorprese si cautela e cambia il cartellino dei prezzi ogni mese, in alcuni casi, ogni settimana, "su tutto", spesso senza alcuna giustificazione. Deve "rubare" per andare a pari con quello che gli "rubano".

I lavoratori italiani si videro annullare tutte le conquiste in pochi mesi. Le industrie invece nella  critica fase economica,  per garantire l'occupazione, per il salvataggio, avendo richiesto attraverso le banche sempre più denaro (a garanzia statale direttamente o indirettamente) con l'inflazione si videro provvidenzialmente ridurre i debiti contratti con le banche.
L'indicizzazione delle richieste sempre più alte la pagò l'intera collettività e gli stessi lavoratori, impotenti, con a disposizione nessun mezzo per frenare l'ascesa dei prezzi, del tutto impazziti. Una buona fetta di commercianti, quelli molto abili e attenti, realizzano utili in questi anni che prima non si erano nemmeno mai sognati, con un mercato molto vivace, impazzito come lo erano i prezzi. Una domanda sempre superiore all'offerta di beni di consumo o durevoli, quindi per legge di mercato sempre più cari.

Le colpe furono sotto certi aspetti proprio della collettività che non seppe rinunciare ai consumi. La domanda si rivelò fortissima, mentre una buona parte della piccola industria (da anni dimenticata a spese delle grandi) si trovò impreparata, o paralizzata nell'investire in tecnologie produttive, per l'alto costo del denaro.  Alcune con coraggio ricorsero così in modo massiccio ai debiti per aumentare la propria capacità produttiva.  Ma con questo criterio soddisfò in parte la domanda, e aggiunse ai prezzi il costo (alto) dei salati debiti contratti. E come dicevamo  sopra, alla fine pagò l'intera collettività.

Andò bene anche a tutti coloro (anche operai e impiegati - milioni d'italiani) che negli ultimi anni avevano (sollecitati)  puntato sull'acquisto della casa con  mutui al 5-6% e anche meno. Le rate periodiche che negli anni Settanta incidevano sul reddito di una famiglia (esempio con il   20%) divennero in pochi anni cifre risibili, incidendo dell' 2-4%;   ritrovandosi o l'intera casa pagata, o con un residuo di debito pari  al costo della rata di un frigorifero. Nel frattempo l'immobile per gli alti costi dell'edilizia era salito in cinque anni del 100%, in dieci anni del 200% e in certe città anche del 300%.

Per chi aveva acquistato case per investimento con mutui decennali o quindicennali all'inizio del '70, dopo 4-5 anni di rate pagate, con gli affitti saliti alle stelle, i soldi che riceveva dal conduttore erano più che sufficienti per proseguire i pagamenti senza più tirar fuori una lira. Cioè le case si pagavano da sole.

18 OTTOBRE
- A salire le scale del Quirinale con la lista del nuovo governo, dopo aver ricevuto l'incarico appena tre giorni dopo (!?) la "caduta" di COSSIGA, troviamo il presidente della DC ARNALDO FORLANI (che non rinuncia alla carica nel partito, conserva anche quella).
Non ha fatto grandi cose,  non ha cambiato molto, ha solo fatto un rimpasto sostituendo qualche ministro della sua corrente togliendoli ai socialisti;  ha incluso  il PSDI dandogli tre ministeri pur avendo questo una striminzita rappresentanza in Parlamento: 20 seggi.
E' dunque un quadripartito con DC, PSI, PRI, PSDI.
Al voto di fiducia alla Camera , il.....

25 OTTOBRE, Forlani ottiene    362 sì e 250 no, contro i 335 sì e 271 no del governo di Cossiga precedente; e al Senato il 29 ottobre 188 sì e 120 no, contro i 178 sì e 127 no di Cossiga.

A non essere contento é CRAXI, che oltre che lottare contro l'inamovibilità democristiana, ha diversi problemi per i forti dissensi all'interno del Psi alla commissione centrale di controllo del suo partito. Iniziano ad accusarlo di metodi staliniani e di intolleranza. I Ribelli sono GIANNI FERRARA, PAOLO LEON, GIUNIO LUZZATTO, MICHELE COIRO, ENZO ENRIQUEZ, TRISTANO CODIGNOLA, FRANCO BASSANINI, RENATO BALLARDINI. Fino a quando il prossimo anno saranno espulsi dal partito, dando vita a una autonoma Lega Socialista. Ma non ne sentiremo più parlare nè del partitp nè i loro nomi.
Incurante di queste accuse di bonapartismo, e di spregiudicatezza, Craxi ha altro per la testa. Dentro questo governo che guida Forlani lui sta al gioco, ma lo aspetta al varco.
Non crede al suo "non svaluterò" detto nella stessa giornata "nera" di Torino - vedi giornale sopra) né crede Craxi che da solo lui possa togliersi le bollenti castagne che sono sul fuoco in questi ultimi mesi dell'anno e nei primi del prossimo.

Occorrono grande autorità e grandi capacità, incidenti di percorso a parte cui spera: e che accadranno come il terremoto in Campania, il terremoto di Bisaglia per lo scandalo petroli, la lettera delle BR letta in TV a gennaio, l'avventata (Forlani non mantiene la promessa) svalutazione della lira, ed infine la famosa lista della P2 tenuta nel cassetto dallo stesso Forlani per due mesi per non coinvolgere gli "amici". Sono tutti incidenti che provocheranno  il terremoto politico e le sue dimissioni.

In sei mesi - dopo aver prima emarginato tutti gli altri - riuscirà a togliere la credibilità all'efficienza degli uomini della sua corrente, a creare danni al Paese, e alla stessa DC; che inizia un pauroso declino, non sapendo nemmeno sfruttare, i non trascurabili incidenti di percorso e i periodi di sofferenza della stessa sinistra.
A farlo sarà solo CRAXI; e  se non chiamavano DE MITA a contrastare il "prendo tutto io" del segretario del PSI (oltre il presidenzialismo strisciante), alla DC oltre che il declino, la forte batosta nell'83 (vi perse 6 punti) sarebbe stata ancora più forte, persino drammatica.

 

UN NOVEMBRE "TENEBROSO"

23 NOVEMBRE - Ore 19,35, sulla Campania e sulla Basilicata si scatena l'apocalisse.
L'epicentro di un violentissimo terremoto tra il nono e il decimo grado della scala Mercalli, a dieci chilometri da Eboli.

A Laviano l'intero paese è una desolazione, non esiste più. Altrettanto agghiacciante lo scenario a Conza, Lioni, Sant'Angelo, Teora, Catelnuovo, Baronissi, Balvano, tutti paesi rasi al suolo.
Nomi quasi sconosciuti, fino a ieri dentro quella fetta d'Italia più povera, dimenticata, ignorata.
Hanno fatto notizia solo quando su questi paesi è arrivata l'ingiusta Apocalisse e la morte a falciare numerose vite umane.
Ancora più ingiusta per 72 cittadini di Balvano mentre pregavano nella loro chiesa, crollando li ha seppelliti tutti. Dio in quella chiesa era assente, o se era presente li ha prescelti per portarseli in cielo.

Colpita al cuore anche la città di Napoli con migliaia di edifici inagibili.
Era già notte alle 19,35, ma all'alba del giorno dopo,  ai soccorritori si presentò in tutta la sua gravità le immani proporzioni della catastrofe.
Ma nonostante la mobilitazione di migliaia di volontari accorsi da ogni parte, la figuraccia la fa lo Stato. In Italia nessuna organizzazione permanente, malgrado le ricorrenti  esperienze catastrofiche è stata mai approntata. Neppure reparti dell'esercito - spesso fermi a oziare nelle caserme - non sono stati mai addestrati per un pronto intervento in caso di calamità nazionale come queste.
Nè esiste una protezione civile come in altri Paesi europei (Salvo in Alto Adige, dove esiste dall'epoca Romana. In caso di disastro ogni cittadino è mobilitato, ricco o povero; e la gerarchia non è quella normale, chi sa operare una gru o uno scavatore è il capo squadra, mentre chi non è capace - anche se è l'industriale o l'avvocato del paese - gli si da' la pala o il piccone in mano).

Il terremoto ha provocato oltre 3000 morti, più di 1500 dispersi, 10.000 feriti e dopo aver ispezionato nei successivi giorni i paesi isolati, 300.000 persone sono senza tetto.

Le sovvenzioni per la ricostruzione (50.000 miliardi) causeranno in seguito altri terremoti politici per gli  scandali per la ricostruzione. Una "forte" "clientela politica locale" gestisce con disinvoltura il fiume di denaro pubblico che si perde in tanti rivoli di società fantasma e costruzioni inutili, in cui non è assente la camorra; é questa in effetti, a gestire quasi tutti i lavori e a mettere le mani sugli ingenti finanziamenti. Gli scandali si scopriranno molto tempo dopo, quando tutto é ormai sperperato.

Alla tragedia accorre mezzo mondo. Accorre PERTINI il Presidente della Repubblica,  con un "non vi abbandoneremo" rivolto alla gente in lacrime e disperata, ma dopo tanti giorni e nonostante lo sforzo colossale del Paese, riemergono tutti i mali dello Stato. La disorganizzazione, gli sperperi, lo sciacallaggio, gli appalti d'oro. Pertini  tuona dalla Tv in diretta contro la classe politica, provocando critiche pungenti e anche gravi ripercussioni politiche. Il ministro degli interni Rognoni (che non è mai stato malleabile) trova onesto dimettersi, Forlani invece no, resta al suo posto impassibile. (Il primo errore dopo appena un mese di governo. Ma lui non contava nulla. Lì l'avevano messo e lì doveva restare. Così era stato deciso).

MILIARDI AL VENTO 
L'aspetto più scandaloso della ricostruzione in Irpinia fu lo stanziamento di 60mila miliardi, una cifra che avrebbe potuto trasformare l'Irpinia in una California, ma di cui si persero le tracce. Sulla vicenda irpina si inserirono anche episodi misteriosi come il rapimento del vice presidente del Comitato tecnico per la ricostruzione, il democrisrtiano Ciro Cirillo da parte delle Brigate Rosse.
Tra le richieste dei terroristi per il rilascio dell'esponente dc, si voleva la requisizione degli alloggi sfitti di Napoli per sistemarvi i senzatetto e indennità di disoccupazione per i terremotati.
Una storia equivoca, in cui si mischiò il terrorismo rosso e la mafia, e il malaffare della Dc napoletana con la cattiva amministrazione. Il tutto sulla pelle delle vittime del sisma.
Ma scoppiò anche il cosiddetto Irpiniagate sugli sperperi delle somme investite per la ricostruzione. Vi fu coinvolto pesantemente (ma poi venne assolto) anche l'esponente dc Ciriaco De Mita, originario di Nusco, importante "barone" della Balena Bianca in Campania.
Una commissione d'inchiesta presieduta dal futuro Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fece luce su fondi mai arrivati a destinazione, su investimenti assolutamente improduttivi in zone dove era importante investire sulla ricostruzione, su miliardi spesi in zone colpite solo di striscio dal sisma. Ma più che luce, i miliardi sprofondarono in un buio abisso, e nessuno seppe più nulla. Salvo ovviamente quelli che con quei soldi pasteggeranno per il resto della vita a champagne.

PERTINI intervenendo in Tv non ha evitato di fare del populismo  rimproverando pesantemente "ex cattedra" ministri, funzionari e lo Stato.  Un capo dello Stato che denuncia pubblicamente l'impotenza e l'inefficienza degli uomini dello Stato, e lo Stato stesso non era mai accaduto. Sarebbe come se il Papa denunciasse pubblicamente l'insufficienza storica della religione, e polemizzasse con sacerdoti, parroci e vescovi.
Insomma Pertini rese ancora più complessi e difficili i rapporti politici in  questo momento drammatico della storia d'Italia.
Pertini come sappiamo serviva per altri scopi. Era l'uomo (non gli avevano mai dato prima nemmeno un ministero in trent'anni) che doveva prestare servizio, lui socialista, per fare il "capo" simbolico  di quella "Unità nazionale" in un momento convulso e anche drammatico della politica italiana (il dopo Moro).
Unità Nazionale che tutti hanno già seppellito a Torino, impegnati come sono a disunirla. Perfino i comunisti che l'avevano inventata, vi rinunciarono.

Il 27 NOVEMBRE, il segretario del PCI BERLINGUER in visita in Campania, a Salerno  lo ha annunciato a chiare lettere: abbandona la strategia del compromesso storico e intende ora affrontare la "questione morale", perchè ora in Italia - afferma - questa é la questione più importante".
I ricorrenti e clamorosi casi di corruzione, di degenerazione della politica, perfino il terrorismo quasi dentro il palazzo, é acqua al suo mulino, e non gli mancano di certo gli strumenti per portare avanti quest'altra strategia.
A rovinare i progetti di Berlinguer e a rendere meno incisive le battaglie che ha intenzione di portare avanti,  é la perdita di consensi. Le cause sono diverse. Non riceve l'appoggio dall'opinione pubblica non solo perchè il terrorismo di stampo teppistico sta infangando la sinistra con le sue schegge impazzite (ma a molti sono già sorti molti e seri dubbi sulle veri matrici)  ma perchè ci sono anche severe critiche sul comportamento dei sovietici per l'invasione dell'Afganistan e per la questione Polacca che sta tenendo in questi mesi col fiato sospeso tutto il  mondo.
Poi ci sono i gravi attacchi che giungono dal Cremlino agli uomini del PC Italiano e allo stesso Berlinguer.

E forse non solo verbali. Gli Strela e i  Kalashnikov nella versione più moderna, e le munizioni calibro 7,62 usati in Italia in mano ai terroristi, erano armi che erano state prodotte l'anno scorso in una recente fabbrica di Tula a 200 chilometri da Mosca. Quindi forniture molto recenti.

E fra le tante cause  ci sono infine anche molti suoi errori, come quello di Torino. O forse no.

Non dimentichiamo che in Turchia stavano accadendo le stesse cose. L'incapacità politica, scioperi e il terrorismo dilagante di destra e di sinistra (anche qui molto confuse le matrici della strategia della tensione) hanno costretto (!?) l'esercito ad intervenire.
Istambul e Ankara la mattina del 12 settembre fu presidiata. I militari con un colpo di stato improvviso e cruento si sono impossessati del potere. Hanno deposto il governo, sospesa la Costituzione, proibito ogni attività sindacale, gli scioperi, impedito sul nascere ogni manifestazione di protesta. Coprifuoco in pieno giorno e carri armati nelle strade e nelle piazze .
Quel giorno in Turchia c'erano i "consiglieri"  di mezza Europa e anche un famoso generale italiano già implicato in Italia in una cospirazione contro lo Stato, con una parte rilevante nella vicenda Moro.
E sul confine Grecia-Turchia in quel 12 settembre c'era anche chi qui sta scrivendo.

Negli stessi giorni a Torino c'era in atto il braccio di ferro con la Fiat.  C'era la minaccia  (appoggiata dai comunisti) di occupare le fabbriche. C'era già pronto il piano per la difesa dei centomila che volevano ritornare a lavorare. E c'era pronta la forza pubblica contro chiunque l'avesse impedito.

In Europa in certi ambienti in luglio e agosto c'era molta "aria pesante"; dalla Spagna alla Turchia, dalla Germania alla Grecia. C'erano nell'aria  possibili colpi di Stato. Alla "scuola" di Parigi  le organizzazioni terroristiche erano in gran fibrillazione (le italiane BR e PL, i Grap spagnoli, la Raf tedesca, i Napap francesi, l'Ira irlandese, e una gran folla di "orientali").

In Italia gran traffico d'armi: era il maggior commerciante dei Paesi della Cee: su 391 milioni di unità di conto, ha esportato 113 milioni, la Germania 99, l'Olanda 76, la Francia 39.

Ustica e la strage di Bologna, l'"aria" l'avevano resa ancora più inquietante. Chi scrive, penultima settimana di luglio era a Bonn in Germania, nell'ultime settimane di Luglio a Torino, nelle prime due settimane di Agosto a Parigi, nelle ultime due a Belgrado, nelle prime di Settembre in Grecia ad Atene, e il 12 mattina era a Tessalonica e al confine turco (!); poi nelle prime settimane di ottobre ancora a Torino.
Pazzi in giro per l'Europa ce n'erano molti. Basti ricordare tutto quello che è accaduto nel corso dell'anno, e che accadrà il prossimo febbraio in Spagna con il colonnello TEJERO dentro il Parlamento.  Da operetta, ma inquietante e drammatico per quei deputati che dovettero rifugiarsi sotto i banchi. 
In Italia andò meglio.

In Italia il 25 Ottobre alla Camera diedero la fiducia all'uomo uscito dal "preambolo", a FORLANI, e nel Paese tornò la calma. A Torino pure.
Ma l'Italia era totalmente cambiata! Non era più quella di prima! Non lo sarà più. E' uscita dall'anno più critico.

Fatto il governo, i potenti volano in America, al giuramento del nuovo Presidente degli Stati Uniti   REAGAN, l'ex attore, che ha travolto alle elezioni Carter, vincendo clamorosamente su 43 Stati contro i 6 dell'avversario. Ha vinto la politica conservatrice: "....ben venga quella delle vecchie certezze se questa significa sicurezza" dirà il famoso sociologo statunitense Forrest.
Forlani si congratula, e al giuramento del Presidente troviamo invitato e fra gli ospiti d'onore, LICIO GELLI. (!!!) Un caso.

Erano passati appena due anni dalla dura requisitoria di Carli con   il disprezzo   espresso nell'Assemblea della Confindustria (veri e propri "schiaffi") alla partitocrazia (presenti 8 ministri), al clientelismo, al degrado, all'anarchia, alla degenerazione della politica e dello Stato; un  sistema politico, sociale, economico - disse Carli - incompatibile con l'esercizio della libertà individuale. Una classe dirigente, incapace e quindi priva di autorità,  che conserva il potere accogliendo domande di tutti e, in ultima istanza, ricomponendole nell'inflazione". (ma era lui ad averla creata. L'ingigantimento del reddito fisso, ad esempio,  si è verificato sotto la sua benevola approvazione, sebbene significasse un crescente indebitamento dello Stato. L'accesso privilegiato al credito degli enti anche a spese dell'economia produttiva è una sua invenzione. Un accesso che egli ha favorito o quanto meno facilitato, facendo il gioco del clientelismo e del parassitismo, accentuando le disfunzioni amministrative, diventate poi una norma in molti enti, soprattutto territoriali. Debiti che pagheranno i nostri pronipoti. Il paradosso è che Carli ci rientrerà nella "partitocrazia" (che all'Assemblea aveva schiaffeggiato), tornerà incoerentemente a sedere accanto agli "schiaffeggiati": il 23 luglio dell'89, nel governo Andreotti)

Il decennio, dopo la Torino di ottobre, e il governo Forlani, vede quindi quindi quest'anno l'indebolimento dello Stato, nemmeno più capace di osservare e controllare il potere oligarchico che inizia a scoprire e a operare a livello internazionale con l'ortodossia liberista, la libera impresa e il libero commercio.

Molte decisioni d'ora in avanti verranno prese (o si eviteranno di prendere) solo per andare  incontro alla "crescita" di alcune grandi aziende  o grosse finanziarie private; tutte orientate (con scelte razionali ma spietate) solo al profitto; indirizzate a ridurre i dipendenti; se necessario a far emigrare unità produttive dove esiste ancora il basso costo del lavoro e a ridurre così le tasse locali. Non certo guardando alla distribuzione sociale; le grandi imprese rivolgono lo sguardo ai grandi mercati mondiali e non al piccolo territorio nazionale, specialmente quando questo é a rischio per gli alti costi del lavoro, del sociale e dei servizi.

Ma siamo appena all'inizio di questa fase che si avvia verso una spietata restrizione del ruolo ridistributivo delle risorse. Stato e sindacati (non solo in Italia) avranno sempre meno strumenti per intervenire, poiché l'ideologia liberista sta iniziando a sconvolgere in questo inizio di decennio tutta l'economia mondiale; coinvolgendo pure (all'inizio indirettamente, poi sempre di più - tutto inizia in Polonia)  i Paesi dell'Est e dell'Oriente.

 

1 DICEMBRE  - Il terrorismo raggiunge le carceri. A Regina Coeli  dalle BR è ucciso GIUSEPPE FURCI il direttore sanitario da cui dipendevano i rilasci, i ricoveri e i trasferimenti di detenuti. Il....

12 DICEMBRE  ....il caso più clamoroso. Viene sequestrato il capo della direzione generale degli istituti di pena, che governa i trasferimenti da un carcere all'altro e che sovrintende le "carceri di sicurezza", carceri speciali che custodiscono negli ultimi tempi molti, come si definiscono i terroristi  "prigionieri politici".
Del rapimento tutti ne rivendicano la paternità. Fino a quando arrivano i comunicati delle BR, con le avvilenti fotografie del magistrato sequestrato che i brigatisti inviano alla stampa e che puntualmente finiscono nelle pagine dei giornali con tante polemiche. D'Urso resterà sequestrato e legato sotto una tenda per 33 giorni, poi sarà rilasciato il 15 gennaio con una trattativa seguita da alcune concessioni fatte ai terroristi che scatenano polemiche. Il 24 dello stesso mese sarà chiuso il carcere speciale dell'Asinara; una concessione questa fatta ai terroristi che provoca dure critiche, comprese quelle di Pertini.

Nel frattempo il 28 dicembre nelle carceri di Trani scoppia la rivolta. I terroristi prendono in ostaggio 18 persone e chiedono per il rilascio, compreso quello di Urso, la liberazione di tutti i "prigionieri politici" rinchiusi nelle carceri speciali. Ma un blitz il giorno dopo con un reparto speciale reprime la rivolta.
Il 31 pronta la risposta dei brigatisti: a Roma uccidono il generale dei carabinieri ENRICO GALVALIGI, il responsabile del coordinamento delle carceri.

Le concessioni fatte in segreto ai terroristi per la liberazione di Urso continueranno fino al 15 gennaio, con un intervento il 12  in TV della figlia di Urso che legge un comunicato delle BR, destando un vespaio di polemiche per il favore fatto ai brigatisti su una televisione di Stato (approfittando dello spazio concesso al partito Radicale).
FORLANI prende le distanze da questa iniziativa, le polemiche s'inaspriscono a livello parlamentare, fino a giungere sui banchi della Camera per la verifica della fiducia. Guidata dalla compagine delle correnti dorotee, la Camera vota 353 sì e 243 no e 7 astenuti. (ma è il secondo errore di Forlani, quello di defilarsi dalle responsabilità e chiamarsi fuori causa).

20 DICEMBRE - La polemica sul ministro BISAGLIA (scandalo petroli e finanziamenti a Pecorelli - che stava rivelando lo scandalo, prima di essere ucciso) intanto ha proseguito con una commissione d'indagine sull'operato del ministro democristiano. Il verdetto è salomonico. Il documento, presentato da Pisanò (la lettera con cui Pecorelli sollecitava Bisaglia a versare gli arretrati dei pagamenti concordati), lo si ritiene autentico, ma nulla prova che Bisaglia l'abbia ricevuto. Bisaglia nega di averla mai ricevuta. Quindi i finanziamenti non sono provati. E del passato non c'è traccia. Conclusione: non luogo a procedere contro l'uomo politico della DC. Ma i sospetti restano. 
Bisaglia,  rassegna le dimissioni da ministro dell'industria. Ma lo stile di questa amara conclusione col favore dell'eloquente  silenzio avvelena ancora di più il Paese (Un altro errore- il terzo - del governo Forlani: quello di salvare ad ogni costo l'uomo politico della propria corrente a discapito della verità, che non porta certo - per l'indignazione dell'opinione pubblica - acqua chiara al mulino della DC).

2000 miliardi dei contribuenti sono finiti nelle tasche di poche persone con la complicità di uomini di potere corrotti, industriali, parlamentari e governanti. A pagare ai successivi processi saranno solo gli artefici materiali della colossale truffa, alcuni ufficiali della Guardia di Finanza, alcuni petrolieri come Musselli, o ex uomini del "potere Moro" come Sereno Freato.
Gli italiani scoprirono così che le 100 lire dell'aumento sulla benzina non era causato dal rincaro del petrolio (come dicevano i vari comunicati del governo sui giornali), ma per alimentare la colossale truffa (che era poi quella di far passare il carburante per autotrazione come gasolio da riscaldamento,
incassando la differenza)
Essendo questi ultimi dei colossali quantitativi, risultava che in Italia in inverno i cittadini consumavano e vivevano dentro le case come in Africa equatoriale, sudando dal caldo.

22 DICEMBRE - Non sudavano invece, ma facevano finta, i calciatori quando scendevano nei campi di calcio delle più prestigiose squadre,  già con il risultato concordato con le organizzazione delle scommesse clandestine. Dove puntavano (ma guarda un po') anche loro. Insomma quando scendevano in campo facevano finta di giocare. Il 22 dicembre come regalo di Natale, arrivano le condanne per il clamoroso scandalo delle partite truccate. Molti miti del calcio, 27, i "golden boy", i superpagati (come Paolo Rossi) sono infangati, alcuni con la squalifica a vita.
Uno scenario umiliante per questi penosi personaggi; ma molto mortificante per chi credeva nella loro onestà sportiva. Una bella "mazzata" per i tifosi del mondo del calcio.

L'anno non poteva chiudersi nel modo peggiore. Un '80 da dimenticare, e come abbiamo già detto, è andata ancora bene! A settembre-ottobre poteva andare peggio! Molto molto peggio.

 

FINE

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