ANNO 1987

CRONOLOGIA DELL'ANNO ( 2a PARTE )

 

14 GIUGNO - ELEZIONI

Risultati alla Camera

DC 13.241.188 voti 34,3 % (seggi 234) ------ (prec.el.'83 - 32,9 -225)
PCI 10.254.591 voti 26,6 %(seggi 177) ------ (prec.el.'83 - 29,9 -199)
PSI 5.505.690 voti 14,3 % (seggi 94) --------- (prec.el.'83 - 11,4 -73)
MSI 2.282.256 voti 5,9 % (seggi 35) ---------- (prec.el.'83 - 6,8 -42)
PRI 1.429.628  voti  3,7 % (seggi 21) --------- (prec.el.'83 - 5,1 -29)
PSDI 1.140.910 voti 2,9 % (seggi 17) --------- (prec.el.'83 - 4,1 -23)
PR  988.180  voti  2,6 % (seggi 13)   ---------- (prec.el.'83 - 2,2 -11)
PLI 810.216  voti 2,1 %   (seggi 11)  ---------- (prec.el.'83 - 2,9 -16)
Lista Verde 969.330 voti 2,6 % (seggi 13)  -------- (no prec.)
Lega Veneta 298.506 - 0,8% (seggi 0) -------------- (no prec.)
Lega Lombarda 186.255 - 0,5 % (seggi 1) --------- (no prec.) 

LE REAZIONI E I COMMENTI SULLA STAMPA

DENTRO IL PSI - Il successo socialista sembra chiaro, netto ed inequivocabile. Hanno raggiunto i cinque milioni e mezzo di voti alla Camera; sono cresciuti di un milione e trecentomila elettori rispetto al 1983; hanno toccato una delle più alte percentuali del dopoguerra; rafforzato i gruppi parlamentari che fra Senato e Camera ha raggiunto la cifra record di 139 eletti.
Molte sono le spiegazioni, ma fra tutte una balza con evidenza: l'effetto Craxi (1000 giorni di premierato) e la "pseudologia fantastica" (che ti fa credere a quello che solo tu pensi).

Ma........

Dopo aver fatto il XLIV congresso a Rimini il 31 Marzo (aveva appena date le dimissioni dal governo) la conferma a segretario del PSI  di Craxi era stata quasi unanime con il 93,25 dei voti e i tanti tanti applausi. Quindi Craxi dalle elezioni (da lui volute e sollecitate) si aspettava molto, molto di più. Dalla sala li aveva proiettati tutti fuori nel paese quei consensi e applausi.
Ma salvo quel milione e trecentomila in più. che in tre anni di governo hanno forse ricevuto prebende, altri non hanno "abboccato". 

Lui era sicuro di sfondare quel 15 per cento che De Mita va affermando essere "il suo limite invalicabile e che la "sua tecnica" per andare oltre è il contrario di ciò che avviene normalmente quando si cerca l'accordo dell'opinione pubblica per farsi accettare"
"Non bastano gli applausi dei congressi. Molti applaudono senza convinzione, o perchè devono farsi vedere ad applaudire".
(Nota: I socialisti il 15% lo toccheranno solo nelle regionali del '90;  nelle politiche del 92 inizierà il declino con il 13,6%,  per poi crollare nel '94 al 2,2%)

QUANTO AGLI ALTRI - I risultati elettorali lasciano un ampio strascico di malumore all'interno di molti altri partiti; quelli che hanno subito una flessione ma anche quelli che ne sono usciti avvantaggiati come la DC (un + 1,4%); irritazione perchè dalla corrente di sinistra demitiana ci si aspettava di più e ora le Cassandre (dell' "io lo dicevo") lo vorrebbero "impallinare".
Perchè  dentro la DC seguitano a confrontarsi due strategie diverse - fatali - destinate ad emergere in forma virulenta nelle successive alleanze ("patti d'onore", "guerre" a De Mita, i ricatti morali ecc.) che il 6 aprile del '92 puniranno ulteriormente la DC, e da questo 34,4, crollerà al 29,7(mai era scesa così in basso). Ma poi sparirà del tutto.

E pensare che il prossimo 15 febbraio del'89, la DC dei dorotei "rampanti" che snobbavano i Fanfani e gli Andreotti, dopo uno violento scontro, per fare meglio decisero di "rompere gli indugi" (testuali parole), e presentarono il loro uomo, l'uomo della riscossa; ("Indicheremo quello che nel giro dei colloqui avrà i maggiori consensi").
E chi fecero scendere in pista per questa "riscossa" ? FORLANI!  Con i suoi accorati curiali appelli e le sue acrobazie dialettiche (il suo portavoce Carra preciserà "riannoderemo il dialogo con quelle forze politiche che hanno collaborato anche in anni lontani" (Il Secolo, 7 aprile 1992).

Ma altro non aggiunge, e chi ci capisce qualcosa è bravo! Chi sono quelle forze? e di che anni lontani si parla? nessuno lo spiega.

DENTRO IL PCI  - che ha perso in questa tornata elettorale il 3,3%, quindi quasi un milione di voti- nessuno nega la sconfitta ma sul perché e sul cosa fare emergono forti contrasti. Gli ex berlingueriani sono per un partito che rappresenti la protesta sociale (che sta già affacciandosi nel Veneto e in Lombardia con le Leghe), mentre i riformisti chiedono di non abbandonare la scelta di essere parte integrante della sinistra europea. Si guarda fuori per non vedere dentro.
Per sanare i problemi in casa, guardano in casa d'altri mentre la propria barca affonda. La punizione sarà cocente anche per loro, dal 26,6%, con il nuovo PDS nel '92 crolleranno al 16,1%. 

NATTA fin d'ora manifesta l'intenzione di lasciare l'incarico, ma la successione sarebbe dovuta avvenire nel 1989. Ma il 21 giugno del prossimo anno dopo un suo infarto c'è un avvicendamento immediato con ACHILLE OCCHETTO vicesegretario unico eletto  (a botta calda, e Natta si lamenta di questo in una lettera) quasi con un voto plebiscitario, con solo tre voti contrari e cinque astenuti (tre "miglioristi" e i due ostinati filosovietici COSSUTTA e PESTALOZZA).  Ma hanno fatto effetto e pesato molto i silenzi di INGRAO. Un dissociamento eloquente.

CLAUDIO MARTELLI il vice di Craxi, su Repubblica (vedremo il giornale il prossimo anno) invece commenterà: 
"Ora siamo più vicini. Occhetto é un riformista"
.  (sono segnali di apertura ??)
Tutte acrobazie dialettiche per mistificare, ma gli italiani nè comunisti nè socialisti non "abboccheranno".
Punizioni nel '92 di tutti i partiti del fronte della conservazione. Tutto il sistema partitocratico ne uscirà sconfitto, resterà a guardare pur essendo cieco presbite, cioè non vede lontano, e non scorge la "batosta" che arriverà nel  '94.

Sempre sullo stesso giornale citato sopra, GIAMPAOLO PANSA non rimane incantato del cambio della guardia: "Come quelle di Ercole anche le fatiche di Achille saranno ben sette. E la prima fatica, sarà quella di far uscire il Pci dal baratro elettorale".
Poi al Congresso straordinario del 24 novembre  dell'89 (da pochi giorni è caduto il "Muro") e prima delle amministrative del maggio '90, il titolo è  "A Occhetto le cose vanno già male, un terzo del partito dice no alla sua sfida di far morire il PCI; 219 gli dicono sì, ma ne ha 107 contro (73 no, 34 astenuti) e fra i no, Natta, Pajetta, Ingrao.
Da Martelli e Craxi segnali di apertura"
. (!!!!)
(La Repubblica,  25 nov. 1989).

Ma allora Craxi torna a guardare a sinistra? E' questa l'illusione di Occhetto. Non era bastata l'esperienza di Berlinguer.


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FRA LE ALTRE COSE BIZZARRE IN QUESTE ELEZIONI "TEATRINO"
NON POTEVA MANCARE ANCHE LA FARSA
CHE SEMBRO' UNA PROVOCAZIONE ALLA POLITICA "D'AUTORE"


*** Singolare, e primo Paese al mondo, in Parlamento entra, dopo essere stata messa nelle liste del Partito Radicale, la pornodiva conosciuta come "Cicciolina". Intenzionalmente è messa forse per aumentare la consistenza dei voti, la Ilona Staller ne ottiene così tanti, da essere eletta con pieno diritto deputata e quindi può entrare in Parlamento.
Uno dei suoi primi interventi è in tema con la sua ex professione, infatti, presenta una proposta di legge per l'introduzione nelle scuole dell'educazione sessuale obbligatoria. La Staller farà sorridere molti, ma a parte i coreografici appening esterni, all'interno della Camera sarà per niente immorale, anzi più credibile di alcuni ipocriti moralisti solo teorici, ma geneticamente amorali di fatto.

MA LA NOVITA' POLITICA nell'anno di queste elezioni (una malattia ancora in incubazione, non ancora esplosa con la potenziale virulenza, molto sottovalutata nella sua sintomatologia) é la comparsa di due movimenti nuovi, chiamati "partiti della protesta".

La LEGA LOMBARDA e la LEGA VENETA. Una si rifà al medioevo, l'altra alla Serenissima.
Quest'ultima  pur prendendo 298.506 voti non riesce ad eleggere né un deputato né un senatore. Mentre la Lega Lombarda con 186.255 voti alla Camera e 137.276 voti per il Senato conquista in entrambe un seggio. A sedersi in quello del Senato troviamo il fondatore di questo nuovo partito UMBERTO BOSSI.
Un nuovo irruente personaggio politico che sta facendo molti proseliti in quella frangia di elettori lombardi, scontenti negli ultimi anni dei partiti politici e dei loro rappresentanti.

E se mai ci furono elezioni da riflettere molto, erano proprio queste.
Ma in giro c'erano le "comari" della politica!! Che sottoscrivevano "patti d'onore", "staffette", e facevano le spartizioni alla "mensa".

9 LUGLIO - Con i risultati usciti dalle urne, Fanfani scioglie il suo "governo elettorale". 

Prima che il Presidente Cossiga affida l'incarico, la Dc propone Ciriaco De Mita, ma da via Del Corso si manda subito a dire a Piazza del Gesù, che su quel nome il PSI farà ferma opposizione. Craxi, sul nome De Mita  non ne vuol sentire nemmeno parlare. Cosa ci sarà mai tra i due nessuno lo sa. E' mai possibile che da quell'incontro segreto al convento sia nato tanto astio? Sembra proprio di si.

13 LUGLIO - Cossiga affida l'incarico a formare il governo a GIOVANNI GORIA, sempre della DC; da dove spunta fuori nessuno lo sa. L'uomo, un bancario, è il più giovane (44 anni) presidente del consiglio con una sola esperienza ministeriale (nel Tesoro nel 1982).

16 giorni di incontri e Goria sale al colle con la lista formata da una coalizione. Preoccupato  per le numerose critiche alla evanescente formula di sostegno ha voluto subito assicurare che, intorno al suo governo, "una maggioranza c'è".  E la formula? gli hanno chiesto i giornalisti: Goria si è impennato: "Glielo confermo subito, l'obiettivo è il pentapartito".

Goria va alle Camere per la fiducia puntando ai voti della "maggioranza programmatica",  il 1° agosto al Senato, il 5 agosto alla Camera.
Come leggeremo il prossimo mese Goria la fiducia la ottiene, ma la mozione che viene approvata è quasi identica  a quella di Craxi esattamente un anno fa.
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Fine LUGLIO - Inizia una serie di insistenti piogge che devastano per dieci giorni la Valtellina con allagamenti e alluvioni. Il 28 una gigantesca frana  si stacca e scivola dalla montagna spazzando via due paesi, Morignone e San'Antonio Morignone, causando 53 vittime e gravissimi danni alle case. 1500 persone restano senza tetto.

1 AGOSTO - Goria va al Senato  per la fiducia puntando ai voti della "maggioranza programmatica" proprio il giorno dopo la catastrofe in Valtellina, che in apertura lui quasi nemmeno accenna; e a chi gli ricorda che Zamberletti ministro uscente ma ancora in carica della protezione civile, ora impegnato in Lombardia, non figura nella compagine governativa, Goria non fa un felice esordio rispondendo: "guardiamo ai fatti e non alle persone".

Alla presentazione del suo prolisso programma, poi ancora alla replica degli interventi, Goria non affronta i grandi problemi: sulla politica energetica (sul tappeto dopo il no sul nucleare); sulla politica estera pur essendoci il Golfo che scotta.
Lui è ambiguo e nella replica ignora ogni cosa; perfino i grandi problemi sociali e del lavoro con la novità Cobas ormai nelle strade, non li accenna nemmeno. Si lancia solo su chilometriche e vaghe dichiarazioni programmatiche. Come se lui e il suo governo dovessoro campare cento anni.

Insomma gli appuntamenti importanti e inquietanti qualcuno glieli ricorda, ma per contro Goria si è lasciato scappare una frase molto significativa: "Certo se si verificherà l'impossibilità di ricostruire le ragioni dell'alleanza tra i partiti che negli ultimi anni hanno dato vita a un programma governativo, si evocheranno assetti diversi nella guida politica".
E' un'evidente allusione alla possibilità che al PCI  vengano aperte le porte del governo, magari in una formazione "costituente" che includa tutto il redivivo "arco costituzionale".

Ma non sembra che ci sia tanto "arco costituzionale" disponibile. Alla fiducia, prima ancora che si procedesse all'appello nominale dei senatori, si sono registrate  ben quindici dichiarazioni di voto. Un segnale evidente del grado di frammentazione - allarmante- cui è arrivato il sistema partitico italiano. Ognuno come un bigotto guarda solo alla sua "parrocchia".

Tuttavia il 1° agosto al Senato il governo Goria ottiene la fiducia con 184 sì e 122 no,  il 5 la ottiene alla Camera con 371 sì e 237 no.

Il Giornale (del 2 agosto in prima pagina) così titola e commenta:
"Pan per focaccia" - Sarà un caso. Ma la mozione di fiducia è assolutamente identica a quella votata dalla stessa assemblea di palazzo Madama il 6 agosto dell'anno scorso. Sicchè non è arbitrario pensare che i socialisti - pur così prodighi di buone parole nei confronti del governo Goria - abbiano inteso adesso restituire pan per focaccia alla Dc".
"Non occorre inforcare le lenti del giurista  per afferrare due avvenimenti contenuti nella mozione.
"Primo: visto che un qualsiasi governo è meglio  del non governo, il Senato accorda con questo spirito la fiducia al ministero.


"Secondo: dato che i punti programmatici contenuti  nelle dichiarazioni di Goria sono infiniti, si son detti, badiamo al sodo e accontentiamoci di realizzare  quelle parti che appaiono più urgenti.
Cos'era accaduto quel 6 agosto di un anno fa,  l'anno della pattuita staffetta? Quando Craxi era riuscito a varare il suo secondo ministero presentando un programma faraonico con chilometriche dichiarazioni programmatiche?
C'era qualcosa in mezzo a tante parole che alla DC non andavano giù. Il partito di maggioranza relativa, che ormai da tempo vedeva Palazzo Chigi col cannocchiale, temeva che il leader volesse durare all'infinito. Pose un alt, anche se diede la fiducia, ma con una messa ai voti di una mozione di Nicola Mancino del seguente tenore
: "Il Senato considerati i problemi prioritari della vita civile e dello sviluppo del Paese, udite le dichiarazioni politiche del Governo ed esaminato il suo programma, approva le dichiarazioni stesse e passa all'ordine del giorno". Craxi prese così la fiducia !!

"Ma che cos'è la mozione di fiducia? Non è altro che una sorta di carta bollata la quale certifica lo stato di malferma salute di una maggioranza in divenire; pezzi di carta da stracciare quando fa comodo. Come i trattati di Bismark: chiffon de papier". 

I fatti di quest'anno daranno ragione a questo commentatore del Giornale.

 

2 SETTEMBRE - Il nuovo governo si era appena insediato dopo il rientro dalla ferie, e subito viene investito da grandi responsabilità in politica estera, e nelle sofferte decisioni di carattere militare che da anni non si sono mai presentate agli ultimi governanti.

La crisi in Medio Oriente, già da mesi all'attenzione internazionale, in agosto è diventata incandescente quando alla Mecca i terroristi sauditi hanno compiuto un vero e proprio massacro di pellegrini iraniani. Centinaia di morti  e alcune migliaia di feriti.
Rappresaglie di Teheran per vendicarsi del martirio,  e altri attacchi alle varie ambasciate Saudite e del Kuwait stanno facendo precipitare la situazione verso il pericolo di un allargamento del conflitto armato che finora ha visto fronteggiarsi  solo l'Iran khomeinista e l'Irak di Saddam.
L'escalation  nel conflitto è immediata. Gli iraniani accusano l'Arabia Saudita e gli Stati Uniti di dare sostegno militare all'Irak di Saddam Hussein.
(nota: La Guerra del Golfo del '90-'91 vedrà invece schierati gli Usa e i Sauditi contro Saddam che invece ora stanno rifornendo di armi per far fronte all'Iran di Khamenei).
Dopo l'attacco degli Iraniani a Bassora, la situazione diventa ancora più critica, la guerra si estende nel Golfo Persico, le rotte del petrolio sono ora a rischio per tutto l'occidente e dall'Onu parte l'ordine di una forza navale multinazionale per la scorta ai convogli. E l'Italia vi parteciperà?

Il nuovo governo prima fa dire al nuovo ministro Zanone  che "L'Italia non invierà la Marina al Golfo Persico"... "Risponderemo di no alla richiesta che ci è stata fatta  dagli Stati Uniti" (Il Giornale, prima pagina, 2 agosto 1987).
3 AGOSTO - Il giornale sopra è ancora fresco di stampa ed ecco che nel Golfo Persico una nave italiana, la Jolly Rubino, è assaltata da una motovedetta iraniana.
Il governo il giorno dopo si sblocca, fa marcia indietro e prende la decisione di inviare nel golfo una flotta di navi da guerra.
L'intervento non evita le polemiche di alcune forze politiche; che saranno ancora più infuocate quando scoppia una contestazione con lo stesso comandante della flotta che si è permesso di fare delle "inopportune" critiche al governo.

Tutto il mese di ottobre, il nuovo Governo Goria, oltre alla emergenza militare che seguita e tenere il fiato sospeso il Paese  per i pericoli che corrono le navi con i marinai italiani inviati in M. Oriente, è impegnato con i ministri economici a discutere per varare la finanziaria per il 1988.

Iniziano per il governo di Goria i primi scogli della sua navigazione a vista. In 227 giorni di governo il presidente del Consiglio darà tre volte le dimissioni, fino a quelle definitive del prossimo 10 marzo.

In un clima di discussioni animate dunque si affronta la finanziaria, con il ministro Emilio Colombo al dicastero del Bilancio e alla programmazione economica, Giuliano Amato al Tesoro e vice pres. del consiglio, Adolfo Battaglia ministro del Commercio, Salvatore Formica ministro Lavoro e previdenza sociale, Calogero Mannino ministro dei Trasporti. 
Nelle discussioni i Liberali sono insoddisfatti e quando la finanziaria va in parlamento il 10 novembre  per l'approvazione, minacciano di ritirarsi dal governo. Si tenta di scongiurare una ulteriore crisi, ma i liberali insistono e alla fine il presidente del consiglio Goria il 14 novembre è costretto a rassegnare le dimissioni.

Cossiga gli affida nuovamente l'incarico il 17 novembre, mentre fuori, nello stesso giorno, nelle vie di Roma sfilano 200.000 pensionati proprio contro la prospettata finanziaria del governo, che invece di fare "programmi di sviuppo" è ricorso al solito espediente, a quello dei tagli. 
 Goria dopo altri quattro giorni di consultazioni, con lo stesso governo si ripresenta al voto di fiducia, che finalmente il 21 novembre ottiene. Ma la finanziaria non passa. Bisognerà attendere febbraio.

Era appena rientrata la protesta dei pensionati, e subito dopo, il 28,  inizia quella dei Cobas che bloccano le ferrovie italiane provocando un caos nel Paese. I Comitati di base, sono una nuova realtà della "protesta", ma sono snobbati, il ministro dei trasporti Mannino non riceve nemmeno una loro delegazione; e la protesta aumenta!
Politici e governi sempre meno credibili e sempre di più assenti. Tutto un anno intero sempre presenti invece per non farsi portare via o per volere ad ogni costo (e che costo!!!!!!) la poltrona. 

Tutto il percorso di questa sofferta manovra economica non sarà facile; Goria trova un altro scoglio e darà nuovamente le dimissioni il 10 febbraio; ritornerà alla Camera il 19 febbraio per farla finalmente approvare questa "maledetta" finanziaria; ma l'11 marzo è costretto nuovamente a dimettersi per un battibecco (una sconfessione del suo gabinetto) con chi? con i socialisti !

8 NOVEMBRE - REFERENDUM SUL NUCLEARE. Dopo Cernobyl la popolazione si confronta.
 Vanno a votare il referendum solo il 65,1 % degli italiani.

80,6 % dice NO alla costruzione di centrali nucleari in Italia.
71,9 %  Divieto di partecipazioni dell'Enel a impianti nucleari all'estero (*)
79,7 no ai contributi verso gli enti locali che ospitano centrali nucleari.
 
Paradossale è che accendiamo molte luci con l'energia importata da impianti nucleari francesi. La Francia ne produce il 74% del suo totale e ne esporta (anche in Italia oltre il 15% del suo fabbisogno) 58.533 mil. kWh dei 355.874 mil. prodotti.
(*) Infatti non c'era scritto (che ipocrisia) "divieto di importare energia elettrica prodotta dal nucleare".

Assieme al nucleare con il  referendum sono abrogate anche le norme che escludono 

* la responsabilità civile del giudice per negligenza (80,2%) e 
* quelle del  funzionamento della commissione parlamentare inquirente (85%).

Il 9 dicembre Cossiga firmerà il decreto sull'abrogazione immediata delle norme sul nucleare, che prevedono anche il fermo delle centrali in attività come quella di Montalto di Castro.  
Ma in febbraio girano voci dentro il governo che la si vuole mantenere in attività, e sembra che una affermazione del genere sia stata fatta da Goria.
Il PSI monta in cattedra e sconfessa tali decisioni; Goria l'11 marzo dovrà dare le dimissioni, e questa volta definitive.

 

Nel dopo elezioni, a parte le polemiche dentro i grandi partiti già viste  nei precedenti mesi, anche in quelli minori le discussioni non sono mancate.
Tre sono le novità ai vertici delle segreterie. In quella del PRI, il 12 settembre viene eletto Giorgio LA MALFA che sostituisce Giovanni Spadolini. 
In quella di Democrazia Proletaria, il 29 giugno lascia Mario CAPANNA e cede il posto a Russo SPENA.

Infine dentro la segreteria del MSI, Gianfranco FINI è eletto segretario al posto di Giorgio Almirante; abbandono non dovuto a motivi elettorali ma a motivi di salute. Almirante, sempre stato il grande animatore del movimento fin dal primo momento della sua fondazione morirà infatti il prossimo anno, a Roma il 22 maggio.
Già lo scorso 6 settembre, ad una festa di partito che si svolgeva a Mirabello (Ferrara), Almirante aveva già presentato ufficiosamente il giovane Fini come il suo "delfino".

Non senza contrasti, e fra quelli contrari si distinse il senatore e direttore di "Candido" Giorgio Pisanò, che intraprese una durissima campagna contro il giovane candidato; tra i favorevoli emerse il deputato e leader missino di Bari, Giuseppe Tatarella, che con altri parlamentari organizzò una corrente, "Destra in movimento", per sostenere Fini.
La battaglia precongressuale fu molto aspra, ma ancor di più lo fu quella combattuta in questo dicembre a Sorrento al XV congresso del MSI

Ci sarà un cambio della guardia, ma anche contrasti. Nascono infatti sei correnti all' interno del movimento. 
Nella notte fra il 13 e il 14 dicembre si svolsero le votazioni: nella prima votazione Fini risultò primo con 532 voti, seguito da Rauti con 441, da Servello con 244 e da Mennitti con 157; poiché nessun candidato aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei voti dei partecipanti alla votazione, si procedette ad una votazione di ballottaggio tra i due candidati che avevano ottenuto il maggior numero di voti; e nel ballottaggio Fini (sostenuto anche da "Impegno unitario") sconfisse Rauti (sostenuto anche da "Proposta Italia") con 727 voti contro 608.

Nel comitato centrale eletto contemporaneamente al segretario i sostenitori di Fini ottennero complessivamente 168 seggi ("Destra in movimento" 68, "Impegno unitario" 57, "Destra italiana" 22 e "Nuove prospettive" 21), i sostenitori di Rauti 112 seggi ("Andare oltre" 79 e "Proposta Italia" 33).
Questo comitato centrale, riunito per la prima volta a Roma il 23 e il 24 gennaio 1988, elesse a maggioranza Servello proprio presidente e Almirante presidente del partito. Tatarella divenne il vicesegretario vicario di Fini, la cui segreteria iniziava in perfetta e dichiarata continuità ideale con quella di Almirante.

Il nuovo segretario del MSI-DN affrontò la sua prima prova nelle elezioni amministrative parziali del 29 maggio 1988. Una settimana prima di queste elezioni, Almirante e Romualdi morirono improvvisamente, privando Fini di buoni appoggi.
I risultati di quelle consultazioni furono deludenti, ma l'immagine di Fini si riscattò con le elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia in giugno, e in Trentino-Alto Adige, nel novembre dello stesso anno.

vedi BIOGRAFIA DI GIORGIO ALMIRANTE > > >

e la BIOGRAFIA DI GIANFRANCO FINI > > >

FINE ANNO 1987

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