Analisi e contributi critici allo studio della storia italiana     L’ITALIA DEL 1922-1936     
 e la crisi mondiale in Italia
    Le origini, i debiti, le spese, la realtà della vita economica


 * RISPARMI  E INVESTIMENTI  
* ECONOMIE NELLE SPESE PUBBLICHE

Se gli studiosi si sono trovati in disaccordo nella determinazione delle cause della crisi economica, più notevole il disaccordo si riscontra nelle proposte per la risoluzione della crisi..

Una lettera aperta di alcuni economisti inglesi al Times,  che la pubblicò il 1° novembre 1932, dava questa ricetta pratica per risolvere la crisi: consumare di più, risparmiare di meno, denaro a buon mercato, operazioni a mercato aperto.
Ci permettiamo qualche osservazione e qualche constatazione. L'aumento del consumo è indubbiamente un indice di benessere, ma è stato giustamente rilevato che esistono tre classi di consumatori: imprenditori, risparmiatori, lavoratori; i primi difettano ora di profitto, i secondi hanno limitato di poco il loro consumo, i terzi soffrono della riduzione di lavoro e di salario.
Il risparmio è aumentato progressivamente in questi ultimi anni. In Italia, le casse di risparmio ordinarie e le casse postali di risparmio avevano 26 miliardi 333 milioni di lire in deposito alla fine del 1928, ma siamo saliti a 39 miliardi alla fine del 1934; tenendo conto dei depositi degli altri istituti di credito si arriverebbe vicino ai 50 miliardi di lire. Ma buona parte del risparmio è sottratta agli investimenti; si risparmia di più perché si ha un'ossessione opprimente del rischio dell'impresa. Non è la diminuzione del risparmio che contribuirà a risolvere la crisi, ma è la crisi risolta, cioè debellata, che porterà alla diminuzione del risparmio per investire il capitale in imprese fiduciose.

Il Presidente della Società italiana per azioni, ALBERTO PIRELLI, nella relazione annuale letta il 27 novembre 1932 alla presenza del capo del Governo, pronunciò queste parole: " Essenziale per la ripresa di tutte le attività economiche del nostro Paese è che s'intensifichi la formazione del risparmio, fondamento della vita economica e civile di tutti i paesi, e che esso si convogli sempre più abbondantemente verso gli impieghi produttivi". Non basta, dunque, cumulare il risparmio, bisogna saperlo rivolgere ad impieghi produttivi, giacché gli economisti insegnano che il denaro stagnante produce miseria nei paesi che ne difettano e danneggia i paesi che lo detengono. La ricchezza è portata non tanto dall'abbondanza del denaro quanto dalla rapidità della sua circolazione: uno scudo che passa da una in altre mani cento volte in un mese -come scriveva Sallustio Bandini nel '700- farà figura di cento scudi, provvedendo ai bisogni di cento persone. Il denaro circola quando c'è fiducia nel mercato, si nasconde quando c'è diffidenza; non può dare animazione di vita all'industria e al commercio là dove l'organismo sociale langue nella depressine.

Il risparmio è un consumo differito, è una riserva per un ulteriore bisogno: investire può voler significare la rinunzia al potere di consumo, ma, nell'economia moderna, l'investimento è un atto di produzione. Bisogna, pero, essere molto cauti nella scelta dell'impiego: una volta si diceva che ogni cassa di risparmio deve tener presente la natura della clientela, le condizioni di ambiente, i bisogni che sogliono manifestarsi in epoche diverse, che deve saper frazionare gli investimenti in larga misura tanto per specie che per persone, limitando i ricchi e portando il maggior numero di persone a godere dei benefici del credito. Ma oggi, che abbiamo istituti di credito agrario, istituti di credito mobiliare, istituti di credito fondiario, istituti specializzati per ogni forma di attività economica, le casse di risparmio possono essere largamente e sicuramente adoperate dal Governo per le opere di pubblica utilità, particolarmente per quelle opere di bonifica che risanano le campagne e fanno creare nuove città, opere economiche e civili al tempo stesso. Lo Stato è un buon cliente, perché può attendere a lunga scadenza il rimborso del denaro speso in grandi e provvidenziali opere di bonifica, ed è sempre pronto a rispondere a una richiesta dei depositanti alle casse, valendosi del proprio Tesoro o della cassa d'ammortamento o della banca di emissione.

ECONOMIE NELLE SPESE PUBBLICHE

I rimedi tentati di risolvere la crisi sono stati, un po' qua e un po' là, la riduzione della produzione, lo stimolo al consumo, l'aumento dei mezzi di credito; e qualche studioso ha prospettata l'azione da svolgere per raggiungere il desiderato equilibrio in tre punti fondamentali: riduzione di produzione, riduzione dei costi, allargamento dei mercati; si è pure avvertito che la condizione essenziale pel raggiungimento di questo equilibrio è il ritorno nella fiducia nel mondo politico ed economico.
Noi diciamo che si potrà arrivare gradatamente ad eliminare la crisi economica applicando un precetto evangelico: economie.  Economie nel bilancio dello Stato, economie nella vita privata. Bisogna ridurre le spese pubbliche al centro e alla periferia per costituire un margine attivo di bilancio, che consentirà di alleviare il carico tributario. Bisogna avere l'onesto coraggio di guardarci nello specchio e di persuaderci che la crisi ci ha reso poveri.
Non si può fare un bilancio di spese senza avere una conoscenza rigorosa delle entrate: ogni spesa nuova deve corrispondere ad una economia già effettuata. Abbiamo deplorato tante volte le dissipazioni. le distruzioni, le spese coreografiche che sono un reato imperdonabile in un paese che ha bisogno d'iniziare la sua ricostruzione economica. Quando potremo dare al ministro del Tesoro le chiavi invulnerabili dell'Erario, per modo che ogni pagamento debba essere giustificato da servizi indispensabili alla vita del Paese, da attività produttive, da opere di progressivo sviluppo economico e civile, attueremo veramente il programma di redenzione.

Le spese pubbliche sono salite dovunque a cifre fantastiche. La Francia registrava a bilancio nel 1913 una spesa complessiva di 5 miliardi 57 milioni di franchi, e nel 1930 si era lanciata a 53 miliardi: facciamo pure la riduzione del valore attuale del franco rispetto a quello dell'anteguerra, ma l'aumento in franchi-oro è più che raddoppiato; e quel governo ha sentito il bisogno di ridurre la spesa a 41 miliardi nel 1932, ma è salita a 50 miliardi nel 1934, per ridiscendere a 40 miliardi nel 1935. L'Inghilterra aveva una spesa pubblica centrale di 250 milioni di sterline nell'anteguerra, e nel consuntivo del 1933-34 la troviamo a 779 milioni.
In Germania, i 4 miliardi di marchi nel 1914 sono saliti a 7 miliardi e mezzo nel 1931-32 e a 6 miliardi e mezzo nella previsione del 1934.35. Tanto in Inghilterra quanto in Germania si è conservata la valuta aurea.

In Italia le spese pubbliche ammontavano a 2 miliardi 688 milioni di lire nel 1913-14, e si conteggiarono a 20 miliardi e mezzo nel 1934-35, che corrispondono a 5 miliardi 600 milioni di lire-oro. Passiamo ad uno Stato piccolo, la Svizzera, e troveremo una spesa di 122 milioni di franchi nel 1914, salita a 444 milioni nel 1932 e a 431 nel 1934. Se dall'Europa andiamo in America, gli Stati Uniti ci danno una spesa di 524 milioni di dollari nel 1913, che si protende a 5 miliardi di dollari nel 1931-32 e a 7 miliardi nel 1933-34, ma con una previsione di 4 miliardi 639 milioni di dollari nel 1934-35.

In tutti i bilanci, di tutti gli Stati, due voci di spese sono notevolmente aumentate: gli interessi del debito pubblico e le spese militari; la generazione attuale sopporta le spese della guerra, che ha travagliato il mondo, e le spese di una tormentosa difesa contro eventuali minacce di un'altra guerra.

Inaugurando la XVIII Conferenza interparlamentare del commercio, tenuta a Roma il 19 marzo 1933, il Capo del Governo italiano ebbe a dire che la soluzione dei vari problemi economici è condizionata dal raggiungimento di una migliore atmosfera politica e di una profonda comprensione della realtà. E in una discorso precedente, tenuto a Torino il 23 ottobre 1931, aveva espresso il pensiero che "se la realizzassero le premesse necessarie e sufficienti per una collaborazione delle quattro grandi potenze occidentali, l'Europa sarebbe tranquilla da punto di vista politico e forse la crisi che ci attanaglia andrebbe verso la fine".

Si rende, dunque, necessaria una collaborazione spirituale fra le grandi Potenze, e dell'accordo di queste trionferà la pace universale. Ma questa collaborazione internazionale,fiduciosa e fattiva, richiede a sua volta una organizzazione unitaria nei singoli Stati, un ordinamento disciplinato obbiettivo e cosciente, che sappia conciliare gli interessi singoli con quelli collettivi. Uno scrittore tedesco, dopo aver constatato che la crisi attuale è una crisi di struttura e che i presupposti del capitalismo non sussistono più nella società moderna, conclude che per superare questa crisi bisogna trovare una sutura fra iniziativa e l'interesse collettivo; e si compiace di avvertire che ciò che si propone di fare in Germania il nuovo Governo nazionale. Avrebbe potuto aggiungere, a titolo di storia, che quanto ha saputo realizzare in Italia l'economia corporativa. 

NEL PROSSIMO CAPITOLO VICENDE ECONOMICHE ITALIANE 

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