CONSIDERAZIONI
SULLA FILOSOFIA NELL'ETA' ELLENISTICA


Prof. Giovanni Pellegrino
Prof.ssa Mariangela Mangieri


In questo articolo formuleremo delle considerazioni di carattere generale sulle caratteristiche che assunse la filosofia nell’età ellenistica.

Per prima cosa dobbiamo mettere in evidenza che il panorama della filosofia nell’età ellenistica si presenta molto diversa rispetto al periodo storico precedente. Infatti alle scuole fiorite nel IV secolo a.C. ( Accademia, Peripato e scuole socratiche minori) si affiancarono nel periodo storico ellenistico nuove scuole e nuove tendenze filosofiche quali lo stoicismo, l’epicureismo e lo scetticismo.
Tali scuole erano destinate ad offuscare quelle sorte nel IV secolo a.C. tanto che dominarono la scena in questo periodo storico e improntarono la cultura di quest’epoca fino all’età romana.

Il tratto fondamentale che caratterizza queste tre scuole distinguendole nettamente da quelle dell’età precedente è la netta preminenza che in esse assunse l’etica. Per dimostrare ciò è sufficiente citare tre definizioni della filosofia, diverse ma di fatto coincidenti, date da stoici, epicurei e scettici.
Per i primi la filosofia doveva essere l’esercizio di un’arte utile ma utile era solo e innanzitutto la virtù. A sua volta Epicuro sosteneva che la filosofia era quell’attività che per mezzo di discorsi e ragionamenti dava la possibilità di condurre una vita felice. Infine gli scettici definirono la loro filosofia come la capacità di mettere a confronto in qualsiasi modo le cose fenomeniche con quelle intellegibili.

Dobbiamo mettere in evidenza che tale preminenza e centralità dell’etica nella filosofia ellenistica non significa di per sé che le altre discipline vennero trascurate. Tuttavia tali discipline vennero subordinate e finalizzate all’etica, la quale venne così a costituire il centro e il cuore di tutti i sistemi filosofici di quel periodo storico. A tale primato dell’etica nelle tre filosofie ellenistiche corrispondeva la posizione centrale che nelle loro rispettive dottrine etiche occupava il concetto di “eudainomia”.
Tale concetto non era certamente nuovo in se stesso ( basti pensare ad Aristotele) ma era certamente nuovo nelle sue determinazioni. L’eudaimonia costituiva per stoicismo, epicureismo e scetticismo il fine ultimo che la filosofia doveva raggiungere cosicchè tutto l’insegnamento di queste tre scuole tendeva a conseguire questo obiettivo.

Tuttavia anche se le tre scuole erano accomunate dalla ricerca della eudaimonia si differenziarono riguardo al modo in cui l’eudaimonia veniva intesa. Infatti essa prendeva il nome di “apathia” per lo stoicismo e di “atarassia” per epicureismo e scetticismo. Inoltre queste tre scuole differivano profondamente anche riguardo ai mezzi e ai modi in cui si poteva raggiungere l’eudaimonia.

Ci si è spesso interrogati sui motivi che stanno alla base di questo carattere fondamentalmente etico delle filosofie ellenistiche. La ragione principale di tale fatto è stata generalmente individuata nella mutata condizione politica, sociale e culturale delle città greche. Tali mutate condizioni storiche furono dovute prima alla conquista macedone e alla formazione dell’impero di Alessandro e poi dopo la sua morte alla formazione delle monarchie ellenistiche. In tali monarchie le vecchie polis fulcro della Grecia arcaica e classica vennero assorbite ed inglobate. Il tramonto delle polis determinato da questi avvenimenti storici e la caduta con esse di quell’universo di valori etico-politici e civico-religiosi furono un vero e proprio trauma per i cittadini delle polis.

Tali avvenimenti storici determinarono la trasformazione dei cittadini in sudditi o in funzionari di grandi e remoti stati monarchici. In sintesi la nuova realtà politica e sociale che si creò in Grecia e la conseguente crisi di identità e la perdita di punti di riferimento prodotta da tali avvenimenti determinarono un drastico mutamento nella situazione delle polis e dei loro cittadini.
Tali mutamenti sono di solito considerati come la causa principale del sorgere e dell’affermarsi di filosofie come quelle ellenistiche incentrate sull’etica. Tale spiegazione è sostanzialmente corretta ma richiede qualche precisazione.

La crisi della polis e le filosofie ellenistiche stanno tra loro in un rapporto che non è solo quello un po' troppo semplice e schematico di causa-effetto ma si connettono e interagiscono in maniera molto più complessa. Il declino della polis ha senza dubbio influito in maniera determinante sulla filosofia ellenistica ma è anche la conseguenza nello stesso tempo di altre cause. Ad esempio la nascita delle filosofie ellenistiche è anche la conseguenza di visioni del mondo e di posizioni filosofiche già presenti nella cultura greca del V e del IV secolo a. C.


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Infatti la crisi della polis e dei suoi valori era cominciata molto prima dell’età ellenistica. Essa aveva iniziato a manifestarsi già quasi un secolo prima al tempo della guerra del Peloponneso. I sofisti, Socrate, Euripide e Aristofane erano stati espressione e specchio fedele di tale crisi. Tali autori erano anche stati osservatori e interpreti della crisi della polis. Appare evidente che gli elementi di razionalismo, relativismo e individualismo presenti nell’insegnamento dei sofisti erano un chiaro segno della crisi della polis. Ma il simbolo più emblematico di un malessere della polis già in atto era soprattutto la posizione di Socrate nei confronti della vita politica. Socrate si rifiutò di partecipare alla vita politica della polis per dedicarsi esclusivamente ad un’attività pedagogica di carattere privato e dal contenuto esclusivamente morale.

D’altra parte è proprio dalla costatazione della crisi della polis che hanno origine la riflessione etico-politica di Platone e il suo programma di rifondazione dello Stato su nuove e più solide fondamenta etiche. Proprio in tali fatti viene identificata l’inizio della decadenza delle città-stato greche, crisi che come abbiamo detto è cominciata molto prima dell’età ellenistica. Di conseguenza la sconfitta delle città greche ad opera di Filippo il macedone nel 338 a.C. a Cheronea deve essere considerata come il segnale rivelatore di una crisi già in atto da tempo.

D’altra parte strettamente connesse con la crisi della polis sono le turbinose vicende seguite alla morte di Alessandro Magno che portarono alla dissoluzione del suo impero e alla formazione dei regni ellenistici. Tale formazione avvenne attraverso un tumultuoso susseguirsi di lotte e di scontri, di rapide ascese e di improvvise cadute di generali e monarchi.
L’eudaimonia intesa come imperturbabilità difronte agli eventi esterni si può anche interpretare come il risultato della riflessione dei filosofi sulla instabilità della fortuna nonché sulla politica quale fonte di sconvolgimenti, agitazioni e inquietudini.
Detto ciò è comunque innegabile che la crisi della polis raggiunse il suo punto di non ritorno in età ellenistica. E come Socrate e Platone avevano cercato un riparo a quella crisi attraverso il recupero o l’affermazione di valori etici così attraverso l’etica le filosofie ellenistiche cercarono di colmare il vuoto che il definitivo declino della polis aveva aperto e lasciato dietro di se’. Per tale ragione le filosofie ellenistiche posero l’etica al centro dei loro sistemi filosofici.

Una conferma di questa interpretazione del carattere etico delle filosofie ellenistiche come risposta alla crisi della polis è fornito da un altro dato di fatto oggettivo. Infatti le scuole filosofiche vecchie e nuove di questo periodo storico vennero fondate e continuarono ad avere la loro sede nella ormai geograficamente appartata e politicamente decaduta Atene.
Le scuole filosofiche ellenistiche scelsero come sede un luogo che ormai era lontano dai grandi centri del potere politico e in particolare da Alessandria nella quale invece confluirono letterati, eruditi e scIenziati attratti dal mecenatismo dei Tolomei. Inoltre oltre ai fattori di natura esterna fin qui considerati ( declino della polis e convulse vicende politiche successive alla morte di Alessandro) anche motivazioni di ordine propriamente filosofico spiegano il peculiare carattere etico delle filosofie ellenistiche.
Tali motivazioni sono connesse con gli sviluppi delle dottrine di Platone e di Aristotele dopo la morte dei due filosofi.

Appare infatti certo che le filosofie dell’uno e dell’altro entrarono in crisi all’interno delle loro stesse scuole. Infatti alcuni principi fondamentali del loro insegnamento vennero messi in discussione oppure interpretati in maniera fuorviante o addirittura abbandonati dai loro stessi successori. Di conseguenza il primato dell’etica nelle filosofie ellenistiche è anche la conseguenza della caduta di quelle certezze teoretiche e di quei principi ontologico-metafisici che costituivano il fondamento del Platonismo e dell’Aristotelismo.
Per fare un esempio i successori di Platone abbandonarono la teoria delle idee mentre i successori di Aristotele abbandonarono la tematica dell’essere e della sostanza.

Prof. Giovanni Pellegrino
Prof.ssa Mariangela Mangieri

 

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