Il mondo tra due blocchi La Guerra Fredda negli Stati Uniti - Il Vietnam
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Conclusioni 

La decisione di Truman di concedere aiuti alla Francia per rientrare in possesso del suo impero coloniale era un passo apparentemente piccolo rispetto alle gravi decisioni di bombardare con armi atomiche il Giappone, di impegnare milioni di dollari alla ricostruzione delle zone sconvolte dalla seconda guerra mondiale e di coinvolgere gli Stati Uniti nella difesa dell’Europa attraverso la NATO. Sebbene gli ideali ed il benessere americano sembrassero in pericolo ovunque nel mondo, le iniziative della politica estera del presidente apparvero conseguibili dopo la vittoria sul fascismo. Truman promosse la strategia del contenimento con una dichiarazione che fu in seguito nota come Dottrina Truman, a cui non furono riconosciuti limiti ed era facilmente applicabile sia in Vietnam, Germania, Corea, o in qualsiasi altro campo di battaglia della Guerra Fredda cosi come il Dipartimento di Stato era convinto che il successo comunista fosse una sconfitta per gli Stati Uniti e quest’idea aveva valore sia in Europa Occidentale che nel sud-est asiatico, in qualsiasi altra area del globo.

Questa visione portò Truman ed Eisenhower a sostenere, in Vietnam, sia gli interessi dei propri alleati che le popolazioni locali. Questo criterio portò gli Stati Uniti in una posizione ambigua con la Francia che non aveva nessuna intenzione di smantellare il proprio dominio coloniale in Indocina. Dopo l’insediamento di Eisenhower alla Casa Bianca, la scelta di contare sulla Francia per difendere gli interessi occidentali divenne fondamentale, ma i funzionari americani non avevano mai approvato il colonialismo francese e lo avevano considerato solo provvisorio. 

Nel 1954 Eisenhower ed il suo staff, che avevano previsto la sconfitta francese ad opera dei Vietminh, decisero di separare gli Stati Uniti dall’imminente crollo francese, ma incapaci di abbandonare la regione e convinti che il Vietnam fosse un avamposto vitale della politica del contenimento, si decretò che solo metà Vietnam sarebbe caduto in mani comuniste. Eisenhower rigettò l’accortezza di non coinvolgere delle forze americane in Vietnam e sovraintese alla costruzione di una nuova nazione nel Sud che doveva servire come baluardo contro la Repubblica Democratica del Vietnam del Nord (DRV)[1]. Il governo di Diem sopravvisse sei anni e fu un marchio di garanzia dell’impegno americano verso una visione di un’Asia stabile e pacifica, ma gli Stati Uniti rimasero impigliati in una rete di menzogne che non trovava conferma nei rapporti economici, nelle analisi politiche, redatte via via dai funzionari e dagli ufficiali americani; durante questi sei anni il Vietnam Meridionale non divenne una nazione stabile e vitale mentre Diem assunse sempre più un ruolo simbolico.

Nella primavera del 1954, l’amministrazione Eisenhower non intervenne militarmente in Vietnam per sostenere la Francia nella guerra contro il Vietminh; dieci anni dopo l’amministrazione Johnson inviò le forze americane per sostenere la Repubblica del Vietnam (RVN) nella guerra contro il Vietcong e la DRV. 
Gli anni di Eisenhower permisero di approfondire l’impegno americano nel sud Vietnam, ogni giorno vennero sfornati sempre più rapporti che descrivevano entusiasticamente l’azione del governo di Saigon, le sue prospettive future e l'importanza della sua sopravvivenza per gli Stati Uniti ed i suoi interessi strategici e globali; ma, in realtà, l’unica cosa che gli statunitensi realizzarono con successo, fu, da una parte, la creazione di un sincero alleato nell’area, dall’altra di un pupillo indisciplinato e impotente il cui bisogno di sopravvivenza intrappolò Diem e la sua famiglia in spese e rischi sempre crescenti.

La squadra di Eisenhower era tesa al contenimento del comunismo, usando la forza militare se necessario, ma diffidente ed accorta ai costi di praticabilità se avesse dovuto pattugliare il mondo. In Vietnam gli americani tentarono inizialmente di sostenere e di equipaggiare i francesi per proteggere gli interessi americani in Asia, sostenendo nel contempo un importante alleato nella NATO. Quando la scelta francese fallì, si rivolsero esitanti a Diem la cui sopravvivenza nella sfida delle sètte nel 1955 incoraggiò la convinzione di Washington che un Sud Vietnam pro-occidentale e vitale sarebbe stato possibile sotto il nuovo presidente. Questa politica e queste speranze furono esaudite, nel 1957, quando Diem cominciò a costruire una nazione. Ma fu una vittoria di Pirro. Durante tutto il secondo mandato di Eisenhower la base politica del regime di Saigon e la mancanza di sviluppo economico nella RVN fu sempre più visibile e in modo crescente alimentò l’insurrezione armata e le altre forme di insoddisfazione popolare. L’imminente pericolo che era di fronte al governo di Diem creò dissapori tra l’ambasciatore Durbrow, il generale Lansdale ed il generale Williams, ma il loro scontro non era nuovo, erano dei modi diversi di vedere e sostenere entusiasticamente o meno il governo di Saigon.

 Tutti gli ambasciatori che via via si erano susseguiti nella capitale sud vietnamita erano dell’opinione che l’appoggio americano al governo dovesse essere condizionato dal progresso di Diem sulle riforme. Fra i diplomatici americani in Saigon Frederick Reinhardt fu più vicino alla posizione di appoggio incondizionato, ma anch’egli aveva dubbi sulla figura di Diem e di quando in quando espresse apprensioni o cautela. Gli ambasciatori erano disposti a dare a Saigon tempo ed opportunità, ma in cambio pretendevano miglioramenti, ma se così non fosse stato essi non erano preparati a decretare che gli aiuti americani non servivano allo scopo per cui erano erogati. In fondo, l’equazione era chiara, bisognava disgiungere gli Stati Uniti dall’insuccesso; il fallimento sarebbe stato solo di Diem, e non americano.

Nessuno capì, in realtà, che forse il vero problema fosse la famiglia Diem che era consapevole della divisione fra le file americane e cercò di sfruttarla. Il presidente della RVN era una persona coraggiosa, caparbia, e riservata, ma una riservatezza che portava alla segretezza. Qualità che tornarono utili quando combatté le sètte, il gruppo di militari che tentò il colpo di Stato e gli oppositori interni, ma caratteristiche che crearono sospetti e scontenti nel Vietnam Meridionale. Similmente, l'intelligente Nhu, fratello di Diem, era spietato dove il fratello era debole. Fu detto a Saigon che i Ngo non dimenticavano mai e che non imparavano nulla.[2] La loro paranoia, l’orgoglio, la lealtà alla propria famiglia ed il loro particolare patriottismo li fece astuti verso gli americani, ma proprio la sicurezza immediata di Diem e del suo governo dipese dall’appoggio degli Stati Uniti, e i Ngo furono poco saggi a provocare l’ostilità degli ufficiali americani.[3]

Durante gli ultimi mesi della presidenza Eisenhower la situazione si era fatta sempre più critica: Diem era divenuto sordo agli appelli di moderazione e manipolava gli ufficiali americani; Lansdale aveva una visione troppo romantica dell’azione del presidente sud-vietnamita, Durbrow era troppo rigido e impaziente, Eisenhower ed il Segretario di Stato, Herter erano del parere che la leadership vietnamita fosse inadeguata perché il Segretario di Stato non essendo stato coinvolto nelle discussioni sull’Indocina nel 1954-55, aveva poca familiarità con gli affari del sud-est asiatico, mentre Eisenhower era più impensierito dall’incidente tra gli Stati Uniti ed il Laos; Allen Dulles, direttore della CIA, era più preoccupato del Laos e della situazione a Cuba che del Vietnam. 

Nell’assenza di direzione dall’alto la lotta burocratica americana divenne intensa e strettamente personale, mentre la politica sempre più assente. L’amministrazione Eisenhower aveva dimenticato la cautela e le riserve usate nel 1954 e aveva ristretto le sue scelte in Vietnam. Durante le prime ore del tentativo del colpo di stato nel novembre 1960, Durbrow si mantenne neutrale e Lansdale mise alla berlina l'ambasciatore per la sua ritrosia alla condanna del golpe. Questo incidente, le critiche di Nhu e gli altri sforzi di stimare obiettivamente i problemi distrussero l’efficacia dell’azione dell’ambasciatore a Saigon. L’esperienza dell’amministrazione Eisenhower in Vietnam sottolineò il bisogno di preservare la flessibilità e di tenere aperte le vie per relazioni bilaterali. Dalla necessità di aiutare un alleato si arrivò al risultato che gli interessi americani divennero ostaggio di nozioni esagerate di lealtà, credibilità e pericolo strategico. Il destino del sud-est asiatico era importante per gli Stati Uniti nell'equilibrio dei poteri mondiali, ma in questo modo gli Stati Uniti non potevano ritirare il proprio appoggio a Diem senza rischiare il crollo di una giovane nazione.

L'intensità delle diatribe interne alla missione statunitense rivelarono quanto gli americani fossero assorbiti dal problema e come fosse importante per loro credere che l’autosufficienza politica del governo di Saigon fosse necessaria al benessere americano; svelò la debolezza del governo Diem e mostrò la presunzione degli americani di controllare, se non di dominare, i loro clienti-alleati sud vietnamiti. Nel 1960, dopo dieci anni di questa situazione, era difficile per i leader americani concepire un sud Vietnam diverso. 

Nell’aprile 1959, al Gettysburg College, Eisenhower dichiarò che la perdita del Vietnam Meridionale avrebbe messo in moto un processo di sgretolamento che poteva avere conseguenze gravi per gli Stati Uniti e per la libertà. La retorica del presidente era la stessa usata nella sua prima e famosa analogia al domino nel 1954, la scommessa era così alta che gli Stati Uniti non avevano alcuna alternativa valida, ma dovevano solo puntare i piedi e rimanere nell’area.[4] 

Il pericolo proclamato era comunque, paradossalmente, troppo impreciso per coinvolgere gli Stati Uniti in un intervento militare. In questo modo l’amministrazione non era disposta né a ritirarsi né a lottare, ma preferì dedicarsi alla costruzione di una nazione. Diem usò abilmente tale aiuto militare ed economico, e portò inizialmente un minimo di ordine nel Sud, riorganizzando l’esercito e iniziando dei programmi governativi. Washington scelse di identificare Diem nell’uomo del miracolo. Il miracolo era presente più nelle relazioni pubbliche che nella realtà, ma il presidente ed i suoi consulenti scelsero di accettarlo e di promuoverlo di fatto. Nel maggio 1960 in una lettera a Diem, che celebrava il quinto anniversario della RVN, Eisenhower lodò il presidente nella lotta per far divenire il suo paese una Repubblica indipendente.[5] 
Nel momento in cui si preparava a lasciare la presidenza a John F. Kennedy, Eisenhower fu certo che Diem stesse governando con successo la sua nazione e che stesse lottando contro l’espansione comunista ad un costo relativamente basso per gli Stati Uniti.

Dott. Francesco Cappello
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RIFERIMENTI E BIBLIOGRAFIA di questa pagina

[1] D. L. Anderson, Shadow on the White House, op. cit., p. 209.
[2] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 201.
[3] Sin dal 1955 numerosi alti ufficiali statunitensi consigliarono all’amministrazione Eisenhower di abbandonare l’area al proprio destino. G. C. Herring, op. cit., p. 78.
[4] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 203.
[5] Letter From President Eisenhower to President Diem, May 23, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 39.

Dott. Francesco Cappello - Università degli Studi di Lecce -  Tesi Anno accademico 1999-2000

FINE


Abbiamo condensato qui cronologicamente
alcune pagine dei singoli anni riportati in Storiologia

VIETNAM - I PRECEDENTI

La questione Vietnam inizia quando il Paese era uscito dalla coloniale "missione civilizzatrice" francese. Nazionalista come nessun popolo i Vietnamiti cercarono di guadagnarsi una propria indipendenza chiedendo aiuto agli Stati Uniti, per eliminare le ultime presenze francesi.  Ma caddero dalla padella nella brace.
Il Sud del Paese era considerato dagli USA dopo la fine della Guerra Mondiale un bastione strategico per proteggere tutto il Sud Est asiatico dal comunismo cinese e sovietico. Primo obiettivo fu quello di intromettersi in quella contrapposizione fra il Nord e il Sud del Paese, due entità impegnate in una di quelle ataviche insofferenze e animosità cui non sono immuni tanti altri paesi del mondo al loro interno, quando una parte del territorio per tanti motivi è più ricco dell'altro.
Il giovane senatore John F. Kennedy, il primo giugno 1956, nel corso di una riunione della AFV (American Friend of Vietnam), presentò un’elaborazione della “teoria del domino”: «Il Vietnam rappresenta la pietra angolare del mondo libero nel Sud-Est asiatico, la chiave di volta, il tappo che chiude il buco della diga nel caso che la marea rossa del comunismo inondi il Vietnam, un paese che si trova lungo una linea che unisce Birmania, India, Giappone, Filippine, Laos e Cambogia»

L'obiettivo fu dunque di insinuarsi ambiguamente nella politica interna, cercare con l'aiuto di una fazione di eliminare gli elementi sovversivi che erano presenti nel sud, creare un forte movimento secessionista, foraggiarlo di armi per eliminare quelli del nord, che essendo vicini al confine cinese erano i più pericolosi, e rappresentavano una testa di ponte della Cina. Impossessandosi di questo territorio gli Usa si sarebbero seduti come sentinelle a cavalcioni del confine cinese. 

In caso di debolezza del Sud, per compiere questa operazione, progettavano gli americani di aiutarli, poi di scendere apertamente in campo militarmente per aiutarli in nome della democrazia. 
Insomma misero le due Regioni una contro l'altra aizzando le culture interne. Come sappiamo le differenti culture territoriali di un Paese (religiose, politiche, di tradizioni)  tendono sempre a essere intolleranti all'interno dello stesso Paese e creano sempre animosità e gretto provincialismo. Se poi ad alimentare e a strumentalizzare le intolleranze sono dei capipopolo (fantocci), i contrasti iniziano prima con la ambigua diplomazia, si hanno poi le prime divergenze, si arriva alla rottura, e infine finiscono in una guerra civile fratricida.

Ad aiutare opportunisticamente la fazione secessionista, entrarono dunque in scena gli americani offrendo ai sudisti aiuti e appoggio logistico.
Motivo, affermava Kennedy "gli Stati Uniti devono impedire che l'ondata in piena del comunismo invada l'intera Asia".

1961


INIZIA L'ERRORE DI VALUTAZIONE E CI SI FORTIFICA DIETRO L'ERRORE
(eppure questo precetto "mai fortificarsi nell'errore" " è dell'Accademia di West Point)

Nell'aprile del 1961 Kennedy creò una "task force" per preparare i programmi economici, sociali, politici e militari volti ad impedire il "dominio comunista del Vietnam del Sud". A capo del progetto George Ball. Fu anche deciso di inviare altri cento consiglieri americani in Vietnam, portando così il totale a quasi ottocento; questa decisione comportava un problema giuridico, poichè l'accordo di Ginevra prevedeva che il personale militare straniero poteva essere assegnato all'area del Vietnam soltanto in sostituzione del personale esistente. Rusk raccomandò che i consiglieri venissero mandati senza consultare la Gran Bretagna, copresidente della Conferenza di Ginevra, e neanche la Commissione internazionale di controllo, che aveva il compito di controllare l'esecuzione degli accordi. Raccomandò anzi che "venissero collocati in diverse zone per non suscitare l'attenzione" dei controllori.
Quanto ai progetti militari, il generale Maxwell Taylor era favorevole ad un intervento americano. I soldati degli Stati Uniti, avrebbero "agito come forza d'avanguardia delle forze che avrebbero potuto essere ulteriormente introdotte", minimizzò le potenziali condizioni dei combattenti del Nord, aggiunse che il Vietnam del Sud non era un luogo poi così tanto difficile nel quale operare. Escluse il rischio di una consistente risposta dei Vietcong ad un incremento delle forze americane nel Sud, e qualora ci fosse stata la si poteva subito scoraggiare con un massiccio bombardamento americano nei territori nordvietnamiti.
Si valutò insomma il conflitto in termini strettamente militari.

Il coinvolgimento si rafforzò con il rapido arrivo di altri consiglieri militari americani e materiale bellico vario per appoggiare e puntellare il regime di Diem. Prima di Taylor i consiglieri si erano gia ottuplicati, 800, dopo Taylor questa cifra si era quadruplicata, erano diventati 3000, e nei successivi due anni raggiunse i 16.000.
Quanto ad azioni belliche vere e proprie, i piloti americani cominciarono a fare delle sortite partendo da Bienhoa, su una base aerea a nord di Saigon; i loro voli vennero camuffati come esercitazioni di addestramento per i sud vietnamiti.

VIETNAM 1962

Questo crescente coinvolgimento americano in Vietnam venne tenuto segreto, in parte perchè violava l'accordo di Ginevra, in parte per fuorviare l'opinione pubblica americana.
Civili e militari vennero così spinti da un "ottimismo esasperato", e vi era la convinzione che gli americani, in quanto tali, potevano raggiungere qualsiasi risultato in quasiasi luogo. Questa sicurezza della propria onnipotenza veniva anche stimolata dalle pressioni esercitate dai rispettivi superiori gerarchici. Del resto adottare un atteggiamento negativo nell'ambiente militare era una forma di disfattismo e per i disfattisti non c'erano promozioni. Al contrario chi appoggiava questo miope ottimismo veniva ricompensato.

Tuttavia nonostante questa alleanza formale a uno scopo comune, l'amministrazione Kennedy e il regime di Diem stavano procedendo su linee separate.

VIETNAM 1963

Infatti, davanti al pericolo di una forza esterna il Paese iniziò a interrogarsi meglio. E DIEM, della giunta del Sud, saggiamente nei primi mesi del 1963 cercò una intesa con la giunta del Nord per porre fine alla questione interna.
Ma in maggio Kennedy avvia il mutamento della politica militare in Vietnam ritirando l'appoggio a Diem, considerato troppo moderato per i progetti che gli americani avevano in mente.
Il 1° novembre dello stesso anno, un golpe di militari nettamente filo-americano uccise Diem; i colonnelli si instaurarono quindi nel palazzo, si dichiararono subito ostili ad ogni negoziato che aveva avviato Diem e dimostrarono subito di essere intenzionati a intensificare la guerra ai nordisti. Del resto era solo per questo motivo che questi colonnelli erano stati -dagli americani- appoggiati nel golpe e fatti salire al vertice. Tanto è vero che nelle successive settimane giunsero dall'America 15.000 consiglieri militari e 500 milioni di dollari di aiuti. La lotta del sud contro il nord iniziò a intensificarsi, ponendo la direzione della lotta antipartigiana in mani pienamente gradite a Washington.
Nel frattempo, il 22 novembre 1963 J.F. Kennedy fu assassinato a Dallas, e il vicepresidente Lyndon Johnson gli succedette alla Presidenza.

La situazione (iniziata da Kennedy, ascoltando i cattivi consiglieri) la ereditò JOHNSON che -indubbiamente anche lui male consigliato quanto KENNEDY in precedenza- fu persuaso che con un intervento militare in grande stile avrebbe messo in ginocchio il Nord Vietnam in sole 6 settimane, in 40 giorni (!!! - Napoleone, Hitler, Mussolini sempre 40 giorni!).

VIETNAM 1964

L'inizio dell'anno vede l'incremento delle unità navali e aeree americane nelle coste del Vietnam, e prima o poi l'incidente doveva verificarsi.
E l'incidente ci fu, nel golfo del Tonchino. - Due sono le versioni. Il comunicato stampa del comandante in capo delle forze armate del Pacifico del 3 agosto afferma: "Durante una normale azione di pattugliamento il cacciatorpediniere Maddox è stato attaccato senza provocazione alle 4,08 del pomeriggio del 2 agosto da tre torpediniere nel golfo del Tonchino, al largo del Vietnam. Le unità attaccanti hanno lanciato tre siluri e sparato con pezzi da 37 millimetri. Il Maddox ha risposto al fuoco con pezzi da cinque pollici. Poco dopo quattro aerei F-8 decollati dalla portaerei Ticonderoga sono intervenuti in difesa del Maddox impiegando razzi e mitragliatrici pesanti". Ma non accenna al 1° agosto.
Mentre i nordvietanmiti da Hanoi denunciano: "A mezzogiorno del 1° agosto 1964, quattro cacciabombardieri americani, provenienti dall'area di Hong Het (Laos - dove gli Usa hanno messo delle basi - Ndr) hanno bombardato e bersagliato con razzi il posto di frontiera vietnamese di Nam Can e il villaggio di Naon Den, lontano venti chilometri dalla frontiera tra il Vietnam e il Laod, nel distretto di Ky Son, provincia a Nghe An, ferendo una persona e distruggendo numerose case ed altre proprietà degli abitanti del posto".
(Le due versioni le riporta il Corriere della Sera del 3 agosto 1964).
 
Dopo l'incidente ci fu il pretesto per far sferrare agli Usa l'attacco. La prima relazione -vera o falsa che sia - fu determinante per il Senato americano per concedere al Presidente JOHNSON la facoltà di intervenire con un grande spiegamento militare. Iniziano trasferimenti in Vietnam grandi contingenti di truppe e di mezzi aerei e navali. Il comando americano mosse il suo primo passo verso l'escalation militare.

Il 5 agosto 1964, aerei della Settima Flotta bombardarono alcune zone lungo la costa del Vietnam del Nord. La decisione -con le armi che possedeva- fu semplice quanto semplicistica: iniziare quella guerra (prevista da Taylor) che doveva finire in quaranta giorni, minacciando il Vietnam del Nord con bombardamenti aerei. L'attacco sarebbe stato sufficiente a mettere in ginocchio Hanoi e, conseguentemente, a soffocare la resistenza vietnamita.
Non immaginava nè Taylor né Jhonson che un piccolo popolo (con un territorio grande meno delI'Italia) potesse resistere alla più grande potenza mondiale che aveva a disposizione uomini, armi, bombardieri, navi, portaerei e la migliore tecnologia militare del mondo.
La più potente marina del mondo potè schierare le sue portaerei a pochi chilometri dalle coste nemiche con relativa impunità. Infatti non esisteva una minaccia sottomarina, e la marina nordvietnamita era inconsistente. Cosicchè i pochi attacchi aerei dei nordvietnamiti venivano facilmente neutralizzati dai missili di incrociatori alla fonda e dai caccia che si levavano immeditamente in volo dalle portaerei. Tuttavia non bastarono né bombardamenti, nè i missili per fermare la resistenza nordvietnamita.

VIETNAM 1965

All'inizio dell'anno, erano non solo passati i 40 giorni previsti per piegare i nordvietnamiti, ma erano già passati 5 mesi, nè si vedeva un miglioramento dopo gli attacchi aerei. Anzi la resistenza si era consolidata.
Il Vietnam cercò ancora una volta le vie diplomatiche, fece capire che il Paese era uno solo e che lo straniero non doveva interferire in questioni interne. L'italiano FANFANI era riuscito a stemperare le ostilità e aveva trovato una soluzione onorevole per tutti. Ma furono tutti sordi. I Francesi, che li conoscevano bene i vietnamiti, ammonirono gli americani, e De Gaulle cercò di far capire agli USA che la loro impresa era senza una via di uscita, non conoscevano ancora di che pasta era fatto il nazionalismo vietnamita, e che al primo colpo di cannone avrebbero subito ritrovato la loro unità di popolo. (De Gaulle non sbagliava affatto. A casa sua - in Francia - prese anche il "premio" per questo atteggiamento; a dicembre fu nuovamente rieletto Presidente dei francesi)
Ma i suggerimenti dello statista francese non furono ascoltati, gli americani dopo aver sferrato il loro attacco risultò subito inutile e privo di risultati strategici.  Ma ormai non potevano perdere la faccia.

Il 7 febbraio 1965 il presidente Johnson fece allora un ulteriore passo nella escalation; gli aerei americani bombardarono di nuovo la Repubblica democratica del Vietnam e i raids moltiplicarono nelle settimane successive; il 6 marzo gli americani fecero sbarcare a Da Nang il primo contingente di marines. La missione era quella di presidiare la grande base aerea. Ma in realtà era il primo contingente che avrebbe dovuto affrontare i nordvietnamiti via terra.

360.000 giovani americani nei successivi mesi iniziano a partire per questa guerra che nessuno vorrebbe fare. (vedremo dopo come il governo aggirerà questo ostacolo - con la coscrizione obbligatoria)
Hanno innescato gli Usa in febbraio e marzo una delle piu' inutili grandi guerre del secolo (alla fine, dopo dieci anni, verrà considerata una delle più vergognose).
Fin da questi primi micidiali bombardamenti, questa guerra sta solo provocando sdegno e biasimo in tutto il mondo, ivi compresa una parte della stessa popolazione americana, dove in molte città avvengono le prime manifestazioni pacifiste, non ancora oceaniche, anche perchè coloro che le fanno rischiano di essere accusati di antipatriottismo.
Ma quando le bare cominceranno a ritornare ogni giorno dal Vietnam sempre più numerose, per una guerra dove sempre di più l'opinione pubblica americana non trovava nessuna motivazione, ne' alcuna relazione al patriottismo, dove non sembrava proprio esserci in gioco la sicurezza della nazione, e vedranno solo morire i loro cari (60.000) senza nessun successo militare nonostante l'alta tecnologia impiegata, le file dei pacifisti si ingrosseranno anche con quelli che erano stati inizialmente ottimisti o neutralisti.
Oltre che a subire i morti l'America si stava giocando tutta la sua credibilità all'interno e il suo prestigio all'esterno.
Nella storia degli Stati Uniti, la guerra del Vietnam ha costituito un qualcosa di unico: impopolare sia in patria che nel resto del mondo. Fu combattuta ininterrottamente contro un nemico diabolico con un nazionalismo estremo del tutto sconosciuto ai 18.000 consiglieri americani; una componente che non era stata (e fu pagata cara questa cecità) nemmeno considerata; eppure era nella storia, e anche nei fatti molto recenti. Ma questo fenomeno è noto in tutti i trattati della psicologia delle masse, delle nazioni, dei paesi, perfino nei trattati delle belve o delle formiche. Quando ci sono delle divergenze interne, anche le più estreme, se si è attaccati da un nemico esterno, si dimenticano le beghe interne  e ci si unisce per difendere il proprio territorio. E in Vietnam avvenne proprio questo semplice fatto comportamentale. I Francesi che li conoscevano meglio -lo abbiamo sopra già ricordato- li avevano mesa in guardia gli americani.

L'escalation di una guerra senza fine era iniziata. 3.000.000 di americani alternandosi furono in seguito mandati in Vietnam, si toccò una punta massima di presenza di effettivi di 550.000 uomini, vi morirono 60.000 uomini, costò agli USA 200 miliardi di dollari, e impiegarono 14 milioni di tonnellate di bombe per distruggere uomini e cose (tre volte di più che in tutta l'Europa e l'Asia durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, su un Paese grande come l'Italia e con 32 milioni di abitanti.).

La guerra in Vietnam isolò sempre di piu' gli USA. Una viva ostilità nei loro confronti da ogni parte del mondo che considerava il loro intervento "un'aggressione vera e propria e non una missione di pace per salvare una democrazia". Fra l'altro non fu dichiarata nemmeno la guerra, sempre convinti di restare ai margini del conflitto. Fu proprio questo il motivo per cui sorsero contrasti anche in seno ai Paesi della Nato.

Mentre negli USA con una opposizione che già stigmatizzava questa guerra e iniziava ad odiare la obbligatoria coscrizione, ai primi mesi del 1965, si aggiunse il timore di un intervento o della Cina o della Russia. Una parte dell'opinione pubblica prese coscienza che non erano in gioco i confini o la sicurezza degli Usa, e che con quella guerra si era sbagliato il modo di procedere, si erano sopravalutate le proprie forze ed era stato troppo sottovalutato il nemico. 
Il fronte esterno al governo iniziò sempre di più a far cedere anche quello interno;  poi si aggiunsero gli ambienti economici e finanziari americani perché tutte le risorse erano ormai assorbite dalla guerra, che non era più quella del 1942-45, quando furono coinvolti quasi tutti i settori dell'industria, soprattutto quella pesante e quella tecnologica. Ora quasi metà dell'America si sosteneva con le fabbriche "del nulla", quelle del voluttuario, del divertimento, dell'effimero. Tutti questi settori -ormai tutte colonne portanti dell'economia di un paese opulento - iniziarono sempre di più ad andare in crisi.

 Insomma il movimento di opinione aumentò, e finalmente, come vedremo, prima Johnson cercò una via di uscita dal "pantano" senza mai riuscirci, poi in seguito NIXON trovò la soluzione: tornarsene a casa anche senza aver concluso nulla in dieci anni di guerra e con tanti americani morti per nulla. 
Questa fu -secondo una parte del Paese- la saggia soluzione.

Avevano dunque vinto i Vietnamiti. Facendosi distruggere città e paesi, pagando un tributo di sangue enorme: 2.000.000 di morti e altrettanti feriti, mutilati, invalidi e orfani.  Ma erano riusciti a ottenere la loro indipendenza. Una vittoria dopo la ostinata campagna militare di una grande potenza come quella americana che aveva cercato di dividere il Paese .
 Il conflitto rafforzò la volontà nei Vietnamiti di difendersi; infatti dimenticati i vecchi rancori, il Vietnam riuscì a ottenere la sua unità meglio di prima.
Con un coraggio stupefacente, non solo era riuscito a resistere e a vincere, ma era riuscito a umiliare una grande potenza anche nel profondo della coscienza collettiva americana, un disagio questo che si è poi annidato dentro nell'animo come un fantasma. Ad ogni piccolo e insignificante conflitto tornava (e tornerà per chissà quanti decenni)  ad emergere la paura di questi 10 anni di guerra "inutile".
La guerra che secondo i calcoli dopo solo 6 settimane doveva finire vittoriosa, non solo fu persa ma la sconfitta si trasformò nella  "sindrome del Vietnam".

Di tutta la letteratura sul Vietnam, corrispondenze, memorie, testimonianze, conosciamo soltanto le versioni occidentali. E nonostante queste non siano molto tenere sul conflitto, e abbastanza realistiche nel raccontarci anche le fasi tragiche, documentando i massacri che vennero fuori nei numerosi processi,  nulla conosciamo della letteratura, testimonianze e memorie dell'epica battaglia del popolo vietnamita. Nulla é stato messo a disposizione agli storici occidentali (lo ammette la stessa monumentale Storia della Cambridge University, i piu' prestigiosi 32 volumi di storia mondiale).
Con tutta la sua virulenza iniziò una delle più inutili guerre della storia moderna, che coinvolse tutto il mondo occidentale nell'osteggiarla e, paradossalmente, anche negli stessi Stati Uniti. I giovani della generazione beat, la prima generazione che non aveva conosciuto la guerra, furono scaraventati all'improvviso su un territorio che prima di allora non avevano mai sentito nominare,  una guerra di fronte a un nemico determinato e sfuggente, nonostante lo spiegamento di grandi mezzi militari e le migliori tecnologie. 
Gli Usa non otterranno nei lunghissimi dieci anni alcun risultato. Dovettero a furore di popolo, ritornare a casa dopo aver subito circa 60.000 morti. Un'avventura iniziata male, finita in peggio. Grandi armi e grandi tecnologie nel fango o nella polvere. Imponenti forze terrestri contro una lotta partigiana in una boscaglia micidiale con un nemico inafferrabile e risoluto a resistere. (furono fra l'altro per la prima volta impiegati gli elicotteri da combattimento). Uno scontro di Davide e Golia. 
Alla fine fu una sconsolata sconfitta di una decennale politica estera totalmente sbagliata, quando dopo tante lacrime e sangue, l'opinione pubblica americana volle nel 1973 ad ogni costo che si abbandonassero al loro destino i vietnamiti. Una guerra che non "sentiva" nessuno, nonostante gli appelli di "guerra giusta";  anzi il Cardinale Spellman, nel benedire le truppe che partivano per il Vietnam, la considerava "una guerra santa"
Ne vedremo gli sviluppi nei successivi anni; il coinvolgimento dell'Italia nelle varie manifestazioni, quelle che si svolsero poi in America, e infine la disfatta. Che rimase nella coscienza collettiva americana come uno "spettro" da allontanare. Fu del resto la prima guerra persa dagli Stati Uniti nella sua storia.

Nei cieli la potenza americana si era manifestata con i giganteschi B-52 che avevano raso al suolo citta' e paesi; con le navi che avevano vomitato fuoco sulle coste; e con gli 5elicotteri che per la prima volta impiegati su larga scala seminarono la morte volando rasoterra vomitando milioni di litri di erbicidi, di defolianti nelle foreste o sganciando le famigerate bombe al Napalm: veri mari di fuoco che bruciavano i modesti villaggi e i paesi in un istante. Grandi armi e grandi tecnologie, contro piccoli battelli e contro una micidiale lotta partigiana nella boscaglia, con un nemico sfuggente e risoluto che mise in crisi tutte le strategie della guerra moderna.

Fu una cocente sconfitta della politica Usa, quando la stessa opinione pubblica americana volle ad ogni costo che si abbandonassero al loro destino i vietnamiti. Era una guerra che non li riguardava. Ma questo disimpegno fu rimandato per oltre dieci anni.
Solo il 30 aprile del 1975 i soldati americani tornarono a casa, dopo aver provocato una Apocalisse. In patria li accolsero persino con fastidio, furono considerati dopo alcune terribili testimonianze, tutti assassini, dei drogati e li emarginarono; perfino coloro che erano ritornati mutilati. Insomma provarono anche gli americani quello che provarono i soldati italiani nel 1945 quando tornarono a casa dai vari campi di concentramento; furono commiserati, rimproverati di non aver vinto la guerra, emarginati, infine dimenticati.

VIETNAM 1966

E' l'anno in cui iniziano le manifestazioni studentesche contro la guerra americana in Vietnam. In America e' in atto una singolare coscrizione: "quelli che non hanno buoni voti nelle universita' devono partire". Altro che forze speciali!!! Mandarono al fronte i "bamboccioni".
(In Vietnam ci andranno 3 milioni di americani - ma se erano svogliati a scuola come avrebbero mai potuto vincere una guerra?). I francesi che temono il dilagare del conflitto iniziano grandi manifestazioni che causano gravi incidenti con morti e feriti. Anche in Italia iniziano manifestazioni pacifiste. Don Milani che si azzarda a parlare di Obiezione di coscienza, verrà incriminato ("diffonde espressioni di vilta'") e condannato anche dopo morto (era il 27 ottobre 1967).
1° GENNAIO - Paolo VI in occasione del suo discorso si rivolge anche per iscritto a MAO TSE TUNG, al nordvietnamita HO CHI MIN, a VAN THIEU sudvietnamita, a PODGORNI in Russia e a JOHNSON in America. "Adoperatevi in questa crisi dolorosa per favorire una giusta soluzione che salvaguardi l'indipendenza del Paese". Non ottiene nessuna risposta. Anzi il 9 gennaio con una spettacolare invasione di elicotteri, 7000 americani sferrano una nuova grande offensiva. L'hanno chiamata l'Operazione Trappola. Ma i Vietcong non si fanno intrappolare, sono sorprendenti, hanno la meglio e anche in questa circostanza  gli americani falliscono l'operazione; mancò poco di finire loro in trappola.
1° MAGGIO - In Cina grande parata del Primo Maggio nella Piazza di Tien An Men, vi sfilano imponenti Forze Armate e cinque milioni di GUARDIE ROSSE. I moniti che vengono lanciati all'America per l'aggressione al Vietnam inquietano il pianeta.
L'organizzazione giovanile rivoluzionaria creata da Mao, conta ora 25 milioni di "Guardie Rosse", giovani fanatici sostenitori della politica della forza. Con la loro uniforme oliva inneggiano alle opere e al pensiero di Mao, mostrano il suo libretto rosso al cielo, e dichiarano che sono determinati a tutto.


Passano pochi giorni e i cinesi sono ancora sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo spargendo altra inquietudine. Infatti, fanno esplodere alcune bombe atomiche nel deserto del Sinkiang, sette volte piu' potenti di quella di Hiroshima.
In America gia' si teme un coinvolgimento della Cina in Vietnam e iniziano i movimenti d'opinione contrari all'intervento armato e all'escalation che responsabili e irresponsabili stanno innestando dopo la caduta di Da Nang nel sud Vietnam.  Una città che è costretta a capitolare dopo che l'esercito regolare si era ammutinato appoggiando i pacifisti, chiedendo la fine di quella dittatura militare nel Sud appoggiata dagli americani, e libere elezioni. La conseguenza fu una vera guerra fratricida dopo che Cao Ky (governo fantoccio messo dagli americani) soffocò la rivolta nel sangue trascinando il Paese in una sanguinosa guerra civile. Da Nang fu quindi resa inoffensiva, poi occupata e infine trasformata in una micidiale e strategica testa di ponte, compresa una base aerea, per il successivo attacco americano.
5 GIUGNO - Agli americani non bastano più le riserve, la crescente necessità di uomini per la guerra in Vietnam richiede la coscrizione negli States. La selezione avviene in un modo molto singolare e impopolare che lascia non solo il malcontento in chi deve partire (che non ne ha nessuna voglia) ma va a ingrossare il movimento pacifista. Infatti il reclutamento avviene fra gli universitari americani meno bravi negli studi, onde "non mettere a rischio il capitale umano migliore della nazione".
Questa frase è un boomerang; perchè implicitamente si ammette che la guerra in Vietnam comporta un viaggio senza ritorno. Infatti 60.000 furono le vittime, mentre i 3.000.000 che faranno ritorno in patria a guerra finita (ma dovranno passare altri dieci anni) con i documentari delle atrocità che facevano già il giro del mondo saranno emarginati come drogati, matti, e responsabili di una guerra vergognosa, dalla quale non si è ottenuto alla fine nemmeno quanto era stato offerto in quel  negoziato proposto da Fanfani e Ho Chi Min.
29 GIUGNO - Aerei americani effettuano un terribile bombardamento di 50 minuti a tappeto e per la prima volta su due grandi citta' del Vietnam del Nord, Hanoi e Haiphong partendo proprio dalla grande base Da Nang. Vengono distrutti diversi impianti industriali e il 60% delle riserve di carburante dell'esercito nordvietnamita.
6 LUGLIO - Molta impressione in America per lo "spettacolo" che va in onda in tutto il mondo. Cinquanta aviatori abbattuti e catturati mentre bombardavano la capitale Hanoi nel Nord Vietnam vengono fatti sfilare in catene e con la casacca di delinquenti comuni nelle strade della capitale fra la folla inferocita. Ho Chi Min li bolla come "pirati dell'aria" e li addita al disprezzo e all'odio di tutto il mondo. Il 20 luglio l'ambasciatore del Nord Vietnam a Pechino dichiara ufficialmente "I piloti americani catturati sono criminali di guerra e la Convenzione di Ginevra non è applicabile nel loro caso.".
Gli americani protestano. Ma la tesi di Hanoi è fondata sul fatto che fra Usa e Nord Vietnam non esiste stato di guerra dichiarato e si ritiene quella americana essere una ignobile aggressione, quindi il processo ai "pirati" sarà fatto in conformità alle leggi vietnamite.

E' un grande shock per l'America che ha in questo momento in Vietnam 280.000 figli, padri e mariti e altrettanti stanno per partire, lasciando studi, lavoro e lo spensierato "mondo hippie" i "figli dei fiori". E' sdegno in tutto il mondo, soprattutto nel mondo dei giovani, perche' in realtà gli Usa effettivamente non hanno mai dichiarato guerra al Vietnam del Nord.

Soltanto un anno prima a Londra i giovani amavano vestirsi con enormi pastrani militari per irriverire la stolta generazione dei padri "guerrieri". Ora c''è il timore che li debbano mettere sul serio e fare ne più nè meno quello che avevano fatto i loro padri. Ed è quello che sta già accadendo in America.
18 DICEMBRE - "Possibile la pace? qualcuno non la vuole". - "Jhonson riceve il rapporto di FANFANI e La PIRA (sono i due latori di un messaggio segreto consegnatogli  da Ho Chi Min, che non doveva essere pubblicato. Il silenzio era una delle condizione.  Ndr). E' un messaggio-appello,  per rendere possibili negoziati di pace, una cessazione del fuoco in terra, in aria e nel mare. Ma  viene invece reso noto (da un giornale di provincia, il Saint Luis Post) poi  pubblicato dal dipartimento di Stato (Infine da tutti i giornali e anche in Vietnam- facendo infuriare Ho Chi ). Inoltre, Rusk, il  segretario, sostiene che gli Usa non corcordano con la tesi avanzata da Hanoi "Siamo lontani dall'essere persuasi che le dichiarazioni di Ho Chi Min citate dalle fonti italiane  dimostrino un reale desiderio di esaminare tale questione senza condizioni" (Com. Ansa, 18 Dic. ore 02.40).
Insomma la solita formula per non fare un passo indietro.
 
Il giorno prima, il 17, nella proposta di pace vietnamita, secondo gli Usa non c'erano condizioni per far cessare la guerra! Ma Ho Chi Min, in queste trattative, aveva chiesto il segreto, doveva anche lui salvare la faccia nel suo Paese, e quindi dopo la "imprudente pubblicazione" smentì il 19 quello che era disposto a fare. Parla Fanfani: "Ho Chi Min aveva espresso  un "forte  desiderio" per un regolamento pacifico e aveva indicato che Hanoi era disposto a trattare la pace senza condizioni preliminari e senza chiedere in particolare il ritiro delle truppe americane"( Com. Ansa, 17 Dic, ore 23.20)
Ma a quanto sembra gli americani non avevano nessuna intenzione di far finire la guerra. Rimase un mistero chi aveva dato il messaggio al giornale di provincia, che così compromise i contatti con Hanoi, che per ovvi motivi "ha smentito l'esistenza di un messaggio inviato al Presidente degli Usa attraverso Fanfani" (Com. Ansa, del 18 Dic, ore 21.15)
INTANTO TUTTA LA VICENDA  VIETNAM inizia a diventare tragica e assurda e in molti casi anche ambigua.
"Gli Usa ammettono di aver usato l'impiego di gas, Ma "da fonte autorizzata americana è stato precisato che il gas è stato disseminato da elicotteri con personale "vietnamita"
(Com. Ansa, 23 marzo, ore 10.30).
Che insomma loro non si sono sporcate le mani.

PASSA MEZZ'ORA E ARRIVA UN FEROCE COMMENTO: "Il New York Times pubblica un editoriale in forte polemica con il governo:  Condanna l'uso dei gas. "La colpa è dell'uomo bianco: Nel Vietnam   dei gas sono stati forniti da uomini bianchi i quali hanno approvato il loro uso contro gli asiatici. E' questo un fatto che nessun asiatico, che sia comunista o no, dimenticherà mai. Gli Stati Uniti affermano di combattere nel Vietnam la libertà, la giustizia e gli altri principi morali, contro il comunismo e per la sicurezza del mondo libero. Servendosi di gas nocivi, l'amministrazione Jhonson applica il vecchio adagio che in guerra tutti i mezzi sono buoni, ma in questo caso si tratta di una guerra nella quale la posizione morale degli Stati Uniti è altrettanto importante dei proiettili" (Com. Ansa, 23 marzo, ore 11.07)

MA SI INSISTE NEI PROCLAMI - "La parola d'ordine è: "uccidere i vietcong". Lo ha dichiarato il generale Greene partendo da Da Nang visitando le installazioni e le posizioni occupate dai Marines "in  modo che siano pronte a tutto" (Ib, 28 aprile, ore 14.15)

"Protestano le mamme americane con dei cortei a New York spingendo delle carrozzine con i figli invalidi, capeggiati da un pediatra, per una immediata cessazione del fuoco" (Ib. 11 aprile, ore 18.36)

24 DICEMBRE - Nel Vietnam su tutto il fronte cessano per 48 ore ogni attività di guerra. Sono stati gli americani a lanciare l'idea di una pausa per celebrare il Natale. Ma dopo poche ore dall'inizio della pausa, riprendono le ostilità con più vigore e con maggiore distruttività. Furono tali che il tribunale internazionale "Bertrand Russel" denunciò pubblicamente i crimini e le atrocità che stavano commettendo gli americani in Vietnam.

Tuttavia "Il generale GIAP non si impressiona: "indipendentemente dal numero di soldati che gli americani possono inviare in Vietnam e del punto a cui porta la escaletion della guerra, il popolo delle due zone del Vietnam è fermamente deciso a combattere ed è convinto che otterrà la vittoria" (Com. Ansa. 22 dic. ore 12.20)

VIETNAM 1967

Papa Paolo VI diffonde una delle sue più famose enciliche ( Populorum progressio ) dove si parla di "progresso" ma nello stesso tempo in questi giorni la civiltà sta andando indietro; in tutto il mondo il proseguimento dei bombardamenti in Vietnam provocano indignazione e vivaci manifestazioni di protesta, sono crimini che stanno dilaniando le coscienze. Le divergenze di opinione stanno aumentando e stanno insinuandosi profondamente dentro le file dei cattolici. Fino al punto che nel corso dell'anno, il "dissenso" con la disubbidienza alla gerarchia episcopale e papale, in Italia diventa esplosiva.
Contemporaneamente: "Una nuova fase della guerra in Vietnam è cominciata. Per la prima volta truppe statunitensi sono entrati in territorio vietnamita, a Saigon, dove prima operavano reparti sudvietnamiti. Inizia una delle più ambiziose aperazioni offensive degli Usa".(Com. Ansa, 7 gen. ore 07.57)
Ora non ci sono più dubbi. Gli Americani stanno combattendo una guerra non dichiarata.
E' L'ANNO dei proditori attacchi nel Sud Est asiatico duramente contestati non solo in Europa, ma negli stessi Stati Uniti.
"Ecco come l'agenzia americana Upi ha descritto un'operazione condotta dai paracadutisti americani ad una trentina di chilometri da Saigon:

"Per un raggio di tre chilometri attorno al campo dei paracadutisti non è rimasto in piedi una sola abitazione. I continui bombardamenti dell'artiglieria e dell'aviazione hanno distrutto tutto. I paracadutisti hanno incendiato tutte le case che sono riusciti a trovare. Tutti gli utensili sono stati distrutti, tutti i bananeti tagliati, tutte le reti strappate".
"Nel corso del 1967, lo stato maggiore americano era giunto alla decisione di distruggere qualunque installazione umana e qualunque forma di vita in un ampio "triangolo di ferro" di molte decine di chilometri di lato, nella regione a nord di Saigon. Una regione creduta infestata dai vietcong. E sempre nel 1967, ai marines sbarcati in massa nel delta del Mekong, gli è stata comunicato che la regione è stata dichiarata "free kill zone" (zona dove si può uccidere liberamente)".
(J.Chesneaux, Storia del Vietnam, Ed. Riuniti).

Le rivolte studentesche iniziano anche in America, dove si intensifica l'opposizione al proseguimento della guerra in Vietnam. Numerosi giovani si rifiutano di rispondere alla chiamata di leva e si rifugiano in Canada. Grandiose marce per la pace si svolgono a San Francisco, a New York e a Washington.
Già in novembre "In America molti scrittori firmano contro la guerra; "La nostra coscienza ci vieta di commettere il "Delitto del silenzio".  In nome della libertà noi abbiamo lanciato il terribile arsenale della massima potenza militare nel mondo contro un piccolo paese agricolo, uccidendo, bruciando, mutilando la sua popolazione; in nome della pace noi creiamo un deserto; in nome della sicurezza noi rischiamo un conflitto mondiale"
(Com. Ansa, 9 Nov. 1966, ore 11.45)
8 GENNAIO . Dopo la tregua voluta dagli americani in Vietnam per le feste di Natale, riprendono più aspri i combattimenti in terra, in mare, in cielo. E questa volta sono gli americani a sostituirsi definitivamente ai sudvietnamiti fino a questo momento impiegati. "E' l'inizio della "ambiziosa campagna americana" dentro il "Triangolo di ferro". In due giorni 273 missioni di caccia bombardieri  e di B-52, hanno spianato la strada" (Com. Ansa 10 Gen. ore 15.55)
Ma i Vietcong a Natale non hanno festeggiato un bel nulla, anzi hanno lavorato e molto. Infatti  si sono riorganizzati e all'arrivo di quella che doveva essere il prologo dell'inizio della grande campagna americana nel delta del Mekong, per molti è invece la fine della loro esistenza. Gli americani subiscono  in questi giorni fortissime perdite. Il Ministro della difesa americano fa sapere che si sono persi finora 2.273 aeroplani. Ma per queste cifre ritenute non veritiere, come pure i reali danni inflitti in Vietnam con i bombardamenti, l'ambasciatore italiano a Washington FENOALTEA polemizza e si dimette dall'incarico. Le polemiche non mancano, i socialisti uniti ora PSU, contestano queste dimissioni in senso negativo: "Ciò che è discutibile, è il modo, il momento, la pubblicità.  Il governo non so se possa accettarle, e per una ragioni di costume debba proporsi invece una questione di esonero" (Vittorelli, Psu - Com. Ansa del 11 maggio, ore 20.50)
IL MSI con Michelini invece chiede al Governo "Se sia vero che le dimissioni sono state determinate da un contrasto insorto con il governo sulla politica del centrosinistra nei confronti degli Usa, in relazione al mutato atteggiamento italiano sul problema Vietnam"
(Ib. ore 22.01).
Gli americani, dopo l'insuccesso nel Mekong,  iniziano a vedere tornare i loro figli a migliaia dentro le bare avvolte nella bandiera;  la protesta sale, i casi di renitenza alla leva pure. Le marce pacifiste cominciano a diventare oceaniche. Che è poi un incoraggiamento a farle negli altri paesi che contestano, protestano, s'indignano per questa guerra assurda. Ogni governo con una politica estera  filoamericana ha degli imbarazzanti atteggiamenti in quella interna. Più degli altri, maggiore è il disagio in Italia di Fanfani che era stato il mediatore di quella  proposta pacifica che abbiamo già letto, poi andata fallita; ma è sempre ministro degli esteri e la sua posizione si è già compromessa due volte: con le dimissioni a fine '65 e poi con la fallita mediazione; sempre per la questione Vietnam.
12 APRILE - A Roma grandi manifestazioni contro i bombardamenti americani in Vietnam. Nei cortei  si sono uniti agli studenti molti cittadini che vogliono portare la loro solidarietà al paese martoriato;  si verificano poi diversi scontri con la polizia, cariche e numerosi incidenti per tutta la giornata provocando numerosi feriti e arresti.
16 APRILE - Grandi manifestazioni pacifiste in America. Milioni di giovani sfilano per le vie di New York (500.000)  e di San Francisco al grido di "stop the bombing". L'America si sta interrogando. I cortei sono sempre più affollati. Johnson sta diventando impopolare. E a complicare le cose ci sono anche i tumulti razziali; e anche qui intervengono le truppe federali.
25 APRILE - Altra grande manifestazione a Napoli contro i bombardamenti in Vietnam.

22 MAGGIO - Manifestazioni anti americane contro i bombardamenti anche a Firenze. Numerosi incidenti tra i manifestanti, infiltrati e polizia. Si contano 12 feriti e numerosi arresti di dimostranti. Tutte le città metropolitane sono ormai già scese in piazza con imponenti manifestazioni per far cessare i bombardamenti, ma sembra tutto inutile. La macchina infernale della guerra procede imperterrita.
14 LUGLIO - Dopo la partecipazione di De Martino a Napoli alle manifestazioni antiamericane, la sinistra del PSU non partecipa al voto di fiducia alla Camera, che invece approva la solidarietà del governo alla politica americana in Vietnam con 287 sì e 207 no. Si è ciechi e servili. Tutta Italia sta manifestando contro, perfino buona parte degli stessi americani, ma i politici della maggioranza, non vedono e non sentono. Indirettamente si approvano i bombardamenti indiscriminati su un Paese inerte che sta conducendo una lotta impari.
23 SETTEMBRE - Quello che temeva la popolazione americana era un coinvolgimento nella guerra del Vietnam della Russia. E i timori in questo giorno crescono. Infatti l'Urss stringe un accordo militare con il Vietnam del Nord, che provoca angoscia non solo alla popolazione americana ma in tutto il mondo. Si teme ora l'escalation della guerra con l'intervento dei russi, e si teme un intervento anche della Cina, che farebbe innescare una terza guerra mondiale molto più estesa della precedente. E se in America c'era ancora qualche neutralista, ora hanno deciso di ingrossare le file dei pacifisti.
Se la Cina o la Russia scendevano in campo in questo periodo il corso della storia cambiava. 
Una alleanza Cina Russia, con la potenza bellica che possedevano entrambe, oltre al numero impressionante di uomini avrebbe spazzato via l'America dal Vietnam. Visto che non è in grado di risolvere il suo grosso problema in un Paese appena grande come l'Italia.

 Non si verificò questa temuta alleanza per il semplice fatto che proprio tra Cina e Russia in questo periodo sorsero dei profondi contrasti ideologici che impedirono la grande intesa politica e militare.

21 OTTOBRE - Grande e imponente marcia della pace a Washington davanti al Pentagono. Iniziano a sfilare in carrozzella migliaia di reduci mutilati, ma già messi da parte dalla società. Avvengono scontri fra i dimostranti e le forze dell'ordine decisamente inadeguate, ma poi viene subito mobilitato anche l'esercito. Siamo già quasi allo scontro civile fra americani.
Intanto si sta organizzando un movimento per il rifiuto collettivo della chiamata alle armi; in dicembre organizzeranno una imponente manifestazione per la pace e per l'obiezione di coscienza. Ma molti verranno perseguitati e dovranno rifugiarsi in Canadà per non essere incriminati di diserzione. La guerra in Vietnam non è solo impopolare in Europa ma lo è anche fra i cittadini del paese che la sta conducendo. Alla coscrizione sono chiamati sempre di più quelli che nelle Università hanno i voti più bassi.
E ci sono cittadini che non vogliono accettare di morire per un paese che non conoscono e per delle ragioni che sfuggono alla comprensione dei piu'. "Non è in gioco l'unità e la sicurezza del Paese, ma se le tensioni interne e quelle esterne aumenteranno si mettono veramente a rischio entrambe" Questa era la più ricorrente riflessione. E fu profetica.
25 DICEMBRE - Dopo il messaggio di Amore e di Pace di Paolo VI appena irradiato, sui giornali, con una "lettera aperta" al Papa che viene resa pubblica, i seminaristi di Verona si fanno sentire; condannano l'intervento americano in Vietnam: "Amore, Pace: parole che rischiano di restare vuote se non troviamo l'effettiva maniera di realizzarle...... Condanniamo la politica degli Stati Uniti i quali approfittando della loro potenza politica e militare vogliono imporre con la forza una loro visione di pace. Crediamo che nulla possa giustificare questa guerra, tanto piu' che questi potenti si dichiarano cristiani".

Ma quelli del Circolo Cattolico Maritain di Rimini vanno oltre, a Paolo VI gli scrivono direttamente una lettera e vale la pena di citarla per capire il lievito che farà fermentare il drammatico "dissenso" cattolico in Italia (vedi Don Mazzi, Don MIlani, ecc.).
"Il cardinale Spellman ha detto che "gli Stati Uniti stanno combattendo nel Nord Vietnam una guerra santa", e, rivolto alle armate statunitensi ha detto  "Voi non solo state servendo il vostro paese, ma state servendo la causa della giustizia, la causa della civilta' e la causa di Dio. Noi siamo tutti uniti nella preghiera e nel patriottismo in questo sforzo". Noi, cattolici di Rimini, siamo scandalizzati e sgomenti. E' questa la Pacem in terris? E' questa la nuova "eta' conciliare"?. Siamo tornati alle crociate di infausta memoria e al patriottismo di cattiva lega con la benedizione delle armi e dei gagliardetti? Padre, Lei che cosi' ansiosamente e paternamente non perde occasione per ammonire da "errori" e "deviazioni" e "pericoli" che si possono ravvisare negli scritti o nell'impegno di qualche sconosciuto membro di questo o quell'ordine religioso, e nell'attività di qualche "cenacolo" laico (chiaro il riferimento a Don Mazzi e all'Isolotto di Firenze) non vorra' rimanere inerte di fronte a certe grossolane deviazioni, a certe scandalose negazione della Pace, sol perche' fanno capo ad un cardinale di S.R. Chiesa?"
(Da Lettera aperta al papa sulla "guerra santa" nel Vietnam, 1967.
Citata anche in "Storia dell'Italia repubblicana" di Silvio Lanaro, Marsilio Editori, 1996
)

VIETNAM 1968

Il 1968 è un anno detonatore per tutto il mondo. Quando, dove e come partì la scintilla della rivolta studentesca nessuno lo sa. Forse partì nelle università americane quando iniziarono a reclutare per mandare in Vietnam gli studenti con i voti scadenti (come se un voto basso affrancasse la morte in guerra). Forse in Francia a Nanterre. Forse a Roma. Forse a Pechino. Forse ad Atene. A Praga. A Tokio. In Brasile oppure in Messico, dove lì, non si andò tanto per il sottile, l'esercito affrontò gli studenti con i bazooka provocando stragi con centinaia di morti nella grande Piazza delle Tre Culture (!). Il luogo scelto non poteva essere migliore!
Il fenomeno fu planetario, espressioni di animosità, gli uni e gli altri non reciprocamente influenzati e ispirati, perchè contemporanei a diverse latitudini, dunque al di fuori di ogni razionalità e da ogni studio psicologico, sociologico e geopolitico. Accadde nei Paesi democratici, in quelli fascisti, in quelli comunisti.
Negli Stati Uniti, ecco come descrisse J. Weinberg la nascita del movimento studentesco: "Essi affermano se stessi, decidono anche se non sanno come salvare il mondo, anche se non possiedono alcuna formula magica, devono levare alta la loro voce perché tutti la sentono. Diventano degli attivisti e nasce una nuova generazione, una generazione di "radical".

1° GENNAIO - SI COMINCIA...... con ... le manifestazioni in Europa contro gli americani impegnati nella sanguinosa guerra (ma le manifestazioni le hanno anche in Usa e infastidiscono molto JOHNSON, che esce allo scoperto e manda un preciso segnale a quei governi che si barcamenano nell'ambiguità con la politica estera, o che non fanno abbastanza per stroncare con ogni mezzo le manifestazioni antiamericane nel loro paese; come i francesi, gli italiani e i tedeschi.
Con il pretesto di arginare il deficit degli Usa, Johnson annuncia il blocco degli investimenti statunitensi in Europa. Che si tratti di una punizione-ricatto ben precisa, ci viene confermato da questa corcostanza: la Gran Bretagna che è l'unico paese dove non si svolgono manifestazioni antiamericane, è escluso dal blocco.

30 GENNAIO - Grande offensiva di vietnamiti contro gli americani. (Offensiva del Tet). E' la notte del capodanno buddista;  i Vietcong invece di fare festa come tutti si aspettano, si sono organizzati e sferrano con 70.000 uomini il loro tremendo attacco a sorpresa agli statunitensi, colpiscono e attaccno città considerate inattaccabili, entrano in tredici delle sedici capitali provinciali del delta del Mekong, e giungono fino fino al punto di circondare a Saigon la sede dell'ambasciata degli Stati Uniti. E' una delle prime grandi sconfitte degli efficienti reparti americani.

3 MARZO - Scontri in Giappone nelle manifestazioni fra studenti pacifisti e la polizia. Gli slogan anche a Tokio sono antiamericani e le simpatie vanno tutte a Ho Chi Min.
Il 28 dello stesso mese altri gravissimi incidenti per protestare contro la presenza di navi della sesta flotta dotate di armi nucleari nei porti del Giappone. (dove si vuole arrivare in Vietnam è ora chiaro a tutti).

16 MARZO - Gli americani in Vietnam compiono il massacro a sangue freddo al villaggio MY LAY.
A inorridire non è solo il mondo intero, ma anche i cittadini americani che cominciano a prendere posizioni ostili verso il governo; e non solo l'opinione pubblica, ma anche i produttori. My Lay è il caso più noto di genocidio di donne, vecchi e bambini fatto in Vietnam. Solo in seguito arriveranno filmati che diventeranno una vera onta dell'esercito americano.

31 MARZO - Le ondate di protesta contro la guerra in Vietnam aumentano. JOHNSON, il presidente degli Stati Uniti, improvvisamente sospende i bombardamenti e nello stesso tempo "getta la spugna", annuncia che non si presenterà alle elezioni presidenziali. Ormai la sua popolarità nei sondaggi sta calando paurosamente e alcuni nelle manifestazioni ricordano che non è un presidente eletto dal popolo, ma solo un vice diventato presidente e che si è trovato rieletto sotto l'emotività dell'assassinio di John Kennedy. Poi il "fattaccio"!  Proprio il fratello dell'ex presidente, Bob, che  aveva annunciato pochi giorni prima, il 17 marzo, che si candidava contro Johnson, annunciando il suo programma "cessazione della guerra in Vietnam, perche' l'America sta attraversando un momento pericoloso". il 5 giugno verra' assassinato.

25 APRILE - Roma - Questa volta gli studenti fanno sul serio e mettono in allerta i servizi segreti americani. Non sono avvenute semplici manifestazioni e cortei contro la guerra in Vietnam, ma hanno incendiato a Roma la sede della americana Boston Chemical, che produce il famigerato Napalm impiegato dagli Usa per carbonizzare interi villaggi vietnamiti.

30 APRILE - In America a New York, viene fatta sgomberare dalla polizia la Columbia University occupata dagli studenti da un mese. La rivolta è sempre per lo stesso motivo. La famigerata coscrizione e invio in Vietnam dei giovani che hanno i voti più bassi. (potevano vincere?!!)

4-5 MAGGIO - Dopo l'offensiva del Tet, nel più completo segreto, cogliendo il comando americano ancora una volta di sorpresa, i nordvietnamiti lanciano un'altra tremenda offensiva, proprio mentre 150.000 uomini erano impegnati a "trovare e a distruggere" le bande partigiane. Il fatto che sia stata una sorpresa, pari a quella del Tet di gennaio, mostra fino a che punto hanno fatto fallimento i servizi d'informazione. E inoltre dimostra fino a che punto erano isolati dalle popolazioni locali. Questi nei giorni in cui si preparava la "sorpresa" avevano nascosti centinaia di migliaia di combattenti, li rifornivano, li nutrivano, e trasportavano materiale e armi a loro necessario a rischio della loro stessa vita. Per settimane i preparativi non furono mai traditi.

5 NOVEMBRE - In America viene eletto Presidente degli USA RICHARD NIXON, del partito Repubblicano, ma i Democratici conservano la maggioranza sia al congresso che al senato. Nixon ha ora una bella eredità: la guerra in Vietnam. Tutto il mondo aspetta le sue decisioni e il nuovo corso della politica americana. Che cosa faranno i "gendarmi del mondo"?.
Nixon assumendo la presidenza il prossimo anno, intensificò le operazioni di guerra e contemporaneamente tentò la "vietnamizzazione" del conflitto, ossia la graduale riduzione del contingente statunitense. In realtà l'estenuente confronto militare rafforzava l'esercito vietcong e logorava quello americano.

VIETNAM 1969

27 FEBBRAIO - Manifestazioni contro NIXON nuovo Presidente degli Stati Uniti in visita a Roma. Avvengono scontri di manifestanti tra giovani di estrema destra e di estrema sinistra, nelle piazze, nelle strade e all'Università; qui uno studente resta ucciso cadendo da una finestra. Di giorno e di sera lunghe e numerose Marce della Pace che inalberano cartelli eloquenti: "Nixon go home", e "Via dalla Nato, o sara' in Italia un'altra Vietnam, Nord contro Sud". Una giornata iniziata  con un semplice corteo, con una manifestazione prevista dalla democrazia, da una perfetta democrazia, si è invece trasformata in una giornata di violenza

Il "via dal Vietnam" era del resto una legittima protesta degli italiani, visto che le proteste le facevano negli stessi Stati Uniti. La prestigiosa rivista americana Life farà inorridire l'America e il mondo quando pubblicherà il famoso servizio sul massacro compiuto dagli americani a Song May. Lo pubblica a novembre il servizio, ma per vie indirette lo si sapeva già in questi giorni cos'era avvenuto in Vietnam. Legittimo quindi in America la contestazione civile ordinata e democratica. Ma non fu tale in Italia, erano troppi coloro che volevano strumentalizzare la piazza o cercavano nella stessa dei pretesti per intervenire per altri scopi, che nulla avevano a che vedere con la specifica protesta.
2 MARZO - A contestare Nixon non ci sono solo le sinistre. All'arrivo in Piazza San Pietro per una visita al Papa il presidente trova una accoglienza ostile da parte di diversi gruppi cattolici;  deve intervenire la polizia per lo sgombero della piazza per evitare incresciosi incidenti diplomatici con la Santa Sede. Sul piano pratico è una visita ipocrita; in Vietnam nulla è cambiato, anzi dopo venti giorni Nixon invade la Cambogia; si combatte, si bombarda, si uccide e si fanno massacri, nonostante tante promesse e gli accorati appelli del Papa. L'inchino deferente di Nixon al Papa e la benedizione impartitagli non sono servite a nulla.
In America nel frattempo, cioè negli stessi giorni, si svolgono imponenti dimostrazioni di protesta contro l'escalation in un centinaio di città americane; la polizia spara sulla folla inferocita provocando 18 morti e centinaia di feriti. Il culmine lo si tocchera' il 9 maggio quando anche Washington è assediata e dovra' intervenire l'esercito e la guardia nazionale manganellando a destra e a sinistra senza discernimento. Gli americani inorriditi tutti a guardare dalla Tv le scene di violenza, non più in Vietnam ma nel proprio Paese.
Stesse scene di violenza in marzo a Chicago di migliaia di "radical". "Gli scontri furono selvaggi e lo spettacolo televisivo di americani bianchi della classe media che venivano malmenati dai "difensori della società" produsse una profonda impressione sull'opinione pubblica"
(H.S. Commanger, Storia degli Sati Uniti, Einaudi)

3 SETTEMBRE - A 79 anni di eta' muore HO CHI MIN ( BIOGRAFIA: vedi più avanti) Una vita leggendaria alle spalle a partire dal 1915 quando fu gia' presente alla nascita del partito comunista francese. Nel 1945 ritornato in patria guidò la lotta armata contro proprio i francesi.
Nel 1954 diviso in Vietnam in due Stati, assume la carica di presidente del Vietnam del Nord. E sarà ancora lui a guidare la lotta armata questa volta contro gli americani che vogliono insediarsi nella penisola per farne una base strategica. Ma sappiamo gia' quale tragedia sarà questa guerra sia per i vietnamiti, dove ne morirono due milioni, sia per gli americani che erano inizialmente partiti per questa avventura da terminare in 8 settimane ma che dopo dieci anni si dimostrò essere una guerra con nessuna possibilità di vittoria ma solo avviata a una grande disfatta, fra l'altro vergognosa quando si verra' a conoscenza dei crimini commessi dai soldati statunitensi. E non da fonti nemiche. Il prestigioso LIFE in America pubblica in settembre, in prima pagina le foto di un massacro, e all'interno un agghiacciante servizio sulle atrocità commesse da alcuni soldati americani nel villaggio vietnamita di Song May. L'America inorridisce, il mondo pure. Era -dissero- una missione di pace, ma si trasformò in una vergognosa guerra, in una carneficina.
14 NOVEMBRE - Una delle più lugubre giornate dell'America. "Washington . La "marcia della morte", cominciata ieri sera nella capitale, prosegue nel massimo ordine. Ognuno dei circa 40.000 manifestanti tiene in mano una candela accesa e ha appeso al collo un cartello con cognome, nome e stato d'origine di un militare caduto del Vietnam. La sfilata che durerà 48 ore e che sarà poi seguita domani da una grande dimostrazione di massa contro la guerra vietnamita è stata aperta da un vedova di guerra ventitreenne. I dimostranti marciano in fila indiana verso il Campidoglio, davanti al quale sono state collocate 12 bare, nelle quali, ad uno ad uno, i dimostranti depongono i loro cartelli con i nomi dei caduti. La marcia si svolge nel più assoluto silenzio scandita dal ritmico rullio di  tamburi ricoperti da un drappo nero" (Comun. Ansa, 14 Nov, 1969, ore 21.26)

27 SETTEMBRE - A turbare nuovamente la tranquillità a Roma , arriva in Italia nuovamente il presidente degli Stati Uniti RICHARD NIXON. L'accoglienza che gli viene riservata non è molto diversa da quella fattagli il 2 marzo del 1969. Stesso copione. Si svolgono numerose manifestazioni di protesta in città e in Piazza San Pietro quando il Presidente si reca in visita a Papa Paolo VI. E non solo i non credenti protestano, ma sono scandalizzati gli stessi cattolici per le ambiguità del Vaticano.

La guerra in Vietnam, con l'invasione della Cambogia sta diventando ancora più cruenta e repressiva, visto che si è formato in aprile nel Laos, in Cambogia, in Vietnam del Sud, il grande movimento del Fronte di liberazione dell'Indocina, che sta coordinando le attività su tutto il Paese, rendendo problematici gli interventi americani nonostante i grandi mezzi e gli uomini impiegati. E proprio per far tornare a casa questi ultimi continuano in America le manifestazioni, che sono ormai oceaniche e che la guardia nazionale a stento controlla. In maggio cento città della confederazione Usa hanno manifestato contro la guerra in Vietnam, provocando scontri e decine di morti e feriti; mentre a Washington si ripete la grande dimostrazione dello scorso anno, ancora piu' imponente e con alcuni momenti critici durante gli scontri con i cosiddetti "difensori della società".

Gli stessi rapporti fra il presidente Nixon ed il congresso sono molto difficili. Il 3 novembre alle elezioni legislative, sia al senato che alla camera la maggioranza è ormai democratica.

VIETNAM 1972

15-16 APRILE - In Vietnam riprendono massicci bombardamenti americani su Hanoi e Haiphong. In Giugno e Luglio sono bombardate le dighe che controllano le risaie nordvietnamite distruggendo i raccolti di riso. - Il 7 novembre con la promessa di far cessare la guerra in Vietnam, NIXON è rieletto presidente. Ma il 18 dicembre una nuova massiccia incursione di bombardieri distrugge quello che ancora restava di Hanoi e Haiphong. - Negli USA cresce nuovamente il movimento d'opinione contro la guerra in Vietnam soprattutto coloro che avevano riconfermato la carica a Nixon, che è costretto il 30 dicembre ad annunciare la sospensione dei bombardamenti, e l'inizio delle trattative di pace. Ma c'è dell'altro!!
Per Nixon stanno nascendo grossi problemi di immagine. Il Washington Post già alla vigilia delle elezioni, usciva il 10 ottobre con un articolo di un giornalista segugio che portava alla luce alcuni particolari di una inquietante campagna elettorale di Nixon; poi ad elezioni avvenute, e riottenuta la presidenza, queste rivelazioni ripresero quota descrivendo dettagliate attività denigratorie contro gli avversari democratici condotte con illegali mezzi d'intercettazioni. Il maldestro tentativo di soffocare lo scandalo peggiora la situazione e scatenano altri attacchi; tali che alla fine dell'anno portano Nixon al centro di una situazione non solo imbarazzante ma drammatica per l'America, che s'interroga. Sta per scoppiare lo "Scandalo Watergate". Dopo quasi un anno e mezzo d'indagini causerà il 27 luglio 1974 l'impeachment e le dimissioni di Nixon il successivo 9 agosto.

VIETNAM 1973

24 GENNAIO - "Washington - Il presidente Nixon ha annunciato questa sera che è stato raggiunto un accordo per mettere fine alla guerra nel Vietnam" (Com. Ansa 24 gennaio 1973, ore 04.08).
La ritirata statunitense è preceduta da un riavvicinamento di Nixon a URSS e Cina (la «diplomazia del ping pong»); il riavvicinamento consentì di ammorbidire l'atteggiamento di Hanoi e di accelerare i preliminari di pace. In questi gli Stati Uniti si impegnavano a sospendere tutti gli aiuti militari a Saigon, in cambio della formazione di un governo democratico-parlamentare e del mantenimento provvisorio dei due Vietnam.
27 GENNAIO - "Parigi - L'accordo di pace per il Vietnam è stato firmato oggi dai ministri degli esteri di Stati uniti, del Vietnam del nord, del Vietnam del sud e del governo provvisorio rivoluzionario del Vietnam del sud" (Com. Ansa 27 gennaio 1973, ore 11.13).

 

VIETNAM 1973 -1974 -1975
Malgrado il cessate il fuoco e l'impegno per il ritiro delle truppe statunitensi (che segnava la prima grande sconfitta nella storia degli Usa) il ritiro non avvenne e il conflitto continuò, apparentemente condotto solo dai sudvietnamiti ma usando il massiccio quantitativo di armi e utilizzando i consiglieri militari americani.

Sanguinosi combattimenti, con moltissime vittime, si protrassero per altri due anni, fino al 1975, quando le truppe nord-vietnamite riuscirono ad entrare nella capitale Saigon.

I
sudvietnamiti sempre riforniti di armi ma incapaci di una strategia e senza l'appoggio dei locali, avevano continuarono la lotta fino al crollo, poi il 30 aprile del 1975 si arresero al Fronte nazionale di liberazione, mentre già il giorno prima la Casa Bianca annunciò (nè poteva fare altro) l'evacuazione di tutti i soldati e funzionari americani in Vietnam.
Di fatto la guerra in Vietnam, terminò così il 30 aprile 1975. E con gli Stati Uniti a casa senza nemmeno un pugno di mosche in mano, e dopo aver lasciato in Vietnam 60.000 morti.

Ma per il Vietnam i problemi non terminarono. Finita la guerra contro gli Stati Uniti, la nuova repubblica si trovò ad affrontare una serie di problemi socio-economici derivati da tanti anni di guerra. Inoltre nel '77 si aggiunsero a queste gravi difficoltà.... (per il conflitto con la Cambogia dei khmer rossi )
.... con l'esodo di migliaia e migliaia di vietnamiti e nel '78 un conflitto con la Cina; che nel frattempo aveva annunciato lo stabilimento di normali relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

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un commento di ....

Giacomo Franciosi

Ho Chi Min fu un rivoluzionario e un importante uomo politico indocinese.
Il suo vero nome di nascita era tutt’altro, ma il suo fervente attivismo politico lo condusse a cambiarlo molteplici volte.

Nasce a Kimlien, Figlio di un piccolo funzionario della corte dell'Annam, emigrò in Francia neanche ventenne, a Parigi esattamente, dove svolse lavori come operaio fotografo e stampatore per il giornale antimperialista "Le Paria". Aderì dapprima al Partito Socialista, alla cui scissione seguì la fazione comunista, divenendo infine agente della terza internazionale per l’estremo oriente il Komintern.

Tornò clandestinamente in patria nel 1930 dove fondò il partito comunista indocinese, guidò con abile mano le prime rivolte e guerriglie contadine contro gli occupanti francesi (Il Vietnam fu una delle tante colonie francesi).

Una guerriglia non fruttuosa, agendo nel totale anonimato coordinò operazioni di ribellione fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, che coincise con l’occupazione da parte del regno del sol levante (Giappone) in terra vietnamita.
Le mire di ribellione, rivolta e resistenza vennero giustappunto coordinate da Ho Chi Minh nei confronti degli occupanti Nipponici.

La fondazione del Viet-minh (Lega indipendentista) nel 1941 fu il punto massimo della guerriglia partigiana da lui abilmente guidata e patrocinata, condotta alla liberazione del paese dall’occupante.
Nel 1946 si proclamò Presidente della Repubblica del Vietnam, tentò non riuscendovi un accordo coi colonizzatori francesi, ma le manie di grandezze e di Nazionalismo di De Gaulle condussero a un risultato insoddisfacente.

Ho Chi Minh si trovò di nuovo a guidare un fronte di liberazione dagli odiati occupanti, il minuscolo e contadino Vietnam e l’Indocina in generale ebbero la meglio sulla “Grandeur francese” e nel 1954 le truppe di Parigi si ritirarono.

( La lotta si era infatti intensificata col ritorno dei Francesi dopo la guerra e durò dal 1946 al 1954. Ma i contadini guerriglieri inflissero all’esercito francese una storica sconfitta nella battaglia di Dien BienPhu. Questa battaglia costituì la più grande vittoria conseguita nell’età contemporanea dall’Asia sull’Occidente. Con questo in più: che si trattò di una vittoria ottenuta da contadini scalzi e armati sommariamente da Ho Chi Minh. Di questa sconfitta clamorosa e umiliante poco si sa in occidente. Ma l'autore di Storiologia, ha conosciuto i dolorosi fatti da un reduce della Legione Straniera, quando rientrato clandestinamente in Italia, acciuffato fu costretto a fare il militare con lui; che a quell'epoca - uscito dalla scuola sabotatori paracadutisti di Viterbo- prestava servizio in un reparto speciale-paracadutisti dell' E.I. in Alto Adige.

Dopo la battaglia di Dien Bien Phu la Francia fu costretta ( o ebbe la saggia accortezza) ad accettare un armistizio che sancì la divisione del Vietnam in due stati: un settentrionale, indipendente sotto la guida dei comunisti, e uno meridionale, dove i Francesi, nel 1949 avevano insediato un governo fantoccio sotto l’imperatore Bao Dai. Ma anche nel Vietnam meridionale aumentavano le richieste di piena indipendenza. Da quello stato di cose prese inizio la lunga e sanguinosa guerra che i patrioti vietnamiti condussero contro il governo fantoccio del Vietnam del Sud, dov'era però subentrato, dopo i francesi, l'appoggio degli americani (ma i francesi avvisarono gli americani: "attenzione - dissero- non crediate che sia facile, anzi sarà molto ma molto difficile. Noi i vietnamiti li abbiamo purtroppo conosciuti. All'interno fra di loro sono nemici, ma appena qualcuno interviene a favore di uno o dell'altro, ridiventano una cosa sola." - Ndr.)


Nello stesso anno a Ginevra (Svizzera) venne riconosciuta l’indipendenza del Vietnam settentrionale fino al 17° parallelo, una vittoria dei Viet-minh, con Ho Chi Min insignito della carica di Presidente della Repubblica; il tentativo di riunificazione del paese impedito dagli americani nella figura dei loro presidenti J. F. Kennedy dapprima e successivamente Lindon Johnson condusse alla pagina più drammatica del XX secolo dopo i due conflitti mondiali: la guerra americana nel Vietnam.

Nel 1964, l’America invase il Vietnam settentrionale Ho Chi Minh oramai anziano e sempre più malato, non rinunciò a combattere quella che consapevolmente sapeva essere la sua ultima e più difficile resistenza dagli oppressori, coordinò i Vietcong (Comunisti del Vietnam) ....


eccolo nella boscaglia, in sentieri impenetrabile
(che presero il suo nome: la famosa "pista Ho Chi Minh")

... fino alla morte che lo attese nel 1969; al suo funerale presenziarono i leader dei principali partiti comunisti mondiali (per l’Italia un giovane Enrico Berlinguer).
La presa di Saigon da parte dei Vietcong, li condusse a ribattezzarla in Ho Chi Minh, in onore della loro grande e vecchia guida.

Giacomo Franciosi
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NOTA: Gli americani inizialmente partiti per questa avventura vietnamita da terminare in 8 settimane, dopo dieci anni si accorsero in ritardo che era una guerra con nessuna possibilita' di vittoria ma avviata solo verso una grande disfatta, fra l'altro vergognosa quando si verra' a conoscenza dei crimini commessi dai soldati statunitensi. E non riferite da fonti nemiche. Il prestigioso LIFE in America pubblicò già il 3 settembre 1969, in prima pagina le foto di un massacro, e all'interno un agghiacciante servizio sulle atrocita commesse da alcuni soldati americani nel villaggio vietnamita di Song My. L'America inorridì, il mondo pure. Era -dissero- una missione di pace, ma si trasformò in una vergognosa carneficina.


Poche settimane dopo, il giorno 14 NOVEMBRE fu una delle più lugubre giornate dell'America.
Ecco il comunicato stampa:
"Washington . La "marcia della morte", cominciata ieri sera nella capitale, prosegue nel massimo ordine. Ognuno dei circa 40.000 manifestanti tiene in mano una candela accesa e ha appeso al collo un cartello con cognome, nome e stato d'origine di un militare caduto del Vietnam. La sfilata che durerà 48 ore e che sarà poi seguita domani da una grande dimostrazione di massa contro la guerra vietnamita è stata aperta da un vedova di guerra ventitreenne. I dimostranti marciano in fila indiana verso il Campidoglio, davanti al quale sono state collocate 12 bare, nelle quali, ad uno ad uno, i dimostranti depongono i loro cartelli con i nomi dei caduti. La marcia si svolge nel più assoluto silenzio scandita dal ritmico rullio di tamburi ricoperti da un drappo nero" (Comun. Ansa, 14 Nov, 1969, ore 21.26)


Ed era solo l'inizio !!! Quelle successive - fino al 1975 - furono oceaniche.


 


In Vietnam, terminata la guerra nel '75 contro gli Stati Uniti, i problemi non è che terminarono, la nuova repubblica si trovò per tutto il '76 ad affrontare una serie di problemi socio-economici derivati da tanti anni di guerra. Poi nel '77 si aggiunsero a queste gravi difficoltà il conflitto con la Cambogia dei khmer rossi, e l'esodo di migliaia e migliaia di vietnamiti. (vedi sotto la Biografia di POL POT )

LA GUERRA IN CAMBOGIA

Cambogia : la sua storia

I Khmer furono tra i primi nel Sudest asiatico a presentare forme di religione , istituzioni politiche e a stabilire regni centralizzati che comprendevano vasti territori. Il più antico regno di cui si ha traccia nella zona è quello di Funan che fiorì tra il primo e il settimo secolo a.C. ed era abitato da popolazioni di lingua mon-khmer. Ad esso seguì il regno di Chela che comprendeva ampie zone corrispondenti agli attuali stati della Cambogia, del Vietnam, del Laos, e della Tailandia (conosciuta come Siam fino al 1939).
L’età dell’oro della civiltà Khmer, tuttavia, corrisponde al periodo che va dal nono al tredicesimo secolo, quando il regno di Kambuja, che tra l’altro diede il nome di Kampuchea o Cambogia al territorio, governò su ampi territori (la capitale era nella regione di Angkor nella parte occidentale del paese).

Sotto Jayavarman VII (1181 - 1218) , il regno di Kambuja arrivò al suo zenit politico e culturale raggiungendo il massimo della creatività. Dopo la morte di Jayavarman VII iniziò il suo graduale declino. Importanti fattori che contribuirono alla decadenza del regno erano l’aggressività dei popoli vicini (specialmente i Thai e i Siamesi), le croniche lotte per la successione al trono e il graduale deterioramento dei sistemi di irrigazione che avevano assicurato per anni il necessario surplus di riso. La monarchia di Angkor sopravvisse sino al 1431 , quando i Thai catturarono Angkor Thom e il re cambogiano svanì nella parte meridionale del paese.

Dal quindicesimo al diciannovesimo secolo ci fu un continuo declino e una continua perdita di territori.
Un breve periodo di prosperità ci fu durante il sedicesimo secolo poiché il re, che costruì la capitale in una regione a sudest del Tonle Sap ( Il Grande Lago) lungo il fiume Mekong, favorì il commercio con altre parti dell’Asia. In questo periodo , per la prima volta, arrivarono gli avventurieri e i missionari portoghesi e spagnoli. Ma la conquista da parte dei Thai della nuova capitale a Lovek nel 1594 segnò un calo nelle fortune del paese e la Cambogia divenne una pedina nelle mani delle contese dei suoi belligeranti vicini , il Vietnam e il Siam.

La colonizzazione da parte del Vietnam dell’area del delta del Mekong portò all’annessione di quell’ area nel diciassettesimo secolo. La Cambogia perse alcuni dei suoi più ricchi territori e l’accesso al mare. Queste invasioni continuarono anche nella prima metà del diciannovesimo secolo perché il Vietnam era determinato ad assorbire i territori dei Khmer e forzare i suoi abitanti ad accettare la sua cultura.
Queste politiche imperialistiche provocarono una continua diffidenza nei confronti dei loro vicini orientali che sfociarono in violenti confronti dopo che i Khmer rossi presero il potere.

Nel 1863 Re Norodom firmò un accordo con la Francia per stabilire un protettorato con il suo regno. Ma piano a piano il paese cadde sotto il dominio coloniale francese. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Giapponesi consentirono al governo francese di Vichy che collaborava con i Nazisti ( ricordiamo che il governo di Vichy, inviso alla popolazione, era un governo collaborazionista) di continuare ad amministrare la Cambogia e gli altri territori dell’Indocina, ma allo stesso tempo fomentarono il nazionalismo dei Khmer.

La Cambogia ottenne un breve periodo di indipendenza nel 1945 prima che le truppe alleate ripristinassero il controllo francese. Re Norodom Sihanouk, che era stato scelto dai francesi per succedere a Re Monivongm, assunse rapidamente un ruolo politico centrale poiché cercò di neutralizzare le sinistre e gli opponenti repubblicani e si adoperò per negoziare dei termini ragionevoli per l’indipendenza dalla Francia. La “crociata monarchica per l’indipendenza” di Sihanouk portò, anche se con un po’ di malumore, ad un tacito consenso per il passaggio della sovranità. Un accordo parziale fu raggiunto nell’Ottobre del 1953. Dopo ciò Sihanouk tornò alla capitale, Phnom Penh, affermando di aver ottenuto l’indipendenza.

L’anno seguente, come risultato della conferenza di Ginevra sull’Indocina, la Cambogia poté ottenere il ritiro delle truppe del Viet Minh dai suoi territori e la completa sovranità.
Per giocare un ruolo più attivo nella politica nazionale, Sihanouk abdicò nel 1955 e lasciò il trono a suo padre, Norodom Suramarit. Ora divenuto soltanto un principe Sihanouk organizzo il suo proprio movimento politico, la Comunità Socialista Popolare (Sangkum Reastr Niyum, o Sangkum), che vinse tutti i seggi nell’Assemblea Nazionale nelle elezioni del 1955. I Sangkum dominarono la scena politica fino a fine anni sessanta. Lo stile di governo di Sihanouk lo rese popolare presso la sua popolazione, specialmente nei villaggi rurali. Nonostante i suoi vecchi interessi da conservatore, Sihanouk incluse le sinistre nel suo governo, tre dei quali - Khieu Samphan, Hou Yuon, e Hu Nim ­ diventarono più tardi leader dei Khmer rossi.

Nel 1963 annunciò la nazionalizzazione delle banche, del commercio con l’estero e l’instaurazione di un esperimento socialista che prosciugò le fonti di finanziamento straniere ed allineò l’ala destra. Nelle relazioni con l’estero, Sihanouk seguì una politica di neutralità e non allineamento. Accettò gli aiuti economici e militari degli USA ma intrattenne anche buone relazioni con la Cina e cercò di rimanere in buoni rapporti con la Repubblica Democratica del Vietnam (Vietnam del Nord). I principali obiettivi della sua politica estera furono quelli di preservare l’indipendenza della Cambogia e di tenere fuori il paese dal conflitto del Vietnam che andava assumendo dimensioni sempre più spaventose.

Le relazioni con Washington si deteriorarono nei primi anni sessanta. Nel 1963 il principe rifiutò ulteriori aiuti da parte degli States e due anni dopo irrigidì le relazioni diplomatiche.

Alla fine degli anni sessanta sia la situazione interna che le relazioni con l’estero si erano deteriorate. La crescente ala destra sfidò il controllo di Sihanouk del sistema politico. Il risentimento per le dure tasse e l’espropriazione di terre per costruire delle raffinerie di zucchero portarono ad una violenta rivolta nel 1967 nella provincia nord-occidentale del Batdambang (Battambang). Fu allora che le forze armate guidate dal generale Lon Nol (che era anche il primo ministro), soppresse la rivolta, ma una insurrezione guidata dai comunisti si sparse per il paese. Il dilagare della Seconda Guerra di Indocina (o anche
Guerra del Vietnam) iniziava a diventare un problema molto serio soprattutto a causa delle continue incursioni dei Vietnamiti del Nord e del Viet Cong.
Apparentemente fu questo uno dei motivi che spinse Sihanouk a ristabilire le sue relazioni con Washington nel 1969 . Nel Marzo del 1970, tuttavia, fu rovesciato dal generale Lon Nol e da altri leader dell’ala destra, che sette mesi più tardi abolirono la monarchia ed istituirono la Repubblica dei Khmer.

La Repubblica dei Khmer dovette affrontare non solo i Nord Vietnamiti e i Viet Cong ma anche un forte e crescente movimento comunista che crebbe in modo sempre più letale con il passare del tempo. I comunisti cambogiani, che Sihanouk aveva contrassegnato come Khmer rossi, fecero risalire il loro movimento alla lotta per l’indipendenza e alla creazione, sotto il buon auspicio dei Vietnamiti, del Partito rivoluzionario dei Cambogiani - Kampuchean (or Khmer) People 's Revolutionary Party (KPRP). Durante i primi anni sessanta , tuttavia, un gruppo di intellettuali comunisti cresciuti nel clima culturale di Parigi presero il potere del partito. I più importanti erano Saloth Sar (noto come Pol Pot dopo il 1976), Khieu Samphan, Ieng Sary. Gradualmente neutralizzarono tutti i rivali che consideravano troppo asserviti al Vietnam.
Dopo il colpo di stato del Marzo 1970 che aveva fatto cadere il principe Sihanouk, i Khmer rossi formarono un fronte unitario con il leader spodestato, che aveva ancora una forte influenza sui suoi cittadini.

Nonostante gli ingenti aiuti offerti dagli Stati Uniti alla nuova Repubblica dei Khmer , i bombardamenti contro le installazioni dei Nord Vietnamiti e dei Khmer Rossi, il regime di Phon Penh perse gran parte del territorio a favore dei comunisti. Nel Gennaio del 1975 le forze comuniste misero sotto assedio la capitale e, nei mesi successivi, strinsero sempre più la letale morsa. Il primo di Aprile del 1975, il presidente Lon Nol, abbandonò il paese e sedici giorni dopo i comunisti entrarono nella capitale.

Dopo la caduta di Lon Nol fu proclamata la Repubblica democratica del Kampuchea e Sihanouk venne proclamato capo dello stato. Nel giro di poco tempo, nel regime, si affermò l’ala più estremista capeggiata da Pol Pot (esponente di primo piano proveniente da Parigi). Nel 1976 Sihanouk si dimise e Pol Pot, nominato primo ministro, tento di riportare la società cambogiana ad un egualitarismo rurale: concretizzatosi in deportazioni di massa e nella eliminazione sistematica di ogni opposizione. Esso provocò oltre un milione e mezzo di vittime. La politica estera si caratterizzò per un rapporto amichevole con la Cina ed ostile nei confronti degli altri paesi dell’Indocina (soprattutto verso il Vietnam).

A causa delle continue infiltrazioni cambogiane in Vietnam, il governo di Hanoi decise di invadere la Cambogia favorendo l’ascesa al potere di Heng Samrin , nominato presidente della repubblica popolare di Kampuchea nel 1979. I Khmer Rossi iniziarono a condurre azioni di guerriglia contro il governo di Phon Penh e per ottenere sostegno politico internazionale allontanarono Pol Pot da posizioni di responsabilità politica e lo sostituirono con un moderato.

Nel 1987-1989 il Vietnam abbandonò il paese ,si decisero delle libere elezioni (1990) sotto la supervisione dell’ONU e nel 1991 si stilò un trattato di pace che in seguito non fu rispettato. Le elezioni per l’Assemblea Costituente si tennero nel 1993 e furono boicottate dai Khmer Rossi; ciò portò alla vittoria dei monarchici del Funcipec (Fronte unito nazionale per una Cambogia indipendente, neutrale, pacifica e cooperativa) guidato da Sihanouk e seguito dai neocomunisti filo-vietnamiti del Partito del Popolo Cambogiano (PPC).

L’assemblea richiamò Sihanouk, ripristinando la monarchia. Il governo fu affidato al figlio del re, Norodom Ranarridh e Hun Sen . Nel 1994 i Khmer Rossi vennero messi fuori legge dopo che avevano ripreso le azioni di guerriglia e, negli anni seguenti, si iniziarono ad avere fortissime tensioni tra i due premier che portarono
all’estromissione di Ranarridh che fu costretto ad andare all’estero nel 1997.

Nel 1998, dopo la vittoria del PPC nelle elezioni legislative, un governo di unità nazionale guidato da Hun Sen e con Ranarridh presidente dell’assemblea nazionale, vide la luce. I Khmer Rossi indeboliti progressivamente condannavano a morte POL POT ( vedi più avanti ..) (si è incerti sulle cause della sua morte ­ aprile 1998) e deponevano le armi. Nel 1999 la Cambogia aderì all’ASEAN e nel 2001 venne accolta la proposta dell’ONU di istituire un tribunale internazionale per giudicare i crimini commessi dai Khmer Rossi. Nel 2002 le prime elezioni amministrative fecero registrare la vittoria del PPC in gran parte delle province del martoriato paese.


Webbografia e bibliografia
Si ringrazia la Libreria del Congresso americana
(Library of Congress) che rende di pubblico dominio
un’opera quanto mai utile reperibile all’indirizzo
http://lcweb2.loc.gov/frd/cs/ . Il presente testo è
quasi completamente la traduzione della pagina
relativa alla Cambogia.

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POL POT
Biografia di un assassino di massa
(1925 – 1998)

Di Giacomo Franciosi

Saloth Sar nacque il 19 Maggio 1925 nella provincia di Kompong Thom in Cambogia, ma verrà drammaticamente consegnato alla storia col nome di Pol Pot.

Fondatore del Partito comunista cambogiano, nel 1963 organizzò le formazioni guerrigliere dei Khmer Rossi, un movimento rivoluzionario fondato da lui medesimo dapprima in opposizione al governo del principe regnante Norodom Sihanouk, successivamente contro il governo filostatunitense di Lon Nol deposto poi nel 1975, questa vittoria gli permise di divenire primo ministro, iniziava così per la Cambogia, un’ epoca di terrore.

I crimini perpetrati da Pol Pot restano ancora oggi una delle pagine più buie e brutali della storia.

Iniziò in Cambogia l’ "Anno zero", come gli stessi Khmer rossi lo battezzarono. Il primo passo di Pol Pot fu di svuotare la capitale Phnom-Penh, imponendo ai 2 milioni d’abitanti di andare a lavorare nelle campagne presso campi di lavoro dove venivano miseramente ridotti in schiavitù; iniziò il terrore. Si intendeva rifondare l'intera società cambogiana su base comunista e contadina: le popolazioni delle città furono deportate nelle campagne, migliaia e migliaia di professionisti furono massacrati, per Pol Pot ogni intellettuale era un nemico, furono distrutti tutti i simboli della civiltà occidentale: automobili, attrezzature mediche, macchinari, qualsiasi elettrodomestico, vennero bruciati tutti i libri, demolite case, abolite le scuole, chi veniva trovato in possesso di matite o sorpreso a scrivere, veniva immediatamente ucciso, soppressa l'educazione scolastica veniva consentita solo quella nei "campi di rieducazione" dove circa quattro milioni di persone (il 25% della popolazione) persero la vita.

Fu dichiarata fuorilegge la proprietà privata, abolita la moneta. Non esistevano più servizi postali, negozi, attività sportive. Tutti, furono costretti a vestirsi con una casacca nera a maniche lunghe, abbottonata fino al collo, manifestazioni d’affetto, abbracci, liti, lamentele di qualsiasi tipo o piangere venne vietato.

La Cambogia divenne un immenso campo di lavori forzati; le famiglie furono separate e inviate nei campi di lavoro dove la fame, le condizioni igieniche e la brutalità dei Khmer rossi erano problemi quotidiani, i suicidi salirono a percentuali impressionanti.

Chi tentava la fuga se scoperto, veniva immediatamente ucciso, bastava un nonnulla per morire. I portatori di handicap fisici, non potendo lavorare, erano considerati solo dei "parassiti" e, come tali, giustiziati immediatamente. A migliaia furono messi a morte perché sorpresi a contendere ai maiali la crusca per sfamarsi, il riuscire a mangiare dei topi rappresentava, spesso, l’unica alternativa. Si diffuse anche il cannibalismo, fenomeno tutt'altro che raro tanto che negli ospedali divenne consuetudine cibarsi di coloro cha passavano a miglior vita.

Le brutalità, le torture e le punizioni inflitte dai Khmer rossi a coloro che si rendevano colpevoli di reati, erano di una crudeltà inimmaginabile, dai bambini picchiati a morte con calci e pugni perché rubavano cibo, alle spille con il numero d’identificazione che erano attaccate direttamente sulla pelle dei condannati. A tanti, appesi a testa in giù, era infilata la testa in giare piene di olio bollente, ma uno dei sistemi più in voga nella repressione dei "nemici della Rivoluzione" fu sicuramente la morte per asfissia causata da sacchetti di plastica infilati in testa.

Chi era arrestato era sempre colpevole e, se "fortunato", era giustiziato immediatamente, altrimenti era condannato a morire a poco a poco, di torture, di sevizie, di fame.
Diventerà tristemente famoso un complesso-prigione denominato S-21 (Toul Sleng), una costruzione dove tutti quelli che erano considerati nemici del governo erano fotografati, torturati ed infine uccisi. Furono uccise oltre 20.000 persone, di cui circa 2.000 erano bambini. Sono state migliaia le fotografie recuperate, dopo la caduta di Pol Pot, di persone (vecchi e bambini), di cui si è persa qualsiasi traccia.

La paura d' essere vittima di complotti "controrivoluzionari" spinse Pol Pot a diffidare di tutto e di tutti al punto da far internare e morire nei campi di lavoro anche i suoi 2 fratelli.

L' inimicizia con il Vietnam si trasformò in conflitto, a causa dei continui massacri perpetrati dai Khmer ai danni dei profughi cambogiani che sconfinavano in Vietnam nella ricerca di una estrema speranza di salvezza. Deposto nel gennaio 1979 dai vietnamiti che avevano invaso la Cambogia, Pol Pot riuscì a mantenere il controllo di alcune regioni del paese e a condurre sanguinose azioni di guerriglia contro il regime.

Lasciato ufficialmente il comando dei Khmer Rossi nel 1985, continuò a vivere in clandestinità facendo perdere le sue tracce. Nel 1996 alcune fonti annunciarono la sua morte, ma il dittatore fece la sua ricomparsa nel 1997, quando venne usato dai guerriglieri khmer come merce di scambio con il nuovo regime, da essi ora appoggiato. Ricercato per essere sottoposto al giudizio di un tribunale internazionale per crimini contro l'umanità, nell'aprile del 1998 fonti cambogiane diedero notizia della sua morte, avvenuta in una località della giungla ai confini con la Thailandia, dove Pol Pot era tenuto prigioniero dai suoi ex seguaci.

Suicidio? morte naturale per attacco cardiaco? Complotto?, che importa…..l’umanità ripudia “esseri” come Pol Pot, responsabile di genocidio , regista implacabile di scelleratezze, efferatezze, crudeltà, coordinatore ed esecutore di azioni contro l’essere uomo nella sua universalità.

Giacomo Franciosi


INIZIO: IL MONDO IN DUE BLOCCHI

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