L’'ITALIA DEI LUOGHI COMUNI

Le serie storiche disponibili su reddito, consumi e investimenti sfatano il mito di un Paese “sottosviluppato”

Dall’Unità al 1968
l’economia è stata all’avanguardia per industria e servizi
( IL VENTENNIO )

DELLO STESSO AUTORE
L’ECONOMIA L’ECONOMIA E’ SCIENZA MODERNA?
NO! L’ECONOMIA E’ SCIENZA ANTICA ! > > >

 

Prof. MARCELLO PILI
Università degli studi di Roma
“La Sapienza”

 

LA DISPONIBILITA’ da alcuni anni di serie storiche per l’economia italiana dal 1861 ad oggi non ha stimolato grandi studi e commenti per cui le principali considerazioni in circolazione rimangono quelle che si proponevano molti anni fa sulla formazione dell’Italia industriale.

Molte più e più puntali considerazioni si possono fare sul lungo periodo documentato dai dati statistici a cui noi ci riferiamo in modo più sintetico ed esplicito possibile.

Dividiamo il periodo complessivo in sottoperiodi significativi che in prima istanza sono: 1861 – 1921, poi 1921 – 1940, 1940-50 e 1951-1993.

 

Produzione, consumi e investimenti a prezzi costanti

(variazione percentuale annua)

 

Periodi                         Reddito naz. Lordo                 Consumi                   Investimenti

1861-1921                               1.1                                   1.1                               1.8

1921-40                                   2.1                                   1.4                               5.7

1940-51                                    -                                       -                                  -

1951-93                                   3.2                                   3.6                               3.2

di cui sottoperiodi

1900-1910                               2.0                                   2.0                               3.7

1970-1993                               2.2                                   2.4                               0.7

Fonte: ISTAT

Questa tavola consente qualche osservazione serena sui periodi interessati, indicando, fuori dalle considerazioni politiche, che nel ventennio 1921 – 1940 lo sviluppo del reddito è stato maggiore, in media, del periodo liberale monarchico e inferiore al periodo repubblicano.

Questo limitandoci a considerare periodi per intero. Se invece vogliamo mettere in rilievo il decennio 1900 – 1910, famoso per essere il periodo di maggior sviluppo dello Stato liberale, ed il periodo 1970 – 1993 che corrisponde al periodo repubblicano post ’68 (potremo dire post-liberale), con crisi petrolifera e altre sciagure varie dell’Italia, possiamo fare dei confronti tra questi periodi e il ventennio 1921 – 1940.

Da questo confronto risulta che lo sviluppo del reddito del ventennio 1921 – 1940 è superiore al migliore periodo di sviluppo del periodo liberale ed è pressochè uguale a quello del periodo repubblicano (post-liberale) 1970 – 1993, con ciò indicando che la limitazione della libertà non fa bene allo sviluppo economico, come pure il disordine del periodo post ’68 e le sue farneticazioni che accostano molto gravemente i risultati economici a quelli del ventennio e così vediamo che la libertà e la vita ordinata, come si sono avute in Italia negli anni ’50 e ’60, sono le componenti più efficaci dello sviluppo.

Per quanto riguarda gli investimenti si vede che lo sviluppo di questi nel ventennio 1921 – 1940 (+ 5,7 per cento annuo) è dell’ordine di grandezza dello sviluppo degli investimenti del “miracolo italiano” (1950 – 1970) (+ 6,8 per cento annuo).

Questo per consentire un giudizio sereno e storico dell’aspetto economico e dell’aspetto politico tra loro indipendentemente.

Altre considerazioni rilevanti vengono dall’analisi delle componenti del reddito prodotto dai vari settori Agricoltura, Industria e Servizi.

Al 1861 il reddito era prodotto per oltre il 50 per cento dall’agricoltura (54 per cento) e al 1921 la quota era ancora del 43 per cento. Nel 1940 la quota percentuale della produzione agricola sul totale del reddito prodotto era scesa al 26 per cento e la quota di produzione industriale era salita ad oltre il 30 per cento. Oggi è ad un livello inferiore al 30 per cento (28,6 per cento).

Le attività terziarie e la Pubblica Amministrazione erano il 43 per cento del reddito prodotto totale, indicando un buon sviluppo del terziario.

La base statistica disponibile consente poi di fare altre considerazioni sulla variazione della propensione al risparmio in forte incremento tra il periodo liberale ed il ventennio. Queste considerazioni le facciamo qui di seguito insieme ad altre sulla bilancia dei pagamenti.

I luoghi comuni e le banalità che circolano su questi argomenti sono veramente incredibili. A questa manipolazione della storia e dell’informazione contribuiscono in proporzioni uguali la propaganda, la cattiva scuola, specialmente l’università, e l’ignoranza.

I luoghi comuni e le bugie che ogni italiano assorbe e respira come un’ameba dall’ambiente circostante indicano che l’Italia è un paese “ultimo venuto” all’industrializzazione, paese arretrato, paese povero e agricolo come causa della povertà e dell'arretratezza.

Se non ci fossero stati i belli articoli di Barucci, Bairati ed altri, sulla storica economica dell’Italia pubblicati sul Sole 24 Ore, molti avrebbero potuto ancora credere alle banalità in circolazione o insegnare all’università che l’Italia è un paese “ultimo venuto” allo sviluppo.

Analizzando i censimenti del ‘600 e del ‘700 degli Stati che componevano in particolare il Nord e Centro Italia di allora, si vede che il triangolo industriale Genova-Milano-Torino era il triangolo industriale più sviluppato d’Europa già dal ‘600, e che, con alterne, vicende, continua ad essere un’area di punta a livello europeo e quindi mondiale.

Napoleone, che si apprestava a conquistare l’Italia, indicava ai suoi soldati sommariamente equipaggiati che avrebbero occupato “le terre più fertili del mondo”, ciò per tirarli su.

Nella foga di propaganda del dopoguerra, ma più del dopo ’68, l’Italia è stata presentata come una debolissima nazione in tutta la sua storia.

Ciò serviva a lavare il cervello su cui si poteva incidere con la nuova propaganda.

Venendo ai dati vediamo alcune cose importanti per il periodo 1861 - 1993 che analizziamo.

In primo luogo lo sviluppo degli investimenti che si ha nel ventennio 1921 – 1940 si fonda sulla variazione della propensione degli italiani al risparmio che passa da un livello basso 4 – 5 per cento del periodo 1861 – 1921 al valore del 15 – 20 per cento del ventennio in esame.

Tale elevazione del risparmio ha consentito la forte industrializzazione del ventennio che insieme ad una attenta gestione delle Partecipazioni Statali, allora costituite, ed una politica economica che risulta impeccabilmente Keynesiana con interventi di sostegno nel settore pubblico, ha consentito all’Italia di mantenere il suo livello dei consumi anche con la grave crisi economica del ’29 e anni seguenti. (vedi in fondo)

Ciò vuol dire che se c’erano manifestazioni di provincialismo nel ventennio non mancavano teste di buon livello quali ALBERTO BENEDUCE > > > .

Inutile dire che un’abitudine (propensione) al risparmio raggiunta nel ventennio ha costituito la base dello sviluppo anche per il post-bellico periodo di sviluppo (anni ’50 e ’60), nonostante il nuovo sistema repubblicano abbia fatto di tutto, subito dopo la guerra con contributo dell’amministrazione bellica degli alleati, per disincentivare il risparmio (anzi lo disencentivà del tutto con lemissionedegli AM-LIRE) degli Italiani mediante l’esproprio dei crediti verso lo Stato allorchè l’inflazione è stata lasciata andare alla larga distruggendo tutto il risparmio degli italiani prestato allo Stato, e quindi non restituendo una lira del debito dello Stato alla fine della seconda guerra mondiale.

(((( Putroppo con il "governo" ALLEATO ci fu la sostituzione delle lire con le AM-LIRE.
Con pianti e disperazione di quasi tutti gli italiani, le nostre lirette da un giorno all'altro non valevano più nulla. C'erano le AM-lire. Prima, la sera con la mia solita liretta in mano scendevo le scale e andavo a prendere sotto all'osteria il solito litro di vino per la cena. Ma da allora per farmelo dare ci volevano, 5 am-lire, poi 8, infine 10.
Chi vendendosi qualche bene o qualche gioiello, e di lire ne aveva messe da parte un po' per le varie necessità (la borsa nera) quei pezzi di carta da un giorno all'altro non avevano più nessun valore. E purtroppo solo chi lavorava e veniva pagato con le nuove monete poteva far la spesa. Nessun negoziante ritirava più le vecchie lire. - NdR ))))

L'inflazione fu disastrosa. L'inflazione era stata nel '40-41-42 ogni anno del 18-30-40 %. Nel 1943 fu del 68%. E nel '44 con le AM-LIRE fu un disastro, le vecchie 1000 lire valevano appena 100 am-lire (american-lire).
Questi biglietti quadrati era normale che ricevessero odio. Stavano distruggendo per molte persone i risparmi di una vita intera.

La possibilità di controllare l’inflazione la si tentò con l’intervento della politica di stabilizzazione, ma nel 1947, l’inflazione toccò anmcora il 65,6 per cento (1947). Così dopo una guerra che aveva distrutto case e quant'altro, ci fu la punizione anche economica per gli italiani che hanno così perso il valore dei Titoli di Stato da loro posseduti o i depositi bancari.

Passando a vedere il grado di apertura dell’Italia al commercio estero abbiamo che nell’ottocento le esportazioni erano dell’ordine del 20 per cento della produzione e quindi indicavano un grado di internazionalizzazione dell’economia del livello che abbiamo oggi.

Ciò è in contrasto con l’idea-propaganda che l’Italia è l’ultima venuta dello sviluppo, idea che serve oggi, in pratica, a far digerire agli Italiani la pessima amministrazione che si è avviata dopo il 1968.

Se però qualcuno pensa o dice che ciò è assurdo perché il grado di internazionalizzazione dell’economia italiana è oggi evidentemente maggiore mi trova completamente d’accordo.

L’arcano si spiega col fatto che la maggiore internazionalizzazione del commercio attuale con l’aumento delle esportazioni viene assorbita nel rapporto Esportazioni/Reddito da una rivalutazione recente del Reddito che ha raggiunto livelli ridicoli e che pone all’Istat il problema di rapida correzione di rotta e di correzione dei dati, per evitare una situazione di non significatività dei dati e una prassi che vede a fine 1994 non ancora disponibili i dati del censimento industriale del 1991 e lo spreco di una credibilità che l’Istat aveva acquistato in un elevato numero di anni e per il contributo di tantissime persone serie e professionalmente molto ben preparate.

Prof. Marcello Pili
Università degli studi di Roma “La Sapienza"
(elaborato concesso gratuitamente al sito "www.STORIOLOGIA.it"
)

 

NON POSSIAMO QUI IGNORARE QUANTO ERA STATO FATTO NEL COSIDDETTO VENTENNIO

Dalla laboriosità, operosità, creatività italiana nel "Ventennio" venne la rinascita. In tutti i settori industriali, artigianali, agricoli. L'inventiva spaziò nel designer dei beni, con creazioni, ritrovati, ingegnosità in tutti i settori, della moda, dei gioielli e perfino nello Sport (2 titoli mondiali nel calcio: 1934 - 1938). Ci fu insomma una rinascita. E tanto orgoglio. Fu allora che il resto del mondo andò sempre di più scoprendo il nuovo "senso dell'orgoglio" dell'Italia, il brand "Made In Italy".
Ma poi in seguito - questi miracoli dell'ingegno italiano - sono stati presentati - dagli estemporanei antifascisti - soprattutto dalla sinistra - come un'opera esterna alla sfera fascista. Che non era il fascismo l'autore della rinascita, ma il povero proletariato, l'umile operaio nella catena di montaggio, il misero contadino con la sua zappa.
E così fino ai nostri giorni, quando non il proletariato ma i più famosi imprenditori italiani hanno cominciato a cantare il loro "bella fabbrica ciao" e si sono trasferiti all'estero con i loro famosi brand.

Mentre il "Made in Italy" per conservarlo e capirlo avrebbe dovuto essere proiettato all’indietro per poter essere lanciato verso il futuro. Ma era "fascista" quindi orrore. E' stato un altro grosso errore della nostra "nuova" (!?) epoca !! L'Italia si é sempre di più incagliata nelle secche. Gli restano le noccioline ma fra breve rimarranno solo più i gusci.

Questo é accaduto perché in Italia abbiamo una classe politica dirigente debole, incapace di interventi finanziari e normativi di salvaguardia, remissiva alle altrui decisioni e aggressioni.
Non così i proprietari di imprese del (fu) "Made in Italy", che si comportano ovviamente da accorti imprenditori. E vanno in altri Stati (ridicoli chiamarli dell' "Unione") dove si offrono (spudoratamente) condizioni fiscali, salariali e ambientali inferiori alle nostre.

Ma oltre il "Made in Italy" nel "ventennio" nacque (non certo anche questo dal proletariato) un importante programma economico delle partecipazioni statali e del sistema bancario, che si può definire storica per l'economia e l'imprenditoria italiana. Unico in Europa e forse nel mondo. Mediante una complessa opera di riorganizzazione nacque l’IRI e altri enti di gestione, con maggioranza o totalità delle azioni di oltre 250 grandi complessi finanziari ed industriali (e una quarantina in corso di liquidazione) che saranno poi il volano della ricostruzione e della crescita negli anni del dopoguerra. Vi erano dentro il 25% di tutta la "raccolta" bancaria italiana, il 25% della produzione elettrica nazionale, il 57% dei telefoni, il 43% della produzione siderurgica, l'80% delle costruzioni navali, oltre notevoli quote nell'industria meccanica minore. ( i faziosi vogliono negare anche questo?).
"C'era - ha scritto A. De Stefani - un bilancio in disavanzo e lo si doveva equilibrare; c'era un debito pubblico e lo si doveva pagare; c'era una Lira svalutata e la si doveva rivalutare. C'era il disordine e la pluralità dei comandi, e si doveva ristabilire l'ordine e l'unità del Comando. Dal 1929 e il 1932 tutto il mondo stava assistendo a un drammatica crollo non solo della produzione industriale".

Ma venne LUI il protagonista al cubo (dotato di un senso dello Stato che pochi in Italia prima e dopo di lui hanno dimostrato di avere) ALBERTO BENEDUCE > vedi >> , che poi - morto lui - nel dopoguerra (sposando Idea Socialista (questo il nome della figlia), ci lasciò suo genero Enrico Cuccia (molto elogiato da Mussolini in persona).
A fine guerra Cuccia divenne il direttore generale di Mediobanca, che in breve tempo diventa il centro del mondo finanziario e politico italiano. Cuccia (non rilasciò in vita sua mai una intervista) era l'unico a sapere chi "aveva avuto" e chi "aveva dato". Nacque in seguito la "Grande abbuffata", più tardi i "Carrozzoni" quella che poi nel '73 Scalfari chiamò "la Razza Padrona" (Uno Stato che in pochi anni (esulando quasi sempre dall'economia e dal buon senso) con la spregiudicatezza privatizzò tutto, aziende strategiche, istituti di credito, o dando in gestione-concessione per quattro soldi, demanio, beni pubblici, telefonia, elettricità, industrie navali, porti, autostrade.
Così l'inetto Stato privatizzando (a discrezione, con i suoi politici. (altro che "processo"!!) ha creato un altro Stato di proprietà privata, (perverso, spesso con dentro gli stessi politici) senza esercitare la giusta vigilanza e i poteri di controllo sullo svolgimento delle attività; una proprietà privata che sa fare solo i suoi conti, in attivo, anche quando gli aerei restano a terra, le navi affondono o i ponti crollano.
Uno smembramento dell'IRI (SME ecc.) lo fece Prodi nel '93 quand'era lui il Presidente (ma anche consulente della Goldman Sachs - e nello stesso tempo Garante del Sistema, perfino nella costruzione della nuova TAV !! 1993!! ). Diventato Presidente del Consiglio a sostituire Prodi all'IRI ci va Gian Maria Gros che non fu da meno vendette "Autostrade" e dopo cinque anni, LUI (!!!) da privato va a presiedere proprio il fondo di chi le possiede. Una anomalia tutta italiana. E che fosse "suicida" lo abbiamo visto !!

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e vedi anche
<<<<< UNO STUDIO SULL'ECONOMIA DEL VENTENNIO

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