Dopo la Costituente


Per ragioni di chiarezza espositiva, sono raccolte in questa parte dell’opera sia alcune considerazioni svolte dallo stesso Ruini sul lavoro dell’Assemblea Costituente, sia alcuni “appunti e spunti” inediti [316]
che rappresentano il genuino pensiero di Ruini sui problemi della Costituzione e, più in generale, sulla sua attività politica: “Esito a pubblicare alcune di queste postille, prendendole da una ben più numerosa congerie di appunti e spunti che, come è mio costume o malattia mentale, scrivo e dico al dittafono, man mano che si affacciano al mio pensiero e temo che, se non li fermo così, svaniscano nella mia ormai indebolita memoria. Ben spesso, quando li ho scritti o dettati, mi dimentico e ne scrivo o detto degli altri che si sovrappongono, si ripetono ed anche si contrastano. Non erano destinati alla pubblicazione; dovevano servire di ricordo a me stesso… Nelle macerie di cartelle e fogli che giacciono nell’armadio-cimitero dei miei mano e dattiloscritti, ne scelgo alcuni che possono servire come postille, e talvolta come premesse, alle linee direttive del mio pensiero e della mia azione” [317] .

Ci si soffermerà, in particolare, sulle differenze tra quanto Ruini si sarebbe atteso e quanto, in realtà, è divenuto parte integrante della Carta Fondamentale e sulle prospettive di riforma della Costituzione che già alcuni (tra i quali anche il politico reggiano) avanzavano nel primo periodo dopo la sua approvazione: “Raccolgo le postille in due serie: la prima si chiede «che cosa è la Costituzione?»; e l’altra: «Esiste una crisi della Costituzione?». Fanno capo ad un’ultima impostazione: «se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione»“ [318] .

“In democrazia, ha detto Lincoln, vi è un solo modo di imporre le proprie idee, ed è convincere gli altri. Non sono riuscito.”                       (Meuccio Ruini [319] )

Nonostante questa constatazione pessimistica fatta dal politico reggiano in uno dei suoi scritti successivi alla nascita della Costituzione, bisogna indubbiamente porre in risalto il gran numero di istituti nei quali la sua volontà è riuscita ad imprimere al testo quelle che erano le sue idee.

Lo stesso Ruini, in un manoscritto inedito [320] , ammette: “Durante i lavori dell’Assemblea, esposi i miei dissensi su tesi prevalse in alcuni punti; ma non potevo non riconoscere, come tutti riconoscevano, che il testo votato corrisponde sostanzialmente d indirizzi e proposte da me tracciate o condivise”.

In parte, però, la Carta Costituzionale non riuscì precisamente come Ruini l’aveva pensata: egli stesso dichiarò, in un ampio articolo pubblicato alla fine dell’estate del 1947, quando ancora la Costituente non aveva terminato i propri lavori, che avrebbe preferito un testo più semplice e più breve, contenente solo quelle norme essenziali che tutti i cittadini avrebbero dovuto conoscere e capire; questo requisito era forse quello su cui maggiormente lottò Ruini durante tutto il suo impegno di Costituente tanto che lo mise come primo obiettivo nel discorso tenuto durante la conferenza stampa svoltasi in occasione della sua elezione a Presidente della Commissione: “Si fa strada anche in Italia, nell’opinione comune, l’esigenza che la Costituzione nuova sia chiara, semplice e breve… La Costituzione chiesta dal popolo deve essere tale che il popolo stesso la possa facilmente comprendere… Dovrebbe essere letta ed appresa a memoria dai fanciulli delle elementari. Né può essere troppo lunga” [321] . E ancora: “É necessaria una Costituzione che, adattandosi al costume del popolo, cerchi di migliorarlo” [322] .

Gli approfonditi studi che il politico aveva compiuto sulle altre Costituzioni del mondo lo portavano infatti a sentenziare che quelle Carte “prolisse” che si contraddistinguevano per la loro minuziosità, spesso proprie di Stati extraeuropei, lasciavano trasparire il mancato raggiungimento di quell’alto grado di educazione liberale e democratica che avrebbe dovuto caratterizzare il nostro paese dopo l’esperienza fascista; fu però il solo a votare contro gli articoli sulle zone montane, problema da lui personalmente sollevato anni prima, o sugli artigiani, a proposito dei quali scrisse: “Che cosa guadagnano gli artigiani se la Costituzione dice che la Repubblica cura l’artigianato?” [323] .

É nota, dunque, e più volte ripetuta la critica all’eccessiva lunghezza della Carta Costituzionale (“È troppo ampia ed estesa; pretende di regolare tutto, la Carta italiana. Non esito a confessare che alla Costituente sostenni e cercai di fare il possibile perché fosse più sobria… Qualcosa ottenni; chi frughi gli atti dell’Assemblea può constatare che riuscii a rinviare alle leggi di attuazione molte norme” [324] ; “Nel testo manca solo: «La Repubblica garantisce e mette nella Costituzione l’orario dei treni»… Si é a stento impedito che si mettesse dentro l’elettrocoltura, l’assicurazione contro la grandine, ecc.” [325] ), ma anche la sua giustificazione sociale (“Questa esigenza di scrivere tante cose nella Costituzione è sentita specialmente in paesi come il nostro che non hanno un solido senso di autodisciplina” [326] ).

Ruini avrebbe altresì desiderato che le affermazioni generali di principio e le norme non aventi un preciso valore precettivo fossero collocate in un preambolo che avrebbe avuto la funzione di indicare al legislatore la via da seguire. Infatti, riteneva che si sarebbe maggiormente dato risalto alle esigenze economiche e sociali se queste fossero state tenute separate dalle disposizioni inserite nel preambolo; la nuova Carta Fondamentale avrebbe dovuto, pertanto, essere divisa in due parti: una prima, che costituisse una sorta di impegno con la neonata democrazia, non più intesa come soltanto politica, ma anche economica; ed una seconda, che contenesse aspirazioni ed esigenze, oltre che istruzioni su come attuarle, della nuova Repubblica.

Su alcuni punti le sue idee si discostavano notevolmente da ciò che l’Assemblea aveva deliberato. Negli “appunti riservati” [327] del Senatore Ruini [328] , si trovano osservazioni, tracce e spunti per una “sollecita ed integrale applicazione” della Carta Costituzionale e, in una prospettiva di riforma, suggerimenti e proposte (anche molto innovativi) riguardanti i singoli articoli: del resto, lo stesso Ruini ammette che dall’importanza della Carta non discende la sua assoluta intangibilità: “Bisogna rispettare la Costituzione: amarla, non esaltarla; farne la nostra legge e l’idea, non un idolo” [329] . E ancora: “Per ciascuna o almeno per molte norme della nostra Costituzione occorrerebbe: ricordare e rivedere come vennero formulate; quali dubbi e discussioni si svolsero alla Costituente e se e come almeno alcuni punti hanno ancora motivo di essere esaminati; se e quali questioni vennero dopo la Costituente, o soltanto ora, sollevate e discusse; e se vi sono ragioni ed esigenze di essere pur ora e pel domani considerate” [330]

Abbandonata definitivamente la questione del preambolo, è evidente l’importanza dell’art. 1, primo cardine della Costituzione che consacra i principi di repubblica, di democrazia, di sovranità popolare, di lavoro; proprio questa funzione di “presentatore dei valori costituzionali” indusse Ruini a ritenere che sarebbe stato opportuno modificare il primo articolo con la dizione di “democrazia fondata sulla libertà e sul lavoro” [331]

Riguardo ai rapporti tra Parlamento e Governo, Ruini sottolineò l’esigenza di dare nuovo impulso (ed elasticità) alle rispettive autonome competenze, anche sotto il profilo della produzione legislativa: “Oggi, con il moltiplicarsi dei rapporti di vita associata, si rende necessario deferire in notevole parte compiti legislativi al governo; non senza vigilare come li adempie; bisogna altresì riconoscere cha la facoltà – io mi pento di averla fatta accordare – alle Commissioni parlamentari di legiferare direttamente ha fatto eccessiva e non buona prova e converrà circondurla a limiti e cautele, o sopprimerla” [332]

Più in generale, sul sistema parlamentare, Ruini scrisse che “bisogna mantenerlo, perché è, per alcuni paesi come il nostro, il più perfetto o (almeno) il meno imperfetto” [333]

Tuttavia, avrebbe voluto che la seconda Camera, il Senato, fosse, secondo un suo vecchio convincimento, una camera elettiva di rappresentanza delle competenze e degli interessi economici, professionali e culturali [334] . Gli studi compiuti sulle altre Costituzioni lo portavano a dichiarare che il bicameralismo presupponesse una diversità effettiva tra i due rami del Parlamento: entrambi avrebbero dovuto trarre origine dalla sovranità popolare ma senza essere dei doppioni.

I tratti differenziali di Camera e Senato sottolineati dalla nostra Carta Fondamentale si limitavano esclusivamente al numero dei deputati e dei senatori e alla differente durata delle due camere [335] ma, nelle idee di Ruini, molti altri avrebbero potuto essere gli elementi per caratterizzare la diversità tra i due istituti: dall’elezione di parte dei senatori dai consigli comunali, alla rappresentanza di interessi, non solo economici, che avrebbe offerto uno “specchio delle forze vive del paese” [336] : “Un problema aperto di grande valore è poi quello della bicameralità del Parlamento, che non esiste più in non pochi paesi, e negli altri le due Camere non hanno identiche e reiterate attribuzioni, come avviene quasi soltanto in Italia; si è fatta strada in un numero consistente di paesi la formazione di una seconda Camera a base di rappresentanza di interessi economico-sociali e culturali; io proponevo questo criterio, non per riprodurre il nefasto corporativismo fascista, ma per corrispondere ad esigenze imprescindibili del nostro momento storico…” [337] . Inoltre, “Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che proposi alla Costituente e fui il suo primo presidente; credo che, così com’è, potrebbe adempiere anche di sua iniziativa compiti di dar parere e proporre disegni di legge e provvedimenti che attengono a materie di cui è competente… tenendo in ogni modo presente la (purtroppo non facile) possibilità che sia sostituito dal più elevato e complesso ramo, cui pure ho accennato, del Parlamento…” [338]

Ulteriori preoccupazioni sorsero quando il regime parlamentare si trasformò (sin dai primi anni della Repubblica) in regime partitico; in una prospettiva di revisione costituzionale, Ruini individuò il problema: “Il Parlamento: è il potere basilare, ma non può eliminare gli altri, coi quali deve «cooperare»; esercitando sempre le funzioni legislative ma non esclusivamente” [339]

D’altro canto, il potere esecutivo (“ostaggio” delle segreterie di partito [340] ) avrebbe necessitato di maggiore competenze tecniche e di una netta scissione tra gli organi di direzione politica e la dirigenza dei ministeri: “conviene esaminare se non vi sono troppi ed improvvisati ministri…l’amministrazione va distinta (pur coordinandola) dal governo [341] ; e bisogna, finalmente, affrontare la sistemazione, che, malgrado tanti tentativi da tanti decenni, non si è riusciti a varare in relazione alle esigenze che si fanno oggi sentire…” [342] .

Avrebbe altresì desiderato che il capo dello Stato venisse eletto direttamente dal popolo “così che si sarebbe svolto, più armonicamente, tra i due piloni del Parlamento e del Capo dello Stato, «l’arco di ponte», come fu chiamato, del governo di gabinetto” [343] .

Ruini era infatti fermamente convinto che l’attribuzione di ampi poteri, solo in parte, come la possibilità di sciogliere le Camere, approvati nel testo definitivo, al Capo dello Stato, avrebbero offerto maggiori garanzie democratiche; riteneva che democrazia non fosse sinonimo di governo debole ma, piuttosto, che autorità e forza di governo fossero requisiti fondamentali per offrire un funzionamento “normale” e una garanzia di difesa democratica.

Era invece sua preoccupazione che il Presidente della Repubblica venisse a trovarsi nella posizione di un re fainéant che sarebbe stata più tipica di un capo ereditario. “Il Capo dello Stato: che deve, proprio per salvaguardare il regime democratico parlamentare aver funzioni, non solo decorative, ma di guida e di coordinamento degli altri poteri dello Stato; è il «capo» come dice la Costituzione; e se allora quando facemmo la Costituzione non precisammo del tutto le sue attribuzioni, dichiarai, presiedendo i Settantacinque, che avrebbero dovuto «definirle ed adeguarle»…” [344] . Tuttavia, il timore che le sue proposte venissero intese come un eccesso opposto al conservatorismo nostalgico della figura monarchica, lo portarono ad accogliere soluzioni nuove e di mediazione.

Anche la soluzione del problema religioso accolta dalla Carta avrebbe meritato, secondo Ruini, revisioni e modificazioni: si è detto del duro scontro in Assemblea riguardo alla “costituzionalizzazione” dei Patti Lateranensi e il Presidente dei 75, pur essendo consapevole del fatto che “la proposta di modifica dell’articolo costituzionale susciterebbe nuove ed anche non superabili difficoltà” [345] , riteneva che fosse indispensabile “procedere ad accordi col Vaticano per modificare alcune norme [dei Patti] che sono chiaramente superate o in contrasto con i principi della nostra Costituzione” [346]

Dopo un intenso lavoro di redazione, presentando il testo per la definitiva approvazione, Meuccio Ruini trasse il bilancio dei primi commenti: fu un bilancio positivo: “Difetti ve ne sono, vi sono lacune e più ancora esuberanze: vi sono incertezze su dati punti; ma mi giungono ormai voci di grandi competenti dall’estero e riconoscono che questa Carta merita di essere favorevolmente apprezzata, ed ha un buon posto, forse il primo, fra le Costituzioni dell’attuale dopoguerra

Nessuna carta costituzionale contiene un sistema così completo e definito di garanzie di libertà, anche se la seconda parte della Costituzione, l’ordinamento della Repubblica, ha presentato gravi difficoltà. Avevamo tutto da fare. Non abbiamo risolto con piena soddisfazione tutti i problemi istituzionali” [347] .

Principale preoccupazione di Ruini nel periodo post-costituente fu quella di dare attuazione alla Carta Costituzionale: “Resta sempre fermo che la nostra Costituzione deve essere attuata. Vivo è l’allarme che non lo sia. Per verità si può dimostrare che di tutte le costituzioni del mondo quasi nessuna è pienamente attuata … In Italia la Costituzione è più attuata che in molti altri paesi, ma vi sono anche ritardi ed incertezze; ed è per superarle che si rievoca e si ricorda oggi come è e come deve essere la nostra Costituzione” [348]

Già pochi anni dopo l’entrata in vigore della Carta Fondamentale, il problema dell’attuazione delle norme costituzionali era stato posto all’attenzione del legislatore, dei giuristi e anche dell’opinione pubblica: “Ultimo, ed in certo senso primo, fra i problemi da affrontare, a sintesi di tutti gli altri: la Costituzione, come deve e può essere attuata. Il vegliardo che presiedé i Settantacinque insiste perché, predisponendo ben rapidamente un piano organico di attuazione, si proceda: a) all’immediata applicazione delle norme che non sono ancora ma si debbono e si possono senz’altro applicare; b) siano redatte le disposizioni di legge e regolamento necessarie per applicare altre norme costituzionali; c) siano con avvedimento e cautela precisati i punti in cui, proprio per garantire l’attuazione del testo costituzionale, si rende indispensabile adattarlo ad esigenze concrete della realtà che si muove” [349]


(la pagina di "Candido))


In un’intervista ad un noto giornale [350] , Meuccio Ruini prese posizione sulla pressante questione dell’attuazione, anche con affermazioni prive della “diplomazia” che spesso caratterizza i discorsi dei politici: “La nostra Costituzione non è applicata in più norme ed in più istituti; lo ho affermato e deplorato più volte; e lo ripeto ora… Vi sono errori e responsabilità. Si è lasciato che dell’attuazione del testo costituzionale facessero bandiera e monopolio partiti che intendono valersi della Costituzione per promuovere al di là di essa un regime diverso e contrario. Errori e responsabilità… [si è scritto] che la nostra Costituzione sia ormai soltanto «defunta». No; è viva e funziona nelle sue linee essenziali, malgrado le deplorevoli lacune parziali di applicazione”.

Lo stesso Ruini, nel periodo immediatamente successivo all’entrata in vigore della Carta, si era fatto promotore, quale Presidente del Senato, di iniziative legislative volte a dare esecuzione ai precetti costituzionali: “Nella prima seduta del nuovo Senato ebbi occasione di aprire la discussione sulle comunicazioni del Governo ed elencai una sessantina di leggi ordinarie, costituzionali, alle quali si doveva porre mano. Ben poche di esse sono state in sette anni approvate: altre, presentate spesso in più edizioni (come la legge sindacale), dormono ancora; per molte, la maggior parte, non è avvenuta neppure la presentazione” [351] .

Sono numerose le norme delle quali Ruini lamentava la mancata applicazione: le disposizioni sui diritti e le libertà fondamentali, in palese contrasto con l’ancora vigente legislazione fascista, la quale, tuttavia, per ritardi del legislatore e per l’inefficienza della neonata Corte Costituzionale, stentava ad essere eliminata dall’ordinamento (“potrebbe e dovrebbe la magistratura ordinaria e sovrattutto la Cassazione dichiarare abrogate le norme incompatibili con il nuovo disposto costituzionale” [352] ); le indispensabili leggi di attuazione “per la stampa, per le associazioni sindacali e gli scioperi”; e anche nella seconda parte della Carta, “basterà indicare che ancora non esistono istituti cui la Costituzione ha dato risalto: il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il Consiglio Superiore della Magistratura, la Corte Costituzionale”; infine, riteneva Ruini, era necessario attuare la struttura decentrata dello Stato col sistema delle “Regioni su cui incisivamente insiste la Costituzione” [353] .

Circa vent’anni dopo l’entrata in vigore della Carta, Meuccio Ruini, pur riconoscendo l’avvenuta attuazione di numerosi istituti, affrontò ancora il problema della mancata applicazione della Costituzione [354] : “Non pochi articoli non sono attuati; si può per alcuni ritenere che si tratti solo di ritardi di attuazione, per altri di superamento”.

Conclusioni

 Abile politico, capace di cogliere nelle diverse opinioni i punti di convergenza, maestro del “compromesso” (inteso nel suo senso più nobile: quello di “incontro”, di “accordo dinamico”), lungimirante antesignano dell’unificazione europea, convinto sostenitore della democrazia e della sovranità popolare, studioso teorico (ma dotato di forte senso pratico), “spirito libero” e padre della Repubblica Italiana: sono queste alcune delle peculiarità che caratterizzarono Meuccio Ruini.

Il pensiero, l’opera e la personalità carismatica di Meuccio Ruini emergono con particolare rilievo nel corso dei lavori preparatori della Costituzione, apogeo della sua carriera politica, ma l’attività del Costituente reggiano non si esaurisce in questi: sono numerosissimi gli aspetti politici, giuridici, economici e sociali che meriterebbero un più approfondito studio e gli stessi lavori dell’Assemblea Costituente sono stati qui esaminati solo nei tratti più salienti e, cioè, negli istituti costituzionali che “portano la sua firma” o che costituiscono il frutto della sua opera di mediazione. Per convincersene basti pensare al problema religioso, al C.N.E.L., al referendum abrogativo, alla libertà di stampa e, più in generale, alla struttura stessa della Carta Fondamentale.

Un accenno particolare merita l’art. 11 della Costituzione, nel quale si intravede la concezione di Ruini in merito ai rapporti internazionali che la Repubblica avrebbe dovuto instaurare: è stupefacente (e quasi incredibile) constatare che nel lungimirante pensiero di Ruini, sin dalla fase antecedente all’entrata in vigore della Carta Costituzionale, fossero contenuti i germi dell’Unione Europea e delle modificazioni, politiche, economiche e sociali, che l’unificazione avrebbe comportato.

In altri casi, sembra che Ruini, nei suoi discorsi e nei suoi scritti, affronti i problemi odierni. Rileggendo il lavoro fin qui compiuto, anche chi scrive è rimasto colpito dall’attualità di alcuni argomenti e dal perdurante valore dei suggerimenti e dei moniti dati dal Presidente della Commissione: sulla forma di governo, sulla deriva partitocratica (e sulla rilevata inutilità di dar vita ad nuovo “partitino”), sul decentramento e il federalismo, sul significato profondo degli strumenti di democrazia diretta e sul rischio di “inflazionarli”, sull’indipendenza della magistratura, ecc.

Anche riguardo alle recenti prospettive di revisione costituzionale Ruini fornisce il suo prezioso consiglio, improntato, come di consueto e come è evidente nelle sue opere, alla moderazione e al “buon senso”: la Costituzione Italiana – ammette – non è perfetta ed è segnata dal periodo storico in cui è stata approvata; da ciò discende che la Costituzione non è intangibile ed immodificabile, ma che occorre porvi mano col medesimo studio e con lo spirito che animò i padri fondatori della Repubblica.

Quest’opera non pretende assolutamente di essere un dettagliato racconto del pensiero e del lavoro di Meuccio Ruini; tuttavia, l’autore si augura di aver fornito ai lettori qualche spunto affinché siano stimolati a dedicare una più approfondita e meditata riflessione sulle questioni che qui si sono accennate.

In altre parole, parafrasando il Presidente dei 75, questo lavoro è un’“esortazione a pensarci su”:

“La lettera è diretta a te; potrò comunicarla in copia a qualche giovane, perché gli serva di stimolo a «pensarci su». Questa di «pensarci su» è un’esortazione che ho ripetuta più volte, anche nella mia relazione pei Settantacinque sulla Costituzione Italiana” [355]


 

[316] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia): “… non vale la pena di pubblicarli, tutti o in parte; cedo all’invito di amici che li hanno esplorati…”
[317] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[318] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[319] Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 199
[320] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[321] Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 197
[322] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[323] Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 203
[324] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[325] Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 203
[326] “Le domande dei lettori di Candido - Perché non è applicata la Costituzione? – Risponde il senatore Meuccio Ruini”, Candido, anno 1955, in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[327] Ruini Meuccio, La Costituzione della Repubblica Italiana. Appunti riservati, bozza non corretta inedita conservata in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[328] Riportati in questa opera solo per brevi cenni.
[329] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[330] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[331] Ruini Meuccio, La Costituzione della Repubblica Italiana. Appunti riservati, bozza non corretta inedita conservata in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia); per un raffronto con il dibattito alla Costituente (e, in particolare, la proposta La Malfa) v. p. 41
[332] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[333] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[334] D’Angelo Lucio, Il Parlamento italiano. 1861-1988, Milano, 1989, vol. XIV; Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 208
[335] L’art. 60 Cost., prima della modifica apportata con legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2, recitava, infatti, al primo comma: “La Camera dei deputati è eletta per cinque anni, il Senato della Repubblica per sei”.
[336] Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 234
[337] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[338] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[339] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[340] Riguardo al pensiero di Ruini sul sistema dei partiti e la sua degenerazione in partitocrazia, p. 63
[341] Con tale affermazione Meuccio Ruini anticipa i criteri di ripartizione delle competenze tra i vertici politici e i vertici burocratici che sono stati fatti propri solo recentemente (D.Lgs. 80/1998).
[342] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[343] Ruini Meuccio, La nostra e le cento Costituzioni del mondo. Come si é formata la Costituzione, Milano, 1961, p. 208
[344] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[345] Ruini Meuccio, La Costituzione della Repubblica Italiana. Appunti riservati, bozza non corretta inedita conservata in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[346] Ruini Meuccio, La Costituzione della Repubblica Italiana. Appunti riservati, bozza non corretta inedita conservata in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[347] AA.VV., Il parlamento Italiano 1861-1988. 1946-1947: Repubblica e Costituzione. Dalla luogotenenza di Umberto alla presidenza De Nicola, Milano, 1989, vol. XIV, p. 319
[348] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[349] Ruini Meuccio, Postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra Costituzione, appunti, bozze, corrispondenza e materiale inedito conservato in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[350] “Le domande dei lettori di Candido - Perché non è applicata la Costituzione? – Risponde il senatore Meuccio Ruini”, Candido, anno 1955, in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[351] “Le domande dei lettori di Candido - Perché non è applicata la Costituzione? – Risponde il senatore Meuccio Ruini”, Candido, anno 1955, in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[352] “Le domande dei lettori di Candido - Perché non è applicata la Costituzione? – Risponde il senatore Meuccio Ruini”, Candido, anno 1955, in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[353]  “Le domande dei lettori di Candido - Perché non è applicata la Costituzione? – Risponde il senatore Meuccio Ruini”, Candido, anno 1955, in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[354] Ruini Meuccio, La Costituzione della Repubblica Italiana. Appunti riservati, bozza non corretta inedita conservata in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)
[355] Ruini Meuccio, Le confessioni pel domani (da un ultraottuagenario), Ricordi di pensiero e di vita e per la storia di domani, bozza inedita conservata in Archivio Meuccio Ruini (c/o Biblioteca “Panizzi”-Reggio Emilia)

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