Le fonti scritte indirette su Socrate

QUI "L'APOLOGIA DI SOCRATE"
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PROCESSO E MORTE DI SOCRATE
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Prof. Giovanni Pellegrino
Prof.ssa Mariangela Mangieri

Come tutti sanno Socrate non ha lasciato nessuna opera ragion per cui non è facile ricostruire gli elementi fondamentali del pensiero socratico.

Gli storici della filosofia hanno cercato di ricostruire il pensiero socratico utilizzando le cosiddette fonti indirette che parlano delle principali dottrine di Socrate. La prima fonte indiretta è rappresentata dalla commedia di Aristofane: “le Nuvole”.

Vogliamo mettere in evidenza che in tale commedia Socrate viene rappresentato secondo il modello dei peggiori sofisti e gli vengono attribuiti interessi naturalistici di scarsa importanza, tipici degli studiosi dei fenomeni naturali. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Aristofane abbia frainteso gli insegnamenti di Socrate, mentre altri studiosi hanno pensato che Aristofane abbia voluto intenzionalmente mettere in cattiva luce il filosofo ateniese dando un’immagine distorta di lui. Infatti Socrate era uno dei personaggi preso in considerazione da Aristofane nella sua commedia.

Tuttavia anche se consideriamo attendibile l’ipotesi che Aristofane abbia voluto calunniare Socrate, esistono altri dati che fanno pensare che le affermazioni di Aristofane rispecchiavano le idee che la maggior parte degli ateniesi contemporanei avevano su Socrate dal momento che con tutta probabilità Socrate non appariva una figura nettamente diversa da quella dei sofisti.

Esistono vari dati di fatto che fanno pensare che molti contemporanei consideravano Socrate un sofista, come Isocrate e il suo discepolo Androzione ed Eupoli. Non dobbiamo dimenticare che anche tra i socratici minori i modi di intendere gli insegnamenti di Socrate erano tutt’altro che uniformi. Inoltre molte testimonianze relative al processo che causò la condanna a morte di Socrate fanno pensare che i “conservatori “ateniesi consideravano Socrate un pericoloso sofista.

Detto ciò prenderemo in considerzione il secondo gruppo di fonti scritte su Socrate ovvero i testi platonici. Tali testi costituiscono la testimonianza più importante in quanto PLATONE fu amico e discepolo di Socrate e pertanto ebbe modo di conoscerlo a fondo. Tuttavia come fonti del pensiero socratico le opere platoniche non possono essere prese alla lettera per almeno due motivi.
In primo luogo Platone tende sempre ad esaltare Socrate al di sopra di tutti i suoi contemporanei.
In secondo luogo tende ad accentuare le differenze che separano Socrate dalla cultura contemporanea ateniese.

Dobbiamo mettere in evidenza che per tali ragioni di non trascurabile importanza Platone ci fornisce un’immagine di Socrate fortemente curvata secondo una particolare prospettiva e di conseguenza attendibile fino a un certo punto anche dal momento che Platone quando ci parla di Socrate ce lo presenta in un’ottica condizionata da intenti apologetici.
Infine dobbiamo anche mettere in evidenza che spesso Platone utilizza la figura di Socrate come portavoce di dottrine che Socrate non può avere sostenuto e che sono da attribuire a Platone stesso.

In definitiva quindi se da un lato bisogna privilegiare gli scritti di Platone e ricostruire il pensiero di Socrate, dall’altro bisogna tenere conto delle difficoltà che abbiamo messo ora in evidenza relative all’utilizzazione degli scritti di Platone come fonti per conoscere il pensiero socratico.

Il terzo gruppo di fonti indirette è costituito dalle relazioni contenute in alcuni scritti di Senofonte quali i “Memorabili, l’Apologia di Socrate, il Simposio”.
Nella prima di queste opere lo scrittore ateniese riproduce anch’egli come Platone stralci di conversazioni che hanno Socrate come protagonista. In tale opera Socrate viene presentato come un benpensante che mira al bene dei suoi concittadini. Dobbiamo tenere presente che Senofonte non era un filosofo. Tale fatto in teoria dovrebbe essere un vantaggio per gli storici della filosofia perché da’ la certezza che Senofonte a differenza di Platone non ha contaminato le dottrine di Socrate con la propria visione filosofica.
In realtà il modesto acume speculativo di Senofonte danneggia l’attendibilità della sua testimonianza. Socrate viene descritto come un sapiente di limitato respiro e anche le sue tesi più rilevanti da lui conosciute attraverso altre fonti vengono spesso ridotte nei limiti angusti di una saggezza piuttosto spicciola e priva di brillantezza intellettuale. Inoltre siamo a conoscenza del fatto che Senofonte ebbe la possibilità di frequentare Socrate per pochissimo tempo e pertanto il valore delle sue testimonianze risulta ulteriormente indebolito.

Il quarto gruppo di fonti indirette relative al pensiero socratico è costituito da alcune brevi informazioni che ci vengono fornite da Aristotele. Tali informazioni sono state per molto tempo ritenute particolarmente attendibili e degne di fede. Tuttavia gli studi più recenti hanno ridimensionato il valore di esse, sia perché Aristotele aveva l’abitudine di reinterpretare le dottrine di altri filosofi delle quali discuteva, sia perché la sua testimonianza può basarsi solamente sul sentito dire.
Infatti Aristotele era nato quasi vent’anni dopo la morte di Socrate.

Il quinto gruppo di testimonianze su Socrate è costituito dalle affermazioni dei “ socratici minori” ovvero di quei discepoli di Socrate che continuarono l’opera del maestro interpretandola diversamente dall’allievo più famoso ovvero Patone. Purtroppo le informazioni che possediamo su tali filosofi sono particolarmrnte scarse, inoltre essi si contraddicono a vicenda e presentano un’immagine del filosofo molto unilaterale.
Come può orientarsi lo storico della filosofia in questo vero e proprio labirinto?

Non è facile scegliere il criterio più ragionevole ma a nostro avviso è opportuno tener conto di tutte le testimonianze privilegiando, entro certi limiti quella di Platone ( dobbiamo dire che è opportuno fare più affidamento sui dialoghi giovanili platonici nei quali la raffigurazione di Socrate è più degna di fede). Resta comunque evidente che qualsiasi ricostruzine del pensiero socratico non può non contenere una considerevole dose di arbitrio e non dipendere almeno in parte da punto di vista soggettivo dei singoli storici della filosofia. Purtroppo il fatto che non abbiamo a disposizione un’esposizione sistematica delle dottrine di Socrate, non permette una ricostruzione oggettiva del suo pensiero. Pertanto sarà sempre molto problematico ogni tentativo di fare piena luce sul pensiero di Socrate.

Per far comprendere al lettore fino a che punto sia difficile fare chiarezza sulla sua personalità e sulle sue dottrine faremo due esempi: la dottrina del demone e il significato politico- filosofico del processo contro Socrate. Per quanto riguarda la teoria del demone dobbiamo dire che essa è stata interpretata dagli stoici della filosofia in modi molto diversi tra loro. Alcuni la considerano un’immaginosa rappresentazione della coscienza, altri una semplice metafora del dovere morale, mentre altri hanno pensato che il filosofo vedesse in essa l’espressione di una vera e propria presenza divina.

Come si vede le interpretazioni di tale dottrina socratica non solo sono molto diverse tra loro ma risulta impossibile stabilire quale sia quella veritiera proprio perché non possediamo nessun opera redatta da Socrate. Optare per una di queste tre interpretazioni è solamente dipendente dal punto di vista soggettivo dei singoli storici della filosofia. Per quanto riguarda il processo che portò alla condanna a morte, potrebbe sembrare in apparenza facile individuare le cause politiche di tale processo e di tale condannaa. Infatti molti storici della filosofia hanno messo in evidenza che la condanna a morte di Socrate sia stata conseguenza del fatto che il nuovo regime democratico voleva regolare i conti con tutti quei personaggi, ivi compreso Socrate, che avevano criticato le istituzioni assembleari.

In sintesi secondo alcuni Socrate sarebbe stato condannato dai demobtatici ateniesi, dal momento che essi lo consideravano un simpatizzante delle forze conservatrici (tra l’altro il filosofo era stato amico di Crizia, uno dei Trenta Tiranni). Tale interpretazione benchè contenga una parte di verità appare tuttavia molto problematica e di conseguenza convincente fino a un cert punto. In primo luogo tutti sapevano che Socrate si era apertamente dissociato dall’operato di Crizia e dal governo dei Trenta Tiranni. In secondo luogo le testimonianze che possediamo intorno al processo sembrano avvalorare una tesi esttamente opposta a quella che sostiene che Socrate fu condannato a morte dai democratici ateniesi.

Dalle testimonianze in nostro possesso sembra che il filosofo greco venne accusato dai” conservatori” che lo consideravano un pericoloso sofista che corrompeva i giovani. In sintesi il processo contro Socrate sembrerebbe seguire la stessa logica che aveva determinato quelli contro Anassagora e Protagora.
In effetti i capi di accusa mossi a Socrate rispecchiano l’immagine che Aristofane aveva dato di Socrate nella commedia che abbiamo citato in precedenza. Tuttavia anche tale interpretazione del processo suscita molte perplessità e risulta convincente fino ad un certo punto. Infatti era davvero possibile ignorare il fatto che Socrate non era un sofista e che aveva molte volte confutato in pubblico importanti esponenti di tale scuola filosofica.

Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che purtroppo non conosceremo mai a fondo le dinamiche storiche, politiche e filosofiche che hanno determinato il processo contro Socrate e la sua ingiusta condanna a morte. Come pure non risulta facile comprendere perché molti ateniesi anche importanti dal punto di vista intellettuale considerarono Socrate un sofista.

Prof. Giovanni Pellegrino
Prof.ssa Mariangela Mangieri

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