-------------------------------------- STORIA UNIVERSALE --------------------------------------

L'INIZIO DI UN' "AVVENTURA"

2. IL PERIODO NEOLITICO

Dall'ultimo periodo di freddo della grande epoca glaciale, circa 30.000 o 50.000 anni or sono, si procedette lentamente e non senza interruzioni fino alle condizioni di clima e di temperatura oggi dominanti sulla terra, fino all'attualità geologica. In parecchi territori, come nelle Alpi europee, durante questo aumento di temperatura si possono registrare degli stadi di reazione, che non ebbero più l'importanza dei veri periodi glaciali, ma determinarono, solo in misura sempre decrescente, una periodica discesa del limite inferiore delle nevi e un corrispondente spingersi innanzi dei ghiacciai nelle montagne. A tutto questo periodo coi suoi miglioramenti climatici e con le sue ricadute si fanno risalire alcuni stadi della cultura umana della tarda epoca diluviale o del principio di quella alluviale, osservati anch'essi specialmente in Francia.

Si parla innanzi tutto di uno stadio di Mas d'Azil, di un periodo "Asyliamo" o "Aziliano"», così chiamati in seguito alle scoperte fatte in una strato nella caverna di Mas d'Azil, nell'Ariége. Questo strato mostra già la fauna attuale - vi sono specialmente copiosi i cervi comuni e i cinghiali mentre manca la renna, -ma conserva ancora gli svariati e piccoli attrezzi di selce del periodo della renna, non così invece i suoi lavori d'intaglio: specialmente le fiocine sono tipicamente diverse, piatte a intagliate grossolanamente in corna di cervo e traforate alla base. Accenna ad un progresso notevole ed enigmatico l'uso di pietre trasportate dalle acque, su cui furono tracciati punti, linee ed altri segni di ogni sorta simili a lettere.

La perdita e l'acquisto di forme speciali di cultura indicano spostamenti di popoli per l'influenza di cambiamenti di clima. Probabilmente i cacciatori di renne, simili agli attuali Equimesi, seguendo la loro principale selvaggina, in parte se ne erano andati verso oriente e nord-est, mentre si erano inoltrati nelle loro dimore altri popoli, certo da mezzogiorno, dall'Italia e dalla Spagna, dove la renna non era indigena. Parecchi contano tra le fasi di transizione dall'età più antica della pietra alla più recente anche il periodo di Campigny o il «campignano» della Francia settentrionale con fenomeni paralleli nell'alta Italia, nell'Inghilterra, nell'Irlanda, nel Belgio, nella Danimarca, ecc.

Le forme degli strumenti di pietra sono qui semi-paleolitiche e semi-neolitiche - queste ultime però non ancora levigate per mezzo di una vera pulitura -; in parte mostrano certi propri tipi dell'antico neolitico, che per lo più si conoscono dai «kiokkenmoddinger» (mucchi di conchiglie, residui di pasti) della Danimarca. Vi compaiono già dei cocci; la fauna comprende il bue, il cavallo, il cervo; la flora, il frassino, la quercia; nella Francia settentrionale sembra che abbia dominato anche la coltivazione dei cereali, che invece non praticavano i pescatori delle coste baltiche; in breve siamo qui in piena attualità sotto l'aspetto geologico, ma non ancora in pieno periodo neolitico.

Tuttavia nemmeno il campignano é un vero e proprio stadio di transizione dal periodo paleolitico al neolitico, sebbene riveli notevoli connessioni tra l'Europa meridionale e quella settentrionale. Gli uomini, che dettero origine ai «kiokkenmoddinger », furono probabilmente i primi coloni umani del Settentrione europeo e, quando questo fu libero dai ghiacci ed accessibile, vennero dall'Europa occidentale o al più dal Mezzogiorno del nostro continente.
È ammesso da molti che questi uomini senza aiuti stranieri e senza nuove immigrazioni abbiano in seguito creato tutta la civiltà neolitica, che questa perciò, in quanto la conosciamo nell'Europa media e settentrionale, avrebbe avuto. qui origine in modo del tutto indipendente da influenze esterne. Ma questo non é però molto probabile.

La compiuta civiltà neolitica europea, considerata dal punto di vista della scienza moderna, costituisce certamente lo stadio più notevole di evoluzione tra quelli preistorici. Poiché in fondo l'epoca paleolitica, una volta che ci siamo liberati dall'idea di un'età dell'oro sull'aurora dell'umanità, é per noi una cosa del tutto naturale, che dovremmo quasi presupporre come una necessità logica, se non fosse dimostrata dai fatti. È invece davvero sorprendente il vedere quale alto grado di stabile civiltà sia stato raggiunto nel periodo neolitico, sebbene tuttora senza la minima cognizione utile dei metalli.

In questo periodo e in nessun altro sono stati creati i primi fondamenti dell'incivilimento europeo. Qui si debbono cercare e ritrovare le radici della colonizzazione agricola dell'intero nostro continente e di molte altre regioni della terra.
Qui pure innanzitutto si deve ricordare la natura esteriore all'uomo, che ha apparecchiato il fondamento di quei fondamenti della civiltà. L'immagine naturale, offerta dalla terra dopo che fu trascorsa l'ultima grande epoca glaciale e le oscillazioni durante il passaggio alla nuova età, coincideva con l'immagine che anche oggi ci sta dinanzi. Naturalmente dieci e più millenni prima le foreste erano più vaste e più folte, i corsi d'acqua più grossi e più impetuosi. Una vita animale più ricca rendeva la caccia più produttiva che ai nostri giorni, e fonti sgorgavano nelle selve, dove oggi in tutta la stagione asciutta ogni filo d'acqua é disseccato.

Ma in generale la natura, paragonata con quella che era stata durante il «diluvium», specialmente nelle epoche glaciali nei periodi interglaciali con carattere di steppa, era più mite, più domestica, più amica dell'uomo, e l'uomo, paragonato col suo predecessore diluviale, era più forte, più perseverante, più alacre, più abile ad iniziare il suo dominio sugli animali e sugli altri esseri organici ed inorganici che lo circondavano. Su questo si fonda in ultima analisi tutta l'ascensione dell'umanità nell' epoca geologica attuale. Poiché l'incremento generale della cultura anche nelle epoche storiche non si compie per vie tracciate in modo visibile da lungi e percorse scientemente, ma, assai più che ordinariamente non si creda, in modo automatico e riflesso, in seguito ad impulsi esterni, prepotenti, indipendenti dall'uomo e che pronunziano sentenze cieche e tiranniche sul suo destino.

Le « idee nazionali » si trovano in genere molto più di rado nella storia effettiva che negli storici, i quali ( a dire il vero) sono per questo in una condizione più facile. Le idee sono percepite e formulate a tavolino. L' aria cruda del campo e della foresta, dove (specialmente nei tempi più antichi) si ordirono e si svolsero gli avvenimenti storici, non fu per lo più mossa da alcun alito più elevato di quello delle necessità fisiche. Quegli avvenimenti, in ultima analisi, non si possono attribuire ad una consapevole deliberazione umana, ma ad una costrizione materiale od economica, come anche si dice. Spirito e riflessione sono impiegati cammin facendo dai singoli come dalla generalità, e in modo più efficace in forma di politica, per determinare' quello che fin da principio si desidera, per allontanare quello che fin dal principio si teme; e sono in seguito impiegate per una spiegazione interessante delle cose, ma al di là di questo non si vede e non si provvede, perché l'una e l'altra cosa sono impossibili.

Dalle forme economiche, determinate da circostanze esteriori, dipendono anche quelle spirituali, dominanti in differenti stadi dell'evoluzione umana, le forme della famiglia e dello Stato, della morale, della religione e della scienza. In queste materie pensano in modo tipicamente differente il cacciatore, l'agricoltore e il pastore, il commerciante e l'industriale, sebbene si trasmettano pur sempre alle giovani generazioni alcune parti della più antica maniera di pensare e queste siano sempre pronte a prorompere fuori vittoriosamente in circostanze favorevoli in mezzo alle produzioni più recenti del pensiero.

Noi sappiamo da testimonianze indirette piuttosto che immediate, forniteci dall'etnografia, che le stirpi di cacciatori della più antica età della pietra vivevano in famiglie separate, poste sotto il dominio del più forte, senza una organizzazione costante, quasi anarchiche, guidate solo in modo passeggero da capi di potere, tuttavia travagliate di continuo dalla credenza negli spiriti maligni dei morti, nelle fattucchierie e nel potere dei loro stregoni, senza un culto regolato degli antenati, ma dedite ad una singolare venerazione degli animali.
Negli abitatori di stabili villaggi dell'età più recente della pietra, dominava invece certamente, come sempre tra i primitivi agricoltori, l'inclinazione ad un'amministrazione comune ed a vincoli di schiatta, spesso nella forma poco frequente dei matriarcato, poiché l'agricoltura in origine è una forma femminile di produzione. Ad onta di ciò compaiono presto differenze di proprietà e di grado, capi per il tempo di pace e di guerra, segnalati quelli per ricchezze, questi per ardimento; e in circostanze speciali, nella difesa del proprio territorio o nella conquista di quello altrui, si forma una nobiltà guerriera, a cui appartiene il suolo ed a cui deve prestar servizio il resto della popolazione, come classe soggetta di lavoratori.

La pianta del soprannaturale si solleva dal timore degli spettri e dalla venerazione degli animali al culto della Madre Terra e poi a quello degli astri. Alla cultura superiore, cioè a quella storica, la società umana si avvicina, come ancora vedremo, specialmente dal principio dell'età del bronzo, con lo sviluppo dell'industria e del commercio. La proprietà individuale mobile, creata dalla prima, prende gradatamente il predominio sopra la proprietà comune e immobile e distrugge nella sua base la forma economica comunistica degli agricoltori primitivi.

Da tutto questo segue non solamente una rivoluzione del concetto di valore e nella subordinazione dei beni, ma in seguito ad una continuata divisione del lavoro anche uno spostamento del centro di gravità politico dagli organi locali, prodotti da legami di schiatta, a quelli centrali ossia di Stato. Dalla costituzione per stirpi, che andava morendo, si sviluppò per prima la grande famiglia patriarcale con potere prevalente principesco e sacerdotale del padre e con un ordinato culto degli antenati, il quale risale fino ai fondatori delle stirpi, che deifica o riannoda genealogicamente agli Dei.

Vediamo così come parecchie formi sociali, alle quali aspira una parte dei nostri contemporanei come ad un ambito ideale, non si hanno a cercare nel futuro, ma in un lontano passato: la piena libertà personale dell'individuo (di sesso maschile) nell'età paleolitica, il comunismo economico nella neolitica; e come l'evoluzione a creazioni superiori, cioè più complicate, di civiltà abbia da lungo tempo apparecchiato un termine a questi pretesi stati ideali. In genere il progresso della civiltà umana non tende a determinati fini immutabili, raggiunti i quali noi possiamo riposarci ed abbandonarci ad un sognato stato di felicità.
Ciò che doveva venire venne fatalmente e fatalmente decadde, senza che noi possiamo incondizionatamente lodare o riprovare alcuna di quelle forme, poiché ognuna di esse è un termine, che arreca felicità quale ricompensa di lavoro fatto e sofferenza quale sprone a un' opera ulteriore.

Perciò in seguito ad una costrizione materiale, proveniente dalla situazione dell' uomo e dall'ambiente - non in seguito ad uno speciale disegno intellettuale (che si svolse soltanto più tardi) - i rappresentanti della civiltà dell'età neolitica praticarono prima di tutto una forma economica non solo di appropriazione dei beni naturali, ma di produzione, sulla quale anche oggi si fonda una grande parte della nostra esistenza materiale. Con questo hanno per la prima volta aperto in tutta la sua larghezza la lacuna che vi é tra l'uomo e il rimanente mondo animale. La pastorizia e l'agricoltura, ambedue ancora abbastanza modeste, ambedue ancora associate ai modi di alimentazione costituiti dalla caccia, dalla pesca e dalla raccolta di frutti selvatici mangerecci, modi che lentamente andavano diminuendo; la ceramica e la fabbricazione di strumenti di pietra levigati e talora anche traforati, presso i quali spesso se ne presentano ancora alcuni semplicemente disgrossati, che non differiscono eccezionalmente da quelli dell'età paleolitica: la costruzione di capanne sulla nuda terra o sopra una piattaforma innalzata sulle acque poco profonde di un lago; edificazione e decorazione interna di tombe umili o sormontate da un'altra torre per i morti che si veneravano; - tutti questi sono segni piccoli, però manifestamente luminosi, di una nuova età. Villaggi stabili, come quella costruzione così ben conservata di Grossgartach presso Heilbronn, attestano sedi fisse e limitati vincoli politici. L'accumularsi di siffatti stabilimenti sulle sponde di un lago, come in molti luoghi della Svizzera, delle Alpi orientali e dell'Alta Italia, rivela relazioni pacifiche tra vicini; il culto dei morti, quale p. e. ce lo mostrano le tombe scoperte in così gran numero in Worms e nei dintorni, ci manifesta una religiosità nel nostro significato della parola; la diffusione di certe materie grezze, selce, nefrite, ossidiana, ambra e di oggetti fabbricati pronti per l'uso (scuri di pietra, vasi di terra cotta) manifesta un incremento del commercio.

Tutte queste cose ed altre ancora si trovano ad un tratto in Europa; vi manca però qualche cosa, che prima (almeno in occidente) esisteva: la snella scultura e il disegno delle stirpi paleolitiche di cacciatori, e ancora qualche altra, che forse era vicina: il metallo con tutte quelle forze motrici che ad esse sono collegate. Così si rimase a lungo, per molti millenni, e la vita per questi nuovi uomini deve essere stata relativamente non troppa gravosa. In seguito alle loro accresciute cure della vita, avevano un lavoro regolato ed un regolato ozio. Per diffondersi e per moltiplicarsi non facevano loro difetto lo spazio e i mezzi di sussistenza. Ivi erano coste marittime e rive lacustri ricche di pesce; ivi la foresta brulicava di selvaggina; ivi si stendevano fertili praterie; ivi alture scoscese, isolate, ricinte dalle acque invitavano a fissarvi la dimora; né erano disdegnate le caverne.
Queste erano dapprima poco numerose e se un vicino più forte ne angustiava gli abitatori, questi potevano facilmente schivarlo o partirsene di là per cercarsi un nuovo territorio. Ad onta della sedentarietà non si era ancora conseguito una durevole dimora sopra il terreno patrio. La costruzione delle capanne, le fortificazioni, le piantagioni, gli stabilimenti commerciali, tutto aveva un carattere passeggero e provvisorio. Soltanto la costruzione delle tombe fa eccezione. Fu in esse adoperata per la prima volta una solida maniera di costruire in pietra, in forma di costruzioni megalitiche, di «dolmen», ecc., ed é molto caratteristico che si edificassero durevoli abitazioni per i morti prima ancora che per i viventi.

La provenienza di questa nuova stirpe di uomini e della civiltà é ancora avvolta in profonde tenebre. Secondo un' antica opinione erano ambedue venute in Europa dal di fuori; altri fanno sorgere la civiltà stessa in Europa e derivare gli uomini dalla popolazione paleolitica; una terza opinione vuole la civiltà portata da pochi emigranti di origine straniera, ma la massa dalla popolazione discesa degli indigeni. Questa era certo formata da uomini bianchi, progenitori diretti degli odierni popoli europei, ma non conosciamo nulla di preciso intorno alla sua sede primitiva, alla sua stirpe, alla sua lingua. Secondo F. Ratzel la razza umana, detta mediterranea, a carnagione chiara, si era sviluppata durante il «diluvium» intorno al Mediterraneo, nell'Europa meridionale, nell'Africa settentrionale, nell'Asia anteriore.

L'Europa era allora separata dall'Asia settentrionale da deserti di ghiaccio, laghi e paludi; era poi connessa con l'Asia anteriore e coll'Africa settentrionale per mezzo di terre a modo di ponti. Il Sahara era ancora abitabile ed il settentrione dell'Africa, essendo di clima più umido, offriva all'uomo condizioni migliori di vita, che non abbia mai offerto in seguito. Il ramo meridionale della razza mediterranea e quello che si stende a sud-ovest sono quindi misti con elementi africani e i Semiti e i Camiti mostrano spasso anche oggi una colorazione scura della pelle e lineamenti della faccia simili a quelli dai mulatti. Mentre l' Europa settentrionale e tutta la cintura alpina erano ancora coperte di ghiaccio e nel territorio intermedio vagavano poche orde nomadi di cacciatori, nell'Asia anteriore e nell'Africa settentrionale si sviluppavano la pastorizia e l'agricoltura, cresceva il numero degli abitatani, e poiché a partire dalla fine dal «diluvium» il settentrione offriva condizioni di vita sempre migliori, ne seguì una graduala diffusione della razza mediterranea da sud e da sud-ovest verso nord e nord-ovest.

Dai territori di confine dell' Asia e dell' Europa, s'inoltravano le nuove stirpi e passo passo, procedendo da una radura della foresta ad un'altra si stabilivano nel paese selvoso a settentrione delle Alpi fino alle spiagge del mare occidentale e di quello settentrionale. Abitarono dapprima isolati e nella folta foresta vergine, in radure create da loro stessi o già apparecchiate dalla natura, sopra antiche steppe argillose o sopra scoperti o brughiere, sulle altura, sulle riva dei fiumi e sulle acque della spiagge lacustri.

Poi a poco a poco i coloni trasformarono foreste a scoperti in terre coltivate e, con un lavoro di varie migliaia di anni, crearono l'Europa occidentale storica, mentre le stirpi finnico-ugriche dell'Oriente, stabilite dietro ad essi, rimanevano una famiglia di popoli abitatori delle selve e poveri di cultura, La civiltà preistorica dell'Europa fu una cultura parziale di origine orientale, che per dei millenni restò dipendente dallo sviluppo civile più antico e più ricco del mezzogiorno e sud-ovest. Neolitica in origine, ottenne di là più tardi il bronzo e ancora più tardi il ferro, inoltre nuove piante coltivate e nuovi animali domestici: la segale, l'avena, il cavallo, ecc. La prima diffusione della nuova cultura avvenne par una graduale colonizzazione dei luoghi non occupati, per l'esercizio di commerci e di traffici ed anche per piccole, ma continue migrazioni e cambiamenti di sede, specialmente dopo l'introduzione dei metalli.
Con l'andare dei secoli crebbe la popolazione e se nell'età neolitica furono colonizzate soltanto le principali vallate dalle Alpi, nell'età del bronzo troviamo già tracce dell'uomo negli angoli più remoti dei monti e ad altezze fino di 2000 metri. Già nell'età neolitica, mercé la varietà delle condizioni geografiche, che offre nell'attualità geologica l'Europa abitata, prende origine anche sotto l'aspetto della storia della cultura, una distinzione del territorio in regioni distinte, che si riconoscono alle forme speciali degli strumenti litici, della ceramica, della costruzione delle tombe, ecc.

In questa maniera (secondo un'ipotesi plausibile, perché in simili questioni è difficile raggiungere una piena certezza) ebbe origine anche il sottogruppo settentrionale biondo della razza mediterranea a carnagione chiara, certo sotto l'influenza del clima nordico e della separazione da elementi stranieri più sicuri. Quel gruppo a carnagione chiarissima, caratterizzato da un'alta statura, da una forma cranica allungata, da capelli biondi e da occhi azzurri, é rappresentato anche oggi più spiccatamente nei paesi germanici settentrionali. È perciò creduto il tipo originario dei Germani e con un'ulteriore ipotesi il tipo dei più antichi Indogermani ancora non separati. I sostenitori di questa opinione immaginano la sede primitiva di quel gruppo non più nell'Asia centrale, dove un tempo si pose quella dei primi Arii, nè sul Mediterraneo orientale ai confini dell'Asia e dell'Europa, ma nel Baltico occidentale e quindi nel mezzo della stessa Europa. Suppongono perfino che i primi coloni, stabilitisi su quelle coste dopo trascorsa l'epoca glaciale, siano derivati immediatamente dalla popolazione paleolitica dall'Europa occidentale e centrale, avanzatasi verso settentrione.
In conseguenza anche il luogo di origine della cultura neolitica non é posto ad oriente o a sud-est, ma trasportato nell'Europa centrale e settentrionale. Di là gli Arii, con ripetute migrazioni preistoriche o durante i primi tempi storici, sarebbero penetrati nel Mezzogiorno, e nel mondo mediterraneo si sarebbero certo mescolati con elementi stranieri, ma vi avrebbero resa dominante la loro lingua e la loro cultura tra popoli di altra razza.

Non è ancora il momento di decidersi risolutamente per una di queste opinioni, finchè non sia chiarita l'origine delle forme fondamentali della vita civile neolitica. Prima tra queste è l'esistenza di piante coltivate, e di animali domestici. Nè per le une nè per gli altri si può con sicurezza risalire fino al luogo di origine, vale a dire a quello, dove le une furono per la prima volta coltivate dall'uomo e gli altri per la prima volta addomesticati da lui. Tuttavia sono esattamente le stesse piante alimentari, come il grano, l'orzo, il miglio, qualche legume, e il lino, che furono coltivati in precedenza da una parte nell'Europa neolitica e dall'altra nell'antico Oriente egiziano e nell'Asia anteriore, mentre altre, come la segale e l'avena, rimaste per lungo tempo estranee al Mezzogiorno, compaiono solamente tardi anche al settentrione delle Alpi. Lo stesso si dica degli animali domestici. Quello che si è potuto sapere sulla storia del loro primo addomesticamento ed allevamento, accenna molto più ad un'origine meridionale e orientale, che ad una settentrionale e occidentale.
Lo svolgersi dell'allevamento degli animali domestici neolitici fu studiato con fortuna speciale nelle costruzioni su palafitte della Svizzera occidentale. Qui si poterono stabilire uno stadio prettamente neolitico, - come p. es. a Schaffis e a Moosseedorf -, ed uno alquanto più recente, nel quale oltre a strumenti in pietra compare anche del rame e perfino già del bronzo, - come p. e. a Finelz, a Sutz, a Lattrigen, a Font. Il primo durò circa dal 5000 fino al 2500 a. C., l'ultimo dal 2500 al 1800 a. C., cioè fino al principio dell'età del bronzo, che in parte fu seguito da fenomeni del tutto nuovi. Nello stadio più antico, nel quale non vi erano metalli, gli animali domestici e quelli selvatici, secondo Th. Studer, si fanno ancora presso a poco equilibrio, vale a dire si viveva ancora per metà dell'antica selvaggina e gli animali domestici mostrano ancora il carattere più primitivo. Sono razze uniformi, che si distinguono da altri animali selvatici per una grandezza singolarmente minore. Così il piccolo maiale delle torbiere dal poderoso cinghiale, il piccolo bue delle torbiere dall'enorme toro selvatico della razza primigenia; anche del cane compare soltanto una piccola forma di quello leonino. Nell'età del rame invece la pastorizia ha ricevuto un impulso rilevante. Gli animali domestici, tra i quali il bue è il più frequente, sono rappresentati in maggior numero degli animali che si cacciano, e in tutti si mostrano i primordi della formazione di razze nuove e del miglioramento di quelle antiche, parte in seguito all'allevamento, parte per l'introduzione di nuovi animali domestici, il bue primigenio, la cervicapra o egagro, una pecora affine al muffione. Un'assoluta variazione delle forme domestiche avviene solo nell'età del bronzo ; con questa compaiono razze quasi del tutto nuove. Mentre dapprima predominava il bue, i resti della pecora sono ora i più frequenti; seguono soltanto a uguali distanze il bue e il maiale. Nuovo è il cavallo e certo come animale da tiro. Proviene dall'interno dell'Asia, patria del cavallo dalla testa corta. Il cavallo selvatico diluviale sopravvisse in Europa all'età paleolitica; in quella neolitica non fu domato, ma al più cacciato e se si è sviluppato come forma stipite di note razze equine odierne, ciò avvenne certo soltanto dopo l'introduzione del cavallo asiatico.

Nell'età del bronzo delle abitazioni svizzere su palafitte la pastorizia cede alquanto di fronte alla coltivazione dei campi. A questo si aggiunge una variazione visibilissima nella forma cranica degli abitatori della Svizzera, che durante la pura età della pietra erano prevalentemente brachicefali, mentre nella pura età del bronzo furono in prevalenza dolicocefali (di origine nordica?). Questi dolicocefali compaiono già nell'età del rame. Da tutto questo è resa possibile, almeno per la regione dei laghi svizzeri, la comparsa di una nuova popolazione al principio dell'età del bronzo. Per l'età della pietra ed anche per quella del rame si può invece ammettere il persistere dell'antica popolazione e un perfezionamento graduale delle condizioni di vita, delle razze di animali domestici e via dicendo, in condizioni apparentemente tranquille.

Il paese di origine del bue dalle corna corte, che appare mansuefatto già al principio dell'epoca delle abitazioni su palafitte, è, secondo in Keller, l'Africa settentrionale. Questa forma per i suoi caratteri osteologici corrisponde in monte parti anno zebù africano; perfino, in Africa, procedendo dal sud al nord, si trova che le razze bovine si avvicinano continuamente a quella nostrane dalle corna corte. In Bos primigenius fu invece addomesticato per la prima volta forse nella Babilonia, come ha dimostrato probabile j. U. Durst. Gli strati terziari indiani di Siwanik contengono già un progenitore diretto di questa razza bovina, che si riconosce facilmente anche nei sigilli cilindrici babilonesi. Anche in bue minore dalle corna corte, che porta spesso una piccola gobba ed esiste anche oggi nella Mesopotamia e nell'India, si trova raffigurato dagli Egiziani e dai Babilonesi. In Durst ammette che in bue dalle corna corte, addomesticato per primo, sia stato portato in Europa da immigranti asiatici al principio dell'età neolitica, mentre il bue primigenio addomesticato abbia compiuto la sua migrazione verso occidente più tardi, da popolo a popolo, come un prodotto della loro civiltà.

Incerta al pari dell'origine delle antiche piante coltivate e degli animali domestici europei è quella delle altre forme della civiltà neolitica. Gli strumenti litici sono in parte tipi primari, che si possono trovare dovunque e seguire ulteriormente in modo positivo fino al Giappone, all'America ed anche più oltre; in parte poi mostrano una forma speciale, che dipende però da sviluppi e da condizioni locali (materiale litico, ecc.), e non ci lascia quindi scorgere se non al più un commercio di materie prime - selce, nefrite, jadeite - e in limiti anche minori un commercio di prodotti fabbricati. Possiamo soltanto affermare che la fabbricazione di strumenti litici levigati e spesso anche traforati, come opera di somma pazienza, era impossibile e quindi sconosciuta al cacciatore paleolitico, come egli per altre ragioni non era in grado di praticare la fabbricazione di oggetti fragili in terra cotta. L'una e l'altra cosa sembrano collegate con le abitudini sedentarie dell'umanità prima nomade, quasi come una conseguenza legittima e una necessità di natura.

Lo stesso vale certo per le forme delle abitazioni e dei sepolcri, per la scelta dei luoghi di soggiorno sul terreno solido o sopra una piattaforma sopra al livello delle acque, per la costruzione di camere sepolcrali megalitiche con blocchi erratici, per l'erezione di tumuli e per l'appianamento di necropoli. Si sa fino a qual punto questi costumi e queste usanze si estendessero un tempo in Europa; si vede come essi nascessero per così dire dalle forme del suolo e da altre circostanze naturali, ma non si sa dove abbiano avuto la loro prima origine e se questa sia indigena o straniera. E lo sapremo forse un giorno ?
Perciò è miglior partito, senza entrare in oscure questioni di origine, il considerare le forme fondamentali della civiltà neolitica, come elementi derivati dalla cooperazione dello spirito primitivo dell'uomo e della natura circostante.


L'aspetto della natura, quale si presentava in Europa all'uomo neolitico, era nel suo complesso identico con quello odierno, ma tuttavia nei suoi particolari molto più imponente ed efficace sull'animo umano; le foreste erano più vaste e più folte, la frequenza di animali selvatici senza paragone maggiore. L'uomo cacciava il cervo, il capriolo, il cinghiale, il bisonte, l'alce, l'orso, il castoro; raccoglieva nella foresta i frutti selvatici del melo, del pero, del pruno, del nocciolo e ogni sorta di bacche; allevava buoi, pecore, capre, porci e cani; coltivava parecchie sorta di grano, l'orzo a due e a sei file, il lino e il papavero. Dai cereali ricavava grani molto minori di quelli che oggi raccogliamo. Lavorava pietre, corna ed ossa, pelli e peli di animali, l'argilla, il legno e le materie tessili vegetali.
I suoi strumenti e le sue armi di pietra sono in parte schegge semplicemente foggiate a forza di colpi, rozze e dentate sui margini, vale a dire coltelli e seghe, raschiatoi, ecc., in parte foggiate a poco a poco, staccandone piccole schegge concoidali, talora poi di forme fini e delicate, come specialmente alcuni pugnali e punte di frecce e coltelli ricurvi; in parte sono levigati o compiutamente o soltanto sulle facce più larghe o nel taglio, come parecchie accette e scalpelli dei paesi nordici. La levigazione delle parti taglienti è spesso lucida come specchio, più opaca invece nelle altre parti. La levigazione della selce e delle altre sorta di pietre durissime era naturalmente preceduta da una minuta scheggiatura di tutta la superficie del pezzo che si lavorava. Altre scuri levigate di pietra somigliano di più a ciottoli e furono anche spesso ottenute semplicemente prendendo siffatti ciottoli, affilandoli e spesso traforandoli. Naturalmente non si bucavano le sorta più dure di pietra, come la selce, la nefrite, l'iadeite, la cloromelanite, ma le più tenere dall'arenaria in avanti. Mentre il filo delle scuri e degli scalpelli, ricavati dalle prime, è spesso così netto come quello degli strumenti d'acciaio affilati da poco, le scuri forate hanno un filo ottuso e un dorso simile a quello di un martello.

Pure gli attrezzi di pietra di forma più artistica e più nobile si hanno da cercare tra questi scuri-martelli forati. Se ne trovano, specialmente nell'Europa settentrionale, degli esemplari di linee addirittura meravigliosamente ardite nelle loro due parti, che naturalmente non si devono considerare come semplici strumenti d'uso, ma come armi di capi o emblemi di dignità. Mentre le scuri e i martelli traforati avevano un manico diritto di legno, le lame non forate erano munite in diversi modi di manico. O si introducevano nell'estremità più grossa scavata o bucata di un manico in forma di mazza, dove talora una montatura in corno di cervo formava il legame tra legno e pietra - questo avveniva per lo più nelle lame con estremità superiore grossa , o s'intagliava un manico, piegato a gomito (da un ramo o da una grossa radice biforcata) e si cacciava la lama di pietra nel suo braccio più breve e spaccato, fissandovelo immobilmente con una legatura. Scuri più piccole s'immanicavano anche in un ramo di corno di cervo. Grandi strumenti in forma di maglio si legavano all'estremità superiore e slargata di una mazza con corregge, per ricevere le quali era scavato un solco attorno alla pietra.

La grandezza degli strumenti di pietra é straordinariamente differente. Dove si possedevano grossi nuclei di selce del cretaceo, come sulle coste baltiche, le scuri piatte raggiungevano una lunghezza da 30 a 40 cm., mentre in altre regioni, che disponevano di materiale meno buono, le lame da 10 a 15 cm. appartenevano già alle maggiori, e si presentano esemplari affatto piccoli di 4 a 6 cm. di lunghezza. Appunto colà si possedevano delle sorta di pietre adatte per la loro tenacità, ma soltanto in pezzi così piccoli. Di materie di molto pregio, che naturalmente si trovano in pochi luoghi soltanto, come la nefrite e la iadeite, si servivano pure con parsimonia, cosicché spesso non si comprende come si potesse lavorare con strumenti così piccoli. E tuttavia ordinariamente si lavorava con essi. Ce lo dimostrano le costruzioni su palafitte della Svizzera dell'età della pietra ed anche l'esperimento di un dotto dilettante danese, che si costruì una solida casa di tronchi d'albero per mezzo di strumenti di pietra, a cominciare dall'abbattimento degli alberi.
Si andò certo alquanto lentamente e si ricorse spesso al fuoco, come quando si dissoda una foresta; ma pure si riuscì ed anzi si guadagnò tempo, più che oggi non si faccia nel costruire.

Le pietre dure e tenaci adatte alla fabbricazione degli strumenti si traevano dai ciottoli dei fiumi e dei torrenti, facendone una scelta accurata, e nei monti dai pezzi staccati per opere delle intemperie dalle rupi circostanti, inoltre dal suolo stabile, specialmente da quello cretaceo, nel quale la vera selce o pietra focaia si trova a strati. A questi giacimenti si teneva dietro, come fanno i minatori, con cave, pozzi e gallerie, che in parte si sono ancora conservate e scendevano a profondità molto considerevoli. Per andare a prendere una pietra specialmente rara e apprezzata in qualche luogo fuor di mano, dovevano organizzare delle vere spedizioni, che marciavano per dei giorni e tornavano a casa con grave carico. Poi le donne, i vecchi e i fanciulli sedevano innanzi alle capanne per dei giorni e per delle settimane, muovendo uniformemente le pietre innanzi e indietro sopra una lastra di pietra granosa per levigarle ed affilarle, accompagnandosi con una cantilena monotona.
In vicinanza delle cave di selce, ma anche in altri luoghi s'incontrano dei veri laboratori per la fabbricazione dí strumenti in pietra, dove anche oggi si trovano disseminate grandi quantità di materiale greggio, di pezzi incominciati e anche lavorati, di prodotti incompiuti in tutti gli stadi, di altre sostanze e strumenti per la lavorazione delle pietre, come pietre per battere, per sfregare, per levigare. Laboratori siffatti si conoscono p. e. a Spiennes nel Belgio, a Butmir nella Bosnia, in Turingia e nell'isola di Rúgen, ma anche nelle Hawai e in altri luoghi oltre l'Oceano. Molti altri strumenti in pietra furono invece fabbricati evidentemente come pura industria domestica, a pochi per volta, per soddisfare i bisogni di una piccola famiglia.

Parecchie forme apparentemente semplicissime e poco caratteristiche di strumenti litici sono tuttavia in Europa più o meno limitate a certi centri di diffusione. Così i prodotti nordici, anche i più modesti, si riconoscono per lo più a prima vista. Nel settentrione si è anche stabilita una successione cronologica degli strumenti litici indigeni, e si é riconosciuto che nelle forme ancora semplicemente sgrossate dei così detti «cumuli di avanzi di cucina» si succedevano prima le scuri di selce a collo acuto, poi quelle a collo stretto, infine quelle a collo largo. Qui per «collo» s'intende l'estremità del dorso opposta alla parte tagliente. Il periodo delle scuri a collo stretto é caratterizzato da «dolmen» isolati (camere sepolcrali in pietra), quello delle scuri a collo largo dalle cosiddette tombe a corridoio, «dolmen» sotto un tumulo con corridoio. Nell'Europa centrale sono diffusi altri strumenti litici, che procedono di pari passo con certe forme e certe decorazioni ceramiche e in parie anche con determinate forme sepolcrali. Così i «tirapugni simili a forme da scarpe» e i martelliscuri semplicissimi e traforati si trovano ordinariamente con la così detta ceramica «a fasce» sui luoghi di dimora e i martelli sfaccettati cioè a sezione poligonale con la ceramica «a alettature» nelle tombe a tumulo.

Anche la ceramica neolitica mostra differenze grandi secondo lo stadio di tempo e la regione, da cui proviene. Sebbene dovunque essa metta in vista la stessa imperfezione tecnica, la mancanza della ruota da vasai - e dal punto di vista artistico la stessa provvisione di forme ornamentali, - il tipo della così detta ornamentazione geometrica - tuttavia è essenzialmente diversa nel territorio delle tombe a camera in pietra del Nord, diversa in una lunga zona mediana, che dall'Inghilterra giunge alla Russia e diversa ancora in una striscia meridionale di terre dall'Asia Minore a da Cipro fino al Reno e più oltre. Se vogliamo adoperare fin d'ora i nomi dei gruppi etnici indogermanici, che compaiono solo molto più tardi in modo sicuro nella storia, si può assegnare ai Germani il territorio delle tombe a camera in pietra o della così detta ceramica megalitica, alle stirpi celtiche più antiche la parte occidentale della zona mediana, e ai Traci e agli Illiri da parte della terza zona posta a sud-est. La zona media é caratterizzata dalla ceramica «ornata a filettature» proveniente da tombe a tumulo; quella meridionale dalla ceramica con «ornamenti a fasce» per lo più trovata nei luoghi di abitazione; le due ultime zone si ricoprono in parte e la loro età relativa non fu ancora ottenuta con sicurezza. Nella zona della ceramica a fasce è degna di nota la comparsa frequente del corrispondente tipo spirale, eseguito con maggiore o minore perfezione (meglio che altrove a Butmir nella Bosnia).

Compare già anche la pittura dei vasi e specialmente nell'occidente dell'Europa orientale, - Russia occidentale, Galizia orientale, Bucovina, Rumania -, e nell'oriente dell'Europa centrale, - Ungheria meridionale, Bassa Austria, Moravia. In questi territori vi era anche una notevole e rozza plastica in terracotta, che però giungeva soltanto fino alla esecuzione di piccole figure animali e umane (anche queste molto frequenti a Butmir) o di appendici figurate di vasi d'argilla. Fa un'impressione piacevole lo spicco dato con l'inclusione di una sostanza bianca agli ornamenti dei vasi di terracotta tracciati con dei forellini. Insieme a questi prodotti ceramici s'incontrano già di quando in quando le prime tracce di metallo, rame puro od anche qualche po' di bronzo.
La fine ed abile decorazione a spirale, con la pittura sui vasi d'argilla, e poi la produzione di piccole figure di terracotta, che più volte sono di una mirabile esecuzione, non superata in seguito da alcuno sviluppo del sentimento plastico nell'Europa centrale, sono di gran rilievo per il giusto apprezzamento dell'età neolitica nel nostro continente. Simili elevati impulsi artistici a settentrione dei Balcani e delle Alpi furono a lungo attribuiti ad influssi meridionali, cioè orientali, o almeno della primitiva Grecia («egeici») finché si dovette riconoscere dalla loro età relativa che essi precedono nel tempo i fenomeni uguali o simili offerti dai paesi del Mezzogiorno. Ora poi si ammette l'opposto; si crede che essi abbiano battuto la via inversa e siano pervenuti dall'Europa mediterranea orientale (Tracia, ecc.) agli abitatori del bacino orientale del Mediterraneo (Frigi ed altri popoli), e ancora meglio che essi siano stati portati da questi ultimi dalla loro antica patria nell'Europa centrale nelle loro nuove dimore meridionali. Questo é certo possibile. In fondo però siamo di fronte soltanto alla diffusione di quelle forme in un grande e unito territorio orientale e non conosciamo la loro patria primitiva.

Tuttavia dall'analisi delle forme della civiltà micenea, della prima grande manifestazione con la quale l'Europa si sollevò al di sopra dell'Oriente, risulta che entro i limiti dell'età del bronzo della Grecia orientale vi sono in certe forme geometriche elementi antichi, che non sono minimamente limitati al mondo egeico ed alla sua età del bronzo, ma hanno un'estensione molto maggiore nel Settentrione ed appunto qui una maggiore antichità. Di fronte all'importanza economica dell'età neolitica anche questo aspetto della nuova civiltà merita di esser da noi pienamente considerato ed apprezzato.

La comparsa del rame puro in forma di strumenti e di oggetti d'ornamento, come nelle abitazioni su palafitte del lago Mond nel Salzkammergut e in molte della Svizzera, e anche quella di quantità affatto insignificanti di bronzo durante l'età neolitica, sono fenomeni d'indole locale, che non arrecano alcun cambiamento notevole all'aspetto generale della civiltà di quel tempo. Ambedue dipendono da influssi ancora deboli e tenui, che soltanto più tardi acquistano un'importanza decisiva. Verso la fine dell'età neolitica il rame si é diffuso, così per mezzo dei commerci, come ricavato da un vero esercizio di miniere - p. e. sul Mitterberg presso Bischofshofen nel Salisburgo e sulla Kelchalpe presso Kitzbúhel nel Tirolo - per esser poi fuso e lavorato nel paese. Invece i singoli minuti oggetti di bronzo, trovati nelle tombe dell'età della pietra, vengono certo da lontano ed attestano che in altri paesi, situati certo a mezzogiorno o a sud-est, dominava già l'età del bronzo, mentre gli abitatori dell'Europa centrale vivevano ancora in quella della pietra. Non si può quindi parlare di un'età generale del bronzo - quale ebbero soltanto paesi naturalmente ricchi di rame, come Cipro, la Spagna ed altri - né ci é lecito estendere dovunque nel passato l'età del bronzo fin al punto, cui giungono scoperte di oggetti isolati e scarsi di quella sostanza.

In generale l'età neolitica va dai principio dell'era geologica attuale fino a quel tempo in cui il metallo compare in quantità sufficiente per sostituire la pietra ed altre materie usate anticamente a fabbricare strumenti e per essere un nuovo e degno rappresentante della cultura materiale. Questo momento definitivo o, per esprimerci meglio, questa epoca di transizione (poiché il cambiamento non può essere stato l'opera di un istante, ma la conseguenze di un passaggio graduale) nelle varie regioni della terra cade in epoche molto differenti ed é prodotto ed accompagnato da circostanze svariatissime. La durata dei periodo neolitico é perciò molto differente nei singoli continenti. Nell'Asia anteriore e nell'Egitto l'età neolitica finisce 4000 o 5000 anni prima di Cristo, in Europa (in media) intorno ai 5000 a. C., in America e in Australia soltanto 1500 anni dopo Cristo e vi sono anche oggi in luoghi reconditi singoli popoli, che vivono nell'età della pietra; si può quindi affermare soltanto che il graduale cessare di quest'ultima dura già da quasi sette millenni.

Le ragioni di questa disuguaglianza sono di natura geografico-antropologica. Esse sono riposte nelle varie condizioni, dalle quali dipende il possesso di una quantità sufficiente di metallo. Si può scoprire ed estrarre il metallo nel proprio paese; a ciò si richiede non solo ricchezza di metallo nei proprio suolo, ma anche la cognizione di esso e inoltre industria ed abilità tecnica. Si può venire a conoscer il metallo, anche quando sia importato dai paesi di fuori, e restare sempre dipendenti da questi o, una volta che si é conosciuto il metallo, produrlo più tardi per proprio conto. Ma allora, almeno nel principio, occorrono non solo rapporti con popoli più evoluti e conoscitori dei metalli, ma anche prodotti di scambio, rimesse commerciali, che possano attirare il metallo straniero e trattenerlo in paese.

La maggior parte dei popoli della terra hanno certo conosciuto per la prima volta il metallo per importazione dall'esterno. Questo fatto tuttavia non crea alcuna differenza nei loro lontano destino, ma la crea il modo di questa importazione, che può esser molto differente. Poiché essa avviene o lentamente e per così dire organicamente, e questa é la regola per le regioni ben congiunte tra loro, come p. e. per i paesi che giacciono attorno al Mediterraneo; o ad un tratto, ad intervalli, per così dire inorganicamente, come p. e. é avvenuto nella scoperta di nuove regioni o di nuovi oggetti di commercio in America e nei Pacifico, per opera di popoli navigatori rappresentanti una cultura molto sviluppata.

Allora fatalmente le culture differenti vengono a una collisione. Allora ai selvaggi, rimasti addietro agli altri per dei millenni e incapaci di progredire, cadono nel nudo grembo ugualmente immeritati i doni più belli e i più brutti della civiltà, come il ferro e la polvere da sparo, le piante coltivate e gli animali domestici, il tabacco e l'acquavite, e il frutto di questi doni «recati dai Danai» é il destino da cui oggi troviamo colte quasi dovunque le razze di ogni colore della terra. Che dovesse così avvenire ha la sua ragione nel contrasto tra un'evoluzione sana, feconda ed organica, quale noi vediamo compiersi negli stadi principali della preistoria europea e quel «progresso» immediato e stridente, inoculato con la violenza, che noi incontriamo dovunque tra i popoli primitivi (e disgraziatamente non soltanto tra questi!) e che li conduce direttamente alla decadenza e alla distruzione.

La storia dell'umanità nei suoi gruppi più elevati e nelle sue condizioni più favorevoli deve il suo corso alteramente rettilineo alle facili connessioni di grandi regioni, uniformemente dotate dalla natura, a occidente dell'Antico Mondo. Qui é non solo il teatro della «storia universale» nel suo significato più ristretto, ma anche la scena di ciò che merita principalmente di destare il nostro interesse, per essere la preistoria di quella.

Noi studiamo l'età paleolitica quasi esclusivamente a cagione dell'uomo in generale, senza tener conto dell'ulteriore importanza dei territori da lui abitati; e non é un caso, senza essere cosa di decisiva importanza, che noi lo studiamo in questa età sul suolo europeo. L'età neolitica e i periodi preistorici caratterizzati dai metalli noi li studiamo invece quasi esclusivamente a cagione dell'uomo preistorico europeo, cioè di quello che diverrà il rappresentante della cultura sempre più elevata finora raggiunta.

Di questo primato dell'uomo europeo ha posto il solido fondamento non l'età paleolitica, ma la neolitica e i periodi preistorici, che sono caratterizzati dai metalli, e si basano su di essa, svolgendosi con una grande varietà di stadi e di gruppi. In nessun luogo sulla terra fin dall'età neolitica troviamo un'evoluzione così ricca come in Europa, in nessun luogo come nei paesi del Mediterraneo troviamo nell'età del bronzo una cultura così profondamente radicata e sviluppata così vigorosamente. Esse attestano una lunga e tenace persistenza nell'attenersi con ogni forza a ciò che vi é di buono nell'antico ed anche nell'attirare ed appropriarsi ciò che vi é di buono nel nuovo.
Questo vale non solo per la Scandinavia, così tipica sotto questo rapporto, ma anche per i popoli meridionali ed anzi anche per gli antichi Egiziani, che fino nel tempo dei Tolomei ed anche in quello dei Romani preferivano il bronzo al ferro e tennero ancora per lungo tempo in onore il coltello di pietra «scheggiata» a lato al bronzo ed al ferro.

L'età paleolitica durò molte centinaia di millenni; può aver trovato il suo termine graduale tra il decimoquinto e il decimo millennio innanzi Cristo. Che cosa sono di fronte a una simile durata, anche valutati solo in misura di tempo tutti i periodi seguenti fino ai nostri giorni, presi ad uno ad uno od anche insieme? L'età neolitica durò solamente vari millenni, in Oriente probabilmente fino circa al 5000 a. C., in Occidente fino al 2000 a. C. Sono tentativi di fissare dei numeri, tagliati via dalla pienezza di ere colossali, poiché null'altro si può fare con gli strumenti pesanti, che il cultore della preistoria deve maneggiare.

Tuttavia quei dati sono sufficienti per mostrarci come tutti i periodi più recenti di fronte all'era paleolitica si riducano a tratti sempre più brevi di tempo, ma anche sempre più ricchi di cose e di eventi, come poi d'altra parte nella preistoria, anche dopo la fine dell'età paleolitica, si debbano mettere in conto ancora dei millenni, e si possano designare molti stadi, a noi attestati soltanto dall'archeologia, che hanno posto i primi fondamenti della civiltà superiore del mondo mediterraneo.

LE GRANDI MIGRAZIONI - LE RAZZE - I DILUVI > >

PAGINA INIZIO - PAGINA INDICE