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101. L'ARTE GOTICA


Il Duomo di Colonia

L'arte dei popoli europei del tardo Medio-Evo è caratterizzata dallo stile gotico e fra queste arti primeggia l'architettura sacra e profana.
Lo stile gotico si è sviluppato gradatamente dallo stile romanico per il desiderio di ottenere una maggior libertà di forme architettoniche. Ciò che fece raggiungere questo intento fu l'introduzione dell'arco a sesto acuto che si poteva secondo il bisogno costruire più meno slanciato e quindi in confronto al sistema di volta quadrata esclusivamente impiegato nello stile romanico consentiva di dare la massima varietà di forme alla copertura dell'edificio.

Le sezioni della volta della navata centrale poterono ora assumere invece della figura quadrata la figura rettangolare pur mantenendosi in linea con le corrispondenti sezioni quadrate delle navate laterali, cosicchè un solo pilastro da un lato e dall'altro bastava a sorreggere il triplice ordine di volte. A meglio garantire la solidità delle volte servirono forti costoloni trasversali lungo la linea di separazione fra un compartimento e l'altro della volta ed altri più leggieri diagonali assicurati al punto di incrocio da un anello di pietra che fungeva da chiave di volta. Inoltre pilastri esterni coronati da guglie e contrafforti interni rinforzano il muro maestro della chiesa nei punti ove sopporta il peso e contengono la spinta laterale delle volte della navata centrale.

La caratteristica pertanto dell'architettura gotica sta nella combinazione del sistema di volte a sesto acuto con un perfezionato sistema di sopporti che tende ad esonerare i muri maestri dalla funzione di sorreggere il tetto, facendone convergere il peso tutto su contrafforti e pilastri.
I massicci muri maestri dell'architettura romanica spariscono insieme con la pesantezza di stile ad essi inerente; l'edificio che era tutto d'un pezzo per così dire, si snoda; l'occhio non vede che sostegni verticali, pilastri come fasci di pertiche di svariatissimo disegno poggianti su basamenti poligonali, dai quali si svincolano in alto svelte arcate a sesto acuto che elegantemente si inchinano l'una verso l'altra.
Le pareti tra i pilastri, esonerate dal peso del tetto, lasciano spazio per ampie finestre anch'esse a sesto acuto, separate da pilastrini a fasci e da riquadri, e coronate da ogivali traforati e frontoni acuminati.

Un altro mutamento arrecato dal nuovo stile è che la volta della navata centrale si prolunga nel coro che assume forma poligonale, e le navate laterali girano attorno al coro, spesso con l'aggiunta di una collana di cappelle. Sparisce quindi l'abside dell'antica forma semicircolare che costituiva un'appendice all'edificio con un sistema di volta a parte, sparisce pure la cripta e per conseguenza non é più necessario elevare il livello del pavimento del coro, di modo che la prospettiva non resta turbata da nessuna parte.

La navata trasversale é per lo più fiancheggiata da due navate laterali e l'edificio nel senso longitudinale presenta tre o cinque navate. Sulla facciata della navata principale opposta al coro ed ai due capi della navata trasversale si elevano sontuosi portali, fiancheggiati anch'essi da pilastri e guglie e coronati da frontoni triangolari adorni di copiosi bassorilievi; sul portale principale si apre la caratteristica finestra a rosone. Le torri infine, di figura quadrangolare, si ergono a più ripiani, dalla cui massa emerge una pleiade di guglie. L'ultimo piano della torre é ottagonale; la corona il così detto «elmo» (cupola) del pari ottagonale ed a piramide slanciata, tutto a riquadri traforati, che termina in un pinnacolo.

Nelle torri che così si spingono arditamente verso il cielo culmina una tendenza che é caratteristica in generale dell'architettura gotica; quella di preferire nel disegno complessivo dell'edificio come nella configurazione dei particolari lo slancio in senso verticale; si tende per così dire a smaterializzare la massa, ad idealizzarla, a spingere con la sua suggestione in alto il cuore dei fedeli.

(Il Duomo di Colonia, una delle più belle e più grandi creazioni del gotico, fu dal maestro Gerhard messa la prima pietra il 15 agosto 1248. L'interno composto da 5 navate misura m.144 x 45 x 43) I lavori procedettero lentissimi. La parte absidale fu consacrata nel 1322, tutto il resto rimase incompiuto e nel 1560 il cantiere veniva chiuso. I lavori furono ripresi nell'842 e il 15 ottobre 1880 Guglielmo I inaugurava la cattedrale. La facciata, le 2 torri, alte m. 156 sono appunto del secolo XIX)


L'architettura gotica si sviluppò prima che altrove in Francia e più precisamente nell'Isle de France e nelle regioni adiacenti, benchè i prodromi originari dell'avvento di questo stile vadano ricercati in Borgogna ed in Normandia, nelle cui popolazioni era tuttora rappresentato in proporzione notevole l'elemento germanico. Alcune chiese del XII secolo, come la cattedrale di Noyon, quella di St. Rémy a Reims e di Notre-Dame a Chalons segnano la fase di transizione, dalla vecchia alla nuova architettura.

È invece già un'opera di stile prettamente gotico la chiesa di S. Dionigi a Parigi, il sepolcreto dei re di Francia, nella trasformazione che le fece subire l'abate Sugerio, il ministro dei re Luigi VI e Luigi VII; essa venne consacrata nel 1114. Un vero gioiello dell'architettura gotica francese é poi la « santa cappella » di re Luigi IX...

 

.... edificata un secolo più tardi nella corte del palazzo di giustizia. Essa consta di una cripta a triplice navata e di una cappella superiore riccamente decorata, che si distingue così per la massima eleganza delle proporzioni come per la splendida ornamentazione e l'armonia dei colori.
Si aggiungano numerose cattedrali nelle maggiori città di provincia: quelle di Soissons, Chartres, Lemans che presentano tuttora delle mescolanze di elementi di architettura romanica o per lo meno ricordano il vecchio stile; di puro stile gotico sono invece le cattedrali di Reims (dal 1213) e di Amiens (dal 1218); nel mezzogiorno questa architettura é degnamente rappresentata fra altro dalle cattedrali di Narbona, Beziers e Clermont.

Il XIII secolo, cui appartengono tutte queste cattedrali oltre ad una quantità di altre chiese minori, cappelle e sale di capitoli, che, come la piccola cappella del castello di S. Germain-en-Laye, contengono splendide applicazioni dello stile gotico alla costruzione di edifici più semplici, segna l'apogeo dell'architettura gotica francese; esso é già superato al principio del XIV secolo: una certa esagerazione denunzia allora già la decadenza.
Le chiese vengono progettate di proporzioni troppo colossali, perché, dato il tempo lunghissimo richiesto dalla loro costruzione, questa possa riuscire armonica in tutte le sue parti. Prevale inoltre sempre più una tendenza all'artificioso, le forme delle volte diventano sempre più fantastiche, gli ornamenti sempre più arbitrari; l'ornato a trifoglio dei trafori si stempera nell'informe ornato così detto a fiamme; il vero e proprio genio della concezione organica in tutti i suoi particolari é spento.

Ma nel frattempo il nuovo stile architettonico si era dalla sua patria d'origine diffuso in tutto l'occidente. Nelle regioni della penisola iberica strappate ai seguaci del profeta sorsero nel tempo delle chiese gotiche, sostanzialmente ispirate ai modelli francesi, come quella di S. Maria de Regla a Leon, la cattedrale di Burgos e la cattedrale di Toledo fondata nel 1227 sul luogo ove sorgeva una moschea. Nel regno di Aragona venne nel XIII secolo iniziata a Barcellona la costruzione di una cattedrale gotica, e verso la stessa epoca ne sorse una dello stesso stile anche in Portogallo a Lisbona.
Notevole é in tutte queste chiese il tipo di cappelle la cui costruzione spesso diversifica dai modelli francesi.

Nelle Fiandre si incontrano chiese gotiche di gran pregio soltanto nel XIV e XV secolo, come S. Gudula a Bruxelles, S. Rombout a Mecheln e l'imponente duomo di Antwerpen a sette navate, la cui edificazione cominciò verso il 1350 e non fu completato che nell'anno della protesta di Lutero.

Un architetto francese, Guglielmo di Sens, importò poi l'architettura gotica anche in Inghilterra. Egli portò a termine, negli anni dal 1177 al 1185, in questo stile il duomo di Canterbury, la città di S. Tommaso, che era stato iniziato in stile romanico; comincia insomma l'invasione in Inghilterra dell'architettura gotica. Anche qui si nota l'influenza dei modelli francesi, che é massima nella costruzione dell'abbazia di Westminster....

... il sepolcreto dei re inglesi, della seconda metà del XIII secolo.
Tuttavia l'architettura gotica inglese conserva pure un considerevole grado di indipendenza che si manifesta nella forma rettilinea della base del coro, nella decorazione più scarsa e nel minore sviluppo dato al sistema dei sostegni a pilastri con una corrispondente persistenza nella costruzione di muri massicci; l'interno delle chiese non ha quella stessa tendenza allo slancio in senso verticale che si nota nelle chiese francesi e che abbiamo visto essere la caratteristica dello stile gotico; il loro profilo é più pronunziato nel senso longitudinale che non in Francia ed é minore la differenza di altezza della volta tra la navata centrale e le navate laterali. Spesso vi si vede persistere il soffitto di legno della vecchia architettura anglo-normanna, il quale talora, come in S. Stefano a Norwik, é con molta abilità artistica destinato a servire da armatura di sostegno del tetto; ciò influisce altresì sulla configurazione della volta che assume la forma di stella o di rete in confronto alla volta a croce dell'architettura gotica del continente.

Caratteristico finalmente dell'Inghilterra é il coronamento a merli di molte cattedrali. Dato tutto ciò noi possiamo dire che esiste uno stile nazionale inglese anche nel campo dello stile gotico; ad esso appartiene ad es. già la cattedrale di Salisbury, la cui costruzione venne iniziata nel 1220, poco più tardi sorse la cattedrale di Lincoln con una facciata più pesante.
Nel XIV secolo la decorazione diviene più ricca anche in Inghilterra, come dimostrano la cattedrale di York, e meglio ancora quella di Lichfield; ma nel XV secolo col così detto stile perpendicolare si ritorna alle linee rette ed ai coronamenti orizzontali. La linea retta cerca di predominare dappertutto; all'arco a sesto acuto poi si sostituisce ben presto l'arco detto alla Tudor, i cui due lati sono costituiti da due segmenti di circolo che si incontrano all'apice e raffigurano così lo spaccato di una carena di nave rovesciata.
In questa forma, in cui é tipica la cattedrale di Winchester, lo stile gotico si è perpetuato in Inghilterra più a lungo che in ogni altro paese.

Per farsi però una idea conveniente del fine gusto decorativo degli architetti inglesi e della varietà della loro inventiva, talora invero alquanto artificiosa, nella costruzione delle volte, occorre guardare più che alle grandi cattedrali, alle sale dei capitoli di queste cattedrali ed alle minori cappelle. All'ultimo periodo dell'architettura gotica appartiene la cappella di Enrico III nell'abbazia di Westminster, la cui volta a ventaglio a mala pena ricorda ancora la volta a croce dello stile gotico.

Ma, a parte la Francia, il paese in cui lo stile gotico ebbe le più svariate espressioni è la Germania, dove esso fece la sua prima apparizione al principio del XIII secolo. Uno dei saggi più antichi di questa architettura ci offre la ricostruzione del duomo di Magdeburgo iniziata nel 1208; l'immigrazione dello stile gotico dalla Francia fu in questo caso dovuta secondo ogni apparenza al nuovo arcivescovo Alberto I (dal 1205) che aveva fatto i suoi studi a Parigi. Il coro del nuovo duomo ebbe la forma poligonale e la corona di cappelle che si vede nelle cattedrali francesi del periodo gotico più progredito; cosa che non c'era ad esempio ancora in Germania. Analogamente andarono le cose per la cattedrale di Halberstadt. Era stata cominciata nel 1181 in stile romanico; ma nella ricostruzione del corpo longitudinale dell'edificio cui si arrivò solo nel 1239, si ricorse al nuovo stile, auspice il preposto Giovanni Semeca, che aveva lui pure studiato a Parigi.

Non di meno denunzia le influenze francesi, a prescindere da altre chiese tedesche, il duomo di Colonia; il suo coro é una imitazione fedele del coro della cattedrale di Amiens, anzi il disegno fondamentale é quasi identico. Ma se, come si vede dagli esempi citati, l'architettura gotica tedesca non può negare le sue origini francesi, non si deve perciò parlare di una mera imitazione; tuttavia gli architetti tedeschi rifecero quasi ex novo il sistema giunto dall'estero, riportandosi alle sue caratteristiche fondamentali e liberandolo da molte appendici che ne celavano la linea, lo condussero ad un grado massimo di intima armonia e di purezza; tuttavia nella loro opera si osserva una certa ragionata sobrietà ed una corretta monotonia che attesta più' il freddo calcolo che la genialità artistica.

L'esempio classico dello stile gotico puro in Germania è la chiesa dell'ordine teutonico dedicata a S. Elisabetta a Marburgo nell'Assia; essa, iniziata nel 1235, ci offre il più antico modello di una chiesa gotica con le navate di uguale altezza: Questa chiesa presenta una grande semplicità di struttura; tutto é organizzato per soddisfare al puro necessario.
Assai più sontuosi edifici sono poi le tre grandi cattedrali renane di Strasburgo, Friburgo e Colonia, cui si contrappongono nelle regioni danubiane il duomo di Regensburg, il duomo di Ulm e la chiesa di S. Stefano a Vienna. Fra i primi il duomo di Friburgo ed il duomo di Strasburgo presentano tuttora elementi della vecchia architettura romanica, con grandissima prevalenza però degli elementi di stile gotico; invece il duomo di Colonia é completamente di stile gotico.

L'invasione di quest'ultimo é particolarmente visibile nella cattedrale di Strasburgo, la quale in genere reca le tracce di tutte le fasi di sviluppo dell'architettura gotica in Germania, dai suoi primi inizi alla sua decadenza ed alla sua definitiva degenerazione. La costruzione risale sino al principio dell'XI secolo, epoca dalla quale provengono tuttora le piante della cripta e del coro. Ma un rifacimento, cui fu dapprima assoggettata la navata trasversale (dal 1176), mostra già l'invasione del nuovo stile, il cui trionfo é netto quando, verso il 1230 si passa a metter mano alla navata longitudinale.
Quest'ultima venne edificata in stile gotico puro e la sua costruzione durò sino al 1275; a datare poi dal 1277 cominciò a sorgere la grandiosa facciata, l'opera immortale dell'architetto Erwin, il quale però chiuse gli occhi prima di vederla finita (1318). Il compimentò della facciata si ebbe nel 1339; l'ultimo dei suoi tre ripiani, ed anche meglio le parti più elevate della torre settentrionale, l'unica che sia stata effettivamente edificata delle due torri che erano in progetto, presentano già le forme dell'architettura gotica. Nel 1439 poi il duomo era in sostanza già completato al punto in cui lo possiamo vedere oggi.

Ma il massimo edificio sacro di stile gotico della Germania é il duomo di Colonia, iniziato dall'arcivescovo Corrado di Hochstaden nel 1248, dopo che un incendio aveva distrutto il vecchio duomo. La sua costruzione fece alcuni progressi solamente verso la fine del XIII secolo sotto la direzione dell'architetto Arnoldo (1295-1301) e di figlio Giovanni (m. nel 1330); sotto quest'ultimo poté nel 1322 essere consacrato il coro, dopo di che si pose mano alla navata trasversale ed alla navata longitudinale. Sembra che anche il progetto di quest'ultima derivi da Giovanni; certo é che nelle forme di questa parte del duomo, studiate accuratamente in ogni linea e, malgrado la grande ricchezza di motivi, mantenute rigorosamente in armonia con lo stile, l'architettura gotica tedesca raggiunge l'apogeo del suo sviluppo.

Anche alla torre meridionale del duomo si lavorò nel XIV secolo; nel 1437 poi la sua costruzione era giunta al terzo ripiano. Ma dopo l'opera colossale progredì sempre più lentamente. La religiosità medioevale cominciò ad attenuarsi, e già si annunziava l'avvento di una nuova era meno propizia alla prosecuzione di una simile impresa. Anche le inimicizie raramente sopite tra l'arcivescovo e l'orgogliosa borghesia della ricca città ostacolarono l'avanzamento della costruzione, la quale finalmente, dopo che verso il 1500 era stata edificata la volta della navata laterale settentrionale del corpo principale della chiesa, rimase interrotta del tutto . Finito completamente non era allora che il coro, di forma esagonale circondato da sei cappelle poligonali.

Soltanto la nuova moda che nel XIX secolo ebbe lo stile gotico, specialmente in Germania (dove lo si considerò erroneamente come un vero e proprio stile spiccatamente nazionale) permise, come é noto, la ripresa della costruzione, che dal 1842 al 1880 venne proseguita e portata a compimento in base ai disegni originari.
La chiesa é a cinque navate con due torri sulla facciata; il corpo trasversale del fabbricato, a tre navate, taglia il corpo longitudinale quasi nel mezzo, in modo che sei gioghi di quest'ultimo restano dalla parte dell'ingresso e cinque dalla parte dei coro. L'aspetto esteriore dell'edificio con la sua duplice fila di guglie altissime sopraelevate l'una all'altra é di una insuperabile grandiosità.

L'iniziativa di queste costruzioni nel periodo più antico dell'architettura gotica proviene esclusivamente dal clero; a Marburgo dall'Ordine Teutonico, a Magdeburgo, Colonia, ecc. dai vescovi. Invece i dirigenti e gli esecutori della parte artistica dell'opera sono tutti laici. Ciò si spiega per i dirigenti considerando che lo stile gotico per la sua stessa natura esige sin dall'inizio della costruzione una organica visione dell'obiettivo finale cui va preordinata, una perizia non comune nel disegno, una conoscenza profonda delle leggi architettoniche, ed una continua, minuta, intensa sorveglianza del lavoro; in altri termini, chi dirige la costruzione non può non essere un tecnico, un architetto di non comune valore.

Ma le cose non variano molto neppure per quel che concerne il personale esecutivo adibito al lavoro; anche da esso lo stile gotico con la sua ricca ornamentazione costruttiva esige grande abilità tecnica ed una quantità di conoscenze d'arte applicata, persino di geometria pratica, che l'operaio non può acquistare se non con un lungo ed esclusivo tirocinio nei lavori di costruzione. Si formò pertanto una speciale classe di artigiani che, secondo l'uso medioevale, si organizzarono in corporazioni con proprie leggi e statuti. Queste corporazioni presero il nome di «Bauhútten» (lett. cantieri) dai padiglioni in legname che si erigevano accanto ad ogni edificio da costruire per collocarvi le officine e i laboratori, farvi in genere i preparativi dell'opera e prendervi gli accordi necessari.

Il personale di lavoro si suddivideva in maestri, sostituti (Parlier), lavoranti ed apprendisti. Il maestro è il capo del cantiere e viene assoldato da chi fa costruire l'edificio; allorché egli assumeva il primo lavoro per proprio conto, due maestri di già provata esperienza dovevano portarsi garanti della sua capacità. Il sostituto era scelto dal maestro d'accordo con altri maestri e sostituti tra i lavoranti più anziani; egli era il soprintendente immediato dei lavoranti ed apprendisti e sostituiva il maestro in sua assenza.
L'apprendista doveva fare un tirocinio di cinque anni, dopo i quali veniva promosso a lavorante e doveva per un anno andare in giro a prestare la sua opera con l'obbligo di lavorare per lo meno in tre luoghi diversi.

Le corporazioni di cui parliamo cominciarono a sorgere in Francia, ma ebbero maggiore sviluppo in Germania, dove godette della massima considerazione sopra tutto l'opera del duomo di Colonia. Nel XV secolo le corporazioni tedesche si consorziarono e tennero a Kegensburg il primo congresso generale (1459) per regolare i rapporti corporativi interni e per sollecitare la concessione di una serie di diritti e di privilegi, fra altro ad es. il diritto dei maestri di esercitare una giurisdizione speciale sui propri dipendenti.
Nacquero in questo modo i cosiddetti "liberi muratori".


In ogni regione si ebbe una corporazione principale cui le altre minori erano subordinate; tali fra altro le corporazioni di Strasburgo, Vienna e Colonia, e nella Svizzera quella di Berna e più tardi quella di Zurigo.

Tutte queste corporazioni erano gelosamente chiuse agli estranei: i loro membri dovevano assumere con giuramento l'obbligo di tenere rigorosamente celati agli estranei i sistemi di costruzione, i precetti e le regole d'arte che a grado a grado venivano formulate e codificate. Tra loro i soci avevano speciali segni di riconoscimento mediante parole d'ordine o il modo di salutarsi e di stringersi la mano.
Usi analoghi noi li incontriamo anche presso altre corporazioni d'arte del MedioEvo; e quindi non é detto che l'ordine dei frammassoni, per quanto i suoi simboli rispondano alle idee del fabbricare ed edificare, sia derivato dalle dette corporazioni di maestri muratori, come é stato spesso asserito ma non dimostrato mai in maniera convincente.

Su questi soggetti esenti da tasse e vessazioni "liberi muratori", spiega Luigi Firpo, illustre docente universitario torinese scomparso da qualche anno: "Scolpire nel sasso, a piè d'opera, i conci, i capitelli, le nervature di una cattedrale gotica, issarli con semplici paranchi ad altezze vertiginose, collocarli con giunzioni perfette, comportava conoscenze matematiche complesse e formule gelosamente riservate. Disciplinare e coordinare migliaia di manovali inesperti, trasmettere ordini e istruzioni a parlanti lingue diverse diverse, sviluppò un linguaggio di segni gestuali, una simbologia. Gli adepti usarono tra loro termini gergali, si riconobbero mediante segni distintivi, e costituirono una sorta di fraternità sovranazionale, aperta al reciproco aiuto e vincolata alla tutela dei segreti dell'arte da solenni cerimonie di iniziazione. A sua volta, questa scandiva i gradi di una conseguita professionalità nei tre livelli dell'apprendista, del compagno e del maestro: la cerimonia coronava il lungo tirocinio di un reale apprendimento, che non trasmetteva soltanto nozioni tecniche, ma regole etiche severe di morigeratezza, onestà scrupolosa e devozione pia. Il giuramento sulla Bibbia ne costituiva la sanzione suprema".
Secondo Firpo, le elezioni dal basso dei capi furono suggerite dai modelli offerti dalle comunità monastiche e dai capitoli delle cattedrali, mentre l'autogoverno fu consentito dalla sovranazionalità: già nel 1110 Bonifacio IV concesse privilegi, autonomia e libera circolazione al di sopra di ogni frontiera. Il sorgere degli Stati nazionali, racconta ancora Firpo, la progressiva liberalizzazione dei mestieri, il declino del gotico internazionale, l'estenuarsi dell'architettura religiosa nei Paesi protestanti misero in crisi le antiche corporazioni dei costruttori di cattedrali, che sopravvissero come tutrici di interessi locali, si aprirono ad aggregazioni di estranei all'arte e ricercarono influenti protettori. Dissociati dal segreto professionale, riti e simboli si esaurirono nel cerimoniale e nelle artificiose interpretazioni esoteriche: l'iniziazione graduale divenne misterica, non più tecnica, e gli strumenti dell'arte - il grembiule di cuoio, la squadra, il compasso - apparvero emblemi astratti, carichi di opinabili significati arcani. Era questa insomma la cosiddetta "Massoneria".

Con l'andar del tempo l'iniziativa delle costruzioni cessa di essere monopolio del clero ed anzi passa in prevalenza ai principi ed alle città. In Germania l'architettura gotica recensita é in sostanza opera della borghesia. La precedono tuttavia ancora i due popolari ordini mendicanti, per lo più domiciliati nelle città; i domenicani ed i francescani. Le loro chiese sono edificate essenzialmente agli scopi della predicazione; sono vasti ambienti abbastanza disadorni adatti ad accogliere numerosi ascoltatori, con esili pilastri collocati a considerevole distanza gli uni dagli altri, ariosi e luminosi.
La chiesa medioevale tagliata per l'esercizio del rito si trasforma così in chiesa di predicazione per le grandi masse popolari, si fa ragione così alle nuove esigenze del culto e le idee mutate sono rispecchiate dagli stessi edifici. Su queste chiese si modellano in seguito le chiese parrocchiali e, salvo alcune modifiche, anche le chiese erette dalle città, come il duomo (Munster) di Ulm (odierna Ulma), il quale, cominciato nel 1377, segna l'apogeo del progresso dell'architettura gotica borghese della Germania meridionale. La costruzione, la cui storia è lunga e complessa, fu portata a termine duecento anni dopo, nel 1530. Superato per grandezza solo dal duomo di Colonia

Questa chiesa manca di navata trasversale ed il coro ha la stessa larghezza della navata centrale; essa ricorda la forma dell'antica abside. Tanto più grandioso spicca il corpo longitudinale del fabbricato; questo dapprima era costruito su tre navate, con la navata centrale alta il doppio delle navate laterali. In seguito però per assicurare la stabilità dell'edificio ciascuna delle navate laterali al principio del XVI secolo fu divisa in due mediante una fila di colonne di sostegno, di modo che la chiesa divenne a cinque navate invece che a tre, con una navata centrale molto ampia. Da questa stessa navata centrale, si sviluppa la facciata (cosa insolita) e si erge la grandiosa torre, splendidamente decorata, ma rimasta incompiuta per oltre mezzo millennio, fino al secolo scorso. Con i suoi 161 metri di altezza è la più alta torre di una chiesa del mondo.

Carattere borghese anche più pronunziato hanno le chiese della Germania settentrionale che furono costruite in mattoni. Il massiccio domina all'interno e nella costruzione dei muri esterni, più scarso é il numero dei pilastri come pure delle guglie e delle decorazioni in pietra traforata; i pilastri sono per lo più ottagonali e poco profilati. Invece le volte sono notevolmente alte, leggere e di forme non vincolate ad un sistema; a scopi ornamentali si adibiscono decorazioni plastiche e mattoni smaltati a colori. La decorazione plastica permette di imitare la pietra scolpita a mano e le sue applicazioni ricoprono come un leggero reticolato le pareti.

Soprattutto nelle città anseatiche e nella Prussia orientale la costruzione in mattoni assunse un grande sviluppo. Le città anseatiche presero a modello la chiesa di S. Maria a Lubecca. Questa fu cominciata nel 1276 e nelle linee fondamentali si attiene ancora allo stile delle cattedrali francesi, ma nei particolari e specialmente nelle torri manifesta quella semplicità e sobrietà che caratterizza le costruzioni nordiche in mattoni. Del resto queste chiese gotiche della Germania settentrionale accolgono anche degli elementi di stile romanico, ed in queste regioni inoltre i confini tra architettura sacra e profana vanno spesso confusi.

In Italia l'architettura gotica non ebbe uno sviluppo ed un tipo nazionale specifico, perché lo impedirono le troppo radicate tradizioni dell'antichità. Ma anche l'Italia non poté sottrarsi alla tendenza generale dell'epoca: lo stile gotico penetrò anche qui, nel senso che vi penetrò la costruzione ad archi a sesto acuto, mentre non si nota la stessa propensione al verticalismo; l'interno delle chiese presenta in generale ambienti più larghi che alti, le volte sono semplici, la facciata é spesso priva di veri e propri ornamenti; perfino la torre non é incorporata all'edificio, ma di solito si ha un campanile esterno isolato dal resto della costruzione.
In ordine di tempo la prima chiesa gotica italiana è quella di S. Francesco ad Assisi; seguono la chiesa di Santa Maria dei Frari e di San Giovanni e Paolo a Venezia; di S. Francesco a Bologna, di Santa Croce e Santa Maria Nuova a Firenze, nonché l'unica chiesa gotica di Roma: la chiesa dei domenicani in Santa Maria sopra Minerva.

L'apogeo però dell'architettura gotica sacra in Italia é rappresentato dalle splendide cattedrali di Firenze, Siena ed Orvieto. Il duomo di Firenze, la cui costruzione cominciò nel 1296 e per un certo tempo fu diretta da Giotto, si distingue per la mole ed ampiezza insolita in Italia; le cattedrali di Siena e di Orvieto, molto somiglianti l''una all'altra, hanno entrambe le facciate sontuosamente decorate; il duomo senese fu edificato da Niccola Pisano, il figlio del fondatore dell'ornamento plastico italiano.


Alla fine dei XIV secolo appartiene poi il principale monumento dell'architettura gotica nell'Italia settentrionale, il duomo di Milano, la cui costruzione fu iniziata nel 1386: ha cinque navate nel senso della lunghezza; tre navate trasversali ed il coro fiancheggiato da altri ambienti sul tipo delle cattedrali nordiche; una sua particolarità é la scarsa elevazione della navata centrale che supera di poco l'altezza delle navate laterali interiori. Alla fabbrica operante nel corso di 400 anni, sovrintesero parecchi artisti lombardi, campionesi, francesi e tedeschi.

All'esterno l'occhio dello spettatore resta affascinato da una vera selva di pilastrini e di guglie adorne di uno straordinario numero di statue (2245) di varie dimensioni. Se si sale sull'accessibile tetto, ci si aggira in una infinita selva di pinnacoli di ogni grandezza, e in mezzo a tutti questi, sopra il tiburio si erge la mole imponente della grande guglia centrale sormontata oggi dalla "Madonnina" a 108,50 metri dal suolo. Che però è molto tarda come costruzione, è del 1765-69. Ma anche le stesse guglie vennero completate solo nel 1887. E la stessa facciata fu compiuta per volontà di Napoleone solo all'inizio dell'800.


Degna di molto rilievo é in Italia l'architettura gotica profana con le sue porte e finestre a sesto acuto, coi suoi sporti graziosi e coi suoi ambienti interni coperti da volte gotiche sostenute da svelti pilastri. Più che in ogni altra città si trova a tale riguardo Venezia con gli splendidi palazzi delle sue antiche famiglie patrizie e col superbo palazzo dei Dogi. Ma non sempre è un gotico puro, l'arte prima bizantina e poi araba ha avuto una forte influenza.

In Toscana, dove predomina il materiale da costruzione rustico, cioè la pietra non scalpellata, gli edifici - sia i palazzi nobiliari, sia i palazzi municipali - hanno un aspetto di castelli soprattutto quando, come spesso avviene, sono coronati da torri e merli (come il Palazzo Pubblico di Siena); più graziosa é l'architettura profana in Lombardia dove si usò il mattone come materiale da costruzione.

 

Fra gli edifici profani della Germania primeggia la «Marienburg», il palladio dell'Ordine Teutonico in Prussia; essa ci presenta il felice connubio della forza nordica con la grazia meridionale.
Mentre in Francia Carlo V cominciò la trasformazione in palazzo reale della vecchia e tetra fortezza del Louvre secondo il gusto progredito dei suoi tempi; ma il più bell'edificio gotico profano della Francia medioevale é la casa edificatasi a Bourges verso il 1450 dal ricco mercante Jacques Coeur, il consigliere di re Carlo VII.

L'Inghilterra poi presenta un considerevole numero di castelli del tardo Medio-Evo; il centro del castello inglese é il vasto porticato; caratteristico é pure il soffitto di legno tradizionale in Inghilterra, il quale in seguito si trasforma spesso in una artistica armatura sospesa.

Ma le più notevoli creazioni dell'architettura gotica profana si hanno nel Medio-Evo dove predomina la borghesia, sopra tutto nelle città tedesche e fiamminghe con i loro stupendi palazzi municipali, i palazzi delle corporazioni, i mercati coperti, nei quali molto più che nelle chiese trovò espressione l'orgoglio della borghesia arricchita.
A tale riguardo stanno in prima linea i monumenti delle città fiamminghe, come il municipio di Ypres (un tempo bazar di stoffe), coronato di merli e dominato dal «Beffroi», ed i superbi palazzi municipali di Bruges, Gand, Oudenaarde, Lovanio e quell'incanto ancora oggi incontaminato che è Bruxelles. Una piazza che è un bomboniera.

Non senza pregio sono accanto a questi i palazzi municipali delle città tedesche, come quello di Braunschweig, il cui comignolo traforato dimostra in maniera particolarmente evidente i frequenti parallelismi dell'architettura gotica sacra e profana; notevoli pure i municipi di Goslar, Hildesheim, Halberstadt e Munster, tutti fabbricati in pietra, ai quali vanno aggiunti gli altri fabbricati in mattoni, come quelli di Hannover, Luneburg, Rostock, Stralsunda, Tangermunde, Brandeburgo, Stargard, Breslavia e molti altri ancora. Per la Germania meridionale meritano da ultimo speciale citazione accanto a molti altri i palazzi municipali di Regensburg e di Ueberlingen. Ma gli edificii gotici profani qui sono in complesso più rari, perché la rinascenza si fece sentire molto precocemente, tanto che non pochi edifici di stile gotico vennero in seguito trasformati nello stile del rinascimento.

Anche la scultura e la pittura subirono le influenze del predominio dello stile gotico. La prima trovò un vasto campo di attività nelle centinaia e centinaia di statue che l'architettura gotica reclama, nonché nei bassorilievi che coronano i portali, nei fregi, ecc., ed esteriormente assunse un enorme sviluppo, ma a prezzo del sacrificio della propria indipendenza alle esigenze del nuovo stile architettonico.
Mentre già accennava a progredire verso la naturalezza delle forme e dell'espressione, dovette tornare alla stilizzazione, adattarsi alle imposizioni dell'architettura. Le figure bisogna che si adattino ora a seguire la curva dell'arco a sesto acuto, e quindi assumono una posizione forzata, curva, contorta, e si abbassano in sostanza a servire da semplice ornamento decorativo dell'architettura.

Le teste poi, alquanto inclinate, hanno una espressione uniforme e convenzionale, per lo più con una lieve tendenza al sorriso, che molto spesso é una vera stonatura e che talora, portato all'esagerazione, fa l'effetto di una caricatura. Completamente schematici sono i panneggiamenti delle vesti che vengono modellati come cosa a sé con fini ornamentali, senza alcun riguardo alle forme ed agli atteggiamenti del corpo.

In generale poi l'enorme produzione (ad esempio sulla cattedrale di Amiens si possono contare 2500 figure) é a discapito della qualità delle singole opere che assumono un carattere piuttosto dozzinale, da mano d'opera comune.
Tuttavia anche qui si ebbe un certo progresso, consistente nel fatto che, pur non abbandonando il tipo delle sculture, si cominciò a mettere in relazione le varie figure fra di loro, e così dove l'architettura lascia spazio sufficiente noi vediamo (come nei bassorilievi delle cattedrali di Amiens, Reims e Burges) sorgere gruppi di figure piene di vita e nelle posizioni ed atteggiamenti naturali. In Germania meritano a tal riguardo di essere rilevate le sculture della chiesa di S. Maria a Treveri e quelle affini della chiesa di Wimpfen e del duomo di Friburgo.

Ma nessun'altra città tedesca può gareggiare in quest'epoca per lo sviluppo copioso, vario e costante dell'ornamento plastico con Norimberga, e per quanto le sue sculture non abbiano un valore artistico superiore alle migliori opere d'altra località, tuttavia in nessun'altra città si osserva come qui una progressiva evoluzione tanto sensibile, una così continua preparazione dell'avvento della rinascenza.
Del resto é principalmente nei monumenti sepolcrali che la scultura dell'epoca si è segnalata; così in Francia nelle tombe dei re a S. Dionigi. In Germania specialmente l'Alsazia possiede bei monumenti sepolcrali; anche in quelli degli arcivescovi di Magonza che si vedono nel duomo della città si può osservare il progresso della scultura in fatto di naturalezza ed originalità; fra gli altri monumenti di questo genere ricorderemo infine la tomba di re Rodolfo I nel duomo di Speyer, quella di sua moglie Anna a Basilea, quella del vescovo Corrado di Lichtenberg (m. nel 1299) nel duomo di Strasburgo.

Il massimo grado di naturalezza nelle produzioni della plastica transalpina del tardo Medio-Evo si riscontra alla corte di Borgogna, dove il duca Filippo sulla fine del XIV secolo radunò i più famosi scultori francesi e fiamminghi. Primeggia fra costoro Claus Sluter, l'autore del monumento del duca Filippo e della fontana del Mosé a Digione, decorata di figure arditamente animate.

La pittura, cui lo stile gotico aveva sottratto i larghi riquadri anteriormente disponibili sulle pareti delle chiese, trovò un certo compenso nella decorazione delle finestre gotiche, le quali vennero coperte di figure a colori; in una maniera più antica si trattò di grandi figure dipinte a mo' di statue l'una accanto all'altra sulle vetrate; in una maniera più recente le vetrate furono istoriate mediante medaglioni rappresentanti piccole scene bibliche o leggendarie. Malgrado il limitato numero di gradazioni di colori di cui si valse quest'arte seppe creare delle decorazioni di grande effetto per lo splendore e l'armonia dei colori. Anche in quest'arte primeggiò la Francia; ma neppure la Germania può dirsi sia rimasta addietro in fatto di vetrate artistiche; ricordiamo quelle del coro del duomo di Colonia, del duomo di Strasburgo, della chiesa di S. Caterina ad Oppenheim; tutte poi sono superate per l'armonia dei colori e per la sontuosità dell'incorniciatura architettonica dalle famose finestre di Kónigsfelden in Argovia che vennero alla luce dopo la metà del XIV.

Accanto alla decorazione delle vetrate fiorì anche l'arte di decorare i manoscritti con graziose miniature a colori; specialmente in Francia essa fu portata ad un alto grado di perfezione durante il periodo relativamente pacifico del regno di Carlo V.

Opere di assai maggior valore produsse nel campo della pittura il XV secolo, sopra tutto nelle Fiandre ed in Germania. La precedenza a tal riguardo spetta alla città di Colonia dove già all'inizio della seconda metà del XIV secolo (dal 1357) vediamo apparire un mastro Guglielmo, detto «da Herle» (vicino ad Aquisgrana) il quale é comunemente considerato come il fondatore della scuola di pittura di Colonia. Di lui però non abbiamo nessun dipinto sicuramente autentico e fra gli storici dell'arte vi é dissenso nel giudicare se il più antico capolavoro di questa maniera, un altare con scene della giovinezza di Gesù, opera di squisito impasto di colori e piena di un sentimento allora nuovo, non derivi piuttosto dal contemporaneo ed allievo di Guglielmo, Ermanno Wynrich di Wesel.

L'antica scuola di Colonia tocca poi il suo apogeo con Stefano Lochner, morto poco dopo il 1450, il quale, al sentimento religioso ed all'idealità dei vecchi maestri, accoppia una naturalezza maggiore di quella saputa raggiungere da loro. L'opera principale di Stefano Lochner é il ciborio del duomo di Colonia da lui dipinto verso il 1444; ma si segnala per la massima grazia anche la sua madonna col bambino in mezzo al rosaio, circondata da leggiadri angioletti (conservata nel museo di Colonia).

Nel frattempo erano spuntati nelle Fiandre i due grandi astri della pittura fiamminga che sono i fratelli Uberto e Giovanni van Eyck. Le loro date di nascita sono il 1370 (?) ed il 1390 (?) Uberto poi morì nel 1426 e Giovanni nel 1441. Il teatro principale della loro attività fu Gand; il loro capolavoro é il così detto altare di Gand. Esso era stato commissionato ad Uberto che lo aveva anche disegnato; l'esecuzione fu portata poi a compimento dopo la sua morte dal fratello minore. L'opera, con la quale si può dire che la pittura medioevale d'oltralpe tocca il suo culmine massimo, tratta un tema molto comune nel Mede-Evo; la necessità della grazia divina come conseguenza del peccato di Adamo e la maniera con cui l'umanità se ne rende meritevole.
L'altare é diviso orizzontalmente in due parti: nella parte superiore si hanno sette scomparti, che presentano nel mezzo Dio nell'atto di benedire; immediatamente a sinistra la vergine in atto di leggere ed a destra l'evangelista Giovanni che contempla il viso del Signore e reca un libro sulle ginocchia. Seguono a destra ed a sinistra degli angeli che celebrano in coro col canto e con la musica il trionfo del redentore. Negli scomparti estremi sono dipinti finalmente Adamo ed Eva ed al di sopra di essi in due piccoli scomparti fuori dalla linea del resto, appare il sacrificio e la morte de Abele. La parte inferiore ha invece cinque scomparti; quello di mezzo rappresenta il sacrificio dell'agnello, su quelli laterali sono raffigurati giudici, pellegrini, martiri, eremiti. Quando é chiuso il ciborio mostra pitture non meno perfette: dai due lati l'annunciazione di Maria, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, le sibille, vari profeti e finalmente i fondatori dell'altare; nel mezzo reca una grande allegoria tratta dal XIV capitolo dell'Apocalisse, l'agnello di Dio ed attorno ad esso in gruppo le 140.000 voci. La forma però di cui l'artista seppe rivestire il vecchio tema prelude ad una nuova epoca. La tipicità é scomparsa dalle figure e queste presentano ciascuna una individualità propria; ogni viso ha tratti decisamente personali; l'atteggiamento é naturale e fedelmente ritratto dalla vita reale; alle movenze é adattato il disegno delle vesti, per cui si cerca persino di ripetere l'aspetto esteriore della stoffa; anche lo studio della muscolatura e delle forme del corpo, la maniera come le vesti delineano queste forme e le fanno supporre sotto di esse, e soprattutto, i nudi attestano quanta cura ed attenzione sia stata portata nel voler ripetere la realtà naturale.

Il sentimento religioso e la ricca fantasia del maggiore dei due fratelli noi non li ritroviamo in Giovanni nella stessa misura; i suoi pregi sono una tecnica perfetta, l'esecuzione accurata e la sua naturalezza; per questo egli fu pure un ritrattista ottimo e molto ricercato. La tecnica dei fratelli van Eyck segna un'epoca nella storia della pittura, anche fuori delle Fiandre, soprattutto nei riguardi della pittura ad olio, che essi non inventarono affatto, come spesso si asserisce, ma che perfezionarono e portarono ad un alto grado di progresso.
È soltanto in grazia di essa che l'impasto dei colori poté ripetere tutta la scala più svariata e delicata dei toni, permettendo ai pittori di riprodurre ogni più fine sfumatura di colore e quindi di rappresentare la natura in tutta la sua realtà.

Tra i successori dei fratelli van Eyck una grande individualità artistica é Ruggero von der Weyden, nato verso il 1400 a Tournay e morto nel 1464 a Bruxelles, dove aveva vissuto e lavorato. Egli dipinse a preferenza scene drammatiche movimentate, come la deposizione dalla croce, l'adorazione dei re magi; le sue figure sono un po' dure, gagliarde, perfettamente in carattere. Nel quadro dell'adorazione, conservato a Monaco nella collezione Boisseré, si hanno nelle persone dei tre re splendidi ritratti dei tre ultimi duchi di Borgogna, Giovanni, Filippo e Carlo il Temerario.
Alla scuola di Ruggero sembra abbia studiato Hans Memling, nativo dei dintorni di Magonza (1440 circa); il suo principale centro d'attività fu Bruges. Egli é il creatore dell'ammirato reliquiario di S. Orsola ivi conservato, che venne fatto per accogliere i pretesi testi di S. Orsola e delle sue compagne, ed é decorato di miniature di gran gusto rappresentanti scene della vita. Il Memling fu anche un eminente ritrattista. Egli morì nel 1495 mentre spuntava già l'alba di una nuova epoca per l'arte.

Lo svolgimento della scultura e della pittura in Italia sulla fine del Medio-Evo esige una trattazione a parte e non trova qui il suo posto, ma in un altro capitolo, perché l'arte italiana subì meno le influenze dello stile dell'epoca, dello stile gotico, che non quello dell'arte antica e del movimento umanistico, che preparò l'avvento di una nuova era di incivilimento.

Se rimandiamo sia l'arte sia la storia in altri capitoli
è perchè ora chiudiamo qui il Medio Evo Europeo.

Ma non prima di dare uno sguardo ad altre
importanti popolazioni e regni che hanno fatto la Storia Universale.
Iniziamo partendo dal mondo Slavo.

IL MONDO SLAVO > >

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