-------------------------------------- STORIA UNIVERSALE --------------------------------------

186. 1) - LA RESTAURAZIONE - LA SANTA ALLEANZA
( IL RIORDINAMENTO DELL'EUROPA )

Una seduta plenaria del Congresso di Vienna, che durò dall'ottobre 1814 al giugno 1815. Venne costituita la Santa Alleanza, per far ritornare in vigore tutti gli antichi ordinamenti e privilegi, e a soffocare ogni traccia di libertà:
PRESENTI:

1. Duca di Wellington, Inghilterra; 2. Conte di Lobo da Silveyra, Portogallo; 3. De Saldana de Gama, Portogallo; 4. Conte di Lówenhielm, Svezia; 5. Principe di Hardenberg, Prussia; 6. Conte di Noailles, Francia; 7. Principe di Metternich, Austria; 8. Conte di Latour du Pin, Francia; 9. Conte di Nesselrode, Russia; 10. De Souza-Holstein, conte di Palmella, Portogallo; 11. Visconte Castelreagh, Inghilterra; 12. Duca di Dalberg, Francia; 13. Barone di Wessenberg, Austria; 14. Principe di Rasumowski, Russia; 15. Lord Stewart, Inghilterra; 16. Don Pierre-Gomez Labrador, Spagna; 17. Conte di Clancarty, Inghilterra; 18. Von Gentz, segretario generale; 19. Barone Guglielmo di Humboldt, Prussia; 20. Conte Cathcart, Inghilterra; 21. Principe di Talleyrand-Périgord, Francia; 22. Conte di Stackelberg, Russia. (Dal quadro di j. Isabey - Museo del Risorgimento, Milano).
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La battaglia di Lipsia, la cosiddetta "battaglia delle nazioni" (16-19 ottobre 1813), fu lo scontro decisivo che vide la sconfitta di Napoleone e diede il via alla dissoluzione dell'impero. Dopo l'abdicazione (6 aprile 1814) senza condizioni Talleyrand, proclamò decaduto l'imperatore. Ma per neutralizzarlo del tutto gli assegnarono come possedimento e luogo d'esilio l'isola d'Elba. La guerra della Sesta coalizione si chiuse con la "Pace di Parigi" del 30 maggio 1814. I vincitori si accordarono per demandare la nuova sistemazione dell'Europa ad un congresso delle potenze che si sarebbe aperto a Vienna nel novembre successivo.

Il congresso si aprì ma con molti contrasti, anche perchè la situazione in Francia era piuttosto istabile. E se a Vienna dopo tre mesi, a fine febbraio 1915, i "grandi" non avevano ancora trovato alcuna soluzione, non era migliore la situazione nemmeno in Francia dove opposti fronti (fautori dell'antico regime, liberali, ufficiali collocati a riposo, commercianti, operai) si agitavano.
A quel punto Napoleone decise di approfittare di questa situazione di malcontento generalizzato per tentare un disperato ritorno al potere. Fuggì dall'Elba il 1 marzo 1815, il 20 era a Parigi e si preparò all'inevitabile nuovo conflitto con i grandi riuniti a Vienna, che piuttosto sgomenti in fretta e furia abbandonarono il congresso e andarono a formare la Settima coalizione (Gran Bretagna, Austria, Prussia, Russia, Svezia, Regno di Napoli e altri stati minori).
L'avventura napoleonica durò "cento giorni". Finì com'è noto l'8 luglio a Waterloo e con Napoleone esiliato dagli inglesi nell'isoletta di Sant'Elena.
Quando si riaprì il Congresso di Vienna, il "fantasma" napoleonico non faceva definitivamente più paura, il Corso era ormai lontanissimo, su un'isola in pieno Oceano Atlantico, dove poi sarebbe morto il 5 maggio 1821.

E fu proprio al Congresso di Vienna (con più di 200 Diplomatici inviati dalle Nazioni Europee, dai Principati Italiani, dalle Libere Città Tedesche, dai Cavalieri Teutonici, dai Cavalieri di Malta e da tante altre associazioni, che facendo valere i loro diritti storici ambivano ad avere un ruolo nell'assetto internazionale che si andava forgiando) con le condizioni peggiorate per la Francia - che prese il via la sistemazione del nuovo ordine: la RESTAURAZIONE! cioè il ristabilimento delle varie monarchie in Francia ed in altri paesi d'Europa (autorità presunte legittime ma, più in generale, di aspetti conservatori della vita pubblica - Si riaffermava così la cosiddetta Europa legittimista .
Il termine "Restaurazione" all'inizio fu impiegato in Francia per indicare l'età del ristabilimento sul trono del ramo primogenito dei Borboni, ma passò ben presto a designare l'epoca della storia dell'intera Europa che va dal 1815 al 1830, caratterizzata dal ritorno nelle monarchie, e del principio di legittimità del diritto divino in contrapposizione al principio di legittimità democratica affermato dalla Rivoluzione Francese
). 

Tuttavia, salvo casi particolari, nei primi anni, non si trattò di una vera forma di reazione, in quanto molti sovrani mantennero in vita le costituzioni o i governi costituzionali che i singoli paesi si erano dati in seguito ai contatti con la rivoluzione francese. A parte quindi brevi episodi di terrore si trattò in genere, da parte dei nuovi governi, di accettare quella evoluzione liberale che attraverso la lunga dominazione francese i singoli paesi già avevano manifestato.
I sentimenti libertari non poterono quindi essere compressi, nè a nulla valse l'opera del Metternich per cementare il potere dei re assoluti, onde riprendere l'assoluto predominio politico che contrassegnava i governi precedenti la Rivoluzione.

E proprio questi sentimenti libertari non compressi possono essere considerati le basi, sulla quale rapidamente poterono formarsi i movimenti nazionali, che poi dettero vita alle rivoluzioni di un trentennio più tardi.

Nello stesso periodo del Congresso a Vienna si venne costituendo la Santa Alleanza...

... voluta dallo zar Alessandro I: vi aderirono la Prussia, l'Austria, la Francia e numerosi stati minori, ma non l'Inghilterra, perché era contraria a un’eccessiva influenza della Russia nella politica europea; e si rifiutò anche lo Stato Pontificio, che non poteva vedere con simpatia il legame tra un sovrano ortodosso (lo zar), un imperatore cattolico (l'austriaco) e un sovrano protestante (il prussiano).

Tuttavia, il "santo" trattato impegnava i sovrani a governare secondo i principi cristiani, e a prestarsi vicendevole aiuto.

Nel Novembre 1815 si affiancò una Quadruplice Alleanza tra Inghilterra, Russia, Austria e Prussia.
Ma la prima - nonostante "santa" - si trasformò ben presto, per opera del potente ministro austriaco Metternich, in un sistema oppressivo e reazionario. Metternich riuscì infatti a far prevalere il diritto all'intervento militare degli alleati contro ogni aspirazione nazionale e liberale, per restaurare l'ordine all'interno di uno Stato qualora esso fosse minacciato da moti rivoluzionari.

Si è spesso ripetuto che dopo il 1815 la santa alleanza cercò di spostare indietro le lancette dell'orologio della Storia, ma la metafora non è comunque molto calzante perché suggerisce un moto regolare che i governi della restaurazione a buon diritto non riconoscevano alle correnti d'opposizione del loro tempo. Questi governi non si prefissero tanto il compito di invertire il corso della storia, quanto quello di rallentare in qualche modo la marcia troppo impetuosa delle conquiste rivoluzionarie. La loro diagnosi e i loro rimedi furono spesso rozzi, ma in questi anni assistiamo ugualmente a un processo di lenta digestione e assimilazione, anziché di rigetto, dei cibi eterogenei che erano stati somministrati a una intera generazione.
(a Sant'Elena l'amareggiato Napoleone nel suo memoriale profeticamente scriveva:
"Quale gioventù é mai questa che io lascio?! Essa é nondimeno opera mia. Deve passare una generazione, poi i giovani vendicheranno l'oltraggio che io soffro qui, colle chiare opere che da essi usciranno". (N. moriva nel 1821, e nel 1821 iniziarono i primi moti, poi, dopo una generazione, nel '48 iniziarono le rivoluzioni! In Francia, in Italia, in Prussia, e perfino a Vienna. Ndr.)

Al Congresso di Vienna non fu ammessa la Turchia, che non fece pertanto parte del disegno europeo, esclusione voluta soprattutto dalla Russia, la quale sperava nella conquista di Costantinopoli e nell'ottenimento di uno sbocco sul Mediterraneo (e questo disegno infatti - come vedremo - gli riuscì nel 1829)

Il Congresso di Vienna sebbene si sia opposto alle aspirazioni nazionali ed abbia violato le leggi geopolitiche, ha però posto anche dei princìpi giusti e fecondi: ha soppresso la tratta dei Negri, ha favorito la libera circolazione sui fiumi internazionali (Reno, Danubio e Vistola) ed infine ultimo ma non meno importante ha garantito alla Svizzera la sua neutralità permanente.

In Italia la restaurazione è portata avanti non solo dall’Austria, ma anche dai Savoia, Borbone e Stato pontificio. Quest’ultimo ristabilì l’ordine dei gesuiti; chiese ai governi che l’istruzione pubblica fosse restituita al monopolio delle scuole confessionali; ottenne che ogni attività culturale fosse sottoposta a preventiva censura ecclesiastica; che la stampa e la diffusione di opere proibite dalla Congregazione dell’Indice venissero perseguite dal potere giudiziario come reati civili; soppresse il codice napoleonico; ricostituì il tribunale dell’Inquisizione; condannanò le idee dell'Illuminismo come frutto perverso.
La Chiesa - questa sì, com'era nella sua più oscurantista e secolare tradizione - cercò in tutti i modi di spostare "indietro" le lancette dell'orologio della Storia.
La borghesia italiana, frantumata nei vari piccoli Stati, non aveva campo d’azione. La vita interna degli Stati della penisola era caratterizzata da strutture proprie di una società contadina, preindustriale, analfabeta (85%), quindi interamente in mano clericale.

Scompaiono le repubbliche di Venezia, Genova e Lucca. Il regno di Sardegna è restituito a Vittorio Emanuele I di Savoia che si annette la Liguria. Il regno Lombardo-Veneto passa all’Austria.
Poi come un ombra l'Austria - la cattolica per eccellenza- sovrasta e influenza la politica dell'intera penisola. Molti altri ducati vengono assegnati a dinastie imparentate con la Casa d’Asburgo (Parma, Piacenza, Modena, Reggio, Toscana, Lucca...). I regni di Napoli-Sicilia passano a Ferdinando I di Borbone (*), che diventa re delle Due Sicilie (1815-25), legato all’Austria da un trattato di alleanza militare. Lo Stato Pontificio venne restituito a Pio VII, e sua guardia del corpo la potente Austria.

(*) Ferdinando I di Borbone era figlio di Re Carlo III e di Maria Amalia di Sassonia, salì al trono quando il padre divenne Re di Spagna (1759) e rimase sotto la tutela di un Consiglio di reggenza. Raggiunta la maggiore età aveva sposato (1768) Maria Carolina figlia di Maria Teresa dei Lorena-Asburgo (quindi Austriaca), questa donna (non smentendo il suo sangue) ossessionata dalle idee di libertà e uguaglianza che si diffusero anche a Napoli con la Rivoluzione Francese, influenzò fortemente Ferdinando che diede (fino al 1825) un nuovo indirizzo alla politica estera passando dall'orbita spagnola a quella austro-asburgica).

1. - IL RIORDINAMENTO DELL'EUROPA

Fu come abbiamo già detto, l'abilissmo Cancelliere Austriaco Metternich, l'uomo che in pratica elaborò tutte le clausole della nuova realtà politica sintetizzandole in 121 Articoli. Va sottolineato il ruolo degli altri due protagonisti: Castlereagh, Ministro degli Esteri Britannico, il quale desiderava accattivarsi la Francia e limitare l'influenza Russa, e lo Zar Alessandro I, il cui esercito aveva partecipato attivamente alla sconfitta di Napoleone. Salito al Trono dopo la scomparsa del padre Paolo I, strangolato nel 1801 da una congiura di Palazzo, Alessandro era convinto che Dio lo avesse destinato a salvare il Mondo e che la pace avrebbe dovuto fondarsi sui princìpi del Cristianesimo.

Insomma il predominio della Santa Alleanza doveva essere totale e lo si doveva conservare questo predominio usando ogni mezzo.

"Tuttavia - scrive Ullman (E. Ulmann, Storia Universale) come noi abbiamo già accennato sopra - di contro alla signoria, che le dottrine di diritto naturale esercitavano sugli spiriti, dottrine foggiate dalla rivoluzione francese conforme a un modello americano già in atto, le energie della conservazione si vennero riavendo dal loro soffocamento, sebbene la bramata restaurazione ne fosse disturbata, perchè alcune idee rivoluzionarie ormai si erano frammescolate nell'Impero universale napoleonico, per esempio, quella dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Ma, d'altra parte, grazie all'astiosa compressione, caratteristica di quell'Impero, emersero dal suo sfacelo, accanto ai campioni d'interessi danneggiati o di tendenze sempre contrarie, alti e perfino altissimi avversari dei princìpi di libertà politica, i quali si erano, un tempo, nutriti d'ideali, ispirati dal diritto naturale".

"Tutto ciò dette la sua impronta allo scontro del vecchio e del nuovo dentro le frontiere d'Europa nel periodo dal 1815 al 1848, mentre l'impulso, impresso dall'età della rivoluzione, operava anche fuori, per esempio, nelle Americhe soprattutto in quella centrale. La solidarietà delle teste coronate del vecchio mondo, venuta su, da prima, in contrasto col principio cesaristico-democratico, fu pure l'intima causa della dottrina del Monroe nella repubblica nord-americana.
Le altre parti della terra certo, in quanto non ebbero importanza politico-coloniale, rimasero del tutto a parte in questo periodo. Intanto in Europa gli elementi politici immobili e quelli progressivi non apparvero francamente antitetici. Chi non ascriverebbe alle forze immutabili la restaurata Chiesa romana?
Eppure proprio essa, in questo medesimo periodo, dal terreno riguadagnato procedette in avanti, servendosi, in parte, degli strumenti dell'età moderna, per imporre le pretese ultramontane al predominio assoluto nell'intera penisola.

Le stipulazioni territoriali dell'atto finale del congresso viennese del 9 giugno 1815, in rapporto con le sue premesse e con le conclusioni delle due paci parigine del 1814 e del 1815, furono una vittoria dei concetti e degl'interessi della vecchia Europa sulla nuova. Formalmente per maggior sicurezza, invece di molti trattati parziali, otto Potenze principali conclusero un accordo generale, in nome di tutti, accordo che non conteneva una pura e semplice restaurazione degli Stati e delle signorie, anteriori alla rivoluzione, essendosi i plenipotenziari avvicinati a una completa restaurazione solo in quanto fosse compatibile con il tornaconto particolare delle principali Potenze, conciliate alla meglio fra loro.

La preda, strappata ai vinti, si spartì con la risaputa trascuratezza d'ogni interesse dei popoli; solo, com'é stato detto, si tenne conto delle miglia quadrate e del numero degli abitanti: di quella legittimità, che avevano tanto in bocca, si videro poche tracce in quel lavoro puramente statistico, i particolari del quale - in quanto sono scritti in speciali stipulazioni - si trovano in altra parte di questa narrazione.

Nella penisola pirenaica si erano ristabiliti i Braganza in Portogallo, e i Borboni in Spagna, già durante il periodo degli avvenimenti guerreschi; il Portogallo però, il cui Re Giovanni VI rimase nel Brasile, persistette nella soggezione all'Inghilterra; nella Spagna Ferdinando VII rimise subito ogni cosa nelle condizioni anteriori alla sua partenza.

Questa pretesa ricostituzione dell'Europa precedente alla rivoluzione, nella quale le vecchie repubbliche storiche avevano invano sperato di risorgere, doveva, secondo il concetto del Metternich e di altri, offrire la più sicura garanzia per tutti i vantaggi della civiltà; ma fra le nazioni di sangue caldo del Mezzogiorno e del Sud-ovest, il fondo dell'edificio si screpolò più presto: si confrontino soltanto Belgio e Norvegia.
Non si può spiegare, se non con la profonda prostrazione morale e fisica, risentita da tutti, che un'opera, in generale, tanto difettosa, come quella del congresso viennese, abbia potuto generare una così lunga (anche se relativa) età pacifica; la quale, di sicuro, ha fatto grato dono di veri benefici, ma si doveva pigliare una grave vendetta del fatto che invece di una provvida direzione delle forze, sconnesse dal tempo, se ne fosse preferita la violenta compressione.
Anche se - dobbiamo dire- questo sistema di equilibrio si poteva sostenere soltanto finché l'interesse a conservarlo fosse egualmente sentito da tutti i suoi fondatori.

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187. 2). - LA POLITICA INTERNAZIONALE DAL 1815 AL 1825 >

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