-------------------------------------- STORIA UNIVERSALE --------------------------------------

189. - 5. - 6.) LA RESTAURAZIONE - IL RIORDINAMENTO DELL'EUROPA


5. - L'IMPERO AUSTRIACO - 6. - LA GERMANIA

5. - L'IMPERO AUSTRIACO

Se si considerava l'opera più che ventennale dell'Austria per la propria indipendenza e per quella dell'Europa, non appariva cosa ingiusta che la carta dell'Europa centrale venisse in sostanza trasformata conforme ai suoi interessi. I mezzi e i fini della lotta decisiva contro Napoleone furono, nonostante la popolarità dello Zar e nonostante l'eroismo dei Prussiani, disegnati nei punti essenzialissimi dal Gabinetto viennese tanto in pace, quanto in guerra.
Lo sguardo soddi
sfatto alla forma ben arrotondata dell'impero rafforzò nei dirigenti dello Stato danubiano il sentimento di sazietà, che ben presto prevalse su ogni altro, e la ripugnanza ad ogni cambiamento.

L'Imperatore Francesco spese quanta energia possedeva nella lotta, che riempì tutto il periodo del suo regno, contro le forze rivoluzionarie dilaganti dalla Francia. Quindi la volontà in lui, come in altri sovrani contemporanei, conservò tutta l'energia nella difesa. Certo egli voleva essere il padre dei suoi sudditi, ma conforme ai principi di un assolutismo patriarcale, che, mediante una rigida tutela e un sistema proibitivo, si assicurava una muta obbedienza.
Una spontanea devozione di cittadini, consci del loro valore, non si accordava, almeno dopo il 1809, col sistema prevalente. Essendo da principio tuttavia arretrata l'evoluzione della maggior parte delle nazionalità non tedesche dell'Impero, la difficoltà stava in fondo nel fatto che Francesco I fra i suoi sudditi riacquistati e i nuovi, annoverava milioni di Tedeschi e di Italiani, appartenenti a popoli di elevata cultura, dei quali almeno gli ultimi, a causa del dominio napoleonico, erano diventati estranei al nesso di condizioni e di sentimenti ereditari.

Soltanto col mantenere Germania ed Italia nel loro inerte spezzettamento, era sperabile di conservare la stabilità dell'Impero contro ogni soffio di vento perturbatore. Il cancelliere imperiale, principe di Metternich, come capo della cancelleria segreta di corte e di Stato, riuscì a conservarla, per un'intera generazione (1814-1848) con la politica che da lui prese il nome.

In Italia e in Germania là, dove l'Austria stessa rinunziava a dominare direttamente, il suo sistema politico volle o dovette impedire con ogni mezzo il levarsi su di forze sotterranee nazionali o statali. Non sarebbe stato possibile il suo buon successo, se l'arte diplomatica del Metternich non avesse trovato o saputo suscitare nei sovrani un eguale orrore per la rivoluzione, un eguale desiderio di tranquillità dopo la tempesta rivoluzionaria. Lo stesso orrore dominava gli osservanti sudditi viennesi.
Si ascrive a colpa dello statista l'aver egli compiuto - seminando panico - opera soltanto precaria.

Ma doveva prevederlo davanti all'immaturità delle tendenze nazionali tra le persone colte in Germania ed in Italia, contro le quali potevano calcolarsi a buon diritto fortissime correnti particolastiche?

Insomma, il Metternich dominò l'Europa, mentre nell'interno la rigida volontà dell'Imperatore, avverso ad ogni mutamento, si adoprò a conservare là dove sarebbe stato necessario un impulso emancipatore dall'alto.
Così, in realtà, non si può mettere in rilievo nessun pensiero, nessun'opera nella vita interna dell'Austria di allora, poiché, conforme all'espressione dell'Imperatore, tutto rimase qual'era prima, non avendo né le difficoltà finanziarie, né le pressanti questioni economiche causato alcun mutamento, e soltanto essendo divenuta, quando all'estero qualcosa si cambiava, ancor più pesante, anzi addirittura micidiale all'ingegno la polizia segreta, così apprezzata in alto loco.

Ciò avvenne anche in Italia nel regno lombardo-veneto, dove, dopo la simpatica accoglienza della rivoluzione del limitrofo Piemonte, l'astiosa mania persecutrice rivelò anziché una forza una segreta paura.
Ancora peggio in Ungheria: dal 1811 al 1825 non fu mai convocato il Parlamento, e intanto col mettere in disparte gli organi della amministrazione nobiliare, si governò duramente burocraticamente e militarmente.

La monarchia absburghese é stata gravemente punita di aver in maniera imperdonabile logorato, cioè di aver esposto all'odio e all'invidia delle altre nazionalità l'impagabile elemento tedesco nell'esercito e nella scriniocrazia, «l'insostituibile cemento di questo edificio, che non si regge se non per mezzo della dinastia».

Nei paesi ereditari austro-tedeschi e nei territori slavi, amministrati in comune mediante l'unificata cancelleria di corte, si accontentarono, non del tutto secondo il concetto del Metternich, delle tradizionali diete provinciali e politicamente del tutto insignificanti.
Ciononostante i Cechi della Boemia riacquistarono in questo periodo la coscienza della loro nazionalità, senza che ciò avesse, finché visse l'Imperatore Francesco, importanza straordinaria: tanto più che anche la nobilità fondiaria boema formava una parte essenziale dei circoli aristocratici della vecchia Austria, i quali, per la loro condizione e per l'influenza personale, avevano importanza capitale nel conferimento dei posti più elevati nell'amministrazione e nell'esercito e, fino a un certo grado, nella carriera politica.

L'Imperatore Francesco avrebbe voluto considerare il clero cattolico tale quale come una polizia di Stato. Il Governo si comportò in modo duro fino all'intolleranza, ma anche assurdo, fino al ridicolo, dinanzi ad ogni traccia di attività spirituale autonoma sia nell'insegnamento, sia nella letteratura; e imtaprese sul serio a erigere una specie di muraglia spirituale fra i Tedeschi dell'Austria e quelli «di fuori nell'Impero», come si continuava a dire, mentre la musica e il teatro formavano un'eccezione, ma più in servizio della curiosità, che in quello della vera poesia.
Una opinione pubblica non la si tollerava; quindi solo il tacito influsso di quei circoli aristocratici la sostituiva, entro certi limiti, quasi per forza di tradizione ereditaria, nei momenti di gravi crisi.

 

6. - LA GERMANIA

I paesi tedesco-boemi della Corona d'Absburgo, un tempo appartenenti all'Impero, erano ora appiccicati alla rimanente Germania in quanto facevano parte della confederazione tedesca. Siccome a causa dei motivi dinastici e regionali, della confusione d'idee dei politici e dei patrioti, era stato impossibile ristabilire l'Impero tedesco o un'altra forma di Stato nazionale, si era ricorsi all'espediente di costituire l'8 giugno 1815, quale unione, conforme al diritto internazionale, dei principi sovrani e delle quattro città libere, la confederazione tedesca come organo per mantenere la sicurezza esterna ed interna.

L'eguaglianza dei diritti dei membri sovrani della confederazione, che era stata sopra ogni altra cosa garantita, era stata svolta fino all'assurdo per quanto concerneva il sistema di votazione dell'unico organo federale, cioè della dieta federale, dove gli Stati si facevano rappresentare da delegati, forniti di istruzioni precise.
Rispetto alla guerra e alla pace poteva, stando alla lettera del patto federale, decidere una maggioranza, che avesse contro di sé l'Austria, la Prussia ed i regni germanici. Per la modificazione di istituzioni federali e per faccende d'interesse generale era prescritta l'unanimità dei 39 membri della confederazione; quindi bisognava che ogni progresso, anche il più piccolo, non solo nella confederazione, ma pure all'infuori di essa, si conseguisse mediante trattative diplomatiche.

Questo parto federale non garantiva in sé né protezione all'estero, né legale evoluzione nell'interno al popolo tedesco, dell'esistenza del quale esso non faceva parola. Non esisteva nessun diritto nazionale tedesco, ed era ridotto a vaghe promesse quanto la collettività, rispetto alla protezione della libertà politica e personale dei sudditi, imponeva ai singoli Stati; come dimostra il famoso articolo XIII: «In tutti gli Stati federali si stabilirà una costituzione provinciale».
La presidenza della dieta federale di Francoforte sul Meno e quindi la formale direzione degli affari spettava all'Austria, mentre la Prussia, incorporata nella confederazione con l'intero suo territorio, eccettuata la Prussia orientale e la Posnania, rimaneva imperterrita nella sua sorte, non rispondente ai servigi da lei resi nella guerra d'indipendenza.

Si sarebbe potuto attendere un più celere miglioramento di questa condizione di cose, se la Prussia avesse voluto o potuto porsi alla testa del movimento nazionale e liberale. Ma la regia promessa del maggio 1815, secondo la quale, precedendo il patto federale, doveva introdursi una rappresentanza popolare, rimase, fra gli attriti d'interne opposizioni, ineseguita, e si ristrinse alla rinnovata promessa della legge intorno al debito dello Stato (1820) che futuri prestiti si potevano contrarre solo con l'approvazione e la garanzia di un'assemblea degli Stati generali del regno.
Invece però di quest'assemblea il Governo, compiuto il riordinamento, difficile e indispensabile, dell'amministrazione (1823), si accontentò dei provvedimento d'istituire, in ciascuna delle otto province del regno, diete provinciali affatto feudali, e con tutto ciò con funzioni appena degne
di esser ricordate.

Le difficoltà del nuovo ordinamento spiegano abbastanza l'indugio, ma in nessun caso la violazione della promessa di concedere la costituzione. Il disegno e l'esecuzione di quel nuovo edificio é in sé un fatto glorioso. La duratura introduzione della coscrizione generale in rapporto con l'istituzione della milizia territoriale accanto alla linea (1814), il riordinamento dell'intero sistema tributario, soprattutto mediante la tassa progressiva e la tariffa doganale unitaria del 1818, la creazione di autorità centrali e provinciali gettarono una nuova base per lo Stato.

Questi provvedimenti hanno lo stesso valore della maggior cura per la cultura dalle scuole elementari all'università, mediante l'istruzione obbligatoria per tutti, del tentativo, per l'avversione del Re ad ogni forma rappresentativa, solo parzialmente riuscito, di congiungere in una sola Chiesa nazionale la confessione luterana e quella riformata, finalmente dell'abbondante dotazione della Chiesa cattolica.
Rimase incompiuto quanto si fece in correlazione con l'anteriore legislazione dello Stein e dello Hardenberg, mediante i cosiddetti editti regolatori, per la conservazione di un ceto di contadini possidenti. Qui, come in qualcos'altro che per altri rispetti fu trascurato, si nota il predominio sociale e politico della nobiltà fondiaria, massime di quella dell'Elba orientale. Perfino i possidenti della Renania, sede della borghesia liberale, erano molesti ai gentiluomini prussiani; i quali, antichi avversari della legislazione dello Stein, trovarono oltre a ciò un appiglio nel timore, che il Re, desideroso di quiete, aveva della rivoluzione.

In un tempo, che in Prussia le idee costituzionali tuttavia sopravvivevano in alto loco, la Baviera, il Württemberg, il Baden e altri Stati della Germania meridionale e centrale ricevettero, per sovrana concessione, costituzioni autentiche negli anni 1818 e 1819. Senza curarsi della differenza accennata a Vienna nel patto federale tra una pretesa delegazione, autenticamente tedesca, dei vari ceti e il sistema rappresentativo straniero delle classi, fu, per esempio in Baviera, creata una vera assemblea popolare, i membri della quale erano obbligati a considerarsi come rappresentanti della collettività, senza pregiudizio della loro elezione, compiuta in parte secondo il principio di classe.

In queste Camere della Germania meridionale fu aperta alla nazione una indispensabile scuola pratica per la partecipazione del popolo alla vita pubblica. Nonostante la frequente verbosità e la comprensibile inesperienza delle necessità statali, le lotte parlamentari allargarono il campo del pensiero politico, assicurarono la libertà della parola e posero un termine allo spreco e al disordine finanziario.
Se queste discussioni potevano recar nocumento con il consolidare la coscienza regionale, la causa di ciò era estranea all'istituzione e stava sostanzialmente in questo che esse non furono, in generale, imitate nella Germania.

Il principe Metternich e i suoi dipendenti della diplomazia e della stampa evocavano in ogni occasione, ammonendo, lo spettro di losche tendenze antimonarchiche per sbigottire gli inquieti sovrani. Inizialmente si era meno preoccupati delle sollecitudini costituzionali che dei moti nazionali, come dovevano esser di moda, in maniera minacciosa alla sovranità dei prìncipi, nella stampa, fra la gioventù studiosa, e, come si pretendeva di sapere, in ampi circoli della burocrazia prussiana.
Sarebbe triste, se allora un'impazienza che, come il tono, rumoreggiava da lontano, non avesse colpito gli animi sensibili per il negato rinnovamento della nazione a dispetto delle discontinue speranze.

La gioventù studiosa, ancora piena degli umori cristiano-germanici, eccitati dal romanticismo dei suoi cantori, quando ritornò - deposte le armi gloriosamente impugnate - alle università a proseguire gli studi, nel 1815 formò nel suo seno l'"associazione degli studenti tedeschi": la quale da Jena si estese, rapidamente nelle altre scuole superiori tedesche, almeno in quelle della Prussia. Il sacro dovere di esercitarsi "al servizio della patria" doveva render superflue in ciascuna università le unioni particolari, osteggiantesi fra loro: ma soprattutto la coesione delle "associazioni degli studenti tedeschi", fra loro da scuola superiore a scuola superiore, al di sopra delle frontiere dinastiche, doveva in qualche modo simboleggiare l'intera, unica Germania.

Questo fu un passo della più ardita portata nazionale dentro una confederazione tedesca dei sovrani, la quale non conosceva nessuna nazione tedesca, e comparato all'isolamento regionale di altre università di fuori. Così l'attuazione di questo disegno di unità studentesca dell'intera Germania in occasione della festa della Wartburg, nell'ottobre del 1817, non sbigottì di certo, i potenti guardiani dell'ordine costituito, nonostante la giovanile fermezza, con cui la solennità venne celebrata.
Il Metternich seppe del tutto far suo il cuore del Re di Prussia, da tempo angosciato dalla preoccupazione del giacobinismo nell'esercito e nel popolo; e preoccupazioni massime quando nel 1819 delitti di sangue di giovani esaltati conferirono un'apparenza di verità alla supposizione, per nulla infondata, di una estesissima cospirazione rivoluzionaria.

Questa condizione di cose fu sfruttata con la migliore fortuna da coloro che ad ogni costo volevano soffocare tutti i moti nazionali e costituzionali. Mediante le cosiddette risoluzioni di Karlsbad, le quali poi furono imposte alla dieta federale nell'autunno del 1819, e vi si volle assicurare negli Stati federali, che vi si opponevano, l'esecuzione delle deliberazioni federali repressive imbrigliando la stampa con una rigida censura sugli scritti periodici, che abbracciavano 20 fogli di stampa, e la libertà dell'insegnamento nelle università per mezzo di commissari governativi straordinari con pieni poteri; infine troncando la libertà accademica con il divieto di tutte le associazioni degli studenti tedeschi.

Il decreto provvisorio per cinque anni riguardante il bavaglio alla stampa venne più volte prolungato. Nella conferenza dei ministri a Vienna fu, nel 1820, rinnovato il tentativo di attribuire alla conferenza diplomatica di Francoforte le funzioni di una polizia federale. Ma quando si cercò di arrivare ad estenderne il potere repressivo anche alle costituzioni dei singoli Stati, il loro particolarismo prevalse sulla loro stessa paura .

La vita costituzionale dei Tedeschi meridionali non fu pregiudicata dal principio dell'atto finale di Vienna che "l'intero potere statale dovesse esser riunito nel capo supremo dello Stato", cosicché esso fosse legato solo nell'esercizio di determinati diritti dalla cooperazione dei rappresentanti delle varie classi. Anzi la stessa legge federale creò addirittura un'arma protettiva di una certa notorietà, con la determinazione che le costituzioni, riconosciute in vigore, potevano modificarsi soltanto in via costituzionale.

In grazia dell'influenza delle paure, alimentate dal Metternich nell'animo del Re Federico Guglielmo III, la politica della Prussia fu posta al servigio degli orientanenti antinazionali: poiché non é vero che la concorde condotta di ambedue i grandi Stati della federazione di fronte alle Potenze minori fosse il risultato di un regolare accordo precedente: l'Austria dava il tono alla musica, e la Prussia le faceva coro.

Così quello Stato che all'interno non ammetteva nessuna cooperazione del popolo doveva apparire ai Tedeschi meridionali, orgogliosi delle loro costituzioni, un modello di Stato persecutore poliziesco, nonostante la sua illuminata amministrazione. Tanto più che in Prussia non si erano aspettati, per muovere guerra alle opinioni, i risultati, del tutto insignificanti, della commissione centrale di Magonza per le indagini intorno alle macchinazioni d'alto tradimento; commissione creata dalle deliberazioni di Karlsbad.

La così detta persecuzione dei demagoghi, continuata per anni con formalistica asprezza contro uomini sommamente benemeriti e contro giovani infiammati di amor patrio, doveva addirittura operare come un tossico sull'opinione pubblica e far apparire l'indimenticato "Stato di Federico il grande" ancora più dipendente dagli umori viennesi di quanto non fosse.

Nel nord, a causa della persecuzione, ogni vita pubblica a poco a poco languì; l'aspirazione a una politica patriottica ammutolì nella mancanza di qualsiasi appiglio che la promuovesse.
Insieme con la preservazione del principio costituzionale spetta al maggiore degli Stati meridionali tedeschi un altro merito. Il Re Luigi I di Baviera ha dato, nonostante i suoi ghiribizzi artistici ed umani, il più importante impulso a fare di Monaco una citta artistica tedesca; e, al tempo stesso, torna ad onore del suo sentimento tedesco che egli, quantunque non senza incertezze, abbia portato un raggio scientifico nella tenebra bavarese.
Il suo mecenatismo non é stato certo propizio alla preparazione bellica del contingente federale bavarese. Che vuol dire ciò? Della protezione esterna dovevano, secondo la tacita opinione di questi Stati mezzani, curarsi le grandi Potenze: solo nel 1822 furono pronti abbozzi generali di una costituzione dell'esercito federale; e molto più tardi le determinazioni intorno alle fortificazioni federali.

Senza la beffeggiata Prussia la Germania sarebbe stata inerme da più lati com'era da uno. L'unico atto, veramente politico, di questo periodo della restaurazione in Germania poté verificarsi solo, fuori della federazione, mediante un libero accordo, cioè la lega doganale prussiano-tedesca (questa detta Zollverein entrò formalmente in vigore nel 1834, e diventò la premessa dell'industrializzazione e dell'unificazione della Germania).
Lega doganale, che nonostante i lampi d'ingegno di alcuni, e nonostante il peso degl'interessi materiali, gradualmente intrecciantisi, degli abitanti dei singoli Stati di contro ai pregiudizi politici dei loro governanti, è la creazione di statisti prussiani, come il von Motz e lo Eichhorn.
Con una persistenza tenace, per vari anni, la Prussia aveva dovuto difendere la linea doganale unitaria del suo territorio sparso, creata nella legge doganale del 1818, contro l'opposizione dei piccoli Stati della Germania meridionale, i territori dei quali erano in tal modo come staccati.

In occasione del primo passo in avanti, cioè del trattato doganale con il granducato di Assia-Darmstadt del 1828, che stabilì una tariffa secondo una comune intesa e, previo mantenimento di una amministrazione del sovrano locale, la divisione delle entrate conforme al numero degli abitanti, si era incappati in una sdegnosa opposizione di una lega doganale bavarese-württembughese, e di una unione commerciale della Germania centrale.

Ambedue furon tolte di mezzo, prima mediante il passaggio dell'Assia elettorale (1831), poi nel 1833 con l'accessione della lega doganale della Germania meridionale. Dopo che vi furono entrati anche la Sassonia ed altri Stati, era compiuta circa la metà del periodo tra il 1830 e il 1840, l'unificazione politico-commerciale di una gran parte della Germania nella stretta congiunzione con la Prussia.
Fuori di essa rimanevano in speciale unione tributaria alcuni territori come lo Annover, e l'Oldenburg, che la Prussia politicamente annoverava nella sua naturale sfera d'interessi: il che costringe a non esagerarne il valore politico. Ma con tutto ciò questo ponte dal Nord al Sud era per la pratica politica in primo luogo una notevole tappa, e in secondo luogo di indubbia importanza per il perfezionamento di idee politiche nazionali.

segue:
190. 7 - 8

7. - L'ITALIA E LA CHIESA ROMANA
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