Una passione iniziata da ragazzo, Forse per un tempo decisamente breve: ma in quegli anni rivelando il suo mondo di sogni a colori (per lo più nel figurativo, soprattutto le montagne che scalava) partecipando con qualche successo a una trentina di mostre in Italia, esponendo in America, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, sfoderando una vitalità artistica quantificata in decine e decine di tele, affermandosi prima con il figurativo, poi con l'intima sofferenza, con soggetti informali di nodi, di voli, di contorsioni, di pieghe.... Gonzato finisce per essere presente nella poderosa opera del BOLAFFI "Artisti del XX Secolo", oltre essere citato in altri prestigiosi cataloghi d'arte (Comanducci ecc. ecc.).
Poi all'inizio degli anni '80 (grazie al suo amico e concittadino Federico Faggin (l'inventore in California del microprocessore) è stato "stregato" dai computer (uno dei primi in Italia nei primi anni '80 a venderli (6000) e ovviamente a insegnarli; poi Internet: e anche qui uno dei primi ad essere presente in Rete - primi anni '90).
Tuttavia non ha mai smesso di dipingere, ma lo fa ora (anzi negli ultimi venti anni) per hobby, solo per riposarsi dai suoi due altri hobby, cioè dopo ore e ore passate a leggere dentro la sua monumentale biblioteca (30.000 volumi) o dopo ore e ore impegnato nelle tastiere dei suoi tanti computer per impreziosire sempre di più "CRONOLOGIA" e "STORIOLOGIA".A FONDO PAGINE L'ARTICOLO
I suoi quadri?
Ha iniziato con il figurativo:

l'autoritratto

sua figlia

PRIMO AMORE: LE SUE AMATE MONTAGNE (già istruttore di roccia e di sci nei Parà)



















Poveri pensionati: una pagnotta e due pesci.




L'ULTIMO INTENSO PERIODO FIGURATIVO (andati
a ruba ! )
QUI NELLO STILE MONET (e tanti altri)


raggiunto questo livello poteva continuare...
invece ... la svolta ...


















Poi, il computer....


per divertimento....

la recessione...

la corsa alla preferenza....

ci mancava l'asinello ....

stai calmo, arriviam con la democrazia ....

si è messa a fare la velina ...

mi sono modernizzata, invio i miei coccodè col telefonino...

adesso anche lui .....

la nuova generazione....

la TV, così dicevano...

la esportiamo in blocco, guadagniamo di più ...

TV unicondicio....
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INVITATO A PARIGI !!!

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L'ARTICOLO
"Il geniale imprenditore di "Francomputer" è al contempo inquieto artista.
E nella pause sta scrivendo il "Diario del nostro secolo" (*)
(*) poi ci ha preso gusto e ha cominciato andare a ritroso di due Millenni. Se lo incontrate lui non ha che qualche decina d'anni, 65, ma sembra che sia vissuto duemila anni, e se gli parlate, tutto gli è familiare, fatti, personaggi, eventi, scoperte, accaduti anche in secoli e secoli lontani.
"Non è alla fame: Tutt'altro parrebbe. Sfoggia senza vergogna una vastità di bellezze scioccanti possedute, non ereditate, ma bensì raggiunte e meritate.
I suoi 30 mila libri letti e suddivisi e ora come appesi. Le sue multicolori stanze riempite per ogni dove di centinaia di suoi quadri. La sua casa villa con delle miste colture verdi d'attorno e gli alberi e le colonne...anche se non si vede proprio la piscina o il campo da golf.
A che servirebbero? Hollywood è lontana e il quadro di vita qui rappresentato più che ostentazione di ricchezza potrebbe titolarsi "Rabbia d'autore con vista".
La rabbia. O la volontà disperata di vivere perché dapprima la sorte fu desolatamente nera. Niente pane, niente affetti, niente amici, niente soldi, e niente studi ... che fare? Come si ribalta il proprio "romanzo tragico" laddove sembra esistere soltanto un rassegnato "destino brutale?".
Reagendo. Imprimendosi la fiducia e relazionando d'attacco senza mollare. Non c'era altro da fare, soccombere o...(sfidando se stessi e la realtà) buttarsi a lottare.
Nato dentro una tipografia, primo mestiere il tipografo, poi una serie di tragedie, non dovuta al fato ma agli uomini, quindi volontario nei Paracadutisti Sabotatori, poi Antiterrorismo in Alto Adige, anni di fuoco, ovvero bombe, esplosivi, audacia, ovvero nell'ardimento dimenticare. E così...non si sfugge, non c'è più tempo per l'angoscia, la disistima, l'indecisione, si và! Allo sbaraglio, si è coscienti che non si puo' nemmeno più pensare, ma intanto è subentrato forzatamente un aiuto alla propria affermazione.
E' forse uno stile di vita che in Franco Gonzato perdurò anche dopo questo addestramento e anni di vita militare in quel corpo speciale, dove caddero negli anni di piombo anche i suoi amici più cari, perfino il suo istruttore, il caposcorta di Moro. Ma più che stile lo preferisce definire "sdoppiamento di personalità", che tanto decisionismo gli consentì altresì un'altra carica morale e materiale, quella di mettersi a dipingere.
Una testa di cuoio, parà-antiterrorista che dipinge? Un'apparente contraddizione mentale, ma per lui era invece l'equilibrio raggiunto fra sensibilità e dinamismo, un conservarsi lo spazio per poter umanisticamente intervenire e non sentirsi per niente a disagio, fornendo anzi delle efficienti e mutevoli prestazioni manuali.
Ma per un tempo decisamente breve: qualche anno, quasi un lustro, ma in quegli anni rivelando il suo mondo di sogni a colori, partecipando a una trentina di mostre all'ingiro, esponendo in America, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, sfoderando una vitalità artistica quantificata in decine e decine di tele, affermandosi (lo troviamo sull'Annuario Bolaffi degli Artisti del XX secolo), ed esponendo l'intima sofferenza, con soggetti informali di nodi, di voli, di contorsioni, di pieghe....
Un eccesso forse che seppe troncare, non si sentiva all'altezza di proseguire in un campo gravato fin troppo dal peso delle culture secolari che andava scoprendo nei suoi libri e in tutti i musei d'Europa. Già perchè cosa ti fa il nostro uomo?, prende un Camper e via per mesi e mesi in giro per 25 Stati; "On the road", in contrade, città, paesi, gente diversa, cultura, stile di vita, curiosando, assimilando, portando a casa altre realtà, scoprendo tecnologie di mercato, capitalizzandole in termini economici ma anche esistenziali.
Un pittore mancato? No, c'erano altri settori da sperimentare, altra rabbia da consumare, altre realtà da scoprire, tanto valeva di nuovo (e chissà dove) rischiare.
Daccapo. Ordinatamente sopprimere le timidezze, affrontare sicuri, applicare l'aggressività perchè - lui dice - "la società lo vuole", ma in verità si tratta ancora una volta di dimenticare il proprio passato e precario presente e pertanto e più di prima...osare.
Diventando così (senza por tempo a dubbi) un perfetto agente "di commercio", con "incarichi speciali", bravo tanto da poter permettere di salire ancora di più , senza orari, senza orologi, per sveltire i tempi e non esserne schiavo, senza mai un giorno di ferie, senza mai un giorno di malattia, e sposato, col viaggio di nozze fra riunioni di lavoro, coi figli poi che nascono lontano, senza la sua presenza...ma con la consolazione minima dell'avanzamento di carriera, da intenditore ad ispettore di tecnici per tutta Italia. L'ascesa. Per sè , per la famiglia e per la casa. Per poter anche ritornare di città in città colmo di libri, di dischi, di quadri e così direbbe....riequilibrare la coscienza, agire per vivere ma operare per migliorare.
Un incontentabile. Ma che si giova anche dell'acculturazione per non sentirsi soltanto un mercante, ma un realizzatore sociale che ha improntato ormai la propria vita al passo veloce e quindi cambia e... cresce, da ispettore a manager-organizzatore di una grande multinazionale, dieci anni per l'Italia, poi manager di un'importante azienda pubblica.... e infine manager di se stesso...della Francomputer S.n.C. L'ultimo eccesso in fatto di evoluzione personale. Invitato ad una trasmissione televisiva dello staff di Piero Angela, assieme al padre del microprocessore Faggin, fu presentato come un "imprenditore tracciante", visto che quel giorno, presente i ministro Granelli, Gonzato disse "cosa erano e cosa avrebbero fatto" in pochissimo tempo i computer che lui usava e che vendeva (eravamo ai primi anni Ottanta) ai primi coraggiosi utilizzatori in mezzo a tanti scettici. (Ne ha poi venduti circa 6000)
Lui quell'esperienza la definisce ancora una esaltante avventura decennale oltre che una precisa conquista territoriale. Aver introdotto per primo i computer in molte città italiane, industrie, scuole, banche, divenire a quel tempo l'unico fornitore di programmi, avvalersi di una pubblicità martellante (intere pagine di giornali e riviste) pro sè , essersi impadronito di conoscenze (per l'epoca ignote a tutti) e saperle fruttare e contattare, migliaia di clienti sparsi ovunque impegnando tutta la famiglia appassionatamente in una stressante attività lavorativa senza soste, ma per tutti alla fine giovevole e appagante e mai banale.
Dieci anni così, dopodichè da quattro anni il silenzio sulla maxigestione, una chiusura per eccesso di lavoro e la necessità del rilassamento per potersi (dagli abusi fisici) restaurare. Un altro camper, e via per mesi e mesi in giro ancora per l'Europa, poi al ritorno -sistemati i figli- una casa in campagna, e dentro a rinnovarsi, a riproporre se stesso.
E così l'amor di pittura ha ripreso a funzionare, come una liberazione dallo schema, come il coltivare piselli, o seminare fiori, libero dagli affanni, dagli impegni e dalle ore, tra passeggiate nel giardino e nell'orto e le incursioni sulle tastiere dei suoi numerosi computer sparsi in casa ovunque (ne ha 60, di tutte le "epoche"), due, tre, sempre accesi, caldi, con fili e fili che si uniscono a paraboliche, telefoni, modem, trasmittenti, che come una ragnatela ma anche come un "filo di Arianna" - lui afferma - ti portano nella "vetrina del mondo", dentro quell'universo dove gli uomini creano, pensano, agiscono. Che è poi la vocazione degli umani, o almeno così dovrebbe essere.
Sarà la volta per credere di più nelle sue capacità naturali? Per ora è intensa la sua produzione artistica, per di più non si estingue l'abbisognamento del sapere, ma non è più una corsa al galoppo della sicurezza, vi è certezza d'aver superato le fondamentali prove, ora la pittura può diventare delicata poesia libera dai soffocamenti, risultare perfino un sereno conforto sentimentale; e il computer o meglio quella cosa che lui ora chiama "rete", ed è quello che lui ha sempre cercato nel suo peregrinare e... (afferma senza il minimo dubbio) trovato: sentirsi in comunione e cittadino del mondo.
Non male come vita. Come dire che non esiste l'impossibile, c'è ancora spazio per tutti, c'è sempre un libro aperto, un campo inviolato, con la fiducia e la volontà è doveroso e vitale per tutti renderlo fertile e sviluppato.L'ultima "pazzia"? è stata quella di far partorire un sito dai suoi computer e poi metterlo in rete. Un insolito sito, una cronistoria bimillenaria del mondo, con testi alla portata di tutti, senza tanta erudizione linguistica e redazionale, ma con qui e là qualche relativa verità filosofica attualistica, semplice, ma sufficiente per interessare tanti suoi amici ed ex amici-clienti che lo conoscono più da vicino o che da lui hanno per la prima volta visto un computer o appreso che cos'era Internet. Poche migliaia di pagine, e già c'era qualche sponsor interessato, ma che voleva poi lui dire cosa bisognava mettere o non mettere, e quindi l'ovvio rifiuto del "Franco libero". Anche perchè gli amici hanno cominciato a trattarlo quel sito come il sito da portarsi dietro nell'anno Duemila e anche nel dopo Duemila, così com'è, "naturale", senza "editor" e "visor" dall'alto; molto semplice ma singolare e degno di attenzione. E lui per non tradire questo gesto di affetto - inaspettato ma molto gratificante - ha deciso (subito, immediatamente!!! pagandosi perfino le spese) di non cederne i diritti a nessuno, di non svendersi per poi doverlo modificare, ma di servirlo così com'è. E intende -dopo la prima parte- riversare altri contenuti e ampliarlo a dismisura, forse 10 mila pagine, forse 50 mila, ma conoscendolo sono sicuro ne farà 500.000. Significa che terminate le prime pagine oggi disponibili, fra qualche mese saranno tutte in rete a beneficio degli amici che lo seguiranno in questa avventura.
Da vero esperto informatico e maniaco della precisione ha fatto passare per giorni e giorni su un suo computer le 720.000 notti stellate alla ricerca di quella stella che brillava a Betlemme (vedi l'anno 1 d.C.); non contento, in alcune pagine dopo mesi di calcoli con i suoi computer, vi cita la popolazione che ci sarà nei prossimi sessant'anni nelle città e nelle regioni d'Italia (ha le nascite di ogni città degli ultimi cento anni), o vi da i minuti e i secondi dell'eclisse totale di Sole del prossimo 11 agosto 1999, quello del 2086 e perfino quello del 2187.
Lui al computer non scrive, gli parla, e sullo schermo vedi le parole trasformarsi in lettere, che riempiono pagine e pagine, poi fa un paio di clic, e "quelle" vanno per il mondo. E' cosciente dei suoi limiti e si schernisce che non sa scrivere, lui vuole solo raccontare, ha fretta, non corregge, fatta una pagina ne fa un'altra, sono piene di errori, ma lui va avanti, ha fretta di raccontare tutto. Mi ricorda che "per correggere "sono nati apposta gli scribacchini, che sanno fare solo quello"; lo diceva Napoleone che nello scrivere era proprio una frana. E altrettanto diceva Erasmo da Rotterdam a proposito di chi nasce con la sola vocazione nel cercare un puntino fuori posto".
Invece a posto e dietro alle sue spalle lui ha una sterminata biblioteca, 30.000 volumi (dal 1500 in poi, ma non mancano circa duemila testi sull'informatica) 100.000 giornali, dove cerca il fatto, il personaggio, puntando sicuro sul volume che ne parla, che ha già sfogliato e letto, e ricollega il fatto o il personaggio ad altri fatti e personaggi e spesso con il suo vissuto di anni fa, e lo ricongiunge e lo riassume a suo modo con i suoi ricordi e la sua straordinaria e dinamica vita. Da fanciullo ha visto fuggire a casa sua il re d'Italia, conosciuto di persona Montgomery, Churchill, Badoglio, Rommel, Togliatti, Moro, Pasolini, Giovanni XXIII, ha vissuto in prima persona e in trincea il terrorismo, il miracolo economico, fatto il manager del consumismo, girato mezzo mondo, ha tre milioni di chilometri di viaggi, settanta viaggi intorno al mondo; infine è diventato un pioniere dell'informatica. Ne ha da raccontare! Sta facendo a suo modo il suo diario, il diario di questo nostro secolo, ma anche qualcosa di più, perchè non è solo il suo ma é anche il nostro stupefacente secolo. (Corriere dei Berici - 7 Gennaio 1996 - Gabriele Scotolati)
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