RIVOLUZIONE FRANCESE

1802 - GLI EVENTI  di quest'anno
(i link inseriti sono per ulteriore approfondimento)

26 GENNAIO
L'ITALIA DIVENTA REPUBBLICA
vedi gli eventi nella pagina dell' ANNO 1802 > >
qui accenniamo a MELZI d'ERIL
il primo "STATISTA" italiano

 

Napoleone entra trionfalmente a Milano e fonda la REPUBBLICA ITALIANA. Cancellò personalmente il nome della precedente repubblica, la Cisalpina, poi fu proclamata

Nella Nuova Costituzione della nuova REPUBBLICA ITALIANA era riconosciuta la sovranitÓ popolare, la quale era esercitata per mezzo di tre collegi elettorali: quello dei Possidenti, costituito da trecento persone, scelte in ragione di ogni trentamila abitanti fra i proprietari fondiari con almeno seimila franchi di rendita, quello dei Dotti e quello dei Commercianti, composti ciascuno di duecento membri. I collegi dovevano riunirsi una volta ogni due anni e durare non pi¨ di quindici giorni: i Possidenti a Milano, i Dotti a Bologna e i Commercianti a Brescia; ed eleggevano dal loro seno una commissione di ventuno membri detta "Censura", residente a Cremona, la quale giudicava, dietro invito del governo, sulle accuse di violata costituzione e di prevaricazione; aveva facoltÓ di sospendere per quattro anni i funzionari e su liste presentate dai collegi elettorali eleggeva i membri della Consulta, del Corpo Legislativo, dei tribunali di Cassazione e di Revisione e del Commissariato di contabilitÓ. (altri particolari nella pagina dell'anno 1802).

Fra l'altro fu anche varata la prima legge organica sul clero, con la quale i vescovi venivano nominati dal governo e ricevevano l'istituzione canonica dal Pontefice, i parroci erano eletti dai vescovi e gli uni e gli altri avevano dalla repubblica un assegno conveniente.

Infine furono lette le liste di coloro che erano destinati a ricoprire pubblici uffici: fu chiamato e nominato vice-PRESIDENTE FRANCESCO MELZI d'ERIL.

Melzi fece il suo solenne ingresso a Milano il 9 febbraio del 1802; l'inaugurazione del nuovo governo ebbe luogo il 14 alla presenza del generale Murat che aveva il comando dell'esercito d'Italia e il giorno dopo fu pubblicata, insieme con un proclama del Melzi la NUOVA COSTITUZIONE.
Seguirono feste d'armi e grandi feste dei cittadini milanesi.

 

Francesco Melzi d'Eril - che fu indubbiamente il primo statista milanese e lombardo dell'epoca napoleonica - nacque a Milano il 6 marzo 1753 dal conte Gaspare Melzi e dalla nobildonna spagnola Teresa d'Eril.
Studiò nel collegio dei Nobili di Brera, da cui uscì nel 1769. Nel 1775 si laureò in giurisprudenza a Pavia. Nel 1776 fu nominato imperial-regio ciambellano (carica puramente onorifica) e membro del consiglio dei sessanta decurioni di Milano (sorta di consiglio comunale, con funzioni di poca importanza).
Dal 1778, per circa dieci anni, viaggiò molto in Italia, Francia, Spagna e Inghilterra. Nel 1792 si mise in luce nel consiglio dei decurioni di Milano facendo approvare la sua proposta di eleggere tre nuovi "conservatori degli ordini" (ossia assessori comunali), risultando eletto come primo dei tre e infine proponendo al consiglio la costituzione di una milizia urbana per mantenere l'ordine a Milano (proposta che sembrò rivoluzionaria negli Stati asburgici).
L'11 maggio 1796 Melzi, incaricato dal consiglio dei decurioni, incontrò a Lodi il generale Bonaparte, che stava per prendere possesso di Milano nel corso della sua prima campagna d'Italia. In quel primo incontro Melzi fece buona impressione sul suo futuro superiore, ma ciò non gli evitò, nei primi giorni dell'occupazione francese di Milano, di essere dichiarato decaduto dalla carica di decurione insieme ai suoi colleghi (20 maggio), né di essere arrestato (24 maggio) e deportato a Cuneo con i capi di molte altre famiglie nobili milanesi.
Nell'agosto dello stesso anno tutti i nobili deportati furono autorizzati a tornare a Milano, meno il solo Melzi, che - partito per Cuneo dopo gli altri, per ragioni di salute - era stato allontanato dalla sua città per decreto. Gli fu però consentito per curarsi di recarsi a Genova e da qui, nell'ottobre, a Firenze.
Poté tornare a Milano nei primi mesi del 1797. Aperto ai tempi nuovi ma lontanissimo dallo spirito giacobino, fedele invece alla tradizione del riformismo illuminato settecentesco, egli era uno degli uomini ideali per il programma repubblicano moderato che Bonaparte intendeva attuare nell'Italia settentrionale.
Invitato dal generale in capo, collaborò attivamente all'organizzazione della Repubblica cisalpina, della quale Bonaparte dichiarò l'indipendenza il 29 giugno 1797 e promulgò la costituzione l'8 luglio.
Melzi presentò al popolo tale costituzione con un discorso alla stampa. Non accettò cariche di governo, ma acconsentì a trattare una convenzione finanziaria con la Francia (ottobre). Il 9 novembre fu nominato membro del Gran Consiglio (la Camera dei deputati) della Repubblica cisalpina in rappresentanza del dipartimento dell'Olona; ma non entrò mai nell'aula parlamentare, avendo accettato di rappresentare la Cisalpina come ministro plenipotenziario al congresso di Rastadt (carica incompatibile con il mandato parlamentare; egli diede le dimissioni dal Corpo legislativo, che furono accettate il 18 gennaio 1798).
Partì da Milano nel novembre 1797, pochi giorni dopo la partenza di Bonaparte, che lasciava il comando dell'armata d'Italia per andare anch'egli a Rastadt a rappresentarvi la Francia.
Melzi avrebbe dovuto partecipare al congresso in stretta intesa con Bonaparte; ma, essendo questi stato richiamato a Parigi, dopo averlo atteso invano a Strasburgo raggiunse da solo Rastadt (30 dicembre).
Dal gennaio al giugno 1798 fece del suo meglio per far sentire la voce della Cisalpina tra quelle della Francia, dell'Austria e degli Stati germanici; poi, risultando vana la sua opera a Rastadt, anche perché il congresso si trascinava senza risultati, il Direttorio cisalpino gli offrì l'incarico di ambasciatore a Parigi. Melzi non lo accettò, ma acconsentì a svolgere una missione informale a Parigi con l'incarico ufficiale di studiare le istituzioni scolastiche francesi.
Aggravandosi la crisi europea e la crisi interna della Cisalpina, nel dicembre 1798 Melzi rifiutò la nomina a membro del Direttorio cisalpino. Con l'autorizzazione del suo governo si portò invece in Spagna, per curarvi affari privati urgenti. Dall'inverno del 1798-99 al marzo 1801 visse tra Saragozza (più stabilmente), Barèges (località termale dei Pirenei francesi, dove faceva la cura delle acque) e Parigi (raramente).
Il 17 giugno 1800 il primo console Bonaparte lo nominò membro della Commissione straordinaria di governo della nuova Repubblica cisalpina; ma Melzi rimase nel suo volontario esilio spagnolo, non volendo assumere responsabilità in un governo provvisorio privo di qualsiasi autonomia dalla Francia. Nell'ottobre rifiutò pure l'incarico di deputato della Cisalpina a Parigi, soprattutto per ragioni di salute.
Nel marzo 1801 Melzi lasciò la Spagna per trasferirsi a Parigi, dove - senza ricoprire incarichi ufficiali - partecipò alle trattative tra i rappresentanti della Cisalpina e il governo francese sulla nuova costituzione cisalpina. Nel dicembre si recò da Parigi a Lione, dove era stata convocata la famosa Consulta straordinaria cisalpina (o "Comizi di Lione") che fu l'assemblea costituente di una nuova repubblica.
L'assemblea si riunì per la prima volta in seduta plenaria il 20 gennaio 1802 ed elesse una commissione di trenta membri incaricata di designare i candidati alle più alte cariche. Melzi fu il più votato dei trenta eletti. La commissione, il 22 gennaio, lo designò candidato presidente della Repubblica; ma egli non accettò la candidatura, ben sapendo che Bonaparte voleva per sé la più alta carica della Cisalpina. Bonaparte, eletto presidente della nuova Repubblica italiana (che però manteneva il territorio della Repubblica cisalpina: la Lombardia senza l'Oltrepò pavese, l'Emilia senza Parma e Piacenza, la Romagna, il Novarese e una parte del Veneto fino all'Adige) nominò Melzi vicepresidente (26 gennaio).
Melzi inaugurò a Milano il nuovo Governo costituzionale italiano il 15 febbraio 1802. Non potendo Bonaparte risiedere nella Repubblica italiana, il vicepresidente doveva farne le funzioni.
Per tre anni (1802-1805) Melzi fu il vero capo del Governo italiano, il primo governo stabile e il più autonomo che l'ex Cisalpina avesse avuto. La sua opera fu volta a preparare la Repubblica italiana ad un'effettiva indipendenza, dotandola di un'amministrazione moderna e di un esercito esclusivamente nazionale (nel 1802 fu introdotta la coscrizione obbligatoria).
In questo storico e ambiziosissimo progetto il vicepresidente fu coadiuvato da uomini fidati e capaci come il ministro delle Relazioni estere Ferdinando Marescalchi, il ministro delle Finanze Giuseppe Prina e il ministro della Guerra, generale Alessandro Trivulzi; mentre tra i molti suoi nemici il più temibile fu il generale Gioacchino Murat, non ancora re di Napoli ma comandante dell'armata francese d'Italia, che cercò di screditare Melzi presso Bonaparte e nel 1803 - montando il famoso affare Ceroni, poi finito nel nulla - riuscì a spingerlo a dimettersi da vicepresidente; ma il presidente respinse le dimissioni, confermando la propria fiducia a Melzi.
Nel maggio 1804 il primo console Bonaparte divenne Napoleone I imperatore dei Francesi; era inevitabile che il presidente Bonaparte divenisse Napoleone I re d'Italia. La trasformazione ufficiale della Repubblica italiana in Regno d'Italia avvenne il 17 marzo 1805. Ovviamente Melzi non poteva più essere vicepresidente; il 9 maggio 1805 Napoleone lo nominò cancelliere guardasigilli della corona, carica del più alto prestigio (era la prima tra quelle dei grandi ufficiali della corona italiana) ma che non dava un concreto potere politico; il Governo italiano di Milano era invece presieduto dal viceré d'Italia, il principe Eugenio de Beauharnais, figliastro e figlio adottivo di Napoleone.
Altri grandi onori Napoleone concesse a Melzi per ricompensarlo dei suoi preziosi servizi: il 20 febbraio 1806 la decorazione di gran dignitario dell'ordine reale della Corona di ferro; successivamente la decorazione della grande aquila della Legion d'onore; il 20 dicembre 1807 il titolo di duca di Lodi e una dotazione annua di 200.000 lire a carico dello Stato.
Durante il Regno italico (1805-14) Melzi collaborò lealmente con il principe Eugenio e lo sostituì più volte nella presidenza del consiglio dei ministri mentre Eugenio era lontano da Milano perché impegnato all'armata (campagne del 1809 in Italia e in Austria, del 1812 in Russia, del 1813 in Germania, in Illiria e in Italia, del 1814 in Italia).
Sopravvenuta la crisi finale del regime napoleonico (Napoleone abdicò l'11 aprile 1814), Melzi sollecitò Eugenio a salvare l'indipendenza del Regno assumendone la corona; ma il principe tentò invece, maldestramente, di farsi nominare re d'Italia senza garantire l'indipendenza dello Stato, e ciò gli fu fatale. Infatti la resistenza del Senato del Regno e l'insurrezione antieugeniana di Milano del 20 aprile 1814 vanificarono tutti i progetti di indipendenza, inducendo il principe a partire per l'esilio dopo avere consentito agli Austriaci di occupare il Regno.
Melzi scelse allora di ritirarsi a vita privata. Morì a Milano il 16 gennaio 1816. La sua opera politica, che sembrava essere stata completamente vana, avrebbe dato molti frutti nella successiva storia d'Italia; ma proprio la storia che è venuta dopo di lui ha fatto cadere il nome di Francesco Melzi d'Eril, anche nella sua Milano, in un oblio francamente ingiusto.

Emanuele Pigni,
studioso di storia militare,
autore di La Guardia di Napoleone re d'Italia (Milano, Vita e Pensiero, 2001).

Bibliografia essenziale:
F. Melzi d'Eril, Memorie-documenti e lettere inedite di Napoleone I e Beauharnais, a cura di G. Melzi d'Eril, 2 voll., Milano 1865;
C. Zaghi (a cura di), I carteggi di Francesco Melzi d'Eril duca di Lodi. La vicepresidenza della Repubblica italiana, 7 voll., Milano 1958-64;
Id. (a cura di), I carteggi di Francesco Melzi d'Eril duca di Lodi. Il Regno d'Italia, Milano 1965;
Id. (a cura di), I carteggi di Francesco Melzi d'Eril duca di Lodi. Il congresso di Rastadt, Milano 1966;
F. Melzi d'Eril (n. 1910), "Francesco Melzi d'Eril, 1753-1816. Milanese scomodo e grande uomo di Stato, visto da un lontano pronipote", Firenze 2000.

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