I PRIMI GIOCHI - LE OLIMPIADI MODERNE

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Premessa - La storia delle Olimpiadi é antichissima. Re IFITO dell'Elide, sconfitti i Piasti e impadronitosi di un vasto territorio (l'Elide) comprendente il distretto di Pisa, dove qui poi sorgerà OLIMPIA, decise di celebrare la vittoria facendo disputare una competizione sportiva. (riprendendo da testi antichi un'usanza abbandonata, come abbiamo visto nella NELLA PRIMA PARTE)  

Era l'anno 776 a.C., ed ebbero così luogo i primi Giochi, imperniati su una sola gara, la corsa, vinta da un certo Coroibo sulla distanza  di uno stadio, pari a 192,27 m. Una leggenda narra che corrisponderebbe questa a 600 orme (
misura) del piede di Ercole, o forse alle stesse orme (misura) del piede di Ifito. (misura è un etimo che significa anche piede ; ma è un termine usato anche nella metrica della poesia greca-latina) . O di Ercole o di Ifito questo piede corrisponde a circa 0,32 m. (non lontano dal foot inglese).
Questi Giochi si svolsero e si rivelarono un grande successo, con  grande partecipazione di pubblico. A grande richiesta furono non solo ripetuti ma si aggiunsero altre prove; quella della corsa dei carri e dei cavalli, del disco, del giavellotto, salto in alto e lungo, il pentathlon (che premiava  l'atleta più completo nelle cinque discipline sportive più seguite) ed infine la lotta e il pugilato.

Fino al 472 a.C. si svolgevano nell'arco di un giorno e i partecipanti provenivano dalle zone circostanti l'Elide (Arcadia, Laconia, Argolide, Acaia, Messenia);  poi la durata dei Giochi   fu portata a cinque giorni e furono organizzate, prima in una dimensione regionale peloponnesiaca, poi a una molto più vasta, di risonanza panellenica. Appositi  araldi percorrevano grandi città d'altre regioni, anche lontane, per annunciare l'imminente svolgimento dei giochi.
Con tale attività promozionale e la risonanza che i Giochi andavano assumendo, per i   preparativi e lo svolgimento,  la manifestazione iniziò a coinvolgere molte persone e a interessare Principi, Re  e governanti di altri Stati. Anzi, quando iniziarono a partecipare loro stessi nelle gare, la vittoria in una disciplina iniziò a diventare un fatto nazionale, quindi politico,  che coinvolgeva il prestigio del Paese con il tifo "nazionalistico" dell'intera popolazione.

Diventata dunque famosa come manifestazione  iniziarono ad interessarsene anche i poeti, i letterati, i musicanti che componevano inni dedicati; poi a coinvolgere i sacerdoti che  inauguravano e chiudevano  con sfarzose celebrazioni religiose sia quando iniziavano i Giochi, dove c'era il solenne rito del giuramento degli atleti e dei giudici, sia quando terminavano, ringraziando con i riti e i sacrifici le divinità.

Per onorare i vincitori  si componevano e si declamavano versi. L'attenzione degli organizzatori cadde anche nella scelta delle composizione di questi encomi solenni. Per scegliere quindi  i migliori panegirici istituirono dei concorsi che presto attirarono le migliori penne dei più famosi autori del mondo conosciuto. Dal concorso alla gara il passo fu breve, fu così che oltre che essere soltanto una competizione sportiva e una solennità religiosa, i Giochi si trasformarono  in vere e proprie manifestazioni culturali, con gare di poesia, di eloquenza, di opere letterarie (Es. Erodoto presentò alle olimpiadi  le sue Storie - 9 volumi),.

Due curiosità. -  Non era permesso alle donne non solo di partecipare, ma nemmeno di assistere ai Giochi. Il motivo era che tutti gli atleti combattevano o gareggiavano del tutto nudi per evitare nel corso delle gare una presa ai loro avversari. Ci fu anche un clamoroso caso di una madre (Callipatera) che si travestì da uomo per assistere alla gioia del trionfo di suo figlio. Scoperta, fu da allora adottato un provvedimento di far denudare all'ingresso non solo gli atleti ma anche tutti gli spettatori.  Questo rigore cambiò con i tempi, ma rimase sempre l'intolleranza verso le donne sia come spettatrici e sia come partecipanti.   Cinisca, nobile sorella di Agesilao re di Sparta, fu la prima donna (facendo cambiare i regolamenti) che diede il primo esempio nel parteciparvi e anche con successo; guadagnò la vittoria nel corso dei carri tirati da quattro cavalli nel 376 a.C. Si celebrarono con una partecipazione di atleti di vari Paesi e uno sfarzo mai visto; era del resto la Centesima Olimpiade.

Quanto ai fanciulli, nelle prime edizioni era esclusa la loro partecipazione fino al 632 a.C., poi alla XXXVII edizione vi furono ammessi partecipando alle discipline tipicamente atletiche, escludendoli da quelle cruente,  quelle che richiedevano grande perizia, come la corsa dei cavalli e dei carri - la più spettacolare e pericolosa - e dalle corse dette oplitiche che si svolgevano con gli atleti rivestiti con le armature di guerra. Del resto, coinvolgendo nel tifo prima le città poi anche i governi come fatto sociale e culturale,  erano nate nel frattempo numerose palestre con istruttori, costruite e pagati con i soldi dello Stato, quindi fin dalla giovane età i fanciulli erano coinvolti in quel prestigio che i Giochi apportavano.
Questo risvolto nazionalistico non era solo un beneficio -  diremmo oggi  solo di "immagine"  politica  - ma era semmai l'aspetto sociale il fatto più importante e sostanziale da apprezzare e valutare;  fu dunque preso in grande considerazione. La valutazione di una realtà oggettiva era la stessa  quando nel 1892 alla Sorbona  De Coubertin sostenne la sua tesi pedagogica. Ripropose lo sport e i giochi per l'educazione, affermando che in una società che stava andando verso la degenerazione, questa era il miglior rimedio contro i pericoli del sedentarismo, la pigrizia mentale e fisica dei giovani lasciati allo sbando.

"Una generazione di adulti - sosteneva - che non prende seri provvedimenti per la nuova, oggettivamente più evoluta generazione, è destinata alla decadenza  (il 90-95% dei Paesi anglo-germanici nel 1892 era già alfabetizzata - pochi anni prima si era detto - "oggi per far funzionare una macchina o per vendere occorre saper leggere, scrivere e far da conto e se non ci pensa lo Stato dovremo pensarci noi!") .
"Generazione destinata alla decadenza - proseguiva De Coubertin - se ignora l'aspetto "formazione" di una buona parte della società che essa stessa ha educato per motivi economici...... in crescita demografica e culturale con esigenze non più di sostentamento....ma di altro genere che la rivoluzione industriale ha essa stessa partorito indicato e sostenuto col liberismo mercantile per crescere ed affermarsi.... non farlo sarebbe un suicidio di questa generazioni di adulti e della stessa società".

Dunque, bisognava dirottare la carica vitale, verso altre forme d'affermazione individuale anche in settori non economici, questa era la soluzione politica e pedagogica al problema. All'industria sempre meno manifatturiera, occorrevano cervelli e non più braccia e le macchine iniziavano ad emarginare una popolazione sempre più numerosa e inadatta a certi compiti;  questa poi alimentava le tensioni sociali minando alla base l'intero sistema; di conseguenza   compreso anche quello privilegiato. Per dare sfogo a questa aggressività latente era dunque necessario promuovere la competizione sportiva di una parte di questa società, e il tifo degli spettatori dall'altra. Quando sono assenti i campi di battaglia, e prima che l'aggressività trasformi ogni luogo delle nostre città in un campo di battaglia, bisogna intervenire; creare delle "arene" d'altro tipo.

Nel 700 a.C. in Grecia i problemi erano gli stessi, proprio identici.  Due regioni, pur vicine camminavano dentro la storia in un modo diverso. Nell'arco di un secolo i mutamenti nell'Attica (Atene) furono sconvolgenti. L'evoluzione in campo culturale con la diffusione della scrittura, furono pari se non superiori alla trasformazione della società del nostro '900 in Europa, mutando l'aspetto culturale, economico, demografico e urbanistico delle città. L'aristocrazia terriera-guerriera perse a poco a poco il suo prestigio allorchè all'attività agricola si affiancarono gradatamente la produzione artigianale e il commercio. Si formò così una "borghesia" industriale e mercantile che offuscherà il carattere eroico degli antichi signori, che fondavano il loro prestigio solo sulla supremazia militare, in quanto erano gli unici - possedendo terre - che potessero mantenere cavalli e uomini da combattimento. Con le prime riforme ad Atene nacquero i primi governi democratici e nella sua lotta, il popolo trovò a volte alcuni nobili, passati dalla loro parte, i quali lo guidarono assumendosi insieme alla responsabilità   dell'azione, anche il potere di attuarla. Governatori illuminati che protessero i ceti imprenditoriali,   favorirono  le opere pubbliche, le arti, la cultura, permettendo la formazione di uno Stato nazionale. Due/tre generazioni e l'Attica iniziò il suo straordinario cammino creando una civiltà che nonostante fu poi sepolta per quindici secoli tornò a illuminare il mondo nel XIII-XV secolo.

Sparta (Peloponneso), invece volle rinchiudersi nel suo conservatorismo,  mantenendo intatto il carattere guerriero e rude, con la sua vecchia costituzione aristocratica oligarchica, e seguitò a conservare (peggio, a obbligare) i giovani fin dalla nascita all'esercizio delle armi, secondo una disciplina ferrea (abiti, cibi, giacigli, rozzi per temprare il fisico e il carattere, ma scarsa o del tutto inesistente l'istruzione nelle lettere) venne poi a trovarsi in difficoltà quando dovette affrontare il primo grande nemico comune della Grecia: la Persia.  Si vide contrariamente alle aspettative, l'affermazione di Atene, dove l'intelligenza e l'abnegazione di un popolo "nuovo",  unito,   compensarono in abbondanza la mancanza della forza bruta che invece Sparta ostentava. Nel 490 e 525  con Milziade e  Temistocle gli Ateniesi, pur uniti virtualmente agli Spartani, nella grande prova decisiva contro i Persiani dovettero rinunciare al loro aiuto e far da soli, perchè da due secoli gli Spartani pur apparentemente uniti non avevano una coscienza nazionale, erano rimasti all'organizzazione culturale e politica del gregge (al "credere, obbedire, combattere") guidato da un capo branco arcaico.

( ( ( ( In Europa, dopo le parole di De Coubertin (che leggermo in fondo), accadde la stessa cosa  nei successivi cinquant'anni (le due guerre). L'Inghilterra  si ritrovò da sola a difendere l'Europa dalla dittatura, chiedendo ai suoi  Cittadini  ("C" maiuscula)  "lacrime e sangue". Pur essendo un'isola chiusa dal mare, la democrazia era aperta, percepita, lucida e consapevole; e riuscì a imporsi là, dove i   super disciplinati "spartani" guerrieri fallirono, e là dove un altro emulo di Sparta aveva iniziato fin da bambini gli italiani (i figli della lupa)  a usare il moschetto per essere un "guerriero" e un fascista perfetto) ) ) ).

L'altra curiosità nei Giochi antichi era la sfida "dilettantistica"; ma gli sponsor non mancavano e non era assente la corruzione. La mercede e il lucro, cioè la mercificazione  c'era e vi dimorava assai;   servirsi delle insegne dello sport per scopi personali ed elettorali, anche questa era una deplorevole realtà nel costume greco e poi in quello romano. I Giochi interessarono sia la politica sia  l'ambizione di qualche arricchito. La prima complicò i meccanismi con la sua organizzazione sempre più burocratica, mentre i secondi per i propri interessi i Giochi e gli atleti li mercificarono.
(Le iscrizioni venute alla luce a Pompei, offrono delle testimonianze inequivocabili. Es. Sulla facciata della Casa di Giulia Felice (documento nel Museo di Pompei CIL, IV, n. 1147) il "Palazzinaro" arricchito Aulo Vettio, mecenate (!?), decise di "scendere in campo" anche nella politica e opportunisticamente si mise a cercare i voti presso i tifosi della squadra che lui sponsorizzava, dichiarando di essere meritevole per il lodevole e munifico piacere e il godimento che lui offriva al "popolo" con la "sua" "squadra di palla"  molto  famosa. Per ottenere questo consenso, utilizzò nella sua  propaganda  elettorale il nome, le insegne e i colori della squadra per farsi eleggere senatore.
(Pensando (lo abbiamo documentato) come é nato in Italia un conosciuto Partito politico, nulla di nuovo sotto il sole. Il promotore (anche lui "palazzinaro") non ha inventato nulla di nuovo. E, il "popolo", come ancora lo chiama il nuovo  "unto dal signore", non é proprio per nulla cambiato".

Ai Giochi, gli atleti fino al giorno prima nella loro città o nel loro Paese erano degli  anonimi personaggi, dopo la vittoria, ritornando al loro paese come campioni di questo o quell'altro sport, la fama (diremmo oggi nazionalpopolare)  di cui godevano  tra la plebe,  li portava (venivano abilmente strumentalizzati dal furbo politico di turno) ad assumere cariche cittadine prestigiose, spesso con il rammarico, il disgusto e il disprezzo  di uomini molto più dotti, capaci e votati - nella stessa città - alla politica da una vita. Ma "nel sentir della gente", come oggi afferma un politico in ascesa in Italia, quello era l'uomo più acclamato e votato, anche se aveva usato i piedi piuttosto che la testa per arrivare al governo o a  pubbliche cariche che invece ambivano validi magistrati e legislatori. Uno dei casi clamorosi fu un "barbaro" Armeno:  dopo aver vinto al pugilato, divenne addirittura Re della sua gente; Varazdat. Nella Storia  (lui, come Vettio a Pompei e altri)  ci sono entrati (li stiamo citando),  ma non certo per le loro qualità di politici; il primo  brillò con la  luce riflessa dalle grosse mani che menavano, l'altro con quella riflessa dai piedi che calciavano. Ma uomini opachi erano e opachi rimasero.

I GIOCHI dal 776 a.C., ogni 4 anni, per 1172 anni vennero celebrati in continuazione,  per un totale di 294 edizioni. Fu l'Imperatore Teodosio che nel 396 d.C. li soppresse, perchè  i Giochi e tutte quelle manifestazioni, prima durante e dopo che seguivano (riti, balli, e feste di ogni genere, ma anche fiorenti palestre dove tutto l'anno si allenavano gli aspiranti neo campioni) li considerò tutte pagani. Compresa la danza, la musica e il poetare.

Iniziavano i "secoli bui". Una vita colorata tutta di nero funereo, e tutt'attorno, un'assordante silenzio tombale. Unica indicazione nel percorso dell'esistenza delle 46 generazioni che seguirono, fu quella di insegnargli una strada faticosa: a "vivere" con la rassegnazione. Ma fu un vivere? Nella natura umana VIVERE non é rassegnarsi. La rassegnazione è il coraggio ridicolo di uno sciocco, porta solo alla solitudine esistenziale e spegne l'energia vitale dell'uomo: prima quella individuale poi quella collettiva. Uno stato umiliante che lentamente porta a soffrire, poi senza neppure avvertirla, porta all'umiliazione e a non avere neppure stima di se stesso. La vita diventa inutile, ed è una morte anticipata.
Chi invece è disposto ad agire  è disposto e sa anche soffrire senza provare umiliazione. Dopo una  gara persa si pensa e ci si prepara con l'autodisciplina alla rivincita in un'altra edizione. Anche la vita ha tante edizioni: una ogni mattina. Ogni mattina il mondo non è la stessa "arena" del giorno precedente, ed offre una change a tutti. Per un fatto biologico molto semplice: il nostro avversario può benissimo essere uscito un bel mattino dall'"arena" con la sua ultima "edizione", stecchito. E noi rientriamo in gara.

Con la rassegnazione ... nel mondo non si muove nulla. Ed é quello che accadde subito dopo il 396.
Lo sport nel  Cristianesimo (un distinguo: non la religione cristiana, ma gli uomini che la gestirono)  non rientrava nello spirito della fratellanza universale.
Ecumenica, ma appartata, distante, lontana, con la vocazione all'isolamento, e ad annullare la volontà.
Consorzio di fratellanza, e poi a  non promuovere, ma più spesso a respingere o sempre impegnata a dividere ogni tipo di promiscuità  i rapporti interpersonali, sociali, collettivi.
Ci fu poi la riscoperta dell'umanesimo, poi venne l'illuminismo, il liberismo. E non è che   le nuove concezioni della vita trovarono dei grandi profeti. Se quelli di prima fecero tanti errori trasformando la vita in una rigorosa (e imposta) assurda ascesi, i secondi rifiutando in blocco ogni esperienza spirituale, non volendo ostinatamente raccogliere  nulla di quanto era valido,  ritornarono all'individualismo più sfrenato; lo stesso dicasi poi nel liberismo, ritornarono non più al feudo territoriale ma al feudo economico con i monopoli di alcune attività, spesso dimenticando il rispetto dell'individuo per raggiungere egoisticamente e anche cinicamente i propri scopi. Solo la storia dei prossimi millenni potrà giudicare chi ha commesso i più gravi errori e orrori. Quelli del primo millennio (a causa dell'ignoranza diffusa) avranno delle scusanti, ma quelli del secondo, non sappiamo proprio come li assolveranno. Ci compiangeranno leggendo certe contraddizioni fra la cultura e la forza bruta.

I Giochi rinacquero nel 1896 per iniziativa del barone parigino PIERRE FREDI DE COUBERTIN  (Un primo, sfortunato tentativo, era stato promosso dal mecenate greco Zapas nel 1859, ma non fu coronato da successo).

DE COUBERTIN non era un uomo qualunque, ma un grande umanista fortemente impegnato a risolvere i problemi sociali del tempo (molto inquieti),  sensibile soprattutto - lui pedagogista all'Accademia di Francia - a quelli giovanili. Abbandonò il prestigioso insegnamento e si dedicò interamente all'educazione sportiva, sostenendo che lo sport era il miglior rimedio contro i pericoli di corruzione, sedentarismo, depravazione, pigrizia mentale e fisica dei giovani.
Il 25 novembre del 1894 intervenne alla Sorbona in un congresso internazionale di organizzazioni sportive convocato a Parigi. Il  suo discorso  conquistò i rappresentanti delle 12 nazioni intervenute  che votarono all'unanimità la rinascita delle Olimpiadi. Costituirono il comitato internazionale olimpico (CIO), e la prima manifestazione fu deciso che si sarebbe svolta ad Atene.

Nel 1896,   era il 6 Aprile, all'inaugurazione dei giochi, fu per la prima volta eseguito anche un inno espressamente commissionato al poeta Costis Palamas e al musicista Spirou Samara, entrambi di nazionalità greca. L'inno con una strofa invocava lo "Spirito antico ed eterno, creatore della bellezza, della grandezza e della verità, discendi in mezzo a noi, brilla come la luce nella gloria della terra e del cielo...", cadde poi in disuso e, di Olimpiade in Olimpiade, ogni paese provvide a farne comporre o rielaborarne uno per conto proprio. Così furono eseguiti tra gli altri, gli inni dello svedese Alexanderson, di Albert Thomas, di Ricard Strauss, di Roger Quilter del dodecaforista Michael Spisa, di Domenico Fantini. Da Tokio (1964) in avanti è stato ripristinato l'inno di Palamas e Samara.   

Ai primi giochi di Atene del 1896 erano presenti 13 nazioni e 245 concorrenti. Nove le discipline sportive: atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro. In realtà erano state programmate anche gare di canottaggio e vela ma non vennero svolte a causa del cattivo tempo"

Nel 1904 fu la volta delle olimpiadi di St. Louis (dal 14 maggio al 18 novembre)   caratterizzate da una abnorme proliferazione di gare (390, ma solo 58 quelle ufficiali). Una edizione non ufficiale dei giochi ebbe luogo nel 1906 ad Atene per celebrare il decimo anniversario della restaurazione delle gare olimpiche. I giochi del 1908, assegnati in un primo tempo a Roma, furono poi spostati a Londra per l'impossibilità del Comitato Olimpico Italiano di organizzarli. Il programma a Londra si allargò fino a 21 sport, il successo fu notevole: più di 2000 concorrenti, di cui 36 donne, per 22 Paesi.

Seguirono quelle di Stoccolma nel 1912.  Nel 1916 i giochi che avrebbero dovuto svolgersi a Berlino non furono disputati per la guerra. Ripresero ad Anversa nel 1920 e a questi (fra le tante punizioni) la Germania non fu invitata.  Nel 1924 a Parigi concorsero 300 atleti fra cui 136 donne, in 19 sport. Ad Amsterdam nel 1928 la Germania fu riammessa alle olimpiadi, e fu introdotta la simbolica fiaccola olimpica; ma la durata dei giochi fu limitata a 2 settimane. Per la prima volta furono ammesse  anche le donne per partecipare alle gare di atletica leggera. Le olimpiadi Los Angeles del 1932 videro per la prima volta molti atleti di colore nelle prove di atletica. E proprio un' atleta americano con la vincita delle sue 4 medaglie d'oro fu il grande protagonista dei successivi giochi di Berlino (1936).  Helsinki si offrì di ospitare le olimpiadi del 1940 che però purtroppo non furono disputate per la guerra; e non ci furono nemmeno quelle del 1944 che si sarebbero dovute svolgere a Londra, che si svolsero poi nel 1948.

Con la ripresa dei giochi nel 1896 era nato anche  Il CIO, di cui Pierre De Coubertin fu il fondatore nonchè il primo presidente. E' l'organismo cui compete la direzione del movimento olimpico e la regolamentazione dei giochi  nel mondo intero, la scelta delle città che organizzano quadriennalmente i giochi, l'approntamento e l'aggiornamento dei programmi di gare. Il CIO ha sede a Losanna. Ad esso aderiscono 26 federazioni internazionali in rappresentanza di altrettanti sport olimpici, più oltre 6 federazioni riconosciute, i cui sport non fanno peraltro parte del programma dei giochi olimpici.

 
De Coubertin rilanciando l'idea, nel suo discorso alla Sorbona fra l'altro disse "......I Giochi  sono la sede ideale di puro agonismo, di incontro fraterno tra tutti i popoli. IL LIBERO SCAMBIO DEL FUTURO, consisterà nell'invio  dei nostri atleti in tutti i Paesi  del mondo dove verranno organizzate gare...... Il giorno in cui questo libero scambio sarà accettato dall'Europa e dal mondo, un grande passo sarà stato fatto per la causa della pace":
Queste parole erano state dette e scritte già 27 secoli prima (come leggeremo più avanti) e nella  sostanza, erano nel...
"puro, nel bello, nel sano, nel giovevole  e nel libero spirito degli .....ateniesi".

Rientriamo nella nostra Storia, e andiamo a leggere cosa dicevano in tempi più recenti. Il testo è una Storia dell'Antica Grecia, tre tomi di  William Robertson. Sec. XVII, (inglese !!!  - "In Italia preferiscono  non fare sapere agli Italiani ...... "il puro, il bello, il salubre, il sano, il giovevole, e libero spirito......." Sono infatti pochi i libri come questo che accennano a queste cose" (cioè allo "sport", un termine che allora non esisteva ancora).

"Sport" è un termine inglese il cui attuale significato risale alla seconda metà del XIX secolo. Indica propriamente "divertimento". La parola ha origine dal francese antico "desport" e cioè "disporto, svago".

Altra curiosità:   L' emblema olimpico è costituito da 5 anelli rappresentanti i cinque continenti ( blu: Europa, giallo: Asia, nero: Africa, verde: Oceania; rosso: America ), e dal motto: " Citius, Altius, Fortius ".

La bandiera olimpica, bianca, recante gli anelli e il motto, è stata adottata per la prima volta ai giochi di Anversa nel 1920.

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