LE CROCIATE CRISTIANE
CONTRO "GLI INFEDELI"
( MA FURONO "SANTE" O AFFARISTICHE? )

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I )
Col termine "crociate" s'intendono le spedizioni militari e coloniali che i feudatari europei occidentali, appoggiati dal clero cattolico (sia romano che franco-germanico) e con l'appoggio economico dei ceti borghesi e militare di masse diseredate (prevalentemente di estrazione rurale), condussero nei paesi del Mediterraneo orientale, nell'area degli slavi occidentali e dei popoli baltici. Le crociate, che erano propagandate dal clero come iniziative religiose (ad es. "liberare i Luoghi santi" di Gerusalemme dai mussulmani), iniziarono alla fine dell'XI sec. e proseguirono sino alla fine del XIII sec. Sono la prima esperienza di colonialismo cristiano, da parte della chiesa cattolico-romana.

II)
Ad esse parteciparono:

1) i più grandi feudatari (re, duchi, conti, ecc.) che volevano ingrandire i propri possedimenti, aumentare le entrate e consolidare la propria influenza in Europa: questi nobili si sentivano minacciati dall'espandersi delle ricchezze degli emergenti ceti borghesi, che avevano dato vita alla rivoluzione comunale;

2) i piccoli feudatari (o cavalieri), che costituivano il nucleo meglio organizzato e preparato delle forze militari crociate. Il beneficio vitalizio, che l'imperatore concedeva ai vassalli maggiori, trasformandosi in fondo ereditario, cioè passando in proprietà dal padre al primogenito (maggiorasco), aveva determinato uno strato numeroso di cavalieri (cadetti) che non possedevano feudi e che finivano o con l'entrare nei monasteri facendo la carriera ecclesiastica o col darsi alla ventura, nel tentativo di procurarsi dei territori, asservendo i contadini ivi residenti;

3) i mercanti più ricchi di molte città (Venezia, Genova e Pisa soprattutto), che cercavano d'invadere i mercati del vicino Oriente, eliminando la concorrenza commerciale di Bisanzio e degli arabi;

4) la chiesa cattolica, che era la più grande proprietaria feudale, aveva come scopo quello di sottomettere la chiesa ortodossa, estendendo la propria giurisdizione nell'Europa orientale, e ovviamente quello di cacciare gli islamici dai territori mediorientali e africani: fu essa che si assunse il ruolo di promotrice ideologica delle crociate;

5) infine ingenti masse proletarie e affamate che cercavano di affrancarsi dalla servitù della gleba e dalla miseria.

III)
Fu la notizia della caduta di Gerusalemme in mano turca (1070) a fornire il pretesto necessario per scatenare la "guerra santa" contro gli "infedeli". Verso la fine del sec. XI la Siria e la Palestina e quasi tutta l'Asia Minore erano cadute sotto i turchi Selgiuchidi, una popolazione di origine mongolica e di religione islamica, che determinerà la decadenza politica sia del mondo arabo che del mondo bizantino. Nel 1095, il pontefice Urbano II, rispondendo alla richiesta di aiuto dell'imperatore bizantino, minacciato dall'invasione turca, invitò tutto l'Occidente a intervenire militarmente. In particolare egli sospinse gli strati sociali più poveri a cercare in Oriente il loro riscatto.
Ai partecipanti la chiesa prometteva la dilazione dal pagamento dei debiti, la remissione dei peccati con le indulgenze plenarie e altre cose ancora. Gli europei si lanciarono subito nell'impresa, convinti che la conquista dei paesi mediterranei orientali sarebbe stata facile, in quanto si sapeva che gli emirati turchi erano tra loro ostili. Inoltre si sapeva che l'impero bizantino era molto ricco.

IV)
La prima crociata (1096) fu detta dei "pezzenti" perché composta da gente molto povera o contadina, proveniente soprattutto da Francia, Germania e Italia, che pensava di trovare in Oriente la liberazione dall'oppressione di feudatari e borghesi proprietari agricoli e nuove terre in cui insediarvisi. Vi erano anche donne e bambini. Essi erano disarmati, non avevano né provviste né denaro e lungo la via verso Costantinopoli si dedicavano al furto e all'elemosina, compiendo anche violenze a danno degli ebrei. La popolazione (ungara e magiara) dei paesi attraversati da questi crociati cercò di combatterli con ogni mezzo. Furono quasi tutti sterminati nel primo scontro con i turchi.

V)
La prima vera crociata (sempre del '96) fu condotta da cavalieri ben armati ed equipaggiati. Essi conquistarono Edessa (dove fondarono il loro primo stato), Tripoli, Antiochia e Gerusalemme. I massacri fatti in queste due ultime città furono spaventosi. I bizantini si dissociarono ben presto dalle imprese dei crociati: sia perché questi, durante il loro transito, avevano saccheggiato anche delle città cristiane; sia perché l'idea di una "guerra santa", con tanto di vescovi, abati e monaci armati di tutto punto, era estranea alla loro mentalità; sia perché pochi crociati avevano intenzione di restituire all'imperatore i territori conquistati (in tal senso particolarmente odiata dai bizantini era l'armata normanna, che si insediò ad Antiochia).

VI)
Nei territori conquistati, i crociati conservarono anzi accentuarono gli ordinamenti feudali esistenti: i contadini (arabi e siriani), già servi della gleba, dovevano pagare al proprietario delle loro terre una rendita che toccava il 50% del raccolto; quelli liberi vennero asserviti con la forza. Nelle città costiere dei loro stati il commercio era in mano ai mercanti genovesi, veneziani e marsigliesi, che avevano ottenuto il privilegio di poter costituire qui delle colonie. I crociati non furono in grado di apportare alcun elemento di novità nella vita economica dei paesi conquistati, semplicemente perché in quel periodo le forze produttive, la ricchezza materiale e culturale dell'Oriente era di molto superiore a quella occidentale. Essi si comportarono soltanto come ladri e oppressori: di qui la costante lotta con la popolazione locale, che all'oppressione feudale si era vista aggiungere quella straniera.

VII)
Sul piano politico il sovrano dello stato latino aveva un potere limitato dall'assemblea dei più grandi feudatari. Gli stati erano divisi tra loro e sostanzialmente senza rapporti con quello bizantino. Sul piano religioso i sovrani cercavano di sostituire coi loro prelati il clero bizantino e arabo locale. Per la conquista di nuovi territori e la cristianizzazione forzata delle loro popolazioni furono istituiti gli Ordini cavallereschi (quello dei Templari, di origine francese, quello Teutonico, di origine tedesca e quello dei Giovanniti, di origine italiana). Erano una specie di ordini religiosi i cui membri, oltre ai voti monastici di castità-povertà-obbedienza, giuravano anche di difendere i Luoghi Santi contro gli infedeli. Dipendevano direttamente dal papa.

VIII)
La seconda crociata fu causata dalla caduta di Edessa (1144). La chiesa cattolica riuscì a convincere il re di Francia e l'Imperatore germanico a muovere contro i turchi. Ma, logorati dall'ostilità dei bizantini, disgregati da discordie interne, decimati da privazioni ed epidemie, i crociati vengono sterminati dai turchi presso Damasco (1148).

IX)
La terza crociata fu causata dalla caduta di Gerusalemme (1187) per opera del grande condottiero turco Saladino, che aveva già esteso la sua signoria sull'Egitto e sull'Arabia occidentale. A differenza dei crociati, il Saladino non effettuava stragi nelle città vinte ai cristiani: questi anzi avevano la possibilità di andarsene pagando un riscatto in oro (un uomo 10 denari, 5 la donna); chi non pagava era fatto schiavo. Sebbene alla crociata partecipassero i re d'Inghilterra e di Francia, nonché l'imperatore germanico, i suoi risultati furono irrilevanti (l'imperatore Federico Barbarossa addirittura vi morì). Troppe erano le discordie interne: i francesi e gli inglesi, tornati in patria, si combatteranno a vicenda per il possesso di alcuni territori in Francia. Gerusalemme, in sostanza, restava in mano turca, anche se i cristiani vi avevano libertà di accesso. Bisanzio si alleò ripetutamente coi turchi perché si era accorta che la presenza latina le causava più danni che vantaggi.

X)
Alla fine del XII sec., papa Innocenzo III, grazie al quale la chiesa cattolica aveva raggiunto l'apice della sua potenza, bandì la quarta crociata (1202-1204), cercando di approfittare della morte del Saladino (1193). Alla crociata, diretta non solo verso l'oriente ortodosso e islamico, ma anche verso i paesi baltici, parteciparono i feudatari francesi, italiani e tedeschi (quest'ultimi furono i soli nel Baltico). Essi decisero di partire da Venezia per servirsi della sua flotta: l'intenzione era quella di conquistare Gerusalemme dopo aver occupato l'Egitto. Ma Venezia, che aveva buoni rapporti commerciali con l'Egitto, riuscì a dirigerli con l'inganno contro la rivale Bisanzio. I crociati, infatti, che non avevano denaro sufficiente per pagare il viaggio, accolsero la proposta di prestare aiuto ai veneziani per la conquista della città di Zama, appartenente al re cattolico d'Ungheria. Indignato, Innocenzo III scomunicò i crociati, ma subito dopo concesse il perdono nella speranza che muovessero contro i turchi.
Ma durante l'assedio di Zara venne al campo crociato il figlio dell'imperatore di Costantinopoli per annunciare che il proprio padre era stato cacciato dal fratello e che se l'avessero aiutato a ritornare sul trono avrebbero ottenuto grandi somme e la riunione delle due chiese cristiane. I crociati così si diressero verso Costantinopoli, ma qui incontrarono la resistenza della cittadinanza, che non ne voleva sapere dei latini. L'imperatore deposto venne rimesso sul trono senza spargimento di sangue, poiché il fratello usurpatore era fuggito dalla città. Ma i crociati pretesero che accanto all'imperatore fosse nominato con lo stesso titolo anche il figlio, il quale naturalmente aveva intenzione di mantener fede agli impegni contratti a Zara.
Tuttavia, il tesoro della capitale era vuoto, il patriarca e il popolo si rifiutavano di riconoscere il papa come capo della chiesa universale e non avevano alcuna intenzione di pagare i debiti dell'imperatore, né di concedere privilegi ai crociati e ai veneziani. Per queste ragioni la popolazione insorse uccidendo sia l'imperatore che il figlio.

XI)
Allora i crociati decisero di vendicarsi: irruppero nella città e per tre giorni la saccheggiarono orrendamente, proclamando l'Impero latino d'Oriente e dimenticandosi della spedizione contro Gerusalemme. A capo della chiesa bizantina fu posto un nuovo patriarca, che cercò di avvicinare la popolazione locale, greca e slava, al cattolicesimo.
Il papato, ufficialmente, condannò il massacro, ma quando vide che l'imperatore eletto e il patriarca gli riconoscevano piena supremazia su tutta la chiesa cristiana d'Oriente e d'Occidente, decise di accettare il fatto compiuto.
Tuttavia, più ancora che il papato o i feudatari, fu Venezia a trarre i maggiori profitti dalla conquista dell'impero bizantino, del cui territorio essa aveva occupato i 3/8: in particolare, i mercanti veneziani riuscirono ad ottenere per le loro merci l'esenzione dai dazi in tutti i paesi dell'Impero.

XII)
L'impero latino crollò nel 1261, sotto l'urto dei bulgari, albanesi e bizantini, aiutati dai genovesi, che temevano la presenza veneziana nei Balcani. Bisanzio sopravvivrà per altri 200 anni, ma non tornerà più al suo antico splendore.

XIII)
La quinta, la sesta, la settima e l'ottava crociata non ebbero molta importanza: i crociati subirono altre sconfitte o, nel migliore dei casi, scendevano a patti coi turchi prima ancora di dare battaglia; e questo nonostante che i mongoli si fossero alleati con loro contro turchi e arabi. Il fatto è che dopo la quarta crociata non v'era quasi più nessuno in Occidente disposto a partecipare a spedizioni lontane e pericolose, per cui quando i crociati si trovavano in difficoltà non ottenevano mai gli aiuti e i rinforzi richiesti.

XIV)
Nei secoli XII-XIII in Europa si ebbe un notevole aumento della produzione, la tecnica agricola si era perfezionata, le città si erano sviluppate: questo può spiegare perché vennero meno le cause che avevano indotto vari ceti della società occidentale a partecipare alle crociate. I mercanti, ad es., si accontentarono dei risultati delle prime quattro crociate, che avevano assicurato l'eliminazione della funzione mediatrice esercitata dall'impero bizantino tra est e ovest.
Dal canto loro, i cavalieri ebbero la possibilità di entrare nelle truppe mercenarie dei re nazionali dell'Occidente, l'importanza dei quali andava crescendo. Molti altri cavalieri vennero utilizzati dalla chiesa cattolica per colonizzare nuovi territori nel Baltico, al fine di sottomettere gli slavi e tutta la Russia a Roma, ma l'impresa riuscirà solo in parte.

Bilancio delle crociate

1) Il risultato di maggior rilievo fu la conquista delle vie commerciali mediterranee, che prima erano controllate da Bisanzio e dai paesi arabi, i quali entrarono in una profonda decadenza economica.

2) Le città dell'Italia settentrionale (Venezia, Genova e Pisa) assunsero un ruolo dominante nel commercio con l'Oriente.

3) Si introdussero in Europa occidentale nuove industrie e manifatture (seta, vetri, specchi...) e nuove colture agricole (riso, limoni, canna da zucchero...). Compaiono i mulini a vento, sul tipo di quelli siriani.

4) La classe dei feudatari vede aggravarsi la propria crisi, sia perché ha impiegato molte risorse ottenendo scarsi vantaggi, sia perché si è rafforzata una nuova classe, la borghesia, ad essa ostile.

5) Le classi popolari, sacrificatesi senza ottenere alcuna contropartita, si orienteranno verso forme di protesta socio-religiosa (le eresie), ispirate all'uguaglianza evangelica.

6) I crociati distrussero le ultime tracce di fratellanza tra cattolici e ortodossi; saccheggiando Costantinopoli, aprirono le porte agli invasori turchi.

La mobilitazione ideologica nella guerra santa segnò il trionfo dello spirito d'intolleranza e di fanatismo. La chiesa infatti accentuerà sempre più i fattori autoritari e dogmatici, legati al suo ruolo di guida suprema della cristianità europea.

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LE CROCIATE
IN UNA  BREVISSIMA CARRELLATA


ANTECEDENTI
622 Maometto si ritira a Medina (Egira).
632 Morte di Maometto.
638 Il califfo Omar conquista Gerusalemme.
687 Inizia la costruzione della moschea di Omar a Gerusalemme.
732 Battaglia di Poitiers, in cui Carlo Martello ferma l'avanzata degli arabi in Francia.
842 Gli arabi occupano Messina e Taranto.
842-902 Gli arabi conquistano la Sicilia.
1076 I selgiuchidi conquistano Gerusalemme.
1086 Gli arabi sconfiggono Alfonso VI in Spagna.

GLI EVENTI IN ORIENTE PRECIPITANO
1095 Urbano II predica la crociata a Clermont-Ferrand. ( "Dio lo vuole!!" )
1096 Partenza della crociata popolare. Massacri degli ebrei. I crociati popolari sono sterminati in Asia Minore.
1097 Partenza della crociata ufficiale. Conflitto fra i crociati e Alessio I. I crociati penetrano in Asia Minore.
1098 I Fatimidi prendono Gerusalemme. I crociati si impadroniscono di Antiochia. Fondano la contea di Edessa e di Tripoli. Battaglia di Ascalona.
1099 Luglio: i crociati prendono Gerusalemme. Fondazione del regno franco  di Gerusalemme, guidato da Goffredo di Buglione.
1100 Venezia e il regno franco di Gerusalemme concludono un accordo commerciale.
1100-1118 Baldovino I re di Gerusalemme.
1101 Numerose spedizioni di rinforzo falliscono.
1102 Vittoria di Baldovino a Ramla. Presa di Cesarea.
1103 I crociati prendono Acri e Byblos. I turchi vincono ad Harran. I bizantini reclamano Antiochia.
1106 Tancredi d'Altavilla prende Apamea. Kilij Arslan prende Melitene.
1107 Tancredi prende Laodicea.
1109 Presa di Tripoli e di Beirut. Fondazione della contea di Tripoli.
1110 Baldovino I conquista Sidone.
1112 Ruggero di Salerno succede a Tancredi.
1113 Progressi dei turchi. Baldovino I sconfitto a Tiberiade.
1115 I crociati si alleano con l'atabek di Damasco. Battaglia di Tell-Danith. Baldovino I prende Moab.
1118-1131 Baldovino II re di Gerusalemme.
1119 Disfatta di Tell-Aqibrin. Ruggero di Salerno viene ucciso.
1124 I crociati prendono Tiro.
1126 Baldovino II raggiunge Damasco.
1128 Zinki diventa padrone di Aleppo.
1130 Zinki prende Hama e attacca Antiochia.
1131-1148 Folco I d'Angiò re di Gerusalemme.
1135 Zinki penetra nella contea di Tripoli.
1136 Raimondo di Poitiers principe di Antiochia.  
1137 Folco capitola a Barin.
1138 Giovanni Comneno costringe Raimondo di Antiochia a riconoscere la sua supremazia.
1139 Folco e i damasceni si alleano contro Zinki.
1140 Zinki toglie l'assedio a Damasco.
1142 Zinki sconfigge i crociati sull'Oronte.

LA PRIMA CROCIATA

A FONDO PAGINA LA NARRIAMO NEI PARTICOLARI

Fu bandita ufficialmente da Papa Urbano II,  organizzata e composta da veri cavalieri, ben armati ed equipaggiati. Dopo una sosta a Costantinopoli, dove furono stipulati accordi politici, militari e logistici, i crociati si diressero in Asia minore. Misero d'assedio e  conquistarono Nicea e Antiochia. Poi Edessa, dove fondarono il loro primo Stato; infine il 5 luglio del 1099 entrarono e si impossessarono di Gerusalemme. I massacri fatti in quest'ultima città, furono spaventosi (Li raccontò lo storico crociato Raimondo d'Anguilers).

I bizantini  sgomenti, si dissociarono ben presto dalle imprese dei crociati: sia perché questi, durante il loro transito, avevano saccheggiato molte città cristiane ortodosse; sia perché l’idea di una "guerra santa", con tanto di vescovi, abati e monaci armati di tutto punto, era estranea alla loro mentalità; infine, i crociati (nonostante precisi accordi fatti in precedenza a Costantinopoli) avevano nessuna intenzione di restituire all’imperatore i territori da loro conquistati (in tal senso particolarmente odiata dai bizantini era l’armata normanna, che si insediò ad Antiochia).

I crociati non furono in grado di apportare alcun elemento di novità nella vita economica dei paesi conquistati, semplicemente perché in quel periodo le forze produttive, la ricchezza materiale e culturale dell’Oriente, era di molto, superiore, a quella occidentale. Molti crociati, senza scrupoli (in mezzo c'erano anche ignoranti, bifolchi e delinquenti di ogni genere) si comportarono soltanto come ladri e oppressori: di qui la costante lotta con la popolazione locale, che all’oppressione feudale turca o bizantina, si era vista aggiungere quella straniera senza riguardo.

Per la conquista di nuovi territori e la cristianizzazione forzata delle loro popolazioni furono istituiti gli ORDINI CAVALLERESCHI (quello dei TEMPLARI , di origine francese, quello Teutonico, di origine tedesca e quello dei GIOVANNITI, di origine italiana). Erano una specie di ordini di assistenza umanitaria, i cui membri, oltre ai voti monastici di castità-povertà-obbedienza, giurarono poi di difendere anche i Luoghi Santi contro gli infedeli.  Ma alcuni, ligi all'Ordine originario, prestavano aiuto anche ai musulmani, curavano umilmente e amorosamente anche i nemici.

Dunque, dal 5 al 15 luglio del 1099 Gerusalemme ritornava cristiana. A più di quattro anni dal discorso di papa Urbano II, che aveva sollecitato l’Occidente a liberare i Luoghi Santi, l’esercito crociato, provato da innumerevoli sofferenze, espugnava la Città Santa e riconsacrava  i santuari della cristianità.

La crociata non fu tuttavia una semplice realtà episodica, che coincise con la liberazione dei Luoghi Santi, ma una manifestazione di straordinaria forza della spiritualità medievale, che permeò dei propri valori, tutta quest’epoca fino agli albori dell’età moderna. All’odierno lettore essa può apparire solamente come un insensato spargimento di sangue, in realtà capire l’intolleranza del passato ed osservarne le conseguenze non può essere considerata opera priva d'utilità, in un’epoca come la nostra che ancora conosce la discriminazione religiosa ed il terrorismo fondamentalista. (Da considerare che allora erano entrambe le due religioni che regolavano, ispiravano e condizionavano anche la politica)

LA SECONDA CROCIATA

ANTECEDENTI

1144 Zinki occupa la contea di Edessa.
1146 Norandino succede a Zinki. San Bernardo di Chiaravalle predica la seconda crociata a Vézelay. Corrado e Luigi ritornano in Europa.
1149 Norandino prende Apamea e uccide Raimondo di Poitiers.
1153 Baldovino III prende Ascalona.  
1154 Norandino prende Damasco.
1155-1156 Renaud de Chatillon saccheggia Cipro.
1159 Antiochia riconosce la sovranità di Manuele. I franchi alleati con i bizantini assediano Aleppo. Bisanzio tratta la pace con Norandino.
1160 Renaud de Chatillon prigioniero di Norandino.
1162 Amalrico I, successore di Baldovino III.
1164 Norandino prende Harim.
1167 Shirkuh in Egitto. Amalrico I prende Il Cairo.
1168 Fallimento di Amalrico I in Egitto. Norandino prende Il Cairo.
1169 Saladino visir in Egitto.
1171 Saladino mette fine al califfato fatimide in Egitto.
1174 Morte di Norandino e di Amalrico I. Avvento di Baldovino IV. Saladino conquista il potere in Siria.
1177 Baldovino IV batte Saladino a Montgisard.
1179 Saladino guida una spedizione contro Tiro.
1180 Tregua tra Saladino e Baldovino IV.
1182 Saladino attacca Nazareth, Tiberiade, Beirut.
1183-1184 Saladino prende Aleppo e devasta la Samaria e la Galilea.
1185 Il fanciullo Baldovino V re di Gerusalemme. Morirà ben presto e gli succederà Guido di Lusignano.  
1187 Disfatta dei crociati ad Hattin a opera di Saladino. Saladino prende
Gerusalemme.

La SECONDA  CROCIATA (1147-1187) fu dunque causata dalla caduta di Edessa (avvenuta nel 1144). Papa EUGENIO III,  riuscì a convincere il re di Francia Luigi VII e l’Imperatore germanico Corrado III (anche se all'inizio non voleva la partecipazione dei tedeschi ritenuti pericolosi) a muovere contro i turchi. In autunno i crociati tedeschi e francesi attraverso l'Ungheria e la Bulgaria raggiungono Costantinopoli. Ridotto l'esercito a un branco di delinquenti affamati vengono commesse sul territorio bizantino  numerose rapine e violenze, fino al punto che l'imperatore Commeno, facendo il doppio gioco,  chiese di nascosto aiuto addirittura al sultano dei turchi per difendersi da questi teppisti.
 I "crociati" già logorati dalla stanchezza e dalla fame, con questi  ambigui appoggi (erano veri e propri atti di sabotaggi e ostilità) riservati a loro dai bizantini, disgregati soprattutto dalle discordie interne, decimati da privazioni e da epidemie, subirono prima un attacco in ottobre a Dorilea, poi dopo una ininfluente affermazione a Laodicea, furono presto sconfitti dai turchi presso i monti di Cadmus  nel  dicembre 1147. Asserragliatisi nei pressi di Damasco, pur con l'arrivo di rinforzi, soprattutto con contingenti di templari e giovanniti,  il successivo anno, nel 1149, furono annientati. Nella fuga trovò rifugio a Costantinopoli  il malaticcio Corrado III, con il nipote FEDERICO  già duca di Svevia dopo la morte del padre. (Morto poi Corrado nel '52, sarà lui a ereditare dallo zio l'impero con quel nome che diventerà famoso per circa 40 anni, sconvolgendo mezza Europa, l'intera Italia, ma che poi morirà annegato nella successiva crociata: era Federico detto il BARBAROSSA).

Commeno come contropartita chiede a Corrado di aiutarlo a riconquistare la Sicilia in mano ai normanni di RUGGERO II. Ma non ha l'esito sperato, oltre che andare incontro a un fallimento, i normanni hanno già stretto alleanza con i Guelfi tedeschi ostili proprio a Corrado che offrono appoggio al Re di Sicilia normanno, convincendo Serbi e Ungheresi ad attaccare per indebolire da nord l'impero bizantino.

LA TERZA CROCIATA

ANTECEDENTI

1187 L'arcivescovo di Tiro predica la terza crociata. Rispondono all'appello di papa Clemente III l'imperatore Federico Barbarossa, il francese  Filippo Augusto e l'inglese Riccardo Cuor di Leone.
1188 Saladino ha in mano tutto il territorio franco, tranne Tripoli, Tiro e Antiochia.
1189 Guido di Lusignano assedia Acri.
1190 Federico Barbarossa arriva in Asia Minore, prende Konia ma  in un banalissimo bagno nel fiume Selef il 10 giugno  muore  annegato,  lasciando l'esercito allo sbando.
1191 Arrivano in Terrasanta Filippo Augusto e Riccardo Cuor di Leone. Questi prende Cipro, San Giovanni d'Acri e sconfigge Saladino ad Arsuf.
1192 Guido di Lusignano re di Cipro. Corrado di Monferrato, signore di Tiro, designato re di Gerusalemme viene ucciso da un adepto della setta degli assassini. Enrico II di Champagne re di Gerusalemme. Riccardo Cuor di Leone batte Saladino a Jaffa ma fallisce davanti a Gerusalemme e torna in Occidente. 
1193 Morte di Saladino.
1194 Amalrico di Lusignano re di Cipro.
1197 Morte di Enrico di Champagne. I franchi riprendono Beirut.
 

La TERZA CROCIATA (1189-1192)  fu bandita da Gregorio VIII, appena salito sul soglio alla morte di Urbano III, ma vi rimase nemmeno due mesi, gli successe Clemente III. La motivazione era  caduta di Gerusalemme (1187) per opera del grande condottiero turco Saladino, che aveva con una serie di strepitose vittorie  già esteso la sua signoria sull’Egitto e sull’Arabia occidentale. A differenza dei crociati, il Saladino non effettuava stragi nelle città vinte ai cristiani: questi anzi avevano la possibilità di andarsene pagando un riscatto (un uomo 10 denari, 5 la donna); chi non pagava era fatto schiavo. Ma poi Saladino abolì anche quest'iniqua richiesta per chi voleva andarsene, né costrinse a fare gli schiavi chi restava. Anzi, mise perfino una milizia per proteggere da alcuni fanatici musulmani la minoranza cristiana.

Sebbene alla crociata  partecipassero i re d’Inghilterra Riccardo Cuordileone e di Francia, Filippo II, nonché l’imperatore germanico Federico Barbarossa, i risultati furono irrilevanti (l’imperatore addirittura vi morì, lasciando un esercito allo sbando). Troppe erano le discordie interne:  francesi, inglesi, tedeschi e italiani, si combatteranno a vicenda per il possesso di alcuni territori conquistati. Ma il più ambiguo rapporto si creò tra il re di Francia e il Re d'Inghilterra fino a rompere il sodalizio e ritornare il primo in Francia a combinare guai e a seminare zizzzania:
Gerusalemme, in sostanza, restava in mano turca, anche se i cristiani  residenti avevano libertà di accesso alla città santa. Per le violenze e l'arroganza dei nuovi arrivati Bisanzio fu costretta ripetutamente ad allearsi con i turchi perché si era accorta che la presenza latina le causava più danni che vantaggi. Alla fine l'imperatore Isacco come aveva fatto il suo predecessore Commeno, si convinse che invece di aiutarli i crociati era meglio combatterli.
Riccardo Cuor di Leone dopo i dissidi con il re di Francia rientrato in patria con ben altri obiettivi, preferì invece di combatterlo, fare una pace con Saladino. Ma al ritorno pur scampando a un naufragio, fu fatto prigioniero, poi consegnato a Enrico VI. Sul trono salì il fratello Giovanni Senzaterra, messo in soggezione proprio dal Re di Francia Filippo Augusto. Ritornato libero, Riccardo perdonerà il fratello, affronterà Filippo, riconquisterà il trono, ma nel '99 nell'assedio di Chalus in combattimento perderà la vita. Tornerà a regnare il fratello più volte in conflitto con l'avido re di Francia, Filippo.

LA QUARTA CROCIATA

ANTECEDENTI

1202 Bonifacio II di Monferrato e Baldovino IX di Fiandra conducono la
quarta crociata. Una delle più drammatiche e infide spedizioni.
1204 I crociati prendono e saccheggiano Costantinopoli. Fondazione
dell'Impero latino d'Oriente (1204-1261).

La QUARTA CROCIATA (1202-1204) - Alla fine del XII sec., Papa Innocenzo III, grazie al quale la chiesa cattolica aveva raggiunto l’apice della sua potenza, bandì la quarta crociata, cercando di approfittare della morte di Saladino (1193). Alla spedizione, diretta non solo verso Oriente, ma anche verso i paesi baltici, parteciparono i feudatari francesi, italiani e tedeschi (questi ultimi furono i soli quelli del Baltico). Essi decisero di partire da Venezia per servirsi della sua flotta: l’intenzione era quella di conquistare Gerusalemme dopo aver occupato l’Egitto. Ma Venezia, che aveva ottimi rapporti commerciali con gli egiziani, riuscì a dirigerli con l’inganno contro la rivale Bisanzio. I crociati, infatti, che non avevano denaro sufficiente per pagare il viaggio, accolsero la proposta di prestare aiuto ai veneziani per la conquista della città di Zara, appartenente al re cattolico d’Ungheria.

Indignato, Innocenzo III scomunicò i crociati, ma subito dopo concesse il perdono nella speranza che muovessero contro i turchi. Ma durante l’assedio di Zara venne al campo crociato il figlio dell’imperatore di Costantinopoli per annunciare, che suo padre era stato cacciato dal fratello e che se l’avessero aiutato a ritornare sul trono avrebbero ottenuto grandi somme e....promise anche  la riunione delle due chiese cristiane. Innocenzo III - anche lui raggirato- alla notizia si affrettò a benedire l'intervento che poco prima aveva condannato. L'occasione era storica!

I crociati così si diressero verso Costantinopoli, ma qui incontrarono la resistenza della cittadinanza, che non ne voleva sapere dei latini. L’imperatore deposto venne rimesso sul trono senza spargimento di sangue, poiché il fratello usurpatore era fuggito dalla città. Ma i crociati pretesero che accanto all’imperatore fosse nominato con lo stesso titolo anche il figlio, il quale naturalmente aveva intenzione di mantenere fede agli impegni contratti a Zara. Soprattutto con Dandolo, l'ultranovantenne  doge veneziano, che aveva fornito a credito il nolo delle navi per il viaggio, pattuito una somma ben precisa e stabilito precisi privilegi.

Tuttavia, il tesoro della capitale era vuoto,  il patriarca e il popolo si rifiutavano di riconoscere il papa come capo della chiesa universale e non avevano alcuna intenzione di pagare i debiti dell’imperatore, né di concedere privilegi ai crociati e ai veneziani. Per queste ragioni la popolazione insorse uccidendo sia l’imperatore, che il figlio.

I crociati per venali motivi  decisero di vendicarsi: irruppero nella città e per tre giorni la saccheggiarono orrendamente, proclamando l’Impero latino d’Oriente, dimenticandosi del tutto la spedizione contro Gerusalemme. A capo della chiesa bizantina fu posto un nuovo patriarca, che cercò di avvicinare la popolazione locale, greca e slava, al cattolicesimo. Il papato, ufficialmente, condannò il massacro, ma quando vide che l’imperatore eletto e il patriarca gli riconoscevano, piena supremazia su tutta la chiesa cristiana d’Oriente e d’Occidente, decise di accettare il fatto compiuto. Tuttavia, più ancora che il papato o i feudatari, fu Venezia a trarre i maggiori profitti dalla conquista dell’impero bizantino, del cui territorio essa aveva occupato i 3/8: in particolare, inoltre i mercanti veneziani riuscirono ad ottenere per le loro merci l’esenzione dai dazi in tutti i paesi dell’Impero.
I particolari di questa spedizione, con i protagonisti finiti poi uccisi li troviamo in Cronologia nei singoli anni. Si risorse drammaticamente e permise con il crollo dell'impero bizantino la nascita di due grandi potenze, il regno dei Serbi e d'Ungheria.

L’impero latino inizia a crollare del tutto nel 1261, sotto l’urto dei Bulgari e degli Slavi oltre che degli stessi ultimi incapaci governanti bizantini; questi ultimi aiutati dai genovesi, ma anche dai barbari che  prima combattevano. Il fatto più strano fu che i nuovi re dei primi due paesi, che stavano costituendo (nella decadenza bizantina) ognuno il proprio regno (Bulgaria e Serbia - vedi anno 1195), furono appoggiati dal Papa. Temeva Roma prima o poi con  la presenza veneziana sugli interi   Balcani (l'intera costa dalmata e greca, era già della Serenissima) che stringessero un'alleanza o con i tedeschi o con i normanni. In un caso o nell'altro lo Stato della Chiesa veniva a trovarsi in mezzo stritolato da tre parti.

Bisanzio in seguito.  si libererà dei latini, sopravviverà per altri 200 anni, ma non tornerà più al suo antico splendore. I Turchi oltre che conquistarla, ne faranno la capitale del loro Stato.

La V, la VI, la VII e l’VIII CROCIATA non ebbero molta importanza. Inoltre i crociati dopo una serie di sconfitte preferirono scendere a patti con i nemici. r.

LA QUINTA CROCIATA

ANTECEDENTI

Condotta da Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, e Andrea II, re di Ungheria.
1217 Fallimento dei crociati al Monte Tabor.
1218-1219 I crociati prendono Damietta. San Francesco d'Assisi in Egitto.
1221 Spedizione disastrosa dei crociati verso Il Cairo. Perdita di Damietta.

La QUINTA CROCIATA (1217-1221), bandita da Papa Innocenzo III, la vinse la piena del Nilo. I cristiani ne furono sommersi. I sopravvissuti in cambio di Damietta ottennero dal sultano di ritirarsi liberamente. In questa spedizione ci fu l'ingenuo tentativo di san Francesco d'Assisi di "convertire" il sultano.

 

LA SESTA CROCIATA

ANTECEDENTI

1225 Federico II sposa Isabella di Brienne e diventa re di Gerusalemme.
1229 Mediante il trattato di Jaffa, concluso con Al-Malik Al-Kamil, sultano d'Egitto, Federico II ottiene la restituzione di Gerusalemme per dieci anni. Vi si incorona re e torna in Europa.
1244 I musulmani (turchi khwarizmiani) riprendono definitivamente Gerusalemme.
1247 I turchi khwarizmiani riprendono Tiberiade e Ascalona.

La SESTA CROCIATA (1227-1229) é la più anomala. Fu bandita da papa Gregorio IX e quasi imposta a un Federico II riluttante a partire, temendo che il papa durante la sua assenza - cosa come poi in effetti avvenne - approfittasse per invadere l'Italia meridionale; per questo temporeggiare fu scomunicato.  Fu costretto alla fine a partire, ma giunto a destinazione la "crociata" fu presto conclusa attraverso un pacifico accordo con il sultano. Non ci fu dunque nessun fatto d'arme di rilievo. Le armi tacquero. Il  "diplomatico" e "saggio"    Federico II, concluse la trattativa col sultano d'Egitto (trattato di Jaffa) che garantiva Gerusalemme, Betlemme e Nazareth ai cristiani. Il Papa scandalizzato (ma cercava un qualsiasi prestesto) per aver concluso questo trattato di pace con gli infedeli gli lancia l'"interdetto", chiede la disubbidienza dei sudditi, gli invade il suo regno. Federico s'imbarca, rientra in Italia, sconfigge le truppe pontificie e costringe il papa a togliergli la scomunica.

E' forse il migliore e il più fecondo periodo delle crociate. Federico che ha grandi interessi culturali, in Oriente, con gli ottimi rapporti stabiliti con i locali, lui appassionato osservatore, scopre la civiltà araba, mutua alcune istituzioni e trasferisce in Europa non solo tante invenzioni e   tecnologie in occidente ignote, ma tutto il Sapere riposto nelle immense biblioteche arabe, che hanno conservato  negli scaffali , in milioni di libri, tutto lo scibile umano degli ultimi venti secoli; dalle antiche civiltà orientali e occidentali, e paradossalmente anche i testi latini oltre che greci, scomparsi in occidente da più di mille anni.

 

LA SETTIMA CROCIATA

ANTECEDENTI

1248 Luigi IX il Santo sbarca a Cipro.
1249 Luigi IX il Santo prende Damietta.
1260-1277 Baibars, sultano dei mamelucchi.
1260 Baibars ferma l'avanzata dei mongoli.
1265 Baibars prende Cesarea e Arsuf.
1268 Baibars prende Jaffa e Antiochia.

La SETTIMA  CROCIATA (1248-1254). E' quella del Re Santo, Luigi IX re di Francia. L'armata fu decimata prima da una tempesta, ciononostante  i crociati riconquistano Damietta. Ma nel 1250 la battaglia ricomincia, Luigi fu fatto prigioniero. Liberato con un riscatto  nel '54 s'imbarcò per ritornare in Francia.

 

LA OTTAVA CROCATA

ANTECEDENTI

1270 Luigi IX il Santo muore appena giunto a Tunisi.
1274-1275 I mamelucchi saccheggiano la Cilicia.
1277 Carlo d'Angiò pretendente alla corona di Gerusalemme. Si impadronisce di Acri.
1282 Enrico II di Cipro assume il titolo di re di Gerusalemme ma regna solo su Cipro.
1287 Il sultano d'Egitto Qalawun prende Tripoli.
1291 Il sultano al-Ashraf, figlio di Qalawun, prende Acri. I franchi sono espulsi dall'Oriente.

La OTTAVA CROCIATA (1269 ) è l'ultima (ufficialmente). Tramonta il sogno cristiano; é la definitiva disfatta europea. Guida la spedizione Giacomo I d'Aragona, ma già a Barcellona, subito dopo la partenza, una tempesta affonda buona parte della potente flotta. Solo poche navi raggiunsero la meta, ma inutilmente perchè Acri era assediata dai turchi. Senza mezzi, disorganizzati, ridotti di numero, rinunciarono ad una offensiva quasi suicida e se ne tornarono in patria.

LA NONA CROCIATA

La NONA CROCIATA  (1270) -  Re Luigi IX, il Santo; è ancora lui a promuoverla. Si risolse in un disastro totale. Appena sbarcato in Tunisia, negli accampamenti scoppiò una tremenda epidemia di peste, che portò alla morte lo stesso Luigi. Chi sopravvisse se ne tornò in fretta e furia a casa.

LA DECIMA  CROCIATA

La DECIMA CROCIATA (1271-1272) - Preparata dal Re d'Inghilterra Enrico III, la guida suo figlio Edoardo, ma é subito sconfitto. I cristiani perdono anche Krak, il leggendario castello dei cavalieri. A Edoardo non gli resta altro che fare con il sultano un trattato di pace.

Nella sua relazione, Edoardo esprimerà tutto il suo sdegno per quello che ha visto in Palestina. Scandalizzato per i vasti traffici mercantili (anche di armi) tra veneziani, genovesi e cavalieri crociati da un lato, e gli "infedeli" dall'altro. Un mercato! Che non era iniziato quest'anno; il cinismo e la spregiudicatezza si era  sistemato da anni.

Nel 1289 c'è ancora un ultimo proclama, ma senza seguito.  Le ultime resistenze cristiane in Terrasanta sono definitivamente sconfitte dai musulmani nel 1291 con la Caduta di S. Giovanni d'Acri. Una grande città abitata da crociati, ma divisa in quartieri, in perenni liti e dove ognuno pensava a difendere il proprio "orticello" più dagli "amici" cristiani che non dai nemici turchi. Andarono così incontro al disastro.

LE ALTRE CROCIATE

QUASI CANCELLATE
DALLA CRONOLOGIA UFFICIALE PER IL TRISTE ESITO

Oltre quelle citate sopra, ci furono anche altre cinque spedizioni "non ufficiali", finite tutte tragicamente. Quella degli 80.000 "straccioni" di Pietro l'Eremita del 1095 che abbiamo citata sopra (che é in effetti la prima crociata). Poi ci fu quella dei "Tedeschi" del 1096, che iniziarono il viaggio saccheggiando e massacrando non gli "infedeli" che non raggiunsero mai, ma i tedeschi ebrei di Ratisbona, Worms, Spira, Colonia, Treviri, Magonza. Poi quando penetrarono in Ungheria furono loro massacrati. Nessuno arrivò in Palestina.

Nel 1100-1101 ci fu quella dei 100.000 lombardi diseredati, che diventarono lungo il cammino 200.000, e che avanzarono tra violenze e saccheggi. Giunti sul territorio turco, un terzo  furono sterminati ad Amasia, un altro terzo a Iconio. Dei sopravvissuti, il  5 settembre del 1101 tra Isauria e Cilicia non ne rimase vivo nessuno.

Stessa sorte toccò a quella detta "dei bambini" guidata dal monaco Stefano de Cloies. Era il  1212. Il frate imbarcò a Marsiglia 30.000 giovani su sette navi. Due colarono a picco già alla partenza, le altre raggiunsero la Tunisia. Qui i proprietari delle navi  per rifarsi dei danni subiti, vendettero come schiavi ai turchi i "bambini" scampati. Federico II quando vi sbarcò sedici anni dopo nel 1228 ne incontrò 700 che erano  ormai trentenni.

Non meno sfortunati i "bambini" di un "profeta" anche lui "bambino", il tedesco Nicholaus di 12 anni, che assicurava i suoi fanatici coetanei che "avrebbe camminato sul mare". Raccolse 8000 adolescenti creduloni. Recatisi a piedi a Roma, il papa non concesse la benedizione, e li rimandò a casa. Nel riattraversare le alpi in pieno inverno morirono quasi tutti congelati in una bufera di neve.

Si aggiunse a questa, la "crociata dei pastorelli" del 1251, sotto la guida di un altro fanatico pseudo-monaco di nome Giacobbe; un vecchio pastore che stregava i giovani con un piffero da pecoraio (da questo episodio nacque probabilmente la famosa leggenda del pifferaio di Hamelin). Formò un esercito di ragazzini francesi. Nell'attraversare città e paesi devastavano le proprietà dei ricchi, massacravano ebrei, razziavano ogni cosa. Avanzando, nell'avvicinarsi alle città, gli abitanti  li attesero al varco;  furono uccisi tutti.

LE CROCIATE 
furono "sante" o "affaristiche"?

 

Il nome "crociata" fu adottato principalmente per le spedizioni fatte in Oriente tra il XII e il XIII secolo. Prima per la difesa, poi per la conquista,  infine per la riconquista della Terrasanta quando ritornò  un'altra volta sotto il dominio dei turchi.

Erano ostilità mosse dall'idea di fare una "GUERRA SANTA", così fu chiamata da Papa Urbano II nel 1095  sollecitandola ai fedeli,  con finalità etico-religiose.

"Crociata" e "guerra santa"  furono poi presenti nella sensibilità occidentale oltre la fine del Medioevo, sino a indicare in età contemporanea ogni campagna propagandistica esasperata; e come fatto d'armi normalmente segue ed è una spedizione militare punitiva.

Nell'intervento dell'America nell'ultima guerra mondiale, Eisenhower, scrisse le sue memorie titolandole "La Crociata in Europa". E ultimamente, l'ultimo presidente americano Bush, l'intervento in Irak l'ha chiamato "Crociata contro gli stati canaglia". Forse entrambi non conoscono il significato del termine, SOPRATTUTTO IL SECONDO, e finiscono per fare della gaffes (che aggravano la situazione, soprattutto religiose).
(E' COME DIRE, "VI DICHIARO GUERRA E VI INVADO" e in Medioriente lo sanno il significato: le crociate cristiane avevano questo preciso significato "Crociate contro degli infedeli".
Mentre l'Islam ha un miliardo e mezzo di fedeli.

Quelle che ora elenchiamo, sono appunto questo tipo di conflitti proclamati dalla Chiesa contro i nemici della cristianità in Terrasanta. Erano guerre mosse "contro degli  infedeli", non accettando la Chiesa Cattolica in altre religioni rivelate, pur monoteistiche (giudaismo, islamismo) un altro Dio, e come Messia riaffermava essere unico il figlio, Gesù Cristo.

Le tre culture,  le tre confessioni si ponevano da alcuni secoli,  come esclusive portatrici di verità assolute ed erano perciò inconciliabili all'interno delle tre religioni.  Nei numerosi contatti avuti, o negli scambi di altro genere non  era possibile evitare le  violenti opposizioni, in ogni contrasto -spesso pretestualmente- riemergevano queste divisioni religiose (e non sono ancora oggi immuni alcuni contrasti con (vere o... supposte - quindi pretestuose) connotazioni religiose, dette fondamentalistiche).
 
Viste dalla parte del fedele cristiano erano granitiche le sue tesi dogmatiche, anche se erano altrettanto discutibili dai discepoli delle altre due religioni. Dunque le iniziative e le finalità etico-religiose delle animosità  predicate dai preti, monaci e nobili cristiani, per promuovere e guidare queste crociate, dall'Europa si misero in moto verso Oriente con l'acceso fervore religioso, anche se dietro esistevano delle motivazioni politiche molto complesse.

C'erano dunque delle motivazioni religiose, ma rovesciando l'angolo di visuale, senza pregiudizi, la crociata era insomma una vicenda della politica internazionale.  Le motivazioni stavano nella vitalità  e nella volontà di conquista degli Europei.
L'Europa  affondata ancora nel basso Medioevo, era un continente rozzo, incolto, esuberante e vitale, ma tecnicamente arretrato. La "civiltà" e la potenza non erano più da alcuni secoli nell'Europa cristiana, ma nel Mediterraneo e in Asia Minore.

L'Europa era fatta di ducati, di principati, di piccoli regni ("cortili", "pieve", "baronie") mentre in Oriente, turchi selgiuchidi e persiani stavano costituendo grandi stati e dei grandi imperi.
L'Europa, con le crociate, si "sveglia", esce impetuosamente dalle sue frontiere e parte alla conquista di "regni terreni" più che "del cielo".

Infatti le crociate stimolarono il commercio con i territori arabi, portarono profonde modificazioni nell'organizzazione politico-economica dell'Europa; fu stravolto l'impero Bizantino; favorirono l'espansione dei commerci delle Repubbliche marinare, e in prima fila come prima donna, quella di Venezia.

Alcuni storici hanno scritto che è stata la prima manifestazione di forza sulla scena mondiale del continente Europa, che sarà da allora la protagonista  del mondo fino al 1918, quando nell'incapacità gli stati di mettersi d'accordo in "beghe da cortile", crollarono tre imperi, e le vecchie nazioni ne uscirono tutte sconfitte, compresi i vincitori, in quanto la "prima nuova crociata"  che provocò anche la  "seconda crociata" se non causò direttamente - uno spostamento della potenza internazionale dall'Europa, all'America da un lato, alla Russia sovietica dall'altro, per rimanere da quel momento in poi -fin dalla "prima crociata"-  i padroni assoluti dell' Europa, e  nella "seconda" anche se alleati, dopo la  "guerra fredda" domineranno solo più gli Stati Uniti.

Compimento di un progetto di dominio politico-economico, oltre che culturale,  che sprofonderà  uomini e nazioni  nella melanconia; a vivere le nostalgie di glorie perdute (nella Prima G.M. l'Austria, nella Seconda G.M. la Francia e la stessa Inghilterra; tutte uscite ridimensionate nella dualistica egemonia di un tempo che fu).

Saranno del tutto inutili le campagne contro l'americanizzazione del vecchio continente per difendere la propria identità;  pur suscitando questo desiderio angosce contrastanti e reazioni paranoiche di alcune elite politiche e culturali. Ma per motivi generazionali, le nuove leve non si sentiranno affatto minacciate dall'imperialismo americano, per loro è una questione che non ha senso, la nuova civiltà è ormai definita, ed è "quella"! Anche perché "quella" ha la "forza", economica e militare.

Perfino nella rivolta d'Ungheria, i giovani ungheresi  portarono in trionfo come simbolo "la Coca Cola"! Così a Pechino gli studenti a piazza Tien A-men; e così a Mosca quando un ex capo dell'Urss reclamizzò sotto il Cremlino, la pizza Mac Donald. 

Eisenhower, non a caso, pubblicando le sue memorie sulla Seconda guerra mondiale, intitolò il libro Crociata in Europa !  (da notare, fatta da ex europei nei loro luoghi d'origine). (fedeli contro fedeli).

Non solo quindi nelle crociate cristiane, dietro i valori di fede si nascondevano ben altri progetti. Del resto questa volontà di conquista  mercenaria è dimostrata da una circostanze che è molto simile a quelle appena ricordate.  I crociati cristiani d'occidente non esitarono a scontrarsi e a scannare i cristiani d'Oriente a Costantinopoli. La fede andò a farsi "benedire".

Nella IV, quella del massacro di Costantinopoli del 1204,  i crociati si allearono perfino con gli stessi Turchi. Cioè: i cristiani non esitarono ad allearsi con la parte più radicale dell'Islam - con i "diavoli"  Sciti - per meglio sconfiggere i "diavoli" Sunniti.
(Stessa cosa nella 2nda Guerra M., nel conflitto per la posta in gioco che c'era, fu messa da parte non una religione ma l'ideologia, e l'America liberista si alleò con i comunisti bolscevichi; con gli anticapitalisti, cioè "con i diavoli" come li chiamava  Churchill!)

Le crociate si giustificarono  ogni volta con argomenti ideali  e si diedero patenti di nobiltà a chi partecipava a quelle che erano delle vere e proprie imprese  politico-economiche-militari. Insomma una realtà ben diversa dagli epici avvenimenti che misero le radici nell'immaginazione collettiva; con le prediche o le storie  nel lessico quotidiano.

Infatti,  le esigenze organizzative delle crociate, sul piano militare, su quello dei trasporti, degli approvvigionamenti e su quello finanziario, comportarono l'entrata in gioco di disparati interessi che si tradussero poi in aspirazioni al dominio politico e al controllo economico delle terre mediorientali, dei commerci levantini e dell'impero bizantino.

Col termine "crociate", s’intendono quindi le spedizioni religiose, militari e coloniali dei feudatari europei occidentali nei paesi del Mediterraneo orientale, presentate come iniziative essenzialmente religiose ("liberare i Luoghi santi" , "convertire i popoli senza fede" ecc. ecc.),  iniziarono alla fine dell’XI sec. e proseguirono sino alla fine del XIII sec.

E spesso certe "crociate" si svolsero anche all'interno della stessa Europa, come nel 1497 quando in Spagna fu istituita l'Inquisizione, per cacciar via i moriscos musulmani e gli ebrei.

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Dall’Europa in Terra Santa armate di fedeli, predoni e disperati sotto le bandiere di Papi e devoti re 

I MOTIVI, I PREPARATIVI, LA PRIMA SPEDIZIONE

ANNO 1095

MARZO: Il papa Urbano II tiene il primo concilio del suo pontificato a Piacenza. Vennero prese decisioni importanti, come la condanna della simonia e del matrimonio ecclesiastico; venne pure reiterata la condanna dell'antipapa Clemente III, che godeva ancora di numerosi appoggi fra l'episcopato germanico e italico. Il papa organizzò poi l'incontro con Corrado, il figlio ribelle dello scomunicato Enrico IV, l'imperatore d'Occidente, mentre decise di rimandare il problema dell'adulterio del re di Francia Filippo.

Ma il più importante evento che si svolse durante il concilio fu l'arrivo di un'ambasciata bizantina da parte dell'imperatore Alessio Comneno che chiede aiuto per fronteggiare i Turchi fin dalla battaglia di Manzicerta (1071) insediatisi nel cuore dell'Anatolia. Si é molto discusso quali fossero esattamente le intenzioni dei bizantini nell'avanzare questa richiesta: certamente non scatenare una guerra santa, concetto che era del tutto estraneo alla mentalità bizantina secondo cui la morte in battaglia era sempre e comunque riprovevole e la guerra qualcosa di vergognoso, indipendentemente dalla religione del nemico. Secondo Steven Runciman ('Storia delle Crociate') l'intento era probabilmente quello di utilizzare il papa come tramite per il reclutamento di nuovi mercenari franchi che potessero supplire alla carenza di uomini dell'esercito bizantino e dunque permettere di lanciare una grande offensiva per riconquistare l'Asia Minore.

11 AGOSTO: Il supera le Alpi e giunge alla città di Le Puy, dove ha occasione di parlare a lungo con il vescovo della città Ademaro di Monteil, che aveva partecipato alla guerra santa contri i Mori di Spagna. E molto probabile che fu in questa città che venne presa la decisione di indire una crociata da parte del papa: da qui infatti invio lettere a tutto l'episcopato francese annunciandogli il prossimo concilio a Clermont-Ferrand.

SETTEMBRE: Il papa si reca nei territori di Raimondo IV di Saint-Gilles conte di Tolosa e marchese di Provenza, il più potente dei feudatari della Francia del sud, e riesce a convincerlo. Raimondo di Saint-Gilles fu l'unico nobile con cui il papa parlò direttamente delle sue idee sulla crociata, anche perchè Raimondo aveva già partecipato alle lotte contro i mussulmani in Spagna.

18 NOVEMBRE: Si apre il concilio di Clermont alla presenza di circa 300 ecclesiastici. Numerosi anche questa volta gli atti: vennero ripetuti ancora una volta i divieti nei confronti di simonia, matrimonio ecclesiastico e investitura laica. Più in particolare venne scomunicato per adulterio il re di Francia Filippo (che si sottometterà al papa in luglio) e per simonia il vescovo di Cambrai e sancito in maniera definitiva il primato dell'arcivescovado di Lione su quelli di Sens e Reims. 

27 NOVEMBRE: Nell'ultimo giorno del concilio di Clermont il papa in seduta pubblica lancia il bando della crociata: nel suo discorso iniziò sottolineando l'importanza di recare aiuto ai cristiani d'Oriente, mettendo l'accento sulle loro sofferenze per mano dei turchi e sulle difficoltà cui andavano incontro i pellegrini per recarsi nei Luoghi Santi. Poi dichiarò che era ora che i cristiani la smettessero di trucidarsi fra loro, e che poveri e ricchi dovevano egualmente prepararsi per una guerra giusta in cui sarebbero stati assistiti dal Signore che avrebbe guidato i loro passi. Annunciò che coloro che fossero morti nella crociata avrebbero avuto la piena remissione dei peccati.
Il discorso fu interrotto continuamente da grida che urlavano "Deus le volt" in un clima di entusiasmo quasi isterico; a Clermont il primo ad aderire alla crociata fu, come previsto, il vescovo di Le Puy Ademaro di Monteil, subito designato legato pontificio della spedizione (il papa ci teneva che fosse un ecclesiastico ad essere a capo della crociata). Ademaro fu scelto per tre motivi: anzitutto per l'esperienza che già aveva nella lotta contro i mussulmani (era stato attivo in Spagna), secondariamente a causa dei suoi legami di parentela con l'aristocrazia francese, infine per il suo pellegrinaggio a Gerusalemme nel 1087. 

A Clermont il concilio approvò pure un decreto generale che sanciva la remissione dei peccati per tutti i partecipanti; inoltre decretò che i beni dei partecipanti sarebbero stati sotto la protezione della Chiesa che avrebbe scomunicato chiunque avesse violato questi beni, così come i crociati non potranno essere citati in tribunale e i loro debiti godranno di una moratoria. Chiunque prendesse la croce (cioè avesse cucita sulla sopravveste una croce di stoffa rossa) doveva far voto di andare a Gerusalemme e se poi non fosse partito o fosse tornato indietro troppo presto sarebbe stato scomunicato. Per tenere sotto controllo il movimento fu scritto che gli ecclesiastici non avrebbero potuto partecipare senza l'approvazione del loro superiore, mentre i laici erano tenuti a consultare il loro direttore spirituale.
Per restringere la partecipazione ai soli soldati venne censurata la partecipazione di donne, vecchi e bambini come di uomini senz'armi (queste normative non trovarono grande applicazione: anche senza contare la plebaglia di Pietro l'Eremita gli eserciti crociati si portarono dietro almeno un quarto di non combattenti). Fu sancito che nelle città conquistate le chiese orientali avrebbero riavuto indietro i loro beni e le loro chiese; infine la data della partenza fu fissata per il 15 Agosto 1096 ponendo come luogo di ricongiungimento Costantinopoli.

Le motivazioni che spingono il papa all'azione sono essenzialmente due: la prima é l'esempio della 'Reconquista' in Spagna come ideale di una guerra condotta per espandere i confini della cristianità. La seconda sorge dall'ambizione di Urbano II di arrivare a una conciliazione definitiva con la chiesa bizantina: per quanto si sia sempre enfatizzato troppo la data del 1054 (data canonica dello scisma fra ortodossi e cattolici) certamente i rapporti restavano tesi anche se nessuno metteva ancora in dubbio la sostanziale legittimità della chiesa greca come di quella romana. Vanno invece scartate altre motivazioni come quella delle persecuzioni ai danni dei cristiani o quella di ostacolare i pellegrini. Infatti i cronisti cristiani della regione assicurano che non ci furono affatto persecuzioni all'arrivo dei Turchi in Siria e Palestina e durante la dominazione turca i pellegrinaggi in Terrasanta anzichè diminuire aumentarono (anche se bisogna dire che dopo la morte del dominatore della Siria Tutush proprio nel 1095 l'intera regione era sprofondata nell'anarchia con conseguenze spiacevoli sia per i mussulmani che per i cristiani).

1 DICEMBRE: Messaggeri di Raimondo di Saint-Gilles annunciano al papa (ancora a Clermont) che il conte ha preso la croce insieme a molti suoi cavalieri. L'ambizione di Raimondo é quella di essere designato capo secolare della crociata, ma sull'argomento il papa sarà piuttosto evasivo preferendo non designare nessuno che potrebbe svilire il ruolo del legato pontificio.

ANNO 1096

15 APRILE: Parte da Colonia il primo esercito crociato per la Palestina: si tratta dell'avanguardia della grande massa di semplici raccolti da Pietro l'Eremita, arrivati il 12 insieme a lui a Colonia dove Pietro voleva predicare ai tedeschi. Solo che molti francesi guidati da Gualtiero Sans-Avoir non vollero aspettare e partirono subito.

20 APRILE: Parte da Colonia coi suoi "pellegrini" per l'Oriente Pietro l'Eremita. Questi é un monaco itinerante che ha predicato la crociata con l'aiuto di una "squadra" di fidati aiutanti (il cui compito era predicare la crociata lì dove lui non poteva andare di persona) riuscendo ad ammassare grazie alla forza della sua parola una imponente massa di gente formata da persone di ogni risma: vi erano con lui anzitutto contadini, ma anche molti borghesi, briganti, criminali, cadetti di famiglie nobili e numerose donne e bambini. Fra i nobili la sua predicazione in Francia fece fiasco ma in Germania riuscì a convincere diversi nobili come il conte Ugo di Tubingia, il conte Enrico di Schwarzenberg, Gualtiero di Teck e i tre figli del conte di Zimmern. A guidare questa massa (forse 20000 uomini) erano oltre a Pietro predicatori come Gualtiero Sans-Avoir, Rinaldo di Breis, Goffredo Burel e Gualtiero di Breteuil. Tutto nasce da un grande equivoco che si crea nelle teste di migliaia di persone fra la Gerusalemme Celeste e la più prosaica Gerusalemme terrena: gente da sempre costretta ad una vita difficile d'improvviso sogna Gerusalemme non come una città, ma come il "paese della cuccagna" in cui ogni loro desiderio verrà soddisfatto. 

APRILE: Alla fine del mese un'altra armata di "pezzenti" parte dalla Renania alla guida di un certo Volkmar, intenzionata a ricongiungersi con Pietro. Subito dopo partirà dalla Renania un altro esercito ancora guidato questa volta da un importante discepolo di Pietro l'Eremita, il predicatore tedesco Gottschalk.
Infine si crea sempre in Renania l'ultimo dei grandi eserciti della crociata popolare, capeggiato stavolta non da un predicatore ma dal temibile conte Emich di Leisingen, già celebre per i suoi atti di violenza e di brigantaggio. Figura sinistra Emich dimostra come sia facile trasformare un "pellegrinaggio" in una ghiotta occasione di arricchimento personale. La fama di Emich fece si che diversi nobilotti finissero nel suo esercito, come Hartmann di Dillingen, Clarambaldo di Vendeuil, Tommaso di La Fère, Drogo di Nesle, Guglielmo il Carpentiere visconte di Melun, e infine i signori di Zweibrucken, Salm e Viernenberger. 

3 MAGGIO: I crociati di Emich danno inizio alla crociata con un attacco contro la comunità ebraica di Spira. Ma la comunità riuscì grazie a un magnifico dono a ottenere l'appoggio del vescovo di Spira che li prese sotto la propria protezione. Ma il pogrom scatenato dai crociati costò comunque la vita a 12 ebrei (alcuni degli assassini furono catturati dal vescovo che gli fece mozzare le mani).

8 MAGGIO: Gualtiero Sans-Avoir raggiunge la frontiera ungherese e chiede al re Coloman il permesso di transito delle sue truppe. Accordatogli senza problemi Gualtiero punta verso la città di frontiera di Zemun da cui passerà la Sava e penetrerà nell'impero bizantino all'altezza di Belgrado verso la fine del mese.

20 MAGGIO: Emich di Leisingen e i suoi "pellegrini" si macchiano a Worms di una delle più efferate stragi di ebrei: anche qui il vescovo cercò di intervenire in loro soccorso e permise loro di rifugiarsi nel suo palazzo vescovile, ma non servì a nulla perchè gli uomini di Emich (a cui si erano uniti numerosi residenti della città e dei dintorni) forzarono le porte del palazzo massacrando circa 500 ebrei.

25 MAGGIO: Emich e i suoi trovano le porte di Magonza serrate contro di loro per ordine dell'arcivescovo Rothard. Ma grazie ad amici in città il giorno dopo le porte vengono loro aperte. Gli ebrei, dopo un inutile tentativo di dissuadere Emich con l'oro (Emich prenderà il denaro ma non per questo fermerà il pogrom) chiedono allora asilo nei rispettivi palazzi all'arcivescovo e al più importante signore laico della città. Purtroppo preso da paura l'arcivescovo scappò lasciando i suoi ospiti in balia di Emich, mentre fu dato fuoco al palazzo del signore laico così da snidare gli ebrei rifugiatisi dentro. La carneficina terminò solo il 29 dopo essere costata la vita ad un migliaio di ebrei.
A Magonza vi fu poi una scissione nell'esercito di Emich: una parte si separò dal corpo principale con l'intenzione di "purificare" la valle della Mosella dalla presenza degli ebrei.

GIUGNO: Completamente presi di sorpresa i bizantini e il governatore della provincia bulgara Nicetas che credevano che i crociati non sarebbero partiti prima del 15 Agosto (termine fissato dal papa), Gualtiero Sans-Avoir e i suoi si trovano ai primi del mese senza scorte. Rimediano a questa nella maniera più semplice: saccheggiando la campagna e devastando i dintorni di Belgrado, fino a quando le truppe bizantine arrivano a disciplinarli sia con le buone (arrivano le scorte e il permesso di muoversi verso Costantinopoli) che con le cattive (diversi crociati muoiono in scontri coi bizantini).

1 GIUGNO: Emich e i suoi puntano contro gli ebrei di Colonia. Viene incendiata la sinagoga e uccisi due ebrei, ma questa volta l'arcivescovo riesce a imporsi sui crociati. Sarà l'ultimo dei pogrom di Emich che adesso si dirigerà verso la frontiera ungherese.
Invece i crociati di Emich separatisi da lui a Magonza puntano contro Treviri, ma anche qui la maggior parte degli ebrei riuscì a salvarsi grazie all'intervento dell'arcivescovo. Da lì punteranno su Metz dove uoriranno 22 ebrei. 

20 GIUGNO: Dopo aver attraversato senza grandi problemi la Germania e l'Ungheria Pietro l'Eremita arriva coi suoi 20000 uomini alla città ungherese di Zemun da cui, come Gualtiero Sans-Avoir, intendono passare la Sava. A Zemun però avvenne un fatto poco edificante: un litigio riguardo alla vendita di un paio di scarpe si tramutò in una battaglia che portò all'intervento della massa crociata guidata da Goffredo Burel (Pietro sembra fosse contrario). I crociati espugnarono la città massacrando 4000 ungheresi.

24 GIUGNO: Gli uomini staccatisi da Emich a Magonza scatenano una serie di pogrom che investono nell'arco di 4 giorni le località renane di Neuss, Wevelinghofen, Eller e Xanten. Terminato il lavoro i crociati si disperderanno, molti tornando definitivamente a casa.

26 GIUGNO: L'esercito di Pietro l'Eremita, terrorizzato dalla minaccia di una vendetta ungherese, si apre con la forza il passaggio della Sava e sbarcano vicino a Belgrado che viene messa interamente a ferro e fuoco.

30 GIUGNO: I crociati di Volkmar scatenano un massacro ai danni degli ebrei di Praga nonostante le vane proteste del del vescovo Cosma.

LUGLIO: Un mese decisamente infausto per la ma crociata popolare. Dei tre eserciti crociati tedeschi che seguono le masse di Pietro l'Eremita (quella di Volkmar, quella di Gottschalk, quella di Emich) il primo ad entrare in Ungheria é quello di Volkmar; ma appena arrivati alla prima grande città ungherese, Nitra, cercano di dar mano libera ai loro istinti. Ma gli ungheresi non tollerarono un tale comportamento e Volkmar e i suoi vennero fatti a pezzi in maniera definitiva dai soldati di re Coloman. Pochi giorni dopo arrivarono in Ungheria gli uomini guidati da Gottschalk (fresco di un pogrom di ebrei compiuto a Ratisbona) che si dettero subito a saccheggi e violenze. Allora arrivò il re di persona con molti uomini che circondò e disarmò i crociati nel villaggio di Stuhlweissenburg. Ma dopo i fatti di Nitra il re non si fidava dei crociati nemmeno disarmati e così dette l'ordine del massacro: Gottschalk perì insieme a tutti i suoi uomini. L'ultimo gruppo ad arrivare al confin!
e ungherese verso la fine del mese fu la soldataglia di Emich. Questa volta il re vietò l'ingresso nel regno e mandò subito soldati a difendere la frontiera; ma Emich non si lasciò deviare e combatte per sei settimane contro gli ungheresi fino a che non riuscì a stringere d'assedio la fortezza di Wiesselberg. A questo punto si diffuse la notizia che il re d'Ungheria arrivava con un potente esercito: si scatenò subito il panico di cui approfittò la guarnigione della città assediata per fare una sortita. Per gli ungheresi fu una grande vittoria: quasi tutti i crociati rimasero sul campo tranne per Emich e i cavalieri che riuscirono a fuggire.
Molto meglio andarono le cose a Gualtiero Sans-Avoir che dopo un tranquillo viaggio attraverso i Balcani giunse verso la metà del mese a Costantinopoli.

3 LUGLIO: Pietro l'Eremita arriva a Nis, capitale della provincia bulgara e chiede subito rifornimenti che ottiene dietro la consegna di ostaggi. Ma la mattina dopo, mentre i crociati stanno prendendo la strada per Sofia, alcuni tedeschi danno fuoco a dei mulini; al che reagiscono subito i bizantini che attaccono la retroguardia per prendere altri ostaggi. Molti crociati allora tornarono indietro e assalirono le fortificazioni di Nis. Respinti da un contrattacco nemico
un'altra parte dei crociati, mentre invano Pietro cercava invano di fermarli, partì contro i bizantini. Il governatore bizantino Nicetas scatenò allora tutti i suoi uomini contro i crociati: quest'ultimi subirono una disfatta totale lasciando sul campo un quarto dei loro membri. Accontentandosi della dura lezione da loro subita l'imperatore gli concederà il perdono in prossimità di Adrianopoli (oggi Edirne).

1 AGOSTO: Arriva a Costantinopoli l'esercito di Pietro, dove viene alloggiato nei sobborghi insieme agli uomini di Gualtiero Sans-Avoir e numerosi pellegrini italiani che sono arrivati nella città in piccoli gruppi distinti. Non sembra che i bizantini avessero una grande opinione di questi strani crociati, che non parevano molto temibili come soldati e soprattutto non in grado di tener testa ai turchi (in compenso erano degli ottimi ladri: nella capitale rubarono persino il piombo dai tetti delle chiese).

8 AGOSTO: L'esercito di Pietro l'Eremita e di Gualtiero Sans-Avoir viene traghettato al di là del Bosforo in Asia Minore, cioè fuori dei territori dell'impero. Da qui marciarono fino a Nicomedia (oggi Izmit) dove avvenne un insanabile contrasto fra i francesi, che rimasero fedeli a Pietro, e gli italiani e i tedeschi, che si scelsero un nuovo capo nell'italiano Rainaldo. I due gruppi separati finirono per accamparsi a Civetot, località che aveva il vantaggio di essere facilmente rifornibile dalla flotta bizantina.

AGOSTO: Partono dall'occidente verso la fine del mese i primi "veri" eserciti crociati armati di tutto punto e degni avversari dei turchi.
Il primo a partire fu il piccolo (solo 100 cavalieri) ma efficiente esercito di Ugo Le Maisné conte di Vermandois; costui era il figlio cadetto del defunto re di Francia Enrico I e il fratello dell'attuale Filippo I. Ugo (che ottenne la sua contea grazie al matrimonio con un'ereditiera) fu probabilmente spinto a partecipare alla sua crociata da suo fratello, ansioso di rientrare nelle grazie del papa dopo la sua recente sottomissione. Il suo esercito diretto verso l'Italia meridionale (da cui voleva passare il canale d'Otranto per poi seguire la Via Egnatia che va da Durazzo a Costantinopoli) era formato da vassali suoi e dei domini di suo fratello. In Italia vi si aggiungeranno poi alcuni cavalieri francesi che avevano partecipato con il conte Emich di Leisingen alla sua sfortunata crociata (Drogo di Nesle, Clarambaldo di Vendeuil, Guglielmo il Carpentiere fra loro).
Pochi giorni dopo la partenza di Ugo Le Maisné da casa sua parte dalla Lorena un'esercito di dimensioni ben maggiori, quello di Goffredo di Buglione duca della Bassa Lorena (probabilmente aveva ai suoi ordini 1000 cavalieri e 7000 fanti), la prima delle quattro grandi armate di cavalieri a partire per Costantinopoli. Goffredo era il secondogenito di Eustachio II conte di Boulogne e di Ida figlia di Goffredo II duca della Bassa Lorena. Mentre al primogenito spettò la contea di Boulogne (nel regno di Francia) a Goffredo di Buglione sarebbe dovuto spettare il ducato della Bassa Lorena (nel Sacro Romano Impero); ma l'imperatore Enrico IV alla morte di Goffredo II confiscò il ducato lasciando a Goffredo di Buglione solo la contea di Anversa e il feudo di Bouillon (da cui Buglione). Ma poi per la sua lealtà nel 1082 glielo restituì anche se soltanto a titolo vitalizio.

Sembra però che trovasse difficile far convivere la sua assoluta lealtà verso l'imperatore con la sua devozione verso il papa; inoltre temeva che un giorno l'imperatore non avrebbe più avuto bisogno di lui. Per questo oltre che per sincero entusiasmo partecipò alla crociata raccattando soldi vendendo alcune sue terre e sopprattutto ricattando gli ebrei: fece infatti circolare la voce che avesse giurato di sterminare tutti gli ebrei della zona al che ottenute grandi somme dalle comunità ebraiche della Renania e della Lorena garantì che nulla era più lontano dalle sue intenzioni che perseguitare gli ebrei. Goffredo portò dietro con se suo poco entusiasta fratello maggiore Eustachio III conte di Boulogne, con un numero inferiore di uomini, e il fratello minore Baldovino, il membro più povero ma anche più intelligente della famiglia (e infatti divenne il primo re di Gerusalemme). Altri importanti membri della spedizione erano il cugino Baldovino di Rethel signore di Le Bourg (diventerà Baldovino II, re di Gerusalemme), Rainaldo conte di Toul, Baldovino II conte di Hainault, Garnier di Gre z, Baldovino di Stavelot,
Pietro di Stenay, Dudo di Konz-Saarburg, i fratelli Enrico e Goffredo di Esch, tutti provenienti dai territori valloni e lorenesi dell'impero.

SETTEMBRE: I crociati di Pietro l'Eremita e di Rainaldo iniziano a saccheggiare i villaggi sotto il controllo turco (più precisamente del sultano selgiuchida Kilij Arslan ibn Suleiman, capo di quasi tutti i turchi d'Anatolia che governa dalla sua capitale Nicea). A metà del mese i francesi fecero una grande incursione sulle vicinanze e i sobborghi della città di Nicea (oggi Iznik), dove fecero terribili stragi di cristiani indigeni. Una sortita della guarnigione turca venne respinta dopo una dura battaglia e così poterono tornare all'accampamento con un ingente bottino. Ma questo generò l'invidia di tedeschi e italiani che comandati da Rainaldo attaccarono il castello turco di Xerigordon e lo conquistarono, facendone una base da cui fare razzie.

29 SETTEMBRE: I turchi arrivano in forze per riprendersi il castello di Xerigordon in cui si sono arroccati Rainaldo e i suoi. Dopo una fallita imboscata ai danni dei turchi i crociati si trovano stretti d'assedio nel castello e distanti dai pozzi.

OTTOBRE: Continua la marcia verso Costantinopoli degli eserciti crociati di Ugo di Vermandois e di Goffredo di Buglione. Il primo arrivò a Bari verso i primi del mese e raccolse l'adesione del nipote di Boemondo Guglielmo fratello di Tancredi che non volle aspettare che suo zio avesse completato i preparativi per la crociata. Inviata un'ambasciata al governatore bizantino di Durazzo Giovanni Comneno per chiedere che venissero fatti i preparativi necessari al loro arrivo Ugo passò coi suoi uomini il canale d'Otranto ma incappò in una terribile tempesta che fece naufragare molti uomini, Ugo incluso che venne trovato dai bizantini infangato e sperduto. Dopo qualche giorno di sosta a Durazzo per rimettere il gruppo di Ugo in sesto furono scortati dall'alto ufficiale bizantino Manuele Butumites fino a Costantinopoli. 
Prosegue pure la marcia di Goffredo di Buglione che ai primi del mese arriva col suo potente esercito al fiume Leitha che segna il confine col regno d'Ungheria. Il suo re Coloman, dopo le sue pessime esperienze precedenti con i crociati (basti ricordare i danni provocati dalle masnade di Pietro l'Eremita, di Volkmar, di Gottschalk, di Emich di Leisingen) e estremamente riluttante a far passare Goffredo per le sue terre e così l'ambasciata guidata da Goffredo di Esch viene trattenuta per otto giorni finchè re Coloman decide di parlamentare personalmente con Goffredo di Buglione nella città di Sopron. Dopo alcuni giorni di permanenza alla corte ungherese Goffredo di Buglione strappa finalmente il permesso a transitare sul suo territorio previa consegna come ostaggio del fratello minore Baldovino (che sarà rilasciato quando Goffredo passerà la frontiera). Poterono così passare e dopo un viaggio tranquillo (Goffredo impose una disciplina ferrea) penetrarono in territorio bizantino lì dove erano entrato pochi mesi prima Pietro l'Eremita e i suoi (e i segni del loro passaggio erano fin troppo evidenti, specie a Belgrado che era ancora in macerie).

Parte il secondo dei grandi eserciti di cavalieri crociati, quello dei normanni del sud sotto Boemondo d'Altavilla signore di Taranto. Questi era il figlio del duca di Puglia, Calabria e Sicilia Roberto il Guiscardo, l'uomo che aveva unificato il sud e cacciato i bizantini dall'Italia. Si trovava in lotta feroce con il fratellastro Ruggero Borsa al quale alla morte di Roberto il Guiscardo nel 1085 era finito il ducato di Puglia. Boemondo, che non aveva accettato la decisione del padre si era ribellato e aveva strappato a Ruggero Borsa Taranto e la Terra d'Otranto. Ma le sue possibilità di espandersi erano compromesse dalla determinazione dello zio, il duca di Sicilia Ruggero, di impedirgli la conquista di tutta la Puglia. Per questo Boemondo decise che era meglio tentare miglior fortuna in altri lidi e così si "convertì" alla crociata. Il suo esercito era un poco più piccolo di quello di Goffredo di Buglione (vi erano forse 500 cavalieri), ma in compenso aveva con sè il fior fiore della cavalleria normanna del sud; nella spedizione che salpò Bari c'erano il nipote di Boemondo Tancredi (destinato a una folgorante carriera), i cugini Riccardo e Rainolfo di Salerno e il figlio di quest'ultimo Riccardo, Goffredo conte di Rossignuolo e i suoi fratelli, mentre fra i siciliani vi si trovavano Honfroi di Monte Scabioso, Ermanno di Canne, Roberto di Ansa, Alberedo di Cagnano e il vescovo Gerardo di Ariano. C'erano persino alcuni normanni di Normandia come Roberto di Sourdeval e Boel di Chartres. Boemondo, che a causa delle sue numerose guerre sotto Roberto il Guiscardo contro i bizantini nei Balcani era in pessimi rapporti con l'impero, decise di non sbarcare a Durazzo come Ugo di Vermandois ma più a sud (precisamente sbarcò nel villaggio di Dropoli fra Durazzo e Valona) in modo da evitare l'asfissiante tutela di una scorta bizantina.

Nel frattempo dopo molti mesi di preparativi é finalmente pronto l'esercito di Raimondo IV di Saint-Gilles conte di Tolosa e marchese di Provenza, uno dei primissimi ad aderire alla crociata e l'unico fra i principi a discuterne col papa. Uomo ricchissimo era già sulla sessantina quando fece voto di aderire alla crociata. Come detto, Raimondo era stato molto influenzato dalla sua partecipazione alla "Reconquista" e sognava di essere il capo laico della crociata. Il voto di Raimondo era particolarmente impegnativo in quanto aveva fatto voto di passare il resto della sua vita in Oriente a combattere gli infedeli, e infatti aveva assegnato i suoi domini al figlio naturale Bertrando (destinato poi ad andare in Oriente e a diventare il primo conte di Tripoli). L'esercito di Raimondo era non solo il più potente dal punto di vista numerico (10000 combattenti fra cui almeno 1200 cavalieri) ma anche il meglio organizzato perchè era l'unico che aveva seguito le direttive del papa che dicevano di lasciare a casa donne, vecchi e ragazzi e in generale quelli che non potessero combattere. 

C'erano molti degli aristocratici più importanti nella Francia del sud, come Rambaldo conte do Orange, Gastone di Béarn, Gerardo di Rossiglione, Guglielmo di Montpellier, Raimondo di Le Forez e Isoardo di Gap. Ma la figura più importante era certamente quella del legato pontificio Ademaro di Monteil, che rappresentava il papa ed era perciò nelle intenzioni di Urbano II il vero capo della crociata (Ademaro si era portato con sè anche i suoi due fratelli, Francesco-Lamberto di Monteil signore di Peyrins e Guglielmo-Ugo di Monteil).
Il quarto degli eserciti a partire per la crociata (che é anche quello con cui le partenze crociate per l'oriente hanno fine) é quello della Francia del nord che si riunisce per la partenza a Pontarlier in Normandia dove si ammassa una potente massa di uomini. A differenza però degli eserciti di Ugo di Vermandois, di Goffredo di Buglione, di Boemondo di Taranto e di Raimondo di Saint-Gilles in quest'armata non c'é un capo esclusivo ma molteplici perchè in realtà si tratta di un unione casuale di tre eserciti distinti ognuno sotto il suo capo. Il più grande (almeno 800 cavalieri) dei tre é quello normanno comandato dal duca di Normandia Roberto, figlio primogenito di Guglielmo il Conquistatore e fratello del re d'Inghilterra Guglielmo II il Rosso, con cui si trovava in pessimi rapporti (ma il papa li aveva temporaneamente riconciliati). 

Roberto, il quale era stato profondamente colpito dalla predicazione della crociata, aveva avuto notevoli difficoltà nel procurarsi il denaro per la spedizione ed era stato costretto alla fine a dare in pegno al fratello il proprio ducato per 10000 marchi d'argento. Con sè portava Gualtiero conte di Saint-Valery, Gerardo di Gournay, Ugo di Saint-Pol, i figli di Ugo di Grant-Mesnil e Oddone vescovo di Bayeux. Con lui c'era anche l'unico nobile "inglese" ad aver partecipato alla crociata, Ralph Guader conte di Norfolk. Secondo in consistenza dopo l'esecito di Roberto di Normandia era quello fiammingo guidato da suo cugino Roberto II conte delle Fiandre (composto da 600 cavalieri). Le motivazioni di Roberto II venivano soprattutto dall'esempio di suo padre Roberto I conte delle Fiandre che aveva compiuto un pellegrinaggio a Gerusalemme e aveva combattuto agli ordini dell'imperatore Alessio contro i turchi.

 Sotto di lui si trovava anche un contingente di brabantini capitanato da Baldovino di Alost conte di Gand. Il terzo gruppo era infine quello del cognato di Roberto di Normandia Stefano conte di Blois e Chartres (Stefano aveva sposato Adele, la sorella di Roberto di Normandia). Pare che Stefano avesse ben poca voglia di andare alla crociata ma era stato costretto da sua moglie. Nel suo esercito (provvisto di 300 cavalieri) militavano i suoi vassalli principali, ossia Caro Asini, Guerin Gueronat, Goffredo Guerin e Everardo Le Puits e anche il futuro storico della crociata Fulcherio di Chartres.
Tirando le somme probabilmente le forze crociate di tutti i principi messe insieme (cioè sommando Ugo, Goffredo, Boemondo, Raimondo, Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra e Stefano) arrivavano a 4500 cavalieri e 30000 fanti, un esercito non immenso ma certamente al di là delle più rosee speranze del papa.

7 OTTOBRE: I crociati subiscono il loro primo grave rovescio per mano dei turchi. Rainaldo che si trovava dal 29 settembre stretto d'assedio a Xerigordon con 6000 uomini é costretto dopo otto giorni di disperata resistenza a capitolare per sete dopo avere ottenuto garanzie che sarebbe stato risparmiato in caso di conversione all'islam. Vengono così aperte le porte della fortezza e mentre quelli che come Rainaldo fanno apostasia vengono destinati alla prigionia gli altri sono passati per le armi.

21 OTTOBRE: In assenza di Pietro l'Eremita (che si trova a Costantinopoli da settimane) si svolge un drammatico e concitato consiglio di guerra dopo che si é appreso dell'avvicinamento di rinforzi turchi. Si creano due partiti: da un lato quelli più esperti e prudenti come Gualtiero Sans-Avoir, Rinaldo di Breis, Folco di Orléans, Gualtiero di Teck, Gualtiero di Breteuil e Ugo di Tubinga che desideravano attendere il ritorno di Pietro; dall'altro quelli più esagitati dominati da Goffredo Burel che volevano attaccare subito.
Goffredo Burel trascinò dalla sua la grande maggioranza dei crociati e così all'alba partirono dall'accampamento alla volta di Nicea 20000 uomini (rimasero a Civetot solo vecchi, donne, bambini e ammalati). Ma i crociati non sapevano che i turchi aspettavano da tempo questa mossa e così a tre miglia dal campo presso il villaggio di Dracon i turchi tesero ai crociati in marcia un'imboscata. A cadere per primi furono i cavalieri che guidavano l'esercito: lottarono disperatamente ma il panico si impossessò nel giro di pochi minuti del grosso delle truppe che si precipitarono disordinatamente verso l'accampamento. I turchi però li braccavano e dilagarono nell'accampamento compiendo una strage immane. Vennero risparmiati solo donne e ragazzi di bell'aspetto e i prigionieri fatti quando la furia della battaglia si era esaurita.

 Un gruppo di 3000 crociati riuscì però a trovare rifugio in un castello abbandonato in riva al mare e a resistere agli assalti turchi; ma a Civetot già a mezzogiorno tutto era finito e giacevano sul campo di battaglia Gualtiero Sans-Avoir, Rinaldo di Breis, Folco d'Orléans, Ugo di Tubinga, Gualtiero di Teck, Corrado e Alberto di Zimmern. Per fortuna un greco che si trovava all'accampamento riuscì a raggiungere via mare Costantinopoli e dare notizia della disfatta. I bizantini allestirono una squadra navale per salvare gli ultimi crociati per raggiungere gli ultimi crociati ancora vivi e l'operazione ebbe successo perchè appena videro i bizantini i turchi rinunciarono all'assedio e si ritirarono. Trovarono così scampo Goffredo Burel, Gualtiero di Breteuil, Federico di Zimmern, Rodolfo di Brandis, Guglielmo di Poissy ed Enrico di Schwarzenberg. A loro e agli altri superstiti una volta disarmati venne assegnato un quartiere nei sobborghi. Secondo Anna Comnena così Pietro l'Eremita giustificò davanti all'imperatore il disastro: "l'orgoglioso latino accusa gli altri di non avergli obbedito e di aver seguito il loro capriccio; lui li chiama ladri e briganti".

NOVEMBRE: Dopo un tranquillo viaggio attraverso la via Egnatia arriva a Costantinopoli Ugo di Vermandois col suo piccolo esercito. Ugo, il primo dei principi dell'occidente ad arrivare nella capitale, fu ben accolto dall'imperatore che lo inondò di doni e ne ottenne il vassalLaggio secondo i riti del feudalesimo occidentale. Infatti l'imperatore aveva già capito che lo scopo principale dei principi crociati era quello di procurarsi nuove terre, e allora Alessio decise che era opportuno pretendere un giuramento di sottomissione e lealtà da tutti i capi sul modello di quello compiuto dai vassalLi feudali verso il loro signore. L'obbiettivo era quello di esercitare un'alta sovranità sui principati che i crociati avessero potuto costituire.
In questo mese inoltre il gruppo dei crociati della Francia del nord (quello sotto Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra e Stefano di Blois) raggiunge Lucca dove si trova in quel momento il papa. Urbano II ricevette in udienza tutti i capi e gli impartì la sua speciale benedizione.

DICEMBRE: Una volta raggiunta la Puglia di divide l'esercito della Francia del nord: mentre Roberto di Normandia e Stefano di Blois decidono di passare l'inverno in Calabria, il conte Roberto II decide di imbarcarsi subito con i suoi fiamminghi a Bari e passare il canale. Roberto di Fiandra arriva tranquillamente a Durazzo ma i brabantini di Baldovino di Alost tentono invece di sbarcare in un luogo poco sorvegliato. Ma i bizantini intervengono subito e costringono con la forza i brabantini ad andare a Durazzo come Roberto.

12 DICEMBRE: Dopo aver attraversato senza problemi il territorio bizantino Goffredo di Buglione raggiunge il mar di Marmara a Selymbria (oggi Turchia europea). Improvvisamente qui per ragioni non meglio note la disciplina salta completamente e i crociati devastano le campagne circostanti per otto giorni. Alla fine l'imperatore riesce a convincerli a rimettersi in marcia. 

23 DICEMBRE: Goffredo di Buglione arriva coi suoi uomini a Costantinopoli (alcuni giorni prima era arrivata un'avanguardia del suo esercito con dentro Baldovino di Hainault e Goffredo di Esch che si era staccata dal grosso dell'armata a Filippopoli). Come richiesto Goffredo si accampa fuori. Subito dopo l'imperatore gli spedisce un'ambasciata con Ugo di Vermandois in cui veniva invitato a un colloquio con lui in cui Alessio sperava di riuscire a ottenere che Goffredo si proclamasse suo vassallo. Ma Goffredo non volle andare all'udienza, probabilmente perché si sentiva vincolato dal giuramento compiuto nei confronti dell'imperatore d'Occidente. Altre ragioni potrebbero essere che volesse aspettare l'arrivo degli altri capi crociati o che ritenesse Alessio colpevole del fallimento della crociata di Pietro l'Eremita e dunque lo sospettasse di collusione coi turchi.

25 DICEMBRE: La marcia dei normanni di Boemondo fu estremamente lenta e difficoltosa perché aveva scelto di evitare la via Egnatia e di procedere lungo strade malmesse e superando i passi del Pindo. Sembra che i normanni si comportassero disciplinatamente astenendosi dal razziare la campagna. A Natale arrivarono a Castoria (oggi Macedonia greca) dove gli abitanti erano troppo poveri per vendere qualcosa ai crociati che allora si procurarono con la forza ciò di cui avevano bisogno.

Misero d'assedio e  conquistarono Nicea e Antiochia. Poi Edessa, dove fondarono il loro primo Stato; infine il 5 luglio del 1099 entrarono e si impossessarono di Gerusalemme. I massacri fatti in quest'ultima città, furono spaventosi (Li raccontò lo storico crociato Raimondo d'Anguilers).

I bizantini  sgomenti, si dissociarono ben presto dalle imprese dei crociati: sia perché questi, durante il loro transito, avevano saccheggiato molte città cristiane ortodosse; sia perché l’idea di una "guerra santa", con tanto di vescovi, abati e monaci armati di tutto punto, era estranea alla loro mentalità; infine, i crociati (nonostante precisi accordi fatti in precedenza a Costantinopoli) avevano nessuna intenzione di restituire all’imperatore i territori da loro conquistati (in tal senso particolarmente odiata dai bizantini era l’armata normanna, che si insediò ad Antiochia).

I crociati non furono in grado di apportare alcun elemento di novità nella vita economica dei paesi conquistati, semplicemente perché in quel periodo le forze produttive, la ricchezza materiale e culturale dell’Oriente, era di molto, superiore, a quella occidentale. Molti crociati, senza scrupoli (in mezzo c'erano anche ignoranti, bifolchi e delinquenti di ogni genere) si comportarono soltanto come ladri e oppressori: di qui la costante lotta con la popolazione locale, che all’oppressione feudale turca o bizantina, si era vista aggiungere quella straniera senza riguardo.

Dunque, dal 5 al 15 luglio del 1099 Gerusalemme ritornava cristiana. A più di quattro anni dal discorso di papa Urbano II, che aveva sollecitato l’Occidente a liberare i Luoghi Santi, l’esercito crociato, provato da innumerevoli sofferenze, espugnava la Città Santa e riconsacrava  i santuari della cristianità.

 

FINE

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