MARIA MONTESSORI

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"IL PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE NELLA SCUOLA" > >

 

Giovanni De Sio Cesari
( www.giovannidesio.it )

PREFAZIONE - FORMAZIONE DEL METODO - LA NORMALIZZAZIONE - CARATTERI DEL METODO - ATTIVITA’ NELLE "CASE DEI BAMBINI" - IL MISTICISMO MONTESSORIANO - ALCUNI PROBLEMI MONTESSORIANI - EDUCAZIONE ALLA SOCIALITA’ - DISCONOSCIMENTO DELLA FANTASIA - STORIA DELLA CRITICA

 

PREFAZIONE

Qualche anno fa, sbrigando la posta presso un istituto magistrale presso cui insegnavo mi imbattei in una lettera veramente singolare. Un istituto di una cittadina della Nuova Zelanda offriva un posto di dirigente in una scuola Montessoriana con un discreto stipendio (all’incirca il doppio di quello italiano) viaggio e alloggio gratis e altre facilitazioni. In una situazione di quasi assoluta mancanza di prospettiva lavorative per diplomate maestre sarebbe stato un bel colpo, Ma a prescindere dalla insormontabili difficoltà linguistiche e logistiche, dove trovare una esperta di Metodo Montessoriano?

Evidentemente in Nuova Zelanda dovevano aver pensato che il paese dove più facilmente erano reperibili vere esperte maestre Montessoriane doveva essere quello della Montessori stessa. Che errore! Il volto della Montessori è sì uno dei più noti in Italia ma solo perché è stampato sulle banconote da mille lire, ma per il resto l’unica pedagogista italiana veramente nota all’estero non ha avuto mai fortuna da noi.

Poche e rare le "Case dei bambini " in Italia. I libri di testo scolastici ne parlano diffusamente ma in genere sembrano non cogliere il punto centrale che Montessori stessa defini "la scoperta del bambino"

Ma anche a livello di critica pedagogica la abbondante produzione ha usato spesso la Montessori come una bandiera da difendere (raramente) o da combattere (più comunemente).Piovono sul suo pensiero le critiche più inverosimili e le strumentalizzazioni più fantasiose.

Eppure il suo pensiero è chiarissimo, coerente, inequivocabile, espresso con semplicità nei suoi scritti e realizzato rigorosamente nelle sue Case in tutto il mondo.

Questo saggio non vuole dare quindi una ennesima interpretazione ma semplicemente riscoprire con semplicità il suo pensiero.

Viene quindi trattata la formazione del suo metodo, la normalizzazione come momento centrale dell’educazione, i caratteri del metodo, le attività nelle Case, il cosidetto misticismo e alcuni problemi posti dal suo pensiero. Segue inotre una breve storia della critica montessoriana.

Speriamo di aver contribuito così al ristabilimento della verità su quello che veramente ha detto la Montessori.

Il suo pensiero è davvero unico e singolare nella storia dell’educazione: possiamo accettarlo o rifiutarlo, in parte o in toto ma almeno prima comprendiamolo!

 

FORMAZIONE DEL METODO

Generalmente il metodo Montessori è stato considerato un metodo scaturito essenzialmente dalla "scienza", sia che il fatto fosse considerato positivamente che negativamente.

In realtà, se è incontestabile che esso nasce e si nutre in un ambiente pervaso da grande fiducia nel progresso della scienza in generale e delle scienze psicologiche in particolari psicologica è riduttivo e anche fuorviante considerarlo come una applicazione scaturita dalla psicologia scientifica.

Il fatto stesso che la Montessori fosse la prima donna laureata in Italia in medicina faceva si che il suo metodo etichettato come "scientifico" o "scientista" seconso i punti di vista.

Occorre allora esaminare con una certa attenzione il percorso della formazione del metodo.

Come è noto la Montessori, dopo la laurea, si dedicò alla cura dei frenastenici. Ciò la portò ad approfondire i metodi e le esperienze di ITARD e SEGUIN che considerò gli unici autori che avessero dato un contributo effettivo e reale al problema.

Ella però ritenne che la lettura delle loro opere fosse stata deformata dall’ambiente scientifico del tempo e ritenne di poter ritrovare (non sapremmo dire a torto o a ragione, ma qui la cosa non importa) il vero significato delle loro opere che consisterebbe nel ritrovare, nello svegliare lo spirito umano addormentato nei deficienti; l’ambiente positivista invece si era fermato sugli esercizi senza comprenderne il significato ispiratore.

Nelle "Lezioni" per le maestre dei frenastenici parte da indicazioni sanitarie trattando il problema della dieta alimentare, della sua importanza nel complesso dell’individuo. Prescrive bagni caldi e freddi per acuire la sensibilità. Si suggerisce quindi sistemi per cercare di regolamentare le escrezioni di urine, feci, saliva ,si danno consigli sul vestiario semplice e pratico.

Ma a questa parte riconducibile più o meno direttamente alla medicina segue la parte che chiaramente l’autrice ritiene più per portare i fanciulli frenastenici alla consapevolezza dei propri movimenti e quindi attraverso essi alla autocoscienza umana . Ci pare che siamo ben lontani anche nel campo dell’educazione dei frenastenici dalla applicazione di un metodo studiato in laboratorio.

La Montessori si attribuisce un solo vero titolo di competenza pedagoiga: quello di aver lavorato per due lunghi anni tutto il giorno con i frenastenici.

Il metodo per i normali viene presentato non come una scoperta di laboratorio ma come qualcosa nato dalla esperienza, se non proprio per caso per un succedersi di piccole scoperte che si sono concatenate per ragioni particolari: ella respinge decisamente che il suo metodo possa rapportarsi a una "semplice" osservazione del bambino.

Trattando poi di pedagogia scientifica ella d’altronde ne parla come di una aspirazione piuttosto che di una realtà osservando come essa, in pratica si riduca a misure igieniche che, se pur necessarie non possono certo essere la base dell’educazione.

D’altra parte. cosa ancora più interessante, ella nota il limite fondamentale delle scienze in pedagogia: essa ci puo indicare il bambino come è non come potrebbe essere, studia l’uomo nella sua attuale realtà mentre l’educazione non vuole descrivere ma migliorare.

Ella narra come, quasi per caso nel quartiere di S. Lorenzo, in Roma sia nata la prima "casa dei bambini" e come i risultati furono sorprendenti più ancora per lei stessa che per gli altri. Ella dice che si preparava a fare il contadino nel seminare i germi che chi sa se e quando sarebbero germogliati e, invece, appena mosso il terreno aveva trovato l’oro,.

Il concentrarsi e l’ordinarsi, il ruolo della maestra, la scelta del materiale, le lezioni del silenzio e in breve tutto il suo metodo viene presentato come scaturente dalla vita stessa della sua scuola.

La sua scoperta del bambino viene spiegata anche con il fatto che mancando una vera scuola mancavano anche vere maestre che fossero portatrici di millenari pregiudizi trasformati in principi pedagogici e scientifici. La Montessori stessa non è una maestra, le sue collaboratrici in effetti erano delle operaie . La sua prima "casa era una macchina che era stata messa a zero."

Anche considerando che la Montessri ha alquanto accentuati i caratteri di spontaneità nelle sue rievocazioni scritte decenni dopo anche sotto l’assillo delle accuse di scientismo nel mutato clima post-positivista, tuttavia ostinarsi ancora a considerare il metodo Montessori come un metodo nato in laboratorio appare certamente insostenibile forzatura.

 

LA NORMALIZZAZIONE

Il motivo centrale di tutto il pensiero Montessoriano è la concezione assolutamente originale e particolare che ella ha del bambino non coincide né con quella né con l’idea comune che se ne ha né con quella che la psicologia a lei contemporanea andava delineando.

Il bambino per la Montessori è serio, disciplinato, obbediente con la passione quasi maniacale per l’ordine.

E’ tutto il contrario dell’immagine comune del bambino, resa in tante opere letterarie (da Pinocchio a Gianburrasca) che ci presenta un bambino nemico dell’ordine che cento ne pensa e mille ne fa, che passa da un estremo all’altro con il sorriso di monello eternamente stampato sul viso: sono anche assenti nella concezione montessoriana se non per echi parziali tutte quelle ricerche portate avanti soprattutto dal Piaget e dal Wallon sul mondo particolare in cui vive il bambino, caratterizzato dall’egocentrismo, dal pensiero pre-logico dalle concezioni dell’universo pre-scientifiche intrise di animismo e magia.

Non che la Montessori neghi l’esistenza di tali caratteri nel bambino ma ritiene che essi siano il risultato di un disconoscimento dell’infanzia, di una incomprensione profonda e millenaria che produce bambini "deviati". Ma se il bambino è posto in un ambiente adatto che sia scevro dei pregiudizi ecco che si rivela un BAMBINO NUOVO o meglio il VERO BAMBINO che altrimenti resta un essere sconosciuto.

Ella afferma che bisogna fare un atto di fede perché il bambino che noi conosciamo comunemente non potrebbe adattarsi al suo: ma una volta che tale metodo è applicato e in maniera integrale il vecchio bambino sparisce e appare il VERO BAMBINO. Tale fenomeno assume il termine tecnico di NORMALIZZAZIONE: spariscono disordine, disobbedienza, svogliatezza golosità, litigio, capriccio, paura ed anche immaginazione creatrice, gioco attaccamento a persone, curiosità.

Si arriva ad affermare che nelle case dei bambini spariscono caratteri di ciascun bambino ma resta IL BAMBINO, sostanzialmente lo stesso BAMBINO.

Accenniamo ora brevemente ai caratteri ora indicati:

ORDINE: il bambino ha sopra di ogni altra cosa bisogno e desiderio di ordine, di assoluto ordine: infatti l’ordine è la condizione fondamentale perché il bambino possa comprendere e orientarsi nel mondo . Si citano episodi in cui piange, si dispera perché semplicemente qualcosa non è al suo posto preciso (nel bagno un certo oggetto, oppure un cappottino non più sulle spalle della madre) Nelle "case" quindi il bambino fondamentalmente mette in ordine ogni cosa, il suo perfezionismo è dovuta all’esigenza profonda che ogni e qualsiasi cosa sia esattamente al suo posto.

DISOBBEDIENZA: Il bambino desidera fino alla radice del suo essere ubbidire ai genitori e agli adulti in generale. Farebbe qualsiasi cosa per compiacerli ma quello che gli adulti gli chiedono è assolutamente contrario alla sua natura, ed egli non è assolutamente in grado di farlo. Invece nelle "case" la maestra (ma anche un qualsiasi adulto in visita) appena chiede qualcosa a bassa voce o magari solo scrivendolo alla lavagna immediatamente tutti i bambini lo fanno.

CAPRICCIO: Secondo Montessori non esistono i capricci nel senso che noi comunemente diamo a questo termine di pretesa irrazionale e irrealizzabile. Ciò che noi chiamiamo capriccio è solo e semplicemente un desiderio del bambino perfettamente logico ed equilibrato che noi non comprendiamo. Laddove invece la sua vera natura viene riconosciuta il capriccio sparisce del tutto.

SVOGLIATEZZA. Il bambino è infaticabile, non riposa mai (se non per dormire). Un bambino, infatti, non può mai stare in ozio. Deve pur sempre far qualcosa: solo l’adulto concepisce il riposo. La scuola potrebbe quindi anche funzionare per tutto il giorno e per 365 giorni all’anno: se svolge attività consone alla natura del bambino questi non si stancherà mai. La Montessori spesso esemplifica affermando che il bambino una volta che ha acquisito una certa capacità, ad esempio la scrittura, continua imperterrito e inarrestabile a scrivere sempre e comunque.

GOLOSITA’ Nelle case i bambini preferiscono servire a tavola più che mangiare considerando questa attività più interessante e spesso sono cosi intenti che dimenticano di mangiare. Ciò naturalmente non vuol dire che non mangiano chè anzi il bambino nelle scuole montessoriane, fra gli altri pregi ha anche quello di restare in buona salute: semplicemente non esprimono con la gola frustrazioni che non vi sono più.

Si nota pure come la inappetenza e quindi anche il desiderio di mangiare in modo disordinato dipende in genere dal fatto che i genitori impongono un loro ordine alimentare non corrispondente ai bisogni del bambino

Addirittura Montessori affaccia l’ipotesi che certi eccessi di gola siano connessi al desiderio inconscio di danneggiarsi e di morire.

POSSESSO. Il bambino deviato non contende ad altri il possesso delle cose inutili, vuole il possesso per il possesso, Si preparano così le guerre degli adulti per cose inconsistenti.

Alcuni bambini fanno raccolte di oggetti inutili e magari vengono scambiati per collezionisti ma, in effetti, manca l’intento classificatorio e di studio e le loro tasche sono piene di oggetti insignificanti e disparati

ATTACCAMENTO A PERSONE: Viene considerato negativamente insicurezza, incapacità di autonomia, insicurezza. I bambini montessoriani invece si distinguono per l’assoluta padronanza di sé, per la spigliatezza e semplicità, per la mancanza di timidezza di fronte a qualunque visitatore.

BUGIA essa è connessa a tutti gli altri difetti, ne ha sempre la stessa matrice. Nei processi giudiziari ci si è resi conto come mentire anche in buona fede creando situazioni anche molto precise e dettagliate. Viene considerata da Montessori come una forma di confusione mentale, e a volte anche come un conformismo imposto ai bambini che sono costretti a dire non quello che pensano ma quello che noi vogliamo che dicano.

PAURA La paura è distinta dalla naturale percezione del pericolo, è immotivata e trova la sua origine nelle fantasie imposte dall’adulto in genere con lo scopo di farsi ubbidire.

IMMAGINAONE CREATIVA: appare certamente paradossale che la immaginazione venga considerata come una deviazione, come un fatto assolutamente negativo. Ma la Montessori è molto chiara e costante a tale proposito: le energie, deviate dalla realtà vagano nel vuoto, nel caos, nella fantasia che è assimilabile alla fuga dalla realtà dei soggetti alienati studiati nella psicanalisi.

Se il bambino può immaginare le fate e allora può ancora meglio immaginare l’America e allora perché portarlo alla realtà invece di portarlo nella menzogna?

La fantasia staccata dalla realtà viene considerata la fonte principale di tutti guasti della intelligenza umana.

GIOCO E GIOCATTOLO: Sono assolutamente da evitare. Nel materiale montessoriano i giocattoli sono rigorosamente esclusi: essi rappresentano la materializzazione di quella fantasia tanto negativamente considerata. Si arriva ad affermare che i bambini sono felici solo se sono privi di giocattoli.

IMITAZIONE. Pure viene considerata negativamente in quanto indice dell’incapacità del bambino di essere stesso, di insicurezza.

CURIOSITA’: l’interesse è duraturo, fonte di progresso, mentre la curiosità è incapacità di ordinarsi, di concentrarsi, sintomo di una personalità disturbata.

Se noi consideriamo due bambini: il primo tocca tutti gli oggetti in rapida successione, il secondo ne prende uno solo e lo considera a lungo potremmo pensare che il più intelligente sia il primo ma per Montessori sarebbe un gravissimo errore perché è il secondo bambino che dimostra un atteggiamento costruttivo.

Va rilevato il fatto che nelle "case" viene assolutamente vietato che un bambino prenda tutto il materiale in brevissimo tempo (allora è considerato ancora immaturo per il suo uso) ma si esige che un solo oggetto venga usato per un tempo molto lungo.

 

CARATTERI DEL METODO

La Montessori generalmente rifiuta di definire il proprio sistema come "metodo Montessori " e insiste continuamente che non si tratta di "un" metodo scaturito dalla sua mente ma "del" metodo naturale, non inventato ma scoperto nel corso della sua esperienza alla quale abbiamo prima accennato.

Ella dice che nelle "case" non si vede il metodo all’opera ma solo e semplicemente il bambino come egli è realmente e non come la società lo costringe ad essere.

La scuola viene riportata in tre punti essenziali: ambiente adatto, maestro umile, materiale scientifico.

AMBIANTE ADATTO: non si allude solo al fatto che tutte le suppellettili sono a misura del bambino ma anche al fatto che il ritmo stesso è quello calmo e ordinato proprio del bambino. La lezione collettiva, invece, presuppone che tutti i bambini seguano lo stesso ritmo che è quello astrattamente medio, cioè in pratica di nessun bambino: soprattutto però è il ritmo dell’adulto quello che domina nelle scuole tradizionali, ritmo convulso, efficientista del tutto lontano da quello del bambino e pertanto per lui gravemente alienante

MAESTRA UMILE. La maestra non insegna al bambino la sua verità, non cerca di travasare in lui il suo sapere ma dirige (viene, infatti, chiamata direttrice ) le attività del bambino, quella attività che gli permettono di sviluppare il suo spirito in modo libero di libeare le sue immense energie, e potenzialità che la società e la scuola tradizionale invece comprimono implacabilmente.

L’umiltà del maestro è da intendere nel senso che non deve sostituirsi alla natura ma solo (ed è compito non facile e dappoco ) rimuovere gli ostacoli che impediscano il suo pieno e completo dispiegarsi.

MATERIALE SCIENTIFICO. Il materiale caratteristico delle "case" consiste essenzialmente in un insieme di oggetti che hanno per scopo di educare i sensi e attraverso essi di imporre le basi della ragione e di ogni altro ulteriore sviluppo intellettuale e morale.

Il termine scientifico pone una ambiguità di significato: infatti sembrerebbe indicare che esso sia stato predisposto dalla Montessori in base ad esperimenti di laboratorio estranei alla scuola In realtà Montessori insiste sempre sul fatto che la scelta del materiale è essenzialmente una scelta operata dai bambini stessi e che ella si è semplicemente adoperata alla realizzazione tecnica.

Pertanto la Montessori fa scaturire dal bambino stesso tutte le scelte in positivo e in negativo fatte nelle sue scuole.

Il bambino pertanto ha scelto:

1) RIPETIZIONE DELL’ESERCIZIO. Per gli adulti la ripetizione può sembrare inutile, noiosa, poco gratificante ma per il bambino essa è la strada maestra per apprendere. Il bambino, infatti, compie una certa azione fino a quanto essa non gli riesce alla perfezione.

2) LIBERA SCELTA. Il bambino può scegliere il materiale che desidera e tenerlo per tutto il tempo che vuole: la scelta è fatta fra il materiale messo a disposizione che volutamente non è molto ampio. La Montessori afferma, pero, che la scelta del materiale à stata fatta proprio dai bambini in quanto man mano si è ritirato quanto non suscitava interesse e quindi quello che si offre è il materiale che i bambini di ogni parte del mondo hanno scelto.

Si ritiene inoltre che il tempo di uso debba essere molto ampio in quanto il passare continuamente da un materiale ad un altro è considerato un sintomo di disinteresse per ogni oggetto proprio dei bambini che non sono stati ancora "normalizzati"

3) CONTROLLO DELL’ERRORE. Il materiale è strutturato in modo tale che l’errore si evidenzia di per sé. In tal modo la maestra sarà liberata dall’ingrato compito di rilevare l’errore che nella scuola tradizionale costituisce il suo lavoro prevalente.

4) ANALISI DEL MOVIMENTO. Ogni movimento deve essere sempre perfetto, A tal fine è necessario che movimenti più complessi siano scomposti in altro i più semplici che possono essere appresi in modo perfetto Si tratta di un principio, fondamentali della Montessori che arieggia il principio cartesiano del "chiaro e distinto" e che si contrappone nettamente al principio del globalismo di Decroly

5) ESERCIZIO DEL SILENZIO. Non si tratta del silenzio richiesto dalle scuole tradizionale come livello di suono non tanto alto da disturbare la lezione ma di una conquista del bambino, frutto di un notevole sforzo. Si invitano i bambini ed evitare ogni e qualsiasi suono e lentamente si raggiunge uno stadio di silenzio assoluto che evidenzia tutta una serie di suoni che generalmente passano inosservati. Esso è quindi una attività e non una mancanza di attività, una conquista suggestiva del bambino.

7) BUONE MANIERE. Ogni bambino rispetta sempre l’altro, aspetta pazientemente il suo turno, per ogni attività. Liti e baruffe sono assolutamente assenti mentre una collaborazione spontanea si instaura in ogni occasione.

Resta comunque problema fondamentale se l’educazione morale e sociale possa risolversi semplicemente nelle buone maniere: di tale argomento ci occuperemo più estesamente altrove.

8) ORDINE DELL’AMBIENTE: esso è sempre, assolutamente perfetto. I bambini non possono nemmeno immaginare di non rimettere tutto e sempre al loro posto. In qualunque occasione. L’ordine esterno è manifestazione dell’ordine interno.

9) PULIZIA DELLA PERSONA: viene perseguita nel modo più scrupoloso.

10) SCRITTURA E LETTURA. Si impara a scrivere come un esercizio sensoriale ricopiando e riconoscendo le lettere dell’alfabeto. In seguito il bambino scopre da solo il meccanismo della scrittura, Essa è puro esercizio sensoriale: il bambino scrive anche parole di cui non conosce il significato, anche parole straniere. Solo in un secondo momento si rende conto del significato delle parole come di una scoperta successiva e diversa dal meccanismo della scrittura. Solo allora il bambino comincerà a leggere libri e tutto quanto gli capiterà sottomano.

Vengono inoltre aboliti:

1) ESAMI E PROGRAMMI. Il bambino si costruisce da solo il proprio programma e il materiale gli permette di autovalutarsi

2) LEZIONI COLLETTIVE E MAESTRE INSEGNANTI: in qualche occasione però è possibile anche che la maestra parli alla generalità degli alunni ma ordinariamente si rivolge sempre al singolo bambino essenzialmente per spiegargli brevemente e semplicemente l’uso del materiale.

3) GIOCATTOLI : sono considerati assolutamente diseducativi: essi vengono richiesti dal bambino per mancanza di materiale adatto, ma se questo è presente vengono assolutamente tralasciati. La Montessori asserisce che molte volte ha posto tra il materiale giocattoli anche splendidi con il costante risultato che nessun bambino li ha presi.

 

ATTIVITA’ NELLE "CASE DEI BAMBINI"

Anche se non vengono escluse altre attività, sostanzialmente l'attività nelle Case è soprattutto rivolta all’educazione dei sensi dalla quale scaturisce anche la cura scrupolosa fino alla ossessione dell’ordine e anche la lettura, la scrittura, la matematica, il disegno.

Concetto fondamentale della Montessori è che l’educazione dei sensi è la più sicura base della educazione dell’intelligenza.

Si precisa pure, ma in linea subordinata, che l’uso dei movimenti è necessario anche in attività superiori (chirurgia, ad esempio) ed anche il senso estetico usa i sensi e perfino la morale postula un distaccarsi dalle sensazioni più grossolane.

Il bambino, pero non è in grado di distinguere da solo l’essenziale dall’accidentale negli oggetti di uso comune, resta confuso dalla quantità e varietà del mondo in cui vive. Occorre allora un materiale che il bambino isoli una qualità tra le altre (peso, colore, forma dimensione ecc.) presentando un insieme di oggetti simili fra di loro tranne che nella qualità che si vuole fare apprendere, e permette un controllo dell’errore (materiale autocorregente) senza l’intervento del maestro. Si noti d’altronde che tutto l’ambiente è congegnato in modo tale da fare risaltare automaticamente l’errore. La pulizia fa risaltare lo sporco, l’ordine mostra il disordine, gli oggetti sono tanti leggeri che si rovesciano a ogni movimento incerto. ecc.
Schematicamente ricordiamo gli esercizi proposti con il relativo materiale:

ESERCIZI TATTILI.: catinella con acqua fredda e calda, carte lisce e smerigliate di varie gradazioni e quindi stoffe di vario materiale da riconoscersi al tatto.

IMPRESSIONI DI PESO. Pezzi di legno di forma e dimensione, uguale ma con differente peso (si usano glicine, noce ed abete che hanno differente peso specifico)

IMPRESSIONI DELLE FORME si fanno toccare cubetti e mattoncini, materiali già usato da Froebel facendo toccare tutto il contorno ma poi ci si rende conto che i bambini conoscono al primo tocco fino a distinguere immediatamente il riso dal miglio.

Gusto e olfatto: non si da molta importanza ma si usano le prove psicometriche: la presenza dei profumi viene lasciata soprattutto all’ambiente sempre ricco di fiori.

DISTINZIONE DEI SUONI.Si distinguono quattro classi di sensazione sonore, voci umane, rumori, musica. Vi sono poi serie di oggetti producenti suoni diversi da riconoscere.

COLORI : sono 63 tavolette di colori diversi da riconoscere e graduare.

INCASTRI E BLOCCHI. Costituiscono il materiale più noto e più significativo.
Vi sono cilindri che differiscono solo per l’altezza o solo per il diametro, ambedue vanno posti in incastri appositi: nel caso di errore esso appare evidente.

Vi sono i poi figure varie che devono essere immesse nei rispettivi incastri. Le figure differiscono secondo differenti caratteri. Vanno riconosciuti non solo guardandoli ma soprattutto toccandoli.

A prescindere dalle attività sopra precisate il bambino soprattutto cura l’ordine della Casa, prepara la tavola per il pasto, svolge tutte le altre attività connesse al funzionamento della scuola sempre con cura meticolosa in modo che non tollera approssimazione o imperfezione.

Viene, anche, quando è possibile, curato un piccolo giardino e allevato qualche animale.

La Montessori ritiene opportuno introdurre anche attività che sarebbero proprie della scuola elementare a patto però che il bambino le richieda ed escludendo ogni imposizione: lettura, scrittura, matematica e disegno.

In modo immaginoso la Montessori definisce queste attività "la quadriga trionfante"

SCRITTURA: viene intesa in modo strumentale, distinta nettamente dalla lettura intesa come comprensione.

Il bambino deve compiere per scrivere due distinti movimenti, tenere in mano la penna ed eseguire le figure delle lettere. Vi sono pertanto esercizi preparatori per l’uno e per l’altro. Bisogna imparare ad usare le tre dita a tenere la penna con mano ferma e leggera. Ai bambini vengono poi presentate lettere in carta smerigliata ed essi apprendono poi a seguire i contorni.

Si formano quindi dei contenitori di lettere (alfabetari) i bambini imparano a riconoscerle e a disegnarle. Spontaneamente poi i bambini imparano il meccanismo della scrittura. La maestra ha una funzione puramente marginale. Appena compreso il meccanismo i bambini cominciano a scrivere sempre e in ogni modo sia possibile.

Va notato che il bambino non si interessa in questa fase al significato e si limita in un puro esercizio sensoriale nel tradurre i suoni in segni grafici.

La calligrafia fin dall’inizio è perfetta per cui non occorrono poi lunghi esercizi di calligrafia (un tempo molto diffusi nelle scuole elementari)

LETTURA: va distinta nettamente dalla scrittura e dalla lettura strumentale. Solo in un secondo momento il bambino si rende conto del valore significativo della scrittura. Il linguaggio grafico, infatti, è l’incontro fra i meccanismi sensoriali e le funzioni superiori della lingua. Si preferisce la lettura silenziosa in quanto essa ci permette di comprendere, mentre in genere nella scuola si preferisce la lettura a voce alta

MATEMATICA. Il bambino non viene posto direttamente di fronte mai un materiale che è definito "astrazione materializzata"" Vengono quindi presentate aste di lunghezza variabile corrispondenti ai numeri dall’uno al dieci a cui viene dato il nome (cioè il numero) corrispondente.

Nel confronto e combinazione del materiale scaturiscono le quattro operazioni e in seguito sono possibili ulteriori sviluppi fino alla radice quadrata e alcuni concetti generali di algebra.

DISEGNO: il disegno libero spontaneo è assolutamente escluso in quanto considerato del tutto al di fuori della portata del bambino. La Montessori definisce il disegno libero "sgorbio dell’anima". Il disegno è visto come esercizio psicomotorio, come preparazione alla scrittura. Esso deve essere sempre assolutamente preciso come ogni cosa nell’ambito montessoriano. Solo molto più tardi e solo per alcuni soggetti particolarmente dotati sarà possibile un disegno libero.

 

IL MISTICISMO MONTESSORIANO

La Montessori non considera il suo metodo uno dei tanti che andavano delineandosi e che poi generalmente e genericamente furono inglobati nel movimento delle "Scuole nuove" e se si preferisce "Attivismo".

Ella invece considerò sempre il suo come il metodo che solo se usato era in grado di risolvere integralmente i bisogni del bambino e dell’uomo che dal bambino nascerà domani.

Alla fine della catastrofe della Seconda Guerra Mondiale ella afferma che nobili idee si sono sempre avute ma non hanno mai impedito le guerre.

Occorre allora partire dall’educazione ; l’uomo ha prima calpestato la terra, poi l' ha coltivata e infine ha scoperto i tesori nascosti in essa; così l’uomo ha sempre misconosciuto e annientato le risorse dell’infanzia: solo ora se ne riconosce l’importanza.

La rivoluzione dell’infanzia sarà l’ultima rivoluzione

Tale concezione parte la Montessori, in particolar modo con il passare dei decenni e con l’ampliarsi del suo successo su scala mondiale a sentirsi investita di una missione di palingenesi universale che assume toni decisamente religiosi: non si tratta di rendere l’educazione alquanto più efficace, alquanto più a misura del bambino ma di salvare l’umanità

Pertanto citazioni bibliche vengono continuamente interpretate in senso educativo.

Già nell’inaugurazione della prima " casa" a S. Lorenzo la Montessori si rivolse agli intervenuti citando Isaia." Sorgi, risplendi perché la tua luce è venuta e la gloria del Signore è con te.. Le tenebre copriranno la terra ma il signore risplenderà su di te…"

Concluse poi confrontando la "casa dei bambini" con una nuova Gerusalemme che moltiplicandosi tra il popolo avrebbe portato la luce dell’educazione.

Il peccato originale diviene il disconoscimento della natura del bambino fatto in sé non appariscente (come mangiare il frutto proibito) ma che pure porta tutti i mali nel mondo.

I bambini biblicamente sono " le stelle, che chiamate dissero: "Eccoci" e brillarono gioiosamente

Ma il bambino è anche l’ECCE HOMO" ;Egli attraversa la passione del Cristo: le sue manine, i suoi piedini sono fissati ai banchi come le mani e i piedi del Cristo trafitti dai chiodi sulla croce. La sua testa sanguina come per una corona di spine quando in essa con la violenza il maestro fa penetrare cose a lui estranee, i genitori sono come Pilato: se ne lavano le mani dicendo che così vuole la tradizione, così vuole la società.

Ma il bambino resuscita sempre, è l’eterno Messia che ritorna sempre fra gli uomini decaduti per portarli nel regno dei cieli.

E allora forse il brano montessoriano più significativo è la parafrasi del giudizio universale.

Si immagina che il cristo venga all’uomo sotto le sembianze di un bambino. Rivolto ai dannati egli dice:
"Ti ho amato, sono venuto a svegliarti la mattina e tu mi hai respinto
-ma quando mai o Signore , sei venuto a casa mia , al mattino e io ti ho respinto?

-Il figlio delle tue visceri che venne a chiamarti ero io. Colui che ti pregava di non lasciarlo ero io.

Insensati!. Era il messia che veniva a svegliarci ed a insegnarci l’amore!. E noi pensavamo che si trattava di capricci infantili e così perdemmo il nostro cuore."

Il tono profetico, escatologico e religioso permea profondamente tutte le opere di Montessori e non costituisce occasionali "esagerazioni" ma è pienamente coerente con tutto lo spirito che ha animato il suo pensiero.

 

ALCUNI PROBLEMI MONTESSORIANI

Su quasi tutti gli aspetti del pensiero della Montessori sono sorte delle questioni dibattute da oltre un cinquantennio in modo spesso acritico, accanito, totalizzante che solo negli ultimi anni hanno trovato una qualche composizione.

Riteniamo qui opportuno riferire brevemente su tre di esse che ci appaiono maggiormente significative; il problema della scientificità, l’educazione alla socialità e il disconoscimento della fantasia

PROBLEMA DELLA SCIENTIFICITA’

Come abbiamo varie volte accennato, il pensiero montessoriano viene generalmente collegato alla pedagogia scientifica.

Tuttavia va rilevato che tale accostamento è molto più apparente che reale.

A tal fine va innanzi tutto notato come la elaborazione del suo metodo completata intono al 1918 sia anteriore agli studi di psicologia eseguiti da Pieget, Wallon, Gesell e altri e che la psicologia scientifica di inizio secolo moveva i suoi primi passi incerti e restava ancorata sostanzialmente alla fisiologia e all’igiene.

Infatti la Montessori stessa ne denuncia i limiti. Ella afferma che occorre all’educatore, accanto allo spirito scientifico, uno spirito mistico e cioè quelli che chiameremmo comunemente doti di cuore ,di intuito, di dedizione.

Se poi si approfondisce il significato che ella attribuisce allo spirito scientifico ci accorgiamo che in realtà intende una capacità critica, un saper mettere in discussione il ruolo tradizionale del maestro.

Ella sente il bisogno di metodi di ricerca scientifica diversi da quelli in uso per la medicina e la biologia: tuttavia ella rimane sempre estranea alla metodologia di ricerca (metodi statistici, clinici, sperimentali) che si andava introducendo in psicologia.

Tutte le sua affermazioni fondamentali non hanno mai un avallo di tipo scientifico, non sono mai citati grafici, tabelle, esperimenti ma sono sempre e comunque giustificate e sostenuta da una esperienza molto ampia , estesa decenni che ricopre paesi diversi ma che rimane pur sempre esperienza comune e non risultato scientifico.

In qualche caso ci pare che la Montessori non comprende proprio il senso della ricerca scientifica; riferendo del noto esperimento del Piaget dell’oggetto nascosto pare non rendersi proprio conto che lo psicologo intendeva studiare la formazione della nozione comune di oggetto e interpreta il fatto come manifestazione del bisogno di ordine del bambino

In linea generale poi la Montessori sembra mettere in dubbio in toto i risultati scientifici perché essi descrivono il bambino deviato della nostra società e non quello vero che si manifesterebbe praticamente solo nelle scuole montessoriane.

A ciò si aggiunge lo spirito misticheggiante ,escatologico, assolutizzante che è quanto di più lontano si possa immaginare dallo spirito scientifico sempre cauto, critico, aperto alla falsificazione

Va comunque precisato che in seguito la Montessori riprese alcuni temi che la psicologia scientifica andava trattando.

In particolare il suo incontro più importante fu quello con la psicanalisi che interpretò come conferma della sua intuizione del bambino deviato.

Riprese anche ampiamente la teoria dei periodi sensitivi e dell’imprinting per giustificare la peculiarità dell’infanzia.

Ella invece non accettò la concezione del globalismo che invece nei programmi del 55 per la scuola elementare italiana ebbe grande risalto. Tale rifiuto permise ai critici di considerare Montessori come anti-scientifica . Attualmente questo motivo ha perso molta importanza per ridimensionamento del globalismo nelle teorie psicologiche moderne. Resta però il fatto che la Montessori sostenne che il bambino non coglie prima il tutto (visione sincretica secondo la terminologia del Decroly) ma coglie e sempre e solo un particolare definito. In Montessori tale affermazione resta però solo enunciata , sostenuta con il richiamo a ricordi personali ma non appare, come al solito, alcuna ombra di procedimento scientifico che lo attesti.

D’altra parte la Montessori sembra concepire in concreto spesso un procedimento globalistico come ad esempio nell’apprendimento della scrittura, del linguaggio, in generale nella concezione della "mente assorbente". Tutto ciò ha dato adito a una discussione decennale sulla "globalità" o meno della concezione montessoriana.

A noi pare veramente che il problema non sussista perché nella Montessori manca proprio la consapevolezza di una tale problematicità.

EDUCAZIONE ALLA SOCIALITA’

L’accusa forse più ricorrente al metodo montessoriano è quella di non aver dato sufficiente risalto all’educazione alla socialità. In particolare, viene fatto il confronto con il metodo Agazzi: in questo la vita si svolge tutta in un ambito sociale, vi è un ampio spazio psicologico collettivo, i più grandi hanno in cura i più piccoli. Nel metodo di Montessori il fatto stesso dell’isolamento del bambino nell’esercizio del materiale restringe gli spazi sociali, riduce tutta la educazione a regole di buona educazione, a cortesia formale, a rispetti di turni.,

In effetti però la Montessori respinge tali accuse sostanzialmente affermando che l’ambiente sereno, non competitivo delle sue scuole prepara una vera socialità.

Rousseau ritenne che Emilio avesse una educazione sociale molto efficace pure vivendo nell’isolamento perché restava immune dai vizi trasmessi dalla società: analogamente Montessori ritiene che la fonte di tutte le cattiverie umane derivi dall’incomprensione, dall’oppressione dell’infanzia, superata la quale una socialità vera e profonda si svilupperà naturalmente.

Montessori parla anche di una società per coesione propria dei bambini diversa da quella dell’adulto, non strutturata formalmente ma sentita vivamente secondo "vincoli misteriosi". Fa inoltre l’esempio del cotone che prima di essere filato deve prima essere sgrossato : così occorre che il bambino prima sia preparato per poter poi in seguito far parte di una società organizzata. Torna quindi il motivo comune che non si impara facendo, ma preparandosi a fare. D’altra parte nelle scuole montessoriane, particolarmente in quelle più ampie non mancano efficaci forme di vita sociale: vi sono bambini di età diverse e naturalmente i più grandi sono di aiuto ai più piccoli.

Spesso poi non vi sono vere e proprie pareti divisorie ma solo pannelli che non è proibito superare: un bambino di tre anni può anche mettersi insieme a bambini di otto anni: si accorgerà presto che non è in grado di stare al loro lavoro e tornerà tra i suoi coetanei.

In conclusione noteremmo poi che il problema della socialità non assume poi nei bambini di età prescolastica la stessa importanza della scuola elementare in quanto psicologicamente il bambino ben difficilmente è in grado di accettare l’altro in quanto tale e spesso la socialità è solo apparente: il bambino sembra che giochi con l’altro ma in realtà gioca accanto all’altro (gioco parallelo)

DISCONOSCIMENTO DELLA FANTASIA

Come abbiamo mostrato, Montessori sembra proprio bandire una "crociata" contro la fantasia e suoi aspetti più comuni: le favole, i giochi i giocattoli, contro tutto quello che con termine moderno noi chiameremmo "creatività"; indubbiamente questo è l’aspetto più sconvolgente del suo pensiero in quanto sia comunemente che da parte della totalità dei pedagogisti, il gioco, la favola sono considerati aspetti peculiari della infanzia e quindi il rispetto di essa va di pari passo con la loro esaltazione

La negazione della Montessori non è però certo una svista ; ella è ben consapevole , è coerente con le premesse del suo pensiero. Secondo la sua concezione della conoscenza di chiara ispirazione positivistica la conoscenza è essenzialmente la capacità di usare i sensi. Conseguentemente tutto ciò che ci allontana dalla "verità effettiva" dei fatti è errore, è patologico.

Certamente questo è l’aspetto del pensiero montessoriano chiaramente meno accettabile. Liberatoci ormai dalla ossessione positivistica del "fatto" come qualcosa di dato, di definitivamente acquisito, la moderna concezione della conoscenza in generale e della scienza in particolare mette l’accento non già su fatti la cui esistenza "grezza" viene chiaramente negata ma sulle interpretazioni, sulle ipotesi . Appare chiaro che la molla della scienza è nella capacità di dare ad essi un significato . Scienziati, poeti, filosofi, in realtà sono tutti caratterizzati dal fatto che vedono le stesse cose degli altri ma in modo diverso dagli altri. La consapevolezza di ciò ha portato la moderna psicologia a dare importanza fondamentale alla creatività

 

STORIA DELLA CRITICA

Il pensiero della Montessori è stato un momento essenziale della pedagogia del Novecento e non solo in quelle specifica della prima infanzia.

Il suo carattere totalizzante che abbiamo prima messo in luce, se ha portato a adesioni entusiastiche e senza riserve si è risolto sul piano della critica pedagogica spesso a stroncature altrettanto decise e critiche radicali. Solo in tempi più recenti il discorso ha assunto toni più pacati.

In fondo l’opera motessoriana ha avuto per mezzo secolo un carattere religioso che non permetteva mezzi termini.

Va anche notato che la Montessori, pur essendo l’unica pedagogista italiana di statura internazionale non fu mai accetta nel mondo accademico e pedagogico italiano.

Essa fu avversata nel clima neo-idealistico dell’Italia fra le due guerre e poi dal prevalere del pensiero cattolico e marxista.

In genere ostili furono anche se con alcune significative eccezioni anche gli esponenti dell’attivismo pedagogico.

Critiche più positive vennero invece generalmente dalle correnti pedagogiche maggiormente sensibile alle esigenze della pedagogia scientifica. e soprattutto in tempi più recenti, negli anni settanta dalle correnti ispirate allo strutturalismo pedagogico

Accenniamo agli autori che ci sembrano i più significativi.

LOMABARDO-RADICE: il suo giudizio, formulato negli anni venti pesò molto negativamente sulla fortuna italiana della Montessori che, infatti, ottenne riconoscimenti soprattutto all’estero dove pubblicò in lingue straniere molte delle sue opere.

Egli considerò positivamente della Montessori soltanto l’appello alla spontaneità: è per tutto il resto la forma se non la sostanza positivistica della Montessori era assolutamente all’opposto della concezione neo-idealistica del Lombardo-Radice.

FERRIERE: ebbe sempre profonda stima e grande ammirazione per la Montessori: ma, obbiettivamente, va anche notato che il Ferriere accettò ogni esperienza di scuola non tradizionale senza troppe distinzioni.

DEWEY invece giudicò con molta severità l’opera della Montessori: ritenne che la libertà di cui tanto parlava la Montessori era più evidente che reale in quanto alla tirannia del maestro si sostituiva la coercizione ben più efficace dell’ambiente scrupolosamente e minuziosamente controllato dalla maestra. Soprattutto il Dewey coglieva la profonda differenza dell’attivismo dalla Montessori in quanto la seconda isolava il bambino dalla realtà vera circostante laddove il primo si poneva soprattutto come superamento dello scarto fra scuola e società, poggiava sull’assunto che il pensiero vero poteva nascere solo da situazioni vere : la Montessori invece un terrore della "materia grezza". Giudicava inoltre assolutamente carente l’educazione sociale delle scuole montessoriane.

BOSCHETT-ALBERTI prese anche ispirazione dalla Montessori. Non giudicò però il suo metodo come qualcosa da accettare o rifiutare in toto sperimentando che il fenomeno della "concentrazione" montessoriano poteva manifestarsi anche con materiali e ambienti diversi di quello montessoriano. La sua "scuola Serena" di Agno in effetti coniugava il clima proprio della scuola Montessoriana con una aderenza a un ambiente "reale".
Ci pare però che questa strada non sia stata battuta da altri.

CODIGNOLA. Dava un giudizio estremamente negativo; i bambini Montessoriani gli apparivano degli "omaccioni", non bambini reali come non reale ma puramente artificioso e privo di vita gli appariva tutto l’ambiente fatto per soffocare lo spontaneo fiorire dell’infanzia.

WALLON: dal punto di vista psicologico osservava che la crisi di contrapposizione fra bambino e adulto fosse un fatto "fisiologico" e pertanto una tensione positiva, produttrice che il metodo della Montessori tendeva invece a soffocare completamente .

NEWMAN nota invece una incoerenza profonda fra i mezzi, i metodi Montessoriani che sono essenzialmente materialistici e la concezione spiritualistica che ella invece proclama continuamente. Non vede come gli alti valori etici possano essere raggiunti semplicemente con esercizi psicomotori.

HESSEN riprende anche su un piano psicologico la mancanza di gioco che la Montessori decisamente ed inequivocabilmente negò ritenendo che il lavoro con il suo materiale fosse l’unica attività veramente adatta ai bambini. Sul piano propriamente pedagogico lo Hessen ritenne poi che la educazione Montessoriana fosse intrinsecamente autoritaria in quanto costringe larvatamente il bambino, manipolando l’ambiente.

PSICANALISI. Vi è un richiamo continuo della Montessori alla psicanalisi. Mentre però questa parla di una regressione di carattere eminentemente sessuale legata sostanzialmente al complesso di Edipo, la Montessori non accetta questa tali motivazioni. Ritiene però analogamente alla psicanalisi che il bambino nella società sia "deviato" ma per un generale disconoscimento delle sue capacità. Ritiene inoltre che la psicanalisi tende a curare i malati mentre il suo metodo si rivolge a tutti.

Il MARXISMO in generale non può condividere l’idea che la scuola possa modificare la realtà, possa essere la soluzione dei mali dell’umanità. Chiaramente la scuola è parte della società, precisamente ne è una sovrastruttura fondamentale. Essa non può cambiare la società ma è la società che cambia la scuola o almeno la scuola cambia insieme alla società nella rivoluzione.

L’ACCADEMIE DELLE SCIENZE di Mosca in un’opera di testo per le scuole sovietiche tradotto negli anni Sessanta in Italia rivolgeva accuse che anche ai maggiori detrattori della Montessori sembrarono assolutamente faziose ed esagerate. La Montessori tenderebbe ad evitare la socializzazione per combattere la coscienza di classe, le lezioni del silenzio preparerebbero alla passività del proletariato, l’esercizio sensoriale avrebbe il fine di preparare gli operai alla catena di montaggio.

La PADAGOGIA LIBERTARIA occidentale di ispirazione marxista fu comunque generalmente ostile alla Montessori la cui pedagogia appariva essenzialmente una pedagogia borghese e tradizionalista.

MAZZETTI invece, ance se di ispirazione marxista fu il pedagogista italiano che maggiormente, sia pure criticamente, valutò positivamente la concezione montessoriani. Per quanto attiene al disconoscimento del gioco, il Mazzetti elaborò il concetto di gioco-lavoro: in effetti per il bambino non vi è distinzione fra l’uno e l’altro: la sua attività è fine a se stessa o, meglio, ha il fine di sviluppare la sua attività, la sua personalità e non un fine immediato esterno (come affermava Montessori). L’adulto cammina per andare in qualche posto ma il bambino cammina per camminare, o meglio per imparare a camminare: pertanto l’attività Montessoriana non può essere contrapposto al gioco, ne è un aspetto.

Soprattutto il Mazzetti vede nella Montessori un collegamento tra la liberazione del bambino e quello della donna, del proletariato dell‘emarginato, del diverso in genere. Il messaggio della Montessori quindi è considerato un messaggio di liberazione generale della società letto alla luce di un marxismo umanista. Tale interpretazione però rimane isolata, non pare aver avuto significative convergenze.

DE BARTOLOMEIS esponente di una pedagogia laica ispirata alla scienza valuta anche egli positivamente la Montessori per quanto attiene ai principi all’esigenza cioè di una pedagogia che trovi le sue basi nella scienza. Ritiene però che i metodi , i mezzi usati siano inadeguati

Anche severi furono i giudizi di ambiente cattolico.

CASOTTI ritenne in genere buoni i mezzi particolari adottati dalla Montessori. Ma inadeguata la concezione generale dell’uomo e della educazione: Applica cosi alla Montessori lo stesso metro di giudizio proprio del personalismo sull’attivismo in generale.

ALDO AGAZZI fu invece chiaramente ed inequivocabilmente ostile alla Montessori contrapponendola continuamente alle sorelle Agazzi a tutto vantaggio di queste ultime. Le sorelle Agazzi infatti hanno dato risposta valide ai principali problemi posti dalla pedagogia moderna mentre la Montessori rimane artificiosa: vede il metodo Agazzi nato nella scuola viva mentre quello Montessoriano scaturente dal laboratorio dove "si sta con il camice bianco" Sfugge quindi alla Montessori tutta la ricchezza dell’infanzia che verrebbe ridotta a un’inconcludente schematismo.

CORALLO da un giudizio ancora più totalmente negativo. La Montessori muove dallo scientismo e non dalla scienza. il primo infatti è degenerazione della seconda perché ha la pretesa di conoscere già tutto immediatamente mentre la seconda è sempre aperta e problematica, si fonda proprio sulla possibilità dell’errore.

La Montessori ha infatti assolutizzato dei risultati senza alcun approfondimento scientifico , sembra ignorare proprio il carattere saliente della problematicità scientifica. Inoltre ritiene che il fatto che la Montessori sia partita dai deficienti ha fatto si che ha ignorato i valori più alti della personalità rimanendo prigioniera del concetto della prevalenza della motricità che può essere valido per i deficienti ma risulta inadeguato per i normali.

COGNITIVISMO: ha rivalutato almeno parzialmente la metodologia Montessoriana Essi infatti accusano l’attivismo di spontaneismo e rivalutano l’importanza di una educazione che faccia apprendere in modo ordinato e graduato le strutture mentali relative a ogni campo. Nei nostri programmi scolastici si parla infatti spesso di alfabetizzazione culturale. Ora la Montessori è precisamente su questa linea insegnando ai bambini l’uso esatto e perfetto degli schemi motori e sensoriali.

Chiaramente pero il cognitivismo non ritiene che bastino gli schemi motori a creare la base di tutta la personalità : essi sono soltanto la prima parte la base dell’educazione. Se il loro apprendimento è necessario, certamente non risolverà il problema educativo come invece la Montessori sostanzialmente rivendicava.

Giovanni De Sio Cesari
( www.giovannidesio.it )

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«La scuola è quell'esilio in cui l'adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.» Maria Montessori

 

VEDI ANCHE
"IL PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE NELLA SCUOLA" > >

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