MASSIME, PENSIERI, FRASI LAPIDARIE DI
BENITO MUSSOLINI


( dire che erano irrazionali quelle di ieri può essere anche vero, purchè non si dimentichi che il "popolo" e gli "intellettuali" di allora (tanti) applaudivano il "formidabile oratore" così come applaudono quelli di oggi al varco del giudizio di domani )

* * *

« Il Fascismo è tutto il popolo italiano»
(Dal discorso pronunciato dal Palazzo Municipale di Vercelli, il 28 Settembre 1925). - V, 136.


"Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di essere sovrano.
(Da "Dottrina del fascismo" e S.e D., vol. VIII, pag 79-80)

il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa
dove cominci esattamente, né dove finisca.
L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più, delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna.
I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale"

(Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.109)

Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione. Vi immaginate voi una guerra proclamata per referendum? Il referendum va benissimo quando si tratta di scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del villaggio, ma quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo stesso.
(Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.110).

Regimi esclusivamente consensuali non sono mai esistiti, non esistono, non esisteranno mai.
(Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.109).

"Quando mancasse il consenso, c'è la forza. Per tutti i provvedimenti anche i più duri che il Governo prenderà , metteremo i cittadini davanti a questo dilemma: o accettarli per alto spirito di patriottismo o subirli".
(Disc. Risposta al Ministero delle Finanze, 7 marzo 1923 - S. e D., vol III, pag 82

I tempi incominciavano già a farsi maturi per una nuova Europa e l'Italia non poteva lasciarsi attardare in altre vane logomachie diplomatiche. Di lì a qualche tempo, una cosa potrà ormai considerarsi come decisa se una nuova barricata dovrà, un giorno, levarsi in Europa, il posto dell'Italia è già scelto dall'altra parte di essa.
(Quaderni dell'Ist. Naz. di Cultura Fascista. - N.VI, pag 7)

« La stampa più libera del mondo intero é la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; é libero perché, nell'ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione. »
(Dalle parole rivolte ai giornalisti, a Palazzo Chigi, il 10 Ottobre 1928). - VI, 250 e 251.

«Non possiamo dare la libertà a coloro che ne approfitterebbero per assassinarci. »
(Dal discorso alla " Sciesa „ di Milano, pronunciato il 4 Ottobre 1922). -- Il, 333.

« Il Governo si considera come lo stato maggiore della Nazione che si affatica nell'opera civile della pace. Il Governo é insonne perché non permette che i cittadini siano dei poltroni; il Governo é duro perché considera che nello Stato non abbiano diritto di cittadinanza i nemici dello Stato; il Governo é inflessibile, perché sente che in questi tempi di ferro solo le volontà inflessibili possono marciare. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, il 28 ottobre 1925). -- V, 164 e 165.


L'individuo tende ad evadere continuamente. Tende a disubbidire alle leggi, a non pagare i tributi, a non fare la guerra. Pochi sono coloro - eroi o santi - che sacrificano il proprio io sull'altare dello Stato. Tutti gli altri sono in stato di rivolta potenziale contro lo Stato.
(Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D., vol. IV, pag.109)

"Voi sapete che io non adoro la nuova divinità: la massa. E' una creazione della democrazia e del socialismo. Soltanto perchè sono molti debbono avere ragione?. Niente affatto. Si verifica spesso l'opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione.
(Intervista rilasciata a Ludwig, 1928, pag 197)

« Nel segno del Littorio, noi abbiamo vinto. Nel segno del Littorio, noi vinceremo domani. »
(Dal discorso pronunciato a Bari, il 6 Settembre 1934). - IX, 126.


«Bisogna accostarsi alla guerra con purità di pensieri e di opere. »
(Dall'articolo « Battisti pubblicato sul Popolo d'Italia del 12 Luglio 1917). - 1, 256.

« Non esaltiamo la guerra per la guerra, come non esaltiamo la pace per la pace. »
(Dal discorso pronunciato all'Augusteo di Roma, il 9 Novembre 1921). - II, 202.

« Non possiamo accettare la morale umanitaria, la morale tolstoiana, la morale degli schiavi. Noi, in tempi di guerra, adottiamo la formula socratica: superare nel bene gli amici, superare nel male i nemici. »
(Dal discorso pronunciato alla " Sciesa ,, di Milano, il 4 Ottobre 1922). - II, 328.

« Tra i popoli, nonostante le predicazioni, nonostante gli idealismi, ci sono dei dati di fatto che si chiamano razza, che si chiamano sviluppo, che si chiamano grandezza e decadenza dei popoli, e che conducono a dei contrasti, i quali spesso si risolvono attraverso la forza delle armi. »
(Dalle dichiarazioni fatte al Parlamento, il 6 Febbraio 1923). - III, 54.

« Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla. »
(Dall'articolo scritto per la voce . Fascismo , dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 77.

«La storia ci dice che la guerra é il fenomeno che accompagna lo sviluppo dell'umanità. Forse é il destino tragico che pesa su l'uomo. La guerra sta all'uomo, come la maternità alla donna. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 26 Maggio 1934). - IX, 98.

" Non bisogna essere preparati alla guerra domani, ma oggi."
(Dal Gran Rapporto tenuto ai Tre Poggioli, il 25 Agosto 1934). - IX, 114.

« La guerra che va dal 3 Ottobre al 5 Maggio può di pieno diritto dirsi " fascista „ perché é stata condotta e vinta coll'animo del Fascismo: rapidità, decisione, spirito di sacrificio, coraggio e resistenza oltre i limiti umani. »
(Dalla prefazione al libro, Guerra d'Etiopia, del Maresciallo P. Badoglio). - XI, 14.

«Il Fascismo non conosce idoli, non adora feticci: é già passato e, se sarà necessario, tornerà ancora tranquillamente a passare sul corpo più o meno decomposto della Dea Libertà. »
(Dall'articolo . Forza e Consenso, pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III, 79.

« Se si vuole chiarire l'atmosfera europea, bisogna in primo luogo fare tabula rasa di tutte le illusioni, di tutti i luoghi comuni, di tutte le menzogne convenzionali che costituiscono ancora i relitti del grande naufragio delle ideologie Wilsoniane. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, l' 11 Novembre 1936). - X, 201.

« Chi non è con noi è contro di noi. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Roma, il 24 Marzo 1924). - IV, 81.

« O Fascismo o antifascismo. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Rema, il 24 Marzo 1924). - IV, 81.

« Noi marceremo con passo sicuro e romano verso le mete infallibili.»
(Dal discorso pronunciato a Perugia, il 30 Ottobre 1923). - 111, 239.


«Agite con me, collaborate con me per dare agl'Italiani il senso gioioso, eroico e umano della vita. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Roma, il 24 Marzo 1924). - IV, 82.

«Periscano tutte le fazioni, ma sia grande, sia rispettata la Patria italiana. »
(Dal discorso pronunciato dal balcone di Palazzo Chigi, il 10 Aprile 1924). - IV, 87.

« Guai a coloro che volessero fermare nel suo fatale cammino la generazione che ha assunto nelle trincee i suoi privilegi di nobiltà, i suoi titoli di grandezza l Indietro non si torna ! »
(Dal discorso pronunciato al Politeama Fiorentino di Firenze, il 26 Aprile 1924). - IV, 99 e 100.

« Per la causa della Rivoluzione fascista, siamo pronti a vivere, pronti a combattere e pronti a morire. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza del Duomo di Milano, il 28 Ottobre 1924). - IV, 329.

« Si tiene duro e si dura. »
(Dal discorso pronunciato al Gran Consiglio, del 12 Febbraio 1925). - V, 19.

« Noi vogliamo che l'Italia sia grande, sia sicura, sia temuta ! »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 24 Maggio 1925). - V, 84.

« Il Fascismo, consacrato dal sangue dei nostri Martiri, è invitto e invincibile. »
(Dalle parole rivolte ai Sindaci d'Italia a Palazzo Chigi, 1'8 Giugno 1925). - V, 108.

«Bisogna essere di qua o di là. »
(Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 115

«Tutto il potere a tutto il Fascismo ! »
(Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 117.

« La bandiera della Rivoluzione fascista è affidata alle mie mani. »
(Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 118.

« Vivere è la lotta, il rischio, la tenacia. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, l'11 Dicembre 1925). - V, 239.

« L'Italia fascista può, se sarà necessario, portare oltre il suo tricolore. Abbassarlo mai ! »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 5 Febbraio 1926). - V, 269
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« Quando spara il cannone è veramente la voce della Patria che tuona. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Littorio, il 7 Aprile 1926). - V, 312
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« Fermarsi significa retrocedere. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza De Fer rari di Genova, il 24 Maggio 1926). - V, 342.

« Io vi porterò sempre più in alto, sempre più avanti. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza del Politeama Ariosto di Reggio Emilia, il 30 Ottobre 1926) -- V, 455.

« Unica è la fede: l'amore di Patria; unica è la volontà: fare grande il popolo italiano. »
(Dal discorso pronunciato a Villa Glori, il 30 Ottobre 1927). - VI, 109.

«Stiamo penetrando in ambienti e in fortilizi che parevano chiusi alle nostre conquiste: soprattutto stiamo penetrando nelle anime. »
(Dal discorso pronunciato al III Congresso dei Sindacati Fascisti in Roma, il 7 Maggio 1928). - VI, 163.

«L'Italia è fascista e il Fascismo è l'Italia. »
(Dal discorso pronunciato alla I Assemblea Quinquennale del Regime in Roma, il 10 Marzo 1929). - VII, 27.

« Le mie parole vengono dopo i fatti.»
(Dal discorso pronunciato all'Assemblea del P.N.F. in Roma, il 14 Settembre 1929). - VII, 127.

«Noi siamo un popolo che sale. »
(Dal discorso pronunciato al Congresso dei Mutilati in Roma, il 4 Novembre 1929). - VII, 164.

« Un secolo intero ci appartiene. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza della Signoria di Firenze, il 17 Maggio 1930). - VII, 204.

« O l'amicizia preziosa o l'ostilità durissima. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza della Signoria di Firenze, il 17 Maggio 1930). - VII, 206.

« Noi siamo contro la vita comoda !»
(Dalla nota VI dell'articolo scritto per la voce . Fascismo' dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 91.

« Si rinnovano gli istituti, si redime la terra, si fondano le città. »
(Dal discorso per lo Stato Corporativo, pronunciato a Roma, il 14 Novembre 1933). - VIII, 273.

« Il credo fascista è un credo eroico, nella forza della volontà umana, intelligente e operante. »
(Da un articolo scritto per i giornali dell'Universal Seroice e riprodotto sul Popolo d'Italia del 2 Gennaio 1934). - IX, 8.

« Il credo del fascista è l'eroismo, quello del borghese l'egoismo. »
(Dal discorso pronunciato alla II Assemblea Quinquennale del Regime In Roma, il 18 Marzo 1934). - IX, 43.

« Solo Iddio può piegare la volontà fascista, gli uomini e le cose mai. »
(Dal discorso pronunciato a Roma, premiandosi gli agricoltori per l'XI Vittoria del Grano, il 3 Dicembre 1934). - IX, 151.

«E': l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende. E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori.»
(Dal discorso pronunciato per l'inaugurazione della Provincia di Littoria, il 18 Dicembre 1934). - IX, 154.

« A coloro che pretenderebbero di fermarci con carte o parole, noi risponderemo col motto eroico delle prime squadre d'azione ed andremo contro chiunque, di qualsiasi colore, tentasse di traversarci la strada. »
(Dal discorso pronunciato a Eboli, il 6 Luglio 1935). - IX, 198.

«Noi tireremo diritto. »
(Parole pronunciate dal balcone di Palazzo Venezia, l'8 Settembre 1935). - IX, 215.

« Nessuno pensi di piegarci senza avere prima duramente combattuto. »
(Dal Discorso della Mobilitazione, pronunciato il 2 Ottobre 1935). - IX, 219.

« Chi ha del ferro ha del pane; ma quando il ferro è ben temprato trova, probabilmente, anche l'oro. »
(Parole pronunciate all'Ateneo di Bologna, il 25 Ottobre 1936). - X, 189.


«Noi siamo gli imbalsamatori di un passato, siamo gli anticipatori di un avvenire. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, il 1 o Novembre 1936). - X, 208.

« I popoli che non amano portare le proprie armi finiscono per portare le armi degli altri. »
(Dal discorso pronunciato a Messina, il lo Agosto 1937). - XI, 129.

« Roma doma.»
(Dalle parole rivolte ai Giovani Fascisti in Roma, il 5 Settembre 1937). - XI, 147.

«L'Italia ha una volontà sola, un'anima dura e marcia diritto. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 16 Marzo 1938). - XI, 228.

«Tutte le frontiere, e le metropolitane e le coloniali, sono indistintamente sacre, devono essere vigilate e difese contro qualsiasi, anche potenziale minaccia. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 25 Maggio 1935). - IX, 191.

« Per noi fascisti le frontiere, tutte le frontiere, sono sacre. Non si discutono: si difendono. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 16 Marzo 1938). - XI, 228.

« Noi siamo sicuri del nostro futuro, perchè a questo scopo affiniamo tutte le energie, organizziamo tutte le forze, perchè non ci faremo mai sorprendere dagli avvenimenti. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza del Duomo di Milano, il 24 Maggio 1930). - VII, 210.

« Più che guardare al passato siamo sempre intenti verso il futuro. »
(Dal discorso pronunciato dal balcone del Palazzo Comunale di Littoria, il 19 Dicembre 1932). - Vili, 147.


« Un gagliardetto non è un semplice pezzo di stoffa: un gagliardetto è un'anima, un gagliardetto è un ideale. »
(Dal discorso pronunciato alla Casa della Gente di Mare in Genova, il 24 Maggio 1926). - V, 338.

« La vera, la sovrana grandezza di Garibaldi è in quel suo carattere di Eroe nazionale nato dal popolo e, in pace e in guerra, sempre rimasto col popolo. Le guerriglie d'America non sono che un preludio. Digione un epilogo. Fra i due periodi giganteggia Garibaldi che ha un solo pensiero, un solo programma, una sola fede: "L'Italia ". »
(Dal discorso pronunciato sul Gianicolo, il 4 Giugno 1932). - VIII, 60 e 61.

« Il garibaldinismo è nello spirito con cui si affrontano i disagi della guerra, e nella volontà disperata di vincere per cui si va " alla morte „ come " allo splendido convito „ della canzone leopardiana. »
(Dall'articolo , Torna, torna Garibaldi , pubblicato sul Popolo d'Italia del 2 Febbraio 1918). - 1, 302.

« Noi creeremo, attraverso un'opera di selezione ostinata e tenace, la nuova generazione. »
(Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 117.

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Roma, costituì una delle forze che iniziarono la Rivoluzione. »
(Dalle parole rivolte agli operai del Porto di Genova, al Palazzo del Viminale, il 7 Gennaio 1923). - III, 45.

«Genova insieme con Roma e con Milano ha il vanto di aver dato il tracollo alla bilancia, di avere fugato la viltà dei governi inetti e inefficienti e di aver spinto il popolo verso la prova suprema. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza De Ferraci di Genova, il 24 Maggio 1926). - V, 339.

«Voglio che Genova si slanci verso l'avvenire con l'impeto con cui Balilla lanciò il suo sasso.»
(Dal discorso pronunciato nella Piazza De Ferrari di Genova, il 24 Maggio 1926). - V, 343.

« La nostra Genova deve compiere e compirà un nuovo poderoso balzo verso il suo più grande futuro. »
(Dal discorso pronunciato a Genova, il 14 Maggio 1938). - XI, 288.

« Camerati Genovesi: l'Italia fascista vi segue e vi onora perché sa di poter contare sul vostro coraggio, sul vostro spirito di iniziativa, sul vostro non mai smentito patriottismo e sulla vostra tenacia veramente ligure, più dura delle rocce che voi avete frantumato per allargare il respiro della vostra città, più paziente delle lunghe navigazioni alla vela. »
(Dal discorso pronunciato a Genova, il 14 Maggio 1938). - XI, 288.

« Il gerarca deve avere in sé, moltiplicate, quelle virtù che egli esige dai gregari. »
(Dal discorso pronunciato al Foro Mussolini, il 28 Ottobre 1937). - XI, 171.

«Non é gerarca colui che non sa scendere in mezzo al popolo per raccoglierne i sentimenti e interpretarne i bisogni. »
(Dal discorso pronunciato al Foro Mussolini, il 28 Ottobre 1937). - XI, 171.

« Chi dice gerarchia dice scale di valori umani; chi dice , scale di valori umani, dice scale di responsabilità è doveri; chi dice gerarchia dice disciplina. »
(Dallo scritto, Breve preludio', pubblicato sul numero del Gennaio 1922 di Gerarchia). - II, 235.

« La storia ci offre un panorama di gerarchie che nascono, vivono, si trasformano, declinano, muoiono. Si tratta di conservare i valori delle gerarchie che non hanno esaurito il loro compito; si tratta di innestare nel tronco di talune gerarchie elementi nuovi di vita; si tratta di preparare l'avvento di nuove gerarchie. È in questo modo che si salda l'anello fra passato e avvenire.»
(Dallo scritto, Breve preludio,, pubblicato sul numero del Gennaio 1922 di Gerarchia). - II, 235.

« Lo Stato é, alle sue origini, un sistema di gerarchie. »
(Dall'articolo . Stato, anti-Stato e Fascismo ', pubblicato sul numero del Giugno 1922 di Gerarchia). - Il, 292.

« Perché le gerarchie non siano categorie morte, é necessario che esse fluiscano in una sintesi, che convergano tutte ad uno scopo, che abbiano una loro anima, che si assomma nell'anima collettiva, per cui lo Stato deve esprimersi nella parte più eletta di una data società e deve essere guida delle altre classi minori. »
(Dall'articolo , Stato, anti-Stato e Fascismo ., pubblicato sul numero del Giugno 1922 di Gerarchia). - II, 293.

«La storia degli Stati, dal tramonto dell'Impero romano al crollo della dinastia Capetingia, al declinare malinconico della Repubblica veneta, é tutto un nascere, cresce, morire di gerarchie. »
(Dall'articolo . Stato, anti-Stato e Fascismo ', pubblicato sul numero del Giugno 1922 di Gerarchia). - II, 293.

«Nella silenziosa coordinazione di tutte le forze, sotto gli ordini di uno solo, é il segreto perenne di ogni vittoria. »
(Dall'articolo . Elogio ai gregari , pubblicato nel numero del Febbraio 1925 di Gerarchia). - V, 29.

«Una politica veramente europea e diretta al mantenimento della pace non si può fare senza la Germania, e, peggio ancora, contro la Germania. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, il 7 Giugno 1933). - VIII, 208 e 209.

«L'Italia fascista guarda l'eroica Nazione nipponica con vivo e profondo senso di simpatia, e segue con la più sincera ammirazione la costante ascesa dell'Impero del Sol Levante verso i suoi immancabili destini di gloria e di prosperità. »
(Dal messaggio inviato al Primo Ministro giapponese, il 20 Marzo, 1938). - XI, 233.

« Il giornalismo é il parlamento quotidiano, la tribuna quotidiana, dove uomini venuti dall'università, dalle scienze, dall'industria, dalla vita vissuta vi sviscerano i problemi con una competenza che si trova assai difficilmente sui banchi del Parlamento. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, l'8 Giugno 1923). - III, 146 e 147.

« Il giornalismo é una scuola di vita. »
(Dalle parole rivolte ai giornalisti al Cova di Milano, il 27 Ottobre 1923). - III, 221.

« Desidero che il giornalismo si renda conto delle necessità storiche, di certe ineluttabilità storiche; desidero che il giornalismo collabori con la Nazione. »
(Dalle parole rivolte ai giornalisti al Cova di Milano, il 27 Ottobre 1923). - III, 222.

«Se si vuole, come si vuole, che il giornalismo sia una missione, ebbene, ogni missione é accompagnata irrevocabilmente da un senso altissimo di responsabilità. Al di fuori di qui non c'é missione, ma c'é mestiere. »
(Dal discorso pronunciato al Congresso del Sindacato Nazionale della Stampa in Roma, il 27 Gennaio 1924). - IV, 28.
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«Il giornalismo italiano fascista deve sempre più nettamente differenziarsi dal giornalismo degli altri paesi, fino a costituire, non soltanto per la bandiera che difende, la risoluta, visibile e radicalissima antitesi. »
(Dalle parole rivolte ai giornalisti, a Palazzo Chigi, il 10 Ottobre 1928). - VI, 251.

«La funzione della stampa sia una funzione di combattimento, per il quale le intelligenze devono essere preparate e guidate unicamente da una incrollabile fede che sola può vincere qualunque ostacolo e qualsiasi difficoltà. »
(Dalle parole rivolte ai giornalisti a Palazzo Venezia, l'8 Maggio 1937). - XI, 93 e 94.

« In Italia, a differenza di altri Paesi, il giornalismo, più che professione o mestiere, diventa missione di una importanza grande e delicata, poiché nell'età contemporanea, dopo la scuola che istruisce le generazioni che montano, é il giornale che circola fra le masse e vi svolge la sua opera di informazione e di formazione. »
(Dalle parole rivolte ai giornalisti, a Palazzo Chigi, il 10 Ottobre 1928). - VI, 250.

« I giornalisti debbono essere moralmente e tecnicamente preparati.»'
(Dalle parole rivolte ai giornalisti, a Palazzo Chigi, il 10 Ottobre 1928). - VI, 250.

« A voi, giovani d'Italia; giovani delle officine e degli Atenei; giovani d'anni e giovani di spirito; giovani che appartenete alla generazione cui il destino ha commesso di "fare" la storia ; é a voi che io lancio il mio grido augurale."
(Dall'articolo, Audacia », pubblicato sul Popolo d'Italia del 15 Novembre 1914). - I, 10.

« La forza e la passione dei giovani contemperata dalla saggezza delle lunghe esperienze vissute, é destinata a formare la tempra nuova e necessaria dell'anima italiana. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, il 22 Dicembre 1928). - VI, 288.

Il problema dei giovani si pone da sé. Lo pone la vita, la quale ha le sue stagioni, come la natura.»
(Dal discorso pronunciato in Piazza Venezia, il 17 Ottobre 1932). - Vili, 120.

« Noi vogliamo che i giovani raccolgano la nostra fiaccola, si infiammino della nostra fede e siano pronti e decisi a continuare la nostra fatica. »
(Dal discorso pronunciato in Piazza Venezia, il 17 Ottobre 1932). - VIII, 121.

«La giovinezza é un dono divino, che però la maturità consapevole degli anziani deve salvaguardare dalle insensate dissipazioni e dalle malcerte precocità. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, il 22 Dicembre 1928). - VI, 288.

«La giustizia senza la forza sarebbe una parola priva di significato, ma la forza senza la giustizia non può e non deve essere la nostra formula di governo. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 9 Dicembre 1928). - VI, 285.

« Roma é forte, ma giusta; e, mentre punisce i trasgressori delle sue leggi, premia coloro che sono stati fedeli."
(Dalle parole rivolte al Sultano del Gimma, a Palazzo Venezia, l'8 Aprile 1938). - XI, 251.

« L'obbiettivo della nostra marcia sul terreno economico é la realizzazione di una più alta giustizia sociale per il popolo italiano. »
(Dal discorso pronunciato a Bari, il 6 Settembre 1934). - IX, 125.

«Che cosa significa più alta giustizia sociale? Significa il lavoro garantito, il salario equo, la casa decorosa; significa la possibilità di evolversi e di migliorarsi incessantemente. Significa che gli operai, i lavoratori, devono entrare sempre più intimamente a conoscere il processo produttivo e a partecipare alla sua necessaria disciplina. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, il 6 Ottobre 1934). - IX, 129.

«La scienza moderna é riuscita a moltiplicare le possibilità della ricchezza; la scienza, controllata e pungolata dalla volontà dello Stato, deve risolvere l'altro problema: il problema della distribuzione della ricchezza in modo che non si verifichi più l'evento illogico, paradossale ed al tempo stesso crudele, della miseria in mezzo all'abbondanza. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, il 6 Ottobre 1934). - IX, 130.

«In Goethe sono riunite le migliori doti dell'anima, della cultura e della civiltà del popolo tedesco. Egli personifica la espressione più alta dello spirito tedesco. »
(Dal discorso pronunciato all'Istituto Italiano di Studi Germanici in Roma, il 4 Aprile 1932). - VIII, 41.

« Il carattere di un Governo é segnato dalla sua origine e dal suo programma, più ancora che dai suoi uomini.»
(Dal discorso pronunciato al Gran Consiglio del Fascismo, a Palazzo Venezia, il 22 Luglio 1924). - IV, 217.

«Governare é una cosa complessa, che pone giorno per giorno dei problemi gravi da risolvere. Ogni giorno c'é una nuova fatica, una nuova pena, una nuova responsabilità. »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza del Duomo di Milano, il 28 Ottobre 1924). - IV, 332.

« Il Gran Consiglio resta non solo il consesso supremo del Regime, ma un organo squisitamente rivoluzionario, che garantisce, al disopra degli uomini, la continuità storica della Rivoluzione. »
(Dalla prefazione agli Atti del Gran Consiglio, riprodotta sul Popolo d'Italia del 13 Gennaio 1933). - VIII, 155.

«L'opera del Regime, e soprattutto, quindi, quella del Gran Consiglio, deve inflessibilmente essere diretta ad evitare che la lettera corrompa lo spirito, che la materia mortifichi l'ideale, che i piccoli bisogni, interessi, appetiti degli individui, possano prevalere sugli interessi generali del popolo.»
(Dalla prefazione agli Atti del Gran Consiglio. riprodotta sul Popolo d'Italia del 13 Gennaio, 1933) - VIII, 155.

«L'imperialismo é il fondamento della vita per ogni popolo che tende ad espandersi economicamente e spiritualmente. »
(Dal discorso pronunciato all'adunata di Piazza San Sepolcro, il 23 Marzo 1919). - I, 374.

«Per il Fascismo la tendenza all'impero, cioé all'espansione delle nazioni, é una manifestazione di vitalità; il suo contrario, o il piede di casa, é un segno di decadenza. »
(Dall'articolo scritto per la voce " Fascismo " dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 88.

« Popoli che sorgono o risorgono sono imperialisti, popoli che muoiono sono rinunciatari. »
(Dall'articolo scritto per la voce " Fascismo " dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 83.

« Imiteremo alla lettera coloro i quali ci fanno la lezione. Essi hanno dimostrato che, quando si trattava di creare un impero o di difenderlo, non tennero mai in alcun conto l'opinione del mondo. »
(Dal discorso pronunciato a Cagliari, 1'8 Giugno 1935). - IX, 196.

« Nella dottrina del Fascismo l'impero non é soltanto una espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale e morale. »
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 88.

« L'impero chiede disciplina, coordinazione degli sforzi, dovere e sacrificio. »
(Dall'articolo scritto per la voce . Fascismo b dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 88.

«L'Italia ha finalmente il suo impero, Impero fascista, perché porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del littorio romano, perché questa é la meta verso la quale durante quattordici anni furono sollecitate le energie prorompenti e disciplinate delle giovani, gagliarde generazioni italiane.
« Impero di pace, perché l'Italia vuole la pace per sé e per tutti e si decide alla guerra soltanto quando vi e forzata da imperiose, incoercibili necessità di vita. « Impero di civiltà e di umanità per tutte le popolazioni dell'Etiopia. »
(Dal "Discorso dell'Impero" , pronunciato a Roma il 9 Maggio 1936). - X, 117 e 118.

« Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero, lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi. »
(Dal "Discorso dell'Impero" pronunciato a Roma il 9 Maggio 1936). - X, 119.

« Il nuovo Impero é stato fatto dal popolo; é impresa di popolo, e tutto il popolo italiano, qualora si trattasse di difenderlo, balzerebbe in piedi come un sol uomo, pronto a qualsiasi sacrificio, capace di qualsiasi dedizione. »
(Dal Gran Rapporto tenuto in Roma, ai pie' del Tempio di Venere, il 30 Maggio 1936). - X, 143.

« Tutta la Nazione oggi é su un piano diverso e più elevato: il piano dell'Impero. »
(Dal discorso pronunciato a Bologna, il 24 Ottobre 1936). - X, 184.

« L'impiegato é un soldato, é un milite che mette tutte le sue energie al servizio dello Stato e della Nazione. »
(Dalle parole rivolte agli impiegati dello Stato in Roma, il 3 Gennaio 1924). - IV, 11.

« Quella che si chiama " politica " non è che una parte, nella vita complessa di una collettività umana. Al di sotto o al di sopra di quella detta comunemente " politica " ci sono mille forme d'attività - silenziose e ignorate - che avviano un popolo alla grandezza. »
(Dall'articolo , Navigare necesse pubblicato sul Popolo d'Italia del Il Gennaio 1920). - II, 52.

«L'uomo del Fascismo é individuo che é Nazione e Patria, legge morale che stringe insieme ifidividui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l'istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore.»
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 68.

« Lo Stato fascista organizza la Nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libertà inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali. Chi giudica su questo terreno non può essere l'individuo, ma lo Stato. »
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 87.

« L'individuo nello Stato fascista non é annullato, ma piuttosto moltiplicato, così come in un reggimento un soldato non é diminuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati.»
(Dall'articolo scritto per la voce a Fascismo , dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 87.


«L'individuo non esiste, se non in quanto é nello Stato e subordinato alle necessità dello Stato. Man mano che la civiltà assume forme sempre più complesse, la libertà dell'individuo sempre più si restringe. »
(Dal discorso pronunciato all'Assemblea del P.N.F. in Roma, il 14 Settembre 1929). - VII, 147.

« Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato.»
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 71.

«Gli industriali italiani, per quanto riguarda il progresso tecnico, la ricerca scientifica, la modernità degli impianti, non hanno nulla da invidiare alle altre Nazioni.»
(Dal discorso pronunciato a Roma, davanti ai dirigenti industriali, il 15 Ottobre 1934). - IX, 135.

« I bambini: sono essi la primavera della nostra stirpe, l'aurora della nostra giornata, il segno infallibile della nostra fede. »
(Dal discorso pronunciato nella Sala del Gran Consiglio di Venezia, il 4 Giugno 1923). - III, 115.


«L'insurrezione sta alla Rivoluzione come la tattica sta alla strategia. L'insurrezione non é che un momento della Rivoluzione. »
(Dal discorso pronunciato in Piazza Venezia, il 17 Ottobre 1932). - VIII, 120.


« Il Fascismo non crede alle Internazionali rosse che muoiono, si riproducono, si moltiplicano, tornano a morire. Si tratta di costruzioni artificiali e formalistiche, che raccolgono piccole minoranze, in confronto alle masse di popolazioni che vivendo, muovendosi e progredendo o regredendo, finiscono per determinare quegli spostamenti d'interessi, davanti ai quali vanno a pezzi le costruzioni internazionalistiche di prima, seconda e terza maniera. »
(Dal discorso pronunciato a Trieste, il 6 Febbraio 1921). - Il, 148.

«Le fedi che sorgono sono necessariamente intransigenti, mentre sono transigentissime le fedi che declinano e muoiono.»
(Dal discorso al Parlamento del 10 Dicembre 1921). - II, 215.

« La nostra intransigenza non é formale, è sostanziale; e a questa intransigenza non rinunceremo mai. »
(Dal discorso pronunciato all'Assemblea del P.N.F. in Roma, il 28 Gennaio 1924). - IV, 45.

« Anche la necessaria intransigenza deve essere intelligente. »
(Dal discorso pronunciato al Gran Consiglio del Fascismo, il 22 Luglio 1924). - IV, 221.

" La parola d'ordine é questa: intransigenza assoluta ideale e pratica."
(Dal discorso pronunciato al Congresso Fascista in Roma, il 22 Giugno 1925). - V, 117.

«Se é lecito che le fedi tramandate possano talvolta tralignare, le fedi che sorgono devono essere necessariamente intransigenti e intolleranti. »
(Dal discorso pronunciato dal Palazzo Municipale di Vercelli, il 28 Settembre 1925). - V, 137.

« Il Fascismo ha vissuto perchè ha sempre stroncato sul nascere le tendenze, le correnti ed anche le semplici differenziazioni: il suo blocco é monolitico. Il Fascismo vinse e vincerà finché conserverà quest'anima ferocemente unitaria e questa sua religiosa obbedienza, questa sua ascetica disciplinà. »
(Dal . Viatico per il 1926 , pubblicato nel numero del Gennaio 1926 di Gerarchia). - V, 249 e 250.

« Si continua ad essere intransigenti. Intransigenti, perché non si può fare a meno di essere intransigenti, quando si é fascisti; perché non si può fare a meno di essere intransigenti contro tutti i residui del vecchio regime; perché soprattutto non si può fare a meno di essere intransigenti contro le forze democratiche, massoniche, demagogiche, plutocratiche che tentano di accerchiare il Par
tito. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Littorio, il 7 Aprile 1926). - V, 308.

« Sulle rive del Tevere è nata l'Italia, sulle rive dell'Isonzo é rinata. »
(Dal "Diario di Guerra"). - I, 227.

« Il valore del soldato italiano é consacrato nelle undici battaglie dell'Isonzo, é consacrato dai numerosi cimiteri che da Saga a Monfalcone segnano le tappe del nostro sacrificio. »
(Dall'articolo L'Offerta , pubblicato sul Popolo d'Italia del 2 Novembre 1917). - I, 277.

«Tutti gli istituti d'arte, dai teatri al museo, dalla galleria all'accademia, debbono essere considerati come scuole, come luoghi, cioé, destinati non alla sola coltura e molto meno alla curiosità, ma preparati per educare il gusto e la sensibilità, per alimentare l'immaginazione, per tenere desta la meraviglia, per raffinare tutte le doti più alte e potenti dell'anima. »
(Dal discorso pronunciato in Campidoglio, il 20 Maggio 1924). - IV, 132 e 133.

« Bisogna che ad un certo momento l'operaio, il lavoratore della terra possa dire a se stesso e dire ai suoi: se io oggi sto effettivamente meglio, lo si deve agli istituti che la Rivoluzione fascista ha creati. »
(Dal discorso per lo Stato corporativo, pronunciato a Roma, il 14 Novembre 1933). - VIII, 268.

«Noi non creiamo degli istituti soltanto per dare forma ai nostri schemi dottrinari, ma creiamo degli istituti che devono dare a un certo momento dei risultati positivi, concreti, pratici e tangibili. »
(Dal discorso per lo Stato corporativo, pronunciato a Roma, il 14 Novembre 1933). - VIII, 269.

« Fra tutte le nazioni del mondo l'Italia è quella che è più " nettamente,, individuata, da tutti i punti di vista. I suoi connotati sono categorici. »
(Dall'articolo "Alle Alpi Giulie!" , pubblicato sul Popolo d'Italia del 22 Febbraio 1920). - II, 57.

«Sogniamo e prepariamo - con l'alacre fatica di ogni giorno - l'Italia di domani, libera e ricca, sonante di cantieri, coi mari e i cieli popolati dalle sue flotte, colla terra ovunque fecondata dai suoi aratri. »
(Dal discorso pronunciato al Rossetti di Trieste, il 6 Febbraio 1921). - 11. 150.

«Nessuno può ignorare l'Italia. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Roma, il 24 Marzo 1924). - IV, 72.

« L'Italia esiste e rivendica pienamente il diritto di esistere nel mondo. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Littorio, il 7 Aprile 1926). - V, 312.

«L'Italia fascista é un'immensa legione che marcia sotto i simboli del Littorio verso un più grande domani. Nessuno può fermarla. Nessuno la fermerà. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Venezia, il 27 Ottobre 1930). - VII, 233.

« L'Italia fascista si affaccia al meriggio del ventesimo secolo, come l'unica nazione che ha una parola ed una dottrina di salvezza e di vita da dare a tutti i popoli civili della terra. »
(Dal discorso pronunciato a Cuneo, il 24 Agosto 1933). - VIII, 235.

«L'Italia fascista deve tendere al primato sulla terra, sul mare, nei cieli, nella materia e negli spiriti. »
(Dal discorso pronunciato in Piazza Venezia, il 28 Ottobre 1933). - VIII, 256.

«L'Italia fascista ha tali forze di ordine spirituale e materiale, che può affrontare e piegare qualunque destino. »
(Dal discorso pronunciato nel Foro Italico di Palermo, il 20 Agosto 1937). - XI, 141.

" La conquista dell'Impero é destinata, non già a ritardare quello che deve essere lo sviluppo politico, economico, spirituale dell'Italia meridionale, ma ad accelerarlo."
(Dal discorso pronunciato a Potenza, il 27 Agosto 1936). - X, 163.

«Primo pilastro fondamentale dell'azione fascista è l'italianità. Noi siamo orgogliosi di essere italiani. Noi intendiamo, anche andando in Siberia, di gridare ad alta voce: " siamo Italiani! „ »
(Dal discorso pronunciato a Trieste, il 20 Settembre 1920). - 11, 100.

«Non ci vergognamo più di essere italiani: ne abbiamo l'orgoglio ! Abbiamo l'orgoglio di essere italiani e di appartenere a questo popolo, che ha trenta secoli di civiltà, che era grande quando là non erano ancora nati: questo popolo che ha dato per ben tre volte al mondo il sigillo della sua potente civiltà. »
(Dal discorso pronunciato dal balcone del Palazzo Municipale di Catania, l'11 Maggio 1924). - IV, 122 e 123.

« Se le masse lavoratrici rimangono in uno stato di miseria e di abbrutimento, non v'é grandezza di popolo, né dentro, né oltre i confini della Patria. »
(Dall'articolo "Discorso da ascoltare", pubblicato sul Popolo d'Italia del 1° Maggio 1919. - II, 14).

«Noi ci sentiamo fratelli in ispirito con coloro che lavorano. »
(Dal discorso pronunciato al Comunale di Bologna, il 3 Aprile 1921). - II, 161.

« Non ci può essere una grande Nazione capace di grandezza attuale e potenziale se le masse lavoratrici sono costrette ad un regime di abbrutimento. »
(Dal discorso pronunciato al Comunale di Bologna, il 3 Aprile 1921). - II, 161.

« Con un proletariato riottoso, malarico, pellagroso non vi può essere un elevamento dell'economia nazionale. »
(Dal discorso pronunciato all'Augusteo di Roma, il 9 Novembre 1921). - II, 204.

« Solo da canaglie e da criminali noi possiamo essere tacciati di nemici delle classi lavoratrici; noi che siamo figli di popolo; noi che abbiamo conosciuto la rude fatica delle braccia; noi che abbiamo sempre vissuto fra la gente del lavoro che é infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. »
(Dal discorso pronunciato a Cremona, il 26 Settembre 1922). - II, 324.

« Amo gli operai che sono una parte integrante della vita della Nazione. »
(Dalle parole rivolte agli operai del Poligrafico di Stato in Roma, il 28 Gennaio 1923). - III, 50.

« I lavoratori devono amare la Patria. Come amate vostra madre, dovete, con la stessa purezza di sentimento, amare la madre comune: la Patria nostra. »
(Dalle parole rivolte ai portuali di Bari a Palazzo Chigi, il 10 Aprile 1923). - III, 101 e 102.

« È anche nell'interesse degli operai che la produzione si svolga con ritmo ordinato, vorrei quasi dire solenne. »
(Dal discorso agli operai della "Fiat ,, di Torino, pronunciato il 25 Ottobre 1923). - III, 217.

« Le sorti del popolo lavoratore sono intimamente legate alle sorti della Nazione, perché il popolo lavoratore é parte di questa Nazione. Se la Nazione grandeggia, anche il popolo diventa grande e ricco, ma se la Nazione perisce anche il popolo muore. »
(Dal discorso pronunciato a Perugia, il 30 Ottobre 1923). - IIl, 237.

«La classe lavoratrice é la potenza, la speranza, la certezza dell'avvenire d'Italia. »
(Dal discorso pronunciato allo Stabilimento Tosi di Legnano, il 5 Ottobre 1924). - IV, 305.

« Se la Nazione é oppressa, la massa operaia é oppressa. Se la bandiera della Nazione é rispettata, anche gli operai che appartengono a quella Nazione sono rispettati. La gerarchia delle Nazioni si riverbera sulla posizione delle loro classi operaie. »
(Dall'articolo « Fascismo e Sindacalismo n, pubblicato sul numero del Maggio 1925 di Gerarchia). - V, 91.

« La Nazione, intesa nel suo complesso di forze politicomorali, non può prescindere dal destino delle moltitudini che lavorano, poiché il suo interesse immediato e mediato é di inserirle nel suo organismo e nella sua storia. »
(Dall'articolo « Fascismo e Sindacalismo », pubblicato sul numero del Maggio 1925 di Gerarchia). - V, 92.

«Operai! Chi é testimonio immediato della mia fatica sa che non ho che una passione : quella di assicurarvi del lavoro, di aumentare il vostro benessere e di elevarvi moralmente e spiritualmente. »
(Dal discorso pronunciato agli operai milanesi al Colosseo, il 28 Aprile 1928). - VI, 158.

«Nel sistema fascista, gli operai non sono più degli "sfruttati ", secondo le viete terminologie, ma dei collaboratori, dei produttori, il cui livello di vita deve essere elevato materialmente e moralmente, in relazione ai momenti ed alle possibilità. »
(Dal discorso pronunciato all'Augusteo di Roma, il 22 Giugno 1928). - VI, 231 e 232.

«Adoriamo il lavoro che dà la bellezza e l'armonia alla vita. »
(Dall'articolo "Discorso da ascoltare", pubblicato sul Popolo d'Italia del 1o Maggio 1919). - II, 11.

«Chi dice lavoro, dice borghesia produttiva e classi lavoratrici della città e dei campi. Non privilegi alla prima, non privilegi alle ultime, ma tutela di tutti gli interessi che si armonizzano con quelli della produzione e della
Nazione. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 16 Novembre 1922). - III, 14.

« Il lavoro é la cosa più alta, più nobile, più religiosa della vita. »
(Dal discorso agli operai della " Fiat,, di Torino, pronunciato il 25 Ottobre 1923). - III, 218.

« Solo con il lavoro e con la collaborazione fra tutti gli elementi della produzione si aumenterà il benessere individuale. Fuori di questo, fuori di questi limiti é la miseria individuale e la rovina della Nazione. »
(Dal discorso agli operai della "Fiat „ di Torino, pronunciato il 25 Ottobre 1923). - III, 218.

« Il lavoro tranquillo, ordinato, intelligente, deve diventare la norma fondamentale di vita di tutti i buoni cittadini italiani. »
(Dal discorso pronunciato nel Piazzale della Vittoria di Vicenza, il 23 Settembre 1924). -- IV, 277.

«Un'ora sola di lavoro perduto in un'officina, é già una grave fattura di ordine nazionale. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, l'11 Marzo 1926). - V, 296.

«Se il secolo scorso fu il secolo della potenza del capitale, questo ventesimo é il secolo della potenza e della gloria del lavoro. »
(Dal discorso pronunciato a Milano, il 6 Ottobre 1934). - IX, 130.

« Nel campo fascista il lavoro, nelle sue infinite manifestazioni, diventa il metro unico col quale si misura l'utilità sociale e nazionale degli individui e dei gruppi. »
(Dal discorso pronunciato in Campidoglio, il 23 Marzo 1936). - X, 61.


« Le leggi sono degli strumenti e la loro efficacia é in relazione diretta con l'energia e la tenacia di coloro che questi strumenti impugnano. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 16 Maggio 1925). - V, 70.

«Bisogna distinguere le leggi: vi sono le leggi di natura morale che sono veramente immutabili; ma vi sono le leggi che interessano l'economia, che interessano la vita dei popoli, che interessano i rapporti degli individui, dei gruppi e delle collettività fra i popoli che non possono essere né eterne, né immutabili, né perfette. »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, 1'11 Dicembre 1925). - V, 232.

« Per dare savie leggi a un popolo bisogna essere anche un poco artisti. »
(Dal discorso pronunciato nel Palazzo della Permanente di Milano, il 15 Febbraio 1926). - V, 279.

«Tutta la legislazione del Governo fascista é stata diretta a un solo scopo: quello di migliorare materialmente e moralmente il popolo italiano. »
(Dal discorso al III Congresso nazionale dei Sindacati fascisti in Roma, il 7 Maggio 1928). - VI, 164.

« La legislazione sociale del Regime fascista é la più avanzata del mondo: va dalla legge sulle otto ore all'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi. »
(Dal discorso pronunciato alla I Assemblea Quinquennale del Regime in Roma, il 10 Marzo 1929). - VII, 16.

«La Leva fascista: Non si tratta soltanto di una cerimonia, ma di un momento importantissimo di quel sistema di educazione e preparazione totalitaria e integrale dell'uomo italiano che la Rivoluzione fascista considera come uno dei compiti fondamentali e pregiudiziali dello Stato, anzi il fondamentale. »
(Dalle dichiarazioni fatte al Parlamento, il 28 Marzo 1928). - VI, 156.

« La libertà non é solo un diritto, ma é un dovere. »
(Dal discorso pronunciato al Senato, il 27 Novembre 1922). -- 111, 32.

« La libertà non é un fine; é un mezzo. »
(Dall'articolo "Forza e Consenso", pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III, 78.

« La libertà non é, oggi, più la vergine casta e severa per la quale combatterono e morirono le generazioni della prima metà del secolo scorso. Per le giovinezze intrepide, inquiete ed aspre che si affacciano al crepuscolo mattinale della nuova storia ci sono altre parole che esercitano un fascino molto maggiore, e sono: ordine, gerarchia, disciplina. »
(Dall'articolo "Forza e Consenso", pubblicato sul numero del Marzo 1923 di Gerarchia). - III, 79.

«Ma che cosa é questa libertà? Esiste la libertà? In fondo, é una categoria filosofico-morale. Ci sono le libertà: la libertà non é mai esistita ! »
(Dal discorso pronunciato al Parlamento, il 15 Luglio 1923). - III, 196.

« La libertà senza ordine e senza disciplina significa dissoluzione e catastrofe. »
(Dal discorso pronunciato nell'atrio del Municipio di Torino, il 24 Ottobre 1923). - III, 214.

« Se per la libertà s'intende di sospendere ogni giorno il ritmo tranquillo, ordinato del lavoro della Nazione, se per libertà s'intende il diritto di sputare sui simboli della Religione, della Patria e dello Stato, ebbene, io Capo del Governo e Duce del Fascismo, dichiaro che questa libertà non ci sarà mai! »
(Dal discorso pronunciato nella Piazza Belgioioso di Milano, il 28 Ottobre 1923). - III, 225.

«La libertà non é un diritto: é un dovere. Non é una elargizione: é una conquista. Non é una uguaglianza: é un privilegio. »
(Dal discorso pronunciato al Costanzi di Roma, il 24 Marzo 1924). -- IV, 77.

« Il concetto assoluto di libertà é arbitrario. Nella realtà non esiste. »
(Dal discorso pronunciato al Cova di Milano, il t Ottobre 1924). -- IV, 291.

« Il Governo fascista ha ridato al popolo le essenziali libertà che erano compromesse o perdute; quella di lavorare, quella di possedere, quella di circolare, quella di onorare pubblicamente Dio, quella di esaltare la Vittoria e i sacrifici che ha imposto, quella di avere la coscienza di se stesso e del proprio destino, quella di sentirsi un popolo forte, non già un semplice satellite della cupidigia e della demagogia altrui. »
(Dalle parole rivolte ai rappresentanti dei Sindacati agricoli in Roma, il 30 Luglio 1925). - V, 124.

« Se la libertà dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il Fascismo é per la libertà. È per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato.»
(Dall'articolo scritto per la voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana Treccani). - VIII, 71.

" Il libro ha qualche volta il valore di una ambasciata ".
(Dal discorso nella Sede della Società Italiana degli Autori in Roma, il 1- Agosto 1926). - V, 375.

«La lotta é l'origine di tutte le cose perché la vita é tutta piena di contrasti. »
(Dal discorso pronunciato al Rossetti di Trieste, il 20 Settembre 1920). - li, 99.

« Rinunziare alla lotta significa rinunciare alla vita. »
(Dal discorso pronunciato a Palazzo Chigi, il 20 Dicembre 1923). - III, 290.
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MASSIME DI PACE E DI GUERRA

"Non bisogna essere preparati alla guerra domani, ma oggi"
(Dal gran rapporto di Mussolini tenuto ai Tre Poggioli, 25 agosto 1934 - S. e D. vol. IX, p. 114)

"La pace, per essere sicura, deve essere armata."
(Discorso di M. a Genova , 14 maggio 1938 - V. e D. XI, p. 287)

"La nostra pace più sicura, sarà all'ombra delle nostre baionette!"
(Discorso di M. in Parlamento, 29 gennaio 1926 - D. e S. vol. V, p. 300)

"Per fare una politica di pace non è necessario passare per gli ambulacri della Società delle Nazioni"

(Disc. di M. a Milano. 1 novembre 1936 - S. e D. Vol. V, p.201-2-3)

"...io dichiaro perchè tutti intendano che l'Italia segue una politica di pace, di vera pace, che non può essere dissociata dalla giustizia. Di quella pace che deve ridare l'equilibrio all'Europa, di quella pace che deve scendere nei cuori come una speranza ed una fede.....nessuno è nemico peggiore della pace di colui che fa di professione il pacifichista o il paciafondaio....ma la partita è decisa fin dal principio....poichè la vittoria è per noi..."
(Discorso di M. a Torino 23 ottobre 1932)

"Noi non possiamo accettare la morale umanitaria, la morale tolstoiana, la morale degli schiavi. Noi in tempi di guerra, adottiamo la formula socratica: superare nel bene gli amici, superare nel male i nemici"
"Discorso di M. alla "Sciesa" di Milano, 4 ottobre 1922 - S. e D., vol. II, p.328)

"La storia ci dice che la guerra è il fenomeno che accompagna lo sviluppo dell'umanità. Forse è il destino tragico che pesa su l'uomo. La guerra sta all'uomo, come la maternità alla donna"
(Discorso di M. al Parlamento, 26 maggio 1934 - S. e D. vol. IX, p. 98)

"Il giornalismo italiano è libero perchè serve soltanto una causa e un Regime; è libero perché, nell'ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione"
(M. "Il giornalismo come missione", 10 ottobre 1928 - S. e D., vol. VI, p. 250)

"Le parole sono bellissima cosa, ma moschetti, mitragliatrici, navi, aeroplani e cannoni sono cose ancora più belle; poichè o Camice nere il diritto, se non è accompagnato dalla forza, è una vana parola..."
(Discorso di M. a Firenze, 17 maggio 1930 - S. e D., vol. VII, p. 206)

"La politica estera italiana, mentre intende salvaguardare gli interessi nazionali, vuole anche costituire nello stesso tempo un elemento di equilibrio e di pace in Europa"
[I primi sei mesi di Governo, M. 8 giugno 1923. "S. e D.", vol. III, pag. 135.)

"Dopo vent'anni la vittoria riconosciuta del Fascismo coincide con l'inizio della vera pace secondo giustizia per tutti. Nel cielo politico dell'Europa la zona dello azzurro tende a distendersi.
Gli uomini responsabili lavorano a questo scopo"

(Discorso di M. a Roma 9 novembre 1938)

"Nella lotta delle Nazioni e dei Continenti non ci si può fermare; chi si ferma è perduto."
(Discorso di M. a Genova, 14 maggio 1938)

"Siamo forti per terra, per mare e per cielo come non fummo mai; io vorrei che alcuni melanconici stranieri, eternamente sfasati di fronte alla realtà italiana, assistessero a questa manifestazione e udissero il vostro grido che ha il rombo del ciclone e dell'uragano"
(Discorso di M. a Udine del 20 settembre 1938)

"La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti; essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: Vincere ! E Vinceremo per dare finalmente un lungo perido di pace nella giustizia all'Italia, all'Europa, al Mondo"
(Discorso di M. "dichiarazione di guerra" del 10 giugno 1940)

"Dissi che avremmo spezzato le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia".
(Discorso di M. del 18 novembre 1940)

"E' questa un'altra giornata di decisioni solenni nella storia d'Italia, e di memorabili eventi destinati ad imprimere un nuovo corso nella storia dei continenti. Le potenze del Patto d'acciaio, l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista, sempre più strettamente unite, scendono oggi a lato dell'eroico Giappone contro gli Stati Uniti d'America. Il Tripartito diventa un'alleanza militare che schiera, attorno alle sue bandiere, 250 milioni di uomini, risoluti a tutto pur di vincere. Né l'Asse né il Giappone volevano l'estensione del conflitto: un uomo, un uomo solo, un autentico e democratico despota, attraverso una serie infinita di provocazioni, ingannando con una frode suprema le stesse popolazioni del suo paese, ha voluto la guerra e l'ha preparata, giorno per giorno, con diabolica pertinacia.
I formidabili colpi che sulle immense distese del Pacifico sono già stati inferti alle forze americane mostrano di quale tempra siano i soldati del Sol Levante. E' un privilegio combattere con loro. Oggi il Tripartito nella pienezza dei suoi mezzi morali e materiali è uno strumento poderoso per la guerra, è il garante sicuro della vittoria : sarà domani l'artefice e l'organizzatore della giusta pace tra i popoli.
Italiani e italiane! Ancora una volta in piedi! Siate degni di questa grande ora. Vinceremo!
"
(Discorso di M. l'11 dicembre 1941)

"Noi vogliamo difendere, con le unghie e coi denti, la Valle del Po; noi vogliamo che la Valle del Po resti repubblicana in attesa che tutta l'Italia sia repubblicana. Il giorno in cui tutta la Valle del Po fosse contaminata dal nemico, il destino dell'intera nazione sarebbe compromesso; ma io sento, vedo, che domani sorgerebbe una forma di organizzazione irresistibile e armata che renderebbe praticamente la vita impossibile alle armate anglo-americane. Faremo una sola Atene di tutta la Valle del Po".
(Discorso di M. al Teatro Lirico a Milano, il 16 dicembre 1944)

"Le direttive della politica estera del Fascismo sono note. Non temete o non credete agli isolamenti; di quando in quando salta su l'ultimo degli imbecilli a dire che l'Italia è isolata. Ebbene, o signori, bisogna scegliere: o voi volete, come dite di volere, una politica di autonomia, e allora saranno inevitabili periodi più o meno brevi di cosiddetto isolamento: o voi vorrete legarvi indissolubilmente, e allora avrete perduto la vostra autonomia"....
" ... Non si può fare una politica estera se il Paese non è disciplinato e se il Paese non è armato.
" ... Non si ha il diritto di credere alle ideologie umanitarie pacifiste. Bellissime, notate, bellissime in teoria, utopie magnifiche, poetiche. Ma la realtà dei fatti ci ammonisce di essere assai vigilanti e di considerare il terreno della politica estera come un terreno di mobilità massima. Per essere pronti a tutti gli eventi, è necessario avere un Esercito, una Marina, un'Aviazione."

( "Cinque anni dopo San Sepolcro", 24 marzo 1924. "S. e D.", vol. IV, p. 71-72.)

"Bisogna che l'Aviazione sia così numerosa e così potente che l'urlo dei suoi motori copra qualunque altro rumore nella Penisola e la superficie delle sue ali oscuri il sole".
(Dal discorso di M. al Parlamento il 26 maggio 1927 - Scr. e Disc. vol VI, pag. 72)

"La guerra dall'alto deve essere condotta in modo da scompaginare i dispositivi del nemico, dominare il cielo, fiaccare il morale delle sue popolazioni."

(Dal discorso di M. pronunciato al Senato, il 30 marzo 1938. - Scr. e Disc. vol. XI, pag 247)

«Il Fascismo non crede alla vitalità e ai principi che inspirano la così detta Società delle Nazioni. In questa Società le Nazioni non sono affatto su un piede di eguaglianza. E' una specie di santa alleanza delle Nazioni plutocratiche del gruppo franco-anglo-sassone per garantirsi - malgrado inevitabili urti d'interessi - lo sfruttamento della massima parte del mondo."
[Secondo discorso di M. a Trieste, 6 febbraio 1921. "S. E D.", vol. V, p. 148.)

" L'areopago ginevrino è una specie di premio di assicurazione delle Nazioni arrivate contro le Nazioni proletarie."
(Il primo anniversario della Marcia su Roma, M. 28 ottobre 1923. "S. e D.", Nel. III, p. 226.)

"Allo stato degli atti la Società delle Nazioni è un duetto franco-inglese; ognuna di queste potenze ha i suoi satelliti e suoi clienti, e la posizione dell'Italia fino a ieri, nella Lega delle Nazioni, è stata di assoluta inferiorità."
(La situazione politica internazionale, M. 16 novembre 1923. "S. e D.", vol. III, p. 269.)

"I Trattati di pace non sono eterni. Soprattutto non sono eterni i trattati di pace, come quello del Trianon, che fu ispirato da calcoli politici, che l'esperienza e il tempo hanno già condannato".
(Parole di M. rivolte a De Peaker, il 17 ottobre 1932 - S.e D. vol VIII, p. 118)

"Un voto del Gran Consiglio ha suscitato l'interesse di tutti i Paesi: rimanere ancora nella Società delle Nazioni? Ora io vi dichiaro che noi rimarremo ancora nella Società delle Nazioni; specialmente oggi, che essa è straordinariamente malata, non bisogna abbandonarne il capezzale. Alla Società delle Nazioni troppo universalistica, accade che le sue istruzioni perdono di efficacia con l'aumentare delle distanze"
(Disc. di M. "Al popolo di Torino", 23 ottobre 1932 - S.e D. Vol. VIII, p.216)

"Se si vuole chiarificare l'atmosfera europea bisogna in primo luogo fare tabula rasa di tutte le illusioni, di tutti i luoghi comuni, di tutte le menzogne convenzionali che costituiscono ancora i relitti del grande naufragio delle ideologie wilsoniane.
"Una di queste illusioni è a terra: è l'illusione del disarmo. Nessuno vuole disarmare per primo, e disarmare tutti insieme è impossibile ed assurdo. Eppure quando si riunì a Ginevra la Conferenza del disarmo, la regia funzionò in pieno. Questa regia consiste nel gonfiare le vesciche sino a farle diventare delle montagne. Su queste montagne si concentra per alcuni giorni tutto il fuoco dei proiettori della pubblicità mondiale, poi ad un certo momento, da queste montagne esce un minuscolo topo che va a finire nei labirinti di una procedura che, in fatto di trovate fertili, non ha precedenti nella storia.
"Per noi fascisti abituati ad esaminare con occhio freddo la realtà della vita e della storia, altra illusione, che noi respingiamo, è quella che passa sotto il nome di sicurezza collettiva. La sicurezza collettiva non è mai esistita, non esiste, non esisterà mai. Un popolo virile realizza nei suoi confini la sua sicurezza collettiva e rifiuta di affidare il suo destino alle mani incerte dei terzi.
"Altro luogo comune che bisogna respingere è la pace indivisibile. La pace indivisibile non potrebbe avere che questo significato: la guerra indivisibile; ma i popoli si rifiutano, e giustamente, di battersi per interessi che non li riguardano.
"La stessa Società delle Nazioni si basa sopra un assurdo che consiste nel criterio dell'assoluta parità giuridica fra tutti gli Stati, mentre gli Stati si differenziano almeno dal punto di vista della loro storica responsabilità.
"Per la Società delle Nazioni il dilemma si pone in termini chiarissimi: o rinnovarsi, o perire. Poichè è estremamente difficile che essa possa rinnovarsi, per nostro conto può anche tranquillamente perire.
Per fare una politica di pace non è necessario passare per gli ambulacri della Società delle Nazioni"

(Disc. di M. a Milano. 1 novembre 1936 - S. e D. Vol. V, p.201-2-3)

«L'organo che crea, coltiva, espande, apologizza il, sistema della "finzione" come metodo e pratica di vita, è la Società delle Nazioni. Finzione è la sua universalità, poiché vi mancano numerose e potenti Nazioni dei mondo. Ma il paradossale della faccenda è che a ferire il principio della universalità, è stata precisamente l'America che, dopo aver inventato la Società delle Nazioni ad uso esterno, si è sempre rifiutata energicamente di prendervi parte.
Il padre abbandonò la sua creatura appena nata e la trovatella ha iniziato la sua vita col marchio di questa permanente infelicità.
"Finzione è nella Società delle Nazioni il principio della uguaglianza fra gli Stati aderenti. Quando nelle sale o negli ambulacri ginevrini si dice che gli Stati sono uguali e che, quindi, il voto della Gran Bretagna vale quello della Liberia, la gente si mette a ridere. Vero è che di quando in quando si dànno ai rappresentanti dei piccoli Stati delle soddisfazioni di carattere formale e spettacolare come redigere un rapporto sui danni della mosca tropicale o presiedere un'assemblea, ma chi dirige effettivamente la macchina, chi prepara tutto - discorsi e mozioni - sono gli uomini del Segretariato che sono gli uomini delle tre grandi Potenze societarie e precisamente Francia, Inghilterra, Russia.
Finzione somma il pacifismo della Società delle Nazioni. I popoli si angustiano tutte le volte che di una questione di una certa gravità viene investita la Società delle Nazioni. Può scattare l'articolo 16, il quale reca fra le sue pieghe il principio e l'applicazione della guerra universale.

(M. Il Popolo d'Italia 24 luglio 1937)

"Possibilità di creare gli Stati Uniti d'Europa? Per domani è necessario un arbitrato fra gli Stati. La unione almeno di un continente. Dopo la unione degli Stati, si deve spingersi verso la unione dei continenti, ma ciò è in Europa straordinariamente difficile, perché in Europa ogni popolo ha un volto speciale, lingua, costumi, tipi. Una certa percentuale, diciamo x, rimane in ogni popolo completamente originale e si oppone per prima all'unione.
In America è indubbiamente più facile unire quarantotto Stati, con la stessa lingua, e senza una storia secolare."

(M. nei "Colloqui" di Ludwig - pag. 62).

"Fondare l'Europa? Si, sono più vicino a questa idea che cinque anni fa, ma il tempo non è ancora maturo. Prima bisogna lasciare che la crisi operi ancora più profondamente. Delle nuove rivoluzioni verranno. Solo esse formeranno il nuovo tipo dell'europeo".
(id. pag. 145).

"Francia - Voglio far salire l'odio degli italiani per la Francia a vette inaccessibili, quando l'avrò battuta la distruggerò tutta e su molte città metterò il sale." ...."I Francesi sono un popolo abbietto".
(Da "Diari" di Ciano, già in Paolo Monelli, "Mussolini piccolo borghese", pag 204 e 161)

"La Germania - I tedeschi debbono farsi guidare da me; in politica è fuori discussione che io sono più intelligente di Hitler"
(Ib. pag. 209

"L'America - E' un paese di negri e di ebrei, elemento disgregatore della civiltà"

(Ib. pag. 160)

"Stati Uniti: a meno di improvvisi mutamenti, possibili in un paese di autentici isterici come l'America, la possibilità del suo intervento deve essere considerata come una realtà del domani....I marinai ed aviatori italiani sono orgogliosi di dovere fra breve combattere a fianco con i loro camerati germanici"
(Lettera di M. a Hitler, 27 agosto 1940 - "Lettere e Documenti" . King. F. Syndicate, N.York, 1946, pag,.56)

"Il sigor Roosevelt non ci può -anche dichiarandoci formalmente la guerra - fare un male maggiore di quanto ci abbia fatto sin qui. La sua dichiarazione di guerra avrebbe quindi lo scopo di sollevare il morale degli inglesi che è molto depresso, ma l'effetto di questo eccitante sarebbe di breve durata.(Quantunque mi ripugni di scendere in dettagli di carattere personale, bisogna pur trovare drammatico il destino del mondo anglosassone che nell'ora più difficile della sua storia è affidato a un uomo colpito a 44 anni da paralisi infantile come Roosevelt e a un uomo notoriamente alcolizzato quale Churchill)"
(Lettera di M. a Hitler, all'indomani dell'attacco alla Russia. "Lettere e Documenti" ib. pag 107)

"L'Inghilterra - Il pensiero anglo-sassone è la peste del mondo. Gli Inglesi, un popolo che pensa col culo" ... "Vi informo che ieri ho mandato una dichiarazione a Hitler per assicurarlo che non intendo restare con le mani alla cintola e che a partire dal 5 giugno sarò pronto a dichiarare guerra all'Inghilterra"
(Ib. pag. 160-161 e 215)


"La "Stimmung" del popolo italiano è ottima, come, Fuhrer, saprete anche da alte fonti. Soprattutto il popolo italiano è consapevolmente deciso a marciare sino in fondo col popolo tedesco e a sostenere tutti i sacrifici necessari per il conseguimento della vittoria":
(Lettera di M. a Hitler, all'indomani dell'attacco alla Russia. "Lettere e Documenti" ib. pag 107)


"...desidero ripetervi che la mia decisione di marciare con voi sino in fondo è incrollabile. E aggiungere che il popolo italiano, nei suoi ceti respondabili è pienamente convinto che sino in fondo bisogna marciare, qualunque cosa accada"
(lettera di M. a Hitler, 8 marzo 1943 - ib. pag. 145)

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(In audio il discorso originale di Hitler al Reichstag, trasmesso in diretta negli USA)
(Era il 1° settembre 1939, ore 10.00 - Iniziava la 2a Guerra Mondiale)


( Hitler discorso delle ore 10, 1° settembre, 1939)

(richiede plug-in RealAudio(r) o RealPlayer(r))

Seit 5.45 Uhr wird jetz zaruckgeschossen....Wer selbst sich von den Regeln einer...
....HUMANEN KRIEGFUHRUNG...

...entfernt, kann von uns nichts andres erwarten, als dass wir den gleichen Schritt tun. Ich werde diesen Kampft, ganz gleich gergen wen, so lange fuhren, bis die sicherheit des Reiches und bis seine Rechte gewaahrleistet sind ........"
(
"Dalle ore 5,45 rispondiamo  al fuoco...Colui che di propria iniziativa si distacca dalle regole di condotta di questa guerra umanitaria, non puņ aspettarsi da noi null'altro che un ugual trattamento. Condurrņ questa battaglia, contro chiunque, fino a quando i diritti non saranno garantiti").
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Iniziano le "Olimpiadi" della morte; ci sono le prime gare eliminatorie, poi le finali.
La finalissima chiuse i giochi con la Bomba Atomica.

E l'Italia del
"Siamo forti per terra, per mare e per cielo come non fummo mai ?"
Non era vero !!! Non lo "fummo mai". Anzi gli italiani nei primi tre anni si allearono con il più forte, poi scoperto che perdeva e che l'altro era ancora più forte, gli italiani per due anni si scannarono pure fra di loro !!!
E non è neppure vero che gli americani sono venuti in Italia ad "aiutare gli italiani" (come ora va dicendo un premier di scarsa memoria) , semmai sono venuti ad aiutare chi non aveva mai creduto che eravamo "
forti per terra, per mare e per cielo", e che quella guerra era una follia.
Quanto all'Unione Europea attuale, in crisi, speriamo solo che la Francia abbia dimenticato quel 10 giugno 1940, e la Germania l'8 settembre 1943. L'Italia che si trova in mezzo, verrebbe stritolata. Addio esportazioni a Est, e addio importazioni a Ovest (il Nord italia importa molta energia elettrica proprio dalla Francia, prodotta dalle centrali nucleari che non producono solo energia ma anche plutonio).

 

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